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lunedì 19 ottobre 2015

(S)concorrenti

Peacelink ha inviato oggi una lettera alla Commissione Europea Concorrenza

Peacelink ha inviato oggi una lettera alla Commissione Europea Concorrenza, facendo seguito ad una denuncia effettuata dalla stessa associazione nell’agosto 2014.
Antonia Battaglia aveva portato allora la Commissione a conoscenza di una possibile violazione del diritto europeo in materia di concorrenza da parte del governo italiano, finalizzato a erogare fondi pubblici ad ILVA al fine, probabilmente, di coprire i debiti dell’azienda siderurgica e di rilanciarne la produzione.
Peacelink, già autrice della denuncia che ha portato la Commissione Europea Ambiente a lanciare una procedura di infrazione contro l’Italia per il non rispetto delle norme in materia di inquinamento industriale, ha voluto sottolineare con questa nuova lettera che la preoccupazione è generata dal fatto che i fondi, che vengono presentati come necessari a opere di risanamento e adeguamento ambientale, potrebbero in realtà essere utilizzati per garantire il funzionamento corrente dell’ILVA.
La lettera indica, inoltre, che la questione ambientale è sempre all’ordine del giorno viste le emissioni ( quelle evidenti e non) e considerato che la preoccupazione generata dal continuo impatto ambientale dello stabilimento è molto diffusa e avrebbe portato la magistratura, secondo fonti giornalistiche, ad aprire nuove indagini.
Domani a Taranto comincia il processo ILVA. Peacelink chiede quindi alla Commissione Europea di accertare che l’uso di nuovi prestiti delle banche all’ILVA non collida con le direttive europee e non sia finalizzato a tamponare una emorragia di perdite consistenti e continue.
In allegato il testo originale.
Per Peacelink: Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Luciano Manna

Allegati

  •  
    Brussels,    19    October  2015   
       
    Commissioner  Vestager, Competition  European  Commission   
    CC:  Commissioner    Vella, Environment    European  Commission      

    Dear  Commissioner,      
       
    Peacelink     has     brought     to     the     Commission’s     attention     already     in     August     2014    (SA.38613(2014/CP))  that  in the  financial management of ILVA, there could have    been    an    alleged    infringement    of    the    state    aid    rules    of    the    European    Union.       
    As   You   know,   Peacelink   is   the   author   of   the   denunciation   that   led   the   European    Environment    Commission    to    launch    the    infringement    procedure    against    Italy    on    industrial    pollution.     
    Our concern  is  that  the Italian government could have adopted laws which approve the use of  sums seized  by magistrates for  ILVA’s fiscal evasions. Moreover, it       would       appear       that       the       Italian       government       uses       public       money,    through     the   support   to   banks   that   extend   loans   to   ILVA,   for   all   urgent   matters    concerning    ILVA’s    debts,    daily    financial    management    and    payments.       
    We  are    in    fact    deeply    preoccupied    that    while    it    is    advocated    that    these    sums    are    needed    to    put    the    plant    at    norm     and    to    put    in    place    urgent    measures    to    stop    pollution         and       ameliorate       the       obsolete      infrastructure,      in    reality      all      measures    foreseen           by         the         ILVA       permit         have         not         been         realised         and         keep         on         being    postponed     endlessly.     Then,    what   would     loans     and     financial   support   be     for     if    not    to    extend    ILVA’s    production    and    cover    payements?   
    As  Commissioner    Vella    knows,    it    would    really    seem    that    ILVA    keeps    on    infringing    EU     laws   on     pollution.     The     results     are     not   only     visible     day     after     day     in     Taranto     –    emissions       are     very     evident-­‐       but     keep     on     being     reported     by     workers,      citizens,    doctors,    reports    compiled    by    ISPRA,    and    new    investigations    by    magistrates.     

    We   would   thus   like   to   urge   the   EU   Commission   to   investigate   on     the     new     800    million       euros     that     have     been     provided      by     the     Italian     government     to     ILVA,     as    press    has    announced.     
    Urgent  environmental    measures    that    should    have    been    already    realised    long    ago,   
    have     not    been     realised    and    the    situation     in     Taranto    keeps    on    being    extremely  alarming.     
       
    Best    regards,     
    Antonia  Battaglia                         Alessandro    Marescotti                                                     Luciano    Manna       
     

giovedì 18 giugno 2015

Battaglia a Bruxelles!

Peacelink ha incontrato oggi la Commissione Europea sulla questione Ilva di Taranto.

Antonia Battaglia è stata ricevuta dal Capo di Gabinetto del Commissario all’Ambiente Karmenu Vella e da altri esponenti del Gabinetto e della Direzione Generale Ambiente, per una riunione che ha toccato i temi principali sullo stato di attuazione delle prescrizioni AIA, sulla qualità dell’aria e sulle relative rilevazioni di Peacelink, sulle discariche interne allo stabilimento e sulla generale responsabilità ambientale dell’Ilva.
Peacelink, autrice della denuncia presso la Commissione Europea, da più di due anni lavora con le Istituzioni Europee stesse, fornendo materiale scientifico, legale, audiovisivo sugli sviluppi della situazione a Taranto. In seguito alla denuncia di Peacelink, infatti, la Commissione Europea ha lanciato una procedura d’infrazione contro l’Italia e un susseguente parere motivato per la questione delle emissioni in fuoriuscita dallo stabilimento siderurgico.
Durante la riunione di oggi, Antonia Battaglia ha evidenziato i ritardi sullo stato di attuazione delle prescrizioni AIA e ha dettagliato la questione delle rilevazioni degli inquinanti in aria, sulla base degli studi compiuti da Peacelink, Alessandro Marescotti e Luciano Manna, e delle denunce delle diverse eco-sentinelle che collaborano con l’Associazione.
Peacelink ha reiterato con grande vigore che non c’è tempo da perdere e che non è accettabile, ai fini della protezione della salute umana e dell’ambiente, concedere altri mesi alle Autorità Italiane per la realizzazione di un programma AIA che è stato fino a ora disatteso e posposto, con effetti molto gravi per i lavoratori e la città di Taranto.
In una riunione molto franca con gli esponenti delle Istituzioni Europee, Battaglia ha posto l’accento sul non rispetto delle direttive europee e sulla politica di rinvio dell’attuazione delle prescrizioni primarie, così come sulla endemica mancanza di fondi per realizzare i lavori previsti.
“Di cosa stiamo parlando? Anche se l’ILVA dovesse mettere in opera una parte delle prescrizioni per la nuova data stabilita (2016), esse avrebbero solo il potere di limitare i danni per la popolazione, ma non di cancellarli. Il danno che l’Ilva ha causato e continua a causare è molto vasto e richiederebbe una chiara presa di decisione a monte da parte del Governo sulla opportunità di produrre cambiando radicalmente lo stabilimento ed il suo ciclo produttivo, con investimenti fantasmagorici, oppure di chiudere definitivamente una fabbrica che continuare a causare eventi di inquinamento gravi” – ha detto Battaglia.
Peacelink ha chiesto alla Commissione di avanzare in modo spedito verso il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia.
La Commissione Europea ha rassicurato circa la sua costante e continua attività di monitoraggio sia a sia a livello tecnico che politico.
 Per Peacelink, Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Luciano Manna

giovedì 21 maggio 2015

Una legge caricata a salve

Fonte: VoxEurop, rielaborazione ©Comitato per Taranto

Ecoreati, adesso Ilva pensa di non patteggiare

La parola d’ordine è “temporeggiare”. Le dichiarazioni di Matteo Renzi sull’Italia che “riparte da Taranto” all’inizio del 2015 sono ormai un ricordo sbiadito. La questione Ilva può aspettare. Anche la proposta di patteggiamento dinanzi al Tribunale di Taranto può restare in qualche cassetto del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe dovuto dare il via libera al collegio difensivo dell’azienda in amministrazione straordinaria. In una riunione tenuta mar-tedi tra il ministro Federica Guidi e la struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, presente Paola Severino in veste di consulente legale del commissario, si è deciso appunto di frenare sul patteggiamento.
A QUANTO RISULTA al Fatto Quotidiano, nel vertice si è anche parlato del fatto che la nuova legge sugli ecoreati (approvata proprio martedì sera) potrebbe avere un impatto sul processo in corso a Taranto essendo ritenuta più “favorevole al reo” rispetto al reato di “disastro innominato” per cui l’azienda, la famiglia Riva e altri vengono perseguiti a Taranto. Trovano così una prima conferma i timori finora non ufficiali della Procura e del Tribunale della città pugliese sugli effetti che la nuova legge sugli ecoreati potrebbe avere sul maxi-processo Ilva. D’altronde anche magistrati esperti del tema come Gianfranco Amendola, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, e Raffaele Guariniello (vedi qui accanto) lasciano intendere che il lavoro del Parlamento non sia stato così accurato come ci si aspetterebbe per una normativa attesa da vent’anni almeno.
Intanto il 28 maggio – data in cui è fissata l’udienza preliminare del procedimento “ambiente svenduto” – si avvicina. I legali dell’Ilva avevano ipotizzato di chiedere l’applicazione di una pena che prevedeva una multa da 3 milioni di euro, l’interdizione per 8 mesi e la confisca di 2 miliardi di euro come profitto del reato. Nei fatti l’uscita dell’Ilva dal processo penale, però, avrebbe gravato solo sulle tasche dei cittadini: i due miliardi di euro per il risarcimento, infatti, sarebbero stati recuperati grazie a obbligazioni garantite dallo Stato in attesa che fossero svincolati i soldi sequestrati su alcuni conti svizzeri alla famiglia Riva dalla Procura di Milano (che indaga per evasione fiscale) e da usare per il risanamento della fabbrica secondo un decreto del governo di Mario Monti (il Guardasigilli, come si sa, era Paola Severino).
Sul piano giuridico, però, il patteggiamento qualcosa lo avrebbe prodotto eccome: l’ammissione di responsabilità dell’azienda (cioè il commissario) avrebbe pregiudicato in modo significativo la posizione penale degli altri imputati. I Riva, infatti, lo hanno interpretato come una sorta di tradimento della struttura commissariale. Come che sia, qualcosa durante il cammino verso il patteggiamento deve essersi inceppato. E stando a quanto riferito da fonti interne all’azienda, uno dei principali oppositori alla proposta di patteggiamento sarebbe l’ex ministro della Giustizia Paola Severino che, da consulente legale di Gnudi, difende l’Ilva commissariata nel procedimento in corso al Tribunale di Milano. L’ex Guardasigilli, peraltro, ha una discreta competenza in tema di disastri ambientali visto che fu nel collegio di difesa della Montedison anche nel caso della discarica di Bussi, in Abruzzo, su cui – dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano – ora indaga il Csm per presunte pressioni sui giudici popolari per far assolvere l’azienda.
ORA, CURIOSAMENTE, proprio l’ex Guardasigilli che contribuì a scrivere il decreto che consentiva l’utilizzo dei fondi svizzeri, sembra intenzionata a consigliare all’azienda di fare un passo indietro. Il motivo? Si teme che il patteggiamento a Taranto possa condizionare la banca svizzera spingendola a non svincolare il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva. Un punto che però – secondo fonti aziendali – è particolarmente pretestuoso: “La Svizzera sbloccherà il denaro solo quando ci sarà una sentenza definitiva di condanna a Milano”. Tutti lo sanno, insomma, ma nessuno lo dice. Un’ipotesi che, visti i tempi della giustizia italiana e un maxi-processo con oltre 50 imputati, non promette bene. Anzi.

La verità sulla legge contro gli Ecoreati

Martedì è stata approvata al Senato (la Camera si era già espressa il 26 febbraio 2014) il DDL 1345, la cosiddetta legge contro gli Ecoreati recante disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Grande soddisfazione è stata espressa da questi tutti a partire dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti fino a Ermete Realacci del PD e Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. Ma la nuova legge, presentata con lo slogan trionfale “basta casi Eternit” forse potrebbe non mantenere le promesse fatte.
DI CHI È LA LEGGE SUGLI ECOREATI?
Già dal giorno prima della votazione Luigi Di Maio scriveva che il Parlamento avrebbe approvato una legge voluta dal Movimento 5 Stelle e dopo la votazione annunciava trionfante: «È appena stata approvata la nostra legge sugli ecoreati, quella che due anni fa presentò alla Camera Salvatore Micillo nostro Deputato e cittadino della terra dei fuochi». Secondo Di Maio la legge sugli Ecoreati altro non è che quella “presentata due anni fa”
e ancora ieri Di Maio scriveva così su Facebook:

Luigi Di Maio inventa la Legge Micillo

Il problema è che la legge sugli Ecoreati non è la “Legge Micillo”. Il primo firmatario del provvedimento è il deputato del Partito Democratico Ermete Realacci che ha presentato la proposta di legge il 19 marzo 2013. La proposta del cittadino-portavoce-onorevole Salvatore Micillo invece è stata presentata il 15 maggio 2013. Come se non bastasse si evince anche dal testo approvato dal Senato nei giorni scorsi che Realacci è il primo firmatario. Che i contenuti delle due proposte di legge fossero simili è un bene, significa che le forze politiche quando vogliono sanno lavorare assieme, certo agli elettori pentastellati è meglio raccontare un’altra storia altrimenti, suscettibili come sono, potrebbero urlare all’inciucio. Soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente del Consiglio che ci ha tenuto a immortalare il momento della “firma pesante” sulla legge contro gli Ecoreati.

COSA DICE LA LEGGE?
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, cosa dice la legge? Il testo licenziato dal Senato martedì va ad introdurre alcune modifiche al titolo VI del libro secondo del codice penale. I nuovi reati previsti dal Codice sono cinque: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. La legge prevede un sostanziale aumento delle pene con aggravanti nel caso si venga riconosciuta l’associazione a delinquere ma prevede anche il “ravvedimento operoso” ovvero sconti di pena da un terzo alla metà a coloro che collaboreranno con le forze dell’ordine e dalla metà a due terzi nei confronti di coloro che si adopereranno “per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi“. Di particolare rilevanza in virtù del fatto che la legge si propone di evitare l’esplodere di altri “casi Eternit” è l’articolo 452-quater, quello che punisce il reato di disastro ambientale:
Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; 2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.
LE CRITICHE AL PROVVEDIMENTO
I Verdi sono sempre stati molto critici nei confronti di questo disegno di legge. Oggetto delle contestazioni quell’avverbio “abusivamente” ripetuto 3 volte all’interno del testo, il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli scriveva così su Twitter:
"È nato il disastro ambientale cagionato abusivamente "

Un punto ribadito anche da Antonia Battaglia in un pezzo su Micro Mega:
Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre e a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale.
La legge mette a rischio il processo Ilva “Ambiente Svenduto” e rappresenta un’àncora di salvataggio per i grandi inquinatori e per le lobbies di attività industriali potenzialmente inquinanti. Poiché l’Ilva produce inquinando (lo dice il GIP Todisco del Tribunale di Taranto e fa eco la Commissione Europea), ma produce con una regolare autorizzazione ambientale. L’Ilva non rispetta, secondo il GIP e secondo la Commissione, i dettami contenuti in tale autorizzazione ma una volta approvata questa legge, essa non potrebbe mai più essere sanzionata poiché il suo inquinamento non sarebbe abusivo. Non importa che non si rispetti l’autorizzazione, l’importante è che l’autorizzazione esista.
La tesi dei Verdi è che chi ha una regolare “licenza ad inquinare” non potrà essere ritenuto colpevole di inquinamento abusivo, dal momento che il loro non potrà esserlo. Anche il procuratore della Repubblica Gianfranco Amendola attacca il provvedimento di legge proprio su quell’avverbio. In un’intervista ad Affari Italiani Amendola dice che a suo parere quell’avverbio «stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente significa è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un’autorizzazione». Secondo il Procuratore capo non si tratta di un errore o di una svista, quell’abusivamente è stato messo lì proprio per impedire che la magistratura possa intervenire in alcuni settori in particolare quello industriale (oltre al caso Eternit viene citata anche l’ILVA di Taranto). Dal momento che le industrie avevano e hanno l’autorizzazione a produrre l’inquinamento risultante dalla loro attività non sarebbe abusivo. In parole povere secondo Amendola si vuole «lasciare mano libera alle industrie che devono essere libere di fare ciò che vogliono senza che i magistrati possano intervenire».
Come cantava Elio qualche anno fa: Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva.
Ma il problema non è solo quello dell’avverbio, a dirlo è Raffaele Guarinello, il magistrato torinese pubblico ministero nei processi sul caso Eternit. Secondo il magistrato anche con la nuova legge la sentenza sul processo alla multinazionale dell’amianto la sentenza non cambierebbe:
E oggi, se potessimo ricominciare tutto da capo, finirebbe allo stesso modo. Perché i tempi sono stati raddoppiati, è vero, ma la struttura del reato è rimasta identica. Chi dice che con questa legge il processo Eternit si sarebbe salvato dice una cosa sbagliata
Il problema, dice Guarinello all’ANSA è che la legge non ha recepito la sentenza della Cassazione sul caso Eternit e quindi l’impianto normativo rimane pressoché lo stesso della vecchia legge:
La Cassazione ha stabilito che questo reato si consuma quando avviene l’evento. E l’evento, nel caso dell’Eternit, è datato 1986, quando la società ha smesso di produrre. I supremi giudici hanno anche detto che il nostro processo era prescritto prima ancora di cominciare. E questa legge non modifica il principio. Per scongiurare il rischio prescrizione bisogna cominciare a indagare non appena la fabbrica chiude i battenti. E il reato di disastro comincia a prescriversi quando ancora non si è nemmeno manifestato (nextquotidiano)

martedì 26 agosto 2014

Taranto abbandonata

Taranto continua a essere il paradosso della politica italiana. 


La città nella quale si scontrano i poteri forti, che la tengono ostaggio di interessi economici sovrastanti. La città nella quale la Magistratura tenta di bloccare il laissez-faire imposto dal Governo, ma viene intimidita da leggi che depotenziano la portata dei provvedimenti adottati. La città dove le Istituzioni Europee portano avanti un braccio di ferro con un Governo che promette ma che mai realizza, posponendo all’infinito. La città dove, in un clima di scontro continuo, i cittadini e le loro associazioni, in una lotta senza quartiere contro lo stato di adattamento e di abbandono, sono rimasti l’unica risorsa per sollevare la cortina spessa di fumi, IPA, diossina, omertà, corruzione, indulgenza, collusione, che ha fatto di Taranto una delle città più isolate e disperate del Paese.

Il 14 agosto scorso, la Commissione Europea ha inviato a Peacelink una lettera nella quale il Commissario all’Ambiente Potočnik si dice preoccupato per le condizioni sanitarie ed ambientali nelle quali versa la città, come confermato dall’aggiornamento recente dello studio “Sentieri”: 21% di mortalità infantile in più rispetto al resto del Paese, solo per citare uno dei tanti dati allarmanti.

La Commissione, in questa lettera che fa seguito a numerosi scambi ed incontri avvenuti con Peacelink, reitera che l’annoso inquinamento è una questione molto complicata, che deve pur essere risolta con l’impegno del Governo Italiano! Perché, effettivamente, si potrebbe pensare che a Taranto i diritti garantiti dalla Costituzione non siano gli stessi che altrove.

La lettera del Commissario fa venire in mente, in maniera indiretta, che il responsabile primo dello stallo in cui versa la mia città è l’assenza totale delle istituzioni, che avrebbero dovuto fare il proprio dovere, proteggendo noi tarantini dal pericolo al quale siamo ancora esposti. Ma lo Stato non c’è. Dovrebbe fare più notizia il fatto che lo Stato abbia venduto i propri cittadini al mercato dell’acciaio, che una processione religiosa che si inchina ai mafiosi. La Commissione europea, interviene, per quanto la legislazione europea consenta, si fa carico della sofferenza della città, e nella lettera dice testualmente che «essa perseguirà la strada intrapresa fino a che piena soddisfazione non sarà stata data alla popolazione di Taranto direttamente toccata dalla questione Ilva ».

Sono parole tristi, che testimoniano della situazione di abbandono. Sono parole che avrebbe dovuto pronunciare lo Stato, garante dei diritti inderogabili dei suoi cittadini. Ma lo Stato, scomparso da tempo, si nasconde dietro una coperta divenuta ormai troppo corta e affollata già dallo stesso Governo e dalle Istituzioni locali. Non si entra a Taranto nelle questioni vere, e se si viene in visita ufficiale è per fare il giro della sposa: una bella passeggiata in un’Ilva con gli impianti chiusi per l’occasione, con gente che sorride felice sotto minaccia.
L’Arpa Puglia ha definito frutto di farneticazioni i dati, prodotti dalla stessa Arpa, ed elaborati da Peacelink che ha solo aggiornato al 2014, con il modello matematico Arpa, i dati relativi all’inquinamento da IPA (idrocarburi policiclici aromatici, sostanze potenzialmente molto cancerogene) al 2013-2014.

A maggior conferma, e per fugare ogni dubbio, Peacelink ha effettuato la mattina del 26 agosto scorso delle nuove rilevazioni presso il quartiere Tamburi a ridosso dello stabilimento. Le concentrazioni di IPA sono risultate tre-quattro volte superiori ai valori del periodo 2009-2010, pre-AIA, pre-leggi Ilva, pre-Commissariamento del Governo!

Dopo ben sei decreti, siamo oggi al punto in cui sembra che la situazione ambientale sia addirittura peggiorata. Oltre alle rilevazioni strumentali, ci sono centinaia di foto e segnalazioni continue, a Taranto siamo tutti eco-sentinelle e sappiamo, secondo i venti, se possiamo aprire le finestre o meno.

Le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) non sono state realizzate, ma dal 2011 (data in cui fu elaborata la prima versione) ad oggi, esse sono state solo modificate per allungarne la messa in attuazione, che ormai sembra cosa alquanto remota.

Le due ultime leggi sull’Ilva (n.6 del 6/2/2014 e n.100 del 16/7/2014) appaiono come un attacco al bilanciamento dei poteri sancito dalla Costituzione ed una contrapposizione netta al diritto comunitario. A parte la violazione flagrante della direttiva EU sulla riduzione e la prevenzione dell’inquinamento, la legge attuale autorizza l’Ilva a non realizzare il 20% delle prescrizioni del permesso AIA (in questo 20% potrebbero esserci le misure più urgenti, importanti e quindi più costose) e di conseguenza a produrre senza rispettare le leggi approntate precedentemente.

Sembra che il Governo e lo Stato si pongano al di là della legge italiana ed europea e vadano contro i dettami della Corte Costituzionale, che in una sentenza del maggio 2013, ha sancito la persistenza del vincolo cautelare sulle aree e sugli impianti dello stabilimento posti sotto sequestro dal Gip Todisco il 26 luglio del 2012.

La Corte Costituzionale ha affermato che l’attività produttiva è ritenuta lecita solo se è garantito il pieno rispetto del permesso AIA, che prevedeva una messa a norma dello stabilimento entro il luglio del 2014. Il piano ambientale contenuto nelle nuove leggi parla del 2015 e del 2016 per la realizzazione di alcune prescrizioni. Eppure il tempo non va indietro e la situazione sanitaria peggiora di giorno in giorno.

Secondo la Corte Costituzionale, la deviazione dal percorso di messa a norma, che era l’assicurazione di un bilanciamento tra il diritto al lavoro ed il diritto alla salute, doveva ritenersi illecita e pertanto perseguibile ai sensi delle leggi vigenti.
Il bilanciamento di tali diritti viene meno nel momento in cui l’Ilva dichiara di non poter mettere in opera l’AIA a causa di mancanza di fondi.
Svuotata la legge di ogni suo valore, relegate le direttive europee in un angolo, protetta l’Ilva e la sua produzione anche attraverso incredibili opere di propaganda mediatica quale la nomina di un nuovo sub-commissario, quali ridondanti piani industriali futuri, ecco che il Governo sembra aver posto in essere ancora una volta tutte le garanzie volte a garantire la continuità di una produzione i cui effetti per la popolazione e gli operai appaiono devastanti, lo dicono perizie e studi.

Il 7 Ottobre prossimo la Corte di Cassazione si pronuncerà sulla rimessione o meno del processo “Ambiente Svenduto”. L’Ilva-Gate ha 53 imputati, tra i quali tre società appartenenti alla famiglia Riva (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici); il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola; l’ex Presidente dell’Ilva (ed ex prefetto di Milano) Bruno Ferrante; altri due ex direttori dello stabilimento, Luigi Capogrosso ed Adolfo Buffo; l'ex addetto alle relazioni istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archiná; il direttore dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (Arpa), Giorgio Assennato; l’assessore all'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro (IdV); l'ex consigliere regionale della Puglia, oggi deputato di Sel, Nicola Fratoianni; l'attuale consigliere regionale Donato Pentassuglia (Pd) e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (Pd).

Quasi tutti i politici per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono ancora nell’esercizio delle proprie funzioni. Mentre la città assediata dalle malattie aspetta, il Governo continua ad utilizzarla come une enorme esperimento a cielo aperto. A Taranto non ci sono ospedali attrezzati per far fronte all’emergenza cancro e per curare e diagnosticare le altre malattie che gli esperti dicono generate dall’inquinamento. I suicidi fanno parte ormai della cronaca quotidiana. Non si vive, si sopravvive.

In aggiunta al problema Ilva, come se non bastasse, ad aggravare il carico negativo, c’è il progetto Tempa Rossa. E’ di qualche giorno fa la notizia della già avvenuta approvazione di questo progetto di sfruttamento del ricchissimo giacimento petrolifero, situato in località Tempa Rossa nella valle del Sauro, in Basilicata. Esso prevede una centrale di smistamento del petrolio greggio in arrivo nel porto di Taranto, che diventerà un esteso terminal petrolifero. Il materiale arriverà per essere trasportato verso diverse raffinerie in Italia e all’estero, una parte di esso invece sarà lavorato e stoccato a Taranto presso la raffineria Eni che nel frattempo sarà stata raddoppiata.

I problemi sono più che evidenti e sono legati alla concentrazione alla raffineria e al porto di tutto il petrolio del Sud Italia, e di conseguenza alla pericolosità che attività del genere possono avere in maniera definitiva sull’ecosistema, già pesantemente provato dalla presenza dell’industria siderurgica e della grande base Nato.
C’è bisogno urgente di un cambio di passo, di una nuova visione, di una nuova classe dirigente che sappia affrontare le drammatiche condizioni in cui versa non solo Taranto ma l’intero Paese. Che nasca un movimento qui, da chi ha più sofferto e che non ha null’altro in cui sperare se non l’energia che scaturisce dalle proprie forze.

La società è profondamente cambiata. Nuovi bisogni emergono giorno dopo giorno senza trovare risposta. C’è bisogno di stabilità nello sviluppo, di coesione e di giustizia sociale diffusa, in cui le località siano artefici del loro stesso futuro: Taranto non ha mai avuto accesso alla “stanza dei bottoni”, in cui sono state prese le decisioni che così drammaticamente l’hanno riguardata e la riguardano. E’ ora di darsi una strategia per cambiare un futuro che sembra già segnato.

La crisi della città potrebbe essere risolta con un’energica azione di valorizzazione economica delle risorse locali e con un programma di diversificazione economica e produttiva. Ad esempio, la riconversione industriale affrontata con iniezioni di nuove tecnologie, l’allargamento delle attività portuali, nuovi contratti di lavoro che tengano conto della drammatica situazione occupazionale delle aree meridionali come quella di Taranto e che incentivino il radicamento di iniziative imprenditoriali.

La società si deve arricchire delle attività delle municipalità, le quali per ben contribuire hanno bisogno di mettersi all’altezza in termini di conoscenza e di una più ampia prospettiva europea, abbandonando il miope localismo. Agganciare l’Europa, le occasioni internazionali. Proprio per fare questo, si deve puntare sulla cultura, sull’innovazione, sulla valorizzazione delle competenze locali.
Lanciamo una politica che riparta dai giovani della Puglia, della Calabria, della Sicilia, dal Sud tutto che più del resto del Paese ha bisogno di un cambiamento epocale. Creiamo progetti alternativi coerenti con i cambiamenti già avvenuti in questa società e affatto interpretati dalla politica attuale. Ricerca, informatizzazione, innovazione, cultura, ambiente, per realizzare uno sviluppo economico, sociale, che pongano l'individuo al centro dell’attività umana.
Dare respiro all'azione locale in Europa, inserendola in un contesto del quale beneficiare in modo concreto ed immediato. Ripartire da Taranto e dal Mezzogiorno offeso. Riportare la periferia al centro.(Antonia Battaglia - Micromega)

mercoledì 20 agosto 2014

Cara Taranto ti scrivo...

La Commissione Europea scrive a Peacelink

Nuova Lettera del Commissario Europeo Janez Potocnik a Peacelink
20 agosto 2014 - Redazione Peacelink
 
Il 14 agosto 2014 il Commissario Europeo Janez Potocnik ha scritto a Peacelink nell'ambito della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia sulla questione Ilva.
Di seguito il testo originale e la traduzione in italiano.

Janez Potocnik, Commissario Europeo 
Bruxelles, 14 agosto 2014 

Ms Antonia Battaglia, Mr Alessandro Marescotti, Mr Luciano Manna
Peacelink
Post Box 2009
Taranto
ITALY
Dear Madam, dear Sirs,
Thank you for your letter of 7 July 2014 in which you express your worries about the
conclusions of the latest update of the "Sentieri" study, confirming the sanitary critical situation in Taranto and Statte.
I would like to reassure you that the European Commission continues to closely monitor the situation with the aim to ensure that Italian authorities take the necessary measures for the actual implementation of the ILVA permit, in order to comply with all relevant emission limits imposed for environmental and health reasons. I consider that some limited progress has already been made after the start of the infringement procedure, but I am committed to pursuing this case until full satisfaction is found for the people directly affected and the environment in Taranto in line with existing EU law.
I also share your concerns relating to the need of urgent measures, but there is no
easy solution to the longstanding environmental pollution in Taranto the control and cleanup of which will need serious efforts by the Italian authorities. Finally, I want to confirm that, on the basis of all the information in its possession, the European Commission will rapidly decide what further action to take in the framework of the infringement procedure, with the aim of protecting the environment and citizens' health in Taranto.
Yours sincerely
firma Janez Potocnik






Janez Potocnik,
Commissario Europeo
                                                                                  Bruxelles, 14 agosto 2014

Signora Antonia Battaglia
Signor Alessandro Marescotti
Signor Luciano Manna
Peacelink
Taranto


Cara Signora, Cari Signori,
Vi ringrazio per la lettera del 7 luglio 2014 nella quale esprimete preoccupazione riguardo le conclusioni dell’aggiornamento dello studio “Sentieri”, che conferma la criticità della situazione sanitaria di Taranto e di Statte.
Ci tengo a rassicurarvi sul fatto che la Commissione Europea continua a monitorare da vicino la situazione, al fine di assicurare che le Autorità Italiane prendano le misure necessarie per una effettiva realizzazione del permesso ILVA ( AIA), in modo da garantire il rispetto dei limiti delle emissioni rilevanti, così come imposti per ragioni di natura ambientale e sanitaria. 
Credo che un progresso seppur limitato sia stato realizzato dopo il lancio della procedura di infrazione, ma sono intenzionato a portare avanti il caso finché piena soddisfazione sia stata data alla popolazione direttamente colpita e all’ambiente a Taranto, così come garantisce il diritto europeo in materia.
Io condivido inoltre le vostre preoccupazioni relative alla necessità di misure urgenti, ma non ci sono soluzioni facili all’annoso inquinamento ambientale di Taranto, il cui controllo e la cui rimozione richiederanno uno sforzo molto serio da parte delle autorità italiane.
Infine, tengo a confermare che, sulla base delle informazioni in Suo possesso, la Commissione Europea deciderà rapidamente quale ulteriore azione intraprendere nel quadro della procedura di infrazione, con il fine di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto.

Cordiali saluti,
Janek Potocnik
Note:insieme alla lettera è stata in conferenza stampa è presentata un'analisi dei dati ipa di Arpa Puglia
 
(Peacelink) 


domenica 30 marzo 2014

Taranto - Schulz, incontro al vertice!

Il "dossier Taranto" all'attenzione del Presidente del Parlamento Europeo. Incontro il 2 aprile a Bruxelles

Mercoledi’ 2 aprile PeaceLink incontrerà a Bruxelles il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.
PeaceLink ha preparato un dossier per evidenziare la gravità delle situazione in cui versa Taranto, assieme all’inerzia e alla scarsa attendibilità con la quale le autorità italiane affrontano le questioni ambientale, sanitaria e occupazionale che riguardano la città.
Antonia Battaglia (che e' stata invitata da Schulz con Alessandro Marescotti) e' stata delegata a rappresentare PeaceLink e illustrera' al Presidente del Parlamento Europeo la posizione dell'associazione sui lacunosi monitoraggi e sulla scarsita' delle misure prese per proteggere gli operai e la popolazione dall'impatto ambientale e sanitario di un impianto siderurgico obsoleto e fuori dalle norme europee.
Antonia Battaglia farà il punto anche sulle leggi "Salva Ilva" approvate dal Parlamento Italiano e sulle risoluzioni del Parlamento Europeo che riguardano le aree di "declino industriale" che necessitano di bonifiche e di riconversione.
L’incontro a Bruxelles, previsto da tempo, si iscrive nel rapporto che PeaceLink ha instaurato da tempo con il Presidente Schulz, che é stato costantemente aggiornato sulla evoluzione della situazione di Taranto. Il Presidente stesso, in una email recente mandata ad Antonia Battaglia, ha espresso il proprio sostegno alla popolazione ed ha dichiarato di seguire da vicino la questione ILVA.
PeaceLink vuole «portare» Taranto a Bruxelles e far arrivare la voce disperata di una città sulla cui sorte é calato un silenzio assordante.
Questa azione vuole essere un'esperienza pilota per far arrivare all'attenzione del Parlamento Europeo il dramma di tutte le aree inquinate d'Italia per le quali occorre un progetto di bonifica e, spesso, di riconversione.
Taranto deve diventare - come caso apripista - un punto fermo sull’agenda anche del prossimo Parlamento Europeo. Le richieste che PeaceLink avanzerà al Presidente Schulz riguardano non solo la situazione presente ma anche il futuro, con l’inclusione di Taranto in progetti europei di sviluppo sostenibile, da estendere ad altre citta' inquinate che versano in situazioni analoghe di declino industriale.
Per PeaceLink: Antonia Battaglia, Luciano Manna, Alessandro Marescotti

martedì 18 marzo 2014

Gli intellettuali con la maschera e gli attori senza: grande Michele!

In risposta all'Amaca di Michele Serra apparsa su La Repubblica del 12-03-2014 (vedi il nostro post).

Gentile Michele Serra, sono anni che la seguo. Mi piace il suo modo di scrivere, la sua ironia, il sarcasmo che spesso usa per descrivere paradossi e contraddizioni; ammiro molto la sua capacità di ridurre in pochissime battute ciò che pensa delle tragicommedie italiane. Consideri che la sua "amaca" è il primo pezzo de La Repubblica che leggo ogni giorno, da diversi anni a questa parte. Non posso fare a meno di notare tuttavia quanto poco lei sappia della questione ambientale a Taranto, e Il 3 (o forse il 4) agosto di due anni fa ne ebbi la prima conferma. Nell' "amaca" di quel giorno lei sosteneva che un gruppo di facinorosi ultrà aveva interrotto in modo violento e antidemocratico un comizio dei sindacati che, riunitisi in piazza della Vittoria, intendevano parlare ai lavoratori; quegli stessi lavoratori che stavano vivendo i primi momenti di tensione tra la dirigenza Ilva e la Procura di Taranto. Disse che non si poteva dar credito ad un gruppo di violenti che intendevano imporre la propria voce su quella di chi, per statuto, era delegato a parlare. Gentilissimo Signor Serra, lei ignorava che tra quei facinorosi c'erano liberi cittadini, studenti, medici, malati e anche operai. Si fece ingannare dai loro modi, perché evidentemente non sapeva che una delegazione di quei cittadini e lavoratori liberi e pensanti aveva chiesto in maniera del tutto democratica di poter parlare da quel palco. Quei "facinorosi" volevano confrontarsi con le tre sigle sindacali che, nel corso degli anni, nulla avevano fatto per difendere i loro diritti: come risposta ottennero un categorico rifiuto. L'occupazione di quella piazza fu un atto spontaneo e, se permette, anche dovuto; non ci fu violenza e i segretari confederali preferirono la fuga al confronto.

Da allora, quei cittadini e quei lavoratori hanno cominciato un percorso di lotta non violento che chiaramente non è stato mai preso sul serio; ma si sa: in Italia se non volano sanpietrini o molotov, se non si provoca nessuna carica della polizia, è difficile che qualcuno si impegni a dar voce al dissenso. Oggi, leggendo la sua "amaca" (questa volta non più come primo pezzo della giornata), scopro che lei poco sa anche di Antonia Battaglia, donna tarantina impegnata in politica e nella difesa dei diritti fondamentali, quelli legati all'esistenza e alla possibilità di respirare aria invece che diossina. Lei le dà della ottusa pacifista e le addossa la responsabilità di frantumare quel poco di sinistra che è rimasto nel Paese e nel nascente movimento europeo di Tsipras. Ci tengo a farle notare che gli atti della signora Battaglia seguono esclusivamente la logica della coerenza; questa donna, infatti, rappresenta una collettività che proprio nel suo impegno politico ripone le ultime speranze. È, fuori d'ogni dubbio, impossibile, come la stessa Battaglia afferma, sedersi accanto a chi fino ad oggi ha rifiutato ogni tipo di responsabilità nella questione ambientale a Taranto; a chi ha deriso un giornalista che, nell'esercizio della sua funzione, si è visto strappare di mano il microfono da un alto dirigente Ilva; a chi non ha minimamente provato vergogna e, al contrario, ha sentito il bisogno di alzare la cornetta del telefono per congratularsi con l'autore di un gesto del genere, quello sì antidemocratico. Quello che lei rimprovera alla signora Antonia Battaglia è per me e per i miei concittadini solo ed esclusivamente motivo di orgoglio; Antonia sa che prima di tutto deve rendere conto al popolo che rappresenta, sa di credere nel proprio lavoro; e nella propria ferma volontà di risolvere un dramma che fa registrare giorno dopo giorno nuovi casi di tumori e leucemie. Chiudo questo breve appunto invitandola a visitare la mia città, magari il primo maggio "festa" dei lavoratori, e a constatare di persona che aria vi si respira e a incontrare, una volta per tutte, la rabbia di chi si sente impotente e ignorato da una sinistra che fa della giustizia sociale soltanto una bandiera sbiadita dietro cui nascondersi.

Michele Riondino - cittadino e lavoratore libero e pensante - 15 marzo 2014

mercoledì 12 marzo 2014

Quando dietro un intellettuale si nasconde un naso

Illustrazione di Maja Celija, "La storia de Il Naso di Nikolaj V. Gogol'" di A. Camilleri, 2010
A volte si ha l'impressione che l'Italia sia talmente lunga che sia impossibile abbracciarla tutta nella testa delle persone. Nel corpo dell'Italia spesso il naso dimentica l'esistenza dell'individuo completo che lo sostiene e del piede che lo fa muovere.
Michele Serra: che delusione scoprirlo come una macchietta di Gogol!


L'Amaca
" La Lista Tsipras pareva una decente idea per chi crede che la sola alternativa all’Europa prigioniera della contabilità sia un’Europa sociale e solidale. Non si era tenuto conto (almeno qui in Italia) della inesausta litigiosità di quella nebulosa pulviscolare di partitini, movimentini, associazioncine, pensatrici e pensatori single che compongono la sedicente “area dell’alternativa”. Una signora pugliese (portavoce di un imprecisato numero di “associazioni pacifiste”, si spera d’accordo tra loro) si è molto adirata per la presenza in lista di altri pugliesi a lei sgraditi, appartenenti a Sel. Con tutto il rispetto per la Puglia e per i suoi trulli, la disputa non appare esattamente di respiro europeo." (Michele Serra - La Repubblica 12 marzo 2014)

La risposta di Antonia Battaglia a Michele Serra:

Caro Michele Serra, quella che lei banalizza come "disputa" é una scelta etica che non avrei dovuto compiere io da candidata ma che avrebbe dovuto compiere la Lista Tsipras.
Mi rendo conto che lei non conosce Taranto, da come scrive, da come cataloga la questione e da come banalizza.
La Puglia, la informo, non è solo i trulli e le orecchiette con le cime di rapa ma anche una città che, grazie ai colpi di mannaia dati da tutti i partiti nel tempo, sta morendo.
La nebulosa pulviscolare in cui lei mette associazioni, pensatrici e pensatori é la sola arma di resistenza che città distrutte dalla politica- che lei difende-, hanno.
Noi siamo già in Europa, ci siamo andati da soli auto-organizzandoci tramite le associazioni.

Le ricordo che, per andare in Europa, si deve pur passare da Roma perché la Lista parte dall'Italia e deve portare in Europa la politica italiana.
Antonia Battaglia -  12 Marzo 2014




venerdì 7 marzo 2014

Coerenza

Vi ricordate Antonia Battaglia?
Se no, cliccate qui per vedere i vecchi post su di lei: la tarantina che con Peacelink ha sollevato la questione Taranto al Parlamento europeo.
In merito alla sua candidatura alle europee con la lista “L’Altra Europa con Tsipras” ha definitivamente comunicato:

Ho ricevuto stamane una bellissima lettera da parte del Comitato per la Lista “L’Altra Europa con Tsipras”, nella quale mi si invita a non ritirare la mia candidatura e a non darla vinta a chi mi vorrebbe fuori da questa lista. La lettera, firmata da Argiris Panagopoulos in nome di Alexis Tsipras, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, é stata una grande testimonianza di fiducia nei miei confronti. Ma è con grande rammarico che, mio malgrado, constato ancora che tra i candidati della circoscrizione Sud rimangono i nomi di due candidati appartenenti a SEL.  In una lettera invitata al Comitato con Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione *sine qua non*: che nella lista “L’Altra Europa con Tsipras” non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con cio’ che rappresento. La mia dichiarazione del giorno 5 marzo riaffermava quanto già sostenuto al momento della presentazione del mio nome, fin dall’inizio. I miei principî morali ed etici e la netta consapevolezza di non voler portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto ad esponenti di un partito che ancora ieri ha continuato a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA, mi inducono a riaffermare con forza la mia scelta. Pertanto ho pregato il Comitato di voler provvedere a levare il mio nome dalla lista dei candidati della circoscrizione Sud. Auguro ad Alexis Tsipras tutto il successo che merita in Europa.

La questione dell'incompatibilità era già stata sollevata una settimana fa dal Fondo Antidiossina Taranto con una nota polemica nello stile classico dell'ambientalismo locale:

Nuove tensioni nel movimento ambientalista tarantino. Ad agitare il variegato fronte degli ecologisti è la possibile partecipazione alle prossime europee di Antonia Battaglia (Peacelink). Nei mesi scorsi la Battglia è stata fortemente impegnata per portare il caso dell’Ilva di Taranto all’attenzione della Commissione europea, riuscendo a far avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme anti-inquinamento.
Lo strappo si è consumato tra l’esponente di Peacelink e Fabio Matacchiera.

sabato 19 ottobre 2013

Anche le teste...

Ilva: ambientalisti a Bruxelles, a Taranto è tutto contaminato

''La diossina, a Taranto, é stata trovata nel sangue e nel latte materno; la diossina a Taranto copre tutto e ha contaminato tutto''. Lo ha sottolineato Antonia Battaglia, in rappresentanza di Peacelink e Fondo Antidiossina Taranto, nel corso dell'audizione tenuta oggi al Parlamento Europeo sui danni provocati dall'inquinamento degli impianti Ilva. ''Negli anni scorsi - ha proseguito - abbiamo avuto le più alte concentrazioni di diossina d’Europa, molti dicono del mondo''.
Peacelink e Fondo antidiossina Taranto sono titolari della denuncia che il 26 settembre scorso ha portato la Commissione europea ad avviare la procedura di infrazione contro l'Italia a causa dei mancati controlli sull'Ilva. Durante l'audizione della rappresentante delle associazioni ambientaliste non era presente alcun europarlamentare italiano.
''La diossina a Taranto - ha aggiunto Battaglia riferendosi a Taranto - è ovunque, non ci sono essere umani o animali che siano stati risparmiati dai suoi effetti, effetti che stanno devastando ora, oggi, mentre parliamo, ciò che non era stato devastato fino ad ora ma che presto lo sarà, perché niente può sopravvivere restando in salute a quelle concentrazioni di inquinamento''. Battaglia ha fatto presente che Taranto ancora oggi attende ''il campionamento in continuo dei dati ambientali e non ne abbiamo alcuna informazione, semplicemente perché il campionamento non é stato realizzato''. Ed è ''qui - ha detto - che le autorità italiane non sono intervenute in nostro favore, ed é qui e per questa ragione che oggi Taranto ha un’altissima percentuale di malati di cancro, di malattie infantile, di patologie neurologiche e cardiovascolari''.
Ma la diossina, ha proseguito la rappresentante delle associazioni ambientaliste, ''non è il nostro solo nemico a Taranto perché le emissioni nell’ambiente di altri agenti inquinanti altrettanto pericolosi giocano un ruolo fondamentale. E le emissioni liberano IPA, PCB, furani, benzene, benzoapirene, berillio, PM10, tra gli altri. I bambini di Taranto hanno il piombo nel sangue, la polvere minerale nei polmoni e il PM10 ha attaccato le loro cellule. I bambini di Taranto - ha chiosato - al momento non hanno futuro''.
''Le autorità italiane hanno sempre saputo ma fingono ancora di non vedere. Al momento, continuano a garantire all'Ilva di poter produrre come ha sempre fatto negli ultimi 20 anni. Sono qui oggi per portarvi la testimonianza del fatto che a Taranto la situazione non è cambiata, e che tutte le presunte misure prese dalle istituzioni non sono state efficaci e anche se lo fossero state, essere non sono state messe in opera''. E' un'altro dei passaggi chiave del discorso pronunciato oggi da Battaglia  al Parlamento Europeo, che ha aggiunto: ''Noi non vogliamo morire per la produzione, lo abbiamo fatto per decenni, è ora di cambiare e abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per favore, non lasciate che il mio appello cada nel vuoto''.
Prosegue indagine Ue, entro novembre risposta Italia
Prosegue a Bruxelles la procedura d'infrazione avviata sul caso dell'Ilva di Taranto e la Commissione Ue si aspetta una replica delle autorità italiane ''entro fine novembre''. Lo ha riferito oggi un funzionario dell'esecutivo comunitario durante l'audizione alla commissione Petizioni dell'Europarlamento. ''Abbiamo avviato una procedura d'infrazione perché siamo molto preoccupati per i livelli delle emissioni delle produzioni siderurgiche'', ha osservato il funzionario, che ha chiesto al nostro Paese l'attuazione di ''misure efficaci'' per garantire la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. La presidente della commissione Petizioni, Erminia Mazzoni (Pdl), ha sottolineato che gli eurodeputati discutono del problema Ilva da oltre sei anni, mentre l'esecutivo comunitario ha deciso di agire contro l'Italia soltanto il mese scorso. ''Sei anni sono troppi, è necessario accelerare le procedure per salvaguardare la salute e l'ambiente: i cittadini di Taranto non possono, e non devono, aspettare ancora'', ha affermato la Mazzoni. (Ansa)

venerdì 27 settembre 2013

Solidarietà tarantina

La donna, tre figli, tarantina che vive in Lussemburgo aveva segnalato la questione alle autorità comunitarie
Come è nata la decisione di scrivere alla commissione?
"In realtà non sapevamo con chi parlare e così ho cercato i numeri su Internet. Ho telefonato e mi hanno passato la persona competente Il 26 aprile del 2013 con Alessandro Marescotti e Fabio Mattacchiera abbiamo scritto una lettera al commissario all'Ambiente. Abbiamo raccontato di quello che stava accadendo a Taranto, di come la situazione nel capoluogo ionico fosse diventata oramai insostenibile".
E così lo avete convinto ad approfondire il caso.
"Si, perché abbiamo mandato dati scientifici, ci siano attenuti ai fatti, senza alcun accenno polemico. Così è cominciato il carteggio. Ho iniziato a fare pressing con le telefonate, mandando e mail alle quali ho allegato documenti, dati, come quelli epidemiologici o quelli contenuti nello studio Sentieri ed ancora ho inviato iprovvedimenti della magistratura. Così è nata la discussione con il Gabinetto del presidente della commissione. A maggio siamo stati ricevuti per la prima volta. E l'incontro, con nostra sorpresa, è durato due ore e mezzo. In quell'occasioneabbiamo mostrato un video, portato altre carte. Da allora ho cominciato a tradurre centinaia di documenti e li ho inviati a Bruxelles via e-mail".
I tempi dell'Europa sono stati più veloci di quelli dell'Italia.
"Si.
In questi decenni abbiamo parlato con tutte le istituzioni, ma le azioni sono quelle che contano".
E ora cosa vi aspettate ?
"Ci aspettiamo maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Saremo contenti se il governo si rendesse realmente conto di quella che è diventata la situazione a Taranto dove c'è emergenza non solo ambientale, ma anche sanitaria. Ecco è questo quello che ora, con la decisione della commissione europea, ci aspettiamo dal nostro paese".

martedì 16 luglio 2013

Antonia Battaglia. Omen nomen!

Ilva Taranto. Destinati a morire di 'ambiente'. Parla Antonia Battaglia di Peacelink
 
Mentre  la lettera di Enrico Bondi inviata al governatore della Puglia fa ancora discutere a Taranto si continua ad assistere alla lenta morte di una città, il cui futuro è stato inesorabilmente segnato dall'assoluto isolamento in cui versa, grazie soprattutto alle mancate politiche.
Abbiamo incontrato Antonia Battaglia esponente di Peacelink e del Fondo Antidiossina che da anni si batte contro lo stato ambientale che, prima l'Italsider e poi l'Ilva, hanno drammaticamente provocato su questo territorio. Giovedì scorso avete per la seconda volta relazionato in Commissione Europea le ultime notizie sulla gravità della situazione dell'Ilva ...
Sì esatto, va precisato che oltre alla recente relazione siamo da qualche mese costantemente in contatto sia con la Commissione Europea che con il Parlamento Europeo, ai quali  comunichiamo tutti gli aggiornamenti sulle questioni legate all'Ilva e sulla gravità della situazione ambientale che registriamo quotidianamente nella città di Taranto. (LEGGI LA RELAZIONE)
In sostanza cosa emerge dalle ultime relazioni...
Dopo il sequestro dello scorso anno disposto dal gip Patrizia Todisco e dopo il recente  decreto 61, meglio conosciuto come “salva Ilva bis” che dopo aver incassato il sì della Camera, la situazione non solo è rimasta immutata, bensì è addirittura peggiorata. Quello che l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale, ha prodotto in questi mesi in termini di prescrizioni non è mai stato rispettato proprio nei suoi punti piu' importanti. Nessun sistema di monitoraggio previsto dall'AIA, ad esempio, è ancora stato installato. E di questo ne tengono conto anche le nostre relazioni in cui si esprime lo stesso parere del garante e della magistratura.
Per quali motivi vi siete rivolti all'istituzione europea?
Quando ci siamo resi conto che questa strada alternativa poteva rappresentare una speranza. La promessa di cooperazione con il governo italiano e quindi con l'Aia, infatti,  andava nettamente contro le nostre aspettative. Insomma il cerchio si stava chiudendo attorno alla città nel disinteresse generale delle istituzioni, tant'è che la situazione sanitaria epidemiologica a Taranto non è solo peggiorata, ma con il varo dell'Ilva bis, rischiamo di perdere definitivamente anche il nostro unico interlocutore diretto, ovvero l'Aia con il suo garante, che comunque rappresenta un organo di controllo importante. Ma non solo. Anche  il sequestro avvenuto il 24 maggio pari  a 8,1 miliardi di euro sequestrati alla famiglia Riva su disposizione del gip Todisco, rischia di essere dissequestrato con un nulla di fatto.
Abbiamo già relazionato il 15 maggio e l'11 luglio scorso direttamente con il gabinetto di Janez Potočnik, il Commissario Europeo per l'ambiente e poi direttamente con Karl Falkenberg, Direttore generale della Direzione Generale Commissione Europea Ambiente. A loro trasmettiamo  tutti i dati aggiornati in tempo reale, come l'aumento dei tumori, l'incremento della malattie infantili pediatriche e non ultimo il ritrovamento di tracce di diossina anche nell'acqua e non soltanto nelle emissioni atmosferiche com'era già stato appurato.
Intanto però all'Ilva si continua a produrre...
Sì. L'ilva, nel frattempo, continua a produrre a ritmi molto più serrati di prima e sappiamo con certezza che qualsiasi controllo viene automaticamente eluso. Perfino le 94 prescrizioni di cui si parla nella relazione dell'Aia e che avrebbero dovuto porre dei successivi divieti non sono mai state osservate come quando la loro attuazione comportava un costo, un investimento, come riporta l'ultimo rapporto del garante datato 2 luglio 2013.
La cosa grave è che  gli operai,  non solo sono costretti a lavorare in un ambiente altamente inquinato e lesivo per le loro vite,    come attesta l'ordinanza del Gip Todisco, ma vivono la loro condizione come un costante ricatto in cui l'occupazione diventa l'unica fonte di sostentamento da preservare a tutti i costi visto che molti sono  padri di famiglia monoreddito.
Cosa ne pensi delle recenti dichiarazioni di Enrico Bondi, che parla di morti a Taranto causate dal fumo e dall'alcol?
Sono parole offensive e oltraggiose per la città e per i suoi abitanti. Nel quartiere Tamburi bisogna tenere le finestre sempre chiuse perchè spesso respirare quell'aria provoca malesseri continui. Forse Bondi non sa neppure che proprio nel cimitero di Taranto il sindaco ha emesso un'ordinanza che obbliga gli addetti allo scavo e alla tumulazione dei defunti di indossare delle tute integrali, poichè il terreno è talmente impregnato di inquinanti che smuoverlo può produrre gravi effetti. 
Mi sembra di capire che le speranze siano davvero poche, almeno in Italia. Esiste qualche soluzione fattiva?
Direi siamo senza speranze. Tuttavia abbiamo degli esempi dall'estero dove stabilimenti industriali sono stati messi in sicurezza dal punto di vista ambientale con investimenti importanti. Insomma se la politica agisse di conseguenza anche in Italia l'Ilva potrebbe innescare una procedura di produzione cancellando l'impatto inquinante  come accade in molti parti del mondo dove la politica ambientale è al centro delle agenda politica.
In Italia, c'è da aggiungere, che dell'ambiente interessa ben poco. E non interessa neppure quando i numeri dei morti emergono con le loro cause. E al danno ambientale, si aggiunge anche quello sanitario, sociale,  e umano che spesso vengono irrimediabilmente colpiti.
A Taranto su un raggio di 20 E PIU' chilometri da dove sorge lo stabilimento è una zona da considerarsi contaminata. Ci sono tutte le condizioni per poter parlare di un vero e proprio disastro ambientale. Insomma, la città sta morendo. E tutto ciò avviene nel silenzio assordante delle istituzioni. C'è solo da sperare, e questo è il nostro auspicio, che  la commissione europea possa continuare ad investigare e porti avanti una procedura d'infrazione contro l'Italia. (Dazebao)