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venerdì 16 ottobre 2015

Il Ritorno di La Vecchia

E mentre un colosso come l'Ilva di Taranto veniva messo in ginocchio da un forte nubifragio  che ha colpito il capoluogo jonico, dell'Ilva di Taranto si parlava ad una conferenza che si è tenuta a Bergamo in occasione di "BergamoScienza". Alla conferenza in questione, dal titolo "LA STORIA DELL'ILVA DI TARANTO E L'IMPATTO DELLA INDUSTRIA SULLA SALUTE", ha partecipato come relatore Carlo La Vecchia. Se non lo ricordate.... è la stessa persona che, in qualità di consulente dell'Ilva, aveva firmato il dossier (insieme ad altri consulenti: Paolo Boffetta, Marcello Lotti e Angelo Moretti) con cui contestavano le conclusioni dell’Arpa, della magistratura e degli esperti del ministero della Salute autori dello studio “Sentieri” sull’impatto delle emissioni dello stabilimento. Riferendosi proprio alla diffusione del tumore ai polmoni, i consulenti sembravano riproporre vecchie tesi care alla famiglia Riva. Hanno scritto che le neoplasie non dipendono dall’inquinamento prodotto dal siderurgico ma dagli stili di vita dei tarantini perché «é noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70». Per rinfrescare la memoria, si consiglia la lettura dell'articolo de La Stampa.
Chissà se La Vecchia a Bergamo ha spiegato che se i tarantini si ammalano di tumore è perchè fumano troppo o per altre ragioni.... A noi rimane senz'altro sconosciuto il motivo del perchè abbiano chiamato a parlare  "dell'impatto reale di Ilva sulla salute dei tarantini della zona circostante" proprio ad un consulente di Ilva, membro del Centro Studi Ilva.

lunedì 8 settembre 2014

"Così mi distraggo un po'"...

Ilva ed emergenza sanitaria, i pediatri di Taranto a Renzi: “Ci vuole incontrare?”

“Gentile presidente, già nel mese di agosto le chiedemmo un incontro per mettere sul tavolo di un confronto competente e sincero la questione sanitaria tarantina, ma non abbiamo avuto alcun riscontro. Sapendo della sua venuta in Puglia per l’evento delle Fiera del levante ci permettiamo di reiterare la richiesta”. Si apre così la lettera rivolta al premier Matteo Renzi dalla dottoressa Annamaria Moschetti dell’Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata ( ACP ), dal dottor Oronzo Forleo, neonatologo responsabile  della “Terapia Intensiva Neonatale” di  Taranto e dalla dottoressa Dora Tagliente, presidente dell’Associazione Onlus “Delfini e Neonati” per la neonatologia. “La situazione ambientale e sanitaria tarantina è grave per come da sempre riportano i dati sanitari cui da ultimo si è aggiunto l’aggiornamento dello studio “Sentieri” con i suoi terribili report sulla mortalità infantile – scrivono i tre medici a Renzi – l’allarme sociale è altissimo. Noi pediatri, da sempre al fianco delle famiglie e dei bambini pensiamo di potere dare un utile contributo ai decisori politici, sempre che lo vogliano. Presidente, vuole incontrarci?”.
E’ la domanda posta alla fine della lettera. Renzi accoglierà questa nuova e accorata richiesta? O sarà troppo preso da altro, come incontrare Sajjan Jindal, presidente di Jsw Steel, multinazionale indiana dell’acciaio, cosa accaduta solo qualche giorno fa, per sondare l’interesse dell’imprenditore nei confronti degli stabilimenti di  Piombino e  Taranto? E proprio ieri, nel suo intervento alla Festa dell’Unità, lo stesso presidente del Consiglio aveva ripetuto lo slogan più in voga tra politici e imprenditori: “Il rilancio della siderurgia nazionale è fondamentale”. E la salute dei cittadini di terra ionica? Quella, a quanto pare, non è mai una priorità per gente come lui. E noi, da tempo, abbiamo smesso di stupirci. (Inchiostroverde)

mercoledì 20 agosto 2014

Cara Taranto ti scrivo...

La Commissione Europea scrive a Peacelink

Nuova Lettera del Commissario Europeo Janez Potocnik a Peacelink
20 agosto 2014 - Redazione Peacelink
 
Il 14 agosto 2014 il Commissario Europeo Janez Potocnik ha scritto a Peacelink nell'ambito della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia sulla questione Ilva.
Di seguito il testo originale e la traduzione in italiano.

Janez Potocnik, Commissario Europeo 
Bruxelles, 14 agosto 2014 

Ms Antonia Battaglia, Mr Alessandro Marescotti, Mr Luciano Manna
Peacelink
Post Box 2009
Taranto
ITALY
Dear Madam, dear Sirs,
Thank you for your letter of 7 July 2014 in which you express your worries about the
conclusions of the latest update of the "Sentieri" study, confirming the sanitary critical situation in Taranto and Statte.
I would like to reassure you that the European Commission continues to closely monitor the situation with the aim to ensure that Italian authorities take the necessary measures for the actual implementation of the ILVA permit, in order to comply with all relevant emission limits imposed for environmental and health reasons. I consider that some limited progress has already been made after the start of the infringement procedure, but I am committed to pursuing this case until full satisfaction is found for the people directly affected and the environment in Taranto in line with existing EU law.
I also share your concerns relating to the need of urgent measures, but there is no
easy solution to the longstanding environmental pollution in Taranto the control and cleanup of which will need serious efforts by the Italian authorities. Finally, I want to confirm that, on the basis of all the information in its possession, the European Commission will rapidly decide what further action to take in the framework of the infringement procedure, with the aim of protecting the environment and citizens' health in Taranto.
Yours sincerely
firma Janez Potocnik






Janez Potocnik,
Commissario Europeo
                                                                                  Bruxelles, 14 agosto 2014

Signora Antonia Battaglia
Signor Alessandro Marescotti
Signor Luciano Manna
Peacelink
Taranto


Cara Signora, Cari Signori,
Vi ringrazio per la lettera del 7 luglio 2014 nella quale esprimete preoccupazione riguardo le conclusioni dell’aggiornamento dello studio “Sentieri”, che conferma la criticità della situazione sanitaria di Taranto e di Statte.
Ci tengo a rassicurarvi sul fatto che la Commissione Europea continua a monitorare da vicino la situazione, al fine di assicurare che le Autorità Italiane prendano le misure necessarie per una effettiva realizzazione del permesso ILVA ( AIA), in modo da garantire il rispetto dei limiti delle emissioni rilevanti, così come imposti per ragioni di natura ambientale e sanitaria. 
Credo che un progresso seppur limitato sia stato realizzato dopo il lancio della procedura di infrazione, ma sono intenzionato a portare avanti il caso finché piena soddisfazione sia stata data alla popolazione direttamente colpita e all’ambiente a Taranto, così come garantisce il diritto europeo in materia.
Io condivido inoltre le vostre preoccupazioni relative alla necessità di misure urgenti, ma non ci sono soluzioni facili all’annoso inquinamento ambientale di Taranto, il cui controllo e la cui rimozione richiederanno uno sforzo molto serio da parte delle autorità italiane.
Infine, tengo a confermare che, sulla base delle informazioni in Suo possesso, la Commissione Europea deciderà rapidamente quale ulteriore azione intraprendere nel quadro della procedura di infrazione, con il fine di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto.

Cordiali saluti,
Janek Potocnik
Note:insieme alla lettera è stata in conferenza stampa è presentata un'analisi dei dati ipa di Arpa Puglia
 
(Peacelink) 


martedì 15 luglio 2014

Benvenuto Ippocrate!

I pediatri di Taranto e provincia dicono: E' necessario intervenire "evitando esposizioni indebite dei bambini a inquinanti ambientali" e per " garantire alle donne in gravidanza un ambiente sicuro".

I Pediatri di Taranto, prendendo atto dell'aggiornamento dello studio SENTIERI dell'Istituto Superiore di Sanità che ha dimostrato e confermato un eccesso preoccupante dimortalità e ricoveri nel primo anno di vita e in generale nella fascia 0-14anni, una maggiore incidenza di patologie tumorali, di patologie perinatali e di patologie respiratorie acute, maggiori incidenze che si verificano in un territorio ad alto rischio ambientale riconosciuto come Sito di Interesse nazionale per le Bonifiche , concordano con gli autori dello studio sulla necessità di intervenire "evitando esposizioni indebite dei bambini a inquinanti ambientali" e di " garantire alle donne in gravidanza un ambiente sicuro".
Preso atto, inoltre, che, in base al documento di Valutazione del Danno Sanitario elaborato da ARPA Puglia ancora nel 2016 persisterà l'immissione nell'ambiente di sostanze cancerogene e tossiche con un rischio cancerogeno per via inalatoria inaccettabile per un grande numero di cittadini e tra questi donne gravide e bambini, i Pediatri concordano con le conclusioni di ARPA Puglia sulla insufficienza delle misure finora messe in atto per la tutela della salute dell’intera popolazione e dei bambini in particolare.
Alla luce di quanto premesso si chiede  che venga immediatamente sospesa la immissione di sostanze nocive sulla popolazione poiché, stante l'attuale situazione, l'unica cosa di cui ha bisogno il nostro territorio è un immediata e profonda opera di bonifica ambientale e meno che mai  di eventuali ulteriori interventi che possono essere ulteriormente pregiudizievoli per l'ambiente.
Riteniamo gravissima questa situazione in cui i nostri bambini sono condannati ad una aspettativa di vita inferiore a quella di altri e che nessuna motivazione politica, economica o sociale può giustificare tale situazione.
Si sottolinea , inoltre, che dai suggerimenti dello studio SENTIERI emerge fortemente la necessità di implementare le risorse utili per una efficace prevenzione prima e poi per una efficace gestione delle patologie pediatriche e neonatali volte ad abbattere questa inaccettabile mortalità infantile .
A fronte dei tanti bisogni del nostro territorio assistiamo invece purtroppo ad un impoverimento delle risorse umane proprio in quei settori come la  Terapia Intensiva Neonatale e la  Pediatria dell’Ospedale che avrebbero urgente necessità di essere arricchite nella stessa pianta organica , settori  questi che, con la pediatria di base territoriale ,sono l’unico argine contro questo inaccettabile trend di mortalità.
I Pediatri di Taranto dichiarano la propria disponibilità  a collaborare a qualsiasi iniziativa di ricerca epidemiologica e qualsiasi piano sanitario teso a tutelare la salute dei minori.
Firmato:
I Pediatri di Taranto eProvincia
Il presente documento è condiviso e sottoscritto dalla Presidenza e dalla Commissione Ambiente e Salute dell'Ordine dei Medici e Odontoiatri di Taranto

E la chiamavano prevenzione..

Studio Sentieri, l’Isde ed altri scrivono al ministero della Salute per denunciare lacune su prevenzione

La lettura congiunta dei risultati degli studi SENTIERI, il cui ulteriore sviluppo è stato recentemente pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione (Marzo – Aprile 2014) e del Piano della Prevenzione 2014-2018 evidenziano, a giudizio delle società scientifiche e degli altri firmatari della presente, il mancato trasferimento in Sanità Pubblica delle importanti indicazioni. Lo sconcerto che questo mancato trasferimento crea in quanti come noi sono impegnati nel promuovere il principio di precauzione e la prevenzione primaria, deriva dal fatto che, nei Siti di Interesse Nazionale, almeno 6 milioni di persone sono esposte da 40-50 anni agli effetti patogeni di sostanze nocive per la salute immesse nell’ambiente da produttori di rischio non adeguatamente controllati dalle competenti istituzioni: gli studi SENTIERI evidenziano come questa esposizione, conformemente alle attese, abbia effettivamente dato luogo a gravi e diffusi danni alla salute degli esposti: molte persone si sono ammalate e sono morte e molte altre si ammaleranno e moriranno!
Tutto questo fa sorgere la seguente domanda: ci sono, anche alla luce dello sviluppo delle conoscenze sulle relazioni tra ambiente e salute (vedi l’enorme letteratura disponibile su epigenetica e interferenti endocrini), validi motivi scientifici per attendersi che persone esposte a tossici noti non si ammalino o non muoiano e quindi per non attivare appropriati interventi di sanità pubblica?  Purtroppo la lettura del Piano della prevenzione 2014-2018 nella versione attuale per quanto riguarda la prevenzione primaria ed i rapporti tra ambiente e salute è veramente desolante: non vi è alcun accenno alla necessità di avviare opportune e incisive attività di prevenzione primaria nei territori in cui insistono i SIN, mentre i riferimenti scientifici su cui viene impostata la prevenzione
Di più: a nostro avviso, l’approvazione del Piano della Prevenzione nella sua attuale versione, comporterebbe l’affermarsi nella pratica di un modello di “sanità pubblica” in cui si osservano gli effetti sulla salute di popolazioni lasciate vivere per decenni in condizioni di inquinamento ambientale noto per la sua dannosità, limitandosi a verificare se al loro interno si determini un eccesso di malattie e morti, senza poi intervenire, lasciando che gli esposti continuino a subire gli effetti di un inquinamento ambientale noto, prevenibile e non prevenuto e la persistenza di un intollerabile danno sanitario, ponendo così in essere una anti-etica discriminazione sociale nei confronti di chi vive in aree a rischio minore o non a rischio.
Per tali motivi riteniamo improponibile per le popolazioni esposte, non etico per gli operatori della sanità pubblica e del tutto inappropriato per il funzionamento del Servizio sanitario nazionale, un Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 che non affronti il problema di trasferire in sanità pubblica le indicazioni provenienti dagli studi SENTIERI, attraverso un percorso programmatico concertato, partecipato e orientato dalle conoscenze disponibili in letteratura, dando luogo, seppur con enorme ritardo, all’avvio di un processo di mappatura in ciascun SIN dei rischi realmente presenti e delle iniziative di prevenzione primaria adottate o ancora da adottare.
A tal fine è indispensabile potenziare e orientare l’attività dei Dipartimenti di Prevenzione delle Unità Sanitarie Locali, cui spetta il compito istituzionale di “garantire la tutela della salute, prevenzione delle malattie e della disabilità, miglioramento della qualità della vita” (DLgs 502/92 e succ. mod, art 7-bis, comma 1) e di “promuovere azioni volte ad individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana e animale” (ibidem, art. 7- bis, comma 2). È, inoltre, necessario attuare interventi per favorire le indispensabili interazioni con il sistema delle Agenzie Regionali per l’Ambiente, altro terreno su cui si registrano diffuse inadempienze.
Nel segnalare il grave vulnus che, in assenza di tale iniziativa, verrebbe inflitto al diritto alla salute degli almeno sei milioni di esposti che vivono nei SIN (un decimo della popolazione italiana), i firmatari della presente chiedono l’apertura di un tavolo di lavoro che preveda la partecipazione di loro rappresentanti, per integrare gli indirizzi operativi previsti nell’attuale versione del Piano della Prevenzione 2014-2018, mettendo a disposizione, ove necessario, le competenze scientifiche presenti. Ringraziando per l’attenzione, restiamo in attesa di vostre determinazioni in relazione alla richiesta da noi avanzata a difesa del diritto alla salute degli esposti nei SIN. (inchiostroverde)

I firmatari
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri
Gruppo di lavoro FNOMCeO su “Professione, Salute e Ambiente, Sviluppo Economico”
Slow Medicine
Società Italiana di Medicina Generale – SIMG

sabato 5 luglio 2014

Il grande traguardo del sindaco pediatra: più bambini morti!

E adesso? Preparerà un'altra letterina?
Intanto fa l'imbronciato, picchia i pugni a terra e cerca su google qualche nome di fantaesperti da buttare nella mischia !
 Solito teatrino...


Sindaco di Taranto «Tumori infantili dati inaccettabili»

«I dati sui tumori infantili, aggiornati dallo studio Sentieri e diffusi dall’Istituto superiore di sanità, sono inaccettabili. Se la morte di centenari provoca tristezza, quella di bambini causa un senso di inquietudine ed angoscia. La nostra dignità non va calpestata». Lo ha detto, ieri mattina, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, durante una conferenza stampa indetta sul progetto «Tempa Rossa» e poi monopolizzata sui dati choc sull’incremento dei decessi in età pediatrica. Quel + 21 per cento scuote Stefàno, forse da pediatra prima ancora che da sindaco di una delle città più inquinate d’Italia. E, forse, d’Europa.
Di fronte a questi dati, la risposta del primo cittadino non si fa attendere. Non è dirompente. Non assume il contorno perentorio dell’ultimatum al Governo, non ha la forma drastica dell’or - dinanza sindacale (magari per la chiusura dell’area a caldo) ma ha comunque un significato politico. Da non trascurare e soprattutto da rilevare, da evidenziare, rispetto ad un passato che ha visto il sindaco non abbandonare mai il binario dei rapporti basati sul galateo istituzionale. Nessuno fraintenda, Stefàno usa ancora toni rispettosi verso Regione e Governo ma, questa volta, senza fronzoli dice anche che «per la nostra situazione, per il dramma che vive Taranto,. in tanti a parole si sono dichiarati vicini e solidali. In tanti, si sono commossi ma di concretezza, in questi anni, ne ho vista davvero poca. Molto poca. E, di fronte a questi dati, non si può più star fermi. Voglio capire, sapere, qual è la situazione attuale e quali rischi corre la popolazione e lo voglio sapere subito e con evidenza scientifica. Nel frattempo - prosegue - so (e questo mi rattrista) che i nostri bambini vivono meno di quelli pugliesi. Ed allora, per questo in queste ore sto scrivendo al Governo ed alla Regione».
E cosa chiede al ministero dell’Ambiente ed alla giunta Vendola? Al Governo Renzi, il sindaco Stefàno chiede di «nominare un’authority, una commissione di esperti nazionali, che dicano se il lavoro fin qui realizzato dal ministero va nella giusta direzione. È giusto far sì che si esprimano su questa nostra drammatica vicenda scienziati di fama internazionale. Propongo di affidarci al professor Lucio Luzzatto, genetista di fama mondiale che, rientrato recentemente da Londra, sta collaborando con la Regione Toscana per u n’indagine molto importante. Facciamo ricorso alle nostre eccellenze ».
Il ricercatore a cui fa cenno Stefàno è, peraltro, un oncologo e genetista di fama mondiale ed è direttore scientifico dell’Istituto toscano tumori di Firenze. Tra le sue pubblicazioni più recenti, si ricordano "Capire il cancro. Conoscerlo, curarlo, guarire" (Rizzoli, 2008). Ed allora, Stefàno chiede al presidente Renzi ed ai ministri Galletti (Ambiente) e Lorenzin (Salute) di nominare questa commissione di esperti e di aggiornare il più possibile questi dati considerato che «quelli di Sentieri si riferiscono a qualche anno fa essendo i bambini, purtoppo, ormai morti e quindi hanno seguito tutto l’iter della patologia». Ed ancora, il sindaco di Taranto chiede alla Regione Puglia, scrivendo all’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, ponendo l’accento sulle liste d’attesa «che continuano ad essere ancora troppo lunghe. Ho un elenco molto lungo di persone colpite da tumori che sono costrette ad aspettare quasi un anno per una visita. E vengono dal sindaco per chiedere una raccomandazione ma questo è assurdo così come è inconcepibile non avere avuto ancora, a sette anni dalla mia richiesta, Chirurgia toracica a Taranto». (GdM)

giovedì 3 luglio 2014

La lotteria dei malanni. Fortuna che l'aria è pulitissima ora!

Taranto, 21% in più di mortalità infantile rispetto a media

Nella Terra dei Fuochi e a Taranto si muore di più che nel resto delle rispettive regioni, ci si ammala e si viene ricoverati più spesso a causa dei tumori. A rendere pubblici i dati è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha appena pubblicato sul proprio sito l’aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri. Un dossier che ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nei giorni scorsi, rivelando anche le difficoltà di trovare finanziamenti per completare il lavoro.
A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale. Confermati anche gli eccessi di mortalità per gli adulti trovati dalle precedenti edizioni della ricerca. Secondo lo studio nell’area sottoposta a rilevamenti c’è un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%, mentre nel primo anno di vita l’eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20%. Per alcune malattie di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l’aumento della mortalità è invece del 45%. “Lo studio conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini – scrive l’Iss -. Le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”.
Nella Terra dei Fuochi c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6%. Lo studio, spiega il sito dell’Iss, si basa sui dati di 55 comuni, e ha riscontrato anche un eccesso di ricoveri ospedalieri per diversi tipi di tumore. “In particolare è stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorali) – si legge -, è costituito da: “tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini)”.
Il tumore della mammella è in eccesso in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini”. L’analisi non ha invece trovato un eccesso di mortalità tra i bambini, mentre il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è risultato maggiore del 51% nella provincia di Napoli e del 68% in quella di Caserta. “Per quanto riguarda la fascia di età 0-14 anni si osserva un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di Caserta – spiega l’Iss -. Nella provincia di Napoli, servita dal Registro Tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi d’età 0-14″. (FQ)

Nota stampa dell'Istituto Superiore di Sanità


Aggiornato lo studio SENTIERI per la cosiddetta "Terra dei fuochi"(TdF) e per il SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Taranto
Componenti del Gruppo di lavoro ISS per l’aggiornamento dello Studio:
- Loredana Musmeci, Pietro Comba, Lucia Fazzo, Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria)
- Stefania Salmaso, Susanna Conti, Valerio Manno, Giada Minelli (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)

Sintesi dei risultati




Lo studio sulla cosiddetta "Terra dei Fuochi”"individuata in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta) e sui comuni del SIN di Taranto (Taranto e Statte), affidato dal Parlamento all’Istituto Superiore di Sanità con la Legge n°6 del 6 febbraio 2014, avviatosi a febbraio e conclusosi a maggio, nei tempi previsti dal legislatore, è stato realizzato con lo scopo di rilevare eventuali eccessi di mortalità, incidenza oncologica e morbosità stimata attraverso i dati di ospedalizzazione, riferibili all’esposizione a contaminanti ambientali.

Studio e metodologia

mercoledì 14 maggio 2014

Siamo i pentatleti delle patologie!

Dossier Sentieri, l’Italia dei veleni è sempre più malata: aumento tumori fino al 90%

Nelle aree più inquinate d’Italia i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. L’Italia dei veleni ormai è così, più si scava e più sembra lontano e improbabile l’antidoto che salverà il malato. E questo non vale solo per le ruspe che fanno affiorare fusti interrati. Vale anche per gli studi epidemiologici che nelle aree più inquinate del Paese registrano, anche negli ultimi anni, aumenti preoccupanti della mortalità, dell’incidenza oncologica e dei ricoveri ospedalieri. In particolare cancro della tiroide, tumore alla memmella e mesotelioma.
Pochi giorni fa, quasi in sordina, è stato pubblicato sul sito dell’Associazione degli epidemiologi il terzo dossier dell’Istituto superiore di Sanità sugli effetti sulla salute delle popolazioni esposte ai Sin, i Siti di interesse nazionale per le bonifiche. E’ l’aggiornamento dello studio “Sentieri”, realizzato dal Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’ISS dopo quelli realizzati nel 2010 e 2011. L’indagine intende approfondire il livello di compromissione della salute dei 5 milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie chimiche che hanno sversamento per anni i loro veleni contaminando terreni e acque.
Stavolta, i ricercatori dell’ISS hanno lavorato su tre banche dati diverse, incrociando le rilevazioni sulla mortalità aggiornate al 2010 (le precedenti prendevano in esame gli anni 2002-2005), l’incidenza oncologica per gli anni 1996-2005 e dati di ospedalizzazione relativi al periodo 2005-2010. “La scelta è motivata dal fatto che quando si ha a che fare con patologie ad alta sopravvivenza lo studio della sola mortalità porterebbe a sottovalutarne l’impatto effettivo”, spiega Roberta Pirastu, docente alla Sapienza e curatrice del rapporto Sentieri. E’ il caso del tumore alla tiroide per il quale in alcuni Sin sono stati rilevati incrementi sia per l’incidenza tumorale che per i ricoveri. Nell’area Brescia-Caffaro, ad esempio, l’incidenza dei tumori rilevata è +70% per gli uomini e +56% per le donne, ai Laghi di Mantova +74% e +55%, a Taranto +58 e +20. Anche i ricoveri in eccesso sono un bollettino di guerra: a Brescia +79 per gli uomini e + 71% per le donne, +84 e + 91 ai Laghi di Mantova, a Milazzo +55 e +24, a Taranto +45 e +32.
Tornando alla nuova indagine va detto che la scelta di includere nell’analisi l’incidenza oncologica ha limitato la ricerca ai 18 siti in cui è attivo un registro dei tumori. Ma lo studio sarà completo per gli altri dati (mortalità, ricoveri) in tutti e 44 entro la fine dell’anno. In ogni caso l’evidenza della ricerca è una e pesantissima: Taranto e i comuni dell’area campana della Terra dei Fuochi non sono gli unici territori in cui tocca correre ai ripari, programmare screening sanitari, biometraggi, analisi dei contaminanti, oltre a bloccare subito gli scempi ambientali e dar corso a rapide bonifiche.
Dall’analisi emerge con forza, ad esempio, la gravità dell’esposizione ad amianto subita dalle popolazioni residenti nei SIN e che risulta evidente, per gli uomini, dai dati relativi al mesotelioma. Eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano infatti a Biancavilla (CT) e Priolo (SR), dove è documentata la presenza di asbesto e fibre asbestiformi. Ma anche nelle aree portuali di Trieste, Taranto, Venezia e dove ci sono industrie chimiche (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste). Questo, spiega il dossier, conferma la diffusione dell’amianto nei siti contaminati “anche al di là di quelli riconosciuti tali in base alla presenza di cave d’amianto e fabbriche di cemento-amianto”.
Dall’analisi del profilo di rischio oncologico risulta anche una maggiore incidenza di tumore del fegato in entrambi i generi riconducibile a un “diffuso rischio chimico nei SIN”. Ma non si tratta solo di tumori. Per esempio, nel Basso bacino del fiume Chienti sono emersi eccessi per le patologie del sistema urinario, in particolare le insufficienze renali, che inducono a ipotizzare un ruolo causale dei solventi alogenati dell’industria calzaturiera. Sempre per le patologie renali è stato suggerito un approfondimento a Taranto. A Porto Torres (SS) si registrano eccessi in ambedue i sessi e per tutti gli esiti considerati (mortalità, incidenza oncologica, ricoveri ospedalieri) per patologie come le malattie respiratorie e il tumore del polmone, per i quali si suggerisce un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici; per le stesse patologie rilevate a Taranto è stato suggerito un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici.
Le conclusioni, con questi dati, dovrebbero essere un codice rosso per la politica sanitaria e ambientale, a livello nazionale e locale. Per tutti i SIN si chiede di acquisire maggiori conoscenze dei contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali per meglio stimare l’esposizione attuale e pregressa.  Ma non è affatto scontato che succeda, come dimostra il caso dello studio sull’esposizione sanitaria bambini da un anno nel cassetto del Ministero in attesa di 350mila euro di fondi. Anche per questo, a fronte di numeri tanto allarmanti, oggi stesso ci sarà un question time in aula sollevato dal gruppo dei Cinque Stelle. Alberto Zolezzi e gli altri componenti del gruppo alla Camera chiederanno al ministro dell’Ambiente. L’intero progetto Sentieri, va detto, ha costi contenuti, e tuttavia poche certezze di andare avanti: le prime due edizioni (2010 e 2011) sono costate solo 250mila euro, la terza (2014) circa 130mila. E questo grazie al fatto che il gruppo di lavoro ristretto , compresi curatori e autori del rapporto, sono dipendenti dello Stato, dell’ISS, del ministero, dei Registri dei tumori. Poi ci sono tre contrattisti precari che costano 50mila euro l’anno. “In effetti, costiamo pochissimo”, raccontano loro.
Andare avanti, nonostante le scarse risorse a disposizione , è però necessario. Il rapporto indica espressamente l’impellenza di avviare o proseguire programmi di biomonitoraggio umano per una serie di SIN, tra gli altri, Brescia-Caffaro e Trento. Sono stati inoltre raccomandati programmi di ricerca relativi alla catena alimentare in sub-aree ben definite del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano. Lo studio fornisce poi dati tali da rendere indifferibili le azioni di bonifiche, non solo per Brescia-Caffaro ma anche a Biancavilla, dove gli eccessi riscontrati per mesoteliomi e tumori maligni della pleura in entrambi i sessi sono riconducibili a un’unica fonte di esposizione, una cava di materiale lapideo contenente una fibra asbestiforme di nuova identificazione, la fluoro-edenite.
In siti più complessi, come quello di Taranto, i risultati di Sentieri e l’insieme delle conoscenze disponibili “attribuiscono un ruolo specifico alle esposizioni ambientali”. Conoscenze “ricche e solide che rendono ora possibile prevedere procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS)”. Tocca solo vedere se ci sarà la volontà di realizzarle nelle aree produttive compromesse, anche al prezzo di scoprire che il binomio tra lavoro-salute, che divide ormai l’Italia, non può essere risolto dal compromesso.(FQ)


Sentieri from ilfattoquotidiano

SENTIERI: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri

Epidemiologia&Prevenzione cover
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Il Progetto SENTIERI è stato condotto e finanziato nell’ambito del «Programma Strategico Ambiente e Salute» (Ministero della salute – Ricerca finalizzata 2006 ex art. 12 DLgs 502/1992). Le attività della collaborazione ISS-AIRTUM sono state finanziate nell'ambito del Progetto CCM 2009 «Sorveglianza epidemiologica di popolazioni residenti in siti contaminati» del Ministero della salute.
SENTIERI Project was funded by the Italian Ministry of Health (Strategic Programme Environment and Health). The ISS-AIRTUM collaboration was funded by the Ministry of Health’s Project CCM 2009 ”Epidemiological surveillance of populations living in polluted sites”.

giovedì 10 aprile 2014

Si torna sui Sentieri buoni!

Sanita': via libera aggiornamento 'studio Sentieri' a Taranto

Una nuova e piu' analitica lettura sull'incidenza dei tumori nell'area di Taranto e sul loro collegamento all'inquinamento verrà dall'aggiornamento dello studio "Sentieri" da parte dell'Istituto superiore di sanità.
  L'aggiornamento e' infatti una delle misure contenute nella nuova legge su Ilva-Terra dei Fuochi insieme alla previsione di 50 milioni di euro per gli screening sanitari gratuiti nei confronti della popolazione esposta residente nelle due aree territoriali. Il via libera all'aggiornamento e' venuto dal ministero della Salute di concerto con quelli delle Politiche agricole e dell'Ambiente. Quando nell'ottobre 2012 furono resi noti i dati dello studio "Sentieri" relativi al periodo 2003-2009, emerse fra l'altro che a Taranto, rispetto al resto della Puglia, si contava un 20 per cento in piu' di casi di mortalit? di bambini, 10 per cento in piu' di uomini e 7 per cento in piu' ei donne. Per quanto riguarda poi i decessi dovuti a tumori, Taranto, sempre secondo lo studio "Sentieri", registrava un 12 per cento di casi in piu' per le donne e un 11 per cento in piu' per gli uomini rispetto alla media Puglia, con un incremento a tre cifre (145 per cento) per il mesotelioma della pleura, il cancro che si contrae per la prolungata esposizione all'amianto.
Quando questi dati furono diffusi a Taranto dall'Istituto superiore di sanità - presente l'allora ministro Renato Balduzzi - suscitarono molto clamore anche perché si era nel pieno della vicenda Ilva, con lo scontro tra Magistratura tarantina e azienda sulla nocivit? degli impianti dell'area a caldo. Di li' a poco, infatti, vedranno la luce sia la rivisitazione dell'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva, con una serie di prescrizioni per cokerie, altiforni e acciaierie, che la prima legge sull'azienda, la 231 del 2012, finalizzata a mantenerne la produzione ma in un'ottica di risanamento degli impianti. Un anno e mezzo dopo non ci sono dati nuovi sui tumori proprio perche', come annunciato nel convegno dell'Airtum, sono in fase di elaborazione, pero' una serie di azioni dell'Aia, finalizzate a ridurre le emissioni, sono state avviate dall'Ilva - l'azienda ha infatti comunicato che sono attivi 40 cantieri con 60 aziende e 800 addetti -. Dal canto suo, l'Arpa Puglia fa sapere, che in virtu' della ridotta attivit? dello stabilimento, la qualit? dell'aria a Taranto, soprattutto nel rione Tamburi il piu' vicino agli impianti, e' migliorata. Si sono drasticamente ridotte infatti le emissioni di diossina e benzoapirene, sostanza, quest'ultima, che puo' provocare il cancro. Sull'Aia, pero', ha ricordato l'Arpa, resta un rischio sanitario residuo, nel senso che nel 2016, ad interventi di bonifica completati nell'Ilva, una quota della popolazione tarantina potr? comunque ammalarsi e contrarre il tumore. Questa quota viene definita inaccettabile dall'Arpa Puglia che ha colto l'occasione del convegno Airtum di Taranto per denunciare come sia un errore, in Italia, separare la valutazione di danno sanitario da quella di compatibilit? ambientale ogni qualvolta si istruisce l'Aia per un impianto o un'azienda. L'Arpa rilancia quindi il modello americano dove le due valutazioni procedono di pari passo. (AGI) .

lunedì 3 marzo 2014

Boffetta, quello delle sigarette. L'amico dei soldi dei Riva.



Ve la ricordate la famosa contro-perizia dell'Ilva in cui dei "patinati" scienziati tentarono di scagionare l'Ilva con la storia delle sigarette?
Dopo che Le Monde, in Francia, aveva indicato uno dei due come indesiderabile per la guida del Cesp, il centro (pubblico) di ricerca in epidemiologia e salute delle popolazioni di Parigi (articolo pubblicato integralmente su questo blog, clicca qui), ecco che finalmente anche in Italia si fa un po' di inchiesta (anche se, in verità, scaldando la pappa pronta dei francesi...)
Ci voleva tanto perché qualche giornalista italiano si accorgesse del niente affatto sottile nesso che lega finanziamenti privati ed esiti delle indagini epidemiologiche, della relazione pericolosa tra presunti scienziati e speculatori?
Forse troppo.
Per fortuna che almeno si scalda qualche buona minestra, ogni tanto.

Lo scienziato che perdona il diesel e la diossina


Un rapporto di causa a effetto è «statisticamente significativo» quando la probabilità che sia dovuto al caso è trascurabile. Fumo e tumore, per capirci. E' un concetto importante per l'epidemiologia che ha tra i suoi compiti principali quello di valutare i rischi sanitari per la popolazione. Anche per questo motivo, come capirete tra un attimo, l'affaire Paolo Boffetta, prolifico e rispettato scienziato di fama internazionale, assume un colorito paradossale. Il professore, oggi direttore dell'istituto per l'epidemiologia traslazionale al Mount Sinai Hospital di New York dopo una lunga esperienza all'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione, si è trovato negli ultimi anni a riconsiderare una lunga lista di sostanze che una letteratura consolidata ha condannato: diossina, acrilamide, berillio, formaldeide, stirene, atrazina, gli scarichi del diesel, il cloruro di vinile e l'amianto. Per finire con i metalli pesanti dell'Uva, grandi accusati per l'aumento dei tumori del polmone a Taranto. Boffetta non dice che non fanno male. Però specifica che, quando nuocciono,
lo fanno in maniera diversa e generalmente più circoscritta di quanto si era sempre creduto.
Spesso aggiunge che «le evidenze sono insufficienti». Più che sufficienti sono invece quelle riguardanti il finanziamento degli studi scagionatori: li hanno pagati le industrie che quelle sostanze producono o utilizzano.
Dunque la domanda è: possiamo credere, come suggerisce il professore, che sia una casualità che la pensi in tutti questi casi in maniera favorevole alle aziende? Oppure il fatto che loro lo sovvenzionino ha un'incidenza «statisticamente significativa» sulle sue opinioni?
Non è un dibattito epistemologico. Si tratta, ben oltre il caso specifico, di capire se gli scienziati hanno più a cuore la salute dei cittadini o il proprio benessere. L'Italia è un repubblica fondata sul conflitto di interessi. Questa storia però si svolge all'estero. Succede che Boffetta, forte delle sue 943 pubblicazioni censite dalla banca dati PubMed, è il candidato unico per la guida del Cesp, il centro (pubblico) di ricerca in epidemiologia e salute delle popolazioni di Parigi. Ha il curriculum, ha relazioni: è una partita senza rivali. Dal Cesp obiettano solo rispetto a una sua affiliazione all'International Prevention Research Institute (Ipri), un istituto (privato) fondato anni prima da Peter  Boyle, ex direttore della Iarc, per fornire studi e consulenze alle industrie sul tema dei rischi sanitari (Umberto Veronesi è nel comitato etico). Boffetta accetta: rinuncia al ruolo incompatibile e vende il suo pacchetto di azioni, oltre un quarto del totale. Niente più ostacoli all'investitura.
Senonché a metà dicembre Le Monde gli dedica un documentatissimo articolo dal titolo «Epidemiologia, le relazioni pericolose». Da cui si scopre che, quando nel 2011 l'italiano scrive in Criticai Reviews in Toxicology che «le recenti evidenze epidemiologiche non dimostrano in maniera conclusiva un legame tra l'esposizione al Tcdd (diossina Seveso, cancerogena secondo la Iarc) e il cancro negli esseri umani», lo fa sponsorizzato dall'American Chemistry Council. Oppure quando, nello stesso anno, relativizza i rischi dell'acrilamide, scarto delle cotture ad alta temperatura, lo studio è cofinanziato dalla Frito-Lay, controllata della Pepsi.
Ancora nel 2012, negando un nesso causale tra esposizione al berillio e rischio di cancro, la review è pagata da Materion Brush, uno dei principali produttori. Nell'estate dello stesso anno, sempre in Criticai Reviews in Toxicoiogy, dichiara che non ci sono evidenze adeguate per confermare un  legame tra scarichi di motori diesel e tumore del polmone. Dalla liberatoria che gli autori devono riempire si scopre che è consulente della Mining Awareness Resource Group (Marg), un consorzio di gruppi minerari i cui lavoratori sono tra i più esposti a queste esalazioni e, come fa notare il  giornalista Stéphane Foucart, «i più suscettibili a fare causa al proprio datore di lavoro in caso di malattia». A metà giugno la Iarc classifica gli scarichi diesel come cancerogeni. Solo pochi giorni dopo la rassegna assolutoria firmata da Boffetta, su commissione del Marg.
«Un lavoro che sembrava scritto apposta per influenzare le conclusioni dell'Agenzia di Lione» ha commentato sul quotidiano parigino Neil Pearce, ex presidente deli'International Epidemiological Association (contattato dal Venerdì, non ha risposto).
La lista delle convergenze tra conclusioni scientifiche e interessi dei committenti prosegue. Boffetta, gentile e disponibile a spiegare, non la vede così: «io non scrivo ciò che vuole l'industria. Ho le mie opinioni e forse l'industria mi viene a cercare perché sa cosa penso». Resta che, con gli anni, è sempre più in sintonia con le aziende e sempre meno con la Iarc, cassazione della cancerogenicità («Non è così. Mantengo ottimi rapporti e oggi vado a pranzo con uno dei loro ricercatori»). Nella stragrande maggioranza dei casi se ha un conflitto di interessi lo dichiara, come richiede la politica delle riviste scientifiche. Quando, agli inizi del 2012, scrive sullo European Journal of Cancer Prevention che il rischio di mesotelioma per lavoratori esposti all'amianto in un passato lontano non è modificato in maniera apprezzabile da esposizioni ulteriori, non menziona però che, nella primavera del 2011, era consulente  tecnico della Montefibre, l'azienda di Verbania sotto processo per le morti di diciassette
operai. «L'ho dimenticato, è vero» ammette al telefono «ma l'articolo è uscito quasi un anno e mezzo dopo il processo». Come se il fatto di essere stato a busta paga dodici mesi prima fosse un dettaglio che si prescrive. «La tesi» commenta l'epidemiologo torinese Dario Mirabelli, consulente dell'accusa, «era che, contando solo le vecchie esposizioni ed essendo irrilevanti quelle successive, i dirigenti eventualmente colpevoli erano quelli degli anni 50 e 60. Peccato che loro erano morti, e quindi non condannabili, mentre quelli successivi sono stati tutti scagionati».
Come da lodo Boffetta. Che aveva anche un'altra peculiarità: i tempi di accettazione più rapidi della storia della scienza. Dal momento che era stata presentata il 28 settembre e accettata il 2 ottobre,  alla faccia delle lungaggini bibliche che contraddistinguono il processo di peer review. Una corsia preferenziale forse non estranea alla circostanza che Carlo La Vecchia, co-autore di Boffetta e uno dei pochi che lo supera in prolificità (1.760 articoli, che in una carriera di 30 anni significa più di uno alla settimana, una media già invidiabile per un cronista), era uno dei due direttori dello European Journal of Cancer Prevention. Sul punto, Boffetta concede che quella rapidità «poteva dare adito a critiche».
La ragione per cui lo scienziato trapiantato a New York è finito sui giornali italiani riguarda però le acciaierie di Taranto. Dopo anni di sospetti I'Ilva finisce nei guai seri. I dati dello studio Sentieri dell'Istituto superiore di sanità mostrano aumenti spaventosi per i tumori del polmone e puntano il dito sui metalli pesanti della lavorazione.
La famiglia Riva non ha intenzione di lesinare sulla difesa e contatta Exponent, la campionessa di quella che nel libro Doubt is their Product l'attuale sottosegretario alla sicurezza sul lavoro statunitense David Michaels definisce la multimiliardaria <Difende le aziende petrolifere (avendo in consiglio di amministrazione il più grande azionista di Chevron). Nega, per conto dell'American Beverage Association, che i distributori automatici di bevande zuccherine possano contribuire all'obesità. E via argomentando, sulla falsariga dell'Encomio di Elena in cui il sofista Gorgia si cimentava nella difesa impossibile dell'originatrice della guerra di Troia.
Anche stavolta la Exponent ha l'uomo giusto: l'epidemiologo del Mount Sinai, Boffetta. Che con La Vecchia ed altri firma una requisitorìa contro Sentieri che i Riva usano per chiedere il dissequestro dell'azienda. Il documento introduce un altro possibile responsabile delle malattie: il fumo di sigarette, particolarmente diffuse a Taranto rispetto al resto del Meridione già dagli anni 60 e 70.
La ricostruzione alternativa, oltre ad aver sgomentato attivisti e familiari delle vittime, viene citata come caso di studio nei seminari sui conflitti di interesse dell'Associazione italiana di epidemiologia. Boffetta ora puntualizza: «Hanno fatto una caricatura del nostro lavoro.
Io non ho un'opinione precisa sul ruolo quantitativo delle emissioni di metalli pesanti da parte dell'Ilva nel causare tumori a Taranto, anche se è plausibile che queste emissioni abbiamo giocato un ruolo eziologico in un certo numero di tumori». Eppure l'ha difesa, suggerendo anche una spiegazione concorrente, il fumo. Come quando, negli anni 60, Big Tabacco reclutava ricercatori compiacenti per sostenere che i tumori al polmone nei pazienti esposti all'amianto erano dovuti a quest'ultimo e non alle sigarette. Salvo poi sostenere il contrario quando il cliente era l'industria dell'amianto.
Confounders li chiamano gli esperti, fattori confondenti. L'articolo di Le Monde registrava il malumore di un certo numero di epidemiologi rispetto alla candidatura. Poi una furente lettera aperta dell'Andeva,l'associazione francese di vittime dell'amianto, fa il resto. La vicenda è ormai incandescente. «Non solo il Cesp non mi ha difeso» lamenta Boffetta «ma mi ha anche proibito di difendermi». Non contesta le liaisons dangereuses, si limita a darne un'interpretazione benevola. Delle persone sentite per quest'articolo varie hanno preferito mantenere l'anonimato. Hanno lavorato con Boffetta, non vogliono farne una questione personale.
Sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione Rodolfo Saracci, una vita alla Iarc e oggi affiliato all'Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche a Pisa, commentando il caso definisce un «grossolano errore di casting» mettere in ruoli chiave di sanità pubblica epidemiologi che, tra un eccesso e un difetto di cautela, sembrano sempre propendere per il secondo.
Morando Soffritti, direttore dell'Istituto Ramazzini, uno dei pochi a finanziamento diffuso in Italia, prende spunto dal particolare per una denuncia universale: «C'è pieno di ricercatori che, acquisita una produttività scientifica nel settore pubblico, passati i quarant'anni si preparano il terreno per essere cooptati dall'industria privata. L'importante sarebbe non continuare a considerarli per quello che erano prima».
Travolto dalla bufera mediatica, Boffetta ha ritirato la sua candidatura. Chi l'ha conosciuto anni fa racconta di un giovane brillante e motivato. Che a un certo punto sembra aver deciso di "non farsi più nemici".
Al telefono è parso stanco di questa storia, quasi incredulo che potesse suscitare interesse fuori dai consessi specialistici. Ma il posto che stava per andare a dirigere ha varie affinità col nostro Istituto superiore di sanità.
E uno si aspetta che, nel valutare della pericolosità dell'amianto o delle onde elettromagnetiche (a questo proposito il ricercatore Henry Lai ha calcolato che negli studi indipendenti c'è il 67 per cento di probabilità di trovare un effetto nocivo, che sprofonda al 28 se a pagare è l'industria), chi li dirige abbia la massima libertà intellettuale. Lui rivendica il diritto ad avere opinioni difformi, cita rivalità personali in questa vicenda. Ma se ti pagano- o ti hanno a lungo pagato- le stesse aziende che dovresti
controllare, io diffido. Boffetta, apparentemente in buona fede, non vede il problema. Questo mese dovrebbe essere consulente della Takeda, la più grande azienda farmaceutica dell'Asia, a processo negli Stati Uniti per casi di cancro alla vescica potenzialmente legati all'assunzione di un suo antidiabetico. Che in Francia è stato ritirato dal commercio nel 2011.


Riccardo Staglianò - Il Venerdì (supplemento de La Repubblica) 28 febbraio 2014

sabato 1 febbraio 2014

La lista della spesa

Legambiente presenta il dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?". Per Taranto è necessario reperire risorse ulteriori

100 mila ettari inquinati in 39 siti di interesse nazionale e 6 mila aree di interesse regionale, in attesa di bonifica. Da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi: un business da 30 miliardi di euro tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti.  La storia del risanamento in Italia sembra ferma a dieci anni fa nonostante i drammatici effetti sulla salute. Rischio ecomafie e criminalità in tutta Italia: dal 2002 concluse 19 indagini, emesse 150 ordinanze di custodia cautelare, denunciate 550 persone e coinvolte 105 aziende.
Legambiente presenta il dossier "Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?" (scaricabile dagli allegati)

In Italia le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti. I risultati ottenuti fino ad oggi per il raggiungimento della bonifica di queste aree invece, non sono purtroppo altrettanto rilevanti. Secondo il Programma nazionale di bonifica curato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (SIN) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie, scesi oggi a 100mila ettari, solo grazie alla derubricazione dello scorso anno di 18 siti da nazionali a regionali (i SIN sono quindi passati da 57 a 39).
Solo in 11 SIN è stato presentato il 100% dei piani di caratterizzazione previsti (è il primo step del processo di risanamento che definisce il tipo e la diffusione dell'inquinamento presente e che porta alla successiva progettazione degli interventi). Anche sui progetti di bonifica presentati e approvati emerge un forte ritardo: solo in 3 SIN è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati.
Le bonifiche vanno a rilento, ma non il giro d'affari del risanamento ambientale che si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti.

In Puglia i siti di interesse nazionale (SIN) che necessitano di bonifiche sono stati individuati a Taranto, Manfredonia e Brindisi.
"In Puglia si deve accelerare il processo di risanamento ambientale risolvendo anche il problema delle risorse a partire da Taranto dove, a fronte di un'area SIN estremamente vasta, è necessario reperire ulteriori fondi." commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia

Taranto

Nel territorio di Taranto insiste una notevole concentrazione di insediamenti industriali ad alto impatto ambientale: l'Ilva, la raffineria ENI con il suo deposito (riserve strategiche nazionali, 135 serbatoi fuori terra per una capacità di 2.000.000 m3), le due centrali termoelettriche ex Edison passate all'Ilva (circa 1100 MW), la centrale Enipower (87 MW), la Cementir (900mila tonnellate all'anno di cemento), due inceneritori, la discarica Italcave (complessivi 6 milioni di m3), le discariche dell'Ilva (tra cui una "2C"), la base navale militare tra le maggiori del Mediterraneo, l'arsenale militare ed altre piccole e medie aziende.

venerdì 24 gennaio 2014

Di inquinamento si muore. C'è ancora bisogno di studi?

L’industria uccide. Lo dicono gli studi da 30 anni – Nel decreto su Ilva previsti altri approfondimenti

Nel decreto 136 sulla Terra dei Fuochi e l’Ilva di Taranto in questi giorni alla Camera per la sua approvazione e definitiva conversione in legge, nella discussione in Commissione Ambiente della Camera “sono state inserite specifiche disposizioni in materia di tutela della salute e di azioni di monitoraggio sanitario nei territori delle regioni Campania e Puglia”. In primo luogo, è stato previsto che le due regioni, per il biennio 2014 e 2015, definiscano la tipologia e le modalità di offerta degli esami per il controllo dello stato di salute della popolazione residente in taluni comuni localizzati nelle due regioni e specificati nella norma.
Gli esami saranno effettuati senza alcuna compartecipazione della spesa da parte dei pazienti. In secondo luogo, sono state inserite due previsioni analoghe per la Campania e la Puglia, al fine di analizzare e pubblicare i dati dello studio epidemiologico SENTIERI relativo ai Siti di interesse nazionale (SIN) delle due regioni, nonché aggiornarlo stabilendo potenziamenti degli studi epidemiologici. Azioni che noi definiremmo di giustizia sociale e che in uno Stato civile dovrebbero essere la regola, e non l’eccezione.
Ciò detto, ci appare ben strano notare che nel 2014 siamo ancora alle manifestazioni d’intento e al voler continuare a ricercare una verità che oramai tutti conoscono da decenni. Agli inizi degli anni ‘90, il Ministero dell’Ambiente affidò al Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il compito di effettuare una serie di valutazioni dello stato di salute delle popolazioni residenti nelle Aree ad elevato rischio di crisi ambientale (Legge 8 Luglio 1986 n. 349), tra le quali è compresa quella di Taranto.
Ed allora riteniamo opportuno, anche per rendere merito a quei medici che hanno dato il loro prezioso contributo, ripercorrere tutti gli studi sin qui realizzati su Taranto e le evidenze scientifiche inoppugnabili che da anni e anni sono a disposizione di tutte le istituzioni di ogni ordine e grado, oltre che di sindacati e Confindustria.

giovedì 9 gennaio 2014

Accade in parlamento

Ilva, 350 emendamenti all’esame della commissione Ambiente (Camera)

Se l’Ilva non dovesse applicare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) si procederà ad una “pianificazione economica alternativa” per i comuni di Taranto e Statte. E’ quanto prevede un emendamento (art. 9-bis) presentato dal Movimento 5 Stelle al decreto sulle emergenze ambientali e industriali (il così detto Terra dei Fuochi ma che dispone anche sull’Ilva), all’esame della commissione Ambiente della Camera. Si tratta, in sostanza, di una proposta “paracadute” nel caso in cui l’AIA non venga applicata oppure per far fronte a “problemi del mercato dell’acciaio” e al “grave stato di crisi occupazionale della città di Taranto e Statte”.
In questo caso, il ministero dello Sviluppo economico convoca a Taranto – entro 60 giorni dalla conversione dal decreto – una “procedura di consultazione e confronto delle proposte di riconversione e riqualificazione nell’area di crisi industriale complessa di Taranto” della durata di 24 mesi. Obiettivo della consultazione sarà definire una proposta di pianificazione economica alternativa, nel pieno rispetto ambientale e della salute delle popolazioni. Infine, oltre alla pubblicazione on-line dei documenti, si dovranno indire nell’arco dei 24 mesi dei referendum di consultazione popolare senza quorum, nei Comuni di Taranto e Statte.
Ma nei 350 emendamenti presentati al testo, ce ne sono anche altri riguardanti l’Ilva. Come l’esenzione dal ticket sanitario per almeno 5 anni per gli abitanti di Taranto e Statte (richiesto dal Comitato “Cittadini Liberi e Pensanti” nell’audizione in commissione Ambiente alla Camera martedì scorso), l’esenzione dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per tre anni per i cittadini residenti in determinati quartieri di Taranto e a Statte (le compensazioni toccano anche rifiuti, acqua ed energia). Ma tra le proposte di modifica al decreto ci sono anche quelle che prevedono il ritorno della figura del Garante e il possibile riesame dell’AIA in base alla Valutazione del danno sanitario.
Infine, sia per Taranto e Statte che per la Terra dei Fuochi, sono stati presentati emendamenti per l’integrazione allo studio Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità per le aree inquinate, messa in sicurezza d’urgenza dei terreni e bonifica ambientale dei siti, tecniche di telerilevamento, maggiore attenzione alle falde d’acqua eventualmente contaminate, analisi chimiche, mappatura e costituzione di una banca dati dei terreni agricoli “sani”, utilizzo delle forze dell’ordine a presidio del territorio. Ma gli emendamenti, una volta approvati dalla commissione Ambiente, dovranno passare dalle forche caudine della Camera e del Senato. Il che non lascia adito a grandi speranze. (inchiostroverde)

domenica 14 luglio 2013

Vi mancava Clini? Ecco il Bondi Show!!!

Taranto, Enrico Bondi: “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol”

“È erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni”. Anche Enrico Bondi nega le responsabilità dell‘Ilva per la delicata situazione sanitaria a Taranto. L’Ilva non ha colpe, i fattori responsabili per le malattie e i decessi per tumore a Taranto sarebbero altri: “Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.
In una nota inviata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e al direttore generale di Arpa, Giorgio Assennato, il commissario straordinario ed ex amministratore delegato dell’azienda dei Riva, ha allegato una perizia in cui si critica duramente lo studio ‘Sentieri’ compiuto dal ministero della Salute e la valutazione del danno sanitario effettuato da Arpa Puglia che aveva spiegato che, anche con la piena attuazione delle misure previste nell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), l’impatto degli inquinanti sulla popolazione non si sarebbe azzerata, ma solo dimezzata. “I dati di mortalità per tumori nello studio ‘Sentieri’ – si legge nel documento in possesso de Il Fatto Quotidiano – si riferiscono al periodo 2003-2009. L’incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato. I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni ’60 e ’70, o precedenti. A tale proposito – chiariscono gli esperti del commissario Bondi – è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud”.
Della serie prendetevela con i contrabbandieri. E come se questo non fosse sufficiente, gli esperti tentano di scagionare completamente le emissioni dello stabilimento siderurgico spiegando che “l’enfasi sul possibile ruolo dell’impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche”. Dichiarazioni che il commissario Bondi, non solo condivide in pieno, ma che addirittura rilancia aggiungendo nella sua nota a Vendola e Assennato che “dalla memoria emerge come i criteri adottati e la procedura valutativa seguita presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilità scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte”.
I dati utilizzati da Arpa nella valutazione del danno sanitario vi sarebbe una “sovrastima sulle emissioni inquinanti” che comporterebbe una valutazione falsata. Ma l’attacco più duro è quello nel quale gli esperti accusano l’Arpa di aver prodotto un documento escludendo dall’elenco degli inquinanti il Pm10. Un’omissione cercata perché “i dati di esposizione a questo inquinante sono sostanzialmente nella norma” e quindi “la scelta di concentrarsi su tre gruppi di cancerogeni (Ipa, composti organici e metalli) offre più garanzie di ottenere un risultato che attribuirebbe all’Ilva un certo numero di casi di tumore o di decessi”. Insomma tutti contro l’Ilva. Senza motivo. Non importa se le perizie disposte dal tribunale hanno chiaramente affermato che le emissioni inquinanti della fabbrica ionica causano “malattia e morte”. Per Bondi e i suoi esperti “a Taranto la mortalità per alcuni tumori era già elevata negli anni Ottanta e Novanta per tre cause principali e ben note: il fumo, l’asbesto, causa del mesotelioma e presente in grandi quantità soprattutto nei cantieri navali, e la particolare condizione di zona deprivata”.
In questi giorni si celebra un processo per omicidio colposo plurimo di ex operai Ilva deceduti per mesotelioma pleurico. Alla sbarra ci sono i vertici della fabbrica dal 1978 a oggi. Ma forse è solo l’ennesimo complotto di stampa e magistratura. (FQ)

Contestate le conclusioni della magistratura - Nella lettera Bondi contesta i criteri adottati dall'Arpa e dalla Regione Puglia sul danno sanitario prodotto dal siderurgico. Ma quello che colpisce è il dossier firmato dai consulenti dell'Ilva, Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti, che contestano le conclusioni dell'Arpa, della magistratura e degli esperti del ministero della Salute, autori dello studio sull'impatto delle emissioni dello stabilimento.
"Tutta colpa delle sigarette" - Riferendosi proprio alla diffusione del tumore ai polmoni, i consulenti sembrano riproporre vecchie tesi care alla famiglia Riva. Scrivono che le neoplasie non dipendono dall'inquinamento prodotto dal siderurgico, ma dagli stili di vita dei tarantini, perché "è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni '70". Passaggio che il commissario Bondi sembra condividere perché nella missiva inviata alla Regione e all'Arpa aggiunge che "dalla memoria emerge come i criteri adottati e la procedura valutativa seguita presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell'attendibilità scientifica,sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte".(TgCom24)

Ecco le reazioni al Bondi Show

Taranto, Bondi: “Tumori? L’Ilva non c’entra”. E il ministro Orlando lo convoca

Dimissioni o revoca dell’incarico. E’ la richiesta che arriva da più parti a Enrico Bondi in seguito alla divulgazione della lettera inviata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in cui il commissario straordinario dell’Ilva esclude una connessione tra i veleni emessi dallo stabilimento industriale e l’alta percentuale di tumori a Taranto, attribuendo le cause di quest’ultima a “tabacco e alcol”. Parole che non potevano non scatenare nuove polemiche sulla questione e confermare le critiche di chi aveva espresso dubbi sulla nomina di Bondi a commissario, in quanto troppo vicino alla proprietà dei Riva.
Al punto che il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha deciso di convocare Bondi nelle prossime ore, per approfondire i risultati della consulenza tecnica chiesta dal commissario secondo cui la diffusione del cancro non dipende dall’inquinamento. Mentre Anna Finocchiaro, senatore del Pd, ha avvertito: “E’ necessario fare chiarezza sulla lettera inviata da Bondi, perché non credo possano essere sottovalutate le gravissime responsabilità dell’Ilva nell’aver determinato gli altissimi livelli di inquinamento a Taranto. E chi ricopre l’incarico di Commissario del Governo, con il dovere di attuare le procedure AIA, dovrebbe limitarsi al proprio compito, vista anche la posizione assunta in precedenza dalla stessa proprietà dell’azienda”.
Il primo a reagire è stato proprio il destinatario della nota, il Governatore della Puglia, Nichi Vendola: ”Gli argomenti di Bondi sono inaccettabili. I dati Arpa sui danni alla salute sono chiari e precisi. Si confermano tutti i miei dubbi sull’affidare il ruolo di commissario dell’Ilva all’amministratore delegato dell’azienda”, ha scritto il leader di Sel su Twitter, aggiungendo poi in una nota ufficiale che “le osservazioni di Bondi commissario non sembrano molto diverse da quelle di Bondi amministratore delegato”. Vendola spiega di essere rimasto “estremamente colpito” dalle argomentazioni utilizzate dal commissario Bondi che “sembrano smentire del tutto i rilievi dell’Arpa e della Asl ma, prima ancora, i risultati della perizia epidemiologica acquisita in sede di incidente probatorio, dati che non sono mai stati contestati in sede processuale”.
Ancor più dura la posizione di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi: “Dopo la lettera in cui collega l’elevata incidenza di tumori al fatto che, essendo Taranto una città portuale, c’è stato un maggior consumo di sigarette e quindi un maggior ricorso al fumo, Bondi deve dimettersi immediatamente: non può restare un giorno in più nel ruolo di commissario dell’Ilva perché è più interessato all’azienda – di cui, prima di essere nominato commissario, era amministratore delegato – che non alla salute dei cittadini di Taranto”, scrive Bonelli in una nota. E prosegue:  “Le parole di Bondi sono un’offesa gravissima ai cittadini di Taranto che sono costretti a convivere con un’inquinamento che, come si legge nelle perizie dei magistrati tarantini, provoca ‘malattia e morte’; sono uno schiaffo a chi si è ammalato e a quanti hanno perso i propri cari a causa dell’inquinamento”.
Sulla stessa linea d’onda i deputati del Movimento 5 Stelle, che tramite una nota ufficiale definiscono “vergognose e incredibili le affermazioni di Bondi”: parole “non da censurare bensì da diffondere in tutte le tv e giornali”, perché “ribadiscono come esista un palese caso di conflitto di interessi per quanto riguarda Enrico Bondi. Temevamo che Bondi fosse incapace di rappresentare gli interessi dello Stato e dei cittadini ed il nostro timore si sta palesando anche troppo presto. Non può essere lui, come abbiamo sostenuto nel dibattito alla Camera, la persona idonea a svolgere questo delicatissimo ruolo”.  “Chiediamo – si legge ancora nella nota – la revoca dell’incarico a Bondi e che il ministro della Salute venga immediatamente a riferire in Parlamento su queste aberranti affermazioni. Taranto non può più sopportare queste prese in giro da parte di chi ha invece il compito di guidare un’azienda con gravi criticità ambientali che portano gravissime conseguenze sanitarie per i cittadini”.
E, mentre piovono critiche per l’ultima uscita dell’onorevole leghista, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha scelto i tre esperti che contribuiranno a redigere il piano di risanamento e riqualificazione dello stabilimento: Marco Lupo, commissario all’emergenza rifiuti della regione siciliana e già dirigente del Ministero dell’Ambiente; Giuseppe Genon, docente di ingegneria dell’ambiente al Politecnico di Torino; e Lucia Bisceglia, medico epidemiologo, dirigente dell’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) Puglia. La nomina degli esperti potrebbe essere formalizzata lunedì con un decreto ministeriale in base al decreto legge di commissariamento dell’Ilva che è in fase di conversione, passato venerdì scorso alla Camera sarà ora all’esame del Senato. I tre esperti collaboreranno con Bondi e con il subcommissario Edo Ronchi. (FQ)

sabato 9 marzo 2013

Cominciano a germogliare le cause per decessi

Ilva, causa civile morte donna rione Tamburi: chiesto risarcimento 1,6 milioni

Nei giorni scorsi l'avvocato Fabrizio Giusti ha presentato la prima di una serie di cause civili, con relative richieste di risarcimento, in cui si sostiene che alcuni cittadini di Taranto sono stati gravemente danneggiati, si sono ammalati o sono addirittura deceduti a causa dei fumi e degli sversamenti tossici e inquinanti dello stabilimento siderurgico Ilva. Il primo caso riguarda i congiunti (marito e due figli) di una casalinga di 60 anni morta meno di due anni fa per una grave forma tumorale alla cervice uterina.
La signora viveva nel rione Tamburi, lo stesso che si trova a ridosso del siderurgico dove la concentrazione di inquinanti e' piu' marcata, come maggiore e' l'incidenza delle patologie tumorali. L'impianto probatorio si avvale della documentazione formata e acquisita agli atti del processo penale a carico dell'Ilva per presunto disastro ambientale, nell'ambito del quale il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha disposto, mediante l'incidente probatorio, due accertamenti peritali e, precisamente, una perizia medico-epidemiologica ed una perizia chimico-ambientale.
Le perizie hanno collegato, nel primo caso l'incremento delle malattie tumorali nella zona di Taranto rispetto alla media nazionale all'attivita' inquinante dell'Ilva e, nel secondo, le sostanze inquinanti rinvenute e monitorate alle specifiche emissioni caratteristiche del processo produttivo dell'Ilva e non di altre industrie presenti sul territorio. L'avvocato Giusti si avvarra' anche dei risultati del Progetto Sentieri, uno studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio ambientale, predisposto dall'Istituto Superiore di Sanita', che descrive per varie forme di patologie monitorate l'incremento di incidenza sul territorio tarantino rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale. I ricorrenti agiscono come congiunti della signora deceduta, la quale prima di morire avrebbe gia' maturato un diritto al risarcimento del danno che, pertanto, si trasferisce ai suoi eredi che chiedono, quindi, un risarcimento di un milione di euro. Ma anche in proprio per le sofferenze da essi patite per causa della malattia e la morte della loro congiunta, chiedendo, percio', un ulteriore risarcimento di duecentomila euro per ciascuno di essi. (Adnkronos)

venerdì 30 novembre 2012

Bell'analisi

Ilva, chi ha sbagliato paghi

di Ignazio Marino
I dati medici sono certi: di questa acciaieria si muore. Quindi ora deve intervenire il governo. Per obbligare i proprietari, cioè la famiglia Riva, a sostenere i costi necessari alla bonifica. Altrimenti è complice

  A volte non serve attendere gli studi epidemiologici per intuire che qualche cosa non va. Che in una città come Taranto sono troppe le persone che si ammalano di tumore, che non è normale che tante donne finiscano in ospedale per problemi respiratori o che i bambini abbiano i polmoni che sembrano quelli di un fumatore incallito. Infatti non è dopo aver letto i rapporti scientifici che l'ordine dei medici della provincia pugliese ha spiegato ai genitori del quartiere Tamburi, il rione popolare all'ombra delle ciminiere dell'Ilva, di non lasciare i loro figli giocare con la terra o correre nei prati, sollecitandoli a fare la doccia quando tornano a casa e a lavare ogni giorno tutti i vestiti.
No, a volte non serve. Ma comunque gli studi esistono e i dati sono certi, testardi, non opinabili. Lo studio Sentieri, condotto dall'Istituto superiore di sanità, ha chiarito una volta per tutte lo stato di compromissione della salute della popolazione di Taranto.

Continua...

domenica 4 novembre 2012

Non più distratti

Ilva, Taranto non è più controllata dal potere


Non è bastata la Procura di Taranto. Ora c’è l’Istituto Superiore della Sanità a quantificare l’eccesso di mortalità. E finalmente si sa tutto. Sappiamo che sono 30 i decessi annui attribuibili all’inquinamento industriale (Procura) e che è dell’11% l’eccesso di mortalità fra Taranto e Statte (Istituto Superiore della Sanità) rispetto al resto della regione.
Se tracciate una linea fra il comune di Taranto e quello di Statte scroprirete che c’è l’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa. Era stato il ministro Clini – di fronte alla drammaticità dei dati dei periti della Procura – a dire che occorreva attendere quelli “ufficiali” dell’Istituto Superiore della Sanità. E ora che sono arrivati è lo scompliglio. I dati dell’Istituto Superiore della Sanità sono ancora peggiori di quelli della Procura e confermano anche come gli allevatori a cui sono state abbattute le pecore e le capre “alla diossina” sono anche loro contaminati dalla diossina: nel loro sangue si trova in concentrazioni superiori rispetto agli allevatori che lavorano più lontano dalle ciminiere dell’Ilva.
La relazione fra distanza dal polo industriale e presenza di diossine e Pcb nel corpo umano deve far riflettere perchè questi cancerogeni nel sangue analizzato diminuiscono quando ci si allontana dagli impianti inquinanti.
E poi c’è i dati degli ammalati che – li ha portati il ministro Balduzzi a Taranto – aumentano percentualmente se si passa dalla provincia alla città. Ogni “avvicinamento” alle ciminiere ha come corrispettivo un incremento dei malati. Nello specifico per gli uomini il rapporto registra un incremento del 14% per tutti i tumori; +14% per le malattie circolatorie, +17% per quelle respiratorie, +33% per i tumori polmonari, +419% per i mesoteliomi pleurici. Per le donne invece: +13% per tutti i tumori, +4% per le malattie circolatorie, +30% per i tumori polmonari, +211% per il mesotelioma pleurico.
Ma se questi sono i dati epidemiologici, vi è un altro dato che fa riflettere perché è fondamentale: è saltato a Taranto il potere della “distrazione“. L’elemento principale del controllo sociale è infatti la “strategia della distrazione”.
Ora Taranto non è più distratta. I cittadini non si fanno più sviare da discussioni astratte sugli schieramenti politici. Destra e dalla sinistra non dividono più. A fare da discrimine è la decisione se far terminare la fonte di tanta sofferenza: l’inquinamento.
I cittadini mirano al cuore del potere.
Non parlano dei problemi posti dai partiti. Sono usciti dalla loro rappresentazione artefatta della realtà. Sono entrati di prepotenza dentro la vera realtà, fatta di polveri, fumi, malattia e morte. I cittadini sono potentemente concentrati sulla soluzione. Hanno lasciato alle spalle il pessimismo e la rassegnazione. Nessuno più li schioda dall’idea che sono stati imbrogliati e che è ora di farla finita.
Un’intera classe politica trasversale ha governato sviando l’attenzione.
Molti credevano in passato – io compreso – che ci fosse una destra e una sinistra. Invece c’era un sistema compatto di potere che copriva il grande inganno. Taranto – con i suoi cittadini – era stata scelta come “città da sacrificare”. E proprio nei quartieri dove si votava a sinistra c’era l’esplosione dei tumori e delle malattie indotte dall’inquinamento. Non ce lo dicevano perché avrebbe significato la sconfitta e la condanna di un intero sistema di potere. Ci sono alcune città del mondo che devono pagare pesantemente il prezzo di uno sviluppo disumano, e Taranto era fra queste. Taranto è stata scelta come sono stati scelti come i villaggi del Brasile dove si estrae la materia prima dell’industria siderurgica. E per fare tutto questo occorreva conquistare le menti dei tarantini, renderle menti fragili, depresse, sfiduciate, dedite alle discussioni più futili, inutili e inconcludenti.
“L’elemento principale del controllo sociale – spiega Chomsky – è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti”.
Oggi i cittadini di Taranto si sono destati. Nulla sarà come prima. Scriveva Orwell: “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”. Ogni dato di verità a Taranto suona come un incitamento al cambiamento radicale. E’ in atto una rivoluzione antopologica dopo anni di silenzio e omertà. Dopo anni di strage silenziosa e taciuta.
Nelle Sacre Scritture si legge che Dio comandò: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio Isacco, colui che ami, e va nella regione di Moria. Sacrificalo là come olocausto”. (Genesi 22:2).
Questo sacrificio i tarantini non lo faranno più. Taranto tornerà ad esser una città umana che salva i propri figli e non li immolerà mai più per il Profitto. A. Marescotti (Ilfattoquotidiano)

lunedì 29 ottobre 2012

"Adotta Taranto": la nuova gag di fine ottobre!

Ilva, Balduzzi: "Italia adotti Taranto, quadro sanitario e ambientale è critico"

''Effettivamente siamo in presenza di criticita' permanenti. Questi dati piu' recenti di biomonitoraggio testimoniano la persitenza della propagazione di diossine e di metalli pesanti pericolosi nel latte delle capre. Vorrei che il Paese sentisse come suo il problema di Taranto. Adottiamo la citta' perche' il quadro sanitario e ambientale e' critico''. Il ministro della Salute Renato Balduzzi, lo spiega in un'intervista a 'La Stampa'. Ma sottolinea Balduzzi, ''se l'Ilva dovesse chiudere, la criticita' occupazionale avrebbe anche delle conseguenze negative dal punto di vista della salute''.(Adnkronos)


Ilva Taranto, studio ministero: diossina fuorilegge in 30% prelievi latte 

Uno studio condotto nelle scorse settimane dal ministero della Salute su allevamenti in un raggio di 10 km dall'Ilva di Taranto, al centro di un'inchiesta per disastro ambientale, ha accertato nel 20% dei casi il superamento dei limiti di diossina e altri cangerogeni, ma secondo il modello statistico utilizzato dai ricercatori gli sforamenti arriverebbero oltre il 30%.
Lo dicono i dati diffusi oggi dal ministero.
Secondo il ministero, cinque prelievi su 25 campioni di latte raccolti tra il 26 settembre e l'8 ottobre in sette allevamenti di pecore e capre nell'area vicina allo stabilimento siderurgico "hanno avuto esito sfavorevole per superamento dei limiti per la somma di diossine e PCB diossina fissati dal Regolamento (CE) n. 1881/2006".
Ma, dice ancora il ministero in una nota, considerando insieme gli sforamenti del limite di legge e una serie di risultati nella cosiddetta "forbice alta" e applicando un modello statistico "si evidenzia che, nell'area di studio, ci si attende che il 30% del latte di pecora sia contaminato in misura superiore la limite di legge".
"Inoltre, dal confronto effettuato tra gli esiti che vanno dal 2008 al 2012, emerge che non vi sono variazioni significative da un punto di vista statistico in merito alla concentrazione di Diossine e PCB diossina simili".
Nel corso degli anni, nonostante le rassicurazioni dell'azienda sul fatto che i livelli di inquinamento fossero calati a seguito della bonifica degli impianti, almeno le quantità di diossina sono rimaste le stesse, spiega il ministero. (Reuters)


Vicino all'Ilva si muore di più

Nei quartieri di Taranto più vicini agli impianti dell'Ilva si muore di più. La conferma, dopo i dati dello studio 'Sentieri' dell'Istituto superiore di sanità, arriva da una nuova rilevazione in corso di pubblicazione. L'eccesso di patologie di vario tipo in queste aree, infatti, registra una forbice dal 20% al 400%. E ulteriori dati confermano anche la contaminazione della catena alimentare da sostanze inquinanti prodotte dall'impianto industriale: il livello di diossine rilevato nelle cozze allevate nelle aree più vicine all'Ilva è sopra i limiti di legge, ed il 30% del latte di capra prodotto nella zona è contaminato.
 - TAMBURI E PAOLO VI I QUARTIERI DOVE SI MUORE DI PIU': nei quartieri Tamburi, Borgo e Paolo VI di Taranto si registra "una mortalità totale più elevata", con "eccessi compresi tra 20% e il 400%" per varie patologie e con una "tendenza a uno stato di salute peggiore nei soggetti di livello socioeconomico basso". Il dato emerge da un nuovo studio in via di pubblicazione sulla rivista 'Epidemiologia e Prevenzione'. Lo studio è stato condotto nel quadro di un incidente probatorio ordinato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto. In particolare, i quartieri di Tamburi, Borgo e Paolo VI "hanno mostrato una mortalità totale più elevata rispetto al riferimento". Il differenziale maggiore nei maschi é stato osservato a Paolo VI con "eccessi importanti per tumori maligni (+42%), tra cui pancreas e polmone, malattie cardiovascolari, respiratorie e del sistema digestivo". Nel quartiere Tamburi si è riscontrato un eccesso di tumori maligni nei maschi (specie la prostata) e di malattie cardiovascolari, specie l'infarto del miocardio. I dati indicano dunque chiaramente, si sottolinea nella rilevazione, "Tamburi e Paolo VI come i quartieri in cui lo stato di salute della popolazione é più compromesso".
- DIOSSINE OLTRE LIMITI IN COZZE AREA VICINO IMPIANTO: un monitoraggio è stato predisposto sui mitili allevati in Mar Grande e nei due seni del Mar Piccolo. Il campionamento è iniziato nel mese di settembre 2010 e si è protratto sino ad ottobre 2012. Gli esiti del campionamento, si legge nel rapporto di biomonitoraggio effettuato nell'area, "hanno permesso di evidenziare livelli di contaminazione superiori ai limiti di legge unicamente nel primo seno del Mar Piccolo, area più prospiciente all'Ilva". Anche considerando i livelli di contaminazione riscontrati, "indipendentemente dai limiti di legge - precisa il Rapporto - i mitili campionati nel primo seno del mar Piccolo hanno rilevato una maggiore concentrazione dei due contaminanti Pcdd/f e Dl-Pcb". Dai rilevamenti del biomonitoraggio avviato dalle strutture del ministero della Salute emerge pure che il 30% del latte di pecora prodotto negli allevamenti entro i 10 km dall'Ilva è contaminato dalle diossine. (Campanianotizie)
Gli esiti del campionamento, si legge nel rapporto, ''hanno permesso di evidenziare livelli di contaminazione superiori ai limiti di legge unicamente nel primo seno del Mar Piccolo, area piu' prospiciente all'Ilva''. Anche considerando i livelli di contaminazione riscontrati, ''indipendentemente dai limiti legge - precisa il Rapporto - i mitili campionati nel primo seno del mar Piccolo hanno rilevato una maggiore concentrazione dei due contaminanti Pcdd/f e Dl-Pcb''. Inoltre, si precisa nell'indagine, ''e' utile sottolineare che l'andamento della contaminazione nei mitili e' stagionale, con picchi nel periodo estivo in ragione dell'aumentata capacita' filtrante dei mitili in associazione all'aumento delle temperature dell'acqua, cosi' come collegato all'aumento della sostanza grassa nel mollusco causato dall'attivita' riproduttiva nel periodo estivo''. (ANSA) 


Ilva/ Clini: Bonifica urgente, catena alimentare a rischio

"È urgente la bonifica dei suoli contaminati di Taranto anche per evitare effetti sulla catena alimentare che potrebbero esserci già stati". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini sul caso Ilva a Tgcom24.
"Ho osservato che in un territorio esposto per decenni ad attività industriali inquinanti - ha continuato Clini - si è accumulata nei suoli e nelle acque una potenziale criticità con effetti possibili prevedibili sulla catena alimentare: le diossine che si sono accumulate nel corso dei decenni sono molto importanti. La diossina è persistente, si chiamano composti organici persistenti e sono pericolosi e messi al bando".
"Ilva è un insediamento industriale realizzato più di 50 anni fa, era un'industria di Stato. Se vogliamo cercare le prime responsabilità possiamo dire che Taranto è vittima di quel modello di industrializzazione che ha avuto effetti positivi dal punto di vista economico ma ha lasciato in eredità un inquinamento importante. Oggi sono intervenute le direttive europee e tutte le imprese si sono dovute adeguare. Ilva è messa nella condizione e ha l'obbligo di realizzare ulteriori investimenti per minimizzare l'inquinamento ambientale ma questo - ha concluso Clini - non cancella più di 50 anni di attività industriale e non elimina la necessità urgente di risanare il territorio". (TMNews)