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giovedì 9 gennaio 2014

Un po' di diossina ci sta sempre...

Uova di Martina Franca, Assennato (Arpa): “Valori diossine innocui dal punto di vista sanitario”

“I valori riportati nei tre rapporti di prova relativi alle uova degli allevamenti di  Martina Franca sono inferiori sia ai limiti massimi ( per intenderci, quelli al di sopra dei quali è vietata la commercializzazione del prodotto e se ne obbliga la distruzione) sia ai livelli di azione ( che impongono ulteriori indagini e procedure di risanamento)”. Lo afferma in una nota stampa il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commento il comunicato trasmesso in mattinata dal Fondo Antidiossina Onlus (leggi qui). “I valori sono compresi tra la media e la mediana dell’indagine europea dell’EFSA (European Food Safety Agency di Parma), 2012 – prosegue Assennato – purtroppo le diossine   sono praticamente ubiquitarie. Solo nello 0.8% dei campioni di uova analizzati dall’EFSA non si riusciva a misurarne il livello (uova “senza diossine”). I valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti,  ma contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI),  possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (ILVA)”. (Inchiostroverde)

martedì 19 aprile 2011

Settimana Santa all'ILVA!

INIZIATIVA DELL'ASSOCIAZIONE CENTROPUREIO DI MARTINA (BOTTEGA COMMERCIO EQUO E SOLIDALE- via della Valle). E' un Via Crucis alternativa, davanti ai cancelli dell'Ilva, per parlare dei 'poveri cristi' di oggi, che si ammalano e che muoiono, immolati sull'altare dell'industria. Marinella Marescotti
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Quando si giustifica la morte con l’ipocrita ragione di uno sviluppo necessario ed utile alla sussistenza di un territorio che usufruisce del lavoro per dar da mangiare alla sua gente...Quello è puro sotto-sviluppo.Tanti martinesi (oltre che tarantini) hanno usufruito dei veleni di quel contenitore puzzolente di ingiuste cause e hanno accettato, per dover mantenere una famiglia, che la morte ‘bianca’ se li portasse via.
Siamo tut...ti colpevoli se ancora oggi quel mostro è ancora lì che emette morte dalle sue ciminiere.Vogliamo provocare”una Settimana Santa fuori dalle porte dell’Ilva.
Per ricordare tutti coloro che non ci sono più, grazie ad uno sviluppo che continua a seminare diossina ovunque, da una ‘Riva all’altra’”delle nostre coste. Riprendiamoci un pezzo di storia, abbandonato al nostro ‘letargo’ da succubi dell’accettazione passiva.
Da lunedì santo a venerdì santo (18 aprile - 22 aprile) dalle 19:00 alle 23:00 di ogni sera, davanti ai cancelli dell'ILVA, sulla statale 100, chi vorrà veglierà, al calore di un fuoco discutendo di argomenti riguardanti l’ambiente, la salute, ma soprattutto le alternative da presentare a chi si aggrappa al solito latin-motiv: ‘E come si fa con quelli che ci lavorano?’.
Il venerdì sera dalle ore 19:00 ci sarà la ‘Via crucis dei misteri dell’Ilva.’.
Una buona scusa per i cattolici che vogliono vivere una settimana santa all’insegna di chi è morto e sta morendo per difendere il PIL di Taranto.

giovedì 15 ottobre 2009

Uova da bere... anche a Martina!

COMUNICATO STAMPA

La diossina è arrivata nei pollai di Martina Franca. Dopo la città di Taranto anche la provincia. Si allarga ulteriormente la contaminazione. Siamo fortemente preoccupati. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto ha ampliato il raggio di ricerca della diossina negli alimenti e trova nuove soprese "avvelenate". Dalla diossina nel latte, nel formaggio e nelle carni di pecora e capra, si passa ora alla diossina nelle uova e, come è ipotizzabile, anche nelle galline.
Nel marzo 2008 PeaceLink presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto dopo aver fatto analizzare un pezzo di formaggio locale. I valori erano sopra i limiti di legge. Adesso quei limiti vengono violati anche per altre categorie alimentari di largo consumo, come le uova e, probabilmente, la carne di pollo.
Quello che emerge, come preoccupante novità, è la dimensione provinciale, e non solo più cittadina, del fenomeno: neanche Martina Franca può ritenersi indenne dalla diossina. La diossina è considerata un inquinante transfrontaliero e come tale rientra nella normativa europea. Si tratterà di verificare la dinamica di questa contaminazione. E' una fatto su cui si deve indagare perché il consumo di alimenti cancerogeni e genotossici può causare una modificazione del DNA. Ci può essere, nel caso della diossina, un impatto non solo sulla salute di chi consuma alimenti contaminati ma anche di chi non è ancora nato. Le donne in età fertile o in stato di gravidanza dovrebbero essere massimamente informate e tutelate. Guardia alta, dunque, perché qui ci stiamo giocando non solo il presente ma anche il futuro. Questo è un motivo più che sufficiente per richiedere a Taranto il "Centro Ambiente e Salute", una struttura di alta specializzazione che il prof. Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa, da tempo propone di fronte alla rilevanza delle criticità ambientali e sanitarie di Taranto.
Ci rivolgiamo alla Magistratura perché faccia piena luce. Occorre andare in fondo alla questione e scoprire le dinamiche e le origini di questa contaminazione, con tutta la determinazione necessaria. Sarà necessario un lavoro approfondito e puntiglioso perché la questione è di grande complessità. I cittadini vogliono verità, la reclamano. Questa storia non può rimanere un mistero, i responsabili vanno individuati e perseguiti.
Esprimiamo al contempo la nostra solidarietà agli allevatori, vittime, assieme ai cittadini, di questa assurda vicenda di contaminazione da diossina.



Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

mercoledì 3 giugno 2009

Dalla parte dei RIFUGIATI

Martina Franca (Taranto) - EMERGENCY NON DIMENTICA I NUOVI FRATELLI D’ITALIA

Se per la maggior parte degli abitanti di Martina Franca sabato 30 maggio è stato un altro inizio di fine settimana votato al mare e al sole, per 43 “ospiti” della cittadina questa data ha sancito definitivamente l’inizio di un calvario.

Sono arrivati a novembre, 101 giovanissimi provenienti dal Corno d’Africa, dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Burkina Faso, ma anche dal Bangladesh e dall’Afghanistan. Un gruppo variegato, che è arrivato sulle coste di Lampedusa segnato dalla paura della guerra, della fame e delle persecuzioni politiche. E poi un altro viaggio, che ha avuto come ultima tappa Martina Franca e un centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), allestito all’interno di un albergo tre stelle.

L’assistenza offerta dalla Croce Rossa (prevista da una convenzione con la Prefettura di Taranto) che per sei mesi si è spesa per questi ragazzi, ha però una data di scadenza: il 30 maggio. Senza soldi, senza casa, senza cibo e senza punti di riferimento: è questa la situazione che 43 rifugiati, rimasti a Martina Franca, si ritrovano ad affrontare da quella data.

Una situazione che Emergency - che ha una rappresentanza locale nel gruppo territoriale della Valle d’Itria - non si sente di ignorare. Da 15 anni impegnata nella promozione di una cultura di solidarietà, di pace e di rispetto dei diritti umani, Emergency accoglie e sostiene le iniziative avviate dalla CGIL di Martina Franca per trovare, insieme alle istituzioni locali e regionali, una soluzione adeguata al problema.

Perché non ci si può sentire non responsabili del destino di 43 uomini che, senza nessun intervento da parte della comunità, ritroveremo ad elemosinare ai semafori e che finiranno col dormire per strada. Perché non si possono appoggiare politiche create ad arte per dimostrare l'assunto che l'immigrato crea disagio e che i rimpatri forzati tutelino la nostra nazione. Perché immigrazione non significa disordine, ma accrescimento, ricchezza, risorsa, futuro.

“Riserva una buona accoglienza agli stranieri, perché un giorno anche tu sarai straniero!”: un consiglio che ad oggi, dopo i migranti respinti in Libia, il pacchetto sicurezza approvato dal Parlamento e le polemiche per l’avversità dimostrata dal Governo nel costruire una società multietnica, assume più i caratteri di un monito.

Emergency fa proprie queste parole e dimostra con i fatti che negare l’idea di un paese multiculturale è una follia. Nel 2006 apre a Palermo un Poliambulatorio per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti (con o senza permesso di soggiorno) e alle persone residenti in stato di bisogno. Un centro d’eccellenza che offe servizi di medicina di base, ma che ha tra gli ambiti di intervento anche odontoiatria, ginecologia, oculistica, grazie alla collaborazione gratuita di oltre 50 medici.

Dall'inizio delle attività a oggi, il Poliambulatorio di Emergency a Palermo ha effettuato più di 20.000 visite ambulatoriali, mostrando appieno che l'unico modo giusto e civile per fare medicina è garantire a tutti la miglior assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali, nazionalità o status giuridico.

Perché, racconta una vignetta di Vauro, per stare al mondo non serve permesso di soggiorno.