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martedì 20 dicembre 2011

Buone intenzioni. Buonissime!

Ora però vedremo che cosa ne sarà di questa legge contro l'abusivismo al vaglio del Consiglio Regionale.

venerdì 25 novembre 2011

E ora le banche fanno le case popolari...

Ecco una delle più pubblicizzate e rinomate azioni del cosiddetto Housing Sociale (che per chi conosce cosa c'è dietro suona pulito e sociale come le Ecoballe di Napoli...).
Ricordiamo che sull'housing sociale la giunta Stefàno vuole basare tutta la nuova politica abitativa del Comune.
Qual'è la promessa? Eccola: più case a prezzi più convenienti usando soldi privati e soldi pubblici. Qual'è il problema? Più economico non vuol dire economico!!! Pare stupido ma è così! L'edilizia sociale nasce per i ceti poveri, l'housing sociale esclude le fasce indigenti perchè non può andare sotto il limite per il quale il privato mette i suoi soldi: fare altri soldi!!!
Secondo problema, di carattere più macroeconomico. Non è sano che in uno stato progredito le banche si mettano a costruire, a comprare industrie, a detenere e produrre beni, servizi, infrastrutture, ecc. In questo caso, per esempio, le banche si sostituiscono ai palazzinari!
La cosa che colpisce è il tono ultrabuonista tutto fatto di commozione e marketing con cui vengono spacciate queste iniziative!
Leggiamo questo famoso fondo:


Fondo Abitare Sociale 1
Il Fondo Immobiliare etico “Abitare Sociale 1” (“AS1”) nasce da un'iniziativa della Fondazione Cariplo che, sotto la spinta del crescente disagio abitativo, ha ricercato nuove modalità per incrementare il livello degli investimenti nel settore dell’Edilizia Privata Sociale. Il Fondo “AS1” segna il passaggio dall'attività erogativa all'attività di investimento etico (investimento dal rendimento calmierato che persegue obiettivi di interesse sociale), condotto con investitori istituzionali pubblici e privati del territorio lombardo che ne condividono gli obiettivi. Primo fondo nel suo genere in Italia è divenuto poi un riferimento per il settore, per la modalità di finanziamento e per la sinergia che si crea tra pubblico e privato. Grazie al Fondo, gestito da Polaris Investment Italia SGR, vengono realizzati gli interventi di via Cenni, Figino e di via Ferrari a Milano, e l’iniziativa di Crema.

SOCIETÀ DI GESTIONE DEL FONDO:
Polaris Investment Italia SGR

PROMOTORE DEL PROGETTO HOUSING SOCIALE:http://www.blogger.com/img/blank.gif
Fondazione Housing Sociale

INVESTITORI DEL FONDO IMMOBILIARE ETICO “ABITARE SOCIALE 1”:
Fondazione Cariplo, Regione Lombardia, Cassa Depositi e Prestiti, Intesa San Paolo, Banca Popolare di Milano, Assicurazioni Generali, Cassa Italiana Geometri, Prelios, Telecom Italia.
(Fhs)

La storia di Sergio Urbani non è quella di un Imprenditore Sociale, ma e’ quella di un Manager. Non di meno il suo interesse per il sociale ha rappresentato una svolta importante nella sua vita.

Dopo una carriera importante in Deloitte e in ABN Ambro, un mondo caratterizzato da operazioni finanziarie dai risvolti umani dolorosi, viene contattato per un progetto di Finanza Immobiliare Sociale per conto di Fondazione Cariplo. Da allora in poi è stata quella la sua scelta di vita: una remunerazione più bassa ma caratterizzata da un grande impatto sociale e un forte senso di appagamento personale.(shynote)

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E ora leggiamo un'analisi della partecipazione pubblica a questo fondo dalle parole di un blogger:

"Il centrodestra lombardo ha dato il via libera all’investimento di 10 milioni di euro nel “Fondo Abitare Sociale 1”, in occasione dell’ultima riunione della V commissione consiliare. Rifondazione Comunista e Italia dei Valori hanno espresso voto contrario, mentre Ds, Margherita e Verdi si sono astenuti.
Con questa operazione Regione Lombardia acquista il 20% del fondo controllato da Nextra Investment Management Sgr spa, una società a sua volta controllata da Banca Intesa. Una iniziativa che non ha precedenti, come riconosce lo stesso centrodestra, e che solleva numerosi dubbi, anzitutto in virtù dell’assenza di garanzie reali circa le sue finalità sociali.
Secondo la maggioranza del Pirellone, l’esborso di 10 milioni di euro di denaro pubblico a favore di un fondo privato sarebbe giustificato dal fatto che due terzi degli alloggi costruiti dal Fondo andranno a favore di famiglie bisognose. Un’affermazione azzardata, alla luce di quanto scritto effettivamente nel regolamento del fondo, laddove abbondano invece gli impegni generici e poco trasparenti. Infatti, l’unico “impegno” è quello di garantire canoni di locazione “inferiori al livello di mercato”, senza però dire di quanto inferiori, mentre per il resto ci si limita a un fumoso “cercando di massimizzare” gli alloggi locati a canone moderato, convenzionato o sociale. Un po’ poco per sbandierare le finalità sociali, ci pare.
Quanto alla garanzia rappresentata dal diritto di veto del rappresentante regionale nel comitato tecnico di controllo del fondo, denominato Advisory Committee e composto da sette membri, ci permettiamo di avanzare ulteriori dubbi. Anzitutto, il rappresentante regionale è nominato direttamente dall’assessore Borghini, escludendo pertanto ogni funzione di controllo diretto da parte del Consiglio, e, in secondo luogo, si tratta di un diritto di veto vincolato in ultima istanza all’accordo con il Presidente del comitato tecnico, il quale è di nomina della Fondazione http://www.blogger.com/img/blank.gifHousing Sociale, cioè di Banca Intesa.
Si tratta della prima volta che Regione Lombardia traduce in pratica ciò che da tempo annuncia. Ovvero, che inizia l’era della collaborazione privato-pubblico in materia di edilizia residenziale pubblica. E inizia nell’unico modo possibile, cioè rinunciando alla trasparenza, all’efficacia sociale e ad un controllo pubblico degno di questo nome. E non potrebbe essere diversamente, poiché il privato pretende che il capitale investito sia remunerato, mentre il pubblico dovrebbe preoccuparsi di garantire l’accesso alla casa a tutti, a cominciare dai settori socialmente più svantaggiati.
Banca Intesa fa il suo mestiere, ma la stessa cosa non si può dire della Giunta Formigoni che oggi sottrae 10 milioni di euro ai fondi per l’edilizia residenziale pubblica, per affidarli al buon cuore di Banca Intesa." (Luciano Muhlbauer)

...che strano che questo blogger sia dello stesso colore politico di Stefàno!

domenica 20 novembre 2011

Danni allo stabile e alla vita normale, l’Ilva paghi

Una palazzina di edilizia popolare. Scala centrale e due appartamenti per piano. Dalle finestre il rombo perenne del traffico sulla Taranto-Grottaglie. Subito dopo il muro di cinta dell’Ilva.
Una lingua di cemento che abbraccia il gigantesco parco minerali del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Cumuli di carbone e minerali di ferro con una base variabile da 24 a 150 metri e altezze comprese tra i 12 ed i 15 metri. Una superficie complessiva di 520mila mq. Nel punto più vicino il “parco” dista 265 metri. La distanza media è di 575.
Sono queste le coordinate di un condominio del rione Tamburi, uno dei tanti a ridosso del centro siderurgico. Balconi, terrazzi, finestre imbrattate dalla polvere rossastra, spazzata con pazienza dalle massaie o rimossa periodicamente da interventi di ripristino e manutenzioni delle parti comuni. Per molti una spesa da mettere in conto, come l’acqua minerale da acquistare al supermarket perchè quella del rubinetto non è buona. Un prezzo da pagare ai 12mila posti di lavoro garantiti dall’industria.
Per molti, ma non per tutti. In via De Vincentiis hanno alzato la testa ed hanno guardato dritto verso quel “parco” che incombe sulle loro esistenze. Proviene da lì la polvere che si deposita sui balconi e che corrode la facciata del palazzo? Sono poche famiglie ma decise ad andare fino in fondo, almeno per una volta. Prendono coraggio e lanciano la sfida. Davide contro Golia. Dal giudice non vogliono sapere se l’Ilva inquina, se rispetta i limiti di legge, se c’è una relazione tra emissioni e salute umana. Non si battono per l’ecompatibilità. Non protestano per le pecore alla diossina, nè per le cozze al pcb. Al Tribunale chiedono solo di capire se le loro case sono state danneggiate dalle polveri del siderurgico e in caso affermativo vogliono essere adeguatamente risarciti. Tutto qui. Nessuna battaglia ideologica. Ad assistere il condominio di via De Vincentiis sono due avvocati esperti in campo ambientale: Eligio Curci e Massimo Moretti. Entrambi hanno sostenuto dal punto di vista legale, alcune importanti battaglie condotte da Legambiente. «Il processo è iniziato nel 2008 – spiega l’avv. Moretti – ed è stato affidato al giudice Marcello Maggi. I tempi della giustizia civile sono molto più lunghi di quella penale per cui siamo ancora nella fase dibattimentale». Nei giorni scorsi, però, c’è stata una importante novità. «Nell’udienza del dieci novembre – continua Moretti – l’ingegnere Giambattista De Tommasi, nominato Ctu dal giudice, ha depositato la perizia rispondendo ai quesiti del Tribunale». Il documento non è stato discusso. L’azienda siderurgica, assistita dagli avvocati Francesco Perli e Claudio Schiavone, formulerà le sue osservazioni nell’udienza fissata per il 20 dicembre del 2012. «Benchè si tratti di una causa civile e non penale – fa notare l’avv. Moretti – l’azienda siderurgica sta adottando una strategia difensiva molto attenta tanto che ha chiesto che il Ctu non fosse un tecnico tarantino per evitare eventuali condizionamenti ambientali». L’istanza è stata accolta dal giudice Maggi che ha nominato un ingegnere di Bari.
«Nella nostra azione legale – aggiunge l’avv. Curci – abbiamo richiamato le condanne, in alcuni casi definitive, comminate all’azienda siderurgica in cui si stabilisce chiaramente che la posizione dei parchi minerali incombe sulla città». A giudizio dell’avvocato Curci «l’impianto potrebbe essere spostato o coperto per contenere lo spargimento di polveri, farlo o meno, è solo una questione di soldi. Ma questo non è oggetto della causa che, invece, punta al riconoscimento di un danno materiale. Si tratta di una strada nuova, quasi inedita che potrebbe aprire un solco nel quale anche altre persone potrebbero inserirsi».
Tra le righe degli atti processuali i due legali hanno però inserito un altro elemento. «Queste persone – aggiunge Moretti – convivono con polveri, fumi ed altre sostanze inquinanti. Sono costretti a tenere le finestre chiuse d’inverno e d’estate. Insomma affrontano un disagio. Per questo abbiamo chiesto di valutare anche un eventuale danno esistenziale per i residenti dello stabile di via De Vincentiis». (CdG)

martedì 16 febbraio 2010

Mafia e risorse fondamentali...

Il boss cambia affari: acqua, rifiuti, supermercati
Ma il cemento delle opere pubbliche continua a mantenere il fascino anni ‘70


La realtà documenta che, a dispetto delle confische operate in questi anni, l’economia della Sicilia continua a essere soggetta all’iniziativa mafiosa. Si registrano comunque mutamenti di rilievo. Se nel secondo Novecento le consorterie hanno puntato in modo debordante sull’edilizia, pubblica e residenziale, negli ultimi tempi, senza nulla togliere al cemento, che a dispetto di tutto mantiene il proprio fascino, le medesime sono state attratte pure da altri tipi di affari, per più ragioni in vistosa crescita. Nella lista dei business più ambiti sono finiti le energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti, la grande distribuzione. Era nelle cose del resto che avvenisse, giacché è su tali linee che si giocano oggi sfide, pure in chiave economica, fra le più importanti. Una voce in forte ascesa è costituita altresì dall’acqua, la cui erogazione, in Italia come in altri paesi, è andata passando dal controllo pubblico a quello privato. Sin dagli esordi, beninteso, la mafia siciliana ha tratto rendite importanti dal controllo delle sorgenti e dei corsi d’acqua. Nel nuovo stato di cose, chiamando a patti multinazionali e società quotate in borsa, le consorterie territoriali sono in grado però di portarsi oltre, compartecipando alla gestione degli acquedotti, dei dissalatori, delle condotte, degli impianti di erogazione nelle case. In definitiva, per le economie più fosche, come per le banche, interessate alle utilities come mai in passato, l’appropriazione del bene comune è strategica. La storia va quindi in replica, con i processi di modernizzazione, o supposti tali, che in Sicilia insistono a passare in modo inclusivo, senza che nessuna parte della tradizione venga lasciata indietro, in un intricato tango di richieste e concessioni, appalti e subappalti.
...

sabato 6 febbraio 2010

Come si ammazza la qualità edilizia

Ecco il disegno di legge n. 1685 che cerca di aggirare la Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009 che negava ai diplomati la progettazione strutturale ed architettonica.
La forte pressione di un collegio potente come quello dei Geometri ha probabilmente influito sulla proposta di questo lasciapassare che vuole sancire per legge una delle principali ragioni dello scempio edilizio italiano caratterizzato da bassissima qualità strutturale e progettuale.
Geometri

martedì 28 aprile 2009

Un seminario sulla sostenibilità

“LE PROSPETTIVE DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE IN PUGLIA”
29 APRILE 2009, Sala Conferenze Confindustria - Via Dario Lupo 65, Taranto


Ore 15:00 Registrazione dei partecipanti

Ore 15:30 Interventi e relazioni
Marco ANDRISANO - Presidente ANCE Taranto
Marco IELLI - Presidente Sezione Materiali da Costruzione di Confindustria Taranto
Rodolfo NOBILE - Presidente Ordine degli Ingegneri della provincia di Taranto
Sostenibilità ambientale e patrimonio edilizio esistente
Claudio DONATI - Presidente Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della provincia di Taranto
La sostenibilità come metodologia di applicazione di regolamenti comunali
Enzo LA GIOIA - Presidente Ordine degli Architetti della provincia di Taranto
Il Distretto Produttivo dell’Edilizia Sostenibile Pugliese
Salvatore MATARRESE - Presidente ANCE Puglia

Ore 17:30 Conclusioni
La Legge Regionale 13/2008 - Norme sull’abitare sostenibile
Angela BARBANENTE - Assessore Regionale all’Assetto del Territorio

martedì 17 marzo 2009

E' sana la scuola tarantina? Siamo in coda anche là!

Ecco il rapporto ECOSISTEMA SCUOLA 2009
realizzato da Legambiente per valutare la qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi.
siamo tra il 75° e il 79° posto (e dobbiamo ringraziare quella decina di comuni che non sono stati classificati perché non hanno inviato la documentazione...)

L'indagine che, in assenza dei dati dell'Anagrafe Nazionale dell'edilizia scolastica, rappresenta l'unica ricerca sullo stato degli edifici scolastici italiani, è stata realizzata attraverso l'elaborazione dei dati forniti da 95 amministrazioni comunali (che hanno competenze sulle scuole primarie e secondarie di primo grado) e 62 provinciali (che hanno competenze sugli istituti superiori) sull'analisi di tre principali parametri: la qualità della struttura degli edifici in termini di età e di idoneità all'attività scolastica, i servizi e le buone pratiche ambientali e, infine, i rischi ai quali sono esposti gli istituti.
Secondo Ecosistema Scuola 2009 uno studente che oggi entra nel mondo della scuola rischia di trovarsi ancora in un edificio troppo vecchio (nel 55,62% dei casi costruito prima del 1974), nel 38,14% con urgente necessità di manutenzione.
Nel 2008 in positivo salgono a 62,82% le scuole che negli ultimi 5 anni hanno goduto di interventi di manutenzione (erano 47,11% nel 2007). Nell'80,07% dei casi gli istituti hanno ottenuto la certificazione igienico sanitaria (61,75% nel 2005) e nel 70,33% l'agibilità statica (63,35% nel 2005).
In negativo va segnalato che nemmeno la metà degli edifici risulta dotato dell'importantissima certificazione di prevenzione antincendio, ad oggi solo nel 43,71% degli istituti e sono ancora pochi anche quelli con scale di sicurezza (56,72%).
Risulta diffusissima la raccolta differenziata, praticata nel 94% delle scuole: la carta rimane il materiale più differenziato (93,58%), seguita da plastica (62,93%), vetro (51,37%), organico (43,91%) e altri materiali come toner (39,01%) e pile (47,23%).
Sono ormai abbastanza diffuse le mense biologiche, anche se per la maggior parte servono pasti parzialmente bio (76,66%) mentre scendono ancora a 4,88% i pasti serviti interamente bio (8,15% nel 2007).
Infine, è ancora troppo alta la percentuale di scuole che non offre possibilità agli studenti di fare sport per mancanza di strutture (33,42%), solo il 36,62% garantisce il servizio scuolabus, mentre il 78,97% degli istituiti possiede spazi verdi.
Continuano a crescere, infatti, le scuole italiane illuminate da fonti a basso consumo (51,48%), mentre il 6,75% utilizza fonti di energia rinnovabile e il 24,44% (16,49% nel 2007) utilizza altre forme per risparmiare energia, impiegando valvole termostatiche, strumenti per la regolazione climatica, cellule fotoelettriche.

Sempre più spesso vengono utilizzati materiali sostenibili per la costruzione e ristrutturazione delle scuole e adottate tecniche di bioarchitettura per i nuovi edifici.
Dai materiali più naturali alla progettazione di nuove strutture che sfruttino la luce del sole, la tendenza è quella di ottenere edifici che incidano il meno possibile in termini di inquinamento e impatto ambientale.
Tra le 150 scuole elementari, medie e superiori partecipanti all'iniziativa gli alunni dell'istituto di Chioggia hanno presentato il miglior progetto di riqualificazione ambientale ed energetica dell'edificio scolastico aggiudicandosi così un impianto fotovoltaico per la propria scuola.
Nonostante il Sud sia rimasto indietro, investendo poco in edilizia scolastica (Messina 86ª, Salerno 84ª, Sassari 83ª), spicca tra i primi posti Lecce (4 ª) concentrata sulle certificazioni, la messa a norma delle scuole e sulle energie rinnovabili.

lunedì 9 marzo 2009

Dopo i condoni del "fatto" ecco il condono del "fare"!

Ecco un commento a caldo di Edoardo Salzano relativo al nuovo piano edilizio nazionale lanciato dal Governo Berlusconi (da ComuniVirtuosi).

"Scatenare gli “spiriti animali” della speculazione edilizia più forsennata e rozza per dare uno choc all’economia, un colpo alla burocrazia e un volano enorme all’edilizia: questo, secondo le sue parole, il progetto di politica urbanistica dell’uomo che gli italiani, aiutati da una legge elettorale balorda, hanno scelto per governare. Si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici residenziali esistenti e della stessa quantità le aree coperte dagli edifici ad altra destinazione. Si potranno demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici costruiti prima del 1989. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici: basta la certificazione di un tecnico.

Siamo alla follia. Si cancellano non pochi decenni, ma alcuni secoli di tentativi di regolare un mercato (quello dell’utilizzazione del suolo a fini urbani) che, lasciato alla spontaneità, stava distruggendo le città e rendendone invivibili le condizioni per gli abitanti e le attività.

La regolamentazione del territorio nell’interesse collettivo non nasce nei paesi del socialismo reale, e neppure in quelli del welfare state, ma agli albori del XIX secolo nei paesi del capitalismo maturo. Arrivò più tardi nei paesi in cui le debolezza dell’imprenditoria moderna lasciava ampio spazio alla rendita, come l’Italia. Qui la regolamentazione urbanistica venne introdotta, nell’epoca fascista, dopo un conflitto che vide, all’interno di quel mondo, la vittoria delle forze del profitto su quelle della rendita: fu nel 1942, quando la legge del fascista Gorla fu approvata contro le resistenze dei difensori del privilegio indiscriminato della proprietà privata.

Aumentare le cubature e le superfici delle costruzioni esistenti in deroga a piani (per di più già spesso sovradimensionati) significa compromettere tutte le condizioni della vivibilità: peggiorare le condizioni del traffico, il carico delle reti dell’acqua e delle fogne, ridurre l’efficienza delle scuole, del verde, dei servizi sociali, peggiorare le condizioni dell’aria e dell’acqua, ridurre gli spazi pubblici, rendere più difficile la convivenza.

Significa privilegiare, nell’economia, le componenti parassitarie rappresentate dalla speculazione immobiliare rispetto a quelle della ricerca, dell’innovazione dei sistemi produttivi, dell’utilizzazione delle risorse peculiari della nostra terra. Non dimentichiamo che scatenare l’attività edilizia indiscriminata provocherà la distruzione di paesaggi, di beni artistici e culturali, di testimonianze storiche e di bellezza: insomma, di tutte le componenti del patrimonio comune, già così debolmente tutelati nel nostro paese.

E riflettiamo sul fatto che affidare le decisioni delle demolizioni e ricostruzioni e degli ampliamenti edilizi al parere tecnico di professionisti pagati dagli stessi operatori immobiliari interessati significa sottrarre ogni decisione non a una parassitaria burocrazia, ma ai pareri di qualificati funzionari pubblici e alla possibilità dei cittadini di concorrere, mediante le procedure della pianificazione urbanistica e l’intervento diretto di partecipazione, alle scelte di trasformazione dei territori sui quali vivono.

Da quale palazzo o palazzetto della politica nascerà il segnale di una protesta che fermi la marcia verso la devastazione?"

sabato 27 dicembre 2008

Regalo natalizio all'abusivismo

Morale della favola: costruite ecomostri e scempiate le coste perché c'è sempre una sanatoria o una scartoffia che ve la farà passare liscia...
...e grazie anche a quel giornalista che ha la faccia tosta di chiamare investimento il furto di un'area di altissimo interesse paesaggistico alla collettività!


sabato 22 novembre 2008

Ragioniamo sui numeri dell'economia reale...

Non è che la "monocultura dell'acciaio" sia l'unica fonte di distribuzione del reddito a Taranto, altre imprese stanno faticosamente cercando di insediarsi e di "fare distretto" nonostante l'ostacolo che viene dall'industria pesante che è interessata ad una città succube dove prelevare e scaricare a proprio piacimento la forza lavoro.
Tra queste, il settore dell'edilizia, anche in relazione agli incentivi alla ristrutturazione e alle nuove leggi sulla qualità edilizia hanno da giocare una grossa partita economica che non va trascurata ma che va controllata con leggi serie e lungimiranti per evitare speculazione, abusivismo e lavoro nero.

RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE RECORD IN PUGLIA
I dati sul sito pugliese dell'Agenzia delle entrate

Dopo la pausa estiva, riprendono quota in Puglia i lavori di ristrutturazione edilizia. Con 1.060 comunicazioni di inizio lavori inviate al Centro Operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, il mese di settembre ha segnato un aumento del 34% rispetto al mese precedente. Salgono, così, a 8.458 le comunicazioni totali inoltrate dai pugliesi, a partire da gennaio 2008, per accedere ai benefici previsti dalla legge.

L’analisi dell’andamento annuale su base provinciale evidenzia il dinamismo di Bari, con 3.815 comunicazioni nel 2008 (comprese le 493 di settembre). Seguono, a distanza, la provincia di Taranto (1.840) e quella di Foggia (1.344). Il quarto posto è di Lecce (852), mentre chiude la classifica la provincia di Brindisi (607).

Il dato di settembre conferma anche il primato della Puglia tra le regioni del Mezzogiorno, con 95.327 comunicazioni (pari al 2,7% del totale nazionale) dal 1998, anno di prima introduzione della detrazione per le spese di ristrutturazione.

All’indirizzo Internet http://puglia.agenziaentrate.it (menu Documentazione>Detrazioni Irpef) è possibile consultare tutti i grafici riepilogativi dei dati sulle comunicazioni, elaborati mensilmente dalla Direzione regionale della Puglia.

Fonte: Capitanata.it

venerdì 9 maggio 2008

Rassegna stampa

L'Italia si aggiudica il terzo posto per emissioni di CO2 nella UE. La Puglia è seconda solo alla Lombardia per quantità di anidride carbonica rilasciata in atmosfera. Taranto contende a Brindisi il primato.
Se tutto va bene con il potenziamento delle centrali, con gli inceneritori e con il raddoppio ENI potremmo arrivare alla medaglia d'oro...!
In ogni caso, a chiedere una deroga a Kyoto per Taranto ci hanno già pensato gli onorevoli Vico e Franzoso. Ci riproveranno con questa legislatura?
Ma cosa vorranno, poi, questi giapponesi?
Lasciateci appestare casa nostra per la ricchezza altrui!