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domenica 16 maggio 2010

Taranto contro l'omofobia

Dibattito pubblico: Lunedì 17 Maggio 2010 alle ore 18 tutti in piazza Maria Immacolata a Taranto, per la giornata mondiale contro l'omofobia
Info: liberamenteglbt_taranto@live.it

venerdì 23 aprile 2010

Era Magna

C’era una volta la Magna Frocia… (tratto da Siderlandia)

Il prof. Martucci ci accoglie sulla porta di casa, in un palazzo del centro cittadino. E’ un distinto signore dalla risata coinvolgente e dai modi gentili e affabili. Neanche lontanamente si riuscirebbe a scorgere in lui il profilo del militante. Ci fa accomodare nel suo salotto, arredato in maniera straordinariamente raffinata. Sulla parete che sovrasta il divano campeggia un coloratissimo patchwork. Ed ecco che in noi si fa avanti un certo retropensiero… “e poi dici che non è vero che gli omosessuali sono i più raffinati!” Ma la tentazione di scivolare nello stereotipo dura giusto il tempo dei convenevoli. Il professore recupera fra le sue carte la foto del “Magna Frocia” alla manifestazione di Pisa [la stessa che abbiamo pubblicato noi, ndr]… “Lo vedete questo ragazzo che regge lo striscione, questo con gli occhiali scuri? Adesso sta a Verona, dove faceva il ballerino. All’epoca era gay anche lui; poi si è sposato con una sua collega, anche lei ballerina… E la volete sapere un’altra? C’erano due amici di Taranto, entrambi sposati e con figli. Le due famiglie si frequentavano assiduamente… andavano al cinema, in pizzeria, portavano i bambini a giocare assieme… Poi, ad un tratto, i due scoprirono di essere innamorati l’uno dell’altro. Lasciarono le rispettive mogli e andarono a vivere insieme. Ragazzi, la fissità sessuale non esiste…” A questo punto avvertiamo una punta di senso di colpa. Un po’ di vergogna per quella leggerezza di qualche attimo prima. Con Mimmo Martucci, infatti, non si parla di caricature cinematografiche, di gay “belli e raffinati”. Si parla di vite – cioè di scelte, di drammi, di passioni, di lotte…

Allora, professore, com’è nato il movimento omosessuale a Taranto?

Erano gli anni ‘70… C’era stata la contestazione del ‘68; in America era scoppiata la ribellione degli omosessuali contro le aggressioni della polizia al Greenwich village di New York… C’era tutto un clima culturale che ci spingeva ad uscire allo scoperto. D’altra parte noi stessi ragazzi tarantini eravamo stufi di nasconderci. Io nel frattempo avevo preso una casa in affitto ed ero andato a vivere da solo. Casa mia divenne allora il primo ritrovo dei gay di Taranto che avevano fatto la scelta del coming out. Ci incontravamo, ci divertivamo, discutevamo in continuazione progettando rivoluzioni… Un giorno, in una di queste innumerevoli discussioni, ci dicemmo: “adesso basta parlare: facciamo qualcosa!”. Nacque così l’idea di formare un collettivo. Volevamo smuovere le acque, affinché anche la popolazione tarantina accettasse l’esistenza di omosessuali, bisessuali… Il primissimo movimento lo chiamammo “Magna Frocia”.

sabato 10 aprile 2010

Un tabù in meno a Taranto?

Liberi tutti! (per il protagonismo sociale della comunità omosessuale tarantina)
(tratto da Siderlandia)

C’è un tabù inconfessabile al fondo della società civile tarantina. Un tabù che sorregge il modo di essere dell’uomo inserito, rispettato – insomma, del “padre di famiglia” o dell’aspirante tale. E’ l’omosessualità. Chiunque voglia essere ammesso e poi conservare una posizione nella cerchia dei “cristiani-per-bene” (dal più misero impiegato al palazzinaro rampante) deve assumere e manifestare un’identità sessuale rigidamente “etero”. E i “ricchioni”? “Sì, forse qualcuno c’è… ma alla luce del sole devono mordersi la lingua, stringere le chiappe e fare i bravi maschi! La notte poi facciano quello che gli pare: vadano a farsi sfondare al Parchetto della Rimembranza o in una delle loro feste in discoteca o ancora in qualche sauna…” Questa, grosso modo, la vox populi. Ma soprattutto i “ricchioni” sono sempre e soltanto altrove: non nella mia famiglia, non fra i miei amici (“a tre palmi dal culo mio”, come recita una raffinata sentenza locale). I “ricchioni” sono fra i “poveracci” – quante storie di amori fugaci potrebbero raccontare le docce del porto e i vicoli della Città Vecchia (ma anche gli spogliatoi del siderurgico)! –; ma questo è normale per il senso comune del nostro ceto medio: cosa ci si può aspettare da gente che poco differisce dagli animali?! La cosa diventa invece tragica quando è proprio la famiglia “per bene” ad averci il ricchione in casa. Allora la si compatisce, ma allo stesso tempo si cerca di scavare nei suoi più reconditi segreti con minuzia da comari. Per trovare l’origine del male. “Quella è la madre che lo ha viziato troppo!”, “Ma no… è il padre che quand’era piccolo non c’era mai!” Segni evidenti dell’influenza che il grande riformatore della psicanalisi, il prof. Sigmund Povia, ha conquistato anche presso il grande pubblico.

Eppure c’è gente che non ci sta. Ciro, Luisa, Massimiliano, Mirko hanno deciso di rompere la gabbia d’ipocrisia preparatagli dalle “persone per bene” della nostra comunità e di fondare un circolo Arcigay (il primo a Taranto dopo quindici anni circa!). Le motivazioni che li hanno spinti ad agire e gli obbiettivi che essi intendono perseguire ci verranno raccontati da loro stessi nel seguente contributo e nella successiva intervista collettiva.
A noi spetta aggiungere che Siderlandia offrirà a questo progetto la massima visibilità. E’ infatti nostra convinzione che – come accennato, fra il serio e il faceto, nelle righe precedenti – attraverso la definizione di un’identità sessuale monolitica (in senso eterosessuale) passi il tentativo delle componenti egemoni della nostra comunità di distinguersi dal “basso”, dai gruppi non ancora del tutto pienamente “integrati”. Ma a questa questione speriamo di poter dedicare quanto prima un approfondimento mirato.

Intanto, buona lettura e tanti auguri alla neonata associazione “Liberamente GLBT”!
L’uomo associato è meno sottomesso