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venerdì 23 gennaio 2015

E il Senato si tappa le orecchie

Ilva, i medici dell’Isde in audizione: “Attività incompatibile con salute e ambiente”

“Dal punto di vista medico e ambientale, la prosecuzione dell’attività produttiva dell’Ilva è assolutamente incompatibile con la tutela della salute della popolazione di Taranto. Essa sarà fonte di ulteriori danni sanitari, malattie e decessi”. E’ questo, in sintesi, il contenuto delle relazione messa a punto da Agostino Di Ciaula e Mariagrazia Serra, medici dell’Isde, in occasione dell’audizione tenuta questa mattina dinanzi alle commissioni Ambiente e Industria del Senato.  Già in passato, Di Ciaula aveva espresso questo concetto in sede di audizione parlamentare. La sua è stata, finora, una delle poche voci in grado di sostenere in maniera seria, decisa e documentata la battaglia in difesa della salute e dell’ambiente in un territorio martoriato da decenni di inquinamento industriale. Una voce sicuramente più credibile e autorevole di tante voci  “istituzionali”, ascoltate nei giorni scorsi. Ed oggi è toccato proprio alla dott.ssa Serra illustrare ai senatori i dettagli della relazione che riportiamo di seguito in versione integrale. (Inchiostroverde)

“Grazie per aver consentito di rappresentare il punto di vista dei medici di ISDE Italia, società scientifica da anni impegnata nello studio dei rapporti tra ambiente e salute e nell’affermazione dell’importanza della prevenzione primaria.
È necessario formulare un’ineludibile premessa:
1. Nell’introduzione all’articolato si legge: “la continuità del funzionamento produttivo degli stabilimenti industriali di interesse strategico costituisce una priorità di carattere nazionale, soprattutto in relazione ai rilevanti profili di protezione dell’ambiente e della salute”.
Questo principio è certamente valido in linea generale. Tuttavia, nel caso specifico di ILVA, sulla base delle analisi epidemiologiche, delle analisi del rischio e del danno sinora condotte da organismi autorevoli, si può affermare che la continuità del funzionamento produttivo dell’ILVA è incompatibile con qualunque profilo di tutela dell’ambiente e della salute dei tarantini.
Come dimostrato da ARPA Puglia con il “primo rapporto sulla valutazione del danno sanitario” 1, la completa applicazione delle prescrizioni AIA, quando e se raggiunta, sarà in grado di attenuare i rischi ambientali e sanitari per i tarantini ma NON di renderli accettabili dal punto di vista epidemiologico ed etico.
L’AIA concede all’ILVA l’emissione di 0,1ng di diossine per ogni m3 di fumi emessi. Questo limite arriva a raddoppiarsi e triplicarsi (0,2– 0.3 ng/Nm3) nel caso degli impianti di agglomerazione e sinterizzazione, quelli maggiormente problematici, che saranno così autorizzati ad emettere sino al TRIPLO della quantità di diossine attualmente concessa per legge ad altri settori della stessa ILVA o ad altri impianti inquinanti tipo cementifici o inceneritori di rifiuti.
Se si considera che ogni camino può produrre sino a 500.000 m3 all’ora di fumi, un calcolo approssimativo ed ottimistico permette di affermare che ogni ora, da ogni camino dell’ILVA, ad AIA applicata, continueranno ad essere emessi sull’area urbana di Taranto da 10.000 a 150.000 ng di diossine, inquinanti estremamente tossici anche a dosaggi bassissimi, persistenti e bioaccumulabili.
Il documento elaborato da ARPA Puglia confronta le emissioni contestualizzate al 2010, con quelle che si avranno quando la realizzazione delle prescrizioni AIA sarà completa. La produzione di benzo(a)pirene, potente cancerogeno, si ridurrà, dopo l’applicazione dell’AIA, solo del 9%, passando da 76 a 69 Kg/anno.

martedì 15 luglio 2014

E la chiamavano prevenzione..

Studio Sentieri, l’Isde ed altri scrivono al ministero della Salute per denunciare lacune su prevenzione

La lettura congiunta dei risultati degli studi SENTIERI, il cui ulteriore sviluppo è stato recentemente pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione (Marzo – Aprile 2014) e del Piano della Prevenzione 2014-2018 evidenziano, a giudizio delle società scientifiche e degli altri firmatari della presente, il mancato trasferimento in Sanità Pubblica delle importanti indicazioni. Lo sconcerto che questo mancato trasferimento crea in quanti come noi sono impegnati nel promuovere il principio di precauzione e la prevenzione primaria, deriva dal fatto che, nei Siti di Interesse Nazionale, almeno 6 milioni di persone sono esposte da 40-50 anni agli effetti patogeni di sostanze nocive per la salute immesse nell’ambiente da produttori di rischio non adeguatamente controllati dalle competenti istituzioni: gli studi SENTIERI evidenziano come questa esposizione, conformemente alle attese, abbia effettivamente dato luogo a gravi e diffusi danni alla salute degli esposti: molte persone si sono ammalate e sono morte e molte altre si ammaleranno e moriranno!
Tutto questo fa sorgere la seguente domanda: ci sono, anche alla luce dello sviluppo delle conoscenze sulle relazioni tra ambiente e salute (vedi l’enorme letteratura disponibile su epigenetica e interferenti endocrini), validi motivi scientifici per attendersi che persone esposte a tossici noti non si ammalino o non muoiano e quindi per non attivare appropriati interventi di sanità pubblica?  Purtroppo la lettura del Piano della prevenzione 2014-2018 nella versione attuale per quanto riguarda la prevenzione primaria ed i rapporti tra ambiente e salute è veramente desolante: non vi è alcun accenno alla necessità di avviare opportune e incisive attività di prevenzione primaria nei territori in cui insistono i SIN, mentre i riferimenti scientifici su cui viene impostata la prevenzione
Di più: a nostro avviso, l’approvazione del Piano della Prevenzione nella sua attuale versione, comporterebbe l’affermarsi nella pratica di un modello di “sanità pubblica” in cui si osservano gli effetti sulla salute di popolazioni lasciate vivere per decenni in condizioni di inquinamento ambientale noto per la sua dannosità, limitandosi a verificare se al loro interno si determini un eccesso di malattie e morti, senza poi intervenire, lasciando che gli esposti continuino a subire gli effetti di un inquinamento ambientale noto, prevenibile e non prevenuto e la persistenza di un intollerabile danno sanitario, ponendo così in essere una anti-etica discriminazione sociale nei confronti di chi vive in aree a rischio minore o non a rischio.
Per tali motivi riteniamo improponibile per le popolazioni esposte, non etico per gli operatori della sanità pubblica e del tutto inappropriato per il funzionamento del Servizio sanitario nazionale, un Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 che non affronti il problema di trasferire in sanità pubblica le indicazioni provenienti dagli studi SENTIERI, attraverso un percorso programmatico concertato, partecipato e orientato dalle conoscenze disponibili in letteratura, dando luogo, seppur con enorme ritardo, all’avvio di un processo di mappatura in ciascun SIN dei rischi realmente presenti e delle iniziative di prevenzione primaria adottate o ancora da adottare.
A tal fine è indispensabile potenziare e orientare l’attività dei Dipartimenti di Prevenzione delle Unità Sanitarie Locali, cui spetta il compito istituzionale di “garantire la tutela della salute, prevenzione delle malattie e della disabilità, miglioramento della qualità della vita” (DLgs 502/92 e succ. mod, art 7-bis, comma 1) e di “promuovere azioni volte ad individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana e animale” (ibidem, art. 7- bis, comma 2). È, inoltre, necessario attuare interventi per favorire le indispensabili interazioni con il sistema delle Agenzie Regionali per l’Ambiente, altro terreno su cui si registrano diffuse inadempienze.
Nel segnalare il grave vulnus che, in assenza di tale iniziativa, verrebbe inflitto al diritto alla salute degli almeno sei milioni di esposti che vivono nei SIN (un decimo della popolazione italiana), i firmatari della presente chiedono l’apertura di un tavolo di lavoro che preveda la partecipazione di loro rappresentanti, per integrare gli indirizzi operativi previsti nell’attuale versione del Piano della Prevenzione 2014-2018, mettendo a disposizione, ove necessario, le competenze scientifiche presenti. Ringraziando per l’attenzione, restiamo in attesa di vostre determinazioni in relazione alla richiesta da noi avanzata a difesa del diritto alla salute degli esposti nei SIN. (inchiostroverde)

I firmatari
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri
Gruppo di lavoro FNOMCeO su “Professione, Salute e Ambiente, Sviluppo Economico”
Slow Medicine
Società Italiana di Medicina Generale – SIMG

mercoledì 26 marzo 2014

Troppa ilva provoca autismo? Il segreto di pulcinella

“Esiste una correlazione tra l’autismo e l’inquinamento ambientale. Il vaccino puo’ diventare pericoloso in alcuni casi specifici, ma non c’e’ nesso causa effetto, sui bimbi predisposti e intossicati fin dalla gestazione dai metalli pesanti. Il siero quindi potrebbe fungere solo da scintilla per l’autismo. Non si spiegherebbe altrimenti l’aumento delle patologie del neurosviluppo (autismo, deficit attentivi, dislessia, discalculia) nella popolazione che risiede nelle zone piu’ inquinate”. A dirlo all’Adnkronos Salute e’ Maurizio Proietti, specialista in malattie del neurosviluppo e componente dell’Isde Italia, Associazione medici per l’ambiente. Proietti prende le distanze dal caso esploso in questi giorni sul presunto legame tra vaccini e autismo. Una vicenda nata dopo la decisione dalla Procura di Trani di aprire un’indagine contro ignoti per lesioni colpose gravissime, al fine di accertare un nesso di causalita’ tra la somministrazione del vaccino pediatrico trivalente contro il morbillo, la parotite e la rosolia e l’insorgenza di autismo e diabete mellito. “Su questo tema non deve esserci una divisione Guelfi-Ghibellini – dice l’esperto – il vaccino non causa l’autismo, anzi e’ stato fondamentale e lo e’ tuttora per prevenire numerose malattie. Ma oggi occorre porsi delle domande sul carico vaccinale a cui sono sottoposti i bimbi”. ”Da anni seguo tantissimi casi di bambini autistici e nel prossimo Congresso nazionale sulle patologie ambientali, in programma a Sulmona dall’11 al 12 aprile – aggiunge – il mio intervento vertera’ sull’esperienza e i dati osservazionali raccolti sul legame tra autismo e inquinamento da metalli pesanti (mercurio, alluminio e piombo). Si e’ visto come una volta messi a dieta i piccoli, senza glutine e glutammato, i bambini hanno avuto dei miglioramenti. Questo perche’ – precisa – c’e’ stato un intervento salutare sulle problematiche intestinali, di cui soffrono, riducendo il carico di citotossine frutto di un’alimentazione contaminata da metalli pesanti”. “In Usa sempre piu’ ricerche si stanno occupando dei rischi genetici legati all’inquinamento ambientale – suggerisce Proietti, anche componente della commissione delle patologie ambientali dell’Omceo L’Aquila – ma lo fanno anche scienziati italiani come Rosita Gabbianelli dell’Universita’ di Camerino che da oltre 15 anni lavora sul legame tra pesticidi e Parkinson. E’ chiaro – continua – che anche per quanto riguarda l’autismo servono piu’ ricerche e studi epidemiologici. Ma dai dati che cominciano ad emergere, ad esempio dalla Terra dei fuochi o dalla zona dell’Ilva di Taranto, emerge chiaramente che sono in aumento le patologie del neurosviluppo”. Il Congresso nazionale sulle patologie ambientali e’ organizzato da Omceo L’Aquila con il supporto della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e progettato in collaborazione con Alba Auxilia. L’obiettivo e’ di creare interdisciplinarita’ tra i tanti interlocutori interessati: specialisti con competenze ecologiche, biologiche e cliniche. Cosi’ da comprendere il ruolo dei diversi contaminanti negli alimenti e le patologie correlate alle sostanze xenobiotiche, ovvero di origine naturale o sintetica, ma comunque estranee all’organismo. (Meteoweb)

Medici ambiente e ragazzi



martedì 25 marzo 2014

Parliamone!

L'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELL'INSUBRIA 
CON IL PATROCINIO DELLA CITTA' DI BUSTO ARSIZIO (VARESE)
E 
DELL' I.S.D.E.

ORGANIZZA UN MEETING:
L’IMPATTO DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO SULLA SALUTE 
Sabato: 17 maggio 2014 
Sede: Sala Tramogge, Molini Marzoli Massari, via Molino 2 (ang. v. Cadorna) - Busto Varese (VA) 
SESSIONE 1. Inquinamento atmosferico e patologie 
  1. Effetti a breve e a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana. Paolo Crosignani, Unità di Epidemiologia Ambientale e Registro Tumori, Milano. 
  2. Gli effetti tossici delle emissioni industriali sulla salute umana: il caso Taranto. Agostino di Ciaula, ISDE, Bisceglie, (Bari). 
  3. Inquinamento atmosferico e patologie a Taranto: quale approccio per la ricerca della correlazione? Daniela Spera, Associazione “Legamjonici”, Taranto. 
SESSIONE 2. La ricerca 
  1. Modelli animali per lo studio delle esposizioni al benzene. Fiorella Belpoggi, Bologna. 
  2. Gli effetti del benzene e dei metalli pesanti sulla metilazione del DNA e le modificazioni istoniche. Ian Marc Bonapace, Università dell’Insubria, Busto Arsizio (Varese). 
  3. Riflessioni sulla teoria dell'origine embriofetale delle malattie: obesità, autismo, tumori infantili. Ernesto Burgio, Presidente del comitato scientifico dell’ISDE, Palermo. 
  
Direttore scientifico: Dott. Ian Marc Bonapace 
Comitato scientifico: Ian Marc Bonapace, Gabriella Fanali, Mauro Fasano 
Segreteria organizzativa: afi@afinsubria.org

martedì 5 novembre 2013

Un firma per monitorare l'endometriosi

Ambientalisti Taranto per istituzione registro casi endometriosi

Nel convegno sui temi della salute, dell'ambiente e del lavoro che si terra' giovedi' a Taranto su iniziativa dell'arcivescovo Filippo Santoro, presenti i ministri dell'Ambiente, Andrea Orlando, e della Salute, Beatrice Lorenzin, il movimento ambientalista tarantino chiedera' fra l'altro l'istituzione di un "Registro regionale pugliese per l'Endometriosi". La richiesta e' sostenuta dall'Isde, l'associazione medici per l'ambiente, e dall'Ordine dei medici di Taranto.
  "Si parla di un 10% di donne tarantine toccate da questa malattia - e' stato affermato oggi in una conferenza stampa dal movimento "Taranto Lider" - ma noi crediamo che i casi siano di piu'". Tre milioni in tutta Italia sono le donne colpite da una patologia importante che investe l'apparato riproduttivo femminile, causando danni psico-fisici, forti dolori e infertilita'. Dati e studi recenti dimostrerebbero quanto l'inquinamento da sostanze tossiche, in particolare da diossine e Pcb, possa incidere sull'insorgenza di questa patologia.
  "Questo significa che sarebbe possibile fare prevenzione primaria - spiega "Taranto Lider" - se solo avessimo dati epidemiologici attendibili anche in Puglia, una regione che presenta numerose aree caratterizzate da livelli critici di inquinamento." La richiesta di "Taranto Lider" e' sostenuta anche dall'associazione "Passeggino Rosso", un movimento di donne di Brindisi nato per richiamare l'attenzione sui problemi che colpiscono la salute dei bambini e delle donne.
  L'istituzione del Registro regionale per la raccolta e l'analisi dei dati clinici e sociali riferiti alla malattia dell'endometriosi avra' il fine di stabilire appropriate strategie di intervento, di monitorare l'andamento e la ricorrenza della malattia, nonche' di rilevare le problematiche connesse e le eventuali complicanze, e infine di mettere in atto strategie di prevenzione primaria nelle zone a rischio.
  "Le donne che hanno contratto questa malattia - aggiunge D'Amato - dovranno usufruire in Puglia dell'esenzione del ticket sanitario e delle agevolazioni per le analisi e per le cure". Il comitato "Taranto Lider" ha anche lanciato una petizione on line con quale si rivolge direttamente al governatore della Puglia, Nichi Vendola, per chiedere "una legge per la tutela delle donne affette da endometriosi". Ad ottobre del 2012 questa malattia e' stata inserita nelle nuove tabelle dell'Inps come causa di invalidita' civile.
  L'endometrio e' un tessuto presente all'interno dell'utero e quando si sviluppa anche in altre parti del corpo e non solo all'interno dell'utero, si parla di endometriosi, e' stato spiegato oggi. Precisato anche che interessa soprattutto le donne di 30-40 anni e che si verifica piu' spesso nelle donne che non hanno mai avuto figli. I sintomi si possono raggruppare in due gruppi fondamentali: dolore e infertilita'. E l'infertilita' puo' essere causata anche da fattori biochimici.(AGI).

lunedì 30 settembre 2013

Cambiamo software al cervello?

Taranto. La salute dopo l’Ilva. Sviluppare ricerca per proteggere benessere dei cittadini

Alla fine della mattinata di lavori, concluse le relazioni scientifiche, il pubblico raccolto nella sala dell’Università si alza per una pausa. Restano seduti, abbracciati e in lacrime, un uomo e una donna. È un’immagine inconsueta in un convegno di medicina, ma assolutamente comprensibile in questo caso.
Perché il convegno Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio ha raccolto interventi e dati sulla salute a Taranto, dove gli stabilimenti e i loro fumi sono parte del panorama quotidiano e dove le preoccupazioni non sono astratte, ma concretissime e riguardano la propria vita e quella delle generazioni future.
Non si tratta di fare “allarmismo”, come ha ripetuto più volte Cosimo Nume, presidente dell’Ordine dei medici di Taranto e organizzatore del convegno insieme a Emanuele Vinci, presidente dell’Ordine di Brindisi. Si tratta piuttosto di raccogliere i dati, perché, come ha detto Vinci: “Ora non si può non sapere”.
Introdotto da Valentina Petrini, giornalista di Piazza Pulita, è Agostino Di Ciaula (della sezione ISDE di Taranto, tra i promotori del convegno) che ricorda come i primi dati siano ormai del 1987, e oggi mostrano un aumento di incidenza per carcinomi e Bpco e un elemento in pericolosa controtendenza: l’aspettativa di vita media in quest’area si è abbassata di due anni, mentre nel resto del Paese continua a crescere. E Raffaella Depalo (Policlinico di Bari) aggiunge dati che mostrano un aumento dell’infertilità, che raggiunge il 20-25%, mentre un numero crescente di donne che arrivano anticipatamente alla menopausa.
A spiegarne le ragioni è Alberto Mantovani (Iss) che illustra come gli agenti inquinanti, e in particolare gli interferenti endocrini, entrino nel ciclo ambientale, arrivando agli alimenti e quindi ad interagire con l’organismo umano.
Un’interazione che, come illustra Ernesto Burgio (presidente del comitato scientifico ISDE) investe gli esseri umani, ma ancor più embrioni, feti e gameti. Secondo questa lettura epigenetica, Burgio ha detto che “quel che si genera adesso lo percepiremo tra 20 anni”, citando in particolare l’aumento di incidenza dell’autismo, per il quale Lancet parla ormai di pandemia nelle zone fortemente inquinate.
Un dato che purtroppo è confermato a Taranto, come hanno ricordato molti interventi del pubblico, numeroso, composto dai medici provenienti da tutta Italia (il convegno ha avuto il sostegno della Fnomceo e sono quindi affluiti rappresentanti da tutti gli Ordini provinciali) e da medici, studenti e cittadini della regione.
E molti interventi hanno sottolineato la necessità di sviluppare maggiori ricerche sulla realtà sanitaria della zona, anche offrendo maggiori servizi alla popolazione locale. Purtroppo, come ha spiegato Depalo, per i suoi studi sono stati utilizzati in un primo tempo fondi privati e solo in un secondo momento si è attivato un progetto ministeriale, mentre non c’è stato alcun intervento da parte della Regione.
Ma perché, pur conoscendo ormai la situazione di rischio, non abbiamo ancora messo in campo misure adeguate? Al di là delle ragioni politiche, giuridiche ed economiche, affrontate nella seduta pomeridiana del convegno guidata da Sandra Amurri (il Fatto quotidiano), potrebbe esserci una ragione antropologica. Il nostro cervello, ha spiegato Paolo Rognini (Università di Pisa) ha un software vecchio, capace di riconoscere solo i pericoli materiali, ma che non si attiva invece davanti a pericoli resi evidenti solo da dati scientifici non percettibili attraverso i sensi.
Eppure, qualcuno si è reso conto del rischio già molti anni fa. Come Alessandro Leccese, ufficiale sanitario a Taranto negli anni in cui si costruiva l’Italsider, o come Alberto Arrò, medico di famiglia e primo presidente della sezione Isde di Taranto. I due medici sono stati ricordati nel corso del convegno attraverso la voce di Michele Riondino, attore noto al pubblico televisivo e tarantino doc. (Quotidianosanità)

domenica 29 settembre 2013

Anatema (fin troppo reale...)!

Ilva, l'allarme dei medici "Danni per tre generazioni"
 
"Anche se l'Ilva dovesse spegnersi in questo momento i tarantini continueranno a pagare conseguenze sanitarie almeno per le prossime tre generazioni, per cui è urgente chiudere i rubinetti dell'inquinamento prima di pensare a qualsiasi altra cosa". A lanciare l'allarme è Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell'Associazione internazionale Medici per l'ambiente nel corso del convegno 'Salute, Ambiente, Lavoro nella città dell'acciaiò organizzato a Taranto dall'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Taranto e Brindisi.
"L'area a caldo - ha detto ancora Di Ciaula - continuerà a produrre una quantità impressionante di inquinanti nonostante le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale". Per il presidente dell'Ordine dei medici di Taranto Cosimo Nume "il primo modo per risolvere il problema è affrontarlo, conoscerlo, e cercare le soluzioni. Non siamo qui - ha aggiunto - non per fare allarmismo, ma ci dobbiamo muovere. Sono a confronto tutti i medici d'Italia perché Taranto, attraverso la conoscenza seria e rispettosa delle regole della scienza, arrivi a non subire oltre l'insulto di malattie gravi".
Altrettanto "allarmanti" sono i dati sugli effetti dell'inquinamento che incidono sull'infertilità. "Per questo urge istituire un osservatorio epidemiologico", ha detto la ginecologa Raffaella Depalo, dell'Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana Policlinico di Bari.
Da una ricerca è emerso che una coppia su 4 nell'area di Taranto è sterile e il 26% delle donne è in menopausa precoce. "In uno studio che abbiamo presentato l'anno scorso al congresso della Società europea di embriologia - ha aggiunto la dottoressa Depalo - abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l'ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita folicolare e la maturazione ovocitaria".
Poi, ci sono i tumori. Sono 22.500 gli abitanti di Taranto che, in questo momento - è stato sottolineato - rischiano di ammalarsi di cancro, considerando la sola inalazione degli inquinanti, le 4mila tonnellate di polveri, le 11mila tonnellate di diossido d'azoto, le 11.300 tonnellate di anidride solforosa, le 7 tonnellate di acido cloridrico che gli impianti dell'Ilva scaricano nell'aria ogni anno.
Ma gli inquinanti emessi dagli impianti dell'area di Taranto non si assorbono solo respirando: nei bambini, la quantità di diossina assunta per ingestione - attraverso la catena alimentare, soprattutto negli alimenti grassi, pesce, latte, carni - è due volte e mezzo quella per inalazione.
"I registri dei tumori indicano, nel nostro Paese, un aumento di circa il 2% annuo dell'incidenza del cancro - spiega il presidente dell'Isde, Ernesto Burgio. - Questo significa che, se continuiamo così, nel 2020, in Italia, almeno una persona su due svilupperà una neoplasia. La normalità sarà dunque avere il cancro, non essere sani". (Rep)

venerdì 27 settembre 2013

Essere tarantini nell'età dell'Ilva: una corsa ad ostacoli!

Tutti i diritti riservati

Taranto: nuovo studio choc, "in area Ilva una coppia su 4 sterile"

Una coppia su quattro nell'area di Taranto e' sterile, e il 26% delle donne e' in menopausa precoce. E' quanto emerge da uno studio condotto da Raffaella Depalo del Policlinico di Bari, che presentera' al convegno "Salute, Ambiente, Lavoro", che - organizzato dall'Ordine dei Medici della provincia di Taranto, da quello di Brindisi, dalla Fnomceo e dall'Isde, l'Associazione internazionale dei Medici per l'ambiente - si terra' presso la Sede dell'Universita' (ex Convento di San Francesco) il 28 settembre.
Al centro dell'attenzione di medici, giuristi, giornalisti, cittadini non ci saranno soltanto le neoplasie, ma gli effetti dell'inquinamento (causato anche dall'Ilva) sull'apparato riproduttivo - e quindi, sulle generazioni future - oltre che su quello endocrino e su quello neurosensoriale. "Non vogliamo "non" parlare di tumori - afferma il presidente dell'Omceo di Taranto, Cosimo Nume -.Vogliamo solo far sapere che ci sono anche molte altre problematiche, non meno pericolose, legate all'inquinamento, su cui e' necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa citta' si e' finalmente risvegliata, per non subire domani l'insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate sui determinanti di Salute".
Se negli anni '70, emerge dallo studio, il 16% delle donne, in Puglia, aveva problemi a procreare, oggi le coppie infertili sono il 20-25%, la maggior parte provenienti da una fascia di territorio compresa tra Taranto e Brindisi. E il 26% delle donne, provenienti dall'area geografica in un raggio di 20 km da Taranto, che si erano rivolte al centro diretto dalla Depalo erano in menopausa precoce: nessuna delle donne della stessa eta', ma provenienti da altre parti d'Italia, era in menopausa. Una prima proiezione sulla fertilita' maschile in associazione con l'esposizione annuale diretta ad alti livelli di diossine e' stata compiuta sempre a Taranto, con il contributo dell'Universita' degli Studi di Bari: e' emerso un aumento, nel liquido seminale, dello stress ossidativo e della frammentazione del Dna.
"La professione medica ha nel suo codice genetico la consapevolezza del nesso indissolubile tra ambiente e salute - conclude il presidente dell'Ordine di Brindisi, Emanuele Vinci -. E oggi siamo ben consci, grazie a studi epidemiologici, genetici, biomolecolari, che le influenze negative dell'ambiente sulla salute non riguardano solo l'aspetto oncologico, con la formazione di neoplasie, ma sono all'origine delle attuali pandemie di patologie dismetaboliche e neurodegenerative". Di piu': le interazioni tra l'ambiente e la salute non riguardano solo le varie patologie, acute o croniche, vecchie o nuove, ma determinano effetti sull'evoluzione, sino a minacciare la stessa sopravvivenza delle specie viventi.(Giornaledipuglia)

venerdì 20 settembre 2013

Medici in prima linea


INTERVISTA AL PRESIDENTE ODM TARANTO

A pochi giorni dal convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio", che si terrà il prossimo 28 settembre a Taranto, il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume, ha rilasciato al portale Fnomceo quest’intervista nella quale illustra i contenuti del workshop. L’evento è solo una tappa dell’attenzione che il mondo ordinistico ha rivolto già da lungo tempo alle problematiche che segnano così profondamente la città pugliese, “perché in questi anni siamo riusciti a rappresentare degnamente le prerogative di indipendenza e autorevolezza della professione, tant’è che l’ultima grande manifestazione sull’ambiente qui a Taranto si è aperta proprio con i medici e con i nostri striscioni. Con ogni possibile limite, la gente ha fiducia in noi, ci vede alleati suoi e non dei poteri che hanno dilaniato la carne viva di questa città”.
Vediamo nelle parole di Nume quali saranno i punti nevralgici dell’evento.

Presidente Nume, l'Ordine di Taranto sta promuovendo un workshop nazionale su ambiente, lavoro e salute. Non è un evento "qualsiasi" vista la situazione che la città di Taranto vive da anni: ci può spiegare quali sono gli obiettivi del convegno?
Come abbiamo scritto nella locandina, scopo del convegno è l’apertura di un dialogo fra più attori della scena sociale, non soltanto locale, in cui la voce della professione ha l’obbligo di ribadire in ogni passaggio che il proprio dovere è sempre è comunque la tutela della salute individuale e collettiva, e di porre questo principio deontologico come presupposto di ogni proprio intervento e di ogni integrazione con altri protagonisti della complessità del problema. Per la verità sarebbe meglio dire che questo dialogo non si apre ora ma prosegue, dopo altri eventi da noi organizzati ben prima che la questione Taranto emergesse in tutta la sua drammaticità a seguito della corretta ed apprezzabile azione della Magistratura.

Avete dato una forte caratterizzazione formativa all'evento: ciò significa che ormai per il mondo medico acquisire competenze in ambito del rapporto "ambiente e salute" è elemento ritenuto essenziale per la professione medica?
L’integrazione, l’interdipendenza inestricabile fra persona e ambiente non sfuggiva neppure ai protomedici della storia e del mito, a Esculapio come agli sciamani o ai druidi; figuriamoci se il medico di oggi può permettersi il lusso di ignorare questa verità assoluta. Il problema è che nella messe di nozioni, non tutte attendibili, nello scatenarsi di polemiche accademiche su dati e cifre, si corre il rischio di perdere di vista il connotato fondamentale della nostra professione, che deve esercitarsi per l’uomo, al di fuori di conflitti d’interesse, essere capace di tradurre cifre, dati e studi in azioni positive e proattive. Per questo abbiamo invitato autorevoli relatori a parlare ai colleghi – ma anche alla cittadinanza – di quanto oggi si conosce dell’azione degli inquinanti ambientali sull’apparato endocrino e riproduttivo. Volutamente abbiamo messo da parte per un attimo la questione più nota e pressante in questa città, quella delle neoplasie; per quelle i miei bravissimi colleghi del territorio, dell’ematologia, dell’oncologia, della radioterapia, di tutte le strutture di diagnosi e cura sono impegnati allo stremo delle proprie possibilità, ogni giorno, con umanità e altissima professionalità, nonostante perdurino alcune inadeguatezze strutturali e organizzative che non dipendono da noi. Non vogliamo “non” parlare di tumori, in questo convegno; vogliamo far sapere che ci sono anche altre problematiche, non meno gravi e pericolose, legate all’inquinamento, su cui è necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa città si è finalmente risvegliata, per non subire domani l’insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate sui determinanti di salute.

L'evento vedrà la partecipazione di forze eterogenee, dell'Isde, di giornalisti, economisti ed osservatori. Ma allo stato attuale non avete previsto la partecipazione di istituzioni. Come mai questa scelta sicuramente insolita e coraggiosa?
Leggevo sulla stampa locale, alcuni giorni fa, lo stralcio dell’interrogatorio di uno degli ultimi soggetti arrestati nell’ambito dell’inchiesta che la Magistratura tarantina sta svolgendo dall’estate dello scorso anno. Si trattava di uno dei cosiddetti “dirigenti ombra” che per conto della proprietà avrebbero dettato regole “parallele” all’interno dello stabilimento in termini di produzione e sicurezza. A un certo punto l’interrogato afferma (non cito testualmente) che “quello che abbiamo fatto a Taranto, a Genova non ci avrebbero permesso di farlo”; quando il magistrato chiede perché, l’incolpato tace. Ecco, in quel silenzio c’è tutto il significato della nostra scelta, e permettetemi di non aggiungere altro.

L'Ordine dei medici in questi anni ha assunto un ruolo "terzo" ben riconosciuto da tutte le forze sociali di Taranto. Quale sarà la risposta dei cittadini a questo vostro workshop?
Mi auguro nutrita e attenta, come è stato per l’evento del 2011. Credo di non poter essere smentito se affermo che in questi anni siamo riusciti a rappresentare degnamente le prerogative di indipendenza e autorevolezza della professione, tant’è che l’ultima grande manifestazione sull’ambiente qui a Taranto si è aperta proprio con i medici e con i nostri striscioni. Con ogni possibile limite, la gente ha fiducia in noi, ci vede alleati suoi e non dei poteri che hanno dilaniato la carne viva di questa città. E il fatto che al convegno partecipino l’intero Comitato Centrale della Fnomceocon il suo presidente Amedeo Bianco e la Commissione nazionale Ambiente, presieduta da Emanuele Vinci, è testimonianza che l’attenzione a Taranto e ai suoi problemi, più in generale alla necessità di intervenire sulla questione ambientale ovunque si sviluppi, non è soltanto un impegno dei medici tarantini e brindisini, bensì il comune sentire dell’intera professione.

Quali sono gli obiettivi di ricaduta sociale e civile che vi attendete da questo evento?
Taranto non è più, se mai lo è stato, un problema dei tarantini, ma dell’intero Paese, dell’Europa addirittura, e la cronaca di questi giorni, nel bene o nel male, lo testimonia. Vogliamo essere una voce in questo dibattito, con tutto il peso delle nostre conoscenze e del nostro impegno professionale e civile, e con la consapevolezza che da questa palude si potrà uscire soltanto quando cesserà l’abitudine alla politica urlata o, peggio, inerte, e si ritornerà a parlare di tutele e di diritti con le giuste proporzioni e con totale indipendenza da altri interessi che non siano il bene comune e l’obbligo che abbiamo di disegnare un futuro migliore per i nostri figli. (
QUOTIDIANO SANITA')

sabato 20 luglio 2013

Poco in-Clini al miglioramento

“ILVA, IL RISANAMENTO DI CLINI NON FERMERÀ LA STRAGE DI TARANTO”
Il medico, ascoltato in commissione Ambiente, smonta i dati contenuti nell’autorizzazione ambientale del governo: “Questa legge non basta per la sicurezza dei cittadini. In 12 mila resteranno a rischio elevato di cancro”


L’Aia è in grado, se attuata completamente e nel rispetto della tempistica indicata, di assicurare la ‘sostenibilità’, del processo produttivo dell'Ilva con l'ambiente”. È quanto ha detto il ministro Orlando, in audizione in commissione Ambiente alla Camera. Dopo pochi giorni la Commissione, presieduta da Ermete Realacci del Pd, su invito del M5S ha ascoltato il dottor Agostino Di Ciaula di Isde per l'Italia (International Society for Digital Eatth-Medici per l'ambiente) che con l'obiettività delle evidenze scientifiche ha dimostrato l'esatto contrario. Ma le sue parole sono rimbalzate sulle facce annoiate dei deputati: ”Ho fatto il mio dovere - racconta - ora nessuno potrà dire ‘non potevo sapere’” dice al Fatto . “Questo disegno di legge è da tutti i punti di vista insufficiente per ristabilire minime garanzie sanitarie della popolazione e il pieno rispetto degli articoli 32 e 41 della Costituzione. Per il governo, la prosecuzione dell’attività industriale è condizione preliminare e necessaria per assicurare l’effettiva realizzazione degli investimenti per il risanamento ambientale. Dal punto di vista medico è come se un paziente con cirrosi alcolica si facesse pagare le cure dal suo venditore di superalcolici, a condizione che continui a comprarli e consumarli. Ormai – prosegue – hanno perso il contatto con la realtà, rendendo la salute umana un bene negoziabile. La lettura del ‘rapporto sulla valutazione del danno sanitario’ redatto dall'Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente, ndr) Puglia
che confronta i danni attuali con quelli che si avranno se e quando la famigerata Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr), tanto sbandierata da Clini, che dovrebbe conciliare ‘salute’ ed ‘esigenze produttive’, verrà applicata, è sconvolgente.
Ed è sottostimata. Ora – spiega il medico – rischia di avere un tumore (solo per l’inalazione degli inquinanti) una popolazione di 22.500 tarantini, una volta attuata l’Aia, entro il 2016, almeno 12.000 persone continueranno a essere sottoposti a rischio elevato di tumore maligno a causa dell’inquinamento industriale prodotto dalI’Ilva”.
Lei sta dicendo che nel rapporto dell’Arpa c’è scritto che nonostante i provvedimenti migliorativi dell'AIA saranno emessi ancora
69,2 Kg/anno di benzo(a) pirene?
Esattamente. Concentrazione che consentirà alla Puglia di mantenere il primato nazionale, forse europeo, di emissioni della sostanza cancerogena.
E c’è scritto anche che l’impianto emetterà 1.273 Kg/anno di cadmio, 22 g/anno di diossine, 46 g/anno di Pcb, solo per citarne
alcuni?
Addirittura ci sarà un incremento di concentrazione al suolo dei Pcb, che, come le diossine e i metalli pesanti, a differenza degli inquinanti gassosi, sono sostanze tossiche persistenti nell’ambiente, in quanto non sono biodegradabili. Si accumulano (“vivono” oltre un secolo) nei terreni, nei prodotti agricoli, nelle carni, nel latte animale e umano e in ogni altro tessuto biologico. Aumenterà l'emissione in atmosfera del nichel, del cromo e del benzene, noti agenti cancerogeni. Il piombo resterà inalterato con buona pace dei tumori e dei disturbi cognitivi dei bambini.
L'Aia concede all’Ilva, concentrazioni di diossina fino a 0,3 ng al m3, se si considera che ogni camino può produrre sino a
500.000 m3 all'ora di fumi, si può affermare che ogni ora, da ogni camino dell’Ilva, saranno emessi da 10.000 a 150.000 ng di
diossine. Una concentrazione assai pericolosa.
ma è una prospettiva drammatica...
Questa è solo una parte della verità: gli inquinanti sono cancerogeni anche e soprattutto per ingestione, perché entrano nella catena alimentare, vengono introdotti con il cibo. Per le donne passano la barriera placentare e vengono trasmessi al feto, entrano nel latte materno e vengono “somministrati” ai neonati. E il passaggio di inquinanti attraverso la placenta determina, come è ben noto, l’insorgenza sia di varie malattie non neoplastiche che di tumori per le due generazioni successive a quella della madre esposte durante la gravidanza. Dà l'idea di come si sia potuto ancora una volta, spudoratamente, sacrificare vite umane sull’altare del profitto privato e far passare questo scempio per un’operazione salvifica?
Continuare, dunque, a sostenere che l’Aia risolverà i problemi è una menzogna, un insulto ai tanti malati e morti di tumore?
Certamente. I tarantini continueranno ad ammalarsi e a morire con o senza Aia fino a quando non verrà chiusa l'area a caldo. Il dottor Di Ciaula, a conclusione, ripensa alla sua audizione alla Camera e dice: “Ho dimostrato ogni mia parola. Mi torna
in mente Alexander Dubcek: ‘La democrazia non è solamente la possibilità e il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere’.
Non si può continuare a mettere pezze alle falle aperte da miserabili mercenari, né si può chiedere ai tarantini di continuare a subire tutto questo. E al commissario Enrico Bondi – conclude il medico – vorrei dire che i tumori del polmone nei non fumatori hanno caratteristiche epidemiologiche e istologiche completamente diverse da quelli che insorgono nei fumatori”. (
Sandra Amurri - FQ)

giovedì 18 luglio 2013

C'è tumore e tumore. C'è commissario e commissario...

Un altro commento tecnico sul Bondi Show. In attesa della canzone di Orlando.

Le cattive scelte del Governo e del Sig. Bondi

Agostino Di Ciaula – ISDE Italia (Sezione Puglia)

Il Governo dovrebbe scegliere con più attenzione i suoi “commissari” e il Sig. Bondi dovrebbe scegliere con più attenzione i suoi “consulenti” scientifici. Entrambi non hanno fatto una bella figura non solo nei confronti dei pugliesi ma dell’intero Paese e della comunità scientifica.
Posso capire (ma non accettare) che per il Governo e per il Sig. Bondi sia più conveniente ignorare i risultati dello studio SENTIERI, i risultati della perizia scientifica richiesta dalla magistratura, gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, la valutazione di danno sanitario di ARPA Puglia, le avvertenze dei medici ISDE e le innumerevoli altre patologie (diverse dal cancro ai polmoni) causate dagli innumerevoli inquinanti presenti nelle zone critiche della Regione Puglia (non solo Taranto), ma questa deriva negazionista ha numerosi altri limiti da rispettare, non solo in termini etici e di decenza.
Dal punto di vista politico il Governo dovrebbe ricordare che un commissario così cruciale dovrebbe avere garanzie di terzietà e perseguire in via prioritaria il bene comune, non interessi particolari.
Dal punto di vista scientifico il Sig. Bondi dovrebbe ricordare ai suoi consulenti che il carcinoma polmonare nei non fumatori ha caratteristiche epidemiologiche (maggiore prevalenza nel sesso femminile, età di insorgenza più giovane), istologiche e persino genetiche del tutto differenti da quelle del tumore che insorge nei fumatori e che molte di queste caratteristiche sono proprie dei tumori polmonari del triangolo della morte Taranto-Lecce-Brindisi.
Il Governo dovrebbe ricordare a se stesso e a Bondi, e Bondi dovrebbe ricordare ai suoi consulenti, che il cancro del polmone è la prima causa di morte per tumore in Puglia, Regione che è al primo posto in Italia per emissioni industriali di particolato (almeno 6-7 volte superiori a quelle delle altre Regioni italiane) e IPA (almeno 5 volte superiori a quelle di altre Regioni Italiane) e solo all'undicesimo posto per numero di fumatori.
Dovrebbero anche ricordare che tra il 1993 e il 2008 la percentuale di fumatori pugliesi è scesa del 2% (dal 25% al 23%, ISTAT), mentre il tasso grezzo di mortalità per tumore maligno del polmone (anni 1990-2007) è aumentato del 9% (da 3.79 a 4.18 x 10.000 abitanti, fonte ISTAT). Tale incremento è stato particolarmente rilevante nella popolazione di sesso femminile (+57% nel sesso femminile vs +3.5% nel sesso maschile), meno esposta al fumo di sigaretta, e i tassi grezzi di mortalità sono più elevati nelle province di Brindisi, Taranto e Lecce che in quella di Bari, altra “città portuale” soggetta all’influenza negativa del fumo e del “contrabbando di sigarette” almeno quanto Taranto.
Il Sig. Bondi dovrebbe anche ricordare ai suoi consulenti che secondo stime dell’OMS circa l’8% dei carcinomi polmonari sono assolutamente indipendenti dal fumo di sigaretta. Secondo tale proporzione, poiché nella Regione Puglia tra 1998 e il 2004 ci sono state 12.134 morti per tumori maligni del polmone (Fonte: osservatorio epidemiologico regionale), è possibile calcolare che in media circa 971 di quelle morti siano state causate dall’inquinamento atmosferico.
Si sa da anni (ma questo è sfuggito ai consulenti scientifici del Sig. Bondi) che un incremento di soli 10µg/m3della concentrazione atmosferica di PM2.5 è associata ad un incremento di rischio di tumore polmonare compreso tra l’8 e il 14%, e che tale rischio è maggiore per i non fumatori (Pope et al, 2002). Si sa anche benissimo, al contrario, che una riduzione dell’inquinamento da particolato comporta una riduzione del rischio di carcinoma polmonare (Laden et al 2006), con un incremento dell’aspettativa di vita di 0.6 anni per ogni riduzione di 10 μg/m3 di PM10 (Pope 2009).
Altra “dimenticanza” dei consulenti del Sig. Bondi è che in aree ad elevato inquinamento atmosferico (come Taranto) il 20% circa dei tumori polmonari è legata al particolato, che produce tumore maligno del polmone anche a concentrazioni atmosferiche di gran lunga inferiori (Raaschou-Nielsen et al, 2013) a quelle “concesse” da una legge che non è affatto “health-based” ma sempre più “money-based”.
È anche “sfuggita” al Sig.Bondi e ai suoi consulenti "scientifici" la considerazione che mentre il fumo di sigaretta, di indubbia e indiscutibile pericolosità, interessa circa il 25% della popolazione di età superiore a 15 anni (ISTAT) ed è un fattore di rischio volontario la cui cessazione dipende da decisioni soggettive, l’inquinamento atmosferico interessa tutta la popolazione di qualunque fascia di età ed è classificabile come esposizione forzata, indipendente da scelte individuali e fortemente dipendente da scelte politiche ed economiche. Questo i pugliesi lo hanno capito bene, anche se si cerca affannosamente di fare il possibile e l’impossibile per dimostrare il contrario, con toni e argomentazioni che rappresentano un insulto all’intelligenza e alla dignità di chi ascolta.
È necessario continuare a ribadire con forza che il rendere la salute un bene negoziabile è contrario a qualunque principio etico, politico e morale. Chi rema in questo senso va in direzione contraria al bene comune, che sia il Sig. Commissario o il capo del Governo.

mercoledì 17 luglio 2013

L'arte della polemica strumentale nel paese delle lobby

Dopo oltre un anno dalla presentazione nell'incidente probatorio (in cui Ilva si guardò bene dal presentare controperizie), il Bondi Show ha riaperto il dibattito sulla perizia epidemiologica che inchioda la dirigenza alle sue responsabilità sanitarie.
Da una parte i periti super partes nominati dal GIP, che dopo aver prodotto le loro analisi le hanno sottoposte al dibattito scientifico internazionale.
Dall'altra Bondi, ex amministratore delegato Ilva (!), ora diventato commissario neutrale (?) per conto dello Stato (??) messo lì a tutela dei cittadini (???) difeso dai consulenti scientifici (pagati con i soldi) dell'Ilva (????)
In mezzo la comunità scientifica e milioni di indignati da questo spettacolo ridicolo! 

Comunicato stampa dell'AIE sull'ILVA di Taranto

Sul caso ILVA si sta facendo un uso distorto e strumentale delle evidenze scientifiche

Il Commissario Straordinario dell’ILVA Enrico Bondi ha trasmesso un documento firmato dai consulenti dei Riva nel quale si contestano i dati relativi all’impatto sanitario delle emissioni inquinanti e si sostiene che a Taranto l’aumento dell’incidenza di tumori e patologie croniche respiratorie e cardiovascolari non sarebbe da attribuire all’inquinamento ambientale prodotto da ILVA bensì agli stili di vita, in particolare che l’aumento del tumore del polmone sia da attribuire all’abitudine al fumo di sigaretta.
Eppure il legame tra inquinamento ambientale e tumore polmonare è noto da anni e indipendentemente dagli altri fattori di rischio (come la maggiore abitudine al fumo). Tale legame è stato ribadito la scorsa settimana con la pubblicazione su Lancet Oncology  dei risultati dello studio  europeo ESCAPE “European Study of Cohorts for Air Pollution Effects”, condotto  su 17 coorti europee (inclusa l’Italia) che ha evidenziano come l’esposizione prolungata all’inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2.5) sia associabile ad un aumento del rischio di tumore del polmone (specialmente l’adenocarcinoma) in popolazioni esposte. Per ogni incremento di 10 µg/m³ di PM10 viene stimato un aumento  del rischio di tumore al polmone pari a circa il 22 % (HR pari 1.22, 95%CI 1.03–1.45) (http://www.thelancet.com)
Tutti gli studi condotti fino ad oggi mostrano inoltre che non esiste un livello-soglia al di sotto del quale non siano evidenziabili effetti dell’inquinamento sulla salute. Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che anche al di sotto dei limiti di legge previsti per il particolato, vi sono effetti sanitari sulle popolazioni esposte (documento “Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP” (interim report) disponibile  sul sito www.euro.who.int)
E’ grave che nel nostro Paese possa essere sostenuta una posizione apertamente in contrasto  con le evidenze scientifiche prodotte da studi internazionali e consolidate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Posizioni pseudo-scientifiche, basate sull’opinione di singoli ricercatori che sono in chiara condizione di conflitto di interessi (periti di parte dell’ILVA).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia sulla base dei numerosi studi condotti fino ad oggi a Taranto, ribadisce che:
  • I dati ambientali hanno dimostrato che la popolazione di Taranto  è stata esposta per decenni ad elevati livelli di  diverse sostanze chimiche con effetti cancerogeni noti e  ben documentati in letteratura.
  •  studi epidemiologici multicentrici e di impatto sanitario  hanno documentato nelle popolazioni residenti nell’area che l’inquinamento atmosferico ha determinato un aumento della mortalità e morbosità per malattie cardiache e respiratorie; 
  •  lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato  un eccesso di mortalità per il tumore del polmone nella popolazione di Taranto pari a circa il 30%, in entrambi i generi (Pirastu et al. 2011);
  • gli studi epidemiologici più recenti hanno documentando danni alla salute a breve e lungo termine (mortalità per cause cardiache ed eventi coronarici acuti ed un incremento significativo della mortalità per patologie respiratorie e per tumori nella popolazione 0-14 anni), con effetti più forti nei quartieri più inquinati (Tamburi e Borgo) rispetto all’intero comune di Taranto (Mataloni et al, 2012).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia esprime una forte preoccupazione per l’uso distorto e strumentale di dati pseudo-scientifici con  l’obiettivo di  invalidare le evidenze prodotte fino ad oggi attraverso gli studi epidemiologici ed a  misconoscere l’impatto sanitario delle emissioni dell’ ILVA sulla popolazione e sui lavoratori.
L’AIE sottolinea che i risultati dei molti studi condotti nell’area di Taranto e le evidenze ben consolidate di letteratura devono costituire la base per effettuare una Valutazione di Impatto Sanitario (Health Impact Assessment), che rappresenta uno  strumento di indagine utile per caratterizzare i possibili effetti sanitari presenti e futuri di un sito, di un’opera infrastrutturale, di un  impianto industriale.
AIE sostiene infine che i dati prodotti fino ad oggi siano sufficienti a considerare urgente e non più rinviabile l’attuazione di interventi di abbattimento dei livelli di inquinamento presenti nell’area di Taranto, e di bonifica dei siti inquinati, a salvaguardia della salute della popolazione residente e di quella delle generazioni future.(dal sito AIE)

Emergenza Ilva e i medici che la pensano come Bondi
“L’ipotesi che l’Ilva sia la causa di tutti i tumori evidenziati è in disaccordo con le evidenze scientifiche riportate dalle più grandi agenzie di ricerca sul cancro del mondo. La tipologia dello studio Sentieri non è idonea a investigare le cause delle malattie, ma solo a descriverne la frequenza”. E' l'idea di Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto tumori di Aviano , e Diego Serraino, direttore della struttura complessa di Epidemiologia e biostatistica del medesimo istituto. Che a Panorama.it aggiungono all'unisono: “Si tratta di uno studio descrittivo che serve a formulare ipotesi sulle cause delle malattie, in questo caso dei tumori, ma non serve a stabilire relazioni. Su questo punto i ricercatori di Sentieri sono d’accordo”.
Dunque, secondo gli esperti del centro friulano, la relazione dei consulenti Ilva e le dichiarazioni del commissario Bondi potrebbero avere un fondamento, sostenute anche da una indagine presentata nel 2012, in collaborazione con l'Istituto tumori Pascale di Napoli , che evidenziava nell'aria di Taranto una mortalità per tumori uguale alla media delle altre provincie del sud Italia. Tirelli e Serraino non sembrano né sorpresi né contrari alle affermazioni del commissario Ilva. Per quali motivi? “Se per scoprire le cause dei tumori bastasse usare i tassi di incidenza o di mortalità non ci sarebbe bisogno del National Cancer institute, dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità, l’Università di Oxford o il Karolinska Institute di Stoccolma, o il New England Journal of Medicine. Senza contare le decine di migliaia di ricercatori nel mondo che studiano i tumori e pubblicano le loro ricerche”, sottolineano.
"Purtroppo non è così. Gli studi descrittivi sono solo la prima fase di un lungo processo conoscitivo che deve necessariamente passare per gli studi di epidemiologia analitica in cui è possibile misurare le esposizioni individuali – dicono i due medici - . Questo è uno dei punti cruciali, negativi secondo noi, di Sentieri: la residenza al momento della diagnosi del tumore è usata come proxy della esposizione ai carcinogeni ambientali. Si da, cioè, per scontato, che le persone abbiano sempre abitato lì, e che siano state esposte ai vari carcinogeni nel corso di almeno tre decenni, tempo medio necessario per lo sviluppo dei carcinomi, e che questi vari carcinogeni abbiano causato il cancro e queste persone siano per il resto paragonabili a chi non abita li”.
CRITERI EPIDEMIOLOGICI
Tirelli spiega che le malattie neoplastiche sono circa 230 tipi diversi tra loro per eziologia, patogenesi, presentazione clinica, prognosi: pensare che i fattori di rischio per i tumori dell’apparato respiratorio siano gli stessi per i tumori dell’apparato digerente o urinario o riproduttivo non ha fondamento scientifico.
Per alcune sedi neoplastiche, innanzitutto l’apparato respiratorio, è più che plausibile che l’inquinamento ambientale abbia aumentato il rischio di malattia mentre per altre è, in base alle conoscenze attuali, molto poco probabile. Ma per un'analisi epidemiologica più ampia si dovrebbe, ad esempio, usare almeno la georeferenziazione degli indirizzi, che andrebbero associati ai residenti in modo uninominale per mappare le residenze nel tempo. “Bisogna partire dai dati del Rapporto Sentieri per identificare ipotesi di lavoro e procedere con studi epidemiologici analitici. Ci sono voluti 50 anni di studio e decine di migliaia di lavori scientifici per stabilire l’associazione tra fumo e tumori, tra infezione da HPV e tumore della cervice – aggiunge il direttore di Oncologia medica -. Le scorciatoie non servono allo scopo e sono dannose perché spostano l’attenzione dai veri fattori di rischio noti, accertati e accettati”.
Cosa salvare dunque del Rapporto Sentieri e cosa dire ai tarantini che combattono contro un inquinamento sempre maggiore? “E' una ottima indagine descrittiva che serve a produrre ipotesi di lavoro, ma non va oltre. Il fatto che tutti la ritengano un modello è limitato al nostro Paese e ai media. Penso che l’ideologia abbia giocato e giochi un ruolo molto negativo da questo punto di vista – conclude Serraino -. La scienza non deve essere tirata per la giacca, non è di destra o di sinistra. Le conoscenze attuali delle cause del cancro dicono che l’inquinamento ambientale ha un ruolo marginale nei tumori per l'1-2 per cento. C’è qualcuno in grado di dimostrare che a Taranto questa percentuale è del 400 per cento come pubblicato da alcuni giornali nel 2012?”. Una domanda che non tarderà di avere una risposta. (Panorama)

Il comitato scientifico di ISDE Italia stigmatizza le affermazioni del commissario Bondi

Il Commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato nominato dal Governo per rappresentare gli interessi di tutti. Tuttavia le sue recenti affermazioni, che riprendono una perizia di parte aziendale, sono lungi dall’essere imparziali. Nella sua relazione al Presidente della Regione Puglia, Bondi cita infatti una relazione dei periti aziendali (Boffetta et al), secondo cui: “E’ noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70”. La frase sottintende che non vi sarebbe un eccesso di tumori dovuti all’inquinamento ma tale eccesso sarebbe
attribuibile al consumo di sigarette.
Contestiamo questo modo di porre il problema:
(a) il Commissario non può sposare un tesi di parte, in modo peraltro superficiale;
(b) la relazione consegnata dai Periti della Procura di Taranto e degli Enti pubblici preposti (Istituto Superiore di Sanità, ISPRA, ARPA Puglia, Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese) contiene un’analisi approfondita della mortalità per tumori a Taranto e nei suoi quartieri, e va considerata nella sua interezza.
La parzialità e la superficialità delle dichiarazioni di Bondi sono coerenti con il decennale disinteresse delle nostre classi dirigenti per i danni che l’inquinamento ambientale arreca all’ambiente e alla salute umana.
Sia il Commissario sia la perizia di parte sembrano ignorare le prove del fatto che l’inquinamento atmosferico è causa del cancro del polmone anche nei non fumatori. L’autorevole rivista Lancet Oncology pubblica in questi giorni i risultati di un grande studio epidemiologico europeo che dimostra come l’inquinamento atmosferico svolga un ruolo importante nell’aumentare il rischio di cancro del polmone anche nei non-fumatori.
Se Bondi, come sarebbe stato suo dovere, si fosse preoccupato di informarsi sulle prove scientifiche nel loro insieme, e non solo sul parere dei periti di parte, avrebbe tratto delle conclusioni diverse. In tal modo avrebbe dimostrato rispetto per i cittadini, per i lavoratori e per gli operatori sanitari anziché agire sulla base di un’agenda precostituita.
Sulla base di queste semplici riflessioni ISDE Italia chiede al Governo Italiano di provvedere a ristabilire la verità e a richiamare i suoi rappresentanti a un maggiore equilibrio e senso della giustizia.(agoramagazine)

mercoledì 26 giugno 2013

Nessun colpo alla botte nella retorica lavoro/salute

Audizione in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, 24 giugno 2013

L'intervento sull'ILVA del Dr. Agostino Di Ciaula – ISDE Italia

Ringrazio il Presidente e gli onorevoli deputati, perché mi consentono di poter rappresentare il punto di vista di un medico della “International Society of Doctors for Environment”, una società scientifica internazionale da anni impegnata nello studio dei rapporti tra ambiente e salute umana e nell’affermazione dell’importanza della prevenzione primaria.

Spesso, pensando ai tumori, si considera la possibilità di diagnosi precoce un’arma vincente. In realtà, si è veramente vincenti se si agisce a monte, non solo cercando di limitare i danni di malattie già insorte ma impedendo che queste insorgano, evitando l’esposizione alle sostanze che le provocano.

La prevenzione primaria è solo in parte compito dei medici, che possono al massimo svolgere un ruolo di sostegno informativo basato sulle evidenze scientifiche. La prevenzione primaria è uno dei compiti della politica. È per questo che ho accolto con grande piacere l’invito ad essere presente qui oggi.

Nel disegno di legge all’esame di questa Commissione è evidente la volontà del Governo da un lato di “tutelare l’ambiente e la qualità della vita”, dall’altro di “evitare gravi danni all’economia nazionale”, prevedendo un percorso di risanamento ambientale contemporaneo ad una prosecuzione dell’attività produttiva di ILVA.
 Il Governo intende raggiungere questi obiettivi mediante l’applicazione della revisione dell’AIA rilasciata nello scorso ottobre dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Con questo percorso si prevede di completare il risanamento nel prossimo triennio.

Dal punto di vista medico è opportuno porsi in particolare due domande:

- la prosecuzione dell'attività produttiva di ILVA nel prossimo triennio è veramente COMPATIBILE con l'esistenza di condizioni che possano definirsi "accettabili" di salubrità ambientale e di salute dei cittadini?
 - quando il percorso di applicazione dell’AIA sarà terminato (nel 2016), questo garantirà davvero ai residenti nell’area di Taranto salubrità del territorio e un livello di sicurezza sanitaria almeno simile a quello di altre zone d’Italia considerate “non a rischio”?

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mercoledì 17 ottobre 2012

Un dibattito sempre più largo

Ilva Taranto / I medici ISDE su ambiente e salute a Taranto


Come ISDE -

International Society of Doctors for Environment

si aderisce a quanto, con grande prudenza, è stato dichiarato dall’Associazione degli Epidemiologi Italiani (AIE), che è condivisibile perchè riassume le evidenze emerse degli studi di epidemiologia ambientale ed occupazionale effettuati a livello internazionale e nazionale, così come a Genova e Taranto dagli anni ’90. Dalle recenti perizie tecniche ne ricava l’urgenza di interventi di prevenzione primaria necessari a rimuovere i rischi e fermare il protrarsi dei danni ambientali e sanitari. E’ nei casi come questi che si misura la capacità di prendere decisioni equilibrate ed efficaci basandosi sui dati disponibili, che nel caso di Taranto sono informativi sia dei danni a lungo termine sia di quelli a breve termine. ISDE condanna l’assenza di tempestività, sistematicità ed efficacia dell’azione di controllo nel corso degli anni, per le quali molte amministrazioni locali e nazionali portano chiare e pesanti responsabilità.
L’AIA concessa due anni addietro è un esempio totalmente negativo di concessione unidirezionale ai produttori a scapito di ambiente e salute. Sulla nuova AIA anticipata in questi giorni, sebbene si rilevi un indubbio avanzamento, si rilevano ancora insufficienze e soprattutto tempi di applicazione lunghi se si mette al centro la tutela della salute. ISDE presenterà sue proposte alla conferenza dei servizi convocata per il prossimo 19.
Oltre all’importante e coraggioso lavoro della magistratura, ISDE ringrazia i cittadini, le associazioni, i tecnici e gli enti che hanno lavorato per le buone pratiche e per svelare le contraddizioni tra etica, politiche ambientali, sanitarie, sociali ed economiche. Oggi la situazione, come purtroppo accade spesso in Italia, è deflagrata accentuando la crisi ma anche dando grandi possibilità di trovare soluzioni positive per l’ambiente, la salute della popolazione e il lavoro in condizioni dignitose. In alcune aree italiane, come a Taranto, l’importante lavoro di valutazione dei costi ambientali e socio-sanitari della produzione dell’ acciaio è stato iniziato, ma moltissimo resta ancora da fare. Come appare urgente cominciare a creare tipologie di lavoro più utili per la comunità per riconvertire le lavorazioni a rischio per l’ambiente, i lavoratori e gli altri cittadini.
ISDE è impegnata, per quanto di sua competenza e possibilità, affinchè Taranto possa essere di esempio per le centinaia di altre aree italiane dove l’inquinamento protratto e la mancanza di controlli efficaci continuano a produrre enormi problemi sociali, sanitari, ambientali ed economici per la comunità, a fronte di alti profitti per pochi. ISDE è impegnata per lo sviluppo della partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche, per ampliare la cittadinanza scientifica e per allargare il numero di operatori della sanità pubblica dedicati - con abnegazione e competenza - alla salvaguardia di ambiente e salute. (Agorà)