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mercoledì 21 gennaio 2015

Una carcassa problematica

Ilva, per salvarla arriva società con garanzia statale. Potrà tenerla fino a 2025

Sono l’attuale commissario Piero Gnudi, il subcommissario Corrado Carrubba e il commercialista Enrico Laghi i tre nuovi commissari straordinari dell’Ilva nominati dal ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. La decisione sarà formalizzata nel decreto ministeriale di ammissione del siderurgico alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Marzano modificata ad hoc dall’ultimo decreto Salva-Ilva. Gnudi ha presentato l’istanza presso il ministero e il Tribunale di Milano proprio oggi. Nel frattempo il governo Renzi, nel decreto sul credito varato martedì dal Consiglio dei ministri, ha delineato la struttura del veicolo che sarà messo in campo per la ristrutturazione e il rilancio delle aziende in perdita ma con “buone prospettive industriali e di mercato”. A partire proprio dall’Ilva.
Si tratterà di una società per azioni a partecipazione pubblica ma aperta anche a fondi di investimento privati, fondi pensione, banche e altri investitori istituzionali “nel quadro di un progetto triennale ad esecuzione progressiva”. Alcune categorie di investitori potranno beneficiare di una garanzia dello Stato, a patto di riversare nelle casse pubbliche una quota (la percentuale non è specificata) degli utili che intascheranno. Va sottolineato che la società è tenuta a distribuire almeno i due terzi di quelli che produrrà. Gli altri azionisti, quelli che non godono della garanzia, avranno però “voto maggiorato nelle assemblee sociali”. La newco dovrà portare a termine il risanamento e uscire dal capitale delle partecipate “entro sette anni”, ma “tale periodo potrà essere prorogato di tre anni per specifiche ragioni”. Vale a dire che non si può escludere che l’Ilva e le altre aziende che saranno sottoposte a questa “cura” restino sul groppone dello Stato fino al 2025.

La mossa dei Riva e l’attacco di Confindustria: “Esproprio senza indennizzo” – Sullo sfondo, poi, resta lo spettro di un possibile ricorso dei Riva, azionisti di maggioranza con il 90% del capitale. Martedì Claudio Riva, presidente di Riva Fire e non coinvolto nei procedimenti giudiziari che hanno portato all’estromissione della famiglia da parte della magistratura, ha infatti scritto al governo e ai presidenti delle commissioni Industria e Ambiente del Senato, Massimo Mucchetti e Giuseppe Francesco Marinello, per chiedere che l’azienda non sia posta in amministrazione straordinaria e preannunciare la presentazione di una “proposta concreta di salvataggio e rilancio” che intende presentare giovedì nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite. E il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, ha sostenuto che il ricorso alla procedura Marzano è uno “spossessamento della proprietà” che “appare ancor più grave in assenza di un rinvio a giudizio degli imputati nei procedimenti penali aperti che riguardano la vicenda Ilva, senza considerare la posizione dei soci di minoranza che non sono in alcun modo coinvolti nelle indagini e che pure subiscono quello che di fatto appare come un vero e proprio esproprio senza indennizzo“. In questa situazione, ha detto Panucci, “è concreto il rischio di andare incontro a lunghi contenziosi e ingenti richieste risarcitorie”. Non solo: secondo la rappresentante degli imprenditori “si è sempre eluso, e si continua a eludere, il vero problema di fondo, che è quello delle risorse“: “Il fabbisogno finanziario dello stabilimento per tornare a una situazione di pieno utilizzo della capacità produttiva è stimabile in oltre un miliardo di euro, cui vanno aggiunti gli investimenti necessari per l’attuazione completa dell’Aia, valutati dalla gestione commissariale in circa 1,5 miliardi”.
I Riva chiedono che l’azienda non sia posta in amministrazione straordinaria. Confindustria: “Da governo esproprio senza indennizzo”
 
Via libera all’ingresso di Cassa depositi e prestiti nella newco – Ma l’esecutivo nel frattempo procede per la sua strada. L’articolo 7 del decreto di martedì, intitolato “Società di servizio per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese italiane”, dispone che la newco avrà lo scopo di promuovere e realizzare operazioni di “ristrutturazione, sostegno e riequilibrio” di gruppi con “temporanei squilibri patrimoniali e/o finanziari” superabili attraverso una “ridefinizione della struttura finanziaria” e/o una “adeguata patrimonializzazione o interventi di ristrutturazione”. Un escamotage che permette di aggirare i vincoli che impediscono a Cassa depositi e prestiti di entrare nella partita del siderurgico di Taranto. Per statuto, la cassa che gestisce il risparmio postale degli italiani non può infatti investire in realtà che non siano in utile. Ma nulla le impedirà invece di entrare nel capitale di questa nuova società di servizio, che a sua volta prenderà in affitto gli impianti del siderurgico. Il comma 2 prevede esplicitamente che la newco possa “compiere operazioni di finanziamento, acquisire o succedere in rapporti esistenti se del caso ridefinendone le condizioni e i termini, al servizio dello sviluppo operativo e dei piani di medio-termine all’uopo predisposti, compreso l’affitto o la gestione di aziende, rami di aziende o siti produttivi“.

Gli indiani confermano “interesse”, ma solo sulla carta – Intanto i gruppi che in passato avevano manifestato interesse per l’acquisizione del siderurgico continuano a dirsi in partita, pur senza sbilanciarsi. Ondra Otradovec, direttore area fusioni e acquisizioni di Arcelor-Mittal, in audizione nelle commissioni Ambiente e Industria al Senato ha garantito che il gruppo è “molto interessato”. “Siamo pronti a continuare a lavorare con il governo italiano e il commissario straordinario per poter arrivare a una positiva conclusione della trattativa”, ha affermato, “ma alla fine non siamo interessati a essere soci di minoranza, il nostro obiettivo è di diventare soci di maggioranza“. Anche se come è noto il colosso indiano non ha mai presentato un’offerta vincolante. E anche Giovanni Arvedi, presidente del gruppo omonimo, si è detto disposto a entrare nella newco che gestirà gli stabilimenti “anche con una piccola quota in un’ottica di razionalizzazione del sistema italiano dell’acciaio”. (FQ)

sabato 19 luglio 2014

La successione del clan

Claudio Riva è il vero successore di Emilio

Mentre il commissario dell’Ilva Piero Gnudi chiede alle banche un prestito-ponte di almeno 650 milioni di euro per garantire liquidità all’impianto di Taranto, la famiglia proprietaria Riva dimostra di avere ancora ingenti flussi di liquidità intercompany. Lo prova il bilancio 2013 di Stahlbeteiligungen (Stahl), holding lussemburghese con asset per oltre 1,7 miliardi che qualche settimana fa ha deciso di pagare un dividendo di 97 milioni alla controllante Riva Forni Elettrici (Rfe), a sua volta detenuta da Utia, capogruppo dei Riva nel Granducato, che possiede Riva Fire, unica holding italiana. Rfe ha usato 86,8 milioni di quella cedola per rimborsare pare dei debiti che ha verso la controllata Dentro Stahl vi sono il 100% della canadese Industries associes de l’acier, il 99,9% delle belghe Thy Marcinelle e Trefileries de Fontaine, della spagnola Sidurgica Sevillana e della francese Parsider, il 99,1% della belga Centre de coordination siderurgique, il 75% della tedesca Riva Stahl Gmbh e il 25% di Riva Energia.
Intanto Claudio Riva, il terzo dei sei figli avuti dal defunto Emilio Riva, si conferma come il vero successo operativo dell’imprenditore. Nelle scorse settimane, infatti, ha assunto le cariche di presidente di Riva Fire e Rfe, dove è affiancato come amministratore delegato da Cesare Federico Riva (nipote di Emilio), diventando inoltre amministratore unico di Fire al posto del padre scomparso, controllata di Riva Fire. Claudio Riva ha avuto nell’Ilva ruoli importanti, ricoprendo la carica di amministratore delegato ma nel 2010 aveva deciso di dedicarsi unicamente all’attività armatoriale (Società Navali Unite Genova), che nella galassia Riva ha comunque un suo peso. (Italiaoggi)

venerdì 18 luglio 2014

AGGIUDICANDO!!!

Ilva, si stringono i tempi – Arcelor Mittal il più accreditato all’acquisto

Il gruppo siderurgico franco indiano Arcelor Mittal potrebbe effettuare presto un passo più esplicito verso l’acquisizione dell’Ilva. Non si tratterebbe ancora di una lettera di intenti compiuta e definita, ma di una manifestazione di interesse più chiara rispetto a quella avanzata nei mesi scorsi. Lo si apprende da fonti sindacali dopo l’incontro di mercoledì sera al Ministero dello Sviluppo economico tra i vertici dei sindacati metalmeccanici e il ministro Federica Guidi.
Sebbene anche altri gruppi industriali dell’acciaio abbiano manifestato il loro interesse per l’Ilva, Arcelor Mittal è quello che, per ora, sembra essere in una fase più avanzata. Arcelor Mittal, tra l’altro, ha già inviato per due volte, a giugno, i suoi tecnici a Taranto: una prima volta, una decina di persone, per poco più di un giorno; la seconda volta, invece, per tre-quattro giorni ma in quest’ultimo caso la delegazione era formata da una trentina di persone. I sindacati e il ministro si rivedranno probabilmente nella prossima settimana anche se una data non è stata ancora fissata.
Nel vertice al Mise, sempre secondo fonti sindacali, è stato confermato che il commissario Piero Gnudi ha chiesto alle banche con cui l’Ilva sta trattando, un prestito ponte di 650 milioni di euro di cui 200 servirebbero per pagare stipendi sino a fine anno, premio di produzione ai dipendenti – saltato nei giorni scorsi – e fornitori. Il resto, invece, sarebbe dirottato sui lavori dell’Autorizzazione integrata ambientale che hanno cantieri aperti oppure che presentano scadenze entro la fine dell’anno. Dopo l’ultimo incontro con Gnudi di inizio luglio, i sindacati avevano, infatti, denunciato come il cronoprogramma dell’Aia segnasse già un ulteriore ritardo di tre mesi. Quindi la necessità di mettere risorse sui cantieri in corso da un lato serve a non accumulare altro ritardo e dall’altro a cercare di evitare che la magistratura possa di nuovo intervenire nel siderurgico in considerazione del fatto che i lavori previsti non si stanno effettuando.
Fra l’altro proprio nei giorni scorsi, su disposizione del gip Patrizia Todisco – lo stesso giudice che a luglio di due anni fa firmò il sequestro degli impianti dell’area a caldo – i custodi giudiziari sono tornati nel siderurgico per una nuova ispezione. Segno, questo, di come da Palazzo di Giustizia di Taranto si continui a osservare l’Ilva con molta attenzione e non solo perché c’é in piedi un processo per disastro ambientale che vede coinvolte 49 persone fisiche, tra cui Nicola e Fabio Riva della proprietà dell’Ilva, e tre giudiriche (la stessa Ilva, la capogruppo Riva FIRE e la controllata Riva Forni Elettrici).
In quanto al prestito ponte, le banche sarebbero orientate a dare all’Ilva molto meno di quanto Gnudi ha chiesto. Fra le condizioni poste dalle banche, che pure ora verso l’Ilva sono garantiti con la prededuzione introdotta dal nuovo decreto legge, quella di avere visibilità e certezza sull’assetto futuro dell’azienda.
Di qui, appunto, il riferimento ad una lettera di intenti da parte del potenziale compratore e le assicurazioni date in proposito dal ministro. “Se c’é un partner industriale all’orizzonte e quindi se c’é una prospettiva così come per Alitalia di aver un partner e un progetto che porti una redditività futura allora noi siamo disponibili ad analizzare tutte le operazioni sul mercato”: non è un caso quindi se ieri sono state queste le parole del Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, a proposito dell’ipotesi del prestito ponte.
I sindacati hanno chiesto al ministro Guidi che, oltre a muoversi sul fronte del prestito ponte, ci si muova anche su quello di un “piano ponte” industriale. Uno strumento che assicuri la gestione dell’azienda in attesa della fomalizzazione del passaggio proprietario. “L’Ilva – hanno osservato i sindacalisti – non può giungere alla vendita stremata. Occorre anche ricreare una governance di stabilimento sopperendo ai vuoti e alle carenze che ci sono come dimostra anche il guasto, per mancata manutenzione, alla centrale elettrica”. A tal proposito, il ministro Guidi ha assicurato che il commissario Gnudi sta lavorando per potenziare la struttura di comando dell’Ilva, che sono state fatte nuove nomine in tal senso, e che lo stesso Gnudi dialogherà e si confronterà col territorio.
Sempre nell’incontro romano, è emerso che l’Ilva è ancora in perdita ma meno rispetto agli inizi dell’anno. Nelle scorse settimane Claudio Riva, che ha preso le redini del gruppo dopo la morte del padre Emilio avvenuta a fine aprile, disse che l’Ilva perdeva 80 milioni al mese, cifra sottolineata anche dai vertici di Federacciai. Da ambienti vicini alla gestione commissariale dell’Ilva – allora c’era ancora Enrico Bondi – si smentì il dato degli 80 milioni mensili e si disse che nel primo trimestre del 2014 l’azienda aveva perso in tutto 120 milioni.
Da aprile, però – fu aggiunto – la situazione era un poco migliorata e le perdite ridotte. Ora questo fatto che l’Ilva perda meno è stato anche confermato dal ministro dello Sviluppo economico: la perdita mensile oscillerebbe su circa 20 milioni al mese. Che resta pur sempre un dato negativo ma più contenuto. Va detto, in proposito, che nell’ultima fase della gestione commissariale di Bondi è stato avviato un piano di riduzione dei costi che probabilmente adesso sta entrando a regime dando i suoi frutti. Nella riduzione dei costi rientrano anche il taglio del lavoro straordinario e l’applicazione del contratto di solidarietà per i dipendenti normalisti con la riduzione dell’ultima ora di lavoro.
 Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 18.07.2014)

lunedì 9 giugno 2014

Renzi fedele alla linea (e che vi aspettavate?)

Ilva, patto al ribasso sul dopo Bondi il governo sceglie la linea Federacciai

La partita per il salvataggio dell’Ilva arriva ai supplementari e riparte da zero. Il Governo ha dato il benservito al Commissario Enrico Bondi. Reo di aver presentato un piano industriale che non piaceva ai Riva e ai vertici della siderurgia tricolore. E il cerino di Taranto è passato dalle mani del manager aretino a quelle di Piero Gnudi, ex presidente dell’Enel e uomo di fiducia del ministro allo sviluppo economico Federica Guidi (è stato presidente del collegio sindacale di Ducati Energia, l’azienda di famiglia).
Il suo compito è titanico: la società è «sull’orlo dell’insolvenza», come dice tranchant il numero uno di Federacciai Antonio Gozzi. I pagamenti ai fornitori sono in ritardo da mesi e tra gennaio e aprile le perdite sono state vicine ai 130 milioni di euro. I l tempo a disposizione è pochissimo. E l’agenda di Gnudi è in salita: c’è da disegnare un nuovo piano di salvataggio, cercare i soldi (tra i 3 e i 4 miliardi) e i soci per finanziarlo e valutare se sarà necessario passare dall’amministrazione straordinaria alla Legge Marzano, con buona pace delle banche creditrici e della famiglia Riva.
Alla finestra restano il governo – preoccupato per i 18mila posti di lavoro (12mila diretti e 6mila indiretti) a rischio e per le bonifiche del sito produttivo – e i potenziali investitori interessati a scendere in campo. Il colosso franco-indiano Arcelor Mittal, in primis, a fianco – a tutela di un briciolo di italianità– dei gruppi Arvedi e Marcegaglia nel ruolo delle comparse visto che entrambe le aziende sono a corto di quattrini e in discussione con le banche per ristrutturare i loro debiti.


Lo sbarco in Puglia di Gnudi chiude il lungo braccio di ferro combattuto nei mesi scorsi tra Enrico Bondi (appoggiato da buona parte dei sindacati) e l’estabilishment dell’acciaio tricolore, Riva in primis. Una partita dove un ruolo decisivo, alla fine, l’ha avuto l’arbitro, leggi il Governo Renzi. Bondi, come tradizione, non rilascia dichiarazioni. Il suo lavoro e il suo piano industriale, dicono i collaboratori, parla per lui. «L’azienda aveva chiuso il 2012, anno gestito dai Riva, con una perdita di 1,3 miliardi», scrive la relazione presentata dal manager toscano al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Del Rio nei giorni scorsi. Per il 2014, dopo un 2013 non significativo per le partite straordinarie, la stima è «una perdita di 540 milioni grazie al miglioramento dell’utile operativo che si registra ogni mese da inizio anno». Il 98% degli interventi previsti dall’Aia – continua la relazione – è stato avviato e Bondi, forte di questi risultati ha messo a punto un piano industriale da 4,2 miliardi – 2,4 per le bonifiche, il resto per il rilancio industriale – centrato sull’utilizzo della tecnologia del preridotto di ferro (un trattamento che abbatte drasticamente le emissioni) al posto dell’agglomerato di minerali e delle cokerie.

La prima doccia fredda per il Commissario è arrivata dalle banche creditrici. Cui il manager toscano ha chiesto a fine anno un prestito ponte per garantire l’operatività. Gli incontri (il primo è stato l’8 gennaio) non hanno portato a nulla. Gli istituti – molti già tartassati dalle cause di Bondi nell’era Parmalat – hanno fatto capire che non avrebbero aperto i cordoni della Borsa senza un impegno di soci vecchi o nuovi. Fino a che il Banco Popolare, pochi giorni fa, ha inviato una lettera chiedendo il rientro di 25 milioni. Alla freddezza delle banche (e del nuovo esecutivo) si sono aggiunti negli ultimi giorni gli affondi dei Riva. Che dopo un primo prudente via libera al piano («merita un approfondimento »), hanno sparato a palle incatenate: «Sa quando ho sentito per la prima volta parlare del preridotto? Nel 1973. Se in 40 anni ha avuto poca diffusione ci sarà una ragione », ha detto in un’intervista a “Il Sole 24 Ore” Claudio Riva. A dargli man forte è sceso in campo Gozzi. «Il preridotto non sta in piedi economicamente - liquida la questione il numero uno di Federacciai – La gestione commissariale ha fatto perdere tempo sul salvataggio dell’azienda, bruciando 1,5 miliardi di circolante. Il piano è frutto di direttive ambientali figlie dell’Aia difficili da attuare. Un errore del Governo Letta. Il nuovo esecutivo è più pragmatico».

Il governo, in effetti, sembra aver dato ragione alle loro tesi. Ha ringraziato Bondi per il lavoro svolto. Ha lasciato scadere il suo piano al termine di «una partita opaca» dove i concorrenti dell’Ilva «hanno giocato contro di lui senza mettere i soldi» per salvare Taranto, ha detto Massimo Mucchetti, presidente della Commissione industria del Senato. E venerdì scorso ha affidato l’Ilva a Piero Gnudi, il “Cuccia di Bologna”, amico da sempre di Guidalberto Guidi, padre del ministro Federica con cui è stato commissario della Fochi. Incaricato, pare evidente, di prestare un orecchio più attento di quello di Bondi alle richieste di Federacciai («il governo deve fare più industria e meno Confindustria », ha attaccato Mucchetti), abbandonando la linea intransigente su ambiente e occupazione del suo predecessore. Il suo è in ogni caso un compito da far tremare i polsi. E ad alto rischio. Il tempo è a poco – visto che già sarà un miracolo mettere assieme gli stipendi di giugno – e servono tanti soldi (se non i 4,2 di Bondi «almeno 2,5-3 miliardi», ammette Gozzi). Chi ha a disposizione queste cifre? Nel nostro paese – pure la seconda potenza europea dell’acciaio – nessuno. Serve dunque un pivot straniero. Arcelor Mittal ha già incontrato i vertici del ministero, disposta a valutare il dossier di Taranto assieme ad Arvedi e Marcegaglia. I coreani di Posco hanno timidamente bussato a Roma e si parla anche di qualche interesse dall’Ucraina. Trovati i soldi, una missione già di suo non facile, sarà necessario trovare un piano che garantisca bonifiche e occupazione. Operazione forse ancor più complessa. «La mia presenza è legata al piano ambientale » ha fatto sapere il vicecommissario Edo Ronchi. Qualcuno teme operazioni “spezzatino” o un calo della guardia della prevenzione sulla questione della salute. «Si profila il rischio di uno spezzatino con l'Ilva di Novi e quella di Genova a disposizione dei privati e Taranto a Mittal che ne ridurrebbe la produzione a 5 milioni di tonnellate tagliando l'occupazione », è l’allarme di Mucchetti. Gozzi, il vero king maker dietro il ribaltone a Taranto, smentisce: «Io quest’ipotesi non l’ho mai sentita e Taranto sopravvive solo con una produzione di 8-9milioni di tonnellate l’anno come oggi», prova a rassicurare tutti il numero uno di Federacciai, aggiungendo però un po’ sibillino che «il problema è la razionalizzazione del comparto italiano dei prodotti piani e dei rivestiti».

Il Governo in questa partita ha avuto e avrà un ruolo che non è certo solo quello del convitato di pietra. E l’impressione è che il siluramento del piano Bondi sia l’anticamera di un nuovo progetto messo a punto da Gnudi più vicino ai desiderata dei privati che potrebbero comprare l’azienda. Quali sono? A spiegarli è Gozzi: Il nuovo piano industriale, sostiene, «dovrà essere fatto rispettando le normative ambientali europee – sostiene per esempio Gozzi – E le cokerie ci sono in tutto il continente». Appello chiaro ad abbassare l’asticella dell’Aia: «Serve una riflessione su Aia e ambientalizzazione». Il rischio, sostiene il combattivo numero uno di c, è che «nessuno investa qui a condizioni troppo restrittive». In prossimi giorni diranno quanto Gnudi e Renzi sono disposti a concedere su questi fronti, dove come al solito a Taranto le esigenze occupazionali e di continuità aziendale rischiano di scontrarsi con il diritto alla salute. Il rischio è che comunque non ci sia il tempo per mettere assieme una cordata prima della fine dei soldi in cassa. E in quel caso potrebbe scattare l’opzione della Legge Marzano. Ipotesi che dispiacerebbe forse a Riva e banche, che potrebbe creare seri problemi di perdita di posti di lavoro ma che sarebbe gradita ai nuovi soci che si ritroverebbero davanti una newco più leggera e meno indebitata. Si vedrà. Possibile che le banche accettino un taglio alla loro esposizione, come hanno fatto nella partita per Alitalia. La Cdp, ora alla finestra, potrebbe fare un pensierino all’ingresso in cordata. Certezze non ce ne sono. Nemmeno di riuscire davvero a salvare la siderurgia di Taranto. I dipendenti dell’Ilva (e gli abitanti che vivono a fianco dello stabilimento) sperano che i compromessi, alla fine, non vengano fatti sulla loro pelle. (Rep)

mercoledì 28 maggio 2014

Riva e Renzi, cronaca di un idillio annunciato?

Ilva, Riva: "Piano Bondi poco credibile. Pronti a investire, ma non da soli"

La famiglia Riva si era detta disponibile a discutere con il commissario del piano industriale, ma oggi Claudio Riva, in una intervista al Sole 24 Ore, traccia un quadro più chiaro della situazione, mettendo nero su bianco tutte le perplessità dei proprietari del siderurgico che, dice, perde 80 milioni di euro al mese. "Con noi guadagnava", sottolinea.
Il figlio di Emilio, morto ad aprile scorso, apre però al governo Renzi. "Con il governo Renzi in questi ultimi giorni è stato avviato un dialogo che con il governo Letta era totalmente mancato - spiega - per noi si tratta di un passo in avanti non irrilevante. Il primo obiettivo di questo governo, ci pare, è salvare l'Ilva. Insieme ad altri, sia come azionisti sia come gestori, con un piano industriale credibile, noi ci siamo".
Il piano industriale presentato dal commissario Enrico Bondi "è poco credibile sulle tecnologie e privo di solidità finanziaria", dice Riva. Parlando dell'aumento di capitale, "l'unica cosa sicura è che l'Ilva perde 80 milioni di euro al mese. Con noi, l'Ilva guadagnava. Non credo che nessun investitore metterebbe un euro in una società che brucia così tanta ricchezza. Prima in una impresa si tappa la voragine, e poi si mettono altri soldi. Non importa che sia o no commissariata", dichiara Riva, che sottolinea: "Per chiederci un impegno finanziario considerevole, le regole di ingaggio devono essere chiare. E non può che stabilirle il governo".
Nel frattempo, a Taranto, l'Unione sindacale di base (Usb) ha scritto a Bondi, chiedendo di sottoporre tutti i lavoratori del reparto carpenteria ex Pla1 dell'Ilva, dove una quindicina di lavoratori hanno contratto patologie tumorali e disfunzioni alla tiroide, a "immediati e urgenti accertamenti sanitari in strutture specializzate". La lettera è stata inviata anche al capo del personale e al responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, al medico di fabbrica, al direttore dell'Arpa Puglia, allo Spesal, e, per conoscenza, ai ministeri dell'Ambiente e della Salute, al presidente della Regione Puglia, al sindaco di Taranto e alla procura della Repubblica di Taranto.
L'Usb ricorda che "solo pochi giorni fa si è spento all'età di 39 anni Nicola Darcante, lavoratore dello stesso reparto, a cui fu diagnosticato a novembre un carcinoma alla tiroide metastatizzato. In queste ore - aggiunge il coordinatore provinciale Usb, Francesco Rizzo - ci giunge notizia di un altro lavoratore che presenta problemi alla tiroide". Il sindacato di base chiede che "venga immediatamente avviato uno studio epidemiologico trasparente affidato a strutture competenti e, inoltre, nel dubbio e fino ad esclusione del nesso di casualità, l'immediata evacuazione dei lavoratori dal reparto". (Rep)

lunedì 26 maggio 2014

Uno Stato sotto scacco della famiglia Riva (plurinquisita)


Siamo allo scambio di letterine di buoni propositi...
Miseria nazionale.


Ilva, Riva risponde a Bondi: disponibili ad esaminare piano per Taranto



Il gruppo Riva è disponibile ad esaminare e approfondire il piano industriale e ambientale per la riconversione dello stabilimento siderurgico di Taranto predisposto dal commissario straordinario, Enrico Bondi.
"Oggi, come già annunciato da Claudio Riva venerdì scorso, è stata inviata la lettera di risposta del gruppo in cui si sottolinea la disponibilità a proseguire nell'approfondimento e nell'analisi del piano", dice a Reuters una fonte vicina al gruppo.
Venerdì scorso, a Milano, si è svolto un incontro fra Claudio e il cugino Cesare Riva, passati alla guida del gruppo dopo la morte di Emilio Riva, con Bondi proprio per discutere di questo piano particolarmente complesso.
Al termine del faccia a faccia, Claudio Riva disse che: "Il futuro è sicuramente molto complicato. Spero che ci sia un futuro per l'Italia siderurgica. Senza Taranto, senza lo stabilimento, senza un futuro per l'Ilva penso che ci sia poco futuro per l'Italia".
Il piano di Bondi, in scadenza come commissario per l'Ilva di Taranto il prossimo 4 giugno, prevede di riconvertire lo stabilimento tarantino - al centro di un'inchiesta per disastro ambientale che nell'estate 2012 ha portato al sequestro dell'area a caldo dello stabilimento - alla produzione del preridotto, che comporta un maggiore utilizzo del gas naturale rispetto alle cokerie. Per portare avanti questo progetto occorre, però, un impegno finanziario di oltre 4 miliardi di euro.
Il piano - fortemente osteggiato dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, perché farebbe aumentare notevolmente i costi per il suo massiccio utilizzo del gas - per essere implementato ha bisogno di un aumento di capitale e questa potrebbe essere l'occasione affinché alcuni imprenditori siderurgici si facciano avanti. E i pretendenti sembrano non mancare: dal gruppo Arvedi, alla disponibilità già espressa da Marcegaglia e da Arcelor-Mittal.

mercoledì 11 dicembre 2013

E questa...

Ilva, porto Taranto: assolti Emilio, Fabio e Claudio Riva

Il tribunale di Taranto ha assolto «perché il fatto non sussiste» Emilio, Fabio e Claudio Riva, nelle rispettive qualità di ex presidente, ex vicepresidente ed ex consigliere delegato del Consiglio di amministrazione dell'Ilva, e altri 11 imputati dall'accusa di illecita concorrenza nelle attività di carico e scarico delle merci nel porto di Taranto.
RICHIESTA CONDANNA A QUATTRO ANNI. Il sostituto procuratore Giovanna Cannarile aveva chiesto al collegio del tribunale (presidente Fulvia Misserini) per i Riva la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione ciascuno. Il pm aveva inoltre chiesto la condanna a sei anni e sei mesi di carcere per Giampiero Gallina, di Torino, dirigente del Siderurgico con procura a gestire i pontili dati in concessione all'Ilva, che rispondeva anche di tentata estorsione, e sei anni di reclusione per Michele Fazio, di Savona, institore e componente del consiglio di amministrazione della Anchor Shipping (agenzia marittima con sede nella città ligure), accusato anche di estorsione. Condanne comprese tra quattro anni e sei mesi e due anni e sei mesi di reclusione erano state chieste per quattro componenti del consiglio di amministrazione dell'Anchor Shipping e per due rappresentanti della Navalsud, altra agenzia marittima.
PREZZI INFERIORI A QUELLI STABILITI. Secondo l'accusa, gli imputati avrebbero sostenuto falsamente che l'Ilva fosse titolare di un terminal di scarico privato al porto di Taranto, dove potevano operare solo Anchor Shipping e Navalsud. Le stesse agenzie avrebbero praticato prezzi inferiori a quelli stabiliti dalle tariffe previste dalla legge per prestazioni raccomandatarie marittime.
Il tribunale non ha però ravvisato estremi di reato. Gli avvocati Carlo Petrone e Stefano Caffio, per conto dell'agenzia marittima 'Valentino Gennarini', avevano chiesto un risarcimento danni di 30 milioni di euro. (Lettera43)

sabato 30 giugno 2007

Ecco la sentenza che condannò Riva e Capogrosso

Questa è la sentenza integrale INEDITA relativa alla nota vicenda Ilva di Taranto. Vista la lunghezza della sentenza se vi interessa una parte in particolare del Sommario basta fare ctrl+f e cercare all’interno del testo una parola del titolo (magari la più significativa).
Trib. monocratico Taranto, sent. n° 408 del 20.4.2007
Est. Martino Rosati Impp. Riva Emilio ed altri
Tra gli argomenti trattati: art. 437, c.p.; art. 674, c.p., anche in rapporto con le leggi speciali anti-inquinamento; costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste dopo il T.U. n° 152/06.


mercoledì 20 giugno 2007

La sentenza integrale che condanna i Riva e Capogrosso

La sentenza integrale che condanna i Riva e Capogrosso

Tribunale monocratico Taranto, sent. n° 408 del 20.4.2007
Est. Martino Rosati Impp. Riva Emilio ed altri
Tra gli argomenti trattati: art. 437, c.p.; art. 674, c.p., anche in rapporto con le leggi speciali anti-inquinamento; costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste dopo il T.U. n° 152/06.

MOTIVI DELLA DECISIONE

SOMMARIO

Capitolo I – IL PROCESSO

1. – Le fasi principali.
2. – L’istruttoria dibattimentale.
3. – Conclusioni delle parti.
4. – Ordinanze istruttorie e “sul processo”: rinvio.

Capitolo II – I FATTI RIGUARDANTI LE COKERIE (capi A, B e C dell’imputazione)

1. – Premessa.

2. – La vicenda storica delle cokerie.

3. – L’omessa predisposizione di cautele contro gli infortuni sul lavoro (capo A dell’imputazione).

4. – segue: L’individuazione dei soggetti responsabili.

5. – Le contravvenzioni di cui al D.P.R. n° 303 del 1956 (capo B).

6. – L’inosservanza dell’ordinanza del Sindaco di Taranto n° 244 del 22 maggio 2001 (capo C).

capitolo III – I REATI IN MATERIA DI INQUINAMENTO DA PARTE DELL’“ILVA” (capi D, E e F dell’imputazione).

1. – Premessa.

2. – La contravvenzione di cui all’art. 25, co. 3 e 4, D.P.R. 24 maggio 1988, n° 203 (capo E).

3. – La contravvenzione di cui all’art. 674, cod. pen. (capo D).

4. – Il danneggiamento di arredi urbani ed edifici pubblici (capo F).

Capitolo IV – I REATI CONTESTATI AI DIRIGENTI “AGIP” (capi G, H ed I dell’imputazione).

1. – La violazione dell’art. 25, D.P.R. n° 203/1988 ed il danneggiamento (capi H ed I).

2. – La contravvenzione prevista dall’art. 674, cod. pen. (capo G)

capitolo V – TRATTAMENTO SANZIONATORIO E STATUIZIONI CIVILI.

1. – Le sanzioni penali principali ed accessorie.

2. – Le statuizioni civili.

capitolo I – IL PROCESSO


1. – Le fasi principali.

Il processo si è svolto nelle forme del rito ordinario.
Gli imputati sono stati deferiti all’intestato Tribunale monocratico con decreto emesso dal G.u.p. in sede il 12 maggio 2005.
Già in fase di udienza preliminare si era costituita la parte civile “U.I.L. Provinciale” di Taranto, in persona del suo segretario e legale rappresentante pro tempore Francesco Sorrentino.
Degli imputati, è comparso in giudizio il solo Elefante; tutti gli altri sono rimasti contumaci.
Alla prima udienza, tenutasi il 7 dicembre 2005, si è costituita la parte civile “Legambiente Puglia”, in persona del suo presidente e legale rappresentante pro tempore Francesco Tarantini. Trattandosi di udienza di mero smistamento ad altro ruolo, il giudice ha rinviato facendo salve tutte le facoltà delle parti.
All’udienza del 9 gennaio 2006, i difensori degli imputati hanno eccepito la nullità del decreto che ha disposto il giudizio, per violazione dell’art. 429, co. 1, lett. a) e c), co. 2 e co. 4, c.p.p., ed hanno chiesto la esclusione di entrambe le parti civili dal processo, per difetto di legittimazione attiva; la difesa di Emilio Riva ha eccepito altresì la nullità della notifica del medesimo decreto al proprio assistito, perché eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto ed a mani di persona diversa dal destinatario. Il giudice, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al relativo verbale, ha respinto le eccezioni di nullità ed ha disposto la rinnovazione della predetta notifica all’imputato Emilio Riva, riservandosi di decidere sulle questioni riguardanti parti civili all’esito della compiuta costituzione degli imputati.
Alla successiva udienza, tenutasi il 6 marzo 2006, ritualmente instaurato il contraddittorio anche con l’imputato Emilio Riva, il giudice, sciogliendo la precedente riserva, ha respinto la richiesta di esclusione delle parti civili, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al verbale. Quindi la difesa degli imputati interessati ha chiesto la sospensione del processo, a norma dell’art. 23, D.L.vo n° 758/1994, in relazione alla contravvenzione contestata al capo B) dell’imputazione. Il giudice ha respinto tale richiesta, con ordinanza trascritta a verbale. Dopo di che, è stato dichiarato aperto il dibattimento e le parti hanno formulato le rispettive richieste istruttorie, ammesse dal giudice, in quanto conformi al disposto dell’art. 190, c.p.p..
Continua a leggere...

La sentenza integrale che condanna i Riva e Capogrosso

Tribunale monocratico Taranto, sent. n° 408 del 20.4.2007
Est. Martino Rosati Impp. Riva Emilio ed altri
Tra gli argomenti trattati: art. 437, c.p.; art. 674, c.p., anche in rapporto con le leggi speciali anti-inquinamento; costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste dopo il T.U. n° 152/06.

MOTIVI DELLA DECISIONE

SOMMARIO

Capitolo I – IL PROCESSO

1. – Le fasi principali.
2. – L’istruttoria dibattimentale.
3. – Conclusioni delle parti.
4. – Ordinanze istruttorie e “sul processo”: rinvio.

Capitolo II – I FATTI RIGUARDANTI LE COKERIE (capi A, B e C dell’imputazione)

1. – Premessa.

2. – La vicenda storica delle cokerie.

3. – L’omessa predisposizione di cautele contro gli infortuni sul lavoro (capo A dell’imputazione).

4. – segue: L’individuazione dei soggetti responsabili.

5. – Le contravvenzioni di cui al D.P.R. n° 303 del 1956 (capo B).

6. – L’inosservanza dell’ordinanza del Sindaco di Taranto n° 244 del 22 maggio 2001 (capo C).

capitolo III – I REATI IN MATERIA DI INQUINAMENTO DA PARTE DELL’“ILVA” (capi D, E e F dell’imputazione).

1. – Premessa.

2. – La contravvenzione di cui all’art. 25, co. 3 e 4, D.P.R. 24 maggio 1988, n° 203 (capo E).

3. – La contravvenzione di cui all’art. 674, cod. pen. (capo D).

4. – Il danneggiamento di arredi urbani ed edifici pubblici (capo F).

Capitolo IV – I REATI CONTESTATI AI DIRIGENTI “AGIP” (capi G, H ed I dell’imputazione).

1. – La violazione dell’art. 25, D.P.R. n° 203/1988 ed il danneggiamento (capi H ed I).

2. – La contravvenzione prevista dall’art. 674, cod. pen. (capo G)

capitolo V – TRATTAMENTO SANZIONATORIO E STATUIZIONI CIVILI.

1. – Le sanzioni penali principali ed accessorie.

2. – Le statuizioni civili.

capitolo I – IL PROCESSO


1. – Le fasi principali.

Il processo si è svolto nelle forme del rito ordinario.
Gli imputati sono stati deferiti all’intestato Tribunale monocratico con decreto emesso dal G.u.p. in sede il 12 maggio 2005.
Già in fase di udienza preliminare si era costituita la parte civile “U.I.L. Provinciale” di Taranto, in persona del suo segretario e legale rappresentante pro tempore Francesco Sorrentino.
Degli imputati, è comparso in giudizio il solo Elefante; tutti gli altri sono rimasti contumaci.
Alla prima udienza, tenutasi il 7 dicembre 2005, si è costituita la parte civile “Legambiente Puglia”, in persona del suo presidente e legale rappresentante pro tempore Francesco Tarantini. Trattandosi di udienza di mero smistamento ad altro ruolo, il giudice ha rinviato facendo salve tutte le facoltà delle parti.
All’udienza del 9 gennaio 2006, i difensori degli imputati hanno eccepito la nullità del decreto che ha disposto il giudizio, per violazione dell’art. 429, co. 1, lett. a) e c), co. 2 e co. 4, c.p.p., ed hanno chiesto la esclusione di entrambe le parti civili dal processo, per difetto di legittimazione attiva; la difesa di Emilio Riva ha eccepito altresì la nullità della notifica del medesimo decreto al proprio assistito, perché eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto ed a mani di persona diversa dal destinatario. Il giudice, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al relativo verbale, ha respinto le eccezioni di nullità ed ha disposto la rinnovazione della predetta notifica all’imputato Emilio Riva, riservandosi di decidere sulle questioni riguardanti parti civili all’esito della compiuta costituzione degli imputati.
Alla successiva udienza, tenutasi il 6 marzo 2006, ritualmente instaurato il contraddittorio anche con l’imputato Emilio Riva, il giudice, sciogliendo la precedente riserva, ha respinto la richiesta di esclusione delle parti civili, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al verbale. Quindi la difesa degli imputati interessati ha chiesto la sospensione del processo, a norma dell’art. 23, D.L.vo n° 758/1994, in relazione alla contravvenzione contestata al capo B) dell’imputazione. Il giudice ha respinto tale richiesta, con ordinanza trascritta a verbale. Dopo di che, è stato dichiarato aperto il dibattimento e le parti hanno formulato le rispettive richieste istruttorie, ammesse dal giudice, in quanto conformi al disposto dell’art. 190, c.p.p..
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La sentenza integrale che condanna i Riva e Capogrosso

Tribunale monocratico Taranto, sent. n° 408 del 20.4.2007
Est. Martino Rosati Impp. Riva Emilio ed altri
Tra gli argomenti trattati: art. 437, c.p.; art. 674, c.p., anche in rapporto con le leggi speciali anti-inquinamento; costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste dopo il T.U. n° 152/06.

MOTIVI DELLA DECISIONE

SOMMARIO

Capitolo I – IL PROCESSO

1. – Le fasi principali.
2. – L’istruttoria dibattimentale.
3. – Conclusioni delle parti.
4. – Ordinanze istruttorie e “sul processo”: rinvio.

Capitolo II – I FATTI RIGUARDANTI LE COKERIE (capi A, B e C dell’imputazione)

1. – Premessa.

2. – La vicenda storica delle cokerie.

3. – L’omessa predisposizione di cautele contro gli infortuni sul lavoro (capo A dell’imputazione).

4. – segue: L’individuazione dei soggetti responsabili.

5. – Le contravvenzioni di cui al D.P.R. n° 303 del 1956 (capo B).

6. – L’inosservanza dell’ordinanza del Sindaco di Taranto n° 244 del 22 maggio 2001 (capo C).

capitolo III – I REATI IN MATERIA DI INQUINAMENTO DA PARTE DELL’“ILVA” (capi D, E e F dell’imputazione).

1. – Premessa.

2. – La contravvenzione di cui all’art. 25, co. 3 e 4, D.P.R. 24 maggio 1988, n° 203 (capo E).

3. – La contravvenzione di cui all’art. 674, cod. pen. (capo D).

4. – Il danneggiamento di arredi urbani ed edifici pubblici (capo F).

Capitolo IV – I REATI CONTESTATI AI DIRIGENTI “AGIP” (capi G, H ed I dell’imputazione).

1. – La violazione dell’art. 25, D.P.R. n° 203/1988 ed il danneggiamento (capi H ed I).

2. – La contravvenzione prevista dall’art. 674, cod. pen. (capo G)

capitolo V – TRATTAMENTO SANZIONATORIO E STATUIZIONI CIVILI.

1. – Le sanzioni penali principali ed accessorie.

2. – Le statuizioni civili.

capitolo I – IL PROCESSO


1. – Le fasi principali.

Il processo si è svolto nelle forme del rito ordinario.
Gli imputati sono stati deferiti all’intestato Tribunale monocratico con decreto emesso dal G.u.p. in sede il 12 maggio 2005.
Già in fase di udienza preliminare si era costituita la parte civile “U.I.L. Provinciale” di Taranto, in persona del suo segretario e legale rappresentante pro tempore Francesco Sorrentino.
Degli imputati, è comparso in giudizio il solo Elefante; tutti gli altri sono rimasti contumaci.
Alla prima udienza, tenutasi il 7 dicembre 2005, si è costituita la parte civile “Legambiente Puglia”, in persona del suo presidente e legale rappresentante pro tempore Francesco Tarantini. Trattandosi di udienza di mero smistamento ad altro ruolo, il giudice ha rinviato facendo salve tutte le facoltà delle parti.
All’udienza del 9 gennaio 2006, i difensori degli imputati hanno eccepito la nullità del decreto che ha disposto il giudizio, per violazione dell’art. 429, co. 1, lett. a) e c), co. 2 e co. 4, c.p.p., ed hanno chiesto la esclusione di entrambe le parti civili dal processo, per difetto di legittimazione attiva; la difesa di Emilio Riva ha eccepito altresì la nullità della notifica del medesimo decreto al proprio assistito, perché eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto ed a mani di persona diversa dal destinatario. Il giudice, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al relativo verbale, ha respinto le eccezioni di nullità ed ha disposto la rinnovazione della predetta notifica all’imputato Emilio Riva, riservandosi di decidere sulle questioni riguardanti parti civili all’esito della compiuta costituzione degli imputati.
Alla successiva udienza, tenutasi il 6 marzo 2006, ritualmente instaurato il contraddittorio anche con l’imputato Emilio Riva, il giudice, sciogliendo la precedente riserva, ha respinto la richiesta di esclusione delle parti civili, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al verbale. Quindi la difesa degli imputati interessati ha chiesto la sospensione del processo, a norma dell’art. 23, D.L.vo n° 758/1994, in relazione alla contravvenzione contestata al capo B) dell’imputazione. Il giudice ha respinto tale richiesta, con ordinanza trascritta a verbale. Dopo di che, è stato dichiarato aperto il dibattimento e le parti hanno formulato le rispettive richieste istruttorie, ammesse dal giudice, in quanto conformi al disposto dell’art. 190, c.p.p..
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La sentenza integrale che condanna i Riva e Capogrosso

Tribunale monocratico Taranto, sent. n° 408 del 20.4.2007
Est. Martino Rosati Impp. Riva Emilio ed altri
Tra gli argomenti trattati: art. 437, c.p.; art. 674, c.p., anche in rapporto con le leggi speciali anti-inquinamento; costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste dopo il T.U. n° 152/06.

MOTIVI DELLA DECISIONE

SOMMARIO

Capitolo I – IL PROCESSO

1. – Le fasi principali.
2. – L’istruttoria dibattimentale.
3. – Conclusioni delle parti.
4. – Ordinanze istruttorie e “sul processo”: rinvio.

Capitolo II – I FATTI RIGUARDANTI LE COKERIE (capi A, B e C dell’imputazione)

1. – Premessa.

2. – La vicenda storica delle cokerie.

3. – L’omessa predisposizione di cautele contro gli infortuni sul lavoro (capo A dell’imputazione).

4. – segue: L’individuazione dei soggetti responsabili.

5. – Le contravvenzioni di cui al D.P.R. n° 303 del 1956 (capo B).

6. – L’inosservanza dell’ordinanza del Sindaco di Taranto n° 244 del 22 maggio 2001 (capo C).

capitolo III – I REATI IN MATERIA DI INQUINAMENTO DA PARTE DELL’“ILVA” (capi D, E e F dell’imputazione).

1. – Premessa.

2. – La contravvenzione di cui all’art. 25, co. 3 e 4, D.P.R. 24 maggio 1988, n° 203 (capo E).

3. – La contravvenzione di cui all’art. 674, cod. pen. (capo D).

4. – Il danneggiamento di arredi urbani ed edifici pubblici (capo F).

Capitolo IV – I REATI CONTESTATI AI DIRIGENTI “AGIP” (capi G, H ed I dell’imputazione).

1. – La violazione dell’art. 25, D.P.R. n° 203/1988 ed il danneggiamento (capi H ed I).

2. – La contravvenzione prevista dall’art. 674, cod. pen. (capo G)

capitolo V – TRATTAMENTO SANZIONATORIO E STATUIZIONI CIVILI.

1. – Le sanzioni penali principali ed accessorie.

2. – Le statuizioni civili.

capitolo I – IL PROCESSO


1. – Le fasi principali.

Il processo si è svolto nelle forme del rito ordinario.
Gli imputati sono stati deferiti all’intestato Tribunale monocratico con decreto emesso dal G.u.p. in sede il 12 maggio 2005.
Già in fase di udienza preliminare si era costituita la parte civile “U.I.L. Provinciale” di Taranto, in persona del suo segretario e legale rappresentante pro tempore Francesco Sorrentino.
Degli imputati, è comparso in giudizio il solo Elefante; tutti gli altri sono rimasti contumaci.
Alla prima udienza, tenutasi il 7 dicembre 2005, si è costituita la parte civile “Legambiente Puglia”, in persona del suo presidente e legale rappresentante pro tempore Francesco Tarantini. Trattandosi di udienza di mero smistamento ad altro ruolo, il giudice ha rinviato facendo salve tutte le facoltà delle parti.
All’udienza del 9 gennaio 2006, i difensori degli imputati hanno eccepito la nullità del decreto che ha disposto il giudizio, per violazione dell’art. 429, co. 1, lett. a) e c), co. 2 e co. 4, c.p.p., ed hanno chiesto la esclusione di entrambe le parti civili dal processo, per difetto di legittimazione attiva; la difesa di Emilio Riva ha eccepito altresì la nullità della notifica del medesimo decreto al proprio assistito, perché eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto ed a mani di persona diversa dal destinatario. Il giudice, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al relativo verbale, ha respinto le eccezioni di nullità ed ha disposto la rinnovazione della predetta notifica all’imputato Emilio Riva, riservandosi di decidere sulle questioni riguardanti parti civili all’esito della compiuta costituzione degli imputati.
Alla successiva udienza, tenutasi il 6 marzo 2006, ritualmente instaurato il contraddittorio anche con l’imputato Emilio Riva, il giudice, sciogliendo la precedente riserva, ha respinto la richiesta di esclusione delle parti civili, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al verbale. Quindi la difesa degli imputati interessati ha chiesto la sospensione del processo, a norma dell’art. 23, D.L.vo n° 758/1994, in relazione alla contravvenzione contestata al capo B) dell’imputazione. Il giudice ha respinto tale richiesta, con ordinanza trascritta a verbale. Dopo di che, è stato dichiarato aperto il dibattimento e le parti hanno formulato le rispettive richieste istruttorie, ammesse dal giudice, in quanto conformi al disposto dell’art. 190, c.p.p..
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La sentenza integrale che condanna i Riva e Capogrosso

Tribunale monocratico Taranto, sent. n° 408 del 20.4.2007
Est. Martino Rosati Impp. Riva Emilio ed altri
Tra gli argomenti trattati: art. 437, c.p.; art. 674, c.p., anche in rapporto con le leggi speciali anti-inquinamento; costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste dopo il T.U. n° 152/06.

MOTIVI DELLA DECISIONE

SOMMARIO

Capitolo I – IL PROCESSO

1. – Le fasi principali.
2. – L’istruttoria dibattimentale.
3. – Conclusioni delle parti.
4. – Ordinanze istruttorie e “sul processo”: rinvio.

Capitolo II – I FATTI RIGUARDANTI LE COKERIE (capi A, B e C dell’imputazione)

1. – Premessa.

2. – La vicenda storica delle cokerie.

3. – L’omessa predisposizione di cautele contro gli infortuni sul lavoro (capo A dell’imputazione).

4. – segue: L’individuazione dei soggetti responsabili.

5. – Le contravvenzioni di cui al D.P.R. n° 303 del 1956 (capo B).

6. – L’inosservanza dell’ordinanza del Sindaco di Taranto n° 244 del 22 maggio 2001 (capo C).

capitolo III – I REATI IN MATERIA DI INQUINAMENTO DA PARTE DELL’“ILVA” (capi D, E e F dell’imputazione).

1. – Premessa.

2. – La contravvenzione di cui all’art. 25, co. 3 e 4, D.P.R. 24 maggio 1988, n° 203 (capo E).

3. – La contravvenzione di cui all’art. 674, cod. pen. (capo D).

4. – Il danneggiamento di arredi urbani ed edifici pubblici (capo F).

Capitolo IV – I REATI CONTESTATI AI DIRIGENTI “AGIP” (capi G, H ed I dell’imputazione).

1. – La violazione dell’art. 25, D.P.R. n° 203/1988 ed il danneggiamento (capi H ed I).

2. – La contravvenzione prevista dall’art. 674, cod. pen. (capo G)

capitolo V – TRATTAMENTO SANZIONATORIO E STATUIZIONI CIVILI.

1. – Le sanzioni penali principali ed accessorie.

2. – Le statuizioni civili.

capitolo I – IL PROCESSO


1. – Le fasi principali.

Il processo si è svolto nelle forme del rito ordinario.
Gli imputati sono stati deferiti all’intestato Tribunale monocratico con decreto emesso dal G.u.p. in sede il 12 maggio 2005.
Già in fase di udienza preliminare si era costituita la parte civile “U.I.L. Provinciale” di Taranto, in persona del suo segretario e legale rappresentante pro tempore Francesco Sorrentino.
Degli imputati, è comparso in giudizio il solo Elefante; tutti gli altri sono rimasti contumaci.
Alla prima udienza, tenutasi il 7 dicembre 2005, si è costituita la parte civile “Legambiente Puglia”, in persona del suo presidente e legale rappresentante pro tempore Francesco Tarantini. Trattandosi di udienza di mero smistamento ad altro ruolo, il giudice ha rinviato facendo salve tutte le facoltà delle parti.
All’udienza del 9 gennaio 2006, i difensori degli imputati hanno eccepito la nullità del decreto che ha disposto il giudizio, per violazione dell’art. 429, co. 1, lett. a) e c), co. 2 e co. 4, c.p.p., ed hanno chiesto la esclusione di entrambe le parti civili dal processo, per difetto di legittimazione attiva; la difesa di Emilio Riva ha eccepito altresì la nullità della notifica del medesimo decreto al proprio assistito, perché eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto ed a mani di persona diversa dal destinatario. Il giudice, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al relativo verbale, ha respinto le eccezioni di nullità ed ha disposto la rinnovazione della predetta notifica all’imputato Emilio Riva, riservandosi di decidere sulle questioni riguardanti parti civili all’esito della compiuta costituzione degli imputati.
Alla successiva udienza, tenutasi il 6 marzo 2006, ritualmente instaurato il contraddittorio anche con l’imputato Emilio Riva, il giudice, sciogliendo la precedente riserva, ha respinto la richiesta di esclusione delle parti civili, con ordinanza scritta, letta in udienza ed allegata al verbale. Quindi la difesa degli imputati interessati ha chiesto la sospensione del processo, a norma dell’art. 23, D.L.vo n° 758/1994, in relazione alla contravvenzione contestata al capo B) dell’imputazione. Il giudice ha respinto tale richiesta, con ordinanza trascritta a verbale. Dopo di che, è stato dichiarato aperto il dibattimento e le parti hanno formulato le rispettive richieste istruttorie, ammesse dal giudice, in quanto conformi al disposto dell’art. 190, c.p.p..
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