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giovedì 19 novembre 2015

Si balla su 30 centimetri di bluff!

Tour dei quartieri- 30 cm di bluff :anche un laboratorio didattico per bambini sabato 21 novembre

Sabato 21 novembre 2015 a partire dalle 17 saremo al quartiere tamburi di Taranto.,in piazza Gesu' divin lavoratore ,per una giornata di confronto,musica,aggregazione,proposta.Abbiamo  accolto con piacere l'invito dei tanti cittadini che spesso ci contattano e gradirebbero confrontarsi con il "comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti" nel loro quartiere di residenza e con l'occasione abbiamo organizzato questa prima giornata del:
"TOUR DEI QUARTIERI"
1° tappa quartiere Tamburi "30 cm di BLUFF".
tra i tanti appuntamenti della giornata
“Te la metto io la terra!!”- Laboratorio didattico per bambini

Sarà dipinto un cielo azzurro e un sole risplendente su di un rotolo di carta lungo circa 10 mt..
Alla base del cielo, sarà disegnata la sagoma di una fabbrica per tutta la lunghezza del foglio, sagoma che, successivamente, sarà ricoperta di colla. Sulla colla ancora fresca, sarà gettata della terra, insieme a simbolici semi. Scuotendo tutto il foglio, solo sulla sagoma resterà fissato il terreno seminato : una “fabbrica di terra”, la terra che l’ha spenta, la terra al posto della fabbrica, la terra su cui poter seminare per raccogliere nuovi frutti

A SEGUIRE IN SERATA MUSICA LIVE CON

Fido Guido
Frank Buffoluto & i Pali Delle Cozze
Sud Foundation Krù
Terraross

Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti

Fu operaio

Ilva, Cataldo Ranieri: «Così muore un lavoratore»

«Io come lavoratore sono morto». In quanti modi può morire un lavoratore? Schiacciato da un grosso tubo d’acciaio, come Cosimo Martucci, martedì mattina appena. Travolto da un mezzo meccanico, come Angelo Iodice, il 4 settembre 2014. Schiacciato mentre agganciava la motrice ai vagoni, come Claudio Marsella, il 30 ottobre 2012. Investito da una colata di ghisa incandescente, come Alessandro Morricella, morto dopo quattro giorni di agonia il 12 giugno di quest’anno. Precipitando da circa dieci metri d’altezza per un intervento di manutenzione, come Ciro Moccia, il 28 febbraio 2013. Finendo in mare a trenta di metri di profondità intrappolato nella cabina di una gru, come Francesco Zaccaria, ritrovato dopo due giorni di ricerche il 30 novembre 2012. «Sono morto insieme a Francesco» racconta a Inchiostro Verde Cataldo Ranieri del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il giorno dopo l’ultimo incidente mortale all’Ilva di Taranto. Il sesto in tre anni. Ci spiega che un lavoratore muore anche quando è vittima delle ritorsioni subite perché difende i propri diritti e chiede sicurezza sui reparti, proprio come è successo a lui.
incidentePaga l’operaio, paga la famiglia – Il pensiero di Ranieri corre prima a Martucci e alla sua famiglia. «La morte di un operaio non fa più notizia, ma è morto un padre di famiglia, un marito, un fratello, è morta una persona, per che cosa? A cosa è servita quella morte? Alla fine la produzione continua, l’azienda guadagna, paga l’operaio e la sua famiglia. Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alla famiglia, non abbiamo altre parole». Ne bastano poche per spiegare che cos’è l’Ilva oggi nelle mani dello Stato. «La situazione è peggiorata rispetto all’era Riva, addirittura. Le procedure di sicurezza sono considerate delle lungaggini. I lavoratori che obiettano problemi di sicurezza vengono presi di mira e quindi diventano per tutti quanti un esempio di come non bisogna comportarsi. Quando si persegue chi obietta un problema di sicurezza, i più deboli poi non obiettano più e vanno a lavorare anche in condizioni precarie».
Il prezzo della verità – La morte di Francesco Zaccaria è un ricordo durissimo per Ranieri. «Io come lavoratore sono morto. Sono morto insieme a Francesco quando è caduta la gru. Ho raccontato delle verità che non stavano emergendo: si stava dando la colpa esclusivamente al vento mentre invece c’erano delle responsabilità per la mancata sicurezza e per la mancata manutenzione. E perché il mio collega era sulla gru nonostante l’allarme meteo?». Parole che hanno dato fastidio all’azienda e che gli sono costate care. «Da due anni e mezzo non esisto, mi hanno messo tutti i lavoratori contro: sono arrivato al punto che chiedo di essere messo in solidarietà perché non ce la faccio». 
ranieriNonostante questo ha continuato con i Liberi e Pensanti «a dire agli operai le cose come stanno. Sia l’azienda che i sindacati in questi anni hanno lavorato per metterci contro tutti i lavoratori con l’onta del fango. Abbiamo denunciato il sistema dei fiduciari, abbiamo denunciato i capireparto, abbiamo fatto e facciamo emergere ancora oggi tante cose che magari non emergerebbero. Ogni giorno succedono mancati incidenti mortali, poi c’è la volta che va male e quindi si piange il morto». Come adesso con Martucci. Come con Morricella pochi mesi fa. «Quella volta è successa una cosa gravissima: l’azienda ha detto ai sindacati che non c’è rimedio, che non può intervenire. Praticamente si rischia la vita e per decreto si può rischiare la vita: se succede di nuovo è un danno collaterale». 
Ranieri ha lasciato da tempo il sindacato. «Ho dato le dimissioni dalla Fiom perché era un muro che non riuscivamo a sfondare. Nel 2007, quando ero segretario, abbiamo messo al corrente la Fiom nazionale dello schifo che stava accadendo a Taranto, compreso il Vaccarella. La risposta è stata: “mettiamo tutto a tacere”. Ne siamo usciti schifati. Ora il sindacato è impegnato soltanto nella guerra alla delega, nemmeno un comunicato per smentire il 91% dell’Aia applicata che è una vergognosa bugia. Se è stato applicato il 91% dell’Aia perché il 40% dei lavoratori è ancora in solidarietà? Perché non si parla più di copertura dei parchi minerali?».
2 agostoDue agosto 2012, un nuovo punto di partenza – «Nessuno sapeva di quel tre ruote» che sarebbe entrato in piazza della Vittoria con a bordo un gruppo di lavoratori pronti a confrontarsi con i sindacati. Due giorni prima della manifestazione avevano chiesto di partecipare e di poter intervenire, ma non ci fu risposta. Delle altre tute blu che gremivano il centro di Taranto «nessuno ci ha contrastato, nessuno ci contraddiceva perché stavamo dicendo la verità. Hanno una buona stima di noi perché quando eravamo in Fiom non siamo mai scesi a compromessi. Sappiamo che scendere a compromessi con questi poteri forti è come avere un debito da saldare». Su quel tre ruote salì anche Raffaele Cataldi che oggi fa sempre parte del Comitato e porta avanti «senza delegare» la sua battaglia per un «diritto non riconosciuto» in fabbrica. «Non abbiamo mai fatto una protesta per tutti i lavoratori che si sono ammalati e sono morti, non abbiamo mai fatto una protesta per i bambini di Taranto che a causa dell’inquinamento si ammalano: abbiamo fatto proteste solo quando c’è stato a rischio il posto di lavoro e questo non è normale».
I Liberi e Pensanti spezzano le catene del ricatto occupazionale – «Nessuno parlava delle persone che morivano e muoiono ancora d’inquinamento» dice Ranieri mentre riavvolge il nastro su questo pezzo di storia personale e di movimento nato dal basso. «Non abbiamo mai detto chiudiamo l’Ilva e andiamo a casa ma sappiamo che gli impianti non possono essere risanati perché ci vogliono tanti soldi, chi li deve mettere? Il privato ha fatto capire di no perché sarebbe un investimento a fondo perduto. L’unico modo di fare acciaio a Taranto è uccidendo le persone. Noi difendiamo il lavoro e i lavoratori, non l’Ilva. Perché non cominciamo a trovare le alternative? Senza una chiusura programmata si creerebbe un disastro: perché non si investono i soldi sequestrati per salvare i lavoratori? Bonifica e riqualificazione, un piano speciale per una no tax area: questa è la strada».
ranieri 2 agosto La risposta della città – «Nonostante gli sforzi, la passione che ci abbiamo messo, alla fine la gente delega lo stesso. Ci aspettiamo che cominci davvero a partecipare». Non a caso dal 2012 ad oggi sembra essersi un po’ placata quella contaminazione positiva che si era creata attorno alle sorti della città: il concerto del primo maggio organizzato dai Liberi e Pensanti rappresenta uno straordinario momento di partecipazione con un pubblico di oltre 150mila presenze, ma soprattutto dà respiro all’economia di Taranto. Ma è l’eccezione, è soltanto per un giorno. Dopo cosa accade? «Ognuno pensa al suo orticello». E l’attenzione dei Liberi e Pensanti è rivolta al quartiere Tamburi, ai bambini che ci vivono. «Ci sono 1.200 bambini nelle scuole a 200 metri dai parchi minerali. Quei bambini respirano veleni. Come si fa con l’inizio delle bonifiche a non prevedere un sistema di filtraggio dell’aria nelle scuole? Lo abbiamo chiesto al sindaco invitandolo poi a dimettersi. Nel 2013 Alfio Pini disse che i lavori di bonifica per Taranto cominciano con otto milioni e mezzo di stanziamento e si parte dalle cinque scuole dei Tamburi: sono mai arrivati questi soldi? Dove li hanno spesi? Cosa è cambiato in questi tre anni al quartiere Tamburi? Le bonifiche che stanno facendo sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Due milioni di euro di soldi pubblici buttati. Quei soldi potevano essere spesi per esempio per curare i Tamburi, per fare le pulizie ogni giorno, per far lavorare i giovani disoccupati».
Una possibile candidatura – Forse per questo i tempi sono maturi per il Comitato per dare una prospettiva al proprio impegno e alle proprie idee. Convogliare le forze in un progetto politico, quindi candidarsi per offrire un’alternativa di governo alla città. «Sì, ne abbiamo parlato perché si prospetta la possibilità di lasciare questa città in mano a chi l’ha governata per tanti anni e ci ha ridotto in queste condizioni». La volontà comune sarebbe quella di «fare politica senza clientelismo, senza promesse, occupandosi dei problemi della collettività e non è facile. Sarebbe una decisione da ponderare non una ma centomila volte perché se dovessimo decidere di fare questo passo sarebbe per fare qualcosa di buono e fare qualcosa di buono con questo sistema italiano è difficile». Dunque «spetta alla politica pretendere una svolta per Taranto. Investiamo sul porto, Ilva non è più il futuro. Taranto ha pagato per il Pil nazionale e adesso vogliamo risorse per le alternative, non per buttarle in un ferro vecchio».

giovedì 12 novembre 2015

I veri rappresentanti dei cittadini!

Report dell'incontro con il sindaco Stefàno (scuole del rione tamburi).

Questa mattina abbiamo incontrato il sindaco Stefano per parlare della situazione delle scuole Tamburi interessate dai lavori di "bonifica" e riqualificazione.

Vogliamo prima di tutto ringraziare i genitori degli alunni frequentanti le scuole in questione per la loro presenza e la loro testimonianza.
Siamo rimasti molto sorpresi nel sapere che nessuno dei presenti, nè dei tecnici comunali che hanno stilato il progetto poi approvato dagli organi competenti, fosse a conoscenza dell'esistenza di una normativa
SPECIFICA in materia di edilizia scolastica da applicare nelle scuole situate in zone altamante a rischio di inquinamento.
Lo stesso sindaco ha ammeso che, in seguito alla
nostra segnalazione e quindi del servizio di Striscia La Notizia, ha convocato  Arpa, Asl e Cnr alle quali ha chiesto se effettivamente sia necessario predisporre la scuola di questi sistemi di filtraggio visto che nella relazione dell' Agenzia di Protezione Ambientale è riportato che
"i valori degli inquinanti aereo dispersi risultavano inferiori ai limiti fissati dalla normativa vigente per la protezione umana"
(cfr. lettera del Sindaco allegata del 11/01/2015).
Abbiamo rammentato al Sindaco, che i lavori in corso nelle scuole non sono lavori di BONIFICA , ma di semplice RIQUALIFICAZIONE disattendendo l'atto di intesa sottoscritto nel Luglio del 2013 con il commissario alle bonifiche
Alfio Pini.
Questo il resoconto dell'incontro odierno che avremmo voluto concludere rassicurando i genitori dei bambini e i bambini stessi ,circa la salubrità dell'aria almeno all'interno delle aule della scuole, invece possiamo solo dire che, solo dopo aver verificato la validità della normativa e aver chiesto il parere ad ASL ed ARPA, saranno, forse, installati questi sistemi di filtraggio dell'aria.

di seguito i link relativi al primo decreto  ministeriale del 1975 ,poi sostituito con la legge del 1996 
Decreto ministeriale del 1975
 Legge 11 gennaio 1996:

martedì 13 ottobre 2015

La chiamavano bonifica

Tamburi, scuole e Ilva «La bonifica è un bluff». Il comitato dei cittadini Liberi e Pensanti all’attacco

 Ieri mattina, alle dieci, davanti alla scuola “De Carolis”, due passi dalla “Deledda”, quartiere Tamburi, conferenza stampa del comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti. Portavoce Aldo Ranieri, c’è chi indossa la maglietta del movimento. Un signore in tuta, un residente del quartiere, si sbraccia, ringrazia davanti agli organi di informazione «l’impegno dei ragazzi». «Senza loro, questa storia – il riferimento è all’inquinamento industriale – non avrebbe avuto la giusta risonanza a livello mediatico».
Non sono in molti, qui, al quartiere Tamburi, a sentire il problema sollevato dai “Cittadini”. «Fra i tanti muri – attacca Ranieri – c’è anche quello dell’indifferenza, non cerchiamo voti, ma partecipazione: sono i loro ragazzi ad andare a scuola e a fare lezione qui, quasi fossero reclusi a scontare pene per colpe non loro; non possono aprire una porta, una finestra a causa delle polveri». Poi, attacco alle istituzioni. «Nonostante la nostra città – dice il portavoce del comitato – con siderurgico e raffineria rivesta grande importanza per l’economia nazionale, quando si tratta della salute dei nostri piccoli, la litania è sempre la stessa: non ci sono soldi». Non va bene, secondo Ranieri. «Non vogliamo più sentire queste cose, siamo stanchi: i bambini, qui, vivono nel chiuso delle loro aule, non possono giocare nei giardini delle scuole e del quartiere, c’è un’ordinanza; non possono fare attività sportiva, la palestra è stata occupata dal materiale per i lavori di riqualificazione; un container costava troppo, dunque, utilizziamo la palestra per scaricare di tutto e di più; ci sarebbero otto milioni e mezzo di ragioni, quanti gli euro a disposizione dell’Amministrazione per restituire, se possibile, dignità a un quartiere martoriato, prima del resto della città, da fumi e veleni».
Ce n’è anche per il sindaco, Ippazio Stefano. Non vogliono «più sentire nominare il suo nome». «Un pediatra – riprende Ranieri – cui non interessa la salute dei bambini, che pediatra è? Uno specialista, di più, un amministratore, che non si preoccupa di classi di 20-25 bambini che ogni giorno fanno lezione senza poter aprire una finestra, dimostra di non avere a cuore la salute dei suoi concittadini più piccoli; non ha preteso il risarcimento che spettava a Taranto».
Scuole riqualificate al quartiere. «Non sono come le altre scuole cittadine: qui è diverso dalle altre realtà, dopo più di tre anni – i sigilli all’area a caldo furono posti il 26 luglio del 2012 – ancora il niente: e le aule scolastiche sono a duecento metri dai parchi minerari, a duecento metri dalle ciminiere».
Pitturazione, porte e finestre nuove. «Non basta: non è stato previsto un sistema di riciclo di aria con i filtri; pensano ad altro: quando il vento arriva dalle zone industriali i bambini non possono aprire la finestra, fanno lezione come fossero in trappola».
Per finire. «Comune e Provincia – conclude Aldo Ranieri del comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti – hanno impedito che l’Istituto musicale “Paisiello” si trasferisse qui: troppo vicino alle fonti di inquinamento dell’Ilva; particolare ignorato: qui nascono e crescono bambini, vive gente da decenni, loro con le fonti di inquinamento continuano a convivere». Una vera e propria requisitoria, insomma, con la quale (Quot)

giovedì 30 luglio 2015

Echi di amianto (non troppo) lontano




Da circa 20 giorni si sta provvedendo alla demolizione della Batteria 10.
All'interno delle batteria c'è presenza di amianto.
Nei dintorni operano centinaia di lavoratori.
L'impianto è a ridosso di un quartieredensamente.
Non sappiamo però se l'amianto è stato trattato per essere rimosso e se sono state utilizzate tutte le procedure previste dalla legge.
Della questione sono al corrente i custodi, l'ARPA TA e lo SPESAL. (fonte: Cittadini e lavoratori liberi e pensanti)

sabato 13 giugno 2015

Tamburi: altro che bonifica!



Questa mattina, assieme a liberi cittadini, associazioni e movimenti del territorio, durante la conferenza stampa al quartiere Tamburi, abbiamo reso pubblica la denuncia fatta agli organi competenti circa le “bonifiche” che si stanno eseguendo.
E’ corretto parlare di bonifiche? No, questo è un intervento spacciato inizialmente per bonifica, in seguito ridotto ad azzeramento del rischio sanitario per poi arrivare all’attuale versione di abbassamento o riduzione del rischio sanitario.
Questo siamo riusciti a scoprire grazie alla pressione della cittadinanza attiva e dei cittadini del quartiere sul Comune di Taranto e sulla ditta esecutrice dei lavori.
Vogliamo quindi stigmatizzare anche l’opera d’informazione che si sta provando a fare nei confronti della cittadinanza cercando di far passare un messaggio non del tutto vero.
Stamane, a seguito dell’intervento dei Vigili Urbani e degli ispettori dello Spesal, sono stati sospesi i lavori nel cantiere di via Deledda poiché probabilmente pericolosi per la sicurezza dei lavoratori e per gli abitanti della zona.
Chiariamo in modo definitivo: le “bonifiche” che sta eseguendo l’Axa, seguendo il progetto stabilito da Comune, Provincia, Regione e Arpa, non sono vere e proprie bonifiche, ma un tentativo mal riuscito di far credere ai Tarantini che le istituzioni stanno facendo qualcosa di risolutivo per preservare la salute degli abitanti del quartiere Tamburi. Il progetto in questione, lo ripeteremo fino alla nausea perché sia chiaro a tutti (professori e studiosi compresi) raggiungerà, forse, l’obiettivo di ridurre il rischio sanitario. Come dimostrano le foto non è così che si lavora, non è così che si preserva la salute dei cittadini, non è così che si bonifica.

A.P.S. Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti


L’Axa continua a vantarsi di informare i cittadini del quartiere tamburi ma ieri pomeriggio, al secondo incontro informativo tenutosi presso l’ex Circoscrizione Comunale, abbiamo anche scoperto che chi è impossibilitato a uscire da casa è escluso da questo “programma d’informazione capillare” in violazione della direttiva Seveso. I tanti cittadini del quartiere presenti e visibilmente stanchi di essere presi in giro, sono riusciti finalmente a far dire ai relatori presenti che il lavoro che l’Axa sta eseguendo consiste non in bonifiche vere e proprie, bensì in una limitazione del potenziale danno sanitario, per contatto o inalazione. Possiamo affermare quindi, che anche il secondo incontro si è risolto in un altro nulla di fatto poiché chi ha il dovere di dare delle risposte continua a scaricare le responsabilità su altri enti e istituzioni: ieri per esempio era il turno dell’Arpa che, per amore di verità, non è stata invitata da nessuno degli organizzatori dell’incontro informativo. Abbiamo chiesto un terzo incontro che includa la presenza dell’Arpa, ma siamo sicuri che, in questo gioco dello “scarica-barile” mancherà sempre qualcuno che conosce le risposte. Ciò di cui siamo sicuri, è che quest’Amministrazione, per il bene della città, non può far altro che dimettersi.
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti



Taranto, dubbi sulle bonifiche: il cantiere si blocca


Un progetto che non convince, l’esecuzione tanto meno. Il comitato dei “liberi e pensanti” si scaglia contro i lavori di bonifica che stanno interessando alcune zone del quartiere Tamburi e il cantiere in via Deledda si blocca. Difformità e anomalie che il comitato dell’apecar ha racchiuso in un documento-denuncia inviato ad Arpa Puglia, al Noe e ai custodi giudiziari dell’Ilva.

martedì 28 aprile 2015

Forza e responsabilità

Il grido di Rita, malata di cancro: lotto per una Taranto migliore

«Anziché rischiare di perdere la vita per un tumore, preferirei non avere un lavoro e morire di fame...». Massimo Russo, 44 anni, operaio dell’Ilva, è sposato con Rita Corvace. Sua moglie, trentottenne, convive dal 24 maggio 2013 con un cancro al seno, «provocato da inquinamento atmosferico, come accertato da un’indagine medica alla quale mi sono sottoposta». Il carcinoma duttale infiltrante, in stato avanzato e minaccioso per i polmoni, è stato «combattuto» con due interventi a distanza di un mese l’uno dall’altro, rispettivamente in mastectomia ed in quadrantectomia, «che mi hanno asportato completamente la mammella destra e parzialmente la sinistra. In seguito - ricorda Rita - ho rischiato di contrarre una leucemia fulminante a causa del blocco del midollo osseo, come uno degli effetti collaterali della chemio che, in un anno di mezzo, per 30 cicli, mi ha tolto i capelli, le unghia, le ciglia e la mia personalità, sino ad indurmi in stato di anoressia e depressione».

Il calvario di Rita è stato appesantito dall’isterectomia, «il terzo intervento che ho subìto e con il quale mi hanno asportato l’utero, le ovaie e le tube di Falloppio». Ma la mamma casalinga sopravvive alla malattia. Vive combattendo quotidianamente. Lo ha fatto anche ieri, giorno del diciannovesimo anniversario di matrimonio con Massimo, quando si è sottoposta alla Pet che tra una settimana dirà se il cancro è stato sconfitto o se nel suo corpo ci sono attività cellulari sospette.
«Se tutto va bene - dice Rita - potrò considerarmi guarita dal male, anche se nella mia vita resterò in allerta, come mi ricorda il farmaco antitumorale, il Tamoxifene ». Tale terapia ormonale riduce il rischio che la malattia torni dopo l'intervento e l'eventuale chemioterapia, abbassando del 40 per cento la probabilità che si sviluppi un nuovo tumore nell'altro seno.

Dati recenti hanno dimostrato che l'effetto protettivo di questa cura si protrae a lungo. Per le donne che l'hanno seguita regolarmente, per cinque anni il rischio di morire di tumore al seno nei 15 anni successivi è inferiore di un terzo rispetto a coloro che non si sono sottoposte al trattamento.

Indipendentemente dalla rassicurazioni farmacologiche, Rita nei due anni di malattia e cure invasive ha visto cementare dentro se l’ottimismo, «perché ho imparato a convivere con la paura. Il tumore mi ha fatto capire ancora di più quanto è preziosa la vita. Io la difendo ogni giorno, soprattutto per il bene di Massimo e di Doriana e Francesco, i miei figli».
I giorni duri ma vivi all’ospedale «Moscati» di Taranto sono racchiusi nei ricordi di Rita: «Ho conosciuto un’equipe sanitaria stupenda, con il primario di oncologia Salvatore Pisconti in testa, che mi ha dato sempre supporto, medico e psicologico, nonostante le difficili condizioni in cui è costretta ad operare. E devo dire che l’asta con i farmaci della chemioterapia, l’albero di Natale, come la chiamo io, un po’ mi manca...».

Se questa struttura a Nord del capoluogo jonico negli ultimi anni è migliorata a livello organizzativo, il grazie va dato anche a Massimo, marito di Rita, che ha denunciato le cattive condizioni in cui si operava. «Un esempio su tutti - ricorda Russo - era la chemioterapia fatta da una novantina di persone contemporaneamente. Uno scandalo per una città civile come Taranto. Qui la politica pensa a realizzare un mega polo oncologico nuovo di zecca: perché non ci si adopera invece per rafforzare le strutture esistenti, supportando la buona sanità che lavora ogni giorno?».
Russo è uno dei membri del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che nell’estate rovente dell’acciaieria più grande d’Europa, nel 2002, nacque spontaneamente «per rompere l’inerzia cittadina e provare a combattere il velenoso sistema-Ilva. Noi siamo per la chiusura di ogni fonte inquinante e per la riconversione industriale di Taranto».
Se tornasse indietro Massimo, ex sindacalista Fiom, ammette che non andrebbe a lavorare nel colosso siderurgico, «perché ora mi sento in colpa, visto che questa industria ha provocato molte morti, ultima quella di un amico di 45 anni. Ho visto mia moglie soffrire, rischiare la vita, ora temo per i miei figli. Spetta a noi tarantini provare a cambiare le cose, lottando per dare loro un futuro».
L’1 maggio prossimo il Comitato Libero e Pensante promuoverà la terza edizione della Festa dei lavoratori.
La discussione ed il concertone con big della musica indipendente, in stile Piazza San Giovanni, verterà sul tema «Giustizia». L’evento si terrà al Parco delle Mura Greche, sul cui palco l’anno scorso ci salì Rita Corvace. «Parlai di come ti cambia la vita quando contrai un tumore. Di come si convive con il male, di come è dura resistere nella tua città, segnata da una politica miope e dalla mancanza di coesione civile. Ma Taranto io e la mia famiglia la amiamo e crediamo che, lottando, potremo contribuire al suo cambiamento. Ovvero una quotidianità senza inquinamento ». Un anno dopo l’eco della sua testimonianza resta viva ed attuale. (GdM)

sabato 24 gennaio 2015

Il terrorismo non è solo quello dei mitra e dei coltelli


TARANTO SVEGLIATI, SINDACO DIMETTITI


Comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Qualcuno sta facendo un brutto gioco. Siamo solidali con i lavoratori, che da mesi non percepiscono stipendio ma non possiamo permettere che vengano bloccate le arterie principali della città. Chiediamo le dimissioni del sindaco per incompetenza amministrativa. È gravissimo che abbia consegnato le chiavi della città a pseudo lavoratori (di cui invitiamo a verificare la reale operatività aziendale) che poi, guidati da sindacalisti pensionati, hanno bloccato la città. Sono incredibili i parallelismi con quanto accadde nell'estate del 2012 per ricattare la magistratura. Come allora, non è stato proclamato lo sciopero ma i lavoratori sono stati messi in libertà. Contemporaneamente, le aziende indispensabili all'attività dell'Ilva non si sono fermate un giorno, dai trasporti al servizio mensa. È lo stesso ricatto di tre anni fa con la città presa in ostaggio.
Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell'indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco per pretendere l'unico decreto utile per salvare davvero le sorti della città e degli operai: un decreto salva lavoratori e quindi salva Taranto. L'unica soluzione è il fermo di tutte le fonti inquinanti, il finanziamento delle bonifiche con l'impiego di tutti gli operai dell'Ilva e dell'indotto. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l'Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).
Ricordiamo che dall'ultimo decreto sono spariti la copertura parchi e il rifacimento dell'Afo 5. È un segnale eclatante di cosa si voglia che accada in quello stabilimento. Perché allora continuare a farsi strumentalizzare da chi gioca continuamente al ribasso? Perché i vostri attuali capi sindacali non vi permettono di spostare nella fabbrica la vostra protesta visto che le aziende è da essa che avanzano soldi e non dalla città?
Date una risposta a queste domande e capirete molte cose di ciò che sta accadendo a Taranto, facendovi pagare un prezzo altissimo. Osservate i movimenti di certi partiti e personaggi della politica che aspirano avidamente a un risultato pieno alle prossime elezioni regionali.
Il Comitato nei prossimi giorni consegnerà provocatoriamente al primo cittadino un mazzo di chiavi, simbolicamente di un monastero, un pacco di buste per lettere e una penna. Il nostro sarà un esplicito invito al Sindaco a dimettersi immediatamente e andarsi a chiudere laddove non possa più nuocere a nessuno.

lunedì 15 dicembre 2014

Da non perdere!


Martedì 16 Dicembre, vi aspettiamo al CINEMA TEATRO ORFEO di Taranto per la visione di " Buongiorno Taranto", il film di PAOLO PISANELLI che parla di noi, della nostra città. Ma non sarà una "semplice" visione, ne approfitteremo per fare il punto sulla situazione, per parlare del passato e del futuro tenendo sempre fisso d'avanti agli occhi il nostro obiettivo : una TARANTO LIBERA dalla schiavitù di un lavoro che UCCIDE.
Si parte alle 21.00 con Remigio Furlanut, si prosegue con gli interventi del regista del film e del comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti e si chiude con il concerto di Frank Buffoluto & i Pali Delle Cozze.
Biglietto 5 euro. Una parte dell'incasso della serata contribuirà a finanziare le prossime iniziative del Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti.
Vi aspettiamo.
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REMIGIO FURLANUT
https://www.facebook.com/remigiofurlanutofficial?fref=ts
FRANK BUFFOLUTO &t PALI DELLE COZZE
https://www.facebook.com/palidellecozze?fref=ts
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Michele Riondino presenta Buongiorno Taranto!
http://video.repubblica.it/edizione/bari/buongiorno-taranto-tra-veleni-e-vertenze-un-documentario-lungo-un-anno/164101/162591

TRAILER
http://www.buongiornotaranto.it/web/promo.php
https://vimeo.com/98146876 (english subtitles)
https://vimeo.com/98156013 (english subtitles)

Realizzato insieme a numerose associazioni culturali e ambientaliste, ad artisti e musicisti, BUONGIORNO TARANTO fa parte di un progetto di narrazioni sociali innovativo, il primo realizzato in Italia a partire da un video blog, sostenuto anche dalla partecipazione di Michele Riondino, tra i promotori del grande concerto del Primo Maggio che anche quest’anno si svolgerà nel Parco Archeologico delle Mura Greche, uno spazio recuperato dall’abbandono grazie all’opera del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti.
Buongiorno Taranto racconta tensioni e passioni di una città immersa in una nuvola di smog, una città intossicata ad un livello insostenibile. Aria, terra e acqua sono avvelenati dall’inquinamento industriale, all’ombra del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, costruito in mezzo alle case e inaugurato quasi cinquant’anni fa. Le rabbie e i sogni degli abitanti sono raccontati dalla cronaca di una radio web nomade e coinvolgente, un cine-occhio digitale che scandisce il ritmo del film e insegue gli eventi che accadono ai confini della realtà, tra rumori alienanti, odori irrespirabili e improvvise rivelazioni delle bellezze del territorio. Il film è un viaggio sur-reale ritmato da esplosioni di bellezza sommersa e ipnotici tramonti sul lungomare.
www.buongiornotaranto.it
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PREMI E RICONOSCIMENTI

BUONGIORNO TARANTO ha ottenuto due importanti riconoscimenti al Premio Gavioli: Miglior documentario sull'industria e sul lavoro e Premio speciale Salute e Sicurezza sul lavoro.
Il tour di proiezioni di Buongiorno Taranto inizierà a gennaio 2015: il film sarà presentato nelle sale cinematografiche pugliesi e in numerose città italiane.

Premi a BUONGIORNO TARANTO

FESTIVAL INTERNATIONAL DE CINE AMBIENTAL Buenos Aires : Secondo premio sezione lungometraggi
“Il film riesce a mostrare la complessa relazione tra le questioni sociali e ambientali attraverso il conflitto tra lavoro per la sopravvivenza giornaliera e il desiderio di creare un cambiamento positivo a lungo termine. Documentando una situazione di estrema contaminazione e degrado, il lungometraggio mette a fuoco una società bloccata in cultura del lavoro di fronte ai limiti e le conseguenze dello sfruttamento delle risorse naturali. Questo restituisce un interessante spaccato di un contesto, in cui le prestazioni sociali hanno un impatto negativo sugli elementi ambientali, e viceversa”

MEDITERRANEO VIDEO FESTIVAL Agropoli (Sa) : Premio LegAmbiente

“il film si è rivelato una sapiente operazione corale, in cui a parlare non è l'Ilva in sé, ma il territorio inteso come paesaggio umano, fotografato nella sua graduale presa di coscienza: la voce dell'operaio, del pescatore, delle madri dei Tamburi, dell'ambientalista, della pediatra, dell'abitante del centro storico, sono state lucidamente sintetizzate nel riscatto graduale dall'iniziativa giovanile della web radio, perché è dalla comunità che si genera il cambiamento e Paolo Pisanelli ha saputo raccontare come da un paesaggio distrutto possa nascere la speranza, come forma di resistenza alla rassegnazione. Buongiorno Taranto è la voce che dà un volto nuovo ai territori, perchè sono le comunità il vero patrimonio culturale italiano”.

venerdì 14 novembre 2014

Ribaltamento di visione

Ilva, Bonelli propone ‘decreto’ Salva Taranto: ‘Sì a percorso di riconversione’

“I sei decreti ‘salva Ilva’ varati finora dai diversi governi che si sono succeduti dal 2012 a oggi hanno portato la città sull’orlo del precipizio e quindi è arrivato il momento che a Roma venga varato un vero decreto ‘salva Taranto‘”. Angelo Bonelli, coportavoce nazionale ha spiegato così il testo del nuovo decreto – una provocazione dato che questa è una prerogativa del governo – che contiene le prime proposte per rilanciare il capoluogo ionico a intraprendere “dalla grave situazione ambientale, sanitaria e sociale”, un delicato percorso di riconversione “sul modello Bilbao” che preveda “l’applicazione del danno ambientale e l’avvio della messa in sicurezza e delle bonifiche nel sito di Taranto, nonché il rilancio delle attività economiche e occupazionali”.
Secondo Bonelli chi ha sostenuto che lo sblocco dei fondi milanesi dei Riva è il primo passo per l’applicazione del principio “chi inquina paga” visto che quei soldi saranno utilizzati per ammodernare gli impianti che, nonostante il commissariamento, restano di proprietà della famiglia lombarda. “Chi pagherà – ha spiegato il leader dei Verdi – le bonifiche dei terreni e delle acque inquinate? E i danni subiti dai cittadini e dai lavoratori?”.
La proposta di Bonelli e degli altri esponenti del movimento “Taranto Respira” prevede che entro 45 giorni dall’ipotetica approvazione del provvedimento il ministero dell’Ambiente proceda “alla determinazione del danno ambientale e sanitario” e trasmetta i risultati alla procura della Repubblica per consentire “il sequestro dei beni mobili e immobili, titoli della proprietà per l’equivalente della somma prevista dal danno ambientale” per bloccare “le risorse per la realizzazione della messa in sicurezza e delle bonifiche” e il “risarcimento dei danni”. Non solo.
Il testo prevede l’istituzione di una struttura pubblica che abbia potere in materia di “pianificazione urbanistica, di procedure amministrative per il rilascio di autorizzazioni all’esercizio di attività commerciali ed imprenditoriali” e “per l’uso di fondi europei, statali e regionali relativi alla realizzazione delle bonifiche e al rilancio economico dell’area industriale attraverso la presentazione di un progetto di conversione”.
Infine il provvedimento concede ai dipendenti della fabbrica la facoltà di ottenere il prepensionamento nel caso in cui abbiano almeno 18 anni di servizio “altamente usurante” oppure la riqualificazione professionale, da realizzare attraverso i fondi europei, per avviare i progetti di bonifiche. E ancora l’istituzione di un’area “no tax” per attrarre investimenti, fondi per il sostegno all’agricoltura e alla mitilicoltura, rigenerazione urbana e ambientale e recupero del centro storico.
“Non è una scatola chiusa – ha spiegato Bonelli – e non ci sono sigle perché vogliamo che le varie anime dell’associazionismo tarantino offrano il loro contributo per migliorare la proposta nell’interesse della comunità”. Alla conferenza stampa, infatti, ha partecipato anche una delegazione del comitato cittadini Liberi e pensanti che nei prossimi giorni discuterà dell’iniziativa e presenteranno i loro suggerimenti che, com’è noto, si basano sull’idea di chiudere prime le fonti inquinanti e poi di avviare i progetti di bonifica. (FQ)

giovedì 30 ottobre 2014

Controentusiasmo (razionale..)

Comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

«Il miliardo di euro sequestrato, una volta concluso il processo, doveva risarcire lo Stato del danno erariale causato dai Riva. Se si usano questi soldi per applicare l'AIA del siderurgico è evidente che non ci sarà alcun risarcimento per le casse pubbliche» «Era il 14 maggio del 2013 quando circa 1 miliardo di euro in prodotti veniva dissequestrato con la scusante che “senza quei soldi non si poteva applicare l’AIA”. A distanza di un anno e 5 mesi, accompagnati da minacce e ricatti nei confronti di cittadini e lavoratori, la situazione in fabbrica e fuori è notevolmente peggiorata. Il GIP di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, ha accolto la richiesta che il commissario straordinario Piero Gnudi ha avanzato lo scorso 11 settembre 2014. Oggi come allora, 1,2 miliardi di euro vengono “restituiti” per essere destinati interamente all'applicazione dell'AIA. Nulla di questa somma sarà destinato alle bonifiche; neanche un euro per risarcire Taranto, una città massacrata dall'inquinamento, anche dell'Ilva. La notizia del dissequestro di queste somme è stata presentata come una conquista!! Aggiungi un appuntamento per oggi il commissario Gnudi,una parte di politici,l'associazione degli industriali ionici,alcune organizzazioni sindacali e perfino legambiente urlano vittoria...ma tra le righe dichiarano a voce unanime che "ADESSO SI PUO CONTINUARE A SPERARE". Beh, certamente.. a TARANTO le "certezze" sono un optional...dobbiamo vivere di "speranze". L'unica CERTEZZA è l'aumento dei tumori infantili al 21%...ma nessuno ovviamente dei "soddisfatti" ne parla. Analizzando quindi la "nuova notizia", ci sorgono spontanee alcune domande: Quando sarà materialmente disponile la somma dissequestrata? In quale dei paradisi fiscali sono state nascoste queste somme sequestrate sulla carta alla famiglia Riva? A quanto ammonta il debito che l’ILVA ha accumulato fino ad oggi considerando il prestito ponte, le pendenze verso le ditte d’appalto, le spese di gestione ecc…? Siamo sicuri che i Riva non ricorreranno in appello E cosa accadrebbe qualora un giudice in appello invertisse la decisione? Se la "crisi di liquidità" è tale che anche questo mese si paventa la mancanza dello stipendio, credono davvero "lor signori" che il problema sia risolto e che si può stappare qualche bottiglia? L'apoteosi della contraddittorietà, però, viene raggiunta se si considera l'assoluta divieto dell'Unione Europea a ogni forma di aiuto di Stato alle imprese private. Troppo spesso si dimentica, infatti, che per quanto commissariata ,l'Ilva è una azienda privata. Il miliardo di euro sequestrato, una volta concluso il processo, doveva risarcire lo Stato del danno erariale causato dai Riva. Se si usano questi soldi per applicare l'AIA del siderurgico è evidente che non ci sarà alcun risarcimento per le casse pubbliche. Si sta a tutti gli effetti usando i soldi dei cittadini. A tutte le domande precedenti, dunque, ne aggiungiamo ancora un'altra: è legittimo un tale aiuto di Stato a una impresa privata? Diverso sarebbe stato se le risorse fossero destinate alle bonifiche e alla riqualificazione ambientale del territorio, devastato anche dall'Italsider pubblica negli anni passati. A nostro avviso, questa ulteriore concessione è la conferma che in questo territorio la “vendita di fumo” continua imperterrita».
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Comunicato stampa di Angelo Bonelli
«Ci sono consiglieri comunali, parlamentari che hanno esultato per lo sblocco del 1,2 miliardi di euro sequestrati ai Riva affermando che è stato applicato “il principio chi inquina paga”!
Ma applicare l'AIA negli impianti di proprietà degli stessi Riva non è applicare il principio chi inquina paga! Mai sciocchezza così grande era stata pronunciata! Nessun principio chi inquina paga è stato applicato, perchè quei soldi non saranno utilizzati per fare le bonifiche nelle aree contaminate, nei terreni agricoli interdetti al pascolo perché inquinati dalla diossina. Quei soldi non saranno utilizzati per disinquinare il mare e le falde, per risarcire agricoltori, allevatori , mitilicoltori e chi ha subito danni alla salute o la perdita dei propri cari. Il principio chi inquina paga non è stato applicato e chi lo dice o è in malafede o deve tornare a studiare. Rimettere a posto gli impianti a norma era un obbligo di legge che i Riva non hanno mai fatto perché così hanno aumentato i profitti,ma così facendo le terre,le acque di Taranto e la vita dei tarantini sono state contaminate. Sia chiaro mettere a posto gli impianti dei proprietà dei Riva con i soldi dei Riva non è applicare il principio chi inquina paga, perchè le terre, le acque e la vita di Taranto continua ad essere disseminata di veleni!».

La città ne parla!


Tempa rossa e dintorni. Taranto..Verso quale futuro?

Oggi Dibattito pubblico organizzato dall'APS Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.
c/o biblioteca comunale Acclavio (piazzale bestat), h. 16.30

Apertura a cura del Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti : " Seveso 1976 – Milazzo 2014: 40 anni di gestione del rischio da incidente rilevante "

Dibattito.
Interverranno:

Il Presidente dell’Associazione B&B Terra di Sparta Angelo Locapo
Il Presidente dell’Associazione Stabilimenti Balneari della Provincia di Taranto Vincenzo Leo
Il Presidente di Confagricoltura Taranto Luca Lazzaro
Il Presidente Provinciale di Confartigianato Domenico D’Amico
Il Presidente di Confcommercio Taranto Leonardo Giangrande
Il Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo

il dibattito sara' moderato dai giornalisti :
GIANLUCA COVIELLO E ANGELO DI LEO

Conclusioni: comitato cittadini e lavoratori liberie pensanti

SONO INVITATI CITTADINI E ASSOCIAZIONI

l'evento sara' trasmesso in diretta sul canale 189 del digitale terrestre dall'emittente JO TV

venerdì 11 luglio 2014

Sindacati? Chi sono costoro?

Dopo il fallimento dello sciopero di ieri, indetto dai sindacati e andato deserto, gli stessi trovano spazio nelle pagine in rete degli amici PD per far finta di lamentarsi e "smascherare" l'ennesimo decreto che è sempre stato chiaro fin dall'inizio: un bel tappo per tenere a bada la falla e cercare di svendere la barca che affonda a chiunque la prenda! 
E servivano tutte quelle bandiere che ormai nessuno più sventola per accorgersene?
Senza contare che " i soldi sequestrati dalla Procura di Milano ai Riva circa 2 mld non sarà possibile utilizzarli e di certo il Tar darà ragione ai Riva sull'uso dei 2 mld. Soldi sequestrati per reati diversi da quelli ambientali e comunque di proprietà una parte di società del deceduto Emilio Riva e in parte di suo fratello Adriano, che non c'entra nulla con Ilva. Infine questi soldi potrebbero essere usati solo dopo l'aumento di capitale riservato ai soci e poi a investitori esterni. Il Governo sa tutto questo ma meglio far finta che non esista e procedere in decreti che poi la magistratura amministrativa ne annullerà gli effetti" (E.V.).
E intanto l'Ilva anche oggi sloppa alla grande!

Ilva. Dopo decreto delusione dei sindacati a Taranto

Grossa delusione nei sindacati metalmeccanici a Taranto all'indomani dello sciopero all'Ilva (ieri quattro ore alla fine del primo e secondo turno) e dopo il decreto legge varato ieri sera dal Consiglio dei ministri sull'azienda siderurgica. I sindacati giudicano molto parziale e inadeguato, rispetto ai problemi, il fatto di aver previsto, nella norma, solo la prededuzione del prestito ponte e cancellato, rispetto alla bozza iniziale, sia l'uso dei fondi sequestrati ai Riva dalla Procura di Milano per reati fiscali e valutari, sia l'istituzione di un commissario ambientale al posto del sub commissario.
Di Edo Ronchi si era parlato come possibile commissario ambientale dell'Ilva dopo essere stato sub commissario con Enrico Bondi. Inoltre più parti, da Legambiente nazionale al presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, si erano detti favorevoli a questa ipotesi. Invece ora Edo Ronchi è orientato a considerare chiusa definitivamente la sua esperienza all'Ilva. A fargli propendere per l'abbandono, stando a quanto si apprende, il fatto che il decreto varato ieri sera non preveda più la nuova figura del commissario ambientale, dotato di poteri specifici, anche di spesa, e mantiene invece l'attuale figura del sub commissario introdotta dalla legge 89 del 2013. A ciò si aggiunga la rimodulazione della tempistica degli interventi ambientali. Il fatto che il decreto dica che entro il 30 giugno 2015 vada attuato l'80% delle prescrizioni in scadenza a quella data, significherebbe infatti far saltare le date intermedie contenute nel piano ambientale approvato dal Governo a marzo con un Dpcm. Ci sarebbe quindi un ulteriore allungamento dei tempi, anche se la conclusione di tutti gli interventi resta confermata ai primi di agosto de 2016, ovvero 36 mesi dopo la legge 89 del 2013. 
Molto critici sono anche i sindacati metalmeccanici, i quali, dopo l'annuncio del premier Matteo Renzi (#lavoltabuona), si attendevano un decreto imperniato su tre punti. Invece alla fine si ritrovano, dicono i sindacalisti, con un testo che salva solo una delle cose annunciate, ovvero la possibilità di applicare la prededuzione ai finanziamenti che l'Ilva chiederà alle banche. In questo modo, la liquidità che gli istituti di credito erogheranno prossimamente all'azienda sarà garantita in termini di restituzione qualora l'Ilva dovesse fallire. «Non ci siamo - commenta Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl -non è questo il provvedimento che serve all'Ilva. C'è bisogno di un rilancio dell'azienda, partendo dall'applicazione del piano ambientale. Invece - osserva Bentivogli - ci ritroviamo con un provvedimento che, bene che vada, permetterà solo di gestire i prossimi mesi, consentendo probabilmente di pagare stipendi ai dipendenti e lavori delle imprese. Il Governo mostra di navigare a vista, delegando i problemi e le scelte a chi comprerà tra qualche tempo l'azienda. Ormai è chiaro: il cambio del commissario è stato fatto solo per
accelerare la vendita dell'Ilva». «Il ricorso alla prededucibilità - si legge nella relazione che accompagna il dl - è volto a facilitare la concessione del finanziamento e si giustifica in ragione degli interessi di carattere generale che si intendono perseguire, in particolare il risanamento ambientale e la continuità e valorizzazione dell'impresa. Il raggiungimento di tali obiettivi giustifica la compressione dei diritti particolari dei creditori, la cui possibilità di soddisfacimento è, in ogni caso, rafforzata dalla continuità dell'esercizio di attività d'impresa. Il modello dell'attestazione preventiva, rispetto al momento in cui l'impresa commissariata individua il finanziatore e il finanziamento, assicura che la prededucibilità - si legge ancora nella relazione - rimanga circoscritta al raggiungimento degli interessi superiori di cui si è detto. Esso - si specifica - è stato mutuato dall'articolo 182-quinquies della legge fallimentare, sostituendo al tribunale il ministro competente in ragione dello scopo del finanziamento». A prescindere dalla predisposizione dei piani ambientale e di tutela sanitaria e industriale, è previsto, recita sempre il decreto sull'Ilva, che «l'impresa commissariata possa contrarre finanziamenti prededucibili a norma dell'articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267».
Cosa prevede il decreto
Il Consiglio dei ministri nella riunione di ieri ha approvato, su proposta del Presidente del Consiglio e dei Ministri dell`Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, e dello Sviluppo economico, Federica Guidi, il decreto legge recante« misure urgenti per la realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria per le imprese sottoposte a commissariamento straordinario».
«Il decreto legge - ha spiegato palazzo Chigi nel comunicato finale sulla riunione del Governo- ha la finalità di assicurare, con particolare riferimento alla società ILVA S.p.a., la continuità produttiva ed occupazionale e il contestuale rispetto delle norme ambientali e sanitarie, in considerazione del fatto che si tratta di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale».
Il decreto precisa la tempistica di attuazione delle prescrizioni dell`autorizzazione integrata ambientale e del Piano ambientale dell`Ilva. Sono previste due scadenze generali: entro il 31 luglio 2015 dovranno essere realizzati gli adempimenti scadenti a quella data, nella misura minima dell`ottanta per cento; entro il 5 agosto 2016 dovranno essere completati gli interventi ambientali. Dovrà comunque essere rispettato il termine già fissato dell`8 marzo 2016 per l`applicazione della decisione della Commissione 2012/135/Ue del 28 febbraio 2012, relativa alle migliori tecniche disponibili (BAT). Infine si prevede che il commissario straordinario presenti entro la fine del 2015 al ministro per l`Ambiente e all`Ispra una relazione sullo stato di attuazione del piano ambientale.
Si prevede inoltre nel dettaglio l`aggiornamento delle tempistiche della messa fuori produzione della Batteria 11 e dell`Altoforno 5 per renderle compatibili con il rientro in esercizio degli impianti attualmente ancora fermi, al fine di garantire la continuità produttiva nel rispetto della normativa ambientale.  Infine si prevede che, a prescindere dai piani industriale e di tutela sanitaria ed ambientale, l`impresa commissariata possa contrarre finanziamenti, prededucibili a norma dell`articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
La prededucibilità è ammessa solo qualora i predetti finanziamenti siano funzionali all`attuazione del piano ambientale ovvero alla continuazione dell`esercizio dell`impresa e alla gestione del relativo patrimonio ed è subordinata all`attestazione del Ministro dell`Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico, ovvero di quest`ultimo sentito il primo, secondo la destinazione del finanziamento richiesto.  Il ricorso alla prededucibilità è volto a facilitare la concessione del finanziamento e si giustifica in ragione degli interessi di carattere generale che si intendono perseguire, in particolare il risanamento ambientale e la continuità e valorizzazione dell`impresa. (Dazebao)

Per capire cosa contino i sindacati oggi all'Ilva ecco il reportage del fallimento dello sciopero di ieri, indetto dai sindacati e documentato dai Cittadini e lavoratori liberi e pensanti:


"Chi semina vento raccoglie tempesta.
Ecco 2 scatti riguardanti il presidio dei sindacati confederali #Ilva di #Taranto.
Questo il risultato. Presenti al presidio Fim Fiom e Uilm circa 100 unità alla portineria "D" compresi i 90 delegati. Troppe le assenze nei momenti importanti, troppe le balle raccontate nel tempo.
Una storia recente fatta di collusione, silenzi, coperture all,azienda,accordi bufale e una imperdonabile NEGAZIONE DELLA REALTÀ' RIGUARDO LA SALUTE DEGLI OPERAI IN PRIMIS. Uno sciopero senza blocco della produzione non è uno sciopero" (
Cittadini e lavoratori liberi e pensanti)

Questo il comunicato stampa inviato dai Cittadini e lavoratori liberi e pensanti:

Signor Bentivogli, segretario di un sindacato al quale credono sempre meno lavoratori; le scriviamo perché siamo convinti che non dovrebbe scaricare sugli altri il suo fallimento e il fallimento del sindacato confederale palesato per l'ennesima volta con l'ultimo sciopero. Nonostante i vostri tentativi di camuffare la realtà, non potete nascondere le immagini e le testimonianze: poche decine di lavoratori hanno incrociato le braccia.
Un sindacato serio dovrebbe trarre linfa ed energia dalla partecipazione dei lavoratori e, quando essa viene a mancare, dovrebbe fermarsi un attimo; riflettere; fare autocritica. E invece proprio lei, tra i promotori di una iniziativa così fallimentare, si carica di nuova arroganza e punta l'indice contro il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Probabilmente lo fa solo per distogliere l'attenzione dal risultato disastroso, per tentare di nascondere sotto il tappeto l'ultimo pastrocchio (e quanto è lunga la lista...).
Immagina così che nel caos non si senta il tonfo tanto del sindacato confederale quanto suo personale. Ma noi non glielo permetteremo e useremo queste poche righe per sottolineare, per l'ennesima volta, quei due-tre concetti che proprio non vogliono entrarvi in testa. I Liberi e Pensanti conoscono bene l’opinione dei lavoratori sul sindacato. Per tale ragione possiamo asserire che non è stato difficile convincerli a non aderire a questa ennesima farsa. Noi non esultiamo di fronte alla disgregazione sindacale ma vi invitiamo ancora una volta a chiedere insieme a noi la chiusura dello stabilimento metalmeccanico (di siderurgico ha solo il nome e i veleni), che genera morte e disoccupazione, e le bonifiche con l'impiego dei lavoratori dell'ilva. Noi non giochiamo con le parole e con la coerenza, quei “giochetti” piacciono solo a voi e ai vostri compari politici.
Piuttosto Bentivogli, con la bella barzelletta raccontata nel suo ultimo comunicato, descrive un fallimento come successo e rassicura tutti che il fine era quello di agevolare l’ottenimento del prestito ponte e lo sblocco dei capitali nei conti svizzeri. Ha "dimenticato", però, un’altra questione DECANTATA sul comunicato di sciopero, ma come al solito, citata solo per propaganda: LA SALUTE! Che risposte avete avuto dopo lo sciopero? Sui bambini di Taranto e l’incidenza dei tumori che risposte avete ottenuto lei e i suoi colleghi?
Stia sereno signor Bentivogli! Siamo certi che la maggior parte dei lavoratori non ha aderito al vostro FLOP perché NON CREDE IN VOI, non certo per causa nostra. Invece di pensare ai Liberi e Pensanti e a buttarla in bagarre su tv e giornali, raccontate agli operai quali risultati avete ottenuto. I bambini sono figli di ogni famiglia di questo territorio, a prescindere dal colore e dallo stato sociale. Tale problema riguarda tutti e VA AFFRONTATO DA TUTTI. O i figli dei sindacalisti sono immuni?
La rovina dell’Italia siete voi!! Lo abbiamo detto il 2 agosto 2012, lo ribadiamo oggi.
S
e i lavoratori sono disuniti e allo sbando, la colpa è solo vostra.