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giovedì 6 marzo 2014

"Per decenni troppi hanno taciuto"... "Io invece ho coglionato tutti al telefono"!

Andrea Panzetta


''Nonostante il dolore e la tristezza che provo in questo momento, non intendo mutare lo stile con cui ho reagito, sempre, a iniziative giudiziarie che mi chiamavano in causa - ha dichiarato Vendola - Persino quando ci si sente feriti e umiliati da una grande ingiustizia, non bisogna mai perdere fiducia nella forza della giustizia''.
''Per decenni - ha aggiunto - a Taranto nessuno ha visto niente e troppi hanno taciuto. Io no. Per decenni gli inquinatori hanno comprato il silenzio e il consenso politico, sociale e dei media. Con regali, finanziamenti, forniture, subappalti e favori. Io no. I miei collaboratori no''.
"Abbiamo difeso la fabbrica e i lavoratori. Se questo è un reato sono colpevole - ha sottolineato ancora Vendola - Ma abbiamo agito nel rispetto di quei principi costituzionali che ci prescrivono di contemperare beni e diritti fondamentali per i cittadini, come salute e lavoro. Questo è il preciso dovere di chi governa, anche affrontandone le responsabilità e le conseguenze più dolorose''. (Adnkronos)

 
Telefonata con Archinà, Vendola chiede 100mila euro al Fatto
 
“Il titolo, i contenuti, gli accostamenti sono ampiamente mistificatori e diffamatori”. Così i legali di Nichi Vendola, governatore di Puglia accusato di concussione dalla procura di Taranto nell’inchiesta sull’Ilva “Ambiente svenduto”, definiscono l’articolo pubblicato dal nostro giornale il 15 novembre che ha reso pubblica la telefonata tra Vendola e l’ex potentissimo responsabile delle relazioni istituzionali dell’azienda Girolamo Archinà, arrestato il 27 novembre 2012 con l’accusa di associazione a delinquere con i Riva e altri indagati finalizzato al disastro ambientale, avvelenamento di ostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
Nella domanda di conciliazione, con la quale i difensori del leader di Sel chiedono ai giornalisti del Fatto un risarcimento attraverso una procedura di mediazione di 100mila euro, spiegano che “la telefonata ha un contenuto distensivo e una parentesi conviviale e scherzosa legata alla scena, francamente singolare, della sottrazione del microfono, ma certamente non alla gravità del tema introdotto con la domanda del giornalista della prima intervista”. Non solo. Secondo i legali “le risate si riferiscono alla scena del microfono in cui l’ing. Archina compie un gesto curioso e insolito, del tutto slegato dal tema della domanda introdotta dall’intervistatore”. Eppure Archinà (che non è ingegnere) strappa il microfono dalle mani del giornalista proprio per la domanda sui morti per tumore.
Ancora. Per i legali “è a tutti evidente come la singolare appropriazione del microfono avvenga in maniera fulminea e indifferente al tipo di domanda formulata, sulla quale non vi è alcuna ilarita dell’on. Vendola, semmai il successivo disappunto per una riflessione alla quale ha dedicate molte sue energie nel corso di una lunga contesa per la salubrità dell’ambiente, alla quale ancora, e proprio in quel periodo, la Regione Puglia stava lavorando per la prima volta in anni di assoluta complicità culturale”. Basta riascoltare la conversazione per comprendere che Vendola afferma chiaramente di ridere per lo “scatto felino” e sull’operato del giornalista, al quale ha poi pubblicamente chiesto scusa, parla di “faccia da provocatore”. (FQ)

 

martedì 19 novembre 2013

Diritto di parola

“Vendola? Secondo me dovrebbe dimettersi. Si è rivelato un politico come tutti gli altri, un Berlusconi di sinistra”. Lo afferma Luigi Abbate, il cronista tarantino di Blustar TV, schernito da Nichi Vendola nella sua telefonata al dirigente dell’Ilva, Girolamo Archinà. Il giornalista ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio 24, esprime la sua delusione e la sua amarezza per aver ascoltato l’audio di quella conversazione, pubblicata da ilfattoquotidiano.it: “Non sono un elettore di sinistra, ma nel 2005 ho votato Vendola alle elezioni regionali, perché credevo in lui. E invece il governatore, alla luce di questa beffa, ha ingannato me e tanta gente. Lui parla di complotto, ma il Fatto Quotidiano non ha assolutamente complottato contro di lui”. E aggiunge: “Le intercettazioni pubblicate parlano chiaro. Non è tanto la trascrizione delle intercettazioni a far specie, quanto sentire la viva voce dei miserandi protagonisti, il che la dice lunga su quelli che erano i rapporti tra la politica e la grande industria a Taranto”. A David Parenzo, che, in uno scontro polemico con Giuseppe Cruciani, difende Vendola e definisce “una puttanata e una stupidaggine” il caso esploso per quella telefonata, Abbate spiega: “Vendola ha riso per la scenetta e per il modo in cui io sarei stato quasi aggredito da Archinà. E infatti dice: “Ma guarda come l’hai sistemato questa persona da quattro soldi, questo pivellino”. E la cosa più grave è che Vendola ha visto la scena con il suo capo di gabinetto e ridono assieme. Ha avuto un comportamento tanto meschino quanto fanciullesco, ma forse è un complimento definirlo “fanciullesco”, perché i fanciulli hanno un animo puro”. E sottolinea: “Vendola mi definisce un provocatore e una persona senz’arte, né parte. Se la provocazione vuol dire sollevare la questione ambientale a Taranto, peraltro in tempi non sospetti, ovvero nel 2009, quando quasi tutti erano sul libro paga di Riva, la stampa e le televisioni tacevano, la politica evidentemente era collusa, beh… mi pregio e mi picco di essere un provocatore” (Gisella Ruccia - FQ)

sabato 16 novembre 2013

Vendola e quelle telefonate che NON fanno ridere

La forza e il valore dell'audio rispetto alla trascrizione: quello che le parole scritte non dicono.


"A seconda di come noi trattiamo la democrazia, i politici tratteranno noi": sono più che mai attuali le parole che il nostro compagno di lotte e amico Salvatore De Rosa (venuto a mancare nel 2012) ci ha inviato in una delle sue ultime mail. Salvatore era  come noi un convinto sostenitore del superamento della democrazia delegata , vista la sua crisi. Una crisi che si legge ancora oggi,  anche nel video che sta girando da ieri  a firma del Fatto Quotidiano che diffonde l'audio della telefonata fatta da Nichi Vendola (indagato per le pressioni esercitate Giorgio Assennato direttore Arpa Puglia) a Girolamo Archinà, responsabile relazioni interne Ilva (finito agli arresti domiciliari).
Quelle risate di Vendola che ricordano (facendo le dovute distinzioni)  quelle dei due imprenditori per l'avvenuto terremoto de L'Aquila  NON sono giustificabili. Vendola deve rispondere delle risate, dell'aver telefonato a Girolamo Archinà,  deve rispondere del perchè considerare un provocatore un giornalista che fa onestamente il suo lavoro (come avrebbero dovuto fare anche gli altri), deve rispondere del suo atteggiamento Non più ambiguo ai nostri occhi. E non la leggiamo quella conversazione come qualcuno ha scritto  "una captatio  benevolentiae"  che seppur "vecchia" e datata acquisisce maggior valore della semplice trascrizione. Non è la rapprensentazione di una realtà distorta: è la voce reale e vera di Nichi Vendola, grande narratore di storie strazzianti. Come quelle scritte ed inviategli dai bambini di Taranto, le prime vittime dell'inquinamento industriale.  Quell'audio rivela chi è veramente  Vendola: diffonde la stessa voce di un Presidente che in campagna elettorale diceva nel 2011: "io non ho interesse a fare il Presidente della Regione, se devo deludere quei bambini". I Bambini e le loro famiglie sono stati delusi, profondamente.
Vendola dovrebbe per questo dimettersi ma invece cosa fa? minaccia di querelare il Fatto.
Il comportamento di Vendola è rappresentativo di una classe politica vecchia e corrotta, ancorata a delle arcaiche logiche di potere, quelle che tengono in vita un sistema marcio che continua a provocare morti ingiuste e non più tollerabili.
Le sue parole e risate sono inequivocabili, come le sue "leggine" di cui tanto si vanta.
Il trattamento che ci ha riservato Vendola non ci deve stupire: è lo stesso che noi in maniera superficiale ed ingenua abbiamo riservato alla democrazia, nel momento in cui lo abbiamo "delegato" a rappresentarci.