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domenica 21 febbraio 2010

Futuro remoto?

Eppure un futuro esiste ancora per Taranto

Futuro. La parola che manca a Taranto. Per anni, soprattutto a sinistra, il termine era nel voca bolario «di lotta e di governo»: Ta ranto quale futuro? Titolo per tut te le stagioni. Convegni, tavole ro tonde, incontri. Tutti lì a chiedersi: quale futuro? Perché un futuro c’era. O ci poteva essere. Ieri, a leggere lo striscione dei lavoratori precari Ilva si è scoperto - come se parlasse una bussola o una mappa - che la parola futuro, a Taranto, non può più sopravvivere se non è accompagnata dalla preposizione senza.
Senza futuro. Senza futuro i precari Ilva, senza futuro un tarantino su due di soccupato, senza futuro i licenziati, senza futuro le imprese, il commercio, il tessuto produttivo squassati dalla crisi. Qui il lavoro si uccide perché uccide. E al de litto segue il castigo: per esempio quello ambientale. Impiccati alla corda della diossina. Senza futuro è la politica che passa di elezione in elezione, saltellando allegra sul baratro. Tra kermesse, elettorali e non, si vuol quotare un territorio in grado di spiccare il volo in altre direzioni che non siano l’industria, cioè il lavoro brutto sporco e cattivo di un secolo fa.
Si segue l’onda, cioè il futuro. Le bonifiche senza la bonifica: umana, sociale, culturale quindi ambientale. Eppure basta riflettere. Quel lavoro brutto, sporco, cattivo, vissuto come un delitto nella città del castigo ambientale, è l’unica salvezza dal declino, non di Taranto ma dell’Occidente. Tanti lo hanno capito a cominciare da Obama. Perché non dovrebbe capirlo anche Taranto, città che il lavoro ce l’aveva e se lo vede sottratto pezzo dopo pezzo? Certo, un lavoro che rispetti ambiente, diritti e sicurezza. Ma un lavoro, cioè un futuro.
Invece? I sindacati hanno detto chiaro e tondo, a più voci: basta elargire cassa integrazione oltre ogni limite. Bisogna creare occupazione, cioè futuro. Mediti la politica, oltre i set del cinema e le clientele. Chi dice: «Non voteremo più» qualche ragione comincia ad averla. FULVIO COLUCCI (GdM)

lunedì 21 dicembre 2009

Basta con le baraccopoli dei geometri!

I diplomati non devono progettare più!
Perderemo, finalmente, i panorami squallidi di case/scatole di scarpe sparsi per le nostre periferie e coste?
...ma siamo sicuri che i "laureati" punteranno alla qualità progettuale?

Competenze professionali Architetti/Ingegneri e Geometri
Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009
Basta con le baraccopoli dei geometri!

venerdì 30 gennaio 2009

OTNARAT, Taranto a futuro inverso.

Prima possibile discussione pubblica dopo la chiusura dell'ILVA e la dismissione dell'Arsenale vecchio.
Trasformazioni in corso e realtà possibili alimentano "Radio OTNARAT", diffusore aperto di immaginari convergenti
Domani sabato 31 gennaio, a Palazzo Ulmo, Città Vecchia, via Duomo n. 55 dalle 10 alle 20
per accogliere e condividere realtà possibili:
10 - 12 Nuova cittadinanza e città vecchia, vecchi piani e nuove pratiche abitative
12 - 14 Mar Grande Mar Piccolo, usi abusi disusi e riusi
16 - 18 Reti e soggetti emergenti - territori
18 - 20 Reti e soggetti emergenti – culture

Accorrete tutti e diffondete lontano. Grazie

venerdì 12 dicembre 2008

Ce lo meritiamo?

Taranto, Italia, G8, la 27esima città di uno dei Paesi più sviluppati al mondo è la capitale dei rifiuti, della diossina, della polvere... in una parola: dell'invivibilità!
Mentre invece, a Seoul, Corea, le città si costruiscono così:

Scheda progetto