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mercoledì 23 luglio 2014

Stefano, cavaliere senza cavallo

Inquinamento all'Ilva il Tar sospende l’ordinanza del sindaco

Inquinamento Ilva, sarà il Tar a pronunciarsi sull’ordinanza sindacale del 20 giugno. Il Tribunale amministrativo regionale, infatti, in seguito al ricorso presentato dai legali dello stabilimento siderurgico, ha concesso la «sospensiva» fissando al 30 luglio la data dell’udienza per l’esame della controversia tra Ilva e Comune di Taranto. Lo si apprende da fonti vicine ad ambienti comunali.
Ma per quale motivo era scattata l’offensiva di Ezio Stefàno? A non convincere il sindaco di Taranto, e prima ancora di lui Asl ed Arpa, erano stati alcuni dati provenienti dall’area Granulazione ghisa dello stabilimento.
In estrema sintesi, Stefàno aveva invitato l’Ilva, entro trenta giorni (che appunto sono scaduti lunedì scorso), a fare tre cose ben precise. Ovvero: avviare un monitoraggio ambientale degli impianti dispersi in atmosfera nei reparti Afo (altoforni) ed Ome (officine meccaniche) della Colata continua concordando con Arpa Puglia ed Asl tempi e modalità d’intervento; di definire attività per realizzare un idoneo sistema di raccolta e trattamento delle acque meteoriche, di raffreddamento dell’area Granulazione ghisa e, infine, chiede di realizzare un sistema di captazione e trattamento dei vapori derivanti dal raffreddamento della ghisa.
Per la cronaca, l’Ilva, lo scorso 16 maggio, aveva confermato la propria disponibilità a concordare con gli enti di controllo gli interventi ma senza specificare ulteriormente. Ed ancora, per la seconda richiesta del sindaco tutto era stato rimandato al piano delle acque dello stabilimento che, invece, dev’essere presentato entro maggio 2015. Ed infine, sempre l’Ilva aveva assicurato che esiste un ordine d’acquisto per la realizzazione di un sistema «di captazione e trattamento dei vapori derivanti dal raffreddamento della ghisa» ma, secondo il Comune di Taranto, non ci sarebbe alcun cronoprogramma per la progettazione, approvazione e realizzazione degli interventi. Per questo, evidentemente, un mese fa, era scattata l’ordinanza in cui Stefàno aveva peraltro avvertito che in caso di inosservanza da parte dell’Ilva, gli impianti interessati avrebbero dovuto sospendere la loro attività. (GdM)

sabato 21 giugno 2014

Pollicino spara in aria e gli casca la pallottola in testa

Gli "amici" del "sindaco delle letterine" si sono accorti che il loro datore di lavoro è diventato una macchietta nazionale.
Allora nei giorni scorsi hanno pensato, hanno pensato tanto e alla fine, l'elefante con le ragnatele ha partorito un topolino piccolo piccolo!
Ecco la grande idea, scriviamo l'ennesima letterina inutile ma stavolta la chiamiamo ordinanza!!!
Così la gente pensa che Stefano "ha scoperto di avere le palle nelle mutande", così i giornali dicono che si è svegliato il Comune di Taranto, così... sperano gli "amici" persino i magistrati chiuderanno un occhio sui capi di imputazione del sindaco al grande processo Ilva!
Bella strategia... Peccato che quella combriccola di allegri "amici" che i media chiamano Comune di Taranto, come al solito abbia completamente cannato!
Sono stati sbugiardati da politici e ambientalisti e, ovviamente, l'Ilva manco li pensa!
Con metafore più d'antan possiamo dire che sono riusciti a fare una cosa geniale: usare uno spaventapasseri di lana per allontanare un'invasione di tarme!

Ilva: ordinanza sindaco Taranto contro inquinamento vapori ghisa


Stretta del sindaco di Taranto, Ezio Stefano, sull’Ilva. In un’ordinanza il sindaco ordina all’azienda di “avviare entro 30 giorni di concerto con Arpa Puglia e Asl Taranto le attivita’ volte alla realizzazione di un idoneo sistema di captazione e trattamento dei vapori derivanti dal raffreddamento della ghisa”. In caso “di mancata osservanza, gli impianti interessati dovranno sospendere la loro attivita’”. Arriva quindi un nuovo problema da affrontare per il commissario dell’Ilva, Piero Gnudi, nominato dal Governo lo scorso 6 giugno in sostituzione di Enrico Bondi. “Il raffreddamento del prodotto con l’ausilio dell’acqua di mare produce emissioni in atmosfera di vapori non captati e/o trattati, nonche’ scarichi idrici nel canale Ilva di acque oggetto di sola decantazione”. E’ questo il motivo per il quale il sindaco di Taranto ha firmato un’ordinanza con la quale da’ 30 giorni all’Ilva affinche’ faccia i lavori nell’area ghisa finalizzati ad eliminare l’inquinamento provocato dalla granulazione. Oltre alla realizzazione di un sistema di captazione e trattamento dei vapori, il sindaco chiede che, sempre in 30 giorni, avvenga “un monitoraggio ambientale degli inquinanti aerodispersi, concordando con Arpa Puglia e Asl di Taranto modalità e obiettivi”.
Sempre con la stessa tempistica, il sindaco ordina anche all’azienda di effettuare “le attivita’ volte alla realizzazione di un idoneo sistema di raccolta e trattamenti delle acque meteoriche, di dilavamento e di raffreddamento della ghisa”. All’ordinanza, il sindaco di Taranto e’ giunto dopo le indagini fatte da Arpa Puglia nei mesi scorsi nell’Ilva. L’agenzia per l’ambiente della Regione Puglia nell’area della granulazione della ghisa – processo che avviene dopo gli altoforni – ha evidenziato “criticita’ legate alla liberazione in atmosfera di inquinanti ed alla presenza di scarichi non regolamentati in Aia”. L’impianto, inoltre, sottolinea il sindaco nell’ordinanza – di cui e’ stata data comunicazione al prefetto di Taranto – “non e’ stato oggetto di indicazioni e prescrizioni nel piano ambientale” dell’azienda approvato dal Governo a meta’ marzo e pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” ai primi di maggio scorso. Gli esiti dei controlli nell’area in questione trasmessi dall’Ilva all’Arpa Puglia, rileva il sindaco, sono stati “ritenuti non rappresentativi” dalla stessa Agenzia regionale per la protezione ambientale, anzi l’Asl di Taranto, a fine aprile, dopo un altro sopralluogo ha chiesto al Comune “l’adozione di provvedimenti finalizzati”. (Agi)

Ilva, Ronchi boccia ordinanza sindaco: “In 30 giorni non si fa nulla”

 ”In 30 giorni non si fa niente”. Cosi’ il sub commissario dell’Ilva Edo Ronchi risponde a quanto previsto dall’ordinanza del sindaco di Taranto, Ezio Stefano, il quale ha appunto dato un mese di tempo all’azienda per eliminare l’inquinamento causato dalla granulazione della ghisa, installando anche un sistema di monitoraggio. Il sindaco ha firmato l’ordinanza dopo i rilievi di Arpa Puglia e Asl Taranto che hanno evidenziato la criticita’ della situazione. “Parliamo – afferma ancora Ronchi – di una parte dell’attivita’ che non e’ soggetta a prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale ma che l’Ilva ha comunque considerato riconoscendo che il problema esiste. In 30 giorni, pero’, non e’ che si puo’ intervenire e risolvere la questione. Non ci sono i presupposti tecnici per farlo, eppoi in questo momento, come peraltro e’ noto a tutti, l’azienda non ha nemmeno le risorse necessarie”. (AGI)


L'ordinanza del sindaco di Taranto sull'area ghisa non ha alcun valore giuridico. Avrebbe dovuto chiedere la riapertura dell'Aia, porre la questione per via ordinaria, ritirare la firma in caso di non accoglimento e solo dopo agire in via straordinaria con un'ordinanza che - tra l'altro - e' scritta malissimo. Ma chi consiglia cosi' malamente questo sindaco che improvvisa ordinanze? (Mar)

lunedì 9 dicembre 2013

Buon natale alla diossina!

Sono passati poco meno di tre anni dall'emissione dell'ordinanza regionale che vieta "il  pascolo sui terreni non aventi destinazione agricola ricadenti, entro un raggio di non meno di 20 km attorno delle area industriale di Taranto.
" Nelle stesse aree - si legge nell'ordinanza del  23 febbraio 2010, n. 176 - i terreni ad uso agricolo,dovranno obbligatoriamente subire le necessarie lavorazioni per poter essere destinate al pascolo o alla produzione di alimenti per gli animali".
Eppure, nonostante l'ordinanza ancora in vigore, e nonostante l'inquinamento non sia problema risolto ma piuttosto quanto mai attuale e persistente, le pecore continuano a pascolare in quelle aree interdette, come si può notare nella foto scattata ieri 8 maggio 2013.
Nella stessa ordinanza si legge che "I Sindaci dei comuni della Provincia di Taranto interessati sono incaricati dell’osservanza della presente ordinanza ed il personale di vigilanza del Dipartimento di prevenzione della ASL TA, gli agenti di Polizia Urbana e della forza Pubblica in generale del controllo e della esecuzione".

Le pecore  pascolavano in quelle aree interdette nel quartiere Paolo VI e l'ipercoop di Taranto come il cartello indica:  brucavano quell'erba raggiunta da polvere industriale e fumi di diossina emessi in anni e anni di inquinamento industriale. Fanno infatti da sfondo i camini dell'Ilva, che zoomando la foto si vedono chiaramente. Le pecore distano 8.5 km dai camini dell'Ilva.





Le carni  o prodotti caseari di quelle pecore verranno venduti? chi garantisce che quelle pecore non siano contaminate?
Quei terreni sono o non sono contaminati?
Chi realizza i controlli e in che modo vengono effettuati?
 Chi tutela i cittadini/consumatori di Taranto?

Tutt* dovrebbero domandarselo, anche chi di Taranto non è.



Perchè la carne e i prodotti caseari possono arrivare molto, molto lontano, soprattutto in questi tempi vicini, molto vicini alle festività natalizie, dove nelle tavole degli italiani è consuetudine e tradizione mangiare carne di agnello. Non sia mai fosse alla diossina!



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venerdì 1 novembre 2013

Ambiente Svenduto: dopo le accuse le prime dichiarazioni di Assennato e Liberti.

Si difendono il direttore dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato, accusato di favoreggiamento, e il Professor Lorenzo Liberti, il perito dei pm accusato di corruzione. Avremmo voluto leggere un altro tipo di interviste, sicuramente più "coraggiose" e dirette verso la ricerca della verità. Forse gli scritti non rendono giustizia! In particolare l'intervista di Latartara a Liberti... l'intervista resta senza risposta...che cosa gli avrà mai consegnato Archinà a Liberti? (vedere in fondo al post per conoscere le nostre ipotesi)

Le interviste:

di Roberto FLAVI (quotidiano di Puglia)

TARANTO - «Non ho nessuna fiducia nella magistratura di Taranto. Mi hanno rivolto una accusa infamante. Ne prendo atto, la respingo al mittente e non ho più nulla da aggiungere». Non si placa la furia di Giorgio Assennato, il direttore di Arpa Puglia, che si è ritrovato indagato nell’inchiesta per il disastro ambientale contestato all’Ilva di Taranto. Anche a lui è stata notificata un’informazione di garanzia. Risponde di favoreggiamento, ma l’accusa che lo ha mandato in bestia è quella che in realtà è rivolta a Nichi Vendola. Il governatore pugliese è accusato di concussione. Secondo i pm avrebbe fatto capire ad Assennato di ammorbidire le sue posizioni sull’Ilva, altrimenti non lo avrebbe confermato nel ruolo di direttore dell’agenzia regionale. Quindi Assennato si sarebbe piegato pur di salvare la sua poltrona. Ed è proprio questa prospettazione che ha mandato letteralmente in bestia il direttore di Arpa.

Allora professore, la legge le mette a disposizione venti giorni per chiedere di essere interrogato. Si presenterà dinanzi ai magistrati di Taranto?
«Non ci penso nemmeno. Non mi sento tutelato e non ho bisogno di respingere quello che ho già negato in un confronto durato oltre otto ore e mezzo durante le indagini. Sono stato chiarissimo allora, per quanto mi riguarda».
Quindi lei conferma di non aver mai ricevuto pressioni dal presidente Vendola?
«Bisogna capire cosa si intende per pressione. Io per istituto devo fare attenzione alla salute e all’ambiente. Vendola chiaramente ha anche il problema di oltre undicimila posti di lavoro da salvaguardare. È chiaro, quindi, che si ha un approccio diverso. Ma io ho sempre fatto la mia parte in tutta coscienza in difesa della salute dei tarantini. E lo urlo con tutte le mie forze».
Quindi lei non ha mai percepito, anche velatamente, la minaccia di essere silurato?
«Assolutamente no. L’ho detto anche durante quelle otto ore di un interrogatorio che ritengo viziato da incostituzionalità. Perché visto che gli inquirenti non mi hanno creduto, dovevo essere informato in quel momento di essere indagato e avevo il diritto di nominare un avvocato. Non è avvenuto e si è violata quella costituzione che anche mio padre ha contribuito a redigere».
Quindi lei non ha mai ammorbidito la sua posizione nei confronti di Ilva?
«Ci mancherebbe. Non sono un venduto. Non sono stato a libro paga dei Riva. E posso aggiungere che l’Ilva non mi ha pagato mai neanche un pranzo. Quando per dovere di istituto mi sono trovato in appuntamenti conviviali ho sempre preteso ed ottenuto di pagare la mia parte. Perché credo che sia giusto agire così. Questo è Giorgio Assennato, altro che il bandito che viene dipinto in questa indagine».
Non è vero quindi che lei fece una lunga anticamera in Regione mentre era in corso una riunione con i Riva?
«Tutti sanno che non faccio anticamera. E che al massimo attendo quindici minuti per essere ricevuto. Poi vado via. A Bari lo possono confermare anche gli uscieri».
C’è una intercettazione in cui l’avvocato Perli racconta a Fabio Riva del suo cambiamento di comportamento. E dice che lei nel salutarlo lo aveva anche abbracciato. Quell’abbraccio è interpretato dagli investigatori come una sorta di sottomissione.
«Un conto è la cordialità. Altro discorso sono i fatti. Il lavoro fatto da Arpa in questi anni non è in discussione. Ed è questo che conta e che va giudicato. Chiacchiere e abbracci lasciano il tempo che trovano».

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L'intervista e articolo di Annalisa Latartara (corriere del giorno)

Da imputato a perito della procura a indagato. Strano destino quello del professor Lorenzo Liberti, ex rettore del Politecnico di Bari. Sembrava dovesse entrare nel processo sul disastro ambientale dell’Ilva come perito dei pm, invece… «No, no, un attimo! Sono stato consulente della procura di Taranto – ci tiene a precisare -  per ben dieci anni. Ho servito questa procura più o meno in otto-nove processi, quasi tutti contro l’Ilva. In tutti, da quanto mi risulta, rendendo giustizia alla procura, che, evidentemente, non avrebbe continuato ad affidarmi le perizie se non fosse stata soddisfatta del mio lavoro. Poi è venuta fuori questa storia della pubblica illuminazione, alla quale sono totalmente estraneo. E siamo ad oggi. Dopo questo lungo periodo di matrimonio, siamo arrivati al divorzio».
E’ il 2010. Malgrado sia imputato nel processo sull’appalto della pubblica illuminazione al comune di Taranto (prossima udienza a dicembre), la procura ripone ancora una volta  fiducia nel professore. Liberti, infatti, viene  nominato consulente (col professor Filippo Cassano e l’ingegnere Roberto Primerano) proprio dal pm che lo ha messo sotto accusa, Mariano Buccoliero uno dei magistrati del pool titolare dell’inchiesta sul disastro ambientale.
Per la procura, evidentemente, la sua competenza è fuori discussione se, pur essendo imputato in una vicenda giudiziaria non di scarso rilievo, gli affida una perizia delicata come quella sulla diossina. Il professor Liberti, del resto, scrivono gli investigatori della Guardia di Finanza nell’informativa Ambiente svenduto “è considerato uno dei massimi esperti in materia ambientale”.
I militari delle Fiamme Gialle lo indicano come  il dominus della TeTa srl, società di ingegneria che annovera fra i suoi clienti anche l’Ilva. Ma Liberti smentisce. «Non sono il dominus di nessuno. TeTa è una società realizzata da un mio allievo, uno dei tanti miei laureati, che in buona parte hanno trovato occupazione. So che Intini ha svolto per Ilva soltanto una perizia  di modesta entità».
Liberti finisce sotto accusa per corruzione e il 26 novembre 2012 viene sottoposto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Ambiente svenduto. Secondo gli inquirenti, avrebbe intascato dall’Ilva una presunta mazzetta di 10.000 euro consegnatagli da Archinà in un’area di servizio nei pressi di Acquaviva delle Fonti il 26 marzo del 2010. Le immagini di una telecamera a circuito chiuso, secondo l’accusa dimostrano il passaggio di una busta contenente la presunta mazzetta. Archinà sostiene che quei 10.000 euro prelevati il giorno precedente erano la consueta offerta per la Pasqua (imminente) alla Curia. L’ex arcivescovo Papa non ricorda quell’offerta. Al contrario, il suo segretario, don Marco Gerardo la ricorda. E finisce fra gli indagati per favoreggiamento perchè secondo i pm non dice la verità.
Per i legali dell’ex rettore, che fanno leva su un’analisi delle immagini ripulite da un tecnico, si trattava solo di un foglio. Per quel video Liberti (ora in libertà) fa riferimento a quanto evidenziato dalla sua difesa durante il riesame.
La presunta tangente sarebbe servita per ammorbidire le conclusioni del perito, ritengono i pm. Ma Liberti ribadisce di aver agito nella piena legalità: «Il mio operato è legittimo. I periti chimici sono arrivati alle mie stesse conclusioni due anni dopo rispetto alla mia perizia.  La scoperta che l’inquinamento ambientale, l’avvelenamento di pecore, terreni e altro, provenisse dalle emissioni diffuse dell’Ilva e non  dal camino E 312, l’ha evidenziata proprio la perizia del sottoscritto. Mi è stato riconosciuto anche da Marescotti, in un virgolettato di un vostro articolo».
Liberti spiega di non aver preso soldi dall’Ilva e di non aver mai tradito la fiducia della procura. «In 21 anni a Taranto, pur avendo in Ilva il potenziale massimo cliente non ho mai fatto una consulenza per l’Ilva e non ho mai preso soldi. Da quando ho messo piede a Taranto, ho fatto una scelta di campo ben precisa, sono stato dalla parte della procura sempre. E sottolineo sempre. Se fossi stato dalla parte dell’Ilva – continua il professor Liberti – certamente avrei portato a casa altre gratificazioni professionali alle quali ho scelto consapevolmente di rinunciare. Andate a verificare l’entità delle cifre della mia consulenza e di quella dei periti di parte dell’Ilva in un processo in cui l’azienda siderurgica è stata condannata fino in Cassazione sulla base di una mia perizia».
A distanza di alcuni anni, il rapporto Liberti-magistratura è cambiato, con sua sorpresa: «Non mi aspettavo certi sviluppi dell’inchiesta. Dal mio interrogatorio dinanzi al pm al mio arresto sono trascorsi due anni e mezzo ma non mi sembra sia emerso nulla di nuovo in quel periodo di tempo. Questo comunque non inficia la fiducia nei confronti di  questa magistratura che ho servito per una vita. Non lo cambio a 70 anni, altrimenti dovrei ammettere di avere sbagliato le mie scelte. Sono convinto che quando potrò esporre le mie tesi emergerà che non ho commesso alcun reato. Valuterò se sottopormi ad un interrogatorio con serenità e  rinnovata stima nei pm di Taranto perchè devo dare loro atto che fanno il loro mestiere. Mi dispiace che ci sia andato di mezzo io. Ma Parigi val bene una messa».

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La domanda resta senza risposta però: che cosa gli avrà mai consegnato Archinà a Liberti? cosa c'era in quella busta? forse la letterina di Babbo Natale? Non si avvicinava il Natale: era imminente la Pasqua e allora? forse c'era scritto "TarantoInquinata val bene una mazzetta"! (blog del comitato per Taranto)


mercoledì 30 ottobre 2013

L'Ilva e la pentola scoperchiata dalla Procura di Taranto

Come un vaso di pandora, il sistema Ilva che ha interessato le indagini della Procura di Taranto è stato scoperchiato: contiene in sè tutti i mali, i mali di un'intera classe politica e dirigenziale. Oggi quel contenitore è stato totalmente scoperchiato e sono da esso fuoriusciti 53 nomi e cognomi. Tra questi anche quelli del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e del Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, che per la verità non erano inattesi. Nichi Vendola è indagato per concussione ai danni del direttore generale dell’Agenzia regionale per l'ambiente, Giorgio Assennato. Vendola - è scritto nell'atto della magistratura - avrebbe abusato della sua qualità di Presidente della Regione Puglia mediante minaccia implicita della mancata riconferma nell'incarico ricoperto". Vendola, Archinà, Fabio Riva, Luigi Capogrosso e Francesco Perli avrebbero costretto Asennato con incarico in scadenza nel febbraio 2011 e in attesa di riconferma, ad "ammorbidire" la posizione di Arpa Puglia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico e dare la pobbisilità all'impianto industriale di produrre ai massimi livelli senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni. In un incontro Vendola avrebbe detto riferendosi all'operato dell'agenzia per l'ambiente " così com'è Arpa Puglia può andare a casa perchè hanno rotto" ribadendo che in nessun caso l'attività produttiva dell'Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni.

Assennato, inoltre, convocato in una riunione  informale indetta nel luglio 2010 alla quale presenziavano  Emilio Riva , Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà,  invece di essere ricevuto è stato costretto a restare fuori dalla stanza, dove è stato ammonito dal dirigente Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola a non utilizzare i dati tecnici come "bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano"

Ma anche lo stesso Giorgio Assennato compare tra i nomi degli indagati, perchèeludendo le indagini, in particolare sentito dall'Autorità giudiziaria quale persona informata dei fatti avrebbe reso dichiarazioni mendaci e reticenti in merito alle indebite pressioni subite dal Presidente della Regione Puglia.

 Al sindaco di Taranto invece è contestata l'omissione di atti d'ufficio, procurando in questo modo "intenzionalmente"  alla famiglia Riva e alla società Ilva spa un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità consistito nel consentire il mantenimento dei livelli produttivi in atto presso lo stabilimento.

Un avviso è stato notificato anche all'ex presidente IPPC che si doveva occupare di rilasciare l'Aia all'Ilva di Taranto.Ricordate il nome di Dario Ticali, l'enfant prodige della Prestigiacomo?
Avrebbe tenuto contatti diretti non istituzionali con Ilva spa anche per il tramite della Romeo (Caterina Vittoria- addetta ufficio relazioni istituzionali dell'Ilva), ed in particolare tenendo costantemente aggiornato l'avvocato Perli (Ilva) e gli esponenti del Gruppo Riva sull'avanzare dei lavori in Commissione IPPC sebbene come riportato su tutti i verbali del gruppo istruttore della predetta Commissione i commissari fossero tenuti ad osservare il segreto d'ufficio sulle attività oggetto dell'incarico, avrebbe in questo modo procurato "intenzionalmente"  alla famiglia Riva e alla società Ilva spa un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità consistito nel consentire il mantenimento dei livelli produttivi in atto presso lo stabilimento.

Il Presidente Vendola si dice oggi molto turbato: "soprattutto per una ragione: io ho l’orgoglio di aver guidato un’Amministrazione regionale che ha provato a scoperchiare la pentola, che è andata a mettere il naso laddove nessuno mai aveva messo il naso".

La pentola in effetti è stata scoperchiata, ma non da Vendola, ma da quell'ordinanza di 56 pagine emessa dalla procura di Taranto. 




giovedì 14 febbraio 2013

Archiviamo

Ecco l'ordinanza della Corte Costituzionale, 16/2013, "in tema di ammissibilità di conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto in relazione al decreto legge sul caso ILVA"


giovedì 25 ottobre 2012

Esodatelo!!!

Ilva, dietrofront su Ferrante . Per ora non è più tra i custodi

La decisione in attesa che si pronunci la Cassazione dei giudici del tribunale di Taranto che annulla le disposizioni del Riesame e ristabilisce quanto deciso dal gip Todisco ad agosto, quando ci fu la revoca "per evidente conflitto di interessi"

di MARIO DILIBERTO
Nuovo cambio della guardia nel pool di custodi giudiziari a cui sono affidati i reparti dell’Ilva sotto sequestro. Il Tribunale ha annullato la decisione con la quale il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante era stato nominato per curare gli aspetti amministrativi della gestione dell’area a caldo, finita sotto chiave per le emissioni inquinanti che rovescia sul centro abitato. Con quella decisione il Tribunale del Riesame, in veste di giudice dell'esecuzione, aveva annullato quella del gip Patrizia Todisco che a sua volta aveva revocato Ferrante, rilevando una incompatibilità tra il ruolo di presidente dell’Ilva e quello di custode.
Il provvedimento odierno, giunto in accoglimento dell’appello proposto dalla Procura, ripristina lo scenario disegnato dalla dottoressa Todisco con Ferrante escluso dal collegio dei custodi. Un assetto che potrebbe, però, cambiare nuovamente. Perché contro l’ordinanza del giudice Todisco i legali di Ilva hanno già stato presentato ricorso per Cassazione.
Con quelle ordinanze il gip precisò incarichi e responsabilità dei custodi giudiziari e revocò la nomina a custode di Ferrante per "evidente conflitto di interessi". Oggi i giudici hanno confermato la correttezza di quelle disposizioni perché il tribunale del Riesame, tecnicamente, non poteva fare da giudice d'esecuzione di
un suo stesso provvedimento e non poteva scavalcare il gip che è l'autorità giudiziaria competente sul sequestro in quanto è il giudice che lo ha emesso.
La estromissione di Ferrante fu dettata dal fatto che come presidente di Ilva comunicò alla stampa di aver dato mandato all'ufficio legale di impugnare i provvedimenti del gip, facendo venir meno il rapporto di fiducia fra l'autorità giudiziaria e lo stesso Ferrante.
Nelle undici pagine del provvedimento depositato oggi al tribunale di Taranto, si legge che se non venisse sospeso quel provvedimento del Riesame si creerebbe uno stato di impasse dal momento che verrebbero meno le competenze specificate dal gip, "di vitale importanza per la salute dei lavoratori e della popolazione". Per quanto riguarda la doppia nomina di Ferrante, i giudici, scrivono: "Non v'è dubbio che poteva dare luogo a problemi di mera opportunità nel rispondere a pretese in contrasto fra loro o difficilmente conciliabili".
Per i giudici che hanno sospeso l'incarico giudiziale di Ferrante, il presidente di Ilva "ha dimostrato, pur presentando ricorsi legittimi, discutibile e scarsa disponibilità a collaborare con l'autorità giudiziaria, palesata soprattutto in maniera chiara con la volontà o quantomeno l'interesse, a proseguire l'attività produttiva, che darebbe luogo a protrazione o aggravamento di conseguenze dannose di reato, giunte, invero, già a livelli allarmanti". Il doppio ruolo ricoperto fino a oggi da Ferrante, scrivono ancora i giudici "pregiudica la serena e compiuta esecuzione del sequestro ed introduce il rischio serio e concreto della possibile prosecuzione dell'attività produttiva". Il sequestro del 26 luglio, infatti, non concede la facoltà d'uso. (Repubblica)

giovedì 11 ottobre 2012

Si gioca sulla variabile tempo...

Tutto tace per raffreddare gli animi e dare all'Ilva e ministrame vario la possibilità di soverchiare le voci del dissenso sui media.
La solita tattica per stancare i lettori e poter agire a freddo nelle retrovie... Roba di andreottiana memoria per dei tecnici dell'aggiramento.
L'Ilva non fa i compiti? Massì, lo studente ora fa finta di applicarsi, i genitori vanno a braccetto col preside mentre docenti e compagni di scuola si devono tenere l'inquinatore in aula...
E' questa l'italia competitiva della squadra di Monti?

Ilva: scaduto ultimatum procura ma a Taranto nessuna tensione

Oggi doveva essere la 'data X', quella in cui sarebbe scattato il giro di vite della Procura e dei custodi sull'Ilva di Taranto con l'avvio delle operazioni di spegnimento degli impianti per porre fine all'inquinamento. In realta' la disponibilita' dell'Ilva a fermare dal primo dicembre prossimo l'altoforno 1 e le batterie di cokeria collegate, l'annuncio che questo stop non provochera' personale in esubero perche' i 942 addetti saranno tutti ricollocati nella fabbrica e molti anche nel risanamento dello stesso impianto, ma soprattutto il fatto che Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva, abbia messo a disposizione dei custodi il personale tecnico che servira' per tutte le fermate, hanno un po' depotenziato la scadenza odierna. La preoccupazione per cio' che riservera' il futuro lavorativo resta si' tutta per gli 11.500 dipendenti diretti del siderurgico di Taranto, ai quali vanno aggiunti alcune migliaia dell'indotto, ma oggi non ci sara' nessun 'gruppo speciale' che entrera' nell'Ilva, ne' partiranno denunce alla Procura per omissioni, perche' l'azienda ha dato dei segnali e dichiara di voler recepire l'ultima direttiva dei custodi giudiziali, quella notificata sabato scorso, e che dava appunto cinque giorni, con scadenza oggi, per avviare le operazioni di spegnimento. L'unico punto che andra' chiarito riguarda l'altoforno 5 dove custodi e azienda sono attestati su tempi diversi, con i primi che ne chiedono lo spegnimento immediato dopo l'altoforno 1 e la seconda che per ora ha solo affidato alla societa' Paul Wurth lo studio preliminare dei disegni tecnici dell'impianto e piazzato la fermata e il rifacimento dello stesso altoforno 5 tra meta' e fine 2015. Ieri, incontrando Ferrante, i sindacati hanno posto il problema di come due anni e mezzo di attesa per l'altoforno 5 siano troppi e che questo rischia probabilmente di provocare un intervento specifico della Procura, anche se l'Ilva ha poi detto che solo che dopo Paul Wurth avra' completato la fase preliminare si potra' parlare meglio di tempi e che comunque per approvvigionarsi di tutti i materiali impiantistici e tecnologici che servono all'Afo 5, il piu' grande d'Europa, servono due anni. Divisi sui tempi, sindacati e Ilva sono tuttavia uniti su un punto fondamentale, ovvero che l'altoforno 5 non puo' fermarsi a partire da ora, contestualmente all1, perche' se cosi' fosse la fabbrica sarebbe costretta a chiudere e gli esuberi, non piu' ricollocabili, sarebbero diverse migliaia. Ma al di la' di quello che accadra' per l'altoforno 5, resta comunque un dato di fatto: questi giorni sono trascorsi in un clima relativamente piu' tranquillo e lo testimonia il fatto che dall'ultimatum della Procura di sabato scorso ad oggi all'Ilva non ci sia stata un'ora di sciopero, ne' lavoratori che si sono arrampicati sugli impianti a diverse decine di metri di altezza, al contrario di quanto avvenuto giorni addietro. E sembra in discesa anche il cammino della nuova Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva. Oggi terminera' il lavoro istruttorio dei tecnici, dopodiche' il provvedimento andra' in conferenza dei servizi per l'ultimo esame e quindi alla firma del ministro Corrado Clini. Tra i punti fermi dell'Aia, la limitazione produttiva a 8 milioni di tonnellate di acciaio sin quando il risanamento del siderurgico non sara' stato completato e l'intervento su tutte le emissioni nocive nell'aria. Stop, poi, all'uso del pet-coke, potenziamento dei controlli e dei monitoraggi, interventi per la depolverazone negli altiforni e soprattutto copertura del parco minerali, diventato, per le polveri siderurgiche che inondano il vicino rione Tamburi nei giorni di vento, un po' la questione simbolo. L'Ilva aveva annunciato di aver affidato per la copertura uno studio di fattibilita' e che la risposta sarebbe arrivata in 15 mesi, l'Aia invece chiede invece per il parco primario, che e' il piu' esteso, il progetto esecutivo in tre mesi dal 30 ottobre prossimo e la copertura in tre anni. (AGI)

martedì 9 ottobre 2012

Una rete per sapere e diffondere

Ecco l'ultima ordinanza del GIP Todisco pubblicata con grande servizio per tutta la città dal blog, la bacheca della wikileaks tarantina che invitiamo i nostri lettori a frequentare più spesso!


Corporeus corpora è impegnato da mesi nel tentativo arduo di offrire alla comunità nazionale la possibilità di consultare le principali fonti processuali su cui si costruisce il procedimento in corso, che ricordiamo essere ancora nella fase preliminare, nonchè la serie di misure di rilievo, quali il sequestro dello stabilimento, che ne sono derivate.

Ciò allo scopo di mettere i lettori, direttamente interessati o meno, nella condizione di giudicare da loro stessi il possibile futuro, la correttezza delle posizioni in campo e l'autorevolezza dei protagonisti di queste vicende che la dicono lunga sul fallimento del nostro sistema paese.

Saltando così le pastoie di una stampa che dimentica troppo spesso le regole fondamentali della professione, condensate nella tanto famosa quanto anglosassone (e poco latina) regola delle 5 W, forse anche perchè molto più che in altri paesi direttamente dipendente dalle sovvenzioni governative, parlamentari e lobbistiche.

Ultimo (per ora) della serie di atti integralmente riprodotti sul nostro sito, pubblichiamo oggi in versione integrale l'ordinanza del 29.9.2012, con cui la dottoressa Todisco, GIP delle indagini preliminari, critica severamente l'approccio aziendale alle questioni di immediata urgenza ed emergenza sanitaria, oltrechè ambientale, poste da procura, custodi e dallo stesso GIP. E ne rigetta l'istanza del 18 settembre, rivolta al prosieguo della produzione. "Senza condizioni".

Ultimatum
L'ultima pagina, non inserita su scribd, è in fondo al pezzo.



In seguito a questo provvedimento due giorni fa la procura ingiunge ultimativamente alla proprietà lo spegnimento degli altiforni 1 e 5, la dismissione e la bonifica del numero 3, lo stop di 7 batterie ed altri interventi urgenti sulle acciaierie.

In caso contrario pone il caso di uno stop coattivo, praticato da una società specializzata già identificata e disponibile, non essendo disposta ad un'ulteriore diluizione nel tempo della procedura d'urgenza.

AFO 5
Due atti inequivocabili che in queste ore trovano un'apparente, parziale ricezione da parte del direttore dello stabilimento Adolfo Buffo, mentre il presidente Ferrante si affretta a dire che gli oltre 900 dipendenti destinati ad abbandonare le precedenti mansioni saranno ricollocati e riassorbiti da ILVA.

Attenzione però: Buffo parla dell'altoforno 1 e delle batterie 5-6.

C'è da ricordare che ad oggi tutta la produzione necessaria ad ILVA è sostenibile anche dal solo altiforno 5 (in effige), il più grande e relativamente moderno.

L'unico vitale per lo stabilimento, il più grande d'Europa e fonte accertata di grande pollution.
Per sapere cosa pensiamo a Corporeus corpora di quel che dice Buffo e di come ciò si integra nella vicenda processuale e tecina, leggete Ilva inizia gli spegnimenti ma ciurla nel manico, ricca di documentazione.


Prossimamente su questo sito altri leaks, questa volta scientifici: come funziona davvero ILVA, quali le maggiori criticità e la posizione reale delle agenzie locali preposte al controllo.

Un grazie alle nostre fonti occulte, senza cui questa attività di trasparenza e democrazia virtuale non sarebbero possibili.

Qualsiasi commento, domanda, interazione, specie se tecnici, saranno bene accetti.

Così come la propagazione di questo post nel gran mare internetico.


martedì 14 agosto 2012

I documenti originali parlano chiaro! Attenti ai media!

...grazie al formidabile blog Corporeus Corpora vi sottoponiamo gli ultimi documenti della Procura sull'Ilva
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Tarasleaks 2012: I due provvedimenti del G.I.P. in seguito alle decisioni del riesame

Gli atti giudiziari del 10 e dell'11 Agosto 2012 a firma Patrizia Todisco, in originale

La vicenda ILVA prosegue a spron battuto, anche in queste ore. Corporeus corpora, secondo quanto promesso, ha ottenuto i documenti originali del processo che vanno a completare quanto già messo da noi a disposizione nei giorni trascorsi:
  1.  Decreto di sequestro con copiosa documentazione tecnica, G.I.P.
  2.  Dispositivo riesame su decreto di sequestro (impugnato da ILVA), Tribunale del riesame
In seguito, nelle giornate del 10 e dell'11, la dottoressa Patrizia Todisco ha ritenuto di intervenire a sua volta sulle decisioni del riesame, alquanto sibilline, come subito riconoscemmo.
Ambedue gli atti sono ampiamente motivati, ma vanno letti in originale. Solo così si può evitare che la strumentalizzazione politica, giudiziaria e giornalistica renda indistricabile il contesto e gli avvenimenti. Corporeus corpora dichiara sin dall'apertura questo quale scopo principale della sua presenza.
Ecco il primo dei due provvedimenti, n.5488/10, che ha la funzione di tradurre in realtà processuale le indicazioni ricevute dal riesame. Affermando che il testo della sentenza del riesame non prevede la possibilità di produrre alcunchè, se non bonifiche. E di adottare "tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse", in quanto l'impianto del decreto di sequestro viene esplicitamente confermato.
Notate bene che in questo primo provvedimento, di 3 pagine, la nomina del dr. Ferrante quale custode, per come decisa dal riesame, resta incontestata.
A seguire il secondo, finalizzato questa volta alla revoca del dr. Ferrante quale custode dei beni sequestrati.
Chiarimenti Riesame ILVA_5488-10

L'atto a seguire, con cui il G.i.p. nega al direttore dello stabilimento Ferrante la qualità di custode, ha come motivazione l'aver egli compiuto immediatamente atti incompatibili con la sua qualità pubblica. 
Segnatamente l'ordine immediato ad impugnare il provvedimento n.5488/10 (sopra), impartito in qualità di "presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante pro tempore dello stabilimento ILVA s.p.a. di Taranto" e comparso in veste di notizia sul sito dell'Ansa alle 16.43 del giorno 11 Agosto, manifesta da subito l'incompatibilità delle due funzioni, in palese contrasto.
Almeno nell'opinione della dottoressa Todisco. Che ci sentiamo di condividere, sebbene non si siano attese le motivazioni del riesame per procedere: non crediamo ciò lasci troppo spazio al Guardasigilli Cancellieri per interventi di sorta.
Leggete però da voi:
Incompatibilità Ferrante_ILVA

Ovviamente non finisce qui. Nè la vicenda ILVA, nè il nostro committment a fornire dati e testi certi su cui ciascuno possa costruire un'opinione ben fondata, sottratta alle sabbie mobili della propaganda. 

mercoledì 1 agosto 2012

Tra Don Camillo e Peppone

Una cartolina a Guareschi da Taranto
Comunicato stampa di Altamarea
ANDIAMO TUTTI ALLA FIACCOLATA CON L’ARCIVESCOVO
ALTAMAREA risponde con calore all’invito dell’Arcivescovo di Taranto a partecipare alla “veglia e fiaccolata”. L’auspicio è quello di essere presenti tutti, senza distinzione di fede, classe, categoria, associazione, appartenenza, tutti accomunati dall’universale spirito francescano "salvaguardiamo il Creato". Tutti insieme manifesteremo la volonta' di tenere viva la fiammella della speranza per la nostra citta', per un domani migliore per le nostre famiglie, per i nostri bambini.
In questi momenti drammatici per tutta la città e la provincia di Taranto; anche ai laici compete capire e ripetere ovunque che Giustizia e Pace costituiscono la salvaguardia del Creato e che solo la Verità ci farà liberi.
“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Questo è l’insegnamento del Fraticello d’Assisi rivolto all’umanità tanti secoli fa. Ad esso, nell’attualità, fa seguito quello di Papa Benedetto XVI: “La comparsa del movimento ecologico è un grido che anela all’aria fresca e che non si può ignorare né accantonare. Persone giovani si sono rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va, che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, che la terra stessa porta in sé la propria dignità e che quindi dobbiamo seguire le sue indicazioni. Perciò l’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa e dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente.”
A tutti i tarantini l’appuntamento a cui ci chiama Mons. Santoro è per mercoledì 1 agosto alle 20 in piazzale Democrito (di fronte al Gambero), attrezzati con fiaccole e luci.

lunedì 30 luglio 2012

Bilanci del terzo millennio

La vicenda Ilva di Taranto ed il conflitto tra capitale/lavoro/salute

Nuvole rapide

Immaginare il paesaggio della propria terra, del luogo dove dovresti essere felice, dove svolgi il tuo lavoro, è un elemento iconografico importante che determina il livello della felicità nell’essere umano. Lo skyline della città di Taranto è composto da un lato da due mari : il mare grande ed il mare piccolo, con il ponte girevole che separa le due parti della città dei due mari. Dall’altro lato, verso l’interno, ci sono una ventina di ciminiere e quelle nuvole che costituiscono la cappa di veleni che soggioga la città.
E’ veleno per chi lo sa. E’ sviluppo per chi non vuol vedere.
All’Icmesa di Seveso ufficialmente producevano fertilizzanti. Nessuno in quel paese della Brianza poteva mai immaginare il volto brutto e cattivo della fabbrica. Era sviluppo, era benessere, non poteva esserci, in quel sogno tecnologico e moderno, un lato oscuro che avesse a che fare con il veleno. Non l’avevano mai immaginato fino al 10 luglio del 1976, quando il reattore dell’Icmesa fece il botto, vomitando diossina su 108 ettari di territorio. Nessuno oggi sembra voler ricordare quella che è stata la prima Chernobyl italiana. In quella fabbrica dove lavoravano decine di operai sbuffarono via 300 grammi di diossina pura capace di distruggere per sempre quel piccolo centro lombardo. Seveso fu evacuata. Le case distrutte, i campi arati per 40 cm. Tutto fu seppellito in una discarica fatta da quattro vasche una sopra l’altra. I veleni del reattore racchiusi in 41 fusti. L’Italia scopriva che il capitalismo produce scorie. Forse è quella la data in cui nel conflitto tra capitale e lavoro fa irruzione l’elemento dell’ambiente/salute. Da quel momento, governi ed imprenditori sono stati ben attenti a manipolare l’informazione, ad omettere il più possibile il lato oscuro della modernità, quelle scorie di produzione che distruggevano le vite di chi lavorava in fabbrica ed i territori dove sorgevano. Quello che sta avvenendo a Taranto in merito alla vicenda dell’Ilva è senza dubbio un fatto complesso. Lo è innanzitutto perché Taranto non è la Brianza. Una città che secondo i piani di espansione demografica legata allo sviluppo che la fabbrica dei Riva avrebbe dovuto portare, sarebbe dovuta diventare, nelle stime di venti anni fa, un centro di oltre trecentomila abitanti. Invece Taranto è ventimila abitanti in meno rispetto al dato demografico in cui furono fatte quelle stime. Un territorio dove il fenomeno dell’emigrazione, come elemento caratterizzante di subalternità del mezzogiorno al Nord del paese, continua ad essere un dramma del presente e non un ricordo. Taranto non è la Brianza dove invece le fabbriche, dopo Seveso, hanno continuato a prosperare trovando posti comodi e sicuri dove smaltire quelle scorie cattive e portarle lontane dagli occhi e dalle preoccupazioni dei cittadini. Proprio nel Mezzogiorno italiano o magari nei paesi africani. Proprio come le scorie e ceneri di alluminio delle Fonderie Riva di Parabbiago, in provincia di Milano, finiti nella discarica di Pianura a Napoli tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta. Taranto resta una città dove il solo lavoro possibile è quello all’Ilva. Un territorio dove i termini del conflitto tra capitale/lavoro/salute si invertono fino ad arrivare all’assurdo di una saldatura di interessi tra padrone ed operai.
Magagne della sussunzione reale del lavoro al capitale.
Un lavoro che significa morire presto. Prima degli altri. Le nuvole rosa provenienti dalle ciminiere dell’impianto siderurgico, dai nastri trasportatori scoperti, dal deposito dei minerali che sembra quasi uno spiazzale dove è accumulato terriccio ed invece sono metalli pesanti, minerali, scoperti lasciati allo sbuffo del vento di Levante, arrivano sulla città costantemente. Non ci sono fusti di colore sgargiante che escono dalle fabbriche su dei camion. Tutto è nell’aria e ciò che si vede poco, si sa, preoccupa sempre meno. Qui non c’è stata una Seveso, nonostante i continui incidenti che hanno caratterizzato la vita della fabbrica, nonostante le immense nuvole cariche di metalli pesanti che si sono rovesciate sulla città ad ogni errore nella produzione, ad ogni guasto all’impianto. Non c’è stato uno shock che abbia prodotto una presa di coscienza collettiva su come quella fabbrica stia uccidendo la città ed i suoi cittadini. Li uccide lentamente. Senza botti. Non c’è un reattore che esplode e centinaia e dei corpi che cadono in terra. Anche se a Taranto tutti lo sanno che la fabbrica fa male. Fa morire presto. Lo sanno ma lo nascondono, come una verità scomoda che ti fa arrossire e di cui ti vergogni. Al tempo stesso agisce un elemento di rimozione del problema frutto del ricatto del padrone che concede il solo lavoro possibile. La vicenda dell’Ilva abbiamo detto che è complessa ed è giusto che sia il territorio ad indagarne le contraddizioni ed a raccontare ciò che succede.
Questa vicenda però ci dice chiaramente alcune cose.
La prima è che non possiamo più immaginare il tema della salute come elemento estraneo alla lotta di classe. Fa davvero impressione notare l’assenza di presa di posizione di un sindacato come la Fiom, che da alcuni anni ha cominciato a parlare di riconversione ecologica, di salute dei lavoratori e del territorio come elemento centrale di un piano di rivendicazioni complessive degli operai. A farsi sentire sono quei sindacati, come la Cisl e la Uil che “difendono il lavoro contro gli ambientalisti”. Quei sindacati complici dei padroni dell’Ilva che non vedono come gli elementi stessi del conflitto sindacale siano completamente sovvertiti quando quelle che dovrebbero essere le organizzazioni degli operai hanno gli stessi interessi del padrone. Non considerare l’elemento della salute come parte integrante del conflitto tra capitale e lavoro, dove la salute da tutelare è quella degli operai, del territorio e di chi lo vive, significa anche rinunciare ad una funzione di formazione rispetto al territorio a cominciare da chi in fabbrica ci lavora. Se oggi a Taranto, e non solo, si parla di difendere il lavoro contro la salute e l’ambiente è perché negli anni proprio i sindacati hanno rinunciato a considerare quell’elemento come parte della lotta di classe.
La seconda è che ogni volta che si parla di necessità di immaginare un modello di sviluppo alternativo a quello esistente non possiamo continuare ad agire sul piano dell’astrazione. Le infinite contraddizioni della vicenda dell’Ilva devono farci capire che si deve avere sempre il coraggio di stare da una parte. Produrre acciaio inquina. Non esiste possibilità di produrre acciaio salvaguardando la salute del territorio. Per questo difronte a queste divaricazioni non può esserci nessuna via di mezzo, non può esserci nessuna chimera riformista per rendere il gigante di veleno un gigante buono. Bisogna stare da una parte. O dalla parte degli interessi di chi vive e muore sul territorio – tra cui anche chi in fabbrica non ci lavora - oppure dalla parte dei padroni che agiscono il ricatto del lavoro come strumento di calmierazione dei conflitti.

A Seveso i cittadini continuarono ad essere terrorizzati per anni da quei 41 fusti di rifiuti tossici frutto dello smantellamento del reattore dell’Icmesa.
Nell’estate del 1982 fu comunicato ai cittadini di Seveso che i rifiuti erano andati via per sempre. Non fu detta la destinazione. L’importante era farli sparire per far tornare la tranquillità. Vagarono in tutta Europa con la complicità del governo democristiano, di faccendieri e servizi segreti di mezzo continente, mentre le 4 vasche con i rifiuti di tutta l’area inquinata dall’Icmesa restarono proprio lì. L’importante era dare parole di tranquillità per continuare a mostrare il volto buono della produzione industriale.
C’è da scommetterci che tra qualche giorno ai cittadini di Taranto sarà comunicato che sono state varate misure che permettono di riprendere la produzione senza inquinare. Tutti saranno tranquilli. O magari (speriamo!) no.
Cose che passano veloci. Come le nuvole cariche di veleni.
Nuvole rapide. (Antonio Musella - globalproject)

Cari sindacati, ci spiegate che volete?

Ecco il comunicato sindacale unitario per la prossima manifestazione indetta dai sindacati a Taranto sulla questione Ilva:

 COMUNICATO SINDACALE SU ILVA

Venerdì 27 luglio alle ore 14 si è svolto un incontro tra le OO.SS.FIM-FIOM-UILM nazionali e territoriali, CGIL-CISL-UIL e la Direzione dell’ILVA nel corso del quale il Presidente dell’Ilva dottor Ferrante ha dichiarato che: E’ stata fissata per il 3 agosto, sulla base del ricorso da loro presentato la convocazione del Tribunale del Riesame sull’insieme dei provvedimenti, ed è intenzione dell’azienda confrontarsi direttamente, da subito, con la Procura.
Ad oggi nessuna esecutività è stata data all’ordinanza di sequestro.
E’ volontà dell’Impresa proseguire tutte le attività produttive coniugando la tutela del lavoro, della salute e della sicurezza, dell’ambiente interno ed esterno e a tal fine rafforzare il dialogo ed il confronto negoziale con il Sindacato, le Istituzioni ed il Governo
Consideriamo importanti le comunicazioni dell’azienda a partire da quella sulla convocazione del Tribunale del Riesame per il 3 agosto che siamo fiduciosi possa garantire l’operatività degli impianti. Consideriamo questi primi e parziali risultati frutto delle iniziative di lotta dei lavoratori dell’Ilva che continuano nella giornata odierna con lo sciopero del terzo turno.
Riteniamo necessario continuare la mobilitazione affinchè sia possibile realizzare un percorso sindacalmente condiviso che impegni Azienda e Istituzioni a realizzare gli investimenti necessari a coniugare le attività produttive con la tutela della salute e dell’ambiente interno ed esterno.
In tale ambito FIM-FIOM-UILM proclamano per il 2 agosto una giornata di lotta con manifestazione ed Assemblea Pubblica nella città di Taranto.

TARANTO 27 LUGLIO 2012
LE SEGRETERIE NAZIONALI E TERITORIALI FIM-FIOM-UILM CGIL-CISL-UIL TARANTO

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Leggendo un simile prodigio di equilibrismo ci chiediamo e giriamo la nostra domanda ai sindacati:
1. vorremmo sapere su quali prove si afferma che è volontà dell'ilva di coniugare lavoro salute e sicurezza...
2. perchè si sciopera esattamente?
3. quali sono questi risultati che si sono ottenuti fin'ora?
4. dal tribunale del riesame tando plaudito cosa vogliono esattamente i sindacati, oltre al dissequestro?
5. non sarebbe stato meglio in questo clima di generale disordine sociale, programmare una manifestazione unitaria di tutta la cittadinanza insieme agli operai?


In attesa di riscontro... distinti saluti!

venerdì 27 luglio 2012

E' vero o no?

Scagli la prima pietra chi pensa sinceramente che le parole dell'ordinanza della Todisco (estratte qui sotto) siano false!!
Sugli scioperi, invece, approfittiamo della nostra piccola bacheca pubblica per dire che il fronte operaio e sindacale non è assolutamente unito contro l'ordinanza.  Prevalgono però gli aizzatori di folle di lavoratori terrorizzati dal balletto di cifre (5000-15000-20000-30000 e più), sparate ad occhio da politici e faccendieri, rimbalzate da giornalisti sensazionalisti e acritici!
Senza contare che a detta di molti sembrerebbe che i movimenti dei lavoratori siano FORTEMENTE incentivati dalla direzione dello stabilimento che vuole fare il pugno duro per non aprire il portafogli.


L'Ilva di Taranto nel 2011 ha fatturato 9 miliardi e mezzo di euro. Emilio Riva ( famiglia) possiede 39 stabilimenti siderurgici in tutto il mondo, ed è infine il maggiore azionista dell'Alitalia (altra impresa fallimentare e mantenuta dallo Stato). Ora è agli arresti domiciliari con l'accusa di strage e disastro ambientale.

E intanto Clini sventola 336 milioni di euro fantasma non suoi con cui manco lui sa che farci mentre, insieme al suo compagno di merende Passera, attacca gli esiti del più importante processo del XXI secolo europeo chiedendone l'immediato riesame, senza che nessuna delle condizioni che hanno fino ad oggi causato il disastro sanitario di Taranto sia stata messa in discussione! Dovrebbe invece mettersi una mano sulla coscienza e vergognarsi per questa miserabile elemosina posticcia visto che l'Italia ha stanziato più di 4 miliardi di euro per Porto Marghera!!!
Di questo noi cittadini, operai e chiunque viva la propria vita con rispetto e dignità dobbiamo indignarci! Per questo dovremmo scendere uniti in piazza! Basta prenderci per il c...!

Ma purtroppo, viviamo nella città che riesce a far rivoltare sia Machiavelli che Marx nella tomba. Dove la popolazione di uno dei paesi più avanzati di ogni epoca per civiltà, economia e cultura, si comporta come le masse analfabete che nel Medioevo linciavano gli eretici senza sapere che era la Chiesa a farli vivere nella miseria.
Dove gli scioperi sono organizzati e pagati dai proprietari delle ferriere, con i sindacati che ringhiano tenuti ben saldi dal guinzaglio del padrone.
Dove l'informazione si compra con pochi euro e qualche abbonamento allo stadio.
Oggi queste masse di consumatori di benzina e diossina che si chiamano tarantini possono cambiare la loro storia.

Vogliamo crederci, vogliamo sperare fino alla fine che dietro l'esempio di una piccola donna che ha rinunciato alla sua libertà e al suo benessere per dire tutta la verità anche il grande mondo operaio trovi la forza di reagire!


Ilva, il gip: «Sequestro a tutela della vita umana»
Taranto, «per anni inquinamento dettato da una logica di profitto».

L'ordinanza di sequestro dello stabilimento Ilva di Taranto è arrivata il 16 luglio dopo mesi di attesa: l'inchiesta sui danni ambientali causati alla zona dalla fabbrica ha causato molte polemiche e anche la paura per i dipendenti del sito di perdere il lavoro. In 8 mila, non appena hanno saputo dei sigilli, hanno avviato una manifestazione di protesta.

«INQUINAMENTO DETTATO DAL PROFITTO». Il gip Patrizia Todisco, nel testo dell'ordinanza, ha scritto che la situazione dell'Ilva «impone l'immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo». Todisco ha puntato direttamente il dito sui vertici dell'Ilva, di cui otto finiti agli arresti domiciliari: «Chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza».

GRAVISSIMI DANNI AD AMBIENTE E PERSONE. I livelli di inquinamento, ha sottolineato, sono ancora oltre i limiti proprio a causa delle «emissioni nocive che hanno impatti devastanti» sulla popolazione e sull'ambiente, come ha potuto rilevare l'Arpa. «La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all'ambiente e alla salute delle persone» ha scritto il gip. Sono state individuate anche tre figure tecniche (due funzionari dell'Arpa Puglia e uno del Dipartimento di prevenzione dell'Asl di Bari) che devono sovrintendere alle operazioni e garantire il rispetto delle norme di sicurezza. Della gestione delle fasi che riguardano il personale è invece stato incaricato un commercialista e revisore contabile. «L'inquinamento ha provocato malattia e morte» «L'imponente dispersione di sostanze nocive nell'ambiente urbanizzato e non» ha aggiunto il gip, «ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute, ma addirittura un gravissimo danno per le stesse, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte». Secondo Todisco, le conclusioni della perizia medica sono sin troppo chiare.

«È STATO UN DISASTRO AMBIENTALE». «Non solo, anche le concentrazioni di diossina rinvenute nei terreni e negli animali abbattuti costituiscono un grave pericolo per la salute pubblica ove si consideri che tutti gli animali abbattuti erano destinati all'alimentazione umana su scala commerciale e non, ovvero alla produzione di formaggi e latte». Il problema che ha causato l'Ilva sul territorio di Tarnato è stato così un vero e proprio «disastro ambientale inteso chiaramente come evento di danno e di pericolo per la pubblica incolumità e idoneo a investire un numero indeterminato di persone». «Non vi sono dubbi sul fatto», ha concluso, «che le sostanze inquinanti erano sia chiaramente cancerogene, ma anche comportanti gravissimi danni cardiovascolari e respiratori. Gli effetti degli Ipa e delle diossine sull'uomo non potevano dirsi sconosciuti» (Lettera43)


Il gip: "Ilva mossa da logica del profitto sequestro per tutelare la vita umana"
Danni gravissimi alla salute provocati dallo stabilimento.
I passaggi più significativi dell'ordinanza con cui sono stati disposti i sigilli a parte degli impianti

Il gip: "Ilva mossa da logica del profitto sequestro per tutelare la vita umana" Patrizia Todisco "Chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato nell'attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza". Sono pesantissime le conclusioni a cui è giunto il gip di Taranto Patrizia Todisco che oggi ha disposto il sequestro di sei reparti a caldo del siderurgico tarantino e ha ordinato l'arresto per otto persone, coloro che per anni hanno gestito lo stabilimento dell'Ilva.

Secondo il giudice la gestione del siderurgico più grande d'Europa è "sempre caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni provocati", ha un impatto "devastante" sull'ambiente e sui cittadini e ha prodotto un inquinamento che "ancora oggi" provoca disastri nelle aree più vicine allo stabilimento. Nelle circa 600 pagine che compongono i due provvedimenti cautelari (di sequestro dello stabilimento e di arresto) il gip fa a pezzi tutti coloro che nei decenni hanno guidato l'impianto siderurgico. E, soprattutto, afferma che lo stop alle acciaierie deve essere immediato "a doverosa tutela di beni di rango costituzionale" come la salute e la vita umana "che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta". Gli accertamenti e le risultanze emersi nel corso del procedimento, infatti, hanno "denunciato a chiare lettere l'esistenza, nella zona del tarantino, di una grave e attualissima emergenza ambientale e sanitaria, imputabile alle emissioni inquinanti, convogliate, diffuse e fuggitive, dallo stabilimento Ilva".

E siccome "la salute e la vita umana sono beni primari dell'individuo, la cui salvaguardia va assicurata in tutti i modi possibili", ribadisce il giudice riportando un passaggio della richiesta dei pm, l'impianto va fermato. Anche perchè chi ha diretto lo stabilimento doveva farlo "salvaguardando la salute delle persone", adottando "tutte le misure e utilizzando tutti i mezzi tecnologici che la scienza consente, al fine di fornire un prodotto senza costi a livello umano". Dunque "non si potrà mai parlare di inesigibilità tecnica o economia quando è in gioco la tutela di beni fondamentali di rilevanza costituzionale, quali il diritto alla salute, cui l'art. 41 della Costituzione condiziona la libera attività economica".

Ed invece, dice il giudice, i vertici dell'Ilva hanno fatto tutto il contrario. "L'attuale gruppo dirigente - afferma infatti - si è insediato nel (maggio) 1995, periodo in cui erano assolutamente noti non solo il tipo di emissioni nocive che scaturivano dagli impianti ma anche gli impatti devastanti che tali emissioni avevano sull'ambiente e sulla popolazione". Così come "chiarissimi" erano gli effetti subiti dalle aziende agricole. Ma non solo: "già nel 1997 e poi a seguire fino ad oggi gli accertamenti dell'Arpa evidenziavano i problemi per la salute che determinavano le emissioni del siderurgico". Di fronte a tutto ciò, l'intero gruppo dirigente ha sottoscritto degli "atti d'intesa volti a migliorare le prestazioni ambientali dell'impianto" (il Gip cita il primo del gennaio 2003 seguito da uno del febbraio e uno del dicembre 2004 e l'ultimo dell'ottobre 2006) che vengono definiti come "la più grossolana presa in giro compiuta dai vertici dell'Ilva". Non c'è quindi alcun dubbio che si è di fronte ad un disastro colposo.

"L'imponente dispersione di sostanze nocive nell'ambiente e non...ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica) delle persone esposte a tali sostanze nocive ma, addirittura, un gravissimo danno per le stesse". Danno, conclude il gip che "si è concretizzato in malattie e morte". Morte documentata della popolazione di Taranto - secondo i dati snocciolati dal giudice - dagli "eccessi significativi di mortalità per tutte le cause e per il complesso delle patologie tumorali, per singoli tumori e per importanti patologie non tumorali, quali le malattie del sistema circolatorio, del sistema respiratorio e dell'apparato digerente, prefigurando quindi un quadro di mortalità molto critico". Da 1995 al 2002 è stata inoltre registrata "significativamente in eccesso la mortalità per tutti i tumori in età pediatrica (0-14 anni)". (Repubblica)

mercoledì 25 aprile 2012

Cozze al palo!

Cozze, trasferimento in Mar Grande: ecco la determina – Troppo tardi? E’ stata finalmente partorita la determina della direzione Sviluppo Economico e produttivo con la quale il Comune stabilisce modalità e criteri di assegnazione degli specchi acquei antistanti il Lungomare. Il documento è disponibile da ieri anche sul sito del Centro Ittico Tarantino. Un passo in avanti che arriva però con notevole ritardo. La necessità di trasferire i mitilicoltori dal primo seno di Mar Piccolo, inquinato da Pcb, nel Mar Grande risultava urgente sin dalla fine del 2011. L’eccessiva burocrazia (e non solo) ha reso, però, questo percorso incredibilmente lento e accidentato. Il rischio di perdere anche la produzione del 2012 (oltre due milioni di euro) resta sempre dietro l’angolo. Ci vorranno sei mesi, infatti, per ottenere la classificazione delle acque per la mitilicoltura e di questo passo (l’iter per il trasferimento appare lungo e impegnativo) si rischia di arrivare sul mercato troppo tardi quando il prodotto non potrà essere più vendibile. E nel frattempo, c’è da chiedersi: riusciranno i mitilicoltori a sostenere gli ingenti costi legati al trasferimento? E il novellame rimasto ancora nel primo seno di Mar Piccolo eviterà una nuova contaminazione? Alessandra Congedo (inchiostroverde Riportiamo una sintesi della determina. PRESENTAZIONE DOMANDA – I soggetti interessati possono presentare domanda in carta semplice di assegnazione di specchio acqueo al Centro Ittico Tarantino S.p.a e solo successivamente all’assegnazione degli stessi, secondo quanto disposto dal presente documento, dovranno presentare al Servizio Demanio Marittimo del Comune di Taranto, richiesta di concessione demaniale marittima temporanea. Saranno prese in considerazione solo le domande pervenute nel rispetto delle modalità e dei termini stabiliti dal presente documento. LE AREE – Al fine di consentire una rapida individuazione le aree suddette sono state suddivise in zone della superficie di 500 mq. RICHIEDENTI – Possono presentare istanza per l’assegnazione di specchi acquei in Mar Grande: A) le imprese costituite in forma singola o associata provviste di regolare titolo concessorio nel 1° seno del Mar Piccolo; B) le imprese costituite in forma singola o associata provviste di regolare titolo concessorio nel 1° seno del Mar Piccolo e che hanno presentato formale e accertata richiesta di concessione demaniale marittima in sanatoria nel 1° seno del Mar Piccolo e ricadenti all’interno dei campi mitili individuati dal Decreto n. 13 del 2001 emanato dalla Capitaneria di Porto di Taranto e ss.mm.ii.. C) le imprese costituite in forma singola o associata che hanno presentato formale e accertata richiesta di concessione demaniale marittima in sanatoria nel 1° seno del Mar Piccolo e ricadenti all’interno dei campi mitili individuati dal Decreto n. 13 del 2001 emanato dalla Capitaneria di Porto di Taranto e ss.mm.ii.. MODALITA E TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLE ISTANZE – I soggetti interessati, entro 10 giorni dalla pubblicazione del presente documento, a pena di esclusione, possono presentare domanda di assegnazione in carta libera, recapitandola in originale presso gli uffici del Centro Ittico Tarantino S.p.a. Via delle Fornaci n.4, nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e il martedi’ ed il giovedi’ dalle ore 15,00 alle ore 18,00. La domanda va formulata utilizzando l’Allegato 1), compilato in ogni sua parte, datato e sottoscritto, completa della fotocopia del documento di identità in corso di validità e degli allegati ivi richiesti, a pena di esclusione. La mancata presentazione dell’istanza, entro i termini e le modalità suddette, sarà considerata rinuncia all’assegnazione di specchio acqueo. Entro i successivi 15 giorni dall’assegnazione provvisoria, pena la decadenza della stessa, dovrà essere presentata regolare domanda di concessione demaniale marittima temporanea presso il Servizio Demanio Marittimo del Comune di Taranto. CRITERI DI ASSEGNAZIONE SPECCHI ACQUEI – Atteso che la superficie disponibile risulta inferiore a quella occupata nel 1° seno del Mar Piccolo, il Servizio Demanio del Comune di Taranto, sulla scorta dell’istruttoria curata dal Centro Ittico Tarantino S.p.a., determinerà la superficie dello specchio acqueo a ciascuno spettante come di seguito indicato: - prioritariamente, al fine di salvaguardare i diritti acquisiti dalle Ditte già operanti nel 1° seno, di cui all’art.2 lettera A, e provviste di regolare titolo concessorio, a quest’ultimi sarà assegnata una superficie pari al 50% di quella già regolarmente concessa nel 1° seno del Mar Piccolo; la superficie residua sarà assegnata ai richiedenti di cui all’art.2 lettere B e C. sulla scorta delle domande pervenute, come di seguito specificato. A ciascun richiedente di cui all’art. 2 lettera B, sarà assegnata una superficie pari 50% dell’area già in concessione, incrementata della percentuale da definirsi, della porzione richiesta in sanatoria. Ai richiedenti di cui all’art.2 lettera C, sarà assegnata una superficie determinata dalla suddetta percentuale da definirsi di quella richiesta in sanatoria nel 1° seno del Mar Piccolo. Nello stilare le graduatorie per l’assegnazione, sub priorità viene individuata nella maggiore superficie da occupare. Nel caso in cui dovesse risultare che due o più richiedenti posseggano i medesimi requisiti per stabilire la priorità di attribuzione sarà effettuato un sorteggio. Completata la graduatoria conformemente ai criteri enunciati si effettuerà l’assegnazione degli specchi acquei che avverrà partendo dal punto individuato con il n. 4 nella planimetria generale dell’area (allegato A ) e procedendo da sud verso nord e da ovest verso est. Saranno assegnate tante zone intere di 500 mq fino al raggiungimento della superficie concedibile, sia per difetto (fino a 250 mq) sia per eccesso (superiore e 250 mq). MODALITA’ DI TRASFERIMENTO NOVELLAME – Secondo quanto disposto dal Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto con nota prot. n. 582/IA del 14/02/2012 ogni allevatore che intenda spostare il novellame di mytilus galloprivincialis, come considerato dal D.P.R. 2 ottobre 1968 n. 1693, attualmente allocato nel 1° seno del Mar Piccolo, in altre aree classificate o nella nuova area individuata in Mar Grande, dovrà essere in regola con la Concessione Demaniale e con la registrazione a seguito di presentazione di DIA sanitaria presso il Servizio Veterinario di Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche; dovrà altresì chiedere idonea deroga all’Ordinanza n.1989 del 22.07.2011 di blocco del prelievo e movimentazione dei mitili del primo seno di Mar Piccolo comunicando, 48 ore prima, lo spostamento del prodotto allo stesso Servizio. CARATTERISTICHE DEGLI IMPIANTI DA INSTALLARE – In generale i filari dell’impianto di molluschicoltura, finalizzati all’allevamento di mitili e non alla captazione del seme, dovranno essere realizzati secondo i disposti riportati nel Decreto n. 13 del 2001 emanato dalla Capitaneria di Porto di Taranto e ss.mm.ii.. La sistemazione dell’area, sarà compiuta con l’impiego di tecnologie a basso impatto ambientale. Il filare che potrà avere una lunghezza variabile che comunque non potrà superare i m 100,00, sarà costituito da una serie di galleggianti fra loro collegati (impianto long-line).

sabato 14 aprile 2012

L'Ilva? Una fabbrica di profumi e caramelle! Stefano ancora figuraccia!

Ovviamente una fine prevedibile per un'ordinanza scritta male (per caso?)... quasi che fosse sicuro che venisse rigettata! Complimenti al nostro sindaco (inutile)!

Lo stop dal Tar «Inquinamento all’Ilva Stefàno ha esagerato»

di MIMMO MAZZA
TARANTO - «Le misure individuate dal sindaco Stefàno sono ulteriori rispetto a quelle previste dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’Ilva e non appaiono finalizzate a fronteggiare nell’immediato una emergenza sanitaria». Il Tribunale amministrativo di Lecce prolunga il congelamento dell’ordinanza firmata dal primo cittadino di Taranto lo scorso 25 febbraio, dopo gli esiti della perizia disposta dalla magistratura, per imporre all’Ilva limiti più stringenti sulle emissioni inquinanti e rinvia al 11 luglio per la discussione nel merito.

I giudici amministrativi avevano d’urgenza disposto la sospensione degli effetti dell’ordinanza lo scorso 20 marzo, decisione ribadita ieri con un nuovo provvedimento, assunto dopo aver ascoltato in camera di consiglio i legali di Comune, Provincia e Ministero dell’Ambiente. Il sindaco Stefàno, in particolare, dopo aver ricevuto una lettera da parte del procuratore capo Franco Sebastio con la quale si segnalavano i primi esiti dell’inda gine penale nei confronti dei responsabili dello stabilimento siderurgico e si sollecitava una iniziativa per la tutela della salute della popolazione tarantina, aveva ordinato all'Ilva di procedere entro e non oltre 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza, alla installazione sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo; di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri Esp e Meep a servizio del camino E312; di realizzare un adeguato sistema di abbattimento polveri relativo alle acciaierie; di evitare o minimizzare le emissioni fuggitive; di limitare la produzione effettiva e non oltre 10 milioni di tonnellate annue.

Secondo i giudici del Tar, però, tali misure rientrano nella revisione dell’Autorizzazione integrata rilasciata all’Ilva disposta dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 15 marzo e che dunque non sussistevano le condizioni «per l’esercizio da parte del sindaco del potere di ordinanza contingibile ed urgente». Non manca una stilettata diretta proprio al primo cittadino in quanto secondo il Tar a tali conclusioni - cioè che le misure imposte all’Ilva tramite ordinanza erano in realtà misure adottabili solo tramite riesame dell’Aia - era giunto lo stesso sindaco di Taranto che «in data 7 febbraio, cioè dopo aver ricevuto il 2 febbraio la perizia inviatagli dal procuratore della repubblica - ha richiesto al Ministero che in sede di successiva rivalutazione dell’Aia, si preveda l’inserimento dei nuovi adempimenti». Resta sullo sfondo una domanda: a Taranto c’è una emergenza sanitaria che dunque meritava una ordinanza, al di là del merito, urgente? Domanda al momento inspiegabilmente senza risposte. (GdM)

Mentre qualche giorno fa la Gazzetta scriveva


I periti Ilva: a Taranto? «Non c'è inquinamento»
Clicca qui per vedere i (pro)fumi agli infrarossi

TARANTO - «A Taranto non c’è nessuna emergenza sanitaria e ambientale; la perizia redatta dai consulenti del giudice Todisco è errata e fuorviante; il quadro ambientale è molto più rassicurante di quello che si registra in molte città italiane come Roma, Firenze, Padova, Napoli e pressoché nell’intera pianura padana ed anche all’estero (Siviglia, Tel Aviv, etc); i fenomeni tumorali a Taranto sono inferiori alla media nazionale, alla media regionale ed anche ai dati della provincia di Lecce; i tumori ai polmoni che si registrano nella popolazione maschia sono dovuti sia al pregresso utilizzo dell’amianto nei cantieri navali che ad una maggiore propensione al fumo della popolazione maschile nelle città portuali».

L’Ilva, tramite i suoi avvocati Francesco Perli e Roberto Marra, adotta la linea del muro contro muro per chiedere al Tribunale amministrativo regionale di Lecce di congelare l'ordinanza firmata dal sindaco di Taranto Ezio Stefàno lo scorso 25 febbraio, i cui effetti erano stati già sospesi dai giudici amministrativi il 20 marzo in attesa dell’udienza in camera di consiglio di ieri mattina.

Il primo cittadino, alla luce degli esiti della perizia disposta dal gip Patrizia Todisco sulle emissioni dell'Ilva, aveva ordinato al gruppo Riva interventi urgenti sul fronte dell'inquinamento allo scopo di prevenire problemi alla salute dei tarantini. Il sindaco Stefàno, in particolare, aveva ordinato all'Ilva di procedere entro e non oltre 30 giorni, alla installazione sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo; di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri Esp e Meep a servizio del camino E312; di realizzare un adeguato sistema di abbattimento polveri relativo alle acciaierie; di evitare o minimizzare le emissioni fuggitive; di limitare la produzione effettiva e non oltre 10 milioni di tonnellate annue. Sottolineando che in caso di mancata osservanza di quanto disposto, gli impianti interessati dal provvedimento dovranno sospendere la loro attività. Il Comune, poi, l'8 marzo scorso con una nota ha interpretato il termine di efficacia entro e non oltre 30 giorni posto nell'ordinanza e poi il 13 marzo ha formalmente diffidato l'Ilva a procedere con immediatezza a dar seguito alla presentazione dei cronoprogrammi indicati nell'ordinanza.

A costituirsi nel procedimento sono stati la Provincia di Taranto (con l’avvocato Cesare Semeraro), il Comune di Taranto (con l’avvocato Massimo Moretti) e il ministero dell’Ambiente (tramite l’avvocatura dello Stato).

Ieri mattina l’udienza è durata 45 minuti, nel corso dei quali i legali delle parti hanno illustrato le rispettive ragioni. Detto dell’Ilva, per la quale «le perizia hanno volutamente descritto una situazione ambientale e sanitaria che fortunatamente a Taranto non esiste», va rilevato che invece sia il Comune che la Provincia hanno invece chiesto al Tar di revocare la sospensiva e di rigettare il ricorso dei legali del gruppo Riva.

Secondo l’avvocato Massimo Moretti, «va sottolineata l’assoluta falsità della affermazione dell’Ilva secondo cui la perizia attesterebbe non l’esistenza di una emergenza sanitaria ed ambientale ma un mondo roseo in cui Ilva rispetta tutti i limiti di emissioni ad essa imposti da ogni norma del globo. Prova della falsità di tale affermazione è evidentemente contenuta nella stessa perizia che da conto delle violazioni di legge in cui incorre l’Ilva e sottolinea il superamento del rilevamento del dato relativo alla emissione di diossine in esubero rispetto ai limiti stabiliti nell’Aia. La seconda perizia non fa altro che avvalorare quanto già emerso con la prima perizia circa l’esistenza, all’attualità, di una emergenza sanitaria ed ambientale nella città di Taranto». Per il legale del Comune, d’altronde, «le prescrizioni contenute nell’ordinanza del sindaco sono idonee a contrastare immediatamente una situazione di emergenza sanitaria».

Secondo l’avvocato Cesare Semeraro, legale della Provincia, l’Ilva distorce la realtà, «manipolando i dati accertati dai periti, allorchè sostiene che la relazione darebbe “atto che Ilva osserva tutti i vigenti limiti di legge nella propria attività industriale”. Ciò non è vero. Ilva dimentica poi di riportare che i periti affermano che i valori alle emissioni nello stabilimento son quelli misurati con gli autocontrolli effettuati dal gestore e che le emissioni medesime derivano da impianti dove son svolte attività di recupero che avrebbero dovuto essere presidiati sin dal 1999 di sistemi di controllo automatico in continuo dei parametri inquinanti. La tesi esposta dall’Ilva sul punto non solo è priva di fondamento, ma è smentita dalla medesima fonte invocata (la perizia), una volta che in perfetta trasparenza e senza letture monche se ne completi la lettura, appunto». Duro è l’avvocato Semeraro, poi, sulla tesi che vuole Taranto una delle città meno inquinate d’Italia. Semeraro parla di «deliranti affermazioni», sostenendo che si tratta di una tesi, oltre che cinica, inutile ed illogica. «Quel che viene in considerazione, infatti, non è una classifica tra poveri, ovvero tra le peggiori situazioni ambientali, per cui c’è sempre chi sta peggio di qualcun altro, quanto piuttosto l’esistenza o meno di una situazione compromessa dal punto di vista ambientale e fonte di pericolo per la salute e l’incolumità pubblica». Per il legale della Provincia «occorre considerare che se alternativa vi è tra lavoro e salute, non può che essere posta tra la salute della popolazione e delle maestranze (minata dalle modalità dell’attuale assetto produttivo di Ilva) da un lato, e l’adozione di misure degne di un Paese civile da parte della grande industria, dall’altro».
La decisione dei giudici del Tar di Lecce è attesa nelle prossime ore. (Mimmo Mazza GdM)

domenica 11 marzo 2012

Pillole di cronaca dal web

Pubblichiamo questo validissimo estratto delle cronache tarantine tratto Dal blog: Eco dei due mari


 Dal 17 Febbraio ad oggi: cronistoria degli eventi più importanti


Dal 17 Febbraio ad oggi la vita politica e sociale in quel di Taranto è stata veramente intensa e ricca di eventi. Seguirne il ritmo non è sempre facile e quindi, per chiunque si fosse perso qualche tappa o passaggio cruciale, ho scelto di scrivere questo articolo: una breve cronistoria per rivivere i fatti  più importanti e significativi di questi giorni, corredata da brevi commenti e articoli per chiunque abbia voglia di approfondire ulteriormente. Buona lettura!
- 17 Febbraio 2012: prima udienza dell'incidente probatorio nell'ambito del processo contro l'Ilva. In aula si   discute la perizia disposta del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco: il documento accerta il legame di responsabilità tra la grande industria e l'inquinamento ambientale. Grande manifestazione davanti al tribunale, a chiedere giustizia e a lottare per un futuro migliore sono specialmente i giovani. E' bene ricordare che il 3 Febbraio (pochi giorno dopo la consegna della perizia in tribunale) il procuratore Franco Sebastio ha scritto una lettera al ministro dell’ambiente Corrado Clini, al governatore di Puglia Nichi Vendola, al sindaco Ippazio Stefàno e al presidente della Provincia ionica Gianni Florido chiedendo quali provvedimenti si ha intenzione di prendere per Taranto. 

Approfondimento

- 18 Febbraio 2012: il giorno dopo l'udienza in tribunale, vertice a tre Stefano - Florido - Vendola.
"Equilibrio tra lavoro e diritto alla salute e all'ambiente" e "necessità delle bonifiche in città" sono i grandi temi che emergono dall'incontro. Un po' in ritardo?
Con l'arrivo della sera cambiano musica e spartito: va in scena l'edizione invernale dell' "Isola che vorrei",  organizzata dall'associazione "Terra" e dall'amministrazione comunale. Le associazioni civiche e ambientaliste colgono l'occasione per sensibilizzare la cittadinanza con l'iniziativa "Ma anche no": per le vie della città vecchia e del centro ci sono numerosi manifesti con frasi ironiche riguardo inquinamento, ambiente e politica.

Approfondimento
- 21 Febbraio: la commissione medica incaricata dal GIP Patrizia Todisco di stilare una perizia epidemiologica per verificare le conseguenze dell'attività dell'acciaieria Ilva sulla salute di lavori e cittadini si riunisce per l'ultima volta a Roma. Il documento sarà depositato in tribunale il 1 Marzo e discusso in aula il 30 dello stesso mese. In tanto il presidente della provincia Gianni Florido risponde alla lettera del procuratore Sebastio, ricordando l'attività della provincia in campo ambientale.

Approfondimento

- 22 Febbraio 2012: Apprendiamo dai giornali che il trasloco degli impianti di cozze dal primo seno di Mar Piccolo nell'area individuata in Mar Grande, approvato dalla giunta comunale il 19 Gennaio, non è ancora stato avviato. Agire in tempi brevi è invece fondamentale affinché il novellame non risulti  contaminato da sostanze inquinanti (con ulteriori danni ai mitilicoltori, ndr). Interessante botta-risposta tra Egidio D’Ippolito, presidente della “Cooperativa Due Mari” e dell’associazione “Pemios”, e l'assessore comunale all'ecologia - igiene e sanità, Sebastiano Romeo.
Approfondimento

- 23 Febbraio 2012: un nuovo regalo per Taranto, in arrivo il quarto (su cinque) inceneritore. Due fatti destano particolare scalpore:
1) Il silenzio di comune e provincia. Avrebbero potuto esprimere un parere (negativo o positivo) entro il 21 Dicembre 2011. Più volte sollecitate, sono rimaste in silenzio.
2) La zona in cui dovrebbe sorgere l'impianto. "Tra la raffineria di Taranto Eni e l’acciaieria Ilva, a poco più di un chilometro dal rione Tamburi e dall’inceneritore pubblico di proprietà dell'Amiu, ancor meno dal cementificio Cementir autorizzato a bruciare cdr, e a qualche chilometro dall’Appia Energy di Massafra, inceneritore Cisa, che ha già inoltrato la richiesta per raddoppiare le sue linee."
Al progetto manca un solo passaggio per l'effettività: ottenere l'AIA, l'autorizzazione integrata ambientale. Immediata la mobilitazione di Peacelink per bloccare le operazioni.
Approfondimento
- 25 Febbraio 2012: è il giorno del big match "Ternana - Taranto" al Liberati di Terni. Al di là del pareggio tra le due squadre, questa giornata passerà alla storia perché la solidarietà tra le tifoserie è andata oltre la rivalità sportiva, com'è giusto che sia. La Lega Pro e il ministro dell'Interno bocciano l'iniziativa promossa tramite una colletta dai tifosi del Taranto: quella di stampare sulle maglie dei calciatori il logo "RespiriAmo Taranto", scelto dagli stessi tifosi sul sito http://www.tarantosupporters.it/. La motivazione? "E' un messaggio politico". Anche a Terni c'è la grande industria e la Ternana sceglie di schierarsi al fianco del popolo rossoblu con il video "Terni respira Taranto" . 

- 26 Febbraio 2012: 
Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, risponde alla lettera del procuratore Sebastio firmando un'ordinanza con la quale impone all'Ilva di adottare una serie di provvedimenti per limitare o abbattere le emissioni nocive entro 30 giorni a partire dalla notifica dell'atto. In caso contrario, l'acciaieria ha 60 giorni di tempo per avanzare ricorso al Tar di Lecce. Il provvedimento è accolto con scetticismo dagli ambientalisti: "L’ordinanza del sindaco? Tardiva. Ed è un’esplicita ammissione che le decisioni del Comune sono l’effetto della spinta della Magistratura" dichiara Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink.
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- 27 Febbraio 2012: la risposta dell'Ilva all'ordinanza del sindaco non si fa attendere e ci arriva tramite Adolfo Buffo, rappresentante della Direzione per Qualità Sicurezza e Ambiente dell’acciaieria, che dichiara [...] "stiamo valutando con la dovuta attenzione i contenuti dell’ordinanza del sindaco Ippazio Stefano. La valutazione che stiamo svolgendo è sia sulla fattibilità degli interventi richiesti sia sulla loro legittimità legale" [...] "E’ auspicabile che in questa fase rimanga ferma la volontà di dialogo tra le Istituzioni e l’industria perché anche per noi, soprattutto per noi, raggiungere elevati livelli di ecocompatibilità degli impianti è un obiettivo irrinunciabile. Crediamo che salute, ambiente e lavoro siano obiettivi comuni e primari per tutti, Istituzioni, società civile e grande industria. Nessuno escluso quindi”.
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- 28 Febbraio 2012: una nube densa e scura si leva in cielo, proviene dall'Ilva. A causarla è l'incendio generato da un trasformatore appena installato. I cittadini si preoccupano e le foto, corredate da commenti esasperati, fanno rapidamente il giro del web.
Il giorno dopo la dottoressa Spartera, responsabile locale dell’agenzia ARPA, ha rivelato i risultati delle centraline presenti su tutto il territorio. «L’unica a presentare un picco di emissioni (in questo caso Idrocarburi policiclici aromatici) è stata quella posizionata in via Machiavelli – ha spiegato – un impatto c’è stato sicuramente, ma non possiamo definirlo allarmante»
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- 1 Marzo 2012: depositata in tribunale la perizia epidemiologica disposta dal GIP Todisco. Le prime indiscrezioni fanno paura, perché scrivono nero su bianco una verità che molti non hanno voluto accettare per molto tempo.
"In conclusione, l'esposizione continuata agli inquinanti dell'atmosfera emessi dall'impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi nell'organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte. I modelli di analisi messi a punto hanno consentito di stimare quantitativamente il carico annuale di decessi e di malattie che conseguono all'esposizione all'inquinamento"
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- 2 Marzo 2012:  All'indomani della deposizione della perizia medico-epidemiologica da parte dell’equipe di esperti nominati dal Gip del Tribunale di Taranto, apprendiamo che l’Assessorato all'ambiente della regione Puglia invierà una copia della seconda perizia al Ministero dell’Ambiente, confermando e ribadendo la richiesta di riesame dell’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, già avanzata all'indomani della pubblicazione della perizia chimica.
Questa è la decisione presa dal tavolo di lavoro sull'Ilva aperto da Nichi Vendola. Hanno partecipato anche gli assessori regionali all'ambiente e alla Salute, i capigruppo della maggioranza, i tecnici dell’Ares, dell’Arpa e dell’Avvocatura regionale.
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- 4 Marzo 2012:  dopo una telenovella che definire estenuante sarebbe un eufemismo, finalmente si vota per le primarie del centro sinistra. I candidati sono Dante Capriulo, Lucia Obretenova e Mario Imperatrice. Per i risultati basta attendere Lunedì: a trionfare è Dante Capriulo con il 72% delle preferenze. Si parla di un'affluenza di circa 2000 persone, lo stesso numero di votanti per le primarie tra Vendola e Boccia. La frattura elettorale è ormai ufficiale: una parte del PD appoggia la ricandidatura dell'uscente Stefàno (sostenuta anche dal governatore Vendola), un'altra si è battuta (ottenendole) per le primarie. A chi darà ragione l'elettorato? Staremo a vedere.
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- 6 Marzo 2012: grazie alla petizione di Legamjonici, il Parlamento europeo ha avviato un’inchiesta chiedendo alla Commissione europea di svolgere un’indagine riguardo il progetto "Tempa Rossa" targato ENI. I punti critici segnalati dall'associazione sono:
"la violazione della direttiva Seveso, una valutazione di impatto ambientale approssimativa, l'assenza di uno studio sull’effetto domino per la costruzione di due nuovi serbatoi della capacità di 180.000 m3 accanto agli impianti già esistenti, l'aumento delle emissioni diffuse e fuggitive, il nuovo rischio di sversamento di greggio in Mar Grande per la manipolazione e trasporto di greggio."

Nello stesso giorno apprendiamo un'altra notizia molto importante: il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, si incontreranno il 14 marzo a Bari per discutere il riesame della procedura Aia (Autorizzazione integrata ambientale rilasciata lo scorso Luglio) per il polo siderurgico di Taranto. A renderlo noto è il ministero dell'Ambiente

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- 8 Marzo 2012: Il segretario nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha UFFICIALIZZATO la candidatura a sindaco di Taranto aderendo alla richiesta avanzata da alcune associazioni ambientaliste che fanno capo a «Aria pulita per Taranto» (Peacelink, Donne per Taranto, Altamarea e Fondazione antidiossina onlus). Visto lo spessore del candidato, si tratta indubbiamente di un risultato fondamentale per le associazioni che stanno cercando di costruire una valida alternativa politica in vista delle prossime comunali. 

Per concludere, vorrei ricordare un fatto verificatosi prima del periodo preso in considerazione in questo articolo. Ovvero la voragine apertasi, giorno 11 Febbraio, al quartiere Tamburi nella zona del mercato. A causa delle piogge insistenti l'asfalto è ceduto, aprendo un cratere profondo 5 metri e largo 10. Coinvolti due uomini e una donna, ma fortunatamente senza conseguenze rilevanti per la loro salute. 

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