venerdì 21 febbraio 2014
Via col porto!
È arrivata anche l’ultima firma in calce al decreto di Valutazione di impatto ambientale (VIA) relativo “all’intervento di dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area Molo Polisettoriale e connessa cassa di colmata finalizzata all’ampliamento del quinto sporgente”: quella dell’uscente ministro dei Beni culturali, Massimo Bray.
Proprio l’assenza di questa firma aveva finora impedito al decreto di continuare il suo iter. Adesso si attende soltanto il decreto del ministero dell’Ambiente che concluderà il percorso approvativo dell’intervento e che renderà possibile avviare le procedure di appalto per l’esecuzione dell’opera. Decreto che l’Autorità portuale attende a breve: il testo è già pronto. Questi ultimi due passaggi porteranno via almeno altri cinque-sei mesi.
Il costo dell’intervento previsto dall’accordo del 2012, è di 83 milioni di euro così ripartiti: 7,6 milioni arriveranno dal ministero dell’Ambiente, 17,1 milioni dalla Regione Puglia attraverso la delibera C.I.P.E. n.87, 40,1 milioni dall’Autorità Portuale (Fondi Propri + PON Reti e Mobilità 2007/2013) e 18 milioni (Fondi Propri rif. nota 9559 del 7.10.2013). Al termine dei lavori, i fondali avranno una profondità di 16,50 metri per un tratto di 1,2 chilometri di banchina che consentirà l’attracco delle portacontainer da 14mila TEU. L’obiettivo è terminarli entro il 31 dicembre del 2015.
C’è dunque voluto oltre un anno intero per completare l’iter di VIA per i dragaggi. Il 18 gennaio 2013 infatti, fu presentata al ministero dell’Ambiente l’istanza per l’avvio della procedura. Pochi giorni dopo, il 31 gennaio, fu approvato il progetto di “dragaggio relativo all’ampliamento del IV sporgente e sua darsena ad Ovest e connessa vasca di contenimento dei fanghi di dragaggio”. Conseguenza del fatto che una settimana prima, il 24, la società concessionaria Taranto Logistica SpA, per il tramite del Contraente Generale ACI Scpa, procedette alla consegna dei lavori di costruzione della “Vasca di colmata” presso l’ex yard Belleli, destinata ad accogliere i materiali del dragaggio.
Lo scorso agosto invece, l’Autorità portuale ottenne dalla direzione generale del ministero delle Infrastrutture e Trasporti il decreto di approvazione del progetto definitivo: atto che poi fu trasmesso al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Poi però, lo scorso novembre, ARPA Puglia e Regione chiesero un ulteriore documento per i dragaggi, propedeutico all’avvio dei lavori: uno studio correntometrico, finalizzato alla definizione delle caratteristiche idrodinamiche del sito che consente, attraverso l’implementazione di un modello di dispersione, di individuare l’areale di distribuzione e d’impatto nel caso si verifichi un fenomeno di diffusione accidentale di sostanze inquinanti, e contribuisce alla definizione della vulnerabilità del sito da un punto di vista idrodinamico. Uno strumento necessario anche alla definizione di un corretto disegno di campionamento delle matrici ambientali. Studio che ha dato risultati positivi, visto che alla vigilia di Natale la Regione espresse parere favorevole alla conclusione della procedura di VIA.
Il soggetto attuatore dell’intervento sarà la Sogesid SpA, come indicato nell’accordo del 20 giugno 2012 a Roma. Gli interventi del progetto di dragaggio della Darsena Polisettoriale, avranno anche e soprattutto valenza di bonifica ambientale mediante la rimozione dei sedimenti contaminati al di sopra dei limiti di intervento (presenti fino ad una quota media di 15,50m); mentre la realizzazione del primo stralcio di cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V sporgente, avrà invece finalità di recupero/riutilizzo dei sedimenti marini dragati e finalità portuali di incremento aree a terra da dedicare ai container.
In particolare, dal punto di vista ambientale, si è deciso di trattare in modo diverso i sedimenti non contaminati e quelli non caratterizzati, da quelli contaminati e, all’interno di questi ultimi, di trattare con maggiore cautela quelli pericolosi. Nell’ambito della caratterizzazione dei sedimenti, sono state riscontrate infatti due aree con presenza di sedimento pericoloso, da rimuovere preventivamente prima dell’avvio di qualsiasi altra attività lavorativa, mediante l’utilizzo di macchine e procedure che minimizzino il rischio di dispersione nell’ambiente di tali sedimenti.
I volumi dei sedimenti pericolosi sono pari a 1.987 metri cubi nella darsena del polisettoriale, alla progressiva 1.000 metri dalla radice, e pari a 7.390 metri cubi a circa 330 metri dalla costa ed in asse con il marginamento della cassa di colmata. I lavori però, saranno tutt’altro che semplici e brevi. Già nella richiesta inviata al ministero il 18 gennaio 2013 infatti, si sosteneva come dei 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti da dragare, parte sono “contaminati” (circa 420.000 mc). L’intera area portuale infatti, rientra nel SIN (sito di interesse nazionale) di Taranto e Statte.
A proposito della vasca di colmata, durante la Cabina di Regia del 9 gennaio scorso, fu ufficializzato un nuovo reperimento dei fondi necessari per le attività relative al porto: la Regione confermò di aver individuato 15 milioni di euro di risorse che unite ai 20 milioni su cui il ministero per lo Sviluppo Economico si è impegnato per i lavori della realizzazione cassa di colmata, permetteranno di passare “alla fase pratica”. Durante quella riunione la Sogesid si impegnò alla firma del contratto per l’affidamento dei lavori entro gennaio, per avviare poi gli stessi entro il 30 giugno prossimo.
Non è un caso infatti se il 25 febbraio, presso il ministero della Coesione territoriale che ha istituito anche un “Tavolo Taranto” per seguire il rispetto dell’accordo, si svolgerà una riunione per valutare se e quali fanghi dei dragaggi potranno essere collocati nella vasca di colmata della piattaforma logistica. Ma c’è anche la questione lavoro da tenere d’occhio: a fine maggio scade la cassa integrazione straordinaria a zero ore e a rotazione per 500 dei 560 addetti del terminal container iniziata un anno fa. Si proverà a chiederne la proroga a fine 2015.
G. Leone (TarantoOggi, 21.02.2014)
venerdì 22 novembre 2013
I rifiuti tossici? Sotto al tappeto!
Edo Ronchi non avrà perso l’occasione del vertice di governo di ieri per ribadire che «potrebbe dimettersi» dall’incarico di subcommissario affidatogli per risanare l’Ilva. Ronchi lamenta una serie di ritardi, per i quali non si prende le responsabilità in attesa del probabile avviso di garanzia che arriverà sul suo tavolo e quello del commissario Bondi per «le accertate, persistenti violazioni delle prescrizioni a tutela dell’ambiente e della salute» già rilevate dal gip di Taranto Patrizia Todisco nell’ordinanza del 5 novembre con cui motivava il diniego al dissequestro di 233.193 euro che i commissari avrebbero voluto in cassa.
Sul risanamento in mano ai due commissari continua a suscitare polemiche anche la questione delle discariche interne all’Ilva autorizzate a raccogliere rifiuti pericolosi. Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha contestato sul Corriere (19 novembre) la frase apparsa in un articolo del giorno prima nel quale si affermava che aveva «autorizzato l’uso di quella cava che, per decreto, fa entrare i rifiuti tossici e nocivi in un buco mai bonificato».
Affermazione che il Ministro contesta forse dimenticando che anche lui ha firmato il decreto convertito in legge il 3 agosto di quest’anno con il quale è stata autorizzata la gestione delle discariche già esistenti escludendo, di fatto, gli obblighi derivanti dalle procedure istruttorie connesse al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. In molti ricorderanno Orlando mediaticamente attivo a dare legittimazione a quel decreto.
Lui stesso ammette che «l’unico obiettivo di questo provvedimento è quello di consentire il rapido adeguamento ambientale dello stabilimento di Taranto considerato che gli interventi comportano la produzione di quantità rilevanti di rifiuti, pericolosi e non pericolosi». Però non spiega perché trasportare rifiuti pericolosi nelle discariche attrezzate e a norma rallenterebbero il risanamento.
Inoltre non risulta che i servizi tecnici del ministero dell’Ambiente abbiano effettuato una quantificazione e qualificazione dei materiali potenzialmente derivanti dalle attività di adeguamento ambientale che avrebbe costituito il necessario presupposto per autorizzare l’esercizio delle discariche. Il presupposto della legge, secondo il Ministro, sarebbe una «Valutazione di impatto ambientale positiva», del 1995, per i rifiuti pericolosi.
Omette di ricordare che quella «Via» (di vent’anni fa!) ha autorizzato la costruzione delle discariche ma non la loro gestione e il controllo che comunque devono far riferimento alle procedure Aia. Senza imbarazzo Orlando ammette che «l’obiettivo del decreto è il risparmio» e che smaltire altrove «avrebbe comportato un’ingentissima spesa». Certamente, smaltire ha i suoi costi, infatti la conseguenza non può che essere un favore economico ai Riva che, nonostante il commissariamento (che nulla ha a che vedere con l’esproprio), rientreranno in possesso dello stabilimento. Magari risanato con qualche milione in più in cassa: i soldi risparmiati per lo smaltimento. (CdS)
Guarda l'inchiesta "Patto d'acciaio" andata in onda a Report il 18 novembre 2013
martedì 15 ottobre 2013
La mummia e il ragnetto
Da una parte c’è il commissario straordinario: Enrico Bondi,
la Sfinge. Non ama parlare coi giornalisti. Non fa alcuno sforzo per
comunicare con la città. Da quando è stata eliminata (per legge) la
figura del Garante, il sito utilizzato per informare i cittadini sul
rispetto delle prescrizioni Aia si è trasformato in una landa desolata.
Nessun sito ha preso il suo posto per colmare questa evidente e
imbarazzante lacuna.
Dall’altra parte c’è il sub commissario, Edo Ronchi, decisamente più propenso a cercare visibilità. Non è un caso, infatti, che venerdì scorso abbia partecipato ad una trasmissione di Studio 100 per illustrare gli interventi previsti per il risanamento ambientale del siderurgico e spiegare i relativi ritardi nell’attuazione. Peccato che ad intervistarlo, in studio, ci fossero anche due giornalisti citati nei provvedimenti del gip Todisco, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”, e sottoposti ad un’indagine dell’Ordine dei Giornalisti, di cui si son perse le tracce. Ma su questo Ronchi non ha alcuna responsabilità. Taranto è una città con la memoria corta. Ed è questo uno dei suoi drammi maggiori.
Torniamo al problema “comunicazione”. Pare che lo stesso Ronchi, durante l’audizione tenuta ieri pomeriggio con Legambiente, Wwf e Greenpeace abbia ammesso l’esistenza di questa grave carenza, dovuta proprio all’atteggiamento di chiusura di Bondi. In attesa della realizzazione di un sito specifico (anche fare una cosa così semplice appare un’impresa) ci si affiderà ad un rapporto semestrale sullo stato di attuazione degli interventi e sui da
ti di monitoraggio delle emissioni inquinanti. Non ci sembra un grande sforzo per rendere efficace, tempestivo e trasparente il rapporto con la cittadinanza che ha tutto il diritto di “sapere”.
Ma se a livello comunicativo Bondi e Ronchi risultano differenti, su una cosa appaiono in piena sintonia: entrambi pretendono di agire con le mani libere. Insofferenti a lacci e lacciuoli burocratici, poco propensi a concordare la loro azione con gli altri soggetti interessati, si affidano a decreti ad hoc per agire indisturbati. L’ultimo (quello sulla Pubblica Amministrazione che prevede norme specifiche per l’Ilva) è al vaglio della Camera, dopo aver ricevuto l’ok dal Senato.
Anche in occasione dell’audizione romana con le associazioni ambientaliste, Ronchi avrebbe espresso insofferenza nei confronti del Comune di Taranto, reo di aver richiesto la verifica di assoggettabilità a Via per alcune opere. Il sub commissario avrebbe invitato il responsabile del procedimento del Comune a non farsi troppi problemi perché non si tratterebbe di interventi assoggettabili. Ma ci domandiamo: perché il dirigente di un ente locale dovrebbe mettere a rischio il proprio operato (finendo magari nel mirino della magistratura) per consentire al tandem Bondi-Ronchi di procedere spedito per la sua strada?
Una strada che si presenta, tra l’altro, piena di insidie e incertezze. I “non so” pronunciati dal sub commissario durante l’incontro con gli ambientalisti non sarebbero stati pochi. Ronchi avrebbe citato più volte l’acciaieria di Duisburg (Germania) come punto di riferimento e stella polare da seguire in tutto e per tutto. Ma quando si è entrati nel merito delle sperimentazioni da attuare in Ilva, Ronchi non ha potuto fornire alcuna garanzia sulla loro riuscita. Certo, lui si dice fiducioso. In caso di fallimento – ammette – l’unica soluzione sarebbe la chiusura dello stabilimento. Ma appare evidente che l’impegno sia essenzialmente mirato a garantire la produzione di acciaio per quanto più tempo è possibile. E come sempre sulla pelle dei tarantini.
Alessandra Congedo - inchiostroverde
martedì 20 dicembre 2011
C'era poco da guadagnarci..
“Sulla base delle osservazioni del Comune di Taranto secondo cui nelle vicinanze dello specchio d’acqua interessato dalle installazioni della Societ Energy Spa esistono i Siti di importanza comunitaria appartenenti ai SIC di Natura 2000 e visto anche il parere del MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) che definisce l’intervento come significativa alterazione del paesaggio e si esprime negativamente, il Comitato Via regionale ha dato parere sfavorevole all’installazione delle 10 pale eoliche in prossimità del porto di Taranto”. Così Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell’Ambiente commenta il provvedimento licenziato dall’odierna Giunta Regionale. “Il provvedimento di Giunta – conclude Nicastro – è in linea con il principio, abbracciato da questo Governo Regionale, secondo cui le energie rinnovabili devono necessariamente avere la caratteristica della sostenibilità sul piano ambientale. In questo caso i pareri acquisiti dal comitato e fatti propri nell’esprimere la valutazione hanno evidenziato anche l’interferenza dell’eventuale impianto con le attività portuali”. (Inchiostroverde)
lunedì 8 agosto 2011
Trivelle nell'Adriatico: ecco come reagire!
Le località interessate sono individuate nei progetti e negli Studi di Impatto Ambientale come “zona F”, ben nove concessioni sono in giacenza
presso il Ministero dell'Ambiente e dei Beni Culturali per l'approvazione di ispezioni sismiche e successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni. L'area interessata si estende per circa 6,600 chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca.
In particolare le Istanze di Permesso di Ricerca per idrocarburi denominate “d71 F.R-. NP” e ““d149 D.R-. NP” prevedono indagini esplorative con la tecnica dell'air-gun e l'installazione, nella seconda fase di tale operazione, di pozzi estrattivi a poche decine di miglia dalla costa, in zone altamente turistiche e naturalistiche con ben nove aree protette: Bari, Monopoli, Polignano a mare, Brindisi, Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Meledugno, Otranto, Giurdignano, Uggiano La Chiesa, Torre Guaceto, Macchia San Giovanni, Punta della Contessa, Foce Canale Giancola, Rauccio, Aquatina Frigole, Torre Veneri, Le Cenesi, Torre dell’Orso, Palude dei Tamari, Laghi Alimini, Santa Marina di Leuca, Posidonieto Capo San Gregorio, Punta Ristola.
Tali attività, avanzate da numerose ditte straniere, hanno già visto la Comunità Abruzzese e di Capitanata impegnate nella lotta contro la petrolizzazione dell’Adriatico attraverso campagne di informazione e petizioni per coinvolgere i cittadini nelle osservazioni ai SIA e nei ricorsi al TAR per fermare tali attività. La risposta è stata positiva e si sono raggiunti ottimi risultati. Le attività petrolifere oltre a danneggiare l’ecosistema e la Biodivesità locale e più in generale Adriatica (già fortemente minacciate su più fronti dall’inquinamento antropogenico al sovrasfruttamento delle risorse ittiche) risultano incompatibili con l’attuale assetto della costa pugliese e con la politica pugliese leader in Italia che tutela e promuove l’uso delle energie pulite e rinnovabili.
Inoltre c’è da sottolineare che tali operazioni costituiscono una forte minaccia all’economia basata sul turismo, fiore all’occhiello d’Italia apprezzato in tutto il Mondo, alla salute dei residenti, e anche dei turisti, e non garantirebbero nessun guadagno e vantaggio all’economia locale ed Italiana (solo il 4% delle royalties è destinato alla comunità mentre il restante può essere deliberatamente venduto al miglior offerente).
Come riferisce la Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, Fisico docente al Dipartimento di Matematica della California State University da sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente attraverso campagne di inchiesta e interventi di denuncia contro l’inquinamento che ha gentilmente messo a disposizione del pubblico la sua esperienza e le sue conoscenze: “ Le estrazioni di petrolio non hanno portato ricchezza a nessuna comunità estrattiva, in nessuna parte del Mondo!”
Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare deve ancora rilasciare il suo nulla osta per autorizzare queste attività petrolifere e c'è la possibilità per enti, comuni e cittadini di far sentire la propria voce relativamente alle concessioni “d149” e “d71” secondo quanto previsto da leggi italiane ed europee. Ogni cittadino ai sensi dell’articolo 6, comma 9 della legge 8 Luglio 1986 n.349, può presentare le proprie osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) e ai sensi del trattato di Aarhus. Quest’ultimo, recepito anche dall’Italia, afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante. Per cui maggiore sarà la partecipazione maggiore sarà l’influenza!
Il Ministero assicura, in via non ufficiale, di ricevere le osservazioni ad oltranza nonostante la scadenza fosse stabilita il 2-3 Agosto. Sarebbe importante contribuire anche con una semplice lettera di dissenso a nome della vostra Associazione, dunque da parte di chi “ha le mani in pasta” oltre che da cittadino. Ricevere numerose osservazioni richiama all’attenzione ottenendo validi risultati, come già successo in precedenza. Sicuramente prevenire è meglio che curare e questa occasione costituisce inoltre un diritto costituzionale e una forma di democrazia partecipata e attiva!
Qui l’indirizzo del blog della Prof.ssa D’Orsogna con tutti i dettagli sulla questione:
http://dorsogna.blogspot.com/
http://dorsogna.blogspot.com/
Qui l’indirizzo web del Ministero relativo ai nuovi permessi:
http://www.dsa.minambiente.it/
Qui l’indirizzo per le osservazioni:
http://www.dsa.minambiente.it/
Qui l’indirizzo della raccolta delle osservazioni pervenute finora alla Prof.ssa D’Orsogna (che continua ad offrire i propri mezzi nella speranza di diffondere tali informazioni e di renderli trasparenti e accessibili a tutti) dove troverete la mia osservazione, quella tecnico-scientifica della stessa Prof.ssa D’Orsogna e quelle di altre Associazioni e comuni cittadini:
http://www.csun.edu/~dorsogna/
Ad ogni modo è a disposizione l’indirizzo di posta elettronica certificata mio e della Prof.ssa D’Orsogna, inoltrando la propria osservazione a noi si provvederà ad inoltrarla per tempo senza nessun costo. Per qualsiasi altra richiesta o informazione la Prof.ssa D’Orsogna è sempre lieta e disponibile a essere contattata all’indirizzo e-mail: dorsogna@csun.edu
La “Rete di Associazioni per la Difesa e Valorizzazione del Mar Adriatico e Mar Jonio” si è già attivata costruendo un ponte con il Salento ed offrendo la propria esperienza reduce di altri permessi, osservazioni e ricorsi al Tar. Purtroppo trovandoci nella stagione estiva l’attenzione e la risposta attiva non è ancora sufficiente specialmente da parte della Puglia, che dovrebbe essere la più attenta perché toccata in prima persona. Nella speranza di una continua e propizia collaborazione in relazione ai propri e importantissimi impegni lavorativi ringrazio per il prezioso e indispensabile contributo.
Guido Pietroluongo, +39 320 4753594 (wind), docdolittle@hotmail.itmartedì 1 febbraio 2011
sabato 26 giugno 2010
Codice Ambientale più "ambientale"!
Il provvedimento era stato approvato in via preliminare dal CdM dello scorso 13 maggio, ha quindi acquisito i pareri che prevedono modifiche, presentati negli ultimi giorni dalle competenti commissioni di Camera e Senato e dalla Conferenza Unificata Stato/Regioni, convocata appositamente in seduta straordinaria il 22 giugno scorso, dato che i tempi per le modifiche sarebbero scaduti entro il prossimo 30 giugno.
Le nuove modifiche intervengono innanzitutto a chiarire una questione di principio: l'ambiente è un bene meritevole di tutela in sé e non più in quanto strumentale alla qualità della vita umana. E i principi generali sono adottati in attuazione del dettato costituzionale, degli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dal diritto comunitario. Eventuali deroghe, modifiche o abrogazioni sono previste purché garantiscano anche il rispetto delle competenze delle regioni e degli enti locali.
Il correttivo nella parte I delle disposizioni comuni richiama e codifica i principi fondamentali dell'azione ambientale: il principio di precauzione, la nozione di prevenzione, il principio della correzione dei danni provocati all'ambiente, il principio ‘chi inquina paga' che individua i soggetti che hanno l'obbligo di farsi carico dei costi derivanti dall'attività di prevenzione dei rischi nonché di riparare i danni eventualmente provocati, siano esso soggetti pubblici o privati. E recepisce inoltre anche il principio, in linea con alcune sentenze della Consulta, che nei casi in cui è previsto il potere sostitutivo del Governo, rimane salvo il potere delle regioni di prevedere poteri sostitutivi, in caso di inerzia o inadempimento di un ente competente, come può essere il comune.
Nelle modifiche alla Parte II spicca l'ingresso ufficiale della disciplina sull'autorizzazione integrata ambientale (Aia) nel Codice ambientale.
L'Aia, nel caso di opere di competenza statale viene assorbita dalla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), pertanto quando questa è obbligatoria, il proponente è dunque obbligato a presentare da subito la documentazione delle informazioni richieste anche per l'Aia.
L'ultima parte del correttivo si riferisce alla Parte V, ovvero quella che riguarda la tutela della qualità dell'aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera.
In questo caso le novità riguardano una revisione concettuale della nozione di impianto.
Da quanto scrive Italia oggi, infatti, nel correttivo non si parla più di impianto, inteso come elemento singolo che svolge una determinata attività, ma di stabilimento, ovvero il complesso di uno o più impianti presenti in una determinata area. Una rivisitazione importante ai fini delle emissioni e che sembra destinata a portare una rivisitazione a cascata di tutte le norme che attualmente regolano la materia e che si riferiscono ai singoli impianti.
Le modifiche attribuiscono poi al ministero dell'Ambiente il controllo delle piattaforme off-shore e dei terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto off-shore.
Cambia anche la durata dell'autorizzazione ai limiti di emissione non più di quindici ma di dieci anni e l'autorità competente può imporre il rinnovo anche prima della scadenza se risulti necessario per rispettare i valori prescritti dai piani regionali.
Sarà un nuovo decreto del ministero Ambiente a rivedere gli attuali valori limite alle emissioni previsti negli allegati del dlgs 152/2006, con la possibilità però da parte delle autorità competenti di stabilire valori limite più stringenti in sede di adozione dei piani e dei programmi di qualità dell'aria.
Quindi i piani regionali di qualità dell'aria acquisiscono il potere di imporre nuovi requisiti tecnico-costruttivi e valori limite di emissione più severi di quelli statali.
Servirà poi un'autorizzazione anche per le modifiche degli impianti, così come il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro, a differenza di quanto previsto nel testo approvato a maggio che lo imponeva solo per i nuovi impianti.
Nel correttivo vengono infine elencati gli impianti e le attività in deroga, in particolare per gli impianti termici civili si precisa che la disciplina speciale si applica soltanto a quelli con potenza termica nominale inferiore a 3 MW, mentre sono invece sottoposti alla disciplina ordinaria gli impianti con potenza termica nominale uguale o superiore a 3 MW in quanto non si differenziano, sul piano delle emissioni in atmosfera, dai normali impianti industriali. (greenreport)
lunedì 21 giugno 2010
Brindisi reagisce!
Il corteo ha attraversato le strade di Brindisi. Vendola: «Sarà sconfitta inglese, vincerà la politica della vita»
BRINDISI - Tre ore di corteo, da piazza Crispi a piazza Vittoria, per dire «no» al rigassificatore. Quattromila brindisini hanno manifestato sabato pomeriggio il loro netto dissenso alla costruzione dell’impianto di Capo Bianco. Il governatore Nichi Vendola e il sindaco Domenico Mennitti hanno percorso, l’uno accanto all’altro ma circondati dalla politica locale, il tragitto della manifestazione condividendo scelte e indirizzi delle associazioni ambientaliste che chiedono anche una riduzione delle quantità di carbone bruciate nella centrale Enel di Cerano. Fischi e striscioni contro il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, assente annunciato, e ribattezzato dal gruppo del "No al carbone" «FerrarEnel assente ingiustificato».
C’era invece l’ex presidente Michele Errico a rimarcarne l’assenza, non colmata neppure dalla partecipazione «a titolo personale» dell’assessore provinciale al Mercato del lavoro, Vincenzo Ecclesie. «Le elezioni, comunali e provinciali, a Brindisi si sono giocate e sono state vinte sul tema del rigassificatore - ha specificato Vendola - la volontà popolare è chiara, quella degli enti locali è condivisa: questo territorio, insieme a quello di Taranto, è già capitale di un’industrializzazione violenta a cui noi porremo fine. La politica, di qualsiasi colore, che pensa che la malattia e lamorte sono prezzi necessari del progresso, è una politica che puzza di morte e che va sconfitta dalla politica che parla di vita. Questa vicenda costituirà una sconfitta inglese». Tutt’altro che chiusa, secondo Vendola, la partita contro Brindisi Lng che ha ottenuto la Valutazione d’impatto ambientale e che ora attende solo il decreto autorizzativo per riprendere i lavori di costruzione dell’impianto. Ci sono ancora i round da disputare contro gli enti locali e, neppure l’assenza di Ferrarese, preoccupa il governatore. «Mi aspetto che anche la Provincia sostenga la nostra lotta così come ha sempre sostenuto - ricorda Vendola - e mi aspetto anche un fronte comune compatto per ottenere la firma delle convenzioni con le società energetiche, prima tra tutte Enel».
Insieme alle migliaia di manifestanti, anche la politica bipartisan con i sindaci dei Comuni delle province di Brindisi e Lecce, gli assessori regionali Fabiano Amati, Michele Losappio e Lorenzo Nicastro, i senatori Michele Saccomanno ( Pdl) e Giuseppe Caforio (Idv), i consiglieri regionali Maurizio Friolo (Pdl) e Giovanni Brigante (La Puglia per Vendola). «Vogliamo decidere per il futuro del nostro territorio - ribadisce Michele Di Schiena, magistrato da sempre impegnato con l’associazione Forum Ambiente-Sviluppo-Salute promotore della manifestazione - ed oggi, proprio come durante la manifestazione dello scorso dicembre, la gente ha chiaramente espresso il suo giudizio su ciò che ritiene giusto per la propria città». A conferma che l’appuntamento è stata l’occasione non solo per esprimere un parere contrario al rigassificatore, ma anche l’adesione ad un progetto di sviluppo basato sul turismo. Il corteo, colorato e politicamente variegato, ha sfilato senza problemi anche davanti alla sede di Brindisi Lng, sul lungomare regina Margherita: i giovani ambientalisti hanno fermato la sfilata, si sono sdraiati sulle basole per poche secondi e poi hanno ripreso il percorso.
Francesca Cuomo, CdM
lunedì 26 aprile 2010
lunedì 19 aprile 2010
Trivellazioni selvagge in Puglia: via libera del Ministero!
I comitati locali, Legambiente Puglia, l'assessore Losappio: “E’ una vergogna!!
Tra nucleare e petrolio, si continua a pensare soluzioni inefficaci per la lotta ai cambiamenti climatici e per la sicurezza energetica del nostro Paese. La società petrolifera Petroceltic Elsa potrà sondare il mare tra il Gargano e le Isole Tremiti, a 12 chilometri dall'arcipelago e a 11 dalla costa, alla ricerca del petrolio: l'Ufficio Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente ha infatti espresso parere positivo alla richiesta della società irlandese. L'unica parvenza di buon senso che il ministero ha manifestato è relativa all'obbligo per la società di dotare le navi di ricognizione di un sistema di avvistamento dei cetacei. L'area prescelta, infatti, è antistante al tratto di costa in cui nello scorso dicembre si spiaggiarono nove capodogli.
“Non si può negare che in Italia ci sia bisogno di investimenti nel settore energetico, ma di certo non nel petrolio, una fonte il cui utilizzo va in direzione opposta rispetto agli impegni presi dal nostro Paese con la firma del protocollo di Kyoto. - dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia - Inoltre, sembra che a nessuno interessi l'impatto ambientale che queste operazioni comporterebbero, oltre che nella prima fase di di ricerca di idrocarburi, soprattutto in quella della costruzione di piattaforme petrolifere che trasformerebbero il territorio in un distretto petrolifero, danneggiando il turismo, la salute dei cittadini e la pesca. E' una vergogna pensare ancora a deturpare le bellezze della nostra Regione. Le Isole Tremiti, in particolare, rappresentano una vera ricchezza per l'Italia dal momento che lì sorge una delle tre aree marine protette pugliesi"
Le compagnie petrolifere pagheranno allo Stato circa il 30% tra royalties e tasse, mentre alla nostra regione resta solo l'1%. In altri Paesi del mondo si pagano dal 30% all'80% di royalties come ricompensa per i danni ambientali. Vista la penuria di petrolio da noi, il basso costo è l'unica ragione che rende interessante la nostra area regionale agli occhi dei petrolieri.
“Legambiente ribadisce l'importanza di tutelare le aree protette e incentivare la produzione e l'uso delle fonti rinnovabili. Dal dossier 'Comuni Rinnovabili 2010' emerge che la Puglia vanta 3,95 MW di idroelettrico, 95,19 di solare fotovoltaico, 1128,75 di eolico, 139 di biomasse e che i Comuni con il più alto numero di MW installati di eolico sono tutti pugliesi. Il comune che registra la maggiore potenza installata è Troia (FG), con i suoi 171,9 MW. Seguito da Minervino Murge (BT) con 116,4 MW e dal Comune di Sant'Agata di Puglia (FG) con 97,2 MW.
Il nuovo scenario delle fonti rinnovabili sta facendo riscoprire nuove strade da intraprendere per rendere più moderno, efficiente e anche sostenibile il sistema energetico – continua Tarantini - E che dovrà passare per tanti piccoli impianti per creare una vera e propria 'generazione distribuita', un espediente che non si basa più su pochi grandi impianti produttivi, ma integra e connette alla rete di distribuzione elettrica una miriade di impianti di piccola o media dimensione che utilizzano fonti rinnovabili. Pertanto, dati in mano, - conclude Tarantini - non possiamo che opporci a quest'ennesimo scempio e, come ci siamo battuti contro le piattaforme petrolifere nel Mar Grande a Taranto e al largo di Monopoli, assumiamo la stessa posizione per le trivelle alle Tremiti: siamo pronti a manifestare al fianco dei cittadini e delle associazioni ambientaliste." (Brindisisera)
Michele Eugenio Di Carlo, Presidente del Comitato per la tutela del mare del Gargano, dichiara: "Ad appena pochi giorni dal no fermo e deciso pronunciato dal Comitato per la tutela del mare del Gargano e da numerosi esponenti politici della Capitanata, riguardo la possibilità di autorizzare alla ricerca di petrolio la società irlandese "Petroceltic Elsa" nel mare compreso tra i laghi di Lesina e di Varano e le Isole Tremiti su una superficie di 528 chilometri quadrati, un no motivato dalla considerazione che l'attività iniziale di studi geologici esplorativi del sottosuolo minerario, attraverso prospezioni sismiche che generano onde sonore, potrebbero essere la causa dello spiaggiamento dei noti sette capodogli e dalla constatazione che gli eventuali esiti positivi delle prospezioni sismiche darebbero il via alla perforazione del fondo marino, fino a 4000 metri di profondità, con la costruzione di infrastrutture petrolifere lungo le linee costiere pugliesi e gravi
danni all'ambiente, alla fauna e alla flora marina con negative ripercussioni per l'economia turistica e lo sviluppo sostenibile del territorio, apprendiamo preoccupati e amareggiati, da notizie di stampa, che l'ufficio valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente ha espresso parere positivo alla richiesta della società irlandese, subordinandolo semplicemente all'obbligo di
dotare le navi di ricognizione di un sistema di avvistamento dei cetacei. (Ildiariomontanaro)
"Il Comitato Nazionale VIA ha espresso parere favorevole alle perforazioni esplorative nel mare antistante le Isole Tremiti e si accinge a fare altrettanto per quelle davanti alla Foce del Fortore. In attesa del si del Ministero (scontato dopo l'analogo consenso per Monopoli) non si può ignorare che anche in questo caso il Governo Nazionale intende esprimersi esattamente in direzione opposta rispetto alla Giunta Regionale ed al suo organo tecnico (Via Puglia). "Non è del resto una novità. Anche per la nuova centrale AGIP di Taranto, per quella di Edipower a Brindisi, per le normative sulle energie rinnovabili, sulle aree protette e sulle industrie a rischio di incidenti rilevanti, sul rigassificatore di brindisi il Governo con i suoi vari esponenti capeggiati dal Ministro pugliese ha avviato in questi due anni un sistematico "pressing" contro le scelte della Puglia in varie materie e settori nel tentativo di frenarne l'attività. "Dopo il risultato elettorale c'è da augurarsi un qualche cambiamento e anche una maggiore determinazione degli esponenti del Pdl a difendere la propria terra da decisioni governative così dannose. Cosa farà l'Amministrazione Provinciale di Foggia per difendere la riserva marina e il rapporto turismo-beni naturali che fa delle Tremiti un punto di riferimento mondiale? Come reagiranno i parlamentari europei del Pdl che si sono rivolti alla Commissione Europea? E qualcuno dei tanti onorevoli e senatori pugliesi vorrà chiedere conto ai Ministri ed al Presidente del Consiglio italiano?" (Teleradioerre)
Vedi anche Greenreport.it per una scheda dettagliata
sabato 27 marzo 2010
Depuratore bocciato: non si dà valore all'ambiente!
Il dispositivo dei giudici rende nulli tutti i presupposti necessari alla realizzazione dell’opera ed entra nel merito del progetto evidenziando in esso delle incongruenze davvero macroscopiche. Oltre a motivi di ordine procedurale, come l’assenza dei pareri di merito della Provincia di Taranto e dei comuni interessati con particolare interesse per Manduria, il presidente Ravalli si è addentrato in questioni di natura economica e ambientale. Trovando contraddittorio, ad esempio, il comportamento della regione Puglia che prima (marzo del 2009) «riscontra notevoli carenze progettuali con particolare riferimento allo scarico dei reflui ed al loro impatto sull’ambiente marino, ordinando di conseguenza alla società proponente un supplemento istruttorio» mentre poi accetta la soluzione prospettata dall’Aqp «nonostante manchi la richiesta analisi costi-benefici nonché l’indicazione di eventuali alternative localizzatrici». In fase d’istruttoria la stessa Regione Puglia, fa notare il Tar, aveva dichiarato che l’opzione numero 3 (condotta sottomarina lunga 3600 metri e profonda 35) risultava “la più cautelativa” mentre quella numero 2 (condotta di 1000 metri e 10 di profondità) veniva definita “non ottima, in quanto lo scarico dei reflui depurati avviene all’interno dell’area Sic” (Sito di interesse comunitario). Nonostante questo gli uffici regionali stabilirono che doveva essere data comunque preferenza alla seconda ipotesi in quanto “appare quella che concretamente consente di ottenere i maggiori benefici ambientali con costi pubblici economicamente sostenibili”. E qui il presidente del Tar, Ravalli, sfodera una lezione di diritto-ambientale. Tra i costi di un tale progetto, il giudice amministrativista mette in parallelo «la somma che la collettività è disposta a pagare per assicurarsi un bene od un servizio desiderati e quanto è invece è disposta ad esborsare per evitare una cosa non gradita. Nella specie – rileva il giudice – andava dunque esemplificamente considerata, da un lato, la disponibilità a pagare per lo smaltimento dei reflui; dall’altro lato, la disponibilità a pagare della popolazione per la conservazione di un ambiente naturale quello in esame».
Di tutto ciò, si legge ancora nella sentenza, «non v’è traccia dato che sono stati considerati unicamente dati finanziari (che pure rientrano nella suddetta analisi costi benefici, ma non sono i soli), ossia l’esborso in termini contabili che le varie scelte ipotizzate avrebbero comportato, non anche le conseguenze che, in chiave sociale e soprattutto ambientale (e tradotte nei termini anzidetti), avrebbero potuto in concreto derivare dalle varie soluzioni prospettate». Tra gli altri motivi di accoglimento del ricorso, il Tar segnala anche la mancata considerazione, da parte degli uffici regionali, della proposta avanzata dall’amministrazione comunale di Manduria che nell’esprimere opposizione al depuratore così concepito, ipotizzava un piano di riutilizzo delle acque per l’agricoltura.
Nel ricorso in questione il Comune di Manduria è stato difeso dall’avvocato Gianluigi Pellegrino mentre la regione Puglia dall’avvocatessa Antonella Loffredo. L’Acquedotto pugliese non si è costituito. Possibile ora un ricorso al Consiglio di Stato.
(La Voce di Manduria)
martedì 23 marzo 2010
Cementir: la Regione risponde (male)
E la trasparenza in rete tanto declamata?
Cementir_Regione Puglia_Nota a PEACELINK 190310
giovedì 18 marzo 2010
Cementir, a che punto siamo?
cc. ARPA Puglia, Sindaco di Taranto,
Presidente della Provincia di Taranto
Egregio ing. Antonicelli,
corre voce che la Regione Puglia stia per concedere l'AIA alla Cementir di Taranto. A nome dell'associazione PeaceLink di cui sono portavoce del nodo di Taranto e d'intesa con il movimento civile ed ambientalista di Taranto, le chiedo di farci conoscere al più presto il parere istruttorio e le conclusioni elaborate dalla preposta struttura regionale, come ha fatto il Ministero dell'ambiente per gli analoghi procedimenti di responsabilità centrale (ENI, ILVA, EDISON, ecc..)
Con viva cordialità.
Biagio De Marzo, Peacelink
CEMENTIR ITALIA S.R.L. - PROCEDURA DI V.I.A.
Data: 28/10/2009
Procedura V.I.A. per i seguenti progetti:
1) progetto relativo all'uso del CDR
2) progetto relativo all'uso delle ceneri volanti
3) progetto relativo all'uso della scaglie di laminazione e dei rifiuti di refrattario
Sedi ove è possibile la consultazione:
1) Comune di Taranto
2) Provincia di Taranto, Settore Ecologia ed Ambiente, Via Lago di Bolsena n° 2
Si precisa che tutta la documentazione tecnica è disponibile presso il Servizio V.I.A. del Settore Ecologia ed Ambiente della Provincia di Taranto, il cui accesso sarà consentito ai soggetti interessati ai sensi della L. 241/1990
142 via Sintesi Non Tecnica002 via Studio Impatto Ambient Ale 006
martedì 16 febbraio 2010
Amicizie puzzolenti...
UNA CAVA DI OLTRE 8 MILIONI DI METRI CUBI. E’ IL PROGETTO PRESENTATO DA ECOLEVANTE SPA
Una cava di circa ottomilionicinquecentomila metri cubi su un'area di circa trecentotrentottomila mq, in località Amici in agro di Grottaglie, è il progetto presentato alla Regione nel 2006 da Ecolevante spa. Ma l'Ufficio Regionale VIA, con determina dirigenziale n. 2 del 13.1.2010 a firma dell'ing. Gennaro Russo, ha emesso un parere sfavorevole di compatibilità ambientale.
Il progetto è stato bloccato anche grazie alle puntuali, argomentate e pertinenti osservazioni di “Vigiliamo per la discarica”, di cui è stato tenuto conto nella determina regionale. Mentre l’Amministrazione comunale di Grottaglie, su un progetto di un impatto così enorme, è stata tanto ignava da non esprimere alcun parere. Non ha sentito il dovere di intervenire!
Per il momento il pericolo è sventato, ma l’attenzione deve continuare a restare altissima.
Tutte le istituzioni di vigilanza e controllo devono con assoluta solerzia e con la massima attenzione fare il proprio dovere. A cominciare dall’autorità prefettizia e dal Governo che devono porre sotto tutela un'amministrazione comunale che non sembra avere quelle garanzie di imparzialità nel suo operato quando entrano in gioco le iniziative della Ecolevante s.p.a.
Infatti l'amministrazione comunale di Grottaglie, su un progetto di un impatto così enorme non ha espresso alcun parere nel procedimento di VIA! Non è accettabile che un Comune non esprima un suo parere sul progetto di una cava delle impressionanti dimensioni di ottomilionicinquecentomila metri cubi!!
Pertanto risulta oltremodo evidente la gravissima situazione di paralisi amministrativa del Comune di Grottaglie dinanzi alle iniziative della Ecolevante s.p.a., dalla quale riceve somme di denaro, le cosiddette royalties, per l'esercizio di una enorme discarica, senza che tali royalties siano previste da alcuna norma giuridica.
La stessa paralisi amministrativa che il Comune di Grottaglie ha mostrato non costituendosi parte civile nel processo penale relativamente al cosiddetto III lotto della discarica gestita da Ecolevante s.p.a., così che numerosi cittadini elettori hanno proposto un'azione popolare sostituendosi al medesimo Comune nel difendere gli interessi della città.
La misura è davvero colma. Un immobilismo amministrativo così apertamente manifesto rischia di aggiungere un altro mostro ecologico a quello già esistente della discarica per rifiuti industriali gestita dalla Ecolevante spa. All’immobilismo amministrativo deve rispondere la solerzia delle Istituzioni di vigilanza e controllo. Deve rispondere la solerzia dei cittadini di Grottaglie. Non si può e non si deve accettare supinamente un altro scempio ambientale!
martedì 26 gennaio 2010
lunedì 21 dicembre 2009
In Puglia, petrolio al posto del turismo
La ricerca del petrolio sui fondali di fronte al litorale di Puglia promette di portare solo danni. L’esiguità dei possibili giacimenti, la cui portata si esaurirebbe, secondo alcuni, in poco più di un anno e mezzo, non giustifica affatto il costo ambientale richiesto alle popolazioni in termini di interferenze deleterie con l’attività di pesca, di sconvolgimenti inevitabili degli ecosistemi marini (nelle aree interessate affacciano riserve marine protette, parchi regionali e zone umide di assoluto pregio), di compromissione dell’industria turistica (stabilimenti balneari e strutture ricettive) che negli ultimi due anni proprio in Puglia ha mostrato segnali in controtendenza rispetto al generale calo registrato ovunque.
Il primo a lanciare l’allarme, un paio di settimane fa, il deputato di Monopoli, città a 40 km da Bari, Pierfelice Zazzera. Proprio nel mare di Monopoli e nella zona Sud tra le province di Bari e Brindisi (a una distanza che varia tra i 10 e i 37 km al largo) si segnalano tre punti di potenziale perforazione. Al momento, il ministero dell’Ambiente ha autorizzato solo le prospezioni sismiche (a colpi di proiettili ad aria, tecnicamente air gun) per la caratterizzazione delle aree oggetto dell’interesse delle società petrolifere (tutte con sede all’estero anche se in almeno in case partecipate da società italiane). Ma quei tre punti di prospezione sono diventati, nel frattempo, 7. Sui tavoli delle Capitanerie di porto competenti, infatti, sono arrivate richieste per l’avvio di attività in mare anche a Molfetta (20 km a nord di Bari) e poi a Gallipoli e a Taranto. Nel comprensorio della Capitaneria di Termoli, invece, ricadono i punti di interesse al largo delle isole Tremiti, sede di una delle più estese riserve marine di Puglia. E da Monopoli, i Verdi annunciano per bocca del portavoce Giuseppe De Leonibus: «I punti complessivi di possibile perforazione, in prospettiva sono addirittura 15, 5 dei quali nell’arco jonico».
Gli elementi per rendere inquiete le popolazioni locali e le amministrazioni (compresa quella monopolitana che è retta da un sindaco di centrodestra, quindi affine al governo nazionale) ci sono tutti. Non ultimo il fatto che Regione e enti locali sostengono di aver saputo di questa campagna di ricerca del petrolio ormai a cose fatte, quando cioè ormai non era più possibile esprimere alcun parere. Una lettera, in realtà, risulta inviata dal ministero dell’Ambiente alle amministrazioni delle città costiere (compreso il capoluogo di regione, Bari) a gennaio. Ma gli uffici competenti di ciascuno dei Comuni in indirizzo sostengono di non averla mai ricevuta. In più, tra i due quotidiani scelti per rendere pubblica la procedura avviata ne è stato scelto uno («Il Giorno» di Milano) che non ha alcuna diffusione in Puglia. E così la protesta si sposterà molto presto in strada. Il comitato di cittadini cui già hanno dato la propria adesione Italia dei valori e Verdi si costituirà ufficialmente la prossima settimana, il 28 dicembre, e già si annunciano una serie di manifestazioni.
Decisamente duro l’attacco dell'assessore Introna al ministro Stefania Prestigiacomo: «Mentre sta rappresentando l'Italia al vertice di Copenhagen - dice Introna - sul clima, dal suo ministero arrivano bordate che renderanno la Puglia la pattumiera d'Italia e di Europa. I più grandi scienziati e i più eminenti statisti cercano modi per ridurre le emissioni di gas serra in Danimarca. Mentre il ministro si fa bella con discorsi sul Bel Paese, ci viene reso noto che risultano depositate alle Capitanerie di porto ben 7 nuove richieste di prospezioni geologiche per ricerche di gas e petrolio. La Regione non può neppure restare inerte. La Prestigiacomo sta a Copenaghen e i suoi uffici dicono che per il rigassificatore di Brindisi a due passi dalla case va tutto bene. Il Ministro parla al vertice Onu sull'ambiente, ma con una mano nascosta firma il raddoppio della centrale Eni di Taranto. Si tratta di scelte scellerate. Appena arriveranno i decreti, stia pur sicura il ministro che saranno impugnati dalla Regione». (G Armenise, Gazzetta del Mezzogiorno)
"La Regione Puglia, nel ribadire la propria posizione di diniego, chiede ai ministri competenti di non procedere alle concessioni delle relative autorizzazioni"
L’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna sulla conclusione della valutazione governativa riferita alla compatibilità ambientale dei progetti inerenti il rigassigicatore di Brindisi (proponente British LNG) e il raddoppio della centrale Enipower di Taranto (Eni): “Apprendo della conclusione degli iter tecnici di valutazione della compatibilità ambientale, la Regione Puglia, su entrambe le istanze, a seguito delle valutazioni tecniche operate dal Comitato regionale VIA, che ha tenuto conto tra l’altro che le aree interessate risultano “a rilevante rischio ambientale”, ha espresso, con delibera di giunta, il proprio parere negativo. La Regione Puglia, nel ribadire la propria posizione di diniego, chiede ai ministri competenti di non procedere alle concessioni delle relative autorizzazioni e si riserva di adire il competente TAR per la difesa degli interessi del territorio e dei cittadini”. (Sudnews)
domenica 20 dicembre 2009
domenica 15 novembre 2009
Prestigiacomo bocciata e noi...fregati!
Il Tar del Lazio ha bocciato venerdì scorso le commissioni del ministero dell’Ambiente che devono dare il via libera alle centrali elettriche e delle dighe e dare l’autorizzazione alle industrie a funzionare. La nomina dei commissari fatta dall’attuale ministro Stefania Prestigiacomo è illegittima: i vecchi membri delle commissioni hanno fatto ricorso alla giustizia amministrativa e l’hanno vinto. Non potevano essere “licenziati”, perché i loro contratti erano ancora validi e per i tecnici non vale lo spoil system. E ora, al ministero, si aprono due bei problemi - come denuncia il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che parla di «grave approssimazione ». Il primo riguarda le decine di attività su cui le commissioni hanno deliberato: sono, ad esempio, illegittime le opere su cui la commissione Valutazione di impatto ambientale (Via) ha dato parere positivo? Il secondo gira attorno al danno economico che lo Stato si vedrà probabilmente costretto a risarcire.
Nel giugno 2008, infatti, il ministro rimandava a casa i membri di ben tre commissioni di primaria importanza: Via, Covis (danno ambientale) e Ippc (inquinamento industriale). Gli esperti, naturalmente, erano stati nominati dal ministro Pecoraro Scanio ma per le funzioni tecniche non esiste un meccanismo di avvicendamento politico e il loro contratto non era in scadenza, ma il nuovo responsabile del dicastero - rispondendo all’appello alla contrazione della spesa pubblica - aveva diminuito di 10 unità i membri delle tre commissioni. Un motivo valido, secondo il ministro, per rifarle da zero. Ma il Tar ha deciso diversamente. «La Corte ha giudicato incostituzionale la norma - spiega l’avvocato Valentina Stefutti, che ha patrocinato i ricorrenti - ma questo è addirittura un argomento secondario.
Semplicemente, ha riconosciuto che la commissione era la stessa. O veniva confermata o si spiegava la ragione per cui non si confermava ». Insomma, un passo azzardato. Che ora mette a rischio, almeno teorico, anche gli atti compiuti dalla nuova commissione. Solo per quello che riguarda la valutazione di impatto ambientale, un pacchetto di 44 opere tra cui la centrale a carbone di Porto Tolle e altri 11 impianti energetici, per un totale di oltre 5.000 megawatt (gli impianti nucleari previsti dal governo, per fare un paragone, dovrebbero produrne 4.000); dighe; autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi; elettrodotti; raffinerie; ampliamenti di porti e aeroporti.
E poi, il danno economico. Se il giudizio del Tar verrà confermato dal Consiglio di Stato (nel caso probabile in cui il ministero ricorresse), i membri dovranno essere reintegrati e pagati, oppure semplicemente pagati. La sola commissione Via costa circa 7 milioni di euro l’anno, di cui una parte consistente (quasi il 70%) va agli emolumenti dei commissari. È ipotizzabile un costo per l’erario di 3-4 milioni aggiuntivi. A meno che non venga riconosciuto - come è successo in altre cause sempre contro il ministero dell’Ambiente - anche il danno biologico. In quel caso è ipotizzabile addirittura un raddoppio della cifra. Chi lo pagherà? (Terra)
Leggi anche:
Tutto daccapo per la commissione Via-Vas (Villaggio globale)
Min. Ambiente, Tar dà ragione ad ex membri commissione tecnica (Reuters)
Prestigiacomo sconfessata. "Nuove nomine illegittime" (La Repubblica)
mercoledì 14 ottobre 2009
La Regione ha ragione!
Ieri ha espresso parere sfavorevole di compatibilità ambientale nell'ambito del procedimento ministeriale di valutazione di impatto ambientale per il progetto di ampliamento della capacità di lavorazione nella raffineria di Taranto, mentre nei giorni scorsi ha detto no alla riconversione a ciclo combinato cogenerativo della centrale elettrica dell'Enipower, oggi alimentata ad olio combustibile, all'interno dello stesso sito industriale nel capoluogo ionico. Decisioni legittime che tuttavia – secondo la confindustruia regionale pugliese - se da un lato rischiano di intralciare il disegno di potenziamento produttivo e di miglioramento della ecosostenibilità di un'area produttiva come quella della raffineria di Taranto - che ha una significativa importanza locale, regionale e nazionale - dall'altro penalizza pesantemente l'imprenditoria locale e le migliaia di lavoratori, tecnici, quadri e dirigenti delle aziende impiantistiche ed edili del territorio, in una fase congiunturale già segnata da un sostenuto e prolungato rallentamento delle commesse, e dal conseguente massiccio ricorso alla cassa integrazione guadagni.(Sole24ore)
E' opportuno al riguardo ricordare che l'investimento dell'Eni, pari a 1 miliardo di euro, insieme alle finalità produttive e di ecosostenibilità avrebbe assicurato un lavoro nella fase di cantiere a circa 3.000 unità. Ora invece – dicono dalla confindustria pugliese - nello stesso momento in cui la Giunta regionale chiede a Confindustria, Sindacati e partenariato sociale di sollecitare al Governo il conferimento dei fondi Fas , che consentono la realizzazione di importanti progetti di investimento pubblico- si deve registrare ancora una volta con vivo rammarico la prevalenza nell'Esecutivo regionale di orientamenti che, animati da forte sentimento ambientalistico, non favoriscono interventi di incremento produttivo con il miglioramento ambientale di impianti strategici per l'economia regionale.
Confindustria Puglia, pertanto, nell'esprimere dissenso su tale delibera, valuterà di promuovere - di concerto con le organizzazioni datoriali e sindacali tarantine, insieme al mondo della ricerca e alle Istituzioni locali - ogni utile iniziativa per addivenire ad equilibrate valutazioni di merito che possano favorire la realizzazione di un investimento industriale che, per le sue dimensioni e per il Gruppo che lo promuove, si configura come uno dei maggiori fra quelli previsti in Puglia nei prossimi anni, peraltro non bisognoso di contribuzioni pubbliche.
sabato 10 ottobre 2009
E il comune e la provincia aspettano ancora...
•Nella seduta di martedì prossimo, la giunta regionale dirà no all’ampliamento della raffineria Eni di Taranto. Un ampliamento che si sostanzia nell’aumento delle capacità produttive dell’impianto da 6,5 a 11 milioni di tonnellate l’anno. Il parere negativo della Regione è espresso nell’ambito del procedimento ministeriale di Valutazione di impatto ambientale. E’ il secondo no che la Regione pronuncia all’Eni. Ad agosto scorso la giunta Vendola ha detto no alla costruzione della nuova centrale elettrica, sulla quale, invece, nelle scorse settimane, il Governo ha dato parere positivo di Via. All’ampliamento della raffineria, che comunque l’azienda pare aver per il momento accantonato, la Regione dice no tirando in ballo motivazioni ambientali. In pratica, si legge nella delibera che martedì sarà approvata, «pur prendendo atto degli sforzi dell’azienda con l’applicazione delle migliori tecnologie», si configura «una situazione di notevole incremento delle emissioni». (Gazzetta di Taranto, p.I)





