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venerdì 25 luglio 2014

Propaganda di stato...

Ilva, Renzi: "Strategica non solo per Taranto". I soldi dei Riva per le bonifiche

"Ilva è strategica non solo per Taranto". Così il premier Matteo Renzi in una conversazione su twitter il giorno dopo la svolta per il seiderurgico arrivata nelle commissioni Ambiente e Industria al Senato. Passano due importanti modifiche al sesto "salva-Ilva" varato dal governo il 10 luglio scorso per garantire il prestito ponte delle banche. La commissione del Senato approva a larga maggioranza due subemendamenti che prevedono l'affidamento di maggiori poteri al sub commissario per il risanamento ambientale, rimettendo così in pista un'ipotesi Ronchi- bis e la possibilità di usare per il piano ambientale le somme sequestrate ai Riva, anche per reati diversi da quelli ambientali.
Il nuovo "salva-Ilva" è inserito nel più ampio pacchetto del decreto competitività, all'esame dei senatori da ieri sera, che proseguirà la corsa contro il tempo alla Camera entro la scadenza del 23 agosto. Cantano vittoria i senatori Salvatore Tomaselli e Massimo Caleo, rispettivamente capigruppo del Pd nelle commissioni Industria e Ambiente, che parlano di grande successo sull'Ilva: "Abbiamo approvato due sub-emendamenti che rafforzano l'ultimo decreto Ilva e le condizioni per il risanamento, il rilancio produttivo dell'azienda e la salvaguardia occupazionale dello stabilimento di Taranto. Il primo sub-emendamento conferisce maggiori poteri di decisione e di spesa al sub commissario. Questi, secondo il testo approvato, "coordina ed è responsabile in via esclusiva dell'attuazione degli interventi previsti dal Piano ambientale, definisce, d'intesa con il commissario straordinario, la propria struttura, le relative modalità operative e il programma annuale delle risorse finanziarie necessarie per far fronte agli interventi, ritenuti ora indifferibili, urgenti, di pubblica utilità e da considerare varianti ai piani urbanistici".
Il secondo sub-emendamento prevede la possibilità che il giudice trasferisca all'impresa commissariata le somme sequestrate a proprietari, soci e perfino dirigenti anche in relazione a procedimenti penali diversi da quelli per reati ambientali o connessi all'attuazione dell'autorizzazione integrata ambientale. Le somme sequestrate a società indagate diventano aumenti di capitale dopo essere transitate dal fondo unico giustizia gestito da Equitalia.
Plaude agli emendamenti il segretario del Pd pugliese Michele Emiliano, che in una nota commenta l'operazione di intelligence fra senatori e deputati del Pd, come lo ionico Michele Pelillo, che è riuscita "ad intercettare le contraddizioni del vecchio decreto e trasformare in decreto un legittimo sentimento di giustizia della comunità ionica". Per Emiliano, "grazie all'utilizzo del denaro sequestrato dalla magistratura alla famiglia Riva abbiamo scongiurato la chiusura dello stabilimento e contestualmente abbiamo garantito l'attuazione del Piano ambientale".
A maggio 2013 le fiamme gialle di Milano hanno sequestrato quasi 2 miliardi di euro ai Riva nell'ambito dell'inchiesta su truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. I pm ipotizzano che il patron Emilio, scomparso il 29 aprile scorso e il fratello Adriano Riva, assieme ad alcuni professionisti, abbiano sottratto soldi alle casse dell'Ilva, nascondendoli in paradisi fiscali e facendoli poi rientrare in Italia attraverso lo scudo fiscale. La Procura di Milano, inoltre, sta indagando sui rapporti tra la holding Rive Fire e la controllata Ilva con l'ipotesi di appropriazione indebita ai danni dei soci di minoranza del colosso siderurgico.
Ieri intanto all'Ilva del commissario Pieno Gnudi è arrivato un nuovo direttore, Ruggero Cola, trent'anni di esperienza nel siderurgico, che sostituisce Antonio Lupoli ed un nuovo direttore del personale, Raffaele Del Noce. (Rep)

martedì 3 giugno 2014

E ora si fa sul serio!

Ilva, operaio morto dodici gli indagati

Giunge al capolinea l’inchiesta sull’infortunio verificatosi all’Ilva il 28 febbraio del 2013 nel quale perse la vita l’operaio Ciro Moccia, addetto alla manutenzione meccanica, e rimase ferito Antonio Liddi, lavoratore della ditta esterna, «Emmerre», impegnata nei lavori di ambientalizzazione delle cokerie.
Il procuratore aggiunto Pietro Argentino ha firmato il canonico avviso di conclusione delle indagini preliminari, facendolo notificare a 12 persone. Moccia perse la vita a fine turno, nei pressi della batteria numero 9 delle cokerie, chiusa perché in rifacimento in osservanza di quanto stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale. A cedere furono alcune lamiere sottili (pochi centimetri di spessore) poggiate dalla ditta incaricata dei lavori di ristrutturazione sulla passerella utilizzata per spostarsi lungo il piano dove avviene il «caricamento» dei forni, cioè l’immissione di carbon fossile. In quel luogo sfila, correndo su un binario, la macchina caricatrice. Moccia non avrebbe potuto né dovuto transitare in quel punto; le lamiere riparano i lavoratori della ditta di ristrutturazione dalla caduta di materiale e polvere. A Moccia sarebbe stato chiesto di effettuare la saldatura di una staffa sganciatasi dal binario sul quale scorre la caricatrice che serve le batterie ancora in esercizio: 7,8 e 10. Per raggiungere la maledetta staffa, l’operaio di origine campana, da dieci anni circa all’Ilva di Taranto, avrebbe compiuto il passo fatale.
Di cooperazione in omicidio colposo rispondono il direttore dello stabilimento siderurgico Antonio Lupoli, il delegato dell’area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego, capo esercizio della cokeria, Marco Gratti, caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri, capoturno delle batterie, Nunzio Luccarelli, tecnico responsabile dei lavori per conto di Ilva, Martino Aquaro, responsabile delle attività di manutenzione carpenteria delle batterie, e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara, Vincenzo Procino, Francesco Valdevies e Salvatore Zecca, rispettivamente amministratore, capoturno, caposquadra, responsabile tecnico e della esecuzione dei lavori e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della società «Emmerre», ditta dell’indotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l’altro operaio coinvolto nell’incidente e rimasto ferito perchè precipitato sul corpo di Ciro Moccia.
Gli indagati, difesi dagli avvocati Egidio Albanese, Pasquale Annicchiarico, Antonio Raffo, Francesco D’Alessandro e Adriano Raffaelli hanno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogati. Spetterà poi al procuratore aggiunto Pietro Argentino tirare le somme e chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. (GdM)

mercoledì 19 giugno 2013

L'altra faccia dell'Ilvadipendenza

Ilva: Taranto, raggiunto accordo su esuberi tra azienda e sindacati

(Adnkronos) - Un accordo e' stato raggiunto questo pomeriggio nel corso di un incontro tra i sindacati dei metalmeccanici e l'Ilva di Taranto sui numeri relativi agli esuberi con ricorso ai contratti di solidarieta' determinati dalla crisi di mercato e dal conseguente fermo di alcuni reparti. In particolare si fermeranno dal 1° luglio per tre mesi il reparto Altoforno 2, le batterie 9-10 e per 15 giorni l'Acciaieria 1 che alla ripartenza avra' un solo convertitore.
Il numero complessivo di esuberi e' comunque leggermente piu' basso rispetto all'accordo raggiunto a marzo al Ministero dello Sviluppo Economico, anche se nei reparti che andranno in blocco, ci sara' un aumento dei contratti di solidarieta' e in particolare si passa da 307 a 464 unita' nell'area altoforno 2 mentre nell'acciaieria si passa da 473 a 600 unita'.
Negli altri reparti gli esuberi in base all'accordo diminuiscono: nella laminazione a caldo si passa da 709 a 684, nella laminazione a freddo da 648 a 495, nei tubifici da 534 a 462, nei Servizi da 561 a 486. Per le Manutenzioni centrali, (reparto ritenuto strategico nella mole dei lavori di adeguamento), dove l'azienda rappresentata oggi dal responsabile del Personale Enrico Martino e dal direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, aveva previsto un aumento degli esuberi (12 in piu'), invece i sindacati sono riusciti a spuntare una diminuzione da 441 a 380 circa. Praticamente invariati gli esuberi per gli altri reparti Energia e Sas.
 ''Noi avevamo chiesto di rivisitare l'accordo sui contratti di solidarieta''', spiega all'Adnkronos il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli. ''Con l'accordo sottoscritto da un lato abbiamo 282 esuberi in piu' per via delle fermate di impianti ma dall'altro le riduzioni sono pari a circa 400. Complessivamente circa 110 unita' in meno. Abbiamo chiuso con 3640 esuberi rispetto all'accordo di marzo che ne prevedeva 3749 pur in presenza di ulteriori impianti che si fermano e che a marzo non erano previsti''. In genere, come precisa lo stesso Panarelli, si tratta di numeri di massima. Per esempio finora sono state 1300, massimo 1500, le unita' lavorative a utilizzare i contratti di solidarieta'. Naturalmente con le fermate di Afo2, di due batterie e dell'Acciaieria 1 i numeri effettivi aumenteranno. E' stato confermato durante l'incontro che il fermo di tre mesi dell'altoforno 2 verra' utilizzato dall'azienda per mettere a norma l'impianto sulla base di quanto previsto dall'autorizzazione integrata ambientale. Interventi che, secondo il programma, erano invece previsti per l'inizio del 2015. Quindi il fermo, determinato dalla stagnazione di mercato, verra' utilizzato per anticipare i lavori utili per rendere l'impianto compatibile dal punto di vista ambientale. ''E' un fatto importantissimo, nel senso che non sono tre mesi vuoti e persi ma finalizzati alla messa a norma'', conclude Panarelli.

giovedì 28 marzo 2013

Morte bianca sempre più grigia

Morto all'Ilva, no all'incidente probatorio

Niente incidente probatorio nell'inchiesta sull'infortunio mortale avvenuto all'Ilva un me e fa. A perdere la vita, lo scorso 28 febbraio, fu l'operaio Ciro Moccia mentre rimase ferito il suo collega Antonio Liddi.
Nel registro degli indagati sono finiti il direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, il delegato dell'area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego capo esercizio della cokeria, Marco Gratti caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri capoturno delle batterie (tutti difesi dall'avvocato Egidio Albanese) e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara e Vincenzo Procino (tutti difesi dall'avv.Pasquale Annicchiarico), rispettivamente amministratore, capoturno e caposquadra della societa «Emmerre», impresa dell' in dotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l'altro operaio coinvolto nell'incidente che probabilmente deve la vita al fatto di essere precipitato sul corpo del povero Ciro Moccia.
L'avvocato Annicchiarico aveva chiesto al gip Giuseppe Tommasino di svolgere un incidente probatorio per affi.dare «ad un pool di ingegneri di provata esperienza e competenza tecnica specifica» l'incarico di «ricostruirel'infortunio sullavoro che ha cagionato la morte di Moccia e le lesioni personali di Liddi, accertare le condizioni di manutenzione, sicurezza e accesso all'area oggetto dell'infortunio, individuare eventuali profili di colpa generica e specifica che possano aver contribuito a cagionare l'evento, nonchè l'eventuale persistenza di una situazione di pericolo attuale con l'indicazione delle prescrizioni necessarie ad assicurare la sicurezza dei luoghi di lavoro».
Il gip Giuseppe Tommasino ha pero dichiarato inammissibile la richiesta. alla quale si era opposto anche il pubblico ministero di turno Antonella De Luca. (GdM pag.4)

lunedì 4 marzo 2013

Inizia l'ennesimo processo infinito

Ilva, l'ultimo dubbio degli inquirenti "Errore dietro la morte dell'operaio"

Una procedura anomala dietro il drammatico incidente sul lavoro nelle cokerie che è costato la vita all’operaio dell’Ilva Ciro Moccia. È questo il principale dubbio che accompagna l’inchiesta avviata dalla procura di Taranto sulla tragedia avvenuta poco prima dell’alba di giovedì scorso sulla batteria numero nove del reparto dell’area a caldo, quella finita sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Quella notte l'operaio è precipitato da un’altezza di circa dieci metri, dopo che ha ceduto una lamiera utilizzata per coprire l’impianto.

Quel volo drammatico non gli ha dato scampo. Alla morte, fortunatamente, è invece scampato Antonio Liddi, dipendente della “Emmerre”, l’impresa che sta effettuando i lavori di risanamento dell’impianto. Anche lui è piombato giù dall’impianto, ma la sua caduta è stata attutita da alcuni pannelli. Se l’è cavata con fratture su tutto il corpo ed una prognosi di quaranta giorni. Quei lamierini però erano stati posizionati come tetto provvisorio per evitare che nell’impianto cadessero i detriti della lavorazione, ma non era previsto
che servissero al passaggio dei lavoratori.

La batteria da tempo è in stand by per i lavori di rifacimento dettati dall’autorizzazione integrata ambientale. Per questo l’impianto è stato consegnato alla “Emmerre”, che ha aperto il cantiere nel cuore della grande fabbrica. Su quella batteria, però, il giorno della tragedia è salito Ciro Moccia, operaio della squadra di manutenzione delle cokerie. Il dipendente dell’Ilva si è arrampicato ad una decina di metri per riparare un problema al binario della macchina che carica il coke. Secondo procedura, gli uomini Ilva, prima di inviare Moccia sulla testa dell’impianto, si sarebbero dovuti rapportare a quelli della ditta responsabile del cantiere.

Ora i magistrati, che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni personali, vogliono accertare se questa procedura sia stata seguita. Per questo hanno calendarizzato una serie di interrogatori. Tra i testimoni da ascoltare c’è anche Antonio Liddi, il lavoratore che attualmente è ancora ricoverato in ospedale. La sua deposizione sarà fondamentale per chiarire la dinamica dell’incidente che è costato la vita a Ciro Moccia. Così come determinante risulterà l’accertamento tecnico commissionato dalla procura al perito Giordano Bruno.

Le operazioni peritali sono già scattate venerdì scorso con un sopralluogo, durato quasi nove ore, sull’impianto teatro della tragedia. Proprio il difensore della “Emmerre”, l’avvocato Pasquale Annichiarico e il suo consulente di parte, l’ingegnere Luca Tagliente, hanno fatto rilevare una serie di anomalie procedurali. E il legale, in particolare, ha chiesto la nullità di tutti gli atti compiuti. Una richiesta che potrebbe dilatare il termine di sessanta giorni fissato dalla procura per concludere la decisiva perizia. Gli atti in programma questa settimana sono decisivi per valutare le eventuali responsabilità da contestare agli inquisiti già iscritti nel registro degli indagati. Nell’inchiesta, che è coordinata dal procuratore Franco Sebastio ed è condotta dai sostituti Antonella De Luca e Ida Perrone, figurano indagate otto persone, tra dirigenti dell’Ilva e della “Emmerre”. Tra gli indagati c’è anche Antonio Lupoli, direttore dello stabilimento di Taranto.  (Repubblica)



venerdì 15 febbraio 2013

Non più Buffo? E' tempo di Lupoli!

Certo che una foto migliore potevano anche metterla... poraccio, pare condannato al patibolo (ma lo sa cosa lo aspetta?)

L'ingegnere Antonio Lupoli è stato nominato oggi direttore dello stabilimento Ilva di Taranto.
54 anni, da 23 anni in azienda, già responsabile dell’area di laminazione a freddo, Lupoli assume da oggi il nuovo incarico al posto di Adolfo Buffo che continuerà a dare all’azienda il suo prezioso contributo professionale con altri incarichi di responsabilità. (Ilva)

Qui le note postume di GM Leone su Inchiostroverde.