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martedì 2 marzo 2010

Danni inestimabili

Quattro miliardi di euro per salvare l'Italia... Ma si salverà?
Secondo uno studio recente dell’ANSA, il 70% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico, percentuale che raggiunge il 99% nelle Marche e in Toscana e il 100% in Calabria, Umbria e Valle d’Aosta. Se la conformazione geologica e geomorfologica del territorio italiano (caratterizzato da una orografia giovane e da rilievi in via di sollevamento) espone il Bel Paese a una forte percentuale di rischio « naturale » è pur vero che l’intervento umano ha giocato e gioca un ruolo come sempre determinante.

QUANDO L’UOMO CI METTE MANO…
Se alcune tragedie naturali (come i terremoti) sono difficicili da evitare e possono essere solo previste, altri disastri ecologici, come le frane (470 in 50 anni), sono la triste risultante di un grave dissesto ecologico iniziato negli anni 70 e al quale non si è ancora messo veramente riparo.
L’abbandono delle montagne, l’abusivismo edilizio, il disboscamento incontrollato, l’utilizzo di mezzi e tecniche agricole indifferenti al benessere ambientale, l’apertura di cave di prestito, l’occupazione di zone di pertinenza fluviale, l’estrazione di acqua e gas dal sottosuolo, solo per citarne alcuni, sono tra i fenomeni che hanno aumentato la precarietà del nostro territorio. Quando le conoscenze in materia di salvaguardia ambientale erano ancora limitate, se non del tutto assenti, in Italia si è costruito in zone considerate ad alto rischio sismico, come negli antichi borghi e nei centri storici che oggi rappresentano parte della nostra ricchezza artistica e culturale, condizione che ci spinge di fronte a un difficile bivio ideologico-morale : come garantire la sicurezza degli abitanti (apportando quindi le necessarie modifiche territoriali) senza offendere o rovinare questo patrimonio inestimabile ?
BIVIO REALE O FITTIZIO ?
Evacuare le zone a rischio e lasciarci la possibilità di visitare questi luoghi attraverso le miracolose ricostruzioni che la tecnologia in 3D è oggi in grado di offrire sembra un’alternativa alquanto sterile ma forse inevitabile. Non si può esitare o azzardare a mercanteggiare quando a rischio vi sono centinaia di vite umane (ma una sola varrebbe). La questione è un’altra : cosa fa l’Italia (il Governo italiano) per far fronte al rischio di catastrofi « naturali » ? Come e quanto si adopera per salvaguardare la vita dei suoi abitanti ? Il bilancio con il quale il WWF ha concluso il 2009 non fa certo ben sperare. Dalla tragedia de l’Aquila all’alluvione di Messina, alle frane di Ischia, Garfagna e Versilia, quadro disastroso aggravato dai sempre più violenti effetti causati dai mutamenti climatici e dagli ormai decennali problemi di inquinamento. La situazione sembra destinata a peggiorare poiché nei prossimi anni la crescita dei gas serra in atmosfera modificherà il ciclo idrico aumentando considerevolmente l’intensità delle piogge e moltiplicando le trombe d’aria.
L’Italia non è riuscita (o non si è impegnata) a prestar fede agli impegni assunti in relazione al problema ambientale-climatico
Purtroppo, costa ammetterlo, l’Italia non è riuscita (o non si è impegnata) a prestar fede agli impegni assunti in relazione al problema ambientale-climatico. Non è stato individuato alcuno strumento per la riduzione delle emissioni di Co2 e non c’è traccia della copertura della detrazione di imposta del 55% per interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti.
Servono quattro miliardi di euro per risanare il sistema idraulico italiano, più o meno la somma che l’Italia spende ogni anno per far fronte ai danni provocati da frane e alluvioni (21 miliardi di euro tra il 1994 e il 2004 – 700 morti tra il 1973 e il 2001), soldi che verrebbero quindi recuperati nell’arco di pochi anni. Quattro miliardi di euro per rendere più sicuri torrenti, rogge, pendii collinari, canali e per salvaguardare l’esistenza di città come Mantova e Venezia, di luoghi pubblici come l’aereoporto di Fiumicino, di arterie di collegamento come l’autostrada Firenze mare o il sistema di ferrovie Roma-Napoli.
Quattro miliardi di euro per garantire un risparmio di denaro futuro, ma soprattutto per evitare di « spendere » altre vite umane. Questo solo dovrebbe contare.
G. Dal Tio per Terranauta

venerdì 12 settembre 2008

Tutti a scuola!! Ma a piedi...


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Comitato di Quartiere Salinella:

Il dissesto? Ve lo ricordate? Abbiamo pagato l’intero debito? Ma a quanto ammonta questo debito?

Domande legittime da porsi in una comunità depredata di circa 1 miliardo di euro. Ogni tanto queste domande irrisolte trovano risposta. La risposta si riproduce nei modi più beffardi e fastidiosi. Così, dopo le stangata comunale sulla tassa dei rifiuti un’altra brutta sorpresa si è presentata al rientro dell’anno scolastico. La malaventura del dissesto grava ancora una volta su uno dei quartieri più precari della nostra città. Al rione Salinella è stato da quest’anno soppresso il servizio scuolabus che portava i piccoli del quartiere nelle rispettive scuole d’appartenenza. A fronte delle lamentele delle mamme del quartiere che rivendicavano il ripristino del servizio, l’amministrazione comunale ha avanzato una richiesta di 50 euro pro capite mensili. La cifra è stata richiesta informalmente senza precisare se fossero possibili le previste esenzioni per le categorie sociali protette.

Non è possibile che sia ancora una volta la povera gente a dover rispondere delle scelleratezze compiute ai piani alti delle amministrazioni. Tanto meno possono gli amministratori assolversi dando la colpa ai loro predecessori. Il diritto al trasporto per l’istruzione è insindacabile e non può essere oggetto di mercimonio ne di risoluzione di altri problemi. I ladri sono liberi di rubare ancora e le persone pagano il prezzo di questi furti. Gli amministratori dovrebbero rivolgere il proprio accanimento verso chi ha derubato la città e non cercare di coprire gli errori di questi balordi spremendo le tasche già munte dei cittadini.

Ricordiamo infine che: in quello che viene chiamato comunemente terzo mondo, i bambini camminano a piedi anche ore per raggiungere la scuola. Ma questa non è l’Italia?


Comitato di quartiere Salinella