domenica 31 marzo 2013

E daje co' 'sto lupo!

Il Garante certifica al Governo e al Prefetto violazioni dell’AIA da parte dell’Ilva. Legambiente: l’Ilva “perde il pelo, ma non il vizio”. Intollerabili i ritardi sull'AIA; il Governo diffidi l'azienda, il Prefetto la sanzioni 


In una segnalazione inviata il 26 marzo al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Ambiente, al Ministro della Salute e al Prefetto di Taranto il Garante dell'AIA Ilva ha trasmesso una nota dell'Ispra in cui vengono certificate le criticità e le inadempienze riscontrate nel corso dell'ispezione effettuata nei giorni 5-7 marzo. Tali criticità riguardano sia gli interventi di adeguamento degli impianti, sia le pratiche operative utilizzate.

L'ISPRA ha accertato le seguenti violazioni dell'Aia:
- superamento della durata delle emissioni visibili durante il caricamento della miscela nelle batterie 9 e 10 della cokeria,
- superamento del limite di 20 mg/Nmc di concentrazione di polveri per le batterie 9 e 10 e superamento degli stessi limiti di concentrazione di polveri e del limite di 300 mg/Nmc di concentrazione per l'SO2 per le batterie 3, 4, 5, 6 nell'ultimo trimestre di esercizio prima della chiusura,
- superamento del valore di 25g/t coke nell'emissione di particolato in uscita dalle torri di spegnimento 1 e 3 asservite alle batterie 3, 4, 5, 6 e della torre di spegnimento 7 asservita alle batterie 11 e 12, attualmente in funzione,
- omesse comunicazioni (...) relativamente alle non conformità ai limiti emissivi di cui ai precedenti punti.

L'ISPRA ha accertato inoltre che alcune prescrizioni non risultano rispettate alla data del controllo, ovvero a circa 4 mesi dal rilascio dell'Aia:
- realizzazione di una nuova rete di idranti per la bagnatura dei cumuli,
- nebulizzazione di acqua mediante fog-cannon per la riduzione delle particelle di polveri sospese generate dalla movimentazione e stoccaggio nei parchi primari,
- depolverazione stock house dell'AFO/2,
- minimizzazione delle emissioni gassose e fuggitive,
- sistema di nebulizzazione di acqua per l'abbattimento delle particelle di polveri sospese generate dalle emissioni diffuse, nelle more della realizzazione di interventi di copertura di alcune aree.

A ciò va aggiunto che "gli interventi di chiusura dei nastri e cadute di materiali sfusi risultano non completati entro il 27/1/2013" e che, in merito, l'Ilva ha chiesto una modifica dell'Aia con un nuovo crono-programma che sposta alla fine del 2014 l'ultimazione di circa il 90% degli interventi e al 2015 il completamento.
"L'Ilva perde il pelo, ma non il vizio" commenta Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto.
Per noi di Legambiente le violazioni dell'AIA sono gravi e i ritardi nella sua applicazione intollerabili.
Continuiamo a ritenere che lo stabilimento siderurgico possa essere reso compatibile con l'ambiente e la salute, dopo interventi che ne modifichino profondamente gli impianti e con pratiche operative corrette e applicate con continuità. I dati delle rilevazioni Arpa dell'ultimo quadrimestre 2012 - che attestano un significativo decremento della concentrazione in aria di particolato fine, benzene e Idrocarburi Policiclici Aromatici da mettersi in relazione alla variazione delle pratiche operative - ci confortano nella convinzione che l'adeguamento degli impianti alle prescrizioni dell'Aia, unito a una riduzione della produzione, potrà dare risultati anche clamorosi in termini di diminuzione dell'inquinamento a Taranto.
Per questo continueremo a insistere senza rassegnarci: l'Ilva deve investire per risanare e rispettare pienamente le prescrizioni AIA e lo deve fare subito. Non sono ammessi sconti e perdite di tempo, ce ne sono state fin troppe come la Magistratura sta dimostrando con chiarezza.
Per questo chiediamo al Prefetto di Taranto di sanzionare da subito la mancata osservanza delle prescrizioni, così come previsto dalla legge cosiddetta "salva Ilva", avendone la competenza esclusiva come sottolineato dal Garante nella segnalazione del 26 marzo.
Per questo chiediamo al Governo di dare immediatamente seguito a quanto proposto dall'ISPRA - e fatto proprio dal Garante - diffidando l'Ilva ad operare affinché sia garantito quanto richiesto dall'Ispra nei termini temporali dalla stessa specificati (30-60 giorni).

sabato 30 marzo 2013

Garantismo all'italiana...


L'Ilva e il suo cane mastino salentino Ferrante insistono addirittura a querelare i magistrati e i custodi di Taranto!!! Altrimenti 'sti avvocati che li pagano affà? Visto che non hanno ancora ottenuto nulla sul piano legale.
E per fortuna che c'è Clini!
Ah quanto gli rode quel sequestro del Tesssoro ai Riva: lesa maestà!


E l’azienda sollecita la revoca dell’incarico ai custodi giudiziari

L’Ilva passa al contrattacco e dopo aver presentato, tramite l’avvocato Donato Pace, una querela alla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri in servizio alla Procura di Potenza (competente per fatti riguardanti magistrati in servizio a Taranto), si rivolge al procuratore capo Franco Sebastio per segnalare il comportamento dei custodi giudiziari (gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento; il commercialista Mario Tagarelli), sollecitando provvedimenti nei loro confronti, compresa la revoca dell’incarico.
A unire la querela finita lo scorso 4 marzo alla Procura di Potenza (nella quali si ipotizzerebbero una serie di abusi) a quella firmata dal presidente del siderurgico Bruno Ferrante tre giorni dopo e depositata dall’avvocato Egidio Albanese, c’è il sequestro dell’acciaio prodotto quando agli impianti dell’area a caldo erano stati posti i sigilli senza facoltà d’uso. Un milione e cinquecentomila tonnellate d’acciaio sequestrate il 26 novembre scorso dai finanzieri del Gruppo di Taranto per un valore oscillante tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Il gip Patrizia Todisco considera quell’acciaio frutto del reato, i legali del gruppo Riva hanno più volte impugnato quel provvedimento, non riuscendo però a tornare in possesso della merce nemmeno in forza dell’emendamento ad hoc preparato dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini e inserito nella legge salva-Ilva. Sul punto, il prossimo 9 aprile si esprimerà la Corte Costituzionale, su richiesta dei magistrati tarantini ma nel frattempo, lo scorso 15 febbraio il gip Patrizia Todisco ha ordinato la vendita di quell’acciaio, destinando il ricavato ad un conto bloccato. Per ordinare la vendita, il gip ha agito sulla scorta di un parere stilato dai custodi giudiziari secondo i quali coils e lamiere correvano il rischio di deteriorarsi. L’Ilva, che martedì scorso ha discusso dinanzi al tribunale dell’appello un ricorso per ottenere l’annullamento del provvedimento firmato dal giudice Todisco, ora contesta anche il concetto di deteriorabilità dell’acciaio sequestrato posto a fondamento della vendita, sostenendo che se l’acciaio si trova in non ottimali condizioni di stoccaggio e immagazzinamento è proprio per colpa dei custodi che, pur avendone la titolarità, dal giorno del sequestro non hanno fatto nulla per salvaguardarlo, non compiendo, addirittura, nemmeno un sopralluogo. (GdM - Mazza)

La cozza e la salute di Taranto

Dichiarata la morte anche della mitilcultura a Taranto
E’ arrivata come una mazzata per i mitilcultori, quelli pochi, ancora rimasti a Taranto. Dal 1^ Aprile anche il novellame del primo seno del Mar Piccolo dovrà essere sgomberato , secondo la direttiva dell’ASL. Eppure appena tre mesi fa la stessa ASL aveva dato il consenso all’allevamento in quella parte del mar Piccolo. I mitilcultori avevano fatto investimenti, ed ora la notizia di sgombrare tutto per destinazione…. Ignota.
A Taranto ormai viene chiuso tutto. Anche la Centrale del Latte, oltre all’allevamento di bestiame, all’agricoltura ecc ecc Come una piccola , grande Cernobyl. Là tutto inquinato da radioattività , qui da inquinanti chimici e industriali. Là la centrale di Cernoby e la città di Pryp’jat’ , qui l’ILVA e la città di Taranto. Come a Pryp’jat’, le istituzioni farebbero meglio a dichiarare l’inagibilità del luogo, chiudere le porte di accesso alla città e ai paesi limitrofi e portare la popolazione in altri lidi. Sarebbe un assunzione di responsabilità più coerente rispetto al balletto a cui si sta assistendo.
Questa notizia di poche ore fa, si accompagna ad un’altra passata sotto silenzio dai main stream embedded , e come poteva essere diversamente, e cioè quella riferita al convegno del Made in Steel la fiera biennale dedicata all’acciaio. Le normative ambientali richiedono investimenti che non danno alcun ritorno economico». Queste le parole di Gianfranco Tosini, responsabile del centro studi di Siderweb. 
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venerdì 29 marzo 2013

Se son rose...

 
Biografia
“Le rose d’acciaio” è il nome del nostro nuovo progetto. Siamo Roberta Natalini, attrice di Torre Santa Susanna, Maurizio Distante, giornalista, Silvana Padula, videomaker, e Daniele Errico, fotografo, da Latiano.
Lo scorso 16 ottobre abbiamo cominciato un viaggio tra parole, sguardi, lacrime e sorrisi. Speranze, forse.
Taranto e l’Ilva visti dagli occhi delle donne che di Taranto e dell’Ilva sa nno tanto: operaie, madri, mogli, sorelle, fidanzate e figlie.
Il lavoro che abbiamo davanti è mastodontico. Non siamo tarantini e sappiamo quanto delicato sia l’argomento. L’impegno e la passione che ci guidano, però, sapranno colmare tutte le nostre lacune. Riempiremo con professionalità e attaccamento tutti i vuoti che abbiamo e, soprattutto, daremo voce a quelle donne che, molto spesso, non ce l’hanno. Il nostro primo intendimento è proprio quello, metterci la faccia, più facce se necessario, per mostrare la complessità di un mondo al maschile, in cui, però, l’elemento donna è essenziale, fondamentale. Cercheremo di ascoltare e far sentire tutte le campane, di abbracciare il maggior numero di sensibilità possibili, senza inquinare le testimonianze raccolte col nostro giudizio.
È dura, lo sappiamo. Per questo vi chiediamo di starci accanto, di aiutarci anche solo con la vostra presenza.
Useremo questa pagina per aggiornarvi su progressi, appuntamenti e sviluppi della nostra vicenda umana. Fatelo anche voi, ci darete la forze di andare avanti.


Roberta, Maurizio, Silvana, Daniele

http://www.facebook.com/LeRoseDacciaio
lerosedacciaio@libero.it

L'Ilva continua a infiltrare informazioni fuorvianti

La consuetudine dell'Ilva  di inquinare rapporti, analisi, dati a suo vantaggio: ha cambiato il pelo ma il vecchio vizio che non lo perde mai!

«Sono dell'azienda i dati sui wind days»
Non sono stati gli ispettori dell'Ispra ma l'Ilva a dichiarare che negli «wind days» le procedure per abbattere la dispersione di polveri e per ridurre le emissioni inquinanti determinano un aumento delle polveri ai camini.
L'affermazione compare nel verbale dell'ispezione effettuata il 7 marzo scorso nello stabilimento e ha suscitato la reazione dell'Arpa e dell'assessorato regionale all'Ambiente, supportati da Ispra.
L'agenzia esibisce il grafico con la riduzione delle emissioni nelle giornate ventose, e afferma che «tutti i dati indicano che la comunicazione degli wind days non ha affetto sulle emissioni dai camini ma sulle diffuse per il minor numero di operazioni di caricamento e fornamento». (C. Be. - Corriere del Mezzogiorno p.4)

Again and again...

Infortunio in reparto lamiere Ilva Taranto, ferito operaio

(Adnkronos) - Stamane un operaio dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto di 36 anni, e' stato coinvolto in un infortunio riportando la frattura scomposta a un piede mentre era impegnato nel reparto Produzione Lamiere 2. L'uomo e' stato ricoverato in ospedale.
In pratica mentre si trovava su un rullo della macchina bordatrice, una lamiera molto pesante gli e' finita su un piede. Gelo non e' riuscito a evitarla mentre un suo collega ha fatto appena in tempo a saltare giu' dal rullo. Le conseguenze, visto il peso di queste lamiere, avrebbero potuto essere piu' gravi. Il reparto e' tra quelli ripartiti solo pochi giorni fa. Uno sciopero fino alle 7 di domani mattina e' stato proclamato dalle segreterie territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil in seguito al nuovo infortunio verificatosi stamane nel reparto produzione Lamiere 2 dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Riguardera' solo quel reparto. Il segretario territoriale della Fim Cisl Mimmo Panarelli sottolinea che il nuovo infortunio ''mette in luce il calo di attenzione da parte dell'azienda sui temi della sicurezza. Dopo un triennio fruttuoso senza infortuni gravi, negli ultimi mesi si sta riproponendo un triste e angoscioso scenario, al quale un po' tutti non eravamo piu' abituati''. ''Ci chiediamo - continua - come mai registriamo questa improvvisa impennata di infortuni? Gli ottimi risultati, ottenuti negli ultimi anni, in termini di indici d'infortunio, avranno un po' cullato l'azienda? Quesiti che meritano risposte certe. Da parte dell'azienda esigiamo chiarimenti. Non e' possibile - afferma Panarelli - riproporre alle cronache quotidiane notizie che vanno in controtendenza con l'impegno che noi tutti da sempre profondiamo''. ''Una situazione che non accettiamo. Dal sopralluogo effettuato sul posto dell'incidente, dalle nostre Rls e Rsu, e' emerso un quadro poco chiaro: riteniamo un fatto gravissimo l'aver ignorato le basilari norme di sicurezza, fatto non nuovo nel reparto Pla2, per il quale era gia' stato chiesto l'intervento della gestione di reparto e del Sil (Sicurezza lavoratori). Siamo in perfetta sintonia con il Prefetto di Taranto, dottor Sammartino che, nei giorni scorsi, ha sollecitato maggiore attenzione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro del nostro territorio. E' nostra volonta' assicurare l'apporto giusto - conclude Panarelli - alla realizzazione di un opportuno protocollo d'intesa che miri alla salvaguardia dell'incolumita' di tutti lavoratori''.

UE' ma che state facendo?


L'arte di non capire un tubo

... più di uno!


giovedì 28 marzo 2013

La profezia del Comitato per Taranto!

COMINCIA LA DISMISSIONE SOCIETARIA!!!

Come dicevamo ieri nel post Riva Fire vuole liberarsi di Ilva!, leggendo gli articoli entusiasti dei giornalistini copincollisti di comunicati stampa, la nomina di Enrico Bondi per "risanare" la società Ilva non nasce da un desiderio di rappresentre "voi, capacità di fare impresa e lavoro, capacità di sostenere gli investimenti”, come ha falsamente dichiarato Ferrante rivolto ai lavoratori e ai mangiabustarelle locali.

In realtà si tratta di isolare la pecora nera destinata al macello dal resto gregge prima che le sue inquietudini possano turbare le pecore buone e produttive!
E oggi quest'analisi ci viene confermata persino... dal giornale storicamente amico dei Riva!
A questo aggiungiamo che tutta la vicenda giudiziaria ha spiazzato i Riva che speravano di campicchiare ancora un po' con il sistema di "lubrificazione" retto da Archinà.
Per questo hanno escogitato ogni stratagemma per allungare i tempi e continuare a produrre per non rischiare di coinvolgere le altre attività.
Si sono presi un po' tardi con la compartimentazione societaria rispetto alla valanga processuale ma mentre infuriavano le piazze e le aule, stanno completando l'isolamento dell'Ilva per mettere in salvo il grosso del capitale da possibili confische.
Così potranno avviare più serenamente gli impianti di Taranto verso la classica recita finale dei grandi complessi industriali italiani: il fallimento. Il modo migliore per lavarsi le mani e accollare allo Stato tutti i costi sociali ed ambientali della chiusura!
Ovviamente, tutti, dai sindacalisti ai politici stanno a guardare... e gli operai vanno alla messa di Pasqua dove l'arcivescovo invita tutti alla... speranza!!

Ilva, la ragnatela societaria del gruppo siderurgico dall'Europa ai Caraibi

Le spiagge bianche e i resort di lusso di Curaçao e gli studi notarili di Milano e del Lussemburgo. Una inchiesta del Sole-24 Ore in edicola oggi racconta due facce finora nascoste della vicenda Ilva. La ragnatela societaria con cui, dall'estero, la famiglia Riva controlla il suo impero siderurgico. E le operazioni straordinarie, effettuate in Lussemburgo e in Italia, nel pieno dello scontro con i giudici di Taranto.
Per la prima volta si fa luce sulla invisibile ragnatela di fiduciarie e di società estere che stanno sopra tutte le società operative. La cassaforte è la Luxpack Nv, una società a responsabilità limitata (Llc) con un capitale di appena seimila dollari, che ha sede nell'edificio di Kaya Wfg Mensing 36, nell'isola del Mar dei Caraibi, di fronte alle coste del Venezuela. Presidente della Luxpack è Adriano Riva, classe 1931. Adriano è il fratello del patron del gruppo Emilio Riva, indagato dalla procura di Taranto per associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione e attualmente agli arresti domiciliari. Ma non c'è solo questo.
L'inchiesta del Sole-24 Ore ha anche provato a sovrapporre il drammatico incedere della vicenda Ilva - dal sequestro dell'impianto di Taranto al tentativo di una soluzione politica tramite la concessione dell'Aia, dagli arresti che hanno colpito la famiglia Riva e i suoi manager alla disponibilità a cercare un socio straniero - con le operazioni straordinarie effettuate a livello societario negli ultimi mesi.
Alla fine di queste operazioni, il quadro appare nitido. Nella lussemburghese Stahlbeteiligungen Sa ci sono soprattutto le attività estere. In Riva Fire, che controlla l'Ilva, resta il business dei laminati piani a freddo e a caldo. In Riva Forni Elettrici ci sono invece i prodotti lunghi. Razionalizzazione societaria per due business, i lunghi e i piani, che hanno caratteristiche differenti? Senz'altro. Ma anche un modo per isolare da tutto il resto l'Ilva. Per disporne più facilmente. Ma anche per "proteggere" - o almeno per tentare di farlo - il resto del patrimonio familiare da ogni iniziativa giudiziaria. (Sole24h)


Registro tumori. Luci ed ombre del neonato

Il registro tumori e realtà

"Sono state accreditate ufficialmente a livello nazionale le sezioni di Lecce e Taranto del Registro Turnori Puglia": questa la notizia annunciata ieri dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dall'assessore alla Sanita e al Welfare Elena Gentile e il direttore generale di ARPA Puglia e dal presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Registro, Giorgio Assennato. Ovviamente, il tutto si e svolto rigorosamente a Bari. L'accreditamento delle prime due sezioni del Registro Tumori Puglia e avvenuto nel corso della XVII riunione annuale dell'Associazione Italia-na dei Registri Tumori che si e svolta giorni addietro a Bolzano. All'accreditamento possono accedere solo i registri che abbiano completato i dati di incidenza delle malattie neoplastiche per tre anni consecutivi.
Il percorso di accreditamento ha vista la Commissione di Valutazione sottoporre ad un lungo esame i registri leccese e tarantino, guidati il prima dalla dr.ssa Anna Melcarne (responsabile della UO Registro Tumori della ASL di Lecce) con il dr. Fabrizio Quarta (direttore della UO di Statistica ed Epidemiologia della ASL di Lecce) e il secondo dal dr. Sante Minerba (direttore della UO di Statistica ed Epidemiologia della ASL di Taranto). Grande la soddisfazione espressa dai presenti, ma silenzio "tombale" sui dati. Ma qui e giusto fare un passo indietro, ritornando al 21 dicembre dello scorso anno. Quan-do i dati inediti del registro dei tumori di Puglia, gestito in partner-ship tra le quattro provincie di Brindisi, Taranto, Lecce e BAT, furono illustrati a sorpresa da Giorgio Assennato, nella duplice veste di direttore di ARP A Puglia e presidente del comitato tecnico del Registro tumori di puglia. L'evento, atteso da anni in questa citta, si svolse pero a Lecce, durante il consiglio comunale. Una scelta del tutto incomprensibile. Anche perche quel giorno furono illustrate le tabelle del registro tu-mori di Taranto per gli anni 2006-2007-2008.
Quei dati, ancora una volta, testimoniarono la realta di una citta e di una provincia vittima della malattia del secolo. Bastava guardare le due tabelle di tutti i tumori, sia per gli uomini che per le donne: in entrambi i casi, la provincia di Taranto registra il triste record di incidenza. Ma ieri tutto questo non e stato detto.
Cio detto, sentiamo il dovere morale di ringraziare coloro i quali hanno lavorato con grande ostinazione e passione per oltre due anni: persone a cui l'intera comunita tarantina dovra sempre essere riconoscente. Antonia Mincuzzi (Dirigente Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Settore Registro Tumori e Studi Epidemiologici coordinatore attivita del Registro Codificatore), Simona Carone (Biologa, con contratto di collaborazione con l'IRCCS Oncologico di Bari Rilevatore e codificatore), Margherita Tanzarella (Operatore con contratto di collaborazione con l'IRCCS Oncologico di Bari Rilevatore e collaboratore nelle attivita di codifica) e Giuseppe Leone (Dirigente Amm.vo S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Informatico Supporto Informatico. Il tutto sotto la supervisione di Sante Minerba (Direttore Medica S.C. Statistica Epidemiologia ASLTA Resp.le Registro, Codificatore).
lnfine, consentiteci una nota di "servizio". "TarantoOggi" era entrata in possesso di questa notizia domenica 17 marzo. Ma per il grande rispetto verso illavoro svolto dal personale della ASL e per confermare la nostra massima correttezza, ab-biamo acconsentito a non dare in anteprima la notizia sul giornale e ai nostri lettori. Nei giorni seguenti, ci era stato dato l'ok per intervistare il dott. Minerba, pubblicando la no-tizia sotto forma di intervista. Abbiamo piu volte provato a metterci in contatto con quest' ultimo, ma non ci e mai stata data risposta, pur sa-pendo che chiamavamo per realizzare la su citata intervista. Dopo di che ci e stato detto che l'intervista non poteva piu essere realizzata per due motivi: il primo, che l'ufficialita della notizia doveva esse re data dal presidente Vendola perche il registro tumori di Taranto rientra in quello regionale. Al che avevamo intuito che l'ufficialita sarebbe avvenuta a Bari e non a Taranto, come puntualmente accaduto. Secondo motivo, il "timore" che questo giornale potesse nel pezzo dell'intervista attaccare l'ARPA o la Regione (come peraltro e spesso e volentieri accaduto) proprio nel momento in cui pare che i rapporti tra ASL Taranto, ARPA Puglia e Regione si sono finalmente "pacificati". Lasciamo a voi lettori tirare le conclusioni di quanto accade ancora oggi in questa citta su temi cosi delicati. (G. Leone - Tarantoggi)

Galeso: fesso chi ci casca!

Ecco la cronaca dell'ennesimo sopralluogo populista del sindaco ombra di Taranto.
Circondato da operai, associazioni e dal solito stuolo di portaborse va a raccontare le solite frottole sul rinascente parco del Galeso!
Bastano pochi anni di esperienza e un minimo di capacità critica per capire che:
  1. I soldi spesi per rimettere a posto la struttura sono inutili in assenza di una destinazione d'uso (situazione analoga a tanti palazzi della Città Vecchia, più volte inaugurati in pompa magna per la felicità dei topi e scarafaggi che vi risiedono indisturbati)
  2. I lavori appena conclusi apriranno la strada ai soliti depredatori che saccheggeranno tutto... in attesa di una destinazione d'uso
  3. Senza una strategia infrastrutturale quell'area è praticamente un deserto in mezzo all'oceano
  4. E non parliamo delle solite promesse di cedere il futuro rudere ad associazioni, anziani ecc.: fanno parte del bagaglio populista di Stefano, ormai arcinoto come la sua tesi di laurea sull'Ilva!
E i giornalisti?
Copiano e incollano, copiano e incollano, copiano e....


Morte bianca sempre più grigia

Morto all'Ilva, no all'incidente probatorio

Niente incidente probatorio nell'inchiesta sull'infortunio mortale avvenuto all'Ilva un me e fa. A perdere la vita, lo scorso 28 febbraio, fu l'operaio Ciro Moccia mentre rimase ferito il suo collega Antonio Liddi.
Nel registro degli indagati sono finiti il direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, il delegato dell'area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego capo esercizio della cokeria, Marco Gratti caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri capoturno delle batterie (tutti difesi dall'avvocato Egidio Albanese) e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara e Vincenzo Procino (tutti difesi dall'avv.Pasquale Annicchiarico), rispettivamente amministratore, capoturno e caposquadra della societa «Emmerre», impresa dell' in dotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l'altro operaio coinvolto nell'incidente che probabilmente deve la vita al fatto di essere precipitato sul corpo del povero Ciro Moccia.
L'avvocato Annicchiarico aveva chiesto al gip Giuseppe Tommasino di svolgere un incidente probatorio per affi.dare «ad un pool di ingegneri di provata esperienza e competenza tecnica specifica» l'incarico di «ricostruirel'infortunio sullavoro che ha cagionato la morte di Moccia e le lesioni personali di Liddi, accertare le condizioni di manutenzione, sicurezza e accesso all'area oggetto dell'infortunio, individuare eventuali profili di colpa generica e specifica che possano aver contribuito a cagionare l'evento, nonchè l'eventuale persistenza di una situazione di pericolo attuale con l'indicazione delle prescrizioni necessarie ad assicurare la sicurezza dei luoghi di lavoro».
Il gip Giuseppe Tommasino ha pero dichiarato inammissibile la richiesta. alla quale si era opposto anche il pubblico ministero di turno Antonella De Luca. (GdM pag.4)

mercoledì 27 marzo 2013

I petrolieri ringraziano Clini...

C'è qualcosa che disarticola l'omertà istituzionale quando una corrente intera di nuove leve venute dal basso della vita comune si incanala tra le stanze stantie del patto scellerato tra organi dello stato e poteri forti!
Prima questo ruolo era delegato al buon cuore di qualche parlamentare irrequieto o chiamato in causa dalle sue comunità di elettori. Ora, non sappiamo per quanto, il formicaio impazzito nelle stanze dei bottoni inizia a produrre e ad espellere le prime magagne...
E da chi si comincia?
Ma dal Circo Clini ovviamente!


COMUNICATO STAMPA Roma, 27 marzo 2013
Ieri 26 marzo noi cittadini – parlamentari Gianluca Vacca e Daniele del Grosso ci siamo recati al Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per esercitare il nostro diritto di accesso agli atti del progetto Ombrina 2 della Società Medoilgas Italia SpA.
È necessario fare una premessa: l’istanza di coltivazione del giacimento Ombrina Mare risale al 9 dicembre 2009 mentre il permesso di ricerca degli idrocarburi risale al 5 maggio 2005 ed è stato accordato per una durata di 6 anni.
Il permesso di ricerca a favore della Società Medoilgas viene successivamente prorogato di 3 anni, nonostante il dlgs 128/2010 (che modificava il dlgs 152/2006) disponesse “Il divieto e' altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale”,.
A questo punto interviene il Governo tecnico bocconiano a modificare l’art. 6 comma 17 del decreto legislativo 152/2006 con il decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, cosiddetto Decreto Sviluppo, (poi convertito in legge da tutti i gruppi parlamentari che sostenevano il Governo Monti) facendo un favore a tutti i petrolieri e lasciando inascoltate le istanze territoriali, delle associazioni, delle realtà produttive e i CITTADINI che si erano espressi pubblicamente e attraverso numerosissime osservazioni contro i progetti di petrolizzazione della costa abruzzese (e di quella italiana).

Riva Fire vuole liberarsi di Ilva!

Atto primo della dismissione: Separare le attività buone da quelle cattive, in modo da impedire che le attività lucrose e a lungo termine possano essere danneggiate dalla ristagnazione in cui quelle inutili saranno progressivamente lasciate marcire e fallire!






Ilva, Ferrante: “Enrico Bondi sarà il prossimo amministratore delegato”

Enrico Bondi prossimo amministratore delegato dell’Ilva. Il presidente Bruno Ferrante, durante l’incontro di Pasqua con i lavoratori dell’azienda, ha sottolineato l’intenzione di “dare a questa società una struttura nuova: il consiglio di amministrazione sarà rinnovato e aperto anche a professionalità esterne”. Ferrante ha precisato che “ci sarò io come presidente, ma mi affiancherà un professionista esterno di larga fama come il dott. Enrico Bondi che si è occupato di ristrutturazioni di tantissime aziende importanti”. In effetti Bondi non è nuovo a “imprese” di questo tipo: in passato si è occupato del recupero della Montedison e del risanamento della Parmalat. Nel 2002 è stato amministratore delegato di Premafin (holding della famiglia Ligresti), ma il suo incarico è durato poco per via di alcuni dissapori con Salvatore Ligresti. Il suo ultimo incarico, infine, da cui si è dimesso il 7 gennaio 2013, è stato quello di commissario alla Revisione della spesa dello Stato italiano durante il governo Monti con l’obiettivo di razionalizzare gli acquisti di beni e servizi e definire il livello di spesa per voci di costo.
Il presidente ha poi spiegato che Bondi ha già un contratto di consulenza che gli sta consentendo “di entrare nei meccanismi aziendali e di entrare come amministratore dopo l’approvazione del bilancio, che avverrà nella metà del mese di aprile”. “Abbiamo pensato – ha proseguito – a nuovi assetti organizzativi della società. Riva Fire possiede l’87 per cento delle azioni di Ilva e questo processo organizzativo ha l’obiettivo di renderla assolutamente indipendente e autonoma rispetto a Riva Fire”. “Dovrà restare Ilva – ha aggiunto Ferrante – con la sua capacità rappresentata da voi, capacità di fare impresa e lavoro, capacità di sostenere gli investimenti”. (IlFattoQuot)

Pasqua operaia...

... c'era una volta l'oppio dei popoli (e le ore di permesso)...




Fonte: Repubblica

Incontro con il prof. Bergamini

Oggi alle ore 15.30, il Prof. Ettore Bergamini,
Professore presso il Dipartimento di Patologia Sperimentale, Biotecnologie Mediche, Infettivolgia e Epidemiologia dell’Università di Pisa, Direttore del Centro Interdipartimentale di Biologia e Patologia dell'Invecchiamento,
terrà un incontro sul tema delle patologie degenerative causate da inquinamento ambientale
al Circolo Velico Alto Jonio (ex Circolo Nautico) sito in Taranto al Viale Virgilio 4, nell’ambito delle manifestazioni previste a sostegno del Referendum del 14 Aprile.

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28/03/2013

Ecco l'unico articolo (dal Quotidiano) che riporta qualche elemento esposto da Bergamini nel corso della sessione: ad occhio e croce sembra un cumulo di banalità...


martedì 26 marzo 2013

Che Cozza di Comune!

Emergenza cozze, un’altra grana – Mitilicoltura condannata all’estinzione?

Ancora grane per i mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo, contaminato da diossine e pcb. Dopo aver perso per due annate consecutive la produzione, gli allevatori si ritrovano davanti ad un altro imprevisto. A seguito delle decisioni del Tavolo Tecnico Regionale dello scorso 7 marzo, il dottor Teodoro Ripa, direttore dei Servizi Veterinari della Asl, ha emesso un provvedimento  in cui comunica la “revoca in autotutela della Dia sanitaria rilasciata dallo stesso ufficio per l’attività di molluschicoltura nella Concessione Dem. n. 56 del 27.11.2012 rilasciata dal Comune di Taranto in mar Grande (Lungomare)”.
Nello stesso documento si dice che la nuova Dia potrà essere rilasciata esclusivamente a seguito della classificazione della suddetta area. Inoltre, si dice  che il 31 marzo 2013 sarà il termine ultimo per lo spostamento del novellame ancora presente nel primo seno di mar Piccolo e che dall’1 aprile 2013 verrà revocata la Dia Sanitaria del 10 ottobre 2012, riferita alla concessione demaniale n. 79 del 17.11.2004 e n. 15/2012, rinnovata dal Comune di Taranto nel primo seno di mar Piccolo.
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Bilancio di una legge


Legge SALVA-ILVA, una storia a rovescio
Lidia Giannotti - Informare per resistere
I quattro custodi nominati dai Giudici avevano l’incarico di difendere la salute a Taranto. Il decreto-legge 207/2012 ne paralizza l’attività. L’illegittimità è evidente, ma se rimarrà in vigore, il Governo potrà applicarlo ovunque in Italia

Appare chiaro come i custodi, nonostante siano presenti sugli impianti, non abbiano nemmeno la possibilità di evidenziare delle ulteriori criticità degli impianti stessi idonee a determinarne il cattivo funzionamento e causanti emissioni diffuse e incontrollate nocive per la salute (…). In sostanza, l’attività dei custodi – amministratori volta a eliminare le emissioni nocive e a utilizzare gli impianti ai fini del risanamento con l’individuazione delle misure ritenute necessarie allo scopo, si pone in chiara violazione del decreto“ (n.d.r.: “il decreto” è stato emanato dal Governo a dicembre (decreto–legge n. 207/2012); le criticità ulteriori sono quelle non considerate nell’Autorizzazione rilasciata all’Ilva dal Ministero dell’Ambiente) – cfr. NOTE
Le frasi che abbiamo appena letto sembrano frutto di un errore, o la svista di uno studente.  Ma non è così: descrivono le conseguenze del decreto-legge adottato dal Governo – noto come “Salva-Ilva” – all’interno della vicenda penale che coinvolge la grande acciaieria ospitata dalla città di Taranto e la sua dirigenza. Le usano i Magistrati di Taranto.
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Minimizzare SEMPRE!

Tanto per cambiare, in una delle infinite mattine tarantine ci si sveglia così


Che è successo?

Nota stampa Ilva

Questa mattina, intorno alle ore 8 circa, durante la fase di svuotamento di un rigolone ghisa sul campo di colata dell'altoforno n. 4, per un inconveniente tecnico in corso di accertamento,una piccola parte del getto di ghisa è caduta sul terreno sottostante, generando emissione di fumo visibile anche dall'esterno dello Stabilimento. Dell'accaduto sono stati informati l'Arpa e il comando provinciale dei vigili del fuoco. Non si registrano danni a persone e le attività sono riprese regolarmente.

Massì... sono solo due gocce di ghisa!

lunedì 25 marzo 2013

Che pale!

Tutti contro, tranne il sindaco più pusillanime della storia di Taranto e la sua giunta fantasma...

Taranto si ribella al parco eolico marino

I tempi stringono per il primo parco eolico off shore della Puglia e a Taranto si accendono le polemiche. Il 10 aprile è convocata a Roma, dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, la conferenza dei servizi che dovrà dare l’ultimo assenso a un progetto presentato nel 2008, che a luglio 2012 ha ottenuto parere positivo della Via (Valutazione d’impatto ambientale) e della Vas (Valutazione ambientale strategica) da parte del ministero dell’Ambiente. Si tratta dell’installazione in mar Grande, a circa 100 metri dalla costa, tra punta Rondinella e la foce del fiume Tara, sette chilometri a ovest della città, di dieci aerogeneratori posti su torri alte 110 metri, della potenza complessiva di 30 megawatt di energia elettrica. E della realizzazione di cavi sottomarini per la conduzione dell’energia che, immessa nella rete nazionale, dovrebbe alimentare proprio il porto mercantile. Il progetto del valore di 63 milioni di euro appartiene attualmente alla Beleolico srl di Taranto, che lo ha mutuato dalla Societ Energy spa dopo averne acquistato il ramo d’azienda. La Regione assieme alla Soprintendenza dei beni paesaggistici ha già espresso il suo parere negativo, ma è stato respinto dal ministero. Anche se non vincolante, quello del Comune, invece, deve ancora arrivare. Solo il 20 febbraio, il sindaco Ippazio Stefàno, ha comunicato al ministero che l’amministrazione avrebbe discusso del progetto arrivando a una votazione in Consiglio. Lunedì scorso la commissione ambiente ha espresso il suo parere contrario, e adesso si attende che il Consiglio, dopo Pasqua, si riunisca.
I tempi sono ristretti, perché il Comune dovrà presentarsi il 10 aprile con una posizione chiara in tasca. «Il nostro no è convinto - commenta Filippo Iliano, presidente della commissione ambiente - perché quell’impianto rischia di deturpare il paesaggio e perché a Taranto in passato si sono detti troppi sì a Ilva, Eni, Cementir e discariche». È chiaro che la situazione ambientale della città, stretta nella morsa dell’inquinamento della grande industria, non permette di fare scelte serene. Il territorio è scottato dalla situazione provocata dall’acciaieria Ilva, ma anche dalla fabbrica di calcestruzzi Cementir, dalla raffineria Eni, dal nuovo progetto di raffinazione del petrolio dei giacimenti lucani di Tempa Rossa, dalla presenza di tre discariche per rifiuti speciali, tre inceneritori autorizzati (più il progetto di combustione del cdr della stessa Cementir), e dal pericolo delle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi in mare. Per questo le associazioni ambientaliste e i cittadini vivono in continua tensione. Si teme per il paesaggio, per il mare, i cetacei e gli uccelli. Legambiente e Wwf si devono ancora pronunciare sul parco eolico definito «near shore». La Jonian Dolphine Conservation, un’associazione formata da ricercatori, tecnici e appassionati impegnati nello studio e nella tutela dei cetacei del Golfo di Taranto, non è contraria a priori. «Esistono delle prescrizioni del ministero, per l’installazione delle torri, che servono a tutelare la presenza dei delfini - spiega Maurizio Luccarelli, dell’associazione - tra le quali lo stop ai lavori in caso di accertata presenza di cetacei nell’arco di un miglio dal cantiere, tramite gli idrofoni. Altre prescrizioni riguardano la rimozione dei fanghi dai fondali, in parte inquinati, che dovrà seguire delle procedure particolari per la loro raccolta, controllate dall’Arpa. Se tutte le prescrizioni saranno seguite alla lettera, non saremo contrari a un parco eolico in mar Grande e pronti a vigilare». Il no, netto, arriva invece dalla Lipu Puglia (Lega italiana protezione degli uccelli). «Questi progetti vengono presentati senza una vera programmazione che tuteli il paesaggio - spiega Enzo Cripezzi, della Lipu Puglia - e senza contare il vero fabbisogno energetico. Sulle migrazioni delle specie di uccelli manca uno studio appropriato. Le pale sono pericolose per loro. I dissuasori installati li allontanano non solo dalle pale ma anche dal territorio stesso. Secondo noi questi progetti sono solo finalizzati allo sfruttamento degli incentivi statali e passano più facilmente da quando i territori non possono più esprimere pareri vincolanti». GM-CdM

Il disegno dell'impegno


Dal 5 al 7 aprile la galleria del Castello Aragonese di Taranto ospiterà la mostra “Il fumetto e l’impegno sociale”, curata dalla scuola di grafica e fumetto Grafite, con la partecipazione degli allievi del liceo artistico “V. Calò” di Taranto e del collettivo di artisti della South Italy Street Art.
La tre giorni sarà incentrata sulla mostra di tavole a fumetti del volume Nostra madre Renata Fonte, romanzo a fumetti che ripercorre la vicenda biografica della donna simbolo dell’antimafia in Puglia.
A questa mostra si affiancheranno le tavole a tema realizzate dai ragazzi del liceo Artistico di Taranto e le opere degli street arter della South Italy Street Art. Estemporanee di disegno a fumetti ad opera dei docenti delle scuole di fumetto Grafite e Lupiae Comix allieteranno la permanenza dei visitatori, nel pomeriggio di venerdì 5 e di sabato 6 aprile, a partire dalle 17:30.
L’inaugurazione è prevista per le ore 9:30 di venerdì alla presenza delle classi di diversi istituti scolastici tarantini, mentre per il gran finale, domenica 7 aprile, alle ore 18:30, si terrà la presentazione del romanzo a fumetti Nostra madre Renata Fonte, alla presenza degli autori Ilaria Ferramosca e Gian Marco De Francisco.
La mostra resterà aperta tutti i giorni. Ingresso gratuito.

Grafite
Scuola di grafica e fumetto
www.grafitefumetto.it
Per info chiamate il numero verde 800 192 772
oppure scriveteci a info@grafitefumetto.it

Impianti al minimo e niente traffici di minerali = Ilva pulita: ma va!?

Dodici punti in meno nel giro di sei mesi. E i dati che magicamente diventano nella norma. A Taranto è in corso un piccolo grande miracolo: non si tratta del film di Edoardo Winspeare ("Il miracolo", appunto) ma dell'aria attorno alla città che sembra stia cambiando, stia smettendo di diventare cattiva e si avvii verso una quasi normalità. A testimoniarlo non sono le manifestazioni di piazza. La voglia della gente di non stare più soltanto a guardare. Ma ci sono i dati che l'Arpa ha reso noto ieri con una relazione inviata, tra gli altri alla Procura. I numeri lasciano pochi spazi ai dubbi: la centralina del quartiere Tamburi, che registra il Pm10 (uno degli inquinanti più cancerogeni) nel periodo da settembre a dicembre è di 25,5 contro i 37,5 dei sei mesi precedenti. Nel 2011 i numeri erano sempre molto alti: 38,1 nei primi sei mesi, 34,1 negli altri sei. Un calo del 30 per cento circa. Una riduzione drastica e non casuale, visto che arriva in perfetta contemporanea con il sequestro dell'impianto e con l'arrivo in fabbrica dei custodi. Di fatto la produzione è stata ridotta, è vero, ma non si è mai bloccata.Calando i valori medi, crollano anche i picchi: la centralina di via Archimede ha avuto 29 superamenti nel periodo settembre-dicembre del 2011 e 13 invece in quelli del 2012. Stesso discorso vale per il benzoapirene, l'altro inquinante: 2,76 a gennaio, 0,25 a ottobre e novembre. "Le elaborazioni effettuate - scrivono nel report i chimici Micaela Menegotta e Roberto Giua oltre al direttore scientifico Massimo Blonda mostrano un decremento nell'aria della concentrazione di una serie di inquinanti a partire dal terzo quadrimestre del 2012, con una tendenza che sembra confermarsi anche nel primo mese del 2013. Tale decremento non può non mettersi in connessione con le significative variazioni nelle modalità di esercizio degli impianti, ovvero quelli ascrivibili all'area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. Si può desumere quindi che le variazioni di gestione, introdotte in seguito all'attività della Magistratura, hanno diminuito in modo sostanziale le emissioni degli inquinanti dello stabilimento siderurgico, conducendo a un diminuito impatto sull'ambiente delle aree immediatamente limitrofe". (Giuliano Foschini - Rep)

AMIU: due inceneritori, nessuna differenziata e tanti debiti

L’Amiu batte cassa. Nel primo pomeriggio di venerdì scorso a Palazzo di Città è pervenuta una «riservata» spedita dall’azienda d’igiene urbana. Nella nota recapitata al sindaco di Taranto, Ezio Stefàno ed al segretario generale del Comune, Anna Maria Franchitto, il presidente dell’Amiu, Gino Pucci, ha fatto sapere quanto serve all’azienda per pagare gli stipendi ai 600 dipendenti e per onorare le scadenze fiscali.
Da quel che risulta alla Gazzetta, la cifra occorrente oscillerebbe intorno ad 1 milione 700mila euro. Come fare, allora? Considerato che, difficilmente, l’Amministrazione comunale verserà nelle casse aziendali i 3,4 milioni di euro (mensili) previsti dal contratto di servizio a causa della nota mancanza del Durc (documento di regolarità contributiva), bisognerà trovare necessariamente altre strade. E farlo pure in fretta.
A questo punto, l’ipotesi tecnicamente più percorribile sembra essere quella che porta ad una sorta di anticipazione dei lavori effettuati nell’ambito dello stesso contratto di servizio. In realtà, se è improprio parlare di somme girate extra contratto l’espressione, però, ci si avvicina molto. È altrettanto probabile, inoltre, che tra oggi e domani al massimo venga convocata una riunione urgente di giunta che dia il via libera a questo trasferimento di fondi comunali verso l’azienda d’igiene urbana. In caso contrario, il pagamento degli stipendi sarebbe (fortemente) a rischio. (GdM)

domenica 24 marzo 2013

Bondage?

L’ILVA E LA METEORA BONDI
DA UN PAIO DI GIORNI SI VOCIFERA DELL’ARRIVO DEL TOP MANAGER: MA COSA C’E’ DI VERO?

Ci mancava soltanto questa. Una notizia che in realtà è una non notizia. Un bisbiglio, una voce, un pettegolezzo corroborato da una serie di condizionali. Ma tanto basta da queste parti per dare fiato alla bocca e inchiostro alle stampe. A quanto pare Bruno Ferrante, l’ex prefetto di Milano che dal 10 luglio è diventato presidente dell’Ilva, avrebbe intavolato una trattativa con l’ex commissario della spending review Enrico Bondi. Il supermanager, sempre stando ai rumor, dovrebbe diventare l’amministratore delegato dell’Ilva e sarebbe il nome giusto per dialogare con le istituzioni (politica e magistratura, vista la gestione del caso Parmalat). Per lui parla il curriculum ed un’esperienza pregressa nel mondo dell’acciaio, avendo risanato nei primi anni duemila la bresciana Lucchini.
La “gioia” di Fim Cisl e Uilm Uil
Tanto è bastato per far eccitare la Fim Cisl e la Uilm Uil, che ieri hanno diramato comunicati stampa a firma dei segretari nazionali, carichi di parole di giubilo e speranza. Il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha salutato la nomina di Bondi sostenendo come “insieme al presidente Bruno Ferrante, potrà dare un governo industriale più efficace, in una fase straordinaria in cui è ancora più importante che la gestione aziendale sia lineare e determinata al raggiungimento degli obiettivi di riorganizzazione dell’impresa, ambientalizzazione e recupero di competitività”. Il segretario della Fim Cisl ritiene anche “che il tandem Bondi-Ferrante rappresenti l’equilibrio giusto per un’Ilva capace di una svolta nella gestione industriale, in un migliore rapporto con le istituzioni, il sindacato e con il territorio”.
“Ci auguriamo che sia la soluzione giusta per un gruppo che non può più essere guidato da una proprietà che è stata decimata”: questa l’illuminante intuizione avuta da Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm, quando siamo a quasi un anno dal sequestro dell’area a caldo e dagli arresti dei vertici del gruppo Riva. Anch’egli accoglie con favore la ventilata nomina di Enrico Bondi come amministratore delegato dell’Ilva. “In questo momento - dice Palombella che ieri è intervenuto all’assemblea del sindacato a Taranto - c’è la necessità di manager liberi da condizionamenti e di persone che hanno a cuore le sorti di una città ancora legata alla monocultura dell’acciaio. Bondi è persona competente e capace. Il gruppo ha bisogno di una guida sicura, saggia e spendibile sul mercato. E’ la figura giusta per dare tranquillità e anche seguito agli investimenti annunciati”: un modo nemmeno troppo elegante che, di fatto, delegittima quanto fatto sino ad ora da Ferrante. Per fortuna, almeno la Fiom Cgil ha pensato bene di evitare di commentare una notizia che sino a ieri sera non aveva trovato alcuna conferma da parte dell’Ilva e della Riva Fire.
Ma chi è Enrico Bondi?
Aretino, classe ‘34, laureato in chimica, è uno dei migliori manager italiani nel campo del risanamento di grandi imprese in crisi. E’ alla Fiat che si afferma come top manager, quando tra il 1990 e il ‘93 è responsabile del raggruppamento difesa e spazio del gruppo torinese. Successivamente si occupa del recupero della Montedison dopo il crack dei Gardini, poi del risanamento della Parmalat, anche qui successivo al default finanziario dell’azienda di Calisto Tanzi, azienda passata ai francesi di Lactalis con mille polemiche sul suo operato. Il suo mentore fu Enrico Cuccia, storico presidente di Mediobanca, che gli ha lasciato un unico, fondamentale insegnamento: nessuna dichiarazione in pubblico se non per esporre in Parlamento o in tribunale il proprio operato. Perfetto, quindi, per lo “stile” del gruppo Riva. Come detto, Bondi si è occupato anche di acciaio: in particolare delle aziende del gruppo Lucchini ed infine ha tentato, invano, di risanare il gruppo Ligresti durante la costituzione del polo assicurativo Fonsai (che fu un buco nell’acqua perché si scontrò immediatamente con l’anziano patron Salvatore Ligresti).
Ma cosa c’entra Bondi con l’Ilva?
Questi, dunque, i numeri del curriculum di un manager di livello internazionale. Ma cosa c’entra con l’Ilva un uomo che si è sempre occupato di gestire crisi finanziarie e salvataggi impossibili di grandi aziende? E’ pur vero che il gruppo Riva vanta un debito di quasi tre miliardi di euro con le banche, ma certamente siamo lontani dai 31.500 miliardi di lire della Montedison e dai 13,5 miliardi di euro della Parmalat. Inoltre, l’Ilva non è un’azienda prossima al fallimento, visto che ha previsto investimenti per 2,5 miliardi di euro per sostenere i costi del risanamento degli impianti previsti dall’AIA. Inoltre l’Ilva non è un’azienda in crisi, visto che continua a produrre. E paga regolarmente gli stipendi. Oltre a far lavorare migliaia di operai in tutta Italia. Certo, continua ad inquinare, come testimoniano le ultime relazioni redatte da ARPA Puglia e ISPRA. L’Ilva è infatti un’azienda sotto inchiesta, con tutti i vertici divisi tra i domiciliari e il carcere (il vice presidente del gruppo Riva Fire è beatamente residente a Londra, ma si spera che a breve venga estradato per rendere conto del suo operato alla giustizia italiana e alla città di Taranto). L’Ilva, inoltre, non ha ancora presentato un piano industriale degno di questo nome. Così come non ha realizzato alcun piano investimenti che garantisca la copertura finanziaria per i lavori di risanamento degli impianti inquinanti. Ed ha concluso da poco un accordo con i sindacati metalmeccanici, in cui si prevedono oltre 3mila esuberi ed oltre 11mila contratti di solidarietà sino al marzo del 2014. Inoltre, il 9 aprile la Corte Costituzionale dirà una parola importante in merito alla costituzionalità della legge ‘salva-Ilva’.
Prendi i soldi e scappa
Ciò detto, ammesso e non concesso che l’arrivo di Bondi sotto le ciminiere Ilva si realizzi per davvero, molto probabilmente sarà quello il primo vero passo d’addio del gruppo Riva. Perché un manager come Bondi, non accetterà mai di sostituire a tempo i vertici del gruppo sino alla loro eventuale reimmissione in libertà. E certamente non arriva per gestire i conti di un’azienda per un anno o due. Il suo ruolo, come recita il suo curriculum, è ben diverso. Gestisce fallimenti. Cessioni o passaggi di proprietà. Ed è molto abile a difendere i vertici delle aziende che lo assumono. Basti pensare che quando gestì il caso Parmalat, riuscì a farsi restituire dalle banche oltre 2 miliardi di euro. Ecco: i Riva potrebbero puntare su Bondi per gestire la loro uscita dall’Ilva, recuperare quanti più soldi è possibile dalle banche e magari da una futura vendita. Non certo per salvare Taranto e i suoi operai. Ma questo i nostri sindacati e le tante menti finissime che abitano in questa città lo capiranno nel tempo. Non prima di qualche mese. O anno. Auguri.

G. Leone -TarantoOggi

Serata sull'Ilva all'ex Colorificio Liberato a Pisa

“La città europea con il più alto tasso di tumori - Taranto all'ombra dell'Ilva” è il titolo dell’iniziativa in programma martedì 26 Marzo alle 21.15 a Pisa, nei locali dell’ex Colorificio Liberato.

L’incontro pubblico è promosso da Cobas e Municipio dei beni comuni. Parlerà Antonella De Palma, corrispondente de Il Manifesto da Taranto.

sabato 23 marzo 2013

Ostriche aperte... si attende lo champagne

Ma quanto sono contenti gli amici del Sole 24h che i Riva possono tornare a fatturare!!
 
Ilva torna a produrre, riparte l'area a freddo
 
Piccoli segnali di ripresa all'Ilva dopo nove mesi di tensioni tra sequestri e scontri con la magistratura. Nell'area a freddo l'altro ieri è ripartita una delle due linee di finitura del Treno lamiere e di conseguenza sono tornati in produzione circa 250 addetti sui 370 totali. Il Treno lamiere preparerà la «materia prima» che, ai primi di aprile, consentirà poi ai due Tubifici di riprendere a funzionare: il Tubificio 1 marcerà con 21 turni settimanali, il 2, invece, con 5 turni. La forza lavoro dei Tubifici è di circa 400 unità. Treno lamiere e Tubifici si uniscono agli altri impianti dell'area a freddo in attività già da alcune settimane. E non si esclude che anche il Treno nastri 1, fermo da tempo e col personale in cassa, possa ripartire a breve se la Corte Costituzionale, esaminando la legge 231 sull'Ilva, dovesse riconoscerne la costituzionalità respingendo le eccezioni sollevate dai giudici tarantini. A quel punto, con l'ok della Consulta alla legge, l'azienda potrebbe commercializzare le merci bloccate dal sequestro di fine novembre e che nei giorni scorsi il Tribunale dell'appello ha sottratto alla vendita diretta da parte dei custodi giudiziari, ordinata invece dal gip Patrizia Todisco. Prima di mettere in vendita 1,7 milioni di tonnellate di prodotti e semilavorati, però, ci sarà probabilmente bisogno di rilavorare parte di questi materiali e quindi la necessità di affiancare alla marcia del Treno nastri 2 anche quella dell'1. Tutta l'area a freddo dell'Ilva, che non è mai stata sequestrata dalla magistratura, era stata progressivamente fermata dall'azienda, col ricorso alla cassa, a fronte del combinarsi di due problemi: la crisi di mercato e i sigilli dell'autorità giudiziaria a quanto prodotto prima del 3 dicembre, giorno in cui sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto da cui poi è nata la legge di conversione n.231. Adesso una serie di impianti vengono rimessi in produzione sia perché c'è domanda da soddisfare, sia perché Ilva ha bisogno di fatturare e di non perdere più commesse dopo averne persa una in Usa (25 milioni di dollari per 25mila tonnellate di tubi per un gasdotto) proprio nelle settimane del blocco giudiziario alle merci.
E intanto Ilva e sindacati hanno già avuto un incontro sull'attuazione dell'accordo sui contratti di solidarietà firmati al ministero del Welfare giovedì scorso. I sindacati hanno chiesto all'azienda chiarimenti su come, con la solidarietà, saranno disciplinati ferie, malattia, notturni e festivi. L'accordo prevede 3.749 esuberi ma a ruotare, nella solidarietà, saranno 11.050 lavoratori – quasi tutta l'Ilva – con una percentuale media del 34% di riduzione dell'orario di lavoro. Operativamente i contratti di solidarietà partiranno dai primi di aprile. Ai lavoratori che il 2 marzo hanno concluso la cassa, l'azienda ha inviato una lettera con la quale li informa del nuovo ammortizzatore cui saranno assoggettati.
Intanto, sul fronte Acciaierie di Terni, la cordata italo-lussemburghese con Aperam, Marcegaglia e Arvedi sta preparando la propria offerta. In gara potrebbero scendere anche altri tre concorrenti. Sono stati in 4 a visitare gli impianti in questi mesi: due delegazioni espressione di soggetti industriali e due emissari di fondi di investimento. Tra le realtà industriali c'è anche la cinese Tsingshan. (Sole24h)

venerdì 22 marzo 2013

Ordinaria incidenza

Incendio all'Ilva, nessun ferito, fiamme dopo un corto circuito

Un incendio si è verificato nel reparto Laminatoio a freddo dello stabilimento Ilva. A quanto si è appreso, avrebbero preso fuoco alcuni pannelli di protezione a copertura delle cisterne. Non si registrano feriti.
L'incendio è stato domato dai vigili del fuoco del distaccamento interno, secondo i quali l'incidente potrebbe essere stato provocato da un corto circuito. Sul posto sono intervenuti anche tecnici dell'Arpa per verificare l'eventuale dispersione di sostanze tossiche.(Rep)

mercoledì 20 marzo 2013

Morosità cronica?

All’Ilva non piace il fisco: deve 2,3 milioni a Taranto

I Riva tornano sotto i riflettori, questa volta non per i dati sulle emissioni di diossina o sui morti per tumore nel quartiere Tamburi a Taranto, ma per le tasse. Dopo aver chiuso una partita da quasi 100 milioni di euro con l’Agenzia delle entrate nel 2011, che ha fatto quasi triplicare i debiti tributari del gruppo Riva Fire, gli imprenditori dell’acciaio ora si ritrovano di nuovo in contenzioso col Comune di Taranto, che chiede all’Ilva, impresa quasi tre volte più grande della città, altri 2 milioni e 300mila euro di Ici 2007 oltre a quella già versata.
I Riva, che fatturano poco più di 10 miliardi di euro all’anno, ovviamente non ci stanno e sui tributi si ritrovano in un altro faccia a faccia con un Ente già sette anni fa travolto da un dissesto finanziario da 1 miliardo e 200 milioni di euro, anche per via dell’evasione Ici. Il rischio, come già accaduto due anni fa, è che per il primo contribuente tarantino tutto si chiuda con un maxi “sconto” sulle imposte attraverso un patto con la giunta di centrosinistra guidata da Ippazio Stefano (Sel), il primo nella storia della città ad aver chiesto accertamenti fiscali sul siderurgico più grande d’Europa che, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, pesa sulla salute e sull’ambiente di Taranto fino a 463 milioni di euro. Ora però siamo nel pieno dell’inchiesta penale per inquinamento ambientale che, tra le altre cose, vede lo stabilimento al centro dei controlli sull’attuazione della nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e in attesa che il 9 aprile prossimo la Corte costituzionale discuta la legittimità costituzionale della legge “salva-Ilva” (n. 231/2012) come sollevato dalla procura ionica.
A quanto risulta a Linkiesta, sull’Ilva pendono infatti due richieste di pagamento notificate nel 2012 – avvisi n. 150 e 2210 – (vedi a pag. 2 di questo documento) e che si riferiscono all’ex imposta comunale su fabbricati e terreni entrata in vigore a partire dal 1993 e sostituita lo scorso anno dall’ormai famosa Imu (imposta municipale unica) che nella “città dei due mari” ha portato un gettito di 53 milioni e mezzo di euro. Sull’Ici qualcosa è andato storto nei calcoli del 2007: in quell’anno, stando almeno ai dati dell’azienda, l’Ilva ha versato nelle casse comunali poco più di 3 milioni e 600 mila euro (3.616.000 euro), ma secondo gli ultimi rilievi dell’ufficio Programmazione economico finanziaria del Comune la più grande industria della città dovrebbe tirarne fuori altri 2 milioni e 300mila (2.286.117 euro, 202.479 euro nel primo avviso e 2.083.638 euro nel secondo). Le questioni riguardano aspetti tecnico-giuridici ancora tutti da approfondire, ma ricordano quanto accaduto due anni fa quando l’impresa aveva messo in discussione davanti ai giudici tributari l’aumento della rendita di alcune parti della fabbrica, che aveva fatto schizzare le calcolatrici sulla quota dell’imposta ordinaria.
Ora è un’altra levata di scudi: ha fatto scattare i ricorsi dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Taranto il 9 e il 14 gennaio scorso, giorni in cui il presidente Bruno Ferrante si scontrava contro la procura di Taranto sul mancato dissequestro dei beni (1 milione e 700mila tonnellate d’acciaio) nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento. Sentita da Linkiesta, l’Ilva smorza le contestazioni del Comune. «I rilievi sono tutti illegittimi – spiegano subito dall’azienda – Su un avviso i calcoli sono stati fatti anche su una parte esclusa dall’area dello stabilimento e con alcuni valori che nell’anno risultano superiori a quelli di mercato. In un altro addirittura ci sono unità immobiliari che appartengono ad altro soggetto giuridico, altre invece rientrano nel territorio di Statte (ex frazione tarantina, ndr) dove l’azienda ha già versato regolarmente tutte le imposte, e in altri punti va contestata anche l’efficacia retroattiva della rendita».
Nel 2011 il conto da pagare per il gigante dell’acciaio era più salato di quello di oggi: si riferiva al periodo tra il 2003 e il 2006 e ammontava a quasi a 9 milioni di euro (8.958.239,7 euro). Poi però nel contezioso “il padrone delle ferriere” era riuscito a convincere la controparte pubblica a siglare un accordo di conciliazione: in sostanza, l’ente locale, pur di incassare, rinunciava a sanzioni e interessi e l’azienda si impegnava a girare subito nelle casse pubbliche un assegno di poco più di 5 milioni e mezzo di euro (5.567.860,26 euro), risparmiandone così circa 3 milioni e 400mila. Era il giugno 2011, ora non è escluso che la storia possa ripetersi. «Al momento – spiegano dall’Ilva – non è possibile stabilire nulla né alcuna ipotesi di accordo».
Di certo però quel patto Riva-Comune di Taranto sullo “sconto” delle imposte era bastato a far infuriare ancora una volta i tarantini che cinque anni prima, nel 2006, avevano visto l’Ente sprofondare nel baratro: 297 milioni di euro di debiti lievitati poi fino a 1 miliardo e 200 milioni. E, tra l’altro, ricordando che chi l’aveva deliberato, il commissario straordinario Tommaso Blonda (in carica dopo le dimissioni dell’ex sindaco di Forza Italia Rossana Di Bello), aveva chiesto tra le prime contromisure proprio una mappatura dei presunti “furbetti” dell’Ici. Non solo: proprio il nuovo sindaco Stefano – che aveva dato l’ok all’intesa bypassando sia la giunta che il Consiglio comunale (era l’accusa del centrodestra) – sin dal suo insediamento proprio nel 2007 era stato il primo a chiedere verifiche fiscali sui colossi della città col supporto dell’ex assessore al Bilancio Rossella Fischetti, già tecnico dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa aveva scoperto sull’Ici? Che dal 1993, da quando era entrata in vigore, l’Ente non aveva mai disposto controlli anche perché l’imposta veniva accertata e riscossa insieme ad altri tributi comunali da una società locale esterna, la Emmegi srl, poi finita tre anni dopo sott’inchiesta per una presunta frode in pubbliche forniture: in particolare, secondo i pm, avrebbe fino ad allora negato l’accesso alla banca dati del patrimonio immobiliare consentendo in qualche modo alle imprese di evadere l’imposta sugli immobili di categoria «D», quelli cioè privi di rendita catastale (il caso si è chiuso a giugno scorso con l’assoluzione del legale rappresentante).
In ogni caso, la stima degli arretrati Ici a carico delle imprese “locali”, tra cui il siderurgico Ilva, la raffineria Eni, le centrali termoelettriche Edison (poi cedute al gruppo Riva) e il cementificio Cementir, si sarebbe allora aggirata intorno a 172 milioni di euro maturati per quindici anni fino al 2007, tra imposte ritenute evase (o versate solo in parte), interessi e sanzioni. Un “bubbone” - addirittura quasi quanto il totale di tributi incassato dall’ente nell’ultimo bilancio (174,2 milioni pari al 30,95% del totale delle entrate) – in gran parte non più sanato perché sepolto dalla prescrizione (fino al 2002), ma che dopo il dissesto e proprio col nuovo primo cittadino aveva consentito al Comune di invertire la rotta: approvare un regolamento, chiudere con la Emmegi almeno sull’Ici, e ritornare a notificare il resto degli avvisi per gli anni successivi.
Ma se da una parte l’accordo Ilva-Comune ha di fatto cancellato la lite e resta tuttora valido, dall’altra si attende ancora una pronuncia della Corte dei Conti della Puglia. A dicembre 2011, infatti, il comitato referendario “Taranto Futura”, che mesi prima si era costituito in giudizio ritenendo l’intesa una «violazione del principio di imparzialità, buon andamento amministrativo e di uguaglianza nei confronti degli altri cittadini contribuenti ed imprese», aveva inviato un esposto ai magistrati contabili di stanza a Bari. E nel fascicolo c’erano pure osservazioni sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) accertata e riscossa dalla stessa Emmegi.
Ad oggi, a quanto risulta a Linkiesta, la sezione pugliese della Corte non ha ancora fornito approfondimenti anche se pochi mesi prima, a luglio, analizzando proprio i conti pubblici di Taranto aveva scoperto ben nove «irregolarità e criticità» nel bilancio 2009, in particolare «incongruenza e onerosità del servizio di accertamento e riscossione dei tributi comunali» e «modesta riscossione delle entrate relative al recupero dell’evasione tributaria» (pronuncia n. 82/2011). Stesso copione nel 2010 sul bilancio 2008: qui sette «gravi irregolarità» e tra queste «inefficienza e onerosità della gestione esternalizzata dei tributi comunali» (delibera 156/2010).
Oltre al patto col Comune di Taranto, c’è di più. Con i Riva, infatti, l’Agenzia delle Entrate aveva chiuso proprio nel 2011 una partita tributaria da quasi 100 milioni di euro a seguito delle contestazioni sulle «operazioni di impiego della liquidità societaria» delle controllate del gruppo Riva Fire, ovvero Ilva Spa e Riva Acciaio Spa. Un contezioso che, stando al bilancio consolidato di quell’anno della holding, ha fatto salire i debiti tributari del gruppo a 176 milioni e mezzo di euro da 61 milioni e 800mila euro registrati a fine 2010. Anche qui tutto si era chiuso con una «definizione stragiudiziale delle contestazioni, sostenendo l’onere complessivo di 97milioni e 779mila euro» dopo che l’azienda aveva esaminato la questione con i propri esperti tributari e aveva visto accogliere solo in parte le «osservazioni e richieste» fornite agli uomini del direttore Attilio Befera. E nella vicenda, in mano in particolare al Settore grandi contribuenti dell’Agenzia, era stata proprio l’Ilva ad aver subito di più almeno per le «operazioni» verificate negli esercizi 2006, 2007 e 2008: un conto da 86 milioni e 185mila euro, ma che grazie all’accordo sarà pagato in tre rate annuali.
Ora dinanzi ai giudici della Commissione tributaria provinciale di Taranto si ripresenta la patata bollente dell’Ici della grande industria. Stando a fonti sentite da Linkiesta, non ci sarebbe ancora una data per la discussione e il processo, salvo “strette di mano” politica-impresa, non si concluderebbe prima del 2015 considerando la mole di pendenze e la media dei tempi di definizione delle liti in Puglia. Ma rispetto agli anni scorsi, ci sarebbero almeno tre novità. La prima è che non c’è il rischio della prescrizione dato che l’ultimo accertamento è avvenuto nei tempi, vale a dire entro cinque anni dalla data prevista per il versamento secondo quanto stabilito dalla legge “Finanziaria” 2007 (art. 1, comma 161, legge 296/06).
La seconda invece è che il governo locale, nonostante abbia registrato ben 31 milioni di euro di Ici solo nel rendiconto 2011, non può permettersi ulteriori “bonus” fiscali ad alcun contribuente, come ha ammonito pochi mesi fa il Collegio dei revisori dei conti del Comune. Stando al parere sulla variazione al bilancio 2012 approvato dalla giunta Stefano ad ottobre scorso, a Taranto «si assiste ad una gestione improntata ai risultati di cassa, anziché ad una ortodossa gestione di competenza» e, dall’analisi delle entrate, «emerge che il grado di accertamento è insoddisfacente a sostenere le spese correnti, ciò soprattutto per quelle tipologie di entrate di carattere straordinario il cui successo era ed è subordinato ad attività di carattere straordinario e specialistico, come la previsione di recupero evasione pari a € 7.500.000 per Ici e Tarsu». E ancora una volta il riferimento va all’ormai famosa Emmegi. La terza novità? E’ che a luglio 2012 il Comune ha siglato un patto antievasione con l’Agenzia delle Entrate della Puglia impegnandosi, tra le altre cose, a segnalare presunti casi di evasione o dichiarazioni incomplete anche per i pagamenti Ici.
In ogni modo, come ha fatto l’azienda, anche il Comune taglia corto sull’ipotesi di accordo sull’Ici 2007. Secondo quanto riferiscono i legali dell’Ente a Linkiesta, «non è possibile fare alcuna ipotesi, il contezioso tributario è più che legittimo e lo porteremo avanti dinanzi alla Commissione». Ma quindi che succederà? «L’ente pubblico - fanno sapere i difensori - farà valere le sue ragioni nel giudizio come ha fatto due anni fa quando è stata rispettata la volontà di riscuotere le somme accertate a differenza di quanto ritenuto da altri. Ora la contestazione dell’azienda riguarda essenzialmente un punto di diritto, in particolare l’efficacia retroattiva della nuova rendita attribuita agli impianti presenti nell’area dello stabilimento».
Nel frattempo l’Ilva, stando all’ultimo bilancio, ha accantonato poco più di 12 milioni di euro per 11 cause fiscali ritenute più «significative», cioè quelle per cui i consulenti non hanno escluso un esito negativo nei giudizi tributari. Tra queste c’è pure una che riecheggia i rilievi tarantini: è il contezioso col Comune di Genova che all’azienda ha chiesto altri 2 milioni e 247mila euro per l’Ici già versata tra il 1998 e il 1999. In Liguria, anche se sono arrivati fino in Cassazione, i Riva hanno staccato l’assegno come in altri casi. Lì però non era più stagione di “saldi”. Sarà così pure nella città della diossina? (Linkiesta)

lunedì 18 marzo 2013

Il tesssoooro è salvo!

Ilva incassa l'ok del tribunale: stop alla vendita dell'acciaio

Il tribunale ha accolto l’appello dell’Ilva contro la decisione del gip di autorizzare la vendita dell’acciaio finito sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. L’azienda contestava in particolare l’affidamento delle operazioni di commercializzazione ai custodi giudiziari e anche la decisione di sequestrare il ricavato delle operazioni di vendita. "Decisione inopportuna - aveva tuonato l'Ilva - le risorse potrebbero essere usate per l'attuazione dell'Aia".
Si parla del milione e 700mila tonnellate di acciaio che l’azienda stima in un miliardo di euro di valore, mentre secondo i custodi  il valore è di circa 800 milioni euro. Sulla merce ferma nel porto ormai da mesi, si sta consumando una vero braccio di ferro, con l’Ilva minaccia di chiedere il risarcimento per le commesse che nel frattempo sono saltate (Rep.)

200.000 allenatori?

Per chi volesse saperne di più sul referendum il sito del comitato referendario è: http://referendumilva.wordpress.com/referendum-ilva-di-taranto/

Al via referendum pro e contro chiusura Ilva

Prendono il volantino, lo guardano e lo mettono in tasca. Ma non lo buttano. Non ci sono fogli accartocciati vicino al banchetto allestito davanti al mercato Salinella. Né a distanza di qualche metro. Anche chi è palesemente contrario alla chiusura dell’Ilva , e grida in dialetto «se vanno via i Riva, di che dobbiamo vivere?», conserva comunque il foglietto. Gli butta un occhio, capisce che si tratta del referendum sulla chiusura totale o parziale del siderurgico, lo piega, e lo ripone in borsa. Sarà l’affluenza ai seggi domenica 14 aprile a svelare se quel volantino in bianco e nero, stampato per volontà del comitato promotore «Taranto Futura» con scritto «Scegliamo», sarà stato letto o gettato nella spazzatura.
Due gli stampati distribuiti. Sul primo ci sono alcune domande provocatorie, mirate a colpire la «pancia» dei tarantini: «Cosa facciamo, troviamo il coraggio? Cerchiamo la speranza? » Sul secondo, invece, vengono riportati i dati del rapporto «Sentieri» sull’incidenza dei tumori. In grassetto una frase simbolo dell’indagine sanitaria: «Lo stabilimento siderurgico, in particolare altoforno, cokeria e agglomerazione, è il maggior emettitore nell’area per oltre il 99% del totale ed è quindi il potenziale responsabile degli effetti sanitari correlati al benzopirene» .
Nonostante slogan ad effetto, anche in una fredda domenica di marzo, la città si spacca. Operai dello stabilimento con figli al seguito, ieri mattina di passaggio davanti al mercato Salinella, bisticciano tra loro. Si chiamano entrambi Antonio, ma il nome è l’unica cosa che hanno in comune. Il primo lavora da dieci anni in Ilva, si occupa delle pulizie davanti ad una portineria. Il suo è un vero e proprio sfogo. Dice: «Sono rimasto da solo a svolgere questo compito, ma mi hanno mandato in cassa integrazione. Mentre chi lavora nei reparti che dovrebbero essere chiusi, ottiene anche il premio di produzione. Se l’Ilva chiude, le cose devono cambiare per forza. E a chi mi dice che è impossibile ricollocare tutti gli operai nella bonifica e che ci vorrebbero mesi, io rispondo che in 30 giorni mi hanno fatto imparare a manovrare una gru nel mio vecchio reparto perché serviva. Tutto si può imparare».
L’altro Antonio, visibilmente più grande di età, lavora da 35 anni per alcune imprese di progettazione. E’ stato con l’Italsder pubblica e ora con l’Ilva privata. Spiega: «Mettendo in ordine gli impianti di depurazione si risolve tutto». E’ categorico Antonio, il progettista, che conclude così il suo concetto: « L’Ilva ha già investito. E’ vero, c’è ancora molto fare, ma il cammino è intrapreso. Niente chiusura. Anche perché Ilva non è l’unica causa dell’inquinamento. Ma quello che ha fatto l’Arsenale per decine di anni ce lo volgiamo scordare? » .(GdM)

Ma stanno ambientalizzando o revampando?

Ferrante manovra i burattini sindacali con la solita tranquillità dei padroni di sempre. Loro parlano di lavoratori in esubero, lui legge profitti per i Riva.
E così l'AIA diventa il giochino di parole che trasforma l'imposizione della fine delle attività inquinanti in un'ordinaria attività di rinnovamento degli impianti per continuare a produrre indisturbati.



Ilva Taranto: altiforni 1-5 non piu' stop in contemporanea

All'Ilva gli altiforni 1 e 5 potrebbero non rimanere piu' fermi insieme. Azienda e sindacati stanno infatti verificando la possibilita' di far ripartire prima l'altoforno 1 e solo successivamente bloccare l'altoforno 5. Stando alla tabella di marcia dell'Autorizzazione integrata ambientale, infatti, l'altoforno 1, che e' stato fermato ai primi di dicembre scorso, ripartira' nell'arco di 18-24 mesi, mentre l'altoforno 5, che sara' fermato a giugno del 2014, ripartira' alla fine dello stesso anno. Per i sindacati metalmeccanici, se si riuscisse ad evitare lo stop contemporaneo dei due altiforni, nel prossimo anno gli esuberi potrebbero essere contenuti in 4000-4500. (Repubblica)

domenica 17 marzo 2013

Processioni quaresimali

Ilva e rione Tamburi puliti. Venerdì Taranto mobilitata

Delegati e rappresentanze di lavoratori di varie fabbriche e città italiane, impegnati nella lotta alle morti sul lavoro e all'inquinamento, saranno all'Ilva e al rione Tamburi di Taranto venerdì prossimo, 22 marzo, per una iniziativa promossa dalla 'Rete nazionale per la sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio'. Lo riferisce la stessa 'Rete' con un comunicato.
Delegati e rappresentanze saranno dinanzi alla direzione Ilva alle 13.30  e incontreranno gli operai alle 15 alla portineria A e alle 16 alla portineria D. E' previsto anche un servizio navetta per raggiungere la direzione Ilva. Alle 17 i partecipanti all'iniziativa saranno al cimitero di san Brunone per incontrare i lavoratori cimiteriali e rendere un saluto, accompagnati da esponenti del 'Comitato 12 giugno', alle vittime sul lavoro e da inquinamento in fabbrica e sul territorio.
Alle 17.30 i manifestanti saranno al rione Tamburi per incontrare la gente del quartiere e dare sostegno alla battaglia per la bonifica delle aree inquinate. Nell'occasione interverrà il presidente di 'Taranto Futura', l'avv. Nicola Russo, il quale esporrà i contenuti del referendum cittadino che dovrebbe tenersi il 14 aprile prossimo con l'opzione della chiusura dell'area a caldo del Siderurgico.(Repubblica)

sabato 16 marzo 2013

Il buffone smascherato?

COMUNICATO: Arpa Puglia comunica alla Procura inadempienze dell'Ilva e il potere politico si preoccupa

L'assessore all'ambiente della Provincia di Taranto Giampiero Mancarelli ha chiesto al ministro Clini di intervenire "con la necessaria tempestività"  sugli enti di controllo "con l'obiettivo di non alimentare, seppure indirettamente, confusione nell'opinione pubblica  tarantina". La lettera è stata inviata anche alla Regione Puglia.
Questa richiesta di intervento dell'assessore Mancarelli "per coordinare gli organi di controllo" (come scrive l'assessore) avviene dopo che l'Arpa Puglia ha constatato la non esecuzione di varie prescrizioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) da parte dell'Ilva.
L’Aia, firmata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini il 26 ottobre 2012, non è al momento rispettata e questa dichiarazione è contenuta in un documento ufficiale che l’Arpa avrebbe inviato come comunicazione di reato (1) alla Procura il mese scorso. Le firme sono quelle di Giorgio Assennato, Massimo Blonda e Simona Sasso, rispettivamente direttore generale, direttore scientifico e funzionario di Arpa Puglia.
Anche noi - con una scrupolosa verifica delle prescrizioni dell'Aia - siamo giunti alla conclusione che l'AIA (benché carente) non sia applicata in parti molto importanti.
Siamo davvero stupiti che l'assessore Mancarelli, anziché essere preoccupato della non attuazione dell'AIA, sia preoccupato degli organi di controllo che stanno facendo il loro dovere di verifica, e a cui va assicurata una piena autonomia. All'Arpa Puglia spetta uno "status" di ente terzo. L'Arpa deve essere indipendente dal potere politico e soprattutto dal ministro Clini che, peraltro, ha dichiarato che "al momento non risultano inadempienze" da parte dell'Ilva per l'AIA, nonostante l'Arpa Puglia affermi che gli impianti continuino ad inquinare, in violazione delle prescrizioni dell'AIA stessa.

Fabio Matacchiera - presidente Fondo Antidiossina Taranto
Fulvia Gravame - responsabile nodo di Taranto PeaceLink
Alessandro Marescotti - presidente di PeaceLink

Ecco il testo integrale della lettera di Mancarelli:
Ill.mo Sig. Ministro
la comunità ionica sta seguendo con comprensibile trepidazione l’avviato percorso di ambientalizzazione dello stabilimento Ilva di Taranto. In poco tempo, e con il concorso di tutti gli attori sociali e istituzionali coinvolti, stiamo dimostrando che il corso dello storia può cambiare. Parlo di storia perché tutti insieme stiamo scrivendo una nuova pagina per Taranto e per la Terra Ionica. Il tempo giudicherà i nostri atti ma per ciò che è stato fatto sinora possiamo ritenerci – almeno questa è la mia considerazione – moderatamente soddisfatti.
E proprio al fine di non inficiare l’unità di intenti che ci accomuna e che, a vario titolo, ci obbliga ad operare con il massimo senso di responsabilità, Le chiedo, Signor Ministro, di intervenire con la necessaria tempestività per coordinare l’operato di tutti gli enti di controllo con l’obiettivo di non alimentare, seppure indirettamente, confusione nell’opinione pubblica tarantina.
Beninteso, il nostro intento è comunicare con tempestività e trasparenza tutti i risultati rivenienti dalle attività di rilevazione e monitoraggio; e tuttavia, avvertiamo anche l’obbligo morale, prima ancora che politico e istituzionale, di non lanciare alla popolazione messaggi equivoci o peggio ancora contraddittori che rischiano di delegittimare proprio il prezioso e insostituibile lavoro degli enti di controllo cui è demandato il compito di effettuare le opportune verifiche. (QI)

Tutti seduti per Taranto

----- Appello -----

"Ambiente svenduto". Con la Procura di Taranto per vincere in tutt'Italia

Aderiamo alla manifestazione nazionale di Taranto del 7 aprile e al sit-in a Roma del 9 aprile in concomitanza con il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge 231/2012 (nota a molti come "Salva-Ilva"). Questa legge, a dispetto del nome, riguarda tutti gli stabilimenti inquinanti di interesse strategico nazionale e purtroppo toglie alle procure italiane la possibilita' di compiere sequestri degli impianti inquinanti li' dove e' necessario tutelare la salute e la vita dei cittadini e dei lavoratori esposti.
Il GIP Patrizia Todisco, della Procura di Taranto, ha evidendiato 17 vizi di incostituzionalita' in tale legge.
Riteniamo importante sostenere la manifestazione di Taranto del 7 aprile e il sit-in a Roma del 9 aprile: invitiamo tutti a parteciparvi.
Se vincono le ragioni di Taranto vincono le ragioni di tutte le citta' italiane.
Se invece perde Taranto perdiamo tutti.
E' in gioco non solo per la tutela della salute dei tarantini ma di quegli italiani esposti alle emissioni di impianti con emissioni cancerogene, genotossiche e neurotossiche, in quanto
la legge 231/2012 toglie la tutela ultima costituita dai poteri di sequestro della magistratura quando i decisori politici falliscono o sono conniventi con gli inquinatori.
E' in gioco non solo la tutela della salute e dell'ambiente ma la difesa della stessa Carta Costituzionale, ritenuta ormai un ostacolo per quel potere politico che vuole togliere alla magistratura la propria autonomia, specie quando e' tenuta a intervenire in situazioni di pericolo acclarato.
A leggi che antepongono l'interesse economico alla salute occorre opporre lo spirito e la lettera della Costituzione che antepone viceversa l'interesse sociale al profitto.
www.peacelink.it

venerdì 15 marzo 2013

Se n'è accorta anche l'ISPRA: l'Ilva sbuffa da tutti i pori

...e per fortuna che il Ministero del Circo Clini ha detto che va tutto bene!


Taranto, ispettori Ispra nelle cokerie Ilva: emissioni oltre i limiti

Emissioni fuori legge dall’Ilva, in particolare dalle cokerie. A segnarlo, per ora solo al ministero dell’Ambiente in attesa di inviare una circostanziata relazione alle autorità competenti, è l’Ispra a seguito della tre giorni di ispezione (dal 5 al 7 marzo) compiuta nell’Ilva per verificare lo stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsiti dalla nuova Aia. Gli ispettori dell’Ispra, in particolare, avrebbero accertato alcune violazioni dei limiti emissivi prescritti dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale. I funzionari dell’Isti - tuto superiore per la protezione e la ricerca ambientale fanno riferimento al «rispetto della durata delle emissioni visibili durante il carimento della miscela nelle batterie 3-4-5-6-9-10 della cokeria perché i tempi sono quasi sempre superiori ai 30 secondo previsti».
Inoltre, non vengono rispettate «le prestazioni emissive per il parametro polveri nel reparto cokefazione con il superamento del limite di 20 microgrammi di concentrazione di polveri per le batterie 9-10 della cokeria, con particolare accentuazione al superamento nella giornata di wind days verificatosi il 3 marzo. Per le batterie 3-4-5-6 ora ferme, sono stati inoltre verificati il superamento dei limiti emissivi prima della chiusura».
I tecnici dell’Ispra censurano, inoltre, «l’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento 1 e 2, asservite alle batterie 3-4 e 5-6 della cokeria non più in esercizio, emissione superiore ai limiti prima della fermata delle batterie; superamenti sono stati registrati anche per la torre di spegnimento 7 asservita alle batterie 11-12, attualmente in funzione, esaminando i monitoraggi mensili delle emissioni diffuse di polveri». L’Ilva, insomma, continua ad inquinare, visto che dopo la comunicazione di notizia di reato fatta dall’Arpa alla Procura della repubblica a metà febbraio e ancora coperta da diversi omissis, ora anche l’Ispra segnala la violazione dei limiti emissivi previsti dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale.
Tutta da verificare è la perseguibilità penale del «nuovo» inquinamento considerato che la legge salva-Ilva di fatto consente all’azienda di utilizzare gli impianti per 36 mesi dal rilascio dell’Aia, senza incorrere nel rischio di vederseli sequestrare senza facoltà d’uso come avvenne il 26 luglio scorso, quando fu eseguito il provvedimento firmato dal gip Patrizia Todisco che decise così di porre fine alle emissioni, causa di malattie e morte per operai e cittadini. (GdM)