sabato 4 febbraio 2012

Tutti uniti: c'è da inventarsi una scusa nuova!



Inquinamento Ilva, il Comune alle prese con la lettera del procuratore Sebastio

Ieri la convocazione urgente a Palazzo di Città dei dirigenti interessati. Nei prossimi giorni la chiamata a raccolta dei rappresentanti di Arpa Puglia, Asl e Cnr, con l’obiettivo di avere un quadro completo della situazione e decidere il da farsi. Il sindaco Ippazio Stefàno ha reagito così alla lettera recapitata dal procuratore capo Franco Sebastio, giovedì scorso. Un gesto che non poteva certo passare inosservato.
La lettera, che arriva a pochi giorni dalla consegna della maxi perizia sull’inquinamento Ilva messa a punto dagli esperti incaricati dal gip Patrizia Todisco, ha tutta l’aria di una sveglia che suona per ricordare alle istituzioni il dovere di tutelare la salute pubblica, al di là di quanto accadrà nelle aule giudiziarie. Basti pensare che i destinatari sono il ministero dell’Ambiente, la Regione, la Provincia e il Comune. Nel testo vengono evidenziate le allarmanti criticità ambientali e sanitarie emerse dalla relazione dei periti chimici.

«Bisogna fare molta attenzione quando si compiono certi passi – ha aggiunto il sindaco – non vorrei ritrovarmi nella stessa situazione in cui mi sono trovato con l’ordinanza sul benzo(a)pirene, che ha visto il Tar di Lecce dare ragione all’Ilva». Al termine della riunione con i dirigenti comunali, è stato deciso di convocare i rappresentanti di Arpa, Cnr e Asl per la prossima settimana. Ed è soprattutto da Arpa che si attendono lumi per prendere delle decisioni: da quelle minori a quelle più rilevanti. Alla Procura, invece, è stato chiesta una copia della relazione relativa alla maxi perizia. «Sentiremo anche i periti chimici e il nostro consulente di Milano che segue queste problematiche. Intanto il comandante della Polizia Municipale studierà gli interventi riguardanti il traffico veicolare».

Inoltre, si è appreso che il Comune sta predisponendo la pratica riguardante l’azione risarcitoria nei confronti dello stabilimento siderurgico, che trae origine da una sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nel 2005. Resta ignota, al momento, l’entità del risarcimento che intende richiedere l’Amministrazione Comunale. «Si tratta di una cifra notevole, che va cristallizzata in base a dati certi – è stato detto dai funzionari comunali – la conoscerete nel momento in cui sarà depositata la perizia».

Per quanto riguarda invece gli studi sulla popolazione tesi ad appurare gli effetti dell’inquinamento industriale sulla salute dei tarantini, Stefàno ha comunicato la volontà di supportare una proposta lanciata dalla pediatra Annamaria Moschetti: studiare la capacità polmonare dei bambini residenti nel quartiere Tamburi e raffrontare tali risultati con quelli ottenuti da bambini che vivono in altre zone della città. In questo caso verrebbero coinvolti gli alunni di alcune scuole. Un’altra ricerca, sempre suggerita dalla dottoressa Moschetti, potrebbe essere condotta sul cordone ombelicale al fine di valutare la presenza di piombo, uno dei tanti veleni che ammorbano l’ambiente cittadino. «Chiederemo al provveditore agli studi e al direttore della Asl di rendere possibile l’attuazione di tutto ciò», ha dichiarato Stefàno.
Alessandra Congedo (Inchiostroverde)

Troppo rumore per nulla...

Ancora sul referendum...

venerdì 3 febbraio 2012

Corsi e ricorsi...

Indagine epidemiologica, la Giunta provinciale approva lo schema di accordo con la Asl

“La giunta provinciale ha adottato lo schema di accordo di collaborazione con l’azienda sanitaria locale di Taranto per l’effettuazione di una campagna sanitaria di screening mediante lo sviluppo del progetto di ricerca “Indagine epidemiologica nell’area a rischio ambientale di Taranto”, redatto dalla medesima Asl”. A darne notizia è l’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva.

“Con questo progetto, che finanziamo con 100mila euro, intendiamo contribuire al completamento del quadro conoscitivo ambientale dell’area, in linea con gli obiettivi di reperimento, organizzazione e condivisione dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente, previsti dall’Accordo di Programma dell’11/04/2008 per “l’area industriale di Taranto e Statte” promosso dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del comma 20 dell’articolo 5 del D. Lgs. 59 del 18/02/2005”.
In particolare, gli obiettivi da raggiungere sono i seguenti: Analisi descrittiva della distribuzione delle malattie sul territorio comunale e provinciale; Georeferenziazione dei casi di malattia sul territorio comunale e provinciale; incrocio dei dati sanitari con i dati ambientali e la costruzione di mappe epidemiologiche; stima del rischio per la salute dei residenti nel sito inquinato di Taranto e confronto delle stime tra i quartieri del Comune di Taranto. E ancora: standardizzazione delle stime in base agli indici di deprivazione socio-economica”. (Inchiostroverde)

Come se fosse solo questione di buonsenso...

ILVA: i periti indicano gli interventi necessari per ridurre l'inquinamento

Istituzioni e Ministero devono pretenderne l'adozione

"I periti confermano quanto sostenuto da Legambiente in tutte le sedi e cioè che sono necessarie misure decisamente più rigorose per contenere il massiccio carico inquinante provocato dall'Ilva. L'azienda, da parte sua, con il ricorso al Tar contro l'AIA vuole "ammorbidire" le già insufficienti prescrizioni. Adesso Istituzioni e Ministero non possono far finta di niente e devono pretendere l'adozione di tecnologie e pratiche operative che minimizzino le emissioni." Questo il commento di Lunetta Franco e Leo Corvace del Circolo tarantino di Legambiente in merito alle conclusioni della "superperizia" predisposta dal Gip nell'ambito del procedimento per disastro ambientale a carico dell'Ilva rese note nei giorni scorsi.

"Le conclusioni dei periti sono di grande rilevanza" continuano i due esponenti di Legambiente "in quanto affermano che nello stabilimento non sono adottate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi. Sono inoltre di estrema importanza sia rispetto al ricorso al TAR inoltrato dall'azienda, sia rispetto alle misure da assumere per far fronte all'emergenza PM10. Da esse vengono infine conferme sulla denuncia effettuata a giugno da parte del NOE in merito al fenomeno dello 'slapping' in acciaieria".

I periti, inoltre, non si limitano ad evidenziare i punti deboli dei vari impianti Ilva, ma indicano gli interventi necessari per ridurne il carico inquinante.

In merito alla diossina, ad esempio, l'attenzione deve essere rivolta all'efficacia degli elettrofiltri installati sull'agglomerato per impedire la dispersione delle polveri captate e alle modalità di smaltimento delle stesse nelle discariche interne. Le polveri, in base al loro livello di contaminazione da diossina, sono destinate a differenti tipologie di discariche. Non risulta però che vengano effettuati adeguati controlli nel merito. Tali questioni, già sollevate dalle associazioni in sede di procedimento per il rilascio dell'AIA, sono state ignorate dalla commissione IPPC e dal Ministero dell'Ambiente i quali, nella versione definitiva dell'AIA, hanno eliminato la prescrizione riguardante "il controllo sistematico delle ricadute al suolo dei microinquinanti".

Circa la mancata adozione di tutte le misure idonee ad evitare le emissioni fuggitive, le risposte dei periti confermano le critiche, rivolte da Legambiente all'AIA rilasciata all'Ilva. La commissione IPPC ed il Ministero dell'Ambiente hanno infatti scandalosamente eliminato o sminuito importanti prescrizioni contenute nei documenti presentati in fase istruttoria come "l'adozione di un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo il perimetro della cokeria" (eliminata); "lo studio per la riduzione delle emissioni diffuse e fuggitive" (confermato ma finalizzato non più al raggiungimento dell'80 % ma del 50 % di diminuzione delle stesse emissioni e comunque senza fissare un termine temporale per il raggiungimento degli obiettivi); Commissione IPPC e Ministero hanno inoltre modificato in maniera inaccettabile i criteri di valutazione dei tempi delle emissioni visive, svuotando di fatto la portata della prescrizione riguardante "l'installazione di un sistema di monitoraggio a videocamera in varie postazioni strategiche all'interno dello stabilimento".

Tutte prescrizioni rivendicate da Legambiente e che avrebbero potuto tenere sotto controllo le emissioni non convogliate dai vari impianti. Su questo tema la perizia, riportando dati preoccupanti anche per i parchi minerali, rende ancora più stringente la necessità di procedere alla loro copertura per far fronte all'emergenza PM10. Le Istituzioni interessate non possono non tenerne conto.

Dalla perizia emergono altri dati, come la differenza anche notevole delle prestazioni ambientali tra una batteria e l'altra, che impongono di allineare le suddette prestazioni a quelle migliori rilevate e l'installazione da parte dell'Ilva del sistema di abbattimento delle emissioni convogliate dai camini della cokeria. Una prescrizione prevista nell'AIA (tra le poche rigorose) ma che l'azienda tenta di eliminare con il suo ricorso al TAR cui Legambiente ha presentato opposizione.

Non va sottovalutato, infine, che le conclusioni dei periti possono fornire ulteriori elementi a sostegno delle eventuali vertenze dei lavoratori in tema di salute e sicurezza nonché delle richieste di risarcimento per danni subiti a vario titolo a causa delle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico.




Legambiente Taranto

mercoledì 1 febbraio 2012

Periti e deperiti...

Perizia Ilva - L'evidenza scientifica ora c'è - Vendola e Stefàno e ora?

Con oltre 500 pagine di dettagliata relazione, arrivano le prime conclusioni (la perizia tecnico-scientifica, questa, cui seguirà quella medico-legale) in merito all’indagine a cui capo c’è il Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Patrizia Todisco, nell’ambito del processo che vede i massimi dirigenti del siderurgico ILVA accusati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.
Non sta a noi dover trarre le conclusioni, ma è nostro dovere diffondere queste informazioni, rimanere vicini alle parti offese di questo procedimento ed offrire il nostro sostegno e dimostrare la nostra riconoscenza alla Dott.ssa Todisco, GIP di questo procedimento, così come ai periti e consulenti che stanno dimostrando in maniera chiara ed inequivocabile quanto noi di Altamarea, insieme a tutte le altre anime ambientaliste ed insieme ai singoli cittadini, stiamo denunciando ormai da anni, nella sordità assoluta, fino ad oggi, di chi poteva e doveva intervenire.
Finalmente possiamo leggere nero su bianco, e questa volta non sono stati certo gli eco-allarmisti espressione di una “minoranza livorosa e rancorosa” così come definiti dal Governatore Vendola, una verità incontrovertibile.
L’industria Ilva Spa è una acciaieria estesa tre volte la Città di Taranto e situata, potremmo dire, nella Città di Taranto che nulla mai renderà compatibile, figuriamoci se eco-compatibile.
L’Ilva, in attesa che l’Ing. Buffo abbia il tempo (per lui pagato) di leggere l’intera perizia dichiara che “è presto per dare giudizi sulla perizia dei chimici”, ma nel contempo la stessa Ilva si dichiara “contenta che sia stato riconosciuto che tutti i livelli emissivi sono nei limiti di legge”.
Noi “eco-allarmisti” la perizia l’abbiamo letta tutta, mossi unicamente dal desiderio di rendere verità e giustizia ai cittadini di Taranto, ai suoi morti e alle famiglie di allevatori, agricoltori e pescatori che hanno visto vanificare negli ultimi anni il frutto di anni di lavoro e le certezze per il futuro delle loro famiglie e dei loro figli, vogliamo quindi aiutarlo nella sintesi ma soprattutto in una piu’ genuina interpretazione.
Leggiamo ancora nella perizia “relativamente alla conformità alle norme nazionali e regionali, i valori dello stabilimento Ilva con gli auto controlli effettuati dal Gestore nell’anno 2010 risultano conformi…”
Consigliamo però all’Ing Buffo di continuare a leggere il capoverso che segue dove troverà scritto anche che “poichè allo stato attuale alle emissioni derivanti da questi impianti non sono installati i sistemi di controllo in continuo né viene verificato il rispetto dei limiti dei parametri inquinanti previsti dal D.M. 5 febbraio 1998 sopra detti, tali emissioni non risultano conformi a quanto previsto dalla normativa nazionale… (omissis) …Inoltre poiché ai suddetti camini non sono installati i sistemi di controllo in continuo alle emissioni, non cìè alcun elemento che dimostri il rispetto dei limiti… ”
Ha ragione l’Ing Buffo quando dice che non è il momento della soddisfazione, non lo è ancora neppure per noi. Non possono esser soddisfatti quei quattro ciarlieri quaqquaraquà al bar, che da sempre lottano per vedere riconosciuto un diritto della cittadinanza tutta, a dispetto di chi vuol farli apparire sempre più divisi, contrapposti, quasi inutili. Non può esserlo per chi si è visto sempre rispondere con eloquenti dissertazioni economiche, da un professore di Storia dell’Industria e non certo di Economia, ma senza mai la prospettiva di una soluzione che non fosse a vantaggio dell’industria ed a discapito della salute dei tarantini.
Il deposito della Perizia del Gip è solo il primo atto, un momento di un intera vicenda processuale a cui seguiranno altri passaggi. Siamo fiduciosi nel lavoro della Magistratura e confidiamo in un altro pezzo di verità che sarà rappresentato dall’imminente prossimo passaggio processuale rappresentato dal completamento della Perizia con gli approfondimenti epidemiologici. Temiamo i tecnicismi giuridici e processuali che nel recente passato hanno visto concludere vicende processuali a carico degli odierni indagati con strumenti di diritto come la prescrizione che non renderebbero certo giustizia sostanziale alla nostra Città.
Ci attendiamo quindi sin da subito una netta presa di posizione, al di là delle vicende processuali, da parte delle istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione dopo che anche loro avranno avuto il tempo, senza fretta, di leggere la perizia per far proprie le verità scientifiche, se non ancora processuali che da tempo, troppo tempo tutto il mondo ambientalista cerca di far comprendere ad una classe politica sin troppo distratta.
Non possiamo aspettare altro tempo, il Sindaco ha ora le evidenze scientifiche, gratuitamente fornite dalla Procura della Repubblica e non più il semplice ingiustificato sospetto di un manipolo di esagitati eco-allarmisti per convincersi che la salute dei suoi concittadini viene quotidianamente messa in pericolo. Può quindi decidere di iniziare fare il suo mestiere, difendere la sua Città o continuare a voltare lo sguardo facendo finta di non sapere, deciderà per lui la sua coscienza, per noi deciderà la nostra matita, tra qualche mese.

Altamarea

domenica 29 gennaio 2012

che aria tira a Taranto?

La solita, niente di nuovo, I soliti modi, le solite facce, Stefano che si riconferma forte del superamento del dissesto finanziario,non di quello ambientale , ma si sa ciò che conta è la Pila o Pil, e il sindaco in perfetta continuità con lo spirito “ecologista” della SEL e del suo immobilismo parolaio , che lo sosterrà alle prossime amministrative, porta avanti la strategia della minimizzazione e della delocalizzazione. Il quartiere Tamburi è avvelenato ? il primo cittadino sdrammatizza e sostiene che c’è solo un po’ di berillio nel sottosuolo, ma poichè bisogna fare prevenzione allora si spostano gli abitanti del quartiere altrove, come si è fatto per le cozze del Mar Piccolo. Perfetto no? In tal modo l’Ilva e company continuano a sfumacchiare veleni e diffondere per aria nel terreno ,nell’acqua diossine PCB, Ipa e vari metalli pesanti, il “lavoro” è salvo e la città muore, ma questo non si deve dire, anche perchè tra un po’ si entrerà nel vivo del la competizione elettorale tra un PD che tace , ma acconsente, e l’IDV che per strategia finge di opporsi pur di rimanere a galla sorretto , tra l’altro, dalle dichiarazioni accusatorie a tutto raggio del medico ematologo prestato (come si suol dire ) alla politica.

Eppure in questo frastuono ancora nessun programma, ancora tutti annegano nella vecchia logica del tira e molla dell’autoreferenzialità, compresi gli ambientalisti sbandieranti parole di fuoco contro l’Ilva , l’ENI ecc ma nella sostanza frammentati, in questo assolutamente funzionali alle logiche del divide et impera dei grandi poteri che, per distrarre l’opinione pubblica, oltre ad aver idiotizzato i cittadini idiotizza la politica osservando con occhio benevolo le primarie delle porno star .

Che triste fine per Taranto per la sua tragedia, per la sua storia, banalizzare con il risolino accattivante di due allegre signore uno scontro politico nel luogo simbolo del confine tra la vita e la morte, di una città che non appartiene solo ai tarantini ma è patrimonio artistico-culturale universale defraudato. E’ un’ offesa rivoltante per coloro che hanno perso la salute , la vita, il lavoro, che non è solo quello degli operai , ci sono gli allevatori , gli agricoltori , piccoli imprenditori tutti divorati dalla logica dell’ipercapitalismo tutti consegnati in massa dalle organizzazioni mafio-massoniche, che sono i partiti

Che tristezza per Taranto e che profonda rabbia , ci vorrebbe una ribellione generale di tutti i cittadini non della Puglia , ma d’Italia, perché Taranto è un sistema diffuso è una sperimentazione con la quale un popolo viene schiavizzato e distrutto , come avvenne qualche secolo fa durante la seconda guerra punica, quando l’intera città fu fatta a pezzi e 30.000 cittadini deportati , evidentemente è il suo amaro destino, oggi il modus operandi è cambiato si gioca sulla malattia , sulla depressione, sulla delocalizzazione, ma l’ obiettivo non è cambiato, gli antichi eredi di Sparta sono ancora vittime della smania di potere dei dominanti che per esprimere totalmente il loro dominio devono cancellare la storia e il futuro.

All’ insulto si aggiunge l’inganno delle parole subdole, perché elargiscono valori fondamentali come democrazia diretta ,libertà di espressione violandoli nella pratica quotidiana , dov’ è la democrazia se i candidati non vengono scelti dal popolo a cui si consegna un programma preconfezionato senza alcuna forma di libera scelta assembleare , dov’è la libertà di espressione se neun pensiero diverso e plurale viene censurato , ridicolizzato e se acquisisce qualche consenso iniziano le minacce?

Che tristezza per Taranto, bellissima e antica signora dove sono confluite tutte le contraddizioni della nostra Italia spezzata


adele dentice PBC Puglia

venerdì 27 gennaio 2012

L'Ilva inquina? Si!!!

L’INCHIESTA
Taranto, i periti del tribunale ”Inquinamento, è colpa dell’Ilva”
Per la prima volta, nero su bianco, la correlazione tra i veleni record della città e l’insediamento siderurgico. Nell’inchiesta sono indagati i vertici del colosso, accusati tra l’altro di disastro colposo e avvelenamento. L’azienda: “Emissioni nei limiti”


Oltre 500 pagine per mettere nero su bianco che dall’Ilva di Taranto vengono emesse in atmosfera sostanze come diossine e Pcb, pericolose per i lavoratori e la popolazione. E’ la prima verità sull’inquinamento a Taranto, dove è stata depositata la relazione dei periti chimici che costituisce la prima parte della maxi perizia sull’Ilva, disposta nell’ambito di un incidente probatorio, che dovrà accertare se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute umana nell’inchiesta al maxi colosso. I documenti sono ora al vaglio del gip Patrizia Todisco, che nominato gli esperti e disposto l’accertamento peritale durato oltre un anno. Ad essere indagati sono Emilio Riva, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva presidente dell’Ilva dal 20 maggio 2010, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, capo area del reparto Agglomerato. Le accuse sono disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

L'Ilva di Taranto inquina sicuramente

La perizia dove stabilire se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute sia degli operai che lavorano nel siderurgico sia dei cittadini di Taranto e dei comuni limitrofi, e se all’interno della fabbrica siano rispettate le misure di sicurezza per evitare la dispersione di diossina, Pcb e benzoapirene. Nelle risposte dei periti le prime verità. Nel documento si legge nero su bianco per la prima volta le risposte a queste domande.
Per quanto riguarda il primo quesito concernente “se dallo stabilimento si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e sostanze solide (polveri ecc.), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori operanti all’interno degli impianti e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto e, eventualmente, di altri viciniori, con particolare, ma non esclusivo, riguardo a Benzo(a)pirene, Ipa di varia natura e composizione nonché diossine, Pcb, polveri di minerali ed altro la risposta è affermativa”, scrive nelle conclusione della propria perizia il pool di periti chimici chiamato ad analizzare l’aria di Taranto, ed i veleni che respirano i tarantini.
Per quanto riguarda il secondo quesito concernente “se i livelli di diossina e Pcb rinvenuti negli animali abbattuti, appartenenti alle persone offese indicate nell’ordinanza ammissiva dell’incidente probatorio del 27.10.2010, e se i livelli di diossina e Pcb accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto, siano riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva la risposta è affermativa” rimarcano gli uomini del pool. E ancora, rispondendo agli altri “quesiti” del gip: per quanto riguarda il terzo quesito concernente “se all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto siano osservate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi la risposta è negativa”.
Ma non solo. I periti spiegano cosa andrebbe fatto, da subito, per l’aria di Taranto: “Per quanto riguarda il fenomeno dello slopping si ritiene necessario, al fine di ridurne l’entità, che si proceda rapidamente da parte di Ilva nell’implementazione del sistema esperto di regolazione del processo di soffiaggio dell’ossigeno e dell’altezza della lancia nel convertitore, così da svincolare, per quanto possibile, il controllo dell’operazione dall’intervento dell’operatore. Solo attraverso la registrazione di tutti gli eventi occorsi si potrà verificare l’efficacia delle procedure adottate per pervenire, se non all’eliminazione, almeno alla riduzione del fenomeno”. “Altro adeguamento necessario” è la chiosa degli esperti “è rappresentato dall’adozione dei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri inquinanti alle emissioni derivanti da impianti in cui sono trattati termicamente rifiuti, in cui i medesimi dovevano essere installati a partire dal 17 agosto 1999”.
“Non posso esprimere giudizi troppo articolati, la perizia è di molte pagine e ho potuto leggere solo le sintesi finali dei sei quesiti – commenta l’ingegner Aldolfo Buffo, rappresentante della Direzione per la qualità, l’ambiente e la sicurezza dell’Ilva – ma mi pare di poter dire che vi sia una constataione inequivocabile sul fatto che i livelli emissivi dell’Ilva sono tutti nei limiti di legge, incluse le diossine. Oggi si è consumato solo il primo atto, la perizia del gip, ci saranno altri passaggi, tra cui le risposte dei nostri consulenti. Non vi sono evidenze certe, ma solo ipotesi che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. Aspettiamo la fine del confronto per esprimere giudizi definitivi”.
Sulla questione è in corso infatti anche una perizia medico-legale da parte di tre consulenti: il professore Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del Centro per lo studio e la prevenzione oncologica; Maria Triassi, direttrice di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia dell’azienda ospedaliera universitaria ‘Federico II’ di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del Dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.
di GIOVANNI DI MEO e GIULIANO FOSCHINI (Repubblica)

Sarà una perizia storica?

Comunque sia, per la prima volta si va verso una visione integrata dell'impatto materiale della grande industria tarantina sull'ambiente circostante.
Attendiamo fiduciosi l'incidente probatorio

E la nave va?

400 milioni? arriveranno? e se arriveranno chi li gestirà? Ci vengono in mente, ad esempio, i problemi dei dragaggi per i fondali inquinati, la convivenza infrastrutturale tra traffico merci, viabilità e grande industria, l'impatto delle grandi navi sull'ambiente, le divisioni politiche e i soliti mangiamangia...
Aspettiamo questa ennesima colletta nazionale, e speriamo
Per il bene di tanti lavoratori. E che possano aumentare e aprire a nuove economie.

giovedì 26 gennaio 2012

ENI, non è solo puzza: FA MALE!!!

Ecco la relazione tecnica diffusa dall'ARPA Puglia con le rilevazioni dei gas emessi dall'ENI il 17 gennaio che hanno soffocato la città di Taranto per ore.
Le centraline hanno rilevato concentrazioni enormemente superiori ai limiti tollerabili di:

1) ACIDO SOLFIDRICO (H2S) (un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell'arco di pochi minuti. Agisce come l'acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale.Un'esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell'appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. - Wikipedia);

2) ANIDRIDE SOLFOROSA (S02)(Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensoriale (occhi, naso, etc.).È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, sinergia che genera anche ozono; il particolato è infatti in grado di trasportare ilbiossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza ildanno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. - Wikipedia)

C'è ancora bisogno di aspettare altro per fare qualcosa?


ARPA PUGLIA - TARANTO - ENI - Relazione_odori_17-1-2012

I link diretti ai documenti:
Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Allegati Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Direzioni vento H2S - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento SO2 - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento H2S - 17 gennaio 2012

E se fossi pecora?

Requiem per l'aeroporto di Grottaglie

In attesa del responso...



E intanto l'Amministrazione Comunale con il cappello in mano bussa alla porta di Riva..

Che fusti!!!

martedì 24 gennaio 2012

Ancora dubbi sulla rigenerazione e una proposta d'incontro

A riguardo del controverso progetto comunale di "Rigenerazione Urbana", il Comitato di Quartiere "Città Vecchia" rileva che tale progetto, lungi dal rappresentare un'occasione importante di dialogo con la città da parte delle autorità locali, le vede invece procedere nel tradizionale stile delle nostre amministrazioni cittadine, influenzabili soltanto da chi abbia un peso sociale rilevante. Dopo la pubblica, motivata bocciatura di Confcommercio e Confesercenti si è aggiunto in seguito, a qualificare negativamente il progetto, il documento inviato all'Amministrazione Comunale dall'Ordine degli Architetti, che definisce il piano di rigenerazione, così com'è stato formulato, "sommario e privo di effettiva strategia urbanistico-territoriale", rilevando inoltre che "non solo non è stato messo a punto con la partecipazione degli abitanti ma, prima della sua adozione definitiva, non vi è stato alcun dibattito politico-culturale mirante alla condivisione delle scelte".
Tornano in mente alcune avvisaglie importanti: l’insostenibile leggerezza con la quale sono stati letteralmente dissipati occasioni e fondi messi a disposizione dall’Unione Europea con i progetti Urban II e l'assurda, recente operazione di divisione, mediante “panettoni” di cemento e cancello di ferro, di piazza San Francesco in Città Vecchia, a cui gli abitanti hanno reagito con civile e fermo dissenso, avanzando proposte che restano, al momento, inascoltate e sepolte, come le “chianche” del basolato storico di via Duomo riseppellite da strati di bitume.
Per quanto riguarda la conosciuta realtà in cui vive, il Comitato di Quartiere Città Vecchia chiede a chi di competenza di rendere pubblica informazione circa lo stato di avanzamento del Piano urbanistico di Rigenerazione e invita cittadini, realtà di base e tutti coloro che hanno a cuore l’isola ed i suoi abitanti - con il loro bagaglio “diffuso” di cultura popolare e memoria storica - a partecipare ad una nuova assemblea pubblica, che si terrà giovedi 26 Genn., alle ore 19.00, in via Paisiello, presso i locali del Comitato di Quartiere Città Vecchia, per decidere delle prossime iniziative da adottare in merito.

“TARANTO VECCHIA E’ TARANTO!”