venerdì 27 gennaio 2012

L'Ilva inquina? Si!!!

L’INCHIESTA
Taranto, i periti del tribunale ”Inquinamento, è colpa dell’Ilva”
Per la prima volta, nero su bianco, la correlazione tra i veleni record della città e l’insediamento siderurgico. Nell’inchiesta sono indagati i vertici del colosso, accusati tra l’altro di disastro colposo e avvelenamento. L’azienda: “Emissioni nei limiti”


Oltre 500 pagine per mettere nero su bianco che dall’Ilva di Taranto vengono emesse in atmosfera sostanze come diossine e Pcb, pericolose per i lavoratori e la popolazione. E’ la prima verità sull’inquinamento a Taranto, dove è stata depositata la relazione dei periti chimici che costituisce la prima parte della maxi perizia sull’Ilva, disposta nell’ambito di un incidente probatorio, che dovrà accertare se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute umana nell’inchiesta al maxi colosso. I documenti sono ora al vaglio del gip Patrizia Todisco, che nominato gli esperti e disposto l’accertamento peritale durato oltre un anno. Ad essere indagati sono Emilio Riva, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva presidente dell’Ilva dal 20 maggio 2010, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, capo area del reparto Agglomerato. Le accuse sono disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

L'Ilva di Taranto inquina sicuramente

La perizia dove stabilire se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute sia degli operai che lavorano nel siderurgico sia dei cittadini di Taranto e dei comuni limitrofi, e se all’interno della fabbrica siano rispettate le misure di sicurezza per evitare la dispersione di diossina, Pcb e benzoapirene. Nelle risposte dei periti le prime verità. Nel documento si legge nero su bianco per la prima volta le risposte a queste domande.
Per quanto riguarda il primo quesito concernente “se dallo stabilimento si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e sostanze solide (polveri ecc.), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori operanti all’interno degli impianti e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto e, eventualmente, di altri viciniori, con particolare, ma non esclusivo, riguardo a Benzo(a)pirene, Ipa di varia natura e composizione nonché diossine, Pcb, polveri di minerali ed altro la risposta è affermativa”, scrive nelle conclusione della propria perizia il pool di periti chimici chiamato ad analizzare l’aria di Taranto, ed i veleni che respirano i tarantini.
Per quanto riguarda il secondo quesito concernente “se i livelli di diossina e Pcb rinvenuti negli animali abbattuti, appartenenti alle persone offese indicate nell’ordinanza ammissiva dell’incidente probatorio del 27.10.2010, e se i livelli di diossina e Pcb accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto, siano riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva la risposta è affermativa” rimarcano gli uomini del pool. E ancora, rispondendo agli altri “quesiti” del gip: per quanto riguarda il terzo quesito concernente “se all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto siano osservate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi la risposta è negativa”.
Ma non solo. I periti spiegano cosa andrebbe fatto, da subito, per l’aria di Taranto: “Per quanto riguarda il fenomeno dello slopping si ritiene necessario, al fine di ridurne l’entità, che si proceda rapidamente da parte di Ilva nell’implementazione del sistema esperto di regolazione del processo di soffiaggio dell’ossigeno e dell’altezza della lancia nel convertitore, così da svincolare, per quanto possibile, il controllo dell’operazione dall’intervento dell’operatore. Solo attraverso la registrazione di tutti gli eventi occorsi si potrà verificare l’efficacia delle procedure adottate per pervenire, se non all’eliminazione, almeno alla riduzione del fenomeno”. “Altro adeguamento necessario” è la chiosa degli esperti “è rappresentato dall’adozione dei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri inquinanti alle emissioni derivanti da impianti in cui sono trattati termicamente rifiuti, in cui i medesimi dovevano essere installati a partire dal 17 agosto 1999”.
“Non posso esprimere giudizi troppo articolati, la perizia è di molte pagine e ho potuto leggere solo le sintesi finali dei sei quesiti – commenta l’ingegner Aldolfo Buffo, rappresentante della Direzione per la qualità, l’ambiente e la sicurezza dell’Ilva – ma mi pare di poter dire che vi sia una constataione inequivocabile sul fatto che i livelli emissivi dell’Ilva sono tutti nei limiti di legge, incluse le diossine. Oggi si è consumato solo il primo atto, la perizia del gip, ci saranno altri passaggi, tra cui le risposte dei nostri consulenti. Non vi sono evidenze certe, ma solo ipotesi che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. Aspettiamo la fine del confronto per esprimere giudizi definitivi”.
Sulla questione è in corso infatti anche una perizia medico-legale da parte di tre consulenti: il professore Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del Centro per lo studio e la prevenzione oncologica; Maria Triassi, direttrice di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia dell’azienda ospedaliera universitaria ‘Federico II’ di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del Dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.
di GIOVANNI DI MEO e GIULIANO FOSCHINI (Repubblica)

Sarà una perizia storica?

Comunque sia, per la prima volta si va verso una visione integrata dell'impatto materiale della grande industria tarantina sull'ambiente circostante.
Attendiamo fiduciosi l'incidente probatorio

E la nave va?

400 milioni? arriveranno? e se arriveranno chi li gestirà? Ci vengono in mente, ad esempio, i problemi dei dragaggi per i fondali inquinati, la convivenza infrastrutturale tra traffico merci, viabilità e grande industria, l'impatto delle grandi navi sull'ambiente, le divisioni politiche e i soliti mangiamangia...
Aspettiamo questa ennesima colletta nazionale, e speriamo
Per il bene di tanti lavoratori. E che possano aumentare e aprire a nuove economie.

giovedì 26 gennaio 2012

ENI, non è solo puzza: FA MALE!!!

Ecco la relazione tecnica diffusa dall'ARPA Puglia con le rilevazioni dei gas emessi dall'ENI il 17 gennaio che hanno soffocato la città di Taranto per ore.
Le centraline hanno rilevato concentrazioni enormemente superiori ai limiti tollerabili di:

1) ACIDO SOLFIDRICO (H2S) (un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell'arco di pochi minuti. Agisce come l'acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale.Un'esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell'appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. - Wikipedia);

2) ANIDRIDE SOLFOROSA (S02)(Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensoriale (occhi, naso, etc.).È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, sinergia che genera anche ozono; il particolato è infatti in grado di trasportare ilbiossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza ildanno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. - Wikipedia)

C'è ancora bisogno di aspettare altro per fare qualcosa?


ARPA PUGLIA - TARANTO - ENI - Relazione_odori_17-1-2012

I link diretti ai documenti:
Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Allegati Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Direzioni vento H2S - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento SO2 - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento H2S - 17 gennaio 2012

E se fossi pecora?

Requiem per l'aeroporto di Grottaglie

In attesa del responso...



E intanto l'Amministrazione Comunale con il cappello in mano bussa alla porta di Riva..

Che fusti!!!

martedì 24 gennaio 2012

Ancora dubbi sulla rigenerazione e una proposta d'incontro

A riguardo del controverso progetto comunale di "Rigenerazione Urbana", il Comitato di Quartiere "Città Vecchia" rileva che tale progetto, lungi dal rappresentare un'occasione importante di dialogo con la città da parte delle autorità locali, le vede invece procedere nel tradizionale stile delle nostre amministrazioni cittadine, influenzabili soltanto da chi abbia un peso sociale rilevante. Dopo la pubblica, motivata bocciatura di Confcommercio e Confesercenti si è aggiunto in seguito, a qualificare negativamente il progetto, il documento inviato all'Amministrazione Comunale dall'Ordine degli Architetti, che definisce il piano di rigenerazione, così com'è stato formulato, "sommario e privo di effettiva strategia urbanistico-territoriale", rilevando inoltre che "non solo non è stato messo a punto con la partecipazione degli abitanti ma, prima della sua adozione definitiva, non vi è stato alcun dibattito politico-culturale mirante alla condivisione delle scelte".
Tornano in mente alcune avvisaglie importanti: l’insostenibile leggerezza con la quale sono stati letteralmente dissipati occasioni e fondi messi a disposizione dall’Unione Europea con i progetti Urban II e l'assurda, recente operazione di divisione, mediante “panettoni” di cemento e cancello di ferro, di piazza San Francesco in Città Vecchia, a cui gli abitanti hanno reagito con civile e fermo dissenso, avanzando proposte che restano, al momento, inascoltate e sepolte, come le “chianche” del basolato storico di via Duomo riseppellite da strati di bitume.
Per quanto riguarda la conosciuta realtà in cui vive, il Comitato di Quartiere Città Vecchia chiede a chi di competenza di rendere pubblica informazione circa lo stato di avanzamento del Piano urbanistico di Rigenerazione e invita cittadini, realtà di base e tutti coloro che hanno a cuore l’isola ed i suoi abitanti - con il loro bagaglio “diffuso” di cultura popolare e memoria storica - a partecipare ad una nuova assemblea pubblica, che si terrà giovedi 26 Genn., alle ore 19.00, in via Paisiello, presso i locali del Comitato di Quartiere Città Vecchia, per decidere delle prossime iniziative da adottare in merito.

“TARANTO VECCHIA E’ TARANTO!”

domenica 22 gennaio 2012

Mal'aria 2012 anche a Taranto è emergenza polveri

Legambiente presenta Mal'aria 2012


E' emergenza smog nelle città italiane

Fuori legge per pm10 il 67% dei capoluoghi di provincia monitorati


Anche a Taranto è emergenza polveri


La qualità dell'aria delle città italiane è pessima e continua a peggiorare. Lo confermano i dati del dossier Mal'aria, lo studio annuale di Legambiente sull'inquinamento atmosferico. I principali imputati sono le polveri sottili: nel 2011, il 67% dei capoluoghi di provincia monitorati non ha rispettato il limite consentito di superamenti della soglia di PM10, un aumento del 12% rispetto all'anno precedente. Torino, Milano e Verona sono in testa con 158, 131 e 130 superamenti registrati nella centralina peggiore di ognuna delle tre città. Crescono, inoltre, le dimensioni degli sforamenti. Ed è una vera e propria emergenza, perché il particolato emesso dagli scarichi delle autovetture, dagli impianti di riscaldamento e dai processi industriali, sono sostanze altamente dannose per la salute umana per la loro capacità di penetrare in profondità nell'apparato respiratorio. Sulle 82 città monitorate, 55 hanno esaurito i 35 superamenti all'anno del limite di legge giornaliero per la protezione umana del PM10 (50 µg/m3).

Anche a Taranto, purtroppo, è emergenza polveri, dichiarano Lunetta Franco, presidente del circolo jonico di Legambiente e Leo Corvace, del Direttivo del circolo.. Le due centraline di monitoraggio di via Archimede e via Machiavelli hanno infatti registrato superamenti dei limiti di legge previsti per la media giornaliera su base annuale: 40 in via Archimede e 45 in via Machiavelli. Questi dati prefigurano un rischio sanitario per la popolazione esposta. Diversi studi ( SIDRIA, APHEA, MISA 1 e 2, SISTI) hanno accertato la correlazione tra aumento dei livelli di PM10 e diverse patologie nel breve periodo con effetti sia in termini di ricoveri che di decessi. Particolarmente interessate sono malattie respiratorie e cardiache nel loro complesso.

In questo contesto Sindaco e Regione Puglia non possono esimersi dall'intervenire per tutelare la salute pubblica. Il sindaco in base al suo status di massima autorità sanitaria locale (leggi n. 833/1978 e n. 112/1998), la Regione con il piano di azione previsto dal Dlgvo 155/2010.
Data la collocazione delle centraline a ridosso dell'area industriale è del tutto evidente come all'origine di questi superamenti vi siano emissioni provenienti soprattutto dall'Ilva. In particolare sotto accusa sono, oltre ad impianti come l'agglomerato e la cokeria, i parchi minerali. Conferme in tal senso si sono ottenute con la sentenza di condanna subita dall'azienda il 28 settembre 2005 in sede di Cassazione (le polveri rinvenute in quantità notevole e prelevate in varie zone della città di Taranto, provenivano certamente dai parchi minerali dello stabilimento Ilva, stante le loro caratteristiche costitutive accertate mediante analisi che avevano evidenziato la massiccia presenza, in esse, di ferro,vanadio, cromo e manganese.). Nonché dalla recentissima perizia redatta dal CTU nominato dal giudice nell'ambito del contenzioso promosso da un condominio del quartiere Tamburi nei confronti dell'Ilva per presunti danni subiti dall'edificio a causa della dispersione di polveri dai parchi minerali.

La situazione di rischio sanitario profilatasi con il PM10, peraltro collegata all'emergenza benzo(a)pirene ed in un riconosciuto contesto di forti criticità ambientali, impone finalmente l'adozione di provvedimenti adeguati : in primo luogo, la copertura dei parchi minerali. Si ribadisce come la soluzione proposta dall'Ilva, il barrieramento del muro dello stabilimento lungo le dorsali stradali per Grottaglie e Statte, sia del tutto inadeguata. Ad essere intercettate sarebbero infatti soprattutto le polveri pesanti aerodisperse e solo nella misura del 50 %, mentre il barrieramento risulterebbe inefficace per le polveri sottili come PM10 e PM 2,5. Un obiettivo, tra l'altro, perseguibile prevedendo anche il contemporaneo innalzamento delle colline "ecologiche" site nel quartiere Tamburi.


La copertura dei parchi minerali è del tutto fattibile come dimostrato da un progetto presentato nel 2005 dal Politecnico di Taranto che prevede la realizzazione di apposite tensostrutture. La Legambiente ha tentato di inserire questa misura tra le prescrizioni dell'AIA, scontrandosi però con l'opposizione congiunta di azienda e Ministero dell'Ambiente. La nuova emergenza PM10 può riaprire la partita imponendo questo provvedimento attraverso un'azione congiunta tra Regione e Sindaco di Taranto integrando le rispettive funzioni.

PM10 ti tengo d'occhio: superamenti del limite medio giornaliero di protezione della salute umana (50 µg/m3) nei capoluoghi di provincia nel 2011, rispetto alla centralina peggiore. Superamenti consentiti in un anno: 35


Città capoluogo

Centralina peggiore

Superamenti

Taranto

Via Machiavelli

45

Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa, Comuni, Province, Regioni

La classifica, che Legambiente stila dal 2006, elenca i capoluoghi di provincia in base al numero dei giorni di superamento del PM10 della centralina peggiore presente sul territorio urbano (a prescindere dal tipo di centralina) per numero di superamenti, raccogliendo i dati disponibili e diffusi sui siti delle Arpa Regionali. Si è scelto questo criterio per il confronto tra le città in quanto le Regioni scelgono modalità diverse nella comunicazione dei dati.

Legambiente Taranto

venerdì 20 gennaio 2012

Torbide acque e arie putride per cozze nomadi!



L'archeologia del contemporaneo, ovvero l'idiozia!

Come la tela di Penelope, ecco la difesa d'ufficio di Nistri, assessore al (sotto)borgo antico: l'asfalto su via Duomo chiude i lavori dell'acquedotto (ente a partecipazione pubblica che funziona coi soldi dei cittadini)e li passa al comune che lo rimuoverà (a spese dei cittadini) per risistemare le chianche...
I geni economici dell'amministrazione tarantina hanno inventato il sistema keynesiano in versione tubetti con le cozze: la città è in crisi? diamo una boccata d'ossigeno all'economica spendendo soldi pubblici per costruire e distruggere le stesse cose a distanza di pochi giorni!!! Complimenti!!!


CITTA’ VECCHIA – Nistri si difende, le chianche torneranno, l’asfalto sarà rimosso

E’ una logica molto difficile da comprendere, ma si chiama burocrazia e purtroppo anche mancanza di pianificazione e dialogo fra enti e istituzioni. L’ass. alla Città Vecchia Nistri ha spiegato in un’intervista uscita oggi sul Corriere del Mezzogiorno la farraginosa vicenda delle chianche “seppellite” sotto al bitume in via Duomo e piazza Castello. Proviamo a spiegarvela: il manto stradale che ha coperto la vecchia Strada Maggiore fino a via Paisiello era un’operazione dovuta, in quanto prevista nell’appalto dei lavori condotti dall’Acquedotto Pugliese un anno fa. Perché dunque asfaltare solo ora e in prossimità dell’intervento di recupero delle chianche previsto dal Comune? perché l’anno scorso la gittata di bitume era stata bloccata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto, la quale ha concesso l’autorizzazione solo ora. Quindi via il fresco asfalto che ha decretato la fine dei lavori dell’Acquedotto e avanti con quelli del Comune che ora dovrà togliere non uno ma due strati di strada, quello appena messo e quello presente in precedenza, per la ricerca e il riposizionamento delle chianche. Ci sarebbe da restare senza parole, ma non possiamo non chiederci - stando alla versione fornita da Nistri – come mai la Soprintendenza abbia negato la colata di asfalto quando poteva concederla e concessa quando non doveva? senza considerare che, in entrambi i momenti che scandiscono questa vicenda paradossale, le chianche su cui cammina la nostra storia sembrano l’ultima preoccupazione piuttosto che la prima. Fatto sta che l’assessore alla Città Vecchia (meglio Borgo antico) ha garantito che a breve partiranno i lavori di recupero dell’antico basolato sia su via Duomo, fino alla sede universitaria del convento di San Francesco, che su p.zza Castello, davanti al 74Cento. L'appalto è già stato affidato per uno stanziamento di 50.000 euro. Per piazza Municipio niente da fare, almeno per ora, si spera. Proviamo però a spingerci nella nostra azione propositiva con un suggerimento all’ass. Nistri. Considerato che, come già scritto nel post di due giorni fa (lo trovi QUI), ci risulta che nel tratto iniziale di via Duomo si troveranno poche chianche in quanto asportate diversi anni fa, si faccia una verifica negli “scantinati” del Comune per vedere se qualcosa di quanto tolto per mano dell’Ente è ancora presente e recuperabile e, in alternativa (o in aggiunta) si faccia come si fa in tante grandi città storiche: si prelevino le basole dai tratti di strada non pedonali come la discesa Vasto, strada in cui sono presenti in quantità e visibili a occhio nudo sotto all’asfalto adagiatosi sopra, e si usino per pavimentare il cuore dell’Isola. Questo detto, vogliamo qui ringraziare il Corriere del Mezzogiorno per aver raccolto la nostra denuncia, il dott. Romano per la sua preziosa segnalazione e competenza e, soprattutto, i tanti tarantini che con la loro passione e la pressione messa in atto con mail e segnalazioni agli assessorati competenti, hanno contribuito in modo decisivo a venire a capo di questa storia, per quanto assurda, ed a sollecitare i lavori previsti per quello scrigno di storia e cultura che è la nostra Isola antica. (Vivitaranto)

ENI e Tempa Rossa: Puzza di affare?

Elezioni in vista: comincia la fiera delle bojate!

... avanti il prossimo.
Venghino signori al Circo Stefàno!


Parchi e piste ciclabili. la città del 2020 c'è già
Così saranno gli spazi liberati dalla Marina
Comune e Provincia presentano riconversione aree


Un tuffo nel futuro, nella città che Taranto potrebbe diventare tra dieci anni. Ieri sera tutti i presenti nel salone degli specchi di Palazzo di città hanno guardato le «slides» preparate da un gruppo di architetti e ingegneri e hanno allungato lo sguardo al 2020. Comune e Provincia hanno presentato quattro progetti che utilizzano e valorizzano alcune delle aree che la Marina militare lascia libere dentro il perimetro urbano nell’ambito delle dismissioni. I tecnici vanno cauti e parlano di «suggestioni progettuali», quasi a chiarire che possono diventare realtà solo se si mette in moto la volontà collettiva, pubblica e privata, politica e finanziaria. Ci sono le idee e le proposte per: la sistemazione della fondazione Michelagnoli e del museo medioevale nei locali superiori del castello aragonese tra il torrione di San Cristoforo ed il torrione della bandiera; la realizzazione di un museo dell’Arsenale militare marittimo con un percorso panoramico e la creazione di un centro espositivo permanente dentro l’area dello stabilimento; il recupero architettonico dei Baraccamenti Cattolica, e realizzazione di un teatro per orchestra e di un Polo culturale; un percorso ciclopedonale lungo 9.5 chilometri di collegamento tra i due parcheggi di scambio a Cimino e Croce che passa dentro l’Arsenale, l’ospedale militare, la villa Peripato, supera di slancio il canale navigabile con un ponte levatoio metallico, costeggia via Garibaldi in città vecchia, attraversa il ponte di pietra e raggiunge la Croce. Si tratta di quattro proposte capaci di riqualificare in profondità pezzi della città restituendole funzioni oggi assenti, ma molto richieste. L’Arsenale ha segnato la storia di Taranto da un centinaio d’anni, è ricco di cimeli ma non possiede un suo museo che ne tratteggi l’importanza.
Il castello aragonese, oggi il secondo sito più visitato di Puglia, aumenterebbe il suo valore attrattivo ospitando, per la prima volta, un museo di storia medievale ristrutturando un migliaio di metri quadrati i locali posti in alto. L’ex cinema Arsenale e alcuni ex rifugi dei tempi della guerra, all’interno della vasta area dei Baraccamenti Cattolica, hanno perso l’originaria funzione e sarebbero recuperati per creare spazi polivalenti, espositivi e ricreativi, sale studio, una biblioteca, un teatro per l’orchestra. Nascerebbero quello che i progettisti hanno chiamato «Le corti di Taras». Infine la panoramica pista ciclopedonale. Ora scatta la ricerca dei finanziamenti senza i quali le "suggestioni" rimarrebbero tali.
(Cesare Bechis, CdM)

giovedì 19 gennaio 2012

Il petrolio di casa nostra

Non ci facciamo mancare proprio nulla a Taranto.
Ecco la nostra piccola, ennesima, sciagura ambientale quotidiana.
Grazie ENI!

Sversamento di idrocarburi davanti al canale di scarico dell’Eni
«La chiazza è di una certa entità. Si tratta sicuramente di idrocarburi. Ora bisogna capire cosa è successo agli impianti dell’Eni». La dott.ssa Maria Spartera, responsabile locale di Arpa Puglia, conferma che lo sversamento è avvenuto presso il canale di scarico della Raffineria, in Mar Grande, nei pressi di Punta Rondinella.
«Siamo stati avvisati dalla Capitaneria di Porto nella tarda mattinata di oggi – spiega la Spartera – i nostri tecnici sono ancora sul posto per accertare la causa dello sversamento, se c’è stato un guasto al depuratore o ad altri impianti della Raffineria. I nostri tecnici hanno effettuato anche dei prelievi ma non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di idrocarburi». Sul posto sono intervenuti, oltre ai mezzi e agli uomini della Capitaneria di Porto, la Polizia di Stato, la Polizia Provinciale e tecnici della Ecotaras che hanno avviato le operazioni di contenimento della chiazza. Queste le prime informazioni sull’ennesima aggressione subìta dal mare di Taranto.
(Alessandra Congedo, Inchiostroverde)