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giovedì 6 novembre 2014

Tempa Rossa, fumata nera!

E' la prima fumata nera che fa bene ai tarantini!
Rep
Con grande stupore e soddisfazione abbiamo appreso dello scatto di responsabilità e dignità del Consiglio Comunale tarantino che, per la prima volta, dà prova di mettere in primo piano la salute dei suoi concittadini e non accetta pressioni e ricatti in nome della mitica "vocazione industriale" del nostro territorio.
Sulle pagine di questo blog abbiamo avuto molte parole critiche verso il sindaco e la giunta. Ma nel grigiore di una condotta il più delle volte ponziopilatesca e supina, vogliamo applaudirli per questo atto storico. Se lo meritano! (anche se dovrebbe essere la regola...)
Il Consiglio ha detto in forma ufficiale e cogente che nel nostro porto non c'è posto per altri serbatoi di petrolio e moli per petroliere!
Contrariamente a quanto vogliono far apparire i media nazionali (di ogni orientamento, dal Sole24h - riportato in basso - al Tg3 regionale, che ha mandato in onda un servizio dal titolo: "Il petrolio negato", con chiaro riferimento alla mancata autorizzazione da parte del Consiglio comunale all'allungamento del pontile ENI), non si tratta di una scelta scellerata ed emotiva, ma dalla saggia decisione di sospendere l'ulteriore complicazione di una situazione già compromessa e incontrollabile sul piano ambientale, che ha superato da decenni i  limiti di tolleranza e salubrità.
Taranto finalmente chiede con una voce unica (escludendo i soliti "ominicchi e quaquaraquà" che si vendono per 30 denari) che si cominci a capire e a programmare per cambiare rotta.
E' una richiesta che viene da tutte le classi sociali, senza chiusure ideologiche o radicalismi, in nome del "buon governo" che forse, alla buon'ora, inizia a emettere i primi vagiti. 

Al Comune di Taranto passa il sì alla variante bloccata Tempa rossa

Passa sul filo del rasoio, ma passa. Con 15 voti favorevoli e tre contrari, il Consiglio comunale di Taranto ha approvato la delibera riguardante il piano regolatore del porto che, almeno nelle intenzioni e al netto di eventuali ricorsi in sede amministrativa, stoppa il progetto «Tempa rossa». La variante indicata dalle commissioni Assetto del territorio e Attività produttive impedisce di fatto la costruzione di due grandi serbatoi nei quali stoccare il petrolio in arrivo dal giacimento della Basilicata e l'allungamento di 350 metri del pontile petroli della raffineria per l'attracco delle navi destinate a caricare il greggio. Hanno votato sì il sindaco Stefàno, Bitetti, D'Eri, Azzaro, Ciocia, De Martino, Di Todaro, Spalluto, Di Giovanni, Laruccia, Nistri, Liviano, Venere, Capriulo e Bonelli.
I tre contrari sono i consiglieri di Realtà Italia Gianni Cataldino, Filippo Illiano e Gina Lupo, esponenti della maggioranza, che chiedevano un emendamento per consentire la realizzazione del pontile petroli ed evitare possibili rallentamenti nei lavori di infrastrutturazione al porto.
Confermati anche i malumori nel Pd. Sono usciti dall’aula i consiglieri Mimmo Cotugno (che ha ufficializzato la propria posizione con una dichiarazione di voto prendendo le distanze dalla linea dettata dal partito) e Raffaele Brunetti, oltre ad Aldo Renna della lista Condemi e ai consiglieri di Forza Italia Cannone, Vietri, Ciraci e Tribbia.
In apertura di discussione il capogruppo dei Democratici Gianni Azzaro aveva ribadito le ragioni del no al progetto, condivise peraltro dalla direzione provinciale e regionale del partito. Lo stesso Azzaro non ha peraltro nascosto i timori sull’eventualità che possano essere messi in discussione i lavori del porto. «A quel punto - ha detto tra le righe - bisognerebbe rivedere la questione». Ha parlato di doppiogiochismo il consigliere dei Verdi-Taranto respira Angelo Bonelli, secondo il quale «questo consiglio non può permettersi ambiguità. Si deve quindi ribadire il proprio no indipendentemente dalle osservazioni che arriveranno, a meno che non sia una cosa studiata». Il leader ecologista è convinto che la delibera sulla variante del porto non sia sufficiente. «Occorre - ha spiegato - che l'amministrazione dia tempi certi circa il recepimento della direttiva Seveso. Si tratta di una normativa europea che il governo nazionale non potrà ignorare».
L’ipotesi del sì al pontile petroli e no ai due serbatoi è naufragata quasi subito in seguito al diktat del sindaco Ezio Stefàno, che aveva chiesto che l'atto restasse nella sua formulazione originaria. Hanno prevalso, dunque, le «ragioni ambientali» per scongiurare l'incremento di emissioni inquinanti causate dalla movimentazione del petrolio. Dai documenti forniti dalla Joint venture Total, Shell e Mitsui, di cui l’Eni è partner logistico, emergerebbe l'aumento del 12% delle emissioni riferite soprattutto a composti volatili e non ci sarebbero adeguate rassicurazioni sui rischi di incidente rilevante. «Dobbiamo rimandare al mittente - ha osservato l’assessore all’Ambiente Vincenzo Baio - il progetto Tempo Rossa. Oggi è una giornata storica per la politica tarantina che ha la possibilità di dire la sua. Abbiamo il dovere morale di difendere la città ed i bambini di Taranto».
Il consigliere Mario Laruccia ha motivato il voto favorevole alla delibera con la necessità di «dare un messaggio chiaro al governo: Taranto non può più essere una città sacrificata per l'interesse dell'intero Paese». La domanda di fondo è: basterà la variante approvata a bloccare un progetto definito strategico anche dal premier Matteo Renzi? (GdM)

Taranto dice «no» a Tempa Rossa

Il Comune di Taranto sbarra la strada al progetto petrolifero Tempa Rossa. Niente da fare per il trasporto a Taranto, via oledotto, del greggio estratto in Basilicata. Con un voto che ha spaccato anche la maggioranza di centrosinistra, 15 favorevoli e 3 contrari, ieri pomeriggio il Consiglio comunale ha adottato il piano regolatore del porto all'infuori dell'allungamento per 350 metri del pontile della raffineria Eni. È questa, infatti, una delle due infrastrutture - l'altra è rappresentata dai due serbatoi di stoccaggio - che serviranno a Tempa Rossa. Averla bloccata, significa bloccare tutto il progetto che per Taranto, su un investimento complessivo di 1,6 miliardi di euro in gran parte concentrato in Basilicata, vale 300 milioni di euro ed una ricaduta di cantiere per 50 imprese e 300 occupati. Il Consiglio non ha affrontato l'aspetto dei serbatoi per il fatto che la loro ubicazione è prevista in un'area dell'Eni e dunque non soggetta al piano regolatore portuale.
Sino alla vigilia del Consiglio comunale si era profilata la possibilità che si cambiasse quanto deciso dalla giunta a metà settembre. Ovvero il no a Tempa Rossa su tutta la linea motivandolo col rischio di un aumento dell'inquinamento in un'area già segnata dall'emergenza Ilva. Era emersa la possibilità che il Comune desse l'ok all'ampliamento del pontile - che attualmente si sviluppa per 500 metri - e dicesse invece no ai serbatoi. Il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, ha però preteso e ottenuto che la coalizione non cambiasse posizione. E così alla fine è stato. Il progetto proposto dalle compagnie Total, Shell e Mitsui, con Eni partner logistico, per ora si allontana sebbene dal 2011 abbia la Valutazione di impatto ambientale favorevole e una serie di autorizzazioni. Il Comune motiva il no con l'aumento delle emissioni, si rifà ad un parere espresso dall'Arpa Puglia e accoglie così il pressing che da mesi portano avanti i movimenti ambientalisti. Se si considera che tempo addietro sia il Comune di Taranto che la Regione Puglia hanno detto sì alle opere di Tempa Rossa eppoi hanno ribaltato la loro linea, con la Regione che ha chiesto al ministero dell'Ambiente di rivedere la Via favorevole concessa, sembra che le istituzioni locali non siano volute entrare in rotta di collisione con gli ambientalisti in una situazione già tesa per l'Ilva.
Ultimamente le compagnie petrolifere hanno anche rivisitato il progetto Tempa Rossa ribadendo che ha emissioni zero, perchè questa è una delle condizioni poste dalla Via, e che con gli interventi di recupero dei composti volatili del greggio ci sarebbe stato un taglio complessivo, su base annua, di 64 tonnellate di emissioni di cui 36 provenienti dagli impianti di Tempa Rossa e 28 dalla raffineria. Questa novità non è stata però considerata dal Comune. (Sole24h)

giovedì 30 ottobre 2014

La città ne parla!


Tempa rossa e dintorni. Taranto..Verso quale futuro?

Oggi Dibattito pubblico organizzato dall'APS Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.
c/o biblioteca comunale Acclavio (piazzale bestat), h. 16.30

Apertura a cura del Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti : " Seveso 1976 – Milazzo 2014: 40 anni di gestione del rischio da incidente rilevante "

Dibattito.
Interverranno:

Il Presidente dell’Associazione B&B Terra di Sparta Angelo Locapo
Il Presidente dell’Associazione Stabilimenti Balneari della Provincia di Taranto Vincenzo Leo
Il Presidente di Confagricoltura Taranto Luca Lazzaro
Il Presidente Provinciale di Confartigianato Domenico D’Amico
Il Presidente di Confcommercio Taranto Leonardo Giangrande
Il Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo

il dibattito sara' moderato dai giornalisti :
GIANLUCA COVIELLO E ANGELO DI LEO

Conclusioni: comitato cittadini e lavoratori liberie pensanti

SONO INVITATI CITTADINI E ASSOCIAZIONI

l'evento sara' trasmesso in diretta sul canale 189 del digitale terrestre dall'emittente JO TV

mercoledì 15 ottobre 2014

Dalla parte delle donne


L’associazione Donne Taranto Unite sostiene la battaglia per il ripristino di diritti troppo a lungo negati ai residenti jonici. In primis quelli che attengono la sfera delle tutele ambientali e della salvaguardia delle vite umane. Per questo, nelle ultime ore, hanno indirizzato una richiesta al sindaco e all’intero Consiglio comunale di Taranto, affinché – entro 15 giorni – gli stessi possano approvare un provvedimento con il quale si escluda “dalla variante al vigente Piano Regolatore le opere che interessano il progetto di Tempa Rossa”. Interventi che, nella fattispecie, attengono il prolungamento del pontile petroli e la costruzione di appositi serbatoi. In egual misura, sostengono le attiviste ambientaliste, sarà necessario procedere ad una revisione dell’Atto d’Intesa Città-Porto in grado di “recepire gli strumenti urbanistici contenuti nel Decreto Ministeriale del 9 maggio 2011 in materia di direttiva Seveso”.
Qualora queste richieste non dovessero tramutarsi in atti amministrativi concreti, e nei tempi utili, le referenti dell’associazione non escludono di adire le vie giudiziarie perché non si violino, ancora una volta, i diritti inviolabili dei tarantini. (CM)

venerdì 12 settembre 2014

Stop Tempa Rossa: Cosa si può fare


Promemoria per il Comune di Taranto.

1. Adozione dell’ERIR da parte del Comune di Taranto. Di cosa si tratta?
ERIR (Elaborato Rischi di Incidente Rilevante) è uno strumento per i comuni dove ci sono industrie a rischio di incidente rilevante, che deve essere obbligatoriamente approvato.
ERIR fotografa la situazione attuale del livello di rischio in un Comune sensibile.
L’adozione da parte del Comune dell’elaborato ERIR  consentirebbe di porre paletti ad impianti  futuri legati ad attività industriali a rischio di incidenti rilevante.

2. Non approvare la Variante al Piano Regolatore Portuale che include l’allungamento del pontile ENI necessario al Progetto Tempa Rossa.

3. Dura opposizione politica del Comune di Taranto al progetto Tempa Rossa contro le decisioni del Governo, mediante l’istituzione di un Comitato Interregionale che mobiliti i parlamentari delle singole regioni. (Savemargrande)

mercoledì 10 settembre 2014

Salviamo Taranto dal Petrolio

Salviamo Taranto dal Petrolio

FIRMA LA PETIZIONE:
SALVIAMO TARANTO DALLE MULTINAZIONALI DEL PETROLIO

Ci rivolgiamo ai Ministeri Italiani dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico per fermare il progetto petrolifero Eni Tempa Rossa. Taranto vive un’ emergenza sanitaria senza precedenti a causa delle attività industriali e non può tollerare un ulteriore sacrificio per il profitto delle compagnie petrolifere. Stop Tempa Rossa!

Perché è importante

Ai Ministeri italiani dell' Ambiente e dello Sviluppo Economico.

Salviamo Taranto dal petrolio. No al progetto Tempa Rossa!

Tempa Rossa è un giacimento petrolifero situato in Basilicata. Il petrolio estratto sarà trasferito a Taranto e smistato su navi petroliere. Per questo progetto saranno costruiti 2 serbatoi da 180 mila metri cubi ed è previsto l'allungamento in mare del pontile Eni per oltre 324 metri.
Secondo il Progetto Tempa Rossa 2,7 milioni di tonnellate di petrolio transiteranno nel Mar Grande di Taranto ogni anno, con un aumento del traffico di 140 petroliere che metteranno in serio pericolo di inquinamento le nostre risorse marine. Uno studio ufficiale dell'ISPRA ha evidenziato che i porti più trafficati da petroliere sono quelli più inquinati da idrocarburi derivanti da petrolio.
Taranto inoltre sarà trasformata in un deposito di greggio con un aumento del 12% delle emissioni tossiche in una città già martoriata dal siderurgico Ilva. A Taranto la popolazione più colpita dai tumori è quella infantile, come confermano recenti studi epidemiologici. Il progetto Tempa Rossa accrescerà inoltre il rischio di incidente rilevante oltre ad impedire uno sviluppo economico sostenibile per una città già ridotta in miseria.
Il progetto Eni Tempa Rossa con alle spalle le multinazionali Total, Shell e Mitsui ha ricevuto pieno appoggio dai Ministeri dell’ Ambiente e dello Sviluppo Economico che hanno approvato le procedure di autorizzazione. Per contrastare Tempa Rossa abbiamo anche presentato una petizione al Parlamento Europeo (petizione n.1107/2011).
Per queste ragioni chiediamo la revoca delle autorizzazioni e il blocco immediato del progetto. Taranto non deve morire!
Ecco le email dei Ministeri italiani dell' Ambiente e dello Sviluppo Economico:
urp@mise.gov.it ; URP@minambiente.it


lunedì 4 agosto 2014

Pecorelle smarrite (di brutto!)

Il Comitato per Taranto prende le distanze da questo comunicato provocatorio e gratuitamente offensivo distribuito da Ugo Carone e Biagio De Marzo.
Sebbene quest'ultimo, anni fa, sia anche stato componente del Comitato e addirittura presidente di una delle maggiori reti associative ambientaliste locali, non si riesce a capire il suo attacco ad immaginari "estremisti radicali" usciti dalle retoriche industrialiste più becere.
Non capiamo neanche la sua associazione ad uno dei torbidi ex-assessori all'ambiente della città all'epoca del massimo picco di inquinamento mai registrato e del più grande livello di collusione istituzionale e politica con le grandi industrie devastanti. Tra l'altro, una persona in evidente conflitto di interesse per la sua attività professionale.
Ci dispiace molto registrare questa plateale defaillance.
Non occorre aggiungere nulla riguardo ai contenuti del comunicato, basati sulla credibilità dell'ENI, una compagnia petrolifera che qui si è distinta per il ricatto occupazionale e la distruzione di ogni risorsa ambientale e culturale in tutta l'area circostante la sua mefitica e tossica attività.
Ci spaventa la sottomissione di De Marzo a queste logiche apocalittiche e all'ennesima operazione di divisione e contrapposizione dei tarantini di fronte a strade già tragicamente sperimentate.
Una brutta macchia che annebbia il ricordo di una persona che volle partecipare alla costruzione di un nuovo futuro per la città.
Resta la speranza che la via di Damasco non sia smarrita per sempre.



TEMPA ROSSA  - IL  SILENZIO DELL’ENI
 
L’ENI è una multinazionale nel settore petrolifero e deve ragionare ed operare in un mercato che vede la presenza di colossi mondiali come Esso, Shell, Total che hanno un bilancio superiore a quello dello Stato italiano. Pur non essendo del tutto al loro livello, ENI opera con successo in campo internazionale: a) aggiornando di continuo le proprie attività, produttive, industriali, logistiche, commerciali, ambientali; b) diversificando verso attività connesse (trasporto di combustibili attraverso oleodotti o gasdotti internazionali, trasporti navali) ed entrando in settori affini come la chimica, la produzione e vendita di energia elettrica, la logistica.
A Taranto l’ENI ha un sito centrato su una grande raffineria che, ovviamente, deve rispondere alle leggi del mercato e confrontarsi con la concorrenza, in un mondo con libera circolazione delle merci.
La crisi mondiale ha provocato un calo di domanda dei  prodotti del petrolio, con gravi ripercussioni specialmente per la raffinazione. L’ENI, in Italia, ha registrato gravi perdite che indurranno alla chiusura di alcune raffinerie nazionali. Per il sito di Taranto, accreditato di un notevole potenziale, l’ENI, nel tempo, ha presentato progetti di nuove iniziative per migliorare la situazione economica, adottando, però, la miope “tecnica del carciofo” (un tema alla volta) invece di presentare l’intero pacchetto con una visione di largo respiro. Messa la sordina sul raddoppio della raffineria, un primo progetto riguardava la produzione di energia elettrica da metano da realizzarsi attraverso la sostituzione della vecchia centrale elettrica di Enipower, che alimenta la raffineria, con una centrale di nuova generazione e molto più potente di modo che fosse possibile immettere nella rete elettrica nazionale il surplus di energia rispetto alle esigenze della raffineria. Un secondo progetto, denominato Tempa Rossa, riguardava il grezzo estratto in Basilicata da trasportare in oleodotto fino al pontile ENI di Taranto da allungare e da imbarcare su petroliere.
Entrambi i progetti sono stati valutati positivamente dai Ministeri romani, dalle Regioni interessate e dagli Enti locali ad eccezione del Comune di Taranto il cui Consiglio comunale si è espresso negativamente all’unanimità.
Il progetto della nuova centrale ora è “in sonno”; Enipower si è dissociata dall’affare; la vecchia centrale ancora attiva, è tornata di proprietà della raffineria e ne seguirà le sorti.
Per Tempa Rossa è fissata una riunione generale, petrolieri inclusi, a Roma, a settembre, per trovare una soluzione definitiva su un progetto di grande importanza strategica ed economica, poiché non è verosimile che il grezzo venga lasciato nelle viscere della Basilicata, con i pozzi già pronti per estrarlo.
Anche in questo caso, come per l’Ilva, si è di fronte alla contrapposizione tra interessi strategici ed economici nazionali e aspettative territoriali focalizzate sul timore di pericoli sanitari ed ambientali, parecchio strumentali ed immotivati rispetto a quanto registrato in 50 anni di vita di una raffineria ben più complessa di un semplice terminale petrolifero.
Con la crisi attuale, Tempa Rossa sarebbe  accolta a braccia aperte in altre città. A Taranto, invece,  si è in presenza di molteplici manifestazioni contro quel progetto, ultima la contestazione ambientalista della manifestazione organizzata da Confindustria Taranto per il superamento degli attuali blocchi alle grandi industrie di Taranto.
Il motivo del diniego comunale nasce da una situazione particolare: la paura della popolazione nei confronti della grande industria. Le persone sono impaurite per quanto si è appreso a seguito dell’intervento della magistratura nei confronti del Siderurgico. Su questioni di tanta gravità il populismo impazza, soprattutto in un contesto generale poco preparato tecnicamente e poco propenso a valutare prospetticamente le conseguenze delle proprie posizioni.
Emerge anche il grave errore commesso da ENI. Ha sottovalutato le difficoltà in cui si trova da anni la città di Taranto e non ha fatto quanto poteva, sia in termini di comunicazione che di contenuti, rassicurazioni e benefici supplementari.
Il governo della città appare alla mercé degli estremismi radicali. Classe dirigente in senso lato ed Istituzioni ignorano (o sottovalutano) le notizie che rimbalzano sulle pubblicazioni economiche internazionali e che fanno ormai di Taranto una “città off limits”, dove nessun imprenditore internazionale verrà a insediarsi.
Impressiona anche l’attuale silenzio assoluto di ENI. Si può azzardare una risposta alla domanda sul perché di tale silenzio. Convinta che non possa cambiare il parere negativo dell’Amministrazione comunale condizionata dagli estremismi radicali, ENI non punta più a realizzare a Taranto l’ipotizzato polo strategico ed aspetta di essere “rifiutata e cacciata via” dalla città. La raffineria, senza aggiornamenti, sarà obsoleta e definitivamente fermata in pochi anni. Impedito l’arrivo di Tempa Rossa a Taranto, oleodotto e pontile saranno abbandonati. Il grezzo della Basilicata sarà estratto comunque e, aggiungendo un tratto all’oleodotto esistente, sarà inviato in un altro porto, ionico o calabrese che sia, che non ha i problemi di Taranto. In tal modo, nessuno potrà dire che ENI “ha abbandonato una realtà ad altissimo potenziale, umano, sociale, impiantistico, portuale, in Italia, in casa propria, nel centro del Mediterraneo”: una vera follia, tranne che per i pochi o tanti tarantini che stapperanno spumante, inneggiando all’impoverimento della città.
 
Dr. Vittorio Ugo Carone, già petroleum refining engineer, chimico di porto, assessore ambiente del Comune di Taranto (anni ’90).
Ing. Biagio De Marzo, già ufficiale di Marina, dirigente industriale, presidente di Altamarea

giovedì 31 luglio 2014

I soliti idioti


COMUNICATO STAMPA MOVIMENTO STOP TEMPA ROSSA –IL PORTO AI TARANTINI

IL VERO NAUFRAGIO E’ DI CONFINDUSTRIA TARANTO

Se ci trovassimo nella baia di Sidney, saremmo circondati da coccodrilli in lacrime. Ma siamo a Taranto, la terra dei delfini, dove a piangere sono soltanto i tarantini a causa dei coccodrilli travestiti da operatori virtuosi che si defilano davanti alle reali motivazioni della disfatta industriale.
Una disfatta frutto della errata o mancante progettazione del territorio ionico ad opera di Confindustria.
Confindustria dovrebbe assumersi la responsabilità delle scelte operate in tutti questi anni, nell’ambito della pianificazione industriale e urbana, in regime di quasi totale autonomia, escludendo dalla consultazione le parti più numerose ed impegnate nella ricerca di soluzioni utili a tutti.
Bisogna ricordare agli imprenditori tarantini che i comparti della raffinazione, della produzione del cemento, di alcune tipologie edili e dei servizi navali di Transhipment sono andati in profonda sofferenza, a causa delle scelte incaute e strategicamente errate operate dalla dirigenza degli industriali tarantini, incuranti delle reali esigenze del territorio.
Al contrario, le scelte produttive operate dalle dirigenze di altre città, come nel caso di Confindustria Bari, Lecce e, in alcuni casi, anche Brindisi, mostrano indici positivi e altamente promettenti in controtendenza con le statistiche della provincia di Taranto.
Le scelte effettuate hanno pregiudicato la nascita e lo sviluppo delle attività innovative che sono invece in fase di insediamento nelle altre province, per giunta assai più redditizie di quelle tarantine sia per fatturato che per unità lavorative impiegate.
Non è un caso che le infrastrutture pubbliche, l’aeroporto, il porto turistico per l’utilizzo ibrido di passeggeri e merci, la nuova stazione ferroviaria, il collegamento ai corridoi transeuropei tirrenico ed adriatico, gli interporti completi di tutti i servizi, previsti a Bari, siano sempre stati una priorità per gli imprenditori delle altre province ma mai sostenuti a Taranto, città di mare strategica eppure priva sia di interporto per il trasferimento delle merci da mare a terra sia del corridoio intermodale di collegamento con Grottaglie.
Confindustria Taranto si è sempre preoccupata di assegnare e riservare aree portuali tra le migliori, più ampie e strategiche d’Italia a pochi privilegiati dell’industria pesante e inquinante precludendone l’uso alle grandi navi di linea passeggeri e ai traghetti e, di fatto, alle Piccole e Medie Imprese, a commercianti e artigiani, coltivatori, pescatori, operatori turistici, del terziario di base e avanzato, e persino all’industria edilizia, che sono la vera spina dorsale dell’economia della provincia di Taranto.
Di fatto, dunque, il vantaggio iniziale esclusivo e geografico è stato pregiudicato e non sfruttato dagli stessi pochi imprenditori locali, malgrado Taranto sia sempre stata l’unica a possedere le aree idonee alla concentrazione intermodale di tutte le infrastrutture ed i servizi prima citati.
Auspichiamo pertanto un rapido ravvedimento da parte di Confindustria Taranto.
E’ arrivato il momento che la comunità dell’area ionica, non ancora consapevole del disastro economico e programmatico in atto, venga in possesso di tutti gli elementi necessari per giudicare e trarre le dovute conclusioni.

lunedì 28 luglio 2014

Non c'è vero ricatto occupazionale senza l'appoggio dei sindacati. Brava ENI, impara dai Riva!

«Tagli» impianti Eni Taranto sull'altalena di Tempa Rossa

Sciopero domani in tutto il gruppo Eni, raffineria di Taranto compresa, manifestazione a Roma nelle vicinanze di Montecitorio, richiesta di incontro al Governo. Dopo l'annuncio della società di bloccare gli investimenti a Gela e di paventare il ridimensionamento dei siti di Taranto, Marghera, Livorno e del petrolchimico di Priolo, è scontro tra sindacati e gruppo petrolifero.
Per Cgil, Cisl e Uil del settore, «l'annuncio shock dell'Eni di mettere in discussione l'intero impianto strategico della chimica e della raffinazione in Italia comporta pesanti ricadute sull'intero sistema industriale e occupazionale nel nostro Paese, facendo terra bruciata dell'industria italiana. Questo il Governo lo deve sapere». E ancora: «Colpi di spugna su accordi e investimenti Eni già sottoscritti (Marghera, Gela, etc.) sono inammissibili. Al Governo - dicono i sindacati - abbiamo chiesto l'immediata convocazione di un tavolo negoziale. Se, come sostengono al ministero dello Sviluppo economico, la politica industriale richiede anche di rivalutare l'intervento pubblico nell'economia, allora il Governo chiarisca se l'Eni risponde solo al mercato e alla Borsa o deve dar conto delle decisioni anche all'azionista di riferimento. Se l'Italia ha bisogno degli investimenti e della presenza industriale di Eni, non possiamo assistere inerti - concludono i sindacati - ad un grande gruppo che rischia di uscire dall'industria. Ci batteremo con tutte le nostre forze affinchè ciò non avvenga».Il punto più acuto della crisi è Gela. Il ministero dello Sviluppo economico ha promosso due tavoli di confronto: uno per Gela e l'altro per le altre raffinerie che l'Eni vorrebbe sottoporre a tagli.
Eccedenza di raffinazione: così l'Eni motiva le riduzioni. E secondo dati dell'Unione petrolifera, nel 2014 i consumi italiani dovrebbero attestarsi intorno a 56 milioni di tonnellate a fronte di una capacità di raffinazione di 99 milioni di tonnellate. Ci sarebbe quindi un eccesso di oltre 40 milioni di tonnellate, in pratica l'equivalente di 6/7 raffinerie come quella di Gela su un totale di 12, che l'esportazione non riuscirà mai ad assorbire.
Fonti sindacali e industriali evidenziano che uno dei progetti che potrebbe tenere l'Eni ancorato alla realtà di Taranto, è la base logistica del giacimento petrolifero lucano di «Tempa Rossa», ma è fortemente contrastato dal Comune, da diversi movimenti ambientalisti ed associazioni di categoria come ad esempio Confcommercio. Ieri, per esempio, contro «Tempa Rossa» c’è stato un nuovo sit-in lungo la spiaggia di viale del Tramonto, a San Vito. Due domeniche fa iniziativa analoga si era svolta a Lido Azzurro alle porte della città. Con lo stop a «Tempa Rossa» - sul cui progetto da 300 milioni di euro il ministero dello Sviluppo economico ha rinviato ogni decisione da fine luglio a dopo le ferie - sarebbe la seconda volta che l'Eni a Taranto è costretto a fare i conti col fronte del no.
Una prima volta accadde anni fa, quando presentò, attraverso la controllata Enipower, un progetto di nuova centrale a metano. Gli enti locali, tra cui la Regione Puglia, prima dettero il via libera, poi lo stopparono sollevando il problema delle emissioni di anidride carbonica che l'Eni si era comunque impegnato a compensare su scala regionale. Alla fine, l'Eni ha dovuto ritirare quel progetto, nel frattempo anche autorizzato dal ministero dell'Ambiente, e sostituirlo con un altro ridimensionato nella portata, nell'investimento e nell'occupazione di cantiere, che peraltro è ancora in attesa di poter essere avviato. Contrasti e lungaggini che quasi un anno fa hanno poi spinto Enipower ad abbandonare il sito di Taranto lasciando tutto alla raffineria.
A Taranto l’impianto lavora in prevalenza il greggio che l’Eni estrae dalla Val D’Agri e che viene poi trasportato con un oleodotto (lo stesso che servirebbe per far arrivare anche il greggio di «Tempa Rossa» che però a Taranto verrebbe solo stoccato e non lavorato). Cinquecento circa gli occupati di Taranto e nel 2013 lavorate 2,87 milioni di tonnellate di greggio. (GdM)

domenica 27 luglio 2014

Al mare per difendere il mare


«Stop a Tempa rossa»: nuova catena umana in spiaggia a Taranto per dire no al progetto dell'Eni 


Un lungo serpentone di cittadini ha invaso la spiaggia di viale del Tramonto mostrando lo striscione 'Stop Tempa Rossa - Il porto ai tarantini'. Si tratta della seconda iniziativa del genere dopo quella organizzata il 13 luglio scorso a Lido Azzurro. Presenti anche numerosi bambini e donne in stato di gravidanza. Il movimento di cittadini si schiera contro il progetto di cui e' titolare la joint venture Total-Shell-Mitsui, che prevede lo sviluppo di un giacimento situato nell'alta valle del Sauro, nel cuore della Basilicata, con il trasporto del petrolio a Taranto, dove veorrebbero costruire due serbatoi, un sistema di raffreddamento greggio, i collegamenti con il pontile petroli e il prolungamento per circa 350 metri del pontile per l'attracco delle navi.

Gli ambientalisti denunciano che l'arrivo delle petroliere possa aumentare l'inquinamento in un territorio gia' compromesso dalle emissioni dell'Ilva e della raffineria. Piu' di un migliaio di firme e' stato raccolto nei giorni scorsi contro il progetto. (Quot)

sabato 19 luglio 2014

Aderiamo!

Aperte le adesioni al Movimento Stop Tempa Rossa

tempa-rossa

‘Stop Tempa Rossa’ è un movimento creato ed ufficializzato da liberi cittadini. Nasce come movimento apartitico e si pone come obiettivo l’informazione, la partecipazione ai processi decisionali e il confronto con le parti politiche allo scopo di contrastare la realizzazione del progetto ‘Tempa Rossa’.
Il movimento ha inoltre come obiettivo il coinvolgimento di tutte le parti sociali e politiche, nel rispetto della propria apartiticità e trasversalità.
In un’ottica di maggiore forza del messaggio che si vuole divulgare per il raggiungimento dell’unico obiettivo di bloccare il progetto ‘Tempa Rossa’, il Movimento chiede il sostegno di associazioni culturali, associazioni ambientaliste, associazioni animaliste, comitati, associazioni di categoria, commercianti, ordini professionali e movimenti politici, di ogni parte d’Italia.
Perchè bloccare ‘Tempa Rossa’? Le motivazioni sono contenute in questo documento illustrato nella conferenza stampa del 28/06/2014 dai portavoce, in ordine di intervento: Daniela Spera, Marco De Bartolomeo, Mimmo Battista. RELAZIONE STOP TEMPA ROSSA-IL PORTO TORNI AI TARANTINI.

PER LE ADESIONI E’ SUFFICIENTE SCRIVERE AL SEGUENTE INDIRIZZO E-MAIL INSERENDO COME OGGETTO ‘ADERISCO A STOP TEMPA ROSSA’ E INDICANDO LOCALITA’ E NOMINATIVO DELL’ASSOCIAZIONE O DEL MOVIMENTO POLITICO.
N.B.: PER ADERIRE COME LIBERO CITTADINO E’ NECESSARIO INDICARE NELLA MAIL L’AUTORIZZAZIONE A RENDERE NOTO IL PROPRIO NOMINATIVO AI SENSI DEL D.Lgs 196/2003 IN MATERIA DI TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI:

stoptemparossa2014@gmail.com

Aderiscono al Movimento Stop Tempa Rossa:Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Legamjonici contro l’inquinamento, Peacelink, Fondo Antidiossina Onlus, Taranto LIDER (Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione), AUT (Artisti Uniti per Taranto), Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata,AIL TARANTO, Associazione Italiana Leucemie Linfomi e Mielomi sezione di Taranto ONLUS, Comitato Cittadino e Referendario Taranto Futura, WWF Taranto, Legambiente Taranto, NoScorie International, Associazione “Laboratorio per Viggiano”, OLA (Organizzazione lucana ambientalista), Social LAB ONP Grottaglie, Jonian Dolphin Conservation – TARANTO, Associazione culturale “Articolo 9 “(Salerno), Centro Culturale Filonide, ASSO-CONSUM TARANTO, MEDITERRANEO NO TRIV, Associazione Made in Taranto, Associazione “Produrre Salute” sezione di Taranto, Comitato Filovita, Associazione FUTURA (Venosa, PZ), Comitato “Tito No Biomassa”, Associazione Kyrios (Roma), Associazione Culturale Hermes Academy Onlus, Arcigay Taranto, Associazione Puglia Internazionale, Associazione di Salvaguardia dell’ambiente e tutela del territorio LUCANAPA, Associazione Il Teatro degli Amici di Taranto, Associazione culturale ReSet  (Palagiano-TA), Sud Project Camp – Laboratorio Aperto nelle Piazze del Sud, Centro di Educazione Ambientale (CEA)-Mottola (TA), Albina Colella (Professor of Geology, Department of Science, University of Basilicata), Simonetta Zandiri – TGMaddalena – Redazione Indipendente per la  libera Informazione sulla lotta al TAV, Roberto Giurastante (TLT), Vincenzo Pirlo (TA)-(fondatore e amministratore del gruppo Fb “Sei di Taranto se…”), Solfrizzi Francesco (TA)-(Gruppo fb “Sei di Taranto se…”)
Adesioni di liberi cittadini:Piero Piliego (TA), Eleonora Massafra, Crispiano (TA), Incorvaia Salvatore Grottaglie (TA), Paola Lippo (TA),Filomeno Cafagna (Trani-BAT),Alessia Tagliente (TA),Giuseppe Damiano Nuzzo (TA),Gaspare Ressa (TA),Carmela Iosco (TA),Giuseppe Carovigno (TA),Giampiero Lovelli (TA),Umberto Nigro (TA),Nadia Strusi (TA),Gianluca Casamassima (TA),Cristina Pulpo (TA),Leonardo La Porta (TA),Anna Maria Netti (TA),Angelo Colucci Crispiano (TA),Salvatore Uncini (TA),Giuseppe Lopatriello (TA),Tumminia Angela (TA),Sardella Vito, Lama (TA),Nicola Granieri (TA),Renata Campora (TA),Tiziana Rizzo (TA),Marinella Monfredi (TA),Massimiliano Onorato (TA),Alberto Zara (LE),Giuseppe Maldarizzi (TA),Valentina Pastorizia (TA),Domenico Deandri (TA),Giovanna Russo (TA),Nicola Trisolini Palagianello (TA),Simona Sebastio (RG),Adele Labile (TA),Antonio Martire (TA),Patrizia Masella (TA),Oronzo Rinaldi (TA),Fiorentino Pignatelli (TA),Raffaella Basile (TA),Gianfranco Valente Mottola (TA),Donato Ditaranto Montescaglioso (MT),Claudio D’Ingeo (TA),Iolanda Fischetti (TA),Ida Gatto (TA),Serena Battista (TA),Donato Iurlaro (TA),Angelo Sgobio (TA),Marco Caliandro (TA),Lorenzo Morrone (TA),Franco Guarini (TA),Giada Fuggiano Lama (TA),Mary Bruno (TA),Daniele De Cristofaro (TA),Paolo Castronovi (TA),Maria Gatto (LE),Annalisa Conte (TA),Cinzia Zaninelli (TA),Osvaldo Milani (TA),Pietro Caroli (TA),Donatella Convertino (TA),Giuseppe Laviola (TA),Marco Scialpi (TA),Agnese Lincesso (TA),Raffaella Quaranta (TA),Gabriella Titoto (TA),Danilo Panico (TA),Stefania Bellanova (TA),Maria Vivenzio (TA),Maria Fornaro (TA),Antonietta Terribile (TA),Annarita D’Errico (TA),Ruggiero Graziano Crispiano (TA),Massimiliano Fabbrizzi (TA),Loredana Latagliata (TA),Monica Nitti (TA),Domenico Votano (TA),Cosimo Rivizzigno (TA),Gennaro Viesti (TA),Alfonsina Diletto (TA),Mario Corrado (TA),Francesco Gaudio (TA),Carmine Cua (TA),Mario Roberti (TA),Nicola Morgese (TA),Lea Cifarelli (TA),Vandina Stella (TA),Stefano Lanucara (TA),Maria Cristina Chiulli (TA),Tommaso De Roma (TA),Mina Lafratta (TA),Ivan Leone, Oppido Lucano (PZ),Emanuele De Gasperis (TA), Andrea Aurelio (TA), Valentina Monetti (TA), Domenico Deandri (TA),Mauro Santoro (TA),Livianna Annicchiarico (TA), Umberto Celano (TA),Enrica Tessari, Leporano (TA), Adele De Giorgio (TA), Francesco Pugliese (TA),Licia Traetta (TA), Clementina Vivenzio, San Giorgio Jonico (TA),Mimmo Marra (TA), Amelia Quarto, Leporano (TA),Elena Casto (TA), Virginia Mariani, Mottola (TA),Palmisano Maria Rosaria (TA),Simona Pantaleo (TA), Stefania D’Elia (TA), Romano Latagliata (TA), Anna Laura Elefante, Carovigno (BR), Danilo Di Lorenzo, Palagiano (TA)
Movimenti ed esponenti politici che sostengono le motivazioni del movimento ‘Stop Tempa Rossa’: Associazione Radicali Lucani, Bolognetti Maurizio (Associazione Radicali Lucani), Bonelli Angelo (portavoce nazionale dei Verdi), D’Amato Rosa (europarlamentare M5S circoscrizione SUD), Federazione Nazionale dei Verdi, Liberiamo la Basilicata, Meet Up 192-Amici di Beppe Grillo Taranto, Meet Up Amici di Beppe Grillo San Marzano di San Giuseppe, Meet Up Manduria Cinque Stelle, Meet-up “Ginosa marina a 5 stelle”, Meetup “Palagianello in MoVimento” di Palagianello (TA), Meetup Amici di Beppe Grillo Crispiano, Meetup Castellaneta Aperta M5S Beppe Grillo, Meetup Movimento 5 Stelle Francavilla Fontana, Meetup di Mottola, Meetup Putignano in MoVimento, Melchiorri Alceo (Lucani in Europa), Movimento di Insorgenza Civile – delegazione di Bari Partito del Sud – Puglia, Taranto Respira, Verdi Taranto.