mercoledì 10 febbraio 2010

Altamarea non si tira per la giacchetta!

A proposito della dichiarata adesione dei Verdi di Taranto (vedi articolo sotto), il Comitato per Taranto ed i suoi membri che fanno parte del coordinamento di cittadini ed associazioni Altamarea vuole precisare che tale (ri)costituendo partito, in quanto tale, non può far parte di un gruppo vastissimo ed apartitico come Altamarea. Al limite può condividerne la piattaforma della manifestazione e tradurne le istanze nel suo agire politico.
Ma qui, il ruolo del Comitato, di informazione e memoria storica-ambientale della città, smentisce anche questa affermazione in quanto il rappresentante dei Verdi di Taranto, tale Roberto de Giorgi, "Garante dei Verdi" per la Provincia di Taranto, sostiene la riapertura del vecchio inceneritore dell'AMIU, che esalerà diossina e polveri sottili su tutto il territorio tarantino.
Non solo il no agli inceneritori è parte integrante della piattaforma condivisa di Altamarea, ma il De Giorgi, pagato dall'AMIU con una consulenza (pertanto in evidente conflitto di interessi) ha più volte accusato gli ambientalisti, che in Altamarea offrono volontariamente il loro lavoro per la città, di essere "oligofrenici", cioè idioti!
Pertanto, approfittiamo per ribadire, ai Verdi e - cosa per noi più rilevante - ai cittadini, che Altamarea non è disposta a diventare una medaglietta che i politici si applicano sulla giacchetta all'occorrenza senza che non ci siano garanzie reali e provate di condivisione totale di tutte le azioni intraprese per una città più sana e soprattutto onesta!


Tra l'altro, i Verdi tarantini si sono permessi di segnalare la presenza di Altamarea al proprio congresso senza chiedere al coordinamento alcuna autorizzazione. Pertanto il manifesto da loro distribuito, e qui riportato, è falso e mendace. Nessun membro di Altamarea ha presenziato all'assemblea in quanto delegato.

Sono questi gli "imprenditori-modello" locali?

Patròn Riva da l'esempio... e i tarantini copiano. Conviene!

Taranto, scatta il maxi-sequestro al patron D'Addario: azienda senza autorizzazioni
Dopo un sopralluogo da parte di polizia e tecnici dell’Asl chiuso un centro auto del presidente del Taranto Calcio

TARANTO — Un lungo elenco di violazioni, dall’amministrativo al penale, ha fatto scattare il sequestro ieri pomeriggio del deposito di autovetture appartenente alla società D’Addario di Taranto. L’opificio dove avviene la preparazione delle autovetture destinate alla vendita nello showroom di Talsano, è situato nella zona industriale di San Giorgio Jonico. E’ lì che nella tarda mattinata di ieri, martedì, si sono presentati gli agenti della questura di Taranto, della polizia provinciale, dell’Ispettorato provinciale del lavoro e del Servizio Spesal del Dipartimento di prevenzione della Asl. Un blitz in piena regola che ha messo la lente d’ingrandimento su tutta la documentazione amministrativa della società leader in Italia nella commercializzazione di auto nuove e semestrali e con punti vendita anche a Milano. Il risultato delle verifiche ha fatto emergere più di un’anomalia che ha costretto il personale ispettivo a redigere un lungo verbale concluso con la proposta di sequestro dell’intera area industriale di circa quarantamila metri quadrati adibita ad officina, carrozzeria e lavaggio autovetture con all’interno circa trecento veicoli.
L'ACCERTAMENTO - «Dalla verifica - si legge nel rapporto finale della polizia - si accertava la completa mancanza di ogni autorizzazione amministrativa, ambientale, urbanistica, d’igiene e sicurezza sui posti di lavoro e del certificato di prevenzione incendi». La società D’Addario in totale ha settanta dipendenti tra tecnici, impiegati e dirigenti. In particolare sono state riscontrate violazioni in materia di gestione dei rifiuti speciali delle acque meteoriche e dei reflui del processo produttivo, nonché del lavaggio delle autovetture con inevitabile commistione tra le due attività industriali e il conseguente sversamento nel terreno di elementi inquinanti. Non solo. Gli ispettori del Servizio di prevenzione e controllo dei luoghi di lavoro hanno accertato la mancanza del documento di valutazione dei rischi e del certificato di prevenzione incendi.
ULTERIORI VERIFICHE - Gli accertamenti sulla società del patron del Taranto Calcio, Enzo D’Addario, non finirebbero qui perché l’ispettorato provinciale del lavoro sta lavorando sui «riscontri documentali ai fini della giusta qualificazione del rapporto di lavoro degli operai risultati assunti». Per tutto quanto emerso, è stato disposto il sequestro preventivo dell’intero opificio e conseguente denuncia penale all’autorità giudiziaria del legale rappresentante della società proprietaria dell’area in questione. Oggi la magistratura dovrebbe confermare o annullare il provvedimento di chiusura scattata soprattutto per i presunti reati di natura penale legati alla mancanza di impianti di smaltimento delle acque industriali. L’attività di D’Addario comprende anche un efficientissimo sistema di vendita on-line mediante un portale internet.
N. Dinoi (CdM)

Fragagnano capitale della mala-rifiuti!

CHIETI - Tonnellate di rifiuti speciali, anche pericolosi, che finivano dove non avrebbero dovuto: nella discarica lancianese di Cerratina. L'altra destinazione era la Puglia dove l'organizzazione aveva individuato nella discarica Vergine di Taranto l'approdo di una valanga di rifiuti fittiziamente selezionati e trattati. Fulcro delle attività illecite, la Di Florio Srl, impianto di stoccaggio e selezione di Cerratina, a due passi dalla discarica. Da lì i rifiuti di decine di aziende della Val di Sangro uscivano tutti con uno stesso codice, pronti per essere conferiti in discarica. Il suo legale rappresentante, Giorgio Nicola Di Florio, 63 anni di Lanciano, è ora in carcere per associazione a delinqnere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Si chiama "Spiderman" l'operazione dei carabinieri del Noe di Pescara che ha consentito la disarticolazione di un'organizzazione, costituita in Abruzzo e con diramazioni in ambito nazionale, dedita al traffico illecito di rifiuti speciali. Secondo quanto accertato dagli investigatori (i particolari sono stati resi noti dal comandante del gruppo Noe di Roma, colonnello Antonio Menga, e dal comandante del Noe di Pescara, capitano Florindo Basilico), l'organizzazione contava anche sulla complicità di un impianto di gestione rifiuti - stoccaggio e selezione - ubicato in provincia di Macerata (Macero Maceratese). Otto le ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano su richiesta del sostituto procuratore Vecchi. In carcere, oltre a Di Florio, è finito Andrea Fassone, 39 anni di Chieti, dipendente della ditta Sistema 2000 di Santa Maria Imbaro, società di intermediazione della moglie di Di Florio, Annalinda Di Paolo, 54 anni, alla quale sono stati concessi gli arresti domiciliari. Ai domiciliari anche Vincenzo Cocca, 60 anni di Spoltore, titolare dell'omonimo studio chimico, indagato perchè si sarebbe prestato a falsificare i certificati di analisi, Andrea Di Liberato, 42 anni di Chieti, dipendente della Di Florio, Fiorentino Giangiordano, 58 di Roccascalegna, dipendente della Ecologica Sangro che gestisce la discarica di Cerratina, Antonio Anglano, 49 di Taranto, responsabile della discarica Vergine (questi ultimi tre sono indagati per concorso nel traffico illecito e non per il reato associativo). Ai domiciliari pure Riccardo Di Mascio, 61 anni, ex vice comandante della Polizia provinciale di Chieti: avrebbe falsamente attestato in atti pubblici l'esistenza di attrezzature per il trattamento automatico di rifiuti presso l'impianto Di Florio di cui in realtà la ditta non dispone. Un altro ex vice comandante è stato invece denunciato a piede libero per la stessa ipotesi di reato: associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali. Anche lui, secondo quanto emerso, si sarebbe prestato a rilasciare attestazioni di comodo. Ha scampato l'arresto solo perchè, indagato, ha preferito recarsi in procura e comunicare al magistrato che avrebbe lasciato il servizio. Il traffico accertato è stato stimato in circa 80.000 tonnellate di rifiuti nei soli conferimenti verso le due discariche, con un guadagno per l'organizzazione non inferiore ai 3 milioni di euro. I carabinieri del Noe hanno preso in esame gli anni 2007, 2008 e 2009. Complessivamente sono 23 le persone deferite all'autorità giudiziaria a vario titolo per associazione per delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali, falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e frode processuale.
Simonetta Bersani (Il Tempo)

Amianto. Gli americani pagano. E gli italiani?

Amianto, risarcimenti dagli Usa. In Italia istruiti 57 casi

Sono 57 i casi istruiti fino a oggi dagli avvocati Mitchell Cohen di Philadelphia (Usa) e Sabrina Magni, dello studio Ceriani di Milano, per far ottenere risarcimenti extragiudiziali a dipendenti militari e civili italiani danneggiati dal contatto con apparecchiature contenenti amianto su navi americane cedute all'Italia o transitate nei porti italiani.
E' quanto comunicato da Magni all'indomani del primo accordo di risarcimento extragiudiziale per un dipendente civile della Difesa sottoscritto tra una società statunitense che aveva fornito le apparecchiature e i parenti di un ex operaio dell'Arsenale militare di Taranto, morto sei anni fa di mesotelioma pleurico. Ai parenti della vittima verranno corrisposti 100mila dollari lordi, dai quali andranno detratte le spese legali, esigibili solo in caso di accordo raggiunto.
Dei 57 casi istruiti, 16 hanno già ottenuto il risarcimento o sono in attesa della corresponsione della somma di denaro. In altri 22 casi sono in corso trattative dopo che è stata completata la documentazione sanitaria e amministrativa. Ancora, 12 casi sono stati archiviati per mancanza di requisiti o per rinuncia dell'interessato, mentre per sette casi è pronta un'informativa e si attende la decisione dell'interessato se procedere o meno.
Sono, invece, invece più di 80 le navi militari - secondo una lista aggiornata al giugno 2009 e ricavata dagli archivi americani - con personale italiano o transitate in porti italiani a bordo delle quali c'erano strutture con amianto. (confinionline)

Acqua pubblica per la Puglia!

Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, il 9 febbraio, hanno incontrato, come stabilito, il Presidente della Regione Nichi Vendola, l’Assessore alle OO. PP. Fabiano Amati, e il Capo di Gabinetto Francesco Manna.
Oggetto dell’incontro è stato la discussione sul testo del disegno di legge approvato dalla giunta in data 4 febbraio denominato “Governo e gestione del servizio idrico integrato Costituzione dell'azienda pubblica regionale “Acquedotto pugliese - AQP”, che presentava sostanziali e significative differenze rispetto al testo licenziato dal tavolo tecnico regionale “Acqua Bene Comune dell’Umanità” (del quale il Comitato e il Forum sono stati parte integrante).
In seguito a un confronto politico e tecnico il testo del DDL è stato ripristinato nelle componenti essenziali, prima fra tutte, la riaffermazione della natura giuridica della futura azienda pubblica regionale come soggetto di diritto pubblico.
Il Governo regionale si è impegnato sia a ripristinare i punti di cui sopra con un atto formale da parte della giunta nella giornata di domani sia ad assumere l’approvazione del disegno di legge così riformulato nei primi tre mesi dell’eventuale prossimo governo regionale.
Il Comitato pugliese e il Forum nazionale esprimono soddisfazione per il ripristino dei contenuti essenziali presenti nel testo originario e continueranno a seguire con estrema attenzione e partecipazione l’iter di approvazione della legge per ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese da società per azioni a soggetto di diritto pubblico partecipato.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

martedì 9 febbraio 2010

Campagna matrigna

Mimma e Annibale. Le storie dell'ultima frontiera nel lavoro dei campi

Il film-documentario realizzato da Maristella Bagiolini e da Vittorio de Mitri sulla condizione di chi ancora oggi va in campagna a lavorare, sarà presentato in anteprima alla stampa mercoledì 10 febbraio alle 10.30 nel saloncino conferenze della CGIL o venerdì 12 febbraio a partire dalle 9.00 al Ristorante Al Paradiso di Grottaglie.
La prima visione è per il 12 febbraio al Convegno provinciale del sindacato braccianti della CGIL.

Sono storie da non crederci! Difficili per me da raccontare!
C'è ancora violenza, c'è ancora il caporale, c'è ancora chi si ammala e non lo sa! E soprattutto c'è ancora una organizzazione para-malavitosa che ogni anno nel tempo del raccolto compie la grande truffa: ai danni dello Stato (per evasione fiscale e contributiva) e hai danni dei lavoratori.

Ludovico Vico a caccia di voti...

Certe "presenze" ritornano periodicamente... (e poi spariscono di nuovo!)

Battezziamo un nuovo blog: SIDERLANDIA


Siderlandia, Taranto, Italy
"Siderlandia. Cronache dalla Città dell'Acciaio" è un blog semiserio di approfondimento sulla realtà tarantina del presente, del passato e (perché no) del futuro. Intenzione dei redattori non è affatto di sostituirsi ai validi intellettuali che con articoli ponderosi e brillanti discussioni televisive cercano di rendere edotta la popolazione sulla situazione della nostra amata città. Piuttosto la battuta, il frizzo, il lazzo: di questo e non altro siamo capaci noi, miseri guitti. E dunque... buon divertimento a tutti! Vedi anche "La storia di Peppino Siderurgico"

La storia di Peppino Siderurgico (una favola per chi ha memoria corta)
Peppino viveva nella sua casetta in campagna, circondato dal frinire dei grilli e dal canto della civetta. Ma tutte le notti Peppino faceva lo stesso sogno: sognava immense travi e poi lamiere, nastri, tubi... a dire il vero lui non sapeva neanche come si chiamassero quelle cose... finché qualcuno a cui aveva raccontato il sogno non gli disse che proprio di acciaio si trattava. Peppino allora, iniziò a crederci in quel sogno: lo prese come una sorta di presagio. E già... perché la campagna dove viveva Peppino era tremenda: la gente ci moriva di malaria, la terra era arsa e secca e per lavorarla ci si doveva spaccare la schiena...

Verso i diritti dell'Uomo

Il primo marzo a Brescia è già cominciato

Venti mila migranti in piazza a Brescia contro il razzismo istituzionale e per non pagare la crisi. Tanti, tantissimi come non si vedevano da anni sono scesi nelle strade in un corteo che ha bloccato per ore il centro della città per concludersi sotto il palazzo comunale. Una manifestazione organizzata dalle associazioni dei migranti e dai gruppi antirazzisti con l’obiettivo di dare una risposta forte al razzismo delle leggi e dei provvedimenti del Governo e di molti comuni della provincia di Brescia. Molte le comunità migranti presenti con cartelli e striscioni che esprimevano la volontà di non subire passivamente il razzismo che proviene da una miriade di ordinanze e delibere di comuni amministrati dalla Lega ma non solo. Una mobilitazione che è partita dal basso su una piattaforma che aveva al centro il ritiro dei provvedimenti del governo contenuti nel pacchetto sicurezza e dell’odioso permesso di soggiorno a punti, la nuova trovata razzista del ministro dell’Interno. Senza dimenticare, come invece molti spesso fanno, che la legge Bossi-Fini continua a produrre effetti devastanti. In tempo di crisi la precarietà dei migranti si amplifica. Perdendo il posto di lavoro, si perde il permesso di soggiorno con il rischio di finire in un Centro di identificazione ed Espulsione. Una doppia precarietà che incide pesantemente sulle condizioni di vita e sui diritti dei migranti. Per combattere il razzismo, la precarietà, la marginalizzazione sociale negli slogan, nelle frasi dei migranti una parola era ricorrente: sciopero. La manifestazione di Brescia è stata concepita e organizzata anche come una tappa verso il 1° marzo : un giorno senza di noi. L’iniziativa nata in Francia che ha trovato sostegno anche in Italia fino a diventare un percorso che sta coinvolgendo molte associazioni e coordinamenti di migranti. Di fronte alla brutalità del razzismo ed alla durezza della crisi sta crescendo la consapevolezza che lo sciopero, a partire dai luoghi di lavoro, sia lo strumento più incisivo per non tornare invisibili e clandestini. Tanto è vero che dal palco è stato fatto un primo elenco delle aziende, in cui lavorano molti migranti, che il 1° marzo scenderanno in sciopero soprattutto su iniziativa delle Rsu composte in maggioranza o in parte da migranti. Una giornata, quella di oggi a Brescia, che potrebbe essere il segno di un nuovo protagonismo dei migranti sui luoghi di lavoro e nella società. (Enzo Pilò, Facebook)

Buongiorno, Codici!

INQUINAMENTO, TARANTO: PER L’ILVA NESSUNA AUTORIZZAZIONE RILASCIATA IN CONFORMITA’ ALLA DIRETTIVA IPPC
IPPC Integrated Pollution Prevention and Control
IN ITALIA CI SONO TROPPE NEGLIGENZE SOCONDO LA COMMISSIONE EUROPEA
CODICI: CHE L’ILVA APPLICHI IN TOTO LA DIRETTIVA PER LA PIENA REGOLARITA’ DELLO STABILIMENTO


A livello nazionale ed europeo, il nome della città di Taranto è sempre più legato alla questione ‘ Ilva ed Inquinamento’. Un binomio che ha riempito le pagine dei giornali locali , che ha fatto nascere diverse associazioni scese in campo per dare un senso al nostro territorio e alla salute dei cittadini.
Rimbombano ancora nelle nostre menti, i dati degli scorsi anni presenti nel registro INES: a Taranto ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, si respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Il 7% dell’inquinamento è di fonte civile, il restante 93%, è di origine industriale e soprattutto a Taranto si produce l'8,8% di diossina di quella europea e il 92% di diossina del totale nazionale. Tuttavia, numerosi passi in avanti si sono fatti: primo fra tutti l'inaugurazione dell'impianto Urea, che avrebbe consentito di ridurre del 50% le emissioni di diossina e furani prodotte dallo stabilimento siderurgico. E poi ancora un risultato impensabile da raggiungere fino a qualche tempo fa: l’applicazione del secondo step della legge antidiossina. Sì, infatti, l'Ilva dovrà adeguarsi a scendere sotto i limiti europei entro la fine del 2010, precisamente al limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo.
Ma qualcosa manca ancora ed è proprio la Commissione Europea a sostenerlo: si tratta dell’attuazione conforme della direttiva IPPC.

Che cos'è l'IPPC?
L'IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una nuova strategia in favore dell’ambiente, comune a tutta l’Unione Europea, per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento industriale degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione.
I principi generali alla base dell'IPPC sono i seguenti:
• prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
• evitare fenomeni di inquinamento significativi;
• evitare la produzione di rifiuti o, ove ciò non sia possibile, favorirne il recupero o l’eliminazione;
• favorire un utilizzo efficace dell’energia;
• organizzare il monitoraggio in modo integrato;
• prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
• favorire un adeguato ripristino del sito al momento della cessazione definitiva dell’attività.

E’attraverso il D.Lgs. 18/02/2005 n. 59 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento che l’IPPC trova la sua applicazione.
Secondo la Commissione Europea, in tal senso, in Italia ci sono ancora troppe negligenze e carenze nell’attuazione della direttiva IPPC. Già nel maggio 2008, era stata aperta una procedura d'infrazione contro l'Italia per violazione della direttiva in diversi impianti. L’Ilva, rientrando pienamente nei requisiti per l’applicazione di tale direttiva, deve colmare alcune carenze. Infatti, malgrado la sua applicazione, ancora nessuna autorizzazione è stata rilasciata come l'articolo 5, paragrafo 1 della direttiva stessa impone, per la piena conformità dello stabilimento.
Pertanto, Codici appoggia l’UE e chiede che la direttiva IPPC venga applicata in TOTO dallo stabilimento siderurgico tarantino in difesa e tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Più controlli sui rifiuti selvaggi?

In Puglia 663 discariche abusive

Cavità naturali e cave dismesse come enormi discariche. Solo nel 2009 ne sono state scoperte e sequestrate in tutto il territorio regionale 663 con oltre un milione e 400metri cubi di rifiuti scoperti. In testa, per quantità, la provincia di Brindisi. Poi c’è la piaga del traffico dei scarti spesso pericolosi per la salute verso paesi meno «severi» nei controlli. Le forze dell’ordine (Guardia di finanza, Carabinieri, Corpo forestale dello Stato e, a breve, anche la Guardia costiera) cercano di mettere un argine allo scempio del territorio, intensificando l’attività di monitoraggio del territorio con mezzi tecnologici sempre più sofisticati. L’attività di contrasto alla criminalità dei rifiuti è al centro del rinnovo dell’intesa che è stata siglata ieri dai rappresentanti dei corpi militari e il presidente della Regione, Nichi Vendola. Insieme ai soggetti operativi, anche l’indispensabile apporto scientifico offerto da Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e Arpa (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’Ambiente) di Puglia.
L’intesa prevede che la Regione investa circa 1 milione di euro (400mila euro alla Guardia di finanza, 200mila ai Carabinieri del Nucleo per la tutela dell’ambiente, 200mila al Corpo forestale, 160mila all’Arpa, 40mila al Cnr) per rafforzare e potenziare proprio la dotazione tecnologica delle forze in campo. «Abbiamo quintuplicato gli interventi di confisca di discariche abusive che avvelenano il nostro territorio nelle quali – ha commentato Vendola – si operano smaltimenti illeciti e abbiamo multato in maniera significativa tutti questi criminali ecologici. Soprattutto abbiamo lavorato per bloccare quel traffico transfrontaliero che rischiava di trasformare la Puglia nella grande discarica dei Balcani per i rifiuti speciali».
Nel dettaglio, la quintuplicazione dei sequestri di cui parla Vendola si è così distribuita: 179 discariche abusive scoperte e sequestrate nella provincia di Lecce, 151 a Brindisi, 139 a Bari, 106 a Taranto, 60 a Foggia e 28 nella provincia Bat. «Abbattere la criminalità – ha detto a questo proposito Vendola – non è come replicare il film di guardie e ladri, si tratta di capire che lo spostamento sempre più in avanti delle frontiere criminali, di soggetti criminali sempre più sofisticati, sempre più capaci tecnologicamente di occultarsi e sempre più ricchi con dotazioni economiche finanziarie importanti, vanno combattuti con un moderno sistema tecnologicamente avanzato».
Alla cerimonia della firma hanno partecipato l’assessore regionale all’Ecologia, Onofrio Introna (ha rimarcato come «il modello Puglia in materia di controlli ambientali sia molto studiato dalle altre reguoni italiane»), il comandante regionale Puglia della Guardia di Finanza, Luciano Inguaggiato, il comandante interregionale della Tutela Ambientale dei Carabinieri, Giovanni Caturano, il comandante regionale del Corpo forestale, Claudio Muscaritoli, il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, il direttore del Cnr, Maurizio Pettine. Commenta positivamente il rinnovo dell’accordo il consigliere di Alleanza Puglia, Antonio Buccoliero. «Per una corretta ed efficace azione preventiva è importante che il lavoro delle Forze dell’ordine sia sostenuto e rafforzato dall’azione altrettanto concreta delle istituzioni. Un plauso alle Forze dell’Ordine, che sono sempre in prima linea nel garantire sicurezza e legalità anche in materia di salvaguardia dell’ambiente, contro l’abbandono di rifiuti pericolosi e il proliferare delle discariche abusive. Grazie anche al lavoro sinergico con l’Arpa e il Cnr, molto è stato fatto». (GdM)

lunedì 8 febbraio 2010

Gli operai chiedono futuro e tutele

Asse portuale Bari-Taranto?

Due aree distinte e separate ma complementari tra loro. Sono il porto di Taranto e quello di Bari. Gli assessori regionali Loizzo e Pelillo fanno il punto della situazione dopo il progetto per il raddoppio dell'inteporto di Bari che secondo l'opposizione di centrodestra danneggerebbe lo scalo ionico.

domenica 7 febbraio 2010

90 milioni per "ripulire" la Cementir

Il Comitato per Taranto ha cominciato, con Altamarea, ad occuparsi anche della questione Cementir.
Anche in questo caso parliamo di un'azienda con impianti obsoleti, che sta a buon titolo accanto agli altri colossi tarantini dell'inquinamento, dal punto di vista di polveri e sostanze tossiche (diossine, pcb, ipa, metalli pesanti) che derivano dalla combustione ad elevate temperature di ingentissime quantità di materiale per produrre il cemento.
La Cementir, non rientra nella categoria siderurgica e gode di particolari "agevolazioni" che le consentono di utilizzare combustibili di pessima qualità ed altissimo impatto sull'ambiente e la salute come il micidiale pet-coke e il combustibile da rifiuti (CDR).
La Cementir di Taranto è sottoposta alla procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale da parte della Regione Puglia, la quale dovrà formulare tutte le necessarie valutazioni di merito sulla compatibilità ambientale e le prescrizioni da applicare per proseguire l'attività. Come ENI ed ILVA rientra nell'Accordo di Programma ministeriale nazionale.
Nella ricerca di informazioni relative a questa ditta, ci siamo imbattuti su una richiesta di un ingente finanziamento da destinare proprio - guardacaso - al rinnovamento degli impianti e alla riduzione delle emissioni...
Si tratta di 90 milioni di euro, a copertura parziale dell'intervento rivolto all'incremento di efficienza (o incremento di produzione?) e contenimento delle emissioni, richiesto il 2 febbraio 2010 alla European Investment Bank, e tutt'ora in corso di valutazione da parte della stessa.

Ecco la pagina relativa alla pratica in corso, visualizzabile anche sul sito della EIB

Cementir Taranto
Date of entry: 02/02/2010
Beneficiary: Cementir Holding S.p.A.
Location: Italy
Description: Modernisation of an existing cement production plant located in Taranto (Southern Italy) with energy-efficient machinery and technology allowing for lower emissions, lower energy consumption and use of recycled materials in the cement production process.
Objectives: The project will result in significant energy efficiency improvements in terms of (i) electricity and fuel consumption and (ii) substituting conventional fossil fuels and making better use of raw materials, with the possible treatment of fly ashes.
Comments:
Sector(s): Industry
Proposed EIB finance: Up to EUR 90 million.
Total cost: To be determined.
Environmental aspects: The cement plant component of the project falls under Annex II of the EIA Directive 85/337/EEC, amended by Directives 97/11/EC and 2003/35/EC and an EIA is required. This is under preparation by an external specialised consultant. No specific problems are expected as the project is taking place in an existing plant, replacing old production equipment with BAT technology. The project will have several environmental benefits.
Procurement: No specific problems are expected with a private-sector company that obtains, directly or indirectly, the equipment and services for its project amongst the few specialised international engineering companies and suppliers. This procedure is likely to be in line with the Bank’s procurement procedures for private projects. To be verified during appraisal.
Status: Under appraisal - 02/02/2010.

Esplorazioni notturne

Dal Fondo Antidiossina Taranto su Facebook


Sabato Notte...La città dorme quieta...Cosa accade a 15 passi da noi? Ve lo siete mai chiesti?
Le immagini sono eloquenti e assolutamente non ritoccate...Vi pare che la foschia che circonda l'Ilva sia vapore?
Potete notare sulla destra il camino E312, perenne guardiano portatore di morte di questa città. I suoi fumi si spandono per km e km ricoprendo tutta la città di una nube compatta...D'altronde produce il 93% della diossina industriale italiana...E di notte dà il meglio di sè...
Possiamo dirvi che nella nostra permanenza lì in zona, durata un paio di ore, abbiamo davvero respirato l'impossibile e tornati a casa, solo dal lavaggio delle mani, la quantità di polvere accUmulata era impressionante...Davvero qualcuno pensa che qualche filtro possa fermare questo mostro?
Abbiamo prodotto anche riprese video dall'impatto notevole che presto pubblicheremo, così come altre foto.

A questa operazione notturna di osservazione e documentazione promossa del Fondo Anti-Diossina(Fabio Matacchiera in primis) hanno partecipato le seguenti associazioni in ordine alfabetico:
Amici di Beppe Grillo di Taranto-Meetup 192
Associazione Malati Cronici Taranto
Comitato Isole Cheradi

Mistero comunitario: l'Ilva invisibile?

Ma dove sono i dati del 2008 forniti dall'Ilva alla Comunità Europea?

Da una nota di Taranto Libera

Vi ricordate questa storia? Il Registro europeo sulle emissioni degli impianti industriali in Europa, consultabile online, non presenta i dati relativi alle emissioni provenienti dall'Ilva...
http://comitatopertaranto.blogspot.com/2010/01/cosa-sa-leuropa-di-noi.html
Un nostro collaboratore ha cosi contattato l'Agenzia europea per avere chiarimenti in merito ed ecco la risposta:
On 19/01/2010 16:12, ENV-PRTRCOMMUNITY@ec.europa.eu wrote:
Dear Mr. D., we are waiting for the Italian authorities to provide the missing information concerning ILVA. A new data delivery is expected in March and we have urged the Italian Authorities to provide the missing information as well as the new data of 2008.
A list of facilities that shall be reporting but have not yet managed to be include is available here
(Gentile sig. D.siamo in attesa che le autorità italiane ci forniscano i dati relativi all'ILVA. Attendiamo per marzo la consegna di nuovi dati e abbiamo sollecitato le autorità italiane per fornirci i dati mancanti unitamente ai nuovi (?) dati del 2008.)
http://prtr.ec.europa.eu/docs/Errors%20and%20emissions%20disclaimer_final23%2011%202009.pdf

Dania Cristofaro
European Commission, B-1049 Brussels - Belgium.
DG Environment - Directorate C Climate Change&Air
Unit 4 Industrial Emissions& Protection of the ozone layer
Office: BU-5, 2/104. Tel: direct line (32-2) 2967734. Fax: (32-2) 2988868.
E-mail: dania.cristofaro@ec.europa.eu

Daniela Spera

La mani sul Borgo?

Chi sono questi fantomatici "esperti"? Se sono gli stessi (sempre i soliti) che mettono mano sulla Città Vecchia, allora, come direbbe Totò: "siamo a cavallo"!
Triste città quella che si decide all'oscuro dei cittadini, con le conferenze stampa, senza slanci, senza partecipazione, senza memoria!
Eppure basterebbe poco a condividere tra amministratori e popolazione un'idea di città, senza mettere in mezzo sempre i soliti mediocri tecnici locali...


Taranto, una chance per rilanciare il Borgo

Il Borgo di Taranto non è più quello di una volta. Rispetto agli anni ’80 sono infatti diminuiti gli abitanti, è cresciuta la loro età media, e sono aumentati anche i palazzi fatiscenti. Ma se si sfrutteranno al meglio le opportunità offerte dalla legge regionale 21 del 2008 sullo sviluppo armonico delle città, che porta la firma dell’assessore all’Urbanistica Angela Barbanente, il centro di Taranto potrà tornare a risplendere come nel passato. Lo conferma uno studio commissionato dal Comune ad un’equipe di esperti, studio che è stato presentato venerdì sera nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città dal sindaco, Ezio Stefàno, dall’assessore all’Urbanistica e vicesindaco, Alfredo Cervellera, e dal dirigente del settore, Vincenzo La Gioia. Tema dell’incontro: «Indagini, studi e rilievi finalizzati ad individuare un sistema di interventi di somma urgenza e programmi organici di conservazione del Borgo».
«Si tratta - dichiara l’assessore Cervellera - di uno studio preliminare ad un programma di rigenerazione urbana della città. Attraverso quest’indagine è stato possibile realizzare un aggiornamento preciso e un’analisi dettagliata rispetto al piano particolareggiato redatto nel 1982 e approvato dalla giunta comunale nel 1989. Questo nuovo studio lascia intendere come il Borgo si sia trasformato in tutti questi anni, passando dai 38mila abitanti di allora ai 22mila di oggi, con una popolazione anziana ultrasessantenne del 24 per cento e ultraquarantenne del 29 per cento, che insieme superano la metà della popolazione residente in centro. Si calcolano inoltre 38 palazzi in stato di fatiscenza».
Ma lo studio presentato venerdì ha anche evidenziato che nel Borgo esistono palazzi di pregio con i relativi rilievi di carattere storico-architettonico. E’ stata infatti sovrapposta l’immagine del Borgo della fine dell’800 con quella del 1922 quando l’assetto urbanistico della zona era completo per un buon 70 per cento ma non ancora ultimato. Nel frattempo s’è aggiunta la nuova edilizia, più moderna, che in parte ha sostituito quella storica preesistente.
«Il più comune degli esempi è quello del palazzo sorto al posto del cinema Rex» afferma l’assessore Cervellera. Intanto, nuovi e interessanti scenari si profilano per il Borgo di Taranto in futuro. «Possiamo finalmente intraprendere quel discorso serio che da tanto tempo avremmo voluto avviare con il ministero della Difesa perché la Finanziaria - rileva Cervellera - ci dà la possibilità di aprire una trattativa con Invitalia per l’acquisizione di tutte le aree demaniali militari della zona. Tra queste anche l’Ospedale militare. In cambio, la Marina chiede che le stesse funzioni siano ricostruite a San Vito. Per il sito degli ex Baraccamenti Cattolici e la Caserma Mezzacapo, ci sarebbe la supplenza di Maricentro. Così noi riusciremmo finalmente a realizzare quello che immaginiamo e sogniamo da tempo».
Tra le prospettive c’è anche quella che l’Aeronautica possa lasciare Taranto. «Se pure l’area strategica attorno a Mar Piccolo si libererà, insieme alla Stazione torpediniera dell’Arsenale, alla Villa Peripato e al parco Cimino, si potrebbe finalmente completare quell’asse verde con piste ciclabili e spazi aperti che rappresenta uno dei nostri più ambiziosi progetti».
Progetti derivati da uno studio che al momento è solo sulla carta e che si spera possano vedere la luce. Il Comune ha infatti intenzione di condividere l’idea con gli Ordini professionali locali e gli altri soggetti del territorio per dare applicazione alla legge Barbanente. L’obiettivo finale è lo sviluppo armonico della città. P. Giuffrè GdM

sabato 6 febbraio 2010

Giornalista indesiderato

Le scioccanti rivelazioni del direttore di Terranostra sulle innumerevoli navi imbottite di rifiuti tossici e radioattivi deliberatamente affondate nei mari italiani e soprattutto nell'Adriatico.
Parte prima di quattro

Clericalmente devoti al Paròn!


L'Espresso, 5 febbraio 2010

Una voce di giustizia da Taranto!


“Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri” Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà. La battaglia di gennaio a Rosa...rno non è stata un semplice episodio ma l’ epilogo di una situazione conosciuta da anni e che è stata volutamente ignorata dalle autorità politiche e dalle forze dell’ordine. Una condizione di vita inumana che ha fatto comodo ai proprietari terrieri e alla malavita organizzata che ha ottenuto la sua parte di profitto. Già da dieci anni si era a conoscenza che i lavoratori stranieri, nelle campagne di Rosarno, venivano presi di mira da squadre di giovani delinquenti armati di fucili ad aria compressa, e già si erano verificati episodi più gravi sfociati in attentati e ferimenti con armi da fuoco. Nel caso di Rosarno, così come nelle campagne della Puglia e della Campania, non si può nemmeno parlare di sfruttamento del lavoro: è necessario dire apertamente che si è passati alla riduzione in schiavitù dei lavoratori stranieri in stato di bisogno. Questo stato di cose non è neppure una novità: già nel 1989 veniva assassinato Jerry Masslo in una baracca di Villa Literno, colpevole, insieme ad altre centinaia di lavoratori stranieri, di cercare di sottrarsi allo sfruttamento della camorra che, per prima, ha visto la enorme possibilità di arricchimento sulla pelle dei più poveri. Proprio a Villa Literno, oltre venti anni fa, si organizzava la “caccia al nero” per le strade del paese e si distribuivano volantini che incitavano all’odio razziale e alla violenza. I liternesi, sempre vent’anni fa, battezzarono la piazza in cui si raccoglievano i braccianti stranieri in attesa dei caporali ”Piazza degli schiavi”. Negli anni, di fronte al fenomeno migratorio di massa verso i paesi ricchi, a seguito del moltiplicarsi delle guerre e dell’accresciuta disparità della distribuzione della ricchezza, si è ancor di più radicato il sentimento razzista in tutta Italia, così come nel resto delle società opulente. Si moltiplicano gli episodi di razzismo, aumentano gli omicidi degli stranieri per mano di balordi o di padroni che non vogliono pagare il dovuto, aumentano gli infortuni sul lavoro a carico di stranieri mandati sui cantieri senza alcuna misura di sicurezza. Prima ancora di Rosarno si deve ricordare la rivolta degli stranieri a Castel Volturno in seguito alla strage camorristica di sei lavoratori africani. No: Rosarno non è stato un episodio isolato, ha soltanto messo sotto gli occhi di tutti un rodato sistema di nuova schiavitù a cui dobbiamo opporci per riconquistare la nostra civiltà e umanità.
Per questo motivo le comunità migranti di Taranto, insieme ad associazioni e organizzazioni locali, aderiscono alla giornata di mobilitazione nazionale del 1 marzo 2010. Il Comitato propone, inoltre, come obbiettivo minimo, di dare continuità alla mobilitazione perseguendo la modifica dell’art. 18 del testo unico sull’ immigrazione, adeguandolo alla direttiva 2009/52/CE, che prevede l’obbligo del rilascio del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro alle persone straniere non in regola con i documenti, le quali denunciano condizioni di sfruttamento e caporalato.

Come si ammazza la qualità edilizia

Ecco il disegno di legge n. 1685 che cerca di aggirare la Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009 che negava ai diplomati la progettazione strutturale ed architettonica.
La forte pressione di un collegio potente come quello dei Geometri ha probabilmente influito sulla proposta di questo lasciapassare che vuole sancire per legge una delle principali ragioni dello scempio edilizio italiano caratterizzato da bassissima qualità strutturale e progettuale.
Geometri

venerdì 5 febbraio 2010

Un altro passo verso l'acqua pubblica

La Giunta Pugliese approva disegno di legge regionale su acqua bene comune.

La Giunta Regionale pugliese ha approvato oggi il disegno di legge regionale che sancisce il principio dell’acqua bene comune dell’umanità, per cui il servizio idrico integrato deve essere necessariamente gestito da un soggetto pubblico. Lo rende noto l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati relatore del provvedimento.
Il disegno si compone di 15 articoli che stabiliscono i termini di governo e gestione del Servizio Idrico Integrato attraverso la costituzione dell’azienda pubblica regionale “Acquedotto Pugliese – AQP”.
Specificamente si stabiliscono i principi dai quali trae ispirazione l’intero disegno di legge, ovvero che l’acqua è un bene comune, di proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita, non assoggettabile a leggi di mercato, il cui approvvigionamento deve essere difeso e garantito dalla Regione Puglia. Viene inoltre sancito il principio secondo cui il servizio idrico integrato è privo di rilevanza economica e deve essere sottratto da ogni regola della concorrenza.
Il disegno di legge istituisce l’azienda pubblica regionale “Acquedotto Pugliese – Aqp”, che subentra all’Acquedotto pugliese s.p.a. e sarà amministrata in forma di azienda pubblica regionale priva di scopo di lucro che potrà eventualmente gestire attività diverse dal servizio idrico integrato, attraverso la costituzione di società anche miste, purchè gli utili siano utilizzati per migliorare il servizio. Per garantire inoltre la disponibilità e l’accesso all’acqua come diritti inviolabili dell’umanità, il disegno di legge istituisce un fondo regionale per il diritto all’acqua ed uno di solidarietà internazionale. Il primo, gestito dalla Regione Puglia con i Sindaci associati nell’ambito territoriale ottimale, mira a garantire il livello essenziale di accesso all’acqua per soddisfare i bisogni essenziali di vita di ogni Cittadino, che saranno garantiti gratuitamente e a carico della fiscalità generale; il secondo invece tende a rimuovere gli squilibri economici e sociali e a contribuire a garantire il diritto all’acqua potabile a quelle popolazioni che non hanno accesso ai servizi idrici.
Il Consiglio d'amministrazione dell'azienda regionale sarà composto dal presidente, dal vice presidente e da tre consiglieri d'amministrazione nominati dall'assemblea dei sindaci pugliesi.
"Il servizio idrico integrato gestito da un soggetto pubblico - ha commentato l'assessore Fabiano Amati - è la migliore garanzia per affermare nei fatti piuttosto che a parole che l'acqua è un bene comune dell'umanità. Se questo è vero in generale, è altrettanto necessario in Puglia: una regione che notoriamente non ha acqua e per questo la capta e adduce dalle regioni limitrofe, attraverso l'opera ingegneristica più complessa del mondo e più grande d'Europa. L'acquedotto pugliese fu realizzato per emancipare i pugliesi dalla sete e dall'ingiustizia - ha concluso Amati - ed ancora oggi abbiamo la necessità d'affermare la pubblicità del servizio idrico integrato per non trovarci catapultati in più nuove forme di ingiustizia, che sarebbero realizzate attraverso la gestione privata del servizio, disperdendo il tanto e il buono fatto negli ultimi cinque anni da AQP."
Leggi il Disegno di Legge

Parco di che?

E' scandaloso come la sentenza non tenga conto nè del fatto che il perimetro del parco è sempre stato provvisorio a causa della coda della legge istituiva (uscita-entrata come un negozio qualsiasi), nè che sono stati proprio i detrattori dello stesso parco ad aver imposto una superficie così frastagliata da risultare di difficile controllo e quindi tabellazione.

Taranto, Parco delle Gravine: i cacciatori vincono il ricorso

Andare a caccia nel Parco delle Gravine è reato ma il cacciatore come fa a sapere di trovarsi all’inter no dell’area protetta visto che non ci sono le pur previste tabelle? La giustificazione spesso e per molti versi giustamente addotta dagli amanti della doppietta «beccati» in fuorigioco dagli agenti del corpo forestale o della polizia provinciale viene fatta propria, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione che, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Giancarlo Catapano per conto di un cacciatore di 33anni di Palagianello, ricorda che la legge regionale del 20 dicembre del 2005 con la quale fu istituito il Parco delle Gravine, disponeva che «i confini saranno resi visibili mediante apposita tabellazione realizzata dall’ente di gestione con fondi propri e trasferiti dalla Regione Puglia».
Secondo la Suprema Corte, ciò significa che «per espressa disposizione del legislatore regionale, condizione necessaria per l’operatività del parco regionale Terra delle Gravine è che i suoi confini siano resi visibili da apposita tabellazione. In altri termini i diviti di esercizio venatorio e di ingresso con armi all’interno dell’a re a protetta in tanto hanno efficacia e possono essere opposti ai privati in quanto l’area stessa sia perimetrata da apposita tabellazione che renda visibili i suoi confini».
Alla Cassazione l’avvocato aveva fatto ricorso dopo che prima il pm Enrico Bruschi, poi il gip Patrizia Todisco, quindi il tribunale del riesame aveva confermato il sequestro del fucile ai danni del cacciatore di Palagianello, sequestro compiuto in quanto sorpreso a esercitare l’attività venatoria in area protetta pur se il cacciatore non sapeva, né poteva saperlo, di aver sconfinato.
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza emessa dal tribunale del riesame il 15 maggio del 2009, in quanto i magistrati «applicando erroneamente un principio di diritto che riguarda la diversa fattispecie dei parchi nazionali, ha ritenuto superfluo l’accertamento in concreto della esistenza o meno di apposita ed idonea tabellazione che renda operativo il parco regionale nell’area in cui gli agenti del corpo forestale sorpreso il ricorrente. Tale accertamento - si legge nella sentenza - è invece indispensabile perché, qualora effettivamente, come sostiene la difesa, non vi fosse prova dell’esi - stenza di una regolare tabellazione, mancherebbe il fumus del reato ipotizzato e non vi sarebbero i presupposti per mantenere il sequestro probatorio».
Il caso torna ora all’attenzione di un’altra sezione del tribunale del riesame di Taranto ma le motivazioni addotte dalla Cassazione non potranno non essere tenute in debito conto considerando che non solo il Parco delle Gravine non è mai stato delimitato, ma non è stato mai, a cinque anni dall’istituzione dell’area protetta, creato l’ente di gestione. M. Mazza (GdM)

Da Maruggio: No al Nucleare!

Comunicato stampa

Il comitato cittadino antinucleare di Maruggio ed il coordinamento provinciale antinucleare tarantino organizzano un DIBATTITO PUBBLICO a Maruggio il 20 febbraio 2010 sulla questione nucleare: VERITÀ e FALSITÀ. Nello specifico saranno trattati i seguenti punti:
1) NECESSITÀ per l’Italia di aumentare la sua produzione energetica anche attraverso l’energia nucleare intesa come alternativa al petrolio;
2) COSTO dell’energia nucleare;
3) ESISTENZA delle centrali “sicure” di nuova generazione;
4) INQUINAMENTO relativo ed assoluto delle centrali nucleari – le scorie radioattive.
Questa iniziativa, a cui ne seguiranno delle altre, ha lo scopo di elevare la conoscenza e la coscienza nell’ambito dell’energia atomica, sui rischi connessi al suo uso civile e militare, di dire NO alla costruzione delle centrali nucleari previste dal Decreto Sviluppo approvato dal governo italiano nel luglio 2009.
Ripartire dalle lotte contro il nucleare degli anni ’80, culminate con la vittoria del referendum del 1987, diventa imperativo. Con gli ipotetici siti di Ostuni, Avetrana, Carovigno, la Puglia viene messa ancora una volta sotto attacco: la logica dello sfruttamento si appresta a ripresentare l’antico modello di sviluppo basato su grandi opere con il loro corredo di grandi devastazioni ambientali e di morte. La questione nucleare non può assolutamente essere staccata da una situazione territoriale generale. Il territorio salentino ha subito e continua a subire gli effetti disastrosi di precise scelte economiche, politiche ed ambientali. Il salento poteva vantare storicamente una economia molto forte e specifica, ben radicata sul proprio territorio (vedi agricoltura, artigianato, pesca, etc.). L’asservimento completo della nostra terra, attraverso la sua ristrutturazione con mega impianti industriali e mega poli energetici, svela adesso il falso miraggio ed il ricatto occupazionale, con il rischio di irreversibilità e di terra bruciata di tutto il territorio salentino. In che cosa possiamo rioccupare la forza lavoro, quando le antiche economie ormai non esistono più? Sono bastati solo alcuni decenni di scelte liberiste e coloniali per sacrificare questo territorio, lasciando adesso solo morte e distruzione. Quale alternativa occupazionale possono fornire le istituzioni dopo aver totalmente disgregato il tessuto sociale e culturale di un territorio che esiste ora soltanto come grosso contenitore di diossine, di veleni, di termovalorizzatori, di discariche, di rifiuti di ogni genere, di rigassificatori, del 90 % in surplus di produzione energetica, che sicuramente non giustifica la stessa scelta nucleare.
CHE FARE QUINDI? Innanzitutto cercare di riannodare le fila di un movimento spesso frammentato nelle mille vertenze che si aprono sui territori. Dare solidarietà e sostegno all’emancipazione popolare, anche attraverso una corretta informazione ed iniziative volte a contrastare la disgregazione delle lotte popolari, ribadendo il concetto dell’unità delle lotte popolari stesse per vincere la logica del sistema che vorrebbe lavoratori contro lavoratori, cittadini contro lavoratori, il mondo del lavoro contro l’ambiente. Riconoscere che questa società non è più sostenibile: non è più pensabile un consumo sfrenato di qualsiasi fonte energetica che si è costituita in milioni di anni e che noi sprechiamo in appena un secolo di cosiddetta civiltà industriale. Educare la gente verso il risparmio energetico ed una netta riduzione del consumo di energia. Investire nelle vere energie alternative per un loro corretto utilizzo, contrastando la politica dei mega impianti energetici, che permettono solo il profitto di pochi a discapito dell’interesse collettivo, favorendo la diffusione dei micro impianti, gli unici che permettono realmente a tutti di risparmiare, salvaguardando al tempo stesso gli ecosistemi e l’ambiente in cui viviamo.
Questo è lo spirito dell’iniziativa che si terrà a MARUGGIO IL 20 FEBBRAIO 2010 ALLE ORE 17:30 C/O L’AUDITORIUM PARROCCHIALE IN PIAZZA S. GIOVANNI.
INTERVERRÀ COME RELATORE IL TECNICO NUCLEARE GIORGIO FERRARI.

comitato cittadino antinucleare Maruggio
coordinamento provinciale antinucleare tarantino

Gli scheletri nell'armadio di Ludovico Vico

Ci è stata segnalata un'interessante pagina sulle interrogazioni in materia di ambiente (da un sito che fa monitoraggio parlamentare), clicca qui.
Se si fa una ricerca mirata su Taranto compare l' interrogazione riportata qui sotto, del 2007 a cura dell'on. Ludovico Vico che riguarda la bonifica di Taranto che è SIN (Sito di Interesse Nazionale) in quanto sito ad alto rischio di crisi ambientale. Se si ha la pazienza di arrivare alla fine, troviamo che l'on.Vico chiede "se il Ministro, sulla scorta dei dati sinora raccolti, intenda rivalutare ed eventualmente ridefinire la perimetrazione dell'intero SIN di Taranto escludendo le aree considerate non potenzialmente inquinate, ai fini di favorire nuovi insediamenti produttivi".
Traducendo dal politichese all'italiano, Ludovico Vico chiede al Governo: "Possiamo ridurre l'area da bonificare a Taranto ridefinendo il perimetro della bonifica? Facciamo una "minibonifica" invece della "maxibonifica"? Ci fate uno "sconto" sugli spazi da bonificare?"
Perché l'Onorevole vuole ridurre l'area da bonificare?
Perché se un'area "da bonificare" non viene bonificata non può ospitare un nuovo insediamento produttivo. E allora che fare? Escludiamo dalla perimetrazione alcune aree in modo da poterle sfruttare economicamente: lì non va fatta la bonifica e può ripartire l'economia tarantina. E come escludere la bonifica? Considerando le aree precedentemente perimetrate in quanto inquinate come "potenzialmente non inquinate". Praticamente: Taranto si sta autobonificando da sola: perché continuare a manterere una megaperimetrazione che non fa partire lo sviluppo?
E bravo l' "onorevole" Vico!
A.M.
Interrogazione Vico

Mandiamo Stefàno a Treviso?

La regione Veneto dice no,con voto trasversale ,alla costruzione di due inceneritori a Treviso

Le chiavi della vicenda sono, ovviamente, la strategia di riduzione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata, l'inadeguatezza della gestione prevista per lo smaltimento dei rifiuti speciali, gli sforamenti alle soglie di allarme ambientale segnalata dalle centraline nella città di Treviso.
I comitati hanno "piazzato" dei rappresentanti nelle amministrazioni e alcuni partiti sono venuti a patti per tutelare il consenso.

Cittadini in trincea!

giovedì 4 febbraio 2010

Etta Ragusa assolta!

Alla terza udienza del processo a seguito della querela presentata da Ecolevante spa contro Etta Ragusa, coordinatrice del comitato Vigiliamo per la discarica, la Corte si è pronunciata per l'assoluzione perché il fatto non sussiste.
Alle ore 17.48 il giudice Chiarelli ha letto il dispositivo

Stamattina l'udienza finale era prevista per le 12.30 del processo a Etta Ragusa, giudice il dott. Chiarelli, ma per motivi indipendenti dalle parti coinvolte, l'udienza è iniziata quasi con un'ora di ritardo. Il pubblico ministero è stato il primo a parlare e nella sua arringa ha immediatamente richiesto l'assoluzione della professoressa Ragusa, a seguire il primo avvocato della difesa Antonio Lupo e subito dopo l'avv. Rosa Lupo, entrambi hanno esposto le varie ragioni per la quale la prof Etta Ragusa andrebbe assolta. Molto bella e appassionata la difesa dell'avvocata Rosa Lupo. La sentenza è prevista per le ore 17.00 di oggi, tutto il dibattimento è stato ripreso dalla sottoscritta, previa autorizzazione del giudice Chiarelli, e quindi verrà reso pubblico nei prossimi giorni, attraverso i canali mediatici di cui ne siamo a disposizione: la rete.
Molta gente era in aula a testimoniare solidarietà per una cittadina, Etta Ragusa, che ha avuto solo la colpa di comportarsi da cittadina modello.