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venerdì 15 maggio 2015

No money (pubblici), no impresa!

Tutti bravi a fare impresa così...

Taranto, la piemontese Otlec si ritira da Marcegaglia Buildtech per ritardi Regione e no banche

Svanisce la soluzione individuata per reindustrializzare il sito di Taranto della Marcegaglia Buildtech. A poco più di cinque mesi dalla firma dell’accordo al ministero dello Sviluppo economico, si disimpegna l’impresa piemontese Otlec che aveva annunciato un piano di riconversione basato su una serie di attività – tra cui la produzione di caldaie industriali di piccole dimensioni – e la riassunzione a tappe del personale rimasto in carico a Marcegaglia Buildtech, nel frattempo sceso da 120 a poco più di 80 unità, tutte attualmente in cassa integrazione per cessata attività che scade a novembre prossimo (è il secondo anno di cassa). In una lettera al Mise, alla Regione Puglia e ai sindacati metalmeccanici di Taranto, l'amministratore unico di Otlec, Renzo Imasso, scrive che «sono imprevedibilmente insorte difficoltà, del tutto indipendenti dalla nostra volontà, nell’attuazione del piano industriale particolarmente nel ramo energetico, settore legato ad un know how non direttamente gestito dalla Otlec, e anche connesse alla mancanza di tempestività nella promulgazione dei bandi regionali per il sostegno allo sviluppo e al mancato ottenimento del credito dal sistema bancario. Per tali ragioni – scrive la Otlec – non è possibile dare seguito agli impegni occupazionali a suo tempo ipotizzati di cui avrebbe potuto beneficiare il personale in forza allo stabilimento di Taranto della Marcegaglia Buildtech».
All'individuazione della Otlec, Marcegaglia Buildtech era giunta al termine di un lungo lavoro di scouting portato avanti da una società incaricata ad hoc. Le condizioni prevedevano tra l'altro che Marcegaglia Buildtech, oltre a liberare lo stabilimento di Taranto dai suoi impianti, cedesse il capannone gratis per un anno, ad un fitto agevolato dal secondo anno in poi, e agevolasse la riassunzione del personale da parte della Otlec. Tutto questo, commentano fonti della Marcegaglia Buildtech, per dare una soluzione positiva al problema. Era stato anche scadenzato un piano per la ricollocazione dei lavoratori e i primi 20 dovevano essere assorbiti all'inizio del 2015, cosa che però non è avvenuta. Negli ultimi giorni i sindacati hanno chiesto al Mise di riaprire il tavolo e vedere cosa fosse accaduto, anche perchè all'ultimo momento la stessa Otlec aveva chiesto di non far svolgere più un incontro già calendarizzato al Mise per lo scorso 24 aprile. A Taranto Marcegaglia Buildtech ha prodotto sino a poco più di due anni fa pannelli e coperture per il fotovoltaico, sfruttando la tecnologia innovativa della lamina di silicio amorfo incorporata nella struttura. Produzione poi dismessa sia per la crisi del fotovoltaico, che per il venir meno del produttore della stessa tecnologia negli Stati Uniti. (Sole24h)

mercoledì 30 ottobre 2013

Avevate capito male: "Capitale degli inceneritori"... firmato Emma & co.

Taranto, Marcegaglia chiude licenziamento per 134 operai

Taranto, naufraga il sogno del fotovoltaico
Chiude la Marcegaglia Buildtech, fabbrica di pannelli fotovoltaici del Gruppo dell'ex presidente di Confindustria che a Taranto dà lavoro a 134 lavoratori diretti. Il gruppo Marcegaglia ha annunciato ai sindacati di categoria e alle Rsu di Fim, Fiom  e Uilm la cessazione delle attività, con la conseguente  chiusura e il licenziamento dei dipendenti, dal prossimo 31 dicembre. Marcegaglia Buildtech informa in una nota di aver preso la decisione di cessare la produzione di pannelli coibentati e di pannelli fotovoltaici "a causa della grave crisi che ha irreversibilmente colpito il settore del fotovoltaico in Italia e nel mondo".
Per i sindacati, "l'ennesima mazzata per questo territorio". Un territorio - sottolineano nella nota congiunta le organizzazioni sindacali - "già martoriato da una crisi senza precedenti, che continua a mietere  perdite di posti di lavoro". Fim, Fiom e Uilm parlano di "massacro" e convocano, per domani 30 ottobre, dalle ore 15,00, un'assemblea con tutti i lavoratori, proclamando "sin da ora" lo stato di agitazione del gruppo. "Anche questa volta - si legge nel comunicato - Taranto subisce la perdita di 140 posti di lavoro, a causa di una decisione aziendale disinteressata al nostro territorio:  lasciano Taranto per una riorganizzazione del Gruppo Marcegaglia, scippando nuovamente a questa città posti di lavoro e opportunità di sviluppo non inquinante". "Dopo l'eolico - concludono i rappresentanti dei lavoratori - a pochi giorni di distanza, anche il fotovoltaico abbandona Taranto, una città già compromessa dai problemi ambientali".
E' durato dunque appena due anni il "sogno" di "fare della città jonica la capitale del fotovoltaico in Italia". Così infatti si espresse Antonio Marcegaglia, amministratore delegato dell'omonimo gruppo, nel settembre 2011 presentando agli amministratori locali - tra cui il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - il rilancio industriale del sito di Taranto, dove Marcegaglia era approdato nel 2000 a seguito della vicenda Belleli di Mantova. A settembre 2011 Marcegaglia inaugurò a Taranto la produzione di lamiere e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia solare attraverso una tecnologia innovativa: lamine di film sottile al silicio amorfo.
Queste lamine, spiegò allora Marcegaglia, "vengono poi incollate su un pannello per ottenere un manufatto perfettamente integrato nella copertura dei tetti delle nuove costruzioni e volto alla produzione di energia elettrica solare". A Taranto la nuova produzione faceva seguito a quella, dismessa, di caldaie industriali. Una copertura di pannelli fatta in questo modo su una superficie inferiore a 20 metri quadrati, fu spiegato due anni fa, è in grado di produrre più di un chilowattora di energia elettrica per 25 anni, indipendentemente dall'orientamento e dall'inclinazione del tetto. Marcegaglia annunciò anche di aver stanziato per la riconversione del sito di Taranto 15 milioni di euro e di voler raddoppiare la produzione di pannelli fotovoltaici nel giro di pochi mesi.
"In realtà il progetto, che sfruttava una tecnologia americana - spiega Cosimo Panarelli, segretario della Fim Cisl di Taranto -, non ha avuto il successo che il gruppo Marcegaglia auspicava.
In Puglia non c'è stato sviluppo alcuno. Si poteva e doveva incentivare la diffusione di questo sistema dai complessi privati a quelli industriali per finire alla copertura delle pensiline dei mezzi pubblici, ma così non è stato. Alla fine, nella ristrutturazione del gruppo, Marcegaglia ha sacrificato Taranto. Dopo Vestas nell'eolico è un altro pezzo di attività industriale nelle fonti energetiche rinnovabili che perdiamo nel giro di poche settimane".(Rep)

giovedì 29 settembre 2011

Nuova favola, stessi personaggi!

Fotovoltaico, la sfida parte da Taranto
Marcegaglia produrrà nello stabilimento ionico un innovativo pannello in silicio amorfo

Uno stabilimento politicamente interessante. Così, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha definito i nuovi impianti del Gruppo Marcegaglia inaugurati ieri mattina.
In via Ariosto, nell’area industriale sulla strada per Statte, verranno prodotte lamine sottili al silicio amorfo. Si tratta di una tecnica innovativa che consente di ottenere un innovativo pannello fotovoltaico perfettamente integrato con i manufatti su cui viene collocato.
«Questo stabilmento – ha detto Vendola – è importante per due motivi. In primo luogo perchè completa la filiera nel settore dell’energia rinnovabile con la produzione della componentistica; in seconda istanza perchè si tratta di un prodotto molto sofisticato che consentirà un ulteriore sviluppo del fotovoltaico e che ci spinge verso la solarizzazione delle nostre città. D’altronde l’uscita dalla crisi e la crescita si possono realizzare solo con attività legate alla sostenibilità ambientale».
La cerimonia inaugurale dello stabilimento, è stata preceduta da una conferenza stampa alla quale oltre a Vendola hanno preso parte il fondatore del Gruppo, Steno Marcegaglia, suo figlio Antonio, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Loredana Capone ed il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido.
Antonio Marcegaglia ha ricordato la storia dello stabilimento nel quale si produce il pannello Marcegaglia Solar.
Uno stabilimento che in passato aveva ospitato la Belleli e che dopo la non felice esperienza nel settore delle caldaie industriali, è approdato all’assetto attuale con 170 dipendenti. Un numero destinato ad aumentare di circa 100 unità nei prossimi 12/18 mesi. In questo arco di tempo sarà, infatti, raddoppiata, la capacità produttiva degli impianti.
«Abbiamo realizzato un investimento di 15 milioni di euro – ha continuato Antonio Marcegaglia – perchè crediamo in un settore ad elevato contenuto tecnologico nel quale finora spadroneggiavano i produttori tedeschi e cinesi. In una fase di grave crisi, il nostro Gruppo spinge sull’acceleratore dell’alta tecnologia perchè crediamo in questo stabilimento e ci piacerebbe fare di Taranto la capitale del fotovoltaico. Siamo disponibili a sostenere e sperimentare forme di collaborazione con gli enti pubblici che vogliono promuovere l’energia rinnovabile».
Il presidente della Regione ha agganciato il suo ragionamento al rapporto Svimez pubblicato nei giorni scorsi. Lontano dall’esultare per l’aumento dello 0,3% del Pil in Puglia, Vendola ha messo sotto accusa il Governo che taglia più al Sud e che investe nel Mezzogiorno utilizzando solo la finanza straordinaria. «Il divario è cresciuto, la forbice Nord-Sud si è ulteriormente allargata – ha proseguito Vendola – ma nessuno sembra considerare il fatto che senza il rilancio del Mezzogiorno, tutto il Paese ristagna».
Un quadro a tinte fosche nel quale l’iniziativa di Marcegaglia è un fascio di luce, secondo il presidente della Regione, perchè si muove in un ambito come quello delle energie rinnovabili, indicato dallo stesso Svimez come settore strategico.
Ma anche qui l’Italia paga i gravi ritardi del governo di centrodestra. «Nel solare regna il far west – ha detto il governatore – perchè chi doveva emanare le linee guida, ha impiegato sette anni prima di farlo». Sul fotovoltaico, ha aggiunto il vicepresidente Capone, puntano molto anche i progetti di Area Vasta.
Tra le innumerevoli possibilità di utilizzo, il pannello di silicio amorfo può sostituire i milioni di metri cubi di lastre di eternit e amianto che ancora coprono capannoni ed edifici lungo tutto lo Stivale, con un duplice beneficio: la rimozione e la bonifica da un materiale tossico, la produzione di energia a zero emissioni di gas serra.
Vendola ha tranquillizzato anche il gruppo dei disoccupati organizzati che ha manifestato dinanzi allo stabilimento. «Per loro – ha detto – stiamo disegnando un bando innovativo».
Numerose le autorità intervenute alla cerimonia. L’arcivescovo Benigno Papa ha impartito la benedizione al nuovo stabilimento. Tra gli altri era presente il vicepresidente dell’Ilva, Fabio Riva.

domenica 2 gennaio 2011

Nuove regole per l'energia pulita!

Linee Guida Rinnovabili: Puglia, in vigore il Regolamento Regionale N. 24 del 30 dicembre 2010

Le novità sono entrate in vigore il 31 dicembre 2010, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (è il numero 195) delle cosiddette linee guida regionali, cioè il Regolamento Regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 che attua quanto stabilito dalle Linee Guida nazionali per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Parte invece il primo di gennaio 2011, la nuova procedura per ottenere in Puglia l'autorizzazione unica per installare un nuovo impianto, varata con delibera.
Entrambi i provvedimenti sono stati licenziati dalla Giunta regionale nella seduta del 30 dicembre. Vediamoli nel dettaglio.
Il Regolamento per le aree non idonee (le cosiddette linee guida regionali) è un regolamento attuativo del Decreto del Ministero per lo sviluppo economico del 10 settembre 2010 "Linee Guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" e individua le aree e siti non idonei all'installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili nel territorio pugliese.
L'importanza del Regolamento è legata al fatto che varato all'indomani della dichiarazione di incostituzionalità del Regolamento regionale sugli impianti eolici (è il n. 16 del 2006), serve a regolare e a disciplinare l'impatto della sentenza della Corte Costituzionale. Nel documento, che occupa 165 pagine del Bollettino Ufficiale, sono indicate le aree non idonee in modo estremamente analitico. Al contrario di quanto fatto da Regioni come la Toscana, l'Emilia Romagna, il Piemonte, la Basilicata e le Marche che hanno emanato provvedimenti più snelli ed in genere limitati al solo fotovoltaico, la Puglia individua infatti tutte le zone soggette a qualsiasi tipo di vincolo: parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d'acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti. E non solo.
Il Regolamento prevede una disciplina di protezione anche per i cosiddetti "coni visuali", cioè le vedute panoramiche che caratterizzano alcuni paesaggi pugliesi e per le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità, quindi con coltivazioni biologiche o identificate dai marchi quali DOP, DOC, IGT, IGP e altri. Le aree non idonee sono state individuate attraverso una puntuale ricognizione di tutte le disposizioni che tutelano l'ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale. Proprio perché protette queste aree non sono compatibili con gli impianti di rinnovabili, in alcuni casi per via della tipologia dell'impianto, in altri per le dimensioni. Dunque la richiesta di autorizzazione all'insediamento avrebbe esito negativo.
Il tutto è dettagliato nei tre allegati del regolamento: nel primo sono indicati i principali riferimenti normativi che determinano la non doneità delle aree, l'Allegato 2 contiene una classificazione delle diverse tipologie di impianti per fonte, potenza e tipo di connessione elaborata sulla base delle Linee Guida nazionali, l'Allegato 3 indica nel dettaglio le aree e i siti dove non è consentita la localizzazione di specifiche tipologie di impianti a loro volta indicati.
Un esempio è rappresentato dai "coni visuali", cioè da quei panorami che sono l'immagine stessa della Puglia in tutto il mondo e rappresentano un motivo rilevante della sua attrattività turistica: vedute come Castel del Monte, Canne della Battaglia, il Castello di Lucera, Castel Fiorentino, Dragonara, Vieste, Minervino Murge, la Loggia di Pilato a Monopoli, il sito di Egnazia a Fasano, Ostuni e la sua strada panoramica, il Parco delle Dune Costiere e fiume Morelli, Alberobello e la strada provinciale dei Trulli, Locorotondo e il suo belvedere, le gravine di Laterza e di Gravina, Otranto, Santa Maria di Leuca e il santuario de Finibus Terrae, la strada da Ruffano a Casarano con la Cripta del Crocifisso e ancora Montagna Spaccata, Porto Selvaggio e il Castello di Oria.
Il nuovo iter cambia anche il procedimento per richiedere le autorizzazioni uniche. Il nuovo iter descritto nella delibera di Giunta varata il 30 dicembre si allinea alle Linee Guida nazionali, ma con una particolarità unica in Italia: è completamente on line. Dal nuovo anno non si potranno più presentare domande cartacee. Le richieste viaggeranno via web attraverso il portale www.sistema.puglia.it e gli stessi progetti dovranno essere digitali, quindi immediatamente proiettabili sulla cartografia del SIT, il Sistema Informativo Territoriale. Questo semplificherà e renderà più veloci le procedure autorizzative. Secondo il comunicato della Regione, sarà possibile infatti arrivare all'espressione del parere entro il 180° giorno. La documentazione sarà generata da Sistema.Puglia per l'aspetto amministrativo e dal SIT per quello cartografico, anche gli allegati dovranno avere formato digitale e il tutto viaggerà con la posta elettronica certificata, inclusa la corrispondenza tra le amministrazioni. Solo per questo aspetto, secondo la Regione, saranno risparmiati 45 giorni. Il nuovo procedimento entra in vigore dal primo gennaio.
Da una prima analisi comparativa tra le linee guida nazionali e quelle regionali appena approvate, non sono da escludersi ricorsi al TAR avverso alla Delibera di approvazione del Regomaneto per l'analiticità ed arbitrarietà nella scelta delle aree non idonee. Ricordiamo, infatti, che è di competenza dello Stato, secondo quanto disposto dall'art. 12 del D. Lgs. 387/2003, l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impiati da FER. Il criterio dei "coni visuali" protrebbe essere il primo a cadere sotto la scure di eventuli ricorsi al TAR. (Alternativasostenibile)

LINK PER SCARICARE:
Regolamento Regione Puglia n. 24 del 30 dicembre 2010 (4.336,99 Kb)

venerdì 8 ottobre 2010

E ora tenetevi il vostro uranio!!!

L'energia rinnovabile non è economica. Questa la maggiore critica rivolta alle fonti verdi, esasperata dai mass media e spalmata nella mente dei cittadini. Ecco l'ultimo studio condotto da John Blackburn, docente di economia alla Duke University (Usa) che evidenzia come la netta evoluzione dell'energia fotovoltaica e le crescenti spese legate al nucleare hanno ribaltato la forbice dei costi, facendo del solare la fonte di energia non solo più ecologica, ma anche meno dispendiosa.
Allora perché in Italia si continua a parlare di investimenti al nucleare?
Rapporto economico tra solare e nucleare. Il sorpasso

mercoledì 23 giugno 2010

La notte del sole

Anche se c'è un mondo di "convenienze" che non va mai comunque sottaciuto. Senza lasciarsi imbambolare dai presunti "buoni princìpi" di queste multinazionali dell'energia che fioriscono in Puglia negli ultimi anni. Diciamo che almeno è sicuramente meglio stappare spumanti per pannelli solari piuttosto che per gli inceneritori come fanno Stefàno e Florido...

Energia: fotovoltaico; il 26/6 'La notte del sole' a Lizzano. A luglio l'evento itinerante in altri due centri del Tarantino
'La notte del sole': l'evento itinerante, con serate dedicate al fotovoltaico, partira' a Lizzano il 26 giugno.

La manifestazione si trasferira' a luglio a Palagianello e Grottaglie, sempre in provincia di Taranto. Nella serata inaugurale l'energia rinnovabile degli impianti '9Ren' illumineranno il borgo antico di Lizzano, mentre le note salentine degli 'Apres la Classe' accompagneranno l'evento in piazza IV Novembre. A Lizzano l'azienda italo-spagnola '9Ren' ha gia' impianti fotovoltaici e mini-eolici. (ANSA).

venerdì 21 maggio 2010

Fotovoltaico avanza

Gli impianti fotovoltaici installati nel 2009 in Italia sono raddoppiati rispetto al 2008. Questo è il dato fornito dal Gestore Servizi Energetici (GSE) nel rapporto sui dati statistici fino al 31 dicembre 2009.
A questa data il parco impianti annovera 71.284 unità per una potenza installata di 1.142,3 MW. Rispetto all'anno precedente il 2009 ha visto il parco impianti più che duplicarsi sia in termini di numerosità che di potenza.
Il_Solare_2009

giovedì 1 aprile 2010

Stop alle eco-speculazioni!

COMUNICATO STAMPA, ITALIA NOSTRA-SudSalento, 28 marzo 2010

Sentenza di incostituzionalità emessa dalla Corte Costituzionale, il 26 marzo 2010, per la Legge Regionale 31/08
Nell'uovo di Pasqua, per la Puglia la sorpresa più preziosa: un primo forte Stop alla selvaggia distruzione del suo territorio e della salute delle sue genti causata dalla speculazione delle fonti rinnovabili industriali da biomassa, eolico e fotovoltaico!

La Corte Costituzionale salva la Puglia dichiarando incostituzionale la Legge Regionale 31/08 in materia di energie rinnovabili, a seguito del ricorso presentato dal Tar Bari e dal Governo Italiano. Si tratta della legge, la 31/08, che ha reso in questi ultimi mesi e giorni la nostra regione l'eldorado delle rinnovabili in Europa, il luogo dove poter accedere ai lauti finanziamenti pubblici collegati alla produzione delle eco-energie, in maniera rapidissima, abbattendo i necessari e doverosi controlli e cautele, e semplificando ai minimi termini gli iter autorizzativi. Si son potuti realizzare così impianti industriali veri e propri da fonte eolica, fotovoltaica e da biomasse, fino a potenze di 1MW (MegaWatt), con una semplice DIA, Dichiarazione di Inizio Attività, una sorta di auto-certificazione, presentata semplicemente al comune in cui si vuole realizzare l'impianto! La legge regionale 31 del 2008, andando in deroga alla legge nazionale, aveva innalzato illegittimamente, come oggi finalmente sancito, le soglie massime di potenza per la realizzazione di impianti di produzione d'energia da fonti rinnovabili; tali soglie erano e sono stabilite dal Decreto Legge n. 387 del 2003 (tabella A allegata alla norma), cui ci si dovrà finalmente ora attenere e conformare in Puglia; queste soglie sono ad esempio di 60 kW per l'eolico, 20kW per il fotovoltaico, 200 kW per la biomassa. La L. R. 31/08 le aveva innalzate tutte addirittura a ben 1000 kW(kilowatt), equivalenti ad un 1MegaWatt, permettendo, nei fatti, di costruire senza alcuna garanzia di sicurezza per i cittadini ed il territorio, veri e propri impianti industriali, (con tutto il grave impatto ambientale che ciò comporta), con semplice autocertificazione, ed il tutto persino in zona agricola! Le basse soglie della legge dello Stato rientravano nella logica di favorire, con iter autorizzativi semplificati, gli impianti di piccola taglia, a basso impatto ambientale pertanto e per autoproduzioni d'energia per famiglie, imprese, aziende agricole, edifici pubblici. Maggiori soglie di potenza, ha ribadito la Corte Costituzionale, possono essere individuate solo con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d'intesa con la Conferenza Unificata, senza che la Regione possa provvedervi autonomamente, come aveva fatto con alcuni comma dell'articolo 3 della L.R. 31/08! Per soglie superiori a quelle previste dalla Stato, per la validità della semplice DIA, (tabella A del Decreto Legge n. 387 del 2003), la costruzione e l'esercizio degli impianti da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse, sono soggetti all'Autorizzazione Unica, (un procedimento autorizzativo più complesso, che coinvolge la regione, i comuni e numerosi altri enti, e che offre maggiori garanzie per i cittadini e la loro salute), nel rispetto sempre delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico (art. 12, comma 3, del d.lgs. n. 387 del 2003).


Effetti della sentenza di incostituzionalità della L.R. Puglia 31/08 sugli impianti di biomassa, eolico e fotovoltaico in progetto, in costruzione o già completati in Puglia: un primo forte Stop alla selvaggia distruzione del suo territorio ad opera della speculazione delle fonti rinnovabili industriali!

La pronuncia di "illegittimità costituzionale" di una norma di legge, (quale la L.R. 31/08 della Puglia), dichiarata dunque contraria alla Costituzione Italiana, dalla Corte Costituzionale, comporta la disapplicazione della stessa, dando luogo ad un fenomeno, sul piano degli effetti, più forte della semplice abrogazione della norma, avente di regola efficacia ex nunc (a partire da ora), comportando nei fatti, l'annullamento della norma che, normalmente, produce effetti ex tunc (a partire da quando la norma incostituzionale era entrata in vigore). Pertanto, la norma dichiarata “costituzionalmente illegittima” deve essere disapplicata con effetti ex nunc e con efficacia ex tunc. La legge incostituzionale dovrà essere immediatamente disapplicata per i rapporti non ancora costituiti, nuovi, o in corso di costituzione o di perfezionamento o caratterizzati da difetti, vizi, irregolarità che possono essere opportunamente denunciate, o tali da costituire motivo di impugnazione nelle opportune sedi, (ad esempio per autorizzazioni rilasciate per impianti industriali da fonti rinnovabili fino ad 1MW, eventualmente anche in costruzione o completati, attraverso ricorsi al TAR che dal rilascio delle autorizzazioni possono essere presentati entro 60 giorni, o al presidente della Repubblica per cui i tempi sono di 120 giorni, ed altre situazioni denunciabili all'autorità giudiziaria).

Entrando più nello specifico l'Avvocato di Italia Nostra, Donato Saracino, precisa che «l'illeggittimità, sancita dalla Corte Costituzionale, comporta l'obbligo di interruzione dei lavori in tutti quegli impianti che non hanno avuto corpo, ovvero ancora in costruzione, dove i lavori sono già iniziati o che non sono stati completati, indipendentemente dalla perfezione dell'iter burocratico autorizzativo». Non solo, gli impianti di energia elettrica anche già realizzati, con semplice DIA, e completati con l'allaccio alla rete elettrica nazionale, e di potenze superiori a quelle stabilite per la DIA dalla legge statale, (che la Regione, con la L. 31 /08, aveva tentato di aggirare), esercitando un’azione continua sul territorio di inquinamento elettromagnetico, acustico, visivo, chimico (vedi uso dei diserbanti e solventi per gli impianti fotovoltaici al suolo, o l'immissione dei fumi in atmosfera per le biomasse), avendo dunque un impatto ambientale che la semplice DIA non ha permesso di studiare e ponderare in dettaglio, e questo incostituzionalmente, dovranno tutti essere fermati, e studiati caso per caso. «I sindaci, massime autorità sanitarie locali, i dirigenti degli uffici tecnici comunali, hanno il dovere di intervenire emettendo urgentemente, ad horas, ordinanze di sospensione di tutte le attività di cantiere volte al prosieguo dei lavori per la realizzazione di questi impianti, anche se già autorizzati, – ha detto Marcello Seclì, presidente zonale di Italia Nostra - nonché stracciare tutte le DIA presentate sempre per impianti di potenze maggiori a quelle soglia della legge nazionale, e che non hanno avuto ancora corso, o che sono in via di approvazione definitiva o perfezionamento. Ma anche per gli impianti già realizzati di fatto, (grazie alla norma illegittima), questi dovranno essere fermati e sottoposti a valutazione attentissima, per analizzare, caso per caso se devono essere ridimensionati, smantellati con bonifica del sito e ripristino dello stato dei luoghi, per poi avviare, eventualmente, nuovi iter autorizzativi finalmente rispettosi della legalità e della Costituzione Italiana!». Nelle campagne della Puglia si lavora notte e giorno, in queste ore, per danneggiare quanto più possibile i siti dove si è iniziato a realizzare questi impianti con DIA di potenze fino a 1MW e comunque superiori a quelle previste per la DIA dalla legge nazionale, proprio al fine di aumentare il danno ed il senso di completamento dell'impianto, sperando di non incorrere nel doveroso ritiro dell'autorizzazione, di fatto sancito dalla provvidenziale sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale in questi giorni. All'azione di opposizione ferma dura e costante svolta dalla nostra Associazione con il contributo e la solidarietà di migliaia di persone, comuni cittadini, politici di ogni colore, professionisti di ogni campo, numerosissime associazioni, comitati, sorti a decine ovunque nell’emergenza, e movimenti, e soprattutto tantissimi validi giovani, animati da un amore vero ed incondizionato per il territorio e le sue genti, e che sono stati la più bella scoperta di questi mesi, deve ora seguire una fase di urgente azione di "reconquista" del Salento; da qui l'appello ad una mobilitazione generale per fare il massimo delle pressioni sulle autorità cittadine dei vari comuni salentini e pugliesi, sulle province, sulle forze dell'ordine e di vigilanza del territorio (Polizia Provinciale, Carabinieri, Forestale, Finanza, ecc.), e sulla magistratura amministrativa e non solo, per l'immediato rispetto della dichiarazione di incostituzionalità, perché siano stracciate tutte le migliaia di DIA presentate per impianti da biomassa, eolico e fotovoltaico fino a 1MW e superiori ai limiti ben più ristretti, stabiliti della legge nazionale, e affinché siano bloccati tutti i cantieri che con DIA sono stati inaugurati nel Salento in questi giorni e mesi a sfregio del territorio e della legalità. Uno stupro che viola, dunque, i principi e le leggi della Costituzione Italiana, come abbiamo in tutti i modi possibili denunciato, e che stava e sta provocando una vera e propria “catastrofe ambientale artificiale” nel Salento ed in tutta la Regione. La legge regionale 31/08, ha aperto una finestra temporale che oggi la Corte Costituzionale ha finalmente chiuso, ma la cui illegittima creazione ha generato un fenomeno politico-imprenditoriale losco che la magistratura non può non approfondire. Tanti tecnici e politici, ma anche consiglieri regionali, persino della maggioranza al potere (come Aurelio Gianfreda), hanno denunciato come la legge 31/08 sia stata scritta da imprenditori e imposta dalle lobby politico-industriali delle rinnovabili, in gran parte colluse col potere politico locale, al consiglio regionale, che l’ha approvata. Proprio in questi mesi è giunto da eminenti autorità politiche nazionali, come il giudice Alberto Maritati, (senatore e vicepresidente della commissione Giustizia, nonché componente della commissione Antimafia), uomo politico di sinistra, e da Alfredo Mantovano, (Sottosegretario del Ministero degli Interni), onorevole e uomo politico della destra, l'allarme per l'anomalo afflusso di ingenti somme di denaro in Puglia, con tutta probabilità correlabile al fenomeno del riciclaggio di denaro sporco; il tutto stranamente proprio in questi mesi in cui partivano i cantieri delle industrie rinnovabili, per milioni e milioni di euro; cantieri aperti grazie alla 31/08! Ancora, l'aver favorito sulle diverse DIA presentate ai comuni alcune al posto di altre, può celare, sotto motivazioni talvolta pretestuose, logiche di favoritismo che dovrebbero pure essere oggetto di vaglio ed attenzione, tanto più alla luce del clima generale che vedeva serpeggiare in ambienti politici, tecnici e legali la consapevolezza che presto la legge sarebbe stata dichiarata incostituzionale. Non è un caso, forse allora, che molti dei lucrosi impianti già realizzati siano legati a parenti o amici di politici locali. Con questa sentenza il sistema “Stato Italiano” ha risposto complessivamente bene, laddove fenomeni regionali e comunali stavano portando a comportamenti mafiogeni ed autodistruttivi! Non vi è in gioco solo il futuro della Puglia, il suo paesaggio e la cultura ed identità, ma si solleva anche una questione di moralità e legalità che ha visto la politica locale creare una sorta di deregulation incostituzionale, che veniva celata dietro un “marketing terroristico”, che faceva leva sulla paura per l’ "effetto serra" (lo spauracchio del “global warming”) e il ricorso strumentale al "Protocollo internazionale di Kyoto", nonché a forme pubblicitarie calcistiche volte ad innalzare al grado massimo i successi della Puglia nel campo delle rinnovabili per salvare il pianeta, mentre in realtà, paradossalmente, si uccideva il territorio, desertificato artificialmente su migliaia e migliaia di ettari di campi verdi e pascoli, al fotovoltaico, e questo nell'anno 2010, anno internazionale dedicato alla biodiversità; quella biodiversità cancellata nei campi pugliesi piegati, assassinati per la produzione industriale dell'energia del sole. Così si stava permettendo la nascita di circa cinquanta centrali a biomasse da 1MW, nel solo Salento, centrali che mai si sarebbe potuto alimentare con biomassa locale (filiera corta, come prescritto e sbandierato strumentalmente), a meno di incenerire nei primi mesi tutti gli alberi d'ulivo e non, della Regione. Centrali allora che sarebbero divenute inceneritori di rifiuti e che avrebbero comportato il disboscamento di ampie estensioni di foresta tropicale per la produzione delle biomasse industriali e forse anche il disboscamento delle foreste del nostro Appennino e i boschi del sud Italia, come qualche pazzo mercenario della falsa informazione invitava a fare recentemente, anche su programmi della tv nazionale! Il tutto poi nella beffa di una Puglia che già produce da fonti fossile quantitativi di energia ben superiori al suo fabbisogno, e dove le industrie che utilizzano fonti fossili inquinando, anziché ridurre l’uso delle loro fonti tradizionali fossili (carbon fossile, petrolio, gas fossile), lo hanno incrementato, paradossalmente, e questo consentito loro burocraticamente grazie all’acquisto dei cosiddetti “Certificati Verdi”, venduti loro dalle industrie delle fonti rinnovabili, che li acquisiscono, con le autorizzazioni ad operare nella produzione di “energie, cosiddette, pulite”, lucrando pure sulla vendita di questi certificati! Oltre l’inganno la beffa, per i cittadini, che a fronte dell’impatto da centrali d’energia rinnovabile su paesaggio e salute, assistono attoniti alla costruzione di altre centrali a fonti fossili, pure! Così l’inquinante centrale di Cerano a Brindisi non ha ridoto di un grammo il carbone fossile bruciato giornalmente, e così per i prossimi anni, come dimostra l’investimento per la costruzione di un molo per l’attracco delle navi carbonifere, direttamente nella rada antistante la centrale a Cerano. A Modugno (Bari) è stata recentemente inaugurata una grande nuova centrale termoelettrica a gas fossile, e a Brindisi si costruisce un rigassificatore che alimenterà presto una ulteriore centrale nel brindisino, questa volta di gas, oggi in progetto!

Potere della neo agguerrita lobby delle rinnovabili, il "clan delle rinnovabili": una legge, la 31/08, che mostra quanto la politica possa allontanarsi dal territorio e dalla gente, che si sta sollevando contro la mala politica delle rinnovabili industriali, che offende la bella filosofia delle rinnovabili stesse, che le vuole legate all'autoproduzione domestica a basso impatto con piccoli impianti. Divenuta succube, schiava ed amica, ma soprattutto collusa e complice di lobby di potere, la politica regionale ha consentito una corsa speculativa di un clan di imprenditori per l'approvvigionamento degli incentivi pubblici, ovvero di soldi dei cittadini, "una corsa all'oro" come l'ha definita il Tar Bari, con, nei fatti, danni all'erario impressionanti; una vera e propria frode scientifica di proporzioni inaudite, ben superiore a quella di qualsiasi scandalo che mai si sia verificato nel SUD Italia, e che ha portato ad un effetto di colonizzazione e svendita del territorio, con l’arrivo di grandi aziende e l’investimento di gruppi bancari da ogni parte d’Europa, interessati ad investire nel rinnovabile per intascare i lauti incentivi, senza i quali nessuno investirebbe in tecnologie energetiche di scarsa efficienza, quali quelle legate alle fonti rinnovabili; ed il tutto poi senza nessuna vera ricaduta per il territorio, ferito e abbattuto nella sua identità ed nella sua oggi florida economia turistica; offeso dalla logica delle royalty-denaro o altri benefit con cui le aziende concordano con le amministrazioni locali di ripagare il danno causato a beni di valore inestimabili, quali la salute fisica delle persone, la qualità della loro vita e la bellezza del paesaggio oltraggiato; nessuna ricaduta per la gente del posto, eccezion fatta che per pochi corrotti; neppure alcuna seria ricaduta occupazionale a regime, (trattandosi di impianti ad alta automatizzazione), tranne per quei numeri falsi e artefatti lanciati sui media dal clan delle rinnovabili! Ma ora Basta!

Ufficio Stampa
Italia Nostra-SUD SALENTO
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Allegati
Sentenza Corte Costituzionale n. 119 anno 2010

martedì 26 gennaio 2010

Rifiuti, energia, pannelli: minestrone fruttuoso

Entrerà in servizio nel corso del corrente anno, a Taranto, un impianto fotovoltaico avente una potenza pari a ben 4 MW, perfettamente integrato a livello architettonico, e costituito in prevalenza da pannelli realizzati con l’innovativa tecnologia a film sottile. Questo dopo che Enel Green Power, la società “verde” del colosso energetico Enel specializzata nella gestione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ha siglato un accordo con il gruppo Marcegaglia per la realizzazione dell’impianto sulle coperture degli stabilimenti della società operante nel settore della trasformazione dell’acciaio ma anche nella produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.
Il gruppo Marcegaglia, controllato dalla famiglie omonima, opera infatti con la società Euro Energy Group, dal lontano 1995, nella produzione di energia elettrica da combustibile derivato dai rifiuti e dalle biomasse, mentre la società Marcegaglia Energy è la divisione specializzata nel campo della produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’impianto che sarà realizzato a Taranto sulle coperture degli impianti del gruppo Marcegaglia sarà di proprietà al 51% da parte di Enel Green Power, e per la restante quota dal gruppo Marcegaglia. Ogni anno, in termini di abbattimento di emissioni, si risparmieranno ben quattromila tonnellate di anidride carbonica, mentre la produzione di energia elettrica, pari a ben cinque milioni di chilowattora annui, è quella che mediamente serve per coprire il fabbisogno energetico annuo di circa 1.900 nuclei familiari. (Ecologiae)

mercoledì 9 dicembre 2009

Vacche, muretti e silicio


Southern Italy in region of Puglia province of Taranto. A 1MW Solar Power Plant "Laterza I" under construction by Premier Power. The project is almost complete.

martedì 16 giugno 2009

Superprofitti alternativi

Energia alternativa, il business su cui investire
Pubblicato da Gordon Gekko in Energia, In Evidenza. Martedì, 16 Giugno 2009.

Sempre più l’energia rinnovabile sta diventando un business centrale e sempre meno marginale. Se ne sono accorti anche in Borsa, quando nelle ultime sedute due titoli, Uni Land e Alerion, hanno messo a segno guadagni in doppia cifra perché le aziende sono entrate nel business del fotovoltaico.

Uni Land è un’azienda attiva nel settore immobiliare e dei terreni edificabili. Ha appena raggiunto un accordo per la realizzazione di un parco eolico di 36 Mw nel Comune di Monghidoro, in Emilia Romagna. La convenzione ha una durata di 35 anni e può essere prorogata di altri 35 anni. L’importo complessivo per l’intera costruzione sarà di circa 57 milioni di euro. La notizia non è passata inosservata sul mercato azionario e il titolo alla fine della seduta ha messo a segno un balzo del 10%. Da inizio anno il titolo ha messo a segno una performance dell’80%
Ma non è una eccezione. A poche ore dall’accordo di Uni Land ecco che esce la notizia che Alerion Clean Power, società quotata alla Borsa Italiana e attiva nel settore delle energie rinnovabili, raggiunge un accordo per realizzare a Castellaneta, in provincia di Taranto, di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia con una potenza complessiva di 14 Mw. Il valore complessivo dell’impianto comporterà un investimento di circa 50 milioni di euro, che verranno finanziati tramite project financing. All’uscita della notizia il titolo ha fatto segnare un balzo del 7% e dall’inizio dell’anno l’azione ha messo a segno un rialzo del 25% circa.
Quindi per i prossimi mesi sarà interessante seguire con attenzione l’andamento non solo di questi titoli, ma anche delle azioni di società che hanno a che fare con le energie alternative, come fotovoltaico, energia eolica, e carburanti alternativi. La Borsa Italiana ancora scarseggia di presenze in questo settore, ma le Borse estere, in particolare americana, abbondano di aziende concentrate su questo business. (Vostrisoldi)

lunedì 15 giugno 2009

Affari solari a Castellaneta

In una Borsa in difficolta’ svetta di oltre il 7% il titolo Alerion, che scambia a 0,51 euro. Il titolo e’ spinto dall’accordo che Alerion Clean Power, societa’ italiana attiva nel settore delle energie rinnovabili, ha raggiunto per realizzare a Castellaneta, in provincia di Taranto, uno dei piu’ grandi impianti fotovoltaici d'Italia con una potenza complessiva di 14 Mw. L'impianto, sviluppato completamente da Alerion, consentirà uan produzione a regime di 20 gigawatt all'anno.
Il valore complessivo dell'investimento sara’ di circa 50 milioni di euro, che verranno finanziati tramite project financing. La fine dei lavori di costruzione è prevista per il secondo semestre del 2010.(Reuters)

mercoledì 15 aprile 2009

Un po' di pubblicità...Fotovoltaico sanmarzanese

Il 16 aprile Conergy Italia inaugura in Puglia, nel comune di San Marzano di San Giuseppe (TA), il cantiere di un impianto fotovoltaico con una potenza di 998 kW sviluppato nell’ambito delle attività della sua divisione Project Business che si occupa dello sviluppo, realizzazione e finanziamento, tramite l’apporto di capitale da parte di investitori privati o istituzionali, di grandi sistemi fotovoltaici.
Per l’impianto di San Marzano, Conergy, in collaborazione con Asepa Energy, ha seguito ogni singola fase del progetto, dalla ricerca e selezione del sito d’installazione alle procedure per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per la costruzione e l’allacciamento in rete, prendendo direttamente contatto con tutti i soggetti e gli enti coinvolti come i proprietari terrieri, il Comune e la società elettrica di zona.

Oltre allo sviluppo, progettazione e installazione, Conergy, fornirà anche tutti i componenti e l’assistenza necessaria per il perfetto funzionamento dell’impianto. L’impianto, che sarà installato su un terreno agricolo pianeggiante privo di vincoli territoriali, avrà per la precisione una potenza totale 997,92 kWp e per questo ha potuto usufruire della semplificazione delle procedure autorizzative ai sensi della legge regionale n°31 del 21 Ottobre 2008. La legge prevede che, per impianti con potenza fino a 1 MW, sia applicata semplicemente la disciplina della denuncia di inizio attività (DIA). Produrrà 1.500.000 kWh all’anno ed eviterà l’emissione in atmosfera di 804 tonnellate annue di anidride carbonica.
Il sistema sarà costituito da 4.752 moduli Conergy PowerPlus da 210 W ciascuno, collegati in 216 stringhe da 22 moduli ciascuna a 4 inverter centrali Conergy IPG 300K. Le strutture di montaggio impiegate saranno del tipo Conergy SolarLinea, che, provvisto di aste conficcabili direttamente nel terreno, non necessita di fondamenta in calcestruzzo e di relative escavazioni. Ciò garantisce un minimo impatto ambientale e un facile ripristino del sito in caso di eventuale rimozione dell’impianto. (Qualenergia)

venerdì 13 marzo 2009

diossina, gas, fotovoltaico

Eppur qualcosa si muove anche tra gli operai che chiedono una rappresentanza più moderna e incisiva nel tutelare i loro diritti a 360 gradi!
Mentre la Comunità Europea insiste per ottenere limiti più severi alle emissioni di diossine e furani, la Regione Puglia è costretta ad approvare la variazione alla legge diossina in commissione, per concedere a Riva di ritardare l'attivazione dell'impianto urea e di schivare il monitoraggio in continuo!
Per Brindisi, invece, una serie di interviste saggiano gli effetti delle frottole sul rigassificatore messe in giro per confondere e convincere la gente (3000 posti di lavoro annunciati contro i 30 reali!!!)... solita storia...
Le centrali fotovoltaiche rischiano la chiusura mentre il nucleare riparte e ggli inceneritori si pappano il contributo come fonti rinnovabili (cip6)