domenica 8 novembre 2009

Acqua di tutti per tutti?

Comunicato stampa

La Puglia verso la ripubblicizzazione dell'acqua
Conferenza stampa congiunta Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Comitato Pugliese "Acqua Bene Comune" e Regione Puglia

La conferenza stampa, che si terrà Lunedì 09 Novembre alle ore 12,00 presso la sede romana della Regione Puglia in Via Barberini 36, ha l'obiettivo d'illustrare i principi inerenti la delibera recentemente approvata dalla Giunta Regionale pugliese e soprattutto il percorso che condurrà alla ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese (Aqp).
La delibera approvata lo scorso 20 Ottobre ha sancito l’avvio della ripubblicizzazione dell’Aqp, definendo l’acqua un "bene comune e un diritto umano universale" e il servizio idrico come "servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica" e nel contempo decidendo di impugnare presso la Corte Costituzionale l’Art.15 del D.L. 135/09 in quanto lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni.
Grazie alle mobilitazioni messe in campo dal Comitato Pugliese "Acqua Bene Comune" e dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, la Regione si è inoltre impegnata ad approvare a breve una legge regionale che trasformi l’Acquedotto Pugliese da S.p.A. ad ente di diritto pubblico, definendo così la totale fuoriuscita dell’acqua dalle leggi del mercato.
A tal fine verrà istituito un Gruppo di lavoro congiunto Regione Puglia, Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e Forum dei Movimenti per l’Acqua con il compito di presentare alla Giunta, entro il 31 Dicembre 2009, una proposta di concretizzazione dei principi contenuti nel provvedimento.
Interverrano il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’Assessore Regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, il Segretario Generale Funzione Pubblica della CGIL Carlo Podda, il rappresentante del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Marco Bersani e la referente del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” Margherita Ciervo.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Comitato Pugliese "Acqua Bene Comune"

Un'altra discarica "espansiva"

Inquinamento, sigilli a «Li Cicci»
Controlli di polizia, polizia provinciale e Arpa. Dalla ex discarica esce percolato
[M.Mas.]

• MANDURIA. Manutenzione scarsa o inestistente. La discarica «Li Cicci» di Manduria a rischio inquinamento. E così la polizia, dopo una breve indagine portata avanti in collaborazione con gli agenti della polizia provinciale e con i tecnici dell’Arpa di Bari e Taranto, l’ha posta sotto sequestro.
I sigilli sono stati apposti al sito, all’interno del quale era stata notata la presenza di percolato, il 4 novembre scorso. La discarica, ormai da anni esaurita, era servita in passato per raccogliere i rifiuti del comune di Manduria. L’intero sito adibito a discarica, si estende su un’area di circa sei ettari, lungo il versante nord della città, all’interno della strada che conduce a San Cosimo.
La discarica era utilizzata per raccogliere i rifiuti solidi urbani, oltre che di Manduria come si diceva, anche dei comuni limitrofi ed era stata data in gestione a una società, che ha diviso le attività societarie e creato altre imprese satelliti, secondo il meccanismo delle cosiddette “scatole cinesi”. L’azienda alla quale era stata affidata la gestione del sito è stata poi liquidata e ceduta ad un uomo di 71 anni, residente in provincia di Bari, risultato irreperibile. L’anziano, al termine degli accertamenti, è stato anche denunciato dalla polizia per aver omesso di verificare lo stato di abbandono del sito.
Il terreno occupato dalla discarica «Li Cicci», attualmente versa in stato di evidente abbandono. Da diversi anni in fase di post-gestione in quanto ha esaurito le volumetrie utili allo smaltimento. L’ultimo sopralluogo ha permesso di accertare che la discarica si trova in condizioni tali da costituire pericolo per l’ambiente, a causa della fuoriuscita nel terreno di percolato. La copertura utilizzata per proteggere il terreno dalle infiltrazioni delle sostanze inquinanti, risulterebbe infatti danneggiato in più punti.
La polizia ritiene che il cattivo stato di conservazione del sito sia anche causato dalla totale assenza di un servizio di custodia e di vigilanza. Gli agenti hanno accertato inoltre, l’as - senza di impianti e di strutture idonei a mantenere sicuro il sito dal quale esalano cattivi odori. I primi riscontri hanno evidenziato pure l’assenza di un piano di gestione post-operativa e dei necessari controlli da parte del Comune. Così, ultimati gli accertamenti, è scattato il sequestro. (La gazzetta di taranto, p.V)

Solidarietà a Lannes

Comitato Vigiliamo per la discarica
Associazione Casa per la pace

COMUNICATO STAMPA

Il Movimento per la Rinascita Civica, il comitato Vigiliamo per la discarica, la Casa per la pace di Grottaglie esprimono la loro più sincera solidarietà al giornalista investigativo Gianni Lannes e deplorano con forza i vili attentati dei quali è stato fatto più volte oggetto. A Grottaglie Gianni Lannes ha tenuto una conferenza lo scorso maggio su “La penisola pugliese soffocata dalle ecomafie” e a Grottaglie viene pubblicata la versione locale cartacea del giornale on line “Italia terra Nostra”, di cui Lannes è direttore responsabile.
Apprezziamo il suo impegno coraggioso di informazione documentata e di inchieste sul campo su argomenti di tutela ambientale e su fatti per i quali non è mai stata fatta piena luce.
Nell’attuale panorama di una informazione soprattutto locale appiattita su posizioni attente a non urtare le diverse forme di potere, la professionalità del giornalista Gianni Lannes è uno stimolo per tutti coloro che nel Sud Italia e soprattutto in Puglia sono impegnati in difesa della legalità e per la tutela del territorio, e un esempio soprattutto per giovani che sono sensibili più di quanto non sembri verso coloro che spendono professionalità e impegno per ciò in cui credono.
E’ tempo che alla famiglia del giornalista Gianni Lannes e a lui stesso sia assicurata adeguata protezione dalle Istituzioni e che il Governo risponda alle interrogazioni che dai parlamentari sono state presentate fin dallo scorso luglio in occasione del primo attentato seguito alle minacce di morte. La democrazia ha il dovere di tutelare l’informazione perché l’informazione è il sale della democrazia. Etta Ragusa

Segue notizia attentato

http://www.italiaterranostra.it/?p=2667
Stanotte altro attentato mafioso a Gianni Lannes

Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno dato fuoco ad un’altra automobile (non assicurata contro gli incendi) del cronista impegnato nell’inchiesta sulle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia! Nella mattinata del 5 novembre il dottor Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente il mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio ai parenti delle vittime del peschereccio Francesco Padre, alla presenza del cronista è stata donata la pubblicazione del libro d’inchiesta NATO:COLPITO E AFFONDATO. Il primo attentato risale al 2 luglio scorso. L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Il giornalista e la sua famiglia non godono di alcuna protezione da parte dello Stato.

venerdì 6 novembre 2009

Differenziata? Manganello!

(note al video riportato nel post)Taranto, i disoccupati organizzati dello slai cobas,che da oltre una settimana lottano per un posto di lavoro ,in seguito ad una mancata convocazione di un serio incontro, sulla raccolta differenziata con la regione, dopo giorni di prese in giro, si sono arrabbiati, e hanno presidiato il ponte girevole.la risposta a un sacrosanto diritto è stata una carica della polizia ci sono state 5 persone che hanno riportato danni fisici ;teste rotte e piccole fratture.però non ci fermeremo la lotta continua,è inutile usare la repressione,noi a casa non ce ne andiamo e continueremo con tutti i mezzi la nostra lotta.

A che servono le ex-cave?

Sequestrata discarica abusiva a Manduria
Lo sversatoio da sei ettari era destinato alla raccolta dei rifiuti urbani ed era in evidente stato di abbandono


TARANTO - Una discarica abusiva è stata sequestrata da agenti del Commissariato di Manduria, in collaborazione con la Polizia Provinciale di Taranto e con personale dell’Arpa di Bari in località Li Cucci, nel territorio del comune di Manduria. La discarica si estende su un'area di circa sei ettari, lungo il versante nord della città, all’interno della strada che porta a San Cosimo.
La discarica era utilizzata per raccogliere i rifiuti solidi urbani dei comuni limitrofi ed era stata data in gestione a una società, che ha creato altre imprese satelliti, secondo le cosiddette scatole cinesi. L’azienda alla quale era stata affidata la gestione è stata poi liquidata e ceduta ad un uomo di 71 anni, residente in provincia di Bari, risultato irreperibile e denunciato per aver omesso di verificare lo stato di abbandono del sito.
Il sito, in stato di evidente abbandono, è da anni in fase di post-gestione in quanto ha esaurito le volumetrie utili allo smaltimento. L’ultimo sopralluogo ha permesso di accertare che la discarica si trova in condizioni tali da costituire pericolo per l’ambiente, a causa della fuoriscita nel terreno di percolato. Ciò è anche causato dalla totale assenza di un servizio di custodia e di vigilanza. Gli agenti hanno anche accertato l’assenza di impianti e di strutture idonei a mantenere sicuro il sito dal quale esalano cattivi odori. I primi riscontri hanno evidenziato inoltre l’assenza di un piano di gestione post-operativa e dei necessari controlli da parte del Comune. (corriere mezzogiorno)

Quanti modi di descrivere un disastro

Il film Marepiccolo ha scatenato la "poesia" dei critici cinematografici nella descrizione di Taranto, una quotidianità, per noi, che nel resto d'Italia suona come degrado, disastro e morte.
Un dubbio... ma come mai, per Marepiccolo tutti possono accusare direttamente l'Ilva e compagni di merende di ammazzare la gente e se un solo tarantino osa citare i dati dichiarati, ad esempio, da padron Riva, si becca le querele dei suoi scagnozzi?
Misteri del cinema.

Sotto un cielo rosso Ilva
Sviluppo nocivo e criminalità organizzata. Il Sud di Marpiccolo, in uscita oggi nelle sale, è preso in questa tenaglia. Sotto la cappa tossica dell’Ilva di Taranto, responsabile (come sostiene il film) di un decimo dell’inquinamento europeo e di un’alta incidenza tumorale, la storia di due rabbiose reazioni su entrambi i fronti. Da una parte una madre che, insieme ad altre, si autorganizza per sabotare la costruzione di un’antenna per telefonia mobile vicino a una scuola. Dall’altra un figlio che, privo di prospettive, vuole andar via, ma non prima di aver sfidato il boss locale.
A ispirare il regista Alessandro Di Robilant, conosciuto soprattutto grazie a Il giudice ragazzino (film sul magistrato Rosario Livatino, assassinato dalla mafia), è l’amore per il Meridione. «Il Sud - ci spiega - produce un grande potenziale non utilizzato, e poi io sono sempre più predisposto a raccontare quella difficoltà della vita che lì purtroppo è facile trovare». Per farlo, Di Robilant si è focalizzato su Taranto, città poco frequentata cinematograficamente e ricoperta di una polvere rossa da inquinamento.
«Paradosso è - ricorda - che i suoi bellissimi tramonti sono dovuti anche alle sostanze che escono dalle fabbriche. Sembra una cosa poetica, ma in realtà è mortifera. Entrando, senti subito in gola l’acredine dei rifiuti tossici delle ciminiere ». Una città, dunque, i cui problemi risultano evidenti ma non vengono messi all’ordine del giorno. Molti vorrebbero cambiare la situazione, però a mancare sono le premesse. «Ci vuole - continua il cineasta - una volontà congiunta da parte di chi governa un posto e chi, a Roma, deve assumersi la responsabilità di dare una mano. Ciò che vedo, invece, è una divisione drammatica tra chi governa e chi subisce e una sorta di tacito disinteresse o silenzio sulla vicenda dell’Ilva. Ho l’impressione che non venga minimamente affrontata. Mi auguro che prima o poi in sede europea qualcuno alzi il dito per dire che quella situazione deve cambiare, perché produce morti. Il tremendo paradosso è che, detto questo, si tratta dell’unica fonte di guadagno che la città ha. Un ricatto da cui è difficile venir fuori: mi dai da lavorare, però poi la mia pensione la devo spendere all’ospedale».
Di contro, rispetto alle persone che si è trovato di fronte, Di Robilant parla - anche come segnale di ottimismo trasposto in Marpiccolo - di un’umanità reattiva, partecipe, solidale. E composta soprattutto da donne. «Sono rimasto molto colpito - conclude - dalla forza del popolo femminile del Paolo VI, quartiere in cui è ambientata la storia. Sono donne unite, piene di vita, di voglia di combattere malgrado un’esistenza piena di problemi e di continui attentati alla dignità. Di opportunità di lavoro ce ne sono poche, migliorare la qualità della vita è difficile, ma malgrado ciò ho visto gente combattere quotidianamente in maniera encomiabile. è stata una bella lezione, e il messaggio che ho voluto dare è che cultura significa non farsi raccontar bugie, e diventar coscienti significa anche potersi sforzare per migliorare le cose».
(terranews)

San Paolo emporio dell'edilizia

La denuncia dell’ambientalista tarantino Fabio Matacchiera
San Paolo assaltata dai predoni Saccheggiati molo e fortezza
L’isola della Marina militare è ormai abbandonata Sottratte le chianche.

Chianca dopo chianca se la stanno portando via. L’isola di San Pa­olo, una delle due Cheradi di fronte alla rada del mar Grande di Taranto, è ormai priva di interesse per la Marina italiana. Difatti non c’è più personale militare sul possedimento. La sua dismissione, pe­rò, è ancora di là da venire, quindi l’iso­lotto non è ancora passato all’agenzia del Demanio. Si trova nella classica terra di nessuno della quale approfittano i ma­lintenzionati che la stanno facendo a pezzi. Magari su commissione di qualcu­no che vuole farsi una casetta in campa­gna o un vialetto o un muro a secco. Può anche darsi che quelle pietre bianche e levigate siano trasferite e trapiantate al nord, come gli ulivi e i trulli. La segnala­zione al ministero della Difesa, all’Ammi­ragliato e alla Capitaneria di porto l’ha lanciata Fabio Matacchiera, l’ambientali­sta animatore dell’associazione Caretta Caretta.

Ha reso pubblica una voce circo­lante nell’ambiente dei pescatori accorti­si da tempo delle manovre di smontag­gio dei pontili e di parte dell’ex fortezza di Laclos. Da tempo c’è all’opera un grup­po di una decina di ladri che, armati di attrezzi adatti, rimuovono le chianche delle banchine e i grossi mattoni dei frangiflutti, non disdegnando neanche le pietre dell’ex fortificazione. Murata più volte dalla Marina militare è stata si­stematicamente riaperta al saccheggio. Agiscono verosimilmente durante la notte, approdano con due barconi, smontano e poi ritornano per portare via il carico. Molti vedono, nessuno par­la. «Andremo a verificare sul posto - afferma il capitano di vascello Giuseppe Barbera, capo ufficio stampa del dipartimento dello Ionio, - perché non abbia­mo più personale sull’isola che è in via di dismissione. Siamo ancora responsa­bili del bene, è ovvio, però dobbiamo ac­certare quanto dipende dal saccheggio e quanto dalle mareggiate o dalle intempe­rie. Abbiamo murato molte volte la for­tezza proprio per evitare ingressi indesi­derati, ma abbiamo verificato che la sfondano ogni volta».

Matacchiera so­stiene che «le operazioni di sbancamen­to vengono effettuate con l'asportazione di migliaia di grosse chianche levigate che costituiscono la bellissima pavimen­tazione e la rimozione di molte centina­ia di pesantissimi mattoni bianchi, di pregiata fattura e del peso di alcuni quin­tali che formano i moli della banchina e della stessa fortezza. Il materiale, una volta rimosso, viene trasportato e raccol­to furtivamente all'interno del porticcio­lo, dove poi viene caricato a bordo di grosse barche per destinazione ignota. Sono anche evidenti delle zone dove i mattoni, le chianche ed i pesanti blocchi sono stati raccolti, per essere presto cari­cati nuovamente su grosse imbarcazio­ni. Nel totale stato di abbandono dell'iso­la assistiamo, questa volta, alla terza vio­lazione di un bene storico e militare da parte di vandali, cittadini italiani e taran­tini ». Il vice sindaco Alfredo Cervellera, che si occupa della aree demaniali, con­ferma le manifestazioni di interesse per San Paolo. «Abbiamo presentato alcuni progetti di utilizzazione dell’isola - osser­va - per farci una riserva sottomarina o un centro di attività legate alla nautica e alla vela. La dismissione procede con lentezza, però, tanto che abbiamo scrit­to una nuova lettera al presidente del consiglio Berlusconi per avviare la tratta­tiva del passaggio all’agenzia del dema­nio. In assenza di risposte faremo inizia­tive clamorose perché la città ha biso­gno di recuperare le aree demaniali».
Cesare Bechis (La gazzetta del mezzogiorno)

Zitti e sotto! Anche allo stadio

Riportiamo la notizia di una censura che circola sui siti degli amici di Grillo e di Tarantosupporters, ringraziandoli per la segnalazione.


Un altro atto di censura in questa città! Posted on Novembre 6, 2009 by letaizia
In occasione della partita di basket femminile del torneo Eurocup tra CRAS BASKET TARANTO e UMMC EKATERINBURG dei tifosi hanno voluto lanciare un appello al mondo attraverso la diretta tv. Hanno esposto uno striscione con su scritto: STOP THE ENVIRONMENTAL DISASTER IN TARANTO NOW (FERMATE IL DISASTRO AMBIENTALE A TARANTO, ADESSO!) Lo striscione è stato rimosso…Perchè? A chi dava fastidio? Sinceramente sono delusa dallo scoprire che anche lo sport ha influenze dall’alto…D’altronde il Palamazzola è patrocinato dalla Provincia di Taranto…..VERGOGNA! NON VOGLIONO CHE IL MONDO SAPPIA CHE QUI SI MUORE!


DECRETO PISANU - Articolo 2-bis. (Divieto di striscioni e cartelli).
1. Sono vietati, negli impianti sportivi, l'introduzione o l'esposizione di striscioni e cartelli che, comunque, incitino alla violenza o che contengano ingiurie o minacce. Salvo che costituisca più grave reato, la violazione del suddetto divieto è punita con l'arresto da tre mesi ad un anno. Resta fermo quanto previsto all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205.
decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 all'articolo 2, comma 1
Chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.
Legge 13 ottobre 1975, n. 654 art. 3
SALVO CHE IL FATTO COSTITUISCA PIÙ GRAVE REATO,AI FINI DELL'ATTUAZIONE DELLA DISPOSIZIONE DELL'ARTICOLO 4 DELLA CONVENZIONE È PUNITO CON LA RECLUSIONE DA UNO A QUATTRO ANNI:
a) CHI DIFFONDE IN QUALSIASI MODO IDEE FONDATE SULLA SUPERIORITÀ O SULL'ODIO RAZZIALE;
b) CHI INCITA IN QUALSIASI MODO ALLA DISCRIMINAZIONE,O INCITA A COMMETTERE O COMMETTE ATTI DI VIOLENZA O DI PROVOCAZIONE ALLA VIOLENZA,NEI CONFRONTI DI PERSONE PERCHÉ APPARTENENTI AD UN GRUPPO NAZIONALE,ETNICO O RAZZIALE.
È VIETATA OGNI ORGANIZZAZIONE O ASSOCIAZIONE AVENTE TRA I SUOI SCOPI DI INCITARE ALL'ODIO O ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE.CHI PARTECIPI AD ORGANIZZAZIONI O ASSOCIAZIONI DI TAL GENERE,O PRESTI ASSISTENZA ALLA LORO ATTIVITÀ,È PUNITO PER IL SOLO FATTO DELLA PARTECIPAZIONE O DELL'ASSISTENZA,CON LA RECLUSIONE DA UNO A CINQUE ANNI. LE PENE SONO AUMENTATE PER I CAPI E I PROMOTORI DI TALI ORGANIZZAZIONI O ASSOCIAZIONI.
Legge 25 giugno 1993, n. 205

Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa

DOMANDA A CHI DI COMPETENZA: A QUALE NORMA CONTRAVVENIVA LO STRISCIONE Stop the enviromental disaster in Taranto now?

Articolo di FULVIO COLUCCI su La Gazzetta di Taranto

• Rimosso dalla Digos diventa un caso su Facebook. Lo striscione esposto poco prima che iniziasse la partita tra Cras Basket Taranto e le campionesse russe dell’Ekate - rinburg, recitava in inglese: «Stop the environmental disaster in Taranto now» (fermiamo subito il disastro ambientale a Taranto). Voleva intercettare l’onda lunga della diretta satellitare su Raisport più e sul sito internet del canale Rai per porre il mondo di fronte ad una verità ormai scomoda: Taranto è capitale europea dell’in - quinamento.
Ma i telespettatori del continente hanno potuto leggere quelle parole come pietre solo per pochi minuti. Prima che iniziasse l’incontro di pallacanestro femminile lo striscione è scomparso dai teleschermi. La polizia ha ufficialmente spiegato che la rimozione non è stata effettuata per i contenuti del messaggio, ma per le proteste di chi, occupando in gradinata i posti a ridosso del parquet lamentava l’ostruzione totale o parziale della visuale. Inoltre, sempre secondo la Digos, lo striscione era di carta e non di materiale ignifugo: un pericolo per la sicurezza se avesse preso fuoco.
La società Cras è stata avvisata dalla Digos della decisione presa (in caso contrario sarebbe scattata una multa) anche se fa sapere che non aveva nessun motivo per ritenere lo striscione offensivo.
A difendere la «provocazione» il popolo di Facebook. Postata più volte ieri, sui vari profili, la foto del Palamazzola con annesso striscione, ripresa dal sito Tarantosupporters. «Perché rimuoverlo - ha scritto il leader di Peacelink Marescotti -. A chi dava fastidio la democratica espressione del pensiero garantita dalla Costituzione?». A Taranto parlare di inquinamento resta un tabù. E per l’Europa resta un mistero.

Dragaggi?

giovedì 5 novembre 2009

Taranto Far West d'Italia!

Marpiccolo, la recensione

In Italia non abbiamo un cinema di genere, o meglio non lo abbiamo più (si lo so che in teoria ancora si producono film di genere ma per decenza preferisco fingere che non vengano proprio girati), però fortunatamente esistono ancora delle nicchie più o meno di genere che affrontano determinati temi in determinate maniere disegnando nuove categorie.
Marpiccolo è a suo modo un film di un genere che sta tra il gangsteristico all’italiana, il melodrammatico e il realista. Si tratta di quei film che dipingono situazioni disperate di provincia (o meglio estrema periferia) utilizzando attori del luogo per raccontare storie di malavita con o senza redenzione (quello dipende).
Godard diceva che per fare un film servono due cose: una donna e una pistola, probabilmente aggiustando la sua provocazione si potrebbe dire che questo è indispensabile quantomeno per un film di genere e alle volte mi sembra che l’unico contesto in cui una pistola (intesa come estremizzazione del conflitto e rappresentazione della massima tensione tra il vivere il morire) non sembri ridicola in un film italiano sia questo.
Marpiccolo poi non è immune da cadute di stile e qualche fastidiosa leggerezza (almeno un paio di attori principali recitano in maniera davvero non accettabile e i dialoghi davvero potevano essere migliori) però centra in pieno le caratteristiche del suo genere, ovvero uno scenario disperato nel quale incastrare i personaggi (in questo caso la periferia di Taranto con dei terribili palazzoni e lo sfondo delle fabbriche inquinanti riprese in fantastici totali che non dimenticano mai di includere il cielo!), condizioni di vita al limite del tollerabile (povertà, mancanza di prospettive, obbligo di collusione con la mafia locale, famiglia disastrata) e una storia di fiori nel cemento.
Ecco se oggi è ancora possibile parlare di “azione” nel nostro cinema lo si può fare all’interno di queste regole e queste convenzioni. La scena della rapina in casa del boss locale (un perfetto Michele Riondino) è degna di stima e anche il modo in cui il protagonista si scontra con la violenza (dalle botte agli spari) è onesta senza mai suonare ridicola.
In più Marpiccolo è italiano nel senso migliore del termine, cioè riesce a guardare i suoi personaggi ad altezza uomo, trova senso in una lotta contro le istituzioni senza senso apparente e utilizza per i ruoli principali non attori ma corpi, non professionisti scelti per il volto che hanno per quelle facce molto più comunicative di qualsiasi altra cosa che hanno la stessa valenza in un inquadratura dei palazzoni aggressivi. Il nostro Far West esiste ed è questo.
(Screenweek)

I veleni di Taranto


Novecentotrentunomila metri quadri. Potrebbe essere la superficie di un centro abitato, o di una grande area boschiva. Invece è la grandezza dell'area, di cui una parte in concessione demaniale, sequestrata dalla Guardia di Finanza di Taranto all'interno del porto mercantile della città pugliese, su disposizione dell'Autorità Giudiziaria. Il provvedimento reca la firma del procuratore della Repubblica, Franco Sebastio, e dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino. Il motivo? In quest'area così ampia erano stati stoccati rifiuti speciali sia solidi sia liquidi, senza le dovute autorizzazioni, soprattutto senza le dovute precauzioni per la salute. Tre persone sono state denunciate.

Il provvedimento è stato emesso al termine d’indagini che hanno accertato lo stoccaggio di rifiuti speciali, anche di natura tossica, il carico e lo scarico di materie prime e prodotti finiti dell'industria metallurgica in violazione delle norme poste a tutela dell'ecosistema marino e terrestre. Anche i rifiuti sono stati sequestrati dalle Fiamme Gialle, assieme ai sistemi di canalizzazione presenti nell'area del porto. Questo perché si sta procedendo alla necessaria verifica, condotta attraverso l'esecuzione di prelievi di campioni, in collaborazione con i tecnici dell'Arpa Puglia, dell'impatto ambientale sui fondali marini adiacenti. Inoltre, sono in corso anche accertamenti di carattere fiscale. I militari della Finanza stanno operando insieme a unità aeree e navali.

All’esame dei magistrati ci sono i pontili del porto di Taranto. Con il rischio che fin troppe quantità di sostanze nocive siano finite in mare, nel porto mercantile. Non si tratta di pontili qualunque. Sono il secondo, terzo, quarto e quinto sporgente del porto, il che fa diventare il sequestro un fatto assolutamente clamoroso: sono i pontili utilizzati dall'ILVA di Taranto per lo sbarco delle materie prime e l'imbarco dei prodotti finiti. Il provvedimento giudiziario, si legge in comunicato reso noto dalla direzione dell'ILVA, contesta "l'assenza di un sistema per la raccolta ed il trattamento delle acque meteoriche oltre alla gestione non autorizzata di materiali di risulta presenti sui pontili. In questa fase di esclusivo accertamento dei fatti ipotizzati l'ILVA sta fornendo ampia collaborazione al personale della Guardia di Finanza per l'espletamento delle indagini di rito e per l'esecuzione del mandato di sequestro probatorio". Infine, “l'Ilva confida, al fine di accertare l'assenza di responsabilità, in una rapida conclusione delle indagini".

All'arrivo dei militari, la mattina del 3 novembre scorso, l'area era piena di rifiuti speciali che, a causa delle precipitazioni autunnali di questi giorni, finivano nei sistemi di canalizzazione delle acque reflue, che vanno in mare. Nonostante questo, l'unica autorizzazione mostrata dall'ILVA è stata quella per lo "scarico di acque reflue domestiche". Come dire: acque di scolo della pasta dalle pentole ed acqua con detersivo dopo aver lavato i piatti, due tipici esempi di acque reflue domestiche. Peccato che invece si tratti di un'acciaieria, i cui scarti polverosi sono costituiti da metalli pesanti, pericolosi per inalazione e per ingestione.

Sono contestati anche altri reati, come si legge nella disposizione di sequestro probatorio con facoltà d'uso: danneggiamento e realizzazione di opere abusive, oltre ad una lunghissima serie di violazioni in materia ambientale. Secondo le accuse, l'ILVA avrebbe agito nel porto senza le necessarie autorizzazioni. Le tre persone denunciate sono il direttore dello stabilimento siderurgico, Luigi Capogrosso, il responsabile area "sbarco merci", Giuseppe Manzulli, ed il responsabile dell'area logistica "prodotti finiti", Antonio Colucci. A dare il via alle indagini è stato il sequestro di alcune bricche, proprio nell'area portuale, a febbraio del 2009. Da quell'operazione si sarebbe poi risaliti alla mancanza delle autorizzazioni da parte dell'ILVA.

Tutto questo va a colpire una città già disastrata dal punto di vista ambientale, in buona parte già vittima proprio dell'ILVA. Lo stesso porto di Taranto non è nuovo ad illeciti ambientali: appena poche settimane fa, cinque container carichi di rifiuti speciali (complessivamente 124 tonnellate tra pneumatici fuori uso, scarti in gomma e pezzi di plastica) diretti in Vietnam, sono stati sequestrati nel corso di controlli doganali. Esaminando la documentazione di viaggio, si è scoperta una falsa indicazione del codice identificativo della tipologia dei rifiuti e del trattamento di recupero previsto dalla legge: il carico risultava diretto in Corea, mentre l'effettiva destinazione era il Vietnam, in violazione agli accordi tra l'Unione Europea ed il Paese Asiatico.

Il tutto in una città che non detiene solo il primato nazionale per la diossina, ma anche per il mercurio. Infatti, come si rileva dall'Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, Taranto vede una dispersione in atmosfera per la grande industria italiana del 49% del mercurio emesso in tutta l'Italia, ma il dato più grave è l'aumento continuo di mercurio, soprattutto quello che finisce nelle acque antistanti la città. Infatti il mercurio in acqua è passato dai 118 chili del 2002 ai 665 chili stimati nel il 2005. Ed anche il mercurio proviene dal grande impianto siderurgico: l'ILVA, a livello nazionale, emette il 62,5% di tutto il mercurio stimato per la grande industria. Alessandro Iacuelli (altrenotizie)

Biofregature

Alla faccia della foresta!

Una goccia nel mare di cemento... speriamo si riesca a concepire di meglio prima che scada la giunta!
Alberi in Corso Italia

mercoledì 4 novembre 2009

Rifiuti dappertutto!


martedì 3 novembre 2009

Amianto e/o diossina? Non ci facciamo mancare nulla!

Il ritorno del (solito) sindaco sceriffo

Città Vecchia, anno 2009.
Il sindaco annuncia l'ennesimo atto di sgombero e di violenza in nome del "risanamento".
Un sindaco rosso per l'ennesimo bieco atto nero.
Come se quelle "bestie" che occupano (perchè, poi, uomini come noi sono costretti ad occupare e vivere in quel modo: se lo è mai chiesto qualcuno di loro?) non fossero cittadini che hanno diritto ad una voce!

A Taranto e in Puglia, da tempo ormai, altri gruppi lavorano alla partecipazione popolare, ai laboratori urbani, all'idea di una città veramente democratica, proponendo un'alternativa alla politica snob che considera le persone rifiuti da sgomberare per sostituirli con altri rifiuti in fila per un alloggio. Gli stessi amministratori con facce diverse ma che ancora pensano di "risanare" e "recuperare" raccontando favole (le solite da 100 anni) di negozietti e di casette per tutti!
Cosa cambia rispetto ai fascisti del piccone, ai risanatori che deportarono secolari storie familiari nelle colombaie di Paolo VI e agli sceriffi degli sgomberi armati?


«Vigili, sgomberate quei locali»

Il sindaco ordina: via gli abusivi dagli immobili comunali nella Città vecchia una parte dei locali potrebbe essere assegnata ai senza tetto

• Linea dura del sindaco contro gli abusivi. Lo scorso 27 ottobre, Ezio Stefàno, ha firmato un’or - dinanza che si conclude in maniera inequivocabile: «Il sindaco ordina al comando della Polizia municipale ed alla direzione Lavori pubblici e Patrimonio di attivare tutte le procedure per la riacquisizione, anche attraverso lo sgombero coatto, dei locali di proprietà comunale censiti in Città vecchia ed abusivamente occupati entro dieci giorni dalla notificazione del presente atto».
Ma come mai il sindaco Stefàno ha scelto di percorrere questa strada? Il testo dell’ordinanza, anche se solo parzialmente, già lo dice nella sua premessa: «L’Amministrazione comunale - si riporta testualmente - intende promuovere e rivitalizzare il territorio comunale anche attraverso la valorizzazione del patrimonio comunale. Detto questo, in Città vecchia insistono - si legge
ancora - numerosi locali di proprietà comunale per i quali è risultato necessario provvedere ad un censimento certo degli stessi al fine scrive Stefàno - di identificare gli eventuali locatari nonchè a verificarne la legale assegnazione».
Il sindaco, inoltre, sottolinea che «a seguito di sopralluoghi effettuati dagli stessi agenti della Polizia municipale è emersa anche una grave carenza igienico-sanitaria a causa delle cattive esalazioni provenienti dall’interno di alcuni locali». Tanto basta, evidentemente (e giustamente), «per provvedere al ripristino della corretta gestione degli immobili di proprietà comunale in Città vecchia che saranno attribuiti successivamente nelle forme e nei modi previsti dalla legge».
E proprio qui sta il punto centrale dell’ordi - nanza. Da quel che risulta alla «Gazzetta», infatti, il primo censimento avrebbe attestato l’esistenza di circa 55 locali (a piano terra) di proprietà comunale. Di questi, l’80 per cento avrebbe una destinazione «commerciale» e il 20 una «ad uso abitativo».
E così, liberando quei locali occupati abusivamente, il Comune potrebbe fare un bando ed assegnarli a chi vuole aprire un’attività commerciale tra i vicoli, da un lato. E, dall’altro, assegnare qualche alloggio alleggerendo (molto parzialmente, sia chiaro) l’emergenza-casa.


«Stefàno ha fatto bene noi l’avevamo già sollecitato»
Il presidente della circoscrizione Paradiso: locali trasformati in alloggi? Sì, ma solo per poco


• «L’ordinanza del sindaco di Taranto che prevede il censimento dei locali comunali in Città vecchia, va nella direzione auspicata dalla nostra circoscrizione». Così il presidente del quartiere Borgo-Città vecchia, Luigi Paradiso, all’indomani della decisione di Ezio Stefàno di verificare lo stato dei piani terra degli immobili di proprietà pubblica per valutare la possibilità di rimetterli in uso come attività commerciali o di assegnarli come alloggi momentanei ai cittadini senza casa.
«Anche dalla ristrutturazione di questi stabili passano la riqualificazione ed il ripopolamento di quest’im - portante zona della nostra città - dice il presidente Paradiso -. Da quando ci siamo insediati, abbiamo sempre fatto pervenire messaggi di questo tenore al
sindaco. Non è infatti possibile pensare di valorizzare il borgo antico senza prima avere cognizione esatta ed analitica del patrimonio comunale, parlo di quello disponibile e non. La proposta di rimettere in sesto e restituire vita alle attività commerciali della Città vecchia era già stata formalizzata dalle commissioni circoscrizionali e dai singoli consiglieri. Questa iniziativa, unita all’attivazio ne dei corsi di laurea e agli investimenti dei privati, incentivati altresì dalla Zona franca urbana e dalla presenza dell’amministrazione, può ora contribuire al rilancio del quartiere».
Paradiso condivide del tutto le disposizioni del sindaco. «Anche quella di sgomberare i locali occupati abusivamente» precisa. Ed è favorevole all’assegnazione alle famiglie bisognose di quei luoghi (una minima parte rispetto al totale) che possono essere adibiti ad abitazioni. “Purché sia una soluzione momentanea - precisa Paradiso - perché, per quanto si possa trattare di locali facilmente adattabili, non hanno comunque le stesse caratteristiche di un’abitazione. E per le famiglie che si trasferiranno qui sarà di certo un aiuto, ma comporterà comunque disagi e sacrifici che si potranno affrontare solo momentaneamente per tamponare parte dell’emer - genza abitativa della città».
E’ da questo spirito che nasce l’ini - ziativa del sindaco. Stefàno ha urgenza di trovare una sistemazione più sicura e legale a tante famiglie che occupano abusivamente stabili fatiscenti e a rischio crollo. Basti pensare a via Duca degli Abruzzi 85, palazzo divorato dall’umidità e pericolante. Vero è però che la storia di Taranto ci mostra tanti squallidi casi di sistemazioni temporanee diventate alloggi permanenti. Un rischio che, secondo Paradiso, «si corre anche questa volta. Ma è l’unica via da seguire mentre si cominciano a pianificare interventi mirati e seri di politica abitativa come quelli che intende avviare quest’amministrazione».

L’idea dell’assessore Nistri: nell’Isola vogliamo più negozi

L’assessore comunale al Borgo antico, Davide Nistri, quest’idea la coltiva già da qualche mese. «Ho trovato subito la piena disponibilità e condivisione del sindaco Stefàno per portare avanti quest’iniziativa. Iniziativa che ha ora ancora maggior valore dopo la recente approvazione dei benefici fiscali e degli incentivi per la zona franca urbana in cui insiste, appunto, la Città vecchia». Nistri aggiunge: «Stiamo già realizzando un censimento dei locali di proprietà comunale. Se gli agenti di Polizia municipale verificheranno che sono occupati abusivamente non potranno far altro che procedere allo sgombero. In questo modo - spiega l’as - sessore - potremo indire un bando di gara ed assegnare così licenze commerciali per aprire negozi in Città vecchia. I locali necessitano di interventi di ristrutturazione? Sicuramente ma se il locatario farà questi lavori a sue spese vorrà dire che il Comune detrarrà quanto speso dal canone di locazione. E poi, forse, così potremo anche assegnareq ualche alloggio ai senza tetto».

(La Gazzetta di Taranto, II)

Fortuna che c'è la Regione...

Eni, nuovo alt dalla Regione
L’assessore Introna: limite alle centrali elettriche, CO2 da tagliare


• «Un limite alle produzioni delle grandi centrali termoelettriche». Un no implicito alla nuova centrale Eni. La Puglia dichiara guerra alle emissioni di CO2. E a Taranto la Regione conferma la sua strategia. L'anidride carbonica causa del surriscaldamento del pianeta è oggetto di attenzione generale. Non sfuggono i rischi globali e le conseguenze negative sul clima e sull'ambiente in generale, già riscontrabili sulla «pelle» del territorio pugliese.
Così sabato scorso, al convegno di Sinistra e Libertà sul «Clima delle Regioni», l'assessore regionale all'Ambiente, Onofrio Introna, ha fatto «da spalla» ideale al presidente Nichi Vendola spiegando che la Puglia «ha scelto di seguire la strategia dello sviluppo sostenibile, impegnandosi in un processo profondo d'innovazione ambientale».
«Vi è un generale consenso - ha dichiarato Introna - sulla necessità di procedere verso una maggiore efficienza e razionalità negli usi finali dell'energia, modi più puliti e più efficienti di utilizzo e trasformazione dei combustibili fossili, un crescente ricorso alle fonti alternative di energia. La produzione di energia elettrica in Puglia è oltre il doppio del consumo regionale: ciò nonostante, la giunta Vendola punta ad una politica che non limita a priori l'incremento della stessa, mette però un limite alle produzioni delle grandi centrali termoelettriche, conferma il no al nucleare e sviluppa, regolamentandole, tutte le fonti rinnovabili». Da qui si evince il «no» a nuovi impianti che espressamente parlano di aumento delle emissioni di CO2 come la centrale turbogas dell'Eni.
La Regione, ha aggiunto l'assessore Introna, «ha il potere di imprimere una diversa direzione di marcia» all'impegno per l'ambiente. «Proprio per questo che oltre alle questioni energetiche e a quelle legate alla gestione dei rifiuti, abbiamo combattuto la guerra dell'ambiente con l'emanazione della legge “antidiossina” che dà un notevole contributo al risanamento dell'area di Taranto dall'inquinamento dovuto alle emissioni di diossina dell'Ilva».
Al dibattito di Sinistra e Libertà è intervenuto Roberto Giua chimico dell'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente. «L'anidride carbonica non inquina, ma contribuisce all'effetto serra - ha spiegato Giua - perciò dobbiamo invertire la tendenza pensando a sfruttare le fonti di energia alternative come l'eolico. Riteniamo giusto sostituire impianti che producono CO2 con impianti che ne producono meno». E sul caso della centrale Eni, Giua si è soffermato puntualizzando: «Com'è noto l'Arpa non è stata invitata alle riunioni della commissione per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale quindi non conosciamo il problema nello specifico però, pur non prendendo posizione, riteniamo che le tematiche relative alla nuova centrale Eni possano essere una delle questioni». Infine Giua ha evidenziato i rischi per l'ambiente che derivano dalle centrali a biomasse: «Idealmente i vegetali impiegati per produrre energia dovrebbero essere a bassissima produzione di anidride carbonica, ma non sempre è così. Se le biomasse vengono coltivate nel terzo mondo, per esempio, possiamo non avere questa certezza. Tenendo conto delle emissioni prodotte col loro trasporto, il risultato potrebbe essere controproducente in termini di impatto ambientale». (La Gazzetta di Taranto, IV)

Eppur si muove...

...la giustizia!

Sigilli ai pontili dell'Ilva: tre denunciati. Taranto, la guardia di finanza sequestra un'area del porto da 930mila mq piena di materiali speciali


Sono stati posti sotto sequestro probatorio con facoltà d’uso i pontili utilizzati dall’Ilva di Taranto nello scalo portuale per lo sbarco delle materie prime e l’imbarco dei prodotti finiti. L’operazione - che riguarda anche la zona demaniale adiacente ai pontili - è stata compiuta da militari della guardia di finanza su mandato della magistratura. Per questo sono state denunciate tre persone.

PRELEVATI CAMPIONI SUI FONDALI MARINI - In collaborazione con i tecnici dell’Arpa Puglia, sono stati prelevati campioni sui fondali marini, prospicienti le aree sottoposte a sequestro. I militari stanno anche facendo accertamenti di carattere fiscale. Nelle aree sequestrate, che si estendono su 931.000 metri quadrati, avviene - a quanto è stato reso noto - lo stoccaggio di rifiuti speciali solidi e liquidi, il carico e lo scarico di materie prime e prodotti finiti.

ASSENZA DI SISTEMA ACQUE PIOVANE - Il provvedimento giudiziario - ha reso noto l’Ilva - contesta «l’assenza di un sistema per la raccolta ed il trattamento delle acque meteoriche oltre alla gestione non autorizzata di materiali di risulta presenti sui pontili». «In questa fase di esclusivo accertamento dei fatti ipotizzati - è detto ancora in una nota - l’Ilva sta fornendo ampia collaborazione al personale della Guardia di Finanza per l’espletamento delle indagini di rito e per l’esecuzione del mandato di sequestro probatorio». Infine, «l’Ilva confida, al fine di accertare l’assenza di responsabilità, in una rapida conclusione delle indagini».
Ugo Ferrero (Corriere del Mezzogiorno)

Rosso o viola. Di che colore si muore a Taranto?


Petrolio, quando l'Eni rinuncia

La società non vuole più cercare idrocarburi nelle zone "Fiume Bradano" e "Monte Carbone"

Questa volta associazioni anti-petrolio e comitati cittadini dello stesso indirizzo saranno contenti: l’Eni rinuncia a cercare il petrolio in due aree della Basilicata.
La società italiana ha ufficialmente rinunciato alle istanze di permesso di ricerca "Fiume Bradano" e "Monte Carbone".
La prima si estende fra le province di Matera (per quasi 200 chilometri quadrati) e Taranto (121 chilometri quadrati).
La seconda, Monte Carbone, invece è più vasta e passa dal Materano (per 369 chilometri quadrati) alle province di Bari e Taranto (per 127 chilometri quadrati).
La rinuncia dell’Eni appare in effetti curiosa se la si guarda alla luce dell’iter burocratico seguito.
"Fiume Bradano" era stata avanzata dall’Eni il 31 ottobre del 1999: dieci anni tondi.
L’Eni, il 25 gennaio del 2002, aveva scritto alle Regioni Basilicata e Puglia, oltre che ai Comuni di Bernalda, Montescaglioso, Pomarico, Pisticci, Ginosa e Castellaneta per dire: «Il Comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia, nella seduta del 25 ottobre 2000, ha dato parere favorevole all’istanza di permesso di ricerca "Fiume Bradano"».
Fra le tante corrispondenze istituzionali fra i soggetti interessati (ministeri, Regione e azienda) si contano sedici passaggi. Vari i "solleciti", di solito nei confronti della Regione.
Il massimo ente territoriale in particolare veniva sollecitato dal 21 settembre del 2007 perché si esprimesse sulla cosiddetta "intesa", l’atto finale con cui la Regione esprime le sue considerazioni sulle questioni ambientali.
La Regione alla fine dice la sua il 7 aprile del 2008 con un "assenso". Dunque via libera anche dalla Basilicata.
Perché l’Eni dice di no? L’atto finale - il decreto del ministero che è l’ultimo ad avere parola e non deve ascoltare alcun ente locale - non era stato ancora emenato e dunque non ci sono state ancora le ricerche da parte della società: in quel caso, si potrebbe pensare che l’Eni abbia verificato che il petrolio non c’è e amen. Ma non sembra il caso. E allora?
Ancora più curioso il caso dell’istanza "Monte Carbone". L’Eni attende dal 31 agosto del 2006 di poter mettere le mani nel sottosuolo e sapere se c’è petrolio o meno.
Anche in questo caso, solita trafila di solleciti, fasi interlocutorie, documenti che viaggiano in buste gialle fino al 31 maggio del 2008, quando l’istanza viene pubblicata sul Buig, che è la gazzetta ufficiale degli idrocarburi. Il 7 aprile dello stesso anno la Regione aveva dato il proprio assenso con l’intesa.
L’aspetto più strano: l’8 aprile del 2008 l’Eni aveva chiesto l’ampliamento dell’area di ricerca. Quindi, un anno e mezzo fa l’Eni manifestava l’intenzione di ampliare l’area della ricerca (e aveva prodotto la sua brava domandina al ministero).
Cosa sia accaduto è assai difficile saperlo: su questi aspetti le compagnie petrolifere non amano spiegare politiche e strategie.
Un’altra notizia che interessa - sebbene non direttamente - la Basilicata è quella di un nuovo permesso di ricerca in mare, nel mar Tirreno, Golfo di Policastro, in Calabria. Si tratta non di petrolio ma di geotermia, ossia di energia l'energia generata per mezzo di fonti di calore provenienti dal sottosuolo.
La ricerca di fonti geotermiche è stata affidata dal ministero alla società Eurobuilding, che ha sede a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno.
Il Golfo di Policastro è Calabria e non Basilicata ma, in periodi caldi di "navi dei misteri" e sonar nelle acque di Maratea, non mancherà di colpire l’attenzione di ecologisti e cittadini. (Quotidiano della Basilicata)

lunedì 2 novembre 2009

altri 15 passi...

La Libreria Dickens, in collaborazione con Comune di Taranto e Fandango Libri, nell'ambito di un ciclo di incontri con l'autore, ha organizzato la presentazione del libro “ QUINDICI PASSI “ di G. Foschini – Ed. Fandango
Mercoledì 11 novembre – ore 18,30, Sala degli Specchi - Palazzo di Città - Taranto


Intervengono:
Giuliano Foschini, giornalista e autore
Giorgio Assennato, Direttore Generale ARPA Puglia
Francesca Caliolo, moglie dell’operaio Antonio Mingolla
Gianni Florido, Presidente Provincia di Taranto
Domenico Procacci, produttore cinematografico/editore Fandango
Ezio Stefàno, Sindaco di Taranto
Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia
Coordina :
Stefano Costantini, Capo Redazione de La Repubblica Bari

Diossine tra ambiente e salute a Taranto

Taranto, 26 settembre 2009 Convegno: “Le diossine a Taranto tra ambiente e salute”. Diossine: dalle omissioni dello Stato Italiano all'implementazione della strategia europea Prof. Alessandro Marescotti in rappresentanza di Altamarea contro l'inquinamento coordinamento tarantino di associazioni
Relazione Diossine tra ambiente e salute
Diossine, omissioni dello Stato e strategia europea.

Taranto ingrata. Una città senza poesia

Le parole di Alda Merini suonano come una condanna senza appello



La pace che sgorga dal cuore e a volte diventa sangue, il tuo amore che a volte mi tocca e poi diventa tragedia la morte qui sulle mie spalle, come un bambino pieno di fame che chiede luce e cammina. Far camminare un bimbo è cosa semplice, tremendo è portare gli uomini verso la pace, essi accontentano la morte per ogni dove, come fosse una bocca da sfamare.
Alda Merini

Dibattito sul distastro ambientale a Taranto


VENERDI 6 NOVEMBRE, ORE 18

Biblioteca comunale "Pietro Acclavio"
Piazzale Dante 1/2, zona Bestat
Taranto

DIBATTITO CON:
Leo Corvace di Legambiente e
Antonietta Podda di Radio Popolare Salento


MODERA:
Marcello Di Noi,
direttore di Tarantoggi




Un'iniziativa del Centro Sociale Cloro Rosso di Taranto:

Raddoppio dell'ENI: ennesimo scempio ambientale!

Se c'è una cosa che Taranto non ha perso in oltre duemila anni di storia è la vocazione nell'essere “capitale”.
L'unica differenza tra il presente e il passato, tuttavia, è per cosa lo si è.
Se ai tempi della Magna Grecia potevamo fregiarci del titolo di indiscussa regina del commercio e delle arti, ora, certamente, il primato spetta alle problematiche.
Dissesto economico, disoccupazione dilagante, classi dirigenti inadeguate e inquinamento a livelli esponenziali sono alcuni degli elementi che caratterizzano questo ben poco invidiabile primato.
E, naturalmente, quando si primeggia in qualcosa si cerca sempre di lavorare affinché quello scettro non venga soffiato da qualcuno.
In questo caso, il Ministro Prestigiacomo, insieme alla Eni Power, hanno deciso di regalarci l'ennesima problematica che non possa mai farci scendere dal gradino più alto del podio.
In estate, un accordo tra governo nazionale e i dirigenti della multinazionale dell'energia, ha decretato il raddoppio della produzione da parte della Raffineria Eni.
Classico esempio di arroganza da parte di un governo che non ha alcun rispetto per il territorio, come ha già largamente dimostrato l'anno scorso ostacolando con forza l'approvazione della legge regionale sulla regolamentazione delle emissioni di diossina.
E questo mancato rispetto non passa solo dall'ennesimo tentativo di scavalcare la volontà cittadina con un'imposizione dall'alto, bensì vendendo l'ennesimo attacco alla nostra salute come una possibilità di crescita occupazionale o, addirittura, come una possibilità di decremento dei livelli di inquinamento.
Perché quello che i dirigenti Eni tentano di far credere è che la sostituzione delle vecchie centrali con delle nuove dotate di una più moderna tecnologia ridurrebbe l'emissione di gas nocivi.
Ma dietro questo seppur vero cambiamento, ciò che non viene ribadito è che nell'ammodernamento dell'impianto di produzione si verificherà anche un aumento della stessa, con un conseguente raddoppio delle emissioni di C02.
Usando un quanto più elementare esempio, potremmo dire che è come decidere di sostituire un'automobile che inquina 10 con una che lo fa per 5, con il vincolo , però, di acquistarne altre due oltre a quella già destinata alla sostituzione.
In breve, un vero e proprio “pacco” combinato a regola d'arte e spedito senza troppi fronzoli al mittente, ovvero noi tarantino.
Ma se dovessimo stilare una pagella delle responsabilità, l'Eni Power avrebbe sicuramente una valutazione meno alta rispetto a quella attribuibile ai vari livelli istituzionali.
Un'azienda ha come prerogativa il profitto. E' un elemento inprescindibile delle dinamiche del capitalismo.
Profitto a scapito di tutto, della dignità dei lavoratori, della salute degli stessi e dei cittadini che abitano nei pressi della stessa azienda.
Perciò, la responsabilità maggiore è, ovviamente, da addebitare alle istituzioni, che dovrebbero essere gli organi preposti alla tutela dei nostri interessi.
Oltre alle già citate e acclarate colpe del ministro Prestigiacomo, sicuramente una nota d'onore merita il presidente della provincia Florido, che ha già espresso il suo parere favorevole al progetto.
Il sindaco Stefàno?
Probabilmente vincolato dalla sua super eterogenea maggioranza, non ha ancora esplicitato una posizione chiara; circostanza che non rappresenta certamente una giustificazione valida.
La palla, perciò, dovrà passare alla città e alla sua capacità di dire basta ai diktat imposti dall'alto.
Il 28 Novembre Alta Marea scenderà di nuovo in piazza, confidando nella speranza che i numeri e il clamore generati dall'imponente partecipazione dello scorso anno restituiscano al mittente l'ennesimo tentativo di trasformarci nella discarica d'Italia.
L'unica differenza che auspichiamo rispetto alla marcia di appena dodici mesi fa è di non vedere gli ennesimi, tristi, tentativi di strumentalizzazione e propaganda elettorale da parte degli stessi politicanti che hanno avvallato l'ennesima scelta deleteria per il territorio.
Noi in piazza ci saremo, ancora una volta, perché come recitava lo striscione usato durante il corteo dello scorso, c'è il dovere di lottare “fino all'ultimo respiro”.




http://www.myspace.com/csoaclororosso

http://www.radiopopolaresalento.it/

"IL CASO TARANTO" ALL'UNIVERSITA' ROMA TRE

IMPRESE, DIRITTI UMANI E AMBIENTE. La responsabilità delle imprese per l'impatto delle loro attività in India, Nigeria e Italia
Giovedì 5 novembre, ore 17, Aula Magna della Facoltà di Economia ‘Federico Caffè’, Università degli Studi Roma Tre - via Silvio D'Amico 77, Roma

Il caso Taranto all'università di Roma 3

Da tutti i fronti...

Donne contro l'Ilva?

Diciotto ciak per Apulia Film Commission
Terza tranche annuale per lungometraggi, ma anche film per la tv, documentari e corti

Quattro lungometraggi, quattro film tv, otto documentari, un cortometraggio e un videoclip. Sono diciotto le nuove produzioni fi­nanziate dall’Apulia Film Commission, per un totale di investimento pari a 357mila euro: il consiglio di amministrazione dell’ente ha avalla­to mercoledì scorso le scelte dei critici cinema­tografici Carlo Gentile e Vito Luperto, assegnan­do i fondi della terza tranche 2009 destinati a produzioni cinematografiche da realizzarsi in Puglia. Sarà così girato in Salento I resti di Bisanzio, di Carlo Michele Schirinzi, che ha ottenuto un contributo di 30mila euro.
Fra Torre Guaceto e Torre dell’Orso i ciak di Luglio 80, opera prima di Massimo Natale (80mila euro). Fra San Catal­do e Lecce sarà girato W Zappatore, di Massimi­liano Verdesca, mentre fra Bari e Andria sarà ambientato L’altro mare di Riccardo Cannone. Per i film tv, fondi assegnati a Dario Diana per Mak piccolo detective –Tracce d’identità, a Cor­rado Veneziano per Accipicchia: ci hanno ruba­to la matematica, a Francesco Giase per C’era una volta e ad Enzo Strippoli per Parlami d’amo­re.
Otto, invece, i documentari finanziati: Un uo­mo in piedie la signora di Mimmo Mongelli, Adamà di Annamaria Gallone, Agente H: storie di un arsenale sommerso di Eugenio Laddago, La svolta. Donne contro l’Ilva, di Valentina D’Amico, Basis! Figli dei rospi di Niccolò Man­zolini, Le Murge: il fronte della Guerra Fredda di Fabrizio Galatea, Lo sceicco di Castellaneta di Giuseppe Sansonna e Le formiche testarde di Pa­olo De Falco. Per finire, 10mila euro al corto La decima onda, di Francesco Colangelo e 7 mila al videoclip Ta D’adattà di Enzo Piglionica.(Corriere del Mezzogiorno)

Tutti pronti a stendere il tappeto rosso all'Ilva!

Politici e sindacalisti uniti per dire che oltre l'Ilva, a Taranto, c'è solo l'Ilva!

Cassa integrazione straordinaria all'Ilva L’ansia di Taranto: «Salvate il sito»
Istituzioni e sindacati in allarme per il futuro dello stabilimento: «Giù le mani dai livelli occupazionali»


TARANTO — Dall’8 dicem­bre, dopo i primi dodici mesi di cassa integrazione ordinaria, scatterà il periodo di cassa stra­ordinaria per tutti i lavoratori dell’Ilva di Taranto. L’azienda ha però garantito che nessuno perderà il posto di lavoro. L’an­nuncio della nuova misura, do­vuta al perdurare della crisi del­l’acciaio sui mercati internazio­nali, ha provocato la reazione delle istituzioni e del sindaca­to.
«Mentre tutti si affannano a convincerci che la crisi è passa­ta e che siamo entrati in una fa­se di ripresa — commenta Pep­pe Lazzaro, segretario generale della Fim-Cisl —, la fabbrica si­derurgica più grande d’Italia ri­sponde con un ulteriore calo di produzione dovuto a una nuo­va stagnazione della domanda di prodotti siderurgici. Dopo un piccolissimo risveglio del mercato siamo ritornati in una fase di forte stagnazione dovu­to alla sola ricostituzione delle scorte da parte dei consumato­ri d’acciaio».
Il sindacato chiederà che an­che nel periodo di cassa straor­dinaria sia garantita la rotazio­ne tra i dipendenti e il manteni­mento della quota salario, co­me durante l’anno di cassa ordi­naria. «La Fim — aggiunge Laz­zaro — continua a essere con­vinta che Taranto e provincia non possano fare a meno del tessuto industriale e di conse­guenza della grande industria. Dal punto di vista della tutela ambientale ritiene sbagliata qualsiasi scorciatoia, come il re­ferendum popolare, e continue­rà a spingere nei confronti di Il­va affinché l’azienda prosegua sulla strada degli investimenti, ricercando sempre le migliori tecnologie disponibili al fine di determinare finalmente la eco­sostenibilità delle produzioni industriali » .
Gianni Florido
, presidente della Provincia di Taranto, sot­tolinea che «la crisi economica sta mettendo a dura prova tut­to il sistema produttivo di Ter­ra Ionica e proprio in queste ore l’Ilva è chiamata ad attuare scelte molto importanti. Il pri­mo dato che credo vada sottoli­neato è che per il gruppo Riva la centralità dello stabilimento tarantino non è in discussione e pare che le decisioni che l’azienda sta adottando servi­ranno proprio a salvaguardare il futuro della fabbrica taranti­na. E’ di fondamentale impor­tanza, inoltre, rendere la fabbri­ca ecocompatibile perché non possiamo e non vogliamo arre­trare di un centimetro su que­sto versante fermo restando la salvaguardia dei livelli occupa­zionali».
Secondo Piero Bitetti, assessore alle Politiche del lavo­ro del Comune di Taranto, «l’Il­va rappresenta un punto di rife­rimento insostituibile per il no­stro apparato industriale e sap­piamo degli sforzi che si stan­no compiendo per tentare di li­mitare i danni in questo mo­mento di grave difficoltà. Il no­stro auspicio è che si esca dalla crisi il più presto possibile e so­prattutto senza alcun ridimen­sionamento dell’organico».
Cesare Bechis (Corriere del Mezzogiorno)

Prime osservazioni dei cittadini sull'AIA ENIPOWER

Testo consegnato alla riunione presso il Ministero dell'Ambiente, a Roma nel merito delle procedure per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale ad ENIPOWER. Si tratta di valutazioni in gran parte riguardanti la nuova centrale termoelettrica che, però, non era inclusa nel procedimento di AIA. Per cui in sede di audizione oltre a ribadire comunque il NO ai nuovi progetti di potenziamento del parco elettrico, rispetto all'esistente si è richiesta la chiusura dei moduli più obsoleti, di più lontana realizzazione (anni '60) e che utilizzano oil gas. Nonchè il monitoraggio in continuo di tutte le emissioni inquinanti.

Taranto. Altamarea. Prime Osservazioni Su Centrali ENI

domenica 1 novembre 2009

Inquinamento a Taranto: Vendola che dice?