sabato 16 giugno 2012
Lumbard connection
Ma di dov'è la famiglia Riva?
Ma perchè si parla di exILVA?
Gdf Bergamo, scoperta evasione aziende per 50 milioni
Denunciati gli 8 amministratori che hanno guidato nel tempo le 3 societa'
Bergamo - La Guardia di Finanza di Bergamo ha scoperto un’evasione fiscale di 50 milioni di euro e denunciato alla Procura della Repubblica 8 responsabili, facenti a capo a diverse aziende che a più riprese hanno falsificato la dichiarazioni dei redditi. Si tratta di 3 società di meccanica, manutenzione macchine industriali e rottamazione di metalli, operanti nelle province di Bergamo, Brescia, Verona e presso la ex ILVA di Taranto. Queste società, a scadenze ben precise, hanno occultato e distrutto tutta la documentazione aziendale, dopo aver presentato dichiarazioni dei redditi infedeli. Inoltre, mediante la frode fiscale, le aziende potevano praticare prezzi più favorevoli e talmente contenuti da vincere sistematicamente le commesse a discapito dei concorrenti. Le indagini, iniziate a gennaio 2011, hanno consentito di ricostruire integralmente i volumi d’affari delle tre società verificate e di recuperare base imponibile per 50 milioni di euro ed Iva per 12 milioni di euro. Cessioni fittizie di quote societarie, intestazioni di società a “prestanomi” e trasferimenti di sede erano gli altri stratagemmi utilizzati; una delle società, in un anno e mezzo, ha trasferito la sede 4 volte, prima a Milano, poi a Palmi (Rc), poi a Napoli ed infine a Modena, cambiando allo stesso tempo il legale rappresentante. Gli 8 amministratori, sia di fatto che di diritto, succedutisi nel tempo alla guida delle società sono stati denunciati per omessa presentazione della dichiarazione fiscale, presentazione infedele ed occultamento e distruzione di documenti contabili.(voceditalia)
martedì 9 febbraio 2010
Verso i diritti dell'Uomo
Venti mila migranti in piazza a Brescia contro il razzismo istituzionale e per non pagare la crisi. Tanti, tantissimi come non si vedevano da anni sono scesi nelle strade in un corteo che ha bloccato per ore il centro della città per concludersi sotto il palazzo comunale. Una manifestazione organizzata dalle associazioni dei migranti e dai gruppi antirazzisti con l’obiettivo di dare una risposta forte al razzismo delle leggi e dei provvedimenti del Governo e di molti comuni della provincia di Brescia. Molte le comunità migranti presenti con cartelli e striscioni che esprimevano la volontà di non subire passivamente il razzismo che proviene da una miriade di ordinanze e delibere di comuni amministrati dalla Lega ma non solo. Una mobilitazione che è partita dal basso su una piattaforma che aveva al centro il ritiro dei provvedimenti del governo contenuti nel pacchetto sicurezza e dell’odioso permesso di soggiorno a punti, la nuova trovata razzista del ministro dell’Interno. Senza dimenticare, come invece molti spesso fanno, che la legge Bossi-Fini continua a produrre effetti devastanti. In tempo di crisi la precarietà dei migranti si amplifica. Perdendo il posto di lavoro, si perde il permesso di soggiorno con il rischio di finire in un Centro di identificazione ed Espulsione. Una doppia precarietà che incide pesantemente sulle condizioni di vita e sui diritti dei migranti. Per combattere il razzismo, la precarietà, la marginalizzazione sociale negli slogan, nelle frasi dei migranti una parola era ricorrente: sciopero. La manifestazione di Brescia è stata concepita e organizzata anche come una tappa verso il 1° marzo : un giorno senza di noi. L’iniziativa nata in Francia che ha trovato sostegno anche in Italia fino a diventare un percorso che sta coinvolgendo molte associazioni e coordinamenti di migranti. Di fronte alla brutalità del razzismo ed alla durezza della crisi sta crescendo la consapevolezza che lo sciopero, a partire dai luoghi di lavoro, sia lo strumento più incisivo per non tornare invisibili e clandestini. Tanto è vero che dal palco è stato fatto un primo elenco delle aziende, in cui lavorano molti migranti, che il 1° marzo scenderanno in sciopero soprattutto su iniziativa delle Rsu composte in maggioranza o in parte da migranti. Una giornata, quella di oggi a Brescia, che potrebbe essere il segno di un nuovo protagonismo dei migranti sui luoghi di lavoro e nella società. (Enzo Pilò, Facebook)
domenica 27 dicembre 2009
Inceneritori? Ripassiamo un po'
Inceneritori
sabato 19 settembre 2009
Taranto modello per i bresciani!!!
Si scopre la diossina!!!
Diossina nell’aria di Odolo (BS). Da almeno un anno
La scoperta risale all’anno scorso ma è stata divulgata soltanto nelle ultime ore Arpa e Provincia impongono una revisione dei controlli I veleni uscivano dai camini con livelli doppi del consentito
Diossine nell’aria di Odolo; diossine tra le più potenti e cancerogene, in uscita dai camini dell’acciaieria «Iro» spa con valori doppi rispetto ai limiti di legge. Eppure, per il sistema di autocontrollo delle Industrie riunite odolesi i fumi erano in regola.
La scoperta delle emissioni fuorilegge da parte dell’Arpa di Brescia risale al settembre del 2008, ma la comunicazione alla stampa è avvenuta solo l’altro ieri, a un anno di distanza, dopo che nell’assessorato provinciale all’Ambiente si è tenuto un tavolo tecnico che ha deciso controlli più stringenti, e ha imposto all’azienda l’adozione di sistemi di abbattimento degli inquinanti più efficaci.
Molte le analogie con il caso «Alfa Acciai»: anche qui i superi di diossine scoperti lo scorso anno erano trapelati solo a giugno. E proprio in relazione al caso Alfa, il sindaco di Odolo Stefano Cassetti aveva detto a Bresciaoggi (4 agosto 2009) che «l’aria in paese era buona» e che le grandi acciaierie del paese erano in regola: «Tutte e tre le realtà hanno rispettato e integrato le indicazioni fornite loro in occasione del recente rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), e hanno effettuato rigorosi controlli alle emissioni comunicando i risultati alle autorità di riferimento; le quali a loro volta hanno confermato il rispetto dei limiti».
IL «SUPERO» della Iro è stato anche denunciato dall’Arpa alla procura della Repubblica. «Nell’ambito dei controlli effettuati da Arpa all’azienda di Odolo a partire da settembre 2008, sono stati accertati alcuni superamenti dei limiti di Policlorodibenzodiossine (Pcdd) - si legge in un comunicato congiunto di Arpa, Provincia e Comune di Odolo -. Durante il normale funzionamento degli impianti sono stati effettuati tre campioni di controllo al camino, riscontrando due superi del valore limite di 0,5 nanogrammi per metro cubo d’aria: il primo era di 0,6 ng/m3 e il secondo di 0,11 ng/m3. Nell’ambito delle previste attività di autocontrollo l’azienda, che ha utilizzato le metodologie fissate nel decreto di autorizzazione, non aveva invece rilevato superamenti».
L’ARPA ha quindi tenuto sotto controllo l’impianto siderurgico, e le verifiche effettuate a giugno e luglio «hanno restituito valori rispettosi dei limiti». Ma per evitare guai in futuro, nell’incontro tecnico svoltosi martedì in Provincia si è deciso di chiedere alla Iro «un piano di ricontrollo delle emissioni del camino E1», che dovrà essere trasmesso (all’Arpa) entro il 30 settembre». L’acciaieria ha anche promesso di presentare entro il 30 settembre lo studio di fattibilità di un intervento di miglioramento del proprio impianto, per l’ulteriore abbattimento delle Policlorobenzodiossine.
Anche l’assessorato provinciale all’Ambiente retto dal leghista Stefano Dotti promette controlli più severi: «La Provincia si riserva di disporre ulteriori verifiche sia sulle emissioni in atmosfera, sia sulle procedure aziendali adottate, e di riesaminare l’Autorizzazione integrata ambientale anche ai fini di un miglioramento nella gestione dei rifiuti e dei rottami in generale».
ANCHE nel futuro il monitoraggio delle emissioni sarà in autocontrollo, ma Arpa e Broletto assicurano «un continuo confronto metodologico, così da poter anche prevedere sopralluoghi di verifica e convalida delle operazioni». (Pietro Gorlani, bresciaoggi)
martedì 31 marzo 2009
Com'è piccolo il mondo...
Affollata riunione nel salone della Parrocchia Madonna della Fiducia per parlare ed informare i cittadini sui rischi per la salute legati alle emissioni del costruendo inceneritore del Gerbido a Torino. L’associazione “Animo Nichelino” ha organizzato l’incontro per fare chiarezza su diverse questioni molto importanti e censurate dai comuni mezzi di informazione. I giornali scrivono: “l’inceneritore sarà sicuro”, “l’inceneritore elimina la discarica” e altre sciocchezze del tipo “con l’inceneritore, a Brescia hanno l’aria così pulita, che più pulita non si può”.
Sappiate che non è vero!
L’inceneritore di Brescia, considerato il migliore del mondo, produce una quantità di diossina paragonabile a quella emessa dall’Ilva di Taranto e ha bisogno di una discarica di servizio.
Alcuni bresciani che si ammalano di tumore vengono etichettati come alcolizzati, ma tra i membri della commissione del registro tumori c’è anche uno dei direttori dell’inceneritore…
Nessuno ne parla, ma ci sono prove e testimonianze scritte, che sono state illustrate durante l’incontro. I politici favorevoli all’incenerimento dei rifiuti sono stati invitati ad illustrare i loro argomenti, ma non si sono presentati. Si tratta di Antonio Saitta, Angela Massaglia e Stefano Esposito, che evidentemente temono il confronto con la popolazione e preferiscono parlare attraverso La Stampa, che censura i pareri contrari.