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martedì 6 ottobre 2015

Ancora Taranto a teatro

"Pouilles. Le ceneri di Taranto" in scena a Milano dal 7 ottobre
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"Pouilles. Le ceneri di Taranto" in scena a Milano dal 7 ottobre

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Lo Spazio Teatro No'hma Teresa Pomodoro
presenta
7 e 8 ottobre, ore 21.00
RASSEGNA FESTIVAL PREMIO INTERNAZIONALE IL “TEATRO NUDO” DI TERESA POMODORO
POUILLES. Le ceneri di Tarantotesto, ideazione e regia
Amedeo Fago
con
Amedeo Fago
Giulio Pampiglione

musica
Franco Piersanti
assistente alla regia
Alberto Battocchi
Il 7 e l'8 ottobre lo Spazio Teatro NO'HMA Teresa Pomodoro ospita l’ultimo spettacolo della sesta edizione del Premio Internazionale ‘Il Teatro Nudo’ di Teresa Pomodoro. In scena Pouilles. Le ceneri di Taranto, ideato, diretto e interpretato dall'architetto e scenografo Amedeo Fago, che condivide il palco con l'interprete Giulio Pampiglione.
Il nuovo lavoro di Amedeo Fago è uno spettacolo di narrazione che nasce da un'indagine sulle origini della propria famiglia, alla ricerca delle proprie radici. Così, partendo da Taranto, città d'origine, si dipana il racconto che conduce lo spettatore in un viaggio attraverso due secoli di storia: un lungo periodo in cui la memoria familiare s'intreccia con le vicissitudini della grande Storia, un percorso che ci porta ai giorni nostri, alla Taranto di oggi, schiacciata dell'inquinamento dell'industria siderurgica.
La narrazione è affidata alla voce fuori campo dell'autore-narratore che, avvalendosi di video e nuove tecnologie, racconta il suo percorso di ricerca, tra le testimonianze (foto, documenti, diari) della sua famiglia e della Storia.
Ingresso libero e gratuito su prenotazione: 02.45485085/02.26688369 – nohma@nohma.it
Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro, Via Andrea Orcagna, 2 - 20131 Milano (Milanotoday)
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mercoledì 23 settembre 2015

Arte e Ilva


ALL’OMBRA DELL’ILVA SI COMPIE IL RITO COLLETTIVO DEL

PARADISO - VOI NON SAPETE LA SOFFERENZA DEI SANTI
ideazione, drammaturgia e regia di Armando Punzo
INGRESSO LIBERO


Il nostro occidente, quello che i fanatici di una cultura che sembra essere altra attaccano, ha già la morte al suo interno. Basterebbe lasciarlo alla sua vita per vederlo morire mentre si affanna a vivere, a imporsi. Si attaccano feticci, come se uno fosse migliore dell’altro. Le bandiere sono tutte false, tutte uguali, i loro colori chimere al vento. 

Nel grande vuoto a cielo aperto di una piazza, con la consueta magnificenza di linguaggio che mescola arti visive, musica e parola,
Armando Punzo ricostruisce allora con i cittadini di Taranto
il ciclo di una vita, sotto forma di festa, di paradiso artificiale e sgargiante
in cui una umanità vestita a festa abita una collina di croci,
una orchestra filarmonica si aggira sulle macerie invisibili della nostra cultura, e tra banchetti di scuola, sotto spoglie di una necessaria educazione, si riperpetra nei bambini la memoria di un errore
e l’inganno di una promessa tradita.
Per culminare in una processione che allontana lentamente tutti
verso il loro destino di uomini, mentre portano sulle proprie spalle,
santificandoli, i feticci della loro esistenza


Ci è stato promesso qualcosa che non è stato mantenuto.
Il paradiso devo averlo sicuramente sentito promettere bambino.  Si è dovuto scoprire essere una menzogna. È arrivato come suono in una caverna buia, come possibile luce che appare nella mente pronta a credere nelle meraviglie che l’attendono.
L’arte come dono, unico, per scongiurare la disperazione del fanciullo e vivere su quella porzione di mondo lo sconcerto di questa mancata promessa.
Un giorno di festa.
Ci hanno promesso un paradiso, il sogno di un paradiso in terra.
Sotto quelle croci tutto  il ciclo della vita.
Dalla nascita fino alla morte.
La nascita del bambino a cui viene promesso il paradiso.
Quel bambino sono io e non sono io. È mio figlio ed è tutti i figli che non sopportano la vita. O la subiscono per com’è accettandola, integrandosi. Ed è tragicamente, forse, la stessa cosa. 
Armando Punzo 
Misteri e Fuochi, un progetto del Teatro Pubblico Pugliese che raccoglie dal 24 al 27 settembre installazioni artistiche e performance di grandi maestri di teatro, danza e visual art internazionale. La catalana Angélica Liddell, gli iraniani Shoja Azari-Mohsen Namjoo-Shirin Neshat, l’uruguaiana Tamara Cubas, e l’italiano Armando Punzo incontrano quattro città (Taranto, Bari, Lucera e Brindisi) che appartengono alla Via Francigena pugliese per creare opere in relazione al tema della passione e del dolore. Una riflessione artistica, contemporanea, sulla sofferenza intesa come percorso verso la consapevolezza della condizione umana.
"Misteri e fuochi" è un progetto FSC (P.O. FESR Puglia 2007-13 - Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 - Accordo di programma quadro rafforzato "Beni ed Attività Culturali" -La filiera del Teatro e della Danza) della Regione Puglia


Ricordati di portare con te una candela bianca!
Per maggiori info sullo spettacolo/sistema di prenotazione:
cell +39. 328.6917948 / e mail: promozione@teatropubblicopugliese.it

domenica 9 novembre 2014

Da non perdere!!

Stasera “Esodo – sotto le ciminiere dell’Ilva” su Radio3

 
La protesta di Antonio. In onda su Radio3, domenica 9 novembre 2014, alle ore 23, “Esodo – sotto le ciminiere dell’Ilva”, radiodramma di e con Gaetano Colella, con la partecipazione di Andrea Simonetti, nell’ambito della quarta edizione di “Tutto esaurito!”, festival teatrale della Rai a cura di Antonio Audino e Laura Palmieri, in programmazione per tutto il mese di novembre con serate in diretta dalla Sala A e dal “teatrino da camera” della sala M di via Asiago a Roma, registrazioni appositamente realizzate, recuperi dal ricchissimo archivio radiofonico e radiodrammi inediti.
“Esodo” racconta la storia disperata degli abitanti delle “case-parcheggio” del quartiere Tamburi di Taranto attraverso la voce di uno dei suoi residenti che si è barricato sul tetto del suo palazzo per protestare. Vuole una casa che gli spetta da quarant’anni. Da quando, a seguito del crollo di alcuni edifici nella Città vecchia, i suoi genitori e un altro migliaio circa di abitanti furono sistemati dal Comune in altre zone della città allo scopo di risanare gli immobili fatiscenti dell’Isola. Dunque, si trattava di un progetto di collocazione temporanea di intere famiglie in aree periferiche. Fu in quel momento che nacque il grande esodo per interi nuclei familiari, che dalla Città vecchia, antico cuore pulsante di Taranto, portarono via storie, intrecci di parentele, amicizie, relazioni. Un intero quartiere fu smembrato e frazionato in vari rioni urbani. Ad alcuni toccò andare ai Tamburi, parcheggiati per un tempo illimitato che dura ancora oggi, accanto allo stabilimento siderurgico più grande d’Europa, l’Ilva. Fra questi c’era Antonio, che all’epoca aveva solo tre anni. Oggi Antonio ha deciso di salire sul tetto per protestare, perché quarant’anni di attesa sono troppi, e, non dimeno, perché suo figlio merita di crescere in un’altra casa, una casa normale come ce l’hanno tutti gli altri.
Presentato in forma di studio lo scorso 12 aprile sempre sulle frequenze Rai di Radio3, nel palinsesto de “Il cantiere”, lo spazio dedicato da Elisabetta Parisi alla sperimentazione di nuovi linguaggi e nuove idee, “Esodo - sotto le ciminiere dell’Ilva” è un radiodramma che nasce da un progetto teatrale omonimo del Crest. L’ottimizzazione sonora è a cura di Walter Mirabile. Le musiche sono di Fido Guido, Davide Berardi e i Leitmotiv, tutti artisti tarantini. 
Gaetano Colella
Attore, regista e autore di teatro, è dal 2009 direttore artistico del Crest, assieme a Clara Cottino. Vincitore del Premio Scenario 2005 con “Il deficiente”, spettacolo di cui è autore, regista e interprete, ha firmato come drammaturgo e attore gli spettacoli prodotti dal Crest “Popeye srl”, “Sonniloqui”, “Capatosta”. Per la radio ha scritto “Cagnara sul colle”, sit-com radiofonica trasmessa da Rai Radio2 (2007). Ha lavorato con registi della scena nazionale come Emma Dante (“Medea”, 2005), Claudio Morganti (“Riccardo III”, 2002) ed Elena Bucci e Marco Sgrosso, con i quali è vivo un sodalizio decennale: “Macbeth” (2005), “Santa Giovanna dei macelli” (2008), “La locandiera” (2009), “Svenimenti” (2014), tutti diretti dalla Bucci. Da segnalare, la partecipazione in campo cinematografico in “Controra” di Rossella De Venuto (2013) e televisivo in “Tutta la musica del cuore” (Rai 1, 2013), “Nebbia e Delitti 3” (Rai 2, 2009), “Il commissario Zagara” (Canale 5, 2011). (Crest)

domenica 5 ottobre 2014

Ditelo recitando

‘Start Up’ a Taranto, il teatro in mezzo ai fumi dell’Ilva

teatro-taranto-640
Taranto poteva essere la Venezia sullo Ionio. Ma adesso Taranto fa rima con Ilva. Cambiano le parole, rimane immutato il significato. Da Italsider a Ilva il passo sembra lungo, pare mirare lontano, ma sempre lì stiamo. Un’industria più grande della città che la ospita. Il panorama invaso da ciminiere a strisce bianche e rosse come gondolieri, boati bianchi e densi come panna rancida che si scagliano verso il cielo in funghi che rimangono un attimo sospesi prima di liquefarsi e mischiarsi alle altre nuvole di passaggio. Accanto alle recinzioni dell’Ilva (un mostro dove ci lavorano 12.000 persone), nel quartiere Tamburi (che ha nel nome la riscossa ma anche l’allarme, l’emergenza e la preoccupazione del suono dello strumento ancestrale) vive e non vegeta, ma crea e produce, la compagnia Crest che insiste sul Teatro TaTà, ex auditorium della scuola chiusa per i fumi irrespirabili emessi a pochi metri di distanza. Un teatro che non solo resiste, ma sta, non si arresta, non arretra, non scappa, non fugge, non cede di un millimetro.
Uno dei momenti più alti della programmazione messa in piedi dal direttore Gaetano Colella e dal suo staff di imperterriti sognatori donchisciotteschi è il festival settembrino “Start Up”, stimolo per ricominciare, tendere fili, portare a far vedere, e non solo a conoscere dalla cronaca amara, i luoghi che l’Ilva ha segnato e tutta quella costellazione di universi che Taranto raccoglie con la zona dell’acciaieria piena di cartelli inascoltati con scritto “Vendesi”, la città vecchia distrutta ed abbattuta, abbandonata e fatiscente ma incredibilmente affascinante nella sua decadenza, il “mare piccolo” con le gigantesche navi grigie della Marina Militare e la nafta che galleggia e gli allevamenti di cozze in laguna, il centro oltre il ponte girevole che sembra non accorgersi di quello che accade dall’altra parte della cortina di nebbia. Tante città in una sola. Difficili da raccontare.
Il quadro non è unitario ma la cappa incombe sopra a guardare, giudicare, corrompere. Ed è un tema pressante e sempre presente nelle drammaturgie che da qui partono e trovano linfa. La domanda cruciale è salvare la salute e rimanere senza lavoro o lasciare l’Ilva così com’è e permetterle di fare altri danni ambientali ed altre vittime sul lavoro, dentro lo stabilimento, e fuori per aver respirato il veleno a forma di nubi? C’è rassegnazione nell’aria. Andarsene, si ma dove? E con quali soldi? Si chiede la gente. Il teatro non dà risposte ma porta voce laddove è silenzio, mostra, fa toccare con la mano dello spettacolo dal vivo, del respiro della collettività radunata a raccolta. Di Ilva parla la performance audio dei Babilonia Teatri “Con il mare facevamo il pane”, un’indagine scritta alla maniera del gruppo di Verona che ritorna alle frasi secche lanciate, negli elenchi rabbiosi da slogan nei cortei, alla protesta, con le interviste finali ai tarantini che denotano tristezza del vivere quotidiano, fatica, l’impotenza nel poter cambiare concretamente le cose, il sentirsi carne da macello, l’essere stati lasciati soli dall’Italia intera. “Morire di fame oggi o di malattia domani?”. Non ci sono risposte. “L’Ilva è il mostro che cancella l’orizzonte”. E Pasolini diceva che la povera gente può continuare tranquillamente a morire. C’è una polvere rossastra nell’aria ed è appiccicosa sulla pelle, la senti come miele, una patina di zucchero che ammanta le braccia, entra nel naso. E’ tangibile questo PM10 anche se non si riesce a vedere; lo senti in gola, come rospo che non scende e non sale. Fino alla provocazione: “Buttiamo giù la città e lasciamo solo l’Ilva”.
Anche la Bottega degli Apocrifi sapientemente attingono ad un classico di Ibsen per la loro trasposizione moderna. Da “Nemico del popolo” si arriva al loro “ResSòrt”, certo declinato in chiave ironica, ma che delinea perfettamente cause ed effetti, il bene comune e il bene privato, nel conflitto tra il Capitale e la cittadinanza. Da una parte il sindaco affarista, balla sul cubo, pelliccia, scarpe di vernice, contornato da veline varie, ed i piccoli consumatori che hanno dalla loro anche l’informazione e pian piano mettono a tacere i dubbi degli ambientalisti con una campagna denigratoria, squalificante nei confronti degli accusatori dello stabilimento balneare inquinato ed inquinante. La verità scambiata per invidia. Testo, purtroppo, perfetto per la situazione di Taranto. Si chiamano classici per questo, perché non hanno tempo né latitudini.
Perfetta sintesi il “Capatosta” dei padroni di casa del Crest con un Gaetano Colella energico e robusto capocantiere con esperienza, cinico, svogliato, menefreghista ed individualista, ed un giovane appena assunto, laureato, con sogni di rivolta ed un padre ucciso dai fumi della fabbrica innominabile. Uno scontro fisico, passionale, generazionale, valoriale, tra il benessere acquisito da difendere ad ogni costo, anche rimettendoci la salute e la vita, ed i sogni di rivoluzione con i ruoli invertiti rispetto alla stereotipata visione dei giovani come svuotati e passivi, dediti soltanto allo sport dello smart phone. In sottofondo i muggiti della fabbrica che tutto ammanta, le lotte sindacali messe sotto la polvere, le affermazioni difficili da buttare giù, “Non esiste più la classe operaia”, mentre vengono scanditi i nomi dei morti all’interno dell’Ilva, le morti sul lavoro, mentre migliaia sono le vittime di questa guerra civile per malattie respiratorie e tumorali. Sono tutti “morti di Stato”, quelli dentro che erano a lavorare, quelli fuori inconsapevoli a respirare: “Non stiamo morendo, ci stanno uccidendo”. Un teatro necessario. (T. Chimenti - FQ)

venerdì 4 aprile 2014

Ilva oggi: quando la perizia attraversa la letteratura ed arriva al teatro!

Ecco uno di quegli effetti collaterali della sovraesposizione mediatica e informativa. Un evento si misura anche dalla sua capacità di incidere sulla cultura del suo tempo, soprattutto sulla lingua. Dopo l'Ilva i vocaboli del lessico medico, scientifico, empidemiologico sono entrati nel quotidiano delle persone. 
I periti medici, epidemiologi e chimici raccontano un'altra, sconosciuta, parte di noi. Come fecero sociologi e psicologi tra XIX e XX secolo.
In quest'opera il riferimento è diretto.
Altrove si perde di vista l'origine, ma viene riproposto il totem linguistico della grande paura e la coscienza del potere sulle nostre vite. 
Che sia il termometro che misura un interesse rinato per quello ce ci circonda e la sua influenza su di noi?
Che stia cambiando qualcosa nel patto scellerato tra gli uomini e la terra?
C'è ancora bisogno di molta di questa letteratura. E rigorosa!

La tragedia dell'Ilva nella scrittura di Ibsen

Per quelle strane coincidenze della storia, capita anche che la tragedia ambientale dell’Ilva di Taranto, trovi corrispondenza nella scrittura di Henrik Ibsen, a testimoniare come il rapporto tra etica, natura e questioni economiche non sia solo una problematica contemporanea. A raccontare questo intreccio ci pensa lo spettacolo «Il nemico del popolo», portato in scena da Archivio Zeta da oggi a domenica, alle 21 a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna), reinterpretando «En folkefiend/Un Nemico del popolo», scritto nel 1882 dal drammartugo norvegese.
La compagnia, fondata da Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovesi, si è fatta conoscere per le diverse letture delle tragedie greche, rappresentate ogni estate al Cimitero germanico della Futa. Qui invece i due affrontano una trama incentrata sulla figura di un medico che, dopo una serie di esami, viene a scoprire che le terme pubbliche, risorsa economica per la città, sono inquinate dagli scarichi delle industrie. Da quel momento, con coraggio intraprenderà la sua personale battaglia per rendere pubblico il misfatto entrando in contrasto con il fratello, sindaco della città, e con i giornali.
Del testo originario Archivio Zeta mantiene quattro personaggi: il medico, uomo di scienza che cerca la verità; il sindaco, rappresentante di un potere che tenta di occultare i fatti per salvaguardare interessi politici ed economici; il proprietario di un giornale che scende a compromessi; l’uomo comune. «Abbiamo operato un vero e proprio restauro del testo, eliminando del tutto l’apparato ottocentesco e ci siamo concentrati drammaturgicamente sui conflitti sociali, etici e politici — spiegano Guidotti e Sangiovesi — . Uno dei nodi del testo sono le parti relative alla descrizione delle analisi chimiche e delle patologie legate agli inquinanti, scritte nel linguaggio tardoottocentesco, che abbiamo chirurgicamente sostituito con il lessico delle perizie presentate alla magistratura per la denuncia della tragedia dell’Ilva di Taranto». Il linguaggio diventa fluido e più chiaro allo spettatore contemporaneo, ma non cambiano i conflitti già ben analizzati da Ibsen: salute/lavoro, ambiente/progresso, democrazia/dittatura della maggioranza.
«Quello che mettiamo in scena — proseguono i due — non offre soluzioni rassicuranti nelle quali il pubblico possa trovare conforto e compiacimento autoassolutorio ma pone, come nella tragedia greca, gli esseri umani di fronte alla loro fragilità». In scena anche Alfredo Puccetti e Luciano Ardiccioni. Info: 051566330. (RepubblicaBO)

martedì 18 febbraio 2014

Una boccata d'aria culturale

OSSIGENARSI A TARANTO
Ossigenarsi. Perché la questione Taranto ha generato, nella sua drammaticità, una produzione artistica senza precedenti: videomaker, registi di cinema e teatro, attori, fotografi, danzatori, scrittori e cantanti hanno preso Taranto e l’hanno messa al centro della propria ricerca artistica. Giovani, a volte giovanissimi, artisti si sono calati nella realtà, l’hanno elaborata, trasformata o semplicemente raccontata. Ed è così che la città dei due mari, nella fase più critica della sua storia recente, ha generato un’energia creatrice di cui il Crest vuole dare testimonianza con questo progetto.



corti

venerdì 21 febbraio 2014_ore 21:00
Alle corde di Andrea Simonetti (24′)
Cosimo ha 30 anni. Vive a Taranto assieme al padre Giuseppe, un ex pescatore di 70 anni, che, col vizio del gioco, si è indebitato fino al collo, perdendo anche il suo peschereccio. I due vivono in una vecchia casa al quartiere Tamburi. Cosimo è un pugile talentuoso che aspetta di fare il salto nei professionisti, i pesi medi della federazione nazionale italiana. Lavora all’Ilva per mantenere sé e il padre e, non di meno, per coprire mensilmente i debiti di Giuseppe. Il suo desiderio di riscatto è fortissimo. Vuole arrivare tra i professionisti, e riprendersi la sua vita. Ma vuole anche ricomprare il peschereccio al padre, per restituirgli la libertà e il mare. Vince due incontri molto importanti e davanti a lui si prospetta il match decisivo, quello del famoso “salto”…

E se domani… di Gabriele Papa (22′)
Il falso casting e il timido Luca. E se domani nasce come un’avventura dall’esito incerto tra frammenti di racconti, desideri e aspirazioni dei ragazzi di Taranto inconsapevoli protagonisti di un finto casting e Rinata, il piccolo e ostinato sogno di Luca. “Nulla è impossibile”, “e se domani potessi viaggiare, vorrei poter conoscere nuove culture, popolazioni” “ se domani tutto il paese in cui vivo iniziasse ad appassionarsi al teatro e la musica…”. “Accocciare un sacco di soldi e andare in giro con la moto”. E Rinata? Luca, l’unico che non è riuscito a raccontare il proprio sogno, riuscirà a realizzarlo?

Storie di Taranto di Paolo Pisanelli (20′)
Un viaggio attraverso le tensioni e le passioni di una città immersa in una nuvola di smog. Le rabbie e i sogni dei suoi abitanti sono accompagnati dalla cronaca di una radio nomade e intermittente, un cine-occhio digitale che scandisce il ritmo del film e insegue gli eventi che accadono ai confini della realtà, tra rumori alienanti, odori irrespirabili e improvvise rivelazioni delle bellezze del territorio. Quella di Taranto è una storia che riguarda tutti: è lo specchio del degrado di un’Italia in crisi esistenziale che dopo aver puntato sul processo di industrializzazione di un Mezzogiorno prevalentemente rurale, ora si trova incagliata nei conflitti aperti tra industria e ambiente, tra identità e alienazione, tra salute e lavoro.
biglietto serata 3 euro

teatro

sabato 22 febbraio 2014_ore 21:00
Instabili Vaganti
L’EREMITA CONTEMPORANEO – MADE IN ILVA 
regia Anna Dora Dorno | con Nicola Pianzola | canti originali e voce dal vivo Anna Dora Dorno | musiche Andrea Vanzo | oggetti di scena Nicoletta Casali | scene e disegno luci Anna Dora Dorno | video Nicola Pianzola | con il sostegno di Spazio OFF di Trento | durata 50′ 
La composizione drammaturgica trae ispirazione dal diario di un operaio dell’Ilva di Taranto e dalle testimonianze di alcuni operai, intervistati dalla compagnia che lavorano nella stessa fabbrica, l’acciaieria più grande d’Europa, per incontrare i testi poetici di Luigi di Ruscio e Peter Shneider.

Isabella Mongelli, PDB
MY PERSONAL TARÀNTO
di Isabella Mongelli | con Isabella Mongelli e Valentino Ligorio | scene, costumi e oggetti scenici Isabella Mongelli | luci Valentino Ligorio | sound design Alessandro Altavilla | attrezzeria M A R I O R O S S I | con il sostegno di ExFadda | durata 50′ 
In scena una donna/ragazza e un uomo/ragazzo, non hanno nomi, l’ambientazione è distopica, i colori intermedi, tanto fumo, sedie di plastica e cose che volano. Una terza persona ogni tanto entra e ruba qualcosa dalla scena. Taranto dal punto di vista di una persona anagraficamente appartenente alla città ma che se ne distanzia, la guarda da fuori, la vive come un turista o uno straniero con carta di identità a breve scadenza.
biglietto singolo spettacolo 10 euro; serata 15 euro

fotografia

sabato 15 febbraio 2014_inaugurazione mostra ore 20:00
 21PerCento di Francesca Amoruso e Fabio Duma
La percentuale di ossigeno contenuto nell’atmosfera è del 21%. Qui a Taranto sembra di meno. “Ma Taranto è bella, ha il mare, una storia secolare. Nessuno ha una città così bella.  Sì, ma è invivibile, è inquinata, la gente muore”.  Contraddizioni. Quello che è la nostra città, una contraddizione. Se questa è Taranto, allora anche quest’altra lo è. La mostra fotografica vuole essere un momento di riflessione su ciò che ci rende unici, in positivo e in negativo. Inoltre, non tralascia di raccontare l’esperienza di progettazione e di sviluppo della stessa, perché rappresentativa della realtà in cui ci siamo trovati ad operare.
 ingresso libero

martedì 27 agosto 2013

Miseria culturale raccontata da fuori


Gli Instabili Vaganti premiati per lo spettacolo sull'Ilva "A Taranto non ci vogliono"
 
L'eremita contemporaneo-MADE IN ILVA della compagnia bolognese Instabili Vaganti

Bologna, 25 agosto 2013 - TANTO RUMORE, tutt’intorno un’umanità martellante per ore e ore, giorno e notte. Il movimento inarrestabile, la produzione frenetica, i gesti precisi e sempre uguali. E’ questo lo scenario in cui vive l’eremita. Certo non nell’accezione tradizionale del termine, ma in chiave contemporanea sì. La suggestiva metafora è la chiave di volta dello spettacolo della compagnia bolognese di teatro sperimentale Instabili Vaganti che con L’eremita contemporaneo-MADE IN ILVA ha vinto, dopo altri prestigiosi riconoscimenti, anche il premio della critica Ermo Colle 2013.
Diretta da Anna Dora Dorno e interpretata da Nicola Pianzola, con l’esecuzione musicale dal vivo di Alessandro Petrillo, la pièce tratta un tema spinoso, quello dell’Ilva di Taranto. Argomento estremamente caro alla regista, tarantina trapiantata a Bologna, che sull’ecomostro sul mare spalancava le sue finestre da bambina e che in quella fabbrica ha visto lavorare nonno e zio.
 Cominciamo dal titolo...
«Io e Nicola - risponde la Dorno - eravamo a Taranto quando è scoppiato il caso Ilva. Già da alcuni anni stavamo indagando e sviluppando l’universo della fabbrica. Abbiamo intervistato gli operai, ascoltato le testimonianze di ragazzi come noi. La vita in fabbrica è una vita fuori dal mondo».
 E l’eremita che c’entra?
«L’operaio vive in un non luogo in cui trascorre la maggior parte della sua esistenza. L’alienazione ci ha fatto pensare alla figura dell’eremita che non ci è sembrata, a quel punto, così anacronistica».
 La vostra ambizione è di portare il progetto nella tana del lupo, a Taranto?
«‘L’eremita’ è stato rappresentato in quasi tutta Italia, nel nord Europa e in Iran, ma paradossalmente non riusciamo a portarlo a Taranto».
 Per ostilità o cos’altro?
«Indifferenza. I teatri sono restii. La tradizione di teatro sperimentale non manca ma il tema non è gradito. Agli stessi lavoratori dell’Ilva, purtroppo. Lì nessuno vuole che la fabbrica chiuda. Anche se il nostro non è un teatro di denuncia che snocciola dati e punta il dito, l’impatto emotivo è molto forte. Le sole interessate sono le associazioni ecologiste ma non hanno spazi adeguati».
 La sfida resta dunque aperta...
«Noi non ci arrendiamo».
 Teatro fisico, teatro sperimentale. Gli operai dell’Ilva capirebbero?
«Finora lo spettacolo è stato accolto facilmente, proprio per il carattere emozionale e l’empatia che suscita. Ci potrebbe essere una forte immedesimazione».
 Le motivazioni della giuria parlano di una “tensione fisica e emotiva che ha saputo incantare” e si profondono in complimenti per lei, Pianzola...
«Il pubblico rimane molto impressionato dalla componente fisica dello spettacolo. In scena resto quasi sempre intrappolato in una gabbia metallica in cui le azioni si ripetono fino allo stremo riproducendo la meccanicità dei gesti propri del lavoro che arrivano ad assumere movenze quasi acrobatiche».
La ripetitività porta all’esasperazione?
«Tanto che alla fine, come al culmine di una sessione di lavoro, l’attore cade in preda a una sorta di tarantismo, un’isteria, una frenesia che si impossessa di lui. Così scala il trespolo in cui è confinato attraversando il palco e cercando di raggiungere una luce gialla in alto. Ma come l’angelo di Lenz, a cui un piombo impedisce di alzarsi in volo, così l’attore sarà vittima di un’elevazione impossibile».
Quando vedremo ‘L’eremita contemporaneo’ a Bologna’?
«Con immensa soddisfazione siamo riusciti a portarlo in un teatro stabile per la prossima stagione e presto riveleremo quale. Ma faremo anche presentazioni nel nostro spazio». (RestodelCarlino)

venerdì 21 giugno 2013

L'Ilva e la cultura mondiale: Taranto vi aspetta!

Tehran addio, tra premi, malinconia, gaffe e speranza
Quinta ed ultima puntata della straordinaria esperienza narrata in prima persona dal protagonista 


È l’11 maggio 2013, giornata in cui si conclude la 16° edizione del IIFUT International Iranian Festival of University Theatre, dove abbiamo presentato tre repliche del nostro spettacolo “L’Eremita contemporaneo – MADE IN ILVA” e condotto un workshop intensivo con gli studenti della Facoltà di Teatro di Tehran nell’ambito del nostro progetto di ricerca MEGALOPOLIS.
Riceviamo dai nostri assistenti l’invito alla cerimonia ufficiale di premiazione del festival che si svolge nel prestigioso City Theatre uno splendido edificio circolare, gioiello dell’architettura persiana. Il teatro è gremito di studenti, professori universitari, esponenti della cultura di Tehran. Sulla scena scintillano un centinaio di statuette metalliche, trofei del festival, che ricordano vagamente gli oscar Hollywoodiani. Solo dopo diverse ore, la cerimonia giunge alla sezione internazionale, al’interno della quale era in programma il nostro spettacolo. Nell’annuncio in lingua Farsi del presentatore riesco a distinguere chiaramente il nostro nome seguito immediatamente da uno scroscio di applausi e grida. La nostra assistente con un viso emozionato mi fa segno di correre sul palco, dove raggiungo una serie di professori in fila ad attendermi ai quali stringo prontamente la mano, apprestandomi, ahimè, a compiere una gaffe colossale. Nel mezzo della colta schiera c’è anche una docente, che con evidente imbarazzo e con prontezza di riflessi risponde al mio gesto ritraendo la sua mano.
In Iran non è possibile stringere in pubblico la mano di donna, per un uomo, a maggior ragione in un teatro da mille posti durante una cerimonia ufficiale! Per fortuna il mio gesto suscita una reazione ilare nel pubblico, incentivandone gli applausi. Sono sorpreso. Mai potevo aspettarmi tanta riconoscenza. E sorpresi sono anche gli assistenti del festival che quando scendo dal palco ancora emozionato mi confessano “Here the people love you”.
In effetti questo sentimento di amore per la cultura e di riconoscenza profonda verso chi compie una ricerca nell’arte ci ha accompagnato in tutta questa esperienza. La cultura qui ha un valore profondo ed è supportata, valorizzata. Esiste però anche tutta quella corrente di espressione artistica che va oltre le regole e che diventa proibita, censurata. Tutto questo genera una vitalità che non esiste più nei paesi occidentali e una cultura “undergound” rigogliosa nonostante fare arte, in questo paese possa diventare davvero pericoloso. Si avverte un bisogno attivo di cultura e un desiderio di libera espressione artistica molto forte. Gli studenti si scambiano film, libri, musica che non potrebbero trovare nei canali ufficiali e legali. Ed è proprio agli studenti che ci siamo sentiti vicini, in qualche modo utili e  necessari, maestri e al tempo stesso compagni di viaggio.
In un certo senso mi hanno fatto riflettere e ritrovare la forza di lottare per difendere la nostra idea di cultura e di arte. Spesso infatti la libertà che sembra caratterizzare le società occidentali nasconde invece dei meccanismi di censura dettati non dal sistema politico, ma da quello economico. La qualità spesso fatica ad esprimersi perché non produce moneta immediata e quindi appare come emarginata e relegata in comparti e contesti che faticano a sopravvivere.
Il nostro progetto MEGALOLOPOLIS voleva riflettere proprio su questo e ha trovato qui a Tehran numerosi altri spunti di riflessione e confronto. È bastata una settimana per affezionarsi alla città e alla sua gente ed è con dispiacere che ci apprestiamo a lasciare questo paese in cui il nostro nuovo progetto ha gettato un seme che speriamo germogli.
Un luogo in cui anche il nostro spettacolo L’eremita contemporaneo – MADE IN ILVA ha trovato nuovi significati, creato nuove possibilità, ottenuto riconoscimenti. Una città che con Taranto ha in comune l’inquinamento atmosferico ed il calore dei suoi abitanti e che ha accolto la vicenda dell’Ilva come se la riguardasse da vicino, perché espressione di sentimenti universali come quello della ricerca della verità, della libertà, della salute e del lavoro.
Certo ci rammarica un po’ il fatto di non essere ancora riusciti a portare il nostro spettacolo nella città di Taranto, città natale della regista Anna Dora Dorno, a cui questo spettacolo, per il proprio contenuto, deve la sua genesi. Ci sembra un po’ paradossale aver fatto conoscere la vicenda Ilva al pubblico Iraniano e non poter ancora parlare con questo lavoro agli operai e ai cittadini tarantini che vivono all’ombra di questo mostro. In Italia le dinamiche legate alla circuitazione degli spettacoli purtroppo seguono poco l’interesse dei cittadini.
Ci consola però il fatto di aver ricevuto, subito dopo la premiazione dell’IIFUT, la notizia che L’Eremita contemporaneo – MADE IN ILVA è stato candidato al Premio Museo Cervi di Reggio Emilia e al premio Landieri – Teatro di impegno civile a Napoli. Dunque siamo tornati con un premio in valigia pronti a conquistarne altri due. Un ulteriore incentivo a resistere ad una crisi che ormai è ovunque e rischia di annientare la nostra volontà alla quale noi possiamo rispondere con il teatro, che è tutta la nostra vita, il nostro mezzo per viaggiare e venire a contatto con altre culture, per raccontare storie, provocare, difendere, informare, per incontrare altri esseri umani come noi e confrontarci con loro. E così guardiamo avanti al prossimo progetto Stracci della memoria che ci porterà prima in Austria al Festival Spectrum e poi nella città in cui viviamo, Bologna, dove presenteremo il nuovo spettacolo “Il rito” nel chiostro del Teatro Stabile Arena del sole, dove i lavoratori del teatro, in risposta ai tagli ed alla situazione difficile, hanno dato vita con le proprie forze alla rassegna estiva Il sole dell’Arena.
Epilogo
In questi ultimi giorni la notizia dell’elezione del moderato Rohani alle presidenziali in Iran mi riempie di sollievo e accende in me la speranza di poter assistere un giorno ad un cambiamento. Provo ad immaginare la reazione delle persone che ho incontrato e che tanto confidavano in queste elezioni. In fondo ho vissuto anche io la tensione di questo clima elettorale che mi ha intrappolato nel traffico di Tehran per via dei numerosi posti di blocco e dei controlli alle auto, nel timore che potessero ripetersi i tragici avvenimenti che hanno accompagnato le precedenti elezioni. Mi consola la sensazione che forse torneremo presto, valutando la possibilità di partecipare ad altri festival e di organizzare progetti più lunghi e articolati per poter entrare maggiormente in contatto con questa città, la sua cultura e la sua doppia anima, quella visibile in superficie e quella “underground” che si respira nei caffè degli studenti, nei teatri delle università, tra i giovani, che vivono un eterno dissidio: restare per cambiare le cose o emigrare in un altro paese, per sfuggire alla censure e alle regole che limitano la loro libertà.
Nicola Pianzola, attore - Greenreport


lunedì 24 dicembre 2012

Un grido nell'Arte

Ilva, piccola opera mentale in due atti

Raccolta di materiali per un’opera.
Interpreti: Narratore – Io; Corifea – Sabrina; Coro – Cittadini di Taranto; La Natura – Il Tornado; Il Poeta – Ludovico Ariosto. Immagini: Enrico Pantani
Prologo – Il volo è finito
Quando ero piccola, nella casa dei nonni, dove con la famiglia tornavamo per trascorrere le feste, c’erano delle mattine in cui, mentre facevo colazione, un pollo con le zampe legate era appollaiato ad un tubo della cucina. Io bevevo il latte e lui mi guardava. Poi la mamma e la zia mi facevano vedere, come gli tiravano il collo, come glielo incidevano con il coltello, come lo mettevano a scolare il sangue nel lavandino, come lo buttavano nella tinozza dell’acqua bollente e come lo spennavano. A me facevano togliere le ultime piume rimaste e poi lo passavano sul fuoco per bruciare i residui. Faceva una puzza indimenticabile. Fatto a pezzi, finiva nel tegame per gli arrosti, tranne le zampe, le frattaglie e la testa che finivano nel sugo. Era tutto buonissimo e tutto Normale.
Una volta mio zio, per la festa del Patrono a Maggio, ha portato a casa un nido pieno di passerotti, piccoli che non sapevano ancora volare. Io, mia sorella e mio fratello ci siamo radunati intorno a questa piccola casa pigolante, stupefatti ed emozionati. Poi abbiamo capito. Anche loro dovevano fare la fine del pollo. Quando ripenso a quel giorno mi sento ancora male. Quei piccoletti cercavano di uscire dal nido, andavano sul bordo della madia e provavano a volare, inesorabilmente cadevano sul pavimento, allora un adulto li rimetteva nel loro nido. Mia sorella, mio fratello ed io abbiamo cercato di intercedere per loro, ma non c’è stato nulla da fare, era la legge della Natura, erano stati strappati dal loro albero e ora la Natura non li avrebbe ripresi, neanche la loro mamma, ora andavano mangiati. Questo per me non è mai stato Normale.
Continua...

sabato 1 dicembre 2012

Polvere di legge

Giancarlo-De-Cataldo-300x199Legalità… in polveri

Immagine Incontri Presso: Teatro Tatà
  • relatori: Giancarlo De Cataldo e Maurizio Carbone
  • QUANDO
  • il 02/12/12 alle 19:00
Voci in scena. Per “Apriticielo”, il laboratorio di cittadinanza attiva del Crest, domenica 2 dicembre al TaTÀ, alle ore 19 (ingresso libero), “Legalità… in polveri”: Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato, e Maurizio Carbone, pubblico ministero della Procura di Taranto, si soffermeranno sullo stato della legalità e, soprattutto, della criminalità a Taranto, la cui escalation pare essersi accompagnata alla crescita della grande acciaieria. Modererà l’incontro il giornalista Mimmo Mazza, cronista giudiziario de La Gazzetta del Mezzogiorno. A seguire, alle ore 21 (biglietto 13 euro), andrà in scena il monologo teatrale “Acido Fenico” di Giancarlo De Cataldo, regia Salvatore Tramacere, con Fabrizio Saccomanno, produzione Koreja. Domenico Carunchio, malavitoso pugliese affiliato alla Sacra Corona Unita, racconta la sua vita. Carunchio è l’eroe tragico di una strana tragedia, quella mafiosa, piena di sfaccettature grottesche, melodrammatiche. A volte si fa comica, così necessita una “spalla“ al nostro protagonista, e la spalla è il giudice che vorrebbe tanto dirla lui la battuta finale.
Info: 099 4707948 – 366 3473430.

martedì 26 giugno 2012

Se questo è un operaio

VENERDI' 29 GIUGNO 2012 "SE QUESTO E' UN OPERAIO" DI E CON ALESSANDRA MAGRINI, SUPPORTO TECNICO A CURA DI FRANCESCO MARCHESE

 Torna a Taranto, al teatro Turoldo lo spettacolo "se questo è un operaio" , città che ha visto nascere ed evolversi questa pièce teatrale. Lo spettacolo è ispirato alla condizione degli operai dell'Ilva di Taranto. La performance è incentrata sulla storia di una fabbrica in cui la totale mancanza di sicurezza sul lavoro, l'inquinamento responsabile di morti precoci porta gli operai ad una riflessione sul valore della vita umana, ma purtroppo solo dopo che loro stessi in prima persona saranno rimasti vittime di questo meccanismo infernale. Tutto è avvolto in un'atmosfera surreale, inoltre alcuni dei personaggi arrivano da pianeti lontani e assumono sembianze da protagonisti di una fiaba.nera. Una sperimentazione teatrale che proietta sul palco la dimensione umana degli operai e lecontraddizioni sociali che spingono troppo spesso al silenzio ed alla sopportazione di condizioni di lavoro disumane. "Mi sono avvicinata alla realtà dell'Ilva di Taranto con l'intento di costruire uno spettacolo teatrale, è stato come fare un viaggio all'inferno da cui ne è scaturita questa delirante performance della durata di un'ora circa." I palesi omicidi bianchi e lo scempio provocato alle vite non solo dei lavoratori ma anche alle famiglie che vivono a ridosso delle polveri tossiche non sotterrate sono state intessute in un atto unico suddiviso in 9 scene che gira su se stesso come una giostra di un terrificante lunapark. Spunterà anche il pagliaccio assassino che fiero e senz'anima vomiterà la sua ingordigia sul palco. Scritto, diretto e interpretato da lei stessa, Se questo è un operaio è stato realizzato grazie all'appoggio, in termini di documentazione della situazione in fabbrica, dello Slai Cobas Taranto oltre che dei famigliari di alcuni operai morti per l'amianto o per infortuni suo lavoro. Uno spettacolo asciutto, senza strutture drammaturgiche che segue l'intento di riportare fedelmente "le voci operaie" raccolte durante la preparazione. Un problema sempre attuale, portato in scena prima che scoppiasse il fenomeno mediatico delle morti bianche in passato ignorato dai mezzi d'informazione. Una sperimentazione teatrale che proietta sul palco la dimensione umana degli operai e le contraddizioni sociali che spingono troppo spesso al silenzio ed alla sopportazione di condizioni di lavoro disumane. "Mi sono avvicinata alla realtà dell'Ilva di Taranto con l'intento di costruire uno spettacolo teatrale, è stato come fare un viaggio all'inferno da cui ne è scaturita questa delirante performance della durata di un'ora circa." Alessandra Magrini, alias "AttriceContro", Alessandra Magrini, AttriceContro, ancora una volta si mette in gioco interpretando quello che la sua coscienza sociale le impone di trasmettere, convinta che il teatro sia strumento importante per istigare lo stimolo al cambiamento, sta girando l'Italia con il suo spettacolo Se questo è un operaio. Un monologo sulle morti bianche dell'Ilva di Taranto in cui l'attrice veste i panni di sei personaggi: un giovane operaio, un operaio anziano, la moglie di un operaio che partorisce un bambino nero, la caporeparto ed il padrone. C'è anche il cameo di una catwoman particolare e provocante. Scritto, diretto e scenografato da lei stessa, Se questo è un operaio è stato realizzato grazie all'appoggio, in termini di documentazione della situazione in fabbrica, dello Slai Cobas Taranto oltre che dei famigliari di alcuni operai morti per l'amianto o per infortuni suo lavoro. Un problema sempre attuale e sempre ignorato dai media, una tema di cui non si deve parlare. Ma Alessandra "AttriceContro" lo fa, e ne parla in modo ironico e duro, disincantato e ben documentato. Lo fa in quegli spazi che glielo consentono, di solito centri sociali e sale comunali. La stampa, nonostante ciò, si è accorta di lei, e non solo quella locale, come documentato nella rassegna allegata. Lo spettacolo è a titolo gratuito non è necessaria la prenotazione, si possono ritirare comunque gli inviti all' Ilva o contattando lo slai cobas Taranto

venerdì 20 gennaio 2012

Elezioni in vista: comincia la fiera delle bojate!

... avanti il prossimo.
Venghino signori al Circo Stefàno!


Parchi e piste ciclabili. la città del 2020 c'è già
Così saranno gli spazi liberati dalla Marina
Comune e Provincia presentano riconversione aree


Un tuffo nel futuro, nella città che Taranto potrebbe diventare tra dieci anni. Ieri sera tutti i presenti nel salone degli specchi di Palazzo di città hanno guardato le «slides» preparate da un gruppo di architetti e ingegneri e hanno allungato lo sguardo al 2020. Comune e Provincia hanno presentato quattro progetti che utilizzano e valorizzano alcune delle aree che la Marina militare lascia libere dentro il perimetro urbano nell’ambito delle dismissioni. I tecnici vanno cauti e parlano di «suggestioni progettuali», quasi a chiarire che possono diventare realtà solo se si mette in moto la volontà collettiva, pubblica e privata, politica e finanziaria. Ci sono le idee e le proposte per: la sistemazione della fondazione Michelagnoli e del museo medioevale nei locali superiori del castello aragonese tra il torrione di San Cristoforo ed il torrione della bandiera; la realizzazione di un museo dell’Arsenale militare marittimo con un percorso panoramico e la creazione di un centro espositivo permanente dentro l’area dello stabilimento; il recupero architettonico dei Baraccamenti Cattolica, e realizzazione di un teatro per orchestra e di un Polo culturale; un percorso ciclopedonale lungo 9.5 chilometri di collegamento tra i due parcheggi di scambio a Cimino e Croce che passa dentro l’Arsenale, l’ospedale militare, la villa Peripato, supera di slancio il canale navigabile con un ponte levatoio metallico, costeggia via Garibaldi in città vecchia, attraversa il ponte di pietra e raggiunge la Croce. Si tratta di quattro proposte capaci di riqualificare in profondità pezzi della città restituendole funzioni oggi assenti, ma molto richieste. L’Arsenale ha segnato la storia di Taranto da un centinaio d’anni, è ricco di cimeli ma non possiede un suo museo che ne tratteggi l’importanza.
Il castello aragonese, oggi il secondo sito più visitato di Puglia, aumenterebbe il suo valore attrattivo ospitando, per la prima volta, un museo di storia medievale ristrutturando un migliaio di metri quadrati i locali posti in alto. L’ex cinema Arsenale e alcuni ex rifugi dei tempi della guerra, all’interno della vasta area dei Baraccamenti Cattolica, hanno perso l’originaria funzione e sarebbero recuperati per creare spazi polivalenti, espositivi e ricreativi, sale studio, una biblioteca, un teatro per l’orchestra. Nascerebbero quello che i progettisti hanno chiamato «Le corti di Taras». Infine la panoramica pista ciclopedonale. Ora scatta la ricerca dei finanziamenti senza i quali le "suggestioni" rimarrebbero tali.
(Cesare Bechis, CdM)

venerdì 15 gennaio 2010

La raccolta differenziata sbarca a teatro

"Asso di monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia". Il protagonista Ulderico Pesce: "Porto ad esempio storie di giovani e di giudici".

La cronaca vera si sposta sempre più spesso dalle pagine dei giornali alle tavole del palcoscenico, dove l'autenticità delle notizie trova una sede più diretta e libera da condizionamenti mediatici e censure ideologiche o politiche. Ulderico Pesce percorre da anni questo itinerario, informando il pubblico teatrale della realtà che troppo spesso ci viene edulcorata, mistificata o nascosta. Accade anche con lo spettacolo «Asso di monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia», coprodotto da Legambiente e dal teatro dei Filodrammatici di Milano, in scena fino al 24 gennaio all'Orologio per raccontare le losche vicissitudini che attanagliano l'Italia, tanto da creare un modo di dire per cui il vero asso nella manica sarebbe «quello di monnezza», perché l'immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento.
«La stampa si è occupata molto della spazzatura che ha invaso le strade della Campania e della Sicilia, perché era sotto gli occhi di tutti. Io mi occupo anche di quella "monnezza" che non si vede, assai pericolosa, prodotta dalle industrie, che viene smaltita nell'ombra» dichiara l'attore. «Arsenico, cobalto, fosforo vengono prelevati soprattutto nelle industrie del Nord, che ne producono il 74%, e vengono scaricati nel Centro Sud: sulla terra agricola, nel mare, nei fiumi.
Due esempi: tra il 2004 e il 2005 solo a Villaliterno, in provincia di Caserta, sono stati versati sulla terra agricola 38.000 tonnellate di veleni chimici, mentre nel mare di Taranto sono state gettate 90.000 tonnellate di idrocarburi. La Magistratura ha certificato tanti di questi episodi che dovrebbero essere perseguiti con il codice penale, invece di essere puniti dal codice civile con un'ammenda pecuniaria. Ho intervistato giudici, gente che vive nelle vicinanze di discariche, ammalati di tumore, malavitosi, ambientalisti e carabinieri, ora, grazie al teatro, a una storia e a dei personaggi, voglio far conoscere queste testimonianze. Quand'ero bambino vedevo mia nonna che scaricava gli avanzi di cibo e i resti organici sotto un ulivo: era una raccolta differenziata per necessità, che noi oggi dovremmo scegliere». (Il Tempo)

martedì 10 novembre 2009

Miseria...

Con la diretta di ieri sera da Taranto, lo straripante Marco Paolini ha mostrato, in diretta nazionale, quanto possa essere illuminante dare parola alle persone comuni.
Il finale dello spettacolo è stato interamente dedicato agli spettatori presenti, i quali hanno preso parola e protestato apertamente. Paolini non ha fatto altro che rendere concreto il famoso messaggio di Gaber: “libertà è partecipazione”.
Lo spettacolo è durato circa tre ore. Il porto di Taranto e il freddo hanno fatto da cornice ad una messinscena davvero insolita, completamente differente anche dalle precedenti apparizioni dell’attore. Stavolta l’artista ha rischiato più del solito, togliendosi la parola per donarla a chi di solito resta invisibile ai media.
La sensazione che si ha avuto, quando l’artista ha lasciato il microfono agli ospiti, è stata quella di ascoltare molte lamentele e, allo stesso tempo, di incapacità palese di trovare delle soluzioni (onetv).
Di seguito, un breve estratto video inerente il significato della trasmissione:

sabato 25 aprile 2009

Ascanio Celestini. Il teatro. La città. La gente

L'intervento di Ascanio Celestini al TATA', il 25 aprile 2009, nel corso degli incontri dal titolo: Teatro politico e ambientale a Taranto. Presentazione del Progetto Maratoneti di Ascanio Celestini, laboratorio nazionale di teatro politico



Ascanio Celestini a Taranto 2/4

Ascanio Celestini a Taranto 3/4

Ascanio Celestini a Taranto 4/4

venerdì 17 aprile 2009

Teatro politico e ambientale a Taranto

TaTÀ, Taranto, via Grazia Deledda_rione TAmburi
24 - 25 e 26 aprile 2009

Progetto Maratoneti di Ascanio Celestini
laboratorio nazionale di teatro politico

Workshop e spettacoli

24 aprile 09
Il teatro che parla alla polis, ore 18
Il teatro politico in Italia, Vanna Zaccaro docente Letteratura teatrale italiana - Università di Bari
Le esperienze pugliesi, Nicola Viesti critico teatrale
Dal progetto alla scena, Enrico Messina autore, attore, regista
coordina Augusto Masiello presidente Teatro Kismet - Stabile d’Innovazione


25 aprile 09
L’arte utile, ore 10 tavola rotonda
Ascanio Celestini autore, attore, regista
Cosimo Semeraro Associazione 12 Giugno familiari delle vittime del lavoro
Paola D’Andria AIL sezione Taranto
Vincenzo Fornaro Associazione Il Cormorano
coordina Carlo Bruni regista

ore 18.30 - presentazione libro
Dagli ulivi agli altoforni di Roberto Nistri, con l’autore e Antonella De Palma Istituto De Martino

26 aprile 09
Il teatro di Ascanio
ore 10 - lezione-conferenza con Ascanio Celestini
partecipazione limitata agli studenti universitari e agli allievi dei laboratori teatrali

ore 18.30 - presentazione corto
Tamburi nella città di Alfredo Traversa
con Giuseppe Vinci assessore provinciale alla Pubblica Istruzione e Enzo La Gioia presidente Ordine architetti della Provincia di Taranto

ingresso libero
contatti: tel 099.4725780 - mob 366.3473430 | info@teatrocrest.it

mercoledì 15 aprile 2009

Speriamo sia vera partecipazione...

... di sicuro partiamo male se parliamo di "conferenza" anzichè di "dibattito"! Speriamo si tratti di svista lessicale e che non sia la solita presa per i fondelli come per l'inceneritore AMIU

Invito

Lunedì 20 aprile alle ore 17,00, nel salone degli specchi di palazzo di Città il Sindaco Stefàno e l'Assessore al Risanamento Città Vecchia terranno una conferenza ""sulla destinazione dell'immobile ex Mercato Coperto" nel quartiere Borgo".

Il progetto di ristrutturazione dell'immobile comunale ex mercato coperto, finanziato con le risorse del PIC URBAN II - Città di Taranto, che prevedeva la realizzazione su parte della corte interna del cosiddetto "Teatro di innovazione", è rimasto incompleto per varie cause, tra le quali l'indisponibilità delle quote di cofinanziamento comunale nella fase più acuta delle difficoltà economiche dell'Ente e l'aspro contenzioso sviluppatosi con l'appaltatore, che hanno portato in definitiva alla risoluzione del contratto d'appalto.
Si pone ora il problema di valutare e decidere il gradimento e la percorribilità del progetto originario o di progetti alternativi, tra i quali quello prevedente la realizzazione di un parco archeologico con la riscoperta dei resti dell'anfiteatro romano, soluzione già prospettata in ipotesi nel corso di due Comitati di Sorveglianza tenuti nell'ambito del suddetto Progetto URBAN II.
Pertanto, al fine di pervenire a decisioni condivise , è indetta una conferenza cittadina per il giorno 20 aprile alle ore 17,00, presso il salone degli specchi di palazzo di città.
Sono invitati gli Enti ed Istituti direttamente interessati, le organizzazioni sinacali e di categoria, gli organi di informazione, le Associazioni socio-culturali, i Cittadini.
Il Sindaco