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martedì 20 maggio 2014

Cassandra: XXI secolo

Necessari forti investimenti sugli stili di vita dei cittadini: igienisti a confronto


 "L’allungamento della vita media, ma anche la prevalenza delle malattie croniche degenerative su quelle infettive, rende chiara l’esigenza di puntare oggi su forti investimenti che riguardino gli stili di vita dei cittadini. Altrettanto importanti sono poi gli screening precoci che riguardino gruppi a rischio e i cosiddetti screening 'evidence based'. In altre parole, oggi più che mai è cruciale che le politiche sanitarie siano orientate alla prevenzione". La professoressa Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Salute Pubblica della Federico II, ha introdotto così le due giornate della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva (S.It.I). Organizzato a Capri proprio dal Collegio degli Operatori della S.It.I. e dal dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Napoli Federico II, l’appuntamento è servito a determinare le linee programmatiche necessarie ad adeguare la sanità pubblica al momento storico del paese. I lavori sono stati inaugurati dal presidente nazionale della S.It.I. Michele Conversano. «Uno dei temi cruciali che è stato affrontato a Capri è quello che riguarda il rapporto salute e ambiente - afferma Conversano -. Negli anni passati, a seguito di referendum, si sono separate le competenze in tema ambientale da quelle sulla salute. In quell’occasione, evidentemente, non si pensò troppo agli effetti che una decisione del genere avrebbe potuto produrre; la Campania la Puglia sono due casi lampanti. Noi abbiamo sempre continuato a lavorare su questo stretto legame, abbiamo denunciato ciò che stava accadendo, ma siamo stati poco o nulla. Chi prendeva le decisioni non ha mai ascoltato la parte sanitaria, salvo poi chiamarci in causa quando è scoppiata l’emergenza. Per il futuro sarebbe auspicabile una stretta collaborazione tra le Agenzie di protezione ambientale e i Dipartimenti di prevenzione, servirebbe un flusso costante e bidirezionale di dati; e ovviamente un impegno ancora maggiore per screening oncologici e sistemi di sorveglianza cardiovascolare e respiratoria». "Le politiche ambientali italiane - ha affermato il professor Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all'Università di Parma - sono state fallimentari negli ultimi 20 anni: ideologie, pregiudizi, azioni non coordinate tra ambiente, sanità e imprese. E i risultati sono noti a tutti: oltre ai casi eclatanti abbiamo infrastrutture idriche obsolete, molte falde acquifere inquinate, 15mila discariche illegali, obiettivi nella gestione dei rifiuti largamente disattesi. E non a caso l'ultimo rapporto OCSE-ambiente del 2013 boccia l'Italia sottolineando come manchino le sinergie tra obiettivi economici, ambientali e sociali". «L’incontro – aggiunge la Triassi – ha sviluppato un dibattito scientifico e culturale tra gli igienisti a livello nazionale su alcuni importanti focus della sanità del nostro tempo». In particolare si è discusso del nuovo piano nazionale della Prevenzione e dei relativi piani attuativi regionali. Argomento che è stato trattato nel corso di una tavola rotonda in cui si sono confrontati docenti universitari e operatori dei dipartimenti di prevenzione delle direzioni ospedaliere e dei distretti sanitari. E ancora, si è discusso di ambiente e salute. Sono state, infine, analizzate e proposte nuove metodologie per la costruzione di modelli epidemiologici per la valutazione del rischio ambientale, portando come esempi pratici i casi “Terra dei Fuochi” e “Ilva di Taranto”. L’analisi degli esperti si è concentrata anche su piano di formazione per gli igienisti, sull’adeguamento dei controlli ambientali e della la rete di garanzie per la sicurezza alimentare.(Positanonews)

lunedì 28 gennaio 2013

L'abitudine alle brutture che genera il degrado: le (ir)responsabilità degli amministratori

E' stata oramai archiviata  da politici e amministratori locali, come se fosse questione risolta, la brutta pagella data a Taranto a novembre scorso dal Sole 24 ore che  la posizionava  in coda alla classifica sulla qualità della vita e faceva del capoluogo jonico la città italiana in cui si vive peggio.


Ma a rinfrescare la memoria, del cattivo amministratore come quella del più attivo cittadino, è il paesaggio tarantino.

Non quello incantevole di un dolce tramonto su morbide e selvatiche colline di intatta macchia mediterranea...

A rinfrescare la memoria è il paesaggio fatiscente di un quartiere periferico, come "Paolo VI", dove è possibile respirare e "vivere" a pieni polmoni l'aria inquinata che fuoriesce dal complesso industriale, oltre che l'incuria e la negligenza di tanti, tra cui amministratori locali e dirigenti pubblici.



Da mesi il quartiere è lasciato allo sbando: cumuli di erbacce, di "carcasse" di alberi sradicati e rami recisi, sono stati abbandonati tra marciapiedi e strade. tra i responsabili c'è certamente l'Amiu.
Nel sito dell'Azienda municipalizzata, si legge che le operazioni di rassetto per la riqualificazione del territorio sono state ultimate il 12 novembre. Ma da quella data in poi, nonostante le diverse sollecitazioni arrivate a voce agli stessi operatori Amiu dagli abitanti del quartiere, sui  rifiuti da loro stessi depositati per strada, e poi abbandonati, nessuna risposta nè tanto meno un'azione concreta volta alla pulizia e disinfestazione del quartiere è pervenuta a noi abitanti.
Perchè oramai le zone del quartiere interessate dal degrado necessitano di una disinfestazione, resasi indispensabile dal momento in cui ai cumuli di erbacce "è stato permesso" che si aggiungessero rifiuti ingombranti e pericolosi come l' amianto.
Esistono inoltre altre zone, strade e piazzali, addibite a discariche, vicine alle abitazioni, dove oltrettutto sono presenti i cartelli con tanto di scritta "divieto di discarica".

Se, come scritto sempre nel sito dell'Amiu,  l’obiettivo della stessa Azienda fosse stato quello di "dare continuità a quanto si è realizzato, attraverso un programma di ordinaria e costante manutenzione e di diserbo dei luoghi rassettati", ci si domanda come mai non si è dato seguito a quanto disposto.
Perchè le zone in questione non sono state più ripulite?
E ci si domanda inoltre come verranno smaltiti e trattati i rifiuti classificati come speciali?
Verrà effettuato uno smaltimento adeguato per ogni tipo di rifiuto trovato nelle discariche abusive?
Ed inoltre chi controlla che le essenziali e più elementari regole di igiene urbana vengano rispettate?
A tal proposito si porta alla luce un fatto che si ripropone ogni anno.
Soprattutto in questo periodo, ma non solo, in cui si avvicina la tradizionale giornata di San Giuseppe, i bambini sono soliti frequentare queste vere e proprie discariche - con tutti i danni per la loro salute che ne posso conseguire - per raccogliere materiale in legno (tavole, resti di armadi, sedie..) al fine di realizzare il Falò per la notte del 19 marzo. Per questa ragione, gli stessi bambini svuotano interi cassonetti dell'indifferenziata che utilizzeranno poi per la raccolta del materiale da bruciare.

I rifiuti così gettati per strada, si accumulano  a quelli già presenti (come ben rappresentato nelle immagini qui sotto riportate) procurando all'ambiente ed al quartiere un danno di immagine e di decoro, nonchè un danno per la salute pubblica e l'igiene.

C'è evidentemente una "tendenza in atto ad abituarsi alle brutture" come dimostrano anche i bambini del quartiere che nel loro intento di imitare i grandi non fanno altro che ripetere gli errori di chi invece di tutelare l'ambiente lo "distrugge".

giovedì 8 aprile 2010

San Raffaele, un malaffare di preti privati nella Puglia "rossa"

Comunicato: In difesa della sanità pubblica, gratuita e universalistica

Con l'operazione “San Raffaele del Mediterraneo”, la Regione intende chiudere i due principali ospedali tarantini, ridurre i posti letto, licenziare un numero imprecisato di operatori sanitari.
Nella delibera regionale del gennaio 2010 è scritto infatti: “La realizzazione della struttura prevede che le attività degli stabilimenti SS. Annunziata e G. Moscati confluiscano nel nuovo San Raffaele del Mediterraneo”.
Dietro questa operazione si nasconde un business enorme che va dalla messa sul mercato della salute dei tarantini fino alle speculazioni edilizie della Fintecna immobiliare, che otterrà, grazie alla variazione del piano regolatore, il diritto a costruire dove prima non era previsto.
Con questo progetto il governo Vendola ha deciso di affidare la gestione del nuovo ospedale alla Fondazione San Raffaele del Monte Tabor a cui ha destinato 210 milioni di soldi pubblici per una struttura gestita dal privato: Dio guarisce questo significa Raffaele in ebraico, la Regione paga! L'affidamento della nostra sanità a un privato – Don Luigi Maria Verzé, un prete sospeso dal sacerdozio nel 1964 con l'ammonimento di Papa Montini “occupati più dei sacramenti che degli affari”, grande amico di Berlusconi, plurindagato per vicende che vanno dai rimborsi gonfiati e abusi edilizi (San Raffaele di Milano) alla collusione con i servizi segreti, non ci pare assolutamente un vantaggio e una garanzia per il nostro futuro.
Riteniamo scellerata l'idea che la cura delle persone sia fonte di profitto e affidata a strutture private: case di cura, cliniche, centri, istituti, chiamati spesso col nome di un santo o di una madonna seguito dalla specifica forma giuridica (la maggior parte sono società per azioni o società a responsabilità limitata) che hanno un solo fine: lo scopo di lucro.
Negli U.S.A, Obama si sta giocando la faccia su una riforma sanitaria che limiti il potere dei privati e delle corporazioni a vantaggio delle classi meno abbienti, infatti è noto che se non disponi di una assicurazione sanitaria (che costa svariate migliaia di dollari l'anno) ti lasciano crepare per strada.
Non è certo quello che accadrà nell'immediato futuro a Taranto, ma pare più che evidente che la direzione intrapresa sia esattamente questa: lasceranno gonfiare le spese sanitarie fino al parossismo (già oggi oltre l'80% del bilancio delle regioni), per poi urlare all'impossibilità di continuare così.
Inoltre, nelle strutture private, avvengono in egual misura incidenti anche gravi: tumori non
riconosciuti come tali (che poi hanno portato alla morte dei pazienti); operazioni inutili al solo fine di intascare i rimborsi; persone entrate per fare semplici operazioni e finite in coma o su una sedia a rotelle. Ci chiediamo anche se nella nuova struttura verrà garantito il diritto di autodeterminazione delle donne sancito con la legge 194, visto e considerato che al San Raffaele di Milano si fa la diagnosi prenatale, ma l'aborto non è praticato!
Anche dal punto di vista economico non esiste un solo caso, in Italia, in cui l'affidamento ai privati abbia rappresentato un risparmio per le casse regionali, cosa questa riconosciuta persino dalle stesse amministrazioni locali con l'internalizzazione dei lavoratori delle cooperative e ditte appaltatrici, al fine di risparmiare sull'IVA e sulla quota parte del profitto.
Privatizzare la sanità aumenta il rischio di sprechi, ruberie, corruzioni, spartizioni partitocratiche,
collusioni con il malaffare e con le organizzazioni criminali, così come proprio le cronache
giudiziarie di questi giorni ci ricordano.

Per questi motivi lanciamo l'allarme a tutti i cittadini: non permettiamo che questa scellerata
operazione vada in porto. Mobilitiamoci con ogni mezzo necessario. Per info: 099 4721307- 4716012

giovedì 8 ottobre 2009