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venerdì 24 ottobre 2014

Riva, una famiglia in processo

Accise sull'energia evase dall'Ilva, pm Taranto chiede processo per Nicola Riva

Un nuovo processo è stato chiesto dalla Procura di Taranto a carico di Nicola Riva, presidente dell'Ilva da metà 2010 a metà 2012. L'accusa che gli viene mossa è quella di presunta evasione per non aver pagato le accise rinvenienti dalla produzione di energia con la centrale elettrica dello stabilimento siderurgico di Taranto che l'Ilva anni addietro ha acquisito da Edison. Sette milioni di euro è la somma oggetto di contestazione nell'inchiesta aperta dal pm Enrico Bruschi. A monte c'è un accertamento eseguito dall'Agenzia delle Dogane. Il processo era stato chiesto anche per Emilio Riva, ma l'ex presidente dell'Ilva, padre di Nicola, è morto ad aprile scorso estinguendo anche il reato. Emilio Riva, infatti, ha guidato l'Ilva sino a metà 2010. Poi è subentrato il figlio, al quale è seguito Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano, a poche settimane dalla deflagrazione dell'inchiesta giudiziaria di Taranto, quella che a fine luglio 2012 ha visto fra gli altri arrestare (ai domiciliari) gli stessi Emilio e Nicola Riva. Quest'ultimo è anche coinvolto nel processo “madre” di Taranto relativo al disastro ambientale del siderurgico. Per Nicola Riva, il fratello Fabio e altre 47 persone, la Procura ha chiesto al gup il rinvio a giudizio (la relativa udienza è in corso). Per Nicola e Fabio Riva l'accusa è associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale.
La centrale elettricha dell'Ilva ha una funzione importante. Recupera il gas prodotto dall'attività di altiforni e acciaierie e lo trasforma in energia che poi serve ad alimentare l'area a freddo dello stabilimento. La centrale, strutturata con i blocchi 2 e 3, fa capo ad una società ad hoc, Taranto Energia, con un centinaio di dipendenti, controllata dalla stessa Ilva. Nei mesi scorsi, a distanza ravvicinata, c'è stato per due volte un guasto ad uno dei componenti della centrale. Questo ha spinto l'azienda a ridurre l'attività di altiforni e acciaierie e a ricorrere ai contratti di solidarietà per il personale resosi inattivo (un centinaio circa gli addetti interessati). Il rallentamento è scattato per evitare danni all'ambiente. Se altiforni e acciaierie avessero continuato a produrre con lo standard normale, il gas delle lavorazioni non trasformato in energia dalla centrale a causa del guasto, sarebbe finito in atmosfera come emissione. E così sia la gestione di Enrico Bondi che quella di Piero Gnudi (i guasti hanno interessato i periodi di entrambi i commissari) decisero di far decelerare l'area a caldo. Più prolungata la seconda fermata, con strascichi per l'altoforno 2 durati sino alle scorse settimane.
L'impatto di quanto avvenuto alla centrale è richiamato anche nella prima relazione sull'andamento di gestione di Gnudi quando, riferendosi alla forzata riduzione di produzione di luglio e agosto, dice che nel periodo giugno-agosto ci sono state vendite per soli 1,3 milioni di tonnellate con un calo del 20 per cento sul trimestre precedente, marzo-maggio, e del 19 per cento rispetto allo stesso trimestre del 2013. L'effetto combinato della riduzione delle vendite e dei costi sostenuti per la centrale (l'Ilva dice infatti di aver affrontato “un significativo ma indispensabile sforzo manutentivo”), “hanno conseguentemente aggravato le difficoltà finanziarie che abbiamo riscontrato all'inizio del nuovo periodo di gestione” scrive Gnudi, tant'è che il pagamento degli stipendi ai dipendenti è avvenuto “grazie alle cessioni di certificati di CO2” e comunque è stato necessario far slittare di un mese, da luglio ad agosto, l'erogazione di uno dei premi contrattuali al personale. (Sole24h)

sabato 1 febbraio 2014

La lista della spesa

Legambiente presenta il dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?". Per Taranto è necessario reperire risorse ulteriori

100 mila ettari inquinati in 39 siti di interesse nazionale e 6 mila aree di interesse regionale, in attesa di bonifica. Da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi: un business da 30 miliardi di euro tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti.  La storia del risanamento in Italia sembra ferma a dieci anni fa nonostante i drammatici effetti sulla salute. Rischio ecomafie e criminalità in tutta Italia: dal 2002 concluse 19 indagini, emesse 150 ordinanze di custodia cautelare, denunciate 550 persone e coinvolte 105 aziende.
Legambiente presenta il dossier "Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?" (scaricabile dagli allegati)

In Italia le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti. I risultati ottenuti fino ad oggi per il raggiungimento della bonifica di queste aree invece, non sono purtroppo altrettanto rilevanti. Secondo il Programma nazionale di bonifica curato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (SIN) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie, scesi oggi a 100mila ettari, solo grazie alla derubricazione dello scorso anno di 18 siti da nazionali a regionali (i SIN sono quindi passati da 57 a 39).
Solo in 11 SIN è stato presentato il 100% dei piani di caratterizzazione previsti (è il primo step del processo di risanamento che definisce il tipo e la diffusione dell'inquinamento presente e che porta alla successiva progettazione degli interventi). Anche sui progetti di bonifica presentati e approvati emerge un forte ritardo: solo in 3 SIN è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati.
Le bonifiche vanno a rilento, ma non il giro d'affari del risanamento ambientale che si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti.

In Puglia i siti di interesse nazionale (SIN) che necessitano di bonifiche sono stati individuati a Taranto, Manfredonia e Brindisi.
"In Puglia si deve accelerare il processo di risanamento ambientale risolvendo anche il problema delle risorse a partire da Taranto dove, a fronte di un'area SIN estremamente vasta, è necessario reperire ulteriori fondi." commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia

Taranto

Nel territorio di Taranto insiste una notevole concentrazione di insediamenti industriali ad alto impatto ambientale: l'Ilva, la raffineria ENI con il suo deposito (riserve strategiche nazionali, 135 serbatoi fuori terra per una capacità di 2.000.000 m3), le due centrali termoelettriche ex Edison passate all'Ilva (circa 1100 MW), la centrale Enipower (87 MW), la Cementir (900mila tonnellate all'anno di cemento), due inceneritori, la discarica Italcave (complessivi 6 milioni di m3), le discariche dell'Ilva (tra cui una "2C"), la base navale militare tra le maggiori del Mediterraneo, l'arsenale militare ed altre piccole e medie aziende.

lunedì 10 ottobre 2011

Quando c'è da guadagnare Riva ha sempre il portafogli pieno!

Edison cede a Ilva centrali Taranto. Venduto intero capitale sociale

Edison cede a Ilva centrali Taranto (ANSA) - MILANO, 10 OTT - Edison ha ceduto all'Ilva del Gruppo Riva le centrali termoelettriche di Taranto Energia per 164,4 milioni di euro. Lo comunica il gruppo di Foro Buonaparte in una nota.
Alla Ilva e' stato ceduto l'intero capitale sociale di Taranto Energia, societa' nella quale Edison ha conferito il ramo d'azienda costituito dalle centrali termoelettriche CET 2 e CET 3, situate all'interno del sito industriale dell'Ilva nella citta' pugliese. (Ansa)

mercoledì 15 giugno 2011

L'ilva si allarga!

Ieri vertice in Foro Buonaparte per la cessione della centrale Edison di Taranto all'Ilva della famiglia Riva, l'operazione potrebbe concludersi nelle prossime settimane. Oggi a Brescia l'assemblea degli azionisti (Milanofinanza)

lunedì 14 giugno 2010

AIA o non AIA?

COMUNICATO STAMPA di Legambiente Taranto
Rilasciata con oltre due anni e mezzo di ritardo l’AIA a Eni, Enipower, Edison. Ancora nulla per l’Ilva

Il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato le Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) a Raffineria ENI, centrale ENIPOWER ed EDISON. Si tratta di provvedimenti assunti con notevole ritardo rispetto alla scadenza del 31 Ottobre 2007 imposta dalla Comunità Europea. Di fatto sono state concessi a queste imprese oltre due anni e mezzo di franchigia, ritardando l’adeguamento dei loro processi produttivi alle Migliori Tecnologie Disponibili (MTD) o, come richiedono le associazioni ambientaliste, alle M.T. in assoluto. I ritardi hanno inoltre stravolto l’applicazione dell’accordo di programma che subordinava il rilascio delle varie AIA ad una valutazione propedeutica della loro efficacia in rapporto all’intero complesso delle criticità ambientali dell’area jonica. Non è comunque chiaro se l’accordo di programma sia da considerarsi scaduto (i 300 gg sono trascorsi da un pezzo) o tuttora in vigore come alcuni articoli dei tre provvedimenti lascerebbero presumere. Nel primo caso Taranto sarebbe privata di un importante intervento organico per il risanamento ambientale della sua area industriale. Nel secondo caso, l'applicazione dell'accordo di programma dovrebbe subire ulteriori ritardi per il colpevole allungamento dei tempi di rilascio dell'AIA all'Ilva. In entrambi i casi Taranto, per le inadempienze del Ministero dell'Ambiente, è ancora oggi privata di uno strumento di fondamentale importanza, quale il raccordo delle AIA, per affrontare l'attuale emergenza benzo(a)pirene. Per cui tutto viene fatto ricadere sulle spalle di Regione Puglia e Comune di Taranto.

Il rilascio delle AIA regolamenta finalmente in maniera organica l'assetto in materia ambientale delle autorizzazioni e dell'organizzazione dei processi produttivi delle tre aziende interessate. Ma data la corposa documentazione, una valutazione delle AIA rilasciate a raffineria ENI, centrali ENIPOWER ed EDISON non può che essere espressa dopo un loro approfondimento. Va comunque rilevato come a queste aziende venga concessa un'ulteriore insopportabile dilatazione dei tempi per la presentazione dei progetti e la successiva fase di loro realizzazione. E questo nonostante le stesse aziende fossero da lungo tempo sostanzialmente a conoscenza delle prescrizioni a loro imposte data l'interminabile durata delle istruttorie. E' comunque ancora possibile intervenire sulle AIA rilasciate nel caso di loro inadeguatezza: in sede di applicazione dell'accordo di programma (se confermato), o su intervento del sindaco in base al D.L.vo 59/05. Variazioni potrebbero anche scaturire dai nodi rimasti tuttora irrisolti per la raffineria ENI nell' ambito delle procedure ancora in corso riguardanti la "Direttiva Seveso" (ossia la normativa sui rischi di incidenti rilevanti).

venerdì 30 ottobre 2009

Campionamento ENI: una battaglia vinta

COMUNICATO STAMPA

Altamarea ha vinto il braccio di ferro con l'Eni sul campionamento in continuo, ossia il controllo 24 ore su 24 di alcune pericolose sostanze inquinanti. L'azienda aveva infatti tentato di “allentare i controlli” chiedendo al Ministero dell'Ambiente una semplice “analisi semestrale” sulle sostanze organiche volatili, fra cui alcuni cancerogeni. Ma Altamarea aveva “intercettato” l'email rendendo nota ai mezzi di comunicazione di massa, su Internet e su Facebook questa inaccettabile richiesta. Ne è nata un'ondata di indignazione dell'opinione pubblica, accresciuta dal fatto che l'Eni diceva di avere ottenuto anche il consenso dell'Arpa nell'accantonare il campionamento continuo, cosa smentita categoricamente dal Direttore Generale dell'Arpa, Giorgio Assennato.
E' stata la sinergia fra opinione pubblica e Arpa ad ottenere il campionamento continuativo nella riunione tecnica del 29 ottobre al Ministero dell'Ambiente. E' un successo. E' la dimostrazione che sono vincenti le lotte ambientali ben condotte, ossia basate su un'informazione ampiamente pubblicizzata, documentata scientificamente e fondata sulla stragrande maggioranza della volontà popolare.
Altamarea intende proseguire su questa strada, unitaria ed efficace. Nessuna scelta può passare sulla testa di un'intera città se i cittadini sono uniti, attivi e bene informati.
Il controllo continuativo della centrale termoelettrica Enipower si estenderà anche ai camini di Edison ed Eni a Taranto.
Altamarea ritiene che adesso occorre rilanciare la lotta sul campionamento continuo chiedendo che i dati vengano resi pubblici con il minor ritardo possibile (massimo 1 giorno) su un sito web, come si fa a Bolzano (clicca qui).
Non solo: occorre estendere il campionamento in continuo all'Ilva. La popolazione ha diritto di avere un sistema di controllo 24 ore su 24 sulla diossina, così come previsto dall'articolo 3 della legge regionale antidiossina. Su questo le resistenze della dirigenza Ilva sono fortissime. Occorrerà scendere in piazza a migliaia il 28 novembre prossimo nel corteo contro l'inquinamento. Ci sono tecnologie ed esempi di controllo continuativo delle diossina in tutta l'Europa. Anche a Taranto deve arrivare questa tecnologia di “vigilanza permanente” sulla diossina.
Se la città saprà essere unita, forte e attenta vinceremo assieme anche questo braccio di ferro per controllare una sostanza altamente cancerogena come la diossina che ha effetti spaventosi e devastanti sulla salute umana.
Chiediamo ai cittadini di Taranto e in particolare ai giovani di alzare il livello della mobilitazione: in tutte le scuole si organizzino momenti di dibattito. Si prepari una folta partecipazione per il 28 novembre. Contro una forte pressione popolare nessuno può vincere e anche l'Ilva dovrà adeguarsi al campionamento continuo.

Altamarea
Coordinamento di cittadini e associazioni

Campionamento ENI sulla stampa

AMBIENTE VIA LIBERA DEL MINISTERO DELLA PRESTIGIACOMO
Inquinamento, sì parziale per il campionamento continuo di Edison ed Eni


• Il ministero dell’Ambiente ha confermato ieri a Roma il campionamento in continuo dei composti organici volatili della centrale Enipower di Taranto, dei due camini della raffineria Eni e della centrale Edison.
La notizia è giunta in serata alla fine della riunione tecnica in programma nella capitale.
Fonti Arpa confermano: il monitoraggio prevede limiti prescrittivi; le polveri non dovranno superare i 20 milligrammi per metro cubo d’aria. L’esame da parte dei tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente, cui sono affidati i controlli, avverrà attraverso l’osservazione del carbonio totale organico da cui saranno tratte le stime delle emissioni dei cosiddetti composti organici volatili.
Il monitoraggio in continuo è previsto anche per le polveri sottili pm 10 e pm 2,5 emesse dagli impianti Eni, Enipower e Edison. In questo caso, però, l’attività di controllo non avrà limiti prescrittivi e sarà puramente conoscitiva. Un altro tipo di monitoraggio, mensile e discontinuo, ha ricevuto il via libera del ministero. L’Arpa dovrà effettuare periodicamente (ogni 30 giorni e non continuativamente) controlli per valutare gli effetti delle emissioni. «Anche se - ha spiegato un soddisfatto direttore dell’Arpa Giorgio Assennato - gli impianti Eni e Enipower e la centrale Edison hanno problemi contenuti per quel che riguarda la dispersione di polveri nell’atmosfera».
E meno male, parafrasando un inno assai in voga, che Assennato c’è. Nel senso che l’Arpa, ieri a Roma, ha di fatto rappresentato gli interessi ambientali della città lavorando perché fossero confermate le attività di monitoraggio. Un punto, questo, che sta molto a cuore al movimento ambientalista che vede nel controllo continuo un elemento di salvaguardia e di garanzia per i cittadini.
Certo, sulle polveri sottili, pm 10 e pm 2,5, non ci sarà lo stesso stringente controllo previsto sui composti organici volatili. Non ci saranno prescrizioni, né limiti da non superare. La valutazione degli effetti delle polveri sottili, come detto, sarà effettuata solo mensilmente e senza un monitoraggio continuo. Tuttavia, in questi tempi di concessioni Aia «a sorpresa» da parte delle commissioni tecnico-politiche, il risultato non è da buttare.
E a essere soddisfatti sono gli ambientalisti riuniti nel cartello di Altamarea: «Il risultato è positivo - ha dichiarato il leader di Peacelink Alessandro Marescotti - e la nostra lettera al ministero dell’Ambiente perché il campionamento continuo fosse adottato, ritenendolo indispensabile, ha sortito i suoi effetti».
Il fronte ecologista spiegava nella lettera al ministro che il campionamento continuo è imprescindibile in quanto è un controllo 24 ore su 24 degli inquinanti, per tutto l’anno. Se venisse accantonato verrebbe meno una importante garanzia per i cittadini. Sappiamo che l’Eni - accusavano gli ambientalisti - non vuole il controllo continuativo sulle emissioni della sua centrale termoelettrica Enipower di Taranto. Il cosiddetto campionamento continuo, secondo l’Eni, andrebbe infatti sostituito da una verifica semestrale. Sottrarsi ad una misurazione costante significa infatti limitare il potere dei cittadini di informarsi, conoscere e controllare». Non è andata così. (La Gazzetta di Taranto, p.VII)

sabato 24 ottobre 2009

AIA rilasciate?

l'Agenzia è stata chiara: solo l'AIA per continuare a produrre. Non si parla di ampliamenti, raddoppi, centrali!
Ah se i giornalisti leggessero meglio!
Saremmo anche curiosi di sapere l'effetto di questo bluff mediatico sulle azioni ENI in borsa...


ROMA (Reuters) 22 ottobre - Le due centrali elettriche, Enipower e Edison e la raffineria dell'Eni a Taranto potranno continuare le attività.
Lo ha deciso la Commissione Aia, presso il ministero dell'Ambiente, che ha concluso l'iter per il rilascio delle Autorizzazioni integrate Ambientali dei tre impianti industriali nell'area di Taranto.
Nella nota diffusa dal ministero si legge che "l'Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata all' unanimità, e quindi con l'assenso delle Istituzioni locali e dell'Arpa Puglia, consentirà agli impianti di continuare l' attività dopo che è stato verificato il rispetto dei requisiti ambientali previsti dalle normative nazionali ed europee".

venerdì 23 ottobre 2009

Chi lavora per migliorare la vita dei tarantini?

Il governo dice sì alla centrale e al raddoppio Eni
Ieri via libera del ministero dell’Ambiente

Ha il sapore di un beffardo blitz del governo il rilascio delle tre autorizzazioni integrate ambientali per le due centrali Enipower e Edison e per la raffineria Eni.
Ieri a Roma il ministero dell’Ambiente ha espresso il suo parere favorevole subito dopo aver chiuso la porta alle spalle degli ambientalisti di «Altamarea» chiamati dal ministro Prestigiacomo a confrontarsi sulla spinosa questione.
Il ministero ha tirato dritto: malgrado la richiesta del portavoce Leo Corvace di far slittare il rilascio dell’Aia, malgrado gli ecologisti di Peacelink abbiano minacciato il ricorso alla magistratura per far rispettare l’accordo di programma, malgrado lo stesso accordo imponga il rilascio di autorizzazioni definitive solo dopo una valutazione globale dell’inqui - namento prodotto da tutte le aziende.
Quanto ha pesato l’atte ggiamento «flessibile» verso il governo da parte degli Enti locali: Regione, Provincia e Comune? Dopo l’audizione di «Altamarea» è toccato a loro rimanere a tu per tu con i rappresentanti ministeriali. Il governo ha spiegato che rallentare il rilascio delle concessioni avrebbe ritardato il monitoraggio offrendo alle aziende la scusa per continuare ad agire senza i limiti imposti da controlli più stringenti.
Malgrado fosse solo la seconda riunione sul rilascio dell’Aia a Eni, Edison e Enipower, la «velocità» ministeriale ha avuto buon gioco di ogni ragionevole dubbio. E ce n’erano di perplessità se solo citiamo il no espresso dalla giunta regionale pugliese alla centrale Enipower e al raddoppio della produzione Eni due settimana fa; oppure i distinguo del sindaco Ezio Stefàno, ieri presente all’incontro: il primo cittadino riteneva opportuno realizzare una centrale che producesse meno energia elettrica per evitare l’aumento di anidride carbonica.
Il timore di un vuoto nei controlli, agitato come uno spettro dal ministero per spiegare la forte accelerazione impressa all’autorizzazione integrata ambientale, ha fatto breccia nelle convinzioni di Regione e Comune, almeno stando alle agenzie di stampa e alle parole dello stesso sindaco.
L’Ansa ieri sera batteva un inequivocabile lancio: «L'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ unanimità, e quindi con l’assenso delle Istituzioni locali e dell’Arpa Puglia, consentirà agli impianti di continuare l’ attività dopo che è stato verificato il rispetto dei requisiti ambientali previsti dalle normative nazionali ed europee». «Abbiamo avuto garanzie - ha spiegato Stefàno - su queste verifiche. Eni, Enipower e Edison dovranno garantire entro 180 giorni il rispetto delle prescrizioni relative al rispetto dei limiti delle emissioni, al monitoraggio degli inquinanti e alla sicurezza. Se queste prescrizioni non saranno rispettate le autorizzazioni verrebbero revocate».
Il Comune di Taranto ha chiesto ieri al ministero dell’Ambiente nuovi controlli sanitari sulla popolazione legati alla presenza degli insediamenti industriali e all’impatto dell’inquinamento sulla salute pubblica.
Chi ha candidamente ammesso di essere stato «colto alla sprovvista» dalle decisioni ministeriali è stato il direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente Giorgio Assennato. «Sì, è vero. Il rilascio delle autorizzazioni così rapido può definirsi sorprendente anche perché era la seconda riunione convocata al ministero dell’Ambiente su questo argomento». Ora l’Arpa, insieme all’Ispra (l’agenzia nazionale per i controlli ambientali, ndr), dovrà organizzare le verifiche previste dalle prescrizioni allegate al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Ironia della sorte l’Agenzia regionale dell’ambiente non risulta invitata ai tavoli sull’Aia e Assennato segue i lavori in qualità di consulente della Regioen Puglia.
«C’è un incontro tecnico il 29 ottobre - ha spiegato il direttore dell’Arpa - prima del definitivo via libera ministeriale. In quella sede cercheremo di chiarire tutti i dettagli relativi al monitoraggio. Per fortuna son riuscito a far inserire nel verbale dell’incontro che alla fine di tutti i processi di rilascio delle autorizzazioni dovrà essere verificata la situazione dell’inquinamento industriale a Taranto nel suo complesso, guardando cioè a tutte le aziende». E’ possibile che le richieste degli ambientalisti siano state recepite così velocemente dal governo?
Rimane la sensazione di una sconfitta di «Altamarea» e, soprattutto, dello scollamento definitivo tra istituzioni locali e cittadini sui problemi dell’inquinamento. Un vizio che peserà sui giorni a venire quanto la congenita incapacità di far valere i propri diritti.

lunedì 28 settembre 2009

Ma Florido e Lospinuso lo sanno?

Pubblicata la classifica delle emissioni dei maggiori gruppi industriali in Italia

Classifica 2009 CO2 Greepeace

L’associazione ambientalista Greenpeace ha pubblicato oggi la classifica 2009 delle emissioni di gas serra dei maggiori gruppi industriali in Italia soggetti alla direttiva europea sull’Emission Trading, il sistema europeo di scambio della CO2. La classifica mostra chi rispetta le regole e chi no. Per il terzo anno consecutivo, l’Enel guadagna il primo posto tra i «grandi inquinatori».
«Complessivamente le industrie italiane hanno superato i permessi di emissione per nove milioni di tonnellate di CO2, ma bisogna fare dei distinguo», spiega Francesco Tedesco, responsabile campagna energia e clima di Greenpeace, «lo sforamento si deve solamente ai settori del termoelettrico e della raffinazione. Altri settori, invece, hanno rispettato i tetti».
Enel si conferma il primo “grande inquinatore” con oltre 44 milioni di tonnellate di CO2. Circa un terzo delle emissioni del gruppo si deve all’impianto di Brindisi, la più grande centrale a carbone in Italia nonché primo impianto per emissioni di gas serra, con 14,9 milioni di tonnellate. In totale l’industria italiana ha emesso nel 2008 circa 220 milioni di tonnellate di CO2, registrando una riduzione netta di sei milioni di tonnellate rispetto al 2007, probabile conseguenza della crisi.
«Sebbene questo risultato sia positivo, la politica energetica dell’Italia va nella direzione opposta alla riduzione delle emissioni di CO2», denuncia Tedesco, che aggiunge: «Recentemente il Governo ha infatti rilasciato autorizzazione per tre nuove centrali a carbone che faranno aumentare le emissioni dell’Italia di ulteriori 30 milioni di tonnellate. Una strategia che porterà l’Italia fuori dagli obiettivi europei al 2020, e a sostenere il peso delle conseguenti sanzioni».
Oltre alla classifica dei gruppi industriali, i dati di Greenpeace mostrano anche quali sono gli impianti più inquinanti in termini di CO2. Al fianco della centrale Enel di Brindisi, anche l’ILVA di Taranto e gli stabilimenti dell’Edison, sempre a Taranto. (vita.it)

giovedì 12 febbraio 2009

Nuovi documenti sull'Accordo di Programma Area Industriale Taranto Statte


In data 11 aprile 2008 è stato sottoscritto a Bari, presso la Regione Puglia, un Accordo di Programma ai sensi dell’art. 5, comma 20, del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Presidente della Regione Puglia, unitamente a Ministero dell’interno, Ministero dello sviluppo economico, Ministero della salute, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Comune di Statte, APAT, ARPA Puglia, e ILVA SpA, EDISON SpA, ENIPOWER SpA, ENI SpA, Cementir Italia s.r.l., SANAC SpA e AMIU Taranto S.p.A.
In attuazione di quanto previsto all’articolo 7, comma 1, dell’Accordo di Programma i gestori firmatari hanno trasmesso al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e alla Regione Puglia il programma degli interventi previsti per adeguare gli impianti alle migliori tecniche disponibili, con i relativi termini di avvio, di attuazione e di completamento.
Tale documentazione è reperibile, per gli impianti di competenza statale, nell’apposita area Accordo di Programma all’interno della documentazione relativa al singolo impianto.

L’intera documentazione, comprendente anche gli impianti regionali, può essere consultata sull’apposito portale sul sito della Direzione Generale per la Salvaguardia ambientale:
Per visualizzarli cliccare su: www.dsa.minambiente.it
Sulla pagina web aperta cliccare su "Documenti"
Si aprirà una pagina con una tabella. Sotto la tabella, in fondo alla pagina, cercare il campo intitolato: "Sezione corrente".
Cliccare sulla freccina accanto a "Direzione Generale" e selezionare "ADP-Taranto e Statte".
Ci sono 10 pagine di documentazione su tutti i nostri mali!

martedì 10 giugno 2008

Pubblicati i Cronoprogrammi AIA per Taranto

Il Ministero dell'Ambiente ha finalmente reso di pubblico dominio i documenti che illustrano tempi e modi proposti dalle società più impattanti del polo industriale tarantino per ridurre la pesantissima pressione inquinante sul territorio circostante.
Li abbiamo scaricati e resi disponibili a tutti (la procedura da seguire per visualizzarli sul sito del Ministero è un pò farraginosa...).

Intanto attendiamo ormai senza speranze che la Provincia inizi a comportarsi correttamente con la cittadinanza che chiede espressamente di partecipare alla gestione ambientale del territorio e di essere messa a conoscenza delle decisioni prese sulla nostra pelle. Florido, ancora una volta, se ci sei batti un colpo (ricordati che le elezioni non sono lontane e i cittadini votano da Grottaglie ai Tamburi, da Massafra a Manduria!!!)

Ecco i link ai documenti del Minambiente:

Testo dell'Accordo di Programma
Cronoprogrammi ILVA
Adeguamenti ENI
Adeguamenti Cementir
Adeguamenti Edison
Adeguamenti Enipower
Adeguamento Sanac

Read this document on Scribd: versione Testo Accordo di Programma



venerdì 9 maggio 2008

Cronoprogramma dell'Accordo di Programma


Ecco il cronoprogramma presentato per la definizione dell'accordo di programma per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) alle principali industrie presenti a Taranto.
Tutte le fasi sono state indicate con precisione, compresa la data del 29 maggio per l'audizione delle associazioni ambientaliste. Noi ci saremo!
Le istruttorie CEMENTIR, SANAC E AMIU si concluderanno il 15 luglio, EDISON il 20 agosto, ENI il 15 settembre, per l'ILVA si dovrà attendere il 18 dicembre. Le fasi finali che riguardano la conferenza di servizi definitiva e il rilascio dell'atto autorizzativo sono previste dal 16 gennaio 2009 al 13 marzo 2009, data definitiva di chiusura di tutto!

martedì 1 aprile 2008

Portale Ambiente Regione Puglia: importanti novità

Notizie dal Portale Ambiente della Regione Puglia e dalla stampa sull'approvazione del PRqA ma anche sulla lettera che la Regione ha inviato al Ministero dell'Ambiente per chiedere che le procudure AIA considerino il PEAR:

buona lettura!

Taranto:la Regione chiede al Ministero dell’Ambiente che le procedure di AIA consideri il PEAR

01/04/2008 - Taranto:la Regione chiede al Ministero dell’Ambiente che le procedure di AIA consideri il PEAR.
Con una nota dell’Assessorato all’Ecologia del 26 marzo la Regione ha chiesto formalmente al Ministero dell’Ambiente che le procedure statali di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) degli stabilimenti ILVA, ENI ed EDISON siano accompagnate da uno studio integrativo “in grado di poter valutare le richieste attuali e quelle programmate alla luce delle previsioni del PEAR” soprattutto per quanto riguarda “il tasso di emissione di anidride carbonica e degli altri inquinanti”.
Tale richiesta rientrerà naturalmente a pieno titolo nell’accordo di programma che Ministero e Regione intendono praticare e che si basa su una valutazione unitaria ed integrata ed esplicita l’orientamento della Regione che intende valutare quegli impianti non solo in relazione alle migliori tecnologie disponibili (BAT) ma anche nella loro compatibilità con il PEAR.
Tale impostazione orienterà a maggior ragione l’impegno della Regione se le predette Società non accogliessero l’ipotesi di accordo di programma.


01/04/2008 - Sì della commissione ambiente al piano di qualità dell’aria “terzo strumento di pianificazione ambientale in tre anni”



Piano regionale della qualità dell’aria promosso a pieni voti dalla commissione ambiente del Consiglio regionale. Il progetto presentato dall’assessore Michele Losappio ha ottenuto il parere favorevole dei consiglieri della maggioranza. Solo “tecnica” l’astensione dei rappresentanti dell’opposizione, Marcello Rollo (FI) e Ignazio Zullo (La Puglia prima di tutto), “giustificata da esigenze di studio” ha comunicato il presidente della quinta, Pietro Mita. “Il piano è un lavoro certamente accurato, ma resta l’esigenza di un approfondimento da parte nostra”, la motivazione data da Rollo.
Nel dichiarare la “soddisfazione per l’approvazione senza modifiche e senza voti contrari”, l’assessore Losappio ha ricordato che il Prqa è il “terzo strumento di pianificazione ambientale adottato dalla Puglia in tre anni di governo di centrosinistra, dopo il piano per l’energia (Pear) e quello per l’attività estrattiva (Prae). Ed è uno strumento impegnativo, il primo soggetto a valutazione ambientale strategica”. La Vas è una procedura recente che promuove una forma di consultazione preordinata, indipendente da quelle che possono essere decise dagli organi regionali. È terminata a novembre 2007 ed ha coinvolto una cinquantina di interlocutori: amministrazioni locali, Arpa, enti parco, aree protette.
Alla Regione competono il monitoraggio della qualità dell’aria e la definizione di piani di risanamento, dove necessari, o di mantenimento. Da qui l’esigenza di una ricerca che risponde ai presupposti del Protocollo di Kyoto per una politica ambientale più consapevole e punta alla tutela della salute umana e degli ecosistemi.
Il piano regionale di qualità dell’aria “contiene tutte le informazioni sullo stato della componente ambientale aria”, conseguibili in Puglia con gli apparati tecnici esistenti. È stato realizzato in collaborazione tra l’Assessorato regionale all’ecologia, le Università di Bari e di Lecce, il CNR Isac di Lecce e l’Arpa Puglia. Si basa sui livelli di qualità misurati al 2005 e valuta in particolare gli inquinanti da tenere sotto i limiti di legge: polveri sottili, biossido di azoto, biossido di carbonio, ozono. (fel)