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lunedì 21 dicembre 2015

I puntini sulle "i" al tempo del telepopulismo PD

"Ambientalismo estremo aiuta i Riva"

Giampiero Marcarelli, dirigente del PD di Taranto, ha dichiarato che "l'ambientalismo estremo aiuta i Riva", facendo esplicito riferimento a me.
Infatti secondo Mancarelli "tutto rischia di naufragare per le affermazioni su un non miglioramento della qualità dell'aria a Taranto". E prosegue: "Si sostiene che nonostante la riduzione della produzione di ILVA, dei cumuli minerari e lo stop prolungato delle cokerie l'aria non migliora ed equivale a sostenere che non c'è nesso di causalità tra le malattie e lo stabilimento. Chi afferma questo rischia di diventare l'arma più potente in mano agli avvocati dei Riva che sosterranno appunto la non connessione tra i livelli di inquinamento e la produzione della fabbrica. Per questo dico a Marescotti di riflettere. Il benzo(a)pirene si è ridotto drasticamente ed è quello il marcatore che individua la pericolosità dell'aria a Taranto. Fermati Alessandro, prima che sia tropopo tardi e prima che i Riva ti citino a loro vantaggio".
Vorrei rispondere a Gianpiero Mancarelli facendo un esempio: se un fumatore passa da due pacchetti di sigarette ad un pacchetto di sigarette al giorno, non per questo è fuori pericolo.
Se va dal medico non può ottenere il consenso di fumare, come se quel "miglioramento" fosse sinonimo di azzeramento del rischio.
La situazione di Taranto registra un miglioramento che tuttavia non garantisce i nostri polmoni.
Per fortuna si è dimezzata la produzione, ma non per questo con una dose dimezzata di fumi possiamo dirci fuori pericolo. Un buon dottore non dirà mai al fumatore che può continuare a fumare dimezzando le sigarette.
La riduzione di alcuni inquinanti è sicuramente un "miglioramento", ma non per questo possiamo dire che a Taranto è venuto meno l'eccesso di mortalità che è stato accertato fino a ora da tutti gli studi epidemiologici. Quando i periti della magistratura hanno calcolato un eccesso di mortalità di 386 decessi correlabili all'inquinamento industriale probabilmente la situazione era "migliorata" rispetto al decennio precedente, ma non per questo la magistratura ha dichiarato accettabile quell'eccesso di mortalità.
Vorrei dire a Mancarelli che l'unico "miglioramento" accettabile a Taranto non è quello del "meno peggio" ma è quello che riporterà Taranto a livelli di ricoveri e decessi allineati con la media regionale. Ed è per questo che da tempo chiediamo un registro della mortalità aggiornato in tempo reale e georeferenziato con cui controllare se si muore di più o di meno rispetto alla media regionale. Quel registro si può realizzare a costo zero. PeaceLink ha già fatto un incontro con i vertici della ASL di Taranto, è tecnicamente fattibile e manca solo il consenso della politica.
Quanto alla situazione attuale, che ha preoccupato per l'innanzamento dei livelli di inquinamento in alcune giornate, vorrei dire a Mancarelli che i legali dei Riva non potranno usare le dichiarazioni di PeaceLink
a loro vantaggio.

Abbiamo infatti bene chiarito che i picchi di inquinamento sono relativi a situazioni meteo avverse che favoriscono l'incremento delle concentrazioni del PM10, ad esempio. Questo è un fatto che accade in questi giorni in tutt'Italia e che sta accadendo anche a Taranto, con l'aggravante che il centro urbano è sottoposto a costante vento da NordOvest, ossia dall'area dell'ILVA. Che i livelli di inquinamento aumentino quando il vento viene dall'ILVA non è certo un argomento che i legali dei Riva potranno usare a loro vantaggio.
Come tutti gli esperti di inquinamento sanno, le concentrazioni di sostanze tossiche che respiriamo non derivano solo dalle emissioni, ma anche dalle condizioni meteo che fanno da tramite fra le emissioni e il nostro naso. A Taranto in particolare ci sono i venti dall'area industriale che influenzano le concentrazioni di sostanze tossiche. Ma vi è anche il PBL (Planetary Boundary Layer), ossia lo strato limite planetario che innalza o abbassa lo strato di aria all'interno del quale i fumi si diluiscono o meno. I cittadini che vedono la striscia orizzontale scura al mattino non sono vittime di allucinazioni ed è bene che il PD ogni tanto guardi il cielo fotografato dalle ecosentinelle e non faccia come i cardinali che per non dispiacere alla dottrina non volevano vedere il cielo con il telescopio di Galileo. Il fatto che ILVA, nonostante la produzione dimezzata, continui a costituire un problema dimostra che non è stata resa ecocompatibile, ammesso e non concesso che ciò sia possibile. ILVA oggi non è ecocompatibile in quanto la copertura dei parchi minerali - nonostante le ripeture assicurazioni di Mancarelli del gennaio 2014 - non è mai avvenuta, benché per legge dovesse essere completata entro il 27 ottobre 2015, sulla base della prima AIA dell'ottobre 2012 e del primo decreto salva-Ilva del dicembre 2012. Sono stati dati ben tre anni di tempo e le coperture non ci sono. Sui balconi la gente trova ancora polvere che si attacca alle calamite.
Mancarelli dichiarò il 25 gennaio 2014 che i parchi sarebbero stati realizzati, e ne anticipò anche le caratteristiche: "La soluzione costruttiva - dichiarò - prevede una struttura in acciaio ad arco spaziale a sezione triangolare con copertura mediante lastre a raggio costante. Il progetto è stato presentato a fine dicembre al ministero dell'Ambiente per la Via e le relative autorizzazioni. L'Ordine è stato assegnato a Cimolai per un importo di 99 milioni di euro".
Mancarelli, chi l'ha visto quel parco minerali che avevi assicurato con tanta dovizia di particolari nel gennaio 2014?
Se manca la copertura dei parchi minerali, non saranno certo le dichiarazioni di PeaceLink a fornire ai Riva un appiglio. L'appiglio lo fornisce semmai il governo alla magistratura stessa, in quanto i commissari del governo - benché definiti "immuni penalmente" - risultano comunque inadempienti rispetto all'opera più importante che avrebbe dovuto garantire il contenimento delle polveri sottili.
Di fronte a questa mancanza, è sicuramente significativo che la ASL si sia cautelata in quanto le polveri sottili possono creare effetti sanitari avversi a breve termine, come ricoveri e decessi per infarti e ictus.
La ASL è intervenuta - su sollecitazione di PeaceLink - dichiarando che i bambini, gli anziani e i cardiopatici vadano tutelati nei giorni in cui si superano i 25 microgrammi a metro cubo di PM10 (polveri sottili). Visto che non coprono i parchi minerali, la ASL ha deciso di adottare il principio di massima precauzione per la criticità delle polveri sottili, non escludendo un incremento del rischio sanitario in alcune giornate e in alcuni orari della giornata.
 Alessandro Marescotti Presidente di PeaceLink

sabato 16 marzo 2013

Il buffone smascherato?

COMUNICATO: Arpa Puglia comunica alla Procura inadempienze dell'Ilva e il potere politico si preoccupa

L'assessore all'ambiente della Provincia di Taranto Giampiero Mancarelli ha chiesto al ministro Clini di intervenire "con la necessaria tempestività"  sugli enti di controllo "con l'obiettivo di non alimentare, seppure indirettamente, confusione nell'opinione pubblica  tarantina". La lettera è stata inviata anche alla Regione Puglia.
Questa richiesta di intervento dell'assessore Mancarelli "per coordinare gli organi di controllo" (come scrive l'assessore) avviene dopo che l'Arpa Puglia ha constatato la non esecuzione di varie prescrizioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) da parte dell'Ilva.
L’Aia, firmata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini il 26 ottobre 2012, non è al momento rispettata e questa dichiarazione è contenuta in un documento ufficiale che l’Arpa avrebbe inviato come comunicazione di reato (1) alla Procura il mese scorso. Le firme sono quelle di Giorgio Assennato, Massimo Blonda e Simona Sasso, rispettivamente direttore generale, direttore scientifico e funzionario di Arpa Puglia.
Anche noi - con una scrupolosa verifica delle prescrizioni dell'Aia - siamo giunti alla conclusione che l'AIA (benché carente) non sia applicata in parti molto importanti.
Siamo davvero stupiti che l'assessore Mancarelli, anziché essere preoccupato della non attuazione dell'AIA, sia preoccupato degli organi di controllo che stanno facendo il loro dovere di verifica, e a cui va assicurata una piena autonomia. All'Arpa Puglia spetta uno "status" di ente terzo. L'Arpa deve essere indipendente dal potere politico e soprattutto dal ministro Clini che, peraltro, ha dichiarato che "al momento non risultano inadempienze" da parte dell'Ilva per l'AIA, nonostante l'Arpa Puglia affermi che gli impianti continuino ad inquinare, in violazione delle prescrizioni dell'AIA stessa.

Fabio Matacchiera - presidente Fondo Antidiossina Taranto
Fulvia Gravame - responsabile nodo di Taranto PeaceLink
Alessandro Marescotti - presidente di PeaceLink

Ecco il testo integrale della lettera di Mancarelli:
Ill.mo Sig. Ministro
la comunità ionica sta seguendo con comprensibile trepidazione l’avviato percorso di ambientalizzazione dello stabilimento Ilva di Taranto. In poco tempo, e con il concorso di tutti gli attori sociali e istituzionali coinvolti, stiamo dimostrando che il corso dello storia può cambiare. Parlo di storia perché tutti insieme stiamo scrivendo una nuova pagina per Taranto e per la Terra Ionica. Il tempo giudicherà i nostri atti ma per ciò che è stato fatto sinora possiamo ritenerci – almeno questa è la mia considerazione – moderatamente soddisfatti.
E proprio al fine di non inficiare l’unità di intenti che ci accomuna e che, a vario titolo, ci obbliga ad operare con il massimo senso di responsabilità, Le chiedo, Signor Ministro, di intervenire con la necessaria tempestività per coordinare l’operato di tutti gli enti di controllo con l’obiettivo di non alimentare, seppure indirettamente, confusione nell’opinione pubblica tarantina.
Beninteso, il nostro intento è comunicare con tempestività e trasparenza tutti i risultati rivenienti dalle attività di rilevazione e monitoraggio; e tuttavia, avvertiamo anche l’obbligo morale, prima ancora che politico e istituzionale, di non lanciare alla popolazione messaggi equivoci o peggio ancora contraddittori che rischiano di delegittimare proprio il prezioso e insostituibile lavoro degli enti di controllo cui è demandato il compito di effettuare le opportune verifiche. (QI)

mercoledì 6 febbraio 2013

Parole, parole vuote e discariche piene

Comunicato di Vigiliamo per la discarica
 
Provincia e Comune sapevano dell’arrivo dei rifiuti dalla Calabria e le associazioni ambientaliste attendono ancora di essere convocate

Provincia e Comune sapevano dell’arrivo dei rifiuti della Calabria nella discarica Ecolevante di Grottaglie. Perché ogni giorno, come per legge, arrivano alla Provincia, e ai Comuni rispettivi, i Mud integrali (Modello unico dichiarazione ambientale) con la descrizione della provenienza, della quantità, del tipo dei rifiuti stoccati nelle tre discariche per rifiuti speciali del tarantino.
Inoltre da giorni la stampa calabrese, consultabile on line, dice chiaramente che i rifiuti dell’emergenza Calabria sono destinati alla discarica Ecolevante di Grottaglie: 400 tonnellate al giorno, destinate presto a raddoppiare.
Mentre è solo di sabato 2 febbraio la notizia che l’assessore provinciale all’ambiente Mancarelli è sorpreso, farà rimostranza alla Regione e disporrà controlli sulla qualità dei rifiuti provenienti dalla Calabria.
Silenzio totale invece da parte dell’assessore comunale Lupo, tutto preso a organizzare e a dare ampia comunicazione della raccolta differenziata spinta, fino ad oggi quasi inesistente, e addirittura sospesa nelle pochissime zone dove era stata attuata in via sperimentale.
Che il traffico dei camion di rifiuti diretti alla discarica Ecolevante sia notevole e incessante, di giorno e di notte, è cosa evidente e non sono i rifiuti della Calabria che lo hanno intensificato.
Ma dov’è l’esito dei controlli specifici, promessi da mesi da Mancarelli per i rifiuti con codice 191212? Come mai la Provincia si allarma solo per i rifiuti che altre Regioni in emergenza inviano nelle discariche per rifiuti speciali del tarantino, e non rende costantemente conto della frequenza, del tipo e dell’esito dei controlli effettuati su tutti i rifiuti che arrivano, provenienti da ogni dove?
Cosa impedisce all’assessore Mancarelli di convocare le associazioni ambientaliste, come da mesi promesso e ribadito a mezzo stampa? Dimentica forse che nonostante il “sistema Campania” furono proprio gli ambientalisti a far fermare i camion diretti alla discarica di Massafra perché perdevano percolato?
E il sindaco Alabrese e l’assessore all’ambiente Lupo, come mai continuano a tacere? Perché non richiedono specifici controlli, non solo sui rifiuti provenienti dalla Calabria, ma anche su quelli con codice 191212 e con “codice a specchio” come da anni continua a sollecitare, inutilmente, il comitato Vigiliamo per la discarica?
La presenza nella provincia di Taranto di ben tre discariche per rifiuti speciali dovrebbe essere oggetto di monitoraggio continuo anche da parte della Provincia e dei Comuni, e di controlli specifici sui quali dare costantemente notizia; e non occasionale motivo di politica di immagine o, peggio, di generiche rassicurazioni del tipo “i rifiuti in arrivo non sono pericolosi” o “non ci saranno ulteriori ampliamenti”.
Gli assessori Mancarelli e Lupo devono immediatamente chiedere un incontro all’assessore Nicastro e al presidente Vendola, e richiedere le più ampie garanzie non solo per i rifiuti provenienti dalla Calabria, ma per tutti i rifiuti che arrivano nelle tre discariche joniche, e  darne immediata informazione.

domenica 3 febbraio 2013

Bla bla bla

«Rifiuti calabresi? Mando la polizia»

Alla fine è arrivata pure la spazzatura calabrese. La solfa, dopo l’emergenza del Salento e quella della Campania, è sempre la stessa e, in fondo, riecheggia le parole di brechtiana memoria: e dunque ci sarà pure… una discarica in provincia di Taranto! Insomma, se tutte le strade dei rifiuti portano dalle nostre parti un motivo ci sarà.
A sospettarlo, stavolta con qualche preoccupazione, è Giampiero Mancarelli, assessore provinciale all’Ambiente che si ritrova tra i piedi, per giunta a sua insaputa, l’emergenza calabrese. Tutto è cominciato dopo il sequestro della discarica di Melicuccà, pochi giorni fa: «Fino a cessate esigenze – le parole del commissario delegato Vincenzo Speranza – dagli impianti di Crotone e Rossano, dopo tutta una serie di accertamenti ed analisi effettuati sui rifiuti e previo accordo con la società «Makab Group», leader nel settore a livello nazionale, oltre 400 tonnellate di scarti qualificati sono conferiti in Puglia, dopo aver superato controlli molto esigenti ed accurati da parte dell’Agenzia ambientale della stessa Regione».
Le 400 tonnellate di “scarti qualificati” poi diverranno 800 e il trasferimento dovrebbe durare sino a quando sarà ultimato l’ampliamento della discarica di Pianopoli. Niente viaggi nel fine settimana, ma da domani i tir riprenderanno a fare la spola tra la Calabria e Grottaglie. E Mancarelli assicura che ad accoglierli ci saranno «polizia provinciale, Arpa Puglia e Noe». «Non possiamo impedire – rimarca – che i rifiuti tritovagliati, che tecnicamente e soprattutto per i Tar sono “speciali”, arrivino nella discarica Ecolevante, ma certo possiamo attivare controlli rigidi per evitare che accada ciò che abbiamo verificato per l’emergenza Campania: nel tritovagliato arrivava di tutto, persino le lavatrici».
Insomma, non è per mancanza di fiducia, ma l’assessore preferisce affidarsi a ciò che dice «la nostra Arpa», piuttosto che prendere acriticamente per buone le verifiche dell’omologa calabrese. Arpa e buoi dei paesi tuoi.
Poi c’è anche un’altra questione, diciamo così di cortesia istituzionale. «Un mese fa – ricorda Mancarelli – quando era circolata la voce del possibile arrivo, avevo chiesto la collaborazione di Ecolevante per sapere in anticipo degli invii: cosa che non è avvenuta». Ma la cosa ancora più grave è che «il commissario all’emergenza della Calabria non ha ritenuto di informare la Provincia». Il disappunto di Mancarelli è evidente: «Su queste cose non si può scherzare – sottolinea – perchè è necessario tranquillizzare le popolazioni e perciò ho subito attivato controlli che garantiscano la sicurezza dei conferimenti.  A stretto giro sentirò il commissario delegato e convocherò Ecolevante».
A scanso d’equivoci e per chiarire ruoli e competenze, l’assessore ha  scelto comunque di prendere di petto la questione: «Lunedì piazzo la mia Polizia provinciale davanti alla discarica». Praticamente un comitato di benvenuto… (Corgiorno)

venerdì 18 gennaio 2013

Punti di vista

Taranto, Ilva minaccia: “O dissequestro acciaio o cassa integrazione per tutti”

“Liberare l’acciaio sequestrato o sarà cassa integrazione per tutti gli operai degli stabilimenti Ilva di Italia”. E’ questo l’ultimo ‘ricatto occupazionale’ targato Bruno Ferrante, almeno secondo quanto ha riferito l’assessore provinciale Giampiero Mancarelli. Se il milione e 700mila tonnellate di acciaio (del valore di un miliardo di euro) dovesse rimanere sigillato, la fabbrica potrebbe collassare e con questa anche gli altri stabilimenti del Gruppo Riva in Italia. Una catastrofe insomma. Secondo quanto dichiarato da Mancarelli, il presidente Ferrante nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi per chiarire la situazione in cui versa l’acciaieria ionica avrebbe annunciato che per garantire il pagamento degli stipendi servirebbero 75 milioni di euro al mese. E di fronte all’ennesimo ricatto il governo Monti ha ceduto ancora. Martedì prossimo l’esecutivo varerà un provvedimento ad aziendam con cui consentire lo sblocco della situazione. In sostanza il nuovo decreto stabilirà che in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale, la magistratura debba dare esecuzione alla legge ‘salva Ilva‘ dissequestrando così i prodotti e permettendo all’azienda di commercializzare l’acciaio. Una vicenda che aprirà inevitabilmente nuove questioni di incostituzionalità generando una valanga di dubbi: cosa accadrebbe, in primo luogo, se la Consulta dovesse dare ragione ai magistrati ionici?
“Servono buon senso e responsabilità, ma soprattutto servono interventi ad horas perché la situazione è insostenibile” ha dichiarato l’assessore Mancarelli, il quale ha poi riferito che Ferrante avrebbe descritto il blocco delle merci sequestrate confermato dalla magistratura di Taranto come “un disastro perché la situazione finanziaria è diventata molto critica, le banche non si fidano più e l’Ilva non fattura più ormai da mesi”. Il blocco dell’attività dell’Ilva “comporta conseguenze devastanti per l’intera industria italiana – ha detto il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci al tavolo in corso a Palazzo Chigi – E danni irreversibili al comparto siderurgico e al suo indotto. Non possiamo permetterci di rinunciare alla vocazione industriale del nostro Paese e per questo chiediamo al governo di intervenire con forza”. Per il comitato dei cittadini e lavoratori “liberi e pensanti” la fabbrica di Taranto “deve essere espropriata e nazionalizzata e attraverso intervento si deve giunge al fermo degli impianti più inquinanti per giungere poi al loro ripristino”.
Intanto il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino ha precettato gli operai dell’Ilva che avevano indetto uno sciopero a oltranza in attesa delle comunicazioni ufficiali dal presidente Bruno Ferrante sul futuro dello stabilimento. Saranno 130 gli operai che dovranno aggiungersi ai dipendenti già presenti sugli impianti per evitare rischi alla fabbrica, ma soprattutto ai lavoratori e ai cittadini. Ma le nuove dichiarazioni dell’azienda potrebbe nelle prossime ore cambiare nuovamente la situazione. La decisione del prefetto, infatti, è stata duramente contrastata dalla Fim Cisl che nel pomeriggio incontrando gli operai che presidiano i cancelli della fabbrica, ha ribadito che “le comandate già concordate negli passati sono sufficienti a garantire la sicurezza degli impianti”. (Ilfattoquotidiano)


Ilva, le banche chiudono i rubinetti ai Riva. A febbraio stipendi a rischio e Cig in tutti gli stabilimenti. Il governo pronto a intervenire di nuovo 

Mesi di stop alla produzione. I prodotti ancora bloccati sui piazzali dopo i ricorsi alla Corte Costituzionale da parte della magistratura. Adesso per l'Ilva di Taranto la situazione è davvero drammatica. Il governo ha dovuto convocare in fretta e furia un vertice straordinario a Palazzo Chigi. Vertice al quale, l'esecutivo, ha voluto ancora una volta che partecipassero anche i sindacati e le istituzioni locali, a cominciare dal presidente della Regione Nichi Vendola.
Bruno Ferrante, ex prefetto e ora presidente del gruppo siderurgico, ha detto quelli che tutti ormai sapevano. La situazione finanziaria del Gruppo Riva ormai è delicatissima. Se non si possono vendere i prodotti non si incassano le fatture. Se non si incassano le fatture non si possono pagare i fornitori. Le banche non si fidano più. E hanno chiuso i rubinetti. La parola, sussurrata, è crack. L'azienda potrebbe non riuscire a pagare gli stipendi di febbraio degli operai. Servono 75 milioni di euro al mese per saldarli. Se non si vendono i prodotti i soldi non ci sono. L'unica soluzione è la Cassa integrazione. Non solo per Taranto. Per tutti gli stabilimenti: Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica.
L'Ilva è una bomba pronta ad esplodere. Il ministro dell'ambiente Corrado Clini è stato chiaro. C'è da stabilire in Italia se le leggi valgono qualcosa. Senza la certezza delle norme non salta solo l'Ilva, salta la credibilità del Paese e con lei qualsiasi investimento straniero. Nichi Vendola ha supplicato la Corte Costituzionale di anticipare la sua decisione sul ricorso dei magistrati, per ora prevista per il 13 febbraio. Troppo tardi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, aveva annunciato per martedì prossimo un provvedimento del governo per sbloccare la situazione. Ma dopo il decreto 231, quello impugnato dai giudici, è difficile capire quali armi restano in mano ad un esecutivo che non è più nemmeno nella pienezza dei suoi poteri. Così l'idea di un provvedimento per chiarire la portata del decreto 231 è tramontata. Mario Monti dopo il vertice ha spiegato che tutte le parti si sono dette d'accordo che la legge debba essere applicata in attesa della sentenza della Consulta. Un atto politico. C'è da sperare che funzioni. Taranto è una polveriera. Se salta, salta tutto l'impianto produttivo italiano. La miccia è accesa. Ed è troppo corta per poter attendere l'esito delle prossime elezioni.(Huffingtonpost)

domenica 30 dicembre 2012

Tarallucci, vino e inceneritori

Assemblea pubblica del 21 Dicembre 2012 alla presenza dell'Avv. Giampiero Mancarelli Assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto. Domanda e risposta in riferimento ai due impianti (trattamento e incenerimento fanghi) in progetto a Massafra.

martedì 13 novembre 2012

Si lavora sottobanco per "oliare" l'AIA

Ilva all’esame dell’Aia. Scontro CliniVendola  

Non è la settimana decisiva per l’Ilva, non foss’altro perché dal giorno del sequestro degli impianti - il 26 luglio scorso - di settimane apparentemente decisive ce ne sono state tante, ma sicuramente entro venerdì si capiranno le reali intenzioni del gruppo Riva.

Legali e tecnici dell’Ilva stanno lavorando ad un piano finalizzato all’adempimento delle prescrizioni contenute nella nuova Autorizzazione integrata ambientale che venerdì saranno al centro del confronto al ministero dell’Ambiente. Se tale piano soddisferà i tecnici che compongono il gruppo istruttore dell’Aia, allora la mossa successiva sarà la presentazione in Procura di una istanza, articolata e motivata, di dissequestro degli impianti. Tra i componenti del gruppo istruttore c’è l’assessore provinciale all’ambiente di Taranto Giampiero Mancarelli, che ieri mattina a palazzo di giustizia ha avuto un colloquio con il procuratore capo Franco Sebastio. Top secret il contenuto ma sicuramente si sarà parlato dell’Aia e dei possibili scenari futuri. Sull’applicazione dell’Aia e il possibile conflitto tra governo e magistratura ieri c’è stato uno scambio di vedute tra il governatore Nichi Vendola e il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Vendola non ha nascoste le sue perplessità dinanzi alla possibilità, annunciata da Clini, che il Governo ricorra contro la Procura di Taranto perché la permanenza del sequestro giudiziario dell’area a caldo dello stabilimento Ilva rischia di ostacolare l’attuazione dell’Aia. Secondo Vendola, «un eventuale conflitto tra Governo e magistratura sarebbe sbagliato, sciagurato. Penso che l’Ilva debba rispondere al suo giudice. Punto». Pronta la replica di Clini. «Il presidente Vendola si rassicuri: non ho dedicato un secondo del mio tempo a vagheggiare conflitti di competenza. Tale conflitto, se ci sarà, verrà eventualmente aperto da altri. Io ho lavorato a tappe forzate per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, definita a tempo di record e condivisa pienamente anche dalla Regione Puglia. Dopo aver chiuso l'Aia, sono impegnato ad attuarla pienamente e nei tempi prescritti. La legge mi impone di farla applicare. Chi intende impedire la piena applicazione dell'Aia, e perciò della legge, lo dica ed abbia l'onestà intellettuale di spiegare perché».

La vicenda sarà al centro domani di un incontro convocato dal prefetto di Taranto Claudio Sammartino con il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante.

L’assessore regionale alla salute Ettore Attolini ieri ha intanto annunciato lo stanziamento di 4 milioni di euro a favore dell’Asl di Taranto per far fronte all’emergenza sanitaria. Attollini ha assicurato che la politica della Regione per la sanità a Taranto si muove su tre direttrici: l’offerta di una assistenza adeguata tramite l’incremento dei posti letto pubblici e il mantenimento dei posti letto privati (che in altre province sono stati ridotti); la soluzione dei problemi del personale sanitario; la creazione di un centro «Salute e ambiente» finanziato con 8 milioni di euro prelevati dal bilancio regionale, per il monitoraggio epidemiologico e la prevenzione delle malattie legate all’inquinamento ambientale da parte della grande industria. Mimmo Mazza (GdM)

lunedì 29 ottobre 2012

Avanti a nuovi raccomandati incompetenti per il Circo Clini!

Ministero dell'Ambiente e Provincia di Taranto: si alleano tra loro i due massimi enti che si sono distinti negli ultimi decenni come "garanti" del rigore e la tutela della salute dei tarantini!!!


  Ilva, un ufficio del ministero si occuperà a Taranto di verificare procedure Aia

Un ufficio distaccato dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per verificare se, come e quando l’Ilva si adeguerà alle prescrizioni previste dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale. È la mossa alla quale sta lavorando il ministro per l’Ambiente Corrado Clini allo scopo di rispondere a quanti, nei mesi scorsi ma anche più di recente, hanno denunciato che la vecchia Aia oltre ad essere tutt’altro che restrittiva, conteneva prescrizioni alle quali l’Ilva si è sottratta senza che nessuno glielo contestasse formalmente. Il ministero ha contattato la Provincia, ottenendo la disponibilità di alcuni uffici nella sede principale di via Anfiteatro e così nelle prossime ore protrebbe giungere l’annuncio dell’aper tura di una sede, per almeno un paio di anni, dell’Ispra in riva allo Jonio.
A tenere i collegamenti con Clini è l’assessore provinciale Giampiero Mancarelli, delegato all’ambiente da nemmeno due mesi e nominato anche nel gruppo istruttore che ha firmato l’Aia per l’Ilva. «Stiamo facendo tutto il possibile per offrire un quadro di certezze a tutti i protagonisti della vicenda - dice Mancarelli - che ha ricadute di tantissimi tipi non solo a Taranto me in tutta Italia. Voglio ricordare che l’Aia prevede immediatamente la produzione dello stabilimento limitata a 8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, la fermata e rifacimento dell’altoforno 1, l’adeguamento degli altoforni 2 e 4, la fermata e il rifacimento delle batterie 3-4-5-6 della cokeria, l’adeguamento delle batterie 9 e 10.
Ora tocca all’Ilva fare la sua parte. È inutile indugiare in tatticismi, mi aspetto che il gruppo Riva convochi quanto prima un consiglio di amministrazione e metta a disposizione le somme necessarie per adempiere alle prescrizioni previste dall’Aia. Stanziati i fondi, vanno firmati i contratti con le ditte che dovranno occuparsi dei lavori. Dopo, con tutta questa documentazione in mano, si potrà andare in Procura per chiedere il dissequestro degli impianti. Farlo prima, senza un impegno concreto e certificabile, non ha senso. L’Aia consente all’Ilva di fare un salto nel futuro garantendo salute, ambiente e lavoro per la terra ionica. Ora all’I l va spetta il compito di investire e credere nella sua eco-compatibilità».
Mancarelli oggi pomeriggio incontrerà in Provincia le associazioni ambientaliste. «Dobbiamo fare tutti assieme il punto della situazione e cercare una sintesi in grado di superare vecchie e nuove divisioni. Abbiamo bisogno di unità, speranze e futuro, non di polemiche». (GdM).