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giovedì 8 agosto 2013

Osservazioni di Legambiente sul PEE Ilva

Piano di Emergenza Esterno Stabilimento ILVA di Taranto: Assente l'analisi sul "rischio tornado"

Per garantire maggiore sicurezza ed efficacia è necessario integrare il PEE ILVA con quello dell'ENI e del PORTO e considerare i trasporti di sostanze pericolose all'interno dello stabilimento.
  Legambiente Taranto  ha presentato il 5 agosto le proprie Osservazioni al Piano di Emergenza esterno dello Stabilimento ILVA di Taranto
  Innanzitutto Legambiente ritiene che Taranto debba rientrare, per la complessità del suo apparato industriale ed il rischio costituito dalle sua attività, tra le aree "ad elevata concentrazione di stabilimenti " ai sensi dell'art. 13 del Dlgs 334/99 e s.m..
Nelle more dell'assunzione di tale provvedimento da parte del Ministero dell'Ambiente, per Legambiente è necessario coordinare ed integrare il PEE dell'ILVA con quello dell'ENI e del porto (ndr. "il rapporto di sicurezza") per garantire maggiore sicurezza al territorio ed efficacia al piano di intervento in caso di emergenza.
In particolare il PEE dell'Ilva dovrebbe integrarsi con quello delle due centrali termoelettriche CET/2 e CET/3, di cui la stessa azienda ha di recente rilevato la proprietà. Pur distinti sul piano societario, i processi produttivi delle due aziende sono infatti tra loro strettamente interconnessi. La necessità viene avvertita anche nelle note esplicative del PEE. Per questo Legambente richiede la formulazione di un solo PEE.
  Rispetto alla documentazione da produrre nel PEE, funzionale a garantire puntualità ed efficacia alle analisi di rischio ed agli interventi da assumere in caso di incidente rilevante, la descrizione del sito non risulta del tutto esaustiva relativamente all'aspetto "informazioni sullo stabilimento" così come previsto dal DPCM 25 febbraio 2005. Il riferimento è alla carenza di note inerenti viabilità interna dello stabilimento e mappe delle reti tecnologiche. Di particolare importanza è l'indicazione, su specifica cartografia, del tracciato relativo alle reti gas ed ossigeno, ai vari impianti di stoccaggio, al posizionamento delle torce per rilevarne il rischio in rapporto al trasporto interno di sostanze pericolose ed eventuale effetto domino per la loro vicinanza. Nella descrizione territoriale mancano citazioni riguardanti la presenza di discariche in esercizio e dismesse all'interno e fuori del perimetro Ilva. Vedi "Mater Gratiae", "Cava Due Mari", ex cava "Cementir", ex cava "Briotti", "Italcave", "Gennarini", etc
  La notevole estensione dell'area dello stabilimento siderurgico, circa 15 mln di mq con al suo interno 50 km di strade e 200 km di ferrovia, impone di superare l'attuale analisi del PEE limitato alla valutazione dei rischi di incidenti rilevanti in relazione ai soli processi produttivi. Si ritiene, infatti, che nella loro valutazione alcuni incidenti rilevanti potrebbero presentare, rispetto alla casistica del PEE, un maggiore impatto se causati da mezzi trasportanti sostanze pericolose e/o infiammabili. Ci si può riferire, ad es., alle condotte dei gas di recupero o ai serbatoi di ossigeno. Occorre quindi che il P.E.E riporti i dati riferiti al trasporto intermodale delle sostanze pericolose all'interno dello stabilimento. In particolare, le cifre in merito a quantità, tipologia e pericolosità delle merci trasportate via mare, su gomma e rotaia ed alla quantità dei vettori interessati anche in entrata ed uscita dallo stabilimento. Questi ultimi dati assumono importanza anche in relazione al rischio che incombe sulla strada per Statte, rientrante nella terza zona "di attenzione" ma sulla quale potrebbero inscenarsi incidenti di maggior rilievo se ad essere coinvolto nelle conseguenze di un incidente rilevante interno allo stabilimento Ilva fosse un mezzo con trasporto di merci pericolose.
  Mancano nel PEE analisi circa l'effetto domino conseguente ad incidente rilevante con ripercussioni nelle due centrali termoelettriche CET/2 e CET/3. .
Mancano, inoltre, dati inerenti la dispersione di emissioni diffuse di gas od ossigeno lungo le reti, su giunture e valvole o dagli impianti di stoccaggio, nonché sulla quantità di torce e camini presenti nello stabilimento e sulla temperatura, generalmente rilevante, dei fumi in uscita dagli stessi. Di conseguenza si registra l'assenza di qualsiasi riferimento al rischio determinato da emissioni diffuse di gas od ossigeno che vanno ad impattare con camini e torce.
Legambiente ritiene che l'azienda non possa esimersi dal redigere una valutazione dei rischi rapportati  ad un mancato funzionamento delle torce sulle reti dei gas siderurgici. .
  Infine Legambiente richiama l'attenzione sull'assenza di analisi in rapporto al rischio tornado. I mutamenti climatici del pianeta hanno con tutta evidenza inciso anche sulle caratteristiche atmosferiche dell'area del Mediterraneo rendendole sempre più instabili e protese alla formazione di fenomeni meteorologici dagli effetti anche devastanti. Riscontri in tal senso si sono registrati in loco il 28 novembre scorso quando un tornado ha provocato una vittima e gravi danni al territorio. L'impatto prodotto dal suo passaggio nell'area portuale ed all'interno dello stabilimento siderurgico deve necessariamente portare a considerare nel PEE anche questo tipo di rischio.

lunedì 11 febbraio 2013

Le note di Legambiente al PEE

DIVERSI RILIEVI di LEGAMBIENTE al PIANO DI EMERGENZA ESTERNO (P.E.E.) dell’ENI

 

Legambiente ha inoltrato nei giorni scorsi le proprie osservazioni al piano di emergenza esterno (P.E.E), relativo allo stabilimento ENI, predisposto dalla Prefettura di Taranto in applicazione della cosiddetta "Direttiva Seveso" (D.Lgs. 334/1999 e s.m.i ). “Vari i rilievi mossi dall'associazione” dichiara Leo Corvace, autore delle Osservazioni, “rispetto ai quali chiediamo le dovute correzioni”.
“Consideriamo innanzitutto non esaustiva la descrizione del sito, soprattutto in merito alle caratteristiche naturali della zona e alle specificità di impianti come il parco serbatoi”.
   Circa gli scenari incidentali si riscontra un'estensione delle aree di “danno” inferiore a quelle individuate nel precedente P.E.E. redatto nel 2003. Allora prevalse un principio di precauzione - oggi non applicato - che portò ad una  valutazione del rischio per un raggio di 3 km dalle fonti a fronte degli attuali meno di 200 metri.
   Altro limite  del  P.E.E. è costituito dal suo prendere in esame solo incidenti correlati ai processi produttivi e quindi alla loro incidenza verso l'esterno. “Occorre che venga invece considerato” afferma Corvace –“anche il rischio di senso opposto, ossia causato da eventi esterni”. Il P.E.E. ad esempio, non tiene in alcun conto il rischio  costituito dal transito di merci pericolose sula strada statale 106, sulla linea ferroviaria e  sulla “strada dei moli”, pur rientrando questi assi viari nelle due aree di rischio “seconda zona di danno”  e “terza zona di attenzione”.  Un eventuale deragliamento di vagoni o la fuoriuscita di strada di un’autocisterna con carico di merci pericolose e/o infiammabili, in determinati punti, potrebbe avere un risvolto molto pericoloso  per i serbatoi del parco di stoccaggio della raffineria anche in termini di effetto domino. Così come un incidente rilevante ad un serbatoio potrebbe essere amplificato se andasse a coinvolgere vettori in transito con carico pericoloso e/o infiammabile.
   Per l’individuazione delle tre aree di rischio non vengono inoltre considerati gli scenari incidentali relativi al fattore esplosione pur in presenza di quantità rilevanti di GPL all’interno dello stabilimento (4.282 ton).
    Da registrare anche l’assenza di un raccordo con il "Rapporto di sicurezza portuale " di recente approvato dall’Autorità portuale; così come la mancanza di un’analisi di rischio in rapporto alla presenza  dell'oleodotto di trasferimento del greggio da Monte Alpi (val d'Agri) allo stabilimento ENI ed al metanodotto in costruzione, nonché in rapporto al rischio tornado.
   Legambiente ritiene che per garantire maggiore sicurezza al territorio ed efficacia al piano di intervento in caso di emergenza sia necessario coordinare ed integrare il PEE dell’ENI con quelli dell’Ilva e del porto.
   La mancata redazione della variante urbanistica prevista dal D.M. 5 maggio 2001 e dei piani di emergenza interno e di quello esterno del porto rendono difficoltosa l'applicazione dei necessari criteri di precauzione in ordine al rischio costituito dall'insediamento di nuove attività pericolose.  Eloquente il caso del progetto  "Tempa Rossa" che, se realizzato, andrà ad elevare il rischio di incidente rilevante nella zona.
    Infine, al di là delle valutazioni specifiche e delle criticità evidenziate, le modalità scelte per informare la popolazione sui rischi che corre sono da ritenersi ancora insufficienti. Occorre invece una specifica programmazione che preveda incontri, assemblee pubbliche ed esercitazioni  per rendere "la popolazione consapevole delle misure di autoprotezione da adottare e dei comportamenti da adottare in caso di evento incidentale”, così come indicato dalla specifica normativa.

Scarica il pdf delle osservazioni

mercoledì 16 novembre 2011