mercoledì 26 marzo 2014
Troppa ilva provoca autismo? Il segreto di pulcinella
mercoledì 4 dicembre 2013
Campa cavallo, anzi muore
A che punto è l’iter per la messa in sicurezza di emergenza dell’area ex Ip dell’Arsenale Militare? Da quanto ci riferiscono fonti dell’assessorato regionale all’Ambiente, il progetto definitivo è stato trasmesso dalla Marina Militare lo scorso 20 novembre ed è stato protocollato dalla Regione Puglia il 2 dicembre, solo pochi giorni fa. Ovviamente i tecnici della Regione non hanno avuto ancora il tempo per approfondire i dettagli. La vera notizia, però, è un’altra: la consegna del documento giunge con oltre un anno di ritardo, dopo un percorso reso tortuoso anche da impicci burocratici.
Torniamo sull’argomento a distanza di qualche mese, mentre continua a persistere un’ubriacatura mediatica che vede l’Ilva come unica protagonista. Ma ad inquinare il territorio ionico hanno contribuito anche altri soggetti. La vicenda dell’area ex Ip è un caso emblematico. Si tratta di un’area situata nel primo seno di mar Piccolo ed interessata da una pesante contaminazione (metalli pesanti, pcb, inquinanti inorganici) dovuta proprio alle attività passate dell’Arsenale militare. Ce ne siamo ampiamente occupati nei mesi scorsi, quando insieme al TarantoOggi abbiamo denunciato i ritardi relativi a questo importante intervento mirato a bloccare un ulteriore contaminazione del mar Piccolo.
Lo scorso mese di febbraio eravamo rimasti colpiti dalle (fin troppo) rassicuranti dichiarazioni del capitano di vascello Fabrizio Gaeta, direttore del Genio Militare della Marina di Taranto, che in un’intervista riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno aveva affermato: «Ciò che abbiamo garantito in conferenza di servizi procede a passo spedito. E non potrebbe essere diversamente». La nostra conoscenza dei fatti, però, ci diceva altro. L’assessorato regionale all’Ambiente aveva confermato i nostri dubbi sulla lentezza che caratterizzava l’iter per la messa in sicurezza di quell’area, nonostante le diverse sollecitazioni rivolte alla Marina.
Ma facciamo un passo indietro. La consegna del Progetto definitivo per la messa in sicurezza di emergenza delle acque di falda (Mise) era prevista per il luglio del 2012. Doveva essere un passaggio cruciale, al termine di un iter piuttosto tortuoso che aveva visto il Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione formulare una serie di osservazioni e prescrizioni sul Progetto presentato da Marigenimil. Nel corso della Conferenza dei Servizi decisoria, tenuta l’8 marzo 2012, Marigenimil aveva assicurato una programmazione finanziaria che garantiva l’avvio delle procedure per l’esecuzione delle opere entro il 2012.
Il 30 marzo del 2012, l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro aveva annunciato che il progetto di Marigenimil aveva ricevuto l’ok dei tecnici regionali affermando, inoltre, che l’iniziativa del Genio Militare avrebbe consentito di “contenere definitivamente la contaminazione accertata nella falda acquifera”. Ma la data prevista per la consegna del progetto definitivo – luglio 2012 – non è mai stata rispettata. Di questo slittamento, in città, non ne parla nessuno. Come se fosse assolutamente normale che per riparare a decenni di guasti ambientali, si proceda con una lentezza tale da apparire indisponente nei confronti di un territorio già profondamente ferito.
Nei mesi scorsi avevamo denunciato anche i ritardi relativi alla presentazione della caratterizzazione integrativa del sito, richiesta al fine di avere un quadro puntuale della situazione prima dei necessari interventi. Dalla Regione fanno sapere che dopo l’ultimazione da parte dalle strutture tecniche della Marina Militare, lo scorso 23 maggio, il documento è stato trasmesso alla Regione. Anche l’attività di rimozione dei rifiuti dall’area, stando ai report periodici che giungono agli uffici regionali, risulterebbe ultimata. I lavori si sarebbero conclusi lo scorso 15 marzo.
Persiste, invece, un alone di mistero sul sistema di mitigazione per la propagazione della falda. Lo scorso 8 febbraio – ci dicono dalla Regione – la Marina Militare aveva comunicato che pur avendo perfezionato l’affidamento dei lavori per la realizzazione degli impianti, non si era potuto procedere perché l’area era sotto sequestro. Inoltre – fanno sapere dall’assessorato - le attività di mitigazione richiedono un’autorizzazione di competenza provinciale per lo scarico a mare delle acque trattate, che alla data della comunicazione non risultava ancora rilasciata. Un aspetto su cui ci riserviamo di tornare per fornire ulteriori dettagli, magari anche con il contributo della stessa Marina Militare, se vorrà fornire informazioni. Ma è tutta la vicenda da tenere sotto osservazione fino al suo epilogo. Per amore del mar Piccolo, di Taranto e della verità.
Alessandra Congedo - inchiostroverde
martedì 15 ottobre 2013
Fate con comodo...
A breve scadenza, non appena ci sarà l’ok del ministero della Salute, partiranno tre progetti di monitoraggio della situazione sanitaria a Taranto in relazione agli effetti inquinanti provocati dall’attività industriale dell’Ilva. E’ quanto scaturito dalla riunione odierna dell’Osservatorio per la protezione sanitaria del territorio di Taranto, istituito con la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata allo stabilimento siderurgico nell’autunno dello scorso anno. Dell’Osservatorio fanno parte rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità, della Regione Puglia e dell’Arpa Puglia.
I progetti, secondo quanto riferito all’ANSA dal direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, sono stati già finanziati dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), organismo di coordinamento tra il ministero della salute e le Regioni per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze. I progetti riguarderanno la tossicità in vitro del particolato, la salute riproduttiva e le donne in gravidanza e, ultimo, la presenza di metalli pesanti ed eventuali alterazioni neo-comportamentali in età pediatrica. Nella riunione odierna i membri dell’Osservatorio hanno anche esaminato il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale redatto dai tre esperti nominati dal ministro dell’Ambiente in relazione all’Ilva di Taranto. La prossima riunione dell’Osservatorio si terrà a dicembre.(GdM)
lunedì 19 agosto 2013
Con beneficio del dubbio. Aspettiamo una verifica.
Una ricerca ha valutato il rischio per la salute da esposizione a elementi metallici per i lavoratori e la popolazione di Taranto. Dalla ricerca non emerge un inquinamento degli ambienti di vita da elementi metallici di origine industriale.
giovedì 21 febbraio 2013
Ave Giorgio, morituri te salutant!
L'ARPA silenziosamente disegna i "morituri" che camminano dei Tamburi, tra l'indifferenza generale.
E intanto, sul suo sito, ci sono le mappe che inchiodano la città al suo destino di venti, correnti e polveri.
Buona lettura!
sabato 4 agosto 2012
Piombo, bambini e medici
Si ricorda che l’eliminazione di piombo è un indicatore di “esposizione corrente” a una fonte ambientale di piombo e che, a causa della maggiore sensibilità infantile, i livelli di piombo ematico che possono non destare preoccupazione per la salute degli adulti possono provocare, tra gli altri, esiti tanto irreversibili quanto inapparenti sul quoziente intellettivo dei bambini, per i quali non esiste un livello ematico di piombo che possa ritenersi sicuro.
Pertanto chiediamo che, rifuggendo da sterili minimizzazioni quanto da eccessivi allarmismi, le autorità politiche e sanitarie, allo scopo di tutelare la salute infantile, individuino le risorse economiche per avviare un monitoraggio del piombo sul sangue dei bambini allo scopo di mettere in atto eventuali ed urgenti interventi preventivi.
Si ricorda inoltre che la delibera sindacale 45/2010, che mirava a proteggere la salute infantile impedendo l’accesso alle aree verdi dei quartiere Tamburi che risultavano contaminate anche da piombo e sulle quali è ancora in corso una indagine conoscitiva della quale lamentiamo l’estrema lentezza, per inspiegabili motivi non è mai stata attuata. Alla luce dei recenti riscontri scientifici si chiede a chi ne ha la responsabilità di effettuare questo ineludibile adempimento di legge a tutela della salute dei bambini.
Ordine dei Medici di Taranto
Commissione Ambiente
martedì 24 luglio 2012
Il piombo a Taranto
E' stata riscontrata la presenza del piombo nelle urine dei tarantini.
Sono 141 i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne).
I valori di riferimento per il piombo sono fissati, per la popolazione non occupazionalmente esposta, in un intervallo che va da <0,5 a 3,5 microgrammi per litro (Società Italiana Valori di Riferimento, SIVR).
Il valore medio del piombo urinario riscontrato nelle analisi è stato di 10,8 microgrammi/litro.
Il piombo è neurotossico e cancerogeno.
L'indagine ha riscontrato anche per il cromo un valore medio che supera l'intervallo dei valori di riferimento.
Il valore medio è 0,45 microgrammi per litro quando dovrebbe invece mantenersi nell'intervallo di riferimento di 0,05-0,32 microgrammi per litro.
I dati di questo biomonitoraggio sui metalli pesanti nell'urina degli abitanti di Taranto sono stati presentati a Oxford in un convegno scientifico (22nd International Conference on Epidemiology in Occupational Health, 2011). I dati sono frutto di un lavoro di ricerca condotto da un gruppo di cui hanno fatto parte Luigi Vimercati, Francesco Cuccaro, Maria Serinelli, Lucia Bisceglia, Ida Galise, Michele Conversano, Sante Minerba, Antonella Mincuzzi, Tilde Martino, Maria Antonietta Storelli, Tommaso Gagliardi, Giorgio Assennato.
Il titolo della ricerca è "Exposure assessment to heavy metals in general population in an area at high environmental risk through biological monitoring" (Valutazione dell'esposizione ai metalli pesanti nella popolazione generale in un'area ad alto rischio ambientale attraverso il biomonitoraggio).
L'abstact è su
https://icoh.conference-
I dati completi (relazione e poster) si possono scaricare da PeaceLink:
http://www.tarantosociale.org/
Si può andare anche su www.peacelink.it e cliccare sull'immagine di copertina (quella con i bambini).
E' la prima volta che questi dati vengono resi noti in lingua italiana e l'occasione è il Workshop a Taranto
"Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA", organizzato da ARPA Puglia, con il patrocinio dell’Università di Bari, del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, di AssoArpa e dell’AReS presso l’ex Convento di San Francesco (sede della II Facoltà di Giurisprudenza).
I dati della presenza di metalli pesanti nelle urine della popolazione di Taranto sono stati comunicati nell'ambito della relazione di Alessandro Marescotti dal titolo "Piombo e sostanze neurotossiche: l'impatto economico e sociale". Alessandro Marescotti è stato invitato a parlare in rappresentanza di Altamarea.
Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it
domenica 29 gennaio 2012
che aria tira a Taranto?
Eppure in questo frastuono ancora nessun programma, ancora tutti annegano nella vecchia logica del tira e molla dell’autoreferenzialità, compresi gli ambientalisti sbandieranti parole di fuoco contro l’Ilva , l’ENI ecc ma nella sostanza frammentati, in questo assolutamente funzionali alle logiche del divide et impera dei grandi poteri che, per distrarre l’opinione pubblica, oltre ad aver idiotizzato i cittadini idiotizza la politica osservando con occhio benevolo le primarie delle porno star .
Che triste fine per Taranto per la sua tragedia, per la sua storia, banalizzare con il risolino accattivante di due allegre signore uno scontro politico nel luogo simbolo del confine tra la vita e la morte, di una città che non appartiene solo ai tarantini ma è patrimonio artistico-culturale universale defraudato. E’ un’ offesa rivoltante per coloro che hanno perso la salute , la vita, il lavoro, che non è solo quello degli operai , ci sono gli allevatori , gli agricoltori , piccoli imprenditori tutti divorati dalla logica dell’ipercapitalismo tutti consegnati in massa dalle organizzazioni mafio-massoniche, che sono i partiti
Che tristezza per Taranto e che profonda rabbia , ci vorrebbe una ribellione generale di tutti i cittadini non della Puglia , ma d’Italia, perché Taranto è un sistema diffuso è una sperimentazione con la quale un popolo viene schiavizzato e distrutto , come avvenne qualche secolo fa durante la seconda guerra punica, quando l’intera città fu fatta a pezzi e 30.000 cittadini deportati , evidentemente è il suo amaro destino, oggi il modus operandi è cambiato si gioca sulla malattia , sulla depressione, sulla delocalizzazione, ma l’ obiettivo non è cambiato, gli antichi eredi di Sparta sono ancora vittime della smania di potere dei dominanti che per esprimere totalmente il loro dominio devono cancellare la storia e il futuro.
All’ insulto si aggiunge l’inganno delle parole subdole, perché elargiscono valori fondamentali come democrazia diretta ,libertà di espressione violandoli nella pratica quotidiana , dov’ è la democrazia se i candidati non vengono scelti dal popolo a cui si consegna un programma preconfezionato senza alcuna forma di libera scelta assembleare , dov’è la libertà di espressione se neun pensiero diverso e plurale viene censurato , ridicolizzato e se acquisisce qualche consenso iniziano le minacce?
Che tristezza per Taranto, bellissima e antica signora dove sono confluite tutte le contraddizioni della nostra Italia spezzata
adele dentice PBC Puglia
venerdì 20 gennaio 2012
Torbide acque e arie putride per cozze nomadi!
domenica 20 novembre 2011
Non solo tumori. Una nota ai periti epidemiologi
Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE Dipartimento di Statistica "Giuseppe Parenti" Prof.ssa TRIASSI MARIA Scuola di Formazione in Management Sanitario: Dr. FORASTIERE FRANCESCO A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia
Illustri dottori, in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche, SCRIVIAMO la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).
Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito.
All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane.
Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70).
Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita. L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”
Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.
Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla "risposta povera" alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”. Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica. Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.
In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva. Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali. Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.
Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.
In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.
Comitato cittadino Taranto Lider
mercoledì 2 novembre 2011
Un rapporto scomodo...
TARANTO – Ciò che qualcuno aveva incautamente definito “carta igienica”, “roba già nota”, si è rivelato come un documento di straordinaria importanza per comprendere quanto sia grave la situazione dei due mari tarantini. Stiamo parlando del Rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulla caratterizzazione del Mar Grande (II lotto) e del Mar Piccolo, prodotto nell’agosto del 2010 e rimasto chiuso nei cassetti per circa un anno.
E’ stato il Corriere del Giorno, tra fine agosto e inizio settembre 2011, a far emergere i dati inquietanti contenuti in quella relazione. Il problema inquinamento non era circoscritto solo al primo seno di Mar Piccolo, come qualcuno ha voluto far credere per mesi: il secondo seno e il Mar Grande rischiano di fare la stessa fine. Elementi di riflessione che emergono chiaramente nel parere trasmesso dall’Ispra lo scorso 4 ottobre, all’origine di una convocazione urgente del tavolo sull’emergenza cozze a Palazzo di Città, lo scorso 14 ottobre.
Ciò che indigna di più è la lentezza con cui ci si è mossi per far fronte al possibile rischio sanitario per il consumo dei prodotti ittici tarantini, prospettato dall’Istituto Superiore di Sanità già nel maggio del 2010. Nella memoria collettiva di questa città sembra che il caso delle cozze al Pcb sia scoppiato all’improvviso, nel gennaio del 2011, quando due ambientalisti hanno coraggiosamente esibito l’esito di alcune analisi effettuate sui mitili prelevati dai fondali del primo seno di Mar Piccolo.
In realtà, a livello istituzionale, le avvisaglie di un allarme erano già evidenti. Non è un caso che se ne parli in una riunione della Conferenza dei Servizi sui Sin (Siti contaminati di interesse nazionale) il 13 dicembre 2010. Qualche giorno, dopo, il 28 dicembre, l’Asl ionica rilancia la problematica in una lettera rivolta agli altri enti competenti affermando che “tutti i valori riscontrati sui campioni prelevati nel primo seno di Mar Piccolo, pur rientrando nei parametri di http://www.blogger.com/img/blank.gifconformità, si avvicinano molti ai limiti massimi stabiliti dalla normativa (limite massimo 8 pg/gr)”.
Il caso Pcb scoppia nuovamente il 22 luglio 2011, quando dalle analisi della Asl emerge chiaramente che quel limite è stato oltrepassato e scatta l’ordinanza che vieta il prelievo e la vendita delle cozze. Davvero non si poteva evitare quel triste epilogo? E che senso ha spostare gli allevamenti in Mar Grande quando anche lì ci sono evidenti elementi di contaminazione? E’ paradossale, come già detto in un precedente articolo, che il Ministero dell’Ambiente, ai primi di ottobre del 2011, si veda costretto a sollecitare a Iss, Arpa Puglia e Asl, un parere tecnico-scientifico in merito agli aspetti di tutela sanitaria, richiesto il 14 dicembre 2010 e il 12 settembre 2011. Viene da chiedersi: ma qualcuno risponderà mai per questa anomala gestione dell’emergenza? Una cosa, al momento, è certa: chi la sta pagando c’è già e non sono certo gli inquinatori di ieri, oggi e domani. (inchiostroverde)
giovedì 22 settembre 2011
Sito contaminato di Taranto, ecco cosa diceva Arpa Puglia nel 2009
SIN TARANTO
La superficie rientrante nel SIN di Taranto è pari a circa 22 km2 (aree private), 10 km2 (aree pubbliche), 22 km2 (Mar Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo costiero è di circa 17 km. Lo stato di avanzamento delle attività di caratterizzazione e bonifica di seguito descritto è così organizzato:
· Area demaniale di competenza dell’Autorità Portuale di Taranto - È estesa per 3,3 km2 e comprende gli sporgenti prospicienti il Mar Grande ed una fascia costiera delimitata dalle aree private operanti nella zona industriale di Taranto (principalmente Raffineria ENI ed ILVA), estendendosi dal Ponte di Pietra fino alla zona di Punta Rondinella. Quattro dei 5 sporgenti (II, III, IV e V) sono affidati in concessione ad ILVA, mentre il Molo Polisettoriale è affidato in concessione alla società Taranto Container Terminal (TCT). Mentre è stata caratterizzata la fascia costiera retrostante gli sporgenti, non sono ancora stati presentati i piani di caratterizzazione relativi agli sporgenti stessi (che rappresentano il 66% dell’area portuale in termini di estensione reale).
· Aree pubbliche, relative ad aree demaniali e aree del Comune di Taranto – Comprendono, oltre all’area Portuale, l’area della Salina Grande (9,8 km2, che rappresenta quasi il 50% delle aree pubbliche) e l’area Romanelli-Gennarini. Per il 92% di queste aree non è stato ancora prodotto un piano di caratterizzazione.
· Aree di interesse pubblico - Nonostante per circa il 60% delle aree non sia ancora stato prodotto un piano di caratterizzazione, è da segnalare che le aree di maggior interesse, sia per pregio ambientale (gravina Leucaspide) che per riconversione industriale (area Distripark), sono state caratterizzate o in fase di caratterizzazione. Le aree in cui la caratterizzazione è da completare risultano essere il Canale d’Aiedda (Comune di Taranto) e le aree a sud e a nord della gravina Leucaspide, che sviluppano una estensione di circa 2,2 km2.
· Aree con industrie private – Rappresentate da: o Grandi aziende (ILVA, ENI, Cementir, Edison) o Piccole e Medie aziende sulla Strada Provinciale Taranto-Statte o Piccole aziende a ridosso della Strada Statale 100, a nord della Raffineria ENI o Aree non interessate da attività industriali a nord (Comune di Statte) ed a sud (Comune di Taranto) di proprietà Italcave (2,9 km2) o Piccole aziende sulla Strada Statale 106 Jonica.
IL SUOLO
Sono stati presi in considerazione un numero totale di campioni di suolo pari circa a 7.000, rappresentativi di un area complessiva di 15,5 km2 per una profondità massima compresa tra 10 e 20 m. I campioni su è stata riscontrata contaminazione dovuta ad una o più sostanze sono circa il 3% del totale, con un massimo del 50% nell’area ex Yard Belleli ed un minimo di 0,5% in aree dell’ILVA. Gli inquinanti maggiormente presenti sono IPA (circa 60% dei superamenti delle concentrazioni definite dalla legge vigente) e metalli pesanti, prevalentemente concentrati nell’area ex Yard Belleli. Contaminazione da idrocarburi ed aromatici (BTEX) si riscontra nell’area della Raffineria ENI (10% dei superamenti). Si può osservare che per quanto riguarda gli IPA si sono riscontrati valori di concentrazione nel suolo pari a più di 75 volte il valore soglia, mentre per gli idrocarburi, lo xilene ed alcuni metalli, come il vanadio, lo zinco ed il rame, l’eccedenza arriva a più del 1000% (oltre 10 volte) rispetto al limite normativo.
LA FALDA
L’assetto geologico-idrogeologico dell’area industriale di Taranto ha creato le condizioni per l’esistenza di una falda superficiale che si poggia sulle argille del Bradano e di un acquifero profondo carsico impostato nella formazione cretacea del Calcare di Altamura. La maggiore contaminazione delle acque sotterranee è stata rilevata nelle aree ENI, ILVA ed ex-Yard Belleli, di cui si riportano alcuni dati relativi alla distribuzione della contaminazione. Nell’area ENI si è riscontrata contaminazione in diversi punti per la presenza di arsenico, BTEX, idrocarburi ed MTBE a nord dello stabilimento nell’area impianti ed hot spot nella zona deposito.
La contaminazione da Idrocarburi ed MTBE è stata rilevata anche nell’area ex PRAOIL, in vicinanza di Punta Rondinella. Attualmente è in corso l’intervento di bonifica delle acque sotterranee realizzato con un sistema di pompaggio delle acque con well-points e trincee drenanti, che assicurano il contenimento della propagazione dei contaminanti verso il mare, e successivo trattamento finalizzato al riutilizzo delle acque all’interno dello stabilimento. Nell’area ILVA la falda superficiale è risultata contaminata per il 7% delle determinazioni analitiche complessive (6.682).
Gli inquinanti inorganici presenti sono manganese, ferro, alluminio, arsenico, cromo totale, cromo esavalente e cianuri totali, mentre i contaminanti organici sono IPA, BTEX e diversi composti clorurati (1,2 dicloropropano, triclorometano, 1,1 dicloroetilene, tetracloroetilene, cloruro di vinile, 1,2 dicloroetano e tricloroetilene). La falda profonda è risultata contaminata per il 4% delle determinazioni analitiche complessive (3.770). Gli inquinanti inorganici rilevati sono piombo, ferro, manganese, alluminio, cromo totale, nichel e arsenico mentre tra gli inquinanti organici sono presenti triclorometano, tetracloroetilene, diversi IPA, 1,2- dicloropropano e 1,1 dicloroetilene.
È da rilevare che i focolai di contaminazione di alcuni inquinanti sono posti idrogeologicamente a monte dell’area ENI, molti altri sono localizzati in aree distanti meno di 1 km dall’area Belleli che affaccia direttamente sul mare. Nonostante ripetuti solleciti delle Conferenze di Servizi ad attuare con urgenza gli idonei interventi di messa in sicurezza di emergenza della falda, ad oggi non risultano attivate misure in tal senso né risulta siano stati presentati i progetti di bonifica dei suoli e delle acque. Nell’area ex Yard Belleli le acque di falda sono risultate contaminate in maniera diffusa da arsenico, nichel, selenio, idrocarburi totali, fluoruri, solfati ed in forma puntuale da IPA.
Nel 2005 è stato approvato in Conferenza dei Servizi il Progetto di Messa in Sicurezza di Emergenza, presentato dal Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Regione Puglia, che prevede la realizzazione di una barriera fisica (palancolata metallica impermeabile sul lato mare) con annessa barriera idraulica di 18 pozzi e realizzazione di un impianto di trattamento delle acque di falda, oltre alla realizzazione di un diaframma plastico posto lungo parte del perimetro nord ovest. Ad oggi tali interventi non risultano attivati per mancanza di risorse economiche.
STATO DI QUALITA’ DEI SEDIMENTI MARINI
L’area marina del SIN di Taranto è stata suddivisa, data la sua estensione, in quattro settori di intervento: 1. Mar Piccolo (al cui interno ricade l’area dell’Arsenale Militare) 2. Area ovest punta Rondinella (in cui ricade il porto fuori rada) 3. Mar Grande I Lotto (al cui interno ricade l’area del porto in rada) 4. Mar Grande II lotto ( al cui interno ricade la Nuova Stazione Navale della Marina Militare). I piani di caratterizzazione delle aree marine sono stati redatti da ICRAM per interventi da attuare a cura del Commissario Delegato per l’Emergenza ambientale della Regione Puglia.
Nei sedimenti marini caratterizzati sono stati riscontrati superamenti di idrocarburi policiclici aromatici, PCB, metalli ed altri microinquinanti sia riferiti ai valori di intervento definiti da ICRAM (approvati nella Conferenza di Servizi Decisoria del 29/12/2004) sia rispetto al 90% dei valori limite per siti ad uso industriale (Tabella 1 col. B – all. 1 del DM 471/99). Per i volumi dei sedimenti eccedenti quest’ultimo limite (ca. 277.000 m3), il MATTM ha richiesto di attivare idonei interventi di Messa in Sicurezza di Emergenza.
A seguito di opposizioni da parte delle associazioni di mitilicoltura preoccupati degli effetti del dragaggio sulla qualità dei mitili, è stato proposto dalla Provincia di Taranto di effettuare unhttp://www.blogger.com/img/blank.gifo studio di dettaglio sull’area, ad oggi in fase di elaborazione, in modo da colmare alcune lacune individuate in fase di caratterizzazione e verificare, con un’analisi costi-benefici, il miglior sistema di intervento da attuare.
Fin qui la relazione di Arpa Puglia. I segnali di allarme erano evidenti da tempo, così come la necessità di agire con interventi di emergenza. Tutto il resto appartiene, purtroppo, alla storia recente e fa emergere tutta l’inadeguatezza di una classe dirigente che a livello locale e nazionale non ha voluto e saputo muoversi a tutela della città.
4.2_Siti_Contaminati[1] (scarica il documento)
(Inchiostroverde)
mercoledì 28 luglio 2010
Ecco lo studio sulle mucche ammalate di Taranto!
Autori:
A. Perillo, A. Tinelli, C. Losacco, A. Troncone: Department of Animal Health and Welfare, Faculty of Veterinary Medicine, Bari, Italy
O. Paciello: Department of Pathology and Animal Health, University of Naples Federico II, Naples, Italy
A. Morelli: General practitioner Bari, Italy
FOLIA HISTOCHEMICA ET CYTOBIOLOGICA, Vol. 47, No. 4, 2009, pp. 633-638
Link
Cattles in Taranto
Nè bambini nè... vacche!!!
Depositi di metalli pesanti in polmoni e fegato di bovini nati e allevati nell’area di Taranto. "Gli animali presentavano lesioni a livello polmonare ed epatico dovute all’accumulo di metalli pesanti, come carbonio, alluminio, silice, ferro e titanio".
A illustrare i risultati di una ricerca tutta italiana, condotta da studiosi del Dipartimento di veterinaria dell’Università di Bari e da colleghi dell’Università Federico II di Napoli, è Anna Morelli, specializzanda in ispezione degli alimenti di origine animale nell’ateneo pugliese e componente del gruppo di ricerca. Taranto ospita un grosso polo industriale (il più grande centro siderurgico europeo, una grossa raffineria, un grande cementificio, altre industrie metalmeccaniche) a ridosso del centro abitato.
La ricerca sui bovini (pubblicata su 'Folia Histochimica et Cytobiologica' nel 2009) è iniziata qualche anno fa, dall’osservazione casuale di lesioni sospette negli animali, nel corso di "un lavoro in alcuni mattatoi - dice Morelli all’Adnkronos Salute - Così abbiamo deciso di prendere in esame i bovini come 'specie sentinella' per rilevare segni di rischio ambientale" nell’area di Taranto. Il team ha esaminato 183 bovini, analizzando e campionando i linfonodi dell’albero respiratorio e il parenchima polmonare, ma anche il fegato degli animali.
"Scoprendo risultati, in parte ancora non pubblicati, che fanno riflettere. Sessanta bovini - dice la ricercatrice - presentavano lesioni marcate dovute a depositi di metalli pesanti a livello polmonare o linfonodale", dice Morelli.
Nella ricerca sono stati coinvolti solo animali allevati nella provincia di Taranto, divisa in quattro aree sulla base della distanza dalla città. Ebbene, "abbiamo notato la presenza dei metalli pesanti anche in una vitellino di quattro mesi e mezzo - dice la ricercatrice - Oltre a una differenza nei valori riscontrati negli animali allevati nella zona più vicina all’area industriale".
Se le alterazioni notate negli animali più piccoli non erano ancora segno di una patologia, per altri soggetti, più grandi, le cose erano differenti. E, secondo la ricercatrice, questi risultati devono far riflettere. "Lo studio dei bovini allevati in aree ad alto rischio di inquinamento ambientale può essere utile per stimare il pericolo di esposizione umana a contaminanti ambienti", nota la Morelli. Il cui studio, nel frattempo, va avanti. Sembra che ci sia l’intenzione di esaminare l’eventuale presenza di metalli pesanti anche negli organi di altri animali nati e cresciuti nella zona. (GdM)
martedì 27 luglio 2010
Fanghi abusivi
Un imprenditore tarantino ha evaso 1,4 milioni di tributo speciale (ecotassa). È quanto emerso a conclusione di controlli, effettuati dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza, dopo il sequestro di fanghi di dragaggio provenienti dai fondali del porto di Taranto e riversati in una discarica abusiva. Per questo motivo un imprenditore è stato denunciato all’autorità amministrativa.
LA VICENDA - A quanto si è saputo, la vicenda ha avuto origine dal sequestro nel 2006 di un’area di 60.000 metri quadrati nelle vicinanze di punta Rondinella, di proprietà dell’Autorità portuale ma affidata in gestione alla società «Terminal Container Taranto» (Tct), concessionaria per la movimentazione dei container nell’area portuale. Sul luogo erano stati depositati circa 90.000 metri cubi di fanghi di dragaggio (pari a circa 137.000 tonnellate di materiali), nonostante essa rientrasse nei siti di interesse nazionale da sottoporre a preventiva bonifica.
LE SOSTANZE SMALTITE - Dalle indagini è emerso che i responsabili pro-tempore dell’Autorità portuale avrebbero falsamente comunicato al ministero dell’Ambiente che i fondali di accesso all’area portuale erano ostruiti e che i detriti presenti non consentivano il libero transito delle navi. Nella circostanza, il ministero autorizzò in via d’urgenza l’esecuzione dei dragaggi a favore della Tct, con la rimozione dei fanghi che, da successive analisi effettuate dall’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram) di Roma e dall’Arpa di Taranto, sono risultati contaminati da metalli pesanti quali piombo, zinco e arsenico in misura superiore ai limiti ammessi. (CdM)
martedì 13 luglio 2010
Giochi velenosi...
Berillio e policlorobifenili sopra i valori di legge. Scatta un'ordinanza sindacale firmata da Ippazio Stefanò nel quartiere Tamburi vicino all'area industriale TARANTO - Questa estate i bambini del quartiere Tamburi di Taranto non potranno giocare nelle loro aree verdi perché inquinate da sostanze cancerogene. A stabilirlo è stata un'ordinanza del sindaco Ippazio Stefàno. Vicino al quartiere Tamburi sorge l'area industriale di Taranto. A seguito di analisi condotte sui terreni del quartiere, è stata riscontrata una contaminazione chimica che oltrepassa i valori di legge per il berillio e i Pcb, sostanze cancerogene. A questo proposito la relazione tecnica del Progetto Coordinato per il risanamento del Quartiere Tamburi è chiara nel definire che "i risultati dell'analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo “scenario bambini”. Alla luce della relazione tecnica il pericolo per i più piccoli è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il berillio.I bambini potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei PCB, venire contaminati per via del solo contatto dermico.
Altamarea, un coordinamento di cittadini e associazioni locali, ha già scritto al direttore generale dell'Arpa, Giorgio Assennato, affinché chiarisca la provenienza delle sostanze che hanno inquinato il suolo del quartiere Tamburi. Sulla base delle ricerche dello IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro, Monografia Volume N. 58) il berillio “fin dai primi anni del ventesimo secolo, è stato prodotto e utilizzato in una varietà di applicazioni come metallo in leghe”. I lavoratori delle aziende siderurgiche possono essere esposti “ad elevati livelli di berillio, soprattutto nella raffinazione e lavorazione dei metalli”.
Il quartiere Tamburi è già noto per essere sottoposto alla pressione di inquinanti come la diossina e il benzo(a)pirene, entrambi cancerogeni. Quest'ultimo ha superato nel 2008 e nel 2009 il valore fissato dalla legge. L'Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) ha indicato nella cokeria dell'Ilva la sorgente del 98% di tale emissione cancerogena, fornendo al sindaco di Taranto gli elementi per emanare un mese fa un'altra ordinanza finalizzata a ridurre le emissioni e a tutelare la salute della popolazione. La Regione Puglia ha già disposto attorno all'area industriale una fascia di 20 chilometri in cui è fatto divieto di pascolo per le aree incolte, a causa della contaminazione da diossina. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto, da parte sua, ha inoltre disposto per i prossimi giorni l'abbattimento di altri mille capi di bestiame nelle cui carni è stata rinvenuta una concentrazione di diossina superiore ai limiti di legge. Erano già stati abbattuti in precedenza 1.200 capi di bestiame per la stessa ragione. (dm) (Diritti globali)
giovedì 24 giugno 2010
Lumache alla diossina!
PRIMI DATI ALLARMANTI SU ORGANISMI PRELEVATI NELL’AREA LIMITROFA ALLO STABILIMENTO ILVA DI TARANTO.
(Analisi effettuate dall’Università del Salento commissionate dal Fondo Antidiossina Taranto)
Il Fondo Antidiossina Taranto Onlus ha ritenuto importante monitorare i terreni vicini l’area industriale Ilva di Taranto, commissionando all’Università del Salento le analisi per i pcb, diossine e metalli pesanti sulle lumache (specie Helix aperta, Helix aspersa ed Helix lucorum), raccolte a più riprese e nei mesi scorsi in un terreno agricolo situato tra Statte ed il quartiere Tamburi. Questi organismi, molto diffusi nelle nostre zone, sono caratterizzati da un elevato apporto nutrizionale e, come è noto, sono considerati una prelibatezza culinaria. Le indagini sono ancora in corso, ma emerge subito, già dai i primi risultati, che questi organismi risultano fortemente contaminati da diossine, pcb e metalli pesanti, sicuramente derivanti dall’ambiente circostante, a tal punto che si debba ritenere che ci siano tutti i presupposti perché le autorità locali approfondiscano immediatamente questa grave situazione e considerino anche la possibilità di emettere un’ordinanza che vieti la raccolta e la vendita di questi organismi, così come è già avvenuto per gli ovini e caprini ai quali è stato vietato il pascolo nei terreni distanti meno di 20 km dall’area industriale.
L’iniziativa di analizzare le lumache per verificare lo stato di contaminazione delle aree in questione è stata decisa dal Presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus, Prof. Fabio Matacchiera, (sembra, infatti, che sia la prima volta, così come riportato nella letteratura scientifica, che vengano utilizzati questi organismi, ai fini di valutazione circa la dispersione di microinquinanti nell’ambiente ed, in particolare, nel terreno e sulla vegetazione). La stessa Università del Salento ha accolto molto favorevolmente l’idea del presidente del Fondo, tanto che l’obiettivo del lavoro è diventato anche quello di verificare l’utilizzo di queste specie di organismi come approccio e strumento per il bio-monitoraggio ambientale.
Da questa prima indagine è risultato che le specie più contaminate da diossine, pcb e metalli pesanti sono quelle più ricercate per il loro valore nutrizionale e cioè la Helix aperta (comunemente note come lumache). Le stesse sono in grado di ingerire quantità elevate di terra, e, per le loro caratteristiche naturali, hanno sviluppato una marcata attitudine alla sopravvivenza, anche in scenari ambientali compromessi. Per tale specie sono stati evidenziati valori di metalli pesanti quali Pb, Ni, Cr.tot nell’ordine di 1 mg/Kg (su peso umido), mentre il valore del Ferro raggiunge picchi di addirittura di 500 mg/Kg (su peso umido). Le indagini su questi organismi continueranno successivamente, al fine di studiare l’andamento delle concentrazioni di questi inquinanti nei diversi periodi dell’anno ed i campionamenti saranno estesi a distanze maggiori dalla zona industriale.
Leggermente meno critica è la contaminazione della specie Helix lucorum, meno ricercate dai consumatori, con valori di metalli pesanti che sono circa un terzo di quelli riscontrati nella varietà “aperta”. Va precisato, inoltre, che a differenza delle lumache (Helix aperta), queste specie vivono anche nei periodi estivi in superficie, e non hanno la tendenza ad ingerire la terra in cui si rifugiano solo per poco tempo.
Per questo tipo di indagine sui contenuti di metalli pesanti, pcb e diossine, si è ritenuto che questi piccoli organismi “pascolanti” che si cibano di vegetali, brucando il fogliame delle coltivazioni, siano comparati ed assimilati alla categoria degli erbivori, proprio per il tipo di alimentazione e di contatto che hanno con l’ambiente circostante.
Le analisi di laboratorio sulle lumache, effettuate presso l’Università del Salento, hanno evidenziato, oltre ad alte quantità di metalli pesanti, un’alta contaminazione da diossine e pcb, sostanze tristemente note, in grado di apportare gravissimi danni irreversibili all’organismo umano.
In particolare per le lumache stattesi/tamburine è spiccato il seguente dato allarmante:
PCDD/F(policlorodibenzodiossine/furani)+PCB(policlorobifenile)= 27,65 pg WHO-TE/g grasso
Pg = picogrammi
WHO = (World Health Organization)
TE = TEQ (Toxic equivalent)
Per capire quanto possano essere elevate queste concentrazioni, basta fare riferimento alla normativa europea vigente, sancita dal REGOLAMENTO (CE) N. 1881/2006 (della Commissione 19 dicembre 2006) e N. 199/2006 (della Commissione 3 febbraio 2006) che specificatamente definiscono i limiti per le diossine, pcb e metalli pesanti negli alimenti:
DIOSSINE+PCB(policlorodibenzodiossine/furani+ policlorobifenile)
— bovini e ovini 4,5 pg/ WHO-TE/g grasso
— pollame 4,0 pg/ WHO-TE/g grasso
— suini 1,5 pg/ WHO-TE/g grasso
(non essendoci dei limiti specifici per l’alimento “lumache”, sono stati considerati i valori sui tessuti degli erbivori).
Sempre secondo questo regolamento, e considerando sempre i limiti vigenti sui tessuti degli erbivori, si riscontrano superamenti anche per il Piombo (limite 0,1 mg/Kg) e Cadmio (limite 0,050 mg/Kg).
domenica 13 giugno 2010
Buongiorno!
Berillio ed altri metalli pesanti nel terreno. Cloro e metano nell'acqua. Nuova emergenza ambientale ai tamburi e il comune si mobilita per bonificare suole oed acqua risultati contaminati a seguito della caratterizzazione del sito in via Galeso.
Le analisi preliminari all'avvio del progetto di riqualificazione urbana hanno imposto la sospensione di ogni attività per verificare prima la reale sussistenza di pericolosità sanitaria o ambientale.
La bonifica interessa una zona di 75 ettari, quella oggetto del sottoprogetto 4, la zona di via Galeso, tra via Orsini e via Machiavelli, dove è stato riscontrato nel suolo il superamento dei limiti di berillio ed altri metalli previsti dalla norma ambientale. Gli sforamenti si concentrano nelle aree non pavimentate e non asfaltate. L'analisi di rischio ha evidenziato un pericolo attivo per la popolazione ed è per questo necessario un intervento veloce di ripristino degli equilibri ambientali.
La rimozione del terreno inquinato sarà aeffettuata su 150mila metri quatrati, ci vorranno circa 3 mesi e mezzo a partire da settembre, il tutto sotto monitoraggio dell'Arpa.
Per quanto riguarda la falda occorrerà approfondire i rilievi, anche se non c'è un rischio sanitario ma solo ambientale: l'acqua di falda va verso il mare non interferisce con le condutture di acqua potabile. (GdM)
venerdì 21 maggio 2010
Malattie rare e metalli pesanti
Crescita record delle malattie rare
il Tirreno — 18 maggio 2010 pagina 01 sezione: EMPOLI
EMPOLI. Cresce nell’Empolese Valdelsa l’incidenza delle malattie degenerative del sistema neuromuscolare. Il dato, emerso durante il convegno nazionale dell’Associazione italiana contro le miopatie rare che si è svolto sabato in città, è impressionante. La sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (la terribile Sla) hanno registrato negli ultimi dieci anni un aumento molto importante...
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«Forse stiamo pagando il prezzo del passato - spiega il dottor Leonello Guidi, responsabile dell’unità operativa di Neurologia dell’Asl 11 - nella storia industriale dell’Empolese Valdelsa l’utilizzo di metalli pesanti come il piombo, l’arsenico o solventi tossici che venivano a contatto diretto con l’operatore a livelli eccessivi, probabilmente ha contribuito a creare patologie capaci di trasmettersi alle generazioni future». Dieci anni fa le malattie di questo tipo nel circondario venivano rilevate in misura assai inferiore, circa la metà dei casi di oggi. Anche per questo la Regione sta elaborando un registro che tiene conto di come queste patologie sono distribuite sul territorio, indicando luoghi e ambienti di lavoro correlati.
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