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domenica 9 giugno 2013

Sfilata a 5 stelle

Ilva, Movimento 5 stelle discute il futuro di Taranto, ma tiene ancora banco il caso Furnari
Non c’era Beppe Grillo, come previsto in un primo momento (“Troppo stanco dopo l’ennesima campagna elettorale”, spiegano dallo staff). Ma una decina di parlamentari del Movimento 5 stelle hanno partecipato ad un’attesa assemblea pubblica a Taranto. A tema l’Ilva: cosa fare del polo siderurgico finito nella bufera e commissariato dal governo? Ne hanno discusso con qualche centinaia di cittadini e con alcune associazioni della società civile tarantina.
A scendere in Puglia molti degli onorevoli eletti nella regione: Diego De Lorenzis – l’eletto che più da vicino ha seguito la questione – Giuseppe Brescia, Giuseppe D’Ambrosio e i senatori Barbara Lezzi e Lelio Ciampolillo. Ma anche la lucana Mirella Liuzzi e il romano Alessandro Di Battista.
Sedioline di plastica, un tavolo ed un amplificatore, si parla di Ilva, ma sullo sfondo rimane il tema di Alessandro Furnari e Giuliana Labriola. I due primi fuoriusciti dalla compagine grillina, entrambi proprio di Taranto, hanno motivato la propria uscita con un marcato dissenso sulle soluzioni che Beppe Grillo ha prospettato per l’azienda dei Riva. “Ci siamo tolti un dente, non è mai stato un problema di se ma di quando”, taglia corto un attivista. “I parlamentari ci sono tutti o ne manca qualcuno? - chiede un signore in maglietta rossa, appena eletto per il Movimento al Consiglio comunale di un paese a pochi chilometri di distanza – In questi mesi sono spesso stati contattati sulla questione Ilva, ma non si sono mai fatti vedere".
Da queste parti ‘Furnari’ è ormai diventato un aggettivo: “Abbiamo i Furnari nascosti dietro l’angolo in tutta la provincia – spiega un’attivista locale – Dobbiamo stare attenti e guardarci le spalle”. Sulla questione il meetup tarantino, il 192, è ancora silente, e così i parlamentari presenti: “Mi interessa poco la loro uscita – liquida la questione Lezzi – sono qui per parlare d’Ilva”. “Non mi preoccupa – aggiunge Ciampolillo – hanno fatto una scelta personale ma in Parlamento è pieno di parlamentari a 5 stelle”. Forse è arrivato il momento della riflessione, dopo le tante (poco concilianti) parole spese su Facebook e un comunicato stampa al vetriolo che ha lasciato qualche strascico di malumore tra i parlamentari più dialoganti.
Ma oggi è il giorno dell’Ilva, e i problemi interni al Movimento passano in secondo piano. “Ci vogliono soluzioni condivise”, spiega Lezzi, e De Lorenzis aggiunge che “bisogna ascoltare i cittadini e il parere degli esperti sulle prospettive che ci sono perché in giro per il mondo sono state trattate problematiche simili con successo”. La bussola dei grillini rimane la chiusura dell’area a caldo. “Vorremmo che fosse chiusa”, conferma Lezzi. “Dobbiamo trovare una soluzione - ha proseguito De Lorenzis - garantire i diritti dei lavoratori, sempre sacrificati in nome dei profitti della grande industria, e dare un futuro soprattutto ai bambini. Non ci si può più ammalare di lavoro”. Attacca a testa bassa Ciampolillo: “La politica fino a questo momento non ha saputo risolvere il problema, anche perché in Regione siede un poeta”.
Un tema ripreso da Lezzi, che critica la decisione del governo di procedere con la decretazione d’urgenza: “Con questo metodo non si trovano mai soluzioni soddisfacenti. Faremo ostruzionismo”. Concorda anche Brescia: “Bisogna restituire la legittimità al Parlamento, non può essere il governo a decidere. Qui si tratta di pianificare il destino di Taranto per i prossimi cinquant’anni”.
Restringendo l’arco temporale, è Ciampolillo a sintetizzare la soluzione stellata per l’Ilva: “Chiudiamo immediatamente l’area a caldo e introdurre il reddito di cittadinanza. Permetterà a tutti i cittadini di avere una garanzia di reddito, chi ha perso il lavoro e chi potrebbe perderlo. Un modo per permettere di portare avanti serenamente gli interventi di risanamento in questa città”.(HuffingtonPost)

venerdì 7 giugno 2013

Coerenza!


M5S, LABRIOLA E FURNARI NEL GRUPPO MISTO. "IN DISACCORDO CON GRILLO SULL'ILVA"

Vincenza Labriola e Alessandro Furnari sono ufficialmente ex deputati del Movimento 5 Stelle e neo iscritti al gruppo misto alla Camera.

«Siamo i primi Liberi Cittadini a compiere questo passo». Si apre così la lettera pubblicata sul proprio profilo facebook dai deputati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola con le spiegazioni della loro «sofferta decisione». «Tra le cause di questa scelta meditata a lungo e, comunque, dolorosa, c'è una questione di cuore: l'ILVA, i suoi drammi e il coinvolgimento della nostra Taranto a cui il MoVimento ha voltato le spalle», conclude.

«Nei giorni scorsi ci sono state delle affermazioni pubbliche di Beppe Grillo, relativamente all'Ilva, che ci trovano in totale disaccordo. Riteniamo doveroso prenderne le distanze e creare le condizioni per poter lavorare liberi e sereni per il bene della nostra Città e del Paese tutto», spiegano i due deputati tarantini.
«Noi siamo per la chiusura dell'area a caldo, per la tutela della salute e per la tutela dei lavoratori. Noi siamo dalla parte dei cittadini di Taranto che vogliono respirare aria pulita e che chiedono che venga rispettato il loro diritto alla salute e che urlano a gran voce la richiesta di abrogazione del decreto 'Salva ILVÀ - aggiungono - ciò che voglia il M5S per l'Ilva di Taranto ancora ad oggi non si è capito, forse perchè a distanza di quasi quattro anni dalla nascita del M5S ancora non esiste una posizione ufficiale sul problema ILVA. Nei giorni scorsi Beppe Grillo ha dichiarato che 'vuole i dazi doganali per contrastare la concorrenza della produzione di acciaio».
«Fino ad oggi nessun parlamentare del M5S ha avuto il coraggio di opporsi pubblicamente a questa posizione di Beppe Grillo - si lamentano Furnari e Labriola - alla manifestazione di Aprile, che c'è stata a Taranto, c'erano solamente quattro parlamentari del M5S, nonostante i nostro accorati appelli alla partecipazione, rivolti all'assemblea».
«In questi mesi ci sono state alcune decisioni calate dall'alto che di fatto hanno spezzato quel legame di fiducia che ci legava ad un sogno oramai trasformatosi in altro». «L'istituzione in cui si è trasformato è a nostro avviso incapace di sopravvivere alla disorganizzazione imperante al suo interno», aggiungono.
«Ad aggravare il nostro malessere, in questi mesi ci sono state alcune decisioni calate dall'alto che di fatto hanno spezzato quel legame di fiducia che ci legava ad un sogno oramai trasformatosi in altro», spiegano i due deputati. «Il Movimento ha rappresentato un sogno meraviglioso, noi siamo orgogliosi di credere in tutto questo; mentre l'istituzione in cui si è trasformato è a nostro avviso incapace di sopravvivere alla disorganizzazione imperante al suo interno - aggiungono Labriola e Furnari - Le idee del Movimento continueranno a vivere con noi nel Gruppo Misto, resta inteso che rimarremo fedeli alle promesse elettorali, votando in linea con il programma che abbiamo condiviso».
I due deputati pugliesi scrivono: «Avevamo ipotizzato che la presidente della Camera avrebbe comunicato la notizia del loro passaggio al gruppo Misto martedì in Aula, invece apprendiamo che la notizia è già ufficiale». «Leggiamo anche il comunicato stampa che, per un prevedibile gioco delle parti, l'ufficio stampa del M5S ha già emanato a proposito del nostro passaggio ad altro gruppo parlamentare», aggiungono. «Ecco allora che ci sembra giusto comunicare, con anticipo rispetto all'inizio della settimana prossima, il testo che avremmo preferito postare nei prossimi giorni.... Io e la mia collega Vincenza Labriola, pur rimanendo fedeli alle Idee fondanti del nostro MoVimento, abbiamo deciso di lasciare l'istituzione 'MoVimento 5 Stellè», concludono.

INSULTI SUL WEB Non sono mancate le reazioni sul web dopo l'ufficializzazione della notizie e i loro profili Facebook si sono riempiti di insulti e male parole. In molti li hanno accusati di essere dei traditori.
«Avidi e venduti», «viscidi», «schifosi», «deputati de sta mi....a», «neo Scilipotini». Gli insulti piovono copiosi da ieri, quando sul loro addio non c'era nulla di ufficiale, e riprendono con più vigore appena la notizia appare sul sito della Camera, con i loro nomi scritti nero su bianco tra i componenti del misto. Ieri notte Furnari aveva scritto che avrebbe dato spiegazioni, rigorosamente su Fb, «all'inizio della prossima settimana». Ma sulla sua bacheca i militanti 5S invitano a non darne affatto, «dimettetevi direttamente. Tutti e due».
«Scillipoti tradì per mero guadagno personale - scrive un utente - il tuo tradimento è molto più pesante, in quella città martoriata avevano fiducia in te, tu hai tradito, ancora non si capisce il perchè, ma sicuramente sarai anche tu un piccolo Scillipoti». «A Taranto non tornate», «non mettete più piede», minaccia più d'uno. «I militanti cinquestelle ti aspettano a Taranto per una festa», scrive un utente a Labriola. «Viva la diaria! Ti sei emozionata quando hai visto 20.000 netti per un mese e mezzo? - chiede un militante - che peccato buttarli». E qualcuno avverte: «Basta che non trovi la scusa dell'Ilva. Ora goditi i tuoi soldi, schifosa».  (Leggo)


Defezioni M5S, gli eletti si dividono: “Motivazioni serie”, “Ilva? Solo un pretesto”
I parlamentari a 5 Stelle commentano la decisione di Labriola e Furnari di passare al gruppo misto. Diego De Lorenzis, collega eletto in Puglia: "Le divergenze sulla questione Ilva non c'entrano. E' una polemica pretestuosa, avremmo potuto parlarne". Più cauto Walter Rizzetto: "Rispetto la loro scelta". Carla Ruocco non esclude altre defezioni per la questione soldi: "Può darsi, ma persone così è meglio perderle"

“E’ assolutamente pretestuoso parlare di Ilva per motivare la scelta di andare nel gruppo misto”. Diego De Lorenzis, deputato 5 Stelle originario di Lecce, rifiuta di entrare nel caos delle polemiche che hanno accompagnato la defezione dei due colleghi della Puglia, ma non accetta che si usi la questione di Taranto come giustificazione. “Io non capisco. Credo che siano sbagliati i termini della discussione. Se un attivista si lamenta che il gruppo non sta facendo abbastanza per un problema del suo stesso territorio, forse dovrebbe chiedersi che cosa sta facendo lui in prima persona“.
La paura ora è che l’ennesima discussione in casa 5 Stelle rischi di offuscare il lavoro e le iniziative che l’assemblea sta prendendo in Parlamento. “Domani 8 giugno, incontreremo i cittadini di Taranto per parlare del problema. Uscire a poche ore da quell’evento, ci espone a domande di stampa e cittadini che rischiano di perdere di vista il vero problema”. Alessandro Furnari e Vincenza Labriola sulla questione sono stati chiari, Beppe Grillo ha una posizione sull’Ilva che loro non condividono. Accuse che De Lorenzis dice di non riuscire a capire: “Grillo esprime delle opinioni, ma ci siamo noi in Parlamento. Abbiamo un tavolo di lavoro sulla faccenda, perché non sono venuti a confrontarsi con noi? Avremmo potuto discuterne in tranquillità”. E ora il problema è il posto vuoto che lasciano: “Io credo”, conclude De Lorenzis, “che per essere corretti avrebbero dovuto dimettersi. Ora il Movimento si trova con due deputati in meno che possono lavorare nelle istituzioni”.
Assenze, poca partecipazione e interessi che vanno oltre l’attività politica. Le polemiche stanno lentamente sotterrando l’attività dei due nuovi membri del gruppo misto alla Camera. Malumori interni che si susseguono da alcuni giorni, anche se non tutti sono d’accordo. “Io ho lavorato a fianco di Vincenza Labriola”, dice Walter Rizzetto, deputato del Friuli Venezia Giulia, “e devo riconoscere il suo impegno. Non ho mai visto nella storia della Repubblica italiana tanta confusione solo perché qualcuno dice di entrare nel gruppo misto. Stiamo esagerando“. Difende il lavoro dell’ex collega il deputato, e alla richiesta di un commento sul comunicato stampa del gruppo M5S alla Camera, che li definisce due persone che hanno fatto poco o nulla, risponde: “No comment. Davvero non mi sento di dire niente”. E conclude: “Da quello che so i due hanno intenzione di mantenere fede agli impegni presi, quindi non vedo perché non dovrebbero restituire i soldi. E’ chiaro che il loro disagio non deriva solo dall’affare Ilva, ma c’è altro. Io rispetto la loro scelta“. Parole più moderate, che cercano di nascondere quello che nella realtà è l’ennesima ferita inflitta ad un gruppo che cerca di procedere tra mille ostacoli.
I rappresentanti a 5 Stelle in Parlamento si trovano costretti ancora una volta a giustificare dissidenze e voci critiche. E al centro sembrano esserci sempre più spesso i soldi: “Può darsi che altri ci lasceranno perché non vogliono restituire indennità e diaria non rendicontata”, commenta Carla Ruocco, eletta nel Lazio, “il fatto è che ridare indietro allo Stato queste cifre così elevate è un gesto che dimostra la motivazione che ha ciascuno di noi. Io lo faccio perché credo fermamente in questo gruppo, ma non mi meraviglia che ci sia qualcuno che non riesca a farlo”. Defezioni di anelli deboli del gruppo che non condividono più gli accordi presi in camppagna elettorale? La deputata non vuole sentire ragioni e dice che parleranno i fatti: “Io non posso dire che se ne sono andati solo per i soldi. Vedremo però cosa faranno adesso. Di sicuro sono fandonie quelle che dicono che non c’è democrazia all’interno del Movimento. Persone così è meglio perderle perché non portano nessun beneficio al gruppo”.
Duro il deputato della Lombardia, Manlio Di Stefano che su Facebook li definisce “Razzi e Scilipoti”, i due deputati dell’Idv passati poi al gruppo misto e ironicamente gli augura buon lavoro. Così come Gianluca Vacca dall’Abruzzo: “La situazione è semplice: sono due ‘parassiti’, nel senso che a fronte dei tanti soldi guadagnati hanno prodotto al momento pochissimo. Evidentemente ritengono di doversene andare e le motivazioni di cui hanno parlato sono piuttosto deboli”. Il gesto però fa riflettere chi nel Movimento è da sempre stato critico: “Io dissidente?“, commenta Adriano Zaccagnini su Rai Radio Uno, “Più che altro mi trovo in un momento di difficoltà psicologica e ho bisogno di riflettere. Per decidere di andare via è troppo presto, ma devo essere sereno per poter lavorare bene e quindi io starò dove troverò serenità. Grillo ha fatto grandi cose, ma ora gli dico che bisogna fare autocritica e guardare al proprio interno”. Per esempio: ”Grillo non dovrebbe farsi prenderela mano sul suo blog con frasi o post che dividono e creano disagio e che impediscono di far passare il nostro lavoro. Anzi, gli propongo di prestarci il blog per un mese e permetterci di diffondere quello che facciamo”. (FQ)

martedì 26 febbraio 2013

Numeri dalla città morta

Una cosa almeno è certa dopo queste elezioni: il Grande Circo Clini sta impacchettando tutto sui camion e presto partirà la carovana tecnico-fascista che ci ha imposto la legge più antidemocratica della dittatura Monti.



Partirà per tornare negli ingranaggi della burocrazia ministeriale dove Clini è despota incontrastato e burattinaio di tanti politici inetti che si susseguono al dicastero del (finto) ambiente.
Il Circo Clini lascia la scena pubblica e riprende a frequentare i salotti privati dove è stato concepito, tra quei pochissimi potenti che decidono per un popolo di decerebrandi che forse non imparerà mai a votare.
Ci vuole tanto a collegare una faccia pubblica al milione di porcate di cui tutti si lamentano dal parrucchiere?

Tra lavoro e ambiente Taranto sceglie Grillo

In una città piegata dalle vittime per il cancro, divisa tra chi vuole chiudere la «fabbrica della morte» e chi invece vuole continuare a lavorarci «perché l’alternativa è la fame». Una città di 200 mila abitanti su cui incombe la mannaia di 6.500 cassa integrati, a partire dal 3 marzo, s’impone la voglia di riscatto. Il desiderio di rompere gli schemi, di disarcionare i privilegi di una politica distante dai problemi della gente che qui continua a piangere chi di Ilva si ammala fino a morire.
La strepitosa vittoria di Grillo - primo partito con il 30% dei consensi - è in sintonia con il resto del Paese, ma qui più che altrove è sinonimo di una parola: basta. Basta con le chiacchiere, basta con le promesse, ma basta anche con un’anima dei cortei che tanto hanno infiammato la coscienza civile la scorsa estate. Né il centrosinistra, né il verde Bonelli (candidato con Ingroia che non raggiunge il 3%), né soprattutto il Movimento Liberi pensanti riescono a farsi una ragione del responso delle urne. Alle 10 e mezzo della sera i dati non sono ancora definitivi, ma il senso è chiaro. «Io non sono neppure andata a votare» dice Silvia Naccarati, 36 anni, laureata in storia dell’arte, uno dei tre portavoci di Liberi pensanti, che sostituiscono il carismatico Cataldo Ranieri che ha ceduto il campo per amor di «rotazione democratica». «Nessuno dimostra veramente interesse ai nostri problemi» prosegue Silvia che rilancia l’immagine di una Taranto «più concentrata su cultura e turismo invece che sull’industria». Un altro portavoce, Nicola Ordini insiste sull’esigenza «di una democrazia partecipata, che nasca dalla base». Stile grillini? «No, quelli non ci convincono».
Eppure persino a Tamburi, il quartiere a ridosso dell’Ilva, persino nell’area praticamente sotto i parchi minerari da cui «è più facile che si propaghino le sostante tossiche come la diossina», ha vinto il Movimento5stelle.

Il segretario della sezione Pd di Tamburi, Egidio Di Todaro, non si dà pace: «Grillo s’è preso buona parte di chi una volta votava per noi. Certo mi sciocca l’idea che sia il primo partito, perché qui noi come Pd raggiungiamo il 27% alla Camera e come coalizione sfioramo il 30%. E mi fa male anche il 30% del Pdl. Ma come? La Prestigiacomo negava le esalazioni tossiche e ora prendono quanto noi?». Nel complesso i dati dell’intera città non cambiano granché. Il centro sinistra, alla Camera, crolla dal 37,2% delle politiche del 2008 al 28% con il Pd attestato al 22%. E perde anche il Pdl che 5 anni fa aveva conquistato il 47,7% mentre oggi rasenta il 30% «anche se un buon 10% - dice con rammarico un pidiellino doc - è dovuto all’ex sindaco Cito, che mai ha aderito a Forza Italia e successive trasformazioni».

Vincenzo Curcio, 32 anni, da 10 operaio all’Ilva, sposato, un figlio di 2 anni e un altro in arrivo rappresenta il triunvirato dei Liberi pensanti: «Grillo? Le nostre aspettative dal nuovo governo, se mai ce ne sarà uno vista l’instabilità, sono pari a zero. Taranto sta morendo e noi abbiamo fame di salute e di giustizia. Che non deve fare a pugni con il diritto al lavoro».
Marianeve Santoiemme, 43 anni, un lavoro ce l’ha: educatrice per i disabili. Ma da ieri e sul Lago di Garda a cercarne uno nuovo: «Mia figlia, a 7 anni, è invalida al 100% per un’asma causata dall’Ilva. Noi a Taranto non possiamo più vivere. Il nuovo governo? Mah, ho paura ci riservino le solite chiacchiere».(LaStampa)

mercoledì 11 aprile 2012

Il Grillo parlante

Prima del comizio, il camper. É lì che Beppe Grillo incontra Alessandro Furnari, il candidato sindaco del MoVimento 5Stelle.
Il comico-tribuno sta attraversando l’Italia su quattro ruote abitabili. Lo incontriamo a bordo mentre la folla si accalca all’esterno e le digitali puntano sul parabrezza.
Parte dal paradosso, Grillo. E poi tira diritto, sferzante e irriverente. Ce n’è per tutti, anche per Dio. «Qui non ho niente da dirvi: sapete già tutto di ciò che non va. Ma qui accadono cose strane: ho incontrato gente sana!». Ci sarebbe da ridere ma non ride nemmeno lui. «Mi sento responsabile, ragazzi. Sono genovese: vi abbiamo ceduto l’area a caldo delle nostre acciaierie. E adesso siete afflitti da una patologia degna di un neuropsichiatra: lavoro contro salute!».
Secondo Grillo, chiudere lo stabilimento sarebbe una sciagura. E il paradosso raddoppia. «Taranto senza siderurgia? A parte i lavoratori… che fine farebbero le pompe funebri, i barellieri, i falegnami, i fiorai, i marmisti, le farmacie, i radiologi». E c’è una protesta da raccogliere, indirizzare. Ma qui da vent’anni le proteste s’intrecciano. Hanno assunto colori e forme diverse: i grillini arrivano tardi? La piazza è piena, però. Tutto esaurito per Grillo e le sue 5Stelle.
«C’è sempre spazio per rivendicare il futuro. Tutto è sempre possibile. Dipende da noi. In Belgio, senza Governo stanno risolvendo i loro guai. L’Islanda chiude due banche mentre i cittadini riscrivono la Costituzione. Qui a Taranto e a Lecce la wireless non va, però si produce carbone. Si brucia il coke: roba vecchia. C’è la diossina qui… e comunicare è utopia. Giriamo a vuoto, ragazzi! Il veleno lo s’ingoia già nella culla e ti insegnano che farne a meno è anche difficile. Eppure, cambiare si può. Mandiamo a casa chi dice e non fa, ad esempio. Chi divide i cittadini sull’evasione fiscale, mettendoci uno contro l’altro».
Antipolitica a basso costo, anzi gratis? «Certo che no – ribatte Grillo – la nostra è un’idea, non un partito. Non contestiamo i fondi pubblici: non li prendiamo e basta. Siamo quello che diciamo. E facciamo quello che diciamo. Questa è politica».
Nel camper ci sono due collaboratori. Uno siede al volante, l’altro è di fronte al computer. Twitter e Facebook sono gli altoparlanti di Grillo che ogni giorno, con un post, tiene vivo il MoviMento.
«Taranto è un paradiso distrutto. Si potrebbe vivere col minimo, con la nuova agricoltura: eravate il granaio dei romani, altro che carbone!».
Taranto senza Ilva possibile? E l’Italia senza… «gli italiani, se possibile». Grillo alla battuta non rinuncia. Nasce comico e della politica continua a ridere urlando per rabbia.
«L’economia sta bruciando soldi con una rapidità pazzesca mentre il ragioner Monti continua a fare il contabile. Chi lavora in un grattacielo newyorkese decide per noi.. che intanto viviamo di voto di scambio. Dobbiamo sognare un altro futuro che non sia la sopravvivenza. Sembra difficile ma a lungo termine alcuni obiettivi ce li possiamo anche dare: energia pulita e agricoltura, perchè no? Non sono qui ad insegnare. I nostri candidati hanno entusiasmo e sono incensurati. Noi siamo fatti così».
Grillo lascia il camper e si concede alla folla. Battuta-stoccata-battuta-stoccata: ce n’è per tutti, da Casini a Vendola, passando per Monti. Anche Dio è nel copione. «Scendi da lì -urla Grillo fissando il balcone del Carmine – vieni tra noi ma non mandare tuo figlio: stavolta non è roba per bambini». (CdG)

mercoledì 24 febbraio 2010

La destra NIMBY

Nuclearisti schizofrenici

Il nucleare in Italia lo vogliono soltanto in tre: Berlusconi, Sarkozy e la Confindustria. Le Regioni che si dicono favorevoli preferiscono che le centrali siano costruite altrove. Le Regioni contrarie si oppongono a priori alla costruzione nel loro territorio. E' un rompicapo insolubile. Formigoni (PDL): “In Lombardia siamo vicini all’autosufficienza quindi non c’é bisogno di centrali in questo momento”. Zaia (PDL): "Il Veneto ha oggi un bilancio energetico positivo, produce più energia di quanta ne compra”. Polese (PDL): "La Puglia contribuisce in modo notevole alla produzione di energia e al fabbisogno energetico nazionale con centrali elettriche a Brindisi e Taranto. Non vi è quindi motivo né possibilità di realizzare una centrale nucleare”. Polverini (PDL): " In tempi rapidissimi il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre Regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari“. Rimane solo Arcore per una nanocentrale nucleare. Per le scorie c'è già il mausoleo incorporato, sembra fatto apposta.(Politicamentecorretto)

venerdì 12 giugno 2009

Il Giornale difende Vulpio...

Nel valzer degli schieramenti Il Giornale arriva anche a difendere il "male" dei padroni pur di attaccare Grillo e Di Pietro.
C'è da sentirsi qualunquisti a sospettare un fondo di verità?
Certo che l'indignazione è tanta!
L’avvocato olbiese Giommaria Uggias, 49 anni anni, ha alle spalle una lunga militanza politica, iniziata nella Dc, proseguita sino alla Margherita ed arrivata nel Pd, dove però si è rotto il rapporto con la “casa madre”, che lo ha portato ad aderire all’Idv.
Un volto nuovo... senza dubbio che parla ai cittadini...(vedi link)
Lode alla transumanza partitocratica sarda!
Uggias ha preso 17000 voti contro i 37000 di Vulpio. Oltre la metà dei votanti sono stati malamente scippati dei loro diritti e buggerati.
In fondo è meglio che Vulpio stia fuori da queste consorterie, ma ha tutto il diritto di reclamare in nome dei suoi elettori!

«Che fretta c’era...» sorride amaro a caldo Carlo Vulpio. La sua esclusione eccellente dagli eletti Idv a Strasburgo brucia. Un’altra amarezza per il giornalista del Corriere della Sera «allontanato» per sua stessa ammissione dall’allora direttore di via Solferino, Paolo Mieli, dalle inchieste di Luigi De Magistris. L’ex pm a Strasburgo ci è andato alla grandissima, forte di oltre 380mila moti. Vulpio è rimasto vittima più che delle preferenze (37mila in 4 collegi) di un gioco di opzioni che ha portato all’elezione dell’ex Margherita Giommaria Uggias nella Circoscrizione Isole per la rinuncia di Sonia Alfano a rappresentare la «sua» circoscrizione. La figlia del giornalista ucciso dalla mafia siciliana ha scelto il Nord Est. «Una scelta tecnica - ha detto la Alfano - non politica in quanto voglio continuare a lavorare su tutto il territorio nazionale». Avesse scelto l’opzione Sicilia-Sardegna com’era forse più naturale, e non il Nord Est, Uggias (quinto dei votati) sarebbe rimasto a casa e Vulpio sarebbe andato in Europa. Il giornalista non parla, mentre Leoluca Orlando si gonfia il petto: «Siamo l’unico partito a mandare un sardo a Bruxelles, sarò in Sardegna a festeggiare con lui», ha detto il portavoce Idv. «Che fretta c’era - insiste Vulpio - perché confermare le opzioni a urne appena chiuse, quando ci sono 15 giorni di tempo per decidere». In effetti, la short list dei sette Idv è uscita in agenzia alle 17.38 minuti di martedì 9. Quando ancora le Corti d’appello non hanno neppure ricevuto le urne e iniziato il conteggio «reale» dei voti. Visto che in molti casi (nell’Idv come in altri partiti) la distanza tra eletti e non eletti è racchiusa in un pugno di voti e le sorprese sono dietro l’angolo.
La «fretta» di chiudere i giochi a urne calde non è piaciuta soprattutto agli elettori dipietristi. I sito antoniodipietro.it, italiadeivalori.it e beppegrillo.it sono letteralmente invasi da commenti di proteste per l’esclusione di Vulpio. «Vergogna, è una bestemmia, vogliamo una spiegazione della sua esclusione - si legge -. L’Idv ha puntato parecchio sulla libertà di informazione, Vulpio ci ha messo la faccia in centinaia di incontri e manifestazioni in tutta Italia, ottiene 37mila voti in tutta Italia e si preferisce far passare Uggias con 17mila voti... se vi pare giusto. Estromesso dal Corriere e da Italia dei valori, la prossima volta scordatevi il mio voto». I nomi dei prescelti, tranne Vattimo e Arlacchi, suscitano più di un dubbio. «Prima la Rame e De Gregorio, ora Uggias e Iovine, uno che sembra il Binetti dell’Idv, altro che facce nuove e giovani. Far fuori Vulpio è un bizantinismo della peggiore Dc». E ancora: «Ha pagato di suo per tenere la schiena dritta ma resta fuori, Iovine forse fa un importante lavoro di retroguardia, tipo montare i tubi innocenti e l’amplificazione a Piazza Navona e a Piazza Farnese...». E infine: «Passano i burocrati, non Vulpio. Siete feccia come tutti gli altri partiti. Ho la sensazione che dia fastidio a qualcuno. I fatti probabilmente lo confermeranno nei prossimi mesi», scrive sarcastico un altro grillino. Mentre Stanco_Mavoglio si rivolge direttamente a Grillo, e sul sito del comico genovese e rincara la dose: «Beppe, mi piacerebbe sapere cos’hai contro Carlo Vulpio»
In effetti, tranne l’estemporaneo endorsement all’ex Corriere di Grillo durante un incontro in Campania, Vulpio non ha mai goduto di buona «stampa» dipietrista, e ancora oggi sui siti il suo nome non compare. Né a lui né allo stesso Di Pietro sono andati giù certi attacchi all’establishment Idv al Sud e soprattutto - raccontano fonti interne al movimento dei grillini - Vulpio non è mai piaciuto al vero dominus dell’asse Grillo-Di Pietro: l’editore Gianroberto Casaleggio, ex amministratore delegato della controllata Telecom Webegg (venduta alla Value Partners per 43 milioni di euro) e a capo delle organizzazioni Meet-up, l’uomo dei blog di Grillo e Di Pietro, che nel 2004 convinse il comico a investire sulla Rete. Oggi la sua Casaleggio Associati è la spina dorsale del movimento, e il peso dell’editore nelle scelte politiche dei due Masanielli del web sarebbe sempre più forte. Forse tanto da decidere chi merita l’euroscranno e chi no.
(Il Giornale)

mercoledì 16 gennaio 2008

Novità dal Presidio Permanente No Discariche

Novità eclatanti. Le comunicheremo in Conferenza stampa domani, giovedì 17 gennaio, alle ore 17, al Presidio Permanente No Discariche, iin località La Torre-Caprarica, a Grottaglie (Taranto).

Sabato prossimo, 19 gennaio, poi, per la giornata di mobilitazione nazionale delle realtà del Patto di Mutuo Soccorso a sostegno delle popolazioni campane e per una nuova politica dei rifiuti, il Presidio Permanente No Discariche, a partire dalle ore 18, sarà in piazza Principe di Piemonte, a Grottaglie, per un'assemblea pubblica con la cittadinanza.

Grazie per la cortese attenzione

Presidio Permanente NO Discariche

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Anche Beppe Grillo spesso nel suo blog ha affrontato la questione sempre più emergente dei rifiuti.
A tal proposito vi segnaliamo la lettera che trovate qui sotto, scritta da Alberto Lucarelli (Ordinario di diritto pubblico - Università di Napoli Federico II ), e indirizzata a Beppe Grillo:
"Caro Beppe,
temo che le decisioni politiche degli ultimi giorni sul "caso Pianura" in Campania intendano utilizzare l'emergenza per legittimare ed adottare scelte di lungo periodo.
In questi giorni, anche attraverso un bombardamento mediatico, intriso di superficialità e luoghi comuni sembrerebbe, infatti, che l'emergenza rifiuti in Campania possa risolversi soltanto attraverso discariche ed inceneritori, senza la consapevolezza che ciò rappresenta una strategia politica di lungo periodo e non unicamente la risoluzione del contingente.
Si vuole attuare una precisa scelta politica, oggetto di ripensamento in tutta Europa, ovvero sbilanciare la gestione dei rifiuti sulla realizzazione degli impianti, piuttosto che sulla politica delle "r":
  • - riduzione dei consumi
  • - raccolta differenziata
  • - recupero
  • - riparazione
  • - riuso
  • - riciclaggio.
Si vuole attuare una precisa scelta politica: realizzare in Campania tre impianti di incenerimento nel territorio della provincia di Salerno, ad Acerra (Napoli) e a Santa Maria La Fossa (Caserta). L'impianto di Acerra, come è noto, privo di valutazione d'impatto ambientale e vetusto nelle tecnologie, come ampiamente dimostrato dalla Commissione bicamerale sui rifiuti, è sovradimensionato, e per essere economicamente vantaggioso, dovrebbe bruciare quantità di CDR (combustibile derivato da rifiuti) in proporzioni tali da scoraggiare e quindi pregiudicare la raccolta differenziata e la filiera virtuosa ad essa riconducibile, determinando, come evidenziato dalla Corte dei Conti, anche un danno patrimoniale alle finanze locali.
L'orientamento dettato dall'emergenza intende sbilanciare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti a favore di un sistema di combustione classica, assegnando la funzione principale all'ipotesi di incenerimento dei rifiuti, indicata invece residuale e marginale dalla normativa e dalla giurisprudenza vigente.
Per invertire radicalmente la rotta della politica dei rifiuti in Italia bisogna uscire dal cul de sac del CIP 6 e abrogare definitivamente, anche per gli impianti già realizzati, la delibera n. 6 del comitato interministeriale prezzi che nel 1992 dichiarava, unico Paese in Europa, il rifiuto fonte rinnovabile, prevedendo sovvenzioni pubbliche per gli impianti di incenerimento. Il CIP 6, prelevando le risorse direttamente dai cittadini, attraverso le bollette dell'energia elettrica, ha influenzato, negli ultimi quindici anni, la politica dei rifiuti in Italia, incentrandola prevalentemente sulla fase terminale, appunto sullo smaltimento e sulla progettazione e realizzazione di impianti di incenerimento. Attraverso il CIP 6 sono state alimentate sacche parassitarie e rendite finanziarie che hanno avuto quale loro principale obiettivo bruciare la maggior quantità di rifiuti "tal quale", impedendo ed ostacolando il decollo della raccolta differenziata. I finanziamenti pubblici provenienti dal CIP 6 hanno influenzato gli strumenti di pianificazione regionale e rallentato, non soltanto lo sviluppo della raccolta differenziata, ma fonti di energia pulita e rinnovabile come l'eolico ed il fotovoltaico.
Una pratica quella dell'incenerimento che alimenta lo spreco, con una resa energetica del 10-15% contro un dispendio di risorse che l'energia prodotta non compensa neppure lontanamente. Una pratica che incentiva la realizzazione di impianti che a pieno regime producono, al di là delle tossiche e nocive polveri ultra-sottili, una quantità di ceneri tali da richiedere la realizzazione di discariche in grande quantità per collocare i nuovi rifiuti prodotti dalla combustione. In questo senso basta fare un giro a Montichiari dove vengono tumulate le ceneri e le polveri del megainceneritore di Brescia, condannato tra l'altro da una recente sentenza della Corte di Giustizia.
Si prenda dunque con serietà e rigore l'ipotesi di passare da metodi primordiali di smaltimento quali "il fuoco e le buche" a modelli già sperimentati con successo in alcune parti d'Italia come il trattamento meccanico biologico "a freddo". Si utilizzi l'emergenza come una grande occasione di rilancio e rinnovamento e non come il pretesto per affermare scelte che guardano indietro, ovvero all'era del fuoco."