Ilva, il Gip :"Vendola fece pressioni per sostituire il direttore generale dell'Arpa"
Il nucleo operativo della Guardia di finanza di Taranto ha dato il via alle 6 di questa mattina all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare
emesse dal Tribunale ionico nell’ambito dell’indagine denominata
“Ambiente svenduto”. Quattro persone sono finite ai domiciliari e tre in
carcere. Tra loro Fabio Riva,vicepresidente di Riva Group,
che è tra i destinatari delle sette ordinanze di custodia cautelare
emesse. Il provvedimento nei confronti del figlio del patron dell’Ilva Emilio ai domiciliari dal 26 luglio, non è stato ancora eseguito. Anche il presidente dell’azienda Bruno Ferrante e il direttore generale dell’azienda, Adolfo Buffo, hanno ricevuto altrettanti avvisi di garanzia.
Nel mirino delle fiamme gialle, guidate dal capitano Giuseppe Di Noi, è finito il “sistema Archinà”, ex consulente dell’Ilva,
e i suoi contatti con le istituzioni locali e nazionali per garantire
immunità allo stabilimento siderurgico ionico e “tenere tutto sotto
coperta”. Tanti gli indagati a piede libero tra i quali anche le
autorità politiche di ogni livello che in questi anni non avrebbero
controllato i danni arrecati dall’inquinamento prodotto dalla fabbrica
tarantina. Ci sono anche politici locali come l’ex assessore provinciale
all’ambiente Michele Conserva (dimessosi alcuni mesi fa proprio per questa vicenda come anticipato da ilfattoquotidiano.it).
E poi funzionari amministrativi e imprenditori operanti nel settore dei
rifiuti. Tre i provvedimenti emessi: il primo dal gip Patrizia Todisco riguarderebbe i vertici Ilva e il sistema di relazioni gestito da Girolamo Archinà,
pizzicato dalla guardia di finanza il 26 marzo 2010 mentre incontrava
l’allora perito della procura in un’indagine sull’Ilva per consegnargli,
secondo la procura, una tangente di diecimila euro, per ammorbidire una
perizia. Dalle intercettazioni telefoniche, oltre diecimila
conversazioni, il nucleo operativo delle fiamme gialle avrebbe
ricostruito il modus operandi dell’ex addetto alle relazioni
istituzionali. C’è anche Lorenzo Liberti, ex consulente
della procura. Giornalisti compiacenti, funzionari amici e politici
sottomessi avrebbero contribuito ad occultare il disastro ambientale
oggi contestato ai vertici dello stabilimento.
Il secondo invece, emesso, dal gip Vilma Gilli, riguarderebbe la concessione da parte dell’amministrazione provinciale guidata da Gianni Florido delle autorizzazioni alle discariche, tra le quali anche la Mater gratiae che si trova all’interno dell’Ilva. In questo provvedimento sarebbe stato coinvolto anche Gianpiero Santoro,
tecnico scelto dall’ente provinciale come rappresentante nella
commissione che ha appena rilasciato l’Autorizzazione integrata
ambientale. Il terzo provvedimento, secondo le prime
indiscrezioni, riguarda il sequestro della produzione dell’Ilva che le autorità potrebbero ‘commissarriare’ e sarebbe finalizzato alle operazioni di risanamento.
L’indagine inizialmente è stata condotta dal sostituto procuratore Remo Epifani ed è in parte confluita nell’inchiesta per sisastro ambientale coordinata dal pool formato dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero e Giovanna Cannarile.
Alla base di questi nuovi provvedimenti ci sarebbe il lavoro svolto
dagli uomini del capitano Di Noi raccolto in una informativa di pltre
700 pagine.
Il gip: “Costanti contatti tra Ilva e Vendola”
“Numerosi
e costanti contatti di Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva,
indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore
della Puglia Nichi Vendola“. Parola, anzi penna del gip
di Taranto nell’ordinanza di custodia cautelare per i vertici
dell’Ilva. Un documento in cui emergono rapporti quanto meno ambigui tra
il presidente della Regione e i vertici sel siderurgico. Tutta da
leggere una mail del 22 giugno 2010, che Archinà invia a Fabio Riva e
con la quale lo informa di un incontro avuto a Bari con il governatore.
Incontro che è successivo al documento dell’Arpa Puglia
del giugno 2010, in cui si sottolineavano i livelli di inquinamento
prodotti dall’azienda. Nella mail, Archinà “comunicava che il presidente
Vendola si era fortemente adirato con i vertici dell’Arpa Puglia, cioè
il direttore scientifico Blonda e il direttore generale Assennato, sostenendo che loro non devono assolutamente attaccare l’Ilva di Taranto e piuttosto si dovevano occupare di stanare Enel ed Eni
che cercavano di aizzare la piazza contro l’Ilva”. Sempre secondo
quanto scrive Archinà a Riva, inoltre, “Vendola aveva pubblicamente
dichiarato che il ‘modello Ilva’ doveva essere esportato in tutta la
regione riferendosi, chiaramente, alla famosa ‘legge sulla diossina‘
la cui gestazione era stata evidentemente frutto della concertazione
tra la Regione e l’Ilva che aveva sempre osteggiato il cosiddetto
‘campionamento in continuo’, ottenendo, appunto, in tale legge che ciò
non fosse imposto”. Altro “elemento di rilievo” scrive ancora il gip, è
rappresentato dalla promessa “del presidente Vendola di occuparsi
personalmente della questione Arpa al suo ritorno dalla Cina”. Un
intendimento che “veniva mantenuto” tanto che Vendola “appena tornato…
contattava personalmente l’Archinà rassicurandolo di non aver
dimenticato la promessa fatta nella riunione precedentè”.
”State tranquilli, non e’ che misono scordato!!… Il presidente non si è defilato” dice Vendola il 6 luglio 2010
al telefono con Archinà. Parole finite nell’ordinanza e che ora sono al
vaglio della magistratura tarantina. In quella chiamata, scrive il gip,
il leader di Sel “proseguiva nel discorso con Archinà dicendo che ‘col
mio capo di gabinetto… Siamo rimasti molto colpiti… Siccome ho capito
qual è la situazione… Volevo dire che… Mettiamo subito in agenda un
incontro con l’ingegnere… State tranquilli, non è che mi sono scordatò”.
Nel corso della conversazione, poi, Vendola ribadiva questa posizione
“allorquando affermava chiaramente di non volere rinunciare a una realtà
industriale qual è l’Ilva, invitando Archinà a comunicare a Riva che
lui non si era defilato”. “Va bene, va bene – dice il governatore – noi
dobbiamo fare… Ognuno fa la sua parte… E dobbiamo però sapere che… A
prescindere da tutti il procedimento, le cose, le iniziative… L’Ilva è
una realtà produttiva… cui non possiamo rinunciare… E, quindi… fermo
restando tutto dobbiamo vederci… dobbiamo ridare garanzie… Volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che.. il presidente non si è defilato”.
Le pressioni di Vendola sull’Arpa
Ci sarebbe ”la regia” del governatore della Puglia, Nichi Vendola,
nelle “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa
Puglia, Giorgio Assennato, autore della relazione sulle emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva. Lo scrive il gip di Taranto Patrizia Todisco
nell’ordinanza d’arresto per i vertici dell’azienda, in cui sono
riportate anche alcune telefonate che proverebbero la tesi del giudice.
Il 30 giugno 2010, ad esempio, vengono intercettati Archinà e il
segretario provinciale della Cisl di Taranto Daniela Fumarola, nella quale l’ex funzionario dell’Ilva sostiene che “l’avvocato Manna (allora capo di gabinetto del presidente della Regione) e l’assessore Fratoianni
fossero stati incaricati dal presidente Vendola di ‘frantumare
Assennato’”. In un’altra telefonata, del 2 luglio del 2010, a parlare
sono invece l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso
e uno degli avvocati dell’Ilva. Quest’ultimo, annota la Guardia di
finanza, “riferisce che Archinà ha avuto contatti con il capo di
gabinetto di Vendola il quale ha riferito che sono contro Assennato e
che cercheranno di farlo fuori”. “Il complesso delle intercettazioni
relative alle pressioni sul professor Assennato – scrive il gip – è da
ritenersi, oltre ogni ragionevole dubbio, assolutamente attendibile,
così come è altrettanto evidente… che il tutto si era svolto sotto
l’attenta regia del presidente Vendola e del suo capo di gabinetto
avvocato Manna”.
Nichi Vendola, però, ha subito rispedito al
mittente ogni ombra sul suo presunto coinvolgimento: “‘Il direttore
dell’Arpa Giorgio Assennato può raccontare se ha mai subito o pressioni o
tirate d’orecchie da parte mia. Le mie pressioni sono andate sempre
nella direzione di essere inflessibili in termini di ambientalizzazione”
ha detto il governatore alla trasmissione “il Graffio“, in onda su Tgnorba 24. Vendola
ha dunque negato di aver mai fatto pressioni sul Direttore dell’Arpa.
Non solo. Vendola ha detto che le sua azioni sono sempre state anche
“molto caute per evitare quello che purtroppo stiamo per vedere nelle
prossime ore”.
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martedì 27 novembre 2012
"Gli dica che il presidente non si è dimenticato"
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lunedì 30 agosto 2010
Stefàno è ancora al mare?
Risarcimento danni dall’Ilva: scatta il conto alla rovescia
Sarà che il sole d’agosto spacca le molecole come qualcuno beffardamente ci ricorda in questi giorni, fatto sta che mancano 55 giorni alla prescrizione dell’azione risarcitoria nei confronti dell’Ilva sulla base della condanna comminata dalla Cassazione nel 2005, tra l’altro – come tutti sapranno – una condanna definitiva.
Ora anche qui il cittadino di Taranto è ben informato sulla vicenda si è espresso per ben due volte il Consiglio comunale di Taranto che ha impegnato il sindaco Stefàno a dar corso, attraverso un’azione legale, all’interruzione dei termini di prescrizione e, in buona sostanza, chiedere un bel gruzzolo all’Ilva, danaro che servirebbe, e non poco, a far rifiatare le magrissime casse dell’ente civico, seppur non restituirebbe aria limpida, giardini più verdi, case meno sporche e soprattutto polmoni più puliti.
E’ trascorso qualche mese, il sindaco Stefàno, spesso sollecitato all’uopo, si è rimesso, a suo dire, nelle mani dell’avvocatura, ma finora – fino a prova contraria – nulla è accaduto.
I giorni trascorrono inesorabilmente: l’Ilva ammorba ugualmente l’aria, la Procura indaga sulle emissioni, l’Arpa elabora dati inquietanti sul benzo(a)pirene ritenuti però non veritieri dai dirigenti dello stabilimento siderurgico, gli ambientalisti (ma non solo) non mollano, Riva dichiara di possedere un impianto Euro 5 (!), il fronte delle imprese e qualche sindacato attaccano il Comitato referendario sulla chiusura della stessa Ilva, la maggior parte dei politici di calibro glissano sull’argomento.
Insomma, nulla cambia. Sarà la canicola? Saranno le giuste ferie per quanti servono la città durante l’anno e adesso osservano la pausa? O c’è qualcos’altro? Non vogliamo essere maligni, per carità. Pensiamo positivo e mettiamola così: a settembre, da buon tutore della salute pubblica, il nostro primo cittadino impugnerà carta e penna e, con l’avallo dell’avvocatura, chiederà l’interruzione dei termini prescrittivi, dando scacco al gruppo Riva. Con buona pace di tutti coloro i quali tendono a denigrare il lavoro della nostra brava Amministrazione.
Anzi, noi come TarantOggi, cari lettori, vi diamo una mano: da oggi scatta il ‘conto alla rovescia’ fino al giorno in cui scadranno i termini della prescrizione. Così potrete tenere a mente, semmai nel frattempo vi sfuggisse, che c’è un appuntamento importante che il nostro sindaco Stefàno non può saltare. Sapete com’è, magari potrebbe capitare che Stefàno possa restare ingarbugliato nelle beghe della sua maggioranza politica, oppure far fronte alle emergenze economiche e sociali del territorio, o forse seguire le mirabilie dell’Amiu, e che quindi non abbia il tempo di seguire questa storia: noi proviamo a ricordarglielo, che ne dite?
Marcello Di Noi, direttore@tarantoggi.it
Sarà che il sole d’agosto spacca le molecole come qualcuno beffardamente ci ricorda in questi giorni, fatto sta che mancano 55 giorni alla prescrizione dell’azione risarcitoria nei confronti dell’Ilva sulla base della condanna comminata dalla Cassazione nel 2005, tra l’altro – come tutti sapranno – una condanna definitiva.
Ora anche qui il cittadino di Taranto è ben informato sulla vicenda si è espresso per ben due volte il Consiglio comunale di Taranto che ha impegnato il sindaco Stefàno a dar corso, attraverso un’azione legale, all’interruzione dei termini di prescrizione e, in buona sostanza, chiedere un bel gruzzolo all’Ilva, danaro che servirebbe, e non poco, a far rifiatare le magrissime casse dell’ente civico, seppur non restituirebbe aria limpida, giardini più verdi, case meno sporche e soprattutto polmoni più puliti.
E’ trascorso qualche mese, il sindaco Stefàno, spesso sollecitato all’uopo, si è rimesso, a suo dire, nelle mani dell’avvocatura, ma finora – fino a prova contraria – nulla è accaduto.
I giorni trascorrono inesorabilmente: l’Ilva ammorba ugualmente l’aria, la Procura indaga sulle emissioni, l’Arpa elabora dati inquietanti sul benzo(a)pirene ritenuti però non veritieri dai dirigenti dello stabilimento siderurgico, gli ambientalisti (ma non solo) non mollano, Riva dichiara di possedere un impianto Euro 5 (!), il fronte delle imprese e qualche sindacato attaccano il Comitato referendario sulla chiusura della stessa Ilva, la maggior parte dei politici di calibro glissano sull’argomento.
Insomma, nulla cambia. Sarà la canicola? Saranno le giuste ferie per quanti servono la città durante l’anno e adesso osservano la pausa? O c’è qualcos’altro? Non vogliamo essere maligni, per carità. Pensiamo positivo e mettiamola così: a settembre, da buon tutore della salute pubblica, il nostro primo cittadino impugnerà carta e penna e, con l’avallo dell’avvocatura, chiederà l’interruzione dei termini prescrittivi, dando scacco al gruppo Riva. Con buona pace di tutti coloro i quali tendono a denigrare il lavoro della nostra brava Amministrazione.
Anzi, noi come TarantOggi, cari lettori, vi diamo una mano: da oggi scatta il ‘conto alla rovescia’ fino al giorno in cui scadranno i termini della prescrizione. Così potrete tenere a mente, semmai nel frattempo vi sfuggisse, che c’è un appuntamento importante che il nostro sindaco Stefàno non può saltare. Sapete com’è, magari potrebbe capitare che Stefàno possa restare ingarbugliato nelle beghe della sua maggioranza politica, oppure far fronte alle emergenze economiche e sociali del territorio, o forse seguire le mirabilie dell’Amiu, e che quindi non abbia il tempo di seguire questa storia: noi proviamo a ricordarglielo, che ne dite?
Marcello Di Noi, direttore@tarantoggi.it
martedì 9 marzo 2010
Vivano a Taranto purché mangino grano bulgaro o cinese!
E la mascherina non gliela facciamo mettere alle pecore?



Chiaramente, la memoria storica a Taranto non esiste!
Ma come si fa a farsi strumento di uno come Guadagnolo... di cui conosciamo l'operato come sindaco... e i suoi recenti sbandieramenti e incarichi nell'orbita di Forza Italia (quota Di Bello) e PDL o nostalgici craxiani, come autorevole voce per attaccare le giunte attuali? Misteri di Di Noi...
A proposito, solo Guadagnolo e Franzoso continuano a ripetere la baggianata dei 56 milioni e a fare finta che l'Ilva sia nata con Vendola e che il Ministero dell'Ambiente non esista! Da oggi, anche Di Noi!
...in attesa che si chiarisca meglio la sua visione...
Per necessaria chiarezza aggiungiamo che sosteniamo la proposta dell'avvocato Buttiglione mentre, così come non solleviamo i presidenti e sindaci attuali dalle gravi responsabilità nel garantire l'interesse della collettività, prendiamo le distanze dalla "comprensione" di Guadagnolo. Come in tutti questi anni, possiamo fare benissimo a meno del suo sostegno.
Chi ama Taranto lo fa gratuitamente e indipendentemente dalle giunte...



Chiaramente, la memoria storica a Taranto non esiste!
Ma come si fa a farsi strumento di uno come Guadagnolo... di cui conosciamo l'operato come sindaco... e i suoi recenti sbandieramenti e incarichi nell'orbita di Forza Italia (quota Di Bello) e PDL o nostalgici craxiani, come autorevole voce per attaccare le giunte attuali? Misteri di Di Noi...
A proposito, solo Guadagnolo e Franzoso continuano a ripetere la baggianata dei 56 milioni e a fare finta che l'Ilva sia nata con Vendola e che il Ministero dell'Ambiente non esista! Da oggi, anche Di Noi!
...in attesa che si chiarisca meglio la sua visione...
Per necessaria chiarezza aggiungiamo che sosteniamo la proposta dell'avvocato Buttiglione mentre, così come non solleviamo i presidenti e sindaci attuali dalle gravi responsabilità nel garantire l'interesse della collettività, prendiamo le distanze dalla "comprensione" di Guadagnolo. Come in tutti questi anni, possiamo fare benissimo a meno del suo sostegno.
Chi ama Taranto lo fa gratuitamente e indipendentemente dalle giunte...
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domenica 21 febbraio 2010
Diritto di replica
Pubblichiamo un commento-risposta, a firma di Marcello Di Noi, direttore di TarantOggi, riportato al post, Cecità politica o ignoranza complice?, che però supponiamo si riferisca, più verosimilmente, al post I mandanti e il pensiero debole...
"Vedo con piacere che l'offesa facile è la base di chi sul curriculum professionale del sottoscritto opera in questo blog: grazie del miserabile a chi lo reputa tale nella riflettessione su un articolo, e del sorriso ironico (ovviamente nascosto) sulla mia carriera. Ci aggiungo pure: non sono laureato, per cui la mia cultura è limitata, e forse per questo non posso dirigere il giornale, magari ne parlerò all'editore e presenterò le dimissioni. Peccato, però, che chi ignora passaggi nei nostri articoli quotidiani (un mio recentessimo commento sull'inceneritore parlava, più o meno così, di "utilità o meno dello stesso, intanto resta uno spreco per il cittadino, a prescindere") non abbia il coraggio di una firma per esteso e la responsabilità di proporla alla gente. Facile nascondersi dietro un'identità sconosciuta ai più e assumere i panni del censore senza conoscere per intero (appunto, da ignorante) il filo conduttore di una tematica giornalistica: magari, sarebbe opportuno seguire, con attenzione, sempre ciò che commentiamo. Ma va bene lo stesso: non sarò laureato, non avrò competenze scientifiche, ma almeno non sarò un ignorante nè un pavido e la faccia da oltre 25 anni la metto, mi espongo e nella mia carriera le ho 'prese' e le ho 'date'. Io, almeno, non mi sono mai nascosto.
Grazie dell'ospitalità
Marcello Di Noi"
Questo a dimostrazione dell'apertura che da sempre contraddistingue questo blog, a tutte le voci, anche quelle di dissenso.
Ci sia permesso però fare delle precisazioni, sulla strada della conciliazione e senza fomentare ulteriori polemiche.
- Nei post in questione è ribadito più volte quanto TarantOggi sia un giornale che da tempo si distingue per l'impegno in favore dell'informazione corretta, della diffusione dei comunicati dei cittadini, delle voci fuori dai carrozzoni, del contatto con la cittadinanza attiva e positiva. Lo ribadiamo ancora anche in queste poche note e con grande apprezzamento (anche se questa dovrebbe essere la norma per tutti coloro che si occupano di informazione... e, speriamo non serva specificare che l'ironia non è rivolta alla testata in questione);
- I post non sono firmati perché già altre, numerose volte, abbiamo specificato che quanto pubblicato qui, laddove non tratto da media (ed in quel caso si fa sempre riferimento alla fonte) è frutto di una discussione tra più membri e redattori, e pertanto è, in definitiva, un messaggio che viene elaborato dal Comitato per Taranto (di cui "copeta" è appunto l'acronimo). Non ci sono posizioni di preminenza nel Comitato per Taranto e tantomeno portavoce. E' una struttura orizzontale. Di Noi si espone perchè è un personaggio pubblico in quanto ricopre un ruolo ben preciso. Questo è, invece, un blog collettivo, non è un giornale. I commenti e le valutazioni che vengono rivolti alla città con l'intento di condividere, annotare e, se necessario, emendare. Nessuna pretesa di personalismo o di chiusura.
- Il post su Di Noi non è un'attacco offensivo e distruttivo ma lascia aperta la strada al dubbio e, soprattutto, alla replica ed integrazione. Ci siamo veramente chiesti perchè un direttore che ha snocciolato temi forti per la città nei suoi editoriali o negli articoli e dossier pubblicati, ad onta della minimizzazione e permalosa rivendicazione del suo grado di istruzione che non ci tocca perchè molti di noi lo condividono, commetta questa leggerezza di parlare di un impianto che contraddice in sè ogni senso del buon governo, come di una tappa non rispettata. Il post è ironico, come nello stile di molti altri pubblicati, proprio perchè come i cittadini ragioniamo non solo per dati e informazioni, ma anche per emozioni. Siamo cittadini!
- Ci saremmo aspettati qualcosa di più degli improperi e delle offese, cui non vogliamo dare spalla né seguito, magari il senso di quello che ancora adesso ci sembra solo un attacco goffo e controproducente alla giunta Stefàno (senza dubbio biasimabile sul piano della competenza e del rispetto degli impegni, come noi stessi abbiamo più volte sottolineato).
- Da parte nostra continueremo a leggere, capire ed interrogarci su tutto ciò che riguarda la cittadinanza ed a proporre anche una lettura delle letture, certi che non solo sia importante il dato da comunicare alla gente, ma anche il modo e il messaggio che ogni informazione veicola.
- Auguriamo al Direttore Di Noi ogni bene e, sperando ancora in una sua riflessione positiva come quella che abbiamo cercato di fare noi in queste righe, buon lavoro!
"Vedo con piacere che l'offesa facile è la base di chi sul curriculum professionale del sottoscritto opera in questo blog: grazie del miserabile a chi lo reputa tale nella riflettessione su un articolo, e del sorriso ironico (ovviamente nascosto) sulla mia carriera. Ci aggiungo pure: non sono laureato, per cui la mia cultura è limitata, e forse per questo non posso dirigere il giornale, magari ne parlerò all'editore e presenterò le dimissioni. Peccato, però, che chi ignora passaggi nei nostri articoli quotidiani (un mio recentessimo commento sull'inceneritore parlava, più o meno così, di "utilità o meno dello stesso, intanto resta uno spreco per il cittadino, a prescindere") non abbia il coraggio di una firma per esteso e la responsabilità di proporla alla gente. Facile nascondersi dietro un'identità sconosciuta ai più e assumere i panni del censore senza conoscere per intero (appunto, da ignorante) il filo conduttore di una tematica giornalistica: magari, sarebbe opportuno seguire, con attenzione, sempre ciò che commentiamo. Ma va bene lo stesso: non sarò laureato, non avrò competenze scientifiche, ma almeno non sarò un ignorante nè un pavido e la faccia da oltre 25 anni la metto, mi espongo e nella mia carriera le ho 'prese' e le ho 'date'. Io, almeno, non mi sono mai nascosto.
Grazie dell'ospitalità
Marcello Di Noi"
Questo a dimostrazione dell'apertura che da sempre contraddistingue questo blog, a tutte le voci, anche quelle di dissenso.
Ci sia permesso però fare delle precisazioni, sulla strada della conciliazione e senza fomentare ulteriori polemiche.
- Nei post in questione è ribadito più volte quanto TarantOggi sia un giornale che da tempo si distingue per l'impegno in favore dell'informazione corretta, della diffusione dei comunicati dei cittadini, delle voci fuori dai carrozzoni, del contatto con la cittadinanza attiva e positiva. Lo ribadiamo ancora anche in queste poche note e con grande apprezzamento (anche se questa dovrebbe essere la norma per tutti coloro che si occupano di informazione... e, speriamo non serva specificare che l'ironia non è rivolta alla testata in questione);
- I post non sono firmati perché già altre, numerose volte, abbiamo specificato che quanto pubblicato qui, laddove non tratto da media (ed in quel caso si fa sempre riferimento alla fonte) è frutto di una discussione tra più membri e redattori, e pertanto è, in definitiva, un messaggio che viene elaborato dal Comitato per Taranto (di cui "copeta" è appunto l'acronimo). Non ci sono posizioni di preminenza nel Comitato per Taranto e tantomeno portavoce. E' una struttura orizzontale. Di Noi si espone perchè è un personaggio pubblico in quanto ricopre un ruolo ben preciso. Questo è, invece, un blog collettivo, non è un giornale. I commenti e le valutazioni che vengono rivolti alla città con l'intento di condividere, annotare e, se necessario, emendare. Nessuna pretesa di personalismo o di chiusura.
- Il post su Di Noi non è un'attacco offensivo e distruttivo ma lascia aperta la strada al dubbio e, soprattutto, alla replica ed integrazione. Ci siamo veramente chiesti perchè un direttore che ha snocciolato temi forti per la città nei suoi editoriali o negli articoli e dossier pubblicati, ad onta della minimizzazione e permalosa rivendicazione del suo grado di istruzione che non ci tocca perchè molti di noi lo condividono, commetta questa leggerezza di parlare di un impianto che contraddice in sè ogni senso del buon governo, come di una tappa non rispettata. Il post è ironico, come nello stile di molti altri pubblicati, proprio perchè come i cittadini ragioniamo non solo per dati e informazioni, ma anche per emozioni. Siamo cittadini!
- Ci saremmo aspettati qualcosa di più degli improperi e delle offese, cui non vogliamo dare spalla né seguito, magari il senso di quello che ancora adesso ci sembra solo un attacco goffo e controproducente alla giunta Stefàno (senza dubbio biasimabile sul piano della competenza e del rispetto degli impegni, come noi stessi abbiamo più volte sottolineato).
- Da parte nostra continueremo a leggere, capire ed interrogarci su tutto ciò che riguarda la cittadinanza ed a proporre anche una lettura delle letture, certi che non solo sia importante il dato da comunicare alla gente, ma anche il modo e il messaggio che ogni informazione veicola.
- Auguriamo al Direttore Di Noi ogni bene e, sperando ancora in una sua riflessione positiva come quella che abbiamo cercato di fare noi in queste righe, buon lavoro!
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venerdì 19 febbraio 2010
I mandanti e il pensiero debole...
Non doveva passare un giorno che si scoprì il mandante del "soldato" Coviello che ieri sulle pagine di TarantOggi appoggiava i Riformisti (unico, forse, se si escludono le associazioni che si prendono cura dei politici in via d'estinzione), auspicando al più presto la riapertura dell'inceneritore AMIU (leggi il post cliccando qui).
Si tratta nientepocodimeno che del suo direttore, Marcello Di Noi, che dimostra di non aver mai letto un solo articolo del suo stesso giornale, che da mesi condanna il traffico dei rifiuti, le discariche e... con grande sorpresa... anche gli inceneritori! E si evince dall'editoriale di oggi in cui ripete, "a canzone", l'attacco a Nistri per il "dannoso" ritardo nella riattivazione dell'ennesima fabbrica di diossina e morte!!! (Il pezzo è evidenziato in grigio).
Non c'è dubbio che Nistri e la giunta Stefàno siono assolutamente colpevoli, ma non di ritardare l'apertura dell'inceneritore, piuttosto di aver speso soldi dei cittadini per riaprire quell'impianto vecchio e velenoso, dopo che avevano promesso che la cosa non si sarebbe mai fatta: altro che naso di Pinocchio, lì c'è da sbugiardare tutto il Comune e l'AMIU con tutto il carrozzone di consulenze a pseudoambientalisti della domenica!
Di Noi ha un curriculum scientifico di tutto rispetto, in merito, essendosi occupato, come risulta dalla sua SCHEDA professionale, di calcio, volley, allenatori, ...
Perché, allora, attaccare Nistri facendo l'autogol di dare già per definitivo e quindi sdoganare l'inceneritore?
Siamo nel classico caso di "sponsorizzazione" politica pre-elettorale dettata da qualche simpatia partitica dell'illustre direttore?
Lasciamo aperto il dubbio, confidando in un ripensamento sulla via di Damasco. Intanto aspettiamo che l'agone della battaglia si scaldi sotto le elezioni: ne vedremo delle belle!
Una sola cosa ci sentiamo di rispondere a tono sul titolo del suo editoriale: "In quale città viviamo?" In una città che ancora (non importa se per i ritardi di una classe dirigente incapace) non ha il record di due impianti di incenerimento a pochi passi dai polmoni dei suoi cittadini... Sebbene molti pare che siano felici di fare un passo in più verso la devastazione!


Si tratta nientepocodimeno che del suo direttore, Marcello Di Noi, che dimostra di non aver mai letto un solo articolo del suo stesso giornale, che da mesi condanna il traffico dei rifiuti, le discariche e... con grande sorpresa... anche gli inceneritori! E si evince dall'editoriale di oggi in cui ripete, "a canzone", l'attacco a Nistri per il "dannoso" ritardo nella riattivazione dell'ennesima fabbrica di diossina e morte!!! (Il pezzo è evidenziato in grigio).
Non c'è dubbio che Nistri e la giunta Stefàno siono assolutamente colpevoli, ma non di ritardare l'apertura dell'inceneritore, piuttosto di aver speso soldi dei cittadini per riaprire quell'impianto vecchio e velenoso, dopo che avevano promesso che la cosa non si sarebbe mai fatta: altro che naso di Pinocchio, lì c'è da sbugiardare tutto il Comune e l'AMIU con tutto il carrozzone di consulenze a pseudoambientalisti della domenica!
Di Noi ha un curriculum scientifico di tutto rispetto, in merito, essendosi occupato, come risulta dalla sua SCHEDA professionale, di calcio, volley, allenatori, ...
Perché, allora, attaccare Nistri facendo l'autogol di dare già per definitivo e quindi sdoganare l'inceneritore?
Siamo nel classico caso di "sponsorizzazione" politica pre-elettorale dettata da qualche simpatia partitica dell'illustre direttore?
Lasciamo aperto il dubbio, confidando in un ripensamento sulla via di Damasco. Intanto aspettiamo che l'agone della battaglia si scaldi sotto le elezioni: ne vedremo delle belle!
Una sola cosa ci sentiamo di rispondere a tono sul titolo del suo editoriale: "In quale città viviamo?" In una città che ancora (non importa se per i ritardi di una classe dirigente incapace) non ha il record di due impianti di incenerimento a pochi passi dai polmoni dei suoi cittadini... Sebbene molti pare che siano felici di fare un passo in più verso la devastazione!


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