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giovedì 1 ottobre 2015

Alti e bassi, bassi e alti

Taranto, Ilva rallenta la produzione: in solidarietà duemila operai

Attività ridotta nelle due acciaierie, meno produzione giornaliera, che scende da 16.500-17.000 tonnellate al giorno a 14.500, altro personale che va in esubero temporaneo e quindi viene assoggettato ai contratti di solidarietà, ma in compenso il quadro complessivo presenta elementi positivi. E' quanto si ricava dall'assetto di marcia per le prossime sei-sette settimane dell'Ilva di Taranto presentato oggi dall'azienda ai sindacati metalmeccanici. Infatti, accanto ai lavoratori che vanno in solidarietà, molti altri rientrano in produzione e alla fine il dato globale parla di circa 2000 lavoratori in solidarietà in tutto il siderurgico rispetto al picco del secondo trimestre del 2015, che ha visto in solidarietà e quindi fuori dalla fabbrica 3100 lavoratori.
A rallentare il passo saranno in particolare le due acciaierie. Di conseguenza 445 lavoratori complessivi saranno collocati in solidarietà. L'acciaieria 2 marcerà con due convertitori, due colate continue e due trattamenti. Delle colate continue la numero 4 sarà sempre in marcia. Questa riduzione comporterà un esubero di 63 addetti che saranno soggetti all'ammortizzatore sociale del contratto di solidarietà.
L'acciaieria 1 marcerà invece con un convertitore, una colata continua e un trattamento. Più massiccio in questo reparto il ricorso ai contratti di solidarietà che riguarderanno 160 unità. Coinvolte anche le manutenzioni delle due acciaierie con 132 esuberi, anch'essi in solidarietà. Per i servizi delle due acciaierie, annunciati oggi dall'Ilva ai sindacati 70 addetti in esubero al grf, gestione rottami ferrosi, 11 alle pulizie industriali dell'acciaieria 1 e 9 a quelle della per un totale di 90 unità. Il treno lamiere è riavviato da oggi con ritorno al lavolo di 200 unità. L'azienda ha parlato di visibilità produttiva, nel senso che ci sono ordini di lavoro da eseguire, per quattro settimane. Il tubificio 1 ripartirà ad ottobre con 10 turni settimanali con un ritorno al lavoro di 100 addetti.
Anche qui ci sono commesse per quattro settimane. Il treno nastri 1 riparte dal 13 ottobre a 21 turni settimanali, inizialmente con un forno e poi a due con un ritorno di addetti pari a 200 lavoratori. In funzione per tutto ottobre l'altro treno nastri, il 2, che però sarà fermato a novembre per un ciclo di manutenzione. Negli altri reparti dell'Ilva, il decapaggio 2 scende da oggi da 20 a 15 turni settimanali mentre il decatreno si ferma dalle 15 di oggi sino alle 15 del 3 ottobre. Si fermerà ancora quest'impianto dal 29 al 31 ottovre con 48 unità in esubero per qualche giorno. Il laboratorio ex Ilt passa infine da 5 a 10 turni alla settimana col ritorno al lavoro di 13 unità. (RepBa)

martedì 16 giugno 2015

Soldi di stato per agonia d'impresa

Ilva: commissari, ammortizzatori sociali 2015 per 1,7 mln ore

Nel periodo 21 gennaio-30 aprile 2015 l'Ilva ha fatto ricorso ad ammortizzatori sociali per un totale di 1,7mln circa di ore (equivalenti a 2.745 persone), più 57mila ore circa (per 89 persone) nelle società controllate. Lo rendono noto i commissari straordinari nella loro prima relazione. Ciò per effetto "sia dei lavori di adeguamento alle prescrizioni Aia a Taranto che ad esuberi legati ad andamenti congiunturali e strutturali". La forza lavoro è di 14.320 dipendenti diretti,99 in meno sul 2014. (ANSA)

venerdì 8 maggio 2015

Ritorna la bestia nera. Sarà ancora nera?

Ilva annuncia la ripartenza dell’altoforno 1

L’1 agosto l’Ilva rimetterà in marcia l’altoforno 1, fermato a dicembre del 2012 per essere adeguato alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Contestualmente ripartirà l’acciaieria 1, fermata a marzo perché in eccesso rispetto a un assetto che attualmente vede solo due altiforni in funzione, il 2 e il 4, con una produzione di ghisa a livelli di minimo storico: 10mila tonnellate al giorno. In questo mese, inoltre, partiranno i lavori all’altoforno 5, il più grande d’Europa, spento quasi due mesi fa. E su tutti i nuovi affidamenti sarà sottoscritto un protocollo di legalità.
È il piano che ieri pomeriggio ha presentato a Taranto, in un incontro con i sindacati metalmeccanici, il nuovo direttore centrale del personale dell’Ilva, Cesare Ranieri, insediatosi da circa un mese. I sindacati parlano di «nuovo approccio» da parte dell’azienda con Ranieri che ha specificato che l’Ilva deve offrire «certezze» su quanto è in cantiere a Taranto. «Abbiamo notato un passo diverso rispetto ai precedenti incontri, una maggiore apertura e una più favorevole propensione al confronto con i sindacati» dichiara Vincenzo Castronuovo, segretario Fim Cisl Taranto. «Aver dato delle conferme e indicato scadenze è un fatto positivo» aggiunge Antonio Talò, segretario Uilm Taranto.
L’Ilva, riferiscono i sindacati, sta lavorando per centrare a fine luglio l’obiettivo dell’80% delle prescrizioni Aia attuate così come prevedono sia il piano ambientale di marzo 2014 che la legge numero 20 dello scorso 4 marzo. A luglio, quindi, l’azienda conta di completare la chiusura di 10 edifici (una misura finalizzata a evitare la dispersione di polveri), di ristrutturare, sempre con la chiusura, 120 torri su 130, e di coprire 35 chilometri di nastri trasportatori. Inoltre, per i filtri nell’area dell’agglomerato si attendono le autorizzazioni, mentre è stata completata l’installazione delle benne ecologiche al quarto sporgente. Per fine luglio l’acciaieria 1 avrà la copertura del tetto e l’impianto di depolverazione. Per la copertura dei parchi minerali, invece, c’è l’autorizzazione ministeriale per quelli grandi, mentre è stata completata la parte di ingegneria su quelli minori. In corso, invece, sul parco Omo.
Sugli impianti l’Ilva annuncia che tubificio 1, Rivestimenti 1, Decatreno e Zincature 1 e 2 riprenderanno a marciare con 10 turni di lavoro settimanali. «Ma laminazione e tubifici – commenta Castronuovo – sono comunque due aree critiche perché gli ordini di lavoro scarseggiano». A novembre 2015 il Treno nastri 2 subirà una fermata per manutenzione programmata e al suo posto entrerà in funzione l’1. Il ricorso ai contratti di solidarietà è intanto aumentato per effetto delle fermate: dai 930 di gennaio si è passati ai 1.150 di febbraio, che a marzo sono divenuti 1.600 e ad aprile saliti a 3.010. Stesso trend previsto anche per i prossimi mesi. Non ancora sciolto, infine, il nodo della copertura della solidarietà rimasta ferma al 60% anzichè tornare al 70 così come reintrodotta dal “Milleproroghe”. L’Ilva, comunque, attende a giorni una risposta dall’Inps, che deve emanare una circolare, e intanto anche lo stipendio di aprile sarà pagato decurtato il 12 maggio. (Sole24h)

lunedì 20 aprile 2015

Quale solidarietà?

«Protesta all'Ilva» Operai contro contratti di solidarietà

Diversi lavoratori dell’Acciaieria 1 e 2 dell’Ilva di Taranto si sono radunati davanti ai cancelli della direzione dello stabilimento per protestare contro l'applicazione dei contratti di solidarietà. Lo rende noto l’Usb (Unione sindacale di base), che ha chiesto un incontro all’azienda per “discutere di una serie di gravi anomalie” nell’applicazione dell’ammortizzatore sociale nei reparti Acciaieria 1-Colata continua 1 e 5 e Gestione rottami ferrosi (Grf) esercizi e manutenzione “che vanno in spregio – si sostiene – alle normative vigenti agli accordi in essere”.
Il sindacato di base segnala “decine di casi in cui i lavoratori posti in contratto di solidarietà (Cds) vengono sostituiti dai capi, come nel caso delle manutenzioni CCo-Co8 o dei gruisti, locomotoristi e preparatori siviere di Acciaieria 1” e altre anomalie sono relative a “sostituzioni di lavoratori in contratto di solidarietà con responsabili, turnistiche modificate di giorno in giorno, lavoratori con periodi lunghi di contratto di solidarietà e altri che non sono interessati pur lavorando nello stesso gruppo”.
In diversi casi, secondo l’Usb, che sollecita il principio della rotazione per l’individuazione degli esuberi, “il giorno di contratto di solidarietà settimanale obbligatorio per una serie di figure sembra più basato su una logica di risparmio economico per le casse aziendali che per vera esigenza tecnica”. (GdM)

Ilva: tensione tra i lavoratori su contratti solidarietà

All'Ilva di Taranto i contratti di solidarieta' sono entrati da quasi due mesi nel terzo anno di attuazione, coinvolgono poco piu' di 3mila addetti a fronte di un accordo sottoscritto, per il 2015, per un numero massimo di 4.074, "ma la loro applicazione si sta rivelando fonte crescente di proteste e di disagi". Lo dichiarano i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm di Taranto annunciando che per fine mese l'azienda ha convocato un incontro per discutere di contratti di solidarieta' e formazione.
  "Non passa giorno che non ci giunga una segnalazione dalla fabbrica in merito all'organizzazione di lavoro o alle procedure di sicurezza sul lavoro" dicono ancora i sindacati a proposito dell'attuazione "spinta" dei contratti di solidarieta' nell'Ilva di Taranto. "Il fatto che ci sia meno gente al lavoro - sottolineano - spesso porta a rivedere assetti organizzativi consolidati e questo provoca malumori, disagi, insofferenze". "Ma l'elemento piu' significativo - rilevano i sindacalisti - e' che tanti lavoratori chiedono di lavorare e di fare meno ore di solidarieta' perche' non ce la fanno piu' economicamente. Arrivare a fine mese sta diventando problematico per tantissimi. I contratti di solidarieta' hanno infatti notevolmente inciso su buste paga che gia' non sono elevate. E se a questo poi si aggiunge il fatto - proseguono - che nell'Ilva si percepisce ancora una copertura salariale al 60 per cento perche' la solidarieta' non e' stata ancora adeguata di quell'altro 10 per cento reintegrato dal decreto Milleproroghe, si capisce come il disagio economico sia al massimo. Certo - rilevano ancora gli esponenti di Fim, Fiom e Uilm - ci e' stato assicurato che l'Inps dara' all'Ilva la direttiva per l'adeguamento della solidarieta' al disposto del Parlamento, e quindi copertura al 70 per cento, ma sinora i lavoratori hanno percepito una busta paga piu' leggera rispetto al 2014 e questo non va bene". Altro elemento di preoccupazione e' che i tagli allo stipendio si aggiungono alle incertezze generali che continua a vivere l'Ilva. "E' fermo mezzo stabilimento, due altiforni su quattro, un'acciaieria su due, parte dei tubifici - osservano i sindacalisti -. Si vedessero i cantieri dell'Autorizzazione integrata ambientale all'opera, sarebbe gia' diverso. I lavoratori potrebbero almeno dire che si', stanno facendo dei sacrifici economici ma almeno finalizzati a qualcosa, ad un miglioramento, e invece di lavori non se ne vedono perche' e' tutto fermo. Un mese fa e' stato spento l'altoforno cinque, il piu' grande d'Europa, ma ancora - sottolineano - non sappiamo quando partiranno gli interventi di adeguamento, ne' chi li effettuera'". "C'e' la nuova legge sull'Ilva, tutti dicono che e' lo strumento che ci voleva, ma i soldi promessi non sono ancora arrivati e la situazione dell'azienda purtroppo continua a restare stagnante. Non si vedono prospettive, non c'e' lavoro e si prendono in busta paga sempre meno soldi. Una situazione - osservano i sindacalisti - che per noi e' davvero difficile governare". E intanto partiranno nella prossima settimana circa 16mila lettere raccomandate dell'Ilva ad altrettanti dipendenti dell'azienda - 11 mila solo a Taranto - affinche' possano rivendicare i loro crediti precedenti all'avvio dell'amministrazione straordinaria con la legge Marzano (21 gennaio scorso). Ogni lettera conterra' un documento illustrativo ed una password con la quale i dipendenti, collegandosi al sito dell'Ilva, potranno accedere ai loro dati.
  Il tutto in vista dell'udienza del 29 giugno prossimo al Tribunale di Milano nella quale il giudice delegato alla procedura dell'amministrazione straordinaria, Caterina Macchi, effettuera' la verifica dello stato passivo della societa'. I crediti dei dipendenti riguardano trattamento di fine rapporto, ferie, premi, riposi e quant'altro maturato dal singolo dipendente sino al 20 gennaio scorso. Predisposto un modulo specifico intestato al Tribunale di Milano, sezione fallimentare, che andra' spedito al sito dell'Ilva solo via posta elettronica certificata. La spedizione da parte degli interessati dovra' avvenire un mese prima del 29 giugno ma, si apprende da fonti sindacali, siccome le lettere ai dipendenti dovevano gia' essere spedite nelle scorse settimane, l'Ilva, causa lo slittamento, non esclude di chiedere un rinvio dei termini. Anche perche', osservano i sindacati, ciascun dipendente dovra' controllare i propri dati, verificarne la veridicita', e questo richiedera' tempo. Inoltre, l'operazione coincide anche con quella dei modelli 730. Sono 15, in totale, le "voci" dove l'Ilva dira' a ciascun dipendente quanto deve ancora avere dall'azienda, la quale indichera' anche il totale complessivo. Per il tfr, i dati sono calcolati sino al 2006 perche' dall'anno successivo sono scattate le norme sulla previdenza complementare e quasi tutti i lavoratori, con la modifica del sistema, hanno chiesto la liquidazione di quanto era stato accantonato in azienda. Molti, infine, coloro che hanno chiesto anticipi parziali per cui il monte tfr ancora presente in Ilva si e' ridimensionato. Infine, per il tfr che e' nel fondo previdenziale metalmeccanici, precisano i sindacati, non andra' fatta alcuna domanda perche' non e' toccato dall'amministrazione straordinaria dell'Ilva. (AGI).

lunedì 6 aprile 2015

Solidarizzano

Per 3mila lavoratori Ilva contratti di solidarietà decurtati, la protesta di Stefàno e sindacati

All'Ilva, dall'inizio di questo mese, è aumentato il numero dei lavoratori soggetti ai contratti di solidarietà (adesso sono poco più di 3mila) ma la retribuzione continua a restare decurtata, cioè al di sotto della copertura (70 per cento) ripristinata di recente col decreto "Milleproroghe". Tempo addietro era all'80 per cento, poi due leggi di Stabilità l'hanno portata prima al 70 e poi al 60.
Il "Milleproroghe" ha in seguito ripristinato la copertura al 70, ma, nonostante questo provvedimento sia legge già da alcune settimane, il 12 aprile - il 12 di ogni mese è giorno di accredito - gli 11mila dipendenti dell'Ilva di Taranto prenderanno lo stipendio di marzo con la "solidarietà" al 60 per cento. Questo perchè l'Inps non ha ancora provveduto a fare gli atti amministrativi relativi al ripristino del 10 per cento mancante.
La persisistenza del taglio sui contratti si solidarietà all'Ilva ha spinto il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, e i sindacati metalmeccanici Uilm Uil e Fim Cisl a protestare. La Uilm, inoltre, annuncia una manifestazione per il 10 aprile sotto la sede dell'Inps di Taranto se la situazione non dovesse cambiare nel giro di qualche giorno. "L'ulteriore erogazione della misura del 10 per cento in aggiunta a quanto previsto per legge (60 per cento) certamente non è risolutiva della questione più generale ma, senz'altro, concorre ad alleviare la loro condizione socio-economica segnatamente precaria" scrive il sindaco di Taranto al ministero del Lavoro e all'Inps riferendosi alla condizione dei lavoratori.
"Crediamo che un gesto di attenzione - prosegue il sindaco - non solo scongiurerebbe forme di mobilitazione di protesta ma testimonierebbe un buon esempio di sana amministrazione in sintonia con la volontà del Governo espressa in maniera chiara e ferma con l'emanazione della relativa legge, oltre a rappresentare un segnale forte di vicinanza all'intero territorio jonico, ormai da anni alla ricerca di una effettiva via d'uscita da questa condizione di crisi economico-produttivo-occupazionale ed ambientale". Riferendosi ad "una circolare Inps non ancora emanata", la Uilm denuncia in una nota che "si continua ad assistere ad un atteggiamento di perfetta burocrazia dannosa alla collettività". (RepBA)

lunedì 23 marzo 2015

Solidale a chi?

fonte
Ilva: a Taranto da oggi contratti di solidarietà per 2. 310

Parte da oggi la nuova fase di contratti di solidarieta' all'Ilva di Taranto. Da oggi e sino a fine mese saranno 2.310 i lavoratori interessati al contratto di solidarieta' che prevede meno ore di lavoro ed un taglio della retribuzione in parte compensato dall'Inps. E intanto dopo l'altoforno 5 fermato nei giorni scorsi per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale, tra domani e giovedì è prevista la fermata dell'acciaieria 1 del siderurgico.
  Producendo meno ghisa, c'è meno attività a valle. E di conseguenza cresce anche il ricorso ai contratti di solidarietà, l'ammortizzatore sociale concordato tra azienda e sindacati per gestire questa particolare fase di ristrutturazione.
  Con l'aumento degli impianti fermi, aumentera' nell'Ilva anche il numero dei lavoratori soggetti ai contratti di solidarieta', dai 2.310 di questo periodo ad oltre 3mila tra aprile e giugno. Oltre 800 addetti in piu'. In particolare, ad aprile la solidarieta' tocchera' 3.131 lavoratori (di cui 2.222 tra altiforni, acciaierie, laminatoi e tubifici e 421 tra carpenteria e officine meccaniche ed elettriche) mentre l'inattivita' riguardera' 3.128 unita' a maggio e 3.178 a giugno. La sospensione prevista, rende noto l'Ilva, sara' quella della giornata intera di solidarieta' ma resta comunque la disponibilita' dei reparti ad adottare l'ora giornaliera. I numeri definiti oggi si rifanno all'accordo delle scorse settimane che ha previsto che a Taranto vada in solidarieta' un numero massimo di 4.074 addetti. Circa 500 in piu' rispetto ai circa 3.500 delle intese del 2014 e 2013. Questo, infatti, e' il terzo anno di solidarieta' all'Ilva. Con un particolare pero': nei due anni precedenti la solidarieta' non e' mai andata oltre i 1.500-1.600 addetti a fronte dei 3.500 individuati nelle intese, adesso, invece, c'e' maggiore corrispondenza tra numeri effettivi e quelli dell'accordo.
  Questo perche' sta aumentando il numero degli impianti soggetti a fermata produttiva. Nei prossimi giorni, a valle delle ultime fermate, l'Ilva sara', infatti, in attivita' con due altiforni su quattro e con un'acciaieria su due.(AGI).

giovedì 19 febbraio 2015

AFO-ndato!

Ilva: si ferma altoforno 5, oltre 4.000 in solidarietà

L'Ilva oggi ha comunicato ai sindacati dei metalmeccanici la fermata dal 19 marzo dell’altoforno 5, che garantisce circa il 50% della produzione di ghisa. Lo rende noto la Fim Cisl. Contestualmente resterà chiuso l’altoforno 1, ancora in manutenzione. I contratti di solidarietà andrebbero a toccare oltre 4mila lavoratori.
La fermata dell’Afo5 è dovuta ai lavori di adeguamento all’Autorizzazione integrata ambientale. Stesso discorso vale per l’Afo1, per il quale è stata indicata orientativamente la data dell’1 agosto per la ripartenza, ma l'azienda non esclude che possa essere riavviato prima.
Si allarga, di conseguenza, la platea di lavoratori in esubero che usufruiranno degli ammortizzatori sociali. A fine mese scadono i contratti di solidarietà che ha interessato per un anno, a rotazione, un numero massimo di 3.550 lavoratori. Ora si parla di una cifra che oscilla tra i 3.700 e i 4.500 dipendenti. Alla riunione di oggi hanno partecipato i segretari di Fim, Uilm, Usb e Flmu. Venerdì prossimo le Rsu si incontreranno con l’azienda per discutere sulle cifre dei contratti di solidarietà.
SOLIDARIETA' DAL 2 MARZO - La nuova intesa tra azienda e sindacati sui contratti di solidarietà all’Ilva di Taranto scatterà dal 2 marzo prossimo. E’ quanto si è appreso al termine della riunione odierna tra le parti, svoltasi a Taranto. La proroga della 'solidarieta”, legata alle fermate degli altiforni per adeguarli alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, avrà una durata di 12 mesi e amplierà la platea dei lavoratori coinvolti. Il prolungamento dei contratti di solidarietà eviterà così l’eventuale ricorso alla cassa integrazione. Con la fermata dell’Altoforno 5 dal 19 marzo (inizialmente era prevista invece a giugno prossimo), l’Ilva marcerà per alcuni mesi con due soli altiforni, il '2' e il '4'. Il ritorno ad un livello di produzione simile a quello garantito con l’Afo5 in funzione (attualmente questo impianto garantisce il 40% di produzione di ghisa, con stabilimento a regime poco meno del 50%) avverrà solo con la riattivazione dell’Afo1, chiuso dal dicembre 2012, prevista per l’1 agosto prossimo.
La decisione dei commissari Ilva di anticipare la fermata dell’Afo5, si apprende da fonti vicine all’azienda, punterebbe alla ripresa prima possibile della produttività, al mantenimento dei livelli produttivi e al conseguimento di utili. (GdM)

giovedì 8 maggio 2014

Ilva allo sbando e Ronchi difende la Severino

Ronchi: incognita Ilva serve un investimento di 3 miliardi in 3 anni

Per il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi, "l'Ilva ora deve affrontare l’investimento del piano ambientale, un investimento misurato con grande precisione in 1,8 miliardi più investimenti per la sicurezza del lavoro che comprende diverse voci ed è stimabile in circa 600 milioni. Poi ovviamente c'è la parte degli investimenti tecnici, 1750 milioni, negli impianti e nella produzione". "In totale – ha detto – stiamo parlando di una necessità di investimenti di circa 3 miliardi e cento milioni per il 2014, 2015 e 2016 avendo però alle spalle dei risultati negativi del 2012 e del 2013 e quindi serve uno sforzo". Ronchi ne ha parlato nel corso di un convegno organizzato a Taranto dalla Uil.
"Questo – ha puntualizzato – dall’ottobre dell’anno scorso aveva portato i commissari a chiedere misure legislative nuove con un aumento di capitale, perchè con le risorse ordinarie della gestione dell’azienda era impossibile affrontare lo sforzo straordinario di investimento".
“L'aumento di capitale è previsto, ma ha un iter non brevissimo. Dopo il piano ambientale, che ha richiesto più tempo del previsto, serve il piano industriale, pubblicato anche quello. Per arrivare poi al concreto aumento di capitale serviranno quattro, cinque, sei mesi, e c'è un problema ponte da qualche mese fino a quando avverrà l’aumento di capitale”. E’ quanto ha sottolineato il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi a Taranto all’indomani dell’approvazione definitiva del piano ambientale.
"C'è una notevole difficoltà di liquidità – ha spiegato Ronchi – per realizzare il piano ambientale innanzitutto, ma anche gli altri investimenti. L’aumento di capitale è regolato dalle leggi vigenti: c'è prima una consultazione della proprietà che farà le sue osservazioni sulla proposta di piano industriale del commissario". "Quindi – ha proseguito – si pubblica con un nuovo Dpcm il piano industriale e si procede all’aumento di capitale o con la proprietà o con altri investitori, se disponibili. L’intervento dello Stato non è previsto, non è consentito dalle norme europee il diretto investimento in impianti industriali". "Lo Stato può contribuire con garanzie alle banche – ha affermato Ronchi – purchè si tratti di investimenti direttamente produttivi. L’ipotesi del prestito ponte può essere la classica buccia di banana su cui scivolare".
 "Che ci sia pericolo per gli stipendi dei dipendenti nell’immediato a me sembra di no, ma certo la situazione in prospettiva, se non si risolve questa condizione ponte, francamente è molto incerta, non saprei dire”, ha infine dichiarato il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi a margine di un convegno organizzato a Taranto nell’ambito del congresso provinciale della Uilm.
"I contratti di solidarietà – ha aggiunto – erano già previsti, adesso c'è una maggiore estensione in relazione alla maggior difficoltà di liquidità e al riassetto produttivo perchè stanno partendo diversi cantieri Aia". "I primi dati del primo trimestre 2014 – ha aggiunto Ronchi – indicano sicuramente un miglioramento sia di produzione che di spedizioni. Ci sono state alcune difficoltà dovute all’interruzione della centrale termoelettrica per carenze di manutenzione e gli interventi sono tuttora in corso. Però ci sono dei segnali di recupero".
«La presenza di ieri a Palazzo Chigi dell’ex ministro Severino era pienamente legittima. Fa parte dello staff dei commissari da tanto tempo, è un avvocato di prestigio e siccome ci sono questioni legali delicate è presente e affianca i commissari in questa fase: nulla da dire». Lo ha spiegato a Taranto il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi. «Il rapporto coi Riva è un’emerita sciocchezza, non so - ha concluso – chi l’abbia messa in giro, ma è assolutamente una stupidaggine». (GdM)

martedì 6 maggio 2014

Grandi intese...

All'Ilva di Taranto nuova intesa sulla solidarietà

Ilva e sindacati metalmeccanici hanno sottoscritto stasera a Taranto un accordo che "spalma" su un maggior numero di lavoratori i contratti di solidarietà e introduce la riduzione delle ore di lavoro su base settimanale. In pratica, ogni settimana nello stabilimento dovranno essere lavorate 136.280 ore in meno. Inoltre, mentre prima la solidarietà riguardava un tetto di circa 3.500 lavoratori su una platea di 8.800, adesso il tetto è stato ribassato a 3.407 ma coinvolge 10.278 lavoratori, pari al 33,15 per cento. Rispetto ai dipendenti totali del siderurgico, i 10.278 sono appena un migliaio di meno.
Ma ecco la mappa della solidarietà che è stata ricalcolata per aree di produzione mentre prima era per impianti: tubifici, 470 esuberi su 650, pari al 77%, 18.800 ore in meno alla settimana; officine, 385 su 1.809, 21%, 15.400 ore in meno; energia, 50 su 396, 16%, 2.000 ore in meno; staff, 65 su 453, 14%, 2.600 ore in meno; servizi, 498 su 1.341, 37%, 19.920 ore in meno; acciaieria, 550 su 1.890, 29%, taglio di 22.000 ore di lavoro alla settimana; area ghisa, 389 su 1.795, 22%, 15.560 ore lavorate in meno; laminazione a caldo, 580 su 1.239, 47%, 23.200 ore; infine, laminazione a freddo, 420 su 745, 56%, meno 16.800 ore.
La nuova formulazione
Il diverso calcolo della solidarietà è stato introdotto all'inizio di questa settimana quando per circa 2.500 addetti a officine, servizi e staff, tutti impegnati nel primo turno, sindacati e azienda hanno concordato un'ora di lavoro in meno a fine turno, con uscita alle 15 anziché alle 16, e l'ultima ora pagata in parte dalla solidarietà anziché dall'azienda. A questi 2.500 se ne aggiungeranno altrettanti da giugno. Rispetto all'andamento che i contratti di solidarietà hanno avuto all'Ilva nel 2013 e nei primi mesi del 2014, quando hanno interessato poche centinaia di unità, adesso c'è un'accelerazione in conseguenza di due motivi: la crisi di liquidità dell'azienda, tant'è che si paventano rischi per gli stipendi in scadenza il 12 maggio, e la mancanza di ordini di lavoro. Non a caso laminazione a freddo e tubifici sono le aree in cui sono stati dichiarati più esuberi rispetto alla forza occupata. La nuova formulazione della solidarietà è stata accettata da Uilm Uil, Fim Cisl e Usb ma non dalla Fiom Cgil. La Fim Cisl evidenzia che il calcolo settimanale non va oltre il tetto che, anzi, è stato anche ribassato. Il punto vero, osserva ancora la Fim, è che, rispetto ai mesi scorsi, la solidarietà adesso viene ripartita su più lavoratori com'è nello spirito di quest'ammortizzatore sociale.
La mobilità
Sempre oggi, inoltre, Ilva e sindacati hanno concordato la riapertura della mobilità su base volontaria. Interesserà 200 lavoratori sino a fine 2015 e già da domani l'azienda spedirà le lettere agli interessati. I sindacati precisano che possono beneficiare dell'esodo agevolato e anticipato coloro che vogliono spontaneamente interrompere il rapporto di lavoro con l'Ilva, oppure coloro a cui mancano pochi anni per il normale pensionamento. In questo caso la mobilità sarebbe un accompagnamento alla pensione. Hanno detto sì al ripristino della mobilità volontaria Uilm Uil e Fim Cisl, mentre l'Usb si è riservata e la Fiom Cgil non ha firmato. I sindacati hanno anche ottenuto che l'azienda, in aggiunta all'assegno di mobilità che percepirà ciascun lavoratore, corrisponda un bonus, rivalutato in 480 euro lordi mensili contro i 450 corrisposti nella precedente fase di esodo volontario conclusasi prima dell'estate scorsa.
Domani alle 16, intanto, il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e il sub commissario, Edo Ronchi, incontreranno di nuovo il Governo (presidenza del Consiglio e ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente) a poca giorni di distanza dall'ultima riunione. Inizialmente le parti si sarebbero dovute incontrare venerdì, poi si è deciso di anticipare il vertice a domani per accelerare sul piano industriale dell'azienda dopo che la Corte dei Conti ha registrato il Dpcm sul piano ambientale. (Sole24h)

domenica 4 maggio 2014

Decrescita infelice?

Ilva Taranto: domani scatta "contratto di solidarieta'" per 2.500 dipendenti

Da domani 2500 dipendenti dell'Ilva di Taranto lavoreranno un'ora in meno al giorno. Si tratta del personale addetto all'amministrazione, ai servizi e alla manutenzioni centrali dello stabilimento siderurgico. Anziche' effettuare il consueto turno di lavoro dalle 7 alle 16, con un'ora di pausa pranzo, lavoreranno dalle 7 alle 15 mantenendo la pausa. L'ultima ora di lavoro sara' in carico ai contratti di solidarieta', un ammortizzatore sociale, questo, che a fine gennaio e' stato prorogato per tutto il 2014 per circa 3500 addetti. Ai 2500 che da domani lavoreranno un'ora in meno, si aggiungeranno da giugno altri 2500 addetti. Si tratta del personale delle manutenzioni sugli impianti. Nel giro di due mesi, quindi, la solidarieta' riguardera' 5mila unita'. Tutte impegnate solo nel primo turno. Per i sindacati metalmeccanici, non si tratta di un'estensione dell'accordo di fine gennaio poiche' quest'intesa prevede 8 ore di solidarieta' al giorno per un massimo di 3500 lavoratori. In questo caso, invece, l'azienda ha chiesto un'ora di solidarieta' per un totale di 5mila ore al giorno. Secondo calcoli fatti dai sindacati, rapportando le 5mila ore sull'intera platea di solidarizzanti, appunto i 3500, si ha un utilizzo pieno (8 ore) dell'ammortizzatore sociale per circa 750 dipendenti. Per i sindacati, quindi, anche con questa diversa modalita' gestionale dei contratti di solidarieta' si continua comunque a restare sotto il tetto stabilito nell'accordo. Dal maggior ricorso alla solidarieta' l'Ilva punta a ridurre le uscite di cassa, che e' gia' in sofferenza. Si stima che un'ora di lavoro al giorno costi mediamente sulle 8 ore procapite. Nei prossimi giorni, infine, si sapra' se l'Ilva, il 12 maggio, paghera' gli stipendi di aprile. I sindacati hanno posto giorni fa il quesito all'azienda ma si sono sentiti rispondere dalla dirigenza che una risposta, positiva o negativa che sia, ci sara' solo alla vigilia della scadenza. Non e' escluso, quindi, che l'Ilva sfrutti il margine di tempo disponibile sino all'ultimo per reperire la liquidita' necessaria alle retribuzioni. Sinora, nonostante le difficolta', gli stipendi sono stati sempre corrisposti con puntualita' dalla gestione commissariale dell'azienda, eccetto le tredicesime del 2013 che furono versate con alcuni giorni di ritardo. E' invece in ritardo, da parte dell'Ilva, il pagamento delle imprese appaltatrici e dell'indotto impegnate nei lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale. Questo sempre a causa della crisi finanziaria dell'azienda. (AGI)

venerdì 31 gennaio 2014

Riva non vuole pagare, ma lo Stato, lo Stato...

Ilva, 3579 lavoratori ancora in solidarietà ma i sindacati non firmano

Sono circa 3.579 i dipendenti dell’Ilva per i quali dovrebbe essere rinnovato il contratto di solidarietà che scade a marzo, ma nonostante la riduzione di 150 unità rispetto ai primi calcoli, i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di non firmare l’accordo con l'azienda fino a quando non avranno risposte dalla Regione Puglia sull'integrazione salariale. E' quanto emerso dall’incontro tra i dirigenti dell’azienda Domenico Liurgo ed Enrico Martino e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si è svolto questo pomeriggio.
Restano le perplessità sulla copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali. Con la legge di stabilità l’integrazione salariale da parte dello Stato è stata ridotta, passando dal 20% al 10% per i lavoratori con contratto di solidarietà a cui è riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Per questo, nei giorni scorsi, la Fim Cisl di Taranto-Brindisi ha chiesto alla Regione Puglia di promuovere, così come stanno facendo altre Regioni italiane, una legge tale da consentire il recupero del taglio del 10%. Ora sarà presentata una richiesta unitaria da parte di tutti i sindacati.
“Abbiamo contenuto i numeri dei contratti di solidarietà soprattutto nelle aree Manutenzioni e servizi dell’Ilva. L’intesa con l’azienda c'è, ma ora attendiamo risposte dal presidente della Regione Vendola e dall’assessore al Lavoro Caroli per l’integrazione salariale”, ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli, che ha partecipato, insieme ai segretari di Fiom (Donato Stefanelli) e Uilm (Antonio Talò) e al coordinatore dell’Usb (Francesco Rizzo), all’incontro con l’azienda per discutere del rinnovo dei contratti di solidarietà (che scade a metà marzo) per i dipendenti dello stabilimento tarantino. E' stato trovato un accordo per il coinvolgimento di un numero massimo di 3579 lavoratori.
“Ma si tratta – aggiunge Panarelli – della peggiore delle ipotesi. Sono numeri, tra virgolette, gonfiati, proprio perchè non vogliamo avere altre sorprese. Voglio ricordare che nel 2013 era stato indicato il numero di 3749 dipendenti, ma contemporaneamente sono stati interessati 1100 lavoratori nel numero massimo. Meglio avere la coperta un pò più larga”. Il segretario della Fim Cisl fa presente, a proposito dei dipendenti dell’area a caldo inseriti nei contratti di solidarietà, che “comunque l’Afo 5 si fermerà a settembre e l'Acciaeria 1 a luglio e c'è l’intenzione di tenere attiva una linea dell’impianto”.
«L'azienda non intende integrare» - E' il governo che «deve farsi carico» dell’integrazione salariale al contratto di solidarietà, ridotta del 10% con la recente Legge di Stabilità restituendo «ciò che ha tolto» attraverso il «rifinanziamento integrale». Lo sottolinea il segretario provinciale di Taranto della Fiom Cgil Donato Stefanelli riferendosi al rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono a metà marzo, per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.
Nel corso dell’incontro di ieri tra azienda e sindacati è stato fissato in 3579 il numero massimo di lavoratori coinvolti, ma non è stato firmato alcun accordo. Quanto all’integrazione salariale, il segretario della Fiom fa presente che «la Direzione Aziendale, in proposito, ha dichiarato che non intende farsene carico per la mancanza di soldi, tacendo su quanto accaduto in Ilva a Taranto dove recentemente, sebbene in gestione commissariale, sono stati discrezionalmente erogati i premi di fine anno spendendo centinaia di migliaia di euro, in continuità con una delle peggiori pratiche del passato».
I sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire per garantire l’integrazione del 10% eliminata dalla legge di stabilità. (GdM)

venerdì 5 aprile 2013

Cassa (dis)integrazione

Solidarietà operativa all'Ilva
Dopo la cassa integrazione, all'Ilva sono scattati in questi giorni i contratti di solidarietá. Con un ammortizzatore sociale "insolito" rispetto alle precedenti esperienze, la fabbrica affronta una ristrutturazione complessa, che durerá almeno due anni e che mette insieme due aspetti: la gestione della crisi di mercato e la bonifica degli impianti seguendo l'Aia.
Ma i contratti di solidarietà, che copriranno un esubero temporaneo di 3.749 lavoratori implicando la rotazione di 11mila addetti, non arrivano in uno stabilimento "spento". L'Ilva sta continuando a produrre e negli ultimi giorni ha rimesso in marcia nell'area a freddo anche il tubificio 1, il quale, partito con 5 turni, crescerá progressivamente arrivando prima a 10 e poi a 15 turni. Dall'8 aprile, poi, tornerá a funzionare anche il tubificio 2 sia pure con soli 5 turni.
Piccoli segnali di schiarita che Ilva e sindacati sperano di consolidare se il 9 aprile dalla Corte Costituzionale arriverá il via libera alla legge 231 dello scorso anno che permette all'azienda sia la produzione che la commercializzazione di quanto realizzato nei mesi scorsi. Anzi, osservano i sindacati, se la Consulta dirá che la commercializzazione delle merci (1,7 milioni di tonnellate), oggi sotto sequestro, non "lede" la Costituzione come invece sostengono i giudici di Taranto, bisognerá probabilmente rilavorare parte di queste stesse merci e quindi altri impianti potrebbero tornare in funzione. All'Ilva, intanto, i sindacati hanno posto la necessita di bilanciare meglio la ricaduta dei contratti di solidarietá. Questo perché se la riduzione media dell'orario di lavoro é del 34%, é anche vero che ci sono aree dove é invece piú accentuata e questo comporterá periodi di inattivitá piú lunghi. L'Ilva su questo ha manifestato disponibilitá a discutere.
Il tutto comunque avviene all'interno di uno scenario che a breve vedrá il siderurgico alle prese con due date cruciali: una é il 9 aprile, e la Consulta nella stessa giornata dovrebbe far conoscere la sua decisione sulla legge, l'altra é invece il referendum che il 14 aprile chiamerá gli elettori tarantini ad un referendum consultivo pro o contro la chiusura totale o parziale (solo l'area a caldo) dello stabilimento.  (Sole24h)

venerdì 15 marzo 2013

Se questa è una vittoria...

Bene... ora che hanno finito di calarsi le braghe per assicurare la pagnotta, potremo contare sui sindacati per garantire la salute e il futuro della città?

Ilva, via a 3749 contratti di solidarietà esultano gli operai a rischio cig

No alla cassa integrazione straordinaria, via libera ai contratti di solidarietà. È questo il verdetto del vertice decisivo tenuto ieri sera al ministero del Lavoro sulla crisi Ilva. La trattativa tra sindacati e azienda alla presenza del vice ministro Michel Martone, ha consentito di scongiurare il ricorso alla cassa e agli esuberi, come invece aveva annunciato Ilva per attuare il piano di riqualificazione ambientale. L'accordo sul ricorso ai contratti di solidarietà è stato raggiunto "su base annua con verifica semestrale", come ha comunicato con una nota la Fim Cisl. Con questo percorso si ridurrà in maniera considerevole il numero degli operai coinvolti nella procedura connessa al risanamento degli impianti della grande acciaieria.
La rimodulazione del programma, infatti, comporta che nell'anno in corso saranno 3.749 i lavoratori destinatari degli ammortizzatori sociali, con una riduzione massima dell'orario di lavoro del 33%. Viene accantonato, quindi, il programma da incubo prospettato a febbraio. L'azienda, infatti, aveva richiesto la cassa integrazione straordinaria per migliaia di operai nei prossimi ventiquattro mesi, con l'inquietante punta di 6417 lavoratori prevista per l'estate del prossimo anno. Il percorso dei contratti di solidarietà era stato sostenuto in primo luogo dalla Fiom, visto che comporta la possibilità di incidere meno della cassa integrazione sui salari dei lavoratori, consentendo di maturare ferie, tredicesima e premi di produzione.
Tutto stava a verificarne la percorribilità. Un via libera che è giunto ieri sera, con una trattativa a oltranza. (Repubblica)

giovedì 14 marzo 2013

Solidarietà...

Aaaah, sarà per questo che i sindacati erano distratti anche loro dalle inadempienze sull'AIA?

Ilva/ Al ministero si lavora sui contratti di solidarieta' 

Ilva e sindacati metalmeccanici stanno lavorando sui contratti di solidarieta' nel siderurgico di Taranto in alternativa alla cassa integrazione straordinaria. E' quanto emerge da fonti sindacali mentre e' in corso al ministero del Welfare la riunione tra le parti, peraltro cominciata in ritardo rispetto all'orario previsto (le 17). Le stesse fonti affermano che i sindacati sarebbero abbastanza uniti sulla richiesta dei contratti di solidarieta', sui quali, peraltro, anche l'azienda nei giorni passati ha manifestato disponibilita'. I sindacati hanno chiesto al ministero che ogni anno ci sia una verifica sull'andamento dei contratti mentre ogni sei mesi ce ne sia una sull'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale. (Affaritaliani)

mercoledì 14 novembre 2012

Come disse l'assassino: "io non vedo nessun morto qui"

A cosa serviva la cortina di silenzio e di calma piatta che è stata calata a forza su Taranto e la questione Ilva?
Forse, ovviamente, a permettere ai manovratori di lavorare dietro le quinte con la vecchia tecnica berlusconiana del ripetere un milione di volte la stessa cosa, senza cambiarla di un briciolo senza dare nessun peso a qualsiasi risposta.
Serviva anche a separare gli italiani dall'empatia con i cittadini di Taranto e con la magistratura, facendo leva sugli spettri della crisi, sulla solita politica squallida del "ghe pensi mi"!
Il tutto con il favore dei sindacati amici che hanno tenuto bassi bassi i toni, pronti ad entrare nelle sale riservate a contrattare senza stampa e senza testimoni?
Cos'è che ripete l'Ilva da mesi e mesi per il tramite del dottor Ferrante, il rispettabile di turno scelto come faccia 4 stagioni?

ECCO LE TRE REGOLE DEL "FACCIO CHE MI PARE" NEL XXI SECOLO

  1. Dichiarare che "La situazione ambientale tarantina è nella norma. E' uguale a tante altre città italiane." Per far questo a) si pagano dei periti ad hoc; b) si diffondono dati-spot a mezzo stampa e tv; c) si evita di sottoporre questi dati al vaglio degli esperti.
  2. Contrapporre le parti in causa muovendo la rete di influenza e stare a guardare continuando a fare il proprio comodo. Enti locali contro enti nazionali. Governo contro magistratura. Cittadini contro operai. Sindacalisti contro sindacalisti. Industriali contro allevatori/agricoltori. ecc.
  3. Chiudere qualsiasi discorso sullo stato dell'azienda e sul futuro con il ricatto occupazionale 
FATTO! COME SI E' SEMPRE FATTO! E FUNZIONERA'? VEDRETE!

Che si vince? Il dissequestro degli impianti e il lasciapassare a tenere in mano la situazione con il solito sistema degli accordi di programma (ovvero delle promesse disattese) tradotto in chiave AIA dal Circo Clini.
100 campi da calcio, miliardi di euro, altoforni chiusi... un linguaggio per tutte le età e scolarità, pronto a colpire l'immaginario come una notte di fuochi d'artificio. Che nel cielo buio lasciano soltanto nuvole e nuvole di fumo e polvere.
Fumo e polvere.

Ilva: Ferrante, a Taranto nessuna emergenza

Dati di controperizie; ricadute su occupazione senza impianti


Nessuna emergenza ambientale e sanitaria a Taranto. E' questo quello che emerge da alcuni studi richiesti direttamente dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, che in commissione Lavoro a Palazzo Madama ha illustrato quali potrebbero essere gli effetti occupazionali dell'indisponibilità degli impianti, posti sotto sequestro, su cui intervenire per dare seguito all'applicazione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia): il "crollo" dello stabilimento di Taranto avrebbe "effetti eccezionali su tutto il Paese".

La documentazione - rileva a margine dell'audizione al Senato - farà parte di "controperizie" affidate "ad esperti di alto livello", fin dall'insediamento alla presidenza anche per scrupolo personale, e che "saranno rilasciate nei prossimi giorni". Le controperizie su Taranto - afferma Ferrante - "ci consegnano un quadro simile a molte altre città italiane" e dai quali emerge che non ci sarebbe "nessuna emergenza ambientale e sanitaria". Per Ferrante "il crollo del sistema Ilva e la rinuncia a Taranto avrebbe effetti eccezionali su tutto il Paese".

Lo stabilimento di "Taranto è strategico ed essenziale. Se lo chiudessimo la ricaduta sugli altri stabilimenti del gruppo sarebbe gravissima"; anche su "Genova, Novi Ligure, Racconigi". Il presidente spiega che "il quadro é destinato a mutare in modo drammatico perché chiudendo gli altiforni avremo una ricaduta occupazionale che non riguarderà soltanto lo stabilimento di Taranto ma anche altri stabilimenti del gruppo Riva e della stessa Ilva" che lavorano sul prodotto a caldo. Inoltre, Ferrante parla dei problemi di 'congruita'' con le richieste della Procura: "Dando seguito alle decisioni dei custodi, sicuramente avremo ripercussioni sul piano dell'occupazione quando da dicembre l'altoforno 1, dove lavorano circa 1000 persone, cesserà di funzionare" con la conseguente "diminuzione della capacità produttiva".

Senza contare "il problema giuridico" legato al fatto che quegli impianti sono nella disponibilità dei custodi, i quali potrebbero chiederci indicazioni sull'occupazione. Con l'applicazione dell'Aia, poi, "andremo incontro a una produzione minore", e questo "sicuramente avrà ricadute occupazionali" da affrontare probabilmente con alcune soluzioni come per esempio "i contratti di solidarietà", o qualcosa del genere. L'istanza di dissequestro - annuncia Ferrante - "per avere la piena disponibilità dei beni, presupposto fondamentale per applicare l'Aia", verrà presentata "nei prossimi giorni, non appena il ministero dell'Ambiente avrà concluso l'iter di valutazione del Piano" tecnico-operativo sull'Aia. Per il momento "la nostra disponibilità a predisporre il Piano industriale", con indicazioni finanziare e aspetti occupazionali, è "negata dal sequestro".

Rassicurano le parole di Corrado Clini: "Spero che prima del fine settimana il ministero dia la valutazione di congruità" del Piano di adeguamento all'Aia. Tra l'altro Ferrante offre, alla commissione di Palazzo Madama, un quadro sulla cassa integrazione, di cui viene confermata "la richiesta fino a un massimo di 1940 dipendenti dal 19 novembre: si tratta di persone che lavorano nei tubifici, veri e propri fiori all'occhiello; purtroppo però la congiuntura dei mercati e la mancanza di ordini, anche se speriamo prossimamente di averne due, ci hanno spinto a prendere questa decisione".

Oggi, intanto, Ferrante è stato invitato alla riunione della Conferenza provinciale permanente sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, presieduta dal prefetto di Taranto Claudio Sammartino, nel corso della quale verranno analizzate anche le problematiche sollevate dalle organizzazioni sindacali dopo l'incidente del 30 ottobre scorso in cui ha perso la vita il 29enne Claudio Marsella, schiacciato da un locomotore. (ANSA)

Ilva: Ferrante, per Aia necessari miliardi; serve dissequestro

"E' difficile presentare un piano industriale esatto con conseguente previsione finanziaria, lo possiamo fare solo avendo la piena disponibilita' degli impianti, senza accesso a aree a caldo e' impossibile fare qualsiasi previsione". Lo ha detto a Prima di Tutto, su Rai Radio 1, il presidente dell'ILVA Bruno Ferrante che ha spiegato: "Se noi avessimo bisogno di prestiti per chiedere finanziamento per i lavori da fare, non credo ci sarebbero istituti di credito disposti a dare fiducia a una societa' con gli impianti sotto sequestro". "L'AIA - ha poi aggiunto Ferrante - prevede interventi strutturali che richiedono interventi molto superiori ai 400 mln del piano di ristrutturazione, parliamo di miliardi: il nostro piano di risanamento era di urgenza, nulla di strutturale. Gli interventi richiesti ora prevedono il rifacimento di due altoforni e il progetto di copertura dei parchi minerari: un'estensione grandissima, quasi 70 ettari.
Praticamente 100 campi di calcio che secondo AIA devono essere coperti. Abbiamo gia' dato l'incarico a una societa' di studiare un progetto per la copertura". "Nel piano industriale che speriamo di poter elaborare - ha detto ancora Ferrante - dovra' essere inclusa anche una previsione sui livelli occupazionali, tutto dipendera' dalla capacita' produttiva che noi potremo esprimere". Il Presidente dell'Ilva ha spiegato che "dovendo fare dei lavori, in alcuni periodi diminuira' la capacita' produttiva, e per questo diminuira' anche l'esigenza di personale. Ma il ricorso agli ammortizzatori consentirebbe di superare questa fase per arrivare poi a completamento opere e interventi a un riassorbimento di tutta la manodopera attualmente presente a Taranto". Sulla nuova cassa integrazione per 1940 operai dei tubifici, Ferrante ha specificato: "Non e' legata al sequestro degli impianti: e' un problema di crisi del mercato, dovuto alla mancanza di ordini di tubi. Speriamo che questa fase sia momentanea, siamo in attesa di ordini importanti dall'estero. Ma la situazione in cui vive oggi ILVA, cioe' sequestro di impianti a caldo, qualche interrogativo nei clienti nel Mondo lo sta suscitando".
FERRANTE, TARANTO NON E' LA PRIMA CITTA' CHE INQUINA
"I dati da noi commissionati ci parlano di una citta' non diversa da tante altre italiane, con un tasso di inquinamento da contenere, ma che comunque non e' la prima citta' italiana a inquinare". Lo ha detto a Prima di tutto, su Rai radio 1, il presidente di ILVA Bruno Ferrante. "Abbiamo dato incarico a professionisti e consulenti internazionali - ha aggiunto - di verificare situazione dello stabilimento di Taranto e queste perizie ci raccontano una realta' diversa dalle perizie del tribunale sui dati epidemiologici". Ferrante ha detto che "dopo il sequestro degli impianti abbiamo cercato di mostrare la nostra disponibilita', ma anche in passato abbiamo investito su ambiente e tecnologia, 4 mld e mezzo per l'ammodernamento tecnologico e 1 miliardo e 100 milioni esclusivamente sull'ambiente. Noi vogliamo ancora dimostrare la nostra volonta' di andare verso le indicazioni del Governo, che sono all'avanguardia, ancora inattuate in Europa. Ma abbiamo bisogno della disponibilita' degli impianti, oggi non possiamo nemmeno intervenire per fare lavori su altoforni". (AGI)

Ferrante: ricadute gravi se l'Ilva chiude

Cassa integrazione per 2mila dipendenti per fronteggiare la crisi del mercato siderurgico e ricorso ai contratti di solidarietà per gestire l'applicazione dell'Autorizzazione integrata ambientale che certamente comporterà una produzione minore nello stabilimento di Taranto. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, espone alla commissione Lavoro del Senato lo scenario che attende a breve il più grande impianto siderurgico d'Europa.
L'Aia, rilasciata nei giorni scorsi dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, è l'unico strumento per risanare l'Iva ed abbattere le emissioni inquinanti. Ma intervenire sugli impianti per ammodernarli, significherà avere nell'arco di tre anni aree dello stabilimento che dovranno essere fermate. «Questo sicuramente avrà ricadute occupazionali – sottolinea Ferrante – che dovremo affrontare con alcune soluzioni come, per esempio, i contratti di solidarietà o qualcosa del genere». Sempre che la Procura, che ha messo sotto sequestro per disastro ambientale dallo scorso 25 luglio parco minerali, cokerie, altiforni, acciaierie e gestione rottami ferrosi, accetti il percorso prefigurato dall'Aia, ovvero risanamento mantenendo attiva una produzione minima, e non spinga, invece, per una soluzione più drastica: prima lo spegnimento degli impianti per bloccare l'inquinamento e in seguito la loro messa a norma. «Dando seguito alle decisioni dei custodi – rileva il presidente dell'Ilva – sicuramente avremo ripercussioni sul piano dell'occupazione quando, da dicembre, l'altoforno 1, dove lavorano circa mille persone, cesserà di funzionare. Nel momento in cui gli altoforni chiudono, diminuisce la capacità produttiva dell'azienda». Ma ci sono anche effetti che vanno ben oltre Taranto e Ferrante lo sottolinea: «Se chiudessimo Taranto, la ricaduta sugli altri stabilimenti del gruppo, Genova, Novi Ligure e Racconigi, sarebbe gravissima».
Ma è la cassa integrazione il nodo più imminente. L'Ilva l'ha chiesta a partire da lunedì prossimo per un tetto massimo di 2mila persone. Coinvolti tubifici, treni nastri, laminatoio e treno lamiere. «Congiuntura dei mercati e mancanza di ordine per i tubifici»: Ferrante motiva così al Senato il ricorso allo stop. E ieri pomeriggio incontrando a Taranto i sindacati Fim, Fiom e Uilm, l'azienda ha insistito perchè la «cassa» parta dal 19 perchè già da quel giorno ci saranno fermate per i rivestimenti tubi e il treno lamiere, che poi a metà settimana di estenderanno al tubificio 2. Si attende il perfezionamento di due nuovi ordini per i tubifici, ma per il momento il quadro resta critico. I sindacati hanno chiesto un rinvio della discussione di merito proponendo all'Ilva di gestire inizialmente la fermata degli impianti col ricorso alle ferie. «Anteponiamo alla trattativa sulla “cassa” – spiega Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto – il confronto sull'Aia e sul relativo piano di attuazione perchè ne va del futuro del siderurgico». E oggi alle 16 i sindacati incontreranno Ferrante a Taranto proprio per affrontare quest'aspetto. «Non neghiamo la crisi del mercato ma dai dati che l'Ilva ci ha fornito si è tornati ai livelli del 2001, mentre l'anno più critico per la siderurgia resta il 2009, almeno sinora», aggiunge Panarelli. «Chiederemo a Ferrante di ritirare la procedura di cassa integrazione perchè non ci sono i presupposti», sottolinea Donato Stefanelli, segretario Fiom Cgil Taranto. Anche la Fiom attribuisce priorità al piano industriale dell'Aia.

E oggi intanto finisce lo sciopero al Movimento ferroviario dell'Ilva, proclamato lo scorso 30 ottobre a seguito di un incidente mortale sul lavoro, vittima l'operaio 29enne Claudio Marsella, rimasto schiacciato tra due respingenti in fase di manovra di aggancio. La tregua è stata decisa dai lavoratori del Mof – che movimentano con i carri ferroviari coils e lamiere – e dal sindacato di base Usb dopo l'incontro di ieri in Regione. Gli assessori alla Sanità, Ettore Attolini, e all'Attuazione del programma, Nicola Fratoianni, hanno ascoltato prima i sindacalisti Fim, Fiom e Uilm, poi gli operai del Mof e gli esponenti dell'Usb. In precedenza era stata ascoltata l'Asl. La Regione ha affidato al Nucleo operativo interistituzionale (Inail, Asl, Uffici provinciali del lavoro) «una puntuale verifica della situazione attuale. Le prime attività di esame e verifica potrebbero essere disposte entro i prossimi 15 giorni». Per la Regione, «l'ultimo, gravissimo incidente va trasformato in un momento utile ad alzare ulteriormente la soglia di sicurezza per tutti i lavoratori». Gli addetti al Mof, tornando oggi in fabbrica, chiederanno che in attesa di completare le verifiche tecniche ci siano due operatori, e non uno, per ciascun carro ferroviario. (Sole24h)