martedì 22 ottobre 2013
Bonifiche Ilva con 15 anni di ritardo:le dichiarazioni di Medici per l'ambiente
domenica 20 ottobre 2013
Confondere il termometro con la cura...
![]() |
| savonanews |
Poi non stupiamoci se i giornalisti dal sensazionalismo facile (o indotto...) ci mettono un attimo a suonare le campane della bonifica.
La caratterizzazione serve solo a sapere quali e quanti inquinanti ci sono, è utile per pianificare la bonifica ma NON E' LA BONIFICA!!!
Adesso si spenderanno in campionamenti e festicciole i bruscolini del Ministero (denaro pubblico...), per la felicità di qualche impresa al lumicino (sicuramente neanche locale). Speriamo almeno vengano fuori i risultati veri...
Il tutto aspettando i miliardi che l'Ilva non mostra nessuna voglia di scucire!
Ilva: domani parte caratterizzazione falda nel Tarantino
Domani sarà avviata la caratterizzazione della falda profonda dell'area a sud di Statte, uno dei due comuni - l'altro è quello di Taranto - dove sono previsti interventi di disinquinamento in base alla legge 171 del 4 ottobre 2012. Il progetto rientra nella bonifica dell'area esterna all'Ilva.
La caratterizzazione ha impegno di spesa di 400 mila euro e servirà a valutare il livello dell'inquinamento della falda profonda e la natura degli inquinanti. Per la bonifica dall'inquinamento dell'area Pip (Piano insediamento produttivo) a sud del Comune di Statte sono disponibili complessivamente 37 milioni di euro. Il protocollo di intesa è stato sottoscritto il 30 luglio scorso al ministero dell'Ambiente. In seguito la cabina di regia presieduta dal commissario alla bonifica, Alfredo Pini, ha approvato l'iter.
Domani, alle 11, nell'aula magna della scuola media 'Leonardo Da Vinci', è prevista una cerimonia con la presenza di esponenti del Governo e della Regione Puglia. Il Comune di Statte procederà anche all'apertura delle buste con le offerte per la caratterizzazione di tutta l'area urbana grazie a una dotazione di un milione e mezzo di euro proveniente da fondi regionali.
Gli interventi per Taranto riguarderanno invece il quartiere Tamburi e il Mar Piccolo.
Fino a questo momento per gli interventi di bonifica del capoluogo ionico e Statte sono stati stanziati 119 milioni di euro. Il Comune di Taranto inizierà con lavori di disinquinamento che riguarderanno le scuole del rione Tamburi.
Si tratta di un intervento di 8,5 milioni e l'avvio è previsto per i primi mesi del 2014. Le imprese dovranno presentare entro il 28 ottobre le offerte per l'appalto dei lavori di caratterizzazione delle aree esterne alle scuole Deledda, De Carolis e D'Aquino. (ANSA).
Come volevasi dimostrare ecco un titolo da "giornalai":
ILVA di Taranto: parte la bonifica all’area esterna
Ammonta a 37 milioni il costo dell'intervento per la bonifica dall'inquinamento dell'area Pip (Piano insediamento produttivo) a sud del Comune di Statte, alle porte di Taranto.
Il relativo protocollo di intesa e' stato sottoscritto a luglio scorso al ministero dell'Ambiente e tutto l'iter progettuale e burocratico e' stato poi approvato dalla cabina di regia presieduta dal commissario alla bonifica, Alfredo Pini, e di cui fanno parte enti locali, ministero, Arpa Puglia e Ispra. Il cantiere che si apre domani riguarda la caratterizzazione della falda profonda per una spesa di circa 400mila euro. "La caratterizzazione - spiega il sindaco Miccoli - e' l'intervento preliminare che ci permettera' di valutare il livello dell'inquinamento della falda profonda e la natura degli inquinanti che l'hanno colpita in modo da poter poi approntare il successivo intervento". Ma Statte, la cui area confina con lo stabilimento siderurgico dell'Ilva, si accinge a mettere in cantiere anche un altro intervento di disinquinamento. "Il 21 ottobre prossimo - afferma ancora il sindaco - apriremo le buste con le offerte per la caratterizzazione di tutta l'area urbana. Si tratta di un lavoro di un milione e mezzo di euro proveniente da fondi regionali. Vogliamo sapere le caratteristiche dell'inquinamento che ha colpito il terreno nel nostro comune, considerato che anche noi, al pari di Taranto, anni fa abbiamo dovuto vietare all'attivita' di pascolo parte del territorio perche' gli inquinanti presenti nel terreno, una volta ingeriti dagli animali, avrebbero anche contaminato la catena alimentare". Infatti, tempo addietro proprio la presenza di diossina e altri inquinanti in un raggio di 20 chilometri dallo stabilimento dell'Ilva, ha portato le autorita' sanitarie di Taranto non solo a vietare il pascolo, ma anche a far abbattere diverse centinaia di capi animali, tra capre e pecore, risultate contaminate agli accertamenti.
La bonifica dall'inquinamento dell'area esterna all'Ilva di Taranto (comuni di Taranto e Statte) e' regolata da una legge, la numero 171 del 4 ottobre 2012. La dotazione complessiva prevista dalla legge e' di 396 milioni, essendoci anche interventi finalizzati al rilancio dello sviluppo economico dell'area, mentre alla sola bonifica sono riservati 119 milioni di euro. Diversi progetti, pero', non hanno ancora l'intera copertura finanziaria. Tra le priorita' che il Comune di Taranto ha candidato alla bonifica, ci sono le scuole del rione Tamburi, tutte particolarmente esposte all'inquinamento causato dallo stabilimento siderurgico. Si tratta di un intevento di 8,5 milioni il cui avvio e' previsto all'inizio del 2014. Gia' effettuata, nelle scorse settimane, la fase progettuale a valle dell'intesa che il Comune di Taranto ha sottoscritto a luglio col ministero dell'Ambiente. Il 28 ottobre, intanto, scadono i termini entro i quali le imprese devono presentare al Comune di Taranto le offerte per l'appalto dei lavori di caratterizzazione delle aree esterne alle scuole Deledda, De Carolis e D'Aquino, tre di quelle soggette a intervento nel quartiere Tamburi. Dall'affidamento dell'appalto, ci sono 68 giorni per stabilire livello e natura degli inquinanti. La caratterizzazione, cosi' come per l'area di Statte, e' il primo step in vista del successivo intervento di bonifica con rimozione, tra l'altro, dei primi 30 centimetri di terreno inquinato e sostituzione con nuovo terreno. Un primo accertamento fatto da Arpa Puglia nell'area esterna alla scuola Deledda ha giá riscontrato, a ottobre 2010, livelli elevati di benzoapirene tant'e' che la stessa area e' stata vietata al transito. Fra le altre azioni di bonifica, c'e' infine quella per il Mar Piccolo di Taranto dove e' in corso uno studio preliminare dell'Arpa sugli inquinanti e su quale metodologia usare. A causa dell'inquinamento, la produzione di cozze del primo seno di Mar Piccolo e' stata distrutta per due anni consecutivi (2011 e 2012) e in seguito trasferita in una nuova area, non contaminata, del Mar Grande. (AGI).
mercoledì 24 aprile 2013
giovedì 22 settembre 2011
Sito contaminato di Taranto, ecco cosa diceva Arpa Puglia nel 2009
SIN TARANTO
La superficie rientrante nel SIN di Taranto è pari a circa 22 km2 (aree private), 10 km2 (aree pubbliche), 22 km2 (Mar Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo costiero è di circa 17 km. Lo stato di avanzamento delle attività di caratterizzazione e bonifica di seguito descritto è così organizzato:
· Area demaniale di competenza dell’Autorità Portuale di Taranto - È estesa per 3,3 km2 e comprende gli sporgenti prospicienti il Mar Grande ed una fascia costiera delimitata dalle aree private operanti nella zona industriale di Taranto (principalmente Raffineria ENI ed ILVA), estendendosi dal Ponte di Pietra fino alla zona di Punta Rondinella. Quattro dei 5 sporgenti (II, III, IV e V) sono affidati in concessione ad ILVA, mentre il Molo Polisettoriale è affidato in concessione alla società Taranto Container Terminal (TCT). Mentre è stata caratterizzata la fascia costiera retrostante gli sporgenti, non sono ancora stati presentati i piani di caratterizzazione relativi agli sporgenti stessi (che rappresentano il 66% dell’area portuale in termini di estensione reale).
· Aree pubbliche, relative ad aree demaniali e aree del Comune di Taranto – Comprendono, oltre all’area Portuale, l’area della Salina Grande (9,8 km2, che rappresenta quasi il 50% delle aree pubbliche) e l’area Romanelli-Gennarini. Per il 92% di queste aree non è stato ancora prodotto un piano di caratterizzazione.
· Aree di interesse pubblico - Nonostante per circa il 60% delle aree non sia ancora stato prodotto un piano di caratterizzazione, è da segnalare che le aree di maggior interesse, sia per pregio ambientale (gravina Leucaspide) che per riconversione industriale (area Distripark), sono state caratterizzate o in fase di caratterizzazione. Le aree in cui la caratterizzazione è da completare risultano essere il Canale d’Aiedda (Comune di Taranto) e le aree a sud e a nord della gravina Leucaspide, che sviluppano una estensione di circa 2,2 km2.
· Aree con industrie private – Rappresentate da: o Grandi aziende (ILVA, ENI, Cementir, Edison) o Piccole e Medie aziende sulla Strada Provinciale Taranto-Statte o Piccole aziende a ridosso della Strada Statale 100, a nord della Raffineria ENI o Aree non interessate da attività industriali a nord (Comune di Statte) ed a sud (Comune di Taranto) di proprietà Italcave (2,9 km2) o Piccole aziende sulla Strada Statale 106 Jonica.
IL SUOLO
Sono stati presi in considerazione un numero totale di campioni di suolo pari circa a 7.000, rappresentativi di un area complessiva di 15,5 km2 per una profondità massima compresa tra 10 e 20 m. I campioni su è stata riscontrata contaminazione dovuta ad una o più sostanze sono circa il 3% del totale, con un massimo del 50% nell’area ex Yard Belleli ed un minimo di 0,5% in aree dell’ILVA. Gli inquinanti maggiormente presenti sono IPA (circa 60% dei superamenti delle concentrazioni definite dalla legge vigente) e metalli pesanti, prevalentemente concentrati nell’area ex Yard Belleli. Contaminazione da idrocarburi ed aromatici (BTEX) si riscontra nell’area della Raffineria ENI (10% dei superamenti). Si può osservare che per quanto riguarda gli IPA si sono riscontrati valori di concentrazione nel suolo pari a più di 75 volte il valore soglia, mentre per gli idrocarburi, lo xilene ed alcuni metalli, come il vanadio, lo zinco ed il rame, l’eccedenza arriva a più del 1000% (oltre 10 volte) rispetto al limite normativo.
LA FALDA
L’assetto geologico-idrogeologico dell’area industriale di Taranto ha creato le condizioni per l’esistenza di una falda superficiale che si poggia sulle argille del Bradano e di un acquifero profondo carsico impostato nella formazione cretacea del Calcare di Altamura. La maggiore contaminazione delle acque sotterranee è stata rilevata nelle aree ENI, ILVA ed ex-Yard Belleli, di cui si riportano alcuni dati relativi alla distribuzione della contaminazione. Nell’area ENI si è riscontrata contaminazione in diversi punti per la presenza di arsenico, BTEX, idrocarburi ed MTBE a nord dello stabilimento nell’area impianti ed hot spot nella zona deposito.
La contaminazione da Idrocarburi ed MTBE è stata rilevata anche nell’area ex PRAOIL, in vicinanza di Punta Rondinella. Attualmente è in corso l’intervento di bonifica delle acque sotterranee realizzato con un sistema di pompaggio delle acque con well-points e trincee drenanti, che assicurano il contenimento della propagazione dei contaminanti verso il mare, e successivo trattamento finalizzato al riutilizzo delle acque all’interno dello stabilimento. Nell’area ILVA la falda superficiale è risultata contaminata per il 7% delle determinazioni analitiche complessive (6.682).
Gli inquinanti inorganici presenti sono manganese, ferro, alluminio, arsenico, cromo totale, cromo esavalente e cianuri totali, mentre i contaminanti organici sono IPA, BTEX e diversi composti clorurati (1,2 dicloropropano, triclorometano, 1,1 dicloroetilene, tetracloroetilene, cloruro di vinile, 1,2 dicloroetano e tricloroetilene). La falda profonda è risultata contaminata per il 4% delle determinazioni analitiche complessive (3.770). Gli inquinanti inorganici rilevati sono piombo, ferro, manganese, alluminio, cromo totale, nichel e arsenico mentre tra gli inquinanti organici sono presenti triclorometano, tetracloroetilene, diversi IPA, 1,2- dicloropropano e 1,1 dicloroetilene.
È da rilevare che i focolai di contaminazione di alcuni inquinanti sono posti idrogeologicamente a monte dell’area ENI, molti altri sono localizzati in aree distanti meno di 1 km dall’area Belleli che affaccia direttamente sul mare. Nonostante ripetuti solleciti delle Conferenze di Servizi ad attuare con urgenza gli idonei interventi di messa in sicurezza di emergenza della falda, ad oggi non risultano attivate misure in tal senso né risulta siano stati presentati i progetti di bonifica dei suoli e delle acque. Nell’area ex Yard Belleli le acque di falda sono risultate contaminate in maniera diffusa da arsenico, nichel, selenio, idrocarburi totali, fluoruri, solfati ed in forma puntuale da IPA.
Nel 2005 è stato approvato in Conferenza dei Servizi il Progetto di Messa in Sicurezza di Emergenza, presentato dal Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Regione Puglia, che prevede la realizzazione di una barriera fisica (palancolata metallica impermeabile sul lato mare) con annessa barriera idraulica di 18 pozzi e realizzazione di un impianto di trattamento delle acque di falda, oltre alla realizzazione di un diaframma plastico posto lungo parte del perimetro nord ovest. Ad oggi tali interventi non risultano attivati per mancanza di risorse economiche.
STATO DI QUALITA’ DEI SEDIMENTI MARINI
L’area marina del SIN di Taranto è stata suddivisa, data la sua estensione, in quattro settori di intervento: 1. Mar Piccolo (al cui interno ricade l’area dell’Arsenale Militare) 2. Area ovest punta Rondinella (in cui ricade il porto fuori rada) 3. Mar Grande I Lotto (al cui interno ricade l’area del porto in rada) 4. Mar Grande II lotto ( al cui interno ricade la Nuova Stazione Navale della Marina Militare). I piani di caratterizzazione delle aree marine sono stati redatti da ICRAM per interventi da attuare a cura del Commissario Delegato per l’Emergenza ambientale della Regione Puglia.
Nei sedimenti marini caratterizzati sono stati riscontrati superamenti di idrocarburi policiclici aromatici, PCB, metalli ed altri microinquinanti sia riferiti ai valori di intervento definiti da ICRAM (approvati nella Conferenza di Servizi Decisoria del 29/12/2004) sia rispetto al 90% dei valori limite per siti ad uso industriale (Tabella 1 col. B – all. 1 del DM 471/99). Per i volumi dei sedimenti eccedenti quest’ultimo limite (ca. 277.000 m3), il MATTM ha richiesto di attivare idonei interventi di Messa in Sicurezza di Emergenza.
A seguito di opposizioni da parte delle associazioni di mitilicoltura preoccupati degli effetti del dragaggio sulla qualità dei mitili, è stato proposto dalla Provincia di Taranto di effettuare unhttp://www.blogger.com/img/blank.gifo studio di dettaglio sull’area, ad oggi in fase di elaborazione, in modo da colmare alcune lacune individuate in fase di caratterizzazione e verificare, con un’analisi costi-benefici, il miglior sistema di intervento da attuare.
Fin qui la relazione di Arpa Puglia. I segnali di allarme erano evidenti da tempo, così come la necessità di agire con interventi di emergenza. Tutto il resto appartiene, purtroppo, alla storia recente e fa emergere tutta l’inadeguatezza di una classe dirigente che a livello locale e nazionale non ha voluto e saputo muoversi a tutela della città.
4.2_Siti_Contaminati[1] (scarica il documento)
(Inchiostroverde)
sabato 24 luglio 2010
L'Arpa studia l'area verde inquinata
Le osservazioni dell’Arpa si conosceranno all’inizio di agosto. I dati sull'inquinamento emergono dalla relazione tecnica del progetto per il risanamento del rione Tamburi commissionata dal Comune ad un gruppo di tecnici. Nello studio si afferma che “i risultati dell’analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo 'scenario bambinì”.
Il pericolo per i bimbi è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il Berillio. I più piccoli potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei Pcb, venire contaminati per via del solo contatto dermico. Altamarea, un coordinamento di cittadini e associazioni locali, ha scritto al direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, affinchè chiarisca la provenienza delle sostanze che hanno inquinato il suolo. E all’associazione Assennato risponderà nei primi giorni di agosto, soffermandosi in particolare sulla procedura tecnico-scientifica seguita da consulenti del Comune che hanno suggerito di bonificare l’area inquinata e di imporre il divieto di calpestio per i bambini.
Proprio attorno all’area industriale, per una fascia di circa 20 chilometri, la Regione Puglia a causa del forte inquinamento da diossina, ha vietato il pascolo. Il dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto ha invece disposto di recente l'abbattimento di altri mille capi di bestiame (che si aggiungono agli altri 1.200 già abbattuti nei mesi passati) nelle cui carni è stata trovata una concentrazione di diossina superiore ai limiti di legge. (GdM)
venerdì 24 aprile 2009
E' tutta terra buona! (e non è un pesce d'aprile!)
Strano... a kilometri di distanza dall'Ilva migliaia di pecore hanno brucato erba e terra e si sono gonfiate di diossina e altri inquinanti tanto da essere considerate dei rifiuti tossici viventi... e nello stabilimento c'è terriccio pulito da giardino!!!




lunedì 26 gennaio 2009
Ma allora non è colpa della popò dei tarantini?
La nuova vertenza rischia di vanificare le prescrizioni della Regione
Veleni all´Ilva, bloccati i cantieri
Giuliano Foschini per L'Espresso
Terreni contaminati, il ministero ordina la bonifica. E l´azienda va al Tar
Il Ministero blocca i nuovi lavori, ordinando la bonifica dei terreni inquinati. E l´azienda ricorre al Tar, chiedendo l´annullamento di tutte le nuove prescrizioni. Una nuova tegola si abbatte sull´Ilva: le opere necessarie per abbattere le emissioni inquinanti per il momento non possono essere realizzate. La direzione generale per la Qualità della vita del ministero dell´Ambiente ha di fatto bloccato le opere che l´azienda vorrebbe realizzare sostenendo che potrebbero essere pericolosissime per i tarantini: dalle analisi sul suolo dello stabilimento, e su quella delle falde, sarebbero infatti emersa per il ministero una «forte contaminazione del suolo e dell´acqua di falda; prima di cominciare a lavorare è necessario che l´azienda rispetti una serie di prescrizioni tecniche». Le prescrizioni sono nove e sono indicate dal direttore generale del ministero, Gianfranco Mascazzini, in una nota del 13 ottobre del 2008. «Si tratta - dice però l´azienda nel ricorso al Tar, nel quale chiede ai giudici amministrativi proprio di annullare questa nota - di prescrizioni irragionevoli: c´è già un esaustivo piano di catatterizzazione che ha dimostrato l´insussistenza di fattori inquinanti. In questo momento - continua - noi abbiamo la necessità di poter disporre di un quadro autorizzativo certo e definito in relazione all´ingente investimento economico e organizzativo costituito dalle opere da realizzare a anche alle ragioni di urgenza rappresentate dalla necessità, invocata dalla regione Puglia e dagli enti pubblici locali, di mitigare l´impatto ambientale dello stabilimento prima possibile». L´Ilva parla di un vecchio piano di caratterizzazione che però viene contestato dal ministero: secondo Mascazzini i campioni inquinanti sono più di quanti dice l´Ilva e soprattutto contesta il discorso sull´inquinamento delle acque. Secondo l´azienda, infatti, l´inquinamento della falda è dovuto «a elementi di criticità riconducibili a un pregresso e generale stato di degrado e dissesto del territorio provocato, per lo più, dalla tolleranza di discariche abusive, da scarichi incontrollati nei corsi d´acqua superficiali, dalla mancanza di un moderno ed efficace sistema fognario per gli insediamenti urbani, dall´assenza di impianti pubblici effettivamente in grado di assicurare lo smaltimento dei rifiuti e la depurazione dei reflui». «Ma la contaminazione delle acque di falda - dice il ministero - non sembra che possa essere riconducibile a fonti esterne all´Ilva: tale ipotesi formulata dalla società non appare affatto dimostrata, né motivata dalla documentazione». Prima ancora che dai giudici, la situazione potrebbe essere sbloccata dal Comune che potrebbe concedere comunque la concessione a costruire: l´amministrazione, però, non vuole farlo senza il via libera del Ministero. «A meno che - dice - l´Ilva non si impegni a distruggere le opere realizzate se non a norma». «Ipotesi impraticabile» risponde l´azienda. Il Tar di Lecce dovrebbe decidere già la prossima settimana.
mercoledì 14 gennaio 2009
Ma l'inquinamento a Taranto è colpa di cacca e monnezza?





