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martedì 3 giugno 2014

E ora si fa sul serio!

Ilva, operaio morto dodici gli indagati

Giunge al capolinea l’inchiesta sull’infortunio verificatosi all’Ilva il 28 febbraio del 2013 nel quale perse la vita l’operaio Ciro Moccia, addetto alla manutenzione meccanica, e rimase ferito Antonio Liddi, lavoratore della ditta esterna, «Emmerre», impegnata nei lavori di ambientalizzazione delle cokerie.
Il procuratore aggiunto Pietro Argentino ha firmato il canonico avviso di conclusione delle indagini preliminari, facendolo notificare a 12 persone. Moccia perse la vita a fine turno, nei pressi della batteria numero 9 delle cokerie, chiusa perché in rifacimento in osservanza di quanto stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale. A cedere furono alcune lamiere sottili (pochi centimetri di spessore) poggiate dalla ditta incaricata dei lavori di ristrutturazione sulla passerella utilizzata per spostarsi lungo il piano dove avviene il «caricamento» dei forni, cioè l’immissione di carbon fossile. In quel luogo sfila, correndo su un binario, la macchina caricatrice. Moccia non avrebbe potuto né dovuto transitare in quel punto; le lamiere riparano i lavoratori della ditta di ristrutturazione dalla caduta di materiale e polvere. A Moccia sarebbe stato chiesto di effettuare la saldatura di una staffa sganciatasi dal binario sul quale scorre la caricatrice che serve le batterie ancora in esercizio: 7,8 e 10. Per raggiungere la maledetta staffa, l’operaio di origine campana, da dieci anni circa all’Ilva di Taranto, avrebbe compiuto il passo fatale.
Di cooperazione in omicidio colposo rispondono il direttore dello stabilimento siderurgico Antonio Lupoli, il delegato dell’area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego, capo esercizio della cokeria, Marco Gratti, caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri, capoturno delle batterie, Nunzio Luccarelli, tecnico responsabile dei lavori per conto di Ilva, Martino Aquaro, responsabile delle attività di manutenzione carpenteria delle batterie, e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara, Vincenzo Procino, Francesco Valdevies e Salvatore Zecca, rispettivamente amministratore, capoturno, caposquadra, responsabile tecnico e della esecuzione dei lavori e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della società «Emmerre», ditta dell’indotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l’altro operaio coinvolto nell’incidente e rimasto ferito perchè precipitato sul corpo di Ciro Moccia.
Gli indagati, difesi dagli avvocati Egidio Albanese, Pasquale Annicchiarico, Antonio Raffo, Francesco D’Alessandro e Adriano Raffaelli hanno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogati. Spetterà poi al procuratore aggiunto Pietro Argentino tirare le somme e chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. (GdM)

martedì 10 settembre 2013

Tra il dire e il fare

Ilva, l'operaio scende dal tetto, minacciava di lanciarsi nel vuoto

E' sceso dal tetto e sta bene. Pericolo scampato per uno dei lavoratori della ditta d'appalto Mr, che insieme ad operai e dirigenti dell'Usb (Unione sindacale di base), da ieri sta manifestando sul tetto della direzione dello stabilimento Ilva di Taranto, e nelle prima ore della mattina aveva minacciato di lanciarsi nel vuoto. "Disperato - è detto in un comunicato - non sa più cosa fare e vorrebbe fare un gesto eclatante".
FOTO / La protesta degli operai - L'ARTICOLO
Sono 50 gli operai della ditta privata licenziati dopo l'incidente del 28 febbraio scorso in cui morì l'operaio Ciro Moccia. La mobilitazione, con sciopero a oltranza, è stata indetta anche per protestare contro il recente licenziamento di Marco Zanframundo, operaio del reparto Mof (Movimentazione ferroviaria) e dirigente Usb, a cui l'azienda ha contestato la violazione delle misure di sicurezza sul luogo di lavoro, "contro le discariche, contro un sistema - è spiegato nel volantino dell'Usb - che ci uccide e che ci licenzia".
Un'altra morte sul lavoro, sarebbe secondo gli operai la reale causa del licenziamento di Zanframundo: è quella di Claudio Marsella, collega di Zanframundo nel reparto ferroviario, rimasto schiacciato lo scorso ottobre nella manovra di aggancio tra motrice e convoglio. Il delegato dell'Usb all'indomani della tragedia denunciò le scarse condizioni di sicurezza: questo secondo il sindacato sarebbe il reale motivo del suo licenziamento.
Il sindacato di base denuncia anche "l'ennesimo tentativo di screditare lo sciopero. Alcuni capetti chiamano gli operai al lavoro dicendo che lo sciopero non è legittimo. E' la solita minestra riscaldata. Non molleremo - osservano - sino a soluzione del problema".
Intanto un gruppo di cittadini, lavoratori e rappresentanti di comitati, associazioni e movimenti, ha iniziato un presidio permanente nella piazza antistante il Municipio di Taranto, in piazza Castello, per denunciare le problematiche ambientali legate all'Ilva. "Una iniziativa - è detto in una nota del presidio chiamato Fuori dal Comune - che nasce spontaneamente dalla rabbia di chi non è più disposto a rassegnarsi alla morte causata dall'inquinamento e ad assecondare questo sistema pluridecennale di potere responsabile di malattie, morte e disoccupazione".
I manifestanti chiedono alle "istituzioni tutte, a cominciare da quelle locali" di discutere con la cittadinanza e accogliere una serie di richieste. Innanzitutto, "l'immediato e concreto recepimento e conseguente attuazione, da parte del consiglio  comunale, delle richieste espresse attraverso la campagna di raccolta firme sul Rischio sanitario a Taranto, per garantire a tutti i cittadini sani l'esenzione totale del ticket sanitario per le patologie legate all'inquinamento".
Inoltre i cittadini sollecitano la "revoca dell'Aia all'Ilva", il "blocco delle autorizzazioni all'uso della discarica interna allo stabilimento denominata Mater Gratiae" e "l'istituzione immediata, con sede a Taranto, di un tavolo permanente sul problema del  lavoro e dello sviluppo del territorio". Infine, si chiede la "chiusura delle fonti inquinanti e la successiva bonifica del territorio con reimpiego di tutta la forza lavoro". Piena solidarietà viene espressa "nei confronti di tutti quei lavoratori che vengono (da anni) vessati all'interno dell'azienda per le loro battaglie in difesa della salute e della sicurezza sul lavoro".(Rep)

Comune solidarizza con operaio licenziato
 Il Consiglio comunale di Taranto ha votato all’unanimità una delibera in cui si censura l'atteggiamento dell’Ilva a proposito del licenziamento di Marco Zanframundo, operaio del reparto Mof e dirigente dell’Usb (Unione sindacale di base), che aveva presentato una serie di denunce in merito alla sicurezza nello stabilimento. Il Consiglio sollecita il Prefetto, essendo l’azienda commissariata, a intervenire sia sul licenziamento di Zanframundo sia sulla vicenda dei lavoratori della ditta 'Emmerrè estromessa all’indomani dell’incidente in cui ha perso la vita l’operaio Ciro Moccia. E chiede "il ripristino delle condizioni democratiche e delle libertà sindacali all’interno dell’Ilva". In una nota, il coordinatore provinciale dell’Usb Francesco Rizzo esprime soddisfazione per la delibera e si augura "che questa rilevante presa di posizione, volta a tutelare lavoratori e cittadini, trovi riscontro presso Prefettura e Governo".
Anche l’arcivescovo di Taranto, mons.Filippo Santoro, è intervenuto sulla vicenda manifestando "la mia vicinanza e la mia solidarietà a Marco Zanframundo e ai suoi amici, per la difficile situazione in cui si trovano insieme con le loro famiglie". "Come vescovo e pastore non volendo entrare nel merito di questioni politiche e sindacali – scrive nella missiva inviata a Zanframundo – sono convinto della necessità che sia salvaguardato il posto di lavoro e che siano migliorate le condizioni in cui il lavoro si svolge". "E' indispensabile - aggiunge mons.Santoro – che soprattutto sia garantita la sicurezza sul lavoro, perchè incidenti come quelli accaduti a Claudio Marsella e a tutte le altre vittime del lavoro, non abbiano a ripetersi, stroncando vite umane preziose per le loro famiglie e per tutta la società". (GdM)

giovedì 28 marzo 2013

Morte bianca sempre più grigia

Morto all'Ilva, no all'incidente probatorio

Niente incidente probatorio nell'inchiesta sull'infortunio mortale avvenuto all'Ilva un me e fa. A perdere la vita, lo scorso 28 febbraio, fu l'operaio Ciro Moccia mentre rimase ferito il suo collega Antonio Liddi.
Nel registro degli indagati sono finiti il direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, il delegato dell'area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego capo esercizio della cokeria, Marco Gratti caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri capoturno delle batterie (tutti difesi dall'avvocato Egidio Albanese) e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara e Vincenzo Procino (tutti difesi dall'avv.Pasquale Annicchiarico), rispettivamente amministratore, capoturno e caposquadra della societa «Emmerre», impresa dell' in dotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l'altro operaio coinvolto nell'incidente che probabilmente deve la vita al fatto di essere precipitato sul corpo del povero Ciro Moccia.
L'avvocato Annicchiarico aveva chiesto al gip Giuseppe Tommasino di svolgere un incidente probatorio per affi.dare «ad un pool di ingegneri di provata esperienza e competenza tecnica specifica» l'incarico di «ricostruirel'infortunio sullavoro che ha cagionato la morte di Moccia e le lesioni personali di Liddi, accertare le condizioni di manutenzione, sicurezza e accesso all'area oggetto dell'infortunio, individuare eventuali profili di colpa generica e specifica che possano aver contribuito a cagionare l'evento, nonchè l'eventuale persistenza di una situazione di pericolo attuale con l'indicazione delle prescrizioni necessarie ad assicurare la sicurezza dei luoghi di lavoro».
Il gip Giuseppe Tommasino ha pero dichiarato inammissibile la richiesta. alla quale si era opposto anche il pubblico ministero di turno Antonella De Luca. (GdM pag.4)

lunedì 4 marzo 2013

Inizia l'ennesimo processo infinito

Ilva, l'ultimo dubbio degli inquirenti "Errore dietro la morte dell'operaio"

Una procedura anomala dietro il drammatico incidente sul lavoro nelle cokerie che è costato la vita all’operaio dell’Ilva Ciro Moccia. È questo il principale dubbio che accompagna l’inchiesta avviata dalla procura di Taranto sulla tragedia avvenuta poco prima dell’alba di giovedì scorso sulla batteria numero nove del reparto dell’area a caldo, quella finita sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Quella notte l'operaio è precipitato da un’altezza di circa dieci metri, dopo che ha ceduto una lamiera utilizzata per coprire l’impianto.

Quel volo drammatico non gli ha dato scampo. Alla morte, fortunatamente, è invece scampato Antonio Liddi, dipendente della “Emmerre”, l’impresa che sta effettuando i lavori di risanamento dell’impianto. Anche lui è piombato giù dall’impianto, ma la sua caduta è stata attutita da alcuni pannelli. Se l’è cavata con fratture su tutto il corpo ed una prognosi di quaranta giorni. Quei lamierini però erano stati posizionati come tetto provvisorio per evitare che nell’impianto cadessero i detriti della lavorazione, ma non era previsto
che servissero al passaggio dei lavoratori.

La batteria da tempo è in stand by per i lavori di rifacimento dettati dall’autorizzazione integrata ambientale. Per questo l’impianto è stato consegnato alla “Emmerre”, che ha aperto il cantiere nel cuore della grande fabbrica. Su quella batteria, però, il giorno della tragedia è salito Ciro Moccia, operaio della squadra di manutenzione delle cokerie. Il dipendente dell’Ilva si è arrampicato ad una decina di metri per riparare un problema al binario della macchina che carica il coke. Secondo procedura, gli uomini Ilva, prima di inviare Moccia sulla testa dell’impianto, si sarebbero dovuti rapportare a quelli della ditta responsabile del cantiere.

Ora i magistrati, che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni personali, vogliono accertare se questa procedura sia stata seguita. Per questo hanno calendarizzato una serie di interrogatori. Tra i testimoni da ascoltare c’è anche Antonio Liddi, il lavoratore che attualmente è ancora ricoverato in ospedale. La sua deposizione sarà fondamentale per chiarire la dinamica dell’incidente che è costato la vita a Ciro Moccia. Così come determinante risulterà l’accertamento tecnico commissionato dalla procura al perito Giordano Bruno.

Le operazioni peritali sono già scattate venerdì scorso con un sopralluogo, durato quasi nove ore, sull’impianto teatro della tragedia. Proprio il difensore della “Emmerre”, l’avvocato Pasquale Annichiarico e il suo consulente di parte, l’ingegnere Luca Tagliente, hanno fatto rilevare una serie di anomalie procedurali. E il legale, in particolare, ha chiesto la nullità di tutti gli atti compiuti. Una richiesta che potrebbe dilatare il termine di sessanta giorni fissato dalla procura per concludere la decisiva perizia. Gli atti in programma questa settimana sono decisivi per valutare le eventuali responsabilità da contestare agli inquisiti già iscritti nel registro degli indagati. Nell’inchiesta, che è coordinata dal procuratore Franco Sebastio ed è condotta dai sostituti Antonella De Luca e Ida Perrone, figurano indagate otto persone, tra dirigenti dell’Ilva e della “Emmerre”. Tra gli indagati c’è anche Antonio Lupoli, direttore dello stabilimento di Taranto.  (Repubblica)



sabato 2 marzo 2013

L'incidente nascosto

Che strane le regole del giornalismo: chissà perchè (o su quale suggerimento...) il titolista del Sole 24 ore, noto giornale vicino ai Riva, ha deciso di mettere in risalto l'aspetto terroristico della cassa integrazione invece che l'incidente? Eppure l'articolo è prevalentemente dedicato all'incidente... 
Misteri della fede!

All'Ilva scatta la trattativa sulla Cig

La Procura torna all'Ilva per ispezionare l'area della batteria nove delle cokerie dove l'altro ieri è morto un operaio, il 42enne Ciro Moccia, e un altro, il 46enne Antonio Liddi, è rimasto ferito. Attraverso una serie di accertamenti tecnici disposti dal pm Ida Perrone, si vuole ricostruire la dinamica dell'incidente. Nella giornata di ieri sono stati quindi compiuti dei rilievi che ora il giudice trasferirà alla collega Antonella De Luca, pm responsabile della sezione incidenti sul lavoro della Procura, la quale ha iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di omicidio colposo, otto persone tra esponenti dell'Ilva e dell'azienda appaltatricice Mr da cui dipende l'operaio rimasto ferito. Tra gli indagati c'è anche Antonio Lupoli, che solo da pochi giorni ha assunto la guida dell'Ilva di Taranto. Alla parte tecnica si unirà a breve anche la deposizione di Liddi, attualmente ricoverato in ospedale a Taranto con una prognosi di 40 giorni. Da Liddi, il pm vuole capire come sono esattamente andate le cose quel giovedì mattina. Secondo quanto è stato ricostruito sinora, Moccia e Liddi stavano ripristinando il binario sul quale scorre la macchina di carica che provvede ad alimentare i diversi forni della cokeria. I due operai erano su una passerella quando sarebbero scesi di una trentina di centimetri su una copertura di lamiere inadatta sia al transito, che al calpestio. E infatti la copertura ha improvvisamente ceduto facendo precipitare di una decina di metri Moccia e Liddi, finiti all'interno della batteria nove ferma per lavori di ristrutturazione. Intanto, celebrando ieri il funerale di Moccia, l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, torna a chiedere un argine alle morti sul lavoro. Ma non c'è solo il dramma dei morti sul lavoro. Pesa infatti l'incertezza del futuro.
Oggi all'Ilva si chiudono due procedure di cassa integrazione: quella ordinaria per crisi di mercato chiesta a metà novembre per un massimo di 1.900 addetti (anche se poi in cassa è andato un numero inferiore di lavoratori) e quella in deroga per 1.100 unità (durata due mesi, dall'1 gennaio ad oggi). Ora è in arrivo una nuova cassa straordinaria per un massimo di 6.417 unità sino a tutto il 2015. La trattativa non si annuncia facile. I sindacati chiedono all'Ilva di ridurre i numeri e di verificare anche soluzioni alternative come i contratti di solidarietà. Martedì pomeriggio se parla al ministero del Lavoro. (Sole24)

giovedì 28 febbraio 2013

L'ennesimo incidente mortale al circo: i clown si affollano in sala stampa!

Taranto, tragedia all'Ilva crollano passerelle un morto ed un ferito

Un operaio è morto e un altro è rimasto ferito questa notte in un incidente all’Ilva di Taranto. Il grave incidente avvenuto circa alle 4 e trenta per il crollo di alcune passerelle di sicurezza alla batteria 9 delle cokerie. L'operaio morto si chiamava Ciro Moccia, aveva 42 anni ed era un dipendente dell’Ilva. Il lavoratore rimasto ferito si chiama Antonio Liti, ed è un dipendente della ditta Mir. A quanto si è saputo per ora, sono caduti, mentre erano insieme al lavoro sul piano di carico della batteria n.9 delle cokerie. I due operai erano stati chiamati per un pronto intervento alla colata. Le condizioni di Liti sono gravi.

IL SIDERURGICO SOSPENDE TUTTE LE ATTIVITA'«Con profondo dolore Ilva comunica che questa mattina alle 4.40 si è verificato un incidente nello stabilimento che ha coinvolto due lavoratori«. Lo comunica l’Ilva in una nota. «Ciro Moccia operaio della manutenzione di 42 anni è morto - prosegue l’azienda - Antonio Liddi lavoratore di 46 anni della ditta esterna Mr è ricoverato presso l’ospedale Ss Annunziata di Taranto in condizioni che sono in corso di valutazione. I familiari sono stati informati. L'incidente è avvenuto nell’area cokerie durante una operazione di intervento di manutenzione alla batteria 9, una delle batterie ferme perchè in rifacimento - continua la nota - La dinamica è in corso di accertamento, l’autorità giudiziaria è sul posto. Il Presidente ed il Direttore di Stabilimento esprimono la loro vicinanza ai parenti e in segno di cordoglio sono state sospese tutte le attività di Stabilimento».

FIM CISL PROCLAMA 24 ORE DI SCIOPEROUno sciopero, proclamato poco fa dalla Fim Cisl, sta per iniziare nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto dopo la morte di Ciro Moccia, 42 anni, di San Marzano di San Giuseppe, avvenuta questa notte intorno alle 5 nel settore della batteria 9. Un altro operaio Antonio Liti della ditta Mir, è ferito in modo grave. «Dopo alcuni anni in cui non si verificavano incidenti mortali, 3 morti nel giro di pochi mesi sono fatti gravi e inaccettabili», dichiara il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli. La Fim Cisl chiede che «si accertino subito le responsabilità di quanto accaduto, il lavoro deve essere salubre e sicuro». Lo sciopero è stato proposto anche alla Uilm Uil e alla Fiom Cgil.

COBAS TARANTO ADERISCONO A SCIOPEROUno «sciopero immediato di 24 ore»: lo proclama lo Slai Cobas di Taranto e lo chiede alle altre organizzazioni sindacali per la morte di Ciro Moccia e il ferimento di Antonio Liddi, mentre erano impegnati in un lavoro di manutenzione nella batteria 9 delle cokerie dell’Ilva. «In questa fabbrica – affermano i Cobas di Taranto – la morte non si ferma mai, 3 operai morti nel breve arco di pochi mesi. Lo slai cobas per il sindacato di classe Ilva Taranto si unisce al dolore della famiglia e dei compagni di lavoro».

UILM: BASTA CON QUESTE TRAGEDIE«Un incidente inconcepibile. E’ inaccettabile che i lavoratori rischino la vita nella prestazione della loro opera in un azienda in funzione; è ancor più assurdo che la perdano nel settore di una fabbrica che è fermo». Lo afferma Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm e responsabile del settore siderurgico commenta il tragico incidente mortale avvenuto questa mattina nell’area delle cokerie dell’Ilva di Taranto.
«Siamo vicini alla famiglia di Ciro Moccia - continua Ghini - per la scomparsa del congiunto e seguiamo l’evolversi della prognosi di Antonio Liddi che per pura fortuna si è salvato cadendo dall’impalcatura che sosteneva entrambi. Il primo era un dipendente dell’azienda siderurgica, il secondo è dipendente di una ditta esterna - conclude - siamo stanchi di sottolineare ogni volta che si verificano queste sciagurate circostanze che ci vuole attenzione a prevenzione e sicurezza. Aggiungiamo che bisogna essere anche severissimi anche nella gestione degli appalti esterni».

E' IN INFERMERIA IL CORPO DELLA VITTIMAE' nell’infermeria dello stabilimento Ilva di Taranto il corpo di Ciro Moccia, l’operaio di 43 anni morto stamani nel siderurgico di Taranto. La direzione ha ricevuto poco fa i parenti della vittima, con i quali è ancora in corso un colloquio: tra loro, la moglie, le due figlie e l’anziana mamma di Ciro Moccia che, appena giunta, è stata colta da malore ed è stata soccorsa da operatori del servizio di emergenza sanitaria 118 che sono nella fabbrica. Costernazione e dolore tra i colleghi di Ciro Moccia che lo descrivono come «una persona molto esperta, un uomo che sapeva di sicurezza».

Nello stabilimento sono tuttora in corso gli accertamenti per stabilire le modalità dell’incidente: sono al lavoro gli esperti dell’ispettorato del lavoro e il procuratore di Taranto, Franco Sebastio.

IL DIRETTORE DELLO STABILIMENTO: UN OPERAIO MODELLO«E' stato un incidente drammatico, è un evento che ci ha coinvolto tutti, molto doloroso. Ciro Moccia è stato un lavoratore modello, era con noi sin dal 2002 e era un lavoratore molto preparato e disponibile». Lo sottolinea Antonio Lupoli, direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, commentando l’infortunio mortale avvenuto la notte scorsa nello stabilimento.
«Lui – aggiunge Lupoli – era impegnato nella manutenzione meccanica delle cokerie e svolgeva un incarico molto importante che richiede impegno e tanta capacità. Nel merito dell’incidente, l’autorità giudiziaria sta facendo tutti gli accertamenti del caso e ne chiarirà la dinamica. Su questo aspetto non possiamo e non vogliamo dire nulla». Lupoli esprime il «cordoglio e la vicinanza» dell’azienda alla famiglia di Ciro Moccia e auspica «una veloce guarigione» per Antonio Liddi, l’altro operaio coinvolto nell’incidente.

IL PROCURATORE SEBASTIO IN FABBRICAUn fascicolo di inchiesta è stato aperto dalla Procura di Taranto sull'incidente avvenuto stamani nello stabilimento Ilva. «Le indagini – ha detto all’ANSA il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, che stamani si è recato in fabbrica – sono in corso e le modalità di accertamento dell’accaduto sono in fase avanzata. Abbiamo un testimone importante che è ricoverato in ospedale e che sentiremo quanto prima se i medici ce lo consentiranno».

«Sono in corso – ha aggiunto Sebastio – verifiche tecniche sul posto e sarà fatta una accurata ricostruzione di quanto accaduto e poi trarremo le conclusioni». Sebastio non ha voluto commentare l’ennesimo episodio che coinvolge l’Ilva, azienda sulla quale sono in corso indagini per disastro ambientale che coinvolgono anche i vertici aziendali. «Noi – ha detto Sebastio – facciamo e lavoriamo, non commentiamo». Moccia – si è appreso – era nato a Portici (Napoli) e risiedeva a San Marzano di San Giuseppe (Taranto) con la famiglia – moglie e due figlie – da quando era stato assunto all’Ilva una decina di anni fa.

MINUTO SILENZIO CONSIGLIO COMUNALE GENOVAUn minuto di silenzio oggi in Consiglio Comunale a Genova per l’incidente sul lavoro costato la vita oggi ad un operaio all’Ilva di Taranto. “E' una notizia tremenda – ha detto il presidente, Giorgio Guerello – Il Consiglio Comunale di Genova ritiene che quello che succede all’Ilva di Taranto riguarda anche noi, i nostri lavoratori. La notizia ci addolora e Genova è vicina a Taranto, alle famiglie di questi operai. Bisogna sempre di più essere tutti uniti per una sicurezza più efficace nei luoghi di lavoro. Tutti dobbiamo essere uniti nel pretendere che la sicurezza venga rispettata”.

VENDOLA, POSTO LAVORO TRASFORMATO IN TRINCEA GUERRA“Tre morti nel giro di pochi mesi costituiscono una tragedia enorme, che trasforma il posto di lavoro in una trincea di guerra. L’ennesimo incidente all’Ilva di Taranto stronca la vita ad un uomo di 42 anni, mentre un altro operaio coinvolto è in gravissime condizioni”. E’ quanto afferma il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per la morte di Ciro Moccia, operaio dell’Ilva precipitato questa mattina da un’altezza di dieci metri. “Questa infinita tragedia – ha proseguito il Presidente della Regione Puglia – pone interrogativi aspri e ineludibili, che riguardano il sistema d’impresa. Tre morti sul lavoro in pochi mesi travalicano la linea che consente di considerarle incidenti, seppur tragici, e fa diventare la tragedia una grande questione sociale che come tale va affrontata”.
Vendola conclude esprimendo alla famiglia di Ciro Moccia e ai suoi compagni di lavoro “le espressioni del più profondo cordoglio” suo e dell’intera comunità pugliese.

FORNERO, URGENTI MISURE PER RISPETTO SICUREZZA “Il ripetersi di eventi luttuosi ci costringe a riflettere sulla urgenza di iniziative di contrasto a comportamenti non sempre in linea con quanto la legge e il rispetto per la vita umana nei luoghi di lavoro richiedono”. Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, dopo l’incidente mortale all’Ilva, esprimendo “commozione profonda”. "L'ennesimo incidente sul lavoro mi colpisce e mi turba come cittadina ancor prima che come ministro e partecipo con commozione profonda al dolore dei familiari della vittima", afferma Fornero in una nota. "Superare le contrapposizioni alla ricerca di soluzioni condivise dovrebbe essere la priorità per ognuno di noi", aggiunge. (GdM)


Fiom,passerelle non ancorate
''Non erano ancorate'' le passerelle in lamiera dalla quale sono precipitati gli operai dell'Ilva nell'incidente costato la vita a un operaio: lo denuncia Donato Stefanelli, segretario della Fiom di Taranto, che si trova nel siderurgico dove sta incontrando alcuni lavoratori. ''I lavori in corso - racconta all'ANSA - erano di risanamento ed erano affidati alla azienda Mr con i suoi addetti. Pare che Ciro Moccia stesse li' per eseguire una operazione di saldatura non inerente quei lavori''. (ANSA) 


Ilva, gli operai denunciano la mancanza di sicurezza e i 100 euro di premio in busta paga

Questa volta non è stata la tromba d'aria a sollevare la gru portandosi via la vita di un operaio dell'Ilva. Questa volta, a distanza di appena tre mesi, a seminare morte e disperazione dentro l'acciaieria più grande d'Europa è stata un semplice lamiera messa in orizzontale per sostenere il peso di due lavoratori. È caduta, e con lei Ciro Moccia, che aveva solo 43 anni. Ferito gravemente il suo collega Antonio Liddi, 46 anni, dipendente della ditta MR.
Stavano lavorando insieme sul piano di carico della batteria numero 9 delle cokerie, una parte dello stabilimento che proprio in questi giorni era in rifacimento per essere messa in sicurezza. E invece, paradosso, alle 4.40 due operai, che avrebbero finito il turno di lavoro alle 7, ci hanno perso la vita.
GLI ACCERTAMENTI DELL'ILVA.
«La dinamica dell'incidente», ha subito scritto l'azienda in una nota, «è in corso di accertamento, l'autorità giudiziaria è sul posto». Toccherà a lei verificare se ci sono responsabilità.
Intanto gli operai sono andati a verificare. «Secondo noi non c'erano assolutamente condizioni di sicurezza: le lamiere dalle quali sono precipitati i due operai erano poggiate su un piano di calpestio, messe lì per evitare la caduta di materiale che poteva danneggiare le persone che lavoravano giù. Sotto le lamiere c'era un vuoto di 10 metri», ha denunciato Gaetano Cerfeda, operaio Ilva e rappresentante sindacale Fiom.
AZIENDA IN TILT, MANCA LA SICUREZZA. Certo è «che l'azienda è logorata e in questo quadro di incertezza è saltato anche il controllo», dice a Lettera43.it Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl, «quella batteria era sottoposta a manutenzione, ma il problema è che proprio mentre facevano i lavori è mancata la sicurezza. Evidentemente quel ponteggio non era sicuro».
L'amarezza è tanta, soprattutto tra gli operai. I sindacati e l'azienda cercano di reagire. Cobas, Fim, Fiom e Uilm hanno indetto 24 ore di sciopero e la stessa Ilva ha sospeso tutte le attività dello stabilimento in segno di cordoglio. «Ma non sono i gesti simbolici quelli di cui abbiamo bisogno», attacca Bentivogli. «Negli ultimi tre anni non c'erano più stati incidenti mortali. Dopo anni di morti bianche, l'Ilva aveva investito con un piano sicurezza che sembrava segnare una nuova era».
IL PIANO DEL 2010. Nel 2010 il sindacato era riuscito anche a rafforzare le misure di sicurezza e prevenzione con l'inserimento delle Rlsa, i rappresentanti dei lavoratori che si occupano di verificare che ci sia un buon livello di sicurezza ambientale.

«L'azienda non può ristrutturare con gli impianti accesi»

Ma nonostante questo, dopo le ultime vicende giudiziarie, l'Ilva è andata in tilt. «Tre morti nel giro di cinque mesi sono fatti gravi e inaccettabili. A ottobre Claudio Marsella, a novembre Francesco Zaccaria, ora Ciro», continua Bentivogli.
«È SALTATA LA GESTIONE INTERNA». Lo sanno bene gli operai dell'Ilva. «Anziché rafforzare l'aspetto della sicurezza, è saltata la gestione interna», denunciano. «Questo è un impianto siderurgico, parliamo di industria pesante», urlano al telefono. «Un minimo di superficialità nel rispetto delle procedure e la sicurezza va in malora».
Non ne possono più. «Prima era la tromba d'aria, ora cos'è?», si chiedono. «Il problema è che lo stato di vulnerabilità dell'azienda è tale per cui anche un evento atmosferico causa la nostra morte».
Ma soprattutto il problema è sempre lo stesso: chi controlla i controllori? In questo momento in Rete è quello che si chiedono tutti. E come ha chiesto su Twitter @Limprenditore: «Ma adesso arrestano i custodi giudiziari di Ilva vero? Come responsabili stabilimento».
LA DENUNCIA DEL COMITATO APECAR. Una situazione che gli operai del comitato Apecar definiscono «terribile». Perché «a Taranto e dentro l'Ilva stessa abbiamo sempre delegato altri a risolvere i problemi, invece dobbiamo farlo noi, non possiamo continuare a fidarci degli altri».
Eligio De Mitri, operaio Ilva e portavoce del comitato, prova una rabbia infinita. «Questo incidente è l'ennesima prova di quello che affermiamo sin dall'inzio», dice a Lettera43.it, «l'azienda non può effettuare la manutenzione lasciando gli impianti accesi, l'unica cosa è fermarli e poi procedere ai lavori». Invece il profitto conta di più che qualche vita, «e così mentre ristruttrano, lasciano gli operai dentro».
IL SALVA-ILVA PERMETTE DI LAVORARE. E lo possono fare per legge. Il decreto Salva Ilva ha infatti permesso all'azienda di continuare a produrre senza fermare gli impianti a patto che rispettasse i dettami dell'Aia. Decisione presa in netto contrasto con la volontà della procura di Taranto che invece aveva deciso di bloccare e sequestrare gli impianti sino a quando l'acciaieria non sarebbe davvero stata ammodernizzata e messa a norma. Invece l'Ilva «sosteneva di poterla metterla in sicurezza continuando a farci lavorare, la cokeria dove è morto Ciro era in fase di ristrutturazione».
A constatare oggi l'ennesima morte il rammarico è forte. E all'interno dell'azienda si cercano i controllori.
Le Rlsa, che dovevano occuparsi solo di ambiente, ma che comunque potrebbero vigilare e segnalare alle Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) i malfunzionamenti, sono previste dal contratto: «Ma non sono mai diventate operative, noi non abbiamo idea di chi siano, non le conosciamo proprio, molti non sanno neanche che esiste questa figura, non è mai stata neanche pubblicizzata», dice De Mitri.

Il comitato degli operai: «Chi denuncia incidenti perde i bonus»

Le Rlsa sono tre dentro l'acciaieria. E le Rls? Per legge dovrebbero essere sei. Ma grazie al contratto integrativo sono 12 . Solo che la moltiplicazione di questa figura è stata permessa a scapito di un indebolimento della sua funzione. «Per averne 12 l'accordo del 2007 (vedi foto, ndr) prevedeva che alle Rls fosse vietato di fare qualsiasi denuncia in procura o anche agli enti preposti come Asl e Inps prima di aver comunicato il problema all'azienda», spiega il portavoce degli operai Apecar.
L'ACCORDO TRA RLS E AZIENDA. L'Ilva a sua volta, raccolta la segnalazione dalle Rls «avrebbe studiato un piano, e poi prima di agire, convocato un tavolo con sindacati e le istituzioni per trovare un accordo».
In pratica, anche se si accerta l'esistenza di un problema di sicurezza, «non si procede mai al fermo immediato della parte dell'impianto in questione, nè si firmano comunicati sindacali. Prima si aspetta che l'azienda dica come può intervenire per migliorare la situazione, ma nel frattempo si continua a lavorare», spiega De Mitri.
IL SILENZIO DEGLI ADDETTI. Così se accade qualche piccolo incidente tutto viene messo a tacere, spesso dagli stessi operai. Non solo perché sanno che tanto la parte dell'impianto sarà aggiustata e quindi lamentarsi sarebbe inutile, ma perché così facendo perderebbero anche il bonus.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. «Ci sono una serie di inziative dell'Ilva che prevedono un premio agli operai che non hanno mai causato incidenti, e che non si sono mai fatti male», continua il portavoce del comitato Apecar, «e un premio anche ai capireparto nel cui settore non si registrano infortuni».
CENTO EURO IN PIÙ IN BUSTA PAGA. Per guadagnare qualche soldo in più - per gli operai si tratta di «100 o 200 euro in busta paga» - basta anche un abbassamento del numero di incidenti. È sufficiente tenersi sotto il parametro che l'azienda ha stabilito ma che non ha mai rivelato con chiarezza agli operai. «I premi non sono frutto di accordi fatti con i rappresentanti sindcali, ma con i lavoratori direttamente e quindi non sono controllabili».
Una situazione che per quanto accettata dagli stessi operai dovrebbe essere forse tenuta maggiormente sotto controllo dai sindacati, proprio per evitare poi di trovarsi davanti all'ennessima morte bianca. «Invece quando si verificano questi incidenti i sindacati fanno il solito sciopero simbolico», conclude De Mitri. «Il problema è che non dobbiamo lavorare mentre è in corso la ristrutturazione. Questo è il terzo ragazzo che muore in cinque mesi e la risposta del sindacato è sempre la stessa». (A. Demurtas - Lettera43)