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venerdì 24 luglio 2015

Tutti preoccupati dell'Ilva, di Taranto non se ne fotte nessuno! Realacci, un vero ambientalista per hobby!

Via libera al decreto salva-Ilva «blindati» gli altoforni per un anno

Accesso al credito facilitato e ristrutturazione dei debiti, ma anche cautele al sequestro giudiziario delle imprese come l’Ilva: sono i punti chiave del decreto legge su cui il governo ha incassato la fiducia e su cui questa mattina arriverà il voto finale. Ecco le principali novità del provvedimento. Tra le novità del provvedimento una è applicabile al caso-Taranto.Si afferma, infatti, che per le aziende di interesse strategico nazionale, come ad esempio l’Ilva di Taranto, il sequestro giudiziario relativo a ipotesi di reato riguardanti la sicurezza dei lavoratori non può impedire l’esercizio dell’attività di impresa.
Gli stabilimenti, però, potranno continuare a funzionare per non più di un anno dal sequestro e solo se entro 30 giorni sarà predisposto un piano di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro.
«Non stiamo cercando di salvare un’azienda decotta ma un’azienda che può essere efficiente, creare ricchezza e mantenere occupazione». Lo ha detto Piero Gnudi, commissario straordinario dell’Ilva, nel corso dell’audizione in commissione Ambiente della Camera. «Sarebbe un impoverimento del nostro sistema industriale se questo nostro sforzo non dovesse avere successo – ha aggiunto Gnudi- quando abbiamo chiesto la commissione straordinaria abbiamo fatto un piano industriale per i prossimi cinque anni, quest’anno si perde, ma abbiamo dovuto chiudere il forno cinque, ora è chiuso il forno due, una volta messi apposto questi problemi torneremo in piena attività, con una liquidità consistente a partire dal 2017».
Il Consiglio Generale di Confindustria «ha espresso unanime preoccupazione» per la vicenda Ilva che, sottolinea l’associazione degli industriali rischia di assumere contorni drammatici, in primo luogo per le conseguenze sui livelli occupazionali ma anche per la strategicità che riveste nel nostro paese la produzione di acciaio, asset fondamentale». Come «sostegno all’impresa e al territorio tarantino è stato deciso che la prossima riunione del Consiglio Generale di settembre si svolgerà a Taranto».
«Nella riunione di ieri mattina - spiega una nota di via dell’Astronomia – il Consiglio Generale di Confindustria ha posto al centro del dibattito la vicenda Ilva, con particolare riferimento all’ipotesi di chiusura del secondo altoforno, oggetto in questi giorni di scelte che potrebbero determinare definitivamente le sorti dell’impresa».
«Il risanamento ambientale e il futuro produttivo dell’Ilva sono legati in modo inscindibile uno con l’altro. Per il Parlamento la vicenda dell’acciaieria di Taranto è centrale e continuerà ad essere seguita con grande attenzione, al di là dei provvedimenti in esame”. Così il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci a proposito dell’audizione dei commissari straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.
«Sono oggetto di costante attenzione non solo il piano industriale, ma anche le misure di bonifica e risanamento ambientale dell’impianto – continua Realacci – misure fondamentali per garantire ambiente e salute di lavoratori e cittadini. I provvedimenti sull'Ilva votati in Parlamento impongono siano realizzate entro il 31 luglio l’80% delle prescrizioni Aia e garantiscono che tutti i fondi sequestrati ai Riva siano destinati al risanamento ambientale e sanitario – osserva - condizione imprescindibile per dare una prospettiva all’impianto».
La condizione: entro 30 giorni predisposto un piano di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. (GdM)

giovedì 21 maggio 2015

Una legge caricata a salve

Fonte: VoxEurop, rielaborazione ©Comitato per Taranto

Ecoreati, adesso Ilva pensa di non patteggiare

La parola d’ordine è “temporeggiare”. Le dichiarazioni di Matteo Renzi sull’Italia che “riparte da Taranto” all’inizio del 2015 sono ormai un ricordo sbiadito. La questione Ilva può aspettare. Anche la proposta di patteggiamento dinanzi al Tribunale di Taranto può restare in qualche cassetto del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe dovuto dare il via libera al collegio difensivo dell’azienda in amministrazione straordinaria. In una riunione tenuta mar-tedi tra il ministro Federica Guidi e la struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, presente Paola Severino in veste di consulente legale del commissario, si è deciso appunto di frenare sul patteggiamento.
A QUANTO RISULTA al Fatto Quotidiano, nel vertice si è anche parlato del fatto che la nuova legge sugli ecoreati (approvata proprio martedì sera) potrebbe avere un impatto sul processo in corso a Taranto essendo ritenuta più “favorevole al reo” rispetto al reato di “disastro innominato” per cui l’azienda, la famiglia Riva e altri vengono perseguiti a Taranto. Trovano così una prima conferma i timori finora non ufficiali della Procura e del Tribunale della città pugliese sugli effetti che la nuova legge sugli ecoreati potrebbe avere sul maxi-processo Ilva. D’altronde anche magistrati esperti del tema come Gianfranco Amendola, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, e Raffaele Guariniello (vedi qui accanto) lasciano intendere che il lavoro del Parlamento non sia stato così accurato come ci si aspetterebbe per una normativa attesa da vent’anni almeno.
Intanto il 28 maggio – data in cui è fissata l’udienza preliminare del procedimento “ambiente svenduto” – si avvicina. I legali dell’Ilva avevano ipotizzato di chiedere l’applicazione di una pena che prevedeva una multa da 3 milioni di euro, l’interdizione per 8 mesi e la confisca di 2 miliardi di euro come profitto del reato. Nei fatti l’uscita dell’Ilva dal processo penale, però, avrebbe gravato solo sulle tasche dei cittadini: i due miliardi di euro per il risarcimento, infatti, sarebbero stati recuperati grazie a obbligazioni garantite dallo Stato in attesa che fossero svincolati i soldi sequestrati su alcuni conti svizzeri alla famiglia Riva dalla Procura di Milano (che indaga per evasione fiscale) e da usare per il risanamento della fabbrica secondo un decreto del governo di Mario Monti (il Guardasigilli, come si sa, era Paola Severino).
Sul piano giuridico, però, il patteggiamento qualcosa lo avrebbe prodotto eccome: l’ammissione di responsabilità dell’azienda (cioè il commissario) avrebbe pregiudicato in modo significativo la posizione penale degli altri imputati. I Riva, infatti, lo hanno interpretato come una sorta di tradimento della struttura commissariale. Come che sia, qualcosa durante il cammino verso il patteggiamento deve essersi inceppato. E stando a quanto riferito da fonti interne all’azienda, uno dei principali oppositori alla proposta di patteggiamento sarebbe l’ex ministro della Giustizia Paola Severino che, da consulente legale di Gnudi, difende l’Ilva commissariata nel procedimento in corso al Tribunale di Milano. L’ex Guardasigilli, peraltro, ha una discreta competenza in tema di disastri ambientali visto che fu nel collegio di difesa della Montedison anche nel caso della discarica di Bussi, in Abruzzo, su cui – dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano – ora indaga il Csm per presunte pressioni sui giudici popolari per far assolvere l’azienda.
ORA, CURIOSAMENTE, proprio l’ex Guardasigilli che contribuì a scrivere il decreto che consentiva l’utilizzo dei fondi svizzeri, sembra intenzionata a consigliare all’azienda di fare un passo indietro. Il motivo? Si teme che il patteggiamento a Taranto possa condizionare la banca svizzera spingendola a non svincolare il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva. Un punto che però – secondo fonti aziendali – è particolarmente pretestuoso: “La Svizzera sbloccherà il denaro solo quando ci sarà una sentenza definitiva di condanna a Milano”. Tutti lo sanno, insomma, ma nessuno lo dice. Un’ipotesi che, visti i tempi della giustizia italiana e un maxi-processo con oltre 50 imputati, non promette bene. Anzi.

La verità sulla legge contro gli Ecoreati

Martedì è stata approvata al Senato (la Camera si era già espressa il 26 febbraio 2014) il DDL 1345, la cosiddetta legge contro gli Ecoreati recante disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Grande soddisfazione è stata espressa da questi tutti a partire dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti fino a Ermete Realacci del PD e Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. Ma la nuova legge, presentata con lo slogan trionfale “basta casi Eternit” forse potrebbe non mantenere le promesse fatte.
DI CHI È LA LEGGE SUGLI ECOREATI?
Già dal giorno prima della votazione Luigi Di Maio scriveva che il Parlamento avrebbe approvato una legge voluta dal Movimento 5 Stelle e dopo la votazione annunciava trionfante: «È appena stata approvata la nostra legge sugli ecoreati, quella che due anni fa presentò alla Camera Salvatore Micillo nostro Deputato e cittadino della terra dei fuochi». Secondo Di Maio la legge sugli Ecoreati altro non è che quella “presentata due anni fa”
e ancora ieri Di Maio scriveva così su Facebook:

Luigi Di Maio inventa la Legge Micillo

Il problema è che la legge sugli Ecoreati non è la “Legge Micillo”. Il primo firmatario del provvedimento è il deputato del Partito Democratico Ermete Realacci che ha presentato la proposta di legge il 19 marzo 2013. La proposta del cittadino-portavoce-onorevole Salvatore Micillo invece è stata presentata il 15 maggio 2013. Come se non bastasse si evince anche dal testo approvato dal Senato nei giorni scorsi che Realacci è il primo firmatario. Che i contenuti delle due proposte di legge fossero simili è un bene, significa che le forze politiche quando vogliono sanno lavorare assieme, certo agli elettori pentastellati è meglio raccontare un’altra storia altrimenti, suscettibili come sono, potrebbero urlare all’inciucio. Soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente del Consiglio che ci ha tenuto a immortalare il momento della “firma pesante” sulla legge contro gli Ecoreati.

COSA DICE LA LEGGE?
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, cosa dice la legge? Il testo licenziato dal Senato martedì va ad introdurre alcune modifiche al titolo VI del libro secondo del codice penale. I nuovi reati previsti dal Codice sono cinque: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. La legge prevede un sostanziale aumento delle pene con aggravanti nel caso si venga riconosciuta l’associazione a delinquere ma prevede anche il “ravvedimento operoso” ovvero sconti di pena da un terzo alla metà a coloro che collaboreranno con le forze dell’ordine e dalla metà a due terzi nei confronti di coloro che si adopereranno “per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi“. Di particolare rilevanza in virtù del fatto che la legge si propone di evitare l’esplodere di altri “casi Eternit” è l’articolo 452-quater, quello che punisce il reato di disastro ambientale:
Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; 2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.
LE CRITICHE AL PROVVEDIMENTO
I Verdi sono sempre stati molto critici nei confronti di questo disegno di legge. Oggetto delle contestazioni quell’avverbio “abusivamente” ripetuto 3 volte all’interno del testo, il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli scriveva così su Twitter:
"È nato il disastro ambientale cagionato abusivamente "

Un punto ribadito anche da Antonia Battaglia in un pezzo su Micro Mega:
Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre e a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale.
La legge mette a rischio il processo Ilva “Ambiente Svenduto” e rappresenta un’àncora di salvataggio per i grandi inquinatori e per le lobbies di attività industriali potenzialmente inquinanti. Poiché l’Ilva produce inquinando (lo dice il GIP Todisco del Tribunale di Taranto e fa eco la Commissione Europea), ma produce con una regolare autorizzazione ambientale. L’Ilva non rispetta, secondo il GIP e secondo la Commissione, i dettami contenuti in tale autorizzazione ma una volta approvata questa legge, essa non potrebbe mai più essere sanzionata poiché il suo inquinamento non sarebbe abusivo. Non importa che non si rispetti l’autorizzazione, l’importante è che l’autorizzazione esista.
La tesi dei Verdi è che chi ha una regolare “licenza ad inquinare” non potrà essere ritenuto colpevole di inquinamento abusivo, dal momento che il loro non potrà esserlo. Anche il procuratore della Repubblica Gianfranco Amendola attacca il provvedimento di legge proprio su quell’avverbio. In un’intervista ad Affari Italiani Amendola dice che a suo parere quell’avverbio «stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente significa è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un’autorizzazione». Secondo il Procuratore capo non si tratta di un errore o di una svista, quell’abusivamente è stato messo lì proprio per impedire che la magistratura possa intervenire in alcuni settori in particolare quello industriale (oltre al caso Eternit viene citata anche l’ILVA di Taranto). Dal momento che le industrie avevano e hanno l’autorizzazione a produrre l’inquinamento risultante dalla loro attività non sarebbe abusivo. In parole povere secondo Amendola si vuole «lasciare mano libera alle industrie che devono essere libere di fare ciò che vogliono senza che i magistrati possano intervenire».
Come cantava Elio qualche anno fa: Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva.
Ma il problema non è solo quello dell’avverbio, a dirlo è Raffaele Guarinello, il magistrato torinese pubblico ministero nei processi sul caso Eternit. Secondo il magistrato anche con la nuova legge la sentenza sul processo alla multinazionale dell’amianto la sentenza non cambierebbe:
E oggi, se potessimo ricominciare tutto da capo, finirebbe allo stesso modo. Perché i tempi sono stati raddoppiati, è vero, ma la struttura del reato è rimasta identica. Chi dice che con questa legge il processo Eternit si sarebbe salvato dice una cosa sbagliata
Il problema, dice Guarinello all’ANSA è che la legge non ha recepito la sentenza della Cassazione sul caso Eternit e quindi l’impianto normativo rimane pressoché lo stesso della vecchia legge:
La Cassazione ha stabilito che questo reato si consuma quando avviene l’evento. E l’evento, nel caso dell’Eternit, è datato 1986, quando la società ha smesso di produrre. I supremi giudici hanno anche detto che il nostro processo era prescritto prima ancora di cominciare. E questa legge non modifica il principio. Per scongiurare il rischio prescrizione bisogna cominciare a indagare non appena la fabbrica chiude i battenti. E il reato di disastro comincia a prescriversi quando ancora non si è nemmeno manifestato (nextquotidiano)

martedì 8 luglio 2014

Ma non avete ancora capito chi sono i Riva?

Riva fa ricorso contro Piano ambientale

La Riva Fire deposita al Tar del Lazio il ricorso contro il Piano ambientale dell'Ilva. Per i legali dello stabilimento ci sarebbero vizi di costituzionalità e sarebbe stato imposto all'impresa. Duro il commento del presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci: "E' sconcertante questo ricorso.  Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare". Bonelli, (Verdi ): "Sconcertante è il ruolo del Governo nella vicenda Ilva"

Ennesima mossa non del tutto imprevedibile da parte della Riva Fire che ha depositato al Tar del Lazio, nell’ultimo giorno in scadenza, il ricorso contro il piano ambientale dell’Ilva. Nel ricorso sarebbero espressi dubbi sulla legittimità del piano, che secondo gli azionisti di Riva Fire, sarebbe stato imposto all’impresa, indicando tempi e modi di realizzazione nonché additandone le tecnologie. Nel piano ambientale sarebbe prevista inoltre la conversione degli impianti al preridotto, sul quale lo stesso Governo aveva palesato dubbi. Emergerebbero inoltre vizi di costituzionalità e contrasto alle norme del diritto comunitario. Impugnati anche gli atti relativi al piano ambientale e dunque le misure che hanno portato al commissariamento dello stabilimento. Il presunto gap risiederebbe dunque tra gli scopi prefissi all’interno del piano e le modalità con cui esso concretamente potrà realizzarsi. Oltre a ciò obiezioni sono state sollevate anche in merito alla libertà di iniziativa economica indicando obiettivi e metodi per il suo conseguimento.  
“Sconcertante il ricorso dei Riva contro il piano ambientale dell’Ilva.- ha commentato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera,- Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare. E’ evidente, infatti, che il rilancio dell’acciaieria di Taranto non può che partire dal risanamento ambientale. Di più la piena attuazione del piano ambientale- prosegue- è strettamente connessa al rilancio produttivo dell’azienda. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un domani all’impianto: simul stabunt, simul cadent. In questo quadro- conclude Realacci- la conferma del sub-commissario Ronchi sarebbe un importante elemento di garanzia che si voglia procedere al risanamento ambientale dell’azienda”.
Anche il leader dei Verdi, Angelo Bonelli condanna la posizione del gruppo siderurgico, ma soprattutto stigmatizza il ruolo del Governo nella vicenda Ilva, Rispondendo alle affermazioni del presidente della Commissione Ambiente, Ermete Realacci spiega: "Nella decisione dei Riva di ricorrere conto il piano ambientale – spiega l’ambientalista- non c'è nulla di sconcertante è un'azione coerente con quello che hanno sempre fatto a Taranto con l'Ilva. Di sconcertante per me è stato il ruolo del parlamento che con ben 4 decreti salva Ilva ha fermato l'azione dell'autorità giudiziaria che non consiste solo nel perseguire i reati ma anche che questi vengano portati ad ulteriori conseguenze per impedire che la salute sia danneggiata.
"I Riva – prosegue Bonelli- sostengono che la libertà di iniziativa economica sia stata compressa, ma nessuno si è posto il problema di chi tutela il diritto alla vita che a Taranto è compromesso come confermano i drammatici dati sulla mortalità, specialmente tra i bambini. E mentre si parla di ilva sempre a Taranto il ministro Guidi sollecita approvazione progetto Tempa Rossa dell'ENI che porterà ad un aumento dell'inquinamento prodotto dalla raffineria del 12%.  La verità – conclude- è che si sta condannando Taranto ad un futuro carico sempre più di veleni mentre il governo non vuole prendere la strada della conversione di questo modello industriale  come accaduto a Bilbao, alla Ruhr o a Pittsburgh. (Cosmopolismedia)


«È scandaloso che i Riva tentino in tutti i modi e ancora una volta di opporsi al risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto. Ma soprattutto è vergognoso che si oppongano a una delle misure che consideravamo con più favore fra quelle contenute nel Piano Ambientale e cioè l'adozione del preridotto». È questo il commento di Stefano Ciafani, Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente vice presidente nazionale di Legambiente, presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto, in seguito al ricorso della Riva Fire depositato al Tar del Lazio contro il Piano Ambientale dell'Ilva.
«I Riva - aggiungono Ciafani, Tarantini e Franco - contestano proprio quella misura che abbatterebbe in modo sostanziale le emissioni inquinanti, ostacolando la già precaria gestione commissariale che tenta di affrontare una situazione complicata per la quale non si riesce ancora a trovare una definitiva via di uscita. È da irresponsabili fare ricorso al Tar in un momento delicato come quello in corso. Ci auguriamo - concludono - che il Tar rigetti il ricorso dei Riva e riconfermi piuttosto il Piano Ambientale». (Alternativasostenibile) 

E il governo che fa?
Aiuta Riva e la sua combriccola a passarla ancora più liscia!



Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose
«Bisogna correre verso un’Italia più sicura e sostenibile sotto il profilo ambientale». Con la smania di cambiare verso all’Italia e dare un’accelerazione al Paese, sarà meglio fare attenzione che la corsa non porti verso il burrone dell’irreparabile. Nonostante l’ottimismo del ministro Gian Luca Galletti - che ha ribattezzato “Ambiente protetto” la parte di sua competenza del decreto Competitività - a spulciare fra le pieghe del provvedimento il nome scelto sembra infatti quanto meno eccessivo. Se non del tutto fuori luogo, come denunciano numerosi comitati e associazioni ecologiste.

SITI MILITARI
Il punto più controverso riguarda i siti militari (circa 50 mila ettari in tutta Italia), inquinati da metalli pesanti e a volte - come mostra il caso del poligono di Quirra in Sardegna, di cui l’Espresso si è occupato più volte - anche da sostanze radioattive come l’ uranio impoverito . Per risolvere il problema delle bonifiche, assai impegnative dal punto di vista economico, il decreto del governo pare aver escogitato un modo semplice e veloce: equiparare i valori consentiti a quelli delle aree industriali. In questo modo, pur interessando coste, boschi e zone di macchia mediterranea (come a Capo Teulada in Sardegna, o a Monte Romano nel Lazio) i livelli di inquinamento tollerati potranno essere notevolmente più alti rispetto ad aree verdi o residenziali.


Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose

Il decreto Competitività prevede la possibilità di aumentare gli scarichi in mare degli stabilimenti industriali e prevede nuove tabelle per la contaminazione delle aree militari. Alzando fino a 100 volte i limiti di alcune sostanze cancerogene o pericolose per la salute. «Un colpo di spugna vergognoso sulle bonifiche» denunciano le associazioni ecologiste

SILENZIO ASSENSO
Il decreto prevede anche una semplificazione per le bonifiche dei siti privati a opera dei proprietari, responsabili dell’inquinamento. Perno di questa procedura è il meccanismo del silenzio-assenso, introdotto in via sperimentale fino al 31 dicembre 2017. Chi vorrà bonificare un’area potrà autocertificare i dati di partenza - così da consentire allo Stato di non spendere denaro nello studio preliminare - e terminato l’intervento dovrà inviare all’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) i risultati delle operazioni. Gli uffici avranno però solo 45 giorni di tempo per approvarli. “Decorso inutilmente il termine, il piano di caratterizzazione si intende approvato” recita il decreto.
Ovvero, se le Agenzie non faranno in tempo a rispondere (come può accadere a causa delle ampie dimensioni o solo dell’eccessiva mole di lavoro), la bonifica sarà comunque data per buona. E il sito potrà essere utilizzato in base alla nuova destinazione d’uso prevista.

lunedì 15 luglio 2013

Il subcommissario del commissario stupido

Realacci: «Dal commissario valutazioni un po’ stupide»

«Trovo un po’ stupide le parole del commissario Bondi a proposito dei decessi nell’area di Taranto. Quelli causati dall’Ilva sono morti aggiuntive rispetto a quelle che le statistiche attribuiscono, in tutta Italia, al fumo o ai tumori». Ermete Realacci, deputato del Pd, nome storico dell’ambientalismo italiano, ieri sera era al castello di Acaya per un dibattito con Raffaele Fitto e il ministro Bray.

La lettera di Bondi, pubblicata ieri dalla «Gazzetta», ha scatenato un putiferio.
«Scindiamo i due elementi. Primo. I criteri relativi all’identificazione del danno sanitario vanno fissati a livello nazionale, perché ciò che vale a Taranto deve valere anche a Milano. Generalmente quei criteri sono più ampi rispetto ai divieti sulle emissioni, perché non sempre dall’effetto è facile risalire alla causa. Ecco perché il ministero della Salute e quello dell’Ambiente devono, al più presto, fissare linee guida univoche».

Ma sulla posizione di Bondi, secondo cui i morti di Taranto sono causati dal fumo, cosa può dire?
«Ne ho parlato anche con il ministro Orlando, che nei prossimi giorni convocherà Bondi. Trovo le sue parole un po’ stupide. È sicuramente vero che muoiono più tarantini per il fumo che per l’Ilva. Ma è altrettanto vero che in Italia si muore più per gli incidenti stradali che per gli omicidi, ma qualcuno può dire che la criminalità organizzata non è un problema? Il problema è che quelle causate dall’Ilva sono morti aggiuntive, ed in quanto tali vanno considerate ed affrontate».(GdM)

martedì 9 luglio 2013

Fuori dal coro

L'Aula della Camera, dove sono previste le prime votazioni sul decreto legge sull'Ilva, sta registrando interventi a raffica quasi esclusivamente da parte dei deputati M5S. Una sorta di ostruzionismo scattata subito dopo i rilievi mossi alla Presidenza della Camera, dagli stessi banchi, per l'inammissibilita' degli emendamenti depositati in Assemblea. Tutti gli interventi sono contrari al provvedimento e i lavori dell'Aula non sono ancora passati all'esame delle singole proposte di modifica. Gli interventi finora espressi riguardano, infatti, il complesso delle proposte di modifica. Dopo il via libera di Montecitorio il testo dovra' essere votato dal Senato. (Borsaitaliana)

L'Aula della Camera ha sospeso l'esame del decreto legge sull'Ilva, fermo agli interventi sul complesso degli emendamenti, che riprendera' domani mattina alle 10. A chiedere di anticipare brevemente la chiusura dei lavori e' stato il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci (Pd), che ha fatto riferimento alla ricerca, "dopo il proficuo sviluppo nell'attivita' di Commissione, di altri punti di intesa". La richiesta e' stata accolta dalla presidenza della Camera, rappresentata dal vicepresidente Roberto Giachetti, perche', ha affermato "e' utile al per proseguimento dei lavori". La seduta e' stata segnata dagli interventi dei deputati M5S, tutti contrari al provvedimento, che hanno di fatto rallentato il passaggio al voto delle singole proposte di modifica, attraverso una sorta di ostruzionismo. (Borsaitaliana)

mercoledì 19 giugno 2013

C'è sempre tempo per tutelare la proprietà Riva

Ilva: Realacci, dl in aula il 3 o l'8 luglio, concesso piu' tempo

Il decreto sull'Ilva andrà in Aula "in discussione generale o il 3 o l'8 luglio". Lo dice il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci, a margine dell'audizione del commissario Enrico Bondi alle commissioni riunite Ambiente-Attività produttive. Realacci ricorda di aver chiesto più tempo per esaminare il provvedimento e che, così, questo tempo è stato "concesso". Inizialmente era previsto che il nuovo decreto sull'Ilva approdasse in Aula il 24 giugno ed è stato invece posticipato al 3 o all'8 luglio. Insieme con Bondi, in audizione alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, c'é anche il subcommissario Edo Ronchi, nominato dal ministro dell'Ambiente Orlando nei giorni scorsi.
Per il presidente della Commissione Ambiente della Camera "e' molto interessante l'accoppiata Bondi-Ronchi (rispettivamente commissario e subcommissario, Ndr). Un'accoppiata che dà speranza all'Ilva di conciliare finalmente ambiente e salute con il mantenimento delle attività produttive".
"La cosa importante - dice Realacci - è tutelare ambiente e salute e mantenere in vita lo stabilimento. Ma si devono anche recuperare i ritardi degli anni precedenti".

 CIRILLO, DL TUTELI PROPRIETA' PRIVATA E SALUTE
"Certamente il decreto deve fare tutto il passaggio di conversione che deve tutelare sicuramente la proprietà privata in senso lato, questo è un fatto logico. Però bisogna pensare anche a tutto quello che ha una ricaduta di natura pubblica, soprattutto quando c'é la tutela della salute. Sono due cose che vanno contemperate assolutamente". Lo afferma il sottosegretario all'Ambiente, Marco Flavio Cirillo, a margine dell'audizione del commissario straordinario dell'Ilva Enrico Bondi alle commissioni Attività produttive e Ambiente alla Camera. (ANSA)

mercoledì 12 giugno 2013

Tempi poco ermetici

Tempi lunghi e persone sbagliate..
Cosa c'è da aspettarsi?

''Chiederemo un allungamento dei tempi. Ci servono almeno un paio di settimane''. A dirlo il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, a proposito dell'esame del decreto sull'Ilva di cui oggi e' iniziato l'esame alle commissioni congiunte Ambiente-Attivita' produttive. Molto il lavoro da fare, spiega Realacci; in programma c'e' di sentire in settimana Confindustria, Federacciai, il commissario Bondi, e il 20 il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. Il programma di lavoro sul decreto Ilva sembra intenso. E in questa settimana la commissione vedra' recapitarsi dal Senato anche il decreto 'emergenze' (che contiene i provvedimenti sul terremoto in Emilia, a L'Aquila, il porto di Piombino).
Per questo Realacci intende chiedere ''un allungamento dei tempi''. Tra le cose da fare, dice il presidente della commissione, analizzare le relazioni, ascoltare domani Arpa regionale e Ispra, giovedi' Confindustria, Federacciai e Bondi, e il 20 giugno il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando.
In ogni caso, osserva Realacci, il lavoro procedera' a commissioni riunite Ambiente-Industria. Infine, in giornata, racconta Realacci, c'e' stato qualche ''screzio da parte del M5s alla nomina dell'ex ministro Fitto del Pdl a relatore per la commissione Industria''. Per la commissione Ambiente il relatore e' invece Enrico Borghi del Pd. (Ansa)

venerdì 30 novembre 2012

Lo Stato schiaccia la Costituzione: il giorno dell'onnipotenza di Clini-Riva!

Chicchiere in libertà alla corte del dio profitto.
Ecco le roi Clini e tutta la schiera dei servi del capitale.
Non mancano i sindacati, il PD e le sue ancelle pseudoambientaliste.
La corte è al completo e le loro braccia sono giunte per schiacciare la mosca fastidiosa, quella piccola città che gridava libertà e salute. 
Poche voci fuori. La Fiom finge resistenza tanto per distinguersi, ma spara a salve mentre solo un risinistrato Vendola si pone a capo dei resistenti alla dittatura di Clini, verità o parole da paroliere. Senso del territorio o effetto delle intercettazioni?

Il decreto salva Ilva in Cdm, Clini: "Pronti ad andare avanti senza i Riva"

Il provvedimento del governo dà forza all'Autorizzazione integrata ambientale del 26 ottobre. Monti: dalla chiusura di Taranto danni per 8 miliardi. Il ministro dell'Ambiente su un piano B per il salvataggio

E' iniziata la riunione del Consiglio dei ministri, con più di un'ora e mezzo di ritardo rispetto all'orario indicato nella convocazione, da cui dovrebbe uscire il via libera al decreto legge sull'Ilva per consentire la ripresa della produzione nello stabilimento di Taranto e "conciliare la tutela dell'occupazione e dell'ambiente e il rispetto della magistratura", come auspica il premier Mario Monti ieri al tavolo con le parti sociali, l'azienda e gli enti locali. La giornata decisiva per il futuro del colosso, iniziata con la tragica notizia del ritrovamento del corpo di Francesco Zaccaria, l'operaio di 29 anni disperso durante la tromba d'aria che due giorni fa si è abbattuta sull'impianto. Sulla sua morte, la procura ha aperto un'inchiesta.
Una strada per evitare - ha detto Monti - "un impatto negativo sull'economia stimato in otto miliardi di euro annui". Il decreto del governo punta su una Autorizzazione integrata ambientale con forza di legge, e permette la ripresa dell'attività produttiva e commerciale dell'Ilva, sospendendo di fatto i provvedimenti di sequestro incompatibili con l'Aia. Il dispositivo prevede un garante per vigilare sull'attuazione del decreto legge e la responsabilità e gestione dello stabilimento in capo all'Ilva. Sono questi i punti principali della bozza che potrebbe salvare i 12mila dipendenti di Taranto e i lavoratori dell'indotto. Ma anche Genova,
che "può continuare a vivere ancora per una settimana - ha avvertito il presidente Bruno Ferrante - o Novi Ligure, autonomo ancora per due settimane, o Racconigi, per tre.
L'obiettivo è quello di permettere alla fabbrica di rialzarsi, ma il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, intervenendo ieri sera a Servizio Pubblico, ha fatto anche intendere che il governo sarebbe pronto a prendere in mano la situazione nel caso in cui la famiglia Riva non voglia o non possa far fronte alle prescrizioni.  "Sappiamo - ha spiegato - che per essere risanato quel sito deve continuare ad essere gestito industrialmente. I Riva hanno detto che sono ponti a farlo. Il piano degli interventi prevede parchi minerari, altoforni, batterie delle cokerie. Se non fai questo, è la nostra posizione, non puoi continuare a gestire gli impianti. Se non sono in grado dobbiamo farci carico noi con un intervento che consenta di garantire la continuità produttiva ed il risanamento".
"E' stato detto che questo è in conflitto con la magistratura - ha voluto sottolineare il ministro, che ha ribadito la propria estraneità al rilascio della vecchia Aia - ma questo è falso, perché stiamo applicando puntualmente la legge". La legge, ha assicurato Clini, viene applicata "assumendo come contenuti del processo che abbiamo avviato gli stessi obiettivi, e gran parte delle stesse misure, indicate dal gip a luglio". (Repubblica)



martedì 9 agosto 2011

Schizofrenia ambientale? Un paio di informazioni utili.

Perchè Legambiente non ha contestato per voce dei suoi più alti rappresentanti in parlamento le norme salvaIlva???

L’uomo “dell’Ilva di Taranto, ha una probabilità altissima di ammalarsi di cancro, e quindi, di morire. Per lui, sarebbe il male minore, ma per i suoi cari, una vera tragedia. Un uomo, può donare la sua vita per nobili ideali, ma non per gli sporchi interessi di quattro papponi ignoranti e inquinatori. L’uomo “dell’Ilva di Taranto, spesso non sà..
E sarebbe il caso possa morire.. ma prima “SAPERE”. Il male e il bene.. l’ambientalismo la “TUTELA AMBIENTALE” eccola qui snocciolata in poche righe:

Nella Commissione Ambiente del Senato capogruppo del PD è Roberto Della Seta, già PRESIDENTE DI LEGAMBIENTE.

Sul sito del Senato si legge: “Il Senatore DELLA SETA (PD) rileva che, in considerazione della correttezza formale del recepimento della direttiva 2008/50/CE, l’atto del Governo in esame non presenta rilievi critici”. E alla Camera dei Deputati come è andata a finire? Il Decreto salva-Ilva è passato in soli 10 minuti in Commissione Ambiente, dove siede l’ex PRESIDENTE DI LEGAMBIENTE, attualmente PRESIDENTE ONORARIO l’On. ERMETE REALACCI. “Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e con osservazioni presentata dal relatore”, si legge nel resoconto del sito della Camera dei Deputati. Ecco.. LEGAMBIENTE manifesta contro..: “Ci siamo rotti i polmoni”. E se io fossi un Tarantino, non mi indignerei per l’ILVA, neanche per la diossina, forse neanche per la morte. Io ci resterei veramente male con questi che fanno i cortei.. financo i BLIZ:
“Ci siamo rotti i polmoni”. Blitz di Legambiente all’Ilva …abbiamo lanciato un chiaro messaggio al Governo affinché modifichi profondamente il decreto del 13 agosto introducendo nuovamente le norme ben più rigorose vigenti in precedenza – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente..

Un CHIARO MESSAGGIO se lo saranno mandati da soli ? Magari anche a ERMETE REALACCI loro presidente onorario? Eccolo qua il Presidente onorario: La bella politica unisce il paese. Oltre 2000 piazze in festa per Voler bene all’Italia

Eccolo qua il Presidente Onorario di LEGAMBIENTE: .. un gruppo di dirigenti ed ex dirigenti di Legambiente che hanno messo in atto un SISTEMA in grado di condizionare non solo la politica ma anche l’economia italiana nel settore delle energie alternative.

Elemento di primo piano, pare sia Ermete Realacci. Deputato PD, fondatore degli Ecodem, fondatore della fondazione Symbola, Presidente onorario di Legambiente ecc.. Subito dopo Realacci vi sono i senatori PD (Ecodem) Roberto della Seta e Francesco Ferrante.

Ermete Realacci è a capo di una piccola fondazione di cui, in un modo o in un altro, fanno parte anche Diego Della Valle, Carlo De Benedetti e Alessandro Profumo.

La città avvelenata – L’Ilva immette nell’atmosfera un quantitativo pari al 90% di tutte le diossine italiane di origine industriale e all’8,8% del totale europeo. MA L’ ILVA di Taranto “E’” SALUBRE!.. Sono i “CAMINETTI“!!!!! l’Europa, sanziona i caminetti di Torchiarolo!!!!!!!!!!! La mortalità per tumori aumenta a Tochiarolo , la causa è il Pm 10 non certo prodotto dall’impianto di Cerano, della Montedison o dall’incenertore di rifiuti speciali di Surbo, la causa, quella vera , per cui l’Europa sanziona il Comune del brindisino…..sono i caminetti? Un altro art. No al Carbone su Arpa e i caminetti di Torchiarolo giustamente leggo: potremmo forse pensare che 30 anni fa i camini non inquinavano ed oggi invece si, perché a rigor di logica sicuramente trent’anni fa l’uso dei camini era di gran lunga superiore ad oggi. Polveri sottili, a Torchiarolo Comune vieta di accendere stufe a legna e caminetti

Questo è l’ AMBIENTALISMO?.. Ecco ora l’UOMO di Taranto sà. Non cambia nulla, muore lo stesso ma almeno muore senza i tamburelli, i girotondi e le parole belle, i “CHIARI MESSAGGI AL GOVERNO”.. Muore senza le “nacchere” ambientaliste e col caminetto acceso. . Nacchere che a questo punto spaventano più di un cancro..

PIERO IANNELLI