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lunedì 7 dicembre 2015

La fabbrica modello..

Ilva, cede passerella e precipita un operaio: non è in pericolo di vita

Un nuovo incidente in Ilva questa mattina. L'ancoraggio di una passerella metallica a circa sei metri d'altezza ha ceduto mentre transitava un lavoratore del reparto manutenzione meccanica al secondo sporgente del porto, in uso al siderurgico.
L'uomo di 42 anni è caduto nel vuoto schiantandosi al suolo.  L'operaio è stato sottoposto ad intervento chirurgico, ha riportato una lesione lombare, la frattura del bacino e la perforazione di un polmone. Non è in pericolo di vita.
Il lavoratore è ricoverato all'ospedale Santissima Annunziata di Taranto. È immediatamente stata avviata una indagine per ricostruire la dinamica dell'incidente ed eventuali responsabilità.
I rappresentanti sindacali di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro urgente al direttore dello stabilimento Cola per essere informati sull'esatta dinamica dell'incidente occorso ad un collega. Le organizzazioni sindacali chiedono immediati controlli su tutte le passerelle dell'area portuale.
L'area del reparto Ima, intanto, è stata posta sotto sequestro su disposizione della magistratura. I sigilli sono stati apposti ai camminamenti mentre il nastro resta in marcia per caricare la loppa. (Rep)

martedì 17 novembre 2015

L'ennesima vittima di otto decreti di Stato

Schiacciato da un tubo
muore un operaio all'Ilva
Area sequestrata e sciopero

Un operaio della ditta d’appalto 'Pitrellì è morto in un incidente sul lavoro avvenuto nel reparto Agglomerato dell’Ilva di Taranto. La vittima è Cosimo Martucci, 49enne di Massafra (Taranto). È rimasto schiacciato da una grossa condotta metallica utilizzata per l’aspirazione dei fumi che si è sganciata dall’imbracatura, travolgendolo. L’incidente è avvenuto in un piazzale nei pressi del reparto Agl2 (Agglomerato) dello stabilimento siderurgico. 

L’operaio pare sia morto poco dopo l’arrivo dell’ambulanza. Personale dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Azienda sanitaria locale sta raccogliendo informazioni per stabilire le cause dell’incidente.

AREA SEQUESTRATA - La procura di Taranto ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla morte di Cosimo Martucci. L’area dove è avvenuto l'incidente è stata sottoposta a sequestro in attesa degli accertamenti per stabilire la dinamica dell’accaduto.

Sul posto si sono recati il procuratore Franco Sebastio e il sostituto procuratore Rosalba Lopalco. L’ultimo incidente, prima di quello di oggi, che costò la vita a un operaio all’interno dello stabilimento si era verificato l’8 giugno scorso. Quattro giorni dopo (il 12 giugno) morì per le gravissime ferite riportate il 35enne Alessandro Morricella, che era stato investito da una fiammata, mista a un getto di ghisa incandescente, mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2. Il 4 settembre 2014, in un altro incidente, morì Angelo Iodice, di 54 anni, originario della provincia di Caserta, della ditta 'Global Servicè dell’appalto Ilva, che fu travolto sui binari da un mezzo meccanico nell’area dell’Acciaieria 1.

PROCLAMATO LO SCIOPERO IMMEDIATO - Le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero immediato degli operai dell’Ilva e delle ditte appaltatrici in seguito all’incidente.

 «Ancora una volta rivendichiamo duramente e fermamente le ragioni di sicurezza in fabbrica indiscutibilmente messe in discussione da tutte una serie di ritardi e carenze organizzative, più volte denunciate dalle organizzazioni sindacali». Lo scrivono le Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom, Uilm ed Flmu annunciando lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva e delle ditte dell’appalto fino alle 7 di domani mattina in seguito all’incidente in cui ha perso la vita il 49enne operaio di Massafra Cosimo Martucci, della ditta Pitrelli, nelle vicinanze del reparto Agl 2 (Agglomerato). Il lavoratore, scrivono i sindacati, è rimasto schiacciato «durante le manovre di sistemazione di un tratto di carpenteria metallica».

Riguardo al tema dei contratti, ha proseguito Barbagallo, «noi avevamo avanzato una proposta a febbraio, il 25 novembre si confronteranno i nostri segretari» dei diversi sindacati «che si occupano di contrattazione e speriamo che tirino fuori un progetto».

Ad ogni modo, sul versante di una proposta unitaria, ha argomentato ancora il segretario generale della Uil, «noi siamo pronti da tempo, mi pare che il confronti sui tavoli contrattuali di categoria stia andando avanti ed è opportuno che i nostri responsabili che seguono la contrattazione il 25 riescano a fornirci materia per definire una proposta unitaria alla controparte».

Anche perchè, ha aggiunto, «adesso è arrivato il momento per confrontarci, per trovare una soluzione unitaria per andare al tavolo con le controparti. Il 25 - ha ribadito - ci sarà un incontro con i tecnici ed i segretari che seguono la contrattazione: bisogna vedere se ci sarà una sintesi per una proposta unitaria - ha concluso -: la stiamo aspettando da febbraio».

USB - «Questo ennesimo incidente mortale è la riprova del fallimento totale della gestione commissariale, una gestione che non mette in condizione i lavoratori di operare in sicurezza e che finora ha pensato di andare avanti a colpi di falsi proclami». Lo sottolinea in una nota Francesco Rizzo, coordinatore dell’Usb (Unione sindacale di base) di Taranto commentando la notizia dell’incidente avvenuto stamani nel reparto Agglomerato 2 costato la vita al 49enne operaio della ditta Pitrelli Cosimo Martucci, schiacciato dalla condotta metallica per l’aspirazione dei fumi.

«Nel momento in cui giungeva la notizia del decesso del povero collega Cosimo - spiega Rizzo - eravamo intenti a segnale agli enti competenti la mancanza di Dpi, i dispositivi di protezione, all’interno dello stabilimento: questa è la situazione in cui viviamo tutti i giorni nello stabilimento. E' oramai chiaro che la gestione commissariale ci sta stritolando nella contraddizione salute-sicurezza o lavoro». Qualche giorno fa, conclude il coordinatore dell’Usb, «il commissario Gnudi, intervenendo a Bari, ha esplicitamente detto che sfidava chiunque a fare meglio di quanto ha fatto lui. Questo è il risultato caro commissario».

INTERROGAZIONE AL GOVERNO - Il deputato tarantino Gianfranco Chiarelli (Conservatori e riformisti) ha presentato una interrogazione urgente ai ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e dell’Economia sulla questione Ilva, che abbraccia sia la situazione ambientale sia la questione della sicurezza dopo l’incidente di oggi costato la vita al 49enne operaio Cosimo Martucci. Chiarelli, in particolare, chiede di sapere se i rappresentanti del governo siano a conoscenza "delle condizioni di lavoro che sottopongono chi opera all’interno dello stabilimento siderurgico a gravi rischi, come conferma l'ennesimo incidente mortale", se siano "a conoscenza dei gravi ritardi accumulati nella realizzazione del piano di rilancio ed ambientalizzazione dell’Ilva di Taranto" e "dell’allarme lanciato dall’Arpa Puglia in relazione ai picchi di emissioni nocive registrate negli ultimi tempi, ed in particolare nelle giornate di vento".

Il deputato ricorda poi la crisi dell’indotto e chiede "quali provvedimenti intendano adottare per affrontare tali gravi emergenze, e se ritengano di valutare la necessità di intervenire nei confronti degli attuali commissari e del management aziendale, apportando ogni utile cambiamento, atteso l'evidente mancato raggiungimento degli obiettivi". (gdm)

martedì 4 novembre 2014

Statisticamente pericolosa

Inala monossido di carbonio, operaio Ilva in camera iperbarica

Un lavoratore dello stabilimento Ilva di Taranto ha accusato un malore, senza perdita di coscienza, dovuto a inalazione di monossido di carbonio. E' accaduto durante un controllo di routine dei circuiti di raffreddamento ad acqua dell'Altoforno 5. In una nota l'azienda precisa che l'uomo, di 31 anni, è stato prontamente soccorso dal servizio sanitario interno e trasferito presso l'Ospedale Militare di Taranto per essere sottoposto a terapia iperbarica. (Rep)

domenica 18 maggio 2014

Stillicidio

Ilva, folla e lacrime per il saluto a Nicola

Pianti, lacrime. E sinistre profezie: «stiamo sempre ad applaudire uno di noi quando esce in una bara dalla chiesa. Alla fine, l’ultimo, si batterà le mani da solo». A dirlo è stato uno degli operai dell’Ilva che ieri pomeriggio hanno partecipato ai funerali di Nicola Darcante, il 39enne strappato alla vita da un tumore alla tiroide che gli era stato diagnosticato appena sei mesi fa.
Darcante lavorava nel reparto Ocm-Cap (Officina centrale di manutenzione-carpenteria) dell’Ilva di Taranto all’interno del quale operano 150 persone, 6 delle quali hanno già saputo di aver contratto il cancro.
Si tratta del reparto nel quale negli ultimi mesi si sono verificati, secondo un esposto presentato qualche settimana fa dalla Fiom Cgil al Dipartimento di prevenzione dell’Asl, allo Spesal, all’Arpa e all’Ordine dei medici, sei casi di tumore (quello di Darcante e di altri cinque) e di disfunzione alla tiroide tra gli operai.
Darcante, che lascia la moglie Stefania Corisi e due figlie, aveva scoperto di avere un carcinoma alla tiroide il 9 novembre 2013, ma aveva continuato a lavorare nello stabilimento sino a quando non era stato costretto a lasciare definitivamente l'attività per un primo intervento a Pisa, a fine novembre. All’operazione erano seguite terapie e ricoveri in diverse strutture tra le quali l’ospedale 'Moscatì di Taranto, dove è morto la notte scorsa.
«La verità - hanno detto però alcuni compagni di Darcante ieri al funerale - è che alcuni di noi non hanno ancora fatto gli accertamenti perché hanno paura di ricevere brutte notizie».

Al rito funebre, celebrato da don Nicola Preziuso nella chiesa Gesù Divin Lavoratore del rione Tamburi, ha preso parte anche il segretario provinciale della Fiom Donato Stefanelli che alcuni mesi fa aveva chiesto all’Asl e allo Spesal di effettuare verifiche in quello che si sta rivelando un vero proprio reparto della morte. «Non abbiamo mai avuto risposta dagli organi ispettivi» ha detto ieri Stefanelli, aggiungendo che «invece l’azienda dopo una serie di richieste ha effettuato anche dei carotaggi: i risultati sono stati inviati anche all’Arpa e alla Procura ma non sono stati condivisi con i sindacati».(GdM) (GdM)

Peacelink ha incontrato Nicola nella sua casa il giorno prima di partire per Bruxelles, dove abbiamo incontrato la Commissione Europea sulla questione Ilva. Avevamo promesso a Nicola di portare in quel luogo istituzionale anche la sua voce, pensiamo di aver mantenuto la promessa fatta. Alla famiglia di Nicola la redazione di Peacelink rivolge un abbraccio di solidarietà.
Emblematico è l'episodio accaduto oggi alle ore 12 nello stabilimento Ilva, mentre si registra la morte di un altro operaio lo stabilimento continua senza sosta le sue emissioni non convogliate in atmosfera, e lo fa nel migliore dei modi con uno slopping.
Emblematico perchè accade alle 12 quando si celebra il mistero dell'Incarnazione con la preghiera all'Angelus Domini nuntiavit Mariae mentre le campane delle chiese suonano. Mentre si è verificato questo episodio emissivo ci ha chiamato Alessandro, che usciva dall'ospedale Moscati dove la zia era ricoverata, la riportava a casa perchè ormai in fin di vita per la stessa malattia di Nicola.
Ci ha raccontato: "mentre uscivo dall'ospedale ed in auto portavo mia zia a casa, l'Ilva ci ha salutato così".
Ecco il video delle emissioni odierne alle ore 12 dall'Ilva. (Peacelink)


domenica 13 aprile 2014

Questione di soldi

Ilva, “licenziamento illegittimo”. Ma per il giudice l’operaio non va reintegrato


Il licenziamento di Marco Zanframundo, ormai ex operaio del reparto Movimento Ferroviario (Mof) dell’Ilva è illegittimo. Lo ha stabilito il il giudice del lavoro di Taranto Sebastiano Gentile che, tuttavia, ha chiarito che non è stato un atto di ritorsione dell’azienda nei confronti dell’operaio “scomodo” e quindi, appellandosi alla riforma Fornero, non lo ha reintegrato. La sentenza emessa nelle scorse ore dal giudice Sebastiano Gentile, infatti, da un lato afferma con chiarezza che Zanframundo ha realmente commesso la violazione contestata dai suoi superiori cioè di non aver effettuato “la prova dei freni” necessari per avviare il mezzo, ma dall’altro lato ammette che Zanframundo quella mattina non aveva compiuto le prove semplicemente perché non lo aveva mai fatto. Insomma la pratica di sicurezza era stata sempre inosservata, ma nel caso di Zanframundo diventa per la prima volta di importanza tale da causare una misura disciplinare e poi un licenziamento.
Nelle sei pagine del provvedimento il magistrato scrive che il licenziamento è illegittimo, dato che la nuova riforma Fornero prevede che, per ritenere un licenziamento illegittimo, come in questo caso, la mancanza del dipendente sia “sanzionabile oggettivamente, ma non soggettivamente”. Tradotto dal burocratese significa che quella violazione è oggettivamente vera, ma non può essere contestata a quel dipendente per una serie di motivi. “Zanframaundo – scrive il magistrato – con notevole probabilità, versava in tale condizione psicologica, quando la mattina del 9 agosto 2013, non si è attenuto alle istruzioni circa la verifica dell’impianto frenante del treno”. A sostegno il magistrato cita tre elementi: “La difesa da subito, schiettamente e continuamente impostata nel senso che si trattava di un controllo non continuo, la mancanza di precedenti sanzioni irrogate dall’Ilva, lo scollamento – scrive soprattutto il giudice – rispetto al modello manualistico che può essersi verificato di fatto, in alcune manovre del trasporto ferroviario”. Insomma, in riferimento a quest’ultimo punto, il giudice ha chiarito che sulla carta c’è scritto qualcosa (controllare lo stato dei freni), ma nella realtà della fabbrica avviene altro (nessuno controlla i freni).
Insomma, formalmente, la sentenza condanna l’Ilva a pagare diciotto mensilità a titolo di risarcimento a Zanframundo e, grazie alla legge Fornero, non è tenuta a riassumerlo. Sulla base delle testimonianze e degli atti, quindi, non è stato possibile accertare l’intento persecutorio sostenuto dal difensore Mario Soggia nei confronti di un operaio e sindacalista del’unione sindacale di base (Usb) che nel reparto Mof, in particolare dopo la morte di Claudio Marsella, il 29enne schiacciato da locomotore il 30 ottobre 2012, aveva più denunciato la mancanza di misure di sicurezza all’interno della fabbrica.
“Me l’aspettavo – aveva raccontato Marco Zanframundo a ilfattoquotidiano.it all’indomani del licenziamento – le nostre denunce e i nostri comunicati hanno fatto troppo rumore e così hanno voluto punire uno di noi. Inoltre dicevamo da tempo che senza un intervento qualcuno di noi avrebbe pagato: è toccato a me. Pensa che nei bagni era scritto: qualcuno chiedeva a un mio compagno di ‘andare a piangere’ perché ritirassero il mio licenziamento e io non avevo ricevuto ancora nessuna lettera. E poi – prosegue il dirigente Usb – oramai in reparto ero isolato: alcuni colleghi evitavano anche il mio sguardo”. Dopo la morte di Claudio Marsella, Marco aveva chiesto anche di cambiare reparto. “Il mio capo reparto mi disse che per me non era il momento mentre per lui potrebbe addirittura scattare la promozione a capo area. Io sono stato quello che ha sofferto di più la morte di Claudio: noi non eravamo solo colleghi. Qualche giorno fa ho ritrovato una sua foto mentre tiene in braccio mio figlio”. I sindacati confederali non hanno detto una parola: “E che ti aspettavi? Abbiamo denunciato le loro complicità con l’azienda, figurati se venivano in mio aiuto”. Zanframundo, poco dopo, incontrò anche l’ex presidente del consiglio Enrico Letta che, secondo quanto riportato dall’usb agli organi di stampa, aveva espresso la preoccupazione per il fatto che “a Taranto stia passando tra i cittadini ed i lavoratori l’idea che se ti metti contro il ‘Sistema Ilva’ vieni punito” e si impegnò “a chiedere rassicurazioni al Commissario Enrico Bondi”. (Casula - FQ)

giovedì 6 febbraio 2014

Due gambe valgono giusto 4 ore

Ilva, muletto si ribalta ferito operaio 22enne. Domani sciopero 4 ore

Un operaio di una ditta dell'indotto Ilva, Andrea Incalza, 22 anni,  è rimasto ferito in seguito al ribaltamento di un muletto che trasportava materiale all'interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il lavoratore ha riportato un politrauma ed è stato trasportato con un'ambulanza del 118 all'ospedale Santissima Annunziata, dove è stato sottoposto ad intervento chirurgico. L'operaio, a quanto si è appreso, è stato travolto dal carrello elevatore mentre si recava ad uno dei reparti nel quale è impegnata la ditta dell'indotto di cui è dipendente.
L'incidente è avvenuto nell'area compresa tra i Magazzini generali e la portineria C, dalla quale passano i mezzi pesanti. L'area è stata transennata e sono intervenuti funzionari dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell'Asl per accertare l'esatta dinamica dell'accaduto.
Il ferito è un dipendente della ditta Castiglia di Massafra. A quanto si è appreso, il giovane stato stato schiacciato dal muletto all’altezza delle gambe ed è stato trascinato per alcuni metri. Si stava recando verso gli impianti marittimi, lungo la discesa che porta al tubificio 2, quando il carrello sollevatore semovente, per cause in corso di accertamento, si è ribaltato. L'operaio è stato subito soccorso e condotto in ospedale.
Una volta operato, il 22enne è stato ricoverato in Rianimazione. Il quadro clinico, fanno sapere fonti dell’Azienda sanitaria locale di Taranto, è “complesso ma stazionario”.
In seguito al grave infortunio sul lavoro avvenuto oggi all’Ilva che ha visto coinvolto un giovane operaio di una ditta dell’indotto, le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm e dell’Usb hanno proclamato per domani lo sciopero per le ultime 4 ore del primo e secondo turno e dei 'normalist’. "Fatte salve le premesse di un immediato accertamento da parte degli organi competenti intervenuti sul luogo – scrivono i sindacati in una nota – si ripropone la grave problematica della sicurezza nell’appalto". (GdM)

domenica 13 ottobre 2013

Opinioni di un ibrido

Le Repubblica in brodo di giuggiole per l'elogio del cerchiobottismo medioborghese.
A prescindere dalle ragioni dell'Autore.
L'articolo sottolinea tutto quello che piace al popolo degli aperitivi!
Se poi, è metà operaio e metà giornalista...
E' un idolo! 

L’Ilva una, nessuna e centomila di Giuse Alemanno


Per Giuse Alemanno l’Ilva non esiste. O meglio, ce ne sono mille, non una sola.  E comunque la sposterebbe. Ma non più in qua o più in là, non in Tunisia, in Ucraina o in Groenlandia. La solleverei sopra le nuvole, dove finisce lo sbuffo più alto dello slopping velenoso delle ciminiere. E qui è l’operaio dell’acciaieria che scrive. L’Ilva comincerebbe da lassù, in un luogo dove l’acciaio ha la stessa consistenza dei sogni, dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno, dove gli operai andranno a lavorare volando sulle scope rubate ai netturbini. E qui è lo scrittore che parla. Vorremmo vederli i metalmeccanici del siderurgico, strappare le saggine agli spazzini (valli a trovare) e cavalcarle per decollare verso il cielo, in una versione tutta tarantina  del “Miracolo a Milano” di Vittorio De Sica. In volo, per raggiungere gli altoforni, non la felicità. In un luogo non ammorbato dai parchi minerali, però, ma nel quale il minerale si muove senza disperdere nemmeno un granello di polvere nell’ambiente, le cokerie danzano nello spazio, tutti i macchinari servono a far giocare i bambini, cui sono negati i giardini di Taranto. E gli operai sono soltanto uomini liberi. Sì, Giuse Alemanno, cinquantadue anni a febbraio, da Copertino (ma staziona a Manduria) è un dipendente Riva Acciai da metà 2000, ma prima è stato disoccupato e da qualche tempo è giornalista – vicedirettore de “La Voce del Popolo” – da non poco anche autore di romanzi e testi che raccontano l’azienda, i lavoratori, il nodo Taranto, da un punto di vista originale. Ora, con “Io e l’Ilva. Monologo metalmeccanico” (Lupo Editore, luglio 2013, 54 pag. 5 euro) ritorna a raccontare la fabbrica, allargando la prospettiva di “Invisibili. Vivere e morire all’Ilva di Taranto”, pubblicato nel 2011 in coppia con Fulvio Colucci.
Vedete, i ruoli si sono confusi, scrive – anche in inglese, perché la seconda metà di “Io e l’Ilva” è la traduzione del breve testo nella lingua internazionale – un operaio che parla come uno scrittore, uno scrittore che si incazza come un operaio. Il fatto è che uno scrittore non è che un osservatore: io mi sono messo ad osservarla la fabbrica, a raccontarla. Perché un uomo che racconta una storia è lo spettacolo più vero che possa esistere. La racconta ad altri, che la racconteranno ad altri e questi ad altri ancora.
Il Giuse scrittore invoca spiritosamente e fin troppo ripetutamente (C’è mica uno psichiatra in sala?) una terapia di cui non necessita affatto. L’Alemanno operaio ha le idee chiare: i lavoratori sono complementari alla fabbrica e l’Ilva è complementare ai suoi operai, gli uni non esisterebbero senza l’altra. Questo matrimonio inscindibile non può andare a vantaggio solo di una parte.
Certo, l’azienda inquina, ma sia per lo scrittore che per l’operaio la città ionica non deve sconfessare la tradizione industriale che la distingue, che l’ha cambiata, l’ha guastata, ma che la fa anche essere la Taranto che è. Senza sarebbe irrimediabilmente perduta. L’obiettivo è farla vivere industrialmente secondo leggi che portano all’ambientalizzazione della produzione.
Autocriticamente, riconosce che i lavoratori dell’Ilva sono strenui partigiani dei cazzi loro, ma prende le distanze dalla legione di ottusi oppositori della fabbrica, che non rischiando una briciola sarebbero pronti a chiudere, smantellare, sigillare l’Ilva di Taranto, con uno schiocco di dita. Pensatela come volete, dice ai lettori: tra i compiti della mia vita non c’è quello di convincere che le mie opinioni siano giuste. Solo invitare a ragionare, su quello che è successo al nostro territorio. (Rep)

mercoledì 8 maggio 2013

Tre!

Tre operai feriti in appena 24 ore. E' la triste catena di eventi negativi che si è abbattuta sull'Ilva di Taranto.

Dopo i due incidenti di ieri con altrettanti lavoratori feriti, oggi l'ennesimo incidente: un operaio, Luigi Papa, mentre era impegnato nella chiusura di un rotolo di acciaio nell'area del terzo sporgente del porto, gestito dal Siderurgico, e' scivolato cadendo su un altro rotolo di lamiera e battendo la spalla.
I Sindacati hanno riferito che il lavoratore ha avvertito un forte dolore ed e' stato accompagnato in infermeria per accertamenti. (TaSera)

Due...

Secondo incidente...
 
Ritardo nei soccorsi degli operai Ilva feriti terminato lo sciopero

E' terminato alle 7 di questa mattina lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto indetto alle 11 di ieri mattina da Fim, Fiom e Uilm e da Usb per protestare contro il ritardo nei soccorsi ad uno dei due operai feriti ieri in distinti incidenti sul lavoro avvenuti nel siderurgico. Il primo operaio – che ha riportato alcune fratture - dopo essere precipitato da un ponteggio del reparto acciaieria 1 a seguito del cedimento di una pedana, è finito nel piano di colata del convertitore 3 ed è stato recuperato dopo oltre due ore dai vigili del fuoco in quanto il punto in cui è avvenuto l'incidente era accessibile solo tramite un ascensore di servizio, che risultava fuori servizio.

Ieri sera poi si è verificato un altro infortunio sul lavoro nell’area dei parchi minerali. Un dipendente dell’impresa appaltatrice 'Decà è stato colpito da un grosso tubo mentre, insieme ad alcuni colleghi, stava posizionando l’impianto che servirà all’irrorazione delle materie prime stoccate nei parchi minerali per contenere il fenomeno della dispersione delle polveri. Probabilmente è saltata una giunzione facendo muovere un tubo dalla sua originaria collocazione. L’operaio, condotto dal 118 all’ospedale 'Santissima Annunziatà, ha riportato un trauma toracico addominale. I sindacati hanno chiesto un incontro con l’azienda per porre il problema della sicurezza alla luce degli ultimi incidenti. (GdM)

martedì 7 maggio 2013

Uno...

Ilva, cade ponteggio ferito un operaio.  Sindacati: scioperiamo

Un operaio dello stabilimento Ilva di Taranto, Benedetto Montemurro, di 35 anni, addetto alla manutenzione, è precipitato stamani da un ponteggio ed è caduto in un convertitore all’interno dell’Acciaieria 1. Secondo fonti sindacali, il lavoratore ha subito diverse contusioni e fratture ma le condizioni non sarebbero gravi.
A quanto si è appreso, l’operaio stava effettuando lavori di saldatura su un ponteggio sopra un convertitore quando è caduto da una altezza di circa tre metri finendo nel piano di colata. Non è escluso, a quanto si sa, che l'incidente sia stato causato dal cedimento della pedana su cui stava lavorando. Sono intervenuti i vigili del fuoco e un equipaggio del 118 che ha trasportato il ferito all’ospedale Santissima Annunziata. Le operazioni di recupero sono state complicate dal fatto che l'infortunio è avvenuto in un punto raggiungibile solo con l'ascensore interno, fuori servizio. Gli accertamenti sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità sono a cura dei funzionari dello Spesal, Servizio di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’asl.
Le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento siderurgico dalle 11 di oggi alle 7 di domani mattina per richiamare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica dopo l’incidente di questa mattina.
L'OPERAIO RECUPERATO DOPO DUE ORE 

Benedetto Montemurro, l’operaio caduto oggi da un ponteggio all’interno dell’Acciaieria 1, è stato recuperato dai vigili del fuoco dopo oltre due ore e mezzo in quanto il punto in cui è accaduto l’incidente era accessibile solo con l’ascensore, fuori servizio.
L'operaio è stato fatto uscire direttamente dalla bocca del convertitore. Ai colleghi ha detto che avvertiva dolore alle spalle, alle braccia e una caviglia. Questo pomeriggio i sindacati incontreranno i responsabili aziendali. «Dovranno spiegarci cosa è accaduto – dice Vincenzo Castronuovo, della Fim Cisl – perchè non è possibile che un lavoratore vittima di un infortunio resti tutto quel tempo a terra, isolato, prima di essere tratto in salvo».
SINDACATI: MANCA PIANO DI EVACUAZIONE

 «Consideriamo di estrema gravità quanto accaduto nelle operazioni di primo soccorso». Così le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm commentano in una nota l'incidente avvenuto questa mattina nell’Acciaieria 1, dove un operaio è caduto da un’altezza di tre-quattro metri da un’impalcatura su cui stava effettuando dei lavori di manutenzione nel convertitore n.3, fermo per il suo rifacimento. Una lamiera avrebbe ceduto mentre Benedetto Montemurro, operaio della manutenzione divisionale di acciaieria, lavorava ad alcune saldature. «Ci riferiamo in particolar modo – spiegano i sindacati - alla mancanza di un piano di evacuazione, che l'azienda è obbligata a mettere in atto, in particolar modo nelle operazioni di manutenzione impianti. La mancanza di quanto denunciato ha ritardato, di circa 2 ore e mezzo, le operazioni di salvataggio dello stesso lavoratore, dall'interno del convertitore».
Quanto accaduto, attaccano le organizzazioni sindacali, «conferma un atteggiamento dell'azienda di totale sottovalutazione, rispetto al tema della sicurezza. In una fase così delicata e importante, nonostante gli infortuni mortali degli ultimi mesi e il pressante impegno di Fim, Fiom e Uilm, delle Rsu e delle Rls – conclude il comunicato – ancora oggi Ilva continua a non fornire le risposte che i lavoratori attendono».
AZIENDA: ACCERTEREMO LE MODALITA' 

La dinamica dell’incidente di questa mattina all’Ilva «è in fase di accertamento». Lo precisa l’azienda che in una nota spiega che l’operaio coinvolto, Benedetto Montemurro, di 41 anni (e non di 35 come si era appreso in un primo momento), ha subito «traumi a una spalla, alla gamba e al piede sinistro». «L'incidente – è detto – è accaduto durante un’attività di manutenzione all’interno del convertitore numero 3».
Il lavoratore, osserva l'azienda, «è caduto da un ponteggio utilizzato per operare all’interno del convertitore». «L'infortunato – è detto ancora – ha ricevuto prontamente i primi soccorsi dai vigili del fuoco di stabilimento accompagnati successivamente dal personale medico. Le particolari condizioni del luogo dell’incidente hanno complicato le operazioni di assistenza che sono durate circa due ore». Montemurro, conclude l’Ilva, «è stato accompagnato in ospedale per tutti gli accertamenti del caso». (GdM)

sabato 4 maggio 2013

Solidarietà operaia


Ilva, il corrispettivo di 9mila ore di lavoro devoluto al collega ammalato di tumore

Circa tremila dipendenti dell'Ilva hanno sottoscritto un documento per devolvere "il corrispettivo di novemila ore lavorate o di ferie (pari a 70mila euro lordi)" in favore del collega Stefano Delli Ponti, che ha contratto il tumore al collo per due volte nel giro di un anno e sta sostenendo costosissime spese per la cura della malattia. Lo rende noto il coordinamento provinciale dell'Usb che ha raccolto le firme.
"Lunedì mattina una delegazione di lavoratori dell’Usb-Ilva Taranto - annuncia il coordinatore provinciale, Francesco Rizzo - accompagnerà Stefano dal direttore Antonio Lupoli e dal responsabile del personale Enrico Martino". Sono state raccolte, aggiunge Rizzo, "migliaia di firme dai lavoratori Ilva in oltre 20 giorni di presidi mattutini e pomeridiani davanti ai cancelli della fabbrica perché le condizioni finanziarie di Stefano, disastrate dalle esose spese che affronta quotidianamente, dai debiti che ha dovuto contrarre per questo e dal misero stipendio che gli rimane ridotto ai minimi termini, non gli consentirebbero il viaggio della speranza all’estero, dove si sottoporrà a un intervento chirurgico delicatissimo".
Il coordinatore dell'Usb fa presente che il collega "è costretto a una corsa contro il tempo e che sollecitare l’immediato intervento della Direzione Ilva al fine di trasferire quanto hanno voluto devolvere i lavoratori per la causa dell’ operaio Delli Ponti, è doveroso quanto indispensabile, considerando che diversamente il suo destino sarebbe già segnato". L’ auspicio, conclude Rizzo, è "che la Direzione Ilva consenta senza indugi il trasferimento del corrispettivo totale di ore devolute dai lavoratori per Stefano".(Rep)

lunedì 26 novembre 2012

Parole sagge per orecchie sorde

Una famiglia tra Ilva e Teleperformance
"Tre figli, un mutuo e un Natale da incubo"

La famiglia Cocco vive al Tamburi di Taranto e trema: Fabio lavora al siderurgico, Francesca al call center ed entrambi rischiano di perdere i posti di lavoro nei due colossi in crisi: "Andra avanti è un'impresa, lo facciamo per i nostri bambini"

Eccoli lì gli incubi che tormentano Taranto. Riflessi negli occhi scuri di Fabio Cocco, 39 anni, operaio delle acciaierie Ilva. E di sua moglie Francesca Martinese, 36 anni, impiegata nel grande call center Teleperformance. Manca un mese a Natale ed entrambi rischiano di veder sfumare il lavoro sul quale hanno costruito la loro vita. Perché quelle aziende minacciano di chiudere. "Ogni giorno mastichiamo preoccupazione e rabbia" - dice Fabio scuotendo la testa. Parla lentamente e lancia sguardi carichi di dolcezza alla moglie e ai tre figli, Marco, di 16 anni, Danilo, di 12, e Federica, l' ultima arrivata che ha solo quattro mesi. I fratelli coccolano quella piccola vestita di rosa. Sembra una principessa nel saloncino di casa. Centodieci metri quadri in via Orsini, nel cuore dei Tamburi, il rione martoriato dai veleni assassini dell' Ilva. L' appartamento è al secondo piano, niente ascensore, in una palazzina rossiccia.
Il colore di una moda imposta. Perché tanto le polveri della vicina fabbrica i palazzi li fa diventare rossi lo stesso. Il siderurgicoèa meno di un chilometro. Dietro il muro di cinta c' è lo stabilimento travolto da una burrasca giudiziaria, con il sequestro di sei reparti, compreso quello di Fabio. "Dopo il sequestro non è cambiato quasi nulla. Al massimo - racconta - si fa maggior attenzione ad evitare lo slopping. Prima invece non se ne curava nessuno". Per slopping si intendono le piogge di polveri rosse sprigionate dall' acciaieria.
Una delle cause dell' inquinamento killer che uccide e fa ammalare i tarantini. I giudici hanno messo l' Ilva in un angolo contestando l' accusa di disastro ambientale. Ed ora la proprietà agita lo spettro della chiusura. "Non possiamo avercela con i giudici perché stanno facendo il loro lavoro" - dice Fabio. "Come operaio e come padre di famiglia ho il dovere di mantenere la calma e di pretendere risposte. Perché tutto questo deve finire. Chi deve mettere i soldi li metta. Non è giusto vivere nell' incubo di perdere il lavoro o di ammalarsi. E peggio ancora di vedere i figli ammalarsi".
Nella casetta dei Tamburi si chiede verità.E la si chiedea tutti. Per uscire da un destino che assomiglia ad un ricatto. "Il Governo deve darci delle risposte. E anche i Riva ci devono delle risposte. Anzi ne basta una sola. Devono dirci se vogliono chiudere o restare. Noi ci regoleremo. Ai miei figli continuo a insegnare che non devono aspirare ad un lavoro in quella fabbrica". Risposte che sua moglie Francesca vuole dai manager del call center in cui lavora. Teleperfomance vuole ridurre l' orario di lavoro per contenere le perdite. Il sindacato non ci sta. E se non ci sarà accordo, il call center potrebbe gettare la spugna. "Come si fa a non avere paura - sussurra Francesca - Io rischio il lavoro e lui pure. Abbiamo un mutuo e tre bambini. La vera impresa è lasciare tutto questo fuori dalla porta di casa. E guadare avanti. Sorridendo ai nostri figli". di MARIO DILIBERTO (Repubblica)

martedì 30 ottobre 2012

Giovane operaio morto a Taranto

Un giovane operaio muore in circostanze dubbie sulle quali pesa ancora una volta il sospetto del patto scellerato tra industriali e stato con la complicità dei sindacati. Ancora una volta la sicurezza è stata svenduta per trenta denari. Ancora una volta non sono i trapassati e le loro famiglie disgraziate ad apparire nelle notizie, a fare da monito per non ripetere più queste tragedie.
Sotto i riflettori, uno stuolo di politici miserabili, di faccendieri e parolieri sgomitano per bagliori di notorietà. Urlano con violenza tutto il loro potere per schiacciare i sussurri della piccola gente che muore nell'ombra. Urlano, poetizzano e sbraitano tra loro, sperando di coprire con il frastuono il fetore delle loro coscienze. Non ci riusciranno. Mai!
 

Ilva, muore un operaio di 29 anni sciopero immediato e sit-in in Prefettura

Un operaio addetto al movimento ferroviario è morto intorno alle 8,45 in un incidente nell'area portuale dell'Ilva di Taranto. La tragedia è avvenuta al quinto sporgente del porto. La vittima è Claudio Marsella, di 29 anni, originario di Mesagne ma residente a Oria e dipendente diretto dell'Ilva. Il ragazzo probabilmente caduto dalla piattaforma della motrice urtando il torace contro i respingenti di un vagone durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, riportando lesioni al torace. In un primo momento si era pensato che fosse rimasto schiacciato.
A soccorrere l'uomo sono stai alcuni compagni di lavoro, ma le sue condizioni erano già gravi, e Marsella è deceduto all'arrivo in ospedale. Uno sciopero immediato nello stabilimento è stato proclamato dai sindacati dopo che si è diffusa la notizia della morte: blocco delle attività dalle 11 di oggi fino alle 7 di domani 31 ottobre. E due ore di sciopero domani sono state proclamate in tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia. I lavoratori hanno anche improvvisato un sit-in sotto la sede della prefettura di Taranto: si tratta dei dipendenti che aderiscono al Comitato di "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", di cui fanno parte numerosi dipendenti dell'Ilva. I lavoratori chiedono di incontrare il prefetto, Claudio Sammartino, per discutere delle problematiche della sicurezza all'interno dello stabilimento siderurgico dopo l'incidente.
La direzione aziendale dell'Ilva ha espresso "piena vicinanza ai parenti della vittima" e ha deciso di sospendere le attività dello stabilimento, relative al primo turno, in segno di cordoglio. "Grande è il cordoglio per la perdita di una giovane vita - si legge in una nota della Fiom che ha annunciato che si costituirà parte civile nel caso venissero accertate responsabilità - e, sebbene episodi così gravi non avvenissero da 4 anni, è il caso di non dimenticare che, prima di Claudio Marsella, altri 42 lavoratori sono morti in Ilva dal 1992 ad oggi".
Nel 2008 lo stabilimento fu scosso da un'altra morte: quella di Jan Zygmunt Paurovicz, operaio polacco di 54 anni. Per la sua morte sono state rinviate a giudizio otto persone. L'uomo, che era assunto da un'azienda esterna, precipitò da un ponteggio costruito nell'altoforno 4. Mancavano solo pochi minuti alla fine del suo turno, quando un movimento falso lo fece precipitare sul fondo dell' altoforno. Anche in quell'occasione furono i compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi, pochi secondi dopo l'incidente. Ma le ferite alla testa non gli diedero scampo.

Immediata una valanga di reazioni.
"Ogni vittima del lavoro è un lutto inaccettabile - ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini - in questo caso lo è di più perché aggiunge una tragedia umana ad una situazione di tensione che coinvolge tutte le maestranze e la comunità tarantina, che avrebbe invece bisogno di sicurezza sul lavoro e la certezza di vivere in un ambiente sano". "Una vita spezzata a 29 anni, l'ennesimo tributo di sangue versato in una Italia in cui il lavoro e i lavoratori sono marginalizzati". "La tragedia capitata a Claudio Marsella, morto di lavoro all'Ilva mi addolora e pone una volta di più in evidenza l'urgenza di coniugare il diritto alla salute e il diritto al lavoro, che sono parte di un unico inviolabile diritto, quello alla vita": è il commento del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola all'incidente mortale sul lavoro avvenuto questa mattina nello stabilimento siderurgico di Taranto. "Mi auguro - aggiunge il governatore - che la proprietà dell'azienda non abbia bisogno di ulteriori eventi traumatici, che sia l'intervento della magistratura, o una legge regionale, o un altro incidente, per comprendere che è arrivato il momento di rispettare le prescrizioni e consentire così ai suoi lavoratori e alla città di Taranto di vivere in condizioni degne di un paese moderno".
Anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano esprime cordoglio per la morte del giovane lavoratore dell'Ilva: "Ancora una volta la città piange la perdita di un lavoratore. Una maggiore sicurezza sul lavoro, che renda più facile la tutela della vita e della salute dei lavoratori, è senza dubbio - osserva - la sfida che la modernità deve vincere, nella speranza di non dover più pagare tributi di vite umane, perché lavoro, sicurezza e salute possano coesistere".
"Bisogna fare con urgenza la massima chiarezza sulle dinamiche dell'incidente e sulle relative responsabilità" che in questi casi "non sono mai vaghe o non accertabili", afferma dalla Cgil, il segretario confederale Elena Lattuada. "Vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia e ai colleghi di lavoro del giovanissimo operaio morto oggi, insieme a tutto il nostro appoggio alle iniziative che si svolgeranno oggi e nei prossimi giorni nello stabilimento".
"La Fiom Cgil, ove dovessero emergere responsabilità di ordine penale, si costituirà parte civile. La gravità dell'accaduto richiama tutti all'impegno di tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e all'Ilva in particolare". Lo sottolineano in una nota la segreteria nazionale e quella provinciale della Fiom Cgil. Per l'organizzazione sindacale, "l'unico vero e tangibile impegno che l'Ilva può mettere in atto, in questa fase di grande incertezza e di attesa per il futuro, è quello di accelerare la fase di risanamento degli impianti, per risarcire i lavoratori e la popolazione tarantina per il disastro ambientale e sanitario causato".
Si aggiunge il pensiero del primo cittadino di Bari, Michele Emiliano: "Bisogna esigere dall'azienda che vi siano condizioni di sicurezza tali da impedire il verificarsi di fatti così drammatici".
"La notizia della morte di questo nostro giovane fratello, Claudio, torna a sconvolgerci e ad aggravare oltremodo l'orizzonte drammatico del fronte lavoro nella nostra Taranto. Mai vorremmo scrivere simili messaggi di cordoglio e celebrare questi funerali". Lo scrive in una nota l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Ancora una volta, osserva, "corre l'obbligo di ribadire con forza la sacralità della vita, la sua difesa ad ogni costo e che la sicurezza sul posto di lavoro rimane una priorità irrinunciabile". "Rimane il nodo alla gola - conclude l'arcivescovo - per una vita che è falciata e sentiamo una profonda e ingiusta ferita per ciò che è accaduto".(LaRepubblica)

...e pian piano la verità viene fuori...

Ilva: Usb proclama sciopero immediato dopo morte operaio

(ASCA) - A fronte della morte del giovane operaio avvenuta questa mattina nel reparto Movimento Ferroviari dello stabilimento Ilva di Taranto, il Coordinamento regionale dell'Usb Lavoro Privato Puglia, unitamente all'Usb dell'Ilva, ha proclamato lo ''sciopero immediato di tutti i dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto, a partire dalle ore 11.00 di oggi, 30 ottobre, fino alle ore 7.00 di domani, 31 ottobre''.
Lo sciopero, spiega una nota dell'Usb, e' stato indetto per rivendicare la sicurezza nel reparto MOF e per la tutela dell'incolumita' e della sicurezza di tutti i Lavoratori dell'Ilva.
''Alle postazioni del Mof i manovratori operano da soli, e se un lavoratore ha problemi nessuno e' in grado di rilevarli ed intervenire tempestivamente - denuncia Francesco Rizzo, dell'Usb Ilva - Queste modalita' lavorative sono state sancite da un vergognoso accordo, siglato due anni fa da Fim Fiom e Uilm, in cambio di poche centinaia di euro''.
''Dunque, sia nel caso in cui l'operaio morto abbia avuto un malore, sia nel caso di un incidente, come sembra emergere dai primi accertamenti, si tratta sempre di una giovane vita sacrificata in nome del profitto'', conclude Rizzo.

sabato 6 ottobre 2012

E uno...

Ilva, operaio morì per mesotelioma: condannata azienda appalto
(Adnkronos) - Oltre 250mila di euro sono stati riconosciuti lo scorso 28 settembre dal Giudice del Lavoro di Taranto in favore degli eredi di un lavoratore della Sifi Spa, azienda che vinse l'appalto per il rifacimento degli altiforni Ilva, deceduto per mesotelioma pleurico da esposizione all'amianto nel gennaio del 2007. A darne comunicazione e' l'avvocato Massimiliano Del Vecchio, il legale della Fiom Cgil di Taranto e riferimento della Fiom nazionale per le tematiche sulla sicurezza e la salute.
''La sentenza - spiega l'avvocato Del Vecchio - e' quanto mai attuale e pare confermare la grave negligenza del datore di lavoro e la situazione di pericolo che e' insita nello stabilimento siderurgico di Taranto specie per chi vi lavora all'interno''.
La causa inizio' nel 2005 quando l'operaio era ancora in vita. ''E' opportuno segnalare - spiegano dalla Fiom Cgil di Taranto - che il periodo di lavoro 'inquisito' risale alla gestione del siderurgico antecedente la gestione Riva (iniziata nel 1995 ndr), ma dimostra anche come il sindacato e la nostra organizzazione in particolare si fossero accorti di quella che oggi e' una emergenza riconosciuta dai piu' molto prima che il caso-Taranto deflagrasse a seguito dell'ordinanza di sequestro del Gip Todisco''. Il risarcimento si riferisce esclusivamente al danno biologico e morale subito dal lavoratore che mosse le accuse, attraverso la Fiom e il suo ufficio legale, quando era ancora in vita, ma non anche al grave danno subito dagli eredi. Risarcimento che lo stesso avvocato Del Vecchio si riserva di rivendicare in un giudizio distinto. ''Una sentenza che conferma un allarme che conoscevamo gia' e che come organizzazione sindacale da sempre combattiamo ai fini di fare maggiore chiarezza sulle cause e le origini di tali mortalita''', spiega Donato Stefanelli, segretario generale della Fiom di Taranto. ''Un nesso incontrovertibile tra fabbrica e salute che se vale per la comunita' ionica, vale ancora di piu' per chi all'interno della fabbrica o attraverso le misconosciute aziende dell'appalto in questi anni ha dovuto subire. Ecco perche' la Fiom e' costituita parte civile in tutti i processi che vedono la dirigenza del siderurgico imputata per omicidio plurimo colposo''. ''Un dispositivo - continua Del Vecchio - che si aggiunge alle centinaia di procedimenti gia' definiti o da definire che abbiamo mosso nei confronti dell'Ilva, di aziende dell'appalto, dell'Inail e della vecchia Fintecna (azienda di Stato che gestiva l'ex Italsider - ndr) da vent'anni a questa parte, coprendo, purtroppo, tutto lo spettro dell'inquinamento ambientale sofferto da Taranto e dai suoi lavoratori, segnando il confine di un impegno da parte della Fiom nato prima del clamore mediatico di questi mesi. Sentenze che descrivono meglio di ogni altro dato statistico il punto di partenza che dovra' riguardare l'ambientalizzazione e l'innovazione di quegli ambienti''. ''Ci sono reparti, impianti e condizioni di lavoro poste al vaglio della magistratura in tutti questi anni - sottolinea Stefanelli - che dimostrano che li' e in quelle condizioni era possibile ammalarsi e morire. Presupposti che rendono pero' ancora piu' leggibili gli interventi per ottenere una fabbrica piu' sicura, realizzati grazie alle lotte dei lavoratori e del sindacato''.

martedì 11 settembre 2012

Fumi e incidenti (stra)ordinari

Taranto, incendio nelle cisterne dell'Eni. Uustionato un operaio, benzene nell'aria

Un incendio è scoppiato questa mattina nella raffineria Eni di Taranto. Nell'incidente è rimasto ferito un operaio, mentre un impressionante nube nera si è alzata nel cielo della città.
FOTO LA NUBE NERA SULLA CITTA'
Il rogo si è sviluppato questa mattina nella zona delle grosse cisterne della raffineria situata nella zona industriale del capoluogo pugliese. Stando ad una primissima ricostruzione, l'incendio si è innescato nel corso di un intervento di manutenzione alle condutture che collegano i grossi serbatoi. Al lavoro gli operai di una ditta dell'indotto. I lavoratori stavano verificando alcune valvole di quelle tubature.
FOTO L'INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCO
Un'operazione da condurre a freddo con le condutture  libere da carburante ed olio. Qualcosa però, non è andato per il verso giusto ed è scoppiato l'incendio durante il quale è rimasto ferito un dipendente dell'impresa. L'uomo è stato condotto prima al Ss. Annunziata di Taranto e poi al centro grandi ustionati dell'ospedale Perrino di Brindisi. Ha ustioni al volto
e alle mani. Le sue condizioni, fortunatamente, non destano preoccupazioni.
Dalla zona dell'incendio si è levata una nube nera altissima, visibile a diversi chilometri di distanza. Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme.
L'inquietante colonna di fumo si è diradata solo dopo mezz'ora. Oltre ai vigili del fuoco, nella raffinerai sono piombate anche le volanti della Polizia e gli ispettori dell'Arpa. "La situazione è sotto controllo  -  ha detto il direttore di Arpa Puglia Giorgio Assenato  -  ma certamente la combustione ha comportato emissioni di benzene, i cui livelli sono stati evidenziati dalle nostre centraline". Peraltro nei giorni scorsi era stata segnalata l'entrata in funzione delle torri torce della raffineria, che si attivano per ragioni di sicurezza per smaltire il carburante del ciclo produttivo. "Questi impianti sono stati accesi spesso nell'ultimo periodo  -  spiega Assennato  -  e sul punto sarà opportuno chiedere chiarimenti".
La centralina di monitoraggio di via Machiavelli, al rione Tamburi, come ci si aspettava, a poche ore dall'incendio ha rilevato un aumento dei valori di benzene. Sono stati i tecnici dell'Arpa ad accertarlo nell'ambito dei controlli avviati per verificare le ripercussioni dal punto di vista ambientale non solo per l'aria, ma anche per il suolo e la falda acquifera. L'Arpa sta compiendo gli accertamenti anche per comprendere se gli interventi di manutenzione in atto abbiano rispettato la corretta procedura per la prevenzione ambientale. (Repubblica)


«L’incendio - ha precisato l’azienda con una nota ufficiale giunta nelle redazioni ieri pomeriggio - si è verificato in corrispondenza di una tubazione a sud del serbatoio T3148 esternamente al bacino di contenimento».
«Nell’area - ha spiegato la società -, era in corso l’attività di isolamento della tubazione, finalizzata all’inserimento di valvole controllabili da remoto, in ottemperanza a una specifica prescrizione del Comitato Tecnico Regionale. Durante questa fase, che prevede l’apertura della tubazione, il prodotto (benzina) ha trovato un innesco che ne ha causato la combustione per ragioni ancora in fase di accertamento».

Quello di ieri mattina è il terzo incidente avvenuto nello stabilimento Eni Refining & Marketing di Taranto. Altri due episodi si sono verificati infatti il 7 aprile del 2010 e 13 marzo del 2008. In quest’ultimo caso, in particolare, in seguito allo scoppio di un compressore nell’impianto di desolforazione, due operai rimasero leggermente feriti. (GdM)

martedì 14 agosto 2012

Una fionda per Davide?

ILVA: MILLE IN PIAZZA A TARANTO E APPLAUSI A GIP
OPERAIO SIDERURGICO CATALDO RANIERI È IL SIMBOLO DELLA PROTESTA
(dell'inviato Roberto Buonavoglia)

Non chiamatelo capopopolo, potrebbe offendersi. Ma il carisma di Cataldo Ranieri, operaio dell'Ilva di 42 anni, è tipico di chi le battaglie ha deciso di farle sul serio e non certo contro la magistratura ma per difendere dall'inquinamento industriale la sua città. Lui, addetto agli impianti marittimi del siderurgico tarantino, che - dice - da «tre anni sono sotto sequestro con facoltà d'uso», è in grado di parlare alla gente, di scandire quelle parole che la politica ha smesso da tempo di pronunciare. È capace pure di emozionarsi. I cittadini lo sanno e lo seguono, come un capopopolo. Per questo oggi pomeriggio Ranieri e gli aderenti al 'comitato cittadini e lavoratori liberi e pensantì, del quale l'operaio è portavoce, sono riusciti a portare nella centralissima piazza della Vittoria circa mille persone. È vero, non si tratta di molta gente anche se mancano tre giorni a Ferragosto e la città è semi deserta, ma a Taranto tante persone per strada a parlare dell'Ilva e di tumori su invito di un gruppo di comitati non si erano mai viste. E poi è la piazza a mormorare che finalmente qualcosa si muove e che l'anello di congiunzione tra i vari comitati e associazioni è proprio questo ragazzone biondo che si consegna alla folla, alle telecamere e ai flash con ciabatte infradito, bermuda e t-shirt. Per spiegare subito di che pasta è fatto dice di essere «politicamente indipendente», di lavorare all'Ilva da 15 anni, di avere due figli maschi di 9 e 13 anni e aver un mutuo sulle spalle da 650 euro al mese che finirà di pagare tra 25 anni.
Quindi, è uno che ha certamente bisogno di lavorare per vivere.
Ma dice di essere felice di «avere finalmente rotto le catene» per dire alla gente «che i politici hanno tradito i tarantini perchè non sono mai intervenuti per fermare l'Ilva che avvelena Taranto», e ai suoi colleghi «che non si può barattare un posto di lavoro con la salute dei nostri figli».
Ranieri è il primo a parlare alla folla, poi interverranno gli aderenti ad altri comitati. Ma quello che subito balza all'attenzione è la voglia dei tarantini di dire basta.
Infatti, non si era mai vista una piazza acclamare a squarciagola come si fa allo stadio il nome di un giudice, il gip Patrizia Todisco, che ha deciso di sequestrare le aree a caldo dell'Ilva e che ha avuto il coraggio di ribadire che gli impianti vanno fermati. Al magistrato la folla ha riservato anche un applauso scrosciante. «Mentre fino a qualche mese fa - ha detto Ranieri - si invitava la magistratura a fare il proprio dovere sull'inquinamento provocato dall'Ilva, ora ci sono attacchi anche politici a un giudice che ha fatto solo il suo dovere».
«La gente - sottolinea l'operaio - sa che la classe politica che finora ci ha rappresentato qui a Taranto ci ha tradito e non è mai intervenuta per fermare l'Ilva che avvelena la città».
Bacchettate non sono mancate al governo che ha deciso di inviare a Taranto il 17 agosto prossimo tre ministri. «Vengono - dice Ranieri, a cui fanno eco gli esponenti di altri comitati - per tutelare gli interessi dell'Ilva: noi, tre ministri, li avremmo voluti qui a Taranto per i bambini del rione Tamburi intubati in ospedale perchè ammalati di tumore». Ed è stata proprio una storia di tumore che lo ha indotto a fondare il comitato. «Il 27 luglio - racconta emozionato - stavamo bloccando il ponte girevole per protestare contro il sequestro dell'Ilva; mi si è avvicinato un automobilista e mi ha detto: 'Io devo passare, devo accompagnare mia moglie a fare la chemioterapià. Da quel giorno - sospira - la mia vita è cambiata». (ANSA).