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martedì 22 luglio 2014

Torna in vendita l'ex convento Monteoliveto!

Nell'inerzia del Comune che pure nel 2011 aveva deliberato il proprio interesse, torna in vendita il complesso dell'ex-convento di Monteoliveto in Città Vecchia.
Partecipa alle iniziative di sensibilizzazione che lanceremo dal blog!
Per il dossier sulla vicenda clicca qui.
Ecco la delibera del 2011:

 

Dismissioni, lo Stato mette in vendita palazzi e conventi. Obiettivo 11 milioni di euro


Lo Stato ci riprova. Dall'ex Casa del Fascio di Caravaggio (Bergamo) all'ex Birreria della Caserma Mameli a Bologna sono 15 i beni statali messi in vendita dall'Agenzia del Demanio con il secondo Bando Unico del 2014. Obiettivo è incassare almeno 11 milioni di euro guardando soprattutto al mercato retail. 
Un bando, questo, considerato all'Agenzia del Demanio una sorta di banco di prova per riavviare le annunciate dismissioni. Lo scorso bando, infatti, non è andato bene come si sperava. L’obiettivo del governo è ora riuscire a raggiungere il target di dismissioni di immobili contenuti nell’ultima legge di Stabilità e cioè per il triennio 2014/16 almeno 500 milioni di euro l’anno. Una cifra ancora molto lontana, ma l'Agenzia, guidata da Stefano Scalera, con questo nuovo bando prova a fare un primo passo per portare a casa quanti più soldi possibili. Sicuramente entro l’anno ci sarà qualche altro bando, fanno sapere a Il Ghirlandaio dall’Agenzia del Demanio ma molto probabilmente non basterà a raggiungere la soglia sperata.
Gli immobili che fanno parte di questo primo lotto, che resterà in offerta fino al 29 settembre,  sono tra i più vari: appartamenti, uffici, palazzetti storici, ex conventi, terreni ed ex aree militari. Il pezzo più a buon mercato è una ex caserma a Mora (Imperia), per un paio di fabbricati e il terreno annesso la base d'asta è 430mila euro. Per poco di più (494mila curo) è possibile presentare un'offerta per un edificio intero (15 appartamenti) in una zona centrale di Trieste. L'immobile più costoso inserito nel bando è nella periferia sud di Verona, vicino alla zona artigianale. Nel dettaglio, si tratta di un'area di 3mila metri e di un capannone con un valore di base d'asta fissato a 1,42 milioni.
In Veneto si trova anche l'ex base missilistica di Ceneselli (Rovigo), chi acquista dovrà farsi carico della bonifica dei terreni e della rimozione dei beni mobili abbandonati dai militari sul terreno. In totale l'area è grande poco più di 8 ettari e comprende 42 fabbricati. Il prezzo di partenza per aggiudicarselo è 1,35 milioni. Al Demanio, vista la taglia e la tipologia degli immobili, confidano molto sul mercato retail puntando sul pregio storico architettonico di alcuni beni. A Firenze e a Spoleto, per esempio, finiscono in asta due palazzine ad uso ufficio.
Destinata ad uso ufficio anche una porzione di un immobile del Comune di Reggio Emilia che precedentemente ospitava la ex Amministrazione di Poste e Telegrafi mentre a Caravaggio (Bergamo) è prevista la vendita all'incanto dell'ex Casa del Fascio (tre piani per un totale di oltre 1.200 metri di superficie). Un capitolo a sé fa l'elenco degli immobili inseriti nel progetto Valore Paese-Dimore. L'intento dell'operazione è valorizzare castelli, conventi e strutture di pregio creando un modello integrato di ospitalità e attività culturali con la collaborazione delle amministrazioni locali. Non a caso il progetto, oltre al Demanio, vede coinvolti Invitalia, Anci (Associazione dei comuni), Ministero dei beni Culturali e Cassa Depositi e Prestiti. In tutto sono circa 200 gli immobili individuati e inseriti nel portafoglio del progetto Valore Paese-Dimore. Il valore aggiunto agli occhi degli investitori dovrebbe essere il corredo di “strumenti tecnici normativi e finanziari” riservato a questo genere di beni.
Tradotto, vuol dire un percorso agevolato per la conversione in strutture turistiche e ricettive. E quanto previsto per il Forte Pianelloni (850 mila euro) a Lerici (La Spezia), un'ex fortificazione con tanto di terreni e antica cinta muraria, , l'edificio storico denominato 'Casa Nappi' vicino al Santuario Mariano di Loreto (Ancona) (511 mila euro), un palazzetto storico nei pressi del santuario mariano di Loreto (Ancona), e l'ex convento seicentesco di San Domenico Maggiore Monteoliveto (921 mila euro) nella città vecchia di Taranto. Nel caso di questi due ultimi immobili, però, qualcosa non ha funzionato. Tornano in asta dopo essere rimasti invenduti in occasione del precedente bando dello scorso marzo.
Tutti i soggetti interessati potranno partecipare alla gara, che prevede offerte segrete e vincolanti, presentando un'offerta economica corredata della documentazione necessaria entro le ore 16 del 29 settembre 2014. Sempre in un'ottica di ottimizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, l'Agenzia del Demanio prosegue con la dismissione dei beni con un valore di base d'asta inferiore ai 400mila euro. (ilghirlandaio)

lunedì 30 giugno 2014

In emergenza. Al solito. Auspichianamente

Sta suscitando notevole scalpore la vicenda legata al futuro utilizzo del complesso monumentale, di alto pregio architettonico, dell'ex convento di Monteoliveto sito nella Città Vecchia di Taranto.

Un gruppo di cittadini ed associazioni attive sul territorio e sensibili al recupero architettonico del borgo antico si sono dunque fatti interpreti della preoccupazione di buona parte della cittadinanza allarmata per i risvolti infelici che la questione potrebbe avere.
Giovanni Guarino (La città che vogliamo), Mimmo Nume (La città che vogliamo) Emanuele Papalia (Teichos), Nino Palma (RigenerIamo Taranto, Fabrizio Iurlano (Officine Taranto), Pasquale Ordine (Officine Taranto), Vittorio Angelici (La città che vogliamo), Cinzia Amorosino (Progentes), Massimo Catucci (La città che vogliamo), Mimmo Guida (La città che vogliamo), Leo Corvace (ambientalista), Daniele Nuzzi (archeologo), Pino de Bellis (ingegnere), Nicola Baldi (medico), Massimo Prontera (architetto), Aldo Perrone (preside) e l’ Associazione “L’altra Taranto” si sono  riuniti per dibattere la problematica e trovarne una soluzione.
«L'Agenzia del demanio, mesi addietro, aveva indetto una gara per l'aggiudicazione dell'intero complesso. - fanno sapere- L'offerta di acquisito conseguita però non venne ritenuta congrua dai competenti uffici ministeriali. Dunque, avvalendosi delle facoltà previste per lo Stato in casi analoghi, l'Agenzia del demanio, formalizzò alla Regione, alla Provincia ed al Comune di Taranto, la disponibilità a cedere l'immobile al prezzo di 920mila euro».
Nel corso dell'incontro, con il contributo dei consiglieri comunali Gianni Liviano e Dante Capriulo, è emerso che «la possibilità, per il Comune di Taranto, di disporre di un bene architettonico tanto prezioso come Monteoliveto, era stata già oggetto di apposita delibera comunale , n. 109 del 24 giugno 2011.- dicono- Infatti, il Comune poteva avvalersi della facoltà di prevedere un piano di valorizzazione ai sensi dell'art 112 comma 4 del decreto legislativo 42/2004, con la stessa procedura dei Baraccamenti cattolica».
Data la mancata attivazione di questa procedura, per l'acquisizione del complesso di Monteoliveto, l'ente locale, a loro dire, dovrebbe ora procedere in forma onerosa offrendo la somma dei suddetti 920mila euro.
Nel corso del dibattito e di approfondito esame della problematica in tema di aree demaniali, è stata unanime la valutazione secondo la quale «l'area di crisi socio-economica di Taranto, non può non aspirare al diritto di pretendere un risarcimento anche in termini di recupero di volumi di pregio architettonico».
È stata espressa, dunque, l'unanime e ferma volontà, di attivare ogni possibile procedura che consenta di utilizzare l'antico complesso come merita, magari di intesa con il mondo sociale già tanto sensibile ai notevoli problemi di recupero sociale, economico, urbanistico dell'Isola madre.
Da parte di tutti è stato infine manifestato l'auspicio che «in seno al prossimo consiglio comunale del Capoluogo, emerga univoca e decisa la volontà di dotare tutta la collettività di un bene immobile tanto prestigioso come Monteoliveto che può rappresentare, a giudizio dei presenti, un primo, reale punto di svolta nell'adozione da parte dell'Ente locale di politiche di rigenerazione urbana, di rinascita e di risanamento di quel bene incommensurabile che è la Città Vecchia». (Cronachetarantine)



Leggi lo stesso comunicato sul corriereditaranto.

giovedì 27 marzo 2014

Accattatevello!!

Si parte da zero euro!
Il demanio mette all'asta, senza importo minimo ed al migliore offerente uno dei tre grandi complessi edilizi di sua proprietà nella Città Vecchia di Taranto (gli altri due sono la Capitaneria di Porto ed il Castello Aragonese), sede, un tempo, del Distretto Militare e dell'Ente morale Paolo VI.
Si tratta dell'ex-convento appartenuto agli Olivetani, ai Gesuiti ed ai Domenicani, annesso alla chiesa di Monteoliveto. Tutto il complesso è chiuso da decenni, così come la chiesa, un gioiello di architettura sbarrato per rischio di crollo e condannato a peggiori rovine.
I locali del convento hanno un affaccio diretto ed imponente sul lungomare e un chiostro interno da riportare al suo splendore. E' un sito che i tarantini probabilmente non solo non hanno mai visto, ma non sanno neanche che esista!
Eccolo qui:




Siamo di fronte all'ennesimo caso di un bene pubblico di altissimo valore che perde la sua potenziale funzione strategica per diventare preda della speculazione selvaggia?
Data la localizzazione molto rilevante in un contesto da recuperare socialmente ed economicamente, non era meglio partire da un progetto basato su uno studio di fattibilità, per poi attivare procedure di project financing o appalti concorsi a capitale misto?
Sembra il solito copione: da un lato i ministri vengono a fare la passerella in città vecchia riempendosi la bocca di promesse, dall'altro i loro ministeri si sbarazzano appena possono dei "pesi" immobiliari regalandoli al primo arrivato.

Ecco la pagina del Demanio in cui è attiva l'asta:
http://demanio.astalegale.net/Public/Vendite/dettaglio.aspx?idv=24

Ed ecco la scheda del sito:
    Lotto: 4
    Bando: Bando Unico
    Classificazione: Invito Pubblico ad Offrire
    Prezzo base: 0,00 €
    Rilancio minimo asta elettronica: 1.000,00 €
    Cauzione: 20.000,00 €
    Termine presentazione offerte: 06/05/2014 16:00
    Apertura buste: 07/05/2014 11:00
    Inizio asta elettronica: 13/05/2014 11:00
    Termine asta elettronica: 13/05/2014 12:00
    Tempo auto estensione: 5 minuti
    Periodo auto estensione: 5 minuti
    Tempo base: 5 minuti
    Nr massimo buste: 5



In zona centrale del Comune di Taranto, con accesso principale da corso Vittorio Emanuele II, si vende l'immobile denominato "Ex Convento S. Domenico Maggiore Monteoliveto", realizzato nella prima metà del 1600, costituito da un fabbricato cielo-terra, in muratura portante e solai voltati, a quattro piani fuori terra e uno interrato, articolato intorno ad un'ampia corte centrale, in pessime condizioni di manutenzione e conservazione, della superficie catastale di circa 3842 mq. Con decreto del 16.12.2013 il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha dichiarato l'immobile di interesse storico-artistico ai sensi dell'art. 10 comma 1 del D.Lgs 22 gennaio 2004 n. 42 e s.m.i. Il bene si vende nello stato di fatto, anche relativo agli impianti, e di diritto in cui attualmente si trova, e si rende noto che nella determinazione del prezzo si è tenuto conto di tutte le condizioni manutentive dello stesso. Si precisa che all'interno dell'immobile sono presenti masserizie e rifiuti di vario genere da smaltire a cura e spese dell'aggiudicatario. P.R.G.: il bene ricade in "zona del centro storico della città vecchia" (D1). Edifcio di classe G (prestazione energetica globale pari a 50,76 kWh/mc anno)

Tanto per farsi un'idea di come va questo mercato dei "doni di stato" e del nonsenso di questa procedura vi invitiamo a leggere questo articolo:

Immobiliare: quei ''gioielli'' pubblici difficili da vendere

Una provocazione, piu' che una vera offerta: cento euro per la colossale caserma Masini, a Bologna. Pero' quest'esito beffardo di uno dei piu' imponenti e tormentati tentativi di privatizzazione demaniale - scrive Il Ghirlandaio (www.ilghirlandaio.com) non ha insegnato nulla, e in fondo non poteva accadere, al governo. Che, con il bando pubblicato ai primi di marzo e in scadenza il 6 maggio prossimo, ci riprova. L'Agenzia del Demanio e' infatti tornata a offrire in asta sul mercato, a offerta libera, qualche ''gioiello'' del patrimonio immobiliare pubblico. In vendita sono stati posti cinque beni di proprieta' statale situati in Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Veneto, attraverso la procedura telematica delle aste online. Celebre e imponente il Castello di Gradisca D'Isonzo a Gorizia, sei edifici dal grande valore storico-architettonico; in Puglia, a Taranto, l'Ex Convento S. Domenico Maggiore Monteoliveto, realizzato nella prima meta' del 1600 e costituito da quattro piani e un'ampia corte centrale; a Loreto (Ancona), e' in vendita un edificio storico, denominato ''Casa Nappi'', situato in prossimita' del Santuario Mariano; e uno stabile situato nel centro storico a Trieste. Infine, un'isola: ovvero, il bando prevede la cessione per 99 anni della proprieta' superficiaria dell'Isola di Poveglia a Venezia, costituita da tre isole molto vicine, due delle quali collegate da un ponte. Situato nella Laguna Sud, di fronte al Lido di Venezia, il complesso di isole presenta numerosi fabbricati da recuperare, dal grande valore storico e architettonico. Ma le stime sulla consistenza dei possibili introiti di tanto patrimonio - osserva Il Ghirlandaio - sono demoralizzanti: la gara e' a offerta libera, ma il range entro il quale i consulenti del Demanio hanno ipotizzato il ricavo si limita a 2-4 milioni di euro. La ragione di una valutazione cosi' bassa e' tutta nella necessita' di fare investimenti molto imponenti per poter adattare i beni alle nuove destinazioni. Investimenti per decine di milioni di euro su ogni immobile. Le nuove destinazioni, peraltro, per poter essere autorizzate avranno bisogno di superare la solita, estenuante corsa a ostacoli burocratico-procedurale che rende queste procedure incerte e costose. I futuri proprietari privati di questi ''gioielli'' dovranno insomma dapprima sborsare i soldi necessari per acquistarli, poi altri per progettarne il reimpiego, poi attendere e finanziarie l'incerto e lungo iter per le autorizzazioni, infine eseguire le ristrutturazioni e solo alla fine di questo lunghissimo processo potranno sperare di mettere a reddito i loro soldi. Ecco perche' in concreto non e' facile trovare soggetti disponibili. Discorso analogo - prosegue Il Ghirlandaio - per alcuni, imponenti progetti di dismissioni annunciati dagli enti locali, primo fra tutti il Comune di Roma: Il sindaco Ignazio Marino ha parlato di ''circa 600 immobili pronti a essere venduti. In queste ore incontrero' alcune delle societa' immobiliari e da queste dismissioni vorrei ricavare 280 milioni''. Un sogno o un progetto realizzabile? Il mercato residenziale e' pronto ad assorbire immobili ad uso abitativo, purche' sfitti, perche' al contrario - come insegnano le interminabili procedure di privatizzazione delle case popolari, impantanate da anni anche a Roma - solo chi ci abita e' disposto ad acquistare una casa del demanio comunale, purche' a prezzi stracciati. Certo, qualcosa di positivo sta accadendo, in generale, sul mercato immobiliare italiano: se uno come George Soros, che sull'Italia ha sempre scommesso al ribasso, ha deciso di rilevare il 5% di Igd Siiq, societa' immobiliare controllata dalle Coop che possiede le mura di decine di supermercati, sara' pur sempre un segnale positivi, per esempio del fatto che il mercato e' visto al suo minimo, e quindi naturalmente vicino a una naturale ripresa. Ma l'offerta di prodotto accessibile e utilizzabile, pronto ad essere messo a reddito, e' abbondantissima - conclude Il Ghirlandio - e assorbira' molta cassa prima che ne resti di disponibile a confluire verso le privatizzazioni immobiliari. red/mau  ASCA

giovedì 31 gennaio 2013

OPS, mi tolgono le serate danzanti!

Ecco il senso dello Stato. Ecco il contributo che le forze armate danno alla città nel momento della Grande Crisi, quando le bestie feroci sfuggite al controllo del Circo Clini minacciano la bancarotta totale.
8 milioni! Una cifra seria, importante per un'economia al lumicino come quella jonica.
La Marina Militare come ospite permanente e comandante a Taranto da 150 anni, mette a disposizione ben 8 milioni!
Siamo felici di questa generosità. Ma per cosa?
Per bonificare l'apirolio e il benzoapirene dell'arsenale che ha devastato il Mar Piccolo? No!
Per sistemare le aree demaniali abbandonate ed aprirle al pubblico? Ma no!
Per dismettere le isole cheradi o parti del suo immenso patrimonio e favorire l'occupazione ed il turismo? No!
Per avviare corsi di formazione di maestranze specializzate nella cantieristica navale e contribuire a generare un'economia alternativa alla grande industria inquinante? No, basta!
8 milioni è la cifra che a Taranto servirà per:
  • sistemare le spiagge militari,
  • tenere ben separati ufficiali da sottufficiali,
  • organizzare le serate danzanti,
in modo da permettere ai poveri militari che non possono andare nei paesi tropicali, di mettere le loro famiglie al sole, senza che gli indigeni e i turisti possano disturbarli.
La grande problematica della Marina oggi, all'alba della rivoluzione sociale, sono le serate danzanti.
Private o non private?
Questo è davvero un problema, oggi, qui, a Taranto!

La Marina militare di Taranto "privatizza" i beni del personale

guardia-costiera-spieggiaStanno diventando ormai una annosa consuetudine i tentativi di "privatizzare" le spiagge, quali Organismi di Protezione Sociale (O.P.S.). Già l’anno scorso con il collega del Co.Ce.R. Giampaolo Vietri affermavamo che gli O.P.S. hanno lo scopo tra l’altro di conservare vincoli di solidarietà militare tra Ufficiali, Sottufficiali e Sottocapi.Nonostante ciò, la Marina di Taranto, in particolare nel caso degli O.P.S. dedicati alle spiagge, rimane ancora chiusa in una anacronistica e dispendiosa divisione fra i luoghi frequentati esclusivamente dagli Ufficiali e i luoghi frequentati dal resto del personale.
Circa un anno e mezzo fa il Capo di Stato Maggiore pro-tempore rispose ad una delibera, comunicando lo stanziamento per gli O.P.S. di 8 milioni di euro per le sedi di Taranto (in particolare per stabilimenti balneari), Roma (per le palazzine per i sottocapi) e Augusta. L’unica realtà visibile è la ristrutturazione di una palazzina “O.P.S.- di rappresentanza” sul Lungotevere delle Armi a Roma per gli Ufficiali dirigenti. L’argomento provocò un duro scontro fra alcuni delegati Co.Ce.R. e l’allora Capo di Stato Maggiore La Rosa. Intanto a Taranto a livello informale si è avuto notizia che a fine 2012 siano stati stanziati, per le spiagge di Taranto, fondi superiori a quelli stanziati negli ultimi anni. Nonostante ciò, nei fatti, vi sarebbe l’intenzione di voler affidare a ditte private gli stabilimenti balneari dell’isola di San Pietro e quelli di San Vito sia degli Ufficiali che dei Sottufficiali e Sottocapi. Spiagge che consentono a quasi tutti i colleghi e le famiglie che non possono permettersi viaggi e spiagge private, di trascorrere le vacanze estive. Se si ripeteranno i tentativi degli scorsi anni, si cercherà di esternalizzare tutti i singoli servizi, comprese le serate danzanti, cambiando nella sostanza il sistema di gestione.

Sempre lo scorso anno riguardo le “privatizzazioni” dicevamo che, per capire cosa potrà accadere nel futuro, sarebbe opportuno mettersi nei panni dell’imprenditore che vincerà l’appalto. Se fosse vero che non ci sono soldi, l’azienda appaltatrice avrà ingenti spese per nuove strutture e cercherà, o di avere un periodo prolungato di gestione (anche se di anno in anno) o cercherà di alzare tutte le tariffe, comprese quelle per serate danzanti. I Comandanti dei dipartimenti e i direttori dei servizi di commissariato cambieranno, e la ditta privata che gestirà le spiagge rimarrà la stessa o si riciclerà, perché pratica della situazione. Chi sarà il “proprietario”? Lo Stato, i militari frequentatori o nei fatti qualcun altro? Se le cose non andranno bene, la rappresentanza a chi si rivolgerà? Che forza avrà nel far valere le sue ragioni? Chi risolverà i problemi che si presenteranno, ad esempio se il personale delle ditte sciopererà? Forse Il personale lì destinato? Se il personale della Guardia Costiera o della Guardia di Finanza ecc. dovesse elevare dei verbali ammnistrativi per eventuali irregolarità, in seguito a ordinari controlli, chi ne risponderà? I colleghi comunque li destinati, o le ditte?
La Forza Armata ed in particolare la Marina di Taranto hanno fatto degli studi affinchè la gestione rimanesse interna, anche a fronte dei tagli?
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venerdì 20 gennaio 2012

Elezioni in vista: comincia la fiera delle bojate!

... avanti il prossimo.
Venghino signori al Circo Stefàno!


Parchi e piste ciclabili. la città del 2020 c'è già
Così saranno gli spazi liberati dalla Marina
Comune e Provincia presentano riconversione aree


Un tuffo nel futuro, nella città che Taranto potrebbe diventare tra dieci anni. Ieri sera tutti i presenti nel salone degli specchi di Palazzo di città hanno guardato le «slides» preparate da un gruppo di architetti e ingegneri e hanno allungato lo sguardo al 2020. Comune e Provincia hanno presentato quattro progetti che utilizzano e valorizzano alcune delle aree che la Marina militare lascia libere dentro il perimetro urbano nell’ambito delle dismissioni. I tecnici vanno cauti e parlano di «suggestioni progettuali», quasi a chiarire che possono diventare realtà solo se si mette in moto la volontà collettiva, pubblica e privata, politica e finanziaria. Ci sono le idee e le proposte per: la sistemazione della fondazione Michelagnoli e del museo medioevale nei locali superiori del castello aragonese tra il torrione di San Cristoforo ed il torrione della bandiera; la realizzazione di un museo dell’Arsenale militare marittimo con un percorso panoramico e la creazione di un centro espositivo permanente dentro l’area dello stabilimento; il recupero architettonico dei Baraccamenti Cattolica, e realizzazione di un teatro per orchestra e di un Polo culturale; un percorso ciclopedonale lungo 9.5 chilometri di collegamento tra i due parcheggi di scambio a Cimino e Croce che passa dentro l’Arsenale, l’ospedale militare, la villa Peripato, supera di slancio il canale navigabile con un ponte levatoio metallico, costeggia via Garibaldi in città vecchia, attraversa il ponte di pietra e raggiunge la Croce. Si tratta di quattro proposte capaci di riqualificare in profondità pezzi della città restituendole funzioni oggi assenti, ma molto richieste. L’Arsenale ha segnato la storia di Taranto da un centinaio d’anni, è ricco di cimeli ma non possiede un suo museo che ne tratteggi l’importanza.
Il castello aragonese, oggi il secondo sito più visitato di Puglia, aumenterebbe il suo valore attrattivo ospitando, per la prima volta, un museo di storia medievale ristrutturando un migliaio di metri quadrati i locali posti in alto. L’ex cinema Arsenale e alcuni ex rifugi dei tempi della guerra, all’interno della vasta area dei Baraccamenti Cattolica, hanno perso l’originaria funzione e sarebbero recuperati per creare spazi polivalenti, espositivi e ricreativi, sale studio, una biblioteca, un teatro per l’orchestra. Nascerebbero quello che i progettisti hanno chiamato «Le corti di Taras». Infine la panoramica pista ciclopedonale. Ora scatta la ricerca dei finanziamenti senza i quali le "suggestioni" rimarrebbero tali.
(Cesare Bechis, CdM)

domenica 27 giugno 2010

Beni demaniali ai comuni, come andrà a finire?

Beni dello Stato «donati» ai Comuni

I cinque milioni dell’area di Salina grande a Taranto costituiscono la quotazione più alta, da inventario del ministero delle Finanze, tra le oltre 1.400 voci (ma molte sono ripetute) catalogate nell’elenco di terreni e fabbricati dello Stato (tecnicamente, di proprietà del Demanio) destinati a passare di mano entro quest’anno per entrare nel patrimonio dei Comuni della Puglia nei cui territori ricadono. Tra gli altri ci sono anche l’ex convento di San Francesco della Scarpa (3 milioni e 800mila euro) e la sede del museo civico (4 milioni 695mila euro) a Bari e poi il campo militare Paradiso 82 milioni 106mila euro) a Brindisi, il palazzo della dogana delle pecore (3 milioni e 500mila euro) a Foggia e l’acquedotto di San Damiano (1 milione e mezzo di euro) a Gallipoli, in provincia di Lecce.
Il trasferimento di beni vendibili (seguiranno un altro elenco contenente invece i beni invendibili) è solo il primo passaggio di quel processo di trasformazione dello Stato italiano in senso federalista. Un processo che sembra proprio aver imboccato una china inarrestabile lungo quale le forze politiche, di centrodestra e di centrosinistra, pare abbiano trovato un motivo di collaborazione.

Francesco Boccia, deputato del Partito democratico, già assessore al Bilancio della prima giunta di Bari a guida Emiliano nel 2004, nonché capo del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali della presidenza del Consiglio dei ministri durante il governo Prodi, è componente della commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Il tema del federalismo demaniale gli sta particolarmente a cuore. «Perché - dice - significa che la partita del federalismo è cominciata e credo che la Puglia sia in grado di giocarsela fino in fondo. Ha tutte le carte in regola».
Onorevole Boccia, non c’è il rischio che la vendita dei beni pubblici si trasformi un’altra occasione di speculazione?

«Io credo che costituiscano un’occasione e sta alle autonomie locali fare in modo di valorizzare questi beni ricevuti in dote. Certo, il Pd ha chiesto e ottenuto, con proposte di modifica ed emendamenti, di fissare alcuni paletti alla possibilità di fare cassa con i beni sdemanializzati».
Leggi l'articolo completo su GDM

mercoledì 23 giugno 2010

DL 85 del 2010 per Grottaglie! E Taranto dorme?

Comunicato stampa di Rinascita civica


Il Comune di Grottaglie deve chiedere e ottenere la cessione gratuita dei beni
del demanio aeronautico che si trovano a Grottaglie!


L’inettitudine, l’incapacità, l’indifferenza, l’insolenza, la presunzione ecc. di chi abbiamo voluto che ci governasse in tutti questi lunghissimi venti anni al Comune di Grottaglie, rischia di diventare un fardello davvero troppo pesante nelle attuali condizioni economiche.
E’ stato recentemente approvato dal Governo il decreto legislativo n. 85 del 28 maggio 2010 sul cosiddetto “Federalismo demaniale”.
Con questo decreto viene prevista la possibilità, per gli enti locali che ne facciano richiesta e in possesso di una serie di requisiti previsti dal medesimo decreto, di ottenere la cessione gratuita, e sottolineiamo “gratuita”, di beni facenti parte del demanio statale.
Tra i beni del demanio statale astrattamente suscettibili di cessione gratuita agli enti locali, sono compresi anche quelli del demanio aeronautico.
Sappiamo tutti molto bene che l’aeroporto di Grottaglie è stato stretto in una “morsa”, tra gli interessi dell’aeroporto di Bari e di quello di Brindisi, creata ad arte per impedire l’apertura del nostro aeroporto ai voli civili. Sappiamo anche che questa “strategia” prevede ogni tanto la possibilità di lanciare qualche “illusione” di riapertura dello scalo di Grottaglie, con il solidissimo, irremovibile retropensiero che nulla potrà e soprattutto nulla dovrà mai determinarne davvero la riapertura.
E’ dunque assolutamente indispensabile sottrarsi a questo “giogo” ed emanciparsi dalla schiavitù barese e brindisina.
Per fare questo l’occasione – astrattamente – c’è. Questa occasione è data proprio dal recente decreto legislativo n. 85 del 28 maggio 2010, e dalla possibilità di chiedere e ottenere la cessione gratuita dei beni del demanio aeronautico che si trovano a Grottaglie.
Ma guardate in faccia coloro che ci amministrano, guardate cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto, guardate in faccia anche le seconde file, i supporters del sindaco, del vice sindaco, degli assessori, dei consiglieri comunali; ma secondo voi, questi soggetti sono in grado di sfruttare un’occasione del genere visto che non si sono nemmeno degnati di andarsi a leggere questo decreto legislativo?