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domenica 1 novembre 2015

Emiliano fa il moralizzatore a casa di Forza Italia: è il pulpito giusto per una predica tutta da verificare?

Emiliano: «L’Arpa dirà se l’Ilva può proseguire»

Sull’Ilva la Regione Puglia adotterà la «stessa logica che utilizza la Magistratura. Non si può chiudere la fabbrica, ma c’è un organo ispettivo, l’Arpa Puglia, che è in grado di comunicare al Governo se può proseguire o no. Gli otto decreti varati finora sul siderurgico sono una cosa sconvolgente dal punto di vista giuridico». E poi i commissari dell’Ilva che sì, «sono supermanager, ma che c’entrano con l’acciaio?», «l’operazione verità» da fare dentro la fabbrica, la conferma che «non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva», l’idea di una produzione industriale «con tecniche diverse».
Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, del Pd, interviene a tutto campo sulla vicenda del siderurgico ospite del convegno «Ilva e sistema impresa in Puglia» organizzato a Bari da Forza italia. All’incontro sono intervenuti, come relatori, anche Francesca Franzoso consigliere regionale, Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, Valerio Elia, docente di Ingegneria economica dell’Università del Salento, e Luigi Vitali commissario regionale del partito di Berlusconi. Ha moderato l’incontro il giornalista della «Gazzetta», Franco Giuliano.
«Al momento - dichiara Emiliano - non abbiamo notizie chiare di ciò che avviene dentro l’Ilva. Il presidente della Regione non sa dove andare a parare in una vicenda così complessa. Quando avremo cognizione esatta di ciò che è accaduto, quando applicheremo alla nuova fabbrica i sensori e sapremo che la pericolosità è cessata, potremo rispondere alla domanda sul futuro dell’Ilva. Se dovessimo cominciare a controllare in modo severo, così come faremo tra poco ho impressione che, allora, il re è nudo» aggiunge Emiliano, che annuncia anche le nuove nomine al vertice dell’Arpa Puglia (il mandato del dg Giorgio Assennato è in scadenza dopo dieci anni).
«L’Ilva, dal punto di vista imprenditoriale - spiega il governatore - si sta spegnendo visto che con la gestione commissariale perde 50 milioni al mese. Quando ho detto che l’azienda va subito riconsegnata a professionisti dell’acciaio è chiaro che ho fatto arrabbiare qualcuno».
Insomma, la questione è complessa ecco perché - va avanti Emiliano - bisogna «provare a fare un’operazione verità che aiuti il Governo. Ci sono dati epidemilogici pesanti e rischi che vengono dall’Unione Europea per le infrazioni ambientali. E se ci si dovesse accorgere che il miliardo e 200 milioni, quelli sequestrati ai Riva e oggi in Svizzera, non possono essere utilizzati perché sarebbero aiuti di Stato? E’ evidente che bisogna fare attenzione».
Poi Emiliano va ancora a raffica sui commissari: «Sono supermanager, ma cosa hanno a vedere con un settore strategico come l’acciaio?». «Bisogna spiegare ai commissari - incalza il governatore della Regione Puglia - che non si possono prendere gli ex direttori dei giornali e metterli a capo del personale. Mica si possono buttare dentro le persone come si buttavano dentro l’Amtab di Bari».
Quindi sul lavoro della Magistratura: «Non si può chiedere di adeguare l’azione penale all’economia. Su questo ci hanno fatto la settimana scorsa un convegno qui a Bari. Non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva. Il loro compito è neutro. Sarebbe mostruosa una magistratura politicamente orientata».
E infine, sulla possibilità in futuro di produrre con tecniche nuove, passando al preridotto del minerale di ferro al posto del coke, Emiliano afferma: «Potrebbe essere un’idea e, a quanto mi risulta, è nella testa del Governo». Un’ipotesi di riconversione, questa, avanzata dalla Franzoso a cui Emiliano dice: «Condivido dalla prima all’ultima parola il discorso della consigliera. E so che dicendolo non ti faccio un favore».
Franzoso, nel suo intervento, richiama gli studi sul ciclo produttivo introdotti dall’ex commissario Enrico Bondi «capaci di modificare la struttura produttiva, in grado di mantenere inalterata la produzione e abbattere in modo incisivo e definitivo le emissioni industriali ben al di sotto del limiti di legge, introducendo il preridotto del minerale di ferro nel processo fusorio di altoforno e acciaieria».
«Serve subito - aggiunge Franzoso - una soluzione per il recupero dei 2 miliardi e mezzo di debiti lasciati dai commissari senza i quali molte aziende collaterali a ilva non avranno futuro».
Franzoso quindi definisce l’Ilva di oggi un «gigante senza testa» ed infine aggiunge che «è necessario che nella cabina di regia della crisi ci siano persone competenti a determinare gli obiettivi definiti dal Governo. Non supermanager prestati temporaneamente alla politica, ma persone di comprovata esperienza. Obiettivi chiari e funzionali alla salvaguardia dell’impresa pienamente ecocompatibile, così da trasferirli in un piano industriale che trovi il consenso di tutte le parti istituzionali e sociali coinvolte». (GdM)

domenica 20 settembre 2015

Quanto inquina l'Ilva? 280 milioni di euro all'anno!

Ilva e salute, i costi dell’inquinamento a Taranto in un e-book pubblicato oggi

È  stato pubblicato questa mattina  l’e-book dal titolo “Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA”, a cura di Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, contenente gli atti del workshop di approfondimento sul Report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe (EEA technical Report n .15/2011), tenutosi a Taranto il 23 e 24 luglio 2012.
Il documento, composto da oltre 170 pagine e arricchito da contributi aggiornati, dedica una sezione importante al caso Taranto, curata dalla dott.ssa Paola Biasi (Facoltà di Economia – Università degli Studi di Firenze). Riteniamo quanto mai opportuno immergersi nella lettura di questo testo per rendersi conto di quanto sia complesso il rapporto tra inquinamento, danno sanitario e costo sociale. Un tema che non dovrebbe essere affidato, come spesso accade, a semplicistiche argomentazioni. Intanto, partiamo da un dato: basandosi sul framework delineato dalla European Environmental Agency per la città di Taranto è stato possibile stimare un danno sanitario imputabile all’inquinamento atmosferico pari, in media, a oltre 280 milioni di euro annui. 
“La quantificazione monetaria del danno – si legge – è stata effettuata utilizzando dati indiretti; in particolare il riferimento è al metodo dello unit value transfer approach. Coerentemente con quanto stabilito dall’EPA, i valori utilizzati sono stati desunti da rapporti e studi riconducibili ad istituzioni internazionali. In particolare si fa riferimento al progetto ExternE per la quantificazione monetaria delle esternalità legate alla produzione di energia (Bickel e Friedrich, 2005). I valori monetari sono ovviamente stati adattati considerando la rivalutazione della moneta per adeguare il valore del danno calcolato al periodo in analisi.
La fonte principale per i dati ambientali e sanitari utilizzati nello studio è costituita da due tra i più importanti studi a livello nazionale che hanno analizzato le relazioni tra inquinamento atmosferico e salute: “Metanalisi italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico” (Biggeri et al., 2004) relativo al periodo 1996-2002; il secondo è lo studio dal titolo “Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione” (Berti et al., 2009), relativo al periodo 2000-2005.
biasiIl dataset relativo al capoluogo ionico include dati relativi alla concentrazione di PM10 nell’aria della città di Taranto, oltre che i dati sanitari sulla mortalità raccolti dall’Azienda Sanitaria Locale Taranto/1. In particolare, per la mortalità sono stati utilizzati coefficienti di Relative Risk (RR) mutuati dalla letteratura epidemiologica; per gli eventi sanitari sono invece state utilizzate Impact Functions (IF). Sulla base di tali dati è stato possibile effettuare il calcolo dei casi attribuibili all’inquinamento in tre scenari controfattuali. Il dato ottenuto è quindi da intendersi come danno economico potenzialmente evitabile con diverse concentrazioni di PM10 nell’aria.
Ovviamente – fa notare la Biasi – tale stima rappresenta solo una frazione del costo sociale dell’inquinamento atmosferico: l’arco temporale in cui tale valore è stato stimato è limitato (come già specificato, il periodo dal 2001 al 2005); è stato preso in considerazione un solo inquinante; l’analisi è limitata ad una sola matrice ambientale in un contesto in cui la contaminazione ambientale è molto più pervasiva e complessa. Ciò nonostante, la base informativa fornita dalla stima è di notevole importanza, sia in termini di policy making che di dibattito pubblico”. Per i soli costi di mortalità “il valore stimato supera i 170 milioni di euro, e oscilla tra un minimo di circa 70 milioni annui a un massimo di quasi 400 milioni. Il valore totale stimato sulla base del valore centrale utilizzato per singolo end-point configura un danno sociale importante a carico della collettività in analisi: in media, oltre i 284 milioni di euro all’anno”.

CONCLUSIONI

tabelle“L’uso di strumenti interdisciplinari per la valutazione del danno imputabile all’inquinamento atmosferico – conclude l’economista –  è di fondamentale importanza per chiarire entità e pervasività del danno sociale prodotto dall’inquinamento stesso. Il framework delineato dalla European Environmental Agency ha il merito di contribuire allo sviluppo di tali procedure e tecniche di valutazione. Nonostante le incertezze connesse al processo di quantificazione in termini monetari dei costi sociali dell’inquinamento, la valutazione economica consente di misurare in termini omogenei una pluralità di tipologie di danno sanitario, chiarendone entità, effetti indiretti e peso relativo sul totale dei costi sociali. La possibilità di comunicare con chiarezza i risultati di questo tipo di valutazioni è un vantaggio di non secondaria importanza: in primo luogo per la priorità che tali temi hanno assunto nel dibattito pubblico; allo stesso tempo la valutazione economica può avere un ruolo importante nel definire obiettivi e urgenza di interventi di policy making in aree caratterizzate da un pervasivo impatto ambientale di attività inquinanti, come è chiaramente il caso di Taranto analizzato in questo lavoro”.
Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo di scaricare gratuitamente l’e-book dal sito http://www.ledizioni.it/prodotto/valutazione-economica-degli-effetti-sanitari-dellinquinamento-atmosferico-la-metodologia-delleea/. E’ sufficiente una rapida registrazione. Nel documento troverete altri interessanti contributi da parte di esperti che hanno studiato l’argomento da più angolazioni. Tra questi, figura anche il professor Francesco Forastiere, uno degli autori della perizia epidemiologica realizzata su richiesta del gip Patrizia Todisco nell’ambito del processo sull’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Alessandra Congedo - inchiostroverde



lunedì 20 luglio 2015

Oggi sfilata di Stato!


Chiesa della Resurrezione, Podgorica

Mentre il GUP sta per esprimersi sull'inchiesta Ambiente Svenduto, la pressione dello Stato si fa concreta a pochi passi dal tribunale

Giornata di lavoro - Le attività poste in essere dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto sul SIN e sull'area di crisi ambientale

Lunedì 20 luglio 2015, ore 15.30, via Duomo, Città Vecchia - Taranto. 
Programma della giornata:
Saluti
  • Dott. Umberto Guidato, Prefetto di Taranto
  • Dott. lppazio Stefàno, Sindaco di Taranto
  • Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Presentazione dei lavori
  • Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Ta­ranto

La strategia di governo nella riqualificazione del territorio nell'area di crisi ambientale
  • Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Segretario del Consiglio dei Ministri
  • On.le Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
  • On.le Ministro Galletti, Ministro dell 'Ambiente e del Territo­rio e del Mare

La risoluzione della problematica CEMERAD
  • On.le Alessandro Bratti, Presidente Commissione parlamen­tare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti- Componente della VII/ Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici)

La programmazione regionale riparte da Taranto
  • On.le Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
La rigenerazione sociale
  • Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo Diocesi di Taranto
  • Dott. Franco Sebastio, Procuratore Capo Taranto
Questo pomeriggio si terrà a Taranto la “Giornata di lavoro: le attività poste in essere dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto sul SIN e sull’area di crisi ambientale, ai fini della bonifica e della riqualificazione del sistema fisico, ambientale e culturale”.
Il convegno, aperto a tutta la cittadinanza, avrà luogo presso l’Aula Magna del Convento San Francesco (ex Caserma Rossarol) in via Duomo a Taranto, sede Dipartimento Jonico in "Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture" dell’Università degli Studi di Bari.

Il convegno, promosso dal Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, è stato reso possibile dall’Università degli Studi di Bari.

La Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, ha dichiarato «il convegno vuole rappresentare una importante occasione per far conoscere a tutta la cittadinanza gli interventi e le azioni già poste in essere nella Area SIN e quanto programmato per la cosiddetta Area Vasta-“area ad elevato rischio di crisi ambientale” che comprende i comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte».

«Soprattutto la “Giornata di lavoro” – ha poi detto la Dott.ssa Vera Corbelli – ¬sarà un momento di partecipazione e condivisione in cui tutta la popolazione potrà non solo far proprio il progetto di rigenerazione del territorio in atto, ma acquisirà la consapevolezza che questa azione nasce “a Taranto per Taranto”, perché questa splendida città e il suo territorio possono rigenerarsi non solo perché il governo centrale quello regionale si stanno impegnando in tal senso, ma soprattutto perché i cittadini si sentono parte integrante di questo progetto».
«Sono convinta, infatti, che la vera forza di un popolo – ha concluso la Dott.ssa Vera Corbelli – si misura nella capacità di rialzarsi anche attraverso strategie unitarie che sappiano coniugare tecnica, economia e società e, nel contempo, nella capacità di rintracciare l’identità cittadina ripartendo dalla storia del proprio territorio».

Dopo i saluti del Dott. Umberto Guidato, Prefetto di Taranto, del Dott. Ippazio Stefàno, Sindaco di Taranto, e del Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore UNIBA, i lavori saranno presentati dalla Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto.
I lavori saranno aperti dagli interventi su “La strategia di governo nella riqualificazione del territorio nell’area di crisi ambientale” tenuti dal Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Segretario del Consiglio dei Ministri, e dall’On.le Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
Su “La risoluzione della problematica CEMERAD” interverrà l’On.le Alessandro Bratti, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti — Componente della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici).
Su “La programmazione regionale riparte da Taranto” interverrà il Dott. Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, mentre su “La rigenerazione sociale” interverranno Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Taranto, e il Dott. Franco Sebastio, Procuratore Capo Taranto.
Ai lavori, moderati dal Dottor Walter Baldacconi, Direttore Studio100TV, saranno presenti il Questore, l’Ammiraglio Comando Marina Sud, il Comandante Provinciale Carabinieri, il Comandante Guardia di Finanza, il Comandante Capitaneria di Porto, il Comandante Provinciale Vigili del Fuoco, il Rettore POLIBA, il Direttore CNR-DTA, il Presidente Provincia Taranto, il Commissario straordinario dell’Autorità Portuale, il Direttore Generale ARPA, Sindaci dei Comuni dell’Area di Crisi Ambientale, il Presidente Confindustria Taranto, il Presidente ANCE, il Presidente Camera di Commercio Taranto, il Provveditore agli Studi, i Presidenti degli Ordini Professionali, il Presidente ASI, rappresentanti delle Associazioni ambientaliste, delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni culturali. (PL)

lunedì 15 giugno 2015

Parliamone

Taranto, salute dei bambini: patto tra Unicef, Garante regionale diritti dei Minori e Pediatri

Ancora un passo in avanti per i bambini di Taranto. Dopo il protocollo siglato dal comitato provinciale dell’Unicef e l’Associazione Culturali Pediatri, a raccogliere la sfida di tutelare al meglio l’infanzia, in un territorio segnato dall’inquinamento, è l’Ufficio del Garante Regionale dei Diritti del minore (Regione Puglia).
Mercoledì 17 giugno, infatti, nella sala della Provincia di Taranto, ex Ufficio Passaporti, sarà sancito un nuovo patto, questa volta a tre, che raccoglie l’eredità del documento già firmato lo scorso mese di Maggio, tra Unicef Taranto e Acp. L’intesa sarà consacrata durante il convegno dal tema “Quando i grandi hanno cura dei piccoli, i piccoli diventano grandi”. I lavori si apriranno alle 10.00.
“Il territorio di Taranto è interessato da un livello d’inquinamento preoccupante per tutti i minorenni presenti sul territorio. L’inquinamento incide fortemente sulla salute dei bambini, soprattutto residenti nelle zone a ridosso dell’area industriale. A questo si aggiunge che sono stati segnalati eccessi di rischi per le patologie, quali tumori, malattie dell’apparato respiratorio e che l’Istituto Superiore della Sanità, attraverso lo studio epidemiologico Sentieri, ha constatato un eccesso d’incidenza di tutti i tumori nella fascia compresa tra la nascita e i 14 anni”.
Questa la premessa da cui parte il nuovo protocollo che sarà discusso mercoledì mattina. I compiti delle tre realtà coinvolte, Unicef Taranto, Acp, e Garante dei Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza (Regione Puglia) e le iniziative che verranno messe in campo, saranno spiegate durante il convegno. Ad introdurre Daniela Montano, vice presidente Comitato provinciale Unicef Interverranno: - Paparella, Rosy Garante dei Diritti del Minore-Consiglio Regionale della Puglia - Michele Corriero, Presidente Regionale Unicef - Annamaria Petrera, Presidente Comitato Provinciale UNICEF - Gianni Pietroforte, Presidente ACP Puglia e Basilicata - Anna Maria Moschetti, Referente Gruppo ACP Puglia e Basilicata - Fabio Salvatore, Scrittore A moderare il dibattito la giornalista Alessandra Cavallaro. (giornale di puglia)

sabato 18 ottobre 2014

Nel cuore di Roma

Il caso Taranto a convegno Lumsa su ambiente


Il 23 ottobre a Roma per iniziativa di Good Morning,Youth
In una stanza dove si fuma c’è una concentrazione di 40 nanogrammi per metro cubo di IPA cancerogeni, ma c’è una citta italiana dove si respirano ogni giorno, per la strada, tra i 40 e 50 nanogrammi, con picchi oltre gli 80. Questa città è Taranto dove la grande acciaieria dell’ILVA è sotto accusa, dopo la decisione della Commissione Europea di passare al secondo stadio della procedura di infrazione contro l’azienda siderurgica. Se ne parlerà a Roma, all’Università Lumsa, il 23 ottobre alle 16 nel corso del convegno “Bella da morire” curato dall’organizzazione studentesca “Good Morning, Youth”. All’incontro interverranno Luigi Oliva per il “Comitato per Taranto”, Palmira Scalamandrè, docente di storia e filosofia del liceo scientifico Battaglini di Taranto, Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e Fiammetta Mignella Calvosa, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio dell’università Lumsa di Roma.

Per ulteriori informazioni: goodmorningyouth@gmail.com

lunedì 22 settembre 2014

Un convegno "mondiale"!

Il Comitato per Taranto è stato ufficialmente invitato a parlare al convegno dal titolo:  

" BELLA DA MORIRE - perché rispettare il nostro pianeta".

che si terrà il 23 ottobre prossimo, ore 16:00, Borgo Sant'Angelo 13, Università LUMSA, Roma.
Il convegno è stato organizzato dal gruppo, Good Morning, Youth, della LUMSA. 
Il caso Taranto a convegno Lumsa su ambiente

Interverranno:
- Luigi Oliva, parlerà del DISASTRO AMBIENTALE di Taranto.

- Palmira Scalamandrè, docente di storia e filosofia del liceo scientifico Battaglini di Taranto 
- Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, parlerà di RISCALDAMENTO GLOBALE E LIMITI DELLO SVILUPPO.
- Mignella Calvosa, Professore ordinario di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio dell'Università LUMSA, affronterà un altro argomento delicato: LA SOSTENIBILITÀ URBANA.

 COMUNICATO STAMPA:
"In una stanza dove si fuma c’è una concentrazione di 40 nanogrammi per metro cubo di IPA cancerogeni, ma c’è una citta italiana dove si respirano ogni giorno, per la strada, tra i 40 e 50 nanogrammi, con picchi oltre gli 80. Questa città è Taranto dove la grande acciaieria dell’ILVA è sotto accusa, dopo la decisione della Commissione Europea di passare al secondo stadio della procedura di infrazione contro l’azienda siderurgica. Se ne parlerà a Roma, all’Università Lumsa, il 23 ottobre alle 16 nel corso del convegno “Bella da morire” curato dall’organizzazione studentesca “Good Morning, Youth”."

Per ulteriori informazioni: goodmorningyouth@gmail.com

 


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giovedì 10 aprile 2014

In casa del malato

E’ iniziata ieri la XVIII Riunione Scientifica Annuale AIRTUM che durerà sino a domani.


E’ proprio Taranto quest’anno ad aprire i lavori della XVIII riunione scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Un evento scientifico a carattere nazionale della durata di tre giorni, che conta la presenza di tantissimi medici, ricercatori e personale sanitario proveniente da ogni parte d’Italia, e che funge da aggiornamento professionale per quanti ne hanno preso parte. Il convegno prevede una serie di interventi da parte di studiosi di grande valore nazionale e internazionale. La scelta di tenere l’incontro a Taranto rappresenta un riconoscimento dei risultati raggiunti dall’intera Rete del Registro Tumori Puglia che in pochi anni ha visto la presenza del registro tumori in tutte le ASL locali, portando così quelli di Taranto e Lecce all’accreditamento. Si parla di ‘numeri’, e a Taranto fa molto male sentire parlare di numeri, perché dietro quei numeri ci sono reparti di oncologia strapieni, ci sono bambini. C’era il bivio ‘lavoro-salute’: c’era, perché i tarantini non possono più scegliere. Lo dicono i numeri, quelli del cancro. Lo dice anche Pietro Comba, dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che quella di Taranto è una situazione reale di emergenza ambientale e sanitaria, e questo lo sappiamo già da diversi anni, perché gli studi scientifici su ambiente e salute, a Taranto hanno una lunga storia, e questa è una città nella quale alcune patologie, sia tumorali (come tumore ai polmoni o della pleura) che non tumorali (patologie delle vie aeree), hanno un’incidenza e in alcuni casi una mortalità più elevata rispetto alla popolazione della Puglia nel suo complesso: “questo è spiegato dalla quantità e qualità delle immissioni del polo industriale. Il quadro è abbastanza ben definito dal punto di vista scientifico” spiega Comba, ricordando la legge numero 6 del 6 febbraio 2014, con la quale il Parlamento ha approvato un intervento straordinario proprio per la popolazione tarantina, il quale prevede una facilitazione dei percorsi diagnostici e terapeutici delle malattie che possono essere causate dalla contaminazione ambientale, e l’Istituto Superiore di Sanità con la Regione Puglia, in particolare con il dipartimento di prevenzione della ASL di Taranto, così come spiega Comba, hanno insieme un mese di tempo, per mettere a punto il piano di questo intervento. Quando si parla di disastro ambientale, soprattutto in una città come Taranto, che importanza assume un registro tumori? Sicuramente, sempre a dire di Comba, la finalità principale è quella di misurare il carico di patologia tumorale di queste aree, rifacendosi allo storico esempio di Chernobyl, e sottolineando che i registri hanno contribuito a chiarire nel tempo, a seconda della durata e della latenza della malattia, in che misura determinate emergenze ambientali hanno causato casi di tumori. Insomma, una risorsa fondamentale il registro tumori a detta della comunità scientifica che ieri mattina presso l’ex Caserma Rossarol, ora sede del Polo Universitario Ionico, ha aperto i lavori con un seminario satellite dal titolo ‘Ambiente e salute: uso dei dati dei Registri Tumori’ al quale nel pomeriggio è seguito un convegno presieduto dalle autorità Istituzionali e rappresentanze mediche del territorio. Il seminario, introdotto da una lettura a cura del presidente AIOM Cascinu, ha visto l’intervento dei due epidemiologi incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, per i rilievi scientifici afferenti il caso Ilva, ovvero Annibale Biggeri e Francesco Forastiere, i quali hanno parlato rispettivamente, di aspetti metodologici nell’analisi del profilo di salute dei residenti nei siti d’interesse nazionale per l bonifica, e lo studio di coorte residenziale nella valutazione dei rischi ambientali. Nel suo discorso di apertura Cascinu, afferma che bisogna ragionare su cosa investire in termini di screening, ribadendo l’importanza fondamentale del registro tumori, per comprendere al meglio le fasce d’età colpite, quale tipo di tumore è più frequente, il tutto per capire come meglio agire in termini di prevenzione e di screening; ma soprattutto, per definire se l’attesa di vita in una determinata area, è stabilità da fattori biologici o fattori ambientali. Francesco Forastiere, del dipartimento di epidemiologia SSR Lazio, spiega nella sua esposizione su cosa si basano gli studi di coorte di popolazione, ovvero sulla ricostruzione della storia anagrafica di tutti gli individui residenti, il loro successivo follow-up, la verifica di mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza dei tumori, e il computo dei tassi assoluti e relativi di frequenza di malattia e di mortalità. Da quanto spiega, nell’area di Taranto, dal 1995 al 2002, su un numero di mortalità di circa 7000 uomini, 2029 sono deceduti a causa di un tumore. Per quanto riguarda le recenti pubblicazioni, sono stati resi noti per Taranto e provincia, i dati relativi al triennio 2006-2008, dai quali si apprende che in questo lasso di

©Elena Ricci©Elena Ricci

tempo, sono stati circa 8800 i nuovi casi di tumore che hanno interessato gli uomini per il 55% e le donne per il 45%. Tra i tumori più frequenti negli uomini risultano quelli del polmone, della prostata , vescica, colon e retto e fegato; mentre per le donne, il tumore della mammella, del colon e del retto, tiroide, corpo dell’utero e ovaio. In termini di mortalità, sempre in riferimento al triennio 2006-2008, i numeri parlano di 4.112 decessi, dei quali 2.339 sono uomini e 1.713 donne. I dati fino al 2008, confrontati con quelli nazionali, mostrano tassi di incidenza inferiori rispetto alla media nazionale. Se consideriamo però la patologia tumorale a livello polmonare e vescicale nel sesso maschile, l’impatto risulta superiore alla media sia a livello nazionale che a livello meridionale, a differenza dell’impatto relativo al sesso femminile, che risulta nettamente inferiore. Tutto questo, come si apprende dalla sintesi dei risultati pubblicata sul rapporto tumori della provincia di Taranto, a conferma di possibili nessi causali tra la patologia e l’aver lavorato nel settore industriale. Ulteriore conferma a quanto detto, è anche la bassa incidenza, sempre per quanto riguarda Taranto e provincia, di tumori legati ad abitudini alimentari. Superiore invece, nell’area meridionale, i tumori della mammella, collo, utero e ovaio. L’incidenza elevata di queste forme tumorali è dovuta anche al ritardo con il quale nell’area di Taranto si stanno consolidando le misure di prevenzione. Infine, sempre da un analisi dei dati, posti a confronto con i restanti registri del sud Italia, emerge tramite il la distribuzione del TSD (tasso standardizzato diretto) che la maggiore incidenza di tumori è concentrata nel comune di Taranto, rispetto ai comuni della provincia. Ovviamente l’incidenza dei tumori è un argomento che riguarda tutta Italia, e che abbraccia fattori di diversa natura. Taranto è una città che sente particolarmente il problema, soffocata dai fumi dell’Ilva, fattore che se non unico, perlomeno è il principale.


I numeri del cancro in Italia
2013

Scarica il volume



Rapporto AIRTUM 2013 -Tumori multipli

Indice contenuti/Contents
Indice del volume

Registro Tumori: i numeri della vergogna 

Emergenza ambientale e sanitaria. Tutto certificato, con numeri, dati e statistiche. Non si tratta di isolati allarmismi ma di un quadro scientifico tracciato durante la “XVIII Riunione Scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori per l’anno 2014”. Convegno tenutosi a Taranto, non a caso. Rimbomba nella sede dell’Università in Città Vecchia la voce scientifica del rapporto 2013 che si focalizza nel triennio 2006-2008: in provincia di Taranto ci sono stati 8.762 nuovi casi di tumore, esclusi quelli alla pelle e alla vescica non maligni, dei quali 4 mila 866 tra i maschi pari al 55% del totale e 3 mila 945 tra le femmine, pari al 45%. E se nei Comuni della Provincia le cifre sono lievemente superiori al resto del Mezzogiorno ma inferiori rispetto ad alcune regioni settentrionali, il buco nero si concentra nella città di Taranto. In particolare, la lente d’ingrandimento dell’Airtum si focalizza su alcune zone: Borgo, Città Vecchia e Tamburi. I tassi di incidenza specifici per età assumono un valore massimo nei soggetti con età compresa tra 75 e 84 anni nei maschi e oltre i 75 anni nelle donne, con tassi superiori a 3 casi ogni 100 abitanti tra gli uomini e 1,5 tra le donne. I tumori in età pediatrica costituiscono lo 0,7% di tutti i tumori rilevati nel territorio. I tumori più frequenti nel sesso maschile sono stati quelli del polmone (16,6%), prostata (16,1%), vescica (13,3%) colon (11,1%) e fegato (4,9%). Nelle donne, in questa triste classifica al primo posto c’è il tumore della mammella (28,7%), colon (12,6%), tiroide (7,8%), corpo dell’utero (5,3%) e ovaio (3,6%). Sulla base di questi dati, si stima che il rischio di ammalarsi di cancro nel corso della vita, per i residenti nell’Asl di Taranto, sia pari al 30,5% tra gli uomini e al 22,5% tra le donne. Traducendo, un uomo su tre e una donna su cinque. I decessi per tumore maligno nel triennio 2006-2008 sono stati invece 4 mila 112, dei quali 2 mila 339 (58%) tra gli uomini e mille 713 tra le donne. La causa più frequente tra i maschi è il tumore al polmone con un tasso di mortalità del 29,3% per causa oncologica. Subito dopo prostata (8,2%) e colon (7,6%). Tra le donne, invece, il cancro alla mammella è la causa di mortalità principale con il 17,3% e successivamente colon (11,4%) e fegato/polmone (7,4%). Le conclusioni dell’Asl ribadiscono come, considerando i dati di tutti i registri tumori italiani, il numero dei nuovi casi nella provincia di Taranto è risultato inferiore all’atteso del 7% per gli uomini e del 5% per le donne. Un risultato in tendenza con il “minor rischio” riscontrato a livello meridionale. Va anche sottolineata la relativa bassa incidenza di alcuni tumori più comunemente correlabili con le attitudini alimentari, come i tumori allo stomaco. Solo per determinati tumori – tiroide, mesotelioma, vescica nel sesso maschile e leucemia nel sesso femminile – sono stati evidenziati tassi significativamente superiori rispetto alla media nazionale. Queste considerazioni, come già sottolineato, si basano sui numeri della Provincia. Taranto città, purtroppo, è un caso a parte. Negativo, purtroppo, ma non sorprende. Questa la lista nera in cui Taranto ha una maggiore incidenza: fegato, polmone, mesotelioma, melanoma cutaneo, mammella, cervice uterina e rene per entrambi i sessi, vescica negli uomini e linfoma non hodgkin nelle donne.
A.Pignatelli- Segnourbano

sabato 5 aprile 2014

E parliamone!


Tumori, un convegno importante a Taranto

Il Registro Tumori ASL Taranto – sezione provinciale del Registro Tumori Puglia – è stato scelto dall’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) quale Registro incaricato di organizzare la XVIII Riunione Scientifica annuale per l’anno 2014. La Riunione Scientifica, che si svolgerà a Taranto il prossimo 9-11 aprile, vedrà riuniti una serie di relatori di valore nazionale e internazionale, i quali discuteranno i temi di interesse finalizzati all’accrescimento scientifico degli operatori dei circa 40 Registri Tumori accreditati nazionali.
L’evento scientifico, oltre a rappresentare un’importante occasione di formazione per il personale sanitario nazionale e regionale impegnati, rappresenta un degno riconoscimento dei risultati raggiunti dall’intera Rete del Registro Tumori Puglia che in pochi anni ha visto sviluppare l’attività di registrazione in tutte le AA.SS.LL. regionali portando già all’accreditamento quelli di Taranto e Lecce. Nella giornata inaugurale il convegno sarà preceduto da un seminario satellite dal titolo: “Ambiente e salute: uso dei dati dei Registri Tumori”. Il Convegno si aprirà alle 14.30 con il Saluto delle Autorità.
Faranno seguito una Lettura Magistrale del dott. Pietro Comba dell’ISS :”I Registri Tumori nelle emergenze ambientali” e una tavola rotonda su “Ambiente e Tumori: esperienze a confronto” cui parteciperanno il dott. Forastiere e il dott. Biggeri. I lavori proseguiranno fino alla mattinata dell’11 aprile 2014. Il lavori del Convegno potranno essere seguiti in diretta streaming dal sito dell’AIRTUM: http://www.registri-tumori.it/cms/.
UN LUNGO PERCORSO
Un lungo percorso quello del registro tumori di Taranto. Era il 18 marzo del 2010 quando nella “Sala Riunioni” della ASL se ne parlò per la prima volta: quel giorno avvenne la presentazione dello “Start up” del Registro Tumori di Puglia. Da quel giorno, passerà oltre un anno prima di tornare a sentire parlare del registro tumori di Taranto. Era il 18 luglio del 2011, quando nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città, fu convocata una conferenza stampa per la presentazione dei “Dati preliminari incidenza anno 2006” del Registro Tumori di Taranto. Quel giorno si intuì che dal registro tumori sarebbe arrivata la conferma di una situazione sanitaria tutt’altro che rosea e per troppo tempo taciuta. Il dr. Sante Minerba, direttore S.C. Statistica Epidemiologia – Registro Tumori dell’ASL/TA, affermò che per Taranto e Provincia nel 2006 furono riscontrati oltre 3 mila casi di tumore. Di questi, 501 cutanei e 2802 agli organi interni. Le patologie più diffuse erano le neoplasie polmonari, alla prostata e alla mammella.
Poi, un anno e mezzo dopo, il 21 dicembre del 2012, furono resi noti i dati inediti del registro dei tumori di Puglia, gestito in partnership tra le provincie di Brindisi, Taranto, Lecce e BAT. Il compito di presentarli toccò a Giorgio Assennato (direttore generale di ARPA Puglia), nella veste di presidente del comitato tecnico del Registro tumori di Puglia. La scelta ricadde sulla città di Lecce, nella sede del Comune durante un Consiglio comunale. Non a Taranto. Strano, perché il registro tumori di Puglia contiene anche e soprattutto i dati di Taranto relativi al triennio 2006-2007-2008. Una scelta probabilmente tutta politica, visto che in quei giorni Taranto era in fibrillazione per le vicende dell’Ilva e l’imminente approvazione da parte del governo della prima legge ‘salva Ilva’. Sia come sia, questo giornale pubblicò quei dati, con relative tabelle. Che caddero nel solito cassetto del dimenticatoio.
In realtà soltanto il 27 marzo 2013 furono accreditate ufficialmente a livello nazionale le sezioni di Lecce e Taranto del Registro Tumori Puglia: la notizia venne annunciata dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dall’assessore alla Sanità e al Welfare Elena Gentile e il direttore generale di ARPA Puglia e dal presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Registro, Giorgio Assennato. Ovviamente a Bari. Per onor di cronaca, è bene ricordare che l’accreditamento avvenne nel corso della XVII riunione annuale dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori a Bolzano. All’accreditamento possono accedere solo i registri che abbiano completato i dati di incidenza delle malattie neoplastiche per tre anni consecutivi. Il percorso di accreditamento fu lungo e tortuoso, con la Commissione di Valutazione che sottopose ad un lungo esame tutti i dati raccolti sia per Taranto che per Lecce, prima di rilasciare il suo ok definitivo.
Poi, il 3 giugno 2013, durante una riunione convocata a Bari dal governatore della Puglia Nichi Vendola sulla vicenda Ilva, il dott. Sante Minerba direttore dell’Unità Operativa di Statistica ed Epidemiologia della ASL/TA, illustrò alcune slide inerenti il registro tumori di Taranto (quelle pubblicate da questo giornale e da inchiostroverde.it quasi sei mesi prima). I dati del registro, riguardanti il triennio 2006-2007-2008, evidenziano un dato scientificamente certo ed inconfutabile: il SIN di Taranto (che comprende il capoluogo e Statte) presenta dati di incidenza superiori, per alcune tipologie di tumori, sia negli uomini che nelle donne, se confrontati con i dai del resto d’Italia e con quelli del Sud Italia e delle Isole.
Negli uomini nel SIN di Taranto si registra un’incidenza superiore rispetto resto della provincia ionica, per i tumori di testa e collo (+32%), colon e retto (+23%), fegato (+39%), pancreas (+38%), polmone (+58%), melanoma cutaneo (+89%), mesotelioma (+296%), prostata (+15%), rene e vie urinarie (+93%), vescica (+30%), linfoma non Hodgkin (+45%), per un totale di +30% sul totale dei casi osservati. Nelle donne invece, si registra per lo stomaco un clamoroso +108%, +13% per colon e retto, +84% per il fegato, +50% per il polmone, +32% per melanoma cutaneo, +27% per la mammella, +69% per il corpo dell’utero, per un +20% sul totale dei casi osservati (esclusi cute e tumori non maligni del SNC). Queste percentuali sono da riferirsi al numero atteso di confronto. Per esempio: se per il mesotelioma l’atteso sarebbero 3 casi, noi osserviamo nel SIN di Taranto 12-13 casi per il triennio, il che equivale a circa un 300% di eccesso. Se si confrontano i dati della provincia con il resto d’Italia e il Sud/Isole i dati di incidenza sono leggermente inferiori rispetto a quelli osservati dal confronto SIN-resto della provincia ionica, ma pur sempre significativi. Il dato totale dei casi riscontrati negli uomini è di 5928. 4777 le donne: per un totale di 10.705 casi. Probabilmente, durante il convegno della prossima settimana, saranno presentate alcune slide del registro tumori di Taranto.
Intanto, resta un “mistero” il perché il registro tumori di Taranto sia stato finanziato dalla Regione Puglia soltanto a partire dal 2010, quando la sua nascita in Italia è datata 1973 e quando tantissimi studi effettuati negli anni ’80 e ’90 da medici tarantini della ASL e non, ed altri studi epidemiologici, segnalavano la drammatica situazione sanitaria della città dei Due Mari. Basti pensare che tra il 1998 ed il 2001, fu effettuata una raccolta dati di notevole importanza, ma il Ministero dell’Ambiente non finanziò più i progetti che aveva approvato e quel lavoro andò perduto. Così come un altro “mistero” resta il perché ancora oggi non sia stato presentato alla città da parte di Regione e ASL i dati ufficiali del triennio 2006-2007-2008.
Ciò detto, il lavoro di raccolta dati continua. Quelli del 2009 sono quasi completi (mancano le cartelle provenienti da fuori Regione), mentre in questi mesi si è al lavoro su quelli del 2010. L’obiettivo è quello di completare entrambi gli anni entro l’anno corrente. A tal proposito, cogliamo l’occasione per ringraziare ancora una volta coloro i quali lavorano da anni con grande ostinazione e passione, ed in silenzio, alla realizzazione del registro tumori di Taranto: persone a cui l’intera comunità tarantina dovrà sempre essere riconoscente. Antonia Mincuzzi (Dirigente Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Settore Registro Tumori e Studi Epidemiologici coordinatore attività del Registro Codificatore), Simona Carone (Biologa), Margherita Tanzarella (Operatore) e Giuseppe Leone (Dirigente Amm.vo S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Informatico Supporto Informatico). Il tutto sotto la supervisione di Sante Minerba (Direttore Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Resp.le Registro, Codificatore): e nell’ultima settimana si è aggiunta anche un’altra unità. Anche questa è la Taranto migliore da salvare e da cui ripartire.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 05.04.2014)

martedì 25 marzo 2014

Parliamone!

L'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELL'INSUBRIA 
CON IL PATROCINIO DELLA CITTA' DI BUSTO ARSIZIO (VARESE)
E 
DELL' I.S.D.E.

ORGANIZZA UN MEETING:
L’IMPATTO DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO SULLA SALUTE 
Sabato: 17 maggio 2014 
Sede: Sala Tramogge, Molini Marzoli Massari, via Molino 2 (ang. v. Cadorna) - Busto Varese (VA) 
SESSIONE 1. Inquinamento atmosferico e patologie 
  1. Effetti a breve e a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana. Paolo Crosignani, Unità di Epidemiologia Ambientale e Registro Tumori, Milano. 
  2. Gli effetti tossici delle emissioni industriali sulla salute umana: il caso Taranto. Agostino di Ciaula, ISDE, Bisceglie, (Bari). 
  3. Inquinamento atmosferico e patologie a Taranto: quale approccio per la ricerca della correlazione? Daniela Spera, Associazione “Legamjonici”, Taranto. 
SESSIONE 2. La ricerca 
  1. Modelli animali per lo studio delle esposizioni al benzene. Fiorella Belpoggi, Bologna. 
  2. Gli effetti del benzene e dei metalli pesanti sulla metilazione del DNA e le modificazioni istoniche. Ian Marc Bonapace, Università dell’Insubria, Busto Arsizio (Varese). 
  3. Riflessioni sulla teoria dell'origine embriofetale delle malattie: obesità, autismo, tumori infantili. Ernesto Burgio, Presidente del comitato scientifico dell’ISDE, Palermo. 
  
Direttore scientifico: Dott. Ian Marc Bonapace 
Comitato scientifico: Ian Marc Bonapace, Gabriella Fanali, Mauro Fasano 
Segreteria organizzativa: afi@afinsubria.org

martedì 18 marzo 2014

Primavera: fiorisce la città!

Torna la primavera. I cittadini fioriscono nelle piazze e fanno sentire la loro voce. la città riprende a parlare del suo presente per costruire il futuro.Partecipiamo!!!


lunedì 3 marzo 2014

Tanto per ripeterselo

Ecco il topolino partorito dal grande convegno: "L'Ilva dopo i decreti"

«Ora il governo tuteli i tarantini»

“Dopo quattro decreti nei quali si è preferito tutelare la produzione degli impianti industriali dell’Ilva, è giunto il momento che il Governo tuteli anche la salute dei cittadini tarantini”. A dichiararlo è il presidente del circolo Legambiente di Taranto, Lunetta Franco, che ha presieduto il dibattito di venerdì sera dal tema: “L’Ilva dopo i decreti”, organizzato dal circolo Legambiente Taranto in una sala dell’oratorio della chiesa S. Antonio in via Regina Elena. Il presidente di Legambiente ha detto che “bisogna dare risposte immediate e certe alla cittadinanza. Ci auguriamo che il Governo realizzi un decreto nel quale si tenga conto del Rapporto sulla Valutazione del Danno Sanitario (rapporto commissionato ad Arpa Puglia ai sensi della LR 21/2012, ndr)”. Per quanto attiene al piano industriale che sarà presentato dal commissario straordinario ad aprile, nel quale dovranno essere prefissate le dinamiche occupazionali e gli obiettivi dell’azienda in termini di produzione annua, ed al piano ambientale che prevede gli investimenti per l’attuazione dell’Aia, pronto per ricevere il via libera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Lunetta Franco ha aggiunto che “nei piani industriali ed ambientali dovranno essere specificati i tempi, le modalità di intervento e gli investimento da attuare”. Erano inoltre presenti al tavolo dei relatori il responsabile di Arpa Puglia, il dott. Roberto Giua, e gli avvocati Massimo Moretti ed Eligio Curci. Moretti ha illustrato le caratteristiche salienti dei quattro decreti, successivamente convertiti in legge, “che si sono susseguiti dal 26 luglio 2012, giorno del provvedimento di sequestro degli impianti produttivi dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto, emesso dal gip Todisco. Il primo decreto, immediatamente successivo al secondo sequestro attuato dal gip Todisco, questa volta riguardante le merci (coils, prodotto finito della filiera siderurgica dello stabilimento Ilva di Taranto ndr) rese possibile nominare un Garante per l’Ilva e fu data la concessione a produrre, per i successivi 36 mesi, grazie alla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. Con il decreto n. 61 del giugno 2013 – ha proseguito Moretti – lo Stato ha provveduto a commissariare l’azienda. Nel decreto si parla di un piano industriale che avrebbe dettato i tempi per l’attuazione dell’Aia. Il terzo decreto (il n. 101 del 31 agosto 2013, nel dettaglio all’art. 12, comma 1 e 2, ndr) dispone l’autorizzazione di due discariche per rifiuti in località Mater Gratiae, all’interno dell’Ilva (la discarica è divenuta nota per le vicissitudini che hanno portato all’arresto dell’ex Presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, indagato per concussione nell’autorizzazione della discarica, ndr). Infine c’è il decreto n. 136 del dicembre 2013 nel quale sono previste modifiche dell’Aia per quanto concerne i tempi di attuazione. Con questo decreto vengono concessi al commissario dell’Ilva – ha concluso Moretti – poteri straordinari, come la possibilità di un eventuale aumento di capitale dell’azienda o quella di attingere ai capitali, in precedenza sequestrati alla famiglia Riva, per le bonifiche”. In riferimento alla riduzione degli agenti inquinanti, riscontrata nell’ultimo periodo dalle centraline dell’Arpa Puglia dispiegate sul territorio di Taranto, il dottor Giua ha specificato che “i valori registrati a partire dalla seconda metà del 2012 per gli agenti inquinanti: PM10, Ipa e benzo(a)pirene, risultano essere in progressivo calo e rientrano nei valori limite consentiti per legge. Fermo restando ciò – ha aggiunto – non c’è da stare tranquilli, poiché questa situazione è dovuta al fatto che alcuni impianti inquinanti sono spenti o vanno a basso regime. Non possiamo sapere – ha poi aggiunto – cosa accadrà quando torneranno a pieno regime , in virtù del futuro aumento della produzione industriale da parte dell’Ilva”. Ha concluso il dibattito Curci, secondo il quale l’indagine della Magistratura risulta essere “un intervento finale che non può però risolvere i problemi ambientali. I tempi della Magistratura non sono brevi – ha concluso – deve quindi essere la politica a trovare le soluzioni”. (CdG)

martedì 7 gennaio 2014

Assemblea della rete nazionale per la sicurezza e salute sul lavoro: perchè è importante esserci

Convegno della rete nazionale 
per la sicurezza e salute sui posti di lavoro
 e sul territorio 

11 gennaio 2014

                                 Biblioteca Comunale Acclavio - Taranto

Vivere in una città come Taranto significa essere continuamente esposti a cancerogeni ambientali , sostanze responsabili dell'insorgere di malattie, neoplastiche. I primi sicuramente ad essere esposti e quindi con le maggiori probabilità di contrarre un cancro sono i lavoratori delle fabbriche inquinanti. L'ultimo a morire di cancro e di fabbrica a Taranto è stato Stefano Delli Ponti. Stefano viveva si può dire in fabbrica 24 ore su 24, perchè in Ilva ci lavorava ma soprattutto la respirava per tutto il resto della giornata, avendo vissuto nel quartiere Paolo VI, in uno dei palazzi di fronte al camino E312.
Stefano era entrato a lavorare all'Ilva dal 1999. 14 anni passati in Ilva : 11 anni ha lavorato nel reparto manutenzione refrattaria in Acciaieria 2, poi come macchinista nel reparto Mof (Movimentazione ferroviaria), lo stesso reparto dove ha trovato la morte Claudio Marsella,  e infine era passato nel magazzino Carriponti. 
14 anni che gli sono costati la vita: per questa combatteva quotidianamente, fino all'ultimo. A sostenerlo anche i suoi compagni di lavoro che nel maggio del 2013 avevano per lui e per sostenere le costosissime cure contro il cancro al collo, organizzato una campagna di solidarietà: circa tremila dipendenti dell'Ilva avevano sottoscritto un documento per devolvere il corrispettivo di novemila ore lavorate o di ferie (pari a 70mila euro lordi) in favore del loro collega.
Questa "corsa contro il tempo" per curare Stefano, promossa dall'USb-Ilva di Taranto, non è  bastata a salvarlo. Stefano ha lasciato la moglie Doriana ed i suoi due figli, molto piccoli. 
Anche Stefano è entrato a far parte del triste elenco dei "90 morti" all'anno prodotti dall'Ilva, come stabilito dai medici nominati dal gip Patrizia Todisco nella perizia epidemiologica. Ma di Ilva non si muore solo per effetto di continue esposizioni ad emissioni dannose alla salute dell'uomo. Si muore anche  per mancanza di sicurezza sul lavoro. 
E chi pensa, e come Marco Zanframundo lo ha fatto concretamente, di denunciare le irregolarità sul luogo di lavoro, rischia il licenziamento.
Marco infatti è stato licenziato a settembre del 2013. Lavorava nello stesso reparto dove è morto Claudio Marsella schiacciato da un locomotore. Dal giorno dell'incidente mortale Marco insieme ad alcuni suoi colleghi avevano presentato un esposto alla magistratura  per denunciare le irregolarità del sistema sicurezza in Ilva. Marco aspetta ancora di essere reintegrato.

Alla luce di tutti questi gravi fatti accaduti dentro e fuori dell'Ilva, di sicurezza e salute nei luoghi di lavor, si parlerà in un convegno organizzato per l'11 gennaio 2014 alla Biblioteca Acclavio. A promuoverlo  la Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio che con questa iniziativa intende non solo fare il punto su questi due importanti temi, ma spingersi più avanti con un'azione: porre al centro del dibattito il processo contro il "Padron Riva e il suo sistema". 
La rete nazionale sarà il terminale unitario in questo processo giudiziario, che si pone l'obiettivo di essere prima di tutto processo popolare," attraverso la
costituzione di parte civile in forma associata gratuita e di massa di operai, lavoratori, cittadini dei quartieri colpiti, che possa permettere alle masse di pesare, esprimere la loro voce e ottenere un risarcimento di ogni genere e e tipo.
Per questo  l'assemblea al mattino vedrà la presenza dell'avvocato Bonetto di Torino, che sulla scorta dell'esperienza dei processi Thyssenkrupp ed Eternit, discuterà con operai e cittadini, la piattaforma e il metodo che possa essere applicati alla costituzione di parte civile a questo processo "

L'assemblea inizierà la mattina alle ore 9.30. E proseguirà fino al pomeriggio, dalle 15 in poi. Nella seconda parte l'assemblea "farà il punto del lavoro della RETE con tutti i rappresentanti nazionali.

Sarà presente all'iniziativa anche un lavoratore dell’Istituto Tumori di Milano che conosceva Stefano Delli Ponti. Ci sarà  - scrive in una lettera riportata su tarantocontro- perchè ? "perché penso che questo sia un dovere verso Stefano e tutti gli operai uccisi da questo sistema. Venite – incontriamoci. Uniamo le energie. Solo con la lotta e la determinazione possiamo rendergli più lieve il viaggio senza ritorno che non hanno deciso loro. La solidarietà di classe, si fa e basta. Solo così possiamo guardare negli occhi i nostri figli e le future generazioni, e fargli intravedere un futuro Nuovo che cambi lo stato di cose presenti."

venerdì 8 novembre 2013

Le Donne per Taranto scrivono a Papa Francesco:" venga a visitare la nostrà città-martire"

La lettera-invito a Papa Francesco scritta dalle donne per Taranto

"Buongiorno Santità,
anche questa mattina la Città in cui viviamo si è svegliata circondata da una nube tossica che giorno dopo giorno uccide noi e i nostri figli.
Anche questa mattina la fabbrica che produce "malattia e morte" continuerà ininterrottamente la sua opera di distruzione, in spregio alla Vita, con il beneplacito del Governo Italiano e, da ieri, con la nuova benedizione della Curia Tarantina e, osiamo dire, anche della Sua.
Il Convegno farsa che si è tenuto ieri a Taranto, organizzato dalla Diocesi Tarantina in collaborazione con Lumsa, Università degli studi e Politecnico di Bari, aveva come obiettivo ben preciso quello di dimostrare che lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa può essere eco-compatibile.
Ma l’Ilva, Santità, non potrà mai essere compatibile con la Vita umana.
Il Suo auspicio che, “la proficua riflessione, accompagnata da scelte concrete verso stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico e da un sistema economico che promuova la piena realizzazione della persona, giunga al pieno riconoscimento dei diritti di ciascuno al lavoro, alla salute e alla pacifica convivenza", ci ha profondamente deluse, perché anche Lei, o chi per Lei, ha messo al primo posto il diritto al lavoro e non quello alla salute.
Non crediamo sia un errore o una svista, il Suo messaggio è chiaro: prima il lavoro e poi la salute.
Ma Lei veramente pensa che chi vuole la chiusura dell’Ilva non abbia a cuore il diritto al lavoro?
Le ricordiamo che la nostra Città, negli ultimi 40 anni, è stata sacrificata sull’altare del profitto senza ricevere nulla in cambio, né in termini di occupazione (Taranto e provincia contano 110 mila disoccupati) né in termini di sviluppo, né in termini di ricchezza.
E allora venga Santità, venga a vedere da vicino la nostra città-martire, bellissima e disperata, venga a vedere il "Mostro" che per vivere ha bisogno di continui sacrifici umani, venga a visitare i nostri bambini, quelli che non diventeranno mai grandi perchè qualcuno ha deciso che il PIL e il profitto sono più importanti della loro VITA, venga a consolare le loro mamme...e ci dica dove troverà le parole...
E venga a scuotere questa Chiesa silente e complice...altrimenti, Santità, invece di estendere la Sua benedizione all'intera città ci impartisca piuttosto l'estrema unzione.
per il Comitato Donne per Taranto
Balestra Rosella
Fersini Simona
Marsella Tonia
Pugliese Gabriella
Sarli Luana
Sgarra Angela

Il nostro bilancio sull'esito del Convegno diocesano


" Il bilancio è positivo innanzitutto per la concertazione che si è realizzata". Parla il promotore del Convegno Ambiente Salute e Lavoro che si è tenuto ieri a Taranto e che ha visto anche la partecipazione dei Ministri Lorenzin e Orlando. Parla Monsignor Santoro che col convegno ha voluto dare una svolta :  seguire un'altra direzione rispetto a quella passata. 
Seppur apprezzando lo sforzo della Chiesa di unire in un sol tavolo soggetti differenti, constatiamo che, NON tutti e in particolare i Ministri Orlando e Lorenzin hanno mostrato  di essere "uniti da un'unica preoccupazione: quella di offrire speranza alle varie persone toccate dall’inquinamento in maniera molto grave, quella di offrire speranza ai molti lavoratori che rischiano di perdere la loro occupazione".
Se confidassimo nell'operato dei ministeri ieri intervenuti potremmo dire al vescovo Santoro che "la speranza è morta". Hanno infatti ancora una volta fatto intendere che quella fabbrica non si tocca, nè tanto meno la sua produzione. Priorità dunque al lavoro inquinante, priorità alla produzione che uccide, priorità al loro "dio denaro". Hanno mostrato con le loro posizioni la loro indifferenza, il peso morto della storia, quella italiana.
 Anche le parole della Lorenzin non destano alcuna sorpresa, dichiarando che se il livello di screening a Taranto è troppo basso non è a causa della mancanza di risorse e personale: sono stati infatti stanziati 10 mila euro....  La risposta alla Lorenzin non tende ad arrivare: il direttore dell'Asl Taranto 1, Fabrizio Scattaglia, fa sapere: quelle risorse sono già state impiegate e  per la situazione della città servono ulteriori stanziamenti.


Ci hanno "offerto speranza" le parole dei ministri? Semmai l'hanno spenta come la spengono ogni volta che "aprono bocca" o addirittura applicano senza un minimo di concertazione le loro leggi Salva Ilva.


Per fortuna non si vive di sola speranza, qui a Taranto viviamo di resistenza.
 

Cronaca di un convegno


Ilva, Vendola non va dal vescovo Santoro

di Sandra Amurri.
La Chiesa a Taranto illumina il buio della politica e cammina sulle gambe di chi è rassegnato, abbandonato dalle Istituzioni e si trova solo a fare i conti con la malattia, la morte, l’ansia di un lavoro che non c’è o che teme di perdere . E diventa promotrice del convegno “Ambiente, Salute, Lavoro, un cammino possibile per il Bene Comune” a cui ieri hanno partecipato i ministri dell’Ambiente Andrea Orlando e della Salute Lorenzin. Mentre, seppure invitati “calorosamente” come sottolineato dal vescovo Filippo Santoro, il presidente della Regione Vendola, il sindaco Ippazio Stefàno e il direttore dell’Arpa Assennato, indagati, hanno deciso di sottrarsi al confronto. “Una scelta personale, ognuno risponde per sé”, è stato il laconico commento del vescovo, che dopo tanto tempo in Brasile da un anno e mezzo è nella città ferita in cui chi lo ha preceduto non ha disdegnato “opere di bene” dal Gruppo Riva in cambio dell’indifferenza di fronte a quella che la dottoressa Annamaria Moschetti ha definito una “strage di uomini, donne e bambini”. “Non posso chiedere scusa alla città per conto altrui, sapete il peccato è debito di chi lo compie” spiega il vescovo “di certo io mi sto muovendo in un’altra direzione da quella passata. Vogliamo provocare gli amministratori con le nostre domande per avere risposte”. Domande che non piacciono al ministro Lorenzin che, dopo un intervento accompagnato dai fischi, si è affrettata a uscire infilandosi, scortata, nell’auto blu. Niente conferenza stampa come auspicato dal vescovo, a cui ha partecipato solo il ministro Orlando: “Il problema dell’Ilva, oggi, dopo connivenze di ogni genere, si presenta più difficile ma non impossibile da risolvere. L’Aia può accogliere suggerimenti, correzioni e vi invito a segnalare ritardi negli interventi di risanamento” ribadisce. “La discarica Mater Gratiae va prima bonificata” dice rassicurando chi, a ragione, dalla platea esprime forte preoccupazione per l’autorizzazione data al suo utilizzo. “Nulla è scontato, di certo il commissariamento dell’Ilva rappresenta un passo rivoluzionario che segna una strada percorribile anche per altre realtà” spiega il ministro. Intervento apprezzato quello di Orlando, seppure con tante riserve di chi, in tutti questi anni ha ricevuto solo promesse disattese a scapito della salute e della tutela dell’ambiente. Parla di risanamento il ministro, da attuare anche “con un’aggressione dei beni della famiglia Riva” che, precisa “non è così semplice come appare”. IL MINISTRO della Salute Lorenzin, invece, non raccoglie l’invito del vescovo di creare una rete di laboratori per la prevenzione delle malattie derivanti dall’inquinamento con l’esenzione del ticket: “stiamo vivendo un’emergenza sanitaria… essere una società avanzata significa far convivere lavoro e salute”, si limita a dire. La platea ascolta sgomenta e fischia. Mentre strappa applausi il vescovo Santoro quando dice: “Sono arrivato a Taranto prima di papa Francesco a Roma, ma oggi sono travolto dal suo entusiasmo e mi sento più forte. Taranto è ferita e avverto su di me una grande responsabilità che mi impedisce di restare indifferente di fronte a chi deve risanare questa ferita e non lo fa. Cari ministri, vi prego di farvi portatori della sofferenza dei bambini dell’oncologi – co, di chi ha perso i propri cari perché voglio pensare a Taranto come a un luogo dove si possa rinascere, additata come esempio di ripresa anche di una classe politica nazionale e regionale che torni vicina a chi soffre. Vogliamo una parola chiara per sapere se siamo condannati o se c’è via di salvezza per la salute dei tarantini, per i lavoratori e soprattutto per i più poveri. Il telegramma che ci ha inviato papa Francesco sarà la nostra Magna Carta: prodigarsi per una soluzione che metta al centro uno stile di vita sostenibile”, e conclude: “Le nostre processioni non hanno mai avuto un soldo da Riva”. (IL FATTO QUOTIDIANO)

Legamjonici su posizioni dei Ministri Orlando e Lorenzin: " contrarie agli interessi della collettività"

LegamJonici

Comunicato Stampa
7/11/2013
Presente al Convegno dell’arcidiocesi di Taranto:
‘Ambiente, salute, lavoro:
un cammino possibile per il bene comune’

Gli interventi del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin hanno avuto il chiaro intento di riaffermare e rilanciare l’utopistico obiettivo di rendere l’Ilva compatibile con la città.
Il comitato Legamjonici considera tale posizione del tutto contraria agli interessi della collettività poiché, ancora una volta, pone in secondo piano il diritto alla vita.
L’emergenza sanitaria in atto a Taranto richiede interventi immediati per la tutela della salute pubblica. Il Ministro Lorenzin ritiene che tale emergenza sanitaria debba essere affrontata solo potenziando diagnosi e cura e quindi monitorando i casi di patologie, dimenticando che la prevenzione primaria è l’unico approccio in grado di affrontare  efficacemente l’aggressione patologica degli innumerevoli inquinanti ambientali prodotti dal siderurgico. Occorre dunque evitare l’esposizione prolungata della popolazione ad ogni genere di contaminante ambientale, anche a basse concentrazioni.
Il diritto alla vita non può essere compromesso da un’attività produttiva che ignora la perdita di vite umane ridotta ad effetti collaterali accettabili. Si ribadisce pertanto la necessità di fermare definitivamente un’industria che provoca malattia e morte, senza attendere oltre.
Proprio a dimostrazione dell’impossibilità di conciliare salute e lavoro nel contesto industriale in cui ci troviamo alleghiamo alcune foto scattate il 6/11/2013 tra le ore 23.30 e le ore 23.45. Si prega la massima diffusione.
Comitato Legamjonici



martedì 5 novembre 2013

Un firma per monitorare l'endometriosi

Ambientalisti Taranto per istituzione registro casi endometriosi

Nel convegno sui temi della salute, dell'ambiente e del lavoro che si terra' giovedi' a Taranto su iniziativa dell'arcivescovo Filippo Santoro, presenti i ministri dell'Ambiente, Andrea Orlando, e della Salute, Beatrice Lorenzin, il movimento ambientalista tarantino chiedera' fra l'altro l'istituzione di un "Registro regionale pugliese per l'Endometriosi". La richiesta e' sostenuta dall'Isde, l'associazione medici per l'ambiente, e dall'Ordine dei medici di Taranto.
  "Si parla di un 10% di donne tarantine toccate da questa malattia - e' stato affermato oggi in una conferenza stampa dal movimento "Taranto Lider" - ma noi crediamo che i casi siano di piu'". Tre milioni in tutta Italia sono le donne colpite da una patologia importante che investe l'apparato riproduttivo femminile, causando danni psico-fisici, forti dolori e infertilita'. Dati e studi recenti dimostrerebbero quanto l'inquinamento da sostanze tossiche, in particolare da diossine e Pcb, possa incidere sull'insorgenza di questa patologia.
  "Questo significa che sarebbe possibile fare prevenzione primaria - spiega "Taranto Lider" - se solo avessimo dati epidemiologici attendibili anche in Puglia, una regione che presenta numerose aree caratterizzate da livelli critici di inquinamento." La richiesta di "Taranto Lider" e' sostenuta anche dall'associazione "Passeggino Rosso", un movimento di donne di Brindisi nato per richiamare l'attenzione sui problemi che colpiscono la salute dei bambini e delle donne.
  L'istituzione del Registro regionale per la raccolta e l'analisi dei dati clinici e sociali riferiti alla malattia dell'endometriosi avra' il fine di stabilire appropriate strategie di intervento, di monitorare l'andamento e la ricorrenza della malattia, nonche' di rilevare le problematiche connesse e le eventuali complicanze, e infine di mettere in atto strategie di prevenzione primaria nelle zone a rischio.
  "Le donne che hanno contratto questa malattia - aggiunge D'Amato - dovranno usufruire in Puglia dell'esenzione del ticket sanitario e delle agevolazioni per le analisi e per le cure". Il comitato "Taranto Lider" ha anche lanciato una petizione on line con quale si rivolge direttamente al governatore della Puglia, Nichi Vendola, per chiedere "una legge per la tutela delle donne affette da endometriosi". Ad ottobre del 2012 questa malattia e' stata inserita nelle nuove tabelle dell'Inps come causa di invalidita' civile.
  L'endometrio e' un tessuto presente all'interno dell'utero e quando si sviluppa anche in altre parti del corpo e non solo all'interno dell'utero, si parla di endometriosi, e' stato spiegato oggi. Precisato anche che interessa soprattutto le donne di 30-40 anni e che si verifica piu' spesso nelle donne che non hanno mai avuto figli. I sintomi si possono raggruppare in due gruppi fondamentali: dolore e infertilita'. E l'infertilita' puo' essere causata anche da fattori biochimici.(AGI).

domenica 3 novembre 2013

Chiacchiere e distintivo...

"sono in giuoco le sorti dell`occupazione, della salute e della siderurgia italiana"... (ci sono una u ed una e di troppo... trovatele!

L'Ilva è un caso nazionale: difendiamo lavoro e ambiente

La vicenda giudiziaria dell’Ilva di Taranto si allarga. Tra gli indagati oltre alla famiglia Riva e al suo management, ci sono altre 53 persone. Tra questi c`è il presidente, i consiglieri e un`assessore della regione Puglia, il direttore dell`Arpa, il sindaco di Taranto, un deputato, alcuni consiglieri del ministero, un sacerdote, un carabiniere ed altri. La giustizia fa il suo dovere. Auspichiamo che il suo corso sia il più veloce possibile. È indispensabile che i responsabili dei reati contro l`ambiente e contro la salute dei lavoratori e dei cittadini siano individuati e condannati, mentre la dignità di persone non colpevoli vada fermamente difesa. 
Il Pd con il suo seminario svoltosi a Taranto su «Il risanamento ambientale dell'Ilva e le prospettive di sviluppo territoriale», organizzato dal forum e dal dipartimento Ambiente, dal partito regionale e di Taranto e dagli «ecodem», ha messo in luce come l'Ilva sia una grande questione nazionale ed europea verso cui il governo italiano ha avuto una attenzione particolare, nominando un commissario e un sub commissario ai quali è stato consegnato l`obiettivo di ambientalizzare la fabbrica, salvaguardando la salute, l`ambiente e l`occupazione.

lunedì 30 settembre 2013

Nelle sale come nelle piazze

Taranto: il messaggio medico al Paese e ai decisori politici

C'erano moltissimi medici, sabato 28 settembre nell'aula universitaria di Taranto per seguire il Convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio", proposto dalla FNOMCeO, dagli Ordini provinciali dei medici di Taranto e Brindisi e dall’ISDE, Associazione medici per l’ambiente. E c'erano moltissimi cittadini e studenti raccolti attorno alle parole di Cosimo Nume, presidente dell'OMCeO della città pugliese: "Questa è una giornata che vuole essere simbolo e ripartenza, una giornata che insieme è di denuncia e di richiesta di maggior salute pubblica per tutti". 
A Taranto l'inquietante presenza di ciminiere e nubi tossiche è un immagine che si stampa negli occhi, che deturpa la bellezza dei due mari che accarezzano la città. E mentre da Bruxelles arriva la bacchettata ambientale (sotto forma di avvio di procedura di infrazione, in quanto il nostro Paese proprio sull'Ilva non ha rispettato le direttive sulle emissioni inquinanti), dal convegno tenuto in questa città antica e deturpata, è arrivato un messaggio medico scientifico preciso e impegnativo, che Amedeo Bianco, presidente della Federazione, ha sintetizzato in due punti chiave: i medici di tutta Italia sono vicini alla città e i dati scientifici devono orientare le iniziative di tutela della salute. 
Mantenendo fede al suo impianto scientifico, il convegno ha presentato approfondimenti e riflessioni che, come detto dal primo relatore Agostino Di Ciaula (ISDE) possono diventare promemoria sanitario per decisori politici. Decisori che devono prendere atto dei dati di carcinomi e dell’incidenza della Bpco, ma anche di quelli dell’abnorme infertilità (20-25%) mostrata da Raffaella Depalo (Policlinico di Bari), come anche dell’insolito dato socio-statistico: Taranto è l’unica città italiana in cui l’aspettativa di vita si è abbassata di due anni, contraddicendo l’orientamento che vuole l’Italia (insieme al Giappone) come il paese più vecchio del mondo. Insomma: Taranto rappresenta una sfida. A chi fa azienda, a chi gestisce la produzione nel nostro Paese, a chi progetta la sanità pubblica. Una sfida anche per quella parte di mondo medico e di ricercatori (sempre più esigua) che mette in dubbio il rapporto tra inquinanti e salute.
Una sfida e una preoccupazione che Ernesto Burgio, Direttore scientifico dell'ISDE e da un ventennio acceso sostenitore di ricerche "eretiche", ha lanciato anche più in avanti sottolineando che il problema non è solo nei tumori manifesti, visto che "non è la dose che fa il veleno, bensì la quantità nel lungo periodo", nella convinzione che embrioni, feti e gameti sono i target piu sensibili agli agenti inquinanti. In una perfetta linea epigenetica, Burgio ha sottolineato che "quel che si genera adesso lo percepiremo tra 20 anni", citando il Lancet che ormai parla di pandemia quando riporta i dati dell'autismo in zone fortemente inquinate. Il riferimento del ricercatore siciliano è quella parte di scienza internazionale che ormai vede il DNA non come un elemento immutabile, ma come un dato "sprogrammabile" fin dall'utero, fortemente mutevole e sottoposto a pressioni ambientali: non a caso esistono centri di ricerca che stanno concentrando il loro lavoro proprio sulle eco-interferenze sul DNA, offrendo chiavi di lettura nuove degli effetti dell'inquinamento sul corpo umano e sui suoi meccanismi.
E dunque che fare? Chiudere, riconvertire, bonificare, statalizzare? I temi del “dopo” sono giustamente rimasti sullo sfondo, ma non si può dimenticare cosa accade da altre parti del mondo. Altrove è la stessa classe imprenditoriale a cercare le soluzioni a miglior impatto. Altrove – si pensi al bacino della Ruhr, a Bilbao, a Pittsburgh – la riconversione ha pagato e ha fruttato economicamente al meglio, sia nelle situazioni in cui le fabbriche sono rimaste, sia in quelle in cui le ciminiere sono state sostituite da cultura e turismo. Taranto potrebbe essere un modello di rinascita, invece che di morte, soprattutto se accorpata in un ipotetico “piano nazionale” alle altre due grandi aree pericolose del nostro Paese, Marghera e Augusta-Priolo, anch’esse sul mare, anche loro ad altissima incidenza tumorale.
Da Taranto la classe medica rilancia un messaggio chiaro: non chiudiamo gli occhi, partecipiamo e condividiamo dati, preoccupazioni, sfide, affinché diventino coscienza professionale e messaggio politico. Come ha sottolineato Emanuele Vinci, coordinatore della Commissione ambiente della Federazione nazionale degli Ordini: "Ora non si può non sapere. La FNOMCeO sulle tematiche ambientali ha costituito un gruppo che sta cercando di produrre proposte che prendono atto dei dati della ricerca, ragionando sulla Valutazione dell'impatto sulla salute e sulla Valutazione del danno sanitario. La ratio di tutto questo è una sola: non si può non sapere". Dopo queste giornate tarantine ciò è piu vero che mai. (fnomceo)

Convegno Salute, ambiente, lavoro nella città dell'acciaio: l'intervento dei Liberi e Pensanti


venerdì 27 settembre 2013

Essere tarantini nell'età dell'Ilva: una corsa ad ostacoli!

Tutti i diritti riservati

Taranto: nuovo studio choc, "in area Ilva una coppia su 4 sterile"

Una coppia su quattro nell'area di Taranto e' sterile, e il 26% delle donne e' in menopausa precoce. E' quanto emerge da uno studio condotto da Raffaella Depalo del Policlinico di Bari, che presentera' al convegno "Salute, Ambiente, Lavoro", che - organizzato dall'Ordine dei Medici della provincia di Taranto, da quello di Brindisi, dalla Fnomceo e dall'Isde, l'Associazione internazionale dei Medici per l'ambiente - si terra' presso la Sede dell'Universita' (ex Convento di San Francesco) il 28 settembre.
Al centro dell'attenzione di medici, giuristi, giornalisti, cittadini non ci saranno soltanto le neoplasie, ma gli effetti dell'inquinamento (causato anche dall'Ilva) sull'apparato riproduttivo - e quindi, sulle generazioni future - oltre che su quello endocrino e su quello neurosensoriale. "Non vogliamo "non" parlare di tumori - afferma il presidente dell'Omceo di Taranto, Cosimo Nume -.Vogliamo solo far sapere che ci sono anche molte altre problematiche, non meno pericolose, legate all'inquinamento, su cui e' necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa citta' si e' finalmente risvegliata, per non subire domani l'insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate sui determinanti di Salute".
Se negli anni '70, emerge dallo studio, il 16% delle donne, in Puglia, aveva problemi a procreare, oggi le coppie infertili sono il 20-25%, la maggior parte provenienti da una fascia di territorio compresa tra Taranto e Brindisi. E il 26% delle donne, provenienti dall'area geografica in un raggio di 20 km da Taranto, che si erano rivolte al centro diretto dalla Depalo erano in menopausa precoce: nessuna delle donne della stessa eta', ma provenienti da altre parti d'Italia, era in menopausa. Una prima proiezione sulla fertilita' maschile in associazione con l'esposizione annuale diretta ad alti livelli di diossine e' stata compiuta sempre a Taranto, con il contributo dell'Universita' degli Studi di Bari: e' emerso un aumento, nel liquido seminale, dello stress ossidativo e della frammentazione del Dna.
"La professione medica ha nel suo codice genetico la consapevolezza del nesso indissolubile tra ambiente e salute - conclude il presidente dell'Ordine di Brindisi, Emanuele Vinci -. E oggi siamo ben consci, grazie a studi epidemiologici, genetici, biomolecolari, che le influenze negative dell'ambiente sulla salute non riguardano solo l'aspetto oncologico, con la formazione di neoplasie, ma sono all'origine delle attuali pandemie di patologie dismetaboliche e neurodegenerative". Di piu': le interazioni tra l'ambiente e la salute non riguardano solo le varie patologie, acute o croniche, vecchie o nuove, ma determinano effetti sull'evoluzione, sino a minacciare la stessa sopravvivenza delle specie viventi.(Giornaledipuglia)