Visualizzazione post con etichetta Biggeri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Biggeri. Mostra tutti i post

giovedì 10 aprile 2014

In casa del malato

E’ iniziata ieri la XVIII Riunione Scientifica Annuale AIRTUM che durerà sino a domani.


E’ proprio Taranto quest’anno ad aprire i lavori della XVIII riunione scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Un evento scientifico a carattere nazionale della durata di tre giorni, che conta la presenza di tantissimi medici, ricercatori e personale sanitario proveniente da ogni parte d’Italia, e che funge da aggiornamento professionale per quanti ne hanno preso parte. Il convegno prevede una serie di interventi da parte di studiosi di grande valore nazionale e internazionale. La scelta di tenere l’incontro a Taranto rappresenta un riconoscimento dei risultati raggiunti dall’intera Rete del Registro Tumori Puglia che in pochi anni ha visto la presenza del registro tumori in tutte le ASL locali, portando così quelli di Taranto e Lecce all’accreditamento. Si parla di ‘numeri’, e a Taranto fa molto male sentire parlare di numeri, perché dietro quei numeri ci sono reparti di oncologia strapieni, ci sono bambini. C’era il bivio ‘lavoro-salute’: c’era, perché i tarantini non possono più scegliere. Lo dicono i numeri, quelli del cancro. Lo dice anche Pietro Comba, dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che quella di Taranto è una situazione reale di emergenza ambientale e sanitaria, e questo lo sappiamo già da diversi anni, perché gli studi scientifici su ambiente e salute, a Taranto hanno una lunga storia, e questa è una città nella quale alcune patologie, sia tumorali (come tumore ai polmoni o della pleura) che non tumorali (patologie delle vie aeree), hanno un’incidenza e in alcuni casi una mortalità più elevata rispetto alla popolazione della Puglia nel suo complesso: “questo è spiegato dalla quantità e qualità delle immissioni del polo industriale. Il quadro è abbastanza ben definito dal punto di vista scientifico” spiega Comba, ricordando la legge numero 6 del 6 febbraio 2014, con la quale il Parlamento ha approvato un intervento straordinario proprio per la popolazione tarantina, il quale prevede una facilitazione dei percorsi diagnostici e terapeutici delle malattie che possono essere causate dalla contaminazione ambientale, e l’Istituto Superiore di Sanità con la Regione Puglia, in particolare con il dipartimento di prevenzione della ASL di Taranto, così come spiega Comba, hanno insieme un mese di tempo, per mettere a punto il piano di questo intervento. Quando si parla di disastro ambientale, soprattutto in una città come Taranto, che importanza assume un registro tumori? Sicuramente, sempre a dire di Comba, la finalità principale è quella di misurare il carico di patologia tumorale di queste aree, rifacendosi allo storico esempio di Chernobyl, e sottolineando che i registri hanno contribuito a chiarire nel tempo, a seconda della durata e della latenza della malattia, in che misura determinate emergenze ambientali hanno causato casi di tumori. Insomma, una risorsa fondamentale il registro tumori a detta della comunità scientifica che ieri mattina presso l’ex Caserma Rossarol, ora sede del Polo Universitario Ionico, ha aperto i lavori con un seminario satellite dal titolo ‘Ambiente e salute: uso dei dati dei Registri Tumori’ al quale nel pomeriggio è seguito un convegno presieduto dalle autorità Istituzionali e rappresentanze mediche del territorio. Il seminario, introdotto da una lettura a cura del presidente AIOM Cascinu, ha visto l’intervento dei due epidemiologi incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, per i rilievi scientifici afferenti il caso Ilva, ovvero Annibale Biggeri e Francesco Forastiere, i quali hanno parlato rispettivamente, di aspetti metodologici nell’analisi del profilo di salute dei residenti nei siti d’interesse nazionale per l bonifica, e lo studio di coorte residenziale nella valutazione dei rischi ambientali. Nel suo discorso di apertura Cascinu, afferma che bisogna ragionare su cosa investire in termini di screening, ribadendo l’importanza fondamentale del registro tumori, per comprendere al meglio le fasce d’età colpite, quale tipo di tumore è più frequente, il tutto per capire come meglio agire in termini di prevenzione e di screening; ma soprattutto, per definire se l’attesa di vita in una determinata area, è stabilità da fattori biologici o fattori ambientali. Francesco Forastiere, del dipartimento di epidemiologia SSR Lazio, spiega nella sua esposizione su cosa si basano gli studi di coorte di popolazione, ovvero sulla ricostruzione della storia anagrafica di tutti gli individui residenti, il loro successivo follow-up, la verifica di mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza dei tumori, e il computo dei tassi assoluti e relativi di frequenza di malattia e di mortalità. Da quanto spiega, nell’area di Taranto, dal 1995 al 2002, su un numero di mortalità di circa 7000 uomini, 2029 sono deceduti a causa di un tumore. Per quanto riguarda le recenti pubblicazioni, sono stati resi noti per Taranto e provincia, i dati relativi al triennio 2006-2008, dai quali si apprende che in questo lasso di

©Elena Ricci©Elena Ricci

tempo, sono stati circa 8800 i nuovi casi di tumore che hanno interessato gli uomini per il 55% e le donne per il 45%. Tra i tumori più frequenti negli uomini risultano quelli del polmone, della prostata , vescica, colon e retto e fegato; mentre per le donne, il tumore della mammella, del colon e del retto, tiroide, corpo dell’utero e ovaio. In termini di mortalità, sempre in riferimento al triennio 2006-2008, i numeri parlano di 4.112 decessi, dei quali 2.339 sono uomini e 1.713 donne. I dati fino al 2008, confrontati con quelli nazionali, mostrano tassi di incidenza inferiori rispetto alla media nazionale. Se consideriamo però la patologia tumorale a livello polmonare e vescicale nel sesso maschile, l’impatto risulta superiore alla media sia a livello nazionale che a livello meridionale, a differenza dell’impatto relativo al sesso femminile, che risulta nettamente inferiore. Tutto questo, come si apprende dalla sintesi dei risultati pubblicata sul rapporto tumori della provincia di Taranto, a conferma di possibili nessi causali tra la patologia e l’aver lavorato nel settore industriale. Ulteriore conferma a quanto detto, è anche la bassa incidenza, sempre per quanto riguarda Taranto e provincia, di tumori legati ad abitudini alimentari. Superiore invece, nell’area meridionale, i tumori della mammella, collo, utero e ovaio. L’incidenza elevata di queste forme tumorali è dovuta anche al ritardo con il quale nell’area di Taranto si stanno consolidando le misure di prevenzione. Infine, sempre da un analisi dei dati, posti a confronto con i restanti registri del sud Italia, emerge tramite il la distribuzione del TSD (tasso standardizzato diretto) che la maggiore incidenza di tumori è concentrata nel comune di Taranto, rispetto ai comuni della provincia. Ovviamente l’incidenza dei tumori è un argomento che riguarda tutta Italia, e che abbraccia fattori di diversa natura. Taranto è una città che sente particolarmente il problema, soffocata dai fumi dell’Ilva, fattore che se non unico, perlomeno è il principale.


I numeri del cancro in Italia
2013

Scarica il volume



Rapporto AIRTUM 2013 -Tumori multipli

Indice contenuti/Contents
Indice del volume

Registro Tumori: i numeri della vergogna 

Emergenza ambientale e sanitaria. Tutto certificato, con numeri, dati e statistiche. Non si tratta di isolati allarmismi ma di un quadro scientifico tracciato durante la “XVIII Riunione Scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori per l’anno 2014”. Convegno tenutosi a Taranto, non a caso. Rimbomba nella sede dell’Università in Città Vecchia la voce scientifica del rapporto 2013 che si focalizza nel triennio 2006-2008: in provincia di Taranto ci sono stati 8.762 nuovi casi di tumore, esclusi quelli alla pelle e alla vescica non maligni, dei quali 4 mila 866 tra i maschi pari al 55% del totale e 3 mila 945 tra le femmine, pari al 45%. E se nei Comuni della Provincia le cifre sono lievemente superiori al resto del Mezzogiorno ma inferiori rispetto ad alcune regioni settentrionali, il buco nero si concentra nella città di Taranto. In particolare, la lente d’ingrandimento dell’Airtum si focalizza su alcune zone: Borgo, Città Vecchia e Tamburi. I tassi di incidenza specifici per età assumono un valore massimo nei soggetti con età compresa tra 75 e 84 anni nei maschi e oltre i 75 anni nelle donne, con tassi superiori a 3 casi ogni 100 abitanti tra gli uomini e 1,5 tra le donne. I tumori in età pediatrica costituiscono lo 0,7% di tutti i tumori rilevati nel territorio. I tumori più frequenti nel sesso maschile sono stati quelli del polmone (16,6%), prostata (16,1%), vescica (13,3%) colon (11,1%) e fegato (4,9%). Nelle donne, in questa triste classifica al primo posto c’è il tumore della mammella (28,7%), colon (12,6%), tiroide (7,8%), corpo dell’utero (5,3%) e ovaio (3,6%). Sulla base di questi dati, si stima che il rischio di ammalarsi di cancro nel corso della vita, per i residenti nell’Asl di Taranto, sia pari al 30,5% tra gli uomini e al 22,5% tra le donne. Traducendo, un uomo su tre e una donna su cinque. I decessi per tumore maligno nel triennio 2006-2008 sono stati invece 4 mila 112, dei quali 2 mila 339 (58%) tra gli uomini e mille 713 tra le donne. La causa più frequente tra i maschi è il tumore al polmone con un tasso di mortalità del 29,3% per causa oncologica. Subito dopo prostata (8,2%) e colon (7,6%). Tra le donne, invece, il cancro alla mammella è la causa di mortalità principale con il 17,3% e successivamente colon (11,4%) e fegato/polmone (7,4%). Le conclusioni dell’Asl ribadiscono come, considerando i dati di tutti i registri tumori italiani, il numero dei nuovi casi nella provincia di Taranto è risultato inferiore all’atteso del 7% per gli uomini e del 5% per le donne. Un risultato in tendenza con il “minor rischio” riscontrato a livello meridionale. Va anche sottolineata la relativa bassa incidenza di alcuni tumori più comunemente correlabili con le attitudini alimentari, come i tumori allo stomaco. Solo per determinati tumori – tiroide, mesotelioma, vescica nel sesso maschile e leucemia nel sesso femminile – sono stati evidenziati tassi significativamente superiori rispetto alla media nazionale. Queste considerazioni, come già sottolineato, si basano sui numeri della Provincia. Taranto città, purtroppo, è un caso a parte. Negativo, purtroppo, ma non sorprende. Questa la lista nera in cui Taranto ha una maggiore incidenza: fegato, polmone, mesotelioma, melanoma cutaneo, mammella, cervice uterina e rene per entrambi i sessi, vescica negli uomini e linfoma non hodgkin nelle donne.
A.Pignatelli- Segnourbano

venerdì 24 gennaio 2014

Di inquinamento si muore. C'è ancora bisogno di studi?

L’industria uccide. Lo dicono gli studi da 30 anni – Nel decreto su Ilva previsti altri approfondimenti

Nel decreto 136 sulla Terra dei Fuochi e l’Ilva di Taranto in questi giorni alla Camera per la sua approvazione e definitiva conversione in legge, nella discussione in Commissione Ambiente della Camera “sono state inserite specifiche disposizioni in materia di tutela della salute e di azioni di monitoraggio sanitario nei territori delle regioni Campania e Puglia”. In primo luogo, è stato previsto che le due regioni, per il biennio 2014 e 2015, definiscano la tipologia e le modalità di offerta degli esami per il controllo dello stato di salute della popolazione residente in taluni comuni localizzati nelle due regioni e specificati nella norma.
Gli esami saranno effettuati senza alcuna compartecipazione della spesa da parte dei pazienti. In secondo luogo, sono state inserite due previsioni analoghe per la Campania e la Puglia, al fine di analizzare e pubblicare i dati dello studio epidemiologico SENTIERI relativo ai Siti di interesse nazionale (SIN) delle due regioni, nonché aggiornarlo stabilendo potenziamenti degli studi epidemiologici. Azioni che noi definiremmo di giustizia sociale e che in uno Stato civile dovrebbero essere la regola, e non l’eccezione.
Ciò detto, ci appare ben strano notare che nel 2014 siamo ancora alle manifestazioni d’intento e al voler continuare a ricercare una verità che oramai tutti conoscono da decenni. Agli inizi degli anni ‘90, il Ministero dell’Ambiente affidò al Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il compito di effettuare una serie di valutazioni dello stato di salute delle popolazioni residenti nelle Aree ad elevato rischio di crisi ambientale (Legge 8 Luglio 1986 n. 349), tra le quali è compresa quella di Taranto.
Ed allora riteniamo opportuno, anche per rendere merito a quei medici che hanno dato il loro prezioso contributo, ripercorrere tutti gli studi sin qui realizzati su Taranto e le evidenze scientifiche inoppugnabili che da anni e anni sono a disposizione di tutte le istituzioni di ogni ordine e grado, oltre che di sindacati e Confindustria.

martedì 12 febbraio 2013

Esperti di parte...


L’ILVA E LO STRANO MISTERO DEGLI ESPERTI  
di Gianmario Leone TarantOggi 12 02 2013
Lo strano legame tra il gruppo Riva e l’Istituto “Mario Negri”
Questa sì che è bella. Nella giornata di ieri siamo stati contattati dall‘Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, che ci ha inviato la nota ufficiale che leggete qui. Il riferimento è al pezzo che abbiamo pubblicato lo scorso 30 gennaio dal titolo “L’acciaio regge la crisi. Per ora”, in cui analizzavamo ancora una volta la reale situazione della siderurgia italiana, con inevitabile riferimento all’apporto dato al mercato dall’acciaio prodotto dall’Ilva del gruppo Riva. Spunto per l’ennesimo approfondimento, le previsioni per il 2013 fornite da Federacciai, la federazione che rappresenta le imprese italiane del settore della siderurgia, secondo la quale “la produzione di acciaio in Italia nel 2013 è attesa in linea con quella dell’anno appena conclusosi: 27,2 milioni di tonnellate, il 5,2% in meno rispetto al 2011”.
Parole testuali del presidente della federazione, Antonio Gozzi, strenuo difensore del gruppo Riva e della sopravvivenza dell’Ilva di Taranto. 

mercoledì 28 novembre 2012

Parole sante per la terra dei sordomuti

Dal Sito di Epidemiologia & Prevenzione, Rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia:

La salute a Taranto. Ecco cosa si deve fare.

Taranto: dopo l'inquinamento la medicalizzazione?

Cosa si deve fare ora per salvaguardare la salute dei tarantini? Indagini esaustive, prevenzione, promozione della salute e niente medicalizzazione inutile. Questo sostengono i direttori di Epidemiologia&Prevenzione nella nota editoriale che accompagna un importante articolo di Francesco Forastiere e Annibale Biggeri – periti del GIP Patrizia Todisco, del Tribunale di Taranto – in cui si descrivono gli interventi da avviare nella città dell'ILVA: sorveglianza ambientale ed epidemiologica di alta qualità e attenzione alla partecipazione dei cittadini. Come sostiene la sociologa Bruna De Marchi, a Taranto occorre costruire un progetto civico evitando 'soluzioni' calate dall'alto. Per questo il coinvolgimento della comunità locale è necessario se l'obiettivo è la realizzazione di un processo di prevenzione e di ricerca integrato e condiviso.


Dopo il vaglio di una peer review molto rigorosa, sono finalmente disponibili online gli articoli scientifici sullo stato di salute delle popolazioni residenti attorno agli impianti dell'ILVA di Taranto. I risultati, già presentati dal ministro della salute Renato Balduzzi lo scorso 22 ottobre a Taranto, saranno pubblicati per esteso sul numero di Epidemiologia & Prevenzione in uscita a metà dicembre 2012.
Immagine di pubblico dominioIl PRIMO, firmato da Comba P. et al,  Ambiente e salute a Taranto: studi epidemiologici e indicazioni di sanità pubblica contiene l'aggiornamento al 2009 dello studio Sentieri sul Sin di Taranto, un'analisi dei trend di mortalità dal 1980 al 2008, i dati dell'incidenza dei tumori negli anni 2006-07 e un approfondimento sulla mortalità infantile.

Cretive commons licenseIl SECONDO presenta i risultati di uno Studio esplorativo di biomonitoraggio condotto sugli allevatori delle masserie della provincia di Taranto, firmato da I. Iavarone et al.

Continua a leggere su EeP

Continua a leggere sul Blog

giovedì 20 settembre 2012

Disseminazione...

Ilva Taranto, fino a +400% ricoveri per residenti vicino allo stabilimento


PER LEGGERE E SCARICARE LO STUDIO SULLA MORTALITA' CLICCA QUI

(Adnkronos Salute) - Come un fiume in piena: non si ferma la forza dei numeri intorno alla salute degli abitanti di Taranto, area oggetto di diversi studi per la presenza di numerosi impianti industriali, tra cui l'Ilva. Da uno studio di coorte sulla mortalita' e morbilita' nell'area tarantina sono emersi tassi di mortalita' e ospedalizzazione piu' elevati, per alcune patologie, per i residenti nelle aree piu' vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte. Soprattutto a Tamburi e Paolo VI - quartieri limitrofi all'Ilva - si registra un eccesso di ricoveri che dal +20% raggiunge anche il +400%. Una percentuale impressionante, anche se legata a un numero ristretto di ricoveri: 33 per pneumoconiosi, malattia provocata da inalazioni di polveri.
Ma l'eccesso del tasso di ospedalizzazione, anche se in percentuali minori, riguarda un po' tutte le patologie: dalle malattie cardiovascolari ai tumori maligni, dalle infezioni delle vie respiratorie alle malattie dell'apparato digerente. Numeri che vanno purtroppo di pari passo a quelli legati alla mortalita': ad esempio, nella zona Paolo VI si registra, tra i maschi, un eccesso di mortalita' per tumori maligni pari al 42%.
Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, e' stato condotto per il Gip del tribunale di Taranto da Francesca Mataloni, Massimo Stafoggia, Ester Alessandrini e Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale Lazio; Maria Triassi dell'Universita' degli Studi di Napoli Federico II; Annibale Biggeri del Dipartimento di statistica G. Parenti, Universita' degli Studi di Firenze - Unita' di biostatistica, Ispo, Firenze. L'obiettivo e' quello di fornire un quadro di mortalita' e ospedalizzazione delle persone residenti nei Comuni di Taranto, Massafra e Statte, in particolare dei residenti nei quartieri piu' vicini ai complessi industriali, dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico. L'analisi prende in riferimento tre periodi: 1998-2001, 2002-2005, 2006-2010. La coorte e' composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). "L'84,9% dei soggetti - riferisce lo studio - era gia' presente al 1 gennaio 1998 e il 39,1% abitava nella stessa residenza del reclutamento da piu' di 20 anni. L'indagine ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalita'/morbilita' totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell'apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi piu' svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalita' e ospedalizzazione piu' elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree piu' vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte". "L'analisi per quartiere - spiegano i ricercatori - e' basata sull'ipotesi che quelli situati vicino all'area industriale siano caratterizzati da un livello di inquinamento atmosferico piu' elevato". E i risultati sembrano dar manforte a questa ipotesi. "Anche dopo aver considerato i determinanti sociali,Tamburi (Tamburi, Isola, PortaNapoli, Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e Statte hanno mostrato una mortalita' totale piu' elevata (in particolare Tamburi e Paolo VI per entrambi i sessi) rispetto al riferimento". "Il differenziale maggiore nei maschi e' stato osservato a Paolo VI, con eccessi importanti per tumori maligni (+42%), tra cui il pancreas e il polmone,malattie cardiovascolari, respiratorie e del sistema digestivo. Nel quartiere Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) si e' riscontrato un eccesso di tumori maligni nei maschi (specie la prostata) e di malattie cardiovascolari, in particolare l'infarto del miocardio. Nelle donne residenti a Paolo VI, gli eccessi sono dovuti alle patologie tumorali, in particolare del fegato, e alle malattie cardiovascolari e dell'apparato digerente". Dati impressionanti anche per quanto riguarda i ricoveri. I numeri sulla mortalita' hanno infatti trovato sostanziale conferma in quelli legati ai ricoveri. "L'analisi - si legge - indica Tamburi (con Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) e Paolo VI come i quartieri in cui lo stato di salute della popolazione e' piu' compromesso, con eccessi compresi tra 20% e il 400% (pneumoconiosi nel quartiere Paolo VI) rispetto alle altre zone della citta'". "Anche tenendo conto degli effetti della stratificazione sociale - scrivono i ricercatori - la situazione sanitaria in termini di mortalita' e ricoveri ospedalieri non e' risultata uniforme nella citta'. In particolare, tassi piu' elevati sono stati osservati nei quartieri Paolo VI e Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro). Gli eccessi sono dovuti ai tumori, alle malattie cardiovascolari e respiratorie. E' da sottolineare che una quota dei residenti in studio, specie nel quartiere Paolo VI, e' stata occupata nelle aziende dell'area industriale; questa potrebbe essere una possibile spiegazione per alcuni eccessi di mortalita'/morbosita' riscontrati (per esempio, negli uomini, per pneumoconiosi e tumore della pleura). E ancora: "Il presente studio ha diversi punti di forza (novita' dell'indagine epidemiologica rispetto alla letteratura dell'area in studio, rigore nell'arruolamento della coorte e della caratterizzazione anagrafica, buona disponibilita' dei dati sulla storia residenziale e di georeferenziazione),ma vi sono alcuni aspetti metodologici che richiedono una discussione approfondita. Per quanto riguarda la qualita' dei dati sanitari e' da sottolineare che la validita' delle informazioni sul decesso e' stata ottimale: e' stato recuperato il 98% delle cause di morte grazie al linkage dei dati anagrafici con il database della Asl. I risultati relativi alla mortalita' si possono considerare dunque molto affidabili. Il discorso e' piu' articolato per i ricoveri ospedalieri, per i quali manca uno standard italiano di qualita'". "Il contributo dell'epidemiologia alla comprensione dello stato di salute pregresso e attuale nell'area di Taranto e nelle sue sub-aree - afferma all'Adnkronos Salute Fabrizio Bianchi, dirigente epidemiologo del Cnr di Pisa - consente di prendere delle decisioni sulle azioni di prevenzione. Permette di rimuovere le cause che hanno portato alla grave situazione, che deve rientrare nella norma".

mercoledì 19 settembre 2012

La scienza pubblica, il ministro Clini?

Epidemiologia&Prevenzione anticipa online la pubblicazione dello studio condotto da Mataloni, Biggeri, Forastiere, Triassi et al. per il GIP del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, nel corso del procedimento riguardante l'Ilva di Taranto (R.G.N.R. N. 938/10 - 4868/10 G.I.P. N. 5488/10 - 5821/10).

Studio di coorte sulla mortalità e morbosità nell’area di Taranto

A cohort study on mortality and morbidity in the area of Taranto, Southern Italy

  1. Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale, Lazio
  2. Università degli Studi di Napoli Federico II
  3. Dipartimento di statistica "G. Parenti", Università degli Studi di Firenze - Unità di biostatistica, ISPO, Firenze
Francesca Mataloni -

Cosa si sapeva già

  • Precedenti studi sull’area di Taranto hanno messo in evidenza un quadro ambientale e sanitario particolarmente compromesso, con eccessi di mortalità a livello comunale per malattie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e per diverse sedi tumorali.

Cosa si aggiunge di nuovo

  • E’ stato possibile condurre uno studio retrospettivo di coorte grazie alla disponibilità dei dati anagrafici, alla geocodifica dell’indirizzo di residenza all’inizio del follow-up e al linkage con dati di mortalità e ricovero ospedaliero.
  • Lo studio mostra un aumento della mortalità e delle ospedalizzazioni per malattie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e per tumori nei quartieri più vicini alla zona industriale anche dopo aver tenuto conto dei differenziali sociali. 

Riassunto:

INTRODUZIONE: l’area diTaranto è stata oggetto di diversi studi per la presenza di numerosi impianti industriali e di cantieristica navale. Sono stati documentati per l’intera città di Taranto eccessi di mortalità e incidenza di patologie tumorali.Tuttavia non sono disponibili analisi epidemiologiche per le diverse aree geografiche della città che abbiano tenuto conto dell’importante effetto di confondimento della stratificazione sociale.
OBIETTIVO: fornire, attraverso uno studio di coorte, un quadro di mortalità e ospedalizzazione delle persone residenti nei Comuni di Taranto,Massafra e Statte, in particolare dei residenti nei quartieri più vicini ai complessi industriali, dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico.
METODI: utilizzando gli archivi anagrafici comunali è stata arruolata la coorte delle persone residenti al 01.01.1998, o successivamente entrate fino al 2010, nei tre comuni della zona. A ogni individuo della coorte è stato attribuito il livello socioeconomico (per sezione di censimento) e il quartiere di residenza sulla base della geocodifica degli indirizzi all’inizio del follow-up. Sono stati calcolati i tassi di mortalità e ospedalizzazione per quartiere, standardizzati per età. L’associazione tra le esposizioni di interesse (quartiere e livello socioeconomico) e mortalità/morbosità è stata valutata attraverso modelli di Cox, aggiustati per età e periodo di calendario, separatamente per maschi e femmine.
RISULTATI: la coorte è composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). L’analisi per livello socioeconomico ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalità/morbosità totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell’apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi più svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte.
CONCLUSIONI
: i risultati di questo studio mostrano un’importante relazione tra stato socioeconomico e profilo sanitario nell’area di Taranto. Dopo aver tenuto conto di tale effetto, i quartieri più vicini alla zona industriale presentano un quadro di mortalità e ospedalizzazione più compromesso rispetto al resto dell’area studiata.
Parole chiave: coorte di popolazione, siti inquinati, archivi georeferenziati, mortalità e ospedalizzazioni
 EP5_237_art1_ Mortalita e Morbosita Taranto

sabato 31 marzo 2012

Il giorno della verità

I periti incalzano: l’Ilva uccide. Ma l’azienda contesta la versione
Sul caso deciderà la Procura: sequestro in vista? «Le esposizioni negli anni ’60-80 hanno prodotto tumori alla vescica, negli anni ’70-90 a stomaco e pleura»

Ora Emilio e Nicola Riva non possono che attendere: l’incidente probatorio incardinato nell’inchiesta aperta a loro carico per disastro colposo s’è chiuso e il gip restituirà gli atti al pubblico ministero. La Procura dovrà ora decidere il seguito processuale per i cinque indagati, oltre ai Riva figurano Luigi Capogrosso. Ivan Di Maggio e Angelo Cavallo, tutti dirigenti del centro siderurgico di Taranto, e il destino degli impianti. Ieri, mentre migliaia di lavoratori sfilavano civilmente per strada e gli ambientalisti manifestavano nelle vicinanze del tribunale, la camera di consiglio aperta poco dopo mezzogiorno dal gip Patrizia Todisco è andata avanti sino alle otto della sera. Sei ore di contradditorio, intervallate da una pausa di circa tre ore per l’inattesa comparsa in aula di nuova documentazione tecnico-scientifica depositata dai periti chimici di fronte alla quale i difensori hanno chiesto il tempo per esaminarla.
Nel pomeriggio i nuovi argomenti non sono entrati per nulla nel dibattito incentrato, com’era previsto, sull’esame della relazione epidemiologica presentata il primo marzo dai tre esperti nominati dal giudice per le indagini preliminari. Annibale Biggeri, oncologo, e gli epidemiologi Francesco Forastiere e Maria Triassi, hanno confermato punto per punto il loro lavoro ribattendo alle contestazioni dei legali dell’Ilva e chiarendo alcuni aspetti su richiesta del pubblico ministero. Il collegio difensivo della società siderurgica, pur in possesso di una relazione piena di osservazioni critiche sull’operato dei tre periti, non l’ha depositata agli atti, preferendo contestarne verbalmente molte conclusioni. Gli esperti dell’Ilva, Lorenzo Alessio, Vito Foà, Carlo La Vecchia, Angelo Moretto, Stefano Porru, Eva Negri, hanno sottolineato quelli che ai loro occhi appaiono conclusioni non corrette. I legali dell’azienda le hanno offerte al dibattimento in aula. Innanzitutto l’adozione del limite di 20 nanogrammi per il PM10 definita come valore obiettivo dell’Oms, ma non attualmente in vigore nell’Unione europea. Se fosse stato utilizzato il limite europeo in vigore di 40 nanogrammi, recepito dall’Italia con il decreto 155/2010, l’eccesso stimato di patologie e decessi sarebbe stato tendenzialmente nullo.
Gli esperti del gip hanno confermato la validità del loro parametro di valutazione aggiungendo che si sono tenuti addirittura larghi. Anche sulla provenienza del PM10 c’è stata bisogno di chiarimenti dal momento che gli esperti dell’Ilva rilevano che proviene da tutta l’area industriale e non dal solo impianto siderurgico. In ogni caso dall’udienza è emersa la ratifica della connessione tra gli agenti inquinanti emessi dal centro siderurgico con i ricoveri e i decessi tra la popolazione tarantina e i lavoratori Ilva. La relazione aveva evidenziato la particolare sensibilità alle patologie dei quartieri Tamburi e Borgo, insieme con Paolo VI e Statte, fornendo una consistenza numerica alle conseguenze dell’inquinamento. Dal 2004 al 2010 a Taranto erano stati stimati 83 decessi attribuibili ai superamenti di 20 milligrammi al metro cubo della concentrazione annuale media del PM10, 193 ricoveri (malattie cardiache) e 455 (respiratorie); nei quartieri Borgo e Tamburi la stima riguardava 91 morti e 160 ricoveri (patologie cardiache) e 219 (respiratorie).
Allargando l’analisi dell’impatto delle patologie croniche su decessi e ricoveri a 321.356 persone tra Taranto, Massafra e Statte residenti almeno dal 1998, gli esperti avevano chiarito che le esposizioni avvenute negli anni 60-80 potevano ritenersi responsabili dei casi di tumore alla vescica, stomaco e dei tessuti molli e avevano sottolineato che gli operai in servizio negli anni ’70-90 avevano avuto un eccesso di mortalità per tumori allo stomaco, alla pleura, alla vescica, alla prostata. Secondo Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, «i dati della perizia epidemiologica potrebbero essere sottostimati, hanno prodotto dati sulla mortalità che, anche in relazione ad ulteriori studi scientifici internazionali come ad esempio il progetto Sentieri, sono molto cauti». Le ipotesi di reato su cui i magistrati devono decidere sono: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, inquinamento atmosferico, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. (CdM)

giovedì 29 marzo 2012

Manca solo che dicano che l'Ilva pulisce l'aria!!!

Perizia epidemiologica, le osservazioni degli esperti incaricati dall’Ilva

Attribuire le responsabilità dell’inquinamento alla gestione statale e demolire il lavoro svolto dai periti incaricati dal gip Patrizia Todisco. E’ questa, in buona sostanza, la contromossa dell’Ilva, nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento che vede indagati i vertici dell’azienda.

Sono state presentate, infatti, le osservazioni dei periti incaricati dal gruppo Riva: il prof. Lorenzo Alessio, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università Statale di Brescia, il prof. Vito Foà, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università Statale di Milano, Carlo La Vecchia, professore di Statistica Medica e Biometria all’Università Statale di Milano e responsabile del Dipartimento di Epidemiologia Generale all’Istituto Mario Negri di Milano, Angelo Moretto, professore di Medicina del Lavoro all’Università Statale di Milano, Stefano Porru, professore di Medicina del Lavoro all’Università Statale di Brescia, e la dott.ssa Eva Negri, ricercatrice all’Istituto M. Negri di Milano.

EFETTI A BREVE TERMINE SULLA SALUTE - Nelle osservazioni si legge: «Per ciò che concerne gli effetti a breve termine – gli unici rilevanti nel procedimento in questione – le conclusioni che “l’esposizione agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione eventi di malattie e di morte” sono basate su una singola soglia (20 µg/m3) definita come valore-obiettivo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma non attualmente in vigore nell’Unione Europea. Se si fosse utilizzato il limite UE ora in vigore di 40 µg/m3 e recepito con decreto legislativo n. 155 del 13 agosto 2010, l’eccesso stimato di patologie e decessi a Taranto per gli effetti a breve termine sarebbe stato tendenzialmente nullo”.

EFFETTI A LUNGO TERMINE – Secondo gli esperti scelti dall’Ilva questi effetti “nella popolazione generale non sono coerenti in maschi e femmine, e quindi ragionevolmente non sono ascrivibili al solo inquinamento industriale ma, piuttosto, al ruolo residuo di differenze socio-economiche”. Una costante di queste osservazioni consiste nello scaricare le responsabilità dell’inquinamento sulla vecchia gestione statale. Ecco, infatti , cosa si legge subito dopo: “In ogni caso, se esistenti, detti effetti sarebbero comunque da attribuire ad esposizioni nel lontano passato, e di conseguenza della proprietà precedente (fino al 28 aprile 1995). Questi risultati non sono quindi rilevanti nel procedimento in esame”.

EFFETTI A LUNGO TERMINE SUI LAVORATORI – Gli esperti incaricati dal gruppo Riva affermano che gli effetti al lungo termine riferiti ai lavoratori “riguardano soggetti con pregresso impiego in siderurgia nel 1974-97, e quindi – se reali – vanno in larga parte attribuiti alla proprietà precedente. Anche questi non sono quindi rilevanti nel procedimento in esame”.

SALUTE DEI LAVORATORI – A pag. 12 è scritto che dai dati presenti nel capitolo 5 della perizia epidemiologica, non è possibile trarre alcuna valutazione sullo stato di salute dei lavoratori Ilva: “I dati di monitoraggio ambientale e biologico indicano, invece, che l’esposizione dei lavoratori a sostanze chimiche è controllata e al di sotto dei livelli considerati accettabili per l’ambiente di lavoro e, quindi, a dimostrazione dell’esistenza in Ilva di buone pratiche di igiene industriale e tutela della salute. Di conseguenza le valutazioni dei periti sono infondate”.

PM10 – Nelle osservazioni si dice: ”le concentrazioni di PM10 a Taranto, anche nelle centraline con valori più elevati, sono considerevolmente più basse che in molte altre aree urbane italiane, e in particolare nella Valle Padana”.

TUMORI – E’ questo uno dei passaggi più eclatanti: “La stima dell’1,1% di eccesso di mortalità a lungo termine nel complesso della popolazione attribuibile a PM 10 di origine industriale è basata su un insieme di dati incoerenti nei due sessi, oltre che per cause. Non vi è infatti nessun eccesso di tumori e, in particolare, di tumore del polmone, il principale organo bersaglio di inquinanti ambientali”.

Come anticipato, il filo conduttore di queste osservazioni consiste nel tenere fuori dalle responsabilità l’attuale gestione Ilva: “In ogni caso – è scritto a pagina 6 – gli effetti a lungo termine riflettono esposizioni del lontano passato”. Questa è soltanto una breve sintesi del documento messo a punto dagli esperti dell’Ilva. Un documento che la dice lunga su come il gruppo Riva intende basare la sua battaglia legale. E’ facile prevedere che l’udienza in programma domani al Tribunale di Taranto non sarà una passeggiata. Per nessuno. A confrontarsi saranno due visioni agli antipodi: da una parte l’inferno descritto dai periti incaricati dal gip Todisco, dall’altra lo scenario da mulino bianco proposto dagli esperti chiamati dall’azienda.

Alessandra Congedo (inchiostroverde)

mercoledì 21 dicembre 2011

domenica 20 novembre 2011

Non solo tumori. Una nota ai periti epidemiologi

Il Comitato “Taranto lider”, sulla base di precisi riferimenti scientifici e grazie alla collaborazione di medici esperti in problemi di fertilità, ha inviato una lettera ai tre periti epidemiologi, nominati dalla Procura, con le richieste di seguito riportate.

Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE Dipartimento di Statistica "Giuseppe Parenti" Prof.ssa TRIASSI MARIA Scuola di Formazione in Management Sanitario: Dr. FORASTIERE FRANCESCO A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia

Illustri dottori, in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche, SCRIVIAMO la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).
Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito.
All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane.
Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70).
Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita. L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”
Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.
Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla "risposta povera" alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”. Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica. Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.
In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva. Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali. Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.
Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.
In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.

Comitato cittadino Taranto Lider