Visualizzazione post con etichetta clororosso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta clororosso. Mostra tutti i post

sabato 8 dicembre 2012

Il metodo Archinà

"In mano a chi stiamo"

Comunicato su intercettazioni Ilva sullo sgombero del Cloro Rosso

"In mano a chi stiamo"...così l'ispettore Aldo De Michele della Digos di Taranto, la talpa dell'uomo forte della famiglia Riva Girolamo Archinà, commentava nel giugno 2010 la condotta del sindaco di Taranto Ezio Stefàno, dal quale, evidentemente, pretendevano ancora di più del semplice sgombero del centro sociale Cloro Rosso.Scopriamo oggi dalle intercettazioni che hanno inguaiato tutti i poteri forti di questa città, che dietro lo sgombero del Cloro Rosso c'era ben altro della semplice miopia di un'amministrazione che continua a definirsi di sinistra, molto più anche di quel discutibile e tanto sbandierato concetto di legalità dietro il quale il sindaco Stefàno, oggi indagato per non aver rispettato i suoi doveri di tutela della salute pubblica, si è sempre trincerato. Neanche noi avremmo potuto immaginare tanto. E invece scopriamo oggi che l'8 giugno 2010, mentre la città era in emergenza benzo(a)pirene e il sindaco firmava un'ordinanza farlocca concordata con la dirigenza dell'Ilva per scongiurare la chiusura delle cokerie, lo stesso sindaco si intratteneva nel suo studio con Archinà a discutere dello sgombero del Cloro Rosso. Mentre il solerte ispettore della Digos Aldo De Michele si affrettava ad informare il tessitore di trame Archinà del sequestro degli stencil "Taranto città inquinata". Come se questo potesse bastare a persuadere le coscienze.
Continua...

lunedì 23 aprile 2012

Taranto, nasce ArcheoTower e la cultura torna protagonista

Un sindaco che la città di Taranto dimenticherà difficilmente è Rossana Di Bello, la prima donna a sedere sullo scranno di primo cittadino della città dei due mari. La sua “era” è iniziata il 30 aprile del 2000 e si è conclusa drammaticamente nel 2006, dopo la rielezione ottenuta nel 2005. Negli anni in cui ha governato la città, si ricordano numerose opere realizzate con fondi europei, ma di poche Taranto sentiva realmente la necessità. Fontane che realizzavano giochi d’acqua in Mar Grande, lampade colorate che illuminavano il Palazzo di Città, e l’Archeo Tower. Quest’ultimo, nonostante il nome altisonante, altro non è che un punto informazione all’interno di un grande parco archeologico che custodisce le antiche mura greche della città, oltre 20 mila metri quadrati di prato, alberi, fontane e percorsi pedonali. Tutto inaugurato in fretta e furia nel 2005 in piena campagna elettorale, competizione che la Di Bello vinse a mani basse. Nonostante la schiacciante vittoria, il 18 febbraio 2006 Rossana Di Bello, in seguito alla condanna a un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio e falso ideologico, si dimette da sindaco di Taranto. Più avanti la Di Bello verrà assolta da quell’accusa, ma la città, intanto, viene affidata al commissario straordinario Tommaso Blonda, il quale, poco dopo essersi insediato, dichiara ufficialmente il dissesto finanziario del Comune di Taranto, scoprendo una passività di 357 milioni di euro. I 98 mq della sala ristoro dell’Archeo Tower, il suo solarium, la terrazza belvedere e l’ampio parco vengono abbandonati al loro destino. Un destino che è cambiato lo scorso 16 marzo, quando i ragazzi che già in passato avevano occupato l’ex scuola Martellotta, dando vita al Clororosso, sono entrati nello stabile. E proprio la delusione nata dal tradimento del protocollo d’intesa relativo al futuro del Clororosso, firmato con l’amministrazione comunale, ha portato questi ragazzi a occupare l’edificio all’interno del parco archeologico. Il 5 gennaio del 2011, infatti, firmano un documento in cui, a fronte dello sgombero dell’ex scuola Martellotta, il comune si impegnava ad individuare una sede alternativa per gli attivisti, in attesa del completamento dei lavori di messa in sicurezza della Martellotta. Ma i lavori non sono ancora iniziati e la sede provvisoria non è mai stata individuata. «In risposta alle inadempienze dell’amministrazione comunale – si legge sulla pagina Facebook degli attivisti –in merito alla riapertura dell’ex scuola Martellotta, abbiamo riaperto la struttura dell’ArcheoTower presso il Parco archeologico di Via Venezia». E questi ragazzi, che con le mani in mano proprio non ci sanno stare, non sono riusciti a limitarsi a entrare nello stabile, ma una volta dentro si sono messi immediatamente a lavoro. E così quello che era un luogo abbandonato, rifugio di teppisti e tossicodipendenti, è tornato ad essere un luogo a disposizione del quartiere. Le pareti, ricoperte da scritte e dalla fuliggine sollevata dai falò accesi all’interno dello stabile, sono state rimbiancate, le tantissime siringhe abbandonate dai tossicodipendenti e i numerosi rifiuti accumulatisi nel corso degli anni sono stati raccolti e smaltiti, i pavimenti e le terrazze ripulite da capo a piede. Nel vialetto d’accesso i ragazzi hanno addirittura iniziato a costruire un mosaico. E nell’Archeo Tower, abbandonato da ormai sette anni, sono arrivate conferenze, assemblee, incontri, mostre fotografiche ed estemporanee di pittura. Quello che era stato pensato per essere un cardine culturale della città è tornato ad animarsi. Ora a questi ragazzi non resta che sperare che il prossimo primo cittadino rispetti il protocollo d’intesa firmato lo scorso 2011. Loro hanno dimostrato di meritarsi uno spazio in questa città Le foto della gallery sono state scattate dai ragazzi di ArcheoTower Pierfrancesco Demilito (mediapolitika)

martedì 27 marzo 2012

MTV, non solo musica! (per fortuna!)

L'ambiente siamo noi!: La storia di Cesare

Cesare vive a Taranto, nel quartiere Tamburi, che a causa del polo industriale, è una delle zone più inquinate d’Italia. È impiegato marittimo, si occupa del monitoraggio antinquinamento delle acque del porto e fa parte del comitato ambientalista “Alta Marea”.
Alle 20.30 del 31 marzo si celebra l’ora della terra, l’evento globale promosso dal WWF contro il cambiamento climatico. Per un’ora si spegneranno simbolicamente le luci di città, monumenti ed abitazioni in tutto il mondo.

giovedì 6 gennaio 2011

Cloro Rosso 2.0: scripta manent, lucha sigue!

Mercoledì 5 Gennaio 2011 si è svolto, presso palazzo di Città, l'auspicato incontro tra il centro sociale Cloro Rosso, occupante l'ex scuola Martellotta, e il sindaco Stefàno.


Segnale di discontinuità rispetto l'andamento della vicenda è individuabile anzitutto nella natura formale degli impegni assunti da parte dell'amministrazione Comunale. Non più promesse orali e vaghe: abbiamo preteso, e ottenuto, che i nuovi impegni fossero stabiliti per iscritto tramite protocollo d'intesa ufficiale tra le parti.
Nel merito, il risultato politico rilevante ottenuto nell'incontro odierno è rappresentato dalla previsione, anche questa stabilita nero su bianco, di una tempistica certa per l'avvio della procedura che porti alla messa in sicurezza della struttura e al seguente bando di assegnazione pubblico. Il sopraluogo da parte dei tecnici dell'aministrazione - incipit della procedura - deve avvenire, secondo accordo, entro il 16 Gennaio, alla presenza degli attivisti del centro sociale. Dopo questa data saranno avviati i lavori di manutenzione della struttura.
Inoltre, l'amministrazione Comunale si è impegnata ad assegnare provvisoriamente, una volta verificata l'agibilità e nei tempi di ristrutturazione del resto dello stabile al Cloro Rosso 2.0 , l'ex casa del custode, adiacente alla struttura attualmente occupata. Prendiamo atto dell'impegno, questa volta inquadrato in tempi e modalità definiti, da parte dell'amministrazione di mettere finalmente a disposizione della città una struttura agibile e funzionale.
Riteniamo che essenziale in quest'ottica sia stato il percorso intrapreso dal Cloro Rosso nelle ultime settimane. La nuova occupazione dell'ex scuola Martellotta non solo ha reso di evidenza pubblica la problematica della mancanza di spazi sociali a Taranto e riaperto la trattativa tra lo stesso centro sociale e l'amministrazione, ma ha mostrato ancora una volta quanto questa città abbia voglia di mettersi collettivamente in gioco alla ricerca di spazi di agibilità pubblica - il nostro e tutti quelli che auspichiamo possano sorgere - di incontro e di condivisione di progettualità e sogni.
In quest'ottica, l'irruzione in consiglio Comunale da parte di 60 attivisti, a seguito della nuova ordinanza di sgombero, ha rappresentato una fondamentale ripresa collettiva di un vocabolario preciso e di impatto, da parte di un soggetto politico che, come il Cloro, fa della della necessità di autorappresentarsi e di porsi in maniera partecipata e collettiva nell'agenda politica tarantina il suo modus operandi.
Altro aspetto decisivo è la risposta, materiale ed emozionale, percepita nelle iniziative messe in atto in questi giorni, a cominciare dal quartiere nel quale sorge la struttura: assemblee, riunioni, presentazioni di libri, momenti di discussione pubblici sempre attraversati da tante e tanti abitanti della zona, e non solo. Ribadendo che il rivendicare l'ex scuola Martellotta non è solamente una battaglia identitaria, ma la inquadriamo come un'opportunità concreta per chiunque - singoli ed associazioni- voglia mettersi in gioco per un'altra Taranto possibile, proprio per dovere di responsabilità, ovviamente, com'è nei nostri canoni, lungi dal rimanere inermi e passivi, vigileremo con puntualità e con i mezzi di pressione costituiti dalle nostre abituali pratiche affinchè il percorso oggi intrapreso per l'effettuazione dei lavori previsti sia efficace e rapido.

mercoledì 29 settembre 2010

Palestra Popolare Mustakì


Dal Cloro Rosso di Taranto:

Giovedì 30 settembre 2010 il Centro Sociale Cloro Rosso parteciperà alla conferenza stampa, promossa dalla Fiom-Cgil di Taranto, per presentare il progetto “Palafiom bene comune”, al quale aderiamo con grande convinzione.
Dopo le vicende dello sgombero della ex scuola Martellotta, abbiamo raccolto uno dei pochi aiuti rivolto concretamente nei nostri confronti, per ovviare all’emergenza di spazi sociali a Taranto. Un’emergenza che riguarda i temi dell’aggregazione delle nuove generazioni e non, dell’ accessibilità allo sport, ai saperi e alla cultura slegate da logiche di mercato e profitto. Aiuto, è bene sottolinearlo, propinato non da un’istituzione ma dal sindacato piu’ rappresentativo dei metalmeccanici italiani. Ci sembra quanto mai doveroso che il glorioso palazzetto dello sport di via golfo di Taranto, nato nel lontano 1991, torni ad essere punto di riferimento non solo per il quartiere salinella, all’interno del quale operiamo da piu’ di due anni e mezzo, ma anche per tutte quelle fasce sociali che vivono in prima persona gli effetti della crisi e che non godono dei dispositivi di welfare per far fronte ad essi. Ricreare un humus sociale, che permetta di sviluppare una comunità solidaristica e una fitta rete di relazioni umane, condividiamo sia l'obiettivo e la sfida che la Fiom, i movimenti e le associazioni lanciano alla città di Taranto. In primis puntando allo sport popolare, antirazzista ed accessibile a tutti, ma anche rilanciando attività culturali, musicali e politiche. Tutte categorie appartenenti alla sfera dei "beni comuni immateriali" nei confronti delle quali le istituzioni, in particolar modo a Taranto e in primis dopo lo sgombero del centro sociale cloro rosso, stentano a dare risposte. In tal senso pensiamo che il Palafiom, e con esso l’esperienza vincente della Palestra Popolare Mustakì, possano essere definiti anch’essi dei "beni comuni" della città di Taranto, da difendere e da rilanciare socialmente. A maggior ragione se in un periodo storico dove i beni comuni, non solo a livello concettuale, sono visibilmente sotto attacco. Ci sono molti mondi, naturali e anche molte idee e molte pratiche, che non sono né pubbliche né private, sono cioè parte di una autorganizzazione della comunità o delle diverse comunità. La cosa più importante e anche più bella che ci insegnano le comunità zapatiste è il senso di sperimentazione della loro azione politica.
La sperimentazione è l'unica maniera di conquistare forme di autogoverno e per tanto forme di gestione del comune.

CENTRO SOCIALE CLORO ROSSO TARANTO

giovedì 12 agosto 2010

Cloro rosso murato!

L’«Odissea» del Cloro rosso e i locali dell’ex scuola murati per bloccare inquilini abusivi
IL FATTO: FINO A GIUGNO HANNO OSPITATO I RAGAZZI DEL CENTRO SOCIALE CHE RESTANO SENZA UNA SEDE

• Il Comune mura porte e finestre dell’ex scuola «Martellotta», per due anni sede del centro sociale «Cloro rosso». La sorpresa ieri mattina, quando una squadra di operai ha provveduto a trasportare blocchi di tufo necessari a chiudere gli accessi. Da Palazzo di città fanno sapere che l’operazione aveva un obiettivo preciso: impedire ad alcune famiglie di continuare a occupare abusivamente l’edificio lasciato vuoto dai ragazzi del centro soc i a l e. Fonti del Comune confermano che non ci sono altri significati di tipo «politico» dietro il blitz riconducibili alla presenza, fino allo scorso giugno, del centro sociale «Cloro rosso». Il programma, quindi, non muta di una virgola: a settembre prenderanno il via i lavori di ristrutturazione dell’ex scuola «Martellotta» e dovrebbe poi indirsi il bando di gara destinato ad assegnare i locali. Per i ragazzi del «Cloro rosso», da giugno senza una sede e temporaneamente ospitati dal Palafiom grazie a un accordo con il sindacato dei metalmeccanici, quello di ieri è l’ultimo atto di una odissea. L’exit strategy messa in campo dal Comune perché lasciassero i locali della scuola «Martellotta» non è stata priva di «contraddizioni». Su tutte l’ipo - tesi, poi naufragata, di ospitarli al quartiere Paolo VI, nei locali del cinema «Mignon». In mezzo una trattativa con il sindaco Stefàno e una mediazione dell’assessore regionale alle Politiche sociali Ni cola Fratoianni. Il risultato di questo gioco a somma zero è stato l’abbandono civile, senza proteste, dell’edificio che ospitava la scuola «Martellotta» da parte dei ragazzi del centro sociale. E il loro nuovo status : quasi fuggiaschi, quasi stranieri in patria, esuli nella temporanea dimora al Palafiom. A settembre riprenderà la «partita». Il Comune dovrà far rispettare la legalità. Se questo è fuori discussione, altrettanto legittima appare l’aspirazione dei ragazzi del «Cloro rosso» di rientrare alla scuola «Martellotta» pronti a farlo, come ribadito più volte, anche dividendo gli spazi con altre associazioni. Quei giovani hanno conquistato il diritto a essere «attori sociali» per un motivo importante e senza precedenti a Taranto. Il cartellone di iniziative denominato «Estaboom» - da loro messo a punto insieme ad altre associazioni tra dibattiti sul destino di Taranto, spettacoli, recupero culturale della città vecchia - ha dimostrato come all’assenza improvvisa di riferimenti, allo «straniamento» e all’essere «stranieri» si possa reagire con l’unica, vera, grande, arma a disposizione: la cultura. E come la cultura possa aiutare - anche nella battaglia per la legalità - a riappropriarsi di una città. Ora i ragazzi del «Cloro rosso» abitano Taranto. Giusto sarebbe farli abitare a Taranto. Far abitare il loro sogno di una cultura che unisce, che include e non esclude. Che costruisce ponti, non muri. Che chiama. Come il mare. [fulvio colucci - GdM]

sabato 5 giugno 2010

Stefàno: un passo avanti e due dietro!

Comunicato Stampa: "La giunta di Taranto gioca alle tre carte col Cloro Rosso"

La trattativa tra il comune di Taranto e il Cloro Rosso per l'affidamento della ex scuola Martellotta sembra non avere ancora fine.
Nonostante quanto comunicato nei giorni scorsi, apprendiamo dai nostri legali che nella giornata di Venerdì 4 Giugno 2010 c'era la possibilità di iniziare a incassare un primo risultato positivo, frutto dell’incontro avvenuto a Palazzo di Città lunedì 24 Maggio: l’affidamento temporaneo del Teatro Mignon.
L’approvazione di questo primo atto comporterebbe, a livello giuridico, l’annullamento dell’ordinanza di sgombero ancora in piedi.
Nonostante fosse infatti iniziato l’iter burocratico per rispettare gli accordi presi (come riportato anche da nostro comunicato stampa Venerdì 28 Maggio) apprendiamo che la delibera portata in giunta dall’assessore ai servizi sociali Pennuzzi avrebbe ricevuto il malumore di diversi assessori della maggioranza, rimandando di fatto una presa di posizione ufficiale delle istituzioni all’inizio della prossima settimana.
La domanda sorge spontanea: ma se il sindaco Stefàno prende accordi a livello pubblico in nome della sua giunta, a chi rispondono questi assessori? E’ lui il principale rappresentante della sua squadra di governo o quando si fanno le trattative con un sindaco dobbiamo avere anche la premura di parlare con l’ultimo degli amministratori di condominio dei suoi lontani parenti?
Approfittiamo per ricordare alle istituzioni di aprire gli occhi e guardare lo stato in cui versa la città ormai da molti anni, e di fare davvero qualcosa di concreto per dare un minimo segno di discontinuità politica a quei giovani di Taranto che ancora non si sono arresi alla mediocrità generalizzata.
Ci piacerebbe, come semplici cittadini, vedere in questi uomini lo stesso impegno e lo stesso amore per la legalità fine a se stessa contro ben altri avversari politici, quali i colossi siderurgici, della sanità o del “mattone facile” che ogni giorno uccidono la salute, l'economia e il futuro di Taranto.
Speriamo nella risoluzione di questo contenzioso, ormai squallido, di basso livello e iniziato con un avviso di sgombero tramite carta stampata, il prima possibile.
Auspichiamo che gli "ammutinati recalcitranti" della giunta Stefàno assecondino il volere delle migliaia di cittadini che hanno legittimato il Cloro Rosso in questi anni, rispettando l’accordo siglato dalle parti nelle scorse settimane.
Una notizia positiva giunge invece da altre periferie della nostra Regione: è con immenso piacere che salutiamo la liberazione di un altro luogo abbandonato ad anni ed anni di degrado, il Mercato coperto nella zona di Poggiofranco a Bari.
La Puglia ha un nuovo laboratorio culturale, sociale e politico, il CSOA Mercato Occupato.
La Puglia Migliore non può che essere questa, quella delle nuove generazioni precarie e senza futuro che non hanno piu’ niente da perdere, sono pronte a riappropriarsi delle proprie vite e a mettersi in gioco per il reale cambiamento dal basso delle nostre città.
CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO CLORO ROSSO TARANTO

venerdì 28 maggio 2010

Cloro Rosso, verso la soluzione?

Nella mattina di venerdì 28 Maggio 2010, presso l’assessorato ai servizi sociali del Comune di Taranto, si è avviato ufficialmente l’iter burocratico che porterà:
1) alla messa in sicurezza e in agibilità della ex-scuola Martellotta da parte delle ditte comunali congiuntamente al Cloro Rosso
2) all’affidamento dello stabile di via scoglio del tonno al Cloro Rosso
3) all’immediata assegnazione provvisoria del Teatro Mignon per lo svolgimento delle importanti attività che il Centro Sociale ha portato avanti in questi anni.
Consci della volontà di ambo le parti di rispettare gli impegni presi e sottoscritti durante l’incontro avvenuto a Palazzo di Città lunedì 24 Maggio, il Cloro Rosso e i suoi legali continueranno comunque a monitorare che tutto vada secondo gli accordi e i tempi stabiliti.
Taranto ha dimostrato di esigere uno spazio sociale e di saperselo conquistare. Passa ora alle istituzioni il compito di assecondare la volontà della città e dei suoi cittadini.
L’ ”illegalità” dei diritti ha di fatto dimostrato che una legalità asettica, quella degli spazi abbandonati al degrado e delle istituzioni impermeabili ai conflitti e ai movimenti sociali che attraversano le metropoli non ha ragione di esistere. E' la storia che ce lo insegna.
CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO CLORO ROSSO TARANTO.

lunedì 24 maggio 2010

L'ho visto nascere ed affermarsi

Era bello il panorama che si godeva dalla mia abitazione quasi trenta anni fa quando entrai in una cooperativa ai confini della Salinella. Il golfo di Taranto, da Capo San Vito sino alle propaggini del porto mercantile, le isole Cheradi, i monti della Calabria nelle giornate terse, tanto verde intorno, alcune abitazioni a due piani, il “muraglione” di Viale Virgilio sino alla sua fine, uno strano palazzone proprio sorto lì, a volte era visibile la lunga scia di un fumo che si perdeva all’orizzonte. Quest’ultimo particolare per me era cosa normale vista la sua provenienza a me familiare, nasceva nei pressi di quello che fu il luogo del mio trentennale posto di lavoro: il centro dell’area a caldo del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Quel “paesaggio” straordinario si completava sotto casa, dove ogni mattina un brulicare e vociare di bambini di una scuola elementare rendeva il tutto più gradevole. In tutti questi anni è tanto cambiato ciò che mi stava intorno e con esso la società, l’economia, la politica, le istituzioni, l’ambiente diremmo oggi, perché li comprende tutti. Una città nel frattempo impoveritasi nel suo “reddito procapite”, ricca solo per le sue grandi aziende ed il loro Pil ed oggi tra tante difficoltà economiche e qualche ripresa. Il saccheggio delle casse pubbliche della città da parte di una banda di manigoldi ha reso tutto terribilmente più grave. Ho anche visto sorgere e realizzarsi, in questo periodo, il nuovo Arsenale Militare, un raccordo stradale importante, due altre scuole che hanno sostituito quella piccola, originaria. Quest’ultima abbandonata si avviava in modo fatale a divenire con gli anni l’emblema delle contraddizioni di questa città…come tante altre. La sua piccola ma significativa storia, però, cambia nel marzo di due anni fa quando un gruppo di ragazzi nel primo mattino si introduce in essa attraverso un varco prodotto e poi subito da loro ricomposto. Sembrava all’inizio poter finire, come per tanti altri luoghi, il rifugio di molte solitudini, invece quei ragazzi cercarono ed ottennero uno spazio per stare insieme per socializzare per creare e ricrearsi. Quel luogo “fisico” divenne rapidamente “politico” nel senso vero, alto del termine. Tantissime iniziative culturali, spettacoli, ricreazioni, una palestra attrezzata, assente da sempre nel quartiere. Nacque "Il Cloro Rosso". Ragazzi di ogni parte del territorio trovavano lì occasione di incontrarsi, di discutere e divertirsi, la possibilità di ampi parcheggi che solo la periferia offre. Quella zona esterna della città in determinati momenti diveniva centrale, essenziale per molti giovani, alternativo al centro cittadino o a ritrovi lontani. Si era distanti fisicamente ma al tempo stesso al centro dell’attenzione dei riflettori dei mezzi di comunicazione. Una novità assoluta da valorizzare o cancellare. Alcuni hanno usato politicamente la vicenda e lo rifaranno puntualmente in questi giorni. Quale soluzione? Il terreno della legalità è fondamentale, ma questo deve valere per tutto e per tutti. Loro affermano che “ Lo stato di occupazione non è una rivendicazione identitaria ma un passaggio obbligato verso la conquista di spazi di autogestione e autorganizzazione, è per questo motivo che da 2 anni abbiamo intavolato una trattativa, complessa e sfiancante, con l’amministrazione comunale, una trattativa fatta di promesse, conferenze stampa risonanti e annunci pubblici ai quali però non è mai seguito un impegno concreto; fino ad arrivare all’epilogo beffardo di conoscere, tramite carta stampata, di essere sotto sgombero.” Questa vicenda ci insegna che essa è parte della più grande questione che un territorio possa avere, quella ambientale, cioè l’insieme di tanti fattori che interagiscono tra loro, quello economico, sociale, politico, culturale, morale, istituzionale. Se ne esce dando una svolta che leghi indissolubilmente la legalità alla politica alta, non quella dello sfratto senza garanzie certe che renderà tutto più difficile per la nostra città. Taranto ha già sperimentato amaramente l’uomo forte, prima e successivamente la donna della Provvidenza, non vogliamo che si ripetano quelle storie con il sindaco che voleva essere invece quello della speranza e della sua rinascita. Non uno ma cento di questi luoghi sono auspicabili, necessari, la nostra povertà culturale è, forse, peggio di quella materiale che stiamo vivendo, essa porta alla visione di una vita grama in cui il consumo resta l’unico obiettivo comune, la solitudine dell’individuo così tornerebbe ad essere la condizione, funzionale, per il governo del più forte di turno. (giancarlo g.)

domenica 23 maggio 2010

NO ALLO SGOMBERO DEL CLORO ROSSO!

Comunicato stampa

Spiegare cosa è il Cloro Rosso in poche parole non è facile..
Siamo ragazzi e ragazze, studenti, precari, lavoratori in nero, universitari fuorisede, invisibili;
figli della città più inquinata d’Europa e con il più alto tasso di malattie legate all’inquinamento ambientale, dove a 11 anni ci si può ritrovare con la sindrome da fumatore incallito e dove è stata rilevata presenza di diossina nella catena alimentare, figli di una città vittima del più grande dissesto economico della storia della Repubblica Italiana, ultimo atto di un sistema che nel corso di 30 anni ha tenuto insieme malavita, blocchi di potere, lobby locali e sindaci sceriffi; il tutto inserito nel contesto sociale di un meridione sempre più dimenticato.
Taranto è tutto questo. Una terra spogliata dei suoi diritti.
Sfidare la legalità e le istituzioni era l’unica arma a nostra disposizione per riportare al centro del dibattito politico cittadino il problema dell’assenza di spazi sociali.
L’occupazione della ex scuola Martellotta, avvenuta più di 2 anni fa, ha consentito ai ragazzi e alle ragazze di Taranto di creare quel primo laboratorio culturale, sociale e politico di cui la città necessitava. Il Cloro Rosso è ad oggi parte propulsiva e creativa di un processo di cambiamento reale dal basso che vede in prima linea il protagonismo delle nuove generazioni.
Riqualificare una struttura abbandonata ad anni ed anni di degrado (totalmente a proprie spese), creare una palestra popolare ormai indiscutibile punto di riferimento per tutto il quartiere, una sala di registrazione musicale, un laboratorio teatrale, offrire servizi come un internet point e una free-copyright zone, sono solo alcune delle tantissime attività che ogni giorno rendono vive le mura dello stabile di via scoglio del tonno.
Più di 200 iniziative tra concerti, rappresentazioni teatrali, presentazione di libri, dibattiti e seminari, attraversate da migliaia di persone, sono la risposta a quelle forme di cultura, condivisione, partecipazione e democrazia di cui Taranto tanto necessita.
Sono proprio i sogni e l’entusiasmo di questa nuova generazione precaria e senza diritti che hanno portato a rianimare i conflitti che stanno attraversando Taranto in questi anni, dalla questione ambientale alle tematiche relative al lavoro e al welfare, e a iniziare così a ridefinire una nuova idea di città e municipalismo che passa dalla riappropriazione dei beni comuni a una ipotesi di uscita dalla crisi svincolate da logiche di mercato e profitto.
La nostra partecipazione alle giornate di critica al COP 15 di Copenhagen va proprio in questo senso.
Sin dal primo giorno, il Cloro Rosso si è dunque caratterizzato come una risorsa per la città di Taranto. Risorsa tuttavia precaria, in quanto la realizzazione di questo percorso passa indissolubilmente dalla questione relativa alla sua stabilità. Per noi lo stato di occupazione non è una rivendicazione identitaria ma un passaggio obbligato verso la conquista di spazi di autogestione e autorganizzazione.
E’ per questo motivo che da 2 anni abbiamo intavolato una trattativa, complessa e sfiancante, con l’amministrazione comunale, una trattativa fatta di promesse, conferenze stampa risonanti e annunci pubblici alle quali però non è mai seguito un impegno concreto; fino ad arrivare all’epilogo beffardo di conoscere, tramite carta stampata, di essere sotto sgombero.
Il sindaco Stefàno si deve assumere la responsabilità morale e politica di questa azione davanti a tutta la città e non solo; questa vicenda infatti è l’emblema dell’incapacità di una certa sinistra nel saper dialogare con i movimenti.
Nello stesso tempo possiamo dire con certezza, soprattutto perché l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle, che il sindaco Stefàno, in buona o cattiva fede, ha legittimato con questa ordinanza un sistema di blocchi di potere che da quando siamo entrati nella ex Martellotta si è messo in moto per ostacolare la nostra presenza.
Siamo riusciti ad ottenere un incontro con il Comune che si configura decisivo, nella mattina di lunedì 24 maggio, vista l’imminenza dell’atto amministrativo. L’appello che lanciamo al Sindaco è quello di ritirare immediatamente l’ordinanza e di trovare un accordo che eviti il peggio. Il nostro spirito propositivo non mancherà neanche nella prossima scadenza.
Pochi anni fa la CNN dichiarava, durante le contestazioni alla guerra in Iraq, che il movimento che richiedeva “un altro mondo possibile” fosse la seconda potenza politica del Pianeta.
Una risposta locale che ci siamo dati alla domanda su come costruirlo realmente questo “altro mondo” è il Cloro Rosso.
Purtroppo quel movimento è passato alla storia anche per altri tristi vicende..e Genova ne sa qualcosa.

Scegli, Sindaco Stefàno, da quale delle 2 parti stare.
GIU’ LE MANI DAL CLORO ROSSO! I SOGNI NON SI SGOMBERANO!
CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO CLORO ROSSO TARANTO
..FINO ALL’ULTIMO RESPIRO!

venerdì 21 maggio 2010

Sindaco squadrista

Comunicazione del Cloro Rosso

Il sindaco di Taranto ha firmato lo sgombero del Centro Sociale Cloro Rosso.

Oltre 200 tra dibattiti, iniziative culturali, spettacoli teatrali e musicali, una palestra popolare con 60 iscritti e tutto ciò che è passione e impegno non contano nulla, è più importante per l'amministrazione comunale riconsegnare l'ex scuo...la Martellotta al degrado. Non ci faremo intimorire, FINO ALL'ULTIMO RESPIRO!

martedì 27 aprile 2010

Calcio e giustizia

COMUNICATO STAMPA: Un 25 Aprile “verde”…ma solo di rabbia!

Il CSOA Cloro Rosso interviene sui fatti accaduti domenica scorsa durante la trasferta che ha visto impegnati i tifosi tarantini in quel di Verona, tra i quali vi erano alcuni compagni del nostro spazio che hanno potuto assistere al trattamento inumano e alle continue provocazioni da parte delle forze dell’ordine.
Ma descriviamo con ordine i fatti.
I tifosi del Taranto, appena usciti dal casello autostradale di Verona, vengono immediatamente bloccati da un’imponente numero di agenti di Polizia, molti dei quali impugnavano i propri manganelli al contrario, pratica illegale diventata “celebre” durante il G8 di Genova.
Della serie, il buon giorno lo si vede dal mattino!
Una volta fermate tutte le auto transitate dal casello, esse vengono incolonnate e fatte incamminare alla volta dello stadio Bentegodi, mentre ad ogni incrocio o cavalcavia vengono sistemati agenti della Digos impegnati a filmare qualsiasi movimento dei tifosi jonici.
Durante questo tragitto, alcune auto di tifosi rossoblù verranno colpite da oggetti lanciati molto probabilmente da supporters locali, adeguatamente nascosti dietro siepi e cespugli.
Ma, incredibilmente, gli agenti di scorta alla carovana, invece scovare questi eroi della domenica, scendono dalle proprie camionette e caricano, senza alcun motivo, con calci e spintoni i tarantini che, legittimamente, erano scesi per difendere i propri mezzi.
Si susseguiranno perquisizioni nelle auto, insulti spesso a sfondo razzista (la parola “terroni” è la più gettonata) e persino minacce di “rompere le teste” a coloro che domanderanno il perché di tanta, immotivata, repressione.
Ma il bello dovrà ancora venire.
Una volta arrivati allo stadio Bentegodi, un pulmino di tifosi del Taranto verrà bloccato e fatto oggetto di una interminabile perquisizione. Il resto dei presenti, per solidarietà ai propri concittadini ingiustamente fermati, deciderà di non entrare allo stadio, subendo oltre un’ora di intimidazioni e insulti gratuiti. Il tutto, mentre dalle gradinate dello stadio i civilissimi tifosi gialloblù ci urlavano a gran voce “Terroni, andate a lavorare”.
Persino gli agenti della Digos di Taranto presenti in quel di Verona verranno bistrattati dai loro colleghi locali. Insomma, al “terrone” non si fa alcuno sconto, nemmeno se è in divisa!
Dopo sessanta interminabili minuti di tensione, le forze dell’ordine svelano, per chi ancora non se ne fosse accorto, qual è la loro natura ideologica, strappando una maglia con l’immagine del Che Guevara ad un tifoso rossoblù.
Nella ricca e civile Verona, l’effige di quel personaggio storico non è gradita. Probabilmente quella di qualche esponente leghista sarebbe stata sicuramente più apprezzata.
Verona, infatti, è il “laboratorio” privilegiato del Ministro Maroni, il quale, a più riprese, ha manifestato la volontà di sperimentare sugli ultras misure ultra-repressive da applicare, successivamente, in altri contesti.
La possibilità di estendere il DASPO alle manifestazioni e la volontà di usare fucili con proiettili di gomma negli stadi la dicono lunga sulle intenzioni del ministro di trasformare questo paese nel Cile di Pinochet.
Al termine di questo stillicidio, tutti i tifosi tarantini abbandoneranno lo stadio veneto senza aver avuto modo di assistere ad un solo secondo di partita. 1800 km, con relativi costi di viaggio e biglietto, per essere ingabbiati ed insultati.
Durante il percorso che ci porterà fuori da Verona, scorgiamo un eloquente striscione firmato Casa Pound “25 Aprile, niente da festeggiare”.
Le forze dell’ordine se ne guarderanno bene dal rimuoverlo, nonostante l’evidente reato di apologia del fascismo.
Al ritorno in terra pugliese, leggeremo che la questura di Verona ha diffuso un comunicato, ovviamente falso, in cui afferma che si sono verificati scontri tra supporters delle opposte fazioni, riportato per intero dai nostri “scribacchini” locali (eccezion fatta per Gianmario Leone del Tarantoggi), interessati più al giornalismo di stampo sensazionalista che alla ricerca della verità.
Ci auguriamo che le istituzioni escano finalmente allo scoperto e tutelino la dignità della tifoseria tarantina, l’unica in Italia con oltre il 60% delle trasferte vietate dall’Osservatorio per le manifestazioni sportive e che registra casi di multe/diffide per la sola esposizione di uno striscione in ricordo di un amico scomparso.
Siamo stanchi di essere considerati la periferia dell’impero, cittadini senza alcuna tutela né dignità.

RISPETTO PER TARANTO!

mercoledì 21 aprile 2010

25 aprile. Mai dimenticare!


25 APRILE 2010: UNISCITI ALLA TARANTO CHE RESISTE!

PRESIDIO DELLA TARANTO ANTIFASCISTA ALLA ROTONDA LUNGOMARE, dalle ORE 11 - alle 21.
Stand informativi, mostra fotografica, microfono aperto.

Ore 11.00: Commemorazione insieme ad ANPI della tomba di R.Pandiani.
Ore 12.00: Flash Mob "Sempre e solo Resistenza"
Ore 13.30: Pranzo sociale
Ore 17.00: Letture di passi e poesie
Ore 18.00: Testimonianze
Ore 19.00: Proiezione film
Ore 20.30: Musica djset

Presidio: Mostra fotografica dell'ANPI, banchetti informativi sulle nuove forme di fascismo.

PORTATE TUTTI TESTI, MUSICHE E RACCONTI SULLA RESISTENZA!

A 65 anni dalla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, movimenti, associazioni cittadine e studentesche, sindacati, collettivi, partiti e giovanili, lanciano una giornata di mobilitazione per il 25 Aprile, che si terrà presso la Rotonda del lungomare dalle ore 11.00 alle 21.00.
Dirsi antifascisti, oggi non è un gesto o un atto retorico di chi non vuole superare steccati ideologici. Essere antifascisti oggi significa affermare con chiarezza e forza l'opposizione radicale ai fascismi striscianti che in Europa e in Italia sono sempre più presenti e che qualcuno ignora o finge di non vedere.
Razzismo, omofobia, repressione, censura sono tutti sinonimi della parola fascismo e che compongono le politiche e gli atteggiamenti del Governo Berlusconi. L'antifascismo è un valore delle nostre organizzazioni, un valore non come atto solo di memoria storica, ma una pratica che vive nella quotidianità delle nostre pratiche, partendo dagli atti di resistenza, dai presidi culturali costruiti contro l'ondata sottoculturale che i gruppi neofascisti, attraverso un becero populismo, tentano di portare all'interno dei luoghi della formazione.
Quest'anno la giornata del 25 aprile, deve acquisire un valore centrale nell'azione politica delle nostre Organizzazioni all'interno delle scuole, dell’università, della città. Bisogna andare oltre l’autocelebrazione.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un graduale ma crescente attacco all'esperienza straordinaria della Resistenza, ed ai valori che essa rappresenta: un'offensiva scagliata su più fronti e su differenti livelli. Un attacco frontale alle azioni partigiane e ai partigiani stessi che hanno liberato il Paese. Sul piano ideale, d'altro canto, assistiamo ad una offensiva frontale verso gli ideali e i valori di cui le donne e gli uomini che presero parte alla Resistenza si fecero portatori, e di cui la Carta Costituzionale rappresenta la sintesi perfetta; ideali di libertà, uguaglianza, giustizia sociale e rispetto dell'altro da sé, che vengono oggi messi in discussione non solo da chi si proclama apertamente fascista, ma anche, in maniera più subdola e strisciante, da personaggi che gravitano in partiti e che governano il paese.
La nostra lotta deve vivere nelle scuole, nelle università e nelle piazza innanzitutto di un lavoro culturale che scardini le logiche della forza, dell’individualismo e del pensiero semplice. Un antifascismo quindi che si batta per la difesa dei valori della Costituzione, della partecipazione, della libertà di espressione contro ogni repressione e violenza.
Rilanciamo questi valori nelle scuole e nella società tutta; scegliamo di reagire con forza e determinazione a chi ripropone oggi l’odio, la violenza e la volontà di sopraffazione sconfitti 65 anni fa. La Resistenza oggi la si difende rifacendola, difendendo e lottando per conquistare la cosa per cui si sono battuti i partigiani: la dignità. Lo si fa in piazza e per strada, nei luoghi della formazione e nelle città, cercando di rimettere le nostre vele sulla rotta dei venti della Storia.


Sindacato Studentesco LINK Taranto, Uds Unione degli Studenti Taranto, Cloro Rosso CSOA, Palestra Popolare Mustaki Taranto, Coperativa Owen, Radio Popolare Salento, Comitato per Taranto, ANPI, Arci, Libera, Simbiosi Moderne, Sud in Movimento, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia Libertà, Partito dei Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Giovani Democratici Taranto

mercoledì 14 aprile 2010

Solidarietà e condivisione

DOMENICA 18 APRILE 2010

VERSO IL CORTEO DEL PRIMO MAGGIO
A difesa delle lotte sociali, della salute e dell'ambiente
PORTIAMO LA VOCE DI TARANTO A CHIAIANO!

Ore 19: proiezione del documentario "Arrivederci a Taranto"
Di Roberto Paolini

Trama: e' la fotografia di una realtà italiana complessa, variegata e quasi del tutto ignorata al di fuori dei confini della regione Puglia. Dagli anni sessanta ad oggi, dalla storia "gloriosa" dell'ex Italsider, le aspettative, le speranze dei primi anni'60, il boom economico e sociale, attraverso le prime e purtroppo mai cessate morti bianche, fino alle più odierne questioni di inquinamento, dalla diossina alle polveri sottili. Un documento più che un documentario, che svela con chiarezza sia allo spettatore ignaro che a quello più consapevole le molte sfaccettature di un'emergenza che supera i confini della nazione per chiamare in causa problemi e questioni che concernono il pianeta intero.

Ore 21: buffet di autofinanziamento
A seguire, proiezione e slide show sul diritto all'acqua pubblica

CSOA CLORO ROSSO, VIA SCOGLIO DEL TONNO 2, info: clororossotaranto@gmail.com

giovedì 8 aprile 2010

Bravi ragazzi!


COMUNICATO STAMPA
Oggetto: esplosione all’ Eni, il CSOA Cloro Rosso affigge uno striscione nei pressi della raffineria

“Vogliamo scoppiare solo di salute”!
E’ la frase che recita lo striscione che oggi, 7 aprile 2010, alcuni militanti del CSOA Cloro Rosso hanno affisso sulla ringhiera della Raffineria Eni.
Essendo forza attiva nella città, non possiamo fare a meno di commentare quanto accaduto questa notte. Un’esplosione di grande impatto e di grande violenza ha svegliato gli abitanti della nostra città, dai più esposti cittadini dei Tamburi fino a i residenti di San Vito e Talsano, facendo tremare i vetri delle abitazioni.
Abbiamo avuto paura per noi stessi e per i nostri amici e familiari che, per il ricatto dello stipendio, si ostinano a lavorare in quell’ambiente e in quelle condizioni.
Ancora una volta ribadiamo che la situazione non è più tollerabile, che di questo passo e con questa incuria generale, presto ci ritroveremo a piangere nuovi morti, pensando a quello che si poteva fare e che non è stato fatto, senza tornare a spendere parole su quanto si ripercuote sistematicamente sull’ambiente con effetti devastanti.
Noi l’avevamo detto e lo diremo ancora!
In una città qualunque, anche del sud Italia, un episodio del genere avrebbe risvegliato le coscienze e fatto alzare la voce, invece a Taranto tutto tace, anche quando in massa ci si sveglia di colpo nel cuore della notte. Questi episodi devono far riflettere, ci riferiamo agli apologeti delle raffinerie, degli impianti fordisti, dei rigassificatori e delle centrali nucleari, a quel gruppetto di persone che, non sappiamo fino a quando, continua a costruire le proprie immense ricchezze sulle nostre disgrazie e quelle di tutta la nostra città, con la scusa dell’occupazione “ad ogni costo”.
Andate via, imparate almeno a tacere!

CSOA Cloro Rosso

mercoledì 17 febbraio 2010

... passando per Bari e Roma!

DA COPENHAGEN A TARANTO
DIBATTITO AL CLORO ROSSO!
GIOVEDI' 18 FEBBRAIO ORE 18
INTERVENGONO: Marcello Caracciolo: forum nazionale Sinistra Ecologia e Libertà, Alessandro Marescotti: Peacelink
MODERA: Gino Martina: Radio Popolare Salento
VIDEOINTERVENTO DI Luca Tornatore: ricercatore dell'Univ. di Trieste arrestato e poi assolto durante il Cop15

Da Copenhagen a Taranto…il fallimento del COP15
Le aspettative di Copenhagen
Dal 12 al 16 dicembre 2009, i grandi della terra si sono dati appuntamento nella capitale danese per affrontare le problematiche ambientali del pianeta.
Difatti, tutti gli studi del settore convergono nell’affermare che , a causa della crescita esponenziale dell’inquinamento, le condizioni dell’ecosistema terrestre sono gravemente compromesse.
I cambiamenti climatici sono la più grande minaccia ambientale che l’umanità si trova ad affrontare. L’aumento della temperatura terrestre, oggi pari a +0,8°C, è stato causato per la maggior parte alle emissioni di gas serra dei Paesi industrializzati, che continuano ad aumentare. Se non si interviene ora, tale aumento potrebbe arrivare a +6°C entro il 2100.
La scienza è molto chiara su cosa occorre fare per evitare impatti climatici catastrofici: le emissioni di CO2 devono essere stabilizzate al più presto, nei prossimi sei anni, per poi essere portate il più possibile vicino allo ZERO entro il 2050.
Eppure, nonostante i fenomeni climatici si sono aggravati per anni sotto i nostri occhi , la politica non ha mai compiuto i passi necessari per arrivare a un accordo mondiale per salvare il Pianeta.
La Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Copenhagen rappresentava l’ultima possibilità di intervenire in tempo, perché, in caso di un mancato accordo sulla riduzione immediata delle emissioni, le possibilità di arginare gli effetti più catastrofici sarebbero compromessi.
Copenhagen rappresentava l’ultima chiamata, dove i capi di stato avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di rompere lo stallo che affligge i dibattiti sul clima, prendendo impegni concreti sul taglio delle emissioni e sul piano finanziario, cogliendo l’opportunità di stimolare la ripresa economica, favorendo scelte energetiche pulite e creando milioni di nuovi posti di lavoro verdi.

Il fallimento di Copenhagen
Di fronte all’emergenza di attuare interventi sinergici ed efficaci per fronteggiare l’allarme ambientale, ha prevalso il vantaggio economico competitivo degli stati industrializzati e di quelli in via di sviluppo, che rivendicano anch’essi il loro diritto ad inquinare.
L'atteggiamento dei negoziatori americani, la valanga di emendamenti e parentesi, di sicuro ha confermato i peggiori sospetti dei paesi in via di sviluppo, che accusano i paesi ricchi - Usa, Ue, aiutati dalla presidenta danese - di cambiare le carte in tavole: da due anni si tratta su come estendere il Protocollo di Kyoto, con il suo sistema di tagli obbligatori delle emissioni per i paesi ricchi e misure di transizione tecnologica per i paesi in via di sviluppo, e ora loro cambiano i termini del discorso. «Di fondo, gli Usa vorrebbero essere trattati come la Cina».La proposta americana è sostituire il Protocollo di Kyoto con la formula che chiamano «pledge and review», o «sistema
delle proposte verificabili», dove ogni grande paese propone il suo obiettivo volontario (quanto tagliare le emissioni) e poi si vedrà se l'ha rispettato.
: l'Unione europea offre di tagliare le emissioni del 20% rispetto al 1990 entro il 2020, il Giappone arriva al 25%, gli Usa dicono che taglieranno del 17% ma rispetto al livello del 2005 (ma molto dipende da una legge sul clima che avrà vita difficile al senato di Washington), la Cina taglierà del 40-45%...
E però, per impedire che l'atmosfera terrestre si surriscaldi oltre la soglia del disastro non basteranno gli impegni individuali volontari: serve un accordo globale, che indichi i limiti alle emissioni globali e distribuisca impegni obbligatori.
A Copenhaghen gli Stati chiamati a ristabilire programmi di sviluppo sostenibile hanno proteso verso una logica di tutela dei loro apparati produttivi ed il pietismo emotivo per la salvaguardia ambientale ha costituito solo una vera e propria beffa. La mancanza di un accordo globale ne è stata la dimostrazione lampante!

Perché Taranto a Copenhagen?
La questione ambientale tarantina, alimentata dalle contraddizioni di un sistema legislativo che pone l’uomo e suoi diritti ai margini delle selvagge politiche industriali, dovrebbe proiettarsi su uno sfondo nazionale ed internazionale.
L’Ilva di Taranto, uno dei più grandi impianti siderurgici d’Europa, produce il 93% della diossina nazionale, causando malattie polmonari e un numero sempre crescente di vittime tra i civili.
Il territorio ionico seppur possa investire in fonti energetiche alternative è ancora legato ad un modello economico ormai obsoleto.
Gli impianti industriali, (siderurgico, raffinerie e cementifici), sorti negli anni '60, se inizialmente rilanciarono l’economia e lo sviluppo dell’area tarantina, nei successivi decenni si rivelarono dei veri e propri boomerang, per la deturpazione dell’ambiente, i danni alla salute dei cittadini e la precarietà del lavoro offerto.
Il Summit internazionale di Copenhagen ha rappresentato un’ occasione per poter porre attenzione sulla problematica Tarantina, affinché le devastanti conseguenze di un sistema capitalistico fortemente in crisi, non fossero circoscritte all’interno di un’ottica territoriale, ma europea ed internazionale.
Quindi la motivazione di aver partecipato alle giornate di Copenhagen va rintracciata nella diffusa consapevolezza di proiettare la condizione Tarantina come emblema delle più gravi contraddizioni di un sistema produttivo tiranno e ostile.
Sulla base di tali presupposti il discorso ambientale a Taranto è solo parte del dibattito relativo alla creazione di alternative e proposte a misura d’uomo.
La profonda crisi delle logiche produttive e delle dinamiche capitaliste è da cogliere come un’opportunità per attuare processi di rinnovamento e trasformazione.
L’accento va posto sulla diffusione di una nuova cultura che rilanci strategie per far fronte alla tutela di bisogni primari: da un reddito sociale garantito che possa offrire protezione economica a tutte le fasce di cittadinanza, ad un modello di sviluppo in direzione della valorizzazione del territorio, dei suoi beni culturali, di efficienti spazi di istruzione e di ricerca ed di un’economia ad impatto zero.
Insomma la nostra aspirazione traspare dal desiderio di creare in Taranto, un fulcro autorganizzato per l'attuazione di un welfare locale, in contrapposizione alle dinamiche economiche, che fino ad ora hanno tracciato solchi profondi e dannosi nella nostra città.
Concernente alla questione prettamente ambientale, Taranto ha ricevuto un apparente beneficio dalla Legge regionale anti-diossina del 16 Dicembre 2008.
La disposizione legislativa in esame stabilisce i limiti precisi delle emissioni tossiche degli impianti industriali e, ignorando quelli altissimi consentiti dalle normative italiane, si allinea, finalmente, ai limiti della maggior parte dei paesi industrializzati.
Pur riconoscendo che la legge regionale costituisca un punto di inizio per una regolazione degli inquinanti, occorre un monitoraggio continuo, un controllo 24 h su 24 sulle emissioni di diossina. Tale presupposto fondamentale, nonostante sia sancito nell’articolo 3 della legge regionale, aimè non viene rispettato dall’ILVA.
Infatti il polo siderurgico, potrebbe operare una mera “diluizione dei fumi con aria pulita” durante i controlli, per poi ritornare ad inquinare quando i tecnici dell’ARPA tornano a casa la sera...
Un ulteriore passo per protendere verso una nuova Taranto è proprio l'effettiva riduzione degli elementi nocivi nel nostro cielo. Un conto è sancire una determita clausola, altro è applicarla concretamente. E noi come Cloro Rosso abbiamo la seria intenzione di creare una coscienza diffusa, affinchè da opinioni condivise sull'inquinamento dell'Ilva, si passi ad un vero e proprio movimento di lotta per la riappropriazione dei nostri diritti e del nostro futuro.

domenica 24 gennaio 2010

Vo(g)liamo alt(r)o!

VOLANTINO DISTRIBUITO DAI RAGAZZI DEL CSOA CLORO ROSSO IN PIAZZA DELLA VITTORIA DURANTE L'INIZIATIVA DEL COMITATO PER VENDOLA


“Vogliamo tutto e subito” era lo slogan usato sui volantini che venivano distribuiti ai cancelli della Fiat di Mirafiori quando, a cavallo tra gli anni 60 e 70, collettivi studenteschi e comitati di operai reclamavano con forza nuove leggi in materia sindacale e di sicurezza.
Sono passati quasi quarant’anni da quel periodo e le classi politiche, locali e nazionali, che si sono susseguite hanno completamente smontato quel concetto, ribadendo fino alla noia che “volere” è eccessivo, ma “volerlo anche subito” è addirittura utopia.
E’ caso della città di Taranto.
Per oltre quattro decenni, imprenditori e amministratori locali, ci hanno fatto credere che essere la città con il più alto tasso di morti bianche e di malattie polmonari fosse una normalità, un giusto prezzo da pagare sull’altare del profitto di pochi anzi, di pochissimi.
Per fortuna, quell’incantesimo nefasto si è rotto e la città, da oltre due anni, si è svegliata da un torpore e reclama, giustamente, quel “volere”, il diritto alla salute negato da troppo tempo.
Grazie alla spinta delle due grandi manifestazioni di AltaMarea, il governo regionale, per la prima volta nella storia, ha approvato una legge che stabilisce i limiti precisi delle emissioni tossiche degli impianti industriali e, ignorando quelli altissimi consentiti dalle normative italiane, si allinea, finalmente, alle normative della maggior parte dei paesi industrializzati.
Tuttavia, pur riconoscendo il merito al presidente Vendola di aver operato in discontinuità con il passato, questa legge non è sufficiente.
Chiediamo, infatti, che in caso di vittoria alle primarie, si ponga tra le priorità della sua campagna elettorale il controllo 24 h su 24 h sulle emissioni di diossina, presente nell’articolo 3 della legge regionale ma non rispettato dall’ILVA, che potrebbe operare una mera “diluizione dei fumi con aria pulita” durante i controlli, per poi ritornare a inquinare quando i tecnici dell’ARPA tornano a casa la sera.
Noi, della tanto sbandierata ambientalizzazione, non sappiamo che farcene.
Vogliamo un nuovo modello di sviluppo in città, e lo vogliamo subito!

mercoledì 20 gennaio 2010

Solo anime?

Ecco una lettera di risposta sulla questione Divin Lavoratore che pubblichiamo per completezza.
Con una nota: è davvero la chiesa tarantina così inerme come la dipinge questa lettera? E' necessario che l'arcivescovo si dichiari contrario ai movimenti che i cittadini (il suo "gregge" evangelico) hanno creato per far rispettare il diritto al lavoro e alla salute? E' necessario che l'arcivescovo sia invece "commensale" dei Riva, che non perda occasione per dir messa nell'Ilva e per l'Ilva, nelle occasioni religiose e nelle inaugurazioni di impianti malfunzionanti? Ma questa chiesa è l'erede di Cristo o di Ponzio Pilato?
Ah quanto è lontana la Porziuncola del poverello di Assisi...!
Un denaro, oggi, vale diecimila euro. Il restauro di una chiesa costa 30 denari!

lunedì 2 novembre 2009

Dibattito sul distastro ambientale a Taranto


VENERDI 6 NOVEMBRE, ORE 18

Biblioteca comunale "Pietro Acclavio"
Piazzale Dante 1/2, zona Bestat
Taranto

DIBATTITO CON:
Leo Corvace di Legambiente e
Antonietta Podda di Radio Popolare Salento


MODERA:
Marcello Di Noi,
direttore di Tarantoggi




Un'iniziativa del Centro Sociale Cloro Rosso di Taranto:

Raddoppio dell'ENI: ennesimo scempio ambientale!

Se c'è una cosa che Taranto non ha perso in oltre duemila anni di storia è la vocazione nell'essere “capitale”.
L'unica differenza tra il presente e il passato, tuttavia, è per cosa lo si è.
Se ai tempi della Magna Grecia potevamo fregiarci del titolo di indiscussa regina del commercio e delle arti, ora, certamente, il primato spetta alle problematiche.
Dissesto economico, disoccupazione dilagante, classi dirigenti inadeguate e inquinamento a livelli esponenziali sono alcuni degli elementi che caratterizzano questo ben poco invidiabile primato.
E, naturalmente, quando si primeggia in qualcosa si cerca sempre di lavorare affinché quello scettro non venga soffiato da qualcuno.
In questo caso, il Ministro Prestigiacomo, insieme alla Eni Power, hanno deciso di regalarci l'ennesima problematica che non possa mai farci scendere dal gradino più alto del podio.
In estate, un accordo tra governo nazionale e i dirigenti della multinazionale dell'energia, ha decretato il raddoppio della produzione da parte della Raffineria Eni.
Classico esempio di arroganza da parte di un governo che non ha alcun rispetto per il territorio, come ha già largamente dimostrato l'anno scorso ostacolando con forza l'approvazione della legge regionale sulla regolamentazione delle emissioni di diossina.
E questo mancato rispetto non passa solo dall'ennesimo tentativo di scavalcare la volontà cittadina con un'imposizione dall'alto, bensì vendendo l'ennesimo attacco alla nostra salute come una possibilità di crescita occupazionale o, addirittura, come una possibilità di decremento dei livelli di inquinamento.
Perché quello che i dirigenti Eni tentano di far credere è che la sostituzione delle vecchie centrali con delle nuove dotate di una più moderna tecnologia ridurrebbe l'emissione di gas nocivi.
Ma dietro questo seppur vero cambiamento, ciò che non viene ribadito è che nell'ammodernamento dell'impianto di produzione si verificherà anche un aumento della stessa, con un conseguente raddoppio delle emissioni di C02.
Usando un quanto più elementare esempio, potremmo dire che è come decidere di sostituire un'automobile che inquina 10 con una che lo fa per 5, con il vincolo , però, di acquistarne altre due oltre a quella già destinata alla sostituzione.
In breve, un vero e proprio “pacco” combinato a regola d'arte e spedito senza troppi fronzoli al mittente, ovvero noi tarantino.
Ma se dovessimo stilare una pagella delle responsabilità, l'Eni Power avrebbe sicuramente una valutazione meno alta rispetto a quella attribuibile ai vari livelli istituzionali.
Un'azienda ha come prerogativa il profitto. E' un elemento inprescindibile delle dinamiche del capitalismo.
Profitto a scapito di tutto, della dignità dei lavoratori, della salute degli stessi e dei cittadini che abitano nei pressi della stessa azienda.
Perciò, la responsabilità maggiore è, ovviamente, da addebitare alle istituzioni, che dovrebbero essere gli organi preposti alla tutela dei nostri interessi.
Oltre alle già citate e acclarate colpe del ministro Prestigiacomo, sicuramente una nota d'onore merita il presidente della provincia Florido, che ha già espresso il suo parere favorevole al progetto.
Il sindaco Stefàno?
Probabilmente vincolato dalla sua super eterogenea maggioranza, non ha ancora esplicitato una posizione chiara; circostanza che non rappresenta certamente una giustificazione valida.
La palla, perciò, dovrà passare alla città e alla sua capacità di dire basta ai diktat imposti dall'alto.
Il 28 Novembre Alta Marea scenderà di nuovo in piazza, confidando nella speranza che i numeri e il clamore generati dall'imponente partecipazione dello scorso anno restituiscano al mittente l'ennesimo tentativo di trasformarci nella discarica d'Italia.
L'unica differenza che auspichiamo rispetto alla marcia di appena dodici mesi fa è di non vedere gli ennesimi, tristi, tentativi di strumentalizzazione e propaganda elettorale da parte degli stessi politicanti che hanno avvallato l'ennesima scelta deleteria per il territorio.
Noi in piazza ci saremo, ancora una volta, perché come recitava lo striscione usato durante il corteo dello scorso, c'è il dovere di lottare “fino all'ultimo respiro”.




http://www.myspace.com/csoaclororosso

http://www.radiopopolaresalento.it/