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venerdì 9 maggio 2014

E' uscito SEPIAS! Qualche anticipazione e... buona frittura!

Da oggi, da questo link, è possibile scaricare il pdf  di Epidemiol Prev 2014; 38 (3-4), maggio-agosto

Studi su marcatori di esposizione ed effetto precoce in aree con inquinamento da arsenico: metodi e risultati del progetto SEPIAS

Qualche estratto dall'interno:

L’area di Taranto è caratterizzata da vari insediamenti industriali, sorgenti emissive di As. L’Inventario nazionale ed europeo delle emissioni e loro sorgenti nel periodo 2003-2010 ha riportato, per la provincia di Taranto, una riduzione di emissioni di As nell’acqua (da 1.463,7 a 655 kg/anno) e nel periodo 2006-2010 un aumento nell’aria (da 24,1 a 186,2 kg/anno). Lo stato di salute della popolazione diTaranto mostra numerose
criticità. La stima del rischio cancerogeno per via inalatoria attribuito all’arsenico emesso dallo stabilimento siderurgico ILVA risulta inferiore a 1:100.000 anche in prossimità dell’area industriale; il 2,7% del rischio cancerogeno totale per via inalatoria è attribuito all’arsenico (fonte ARPA Puglia).

L’analisi delle concentrazioni urinarie di Asi e di Asi+MMA+DMA ha mostrato numerosi valori più elevati di quelli suggeriti dalla SIVR per la popolazione non esposta. Le percentuali maggiori si osservano nell’area di Gela (67%), seguita da Taranto (58%).

Dal confronto con altri dati, emerge che i risultati del campione di Taranto riferiti all’As totale sono più elevati di quelli precedentemente ottenuti da uno studio su 49 lavoratori di fonderia confrontati con 50 soggetti della popolazione per i quali non erano state segnalate anomalie (Soleo et al. 2012).

Per quanto riguarda l’esposizione lavorativa, appaiono rilevanti le indicazioni emerse per gli uomini dei campioni di Taranto e Gela che hanno mostrato eccessi del valore medio di Asi in associazione a diverse esposizioni occupazionali autodichiarate, quali silice o lana di vetro, asbesto, derivati del petrolio, prodotti chimici.
Per le donne dei campioni di Viterbo eTaranto emerge un segnale, considerando l’esposizione a solventi organici, tinture, acidi, sebbene sostenuto da pochi casi.

La valutazione dell’informazione sul tipo di produzione propria o locale evidenzia risultati di rilievo per la verdura fresca, che risulta associata a valori medi di Asi più elevati tra i consumatori del campione complessivo delle quattro aree, in particolare tra le femmine, tra le donne del Viterbese e nel campione complessivo di Taranto. Il risultato emerso sul campione complessivo è rafforzato considerando il consumo di frutta fresca. A Taranto si osservano, inoltre, valori medi di Asi più elevati tra i consumatori di pesce di produzione propria/locale. I risultati ottenuti dalle analisi su Asi+MMA+DMA sono sovrapponibili a quelli ottenuti su Asi con le variabili di tipo occupazionale in genere prerogativa di Taranto e Gela.

Sulla base dei risultati conseguiti, queste indicazioni generali possono essere specificate per le quattro aree di SEpiAs.
Per Taranto e Gela ci sono indicazioni per la presa in carico di numerosi soggetti, e a livello di comunità per lo svolgimento di una campagna di BMU ad ampio spettro utilizzando il protocollo completo (attività a-j), con particolare attenzione al recupero di informazioni approfondite sul profilo alimentare, residenziale e occupazionale.

UO3 - Comune di Taranto (Puglia)
Caratterizzazione
L’area di Taranto è definita «a elevato rischio ambientale» ed è caratterizzata da vari insediamenti che costituiscono possibili sorgenti di inquinamento ambientale (figura 3):



  • un impianto di raffinazione;
  • un cementificio;
  • un inceneritore (Massafra);
  • diverse centrali elettriche;
  • i cantieri navali;
  • un porto mercantile;
  • l’arsenale militare;
  • lo stabilimento siderurgico ILVA comprendente la produzione di coke, con vasti depositi minerari localizzati a ridosso dell’abitato cittadino.
Dati ambientali
Emissioni di arsenico. Per quanto riguarda le matrici aria e acqua, le dichiarazioni INES/EPTR (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti/European Pollutant Release andTransfer Register) nel periodo 2003-2010 mostrano per la provincia di Taranto un andamento discordante nelle due matrici: si registra una tendenziale riduzione del trend emissivo di As nell’acqua, con un plateau negli ultimi anni, laddove nell’aria si osserva a partire dal 2006 un sensibile incremento. In particolare, si può osservare che il dato emissivo in atmosfera della provincia di Taranto per il periodo 2006-2010 rappresenta dal 70 al 100%di quello dell’intera Regione.

Dati sanitari
La popolazione di Taranto esposta alle emissioni industriali mostra un quadro sanitario compromesso. La procedura di risk assessment nell’area diTaranto attribuisce gran parte degli eccessi agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e in particolare al benzo[a]pirene (circa 87% del rischio cancerogeno totale per via inalatoria).
La stima del rischio cancerogeno per via inalatoria attribuito all’arsenico emesso dallo stabilimento siderurgico ILVA risulta inferiore a 1:100.000 anche in prossimità dell’area industriale; il 2,7%del rischio cancerogeno totale per via inalatoria è attribuito all’arsenico.
I dati dimonitoraggio dellematrici aria e acqua potabile negli anni 2011 e 2012mostrano una situazione confortante rispetto all’arsenico.
I dati di biomonitoraggio umano evidenziano dosaggi urinari di As eccedenti i valori di riferimento, almeno per quanto riguarda il 95° percentile, a Statte, ma non nel Comune di Taranto.


giovedì 8 maggio 2014

Seppie amare!

Sepias: studiate quattro aree contaminate da arsenico

Lo studio dell'Ifc-Cnr nell'Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela ha identificato la presenza di sostanze, anche cancerogene, nei soggetti indagati. I risultati presentati domani in un convegno e pubblicati on line su Epidemiologia & Prevenzione.

Sorveglianza epidemiologica in aree con inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica: risultati e prospettive

Cover Progetto SEpiAS

Durante la giornata organizzata dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR verranno presentati i risultati del progetto SEpiAs CCM 2010, che ha valutato l’esposizione ad arsenico mediante indicatori di dose assorbita e marcatori biologici di effetto precoce sulla salute.
Il progetto SEpiAs CCM 2010 riguarda l’Amiata e il Viterbese, due aree caratterizzate dalla presenza di inquinamento da arsenico di prevalente origine naturale, e Taranto e Gela, due aree con inquinamento da arsenico di origine industriale. Scarica il programma della giornata.
Il supplemento con i risultati del Progetto SEpiAS sarà disponibile on-line a partire dal giorno 9 maggio 2014 e sarà allegato al numero 3-4 di Epidemiologia & Prevenzione 2014.


Lo studio dell'Ifc-Cnr nell'Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela ha identificato la presenza di sostanze, anche cancerogene, nei soggetti indagati. I risultati presentati domani in un convegno e pubblicati on line su Epidemiologia & Prevenzione
Viene presentata domani 9 maggio, presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (piazzale Aldo Moro 7 - Roma, ore 10,00-16,30), la pubblicazione scientifica che raccoglie i risultati del Progetto ‘Sepias - Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica'. Lo studio del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie del Ministero della salute è coordinato dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), di cui è responsabile Fabrizio Bianchi, ed è pubblicato sulla rivista 'Epidemiologia & Prevenzione' in un supplemento disponibile on line da domani.
La ricerca ha riguardato 282 residenti in aree del Monte Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela. "Nelle urine dei soggetti controllati abbiamo misurato il contenuto di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico, alcune delle quali sono riconosciute cancerogene certe per l'uomo", spiega Fabrizio Bianchi. "Sono stati misurati inoltre parametri di rischio cardiovascolare mediante ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica, di danno al DNA, di effetto precoce". Ad ogni partecipante è stato sottoposto un questionario.
Dallo studio emergono numerose informazioni di carattere scientifico e sanitario. "Le quattro aree risultano caratterizzate diversamente per distribuzione e tipologia di arsenico assorbito dai partecipanti al biomonitoraggio e anche per alcune caratteristiche genetiche", prosegue Bianchi. "Per quanto riguarda l'arsenico inorganico sono stati osservati valori medi di concentrazione elevati, sulla base di quelli di riferimento nazionali e internazionali per il biomonitoraggio umano, in un soggetto su quattro sul totale, ma con rilevanti differenze: 40% Gela, 30% Taranto, 15% viterbese, 12% Amiata. Questi dati, da usare con cautela in considerazione dei piccoli campioni, non sono marcatori di malattia ma testimoniano l'avvenuta esposizione".
Sono emerse alcune associazioni statisticamente significative tra concentrazione di arsenico e fattori di rischio indagati col questionario. "Principalmente con l'uso di acqua di acquedotto e di pozzo, ma anche con esposizioni occupazionali e con consumo di alimenti quali pesci, molluschi o cereali, che dovranno essere indagati con studi specifici", continua il ricercatore Ifc-Cnr. "La preoccupazione per i rischi ambientali per la salute appare peraltro acutissima, specie nelle due aree industriali. A Taranto e Gela circa il 60% del campione giudica la situazione grave e irreversibile e oltre l'80% ritiene certo o molto probabile che in aree inquinate ci si possa ammalare di tumore o avere un figlio con malformazioni congenite".
Diversificato il livello di fiducia negli enti locali: "Nel 40% dei casi nell'Amiata e nel 27 a Viterbo, ma solo nel 6% a Taranto e nel 16 a Gela", conclude Bianchi. "Lo studio ha fornito indicazioni importanti per la definizione di sistemi di sorveglianza nelle aree studiate che includano interventi di prevenzione sulle fonti inquinanti conosciute e la valutazione della suscettibilità individuale all'arsenico. Si suggerisce la prosecuzione del monitoraggio periodico a iniziare dai soggetti con i valori più elevati, per i quali si propone un protocollo di presa in carico, assieme a un'informazione costante e attenta da parte delle autorità, avvalendosi dei ricercatori e degli operatori della sanità pubblica".

Fabrizio Bianchi, Ifc-Cnr, tel. 050/315.21.00-1, e-mail: fabriepi@ifc.cnr.it (CNR)
Allegati: Programma SEPIAS
Links: Pubblicazione Studio SEPIAS scaricabile Studio SEPIAS

mercoledì 28 novembre 2012

Parole sante per la terra dei sordomuti

Dal Sito di Epidemiologia & Prevenzione, Rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia:

La salute a Taranto. Ecco cosa si deve fare.

Taranto: dopo l'inquinamento la medicalizzazione?

Cosa si deve fare ora per salvaguardare la salute dei tarantini? Indagini esaustive, prevenzione, promozione della salute e niente medicalizzazione inutile. Questo sostengono i direttori di Epidemiologia&Prevenzione nella nota editoriale che accompagna un importante articolo di Francesco Forastiere e Annibale Biggeri – periti del GIP Patrizia Todisco, del Tribunale di Taranto – in cui si descrivono gli interventi da avviare nella città dell'ILVA: sorveglianza ambientale ed epidemiologica di alta qualità e attenzione alla partecipazione dei cittadini. Come sostiene la sociologa Bruna De Marchi, a Taranto occorre costruire un progetto civico evitando 'soluzioni' calate dall'alto. Per questo il coinvolgimento della comunità locale è necessario se l'obiettivo è la realizzazione di un processo di prevenzione e di ricerca integrato e condiviso.


Dopo il vaglio di una peer review molto rigorosa, sono finalmente disponibili online gli articoli scientifici sullo stato di salute delle popolazioni residenti attorno agli impianti dell'ILVA di Taranto. I risultati, già presentati dal ministro della salute Renato Balduzzi lo scorso 22 ottobre a Taranto, saranno pubblicati per esteso sul numero di Epidemiologia & Prevenzione in uscita a metà dicembre 2012.
Immagine di pubblico dominioIl PRIMO, firmato da Comba P. et al,  Ambiente e salute a Taranto: studi epidemiologici e indicazioni di sanità pubblica contiene l'aggiornamento al 2009 dello studio Sentieri sul Sin di Taranto, un'analisi dei trend di mortalità dal 1980 al 2008, i dati dell'incidenza dei tumori negli anni 2006-07 e un approfondimento sulla mortalità infantile.

Cretive commons licenseIl SECONDO presenta i risultati di uno Studio esplorativo di biomonitoraggio condotto sugli allevatori delle masserie della provincia di Taranto, firmato da I. Iavarone et al.

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martedì 10 aprile 2012

Ma cosa ha fatto Conversano in questi decenni?

Inchiesta Ilva «Ambiente e lavoro ora si indaghi»
Il nodo ambientale da Monti

di MIMMO MAZZA
«Il nostro parere è che sulla situazione sanitaria e sul nesso tra ambiente e salute a Taranto si è appena cominciato e sarà indispensabile continuare ad approfondire molti dei temi, soprattutto per i problemi legati alla salute riproduttive e alla salute nell’infanzia». A sostenerlo sono i tre periti medico-epidemiologici incaricati dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco di verificare se esiste un legame tra le emissioni dello stabilimento siderurgico dell’Ilva e lo stato di salute della popolazione tarantina.

Leggendo le 121 pagine del verbale dell’udienza dello scorso 30 marzo, nel corso della quale il professor Annibale Biggeri, docente ordinario all'università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, la professoressa Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria «Federico II» di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia, Asl Roma, hanno risposto ai quesiti delle parti, sono diversi gli ulteriori spunti di novità che emergono dal lavoro dei professionisti che hanno lasciato agli atti un elaborato di 282 pagine, divenuto prova nelle mani della Procura a cui il giudice ha riconsegnato tutti gli atti, dichiarando chiuso l’incidente probatorio.

I tre periti non si sono «limitati» ad esporre il loro lavoro, che pure certifica il nesso di casualità tra emissioni e malattie, ma hanno anche indicato alcuni degli interventi adottabili per migliorare la situazione. «A Taranto c’è un problema sanitario di indubbia compromissione dello stato di salute della sua popolazione - ha detto il professor Forastiere - rispetto alla popolazione regionale. C’è un problema di programmi di prevenzione su alcuni fattori di rischio più importanti che ovviamente sono a carico del sistema sanitario nazionale e dovrebbero essere fatti dal sistema sanitario nazionale, quindi tutti i provvedimenti di prevenzione primaria dovrebbero avere una accelerazione importante. Tutto questo ovviamente accanto ai temi di risanamento ambientale che sono una delle componenti che deve essere aggredita in maniere importante. È ovvio - ha proseguito il perito - che il servizio sanitario nazionale possiede gli strumenti per l’intervento, non è un problema della magistratura, è un problema del sistema stesso e quindi il sistema stesso è chiamato agli interventi di conoscenza della situazione, perché questo vorrei fosse chiaro, anche noi ci siamo meravigliati del fatto che l’inda - gine epidemiologica è scaturita per indicazione della magistratura e non per indicazione del sistema generale e delle istituzioni».

Secondo il professor Forastiere, «Taranto tra il 1995 e il 2002 ha registrato un aumento della mortalità tra il 7 e il 9%, per i tumori tra il 13 e il 15%, nello specifico esiste una più alta mortalità per i tumori polmonari con un 19% in più per tumore alla pleura, per malattie del sistema cardio-circolatorio, malattie ischemiche, malattie dell’apparato respiratorio e malattie respiratorie acute. Il quadro testimonia una più alta mortalità per i cittadini di Taranto e Statte sia negli uomini che nelle donne. Il dato che, in qualche modo, ha fatto ritenere preoccupante la situazione di Taranto è la mortalità infantile che vede, in questo periodo, un eccesso di mortalità del 18% specialmente per le condizioni morbose di carattere perinatale, che sono sostanzialmente le malattie respiratorie acute al di sotto dell’anno di età, ma anche nello specifico la mortalità per tutti i tumori nei bambini. Ora la mortalità per tumore, per fortuna, sta diventando un evento raro grazie alle terapie che sono in corso. Negli annni successivi, la situazione non è cambiata, con un aumento di mortalità. Una situazione di compromissione che permane per le condizioni al di sotto dell’anno di età (la mortalità infantile) mentre si è ridotta, per fortuna, la moralità per tumori grazie anche probabilmente alle terapie che sono in corso».

I periti hanno incrociato i dati dell’Ar - pa, del suo sistema di monitoraggio, rilevando differenze sostanziali nell’inquinamento da polveri tra i diversi punti della città. «Tra il quartiere Tamburi e gli altri quartieri di Taranto - ha detto il professor Forastiere - esiste sulla base delle centraline, un differenziale che va tra gli 8 e i 12 microgrammi al metro cubo come media nel periodo 2004-2010».

Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva, 52 anni, presidente dell’Ilva dal 20 2010, Luigi Capogrosso, 55 anni, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, 41 anni, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, 42 anni, capo area del reparto Agglomerato. Sarà ora la Procura a rassegnare le proprie conclusioni sia in ordine a provvedimenti cautelari - stante i reati di pericolo ipotizzati e la permanenza degli stessi autorevolmente certificata dalle oltre 800 pagine delle due perizie depositate nella cancelleria del gip - che alla chiusura delle indagini preliminari. (GdM)