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giovedì 16 luglio 2015

Il pollo di Trilussa e la corsa ai ripari dei sindacati

Il popolo degli Ilva supporters ad oltranza che vede Governo, partiti tutti, sindacati e cespugliame di giornalisti "interessati", serra i ranghi e lancia questa supernotizia positiva. 
Meno infortuni all'Ilva!!! 
Beh dopo l'impegno dello Stato con 8 leggi ad ilvam e quello dei Sindacati che scendono in piazza per tutelare la produzione, ecco una perla condivisa che ci mancava proprio.
Tutti bravi!
Ditelo alla famiglia Morricella. 
Che ringrazia con il 40% e tutta la massa di infortunati nascosti e cittadini avvelenati! 

Ilva e indotto: infortuni in calo anche del 60%

Riduzione del 60% per quanto riguarda gli infortuni nell’Ilva e del 27% nell’appalto. Sono i dati emersi, in riferimento agli anni tra il 2005 e il 2012, dall’incontro a Palazzo del Governo tra i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di Fiom, Fim e Uilm con Inail Spesal, Ilva e il prefetto Umberto Guidato.
La riunione si è tenuta in continuità con il protocollo d’intesa siglato a novembre 2013 a Taranto e assorbito da norma di legge il 14 aprile dello scorso anno. L’accordo fu firmato lunedì 11 novembre 2013 e diventò operativo dopo un paio di settimane. Il protocollo sugli interventi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro dell’area industriale di Taranto ha due direttrici principali: da una parte la formazione, dall’altra la prevenzione.
L’accordo è impostato inizialmente su base biennale e potrà essere rinnovato. Tra le principali novità, sono previste attività di formazione, aggiornamento continuo delle misure di prevenzione e protezione predisposte dalle imprese appaltatrici, analisi e monitoraggio sia dei “mancati infortuni” che dei “quasi incidenti”.
Nel corso dell’incontro tenutosi martedì, sono stati illustrati i dati rispetto agli indici infortunistici, indici di gravità, near miss. Entrando nello specifico, i numeri spiegano che bisogna gestire meglio le interferenze e sensibilizzare al corretto utilizzo di utensili portatili.
Il gruppo di lavoro è coordinato dallo Spesal e ha compiti di orientamento, supporto, assistenza e monitoraggio nei confronti delle aziende. L’Ilva, secondo il protocollo, ha degli obblighi in termini di sicurezza e prevenzione: per esempio, richiedere alle imprese appaltatrici e subappaltatrici l’attuazione di percorsi formativi rivolti ai dipendenti, con l’elenco del personale che ha partecipato o parteciperà all’attività formativa stessa.
O ancora comunicare, trimestralmente, al Gruppo Integrato di Valutazione e Intervento, i programmi formativi svolti dalle imprese appaltatrici in favore dei propri dipendenti. I corsi di formazione e di informazione hanno particolare riferimento alle attività connesse alla presenza di cantieri edili e non, agli interventi di ambientalizzazione su aree Sin e spazi confinati, sui rischi di interferenza per presenza di più imprese e su quant’altro fosse ritenuto necessario.
Dal summit è emersa la disponibilità a continuare su questa strada di collaborazione tra le parti. A settembre ci sarà un nuovo incontro e sarà consegnata la relazione finale con tutti i dati rispetto agli studi effettuati.
E proprio nella direzione delle parole chiave sicurezza e salute vanno le dichiarazioni del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. Ieri, da Bari, Landini ha affermato come «in questa fase si debba andare avanti con gli investimenti, liberare le risorse, dimostrare che è possibile cominciare a produrre rispettando la vita delle persone dentro e fuori gli stabilimenti».
Sulle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo l’Ilva e sulla contrapposizione tra magistratura e governo, Landini ha ribadito il rispetto verso «quello che la magistratura fa e anche dei provvedimenti che il governo ha preso: diventa seriamente decisivo sbloccare il miliardo e duecento milioni dei Riva, sequestrati perché erano stati evasi, che sono la condizione per fare gli investimenti. Del resto in alcune parti dello stabilimento, l’altoforno 1, gli investimenti sono stati fatti e dal primo di agosto dovrebbero cominciare».
Sì alla produzione, quindi, seguendo l’esempio di altri siderurgici: «L’obiettivo e la ragione con cui pensiamo sindacalmente di muoverci, insisto – ha concluso Landini – nel rispetto delle leggi, della Costituzione e del lavoro di ognuno, è di far produrre anche a Taranto come nel resto delle tante acciaierie nel mondo un acciaio che sia rispettoso dell’ambiente e della vita delle persone». (Quot)

venerdì 19 giugno 2015

Tempismo sindacale

Si rischia la chiusura?
Ecco i sindacati pronti a gettare benzina sul fuoco con l'ambiguità necessaria a far capire che per mandare avanti la baracca ci si può accordare...

Ilva, sequestro Afo2: oggi i sindacati hanno incontrato l’azienda

“L’Ilva rischia la paralisi a seguito della revoca della facoltà d’uso dell’Altoforno n.2”. E’ quanto scrivono i sindacati Fim-Cisl, a seguito della riunione odierna con i vertici dell’Ilva.. “Gli inquirenti – prosegue la nota -  sono alla ricerca delle cause che hanno prodotto la tragedia e in attesa di capire le reali motivazioni – al fine di evitare ogni rischio di nuovi incidenti – è stata revocata la facoltà d’uso dell’impianto”.
Durante l’incontro di questa mattina con la direzione aziendale, ai sindacati è stato illustrato il provvedimento, dal quale si evince che in questo momento Afo2 non sembra nelle condizioni di poter garantire il “non verificarsi di altri eventi simili”.
L’azienda, quindi, ha presentato al custode giudiziario il cronoprogramma dei lavori ed il team incaricato allo spegnimento di Afo2. Programma che verrà confermato a seguito della verifica dei materiali necessari per procedere con lo spegnimento. Occorrono fino a due settimane per spegnere l’impianto e l’azienda intende utilizzare questo tempo anche per produrre opportuna documentazione redatta dai tecnici incaricati.
Nel frattempo, i legali aziendali stanno presentando un ricorso per chiedere di non spegnere l’afo2. L’azienda è in contatto con il Ministero del Lavoro per valutare le ricadute in termini di ammortizzatori sociali, qualora si arrivasse all’eventuale fermata altoforno.
I dubbi sulla marcia con un solo Afo sono tanti. Si resta in attesa dei risultati su dpi e sugli accertamenti circa la dinamica degli eventi. La Fim-Cisl chiede che lo sforzo maggiore venga fatto verso l’accertamento delle verità, piuttosto che altri obiettivi.
La presenza di un solo Altoforno in marcia non garantirebbe le condizioni ottimali di sicurezza, per cui non si esclude la necessità della fermata complessiva della produzione. (Cosmopolismedia)

venerdì 31 gennaio 2014

Riva non vuole pagare, ma lo Stato, lo Stato...

Ilva, 3579 lavoratori ancora in solidarietà ma i sindacati non firmano

Sono circa 3.579 i dipendenti dell’Ilva per i quali dovrebbe essere rinnovato il contratto di solidarietà che scade a marzo, ma nonostante la riduzione di 150 unità rispetto ai primi calcoli, i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di non firmare l’accordo con l'azienda fino a quando non avranno risposte dalla Regione Puglia sull'integrazione salariale. E' quanto emerso dall’incontro tra i dirigenti dell’azienda Domenico Liurgo ed Enrico Martino e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si è svolto questo pomeriggio.
Restano le perplessità sulla copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali. Con la legge di stabilità l’integrazione salariale da parte dello Stato è stata ridotta, passando dal 20% al 10% per i lavoratori con contratto di solidarietà a cui è riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Per questo, nei giorni scorsi, la Fim Cisl di Taranto-Brindisi ha chiesto alla Regione Puglia di promuovere, così come stanno facendo altre Regioni italiane, una legge tale da consentire il recupero del taglio del 10%. Ora sarà presentata una richiesta unitaria da parte di tutti i sindacati.
“Abbiamo contenuto i numeri dei contratti di solidarietà soprattutto nelle aree Manutenzioni e servizi dell’Ilva. L’intesa con l’azienda c'è, ma ora attendiamo risposte dal presidente della Regione Vendola e dall’assessore al Lavoro Caroli per l’integrazione salariale”, ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli, che ha partecipato, insieme ai segretari di Fiom (Donato Stefanelli) e Uilm (Antonio Talò) e al coordinatore dell’Usb (Francesco Rizzo), all’incontro con l’azienda per discutere del rinnovo dei contratti di solidarietà (che scade a metà marzo) per i dipendenti dello stabilimento tarantino. E' stato trovato un accordo per il coinvolgimento di un numero massimo di 3579 lavoratori.
“Ma si tratta – aggiunge Panarelli – della peggiore delle ipotesi. Sono numeri, tra virgolette, gonfiati, proprio perchè non vogliamo avere altre sorprese. Voglio ricordare che nel 2013 era stato indicato il numero di 3749 dipendenti, ma contemporaneamente sono stati interessati 1100 lavoratori nel numero massimo. Meglio avere la coperta un pò più larga”. Il segretario della Fim Cisl fa presente, a proposito dei dipendenti dell’area a caldo inseriti nei contratti di solidarietà, che “comunque l’Afo 5 si fermerà a settembre e l'Acciaeria 1 a luglio e c'è l’intenzione di tenere attiva una linea dell’impianto”.
«L'azienda non intende integrare» - E' il governo che «deve farsi carico» dell’integrazione salariale al contratto di solidarietà, ridotta del 10% con la recente Legge di Stabilità restituendo «ciò che ha tolto» attraverso il «rifinanziamento integrale». Lo sottolinea il segretario provinciale di Taranto della Fiom Cgil Donato Stefanelli riferendosi al rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono a metà marzo, per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.
Nel corso dell’incontro di ieri tra azienda e sindacati è stato fissato in 3579 il numero massimo di lavoratori coinvolti, ma non è stato firmato alcun accordo. Quanto all’integrazione salariale, il segretario della Fiom fa presente che «la Direzione Aziendale, in proposito, ha dichiarato che non intende farsene carico per la mancanza di soldi, tacendo su quanto accaduto in Ilva a Taranto dove recentemente, sebbene in gestione commissariale, sono stati discrezionalmente erogati i premi di fine anno spendendo centinaia di migliaia di euro, in continuità con una delle peggiori pratiche del passato».
I sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire per garantire l’integrazione del 10% eliminata dalla legge di stabilità. (GdM)

venerdì 10 gennaio 2014

Bla bla bla!


Ilva: piano ambientale da metà febbraio

Incontro riservato, oggi a Roma, dei sindacati dei metalmeccanici con il commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi. E' quanto si apprende da fonti sindacali, che sottolineano come l'incontro sia servito a fare il punto sull'azione di risanamento da un punto di vista ambientale dell'impianto pugliese.
''Le notizie apprese oggi dall'azienda rappresentano sui diversi fronti ancora un quadro che presenta alcune incertezze su cui Governo e istituzioni devono superare ogni ambiguità'' sottolinea in una nota il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli dopo l'incontro tra i vertici del Siderurgico e i sindacati metalmeccanici.
''L'aspetto positivo - aggiunge Bentivogli - è il lavoro che si sta facendo in parlamento perché il quadro normativo risolva le strozzature burocratiche che hanno rallentato le autorizzazioni e i loro iter per gli investimenti relativi agli adempimenti dell'Aia''. La Fim Cisl valuta ''positivamente il lavoro fin qui svolto dal commissario dell'Ilva Enrico Bondi, supportato dal prof. Edo Rochi''. Nel corso dell'incontro di oggi l'azienda ha fornito dati sulla questione sicurezza indicando ''un tasso di frequenza degli infortuni - spiega Bentivogli - in riduzione rispetto all'anno precedente, ma su cui intende lavorare per ridurlo ulteriormente. Infine abbiamo potuto apprezzare le previsioni di stima di riduzione di tutti gli inquinanti che scaturiranno dall'utilizzo del 'pre-ridotto', che però, per poter avvenire su vasta scala, necessiterà di un approvvigionamento di gas. Sul versante occupazionale - conclude il segretario della Fim - nei prossimi giorni sarà rinnovato il contratto si solidarietà''.
Secondo la Fim, il piano ambientale che riguarda lo stabilimento Ilva di Taranto non sarà disponibile prima della seconda metà di febbraio. Il piano ambientale, secondo quanto emerso dal vertice, precederà il piano industriale (atteso per la metà di marzo) e di rilancio aziendale. Su queste basi, fa rilevare la Cisl, l'azienda recupererà le risorse necessarie al piano ambientale e industriale a partire dagli azionisti, e in caso contrario da terzi a tali fonti, alla luce perdurante della possibilità di ottemperare alle Bat, le migliori tecnologie Ue sulla siderurgia precedentemente alla scadenza del 2016. Questo renderà possibile, sempre secondo l'organizzazione sindacale, l'ulteriore ricorso alle risorse messe a disposizione dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti.
Bondi ha fatto il punto della situazione sullo stato dell'Autorizzazione integrata ambientale nello stabilimento di Taranto rappresentando, fa rilevare la Fim nazionale, ''un quadro in cui le necessità di manutenzione dell'impianto sono ancora molto rilevanti, in particolare per quello che riguarda i treni-nastri e la centrale termoelettrica. Ciò ha fatto lievitare i costi relativi alle manutenzioni. La mancata ripresa dei volumi per fine 2013 e inizi 2014 sta facendo registrare rilevanti sofferenze''. (ANSA)

"La Fiom, a fronte del fatto che a quindici mesi dal riesame dell'Aia e nonostante decreti e leggi specifiche il tema fondamentale del reperimento delle risorse finanziarie per il risanamento sia tuttora irrisolto, ribadisce che occorre adottare gli atti necessari per il rispetto degli articoli 41 e 43 della Costituzione italiana come previsto dalle leggi gia' in vigore". E' quanto si legge in un comunicato della Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici chiede inoltre che il premier Enrico Letta "convochi rapidamente il tavolo nazionale per la siderurgia, considerata strategica per il futuro economico e industriale del paese, in cui focalizzare gli impegni e le politiche industriali per la salvaguardia dell'Ilva e dell'intera filiera della siderurgia italiana nel contesto europeo, come da impegni assunti con la Fiom nazionale nel corso dell'incontro del 12 dicembre scorso". La Fiom ricorda che oggi si e' svolto un incontro "fra la delegazione sindacale di Fim, Fiom e Uilm nazionali e il commissario straordinario Enrico Bondi sulla situazione dell'Ilva, in prossimita' della presentazione del Piano industriale. In contemporanea, sempre a Roma, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il sub commissario Edo Ronchi ha presentato il "rapporto sui primi sei mesi della gestione commissariale dell'Ilva e sull'ipotesi di conversione delle produzioni siderurgiche brown verso produzioni sostenibili di una green economy", a cui la Fiom ha partecipato. In entrambe le circostanze, sui temi che riguardano il futuro dell'Ilva, sia Bondi che Ronchi hanno legato la realizzazione degli impegni annunciati, a partire dal Piano industriale, a tre condizioni: il reperimento delle risorse finanziarie per realizzare gli interventi previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), stimati in 3 miliardi di euro; la disponibilita' di procedure e tempi previsti dal Piano Ambientale compatibili con le esigenze della gestione commissariale; una piu' chiara definizione delle responsabilita' della gestione commissariale nell'attuale fase transitoria, fino all'approvazione definitiva del Piano ambientale redatto dai tre esperti" (CdS)

giovedì 9 gennaio 2014

Mendicanza da ricchi

Vertice al ministero. Bondi: «All'Ilva servono 3 miliardi»
 

Tre miliardi di euro. Tanto serve all’Ilva del commissario Enrico Bondi per attuare gli interventi di risanamento ambientale prescritti dall’Aia e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto con investimenti che ne accrescano l’efficienza e la competitività. Questo fabbisogno è stato prospettato ieri alle banche dallo stesso Bondi, che ha incontrato i vertici delle banche più esposte con l’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, presenti il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e il sub commissario della stessa Ilva, Edo Ronchi. Per le banche, invece, c’erano l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Miccichè, e l’amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti.
Tre miliardi quindi, ma come e dove trovarli? La soluzione che si sta facendo strada negli ultimi giorni è quella di proporre ai Riva un aumento di capitale dell’Ilva. Di questo Bondi aveva già parlato lo scorso 27 dicembre, quando sul nuovo decreto legge (il 136, varato dal Governo il 3 dicembre e pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 10 dicembre) è stato ascoltato dalla commissione Ambiente della Camera. E ora quest’ipotesi si è strutturata sotto forma di emendamento allo stesso decreto. A presentarlo, in accordo pare col Governo, il relatore del provvedimento, il deputato del Pd, Alessandro Bratti. L’emendamento sarà probabilmente votato lunedì.
Sarà proprio Bondi a fare un passaggio con i Riva sull’aumento di capitale. E si parte dal fatto che ora i beni e i conti del gruppo Riva sono stati dissequestrati dalla Corte di Cassazione che ha annullato l’ordinanza del gip di Taranto, Patrizia Todisco, per 8,1 miliardi. L’aumento di capitale che sarà chiesto ai Riva è scisso dalla possibilità, pure prevista dal nuovo decreto legge, che il commissario chieda all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate dalla Procura di Milano agli stessi Riva per reati fiscali e valutari. Una possibilità che rimane ma che, a quanto pare, richiederebbe tempi più lunghi rispetto alla necessità dell’Ilva di partire a tempi brevi con i lavori dell’Aia. Lo scorso 27 dicembre, infatti, Bondi ha detto ai parlamentari della commissione Ambiente che senza risorse sono a rischio gli investimenti ambientali messi in programma per quest’anno e pari a irca 6-700 milioni di euro.
I banchieri ieri hanno ascoltato l’esposizione di Bondi e si sono riservati una valutazione più approfondita. E’ chiaro che aspettano di vedere quale sarà la risposta dei Riva e la conversione del decreto in legge che darà più forza all’aumento di capitale. Di quanto dovrà essere l’aumento di capitale, ragioneranno, nel prosieguo del confronto, Ilva e banche. Alle quali toccherà stabilire quanto sarà la parte di credito e quanto di aumento di capitale vero e proprio. In quest’ultimo caso si parla di 1,3-1,4 miliardi ma è solo un dato indicativo. Almeno per ora.
Che sia necessario assicurare certezze di risorse al risanamento dell’Ilva è un punto richiamato anche dal presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, subito dopo aver ascoltato Bondi. E anche i sindacati convengono su questa linea, sia pure con distinguo. La Fim Cisl di Taranto, per esempio, reputa «opportuno» che i Riva assicurino l’aumento di capitale. Ma non per far rientrare in gioco i Riva - perchè, per la Fim, non ci sono i margini per un loro rientro a Taranto -, quanto perchè, essendo comunque proprietari dell’azienda nonostante il commissariamento, avrebbero l’interesse a venderla risanata e con gli impianti a norma. La Uilm di Taranto, invece, non entra nel merito delle soluzioni tecniche e quindi non si pronuncia sull’aumento dei capitale da far sottoscrivere ai Riva, ma pone il problema di finanziare i lavori dell’Aia ed aprire i cantieri. «Questo - commenta la Uilm - è l’unico aspetto che ci interessa perchè non possiamo correre il rischio di rimanere impantanati dopo tre leggi ed una quarta in arrivo». E ieri infine Legambiente ha chiesto che non si protragga ancora la presentazione del piano delle misure ambientali, passo preliminare per il nuovo piano industriale dell’Ilva. (GdM)

venerdì 29 novembre 2013

Alla corte di "re" Archinà

LE INTERCETTAZIONI. DALL’AMICIZIA CON CLINI ALLE RACCOMANDAZIONI DI VENDOLA: COSÌ FUNZIONAVA IL SISTEMA ILVA

Nessuno può dirsi innocente di fronte ai veleni dell’Ilva. Nel triangolo Taranto- Roma-Milano, tutto e tutti hanno avuto un prezzo. Non necessariamente economico. Tutto e tutti ne sono irrimediabilmente rimasti sporcati e dunque prigionieri. Nei trentuno faldoni di atti e nelle 50mila intercettazioni telefoniche dell’inchiesta della Procura di Taranto depositati in questi giorni e di cui Repubblica è in possesso, è la prova documentale che il Sistema Riva e il capitalismo di relazioni di cui è stato espressione hanno appestato, insieme all’aria, all’acqua, al suolo di Taranto, il tessuto connettivo della politica, della pubblica amministrazione, dei controlli a tutela dell’ambiente e della salute. A Girolamo Archinà, il Rasputin dei Riva, l’ex onnipotente capo delle relazioni esterne Ilva da qualche giorno tornato libero dopo un anno e mezzo di carcere, si sono genuflessi nel tempo segretari di partito, ministri della Repubblica, arcivescovi, sindacalisti, giornalisti. Ascoltarne la voce chioccia al telefono mentre blandisce, lusinga, minaccia i suoi interlocutori, dà la misura di quanto estesa, profonda e antica fosse la rete che ha consentito di collocare l’acciaieria in uno stato di eccezione permanente.
A DESTRA E A SINISTRA
Il cuore e il portafoglio dei Riva battono a destra. Da sempre. Dagli anni 2004-2006. È di 575mila euro il finanziamento a Forza Italia, di 10mila quello a Maurizio Gasparri e di 35mila quello all’ex governatore della Puglia e poi ministro Raffaele Fitto. Uomo cui la famiglia è particolarmente grata per aver ritirato, il giorno prima della (unica) sentenza di condanna, la costituzione di parte civile della Regione nei confronti dell’Ilva, consentendo un risparmio di qualche milione di euro. Ma il capitalismo di relazioni impone di scommettere anche sui cavalli di altra sponda.
«Bersani? Si sentono tutte le settimane», assicura Archinà a chi lo avvisa di un interesse dell’allora segretario del Pd ad un contatto con la famiglia Riva (che per altro ne ha finanziato la campagna elettorale del 2006 con 98 mila euro). Quel Pd, il cui deputato Ludovico Vico eletto a Taranto, è telecomandato come un uomo azienda. E anche con il governatore della Regione, Nichi Vendola, che pure sarà l’unico alla fine a battezzare due leggi contro i fumi dell’Ilva, è un salamelecco di “auguri sinceri” per le feste comandate, attestati di stima. Non solo nella telefonata ormai nota in cui si ghigna della protervia nell’azzittire un giornalista petulante e per la quale Vendola ha fatto pubblicamente ammenda. Ma anche in un’altra conversazione in cui Archinà si offre di fare da “mezzano” per un incontro tra il governatore e l’allora presidente di Confindustria Marcegaglia («Così diamo uno scossone al centro-destra»), cogliendo l’occasione per sollecitare un intervento «caro ai Riva» sulle nomine all’autorità portuale di Taranto. Non esattamente il core business dell’acciaieria.
«Apriamo gli occhi sull’autorità portuale di Taranto», dice Archinà a Vendola. Che risponde: «L’ammiraglio va bene. Non è un ladro. E’ una persona sobria e seria. Siccome è di destra, ho detto al ministro: “È uno vostro, ma è una persona per bene. Niente da eccepire». Ma il problema di Archinà non è «l’ammiraglio». È impedire la nomina di tale Russo, «sponsorizzato dal traditore Michele Conte». «Lei lo sa — insiste con il governatore — che Conte è passato coordinatore cittadino del Pdl?». Vendola conviene: «Michele Conte, mamma mia. Uno raccomandato da tutti. Dalle organizzazioni per la liberazione della Palestina ai gruppi comunisti estremisti. Noi abbiamo il potere di fare bene, ma il ministro ha quello di fare le scelte. Comunque grazie di questa informazione».

“IL NOSTRO AMICO CORRADO”
Non c’è ente locale o ministero dove Archinà e i Riva non possano arrivare. Dovenon si inciampi in «un amico». Come all’Ambiente, dove Corrado Clini, allora direttore generale e futuro ministro del governo Monti, architetto dell’Aia che assicurerà la sopravvivenza dell’acciaieria, viene rappresentato come uomo a disposizione. «Stamattina ho visto per altri motivi il nostro amico Corrado — confida ad Archinà tale Ivo Allegrini del Cnr — Nel casino che adesso praticamente sta investendo il ministero dell’Ambiente, ho praticamente un’opportunità. A Corrado hanno dato la delega che danno pure ad altri direttori generali no! Allora mi ha detto: “Fatemi una nota del casino che sta succedendo giù a Taranto, poiché nel limite del possibile io cerco di rimettere le cose in sesto». Una solerzia che troverebbe spiegazione — per quanto si ascolta in una seconda telefonata tra Allegrini e Archinà — in qualcosa che «sta a cuore a Clini in Brasile» e per la quale «è necessario un passaggio con i Riva».
QUEL LIBRO CON RAVASI
Già, nel Sistema Riva niente si fa per niente. Anche con gli uomini di Chiesa. Come quando don Marco dell’Arcivescovado di Taranto bussa a quattrini per la presentazione di un libro cui presenzierà Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per i Beni culturali. «Su cosa mi devo sbilanciare?», chiede Archinà. «La sponsorizzazione totale costerà 25mila — fa di conto don Marco — E l’impresa Garibaldi ha detto che vuole contribuire per 7-8 mila. Va bene?». Naturalmente va bene. Come vanno bene i sette assegni da 15mila euro l’uno staccati alla Curia e all’Arcivescovo Monsignor Benigno Papa per rendere più liete le feste comandate e far tacere sui veleni dell’acciaieria.
IL RAGAZZO BRUNO DI AVETRANA
Del resto, per i Riva comprarsi le indulgenze sembra facile quasi quanto scegliersi i sindacalisti. E per giunta, Archinà non deve neppure chiedere. «Senti Girolamo — gli spiega al telefono Daniela Fumarola della Cisl — siccome io sto lavorando sul nuovo gruppo dirigente della Fim, mi fai sapere qualcosa rispetto al ragazzo, al delegato nostro alla Rsu, aspetta come si chiama.. quello di Avetrana.. ora mi salta il nome.. un ragazzo bruno con gli occhi neri, è giovane.. Io ce l’ho sempre a mente perché è una cosa che ti devo chiedere e ora mi è sfuggito il suo cognome. Praticamente io devo fornire indicazioni anche alla segreteria nazionale suchi puntare per il dopo Lazzaro».
UN REGALO DI GOVERNO
Non deve sorprendere, allora, che anche dati per politicamente e industrialmente morti, i Riva continuino a incassare i dividendi del loro sistema di relazioni. Ancora oggi e con un nuovo governo. È diventata recentemente legge dello Stato il decreto voluto dai ministro del governo Monti, Balduzzi (sanità) e Clini (Ambiente) sulla valutazione del danno sanitario per i cittadini di Taranto. Norme che, di fatto, di qui al 2017, lasceranno che i cittadini di Taranto, soprattutto gli abitanti del quartiere Tamburi, continuino ad ammalarsi di cancro senza che questo obblighi l’Ilva a modificare il proprio livello di emissioni. Il governo ha infatti accettato di congelare la valutazione del possibile danno sanitario alla popolazione basandosi sulle rilevazioni dei veleni liberati dall’Ilva in questa fase di produzione limitata. Peccato che, già da oggi, l’azienda sia autorizzata ad aumentare la sua produzione fino a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Dice Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, «Il Rompicoglioni», come lo aveva battezzato Fabio Riva: «È un omicidio di Stato. Identico, nella sostanza, a quello già autorizzato dal ministro Prestigiacomo nel 2011». Contro la legge, Assennato e la Regione hanno presentato ricorso. E non sono gli unici a pensarla così. Un dirigente del ministero dell’Ambiente, in una recente riunione con l’Arpa, ha riassunto così il senso dell’ultimo regalo ai Riva: «È come quell’uomo che si getta dalla cima di un grattacielo alto cento metri e che, arrivato al sesto piano, dice: “Fino a qui, tutto bene”».(giacomosalerno)

giovedì 25 luglio 2013

Le due facce di Bondi

Non proprio bi-fronte...
 

Ilva: Vendola, lavoro parlamento pessimo. Bondi Giano bifronte 

"Se vado a Taranto scopro che il lavoro che sta compiendo il Parlamento e' pessimo. Un buon decreto, quello salva Ilva, e' stato progressivamente svuotato di senso. Non c'e' una risposta a questa domanda: Enrico Bondi chi e'? E' un Giano bifronte, visto che e' contemporaneamente commissario e amministratore delegato dell'Ilva? Lui scrive al governo per chiedere di sterilizzare le sanzioni all'Ad e questo non desta scandalo al Paese". A dirlo, nel corso di una conferenza stampa alla Camera il leader di Sel e Governatore della Puglia, Nichi Vendola.

"Fim, Fiom e Uilm nazionali e territoriali hanno piu' volte chiesto di incontrare il commissario Bondi, nella speranza di poter avviare un confronto piu' solido con l'Ilva. Ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta alle nostre richieste d'incontro con il commissario". Lo affermano in una dichiarazione congiunta il segretario nazionale e quello territoriale della Fim Cisl, Marco Bentivogli e Mimmo Panarelli. "Proprio da parte nostra, come Fim Cisl a tutti i livelli - aggiungono - abbiamo sempre sostenuto la nomina di Enrico Bondi, prima come amministratore delegato e poi come commissario straordinario. L'intento di incontrare Bondi - proseguono Bentivogli e Panarelli - scaturisce dalla nostra volonta' di capire meglio quale impegno sta profondendo l'azienda in termini di applicazione dell'Aia. Occorre far presto, occorre recuperare i ritardi ad oggi accumulati nell'applicazione delle prescrizioni previste dall'Aia, oltre a presentare sul mercato un'azienda capace di poter soddisfare le necessita' produttive".(Giornaledipuglia)
 
Ilva: audizione fiume Bondi al Senato, impegno su Piano

Impegno a migliorare la sostenibilità degli impianti con l'obiettivo di andare avanti con il Piano ambientale e industriale. Questo quanto avrebbe detto il commissario dell'Ilva Enrico Bondi - stando al racconto dei partecipanti - in un'audizione fiume alle commissioni riunite Industria e Ambiente del Senato, che di ritorno dalla missione a Taranto avevano già in programma l'incontro e la riunione successiva per valutare i pareri delle commissioni al decreto.
I relatori del decreto sul commissariamento del grande siderurgico, Salvatore Tomaselli del Pd per la commissione Industria e Francesco Bruni del Pdl per la commissione Ambiente, hanno parlato rispettivamente di ''intervento corposo'' dell'Aia e di ''atto finale '' rispetto al provvedimento, di cui domani inizia l'esame degli emendamenti. Bruni parla di ''un buon lavoro di acquisizione di conoscenze sullo stabilimento'', dicendo che Bondi si è soffermato ''soprattutto sul Piano industriale e sul Piano ambientale'', e ricordando quanto sia ''importante migliorare la compatibilità ambientale'' ha detto che ''non può passare senza i finanziamenti da parte del mondo bancario, con il rischio che non si fa né l'uno né l'altro ''.
Per Tomaselli si tratta di ''un'enormità, di un intervento corposo: c'è l'impegno di Bondi e soprattutto lo sforzo del Parlamento e quello che del governo che evidentemente se non ce ne fosse stato bisogno non avrebbe fatto tre decreti ''.
Il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, dice che ''il futuro di Taranto oggi marcia di pari passo con il futuro dell'Ilva. C'è l'impegno del governo.
Dobbiamo avere fiducia che quanto non è stato fatto fin'ora verrà fatto nei prossimi tre anni''.
Le commissioni ora esamineranno i 105 emendamenti. Il decreto dovrebbe approdare in Aula a Palazzo Madama il 29 luglio per la discussione generale. Una sua eventuale modifica lo rispedirebbe alla Camera. Questo tenendo presente che scade il 4 agosto. (ANSA)

Ilva, Bonelli (Verdi): Bondi va rimosso immediatamente

Non ci sono alternative Enrico Bondi non può continuare ad essere il commissario dell'Ilva: va rimosso immediatamente da un incarico che ha ampiamente dimostrato di non poter svolgere per un evidentissimo conflitto d'interesse. Ma non basta perché il Parlamento deve abrogare tutte le leggi che negli ultimi mesi sono state fatte contro la città di Taranto". Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Ci auguriamo che il rinvio dell'incontro tra il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando e il commissario dell'Ilva serva proprio per avvicendare Bondi visto che quest'ultimo non solo ha dimostrato di non avere il disastro ambientale e sanitario tra le priorità da affrontare ma che ha anche offeso i cittadini che sono costretti a convivere con un'inquinamento terribile e assassino con quella relazione in cui si collegano i tumori alle sigarette". "Le risorse promesse da Bondi - 1,8 miliardi della Bei - sono in qualche modo soldi pubblici: dove sono le risorse che Ilva deve utilizzare per le bonifiche? Dove sono le risorse per la messa in sicurezza della falda? - conclude Bonelli -. Su Taranto la politica, tutta la politica, anche quella che finalmente si ricorda di un disastro orribile occultato per anni - continua a celebrare la fiera delle ipocrisie mentre nessun provvedimento concreto è stato preso contro la diossina che ha distrutto e distrugge il futuro di intere generazioni di tarantini". (Ilvelino)

venerdì 22 febbraio 2013

Numeri e idee

Ilva: su cassa in deroga divisioni tra sindacati, Fiom non firma


Le vicende delle ultime ore rischiano di far saltare nuovamente gli equilibri che all'Ilva sembravano essersi, in qualche modo, delineati col pagamento degli stipendi di gennaio, la ripartenza di alcuni impianti dell'area a freddo col ritorno al lavoro di circa 500 unita', e la decisione della Corte Costituzionale di respingere, in quanto inammissibili, i conflitti di attribuzione sollevati dalla Procura di Taranto sul decreto e sulla legge per l'Ilva rinviando tutto alle eccezioni di costituzionalita' sulla legge che saranno discusse ad aprile. Al nuovo scontro fra azienda e Procura sulla vendita diretta delle merci da parte dei custodi, si aggiunge infatti l'ulteriore divisione nei sindacati metalmeccanici, con Fim Cisl e Uilm Uil da un lato e Fiom Cgil dall'altro. Ieri, infatti, al ministero del Welfare, la Fiom Cgil non ha firmato ne' l'accordo sulla cassa in deroga per due mesi, primo gennaio-2 marzo 2013, per 1100 lavoratori delle aree a freddo e a caldo (l'azienda ne aveva chiesto 1393 nelle scorse settimane), ne' il verbale con cui l'Ilva si impegna ad attutire gli effetti negativi della cassa integrazione straordinaria chiesta dal 3 marzo prossimo sino a tutto il 2015 per un massimo di 6147 addetti del sito di Taranto contestualmente all'avanzamento dei lavori di risanamento ambientale imposti dall'Aia. La Fiom non ha firmato in quanto si e' creato gia' un collegamento fra cassa in deroga ormai in scadenza, il 2 marzo prossimo, e nuova cassa straordinaria, che il sindacato Cgil ritiene tutta da discutere, da ridurre nei numeri, ritenuti eccessivi, e soprattutto da verificare alla luce del piano industriale dell'Ilva "che ancora non e' stato presentato". Fim Cisl e Uilm Uil, invece, affermano di aver firmato la cassa in deroga per assicurare ai lavoratori che nel frattempo sono stati sospesi dall'azienda, la copertura economica. I soldi della cassa in deroga, circa 8 milioni, sono stati infatti reperiti dal Ministero. Non e' la prima volta che i sindacati metalmeccanici di Taranto si dividono sull'Ilva. E' gia' accaduto la scorsa fine estate, quando a fronte dell'intensificarsi dell'azione della Magistratura - la legge non c'era ancora - scioperarono Fim e Uilm ma non la Fiom, ed e' accaduto a gennaio quando ha scioperato per alcun giorni solo la Fim per protestare contro l'incertezza sul pagamento degli stipendi, poi corrisposti, e sulla decisione aziendale di serrare con lucchetti e catene tutte le portinerie della fabbrica. (AGI) .

Ilva: intesa per cig in deroga riguarda 1.100 addetti

Riguarda 1.100 lavoratori l'intesa per la cassa integrazione in deroga per lo stabilimento di Taranto dell'Ilva, siglata oggi al ministero del Lavoro. E' quanto si apprende da una nota del ministero diffusa dopo la riunione presieduta dal viceministro Michel Martone. La richiesta dell'azienda riguardava 1.393 lavoratori. 
L'accordo raggiunto al ministero del Lavoro per la cassa integrazione guadagni in deroga per l'Ilva riguarda ''un massimo di 1.100 lavoratori'' fino al 2 marzo. La concessione da parte del ministero della cig in deroga ''si rende necessaria al fine di consentire la prosecuzione delle azioni di bonifica necessarie a tutelare il diritto alla salute dei cittadini di Taranto e preservare l'occupazione dei lavoratori dello stabilimento'', ha spiegato il viceministro Michel Martone che ha appunto presieduto la riunione cui hanno partecipato i rappresentanti dell'azienda e i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil.
''All'esito della riunione - si legge nella nota - il ministero del Lavoro, a seguito della richiesta congiunta dell'azienda e delle organizzazioni sindacali, con l'eccezione della Fiom, ha manifestato la propria disponibilità a concedere la cig in deroga in attesa dell'avvio del programma di ristrutturazione aziendale al fine di consentire la prosecuzione dell'azione di bonifica, necessaria a dare attuazione alle prescrizioni dell'AIA, che ha già richiesto la chiusura dell'altiforno 1 e delle batterie 3-4-5-6''. Nella nota diffusa dal ministero si rileva che ''l'azienda ha ribadito che, all'esito di questo periodo di cig in deroga, non dara' luogo a licenziamenti (mobilità) ma procederà agli investimenti necessari a sostenere il piano di ristrutturazione delineato nella richiesta di cig straordinaria presentata al ministero del Lavoro il 19 febbraio''. (IGN)

sabato 19 gennaio 2013

Revocato il bluff, pardon, lo sciopero di FIM-CISL

Ilva, terminato sciopero Fim Cisl

''E' stato raggiunto un risultato importante - dice - il massimo che ci potevamo aspettare. Infatti noi avevamo chiesto di incontrare solo la societa'. E invece tutte le istituzioni presenti a Roma e l'azienda hanno condiviso e firmato il documento ''. Panarelli sottolinea il fatto che l'azienda si impegna a una velocizzazione dell'applicazione dell'Aia, ponendo l'unica condizione della rimozione dell'ostacolo del sequestro dei prodotti finiti e semilavorati. Speriamo che, con un po' di buon senso, cio' avvenga. L'azienda ha assicurato che non scappa, che vuole continuare a insistere su Taranto e quindi sugli altri stabilimenti, questo per noi e' importante''. ''Il documento e' importante perche' chiede l'applicazione integrale della legge 231'', dice ancora Panarelli. Sulla legge, approvata dal Parlamento poco prima di Natale, dovra' pronunciarsi la Corte Costituzionale a partire dal 13 febbraio. In quella data verra' discusso il ricorso della Procura di Taranto relativo a un possibile conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Intanto per le prossime ore e' attesa la decisione del gip di Taranto Patrizia Todisco sulla richiesta di dissequestro dei prodotti da parte dell'azienda. Al giudice, come aveva fatto con il tribunale dell'appello cautelare, che infatti ha accolto la richiesta, la Procura chiede di sollevare una questione di legittimita' costituzionale della legge. Nel documento di ieri ''e' stata inserita'', spiega ancora Panarelli, anche una rassicurazione da parte dell'azienda circa gli stipendi di gennaio che vanno in pagamento entro il 12 febbraio. Stamane la produzione nel siderurgico e' ripresa, dopo che ieri, a causa dell'astensione dal lavoro di molti operai, era caduta ai limiti piu' bassi. A un certo punto sembrava imminente una precettazione da parte del prefetto di Taranto degli operai e degli addetti di fabbrica che garantiscono la sicurezza degli impianti. Vicino ai cancelli rimangono i presidi dei sindacati di base e del Comitato lavoratori e cittadini liberi e pensanti anche loro in agitazione dai giorni scorsi. La produzione e' stata comunque ridotta sia per il blocco di alcuni altoforni (Afo1 e' gia' spento per la ristrutturazione, ma anche Afo 4 e 5 sono rimasti fermi per alcune ore durante lo sciopero) che per la limitazione agli impianti a freddo dovuta sia al blocco dei prodotti finiti e semilavorati che alla crisi di mercato che dura da tempo. ''Nel tardo pomeriggio di ieri a un certo punto - continua Panarelli - si e' parlato di problemi di ordine pubblico ma questi ci sarebbero stati se l'azienda avesse deciso una massiccia cassa integrazione a Taranto e negli altri stabilimenti. Ma questo non si e' verificato. Sono sicuro che ha avuto un ruolo importantissimo nel sollecitare il governo a prendere in mano la situazione anche il prefetto - spiega ancora Panarelli - tanto che al 'tavolo' c'era anche il ministro Cancellieri''.(Adnkronos)

giovedì 17 gennaio 2013

La Fim perde il pelo...

Ilva: Fim Cisl, sciopero a oltranza
La Fim-Cisl di Taranto ha proclamato dal pomeriggio di oggi uno sciopero ad oltranza dei lavoratori dell'Ilva "considerata la situazione di incertezza venutasi a creare in fabbrica". Il sindacato denuncia come "inspiegabili" vari comportamenti dell'azienda sul piano della sicurezza e "ingiustificabile" la "mancanza di volontà nel dare atto alla legge 231 e alla conseguente applicazione delle misure contenute nell'Aia".(ANSA)

lunedì 14 gennaio 2013

FIM-Cisl, i profitti dei Riva e le sbarre di Archinà

Ilva: «Annullato ordine da 25 milioni di dollari»

È stato annullato dal committente un ordine di 25.000 tonnellate di tubi prodotti dall'Ilva di Taranto -

9.500 tonnellate sono sotto sequestro sulla banchina dell'area portuale di Taranto - che dovevano servire per la realizzazione di un oleodotto in Oklahoma. Lo rende noto l'azienda.
L'ordine prevedeva la consegna delle 25.000 tonnellate di tubi grezzi - del valore complessivo di 25 milioni di dollari - in tre momenti differenti: la prima e la seconda tranche entro novembre 2012 e la terza tranche entro gennaio 2013. L'azienda che aveva fatto l'ordine ha fatto sapere all'Ilva che, non avendo ricevuto neanche la prima tranche del prodotto (costituita dalle 9500 tonnellate di tubi che sono sotto sequestro nell'area portuale di Taranto), l'ordine viene considerato annullato.

Archinà.
Non è stato quindi accolto il ricorso presentato dalla difesa di Archinà contro il no del gip alla scarcerazione del manager o, in subordine, alla richiesta di arresti domiciliari. Archinà è stato arrestato, insieme all'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, nell'ambito dell'inchiesta chiamata "ambiente svenduto". Nella stessa inchiesta sono finiti agli arresti domiciliari l'ex consulente della Procura, Lorenzo Liberti, al quale Archinà avrebbe consegnato una busta contenete 10mila euro in cambio di una perizia "addomesticata" sull'inquinamento dell'Ilva e l'ex presidente del siderurgico Emilio Riva. La detenzione in carcere è stata disposta dallo stesso gip per il vice presidente di Riva Group, Fabio Riva, tuttora irreperibile.


Cisl. "La situazione all'interno della fabbrica comincia a diventare davvero insostenibile, sotto tutti i punti di vista. Rispettiamo l'operato della magistratura ma la gente è fortemente preoccupata''. Lo ha detto Vincenzo Castronuovo, della segreteria provinciale della Fim Cisl di Taranto, a conclusione di una assemblea che si è tenuta oggi nello stabilimento Ilva per iniziativa di Fim e Uilm. Quella di oggi è stata la prima di assemblee che si terranno da oggi e fino alla prossima settimana tutti i giorni in fabbrica.
''Attendiamo con ansia - sottolinea Castronuovo - la decisione del gip Patrizia Todisco in merito all'eventuale sblocco dei prodotti finiti posti sotto sequestro e, subito dopo, decideremo il da farsi. Di certo stiamo vivendo un momento estremamente difficile, oggi una cinquantina di lavoratori volevano entrare in direzione: gli animi sono esasperati, i lavoratori sono preoccupati per il loro futuro''.

Stipendi. Sono stati accreditati regolarmente qualche giorno fa gli stipendi per i dipendenti dell'Ilva di Taranto. Lo si apprende da fonti sindacali dopo i timori espressi qualche settimana fa da sindacalisti e operai sulla corresponsione degli emolumenti a causa della situazione che sta vivendo l'azienda, al centro di una delicata vicenda giudiziaria. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, la settimana scorsa in risposta alle preoccupazioni di operai e sindacati aveva detto che «l'azienda ha messo in atto un grandissimo sforzo finanziario per procedere regolarmente al pagamento degli stipendi del mese di gennaio». «Mi auguro - aveva però aggiunto - che la situazione possa evolvere positivamente per fare altrettanto il prossimo mese». I dipendenti dell'Ilva ricevono l'accredito dello stipendio il 12 di ogni mese: questa volta l'accredito è stato fatto l'11 gennaio e non il 12 per una questione tecnica.

Sciopero della Semat. Le segreterie provincili di Taranto dei sindacati degli edili Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Fillea e Feneal-Uil hanno indetto per domani uno sciopero di otto ore dei lavoratori della ditta dell'appalto Semat, che ha annunciato 100 esuberi con il conseguente ricorso alla cassa integrazione, con manifestazione all'interno ed all'esterno dello stabilimento siderurgico. Lo sciopero, che comincerà alle 7, riguarderà tutti i turni.
In una lettera i sindacati invitano il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, ''ad attivare tutte le procedure per bloccare questi fenomeni continui che si consumano offendendo il territorio ionico ed i lavoratori''. Fillea, Filca e Feneal fanno presente che mentre la Semat ha ufficializzato gli esuberi in un incontro nella sede di Confindustria, ''in un'impresa del Gruppo 'Semat Engineering' (Impresa Metalmeccanica) si continuano ad assumere, sino ad oggi, gruppi di giovani senza alcuna esperienza lavorativa, contravvenendo alle norme più elementari della sicurezza, adibendoli a lavori precedentemente svolti dagli stessi lavoratori edili della Semat''. Le segreterie territoriali, ''pur ribadendo ancora una volta il lato positivo dell'aumento occupazionale, non possono, per nessuna ragione, assistere da un lato alle assunzioni massicce di questi giorni - giovani precari assunti per 12 giorni e/o un mese con interruzioni di circa dieci giorni e riassunzioni in Aziende con denominazione diversa dello stesso Gruppo - e dall'altro alla messa in cassa integrazione di unità lavorative Edili con grande esperienza all'interno dello stabilimento''. Infine, i sindacati ''respingono con forza questi atti di arroganza e ribaltano al Gruppo Trombini qualsiasi tensione e responsabilità sociale che potrebbero innescare la manifestazione''. (Quotidiano)

venerdì 14 dicembre 2012

Fim+Uilm = film (brutto)?

Ilva: Cig in deroga, la Fiom non firma


Divisione tra i sindacati metalmeccanici sulla cassa integrazione in deroga chiesta dall'Ilva per 1428 lavoratori dello stabilimento di Taranto. Fim e Uilm hanno dato il proprio assenso ritenendo questa decisione inevitabile. La Fiom, invece, non ha firmato l'accordo che prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga, con termine ultimo fissato per il 31 gennaio, a causa del sequestro dei prodotti finiti disposto dalla magistratura. (Ansa)

giovedì 15 novembre 2012

I sindacati fanno la "vocina" grossa?

Ilva, «no» dei sindacati alla cassa integrazione

Un dialogo tra sordi l’incontro di ieri pomeriggio tra il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e i segretari generali dei sindacati metalmeccanici: Stefanelli (Fiom Cgil), Panarelli (Fim Cisl) e Talò (Uilm). L’azienda è rimasta ferma sulle sue posizioni: non potrà spendere un centesimo nel risanamento - è stato all’ingrosso il ragionamento imbastito da Ferrante - se non ci sarà il dissequestro degli impianti da parte della magistratura. Solo la produzione permetterà di applicare le prescrizioni contemplate dall’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale.
Se questo non sarà - è l’orientamento dell’Ilva - l’azienda sarà costretta a fermarsi e a rimettere la palla nel campo della magistratura. L’Ilva, attraverso il presidente, ha confermato che investire, per rendere eco-compatibili gli impianti, obbligherà il Gruppo Riva ha chiedere prestiti bancari e, in questo momento, l’Ilva, sempre secondo la valutazione fatta da Ferrante ed esposta ai segretari sindacali, non è considerata in una situazione ottimale per accedere a finanziamenti vista la crisi.
A questo «gioco» i sindacati non ci stanno e lo hanno confermato ieri. «Abbiamo chiesto - dichiara il segretario della Uilm Antonio Talò - che sia congelato tutto il pacchetto di provvedimenti sull’occupazione: dalla cassa integrazione agli eventuali contratti di solidarietà. Prima l’Ilva dovrà mostrare ai sindacati il piano industriale e, insieme, dovremo discuterlo. Successivamente si potrà ragionare sugli esuberi nell’area a freddo e nell’area a caldo». «Da parte di Clini - ha aggiunto Talò - ci aspettiamo l’accettazione del piano. Altrimenti, se salta tutto, la procura e i custodi giudiziari porteranno a termine lo spegnimento e così finirà ogni incertezza. Non si può, come ha fatto il presidente dell’Ilva, prima dire che i quasi mille esuberi nell’area “a caldo”, conseguenza della chiusura dell’altoforno 1 e di alcune batterie della cokeria, saranno ricollocati in azienda e poi agitare lo spettro degli esuberi. Ed è ancor più grave dire che, per questi lavoratori, al contrario dei quasi 2mila dell’area a caldo in cassa integrazione dal 19 novembre, il destino dovrà essere deciso dai custodi giudiziari in quanto gestori dell’area a caldo. Noi chiederemo notizie alla magistratura - ha concluso Talò - ma la responsabilità del futuro occupazionale resta di Riva».
«Sono deluso e amareggiato dall’esito dell’incontro» ha dichiarato Vincenzo Castronuovo, segretario di settore Ilva della Fim Cisl. «Ferrante non può dire che il quadro è cambiato perché il tribunale del Riesame gli dava la possibilità di tenere gli impianti in marcia. A questo punto perché continuano a produrre? A questo punto conviene accelerare la chiusura da parte dei giudici. Noi abbiamo confermato la nostra posizione: i sindacati parleranno di cassa integrazione solo dopo aver conosciuto approfonditamente il piano industriale».
Simili i toni di delusione usati nella nota stampa dal segretario generale della Fiom Cgil, Donato Stefanelli. «L’Ilva presenterà il piano industriale a valle dell’acco glimento dell’istanza di dissequestro degli impianti da parte della procura. Per quel che ci riguarda il piano industriale prescinde alle vicende giudiziarie poiché differisce sia agli aspetti ambientali e sanitari, sia alle prospettive di rilancio industriale dello stabilimento di Taranto. Siamo indisponibili a trattare sulla cassa integrazione in assenza di un piano strategico complessivo. Viste le ripercussioni della vicenda Ilva sull’industria italiana si rende sempre più urgente la convocazione del tavolo negoziale sulla siderurgia da parte del Governo Monti». (GdM)

mercoledì 31 ottobre 2012

MAMMA, CI DANNO LE BOTTE!!!

Ilva: Bonanni scrive a Cancellieri su occupazione sede Fim Taranto

(ASCA) - Roma, 31 ott - Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha inviato oggi al Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, una lettera sull' increscioso episodio accaduto ieri a Taranto che ha visto una sessantina di attivisti del comitato ''Cittadini e lavoratori liberi e pensanti'', occupare la sede sindacale della Fim Cisl.
I manifestanti - si legge in una nota della Cisl - hanno impedito per alcune ore agli attivisti sindacali di entrare ed uscire, gridando contro di loro, frasi ingiuriose ed irricevibili. Nella lettera Bonanni segnala ''questi eventi per sottolineare il fatto che a Taranto, al di la' della crisi ambientale e lavorativa che la stessa citta' sta vivendo, alcuni gruppi o frange di persone ne approfittano per manifestare con atteggiamenti di contestazione preconcetta''.
''Un atteggiamento talmente duro- si legge nella lettera- da prefigurare una pericolosa radicalizzazione specie nei confronti del sindacato confederale e delle istituzioni che vengono individuati come nemici da abbattere piuttosto che soggetti con i quali si puo' discutere e talvolta dissentire''.
''Alla Sua persona non sfuggira' la gravita' di questa situazione- continua Bonanni- e sono a chiederle una maggiore vigilanza per contrastare queste estreme forme di contestazione. In questo particolare momento e per scongiurare una negativa soluzione sul piano lavorativo della vicenda ILVA, e' da evitare ogni forma che possa provocare qualsiasi scontro sociale che penalizzerebbe il livello di democrazia e di sicurezza in quel territorio''. ''Sono certo che tramite la Sua disponibilita', anche l'operato delle locali Forze dell'Ordine- conclude-aumenteranno il grado di vigilanza cosi' come sara' anche nostro compito attuare tutte le iniziative utili a difendere la democrazia e il libero pensiero''.

martedì 30 ottobre 2012

Giovane operaio morto a Taranto

Un giovane operaio muore in circostanze dubbie sulle quali pesa ancora una volta il sospetto del patto scellerato tra industriali e stato con la complicità dei sindacati. Ancora una volta la sicurezza è stata svenduta per trenta denari. Ancora una volta non sono i trapassati e le loro famiglie disgraziate ad apparire nelle notizie, a fare da monito per non ripetere più queste tragedie.
Sotto i riflettori, uno stuolo di politici miserabili, di faccendieri e parolieri sgomitano per bagliori di notorietà. Urlano con violenza tutto il loro potere per schiacciare i sussurri della piccola gente che muore nell'ombra. Urlano, poetizzano e sbraitano tra loro, sperando di coprire con il frastuono il fetore delle loro coscienze. Non ci riusciranno. Mai!
 

Ilva, muore un operaio di 29 anni sciopero immediato e sit-in in Prefettura

Un operaio addetto al movimento ferroviario è morto intorno alle 8,45 in un incidente nell'area portuale dell'Ilva di Taranto. La tragedia è avvenuta al quinto sporgente del porto. La vittima è Claudio Marsella, di 29 anni, originario di Mesagne ma residente a Oria e dipendente diretto dell'Ilva. Il ragazzo probabilmente caduto dalla piattaforma della motrice urtando il torace contro i respingenti di un vagone durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, riportando lesioni al torace. In un primo momento si era pensato che fosse rimasto schiacciato.
A soccorrere l'uomo sono stai alcuni compagni di lavoro, ma le sue condizioni erano già gravi, e Marsella è deceduto all'arrivo in ospedale. Uno sciopero immediato nello stabilimento è stato proclamato dai sindacati dopo che si è diffusa la notizia della morte: blocco delle attività dalle 11 di oggi fino alle 7 di domani 31 ottobre. E due ore di sciopero domani sono state proclamate in tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia. I lavoratori hanno anche improvvisato un sit-in sotto la sede della prefettura di Taranto: si tratta dei dipendenti che aderiscono al Comitato di "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", di cui fanno parte numerosi dipendenti dell'Ilva. I lavoratori chiedono di incontrare il prefetto, Claudio Sammartino, per discutere delle problematiche della sicurezza all'interno dello stabilimento siderurgico dopo l'incidente.
La direzione aziendale dell'Ilva ha espresso "piena vicinanza ai parenti della vittima" e ha deciso di sospendere le attività dello stabilimento, relative al primo turno, in segno di cordoglio. "Grande è il cordoglio per la perdita di una giovane vita - si legge in una nota della Fiom che ha annunciato che si costituirà parte civile nel caso venissero accertate responsabilità - e, sebbene episodi così gravi non avvenissero da 4 anni, è il caso di non dimenticare che, prima di Claudio Marsella, altri 42 lavoratori sono morti in Ilva dal 1992 ad oggi".
Nel 2008 lo stabilimento fu scosso da un'altra morte: quella di Jan Zygmunt Paurovicz, operaio polacco di 54 anni. Per la sua morte sono state rinviate a giudizio otto persone. L'uomo, che era assunto da un'azienda esterna, precipitò da un ponteggio costruito nell'altoforno 4. Mancavano solo pochi minuti alla fine del suo turno, quando un movimento falso lo fece precipitare sul fondo dell' altoforno. Anche in quell'occasione furono i compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi, pochi secondi dopo l'incidente. Ma le ferite alla testa non gli diedero scampo.

Immediata una valanga di reazioni.
"Ogni vittima del lavoro è un lutto inaccettabile - ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini - in questo caso lo è di più perché aggiunge una tragedia umana ad una situazione di tensione che coinvolge tutte le maestranze e la comunità tarantina, che avrebbe invece bisogno di sicurezza sul lavoro e la certezza di vivere in un ambiente sano". "Una vita spezzata a 29 anni, l'ennesimo tributo di sangue versato in una Italia in cui il lavoro e i lavoratori sono marginalizzati". "La tragedia capitata a Claudio Marsella, morto di lavoro all'Ilva mi addolora e pone una volta di più in evidenza l'urgenza di coniugare il diritto alla salute e il diritto al lavoro, che sono parte di un unico inviolabile diritto, quello alla vita": è il commento del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola all'incidente mortale sul lavoro avvenuto questa mattina nello stabilimento siderurgico di Taranto. "Mi auguro - aggiunge il governatore - che la proprietà dell'azienda non abbia bisogno di ulteriori eventi traumatici, che sia l'intervento della magistratura, o una legge regionale, o un altro incidente, per comprendere che è arrivato il momento di rispettare le prescrizioni e consentire così ai suoi lavoratori e alla città di Taranto di vivere in condizioni degne di un paese moderno".
Anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano esprime cordoglio per la morte del giovane lavoratore dell'Ilva: "Ancora una volta la città piange la perdita di un lavoratore. Una maggiore sicurezza sul lavoro, che renda più facile la tutela della vita e della salute dei lavoratori, è senza dubbio - osserva - la sfida che la modernità deve vincere, nella speranza di non dover più pagare tributi di vite umane, perché lavoro, sicurezza e salute possano coesistere".
"Bisogna fare con urgenza la massima chiarezza sulle dinamiche dell'incidente e sulle relative responsabilità" che in questi casi "non sono mai vaghe o non accertabili", afferma dalla Cgil, il segretario confederale Elena Lattuada. "Vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia e ai colleghi di lavoro del giovanissimo operaio morto oggi, insieme a tutto il nostro appoggio alle iniziative che si svolgeranno oggi e nei prossimi giorni nello stabilimento".
"La Fiom Cgil, ove dovessero emergere responsabilità di ordine penale, si costituirà parte civile. La gravità dell'accaduto richiama tutti all'impegno di tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e all'Ilva in particolare". Lo sottolineano in una nota la segreteria nazionale e quella provinciale della Fiom Cgil. Per l'organizzazione sindacale, "l'unico vero e tangibile impegno che l'Ilva può mettere in atto, in questa fase di grande incertezza e di attesa per il futuro, è quello di accelerare la fase di risanamento degli impianti, per risarcire i lavoratori e la popolazione tarantina per il disastro ambientale e sanitario causato".
Si aggiunge il pensiero del primo cittadino di Bari, Michele Emiliano: "Bisogna esigere dall'azienda che vi siano condizioni di sicurezza tali da impedire il verificarsi di fatti così drammatici".
"La notizia della morte di questo nostro giovane fratello, Claudio, torna a sconvolgerci e ad aggravare oltremodo l'orizzonte drammatico del fronte lavoro nella nostra Taranto. Mai vorremmo scrivere simili messaggi di cordoglio e celebrare questi funerali". Lo scrive in una nota l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Ancora una volta, osserva, "corre l'obbligo di ribadire con forza la sacralità della vita, la sua difesa ad ogni costo e che la sicurezza sul posto di lavoro rimane una priorità irrinunciabile". "Rimane il nodo alla gola - conclude l'arcivescovo - per una vita che è falciata e sentiamo una profonda e ingiusta ferita per ciò che è accaduto".(LaRepubblica)

...e pian piano la verità viene fuori...

Ilva: Usb proclama sciopero immediato dopo morte operaio

(ASCA) - A fronte della morte del giovane operaio avvenuta questa mattina nel reparto Movimento Ferroviari dello stabilimento Ilva di Taranto, il Coordinamento regionale dell'Usb Lavoro Privato Puglia, unitamente all'Usb dell'Ilva, ha proclamato lo ''sciopero immediato di tutti i dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto, a partire dalle ore 11.00 di oggi, 30 ottobre, fino alle ore 7.00 di domani, 31 ottobre''.
Lo sciopero, spiega una nota dell'Usb, e' stato indetto per rivendicare la sicurezza nel reparto MOF e per la tutela dell'incolumita' e della sicurezza di tutti i Lavoratori dell'Ilva.
''Alle postazioni del Mof i manovratori operano da soli, e se un lavoratore ha problemi nessuno e' in grado di rilevarli ed intervenire tempestivamente - denuncia Francesco Rizzo, dell'Usb Ilva - Queste modalita' lavorative sono state sancite da un vergognoso accordo, siglato due anni fa da Fim Fiom e Uilm, in cambio di poche centinaia di euro''.
''Dunque, sia nel caso in cui l'operaio morto abbia avuto un malore, sia nel caso di un incidente, come sembra emergere dai primi accertamenti, si tratta sempre di una giovane vita sacrificata in nome del profitto'', conclude Rizzo.

lunedì 8 ottobre 2012

E invece niente sciopero!

Anche gli storici amici di Riva smettono di obbedire a bacchetta e si voltano verso il padrone a chiedere un cenno... Solo Clini e Angeletti continuano ad abbaiare a comando...


Ilva: cittadini al contrattacco, "azienda inadempiente"



(AGI) - Taranto, 7 ott. - Preoccupazione e critiche verso l'Ilva da parte di Fim Cisl e del comitato 'Cittadini e lavoratori liberi e pensanti' perche' l'azienda "non dato alcun segnale sinora", ma nessuno sciopero. Questa la situazione a Taranto quando manca poco alla nuova direttiva di custodi e Procura che obbliga l'Ilva - in parte sotto sequestro per disastro ambientale - ad avviare le operazioni di spegnimento degli impianti entro cinque giorni.
L'ultima direttiva si rifa' al piano di fermate consegnate dai custodi all'Ilva lo scorso 17 settembre e rimasto inattuato. Piano che prevedeva che le fermate dovessero cominciare dall'altoforno 1 e che nei giorni scorsi era stato oggetto di un punto di situazione in un vertice a Palazzo di Giustizia. In questa sede i custodi avevano segnalato alla Procura come l'Ilva non avesse fatto nulla nell'arco di due settimane per attuare il piano. E di qui la decisione dei magistrati di imprimere una stretta.
  "L'accelerazione data dalla Procura - afferma Cosimo Panarelli, segretario della Fim Cisl di Taranto - conferma le nostre preoccupazioni e le nostre previsioni.
Gia' da meta' settembre avevamo detto chiaramente all'azienda che il piano da 400 milioni era del tutto inadeguato, che bisognava dare segnali di voler investire piu' forti e convincenti, che bisognava mettere in campo proposte di risanamento della fabbrica che andassero in direzione delle prescrizioni della Magistratura. Questo non e' avvenuto. Cosi' come l'Ilva, che pure aveva annunciato la volonta' di anticipare la fermata dell'altoforno 1, gia' prevista, in realta' non l'ha fatta. Dal sequestro a oggi nessun impianto si e' fermato: stanno marciando tutti, anche se al minimo. Se ora dovessi scioperare - aggiunge Panarelli - lo dovrei fare contro Riva che non rispetta gli impegni. Ma il gioco e' finito: se l'Ilva non vuole investire, lo dica chiaramente.
Noi vogliamo tutelare l'ambiente e il lavoro ma riscontriamo una grandissima assenza dell'Ilva". "Noi non ci opporremo ad alcuna azione della Magistratura tesa a ripristinare la legalita' e a far cessare reati gravi come quello del disastro ambientale - afferma Cataldo Ranieri, del comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti" - noi non vogliamo essere complici di chi, presumibilmente, sta causando a Taranto grandi problemi a partire dalle morti e dalle malattie dovute all'inquinamento.
  Ma al tempo stesso poniamo anche il problema di migliaia di lavoratori. Problema di reddito e non di ammortizzatori sociali perche' noi vogliamo lavorare. Non vogliamo il male della nostra citta' perche' siamo tarantini anche noi, ma chiediamo che si pensi al futuro dei lavoratori adesso che gli impianti stanno per fermarsi davvero. Se siamo a questo punto, la colpa e' solo di Riva. Non e' che l'Ilva non abbia i soldi per investire, il punto e' che non vuole assolutamente investire per risanare il siderurgico di Taranto". (AGI).

I sindacati attendono risposte soprattutto dall'azienda e congelano qualsiasi manifestazione pubblica. In questa fase avrebbe il sapore della protesta contro la magistratura. "Per ora non ci sarà nessuno sciopero perché farlo significherebbe scioperare e protestare contro la magistratura, quando invece la responsabilità di tutto quello che sta accadendo è una e una soltanto: dell'Ilva e del gruppo Riva", afferma Donato Stefanelli, segretario della Fiom Cgil di Taranto. "L'Ilva non ha fatto nulla in questi due mesi - sostiene Stefanelli -. La fermata dell'altoforno 1 era già programmata dall'azienda. Perché non farla subito così come chiesto dai custodi giudiziari? Perché dal 26 luglio il presidente dell'Ilva Ferrante non ha dato un segnale concreto di cambiamento, continuando ad agire come se nulla fosse? Non conosco un atto dell'Ilva che vada realmente incontro all'esigenza di risanamento, ma solo continui rinvii e proposte largamente insufficienti e poco credibili". 
Stamattina la Fiom Cgil presenterà ai lavoratori la piattaforma sindacale sul risanamento in tempi brevi degli impianti e sulla salute dei lavoratori. "La fabbrica deve cambiare significativamente - insiste Stefanelli -. Un nostro gruppo è stato di recente in Germania, a Duisburg, e lì ci sono realtà siderurgiche che ci dimostrano che quello che noi chiediamo è possibile. Ferrante sappia che il tempo è scaduto. E anche l'Autorizzazione integrata ambientale deve contenere tutte le prescrizioni della magistratura, le migliori tecnologie disponibili e la valutazione del danno sanitario così come chiesto dal presidente della Regione Vendola".
Sulla vicenda interviene anche il governatore pugliese Nichi Vendola: "L'ilva ancora non ha fatto nulla e non ha ancora presentato nessuna carta credibile di ambientalizzazione. L'ilva sta facendo un gioco pericoloso: quello di lasciare o nelle mani della magistratura o nelle mani della politica il cerino acceso. L'ilva forse ha deciso di disimpegnarsi da taranto, ma non è possibile che un gruppo che ha riempito il proprio portafoglio di profitti ciclopici possa far morire una fabbrica che fa campare ventimila famiglie". (Repubblica)


ANGELETTI, HA INQUINATO 40 ANNI, ASPETTATE 4 MESI - All'Ilva e' stato consentito di inquinare per 40 anni, "possono aspettare quattro mesi". Lo ha affermato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, intervenendo sulla vicenda del gruppo siderurgico, oggi, a margine dell'inaugurazione di uno stabilimento della Barilla. Per l'Ilva, minacciata di chiusura per l'elevato inquinamento, "servono le stesse regole con cui si produce acciaio in tutta Europa - ha detto - secondo me l'azienda non ha fatto abbastanza, ora bisogna imporre di applicare le stesse regole europee, non di piu' e non di meno". La produzione "ovviamente - ha aggiunto Angeletti - non si puo' chiudere perche' altrimenti tutti quelli che usano acciaio dovranno comprare da qualche altra parte. Non ci sono soluzioni alternative". "D'altronde - ha concluso - se hanno consentito di inquinare per 40 anni possono aspettare quattro mesi".
ANNUNCIATE ASSEMBLEE CONGIUNTE FIM E UILM - Fim Cisl e Uilm Uil terranno all'Ilva di Taranto assemblee congiunte per informare i lavoratori della situazione che si va profilando nel siderurgico alla luce dell'ultimatum della Procura che ha imposto all'azienda di avviare entro 5 giorni le operazioni di spegnimento degli impianti, termine che scade l'11 ottobre. "C'e' grande tensione tra i lavoratori anche se nessuno chiede di scioperare - dicono fonti sindacali - la gente vuole porre domande, sapere che accade, conoscere l'evolversi dei fatti. Vuol capire che ne sara' dei posti di lavoro se si fermera' anche il grande altoforno 5, se ci sara' o meno ricorso agli ammortizzatori sociali e di che tipo e in che misura".Il fatto che Fim e Uilm facciano le assemblee per conto proprio sancisce ulteriormente la spaccatura con la Fiom Cgil. Spaccatura determinatasi a fronte della decisione di Fim e Uilm di effettuare degli scioperi nei giorni scorsi ai quali la Fiom non ha aderito perche' ha ritenuto le proteste contro la magistratura, che ha disposto il sequestro dell'area a caldo del siderurgico. Per la Fim, inoltre, si e' rivelato difficile ricucire negli ultimi giorni considerato che la Fiom Cgil, afferma il sindacato cislino, le assemblee le ha gia' fatte col proprio segretario nazionale Landini. "E' bastato sapere alla Fiom - dicono ancora nel sindacato dei metalmeccanici Cisl - che noi avevamo intenzione di chiedere un confronto con l'Ilva e loro si sono gia' mossi e autonomamente hanno fatto richiesta di incontro all'azienda". Intanto la segreteria confederale della Camera del Lavoro di Taranto ha definito congiuntamente alle categorie dello Spi e della Fiom, cosi' come deciso nell'ultimo comitato direttivo, un calendario di assemblee per discutere sul tema "dall'emergenza ILVA alla vertenza per ambientalizzazione, bonifica e riqualificazione dell'apparato produttivo e del territorio ionico". In particolare oggi alle 17 e' previsto un appuntamento alla Lega dei pensionati Spi al quartiere Salinella a Taranto. (Affaritaliani)

Ilva, la Procura: chiusura in 5 giorni. Clini: impossibile
Per il ministro dell’Ambiente l’impianto è “troppo complesso” per essere spento. E sulla Procura: «Mi auguro che ci siano convergenze. Sono fiducioso». (Articolotre)

mercoledì 26 settembre 2012

Più bocciata del Trota! Bonanni e Angeletti ringhiano per Riva!

Ilva, gip boccia piano risanamento. "Non si mercanteggia sulla salute" 

 Il piano dell'Ilva di Taranto "e' inadeguato", "non c'e' spazio per proposte al ribasso" e i beni in gioco, come la salute, l'ambiente, lo stesso diritto al lavoro, "non ammettono mercanteggiamenti". Il no del gip Patrizia Todisco all'Ilva e' arrivato, e' nero su bianco, depositato in cancelleria. Il gip si allinea al no gia' espresso qualche giorno fa dalla Procura. E' un doppio no quello del magistrato: all'istanza con cui l'Ilva aveva chiesto la possibilita' di continuare a produrre, sia pure ad un passo di marcia ridotto, e al piano aziendale da 400 milioni di euro relativo agli investimenti per mettere a norma lo stabilimento e abbattere le emissioni inquinanti. Primi investimenti, ha detto sempre Ferrante, in attesa di avere il quadro della nuova Autorizzazione integrata ambientale e quindi programmare altri investimenti e ulteriori spese.  Gia' la Procura giorni fa aveva ritenuto inadeguato il piano dell'ilva, rilevando che alcuni degli interventi proposti risalivano addirittura agli atti d'intesa firmati dall'azienda con la Regione Puglia negli anni 2007-2008. Interventi rimasti sulla carta, inattuati. Questo, secondo i magistrati, e' uno degli aspetti che rende poco credibile il piano dell'Ilva, mentre Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva, ancora ieri l'aveva definito "serio, concreto e responsabile". Il gip, quindi, sottolineano ora i sindacati, non ha fatto altro che confermare la contrarieta' espressa dalla Procura ma anche dai custodi, cui sono affidate le aree sequestrate del siderurgico, i quali per conto della stessa Procura hanno compiuto una valutazione tecnica del piano. E ora, messo nell'angolo il piano Ilva da 400 milioni, resta in piedi quello dei custodi. Un piano dal segno diverso, pero', visto che prevede lo spegnimento degli impianti e il loro rifacimento. I custodi l'hanno consegnato all'Ilva diversi giorni fa e poi hanno anche inviato una sollecitazione affinche' l'azienda procede. (AGI) 

 Il Gip di Taranto boccia il piano di risanamento presentato dall'Ilva. L'impianto va quindi verso la chiusura. Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante incontrando i sindacati ha annunciato il ricorso "in tutte le sedi previste dall'ordinamento contro l'atto del gip" ed ha manifestato "dispiacere" sia "per il contenuto" dell'atto stesso nonche' per "i termini usati. Quel piano era solo l'inizio di un percorso, un primo approccio e serviva a fare delle cose nell'immediatezza - ha aggiunto - l'azienda ha una previsione piu' ampia e questa sara' contenuta nell'Aia, dove faremo quello che e' necessario fare e quello che ci viene prescritto da fare". Ferrante ha poi precisato che l'Ilva non "deroghera' dalla certezza del quadro in cui muoversi" citando quanto avvenuto per le centraline, dove la Regione ne ha chieste 4, l'Arpa 6 e i custodi 11, e per il barrieramento tra siderurgico e rione Tamburi, intervento previsto nell'Aia di agosto 2011, ma bloccato nelle scorse settimane dai custodi. GIP, RIPRESA PRODUZIONE SUBORDINATA A RIPRISTINO LEGALITA' La ripresa dell'attivita' produttiva nell'Ilva di Taranto e' "subordinata all'effettivo ripristino della legalita' violata e al ristabilimento delle condizioni di assoluta sicurezza per la salute della popolazione locale, dei lavoratori e dell'ambiente, obiettivi ineludibili e improcrastinabili come ribadito dal Tribunale del Riesame". Lo scrive il gip Patrizia Todisco nel provvedimento sull'Ilva. "Gli interventi da svolgere e le somme da stanziare, quale quella in esame" dice ancora il gip riferendosi ai 400 milioni proposti dall'azienda sono "assolutamente e manifestamente inadeguate e insufficienti rispetto a quanto presentato dai custodi amministratori".
  Secondo il gip "occorre prima adottare le misure idonee a bloccare da subito le emissioni inquinanti successivamente quelle in grado di rendere l'impianto sicuro dal punto di vista ambientale. Se i due termini non coincidono, com'e' ovvio, non e' possibile aspettare i tre, quattro anni previsti dall'Ilva per realizzare le misure indicate (peraltro assolutamente insufficienti) ed in attesa subire le sue dannose emissioni.
  Occorre invece adottare un piano drastico che da subito impedisca l'attivita' inquinante proprio come previsto dalle ultime indicazioni dei custodi".
  BONANNI, SE CHIUDE TARANTO SPROFONDA IN VORAGINE SPAVENTOSA "Se chiude Taranto sprofondera' in una voragine spaventosa".
  Cosi' il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha commentato la decisione del gip di bocciare il piano di risanamento dell'azienda. "Siamo dispiaciuti e addolorati - ha aggiunto - serve responsabilita', nessuno puo' pensare che l'attivita' venga chiusa. Non esiste attenzione all'ambiente con una situazione di degrado economico".
  ANGELETTI, RISCHIO CHIUSURA QUASI CERTEZZA "Il rischio e' quasi una certezza. E' una catastrofe". Cosi' il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti ha commentato la bocciatura da parte del gip di Taranto del piano di risanamento dell'Ilva.
  FIM E UILM, PROCLAMATI DUE GIORNI DI SCIOPERO Due giorni di sciopero all'Ilva di Taranto. Si terranno domani e venerdi': il primo turno dalle 9 sino a fine turno, per otto ore invece il secondo e terzo turno. Analoga protesta anche venerdi'. Lo sciopero e' stato indetto da Fim Cisl e Uilm. I sindacati intendono cosi' protestare contro il rischio che la fabbrica si fermi, rischio adesso piu' concreto dopo che anche il gip, analogamente al parere della Procura, ha detto no all'istanza dell'azienda che aveva chiesto una minima capacita' di produzione a fronte di un piano di investimenti da 400 milioni di euro per il risanamento degli impianti. "Arrestare la produzione vuol dire spegnere le speranze ed il futuro dei lavoratori" e' il parere di Fim e Uilm che hanno proclamato due giornate di sciopero all'Ilva di Taranto ritenendo che "risanare l'Ilva senza fermare la produzione non e' impossibile". Secondo le due organizzazioni sindacali dei metalmeccanici Cisl e Uil, che hanno annunciato un'agitazione permanente, "occorre trovare una convergenza tra le istanze del rispetto ambientale, il diritto dei cittadini alla salute e attivita' produttiva. Auspichiamo che si faccia il possibile per salvaguardare i livelli occupazionali per evitare che il Mezzogiorno, che si trova a vivere una fase gia' molto critica, venga travolto da un vero e proprio disastro occupazionale. Non vogliamo creare alcuna frattura fra la produzione e la tutela dell'ambiente, intesa anche come salute per gli uomini". "Anche se alcuni pensano erroneamente che la nostra controparte sia la magistratura - proseguono Fim e Uilm jonici - non abbiamo mai contrastato ne' messo in discussione le prerogative della magistratura e abbiamo sempre considerato un valore la sua autonomia d'intervento, la cui portata tuttavia, debba tener conto dei riflessi sociali che puo' determinare. Riteniamo infine - concludono i due sindacati - che si debba arrivare al piu' presto al rilascio dell'aggiornamento dell'AIA". (AGI).

martedì 14 agosto 2012

Violenze e intimidazioni

Ilva, Taranto spaccata in due. «amici» e «nemici» del gip 

Due fronti sempre più contrapposti. Dentro e fuori la fabbrica. Nel sindacato. Nella città. Nello stesso management dell’Ilva.
Sì, nel giorno in cui il governo Monti rompe gli indugi e si schiera apertamente contro gli ultimi provvedimenti della dottoressa Patrizia Todisco (il giudice per le indagini preliminari del Tribunale che ha sequestrato l’area a caldo del siderurgico jonico), a far notizia sono due immagini diametralmente opposte. Due immagini che fotografano nitidamente quel che sta accadendo a Taranto alla vigilia di un Ferragosto che si annuncia a dir poco infuocato: da un lato quella degli operai e delegati di Fim e Uilm che in mattinata, dalle 10 alle 12, sono usciti dalla fabbrica per bloccare il traffico sulla statale 100 e per ribadire il loro dissenso nei confronti della magistratura e della dottoressa Todisco; dall’altra quella del migliaio di persone (operai e pensionati dell’Ilva, ambientalisti, aderenti al movimento 5 Stelle, Cobas, frange di Sel, di Rifondazione comunista e semplici cittadini) che alle 4 e mezzo del pomeriggio si sono radunati in piazza della Vittoria per urlare a squarciagola che «Patrizia Todisco non è sola» e che «per l’Ilva e per Taranto è arrivato il momento della verità».

Sì, nel giorno in cui da Roma arriva la conferma che venerdì saranno qui a Taranto i ministri Corrado Passera (Sviluppo economico) e Corrado Clini (Ambiente), queste due immagini raccontano tantissimo. Innanzitutto ci confermano che il fronte sindacale si è letteralmente frantumato e che la Fiom, cui ieri l’azienda ha negato di riunire i lavoratori in assemblea, non ha più alcuna intenzione di seguire Fim e Uilm «in iniziative che sono dichiaratamente contro la magistratura».

Surreale, a questo proposito, la situazione che si è determinata a mezzogiorno davanti ai cancelli della Direzione Ilva, dove il presidente Bruno Ferrante aveva convocato i vertici sindacali di Fim, Fiom e Uilm per un incontro preliminare a quelli che si sono poi svolti nel primo pomeriggio a Bari.
Ebbene, nonostante la convocazione, i cancelli sono rimasti sbarrati ai rappresentanti sindacali sino alle 12.30. Motivo? Perché nel piazzale interno, situato di fronte ai cancelli, qualcuno (incaricato chissà da chi?) aveva pensato di sistemare delle pale meccaniche. A che scopo? In segno di protesta nei confronti dei custodi giudiziari nominati dalla dottoressa Todisco, i quali sin dal primo mattino si erano recati in fabbrica per prendere visione di tutta la documentazione archiviata proprio negli uffici di Direzione.


Un’iniziativa, quest’ultima, che spiega anche i contrasti, ormai evidenti, all’interno dello stesso management, dove più di un dirigente non condivide la «linea morbida» dell’ex prefetto di Milano Ferrante.

Durissime, in questo senso, le dichiarazioni che in tarda mattinata ha rilasciato alla Gazzetta il segretario provinciale e regionale della Fiom-Cgil, Donato Stefanelli. «Queste persone - ha detto riferendosi a chi ha sistemato le pale meccaniche sul piazzale - devono essere trattate come tutti quegli operai che in questi anni di fronte a una minima infrazione sono stati colpiti da duri provvedimenti disciplinari. La legge sia uguale per tutti. Se in azienda ci sono soggetti che fanno riferimento al vecchio regime, è bene che comprendano che l’impunità è finita, che il rispetto delle regole c’è anche per loro».
Ma altrettanto dure, anzi persino più dure, sono le parole che Stefanelli ha pronunciato all’indirizzo dei vertici di Fim e Uilm, sindacati, soprattutto la Uilm, che negli ultimi anni sono diventati largamente maggioritari in Ilva: «Non spetta a noi commentare gli atti della magistratura. Non spetta a noi dire se sono coerenti o quant’altro. Non spetta a noi occuparcene. Lo facciano gli organi competenti: il Csm, il governo, chi lo deve fare. Perché noi rifuggiano dall’utilizzare i lavoratori come testa d’ariete contro la magistratura. Ed è il motivo per il quale ci siamo dissociati da questa iniziativa irresponsabile che stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) Fim e Uilm hanno organizzato. Perchè non ci dimentichiamo che queste cose le ha fatte l’Ilva di ieri. Non ci dimentichiamo del famoso 30 di marzo, quando l’Ilva schierò per le strade di Taranto i lavoratori contro la magistratura nel giorno dell’incidente probatorio. Oggi (ieri) loro hanno fatto la stessa cosa. È un atteggiamento irresponsabile e servile».
Per la Fiom, al contrario, è innanzitutto l’Ilva che deve dire che cosa intende fare. «Noi - ha detto ancora Stefanelli - abbiamo chiesto a Ferrante di presentarci un “Piano di interventi e di risanamento”. E su questo vogliamo che sia aperto un tavolo negoziale. Perché i lavoratori ed il sindacato non possono diventare soggetti passivi. Perché se Ferrante interloquisce con la magistratura o con il governo, noi non possiamo diventare spettatori. Abbiamo il diritto di essere protagonisti, perché gli interventi che l’Ilva dovrà eseguire non sono fini a se stessi, ma riguardano le condizioni di lavoro degli operai dell’Ilva».
Parole, quelle di Stefanelli, che segnano un solco nei rapporti con Fim e Uilm, i cui vertici, però, non si smuovono di un millimetro. E infatti, per oggi alle 10, i rispettivi segretari provinciali, Mimmo Panarelli e Antonio Talò, hanno deciso di organizzare un altro sciopero di due ore con conseguente blocco stradale.

Quella di oggi, con tutta probabilità, sarà la prova generale di quel che accadrà venerdì, quando, in occasione dell’arrivo a Taranto dei ministri Passera e Clini, a manifestare saranno anche i cittadini che ieri si sono riuniti in piazza della Vittoria.
La loro è un’iniziativa per tanti versi spontanea, ma che con il trascorrere delle ore sta assumendo i caratteri di una vera e propria nuova formazione politica, con tanto di portavoce: il 42enne operaio Ilva Cataldo Ranieri. Per venerdì hanno giurato che si faranno sentire e che «assedieranno i ministri ovunque essi si riuniscano».
Il loro programma è chiarissimo. Innanzitutto sostengono l’azione della magistratura e poi hanno una spasmodica e giustificata voglia di «verità» in una città che per troppi anni ha seppellito nel silenzio generale decine di morti ammazzati dall’inquinamento. Ed è anche per questo che ieri hanno invocato l’arrivo a Taranto del ministro della Salute, Renato Balduzzi. Ma è anche per questo che in tanti qui a Taranto temono che quello di venerdì 17 agosto sarà un giorno «caldissimo».

domenica 12 agosto 2012

Disinteressati?

All'appello manca SEL il cui padrone Vedola ha dichiarato ambiguamente e maliziosamente: "Credo che corrisponda al comune sentimento di preoccupazione, non poter comprendere in modo univoco quale sia, secondo la magistratura, il destino dell'Ilva. Se siamo dinanzi ad un provvedimento irreversibile di spegnimento della fabbrica oppure se siamo invece dinanzi ad un percorso di prescrizioni da rispettare". 
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Ricordiamo anche che:  "il gruppo Riva, mediante le due controllate Riva Fire e Ilva, ha dato a Forza Italia ben 245 mila euro e altri 98 mila al solito Bersani. Il ministro dello Sviluppo economico è un asso pigliatutto: per la campagna elettorale del 2006 da solo ha collezionato oltre 480 mila euro di contributi".
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Ilva di Taranto ultime notizie, PdL e PD uniti contro l’ambiente

«Vi è una grave e attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria in cui versa il territorio di Taranto – si legge nel provvedimento del giudice Todisco -, imputabile alle emissioni inquinanti (convogliate, diffuse e fuggitive) dello stabilimento Ilva e segnatamente di quegli impianti ed aree del siderurgico sottoposti a vincolo cautelare». Il giudice di Taranto ha inoltre rimosso da ogni incarico di “custode” l’attuale presidente dell’Iva Ferrante. L’azienda ha subito presentato ricorso.
«La decisione del Gip di Taranto è grave, illogica e contraddittoria - ha attaccato Osvaldo Napoli del Popolo della Libertà -. Si comprende la necessità di tutelare un bene come l’ambiente, interesse generale e di tutti. Si comprende meno invece l’insistenza sul blocco produttivo dell’Ilva che lesiona un interesse non meno generale, visto che riguarda il lavoro di migliaia di operai oltre che gli interessi dell’Italia nel settore dell’acciaio. L’idea di mettere l’ambiente contro il lavoro risente di una visione ideologica. La decisione del Gip è anche un giudizio negativo sul decreto – ha aggiunto il vicepresidente dei deputati del PdL – con cui il Governo ha stanziato somme rilevanti per la bonifica dell’area». Napoli ha lodato la decisione dell’Ilva di impugnare l’atto.
Stefano Fassina del PD ha espresso le stesse preoccupazioni del collega pidiellino Osvaldo Napoli e ha giudicato irrituale e molto preoccupante il provvedimento del Gip di Taranto poiché sono in gioco le prospettive di un’azienda strategica e il futuro di decine di migliaia di lavoratori. Il ministro dell’Ambiente del Governo Monti, Corrado Clini, ha auspicato il proseguimento del percorso di risanamento degli impianti.
Il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, ha criticato la posizione del PD in quanto la magistratura di Taranto, in tutte le sue istanze sta tentando di applicare la legge italiana anche dentro l’Ilva, permettendo all’azienda di ristrutturarsi, mettendo in sicurezza gli impianti con la cessazione dell’inquinamento dell’aria, della terra e del mare. «Sin dall’inizio la magistratura ha sopperito alla totale assenza delle istituzioni - ha dichiarato Zipponi – sul dramma che oggi stanno vivendo i lavoratori dell’Ilva e le loro famiglie. Non dovrebbe mai capitare di porre un lavoratore nella condizione di scegliere fra il lavoro e la propria vita. Se si è arrivati a questo punto è perché chi doveva agire non lo ha fatto, a partire dal Governo italiano. E’ necessario che l’enormità degli utili realizzati fino ad ora dai Riva siamo impiegati per bonificare l’ambiente. Ad oggi abbiamo visto utilizzare solo soldi pubblici, impegnati dal Governo e dalla Regione. Non è pubblico il piano di ristrutturazione dell’azienda – ha concluso – e i tempi di intervento, così come non è chiara la quantità di denaro che il gruppo Riva impegnerà ma, soprattutto, non esistono le garanzie e le penalità necessarie in questi casi, qualora l’azienda non ottemperasse agli impegni presi».
I Verdi hanno apprezzato il nuovo provvedimento del gip di Taranto. Il leader Angelo Bonelli ha affermato che la scelta dell’Ilva di impugnare la decisione del Gip è gravissima e dimostra che l’azienda è alla ricerca di una scorciatoia per evitare le prescrizioni della Procura e confermate dal Tribunale del riesame. «Quella di Taranto è un emergenza gravissima – ha asserito Bonelli -, probabilmente il più grave disastro ambientale e sanitario della storia della nostra Repubblica. Per difendere le ragioni dei cittadini di Taranto che da decenni sopportano nella loro vita il peso dell’inquinamento che provoca malattia e morte, siamo pronti a scendere in piazza».
(Politica24)
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Allarmati i sindacati: «La sorte di 20mila lavoratori non può essere oggetto di palleggio fra giudici»
I sindacati tornano sul piede di guerra, anche se ci sono posizioni differenti. Da un lato Fim e Uilm ritengono «incomprensibile» il nuovo provvedimento del gip Patrizia Todisco e si dicono pronti a nuove forme di protesta «per salvare la fabbrica e il lavoro». Si ipotizza un ritorno in strada dei lavoratori, scioperi, anche nuovi blocchi stradali. «Pensiamo anche a nuove forme di protesta» ha dichiarato il segretario generale provinciale della Uilm Talò, mentre il collega della Fim Cisl, Mimmo Panarelli ha parlato di «provvedimento abnorme» e di «incomprensibile attacco».
  Differente la posizione del segretario generale provinciale della Fiom Cgil, Donato Stefanelli, per il quale «non è il momento di commentare provvedimenti dei giudici. È, invece, il momento di mantenere il sangue freddo, la lucidità. Incontriamo prima l’azienda e ricordiamo che più che alle proteste bisogna pensare agli investimenti che l’Ilva deve fare per rendere gli impianti eco-compatibili». «La sorte dell’ambiente di Taranto e di 20mila lavoratori non può essere oggetto del palleggio tra diversi livelli della magistratura, prima tra procura e Tar, ora tra gip e Tribunale del riesame». Lo dichiara Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl secondo cui «la gran parte delle aree sequestrate può essere bonificata e riqualificata senza interrompere la produzione. Il lavoro sulle linee gas e polveri e sull'agglomerato si può fare con gli impianti in marcia».
  «Il provvedimento del gip, arrivato prima delle motivazioni del provvedimento del Tribunale del fiesame – dice il segretario della Federazione metalmeccanici – sembra non tener conto del percorso avviato e soprattutto della necessità che prosegua secondo gli obiettivi di ambientalizzazione». «Bisogna avere chiaro – aggiunge – che la fermata della cockeria è talmente delicata e complessa da essere rarissima. Qualsiasi percorso costruttivo ha bisogno della responsabilizzazione e della partecipazione attiva dell’impresa». «Se il nemico da battere – dice ancora Bentivogli – è l’inquina - mento e non la produzione dell’acciaio, si ha bisogno della competenza e dell’espe - rienza di chi conosce il ciclo di produzione, delle risorse finanziarie di Ilva, di individuare le misure gestionali, impiantistiche e tecnologiche che Ilva dovrà adottare per risanare gli impianti e rispettare gli obiettivi e gli standards di qualità ambientale stabiliti dalle leggi e dalle direttive europee».
  «L'ordinanza del Gip è tipica di questo paese: in Italia quando una strada è pericolosa non la si mette a norma - conclude – si attacca un cartello che avverte il pericolo o si chiude la strada per deresponsabilizzare i responsabili e farne pagare gli oneri della chiusura a chi ne deve fruire. Noi non ci stiamo e lunedì (domani, ndr) valuteremo le modalità del riavvio della mobilitazione». (GdM)