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giovedì 17 dicembre 2015

Proviamo a curare l'AIDS con l'aspirina?

Inquinamento a Taranto si sperimentano limiti nella circolazione

Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, ha dato mandato al comando di polizia municipale di proporre, per un periodo sperimentale, percorsi viari che possano determinare un minor flusso di mezzi pesanti e autoveicoli nelle strade del quartiere Tamburi, in particolare in via Orsini. Le centraline qui hanno rilevato, nei giorni di vento proveniente da nord-ovest, una maggiore concentrazione di ossidi di azoto e di Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) rispetto ad altre zone dello stesso quartiere e del resto della città. Le emissioni di Ipa sono in larga parte da attribuire, secondo l'Arpa (Agenzia regionale di protezione ambientale), all’attività dello stabilimento Ilva.
L’associazione ambientalista Peacelink da giorni aveva sollevato il problema degli alti valori di Ipa nei 'wind days', chiedendo al sindaco di emettere una ordinanza di chiusura delle cokerie. In seguito l’Asl ha inviato al primo cittadino una relazione in cui rilevava che la situazione ambientale «è sotto controllo», ma forniva anche suggerimenti ad alcune categorie considerate a rischio (come cardiopatici e asmatici) da seguire nei giorni di vento che spira dall’area industriale. Quanto alla circolazione dei bus cittadini, Stefano fa presente di aver concordato «con l’Amat di impiegare a breve (entro 30 giorni) per le linee urbane che riguardano il quartiere Tamburi, mezzi di categoria Euro 6 o a metano».
Stefano fa sapere che lo stesso dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, con una propria nota ha proposto l’11 dicembre scorso di limitare sperimentalmente la circolazione di mezzi pesanti al quartiere Tamburi nella fascia oraria 12-18, per ridurre gli inquinanti dovuti al traffico veicolare. Il sindaco aggiunge che, quando saranno verificate dall’Arpa, queste iniziative potranno anche diventare definitive. (GDM)

domenica 13 dicembre 2015

Una boccata d'aria?

Taranto-Ilva: finestre chiuse

Un ordine delle autorità Sanitarie Locali di Taranto, suggerisce la chiusura delle finestre dopo le 08:00 sino alle ore 12:00 e dopo le ore 18:00. Il “consiglio” dell’ASL è anche di evitare attività fisica all’aperto perché ci sono sforamenti di idrocarburi policlici aromatici (IPA). La relazione di tale situazione è stata inviata al Sindaco di Taranto perchè prenda provvedimenti.

Il rapporto ASL parla di programmare le attività  sportive all’aperto nelle ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori, di cambiare l’aria quando la concentrazione dei Pm10 è tra 26 e 50 microgrammo a metro cubo. I dati delle ultime rilevazioni ARPA relative al 06/12/2015, dicono che la concentrazione ha probabilmente ha superato i 26 microgrammi sui Tamburi, a Taranto, ma anche a San Vito, Talsano e Statte,  zone distanti da ILVA.

Questa concentrazione preoccupante era tale anche il 5 dicembre, dunque, nei giorni in cui l’ASL ha fatto tale raccomandazione. Le istituzioni locali preposte alla salvaguardia della salute pubblica, dovrebbero tener conto del rischio della popolazione mettendo in atto misure cautelative relative alla qualità dell’aria nei momenti critici che si riferiscono ai picchi di Pm10 e IPA nei giorni di vento proveniente da Nord-Ovest tristemente,noti come Wid days.

Ma quali provvedimenti sono stati presi? La popolazione è a conoscenza realmente di tutto questo? quanti tarantini sono sui social network, unico mezzo di un tam tam mediatico che, per alcuni è puro allarmismo , e per altri è fonte di notizie? Che succede se le finestre sono aperte durante quelle ore? Che succede se una partita di calcio si disputa su un campetto all’aperto alle ore 18:30, e se prima delle 12:00 sul Lungomare vedremo correre qualcuno dovremo avvisarlo di tornare a casa o quantomeno di fermarsi…?

Qual è realmente il rischio e perchè nonostante anche i media nazionali ne stiano parlando, a Taranto si tace e nel silenzio solo i “pazzi ambientalisti ” sono in ansia?
Nei giorni in cui si chiede ai tarantini di chiudere le finestre il Governo approva il nono decreto salva-ILVA, l’ennesima proroga per l’applicazione delle misure ambientali. A Taranto è sospeso il diritto alla salute e  il futuro proprietario di un’ILVA in svendita potrà riscrivere un piano ambientale privilegiando il guadagno  a danno di chi ha già pagato un caro prezzo.

Chi ci governa prenda decisioni sagge perchè chiudere le finestre è un’azione priva di senso dal momento che ovunque persiste un inquinamento rischioso. Riaprirle dando un futuro diverso a questa città è la sfida a cui è chiamata la città, soprattutto nei giorni in cui è chiamata a scegliere chi deve governarla, con i fatti, quelli che hanno poche parole e che mirano alla sostanza, e la sostanza adesso è tutelare la vita di questo popolo che non si può chiudere dietro le finestre, mai. (art21)

lunedì 7 dicembre 2015

Piccoli danni crescono

Ilva, polveri sottili, Codacons «Chiederemo risarcimento»

"La relazione Asl sullo stato delle polveri sottili a Taranto contiene dati allarmanti che il Codacons porterà mercoledì al processo Ilva, chiedendo un maxi-risarcimento in favore degli abitanti della città ai responsabili che siedono sul banco degli imputati".
Lo annuncia l'associazione di consumatori riferendosi alla relazione dell’Azienda sanitaria locale sulle emissioni di polveri sottili Pm10 e di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), che pur essendo considerate "sotto controllo", nei giorni di vento da Nord-Ovest potrebbero aumentare a un livello tale da comportare danni alla salute per soggetti a rischio, come cardiopatici, asmatici, anziani e bambini. La Asl ha avviato una campagna informativa con le precauzioni sanitarie per evitare le esposizioni in caso di allerta. (GdM)

lunedì 30 novembre 2015

Polveri in dossier

Ilva, Peacelink: inquinanti sulla città, fermare cokerie

In occasione della riunione odierna del Consiglio comunale di Taranto, l’associazione ambientalista Peacelink è tornata a chiedere al sindaco Ippazio Stefano l’emissione di una ordinanza urgente per fermare la cokeria dell’Ilva di Taranto almeno fino al 10 dicembre in quanto il centro urbano è investito senza sosta, secondo le previsioni meteo, da vento proveniente dall’area industriale che favorisce i picchi di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) cancerogeni e Pm10 (polveri sottili).
L’associazione ambientalista, che ha presentato un dossier corredato da foto e video realizzati dalle ecosentinelle, ricorda che "il 99% delle emissioni Ipa secondo Arpa derivano dall’Ilva e per il 98% dalle sue cokerie (4 su 10 sono ancora in funzione attualmente)".
All’Azienda sanitaria locale si chiede di lanciare le allerta Ipa e di creare un sistema di "Wind Days per i cittadini" in modo da avvisarli quando si prevedono picchi di aria cancerogena. "Basta consultare le previsioni meteo – osservano gli ambientalisti – e avvisare la popolazione: non è difficile. Questo servizio di prevenzione servirebbe ai cittadini per effettuare il ricambio dell’aria in casa quando non vi sono i picchi cancerogeni. Il cambio dell’aria in casa è un’operazione importante. Cambiare l’aria durante i momenti di picco degli significa riempire la casa di aria cancerogena". (GdM)

lunedì 2 giugno 2014

Tutta salute!

Ilva, in tre mesi stimate 118T di polveri in atmosfera

L'analisi dei report Ilva del primo trimestre 2014
Da diversi giorni sono disponibili sul sito del Ministero dell'Ambiente (http://aia.minambiente.it/Ilva alla voce "Elenco documenti relativi alle attività di controllo ") i report trimestrali, compresi gli allegati, relativi all'attività di vigilanza e controllo da parte del gestore, cioè Ilva.
Dall'inizio dell'anno abbiamo più volte sentito dire che l'aria a Taranto è migliorata e i parametri considerati sono a norma, una frase più volta pronunciata da politici e addetti ai lavori che raccomandano di attenersi solo ai dati ufficiali, pertanto andiamo ad analizzare i dati di Ilva pubblicati sul sito del Ministero dell'Ambiente.
Dai reports relativi ai reparti acciaierie, altoforni, agglomerato e cokeria, Ilva stima che la quantità di polveri contenute nelle emissioni convogliate in atmosfera nel periodo che intercorre tra il 1 gennaio 2014 e il 31 marzo 2014 è pari a un totale di 118,05 tonnellate.
Nello specifico le fasi produttive delle acciaierie 1 e 2 con 19.9 t, degli altoforni con 11.29t, dell'agglomerato con 67.64t e delle cokeria con 19.22t. Il flusso di massa polveri è il prodotto tra i dati medi rilevati di portata fumi e le concentrazioni come richiesto dai limiti AIA.
Questi dati fanno riflettere quando nei reports del gestore vengono riportati i numeri delle emissioni visibili, per esempio quelle provenienti dalle acciaierie, i numeri delle fonti di emissioni di gas che non possono essere motitorate perchè irraggiungibili o esiti di rilievi IPA e PCB non disponibili e relativi ai primi tre mesi del 2014.
La domanda che ci si pone è quale possa essere la quantità totale di polveri che Ilva immette in atmosfera se in quelle convogliate misuriamo 118 tonnellate e a queste dobbiamo aggiungere quelle non monitorate o non convogliate. E inoltre, quali sono le composizioni chimiche di queste emissioni in atmosfera?
Per fare un esempio chiaro prendiamo in esame una emissione slopping, come le molte documentate in questi ultimi mesi, provenienti da acciaieria 1 e 2. Come viene monitorata l'emissione slopping nelle sue caratteristiche chimiche e quantitative?
Rimanendo sui dati ufficiali, il report che riporta i conteggi degli eventi di emissioni visibili delle acciaierie 1 e 2, nel periodo intercorso tra 22 gennaio 2014 e 31 marzo 2014, conteggia in ACC1 14 eventi di emissione visibile su un totale di 1742 colate, mentre in ACC2 51 eventi di emissione visibile su un totale di 2351 colate. Come vengono monitorate queste emissioni?
Di seguito riportiamo la tabella riassuntiva degli impianti monitorati di cui non sono attualmente disponibili esiti e rapporti prova dove sono anche compresi i rilievi di  IPA e PCB.
tabella esiti non disponibili
Come mai ad oggi non si conoscono rilievi effettuati a febbraio o a marzo di questo anno? E se sono disponibili i risultati, perchè non sono presenti sul sito del Ministero dell'Ambiente?
Altri reports che destano non poche preoccupazioni sono quelli di ispezione LDAR che hanno il compito di inventariare e classificare le sorgenti di gas e di quantificare una stima emissiva di Composti Organici Volatili (COV).
Senza entrare nel tecnicismo dei report LDAR, documenti che ognuno può reperire e prendere in esame, quello che può sembrare preoccupante è una emissione che non si può misurare.
Se esiste  un sistema di monitoraggio su fonti emissive note e individuate si possono analizzare i risultati e si possono confrontare con i limiti posti dalla legge, ma se si dichiara che su un certo numero di fonti emissive alcune non si possono monitorare allora le cose cambiano e un'altra domanda da porsi è come si può  dichiarare che un impianto non inquina se si certifica che non si possono monitorare alcune fonti inquinanti dello stesso impianto.
Prendiamo ad esempio il report LDAR di gennaio 2014 relativo all'AFO5 per le emissioni di gas coke. Sul documento possiamo leggere che sono state inventariate 213 sorgenti, tra queste 15 fine linea, 147 flange e 51 valvole. Di queste sorgenti, totale  nell'impianto 213, 74 vengono dichiarate "non monitorabili perchè fisicamente non accessibili"  emissioni non convogliate afo5 ilva taranto
Come vengono calcolate queste emissioni? Sul documento si riporta quanto segue. "È stato attribuito un fattore emissivo medio calcolato sulla base delle letture disponibili: ad ogni tipo di componente, è stato assegnato il fattore calcolato su medesimi componenti presso l’impianto".
Quindi, ad esempio, in un condominio di 213 famiglie che consumano gas, 74 non aprono la porta per consentire la lettura del contatore e per quantificare il loro consumo si applica un calcolo matematico relativo alle altre letture eseguite.
report ldar afo
Ma se all'AFO5 74 sorgenti di gas coke su 213 non sono monitorate perchè irraggiungibili, possiamo dire con sicurezza ed affidabilità che il suo processo produttivo non arreca danni alla salute degli operai e dei cittadini dei quartieri adiacenti?
Sempre rimandendo sui report LDAR riportiamo in maniera sintetica altre fonti emissive e non monitorabili presenti su altri impianti.
AFO4 118 sorgenti di gas coke di cui 7 non monitorabili, AFO2 165 sorgenti di gas coke di cui 5 non monitorabili, AFO5 167 sorgenti di metano di cui 14 non monitorabili, AFO4 235 sorgenti di metano di cui 20 non monitorabili (gen14)
ACC1 946 sorgenti di gas metano di cui 43 non monitorabili, ACC2 480 sorgenti di gas metano di cui 51 non monitorabili (feb14)
Agglomerato 270 sorgenti di gas coke di cui 33 non monitorabili e 238 sorgenti di gas metano di cui 2 non monitorabili (gen14)
Batteria 7-8 forni coke 1907 sorgenti di gas coke di cui 13 non monitorabili (gen14)
Batteria 9-10 forni coke 1887 sorgenti di gas coke di cui 6 non monitorabili (gen14)
Batteria 11-12 forni coke 3002 sorgenti di gas coke di cui 4 non monitorabili (gen14)
Rete gas metano 1534 sorgenti di cui 217 non monitorabili (dic13-gen14)
Rete gas coke 1901 sorgenti di cui 314 non monitorabili (nov-dic13)
Peacelink presenterà il dossier completo con tutti i documenti presenti in questo report trimestrale, gennaio/marzo 2014, alla Procura e alla Commissione Europea al fine di verificare eventuali lacune nel sistema di controllo e se queste possano essere causa di pericolo per la salute degli operai e dei cittadini di Taranto. (Peacelink - L. Manna)

Note:http://aia.minambiente.it/Ilva.aspx cliccare su Elenco documenti relativi alle attività di controllo

sabato 2 novembre 2013

L'ennesima trovata di marketing?

Un titolone epocale per un paio di cappe aspiranti.
Orgoglio nordestino...


La bonifica dell’Ilva affidata alla Pelfa di Buja

La richiesta d’aiuto era partita direttamente da Taranto. Dai tecnici dell’Ilva a settembre dell’anno scorso. Da allora, i contatti tra la più estesa acciaieria d’Europa e le friulane Pelfa group di Buja e Danieli di Buttrio non si sono mai fermati. Anzi, hanno portato a stringere accordi valsi alle due imprese friulane importanti interventi nell’ambito della bonifica in corso all’interno del sito siderurgico pugliese.
Interventi che nel caso di Pelfa sono partiti proprio in questi giorni e consistono nella progettazione, costruzione e installazione di un impianto di captazione e abbattimento dei fumi e delle polveri che si generano nelle fasi di sversamento delle scorie dai contenitori (paiole) utilizzati per la fusione dei metalli. Valore: 3 milioni.
Un sistema unico al mondo, che consentirà un considerevole abbattimento degli agenti inquinanti liberati in atmosfera, visto che – contrariamente alla norma che vuole le scorie sversate direttamente all’aperto – l’impianto mobile realizzato da Pelfa permetterà di aspirare i fumi “in presa diretta” a ogni nuovo versamento.
«Costruiremo due unità di captazione mobili del peso di 150 tonnellate l’una – fa sapere Andrea Forgiarini, socio dell’impresa fondata da Redento Fabbro – e da unità di filtraggio da 600 mila metri cubi ora. Si tratta di lavori mai eseguiti prima, solitamente le scorie sono sversate all’esterno, mentre in questo caso l’impianto consentirà di contenere i fumi così da avere emissioni in atmosfera inferiori a 5 milligrammi/metro cubo».
I lavori si dovrebbero concludere all’inizio del nuovo anno con il montaggio. Ma per arrivare fin qui a Pelfa ci sono voluti dodici mesi d’intense trattative, il cui esito è stato incerto fino all’ultimo.
«Appena un mese fa, complice la difficile situazione del Governo, non sapevamo se avremmo dato corpo alla commessa – spiega Indira Fabbro – fortunatamente, poi, i fondi sono stati sbloccati grazie a un decreto approvato dal Senato che di fatto ha dato il via libera agli anticipi».
Fondamentali, vista l’importante esposizione già richiesta all’azienda, per l’acquisto della materia prima. Tra tante imprese in Italia, perché Pelfa? A rispondere è ancora Fabbro: «Perché nel settore vantiamo ormai una certa esperienza e fama. A proporre il nostro nome ai tecnici di Taranto è stata non a caso un’azienda tedesca per cui avevamo realizzato un carro scoria».
Oltre che indubbia occasione economica, l’Ilva sarà per l’azienda bujese un’importante vetrina internazionale. Oggi più necessaria che mai. Il business in Italia dall’avvio della crisi si è ridotto sensibilmente per Pelfa che ha saputo però far fronte alla recessione, aprendosi a nuovi mercati e diversificando: oltre al tradizionale settore della carpenteria metallica per impianti siderurgici negli ultimi due anni ha investito molto nelle produzioni per il settore idroelettrico.
«I nostri target di mercato – svela Fabbro – sono ormai la Russia, dove abbiamo deciso d’investire quest’anno partecipando a una grande fiera a Mosca, il subcontinente indiano e l’America».
L’export arriva ormai a garantire quasi l’80% del giro d’affari di Pelfa (25 milioni il fatturato 2012) che a dimostrazione della sua solidità può dire di non aver usato, a oggi, una sola ora di cassa integrazione. «In verità l’abbiamo pagata noi – rivendica Forgiarini -, accettando commesse sottocosto pur di mantenere la forza lavoro». (Messagero veneto)

lunedì 21 ottobre 2013

Piazzisti ignoranti!

Ma Arrigoni non faceva marmellate ad Asiago?
Forse era meglio!!
La celebre barriera di cui si vantano i loro omonimi putignanesi infatti non è buona manco a trattenere i passerotti. Le condizioni delle polveri sui Tamburi non sono migliorate di un grammo, come dimostrarono le osservazioni fatte anni fa!
In compenso sono servite ai Riva and friends a guadagnare tempo per la soluzione al problema delle polveri e a risparmiare i miliardi della copertura dei parchi minerali, l'unica misura funzionale per risolvere il problema!
Ci dispiace per Arrigoni, ma qui, da Taranto, tutta la sua piazzata, non solo pare irrispettosa nei confronti della gente che ancora oggi respira polveri di carbone e minerali, ma è un segno della profonda arretratezza miserabile dell'industria italiana che non ha neanche la decenza di tacere quando diventa complice di certe operazioni!
Se vi mettevate a far marmellate di lampascioni forse vi sarebbero venute meglio!
Vergognatevi!!

Barriera antipolvere Arrigoni per l’ILVA di Taranto
ARRIGONI S.P.A.
La produzione dell’azienda siderurgica ILVA di Taranto, inizia con materie grezze (minerale di ferro – fondenti – carbon fossile).
Negli ultimi tempi sono stati parecchi i problemi che l’azienda ha avuto, a livello legale e ambientale, proprio causati dalla dispersione delle polveri rosse realizzate dalla lavorazione dei suoi prodotti nelle aree limitrofe allo stabilimento.
Le polveri sollevate dai venti molto frequenti nella zona, hanno creato enormi problemi d’inquinamento nelle aree adiacenti il parco minerario, in particolar modo nel quartiere Tamburi di Taranto, densamente popolato.
ilva2
Dopo attenti studi – effettuati con la collaborazione del Tavolo Tecnico istituito (di concerto con la Regione Puglia, l’ISPRA, l’ARPA e l’Ilva) dal Ministero dell’Ambiente – si è concluso che un eccellente soluzione – con un ottimo rapporto risoluzione del problema/prezzo finale – fosse la costruzione di un’ampia barriera antipolvere – alta 21 metri e lunga quasi 2.000 metri – con un rapporto di permeabilità all’aria pieno/vuoto di 66-34%.
La rete, con la sua porosità, oltre che a rallentare la velocità del vento, effettua anche un’azione di intrappolamento delle polveri.
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ILVA ha prescelto Arrigoni quale fornitore del tessuto tecnico utilizzato per la realizzazione della barriera posta al confine tra i parchi minerari e la confinante strada provinciale. L’obiettivo di questa barriera è quello di contenere la diffusione di polveri pesanti dalla zona dei parchi minerali verso l’esterno. La rete tecnica 2382 Libeccio 70 è stata fabbricata nello stabilimento Arrigoni di Putignano (Bari), certificato ISO 9001:2000 eISO 14001.
Per tutti i lavoratori è stato motivo di orgoglio aver fabbricato un tessuto che ha contribuito a risolvere un grave problema d’inquinamento nella propria regione.
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La rete 2382 Libeccio 70 è realizzata a partire da granuli di HDPE fabbricati da Lyondellbasell.
Arrigoni ha effettuato nei propri stabilimenti tutti i cicli di produzione: dal granulo al monofilo Arlene® (high tenacity and long lasting tecnical monofilament) e successivamente l’operazione di tessitura con telai della Karl Mayer. La rete è stata confezionata in teli aventi dimensioni diverse richieste dall’uffico tecnico dell’Ilva.
E’ stata rifinita con il metodo “super premium” che prevede l’inserimento sul perimetro di una guaina di rinforzo di larghezza mm 50, cucitura quadrupla e occhielli in metallo (Infobuild)


martedì 15 ottobre 2013

Fate con comodo...

Presto tre progetti per monitorare la salute a Taranto

A breve scadenza, non appena ci sarà l’ok del ministero della Salute, partiranno tre progetti di monitoraggio della situazione sanitaria a Taranto in relazione agli effetti inquinanti provocati dall’attività industriale dell’Ilva. E’ quanto scaturito dalla riunione odierna dell’Osservatorio per la protezione sanitaria del territorio di Taranto, istituito con la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata allo stabilimento siderurgico nell’autunno dello scorso anno. Dell’Osservatorio fanno parte rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità, della Regione Puglia e dell’Arpa Puglia.
I progetti, secondo quanto riferito all’ANSA dal direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, sono stati già finanziati dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), organismo di coordinamento tra il ministero della salute e le Regioni per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze. I progetti riguarderanno la tossicità in vitro del particolato, la salute riproduttiva e le donne in gravidanza e, ultimo, la presenza di metalli pesanti ed eventuali alterazioni neo-comportamentali in età pediatrica. Nella riunione odierna i membri dell’Osservatorio hanno anche esaminato il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale redatto dai tre esperti nominati dal ministro dell’Ambiente in relazione all’Ilva di Taranto. La prossima riunione dell’Osservatorio si terrà a dicembre.(GdM)

lunedì 24 giugno 2013

Battute da cammelli!

Bondi e la sabbia del Sahara nel quartiere Tamburi di Taranto

Dopo le dichiarazioni del Commissario Bondi abbiamo cercato le poveri sahariane nel quartiere Tamburi

le polveri sahariane in una visione dell'architetto fiorella occhinegroIl 19 Giugno l'Ansa riporta questa dichiarazione del Commissario Bondi: Per quanto riguarda "i picchi sopra la norma di PM10, registrati nel periodo gennaio-maggio 2013, sono in gran parte riconducibili a cause esterne (sabbia sahariana)" (1)
Il 22 dello stesso mese, cioè qualche giorno dopo la dichiarazione rilasciata da Bondi, siamo andati alla ricerca di queste "polveri sahariane", nello specifico ci siamo recati in Via De Vincentis, nel cuore del quartiere Tamburi, a casa della famiglia Corisi, con loro siamo andati sul terrazzo della loro casa e lì abbiamo trovato polveri. Ci chiediamo e vi chiediamo, sono queste le sabbie del Sahara che attanagliano tutti i giorni gli abitanti del quartiere Tamburi?  Luciano Manna - Peacelink


Picchi di sabbia sahariana a Taranto? Il commissario straordinario dell'Ilva smentito da un video di PeaceLink

Il commissario straordinario dell'Ilva Enrico Bondi ha dichiarato alle commissioni riunite Ambiente e Attivita' produttive che per quanto riguarda i recenti picchi di polveri nel quartiere Tamburi, sopra i limiti, essi in gran parte sarebbero riconducibili alla sabbia sahariana.
La sabbia sahariana e' dunque responsabile dell'eccesso di polveri a Taranto?
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giovedì 2 maggio 2013

Tra il dire e il fare..

Conferenza stampa di PeaceLink (2/5/2013)

“Inquinamento: è arrivata la svolta o siamo solo alla pausa?”

Ci risulta che almeno 11 navi piene di carbon coke sono attraccate a Taranto nel 2013 e hanno rifornito l'Ilva. Questo significa che le emissioni del benzo(a)pirene (frutto della cottura del carbon coke nella cokeria) sono destinate a calare drasticamente nel quartiere Tamburi di Taranto. Ma l'inquinamento complessivo continua a rimanere preoccupante per via della composizione chimica (più tossica che in altre città) delle polveri sottili (PM10) che continuano ad essere inalate dagli abitanti del quartiere Tamburi e anche nei quartieri più distanti di Taranto.
Alessandro Marescotti


Si allega la documentazione distribuita nella conferenza stampa. In essa sono emersi cinque elementi di conoscenza.
1) Per i lavori prescritti dall'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) l'Ilva ha fermato le batterie più inquinanti della sua cokeria. Le batterie fermate sono anche le più vicine al fronte urbano. Rimangono in funzione solo quelle più lontane dalle case. Per poter ovviare alla mancata produzione della propria produzione di carbon coke negli ultimi mesi sono arrivate almeno 11 navi per rifornire l'Ilva di carbon coke.
 2) E' ragionevole pensare che - per la prima volta a Taranto - possa essere registrato nel quartiere Tamburi (il più vicino all'Ilva) un calo drastico del benzo(a)pirene, il che confermerebbe il nesso che lega le emissioni della cokeria alla presenza di benzo(a)pirene nell'aria che si respira in quel quartiere, storicamente considerato il simbolo dell'inquinamento di Taranto. Siamo in attesa pertanto dei dati dell'Arpa sul benzo(a)pirene per verificare se al fermo delle batterie più inquinanti corrisponde un calo significativo del benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi, il che sarebbe un importante elemento ai fini delle indagini della Procura.
3) L'alleggerimento dell'inquinamento è tuttavia transitorio. Non è il risultato "miracoloso" dell'AIA ma deriva semplicemente del fermo tecnico delle batterie più vicine e più inquinanti. Quando la produzione ritornerà come prima, l'inquinamento tornerà verosimilmente a salire.
4) L'aria del quartiere Tamburi tuttavia rimane non salubre. Lo dimostriamo con i dati del PM10 (polveri sottili) della centralina dell'Arpa di via Machiavelli nel quartiere Tamburi. Tali dati sono stati moltiplicati per il "coefficiente di tossicità" di quelle polveri sottili, pari a 2,226. Grazie a questo calcolo possiamo dichiarare che chi vive nel quartiere Tamburi è ancora a rischio, nonostante il calo della concentrazione del PM10. Ad esempio 32 microgrammi di PM10 nel quartiere Tamburi di Taranto hanno effetti sanitari, in termini di mortalità, equivalenti a 70 microgrammi di PM10 a Milano, a Torino o a Bologna. Ma mentre a Milano, Torino o Bologna il valore di 70 segnerebbe uno sforamento del limite di legge, a Taranto il valore di 32 risulta "a norma", pur rappresentando lo stesso pericolo in termini di mortalità. Ciò è causato dalla composizione chimica delle polveri ddi Taranto, come affermato dall'Istituto Superiore della Sanità. Nel file allegato vi sono ulteriori elementi di documentazione di tale affermazione.
5) PeaceLink chiede al Centro Ambiente e Salute di Taranto (in cui confluiscono le competenze di Asl e Arpa) di fornire i dati della mortalità e dei ricoveri mese per mese, suddivisi per quartiere, età, sesso, causa e professione. Ad oggi invece i morti vengono resi noti solo dopo tre anni mentre i ricoveri non vengono comunicati al pubblico, evidentemente per una scelta politica: quella di non allarmare la popolazione. E soprattutto ciò non viene fatto, evidentemente, per non indagare sul nesso fra danni alla salute e inquinamento. A tal fine nel file allegato riportiamo imporanti informazioni che dimostrano come è possibile studiare il nesso fra ricoveri ed emissioni di un'acciaieria nell'Utah (Stati Uniti).

Allegati

Ed ecco cosa hanno "voluto capire" i giornalisti:

Ilva, Peacelink: “Centralina Arpa troppo lontana da fabbrica. Dati sottostimati”

La centralina Arpa di via Machiavelli (quartiere Tamburi) è troppo lontana dall’Ilva e i dati sono sottostimati. Ad esempio nel 2012 i dati del benzopirene sono arrivati a 0,9 nanogrammi a metro cubo, ma avrebbero sicuramente superato la fatidica soglia di 1 nanogrammo a metro cubo se vi fosse stata un’altra centralina posizionata più vicina all’Ilva”.
 Lo ha sottolineato il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti nel corso di una conferenza stampa. Stessa considerazione – ha proseguito – si può fare per il PM10 (polveri sottili). Chiediamo pertanto l’attivazione di una nuova centralina collocata nei pressi delle case più vicine all’Ilva oppure accanto alla scuola elementare Deledda, una delle più inquinate del quartiere Tamburi su cui dovrà intervenire la bonifica”.
“La centralina Arpa di via Machiavelli – ha aggiunto – dista ben 1700 metri dalla cokeria e circa 1000 metri dal parco minerali dell’Ilva”. Peacelink, inoltre, non ritiene appropriata l’informazione che viene fornita dall’Arpa sul PM10 (ossia le polveri sottili): “il sistema informativo dell’Ilva fornisce dati di ‘buona qualità dell’aria anche quando viene registrata una concentrazione di 32 microgrammi a metro cubo”. Per Marescotti “il potenziale tossico delle polveri di Taranto è di gran lunga superiore al potenziale tossico delle polveri di altre città italiane. Per costruire un indice di qualità dell’aria su basi scientifiche è necessario conoscere e far conoscere il rischio sanitario associato alla concentrazione delle polveri sottili. Lo stato attuale delle conoscenze in ambito epidemiologico – conclude – è sufficiente per dire che le alle polveri sottili ad esempio del quartiere Tamburi di Taranto è associabile un rischio sanitario più che doppio rispetto alla stessa concentrazione di Milano o di Torino”. (PaeseNuovo)

martedì 25 dicembre 2012

Le lacrime di Ethra

Era un pianto a ciel sereno ciò che ho visto ieri. Un cielo sereno e azzurro che dalla Basilicata ci riaccompagnava a casa.
Uno sguardo un po' più in là, verso la meta, ed il viso si bagna ed il respiro si affoga.
Come possiamo sopportare questo? Perché dobbiamo respirare quell'aria? Cosa ho dentro? Come posso pensare di avere un figlio qui? Come accettare questa idea pensando che possa nascere già malato? È giusto restare per accudire i genitori già malati? È giusto andarsene? Ed io? Quanto mi sto ammalando restando qui? Quale futuro ho io restando qui dove tutto muore?
Si è bello il mare, bello il clima bello tutto ciò che ci manca quando non siamo qui ma quando siamo qui ci ammaliamo mentalmente e fisicamente perché non c'è aggregazione di pensiero nel voler migliorare questa condizione, non c'è!

Dentro la nube marrone che si scorgeva dal confine tutto è solare, abitudinario, normale. Si, perché da dentro non sei obiettivo, non hai una visione globale perché da dentro quelle cazzo di polveri non le vedi ma le respiri, perché la terra che brucia non ti scotta la pelle ma ti inaridisce l'anima, perché i frutti che ti nutrono ti ammazzano, perché tutte le speranze e i progetti che condividi vengono soppressi.

Falanto come deve interpretare le lacrime questa volta?

(DLG da facebook)

martedì 18 settembre 2012

Il lato oscuro dell'Ilva

DOPO IL SEQUESTRO: 16 SETTEMBRE 2012: la telecamera a raggi infrarossi riprende un' imponente "esplosione" di fumi dall'Ilva di Taranto. Questa è la risposta alla magistratura tarantina di sequestro degli impianti senza la "facoltà d'uso". (fabio matacchiera)



Ilva, la video-denuncia: 'Continua a inquinare'
C'è il sequestro senza facoltà d'uso degli impianti, ma l'Ilva continua a inquinare. A sostenerlo è Fabio Matacchiera, presidente del Fondo antidiossina onlus, che ha realizzato un video notturno da cui emergerebbero "anomale emissioni dai camini" del Siderurgico. "Mi sembra si possa facilmente rilevare - spiega l'ambientalista - che, nonostante il sequestro senza facoltà d'uso disposto dalla magistratura di Taranto per diversi impianti, nulla sembra essere cambiato almeno fino a poche ore fa". Grazie all'occhio elettronico di una potente telecamera a infrarossi, sottolinea Matacchiera, "ho potuto girare queste immagini che potrebbero dimostrare che la diffusione di fumi e polveri continua regolarmente, investendo la città, soprattutto durante le ore notturne. Si noti che i fumi scaturiscono soprattutto dalle aree basse sotto forma di emissioni diffuse e non convogliate". Matacchiera fa presente che consegnerà la nuova documentazione "alla Procura di Taranto, presso gli uffici della Digos e per conoscenza al Comando carabinieri Noe di Lecce, ritenendo possa essere d'interesse per le autorità inquirenti"

mercoledì 12 settembre 2012

Negli altoforni e nei polmoni

Divieto di carico carbon-fossili: come privare l’Ilva di Taranto del suo fabbisogno energetico

di Giuseppe Miccoli

Le conclusioni delle perizie chimiche ed epidemiologiche sono state determinanti per la Procura tarantina. La sentenza, giudizio di primo grado del 26 luglio 2012, ha stabilito che l’Ilva di Taranto ha commesso il reato di disastro ambientale, ex articolo 321 del codice penale, da cui discende l’obbligatorietà, da parte della magistratura, del sequestro degli impianti. Per il polo siderurgico più grande d’Europa, inaugurato nel 1965 e privatizzato, dopo trent’anni, con la cessione dell'impianto ex-Italsider di Taranto al gruppo Riva, hanno avuto inizio le attività di chiusura senza facoltà d’uso (riconfermata nei primi giorni di agosto dal Tribunale del Riesame) di sei principali aree “a caldo”: i parchi minerari, la cokeria, gli altiforni, le acciaierie, l'impianto di agglomerazione (con il relativo camino E312) e il deposito di materiale ferroso.
Il blocco delle attività non è però cosa semplice, e non avverrà nell’immediato. La chiusura, se mai ci sarà, dovrà avvenire seguendo un iter progettuale a breve termine, pianificato da periti in qualità di “custodi giudiziari” nominati dalla Procura jonica. Ad evitarla, forse, l’eventuale rilascio della nuova e più stringente Autorizzazione Integrata Ambientale, che dovrà essere rimodulata da 23 esperti, nominati dal Ministero dell’Ambiente in seno alla Commissione istruttoria per l’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) , nata, come nuova strategia comune a tutta l’Unione Europea, per aumentare le “prestazioni ambientali” dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione.
Non è da escludere, tuttavia che le operazioni relative al blocco delle attività abbiano ricevuto, negli ultimi giorni, un’accelerazione, a causa della tempesta di polveri minerarie, provenienti dal parco dell’Ilva, che il 29 agosto ha investito il vicino quartiere Tamburi di Taranto. Per l’Arpa Puglia il maestrale ha determinato una “situazione di criticità ambientale”, rilevata dalla “rosa d’inquinamento” della centralina di monitoraggio dell’aria del medesimo quartiere, e imputata con fondamento all’Ilva. Nel contempo, si è riscontrato il superamento quantitativo e temporale della soglia dei 35 sforamenti giornalieri consentiti in un anno dalla normativa che, all’articolo 1 lettera a) del Decreto legislativo 155/2010, individua “obiettivi di qualità dell'aria ambiente volti a evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana e per l'ambiente nel suo complesso”.
Il 6 settembre 2012, perciò, la Procura di Taranto, guidata dal procuratore capo Franco Sebastio e per il tramite dei carabinieri del Noe, ha proibito l’ingresso di nuove polveri minerali nell’area “parchi”: il carbone e il pet-coke, che dal porto raggiungono la fabbrica mediante il nastro trasportatore, rimarranno sulle navi. Il divieto di carico, e cioè il blocco all’ingresso delle materie prime, ha, in questa fase, serie conseguenze per l’Ilva, poiché comporta lo spegnimento dell’area a maggior fabbisogno energetico della fabbrica: quella degli altiforni. Certo non è detto che lo  spegnimento degli altiforni avvenga in maniera istantanea. Occorre prima di tutto esaurire le scorte stoccate a cielo aperto su un’area di 70 ettari. In seguito l’Ilva potrebbe chiudere la cokeria, in attesa del rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale, acquisire sul mercato combustibili fossili e rallentare la produzione, in modo da tenere in funzione gli impianti, allo scopo di non danneggiarli. Ma questa soluzione, lineare sulla carta, è piuttosto difficile da realizzare sul piano operativo, a causa del fatto che il carbone fossile e il pet-Coke costituiscono un contributo rilevante al fabbisogno energetico dell’Ilva. Proibirne l’ingresso equivale perciò a privare lo stabilimento di gran parte del suo sostentamento.


Ilva

I dati forniti dalla stessa azienda e riportati nel Rapporto Ambiente e Sicurezza dell’Ilva di Taranto (2011) lo dimostrano. Nel capitolo dedicato al bilancio energetico ed emissioni di CO2, infatti, si legge che “lo stabilimento nel 2010 ha consumato centinaia di migliaia di Terajoule di energia essenzialmente forniti dai combustibili fossili e, in minor misura, da energia elettrica, metano e vapore”.
In particolare il Bilancio Energetico dello stabilimento articola il proprio fabbisogno di energia totale secondo una precisata tabella, in base alla quale il carbone fossile e il pet-Coke sono indispensabili per il 68%, con un consumo pari a 139.951 Tj.  Di minore entità l’utilizzo a fini energetici del Gas Naturale, pari al 7% (14.500 Tj), la fornitura di Energia elettrica da parte delle Centrali elettriche (4,3% , cioè 8.966 Tj), l’Energia elettrica da rete nazionale (2,3 %, 4.724 Tj), il Vapore dalle Centrali elettriche (1,33%, 2.764 Tj), e infine la voce Carburanti (0,29% , 610 Tj).
Il consumo totale è quindi pari a 205.554 Tj, ma esso va considerato al netto dei recuperi energetici, e cioè il recupero del Gas siderurgico, che, mediante una propria centrale, produce energia elettrica per un 15% e cioè 30.758 Tj, nonché il catrame, che contribuisce per 1,6% (3.281 Tj).
Il fabbisogno energetico totale ammonta perciò a 137.475 Tj, cifra non lontana dai 139.951 Tj derivanti da combustibili fossili. Occorrono dunque grandi quantitativi di energia, e cioè di carbone, per tenere in vita la fabbrica. Sono occorse mediamente nel 2010, per ogni tonnellata di acciaio solido prodotta 19,7 Gj di energia; erano 20,2 nel 2009 e 18,7 nel 2007. Il valore del consumo energetico specifico diminuisce in base all’aumento della produzione, scarsa secondo l’Ilva nel 2009 per la “consistente contrazione dei volumi di produzione acciaio”, più nella norma quella del 2007. (Agienergia)

mercoledì 29 agosto 2012

Quanta polvere, caro Vendola!

Richiesta all'ARPA Puglia e all'assessore all'Ambiente della Regione Puglia

Oggetto: individuazione della fonte del PM10

In data 29 agosto 2012 sul sito di Arpa Puglia si registra il 36° superamento annuo di polveri sottili (PM10) nel quartiere Tamburi. Il dato è fornito dalla centralina di via Machiavelli.
Con questo trentaseiesimo superamento per il PM10 risulta oltrepassato definitivamente il limite massimo dei 35 sforamenti annuali fissati dalla normativa vigente sulle polveri sottili.
Il dato smentisce l'ottimistica teoria della Regione Puglia in base alla quale la situiazione ambientale a Taranto sarebbe in via di miglioramento.
Con questa comunicazione si intende richiedere se tali superamenti per il PM10 vadano attribuiti all'Ilva che continua a produrre nelle vicinanze del quartiere Tamburi, nonostante il sequestro - senza facoltà d'uso - degli impianti dell'area a caldo, provvedimento preso dalla Magistratura a tutela della salute pubblica (obbligo che competerebbe in primo luogo al Sindaco).
Benché nella coscienza generale della popolazione siano in moltissimi a ritenere che tali superamenti vadano attribuiti all'Ilva, con questa comunicazione si richiede che ufficialmente l'organo preposto ai controlli ambientali certifichi quale sia la fonte dei superamenti. Una certificazione di questo tipo dimostrerebbe che esiste un pericolo in atto e che va cessata l'attività pericolosa.
In queste settimane si è più volte letto che l'Ilva sarebbe "migliorata" (in ciò sconfessando la tesi della Procura) e in tale attività "propagandistica" la Regione Puglia si è distinta nel sostenere la teoria sulla base della quale tutto sarebbe ritornato nell'alveo della norma dopo l'AIA, facendo intendere che l'inquinamento riguardava sostanzialmente il passato e non il presente.
Purtroppo il dato del PM10 è molto grave in quanto conferma ulteriormente l'inefficacia dell'autorizzazione AIA per l'Ilva, che venne definita dalla Regione Puglia una "svolta storica".
Se per le polveri sottili l'Arpa Puglia certificasse che è l'Ilva a porre in atto, giorno dopo giorno, un'attività di propagazione di PM10 sopra i limiti di legge, verrebbe data una importante conferma alla persistenza di pericolo per la salute, come affermato dal GIP Patrizia Todisco, la cui ordinanza - nonostante la battaglia legale - è tuttora in vigore.
Una certificazione dell'Arpa nell'attribuire ufficialmente lo sforamento in aria-ambiente alla fonte è importantissima.
In particolare con questa comunicazione si richiede di sapere:

1) in che misura il PM10 riscontrato nel quartiere Tamburi proviene dal parco minerali;
2) in che misura il PM10 proviene dall'area a caldo;
3) quali siano i processi produttivi dell'area a caldo coinvolti nell'attività emissiva del PM10, in modo da attribuire le emissioni di PM10 ad ogni singolo impianto (cokeria, agglomerato, altiforni, acciaieria).
E' nostra convinzione infatti che sia proprio l'attività produttiva (e non solo la dispersione delle polveri dal parco minerali) la fonte dell'inquinamento da PM10. Il PM10 infatti rimane in sospensione nell'aria, in generale è così leggero che non arriva adepositarrsi, è finissimo e non va confuso con la polvere grossolana che si deposita nelle case e sui balconi. E' pertanto ancora più pericoloso e penetrante e rappresenta una potenziale fonte di danno immediato, come le perizie commissionate dalla Magistratura confermano.
Pertanto si richiede ad Arpa un'analisi specifica del PM10 che è vettore di altri inquinanti in modo da capire in che misura gli impianti sequestrati - allo stato attuale, ossia nei giorni in cui viviamo e respiriamo - arrechino un danno alla salute dei cittadini.
Si richiede che dei superamenti dei limiti di legge per il PM10 e della loro provenienza ne vada data comunicazione ufficiale al Sindaco e alla Procura della Repubblica.

Cordiali saluti

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it

sabato 25 agosto 2012

Dal cilindro di Ferrante sorretto dai fili di Riva

Solita storia di sempre. Il nuovo pescivendolo dell'Ilva torna a vendere vecchi surgelati per freschi.
Ogni volta ripropongono gli stessi interventi.
Che sia un segno di mancanza di creatività?

Ilva: al via interventi ambientali, Ferrante "spenderemo 146 mln"


Il consiglio di amministrazione dell'Ilva da' il via libera al presidente Bruno Ferrante e nella seduta odierna svoltasi a Milano ha approvato il piano finanziario relativo ai 146 milioni di euro che una settimana fa, a Taranto, lo stesso Ferrante aveva annunciato in Prefettura ai ministri per l'Ambiente e lo Sviluppo economico.
  In una nota l'Ilva rileva "tempestivita' dell'impegno da parte della societa' con interventi concreti". L'Ilva parla quindi di "piena collaborazione con le autorita'" e di "dialogo costante" e defnisce tutto questo le linee guida che consentono all'azienda di guardare al futuro "con fiducia e speranza". Potenziamento dei monitoraggi nella fabbrica - la cui area a caldo dal 25 luglio e' sotto sequestro per inquinamento su disposizione della Procura -, "campionamento a lungo termine della diossina", innalzamento della barriera frangivento, in funzione antipolveri, lungo la linea di confine tra siderurgico e rione Tamburi, potenziamento dei sistemi di intercettazione delle polveri: su questo si sta concentrando l'impegno immediato dell'Ilva, fermi restando gli altri massicci investimenti, allo stato non ancora quantificati, che l'azienda dovra' effettuare per rispettare le prescrizioni del gip che ha ordinato il sequestro e le disposizioni della nuova Autorizzazione integrata ambientale che il ministero si e' impegnato a rilasciare entro fine settembre. Rispetto ai 146 milioni che oggi il cda ha approvato, una novantina, puntualizza l'azienda, sono in fase di esecuzione. Tra gli interventi del piano c'e' anche la videosorveglianza dell'area a caldo. Si tratta di un sistema di monitoraggio che sara' installato in varie postazioni del siderurgico. Operativo h24, controllera' le "potenziali sorgenti di emissioni convogliate e non convogliate, anche legate a malfunzionamenti e/o anomalie di processo". Un altro sistema di monitoraggio verra' poi installato sulle torce di sicurezza. Per le emissioni diffuse l'Ilva annuncia che entro fine anno sara' pronta la barriera frangivento ai confini dei parchi minerali. Mentre stando al cronoprogramma dell'Aia in vigore, entro il 2013 andranno fatti gli interventi per la copertura dei cumuli di calcare ed entro il 2016 quelli relativi alla chiusura dei nastri trasportatori in modo da "minimizzare i fenomeni di emissione diffusa nella fase di trasporto dei materiali pulvirulenti". Non si puo' escludere, pero', che alcune scadenze temporali dell'Aia in vigore - rilasciata ad agosto 2011 - adesso possano essere riviste e anticipate con la nuova autorizzazione. L'Ilva inoltre annuncia che e' allo studio un intervento di impermeabilizzazione dell'area parchi con intercettazione, trattamento e riutilizzo dell'acqua per bagnare i cumuli.
  Nell'area altiforni l'Ilva, invece, realizzera' la condensazione dei vapori derivanti dalla granulazione della loppa negli altiforni 1, 4 e 5 e rende noto che quest'intervento e' giá in corso sull'altoforno 4. Sara' anche potenziata la captazione delle polveri dei campi di colata degli altiforni 1 e 5 mentre verrá installata la depolverazione per le stock-house degli altiforni 1 e 2 (silos dove vengono depositati i materiali che devono essere caricati negli stessi altiforni). Nel mese prossimo, invece, sara' installato sul camino E312 dell'agglomerazione del sistema di campionamento a lungo termine della diossina. In aggiunta ai 146 milioni, ci sono poi altri due interventi per rispettivi 8 milioni e 15 milioni che prevedono ulteriori sistemi di captazione e aspirazione delle polveri dall'agglomerazione, il primo dei quali sara' in esercizio a fine 2013 mentre per l'altro e' in corso lo studio di fattibilitá e si prevede un anno di tempo per realizzarlo. I sindacati metalmeccanici di Taranto hanno valutato positivamente gli impegni assunti oggi dal cda a Milano ricordando che l'accelerazione della spesa e' una delle richieste fatte al presidente Ferrante.

lunedì 20 agosto 2012

C'è poco da scherzare

TARANTO: DIRITTO AL LAVORO O DIRITTO ALLA SALUTE?

I telegiornali hanno trasmesso immagini relative all’ILVA di Taranto che mostrano fatti recentissimi e sconvolgenti di inquinamento ambientale. L’Ordine dei Medici della Provincia di Taranto ha pubblicato un documento dove invita i genitori del quartiere Tamburi a impedire che i loro bambini possano giocare a contatto con la terra e sollecitandoli al ritorno a casa a fare immediatamente una doccia e lavare i vestiti, evitando in ogni circosatanza che corrano sul prato.  Un magistrato serio e rigoroso come Patrizia Todisco ha firmato una ordinanza di sequestro degli impianti dell’ILVA per gravissime violazioni accertate che hanno causato morti. Gli ultimi dati ambientali disponibili (resi noti a inizio 2012) indicano che nel 2010 l’ILVA ha emesso dai propri camini:
  • 4mila tonnellate di polveri
  • 11mila tonnellate di diossido di azoto
  • 11mila e 300 tonnellate di anidride solforosa
  • 1 tonnellata e 300 chili di benzene
  • 338,5 chili di IPA
  • 52,5 grammi di benzo(a)pirene
  • 14,9 grammi di composti organici di benzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F)
Parliamo insomma di circa 150 kg di sostanze emesse ogni anno per ciascun residente.
Uno studio (denominato Sentieri), dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sulla rivista scientifica “Epidemiologia e Prevenzione” nel dicembre 2011, indica il numero di morti in eccesso nelle popolazioni che vivono nei 44 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN). I dati dei ricercatori descrivono una media di 1.200 morti in eccesso all’anno nel periodo 1995-2002 (cioè 1.200 decessi in più di quanti statisticamente ne sarebbero stati attesi). Molti di questi decessi sono legati a tumori polmonari, a tumori della pleura e a tumori del fegato.
Tuttavia, i dati resi pubblici in queste ultime settimane non indicano la quantità di sostanze cancerogene presenti attualmente nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque sotterranee e nei sedimenti marini di Taranto. Né indicano quanti bimbi, quante donne, quanti operai si sono ammalati e sono morti negli ultimi due-tre anni.
Io credo che il Ministero della Salute ed il Governo debba rendere immediatamente pubbliche tutte le informazioni scientifiche di cui dispone. Solo sulla base di dati scientifici recenti e certi si possono prendere delle decisioni che siano nell’interesse di chi vive e lavora a Taranto.
E comunque non si possono mettere in un conflitto irrisolvibile due diritti fondamentali come il lavoro e la salute. L’articolo 41 della Costituzione parla chiaro: l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza delle persone. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare e farsi carico di riconvertire il sito industriale con percorsi lavorativi che abbiano come protagonisti gli stessi lavoratori dell’ILVA e dell’indotto.

giovedì 5 luglio 2012

L'Ilva copre col velo le sue (e le nostre) vergogne...

... ma il marcio resta intatto e più velenoso che mai!!!
Pubblichiamo questo articolo copiaincollato da diversi giornali da un comunicato stampa Ilva... senza un minimo di valutazione. Bel mestiere quello di giornalista: control C, control V!


Taranto, una rete di 21 metri per contenere le polveri dell'Ilva

Si è svolta oggi nello stabilimento Ilva di Taranto la cerimonia inaugurale della posa in opera del primo palo di sostegno della barriera di contenimento delle polveri nell'area parchi minerali e fossili. Lo scorso marzo l'Ilva aveva annunciato la realizzazione della barriera di contenimento delle polveri, secondo gli accordi sottoscritti con gli Atti di intesa. Si tratta di una struttura della lunghezza di 1.600 metri ed alta 21 metri, realizzata nell'area parchi, al confine tra i parchi minerali e la recinzione esterna dello stabilimento, seguendo la direttrice nord lungo la strada provinciale Taranto-Statte e, lato sud, lungo la statale Taranto-Grottaglie. «L'obiettivo di questa barriera - è detto in una nota dell'Ilva - è di contenere le polveri della zona dei parchi minerali e fossili verso l'esterno, soprattutto verso il quartiere Tamburi. La rete, con la sua porosità, ha un'azione di intrappolamento delle polveri, oltre che rallentare la velocità del vento». Questo intervento era stato inserito come prescrizione nel programma di interventi per la riduzione delle emissionì previsto dal decreto di Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Il costo complessivo dell'opera sarà di circa otto milioni di euro. (Quotidiano)


E che dire dei sindacati leccac...?  Poveri loro, e noi!


L’intervento della Cisl e della Fim Cisl
«Ieri mattina, nello stabilimento Ilva di Taranto, si è tenuta la cerimonia inaugurale per la posa in opera del primo palo di sostegno della barriera di contenimento delle polveri, nell’area parchi minerali e fossili.
Tale operazione, inserita lo scorso 19 luglio 2011, come prescrizione nel programma di interventi per la riduzione delle emissioni verso l’esterno (in particolar modo nel Quartiere Tamburi) previsto dal decreto Aia, permetterà di reprimere la fuoriuscita delle polveri.
Di primaria importanza la realizzazione della struttura, la cui fabbricazione - così come quella presentata oggi - avverrà presso lo stesso stabilimento Ilva di Taranto.
 Questo rappresenta per noi un primo motivo d’orgoglio, perché ancora una volta è dimostrato che questo stabilimento è formato da persone con professionalità elevate, tali da permettere, sia in termini progettuali che realizzativi, di creare gli importanti manufatti.
La Cisl e la Fim ritengono importante l’avvio e la realizzazione del progetto di “barrieramento”, poiché lo stesso potrà dare ulteriori risposte sul tema ambientale nell’avviato cammino verso l’ecocompatibilità.
La Cisl e Fim, infine, plaudono all’azione intrapresa dall’Azienda che giunge con forte anticipo rispetto a quanto disposto dal decreto.
Un forte segnale di responsabilità da parte dell’Ilva che, in sintonia con l’azione volta all’ecocompatibilità fortemente promossa dalle Organizzazioni sindacali, contribuirà a rafforzare l’impegno a tutela dell’ambiente». (Manduriaoggi)

E Legambiente è l'unica fuori dal coro:

Comunicato stampa
ILVA: PRIMO PALO DEL BARRIERAMENTO DEI PARCHI MINERALI
LEGAMBIENTE: MISURA INADEGUATA. NECESSARIA COPERTURA PARCHI MINERALI. DA INSERIRE NELLA NUOVA A.I.A.

Soddisfatta dai rassicuranti dati forniti dagli epidemiologi americani invitati a Taranto dal Centro Studi Ilva, l’azienda si impone ancora oggi sulle prime pagine dei media per la posa del primo palo del barrieramento con maxiteloni dei parchi materie prime. Come è noto il progetto prevede la realizzazione di “barriere” di tela alte 21 metri lungo la Taranto - Statte e la Taranto – Grottaglie per contenere lo spolverio di minerali che colpisce soprattutto (ma non solo) il quartiere Tamburi. Un barrieramento che sarebbe dunque quasi inutile considerata la modestissima pericolosità delle polveri sottili e i dati non preoccupanti relativi all’inquinamento secondo quanto affermato dagli studiosi americani!!! Peccato che diversi studi (SIDRIA, APHEA, MISA 1 e 2, SISTI) abbiano accertato la correlazione tra aumento dei livelli di PM10 e diverse patologie nel breve periodo con effetti sia in termini di ricoveri che di decessi. Particolarmente interessate sono malattie respiratorie e cardiache nel loro complesso. Peccato inoltre che le due centraline di monitoraggio di via Archimede e via Machiavelli abbiano fatto registrare superamenti dei limiti di legge (non limiti imposti dagli ambientalisti) previsti per la media giornaliera su base annuale: 40 in via Archimede e 45 in via Machiavelli e peccato che, data la collocazione delle centraline a ridosso dell’area industriale, è del tutto evidente come all’origine di questi superamenti vi siano emissioni provenienti soprattutto dall’Ilva. In particolare sotto accusa sono, oltre ad impianti come l’agglomerato e la cokeria, i parchi minerali. Conferme in tal senso si sono ottenute con la sentenza di condanna subita dall’Ilva il 28 settembre 2005 in sede di Cassazione Questi dati prefigurano un rischio sanitario per la popolazione esposta. L’Ilva sostiene che diverse città italiane abbiano un maggior inquinamento da polveri sottili, ma dimentica che le polveri di Taranto veicolano su di sé altri inquinanti di produzione industriale che le rendono più patogene , infatti per ogni incremento di 10 microgrammi di PM a Taranto c’è un aumento dello 0.69 % di mortalità contro lo 0.31 % riportato da altri studi italiani ( MISA ) o sulle città europee ( 0.33% ) (riportato nello studio SENTIERI ) La situazione di rischio sanitario profilatasi con il PM10, peraltro in un riconosciuto contesto di forti criticità ambientali (non riconosciuto come tale solo dai professori americani invitati dall’azienda), impone finalmente l’adozione di provvedimenti adeguati : in primo luogo, la copertura dei parchi minerali. Si ribadisce come la soluzione del barrieramento la cui realizzazione è stata iniziata oggi sia del tutto inadeguata. Ad essere intercettate sarebbero infatti soprattutto le polveri pesanti aerodisperse e solo nella misura del 50%, mentre il barrieramento risulterebbe inefficace per le polveri sottili come PM10 e PM 2,5. La copertura dei parchi minerali è del tutto fattibile come dimostrato da un progetto presentato nel 2005 dal Politecnico di Taranto che prevede la realizzazione di apposite tensostrutture. Legambiente ha posto questa tra le misure irrinunciabili per la nuova AIA che dovrà essere concessa all’Ilva.

mercoledì 30 maggio 2012

Un po' di vapore e un filtro in più...

Quello che per le sigarette si chiamava "bocchino" e un paio di "cannoni". Ecco la proposta della CGIL: l'elefante ha partorito il topolino!!!

Ambiente e Ilva, le proposte della Cgil filtri e «dry fog» per emissioni e polveri
Il sindacato scende in campo per le nuove autorizzazioni Annunciato un convegno nazionale entro luglio

La Cgil di Taranto e il sindacato dei metalmeccanici difendono il lavoro e avanzano proposte concrete per migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento siderurgico dell’Ilva a Taranto. La riapertura del procedimento dell’Autorizzazione integrata ambientale, voluta dal ministro Corrado Clini e dal presidente della Regione Nichi Vendola, è l’occasione che offre alla Cgil la possibilità di illustrare soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia e adoperate in altri impianti simili a quello tarantino. In particolare sono due i punti critici sui quali intervenire, la dispersione di polveri dai parchi minerali e le emissioni fuggitive. La prima si può efficacemente contrastare con il metodo dei dry fog, cannoni che sparano acqua polverizzata da getti d’aria delle stesse dimensioni dei granuli di polvere che si disperdono, efficaci soprattutto se si sparano nelle fasi in cui il minerale viene movimentato, dalla stiva delle navi ai nastri trasportatori. Per le emissioni dei fumi c’è l’impiego di filtri a manica e il risultato può essere migliorato ulteriormente se parte dell’agglomerato si sostituisce con minerale preridotto. «Facciamo queste proposte — ha detto Luigi D’Isabella, segretario generale della Cgil — perché vogliamo ambientalizzare un settore che ha ancora un futuro ed è competitivo. Condividiamo la riapertura dell’Aia perché le normative europee individuano nuove bat che bisogna utilizzare e non condividiamo le azioni dell’Ilva. I nostri sindacalisti in fabbrica devono diventare le sentinelle dell’ambiente». È stato poi l’ingegner Domenico Capodilupo, trent’anni di lavoro alle acciaierie di Terni, a illustrare i sistemi per migliorare l’impatto ambientale e a ritenere in parte insufficienti quelli adottati finora dall’azienda. Il nuovo segretario generale della Fiom, Donato Stefanelli, ha annunciato un convegno di livello nazionale, entro la fine di luglio, sull’ambientalizzazione dello stabilimento siderurgico. Cesare Bechis (CdM)