mercoledì 29 dicembre 2010

Durante la cosìdetta "Operazione solidarietà" di conferimento di 45.000 t di rifiuti speciali campani, nelle 3 discariche in provincia di Taranto, arrivano anche altri Tir, carichi di "sorprese" per i tarantini.

E non è per l'abbacchio...

UN ALTRO TRISTE GIORNO PER TARANTO! Sta per iniziare una nuova mattanza:

TARANTO, 28 DIC - Per disposizione della Regione Puglia domani saranno uccise 650 pecore di due allevamenti di Taranto perché nelle loro carni sono state riscontrate concentrazioni di diossina superiori ai limiti previsti dalla legge. L'uccisione ha lo scopo di evitare che le loro carni siano immesse sul mercato alimentare. Per PeaceLink Taranto, "i controlli andrebbero rafforzati e intensificati, anche perché si vedono ancora pecore brucare su terreni incolti in quel raggio di 20 chilometri che la Regione Puglia ha interdetto al pascolo". (ANSA)

Fabio Matacchiera segnala:
"i giornalisti che hanno difficoltà a recarsi presso le masserie nelle zone Salina e Circummarpiccolo possono chiedere lumi per il raggiungimento di quei siti, chiamando i numeri telefonici seguenti: 3498768732 - 3381229400"

Nuova strage: il comunicato di Altamarea

Comunicato stampa: diossina, il dramma continua

A ricordarci il dramma della diossina a Taranto è l’annuncio della imminente macellazione e distruzione di altre 650 pecore di due allevamenti del territorio tarantino non vicinissimi agli insediamenti industriali noti per gravi emissioni in atmosfera. E’ un nuovo atto del dramma che si recita sulla pubblica scena di Taranto dal 2005 ma che è nato ancor prima di quella data. Di quest’ultimo atto, ad oggi, sappiamo poco. Non abbiamo effettuato alcuna verifica rispetto all’area di 20 Km di raggio interdetta al pascolo dalla Regione; né sappiamo se le pecore destinate alla distruzione hanno pascolato nell’area proibita. Di certo sappiamo che le carni di quelle pecore, agli esami del Dipartimento di prevenzione di ASL/Taranto, sono risultate contaminate da diossina con valori che superano i valori di legge. E’ certo che la legge impone che carni così contaminate non possano entrare in alcun modo nella catena alimentare destinata agli esseri umani. Noi uomini e donne del volontariato sanitario e ecologista sentiamo il peso di avere avviato e alimentato questo dramma, segnalando la presenza di diossina nell’atmosfera, nel terreno, nel latte delle puerpere, nel sangue di cittadini, nelle acque di falda, nel formaggio, nelle uova e nei fegatini a un’opinione pubblica ignara e soprattutto alle Istituzioni fino ad allora totalmente dormienti ed oggi ancora titubanti. Ci siamo immediatamente schierati anche dalla parte degli incolpevoli allevatori, vittime e loro malgrado protagonisti di comprensibile contrasto e resistenza. La rappresentanza degli allevatori direttamente toccati dal dramma annuncia oggi reazioni dure che potrebbero avere conseguenze inimmaginabili. Noi siamo ancora una volta dalla loro parte e stigmatizziamo l’inerzia delle Istituzioni nei confronti di un problema immenso che esorbita dai limiti della pressione del locale mondo sanitario ed ecologista. A sei anni dalla denuncia della presenza della diossina nell’atmosfera, nel terreno e nelle acque di Taranto ancora non si sa ufficialmente da dove arriva, né si conosce chi è l’inquinatore che deve pagare per i danni provocati, né chi deve provvedere a bonificare i luoghi inquinati, né se sarà imposta la cessazione dell’inquinamento. Nel frattempo si pretende di far rispettare le leggi che ci sono e, purtroppo per gli allevatori, le leggi sulle carni inquinate delle pecore sono chiare e non sono derogabili. Ma se in difesa dei loro averi gli allevatori dovessero incorrere in qualche reazione inusuale, ci sarà qualcuno che avvertirà la responsabilità morale di tanti guai? Ora il dramma tocca in maniera inequivocabile le pecore e gli allevatori. Ma in modo sottaciuto ancorchè prolungato nel tempo, la mattanza non riguarda anche gli esseri umani? Di quali altri stimoli hanno bisogno le Istituzioni responsabili, nazionali, regionali e locali, per avviare l’indagine epidemiologica sul quartiere Tamburi, sull’intera città di Taranto e sui lavoratori impegnati negli stabilimenti tarantini la cui tipologia dalla letteratura mondiale è annoverata tra quelle gravemente inquinanti?

Tutti i segnali che arrivano, o meglio che non arrivano, dal mondo politico, istituzionale e industriale dicono che la situazione a Taranto è a un punto di non ritorno e “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini ed associazioni di Taranto” farà la sua parte per mobilitare la città nella forma più incisiva.
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Altamarea, Coordinamento cittadini e associazioni

martedì 28 dicembre 2010

Un cittadino risponde al padrone arrabbiato

COMUNICATO STAMPA: Querela ILVA -MATACCHIERA

In merito alla querela che l’ILVA s.p.a. ha presentato presso la Procura di Milano nei miei confronti per la diffusione, tramite il web, di un video da me girato, durante una notte dell’ottobre scorso, in cui risulta evidente la formazione di una nube di straordinaria vastità, costituita da polveri e da fumi provenienti dal siderurgico di Taranto (peraltro, non tutti convogliati dai camini, ma anche da altre fonti da identificare all’interno dello stesso stabilimento), ho dato incarico della mia difesa agli avvocati Carlo e Claudio Petrone del Foro di Taranto.
Ritengo che l’azione intrapresa dal Comm. Riva nel rispondere con una querela alla divulgazione del suddetto filmato, rappresenti uno scivolone ed un’ulteriore prova del suo dominio sulla città, anche per quanto riguarda le problematiche relative alle fonti inquinanti che avvelenano Taranto.
In buona sostanza, Riva ha rotto la cortina del suo silenzio con un comunicato stampa in cui ha dichiarato di aver scelto la via del dialogo con le istituzioni, con le associazioni ed i movimenti ambientalisti, affermando di aver fatto grandi sforzi, anche economici, per migliorare le condizioni ambientali nell’area jonica. La querela contro di me sta a dimostrare che non sono tollerati né i “ribelli” né i filmati che, secondo il Comm. Riva, risultano diffamatori e lesivi della sua immagine. Pertanto, il sottoscritto dovrà sobbarcarsi un processo, con tutte le ipotizzabili conseguenze, cosi, secondo qualcuno, perderà la voglia di far circolare documentazioni ipotizzate come fasulle.
Il problema però è diverso: perché Riva non ha dimostrato subito che quanto da me rappresentato non è mai accaduto, non può accadere e non accadrà? Suvvia! Il filmato è lì e segna giorno ed ora. Dove è lo specifico dato del previsto monitoraggio che assicura tutti che quel giorno e, soprattutto, a quella specifica ora le cose sono andate diversamente?
Io mi dovrò difendere in Tribunale, ma mi conforta e mi sostiene la vicinanza di tante associazioni e di tutte quelle persone che mi hanno espresso la loro solidarietà, continuando a riporre in me la loro fiducia e la loro speranza. Alla querela, di cui ho avuto notizia a mezzo stampa a Natale, risponderò nelle sedi opportune con l’ausilio dei legali di mia fiducia, che proveranno il mio diritto di esprimere, a nome dei miei concittadini, la rabbia nei confronti di chi per tanti anni non ha mostrato il dovuto rispetto per l’ambiente e per la salute degli abitanti di questa città. Se poi tutto questo deve essere inteso come una forma d’intimidazione, posso dire che, invece, mi sollecita ancora di più a proseguire nella mia strada e con determinazione ancora più forte.
I magistrati sapranno comprendere le dimensioni dell’evento e sapranno intendere come il mio unico e solo scopo sia sempre stato e continui ad essere quello di salvaguardare la salute di tutti. Sono persuaso di poterlo dimostrare ampiamente con le testimonianze di una intera comunità. I cittadini di Taranto sapranno tenere sempre alta la guardia, perché la nostra città non sia identificata più come la città dei veleni.

Taranto, 28 dicembre 2010, Prof. Fabio Matacchiera

domenica 26 dicembre 2010

BASTA CON LA PUZZA! FERMIAMO I VELENI!

Natale è passato, e dopo le vacanze natalizie anche i rifiuti tornano a circolare sulle nostre strade e con essi logicamente tutti i veleni che devastano Lizzano e i paesi limitrofi...
Bisogna scegliere dunque, o ci si arrende o si fa sentire "FORTE" la nostra protesta, a tal proposito domani sulla provinciale per Monteparano ci sarà un sit-in di protesta nei pressi della discarica.
Il raduno è per le 14.30 al piazzale IV novembre.

AttivaLizzano

venerdì 24 dicembre 2010

Facciamo chiarezza sull'operazione "Rifiuti in Puglia"


Quarantacinquemila tonnellate di rifiuti in un territorio già martoriato da una quantità di inquinamento equivalente, per Tossicità, a quello di intere nazioni viene accettato senza problemi dai parlamentari pugliesi. Chiamando questo via libera "atto di solidarietà", la responsabilità viene implicitamente addossata alle popolazioni campane. Ma quei cittadini esasperati, in lotta per tentare di proteggere la propria salute, nulla ci hanno chiesto; e non è possibile far credere che si tratti di una misura speciale per un'emergenza transitoria quando né il governo centrale né quello regionale hanno posto le condizioni per un superamento del problema. Si tratta invece dell'arrogante imposizione militare di una politica di affarismo sull'immonizia, finanziata coi soldi dei cittadini (CIP 6 ed equivalenti), fatta di discariche e di

"termovalorizzatori" (inceneritori), che ignora volutamente le politiche più sensate di gestione dei rifiuti, basate sulla raccolta differenziata e sul riciclo finalizzato al riutilizzo e chieste dai comitati cittadini perché, in luogo di profitti e inquinamento, creerebbero risparmio ed

anche occupazione. Questa alternativa viene continuamente schiacciata dalla produzione di un'emergenza che, come rilevato dagli organismi dell'Unione Europea, nulla si fa per scongiurare. "E' sorprendente notare come nelle stesse ore che si sono lanciati proclami di solidarietà per i rifiuti Campani, contemporaneamente viene firmato il piano di rientro sanitario regionale pugliese". In questo quadro si inserisce l'accordo dei due figli di Puglia, Vendola e Fitto: accettazione dei rifiuti in cambio del piano di rientro sanitario.

Una dimensione, quella sanitaria, in cui salute e inquinamento continuano a intrecciarsi a discapito della prima, visto che il San Raffaele, a favore del quale Vendola chiuderà diversi ospedali pubblici, già manda in Puglia dal nord i propri rifiuti tossici (proprio in questo periodo il giornalista Lannes ha chiesto a Vendola delucidazioni su tali rifiuti, ma non ha avuto nessuna risposta). Del resto, di fronte alla decisione del ceto politico parlamentare di imporre con la forza tutte le politiche affaristiche così dette "economiche" che portano vantaggi a pochi e svantaggi a molti, comportanti devastazione territoriale, nessun amministratore locale conta nulla. Prima che in Campania, dove il governo Prodi fece manganellare inermi dimostranti di mezz'età seduti per terra, lo hanno sperimentato e filmato i cittadini della Val di Susa, mostrandoci un funzionario di polizia che dice a un sindaco: "Voi qui non rappresentate più lo stato. Lo rappresentiamo noi." Essendo nostra convinzione che non bisogna trattare sulla salute; consapevoli, per l'andamento di analoghe situazioni italiane, che gli amministratori locali non possono sostituire l'organizzazione della popolazione sui propri problemi, chiediamo ai politici di non offendere l'intelligenza dei cittadini chiamando "solidarietà" un'imposizione affaristica.

Solo una seria raccolta differenziata, finalizzata al riutilizzo, porta alla strada per la risoluzione dell'emergenza rifiuti, non solo in Campania, ma in ogni dove. Molti i politici ottusi che non voglio ne sentire, ne vedere avanti ad una collaborazione fattiva e di volontà popolare di fronte alla realtà dei fatti dimostrati in tante realtà italiane.In tanti ci hanno provato. Lannes, Conte, gli stessi sindaci della provincia tarantina. Lannes aspetta ancora una risposta, Conte addirittura è stato cacciato e poi interdetto dal manifestare un sit-in. I sindaci semplicemente ignorati.

Questa è democrazia da una persona che chiede solidarità?

A riprova dell'estrema consapevolezza dei cittadini in questi giorni circa 3000 persone sono scese nelle strade di Lizzano per ribadire che la 'solidarietà' è solo IPOCRISIA quando non porta soluzioni, è ipocrisia quando si finge che appalti stabiliti ad Agosto possano riferirsi ad emergenze scoppiate in Ottobre, è ipocrisia quando difronte ad un emergenza prodotta da 1000 tonnellate ( e circa 20000 nella provincia)di rifiuti ce ne mandano 45.000! quella stessa consapevolezza ha spinto le persone difronte alla discarica di Italcave per vedere di persona questi sicurissimi camion arrivare... e come da copione li ha trovati INQUIETANTI e maleodoranti visto che continuavano a perdere percolato!

E' proprio per quest'ipocrisia che non ci fidiamo della tanto repentina ripartenza dei camion, non crederete davvero che questo teatrino possa tranquillizzarci?

Lo abbiamo già ribadito e continueremo a farlo l'unico vero atto di solidarietà verso la nazione itera è l'adozione reale di una politica che porti a rifiuti zero, e non ci fermeremo finchè non riusciremo ad attivarla, finchè tutte le discariche e gli inceneritori inutili che devastano questo territorio non verranno chiusi per sempre in ragione di un crescente indotto legato alla differenziata vera quella finalizzata al riutilizzo.


Comitato per Taranto, AttivaLizzano, Malati Infiammatori cronici, CarosiNOdiscariche,Comitati di Quartiere, Meetup 100 Masserie Taranto, Meetup Amici di Beppe Grillo, CORITA e WWF TRANTO, Taranto libera, Sinistra Critica.

Riva ha la querela facile. Ma non ci fa paura!

Esprimiamo solidarietà a Fabio Matacchiera, querelato dall'Ilva. Riteniamo che l'azienda debba confrontarsi con i cittadini preoccupati per le emissioni, anziché querelarli. Se ha dati, l'Ilva smentisca le immagini notturne messe su Youtube da Fabio Matacchiera. Noi vogliamo continuare la lotta per la difesa dell'ambiente e della salute. Temiamo gli effetti della diossina, dal benzo(a)pirene e di tutti gli altri veleni che entrano quotidianamente in contatto con i lavoratori e i cittadini. Ci uniamo contro gli inquinatori e nessuno ci fermerà perché la Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'uomo.



giovedì 23 dicembre 2010

Tenetevi le monnezze marce!

Lettera aperta a Berlusconi, Maroni, Prestigiacomo, Alessandri, D’Alì, Vendola, Assennato, Comandante NOE, Florido e ai sindaci di Taranto e provincia

INSOPPORTABILE PRESSIONE SUL TERRITORIO TARANTINO

Da un mese circa nella provincia di Taranto si è in presenza di un ulteriore dramma, quello dei rifiuti, che si aggiunge alle ataviche disgrazie irrisolte: inquinamento, aumento di morti e malati di tumore, crisi economica, disoccupati e cassa integrazione ben superiori alle medie nazionali.
L’atmosfera che si respira in questi giorni non è quella gioiosa del Natale, ci si rifugia nella speranza di un futuro migliore, resiste ancora la volontà di non arrendersi e di creare, invece, le condizioni per un cambiamento. Questo è il senso del comunicato sulla vicenda dei rifiuti, preparato dall’associazione “Vigiliamo per la discarica”, che fa parte di “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini ed associazioni di Taranto”.
E’ un documento lucido, consapevole e propositivo su una questione estremamente complessa e universale qual'è quella dei rifiuti, che punta alla cosa più semplice da formulare ma difficilissima da realizzare: pressare le Istituzioni responsabili e vigilare perchè le leggi siano correttamente interpretate e fatte rispettare.
AltaMarea fa proprio quel documento e lo sottopone, di seguito, all’attenzione del Presidente del Consiglio, dei Ministri dell’interno e dell’ambiente, dei Presidenti delle Commissioni dell’ambiente di Camera e Senato, del Presidente della Regione Puglia, del Direttore Generale di ARPA Puglia, del Comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, del Presidente e dei Sindaci della Provincia di Taranto.
Perché quello dei rifiuti è e resta un problema politico
Bene hanno fatto e stanno facendo alcuni Sindaci, invece di continuare a ripetere un ostinato e sterile “no”, a insistere sulla necessità che i rifiuti provenienti dalla Campania siano opportunamente controllati.
Bene ha fatto la Provincia e disporre i controlli della sua polizia, insieme a quelli di Arpa e Noe.
Positiva l’istituzione del tavolo tecnico Puglia-Campania che, superando la discutibile giustificazione “umanitaria”, ha fissato il protocollo che regolamenta qualità, tempi, quantità e tipologia dei rifiuti destinati allo smaltimento in Puglia, e ha previsto precise norme che i mezzi di trasporto devono rispettare.
Questo non era mai successo per le precedenti emergenze, non solo della Campania, alle quali ha fatto fronte la provincia jonica. Eppure il protocollo fissato dal tavolo tecnico non impone condizioni straordinarie, semplicemente obbliga al rispetto delle norme che dovrebbero regolare sempre il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti speciali nelle apposite discariche.
Comuni, Provincia e Regione hanno dato precise direttive, che sono state puntualmente eseguite. E i controlli sono stati effettuati. Tuttavia un giorno solo è durato l’arrivo dei rifiuti campani. Su sette camion diretti alla discarica Italcave, sei sono stati rimandati indietro perché non conformi al protocollo fissato.
Ma nella stessa discarica Italcave, come nella discarica Vergine e nella discarica Ecolevante, il flusso di rifiuti speciali provenienti da ogni dove non si è fermato. E’ continuato e continua senza soste. Dal 1999. E registra, secondo i Mud (modello unico di dichiarazione ambientale), ingresso e stoccaggio prevalentemente di rifiuti caratterizzati dagli stessi codici Cer 191212, 190501, 190503, che caratterizzano i rifiuti provenienti dalla Campania.
Quali controlli sono stati effettuati e con quale esito, solo per fare un esempio, sulle 84.912,280 (ottantaquattromilanovecentododici,280) tonnellate di rifiuti caratterizzati con il codice 191212 stoccate nel solo anno 2009 nella discarica Ecolevante? Questa quantità corrisponde a più del doppio dei rifiuti della Campania che il protocollo prevede debbano essere stoccati nelle tre discariche del tarantino.
Quanti camion abbiamo visto passare approssimativamente coperti, o scoperti del tutto. E attraversare talvolta anche le nostre periferie o i nostri centri abitati? Quanti camion abbiamo visto che perdevano liquido scuro e maleodorante?
Come cittadini abbiamo la responsabilità e il dovere morale di chiedere e di ottenere che i nostri amministratori e tutti i politici, facciano eseguire su tutti i rifiuti speciali che arrivano nelle discariche del tarantino gli stessi controlli che sono stati eseguiti il 14 dicembre u.s. sui camion della Campania diretti alla discarica Italcave.
Perché quello dei rifiuti è e resta un problema politico! A livello nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Non si può continuare a disattendere il principio di prossimità e appropriatezza, sancito dall’Unione Europea, che stabilisce che i rifiuti speciali siano stoccati nelle discariche più vicine ai luoghi in cui questi rifiuti vengono prodotti!
Non può l’Italia continuare ad essere sanzionata dalla Corte di Giustizia Europea e a pagare forti somme perché in merito ai rifiuti continua a disattendere direttive che ogni altro paese europeo applica da anni! Non si può continuare a considerare il rifiuto speciale, cioè industriale, una merce e consentire che senza regole camion carichi di rifiuti di questo tipo vadano su e giù per l’Italia come se si trattasse di scarpe, vino o di altra merce qualunque!
A livello di Comune, Provincia e Regione, non si può e non si deve continuare a far passare progetti, a dare parere favorevoli e autorizzare cave, discariche e ampliamenti dalle enormi se non mostruose dimensioni, ignorando vincoli anche pesanti quali quelli paesaggistici e idrogeologici, o addirittura modificando il PUTT. Non si può continuare a concedere deroghe sulle categorie di rifiuti speciali da stoccare nelle relative discariche, come è successo per le deroghe concesse quest’anno alle discariche Ecolevante, Italcave e Vergine.
Non può continuare lo scempio della provincia di Taranto, già ad elevato rischio ambientale, che vede moltiplicarsi i milioni di cubatura di discariche per rifiuti industriali, di cui non ha bisogno perché l’Ilva ha le proprie discariche, mentre è agli ultimi posti per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani che, data la mostruosa cubatura disponibile, vanno a finire in discarica secondo la logica perversa del “tanto peggio tanto meglio”, mentre viene ignorata del tutto la pratica del recupero, riuso e riciclo.
E’ a livello politico e amministrativo che deve essere risolto il problema dei rifiuti, se non vogliamo che la Puglia, e la provincia di Taranto in particolare, diventino la pattumiera d’Italia. Se non vogliamo che l’Italia diventi la pattumiera del mondo! La risoluzione del problema è, e continuerà ad essere, politica!
*** *** ***
AltaMarea, già protagonista della “Marcia dei ventimila” di novembre 2008 e 2009 per l’abbattimento degli inquinanti, ritiene che sia il momento di promuovere una nuova mobilitazione di massa che, memore anche delle ingiustizie e sopraffazioni della attuale “questione emergenza campana”, ottenga, nell’assise più alta possibile, l’approvazione di una norma speciale che, viste le precedenti omissioni e negligenze soprattutto delle Istituzioni, renda effettiva la tutela della provincia di Taranto, già definita “Area a rischio di crisi ambientale, inserita nel SIN – Sito di Interesse Nazionale”.
Nella provincia di Taranto, per legge, va bloccato ogni possibile progetto di ampliamento di discariche e di impianti vari di smaltimento rifiuti e ogni insediamento industriale che comporti il benché minimo aumento di inquinamento; senza ulteriori indugi vanno negate le Autorizzazioni Integrate Ambientali e bloccate, di conseguenza, le attività produttive di stabilimenti i cui Gestori continuano a dimostrarsi refrattari ad ogni richiesta di riduzione dell’inquinamento; vanno reperite, infine, presso gli inquinatori presenti e passati le risorse necessarie per bonificare e recuperare le aree inquinate.
Siamo certi che le cittadinanze presenteranno i conti agli interessati.

I coordinatori del Consiglio di AltaMarea
Taranto 21 dicembre 2010

martedì 21 dicembre 2010

Davide colpisce Golia!

Cosimo Semeraro (aderente ad AltaMarea e già presidente dell'Ass.ne vittime del lavoro) mercoledì 22 dicembre alle ore 10 terrà una conferenza stampa davanti alla sede dell'INAIL in Piazzale Bestat sulla sentenza della Corte di Cassazione che gli ha dato ragione contro il direttore di Inail Taranto che aveva operato scorrettamente nei suoi confronti.
Cosimo è un combattente generoso e tenace che ha fatto trionfare la Giustizia. Merita i nostri applausi e ringraziamenti per questa vittoria fortemente voluta che costituisce un precedente per i lavoratori.
Non facciamogli mancare la nostra presenza e partecipazione in un'occasione così importante!

Natale in discarica...

Contribuiamo a diffondere il messaggio dell'Associazione di Cittadini Attiva Lizzano e vi invitiamo a partecipare:

Si lo sappiamo che natale si avvicina ed è proprio questo che chi ci uccide spera che ci basti un panettone e una partita a carte, invece no!
GIOVEDI' ALLE 15 BLOCCHIAMO PER QUALCHE ORA LE ATTIVITA' DELLA DISCARICA CON UN SIT IN DI PROTESTA
dobbiamo essere in tanti, un paio di ore della tua vita non ti toglieranno il luccichio delle luci di natale, anzi ti faranno capire la gioia di riprendersi il proprio futuro.
avvisate tutti quelli che potete, è importantissimo essere in molti, se non ci sei manca una parte importante!
dunque giovedì 23 alle 15 c'è il sit in sulla strada lizzano-san giorgio (all'incrocio con la strada della discarica vergine)
ci raduniamo alle 14e30 di fronte alla chiesa san nicola

email: attivalizzano@gmail.com
http://cittadinanzaattivalizzano.blogspot.com/

venerdì 17 dicembre 2010

All'ombra della grande fabbrica


Venerdì 17 dicembre · 18.00 - 21.00, Salone degli specchi, Palazzo di Città Taranto, presentazione dwl libro: All'ombra della grande fabbrica di Gennaro Morra ed Cicorivolta

PROGRAMMA

- La chiusura dell'Ilva raccontata con la straordinaria forza dell'autore attraverso un dito e la punta del naso -

Intervengono:
- l'autore, Gennaro Morra
- Michele Loiacono (Motore di ricerca – film Otnarat)
- Luigi Oliva (Comitato per Taranto )
- Giancarlo Girardi (Ex operaio Ilva-Italsider Libera- Altamarea)
- Nico Leggieri (Portavoce lavoratori somministrati Ilva)
- Gino Martina (Giornalista – Radio Popolare Salento- Popolare Network)

Proiezione di alcune "scene" dal film Otnarat...Taranto a futuro inverso, diretto da Nico Angiuli - soggetto di Nico Angiuli, Roberto Dell'Orco, Michele Loiacono

mercoledì 15 dicembre 2010

Il lupo perde il pelo... Omen nomen?


Bonaventura Lamacchia: lo ricordate?
Quel signore per cui protestammo perché era nella commissione che doveva dare l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) Ilva?
E protestammo perché? Perché il Ministro Prestigiacomo, insediatasi, nominò nel settembre 2008 tecnici di sua fiducia azzerando la commissione AIA del governo precedente.
Dopo le proteste il ministero dell´Ambiente nel 2009 fu costretta a sospendere Bonaventura Lamacchia, l´ingegnere membro della commissione Aia che avrebbe dovuto decidere il futuro dell´Ilva di Taranto. La decisione arrivò tuttavia proprio dopo un´inchiesta di Repubblica e de L´Espresso che hanno raccontato i guai giudiziari dell´ex deputato calabrese dell´Udeur che aveva in curriculum condanne per falso, ricettazione, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione e turbativa d´asta.
Cliccate qui per il dossier sul nostro Blog

LA NOVITA'? Eccola:

'Ndrangheta, in manette ex senatore tra i 49 arrestati il boss scarcerato ieri L'ex-senatore Bonaventura La Macchia

COSENZA - Nuova vasta operazione contro la 'ndrangheta in Calabria: 49 arresti nei confronti di presunti affiliati alla cosca Bruni. Tra loro l'ex parlamentare dell'Udeur Bonaventura La Macchia. E anche il capocosca, Michele Bruni, che proprio ieri era stato scarcerato. La cosca Bruni, secondo quanto è emerso dalle indagini, si sarebbe infiltrata in numerose attività imprenditoriali, gestendo, tra l'altro, i servizi di onoranze funebri ed una discoteca nel centro di Cosenza. Avrebbe anche un ruolo attivo nel traffico di stupefacenti, nelle estorsioni e nelle rapine contro i furgoni portavalori eseguite con la complicità di mafiosi pugliesi.
Bonaventura La Macchia era stato eletto deputato nel 1996 con la Lista Dini e nel 1999 aveva aderito all'Udeur. Era già stato arrestato negli anni '90 per reati finanziari. Particolare curioso l'arresto del capo della cosca, Michele Bruni, che era stato scarcerato appena ieri ed era stato posto agli arresti domiciliari. Insieme a lui, secondo quanto riferito dagli investigatori, sono stati arrestati la compagna e tre fratelli, due dei quali, comunque, erano già detenuti.
Tra gli arrestati figurano anche due carabinieri, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Uno dei due militari era in servizio nella Compagnia di Rende (Cosenza), mentre l'altro era già stato sospeso.
La Repubblica

martedì 14 dicembre 2010

Dietrofront munnezza!

Rifiuti non conformi agli accordi, i primi 7 camion tornano indietro. L’Arpa Puglia smentisce quella campana

Camion non ermetici, mancanza del SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti urbani campani) e soprattutto presunta non corrispondenza della qualità della spazzatura giunta a Statte per essere sversata nella discarica Italcave.
Per questi motivi l’immondizia proveniente da Napoli non ha superato il controllo dell’Arpa Puglia (Agenzia di protezione ambientale). Un camion era entrato nella cava poco distante dal comune di Statte, ma dopo qualche minuto è tornato indietro e ha ripreso la strada della Campania assieme agli altri sei.
Quindi l’Arpa Puglia ha bocciato l’Arpa Campania. Il primo blocco di rifiuti provenienti dall’emergenza napoletana e per “solidarietà nazionale” destinati ad essere sversati a Taranto, sono stati respinti. Non dai cittadini in mobilitazione da giorni, ma dai tecnici.
Anche ieri, il primo carico delle 45 mila tonnellate di immondizia, si era fatto attendere invano. I motivi erano legati proprio alle procedure di controllo alla “fonte” da parte dei tecnici dell’Arpa Campania. Controlli dettati dal protocollo d’intesa tra Regione Puglia, Campania e Governo.
E’ evidente che il carico dei sette camion non corrispondeva a tale protocollo e che l’Arpa Campania ha “errato” i suoi rilievi. Tutto ciò conferma i timori dei tarantini che hanno manifestato il loro dissenso per questo ennesimo scempio del territorio. Taranto primeggia nel Mondo per malattie oncolgiche dovute allo sfruttamento industriale del territorio. Il rischio è che dalla Campania giungano rifiuti “rifiutati” altrove, come in Germania.
Vincenzo Conte, consigliere comunale dei Verdi di Statte, parla della presenza, nei cassoni dei camion giunti a Taranto, di rifiuti solidi urbani non trattati, maleodoranti e scolanti del tossico e velenoso percolato. Quindi non i previsti rifiuti speciali non pericolosi per cui è autorizzata la discarica Italcave.
E’ da ricordare che la solidarietà Tarantina nei confronti delle popolazioni del napoletano, non riguarda le 1000 tonnellate presenti sulle strade del capoluogo campano ma la spazzatura accumulata da anni e frutto delle diverse emergenze mai risolte dal Governo Italiano. Rifiuti accantonati ma mai smaltiti. Altrimenti non si spiegherebbe la sporporzione 1 a 45, tra le mille tonnellate da raccogliere per le strade di Napoli e le 45 mila destinate ai terreni di Taranto e provincia. Quarantacinque volte tanto, frutto della stratificazione della “Gomorra” descritta dallo scrittore Roberto Saviano.
Adesso è difficile prevedere quando e come potrà essere risolta la situazione creatasi.
Sempre Conte, propone al sindaco di Statte, Angelo Miccoli, di creare una commissione paritetica con tecnici e cittadini che controlli e vigili sull’arrivo dell’immondizia dell’emergenza campana.
Quando dovrà farlo, a questo punto è un’incognita, come quando e se arriveranno le tonnellate di spazzatura.
La storia potrebbe ripetersi per le altre due discariche tarantine.
Gino Martina, POPOLARE NETWORK

Come si tarpano le ali ai cittadini...

L'11/12/2010, Vincenzo Conte, Consigliere Comunale di Statte, si è recato in Questura a Taranto per chiedere l'autorizzazione a manifestare in occasione dell'arrivo dei rifiuti dalla Campania nella discarica Italcave. Il permesso è stato regolarmente rilasciato.
Il mattino dopo, 12/12/2010 invece, il Questore della Provincia di Taranto notificava al suo domicilio il divieto di qualsiasi manifestazione adducendo motivazioni risibili se non ridicole.
Come non leggere un'ingerenza degli organi dello stato nella liberà espressione della volontà dei cittadini?
Valutate voi, ecco i documenti relativi al permesso e al successivo divieto.

lunedì 13 dicembre 2010

Video Rai.TV - Report 2010-2011 - Consumatori difettosi

Inizia con Taranto (primo minuto) e finisce con Taranto (ultimi dieci minuti): ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE!
Il senso del consumo... delle nostre vite contemporanee!
Buona visione


Video Rai.TV - Report 2010-2011 - Consumatori difettosi

sabato 11 dicembre 2010

Ripartiamo da Lizzano!

Comunicato stampa PER LA NOSTRA TERRA

Contro i veleni delle discariche!

Insieme per salvare il territorio!

Il 12 dicembre alle ore 16, in piazza IV novembre a Lizzano, ci sarà il primo grande raduno cittadino per la tutela della nostra terra ormai inquinata dallo sfruttamento che subisce da oltre 30 anni a causa della presenza di discariche e inceneritori. La manifestazione è organizzata da 16 associazioni joniche a cui si stanno aggiungendo in questi giorni altri comitati ambientalisti della provincia di Taranto. Il raduno sarà preceduto da un’assemblea regionale che si terrà alle 15 nel Tensostatico in piazza Unicef a Lizzano, a cui parteciperanno tutti i gruppi.

Il corteo percorrerà le seguenti strade: piazza IV novembre, corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi, via Mascagni, via XXIV maggio, viale Gramsci, via Piave, piazzale convento San Pasquale. Durante e al termine del corteo sono previsti interventi delle associazioni e dei cittadini.

Siamo contro…
  • l’attuale gestione italiana dei rifiuti che prevede, per la chiusura del suo ciclo, l’utilizzo delle discariche e degli inceneritori.
  • tutti i rifiuti, non solo quelli campani,
  • l’attuale politica di continue emergenze per cui pagano sempre e solo i cittadini,
  • l’attuale governo Berlusconi che chiese le dimissioni del governo Prodi nel 2008 per l’incapacità a risolvere l’emergenza campana. Oggi, per analogia e coerenza, dovrebbe dimettersi così come tutti i parlamentari pugliesi che non propongono azioni concrete per la tutela dei territori e della popolazioni che soffrono la vicinanza delle discariche,
  • i governi locali, che dimostrandosi solidali ad una politica nazionale errata, ne stanno diventando complici,
  • tutti i governi, le istituzioni e gli enti pubblici che non adottano misure di massima tutela della salute.

Perché a Lizzano?
  • Perché a meno di 2 km da Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Roccaforzata, Faggiano, opera una delle più grandi discariche di rifiuti speciali di tutta Europa,
  • Perché nella Provincia di Taranto esistono oltre 50 discariche, di cui la Vergine, la Italcave e la Ecolevante sono tra le più grandi e pericolose di Europa, oltre all’inceneritore tra Taranto e Massafra
  • Perché, grazie a continui ricorsi, la discarica opera con deroghe ed autorizzazioni provvisorie, non ottemperando alle necessari impianti tecnici (adeguata impermeabilizzazione nei confronti della falda acquifera e captazione del nocivo e fastidioso gas che si libera in aria)
  • Perché adiacente alla attuale discarica Vergine è presente un altro sito nel quale, per quasi 40 anni, è stato scaricato di tutto senza alcun controllo, e nessun Ente Pubblico al momento dichiara la salubrità della stessa,
  • Perché prima dell’apertura della discarica Vergine come rifiuti speciali (2003), secondo alcune testimonianze, molti camion provenienti dalle regioni del nord tra cui la Toscana, già conferivano rifiuti industriali in maniera incontrollata,
  • Perché a Lizzano vi sono casi di malattie legate all’inquinamento come asma, neoplasie, tiroidismo, leucemia ecc… I più colpiti sono i bambini e gli anziani
  • Perché Lizzano, terra dell’uva e del vino, degli ulivi, dell’agricoltura per la “dieta mediterranea”, del turismo… si ritrova con un territorio maleodorante e minacciato dalla vicina discarica,
  • Perché Taranto e la sua Provincia pagano già con la salute le conseguenze dell’inquinamento delle grandi industrie (raffineria, siderurgico, cementificio)
  • Perché nel Salento sono già presenti attività altamente inquinanti (come la centrale a Carbone di Brindisi)

Chiediamo:
  • La chiusura delle discariche e degli inceneritori,
  • Di effettuare controlli sulla salute delle popolazioni limitrofe, sulle falde, sulle acque superficiali, carotaggi sulle discariche aperte e anche su quelle chiuse.
  • La bonifica delle vecchie discariche incontrollate e la messa in sicurezza di quelle esaurite e chiuse,
  • L’introduzione di un nuovo modello di gestione dei rifiuti che si orienti verso la strategia dei RIFIUTI ZERO
        • L’avvio di impianti di riciclaggio. Lo stimolo alla promozione di tecnologie alternative all'inceneritore, quindi impianti di recupero e riuso di materiali primi secondi (rifiuti differenziati) inoltrando un percorso che porterà ad alimentare un nuovo modo di “guardare” ai rifiuti.

Con l’auspicio di porre fine alle emergenze… le nostre!

AttivaLizzano, Taranto libera, Associazione Malati Cronici, Comitati di Quartiere Taranto, Meet Up I Grilli delle 100 Masserie, Amici di Beppe Grillo Taranto, I Grilli di Taranto in Movimento, Taranto Ciclabile, Co.ri.Ta., Comitato per l’Ambiente Fragagnano, CarosiNodiscariche, Anta Onlus Sava, Sud in Movimento, Donne per Taranto, BLUT 1993

Facciamo sentire l'aria di Taranto alla Repubblica!

Ogni mese Repubblica.it e Repubblica Tv propongono ai lettori cinque inchieste sull’ambiente. I cronisti lavoreranno sul tema che avrà avuto il maggior gradimento.
In questo mese c'è Taranto, è fondamentale che si parli della questione Taranto a livello nazionale.
Entra e vota.Grazie mille!!!!!!

venerdì 10 dicembre 2010

Rifiuti. Vendola e Sindaci: occhio ai codici!

COMUNICATO STAMPA
Per i rifiuti campani, e non solo:

Il comitato Vigiliamo per la discarica pretende adeguate verifiche e controlli sui rifiuti provenienti dalla Campania (e non solo) che sono smaltiti nelle discariche joniche.
Per i rifiuti campani, si tratterebbe di quelli classificati con i codici Cer (Catalogo europeo rifiuti) 190501 (parte di rifiuti urbani e simili non compostata), 190503 (compost fuori specifica) e 191212 (altri rifiuti, compresi materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui al codice 19.12.11*, contenenti sostanze pericolose).
In relazione a questi rifiuti, le cronache giudiziarie provenienti dalla Campania suggeriscono di prestare la massima attenzione. Ad esempio il codice 191212 è stato spesso utilizzato per classificare rifiuti che avrebbero dovuto essere classificati come pericolosi, sulla base della elevata concentrazione di sostanze pericolose in essi contenute.
Perciò è indispensabile che il conferimento dei rifiuti sia accompagnato da analisi e certificazioni effettuate da laboratori onesti e competenti, e che sia adeguatamente verificata, anche prima del conferimento in discarica, la conformità dei rifiuti alle classificazioni effettuate dal produttore e/o trasportatore.
E’ pertanto assolutamente necessario accendere un grandissimo faro sui laboratori di analisi che rilasciano le certificazioni e le attestazioni che escludono la pericolosità di questi rifiuti. Ed è altrettanto necessario e urgente accendere un faro ancora più grande sui controlli che dovranno essere effettuati, all’arrivo, dall’ARPA Puglia e da tutte le altre autorità che si è ritenuto di investire e chiamare in causa su questa nuova attività impattante così pesantemente ancora una volta sulla Provincia di Taranto.
Ma questa attenzione pretendiamo che sia estesa a tutti i rifiuti che vengono conferiti nelle discariche joniche e specialmente per quei rifiuti con “voci a specchio”, come quelli classificati col codice 191212, e cioè per quei rifiuti, pericolosi per definizione, che solo per effetto delle analisi e delle certificazioni rilasciate dai laboratori, possono essere classificati come non pericolosi sulla base di una limitata concentrazione di sostanze pericolose.
Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave impatto determinato dalla presenza di queste tipologie di discariche, sciaguratamente volute dai nostri irresponsabili amministratori! Lanciamo un allarme che riguarda non solo le 50.000 tonnellate di rifiuti campani, ma tutti gli altri rifiuti speciali che sono stati e saranno smaltiti nelle discariche joniche!
Nella sola discarica Ecolevante è stata conferita, fino al 2008, come risulta dai MUD (Modello Unico di dichiarazione ambientale) depositati presso la Camera di commercio, l’impressionante quantità di ben 439.006,800 (quattrocentotrentanovemilasei,ottocento) tonnellate di rifiuti col codice 19.12.12.
Su questi rifiuti con “voci a specchio” ci sono stati i controlli? E, in caso di risposta affermativa, come e con quali frequenze sono stati effettuati? Invitiamo le Autorità preposte a pubblicare questi controlli!
Al di là, pertanto, del clamore mediatico suscitato dal sia pur pesante impatto determinato dalle 50.000 tonnellate di rifiuti campani, ribadiamo che è altrettanto indispensabile e urgente effettuare controlli anche per i rifiuti non campani, i quali, come riportano continuamente le cronache giudiziarie nazionali (e mai quelle provinciali), non sono meno degni di controlli approfonditi e seri.
Vigiliamo per la Discarica

mercoledì 8 dicembre 2010

Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Di Francesca Cavallo

Ho appena letto la lettera che hai postato sul tuo blog, e mi sono un po’ innervosita. Caro Nichi, da un po’ di tempo a questa parte ho l’impressione che la retorica abbia preso il sopravvento sulla concretezza delle risposte e sulla conoscenza dei problemi della nostra terra. Quella terra che con tanta passione ti ha sostenuto, contro ogni previsione, in tutti questi anni. Questo non è giusto. Non ce lo meritiamo.

Le uniche risposte che dai in questa lettera sono retoriche. In cima a tutte c’è questa:

Avrei potuto far prevalere la logica del cinismo e innalzare le barricate contro i rifiuti campani solo per averne un vantaggio sui miei avversari politici. Ma, di fronte alle notizie di bambini ricoverati per problemi sanitari connessi alla presenza dei rifiuti per strada a Napoli, non c’è alcuna logica possibile se non quella di correre in soccorso dei nostri connazionali per garantire loro ogni utile supporto.

Questa mi ha fatto davvero arrabbiare. Nichi, non hai detto una parola fino a questo momento, sugli interi paesi che vivono senza poter respirare, ti ripeto SENZA POTER RESPIRARE a causa dei miasmi provenienti dalle discariche per rifiuti speciali. E ora tenti con tanta leggerezza di fare questo giochino? Liquidi in 4 righe il disagio di una popolazione che non merita di essere considerata cinica e menefreghista solo perché sta cercando di difendere con i denti il diritto a non dover abbandonare la propria terra. Questo è scorretto, Nichi.

È più che comprensibile che la gente sia preoccupata di vedere ulteriormente aggravata la situazione. I rifiuti che arrivano qui ogni giorno arrivano comunque da tutta Italia. Noi siamo consapevoli di essere comunque trattati come la cloaca di questo Paese. Credo anche che tu lo sappia molto bene. Il motivo per cui abbiamo iniziato a combattere (e non solo per non ricevere rifiuti da altre città, ma anche per promuovere una cultura responsabile che eviti le emergenze) è perché non se ne può più. È perché non respiriamo, ci ammaliamo, muoriamo e nessuno, neanche tu, sembra importarsene un granchè. Allora, che la tua unica dichiarazione in merito alla situazione delle discariche per rifiuti speciali in Provincia di Taranto arrivi solo nel momento in cui devi difendere la tua scelta di fare il cavaliere e accettare i rifiuti di Napoli, è offensivo per noi.

Siamo noi che chiediamo a te responsabilità, Nichi. Su tutta questa storia, finora, ne abbiamo vista davvero poca.

lunedì 6 dicembre 2010

L'Ilva di Taranto a Report!!

Domenica sera 12 dicembre prossimo, si parlerà dell'Ilva di Taranto su Report, in onda su Raitre dalle ore 21.30!
Non perdetevelo!!!

COMUNICATO STAMPA di PeaceLink
Formaggio alla diossina, fumi al benzo(a)pirene, terra e acqua contaminate dai veleni industriali.


Domenica prossima la telecamera di Report - nota trasmissione televisiva di Raitre - metterà a fuoco le distorsioni dell'economia, concludendo l'inchiesta su Taranto, città scelta - non a caso - come simbolo di uno sviluppo perverso.
Milena Gabanelli e Michele Buono concludono il ciclo del 2010 con questa ultima inchiesta "bollente" che potremo vedere domenica 12 dicembre alle 21.30 su Raitre.
Si parlerà del PIL (Prodotto Interno Lordo) come indicatore paradossale, che cresce - anziché diminuire - quando ad esempio la gente si ammala di cancro e muore di inquinamento. Report ha scelto di parlare di Taranto perché in questa città gli individui sono stati immolati sull'altare di un'economia perversa.
PeaceLink - assieme al Fondo Antidiossina Taranto - ha collaborato a questa puntata mostrando il tristemente famoso "formaggio alla diossina", simbolo di una città industriale che ha convissuto per decenni con un terribile cancerogeno senza mai esserne stata informata. E tutto ciò perché? Per non disturbare l'economia e i profitti.
La puntata farà sicuramente discutere. I veleni di Taranto ci costringeranno a guardare verso un altro modello di futuro "sostenibile" che tuteli le persone, i loro diritti e la loro dignità.
La recente classifica del Sole 24 ore (dedicata alla qualità della vita nelle province italiane) ha riservato a Taranto il centesimo posto, in coda alla graduatoria (http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2010/home.shtml). E' quindi lo stesso giornale di Confindustria che decreta il fallimento del "modello Taranto", basato su un'industria inquinante che - unico caso in Italia - è responsabile per il 93% delle emissioni di polveri nocive locali. Che senso ha proseguire verso un tipo di sviluppo fallimentare che ci fa scendere sempre più in basso?
E' la conferma dell'ipotesi di Report: questo sviluppo ha fatto crescere il PIL e precipitare la qualità della vita. Sapremo prendere coscienza di un'industrializzazione selvaggia che ha massimizzato i profitti scaricando sull'intera società i suoi costi sanitari, ambientali e umani? Sapremo invertire la rotta e andare verso una nuova economia sostenibile?
E' quello che auspichiamo e che la politica deve cominciare a discutere.
Alessandro Marescotti

Patti (poco) chiari. Ma i cittadini si fanno sentire!

Valsugana, le Acciaierie vogliono patteggiare per i fumi velenosi

Processo per nove ex dirigenti dello stabilimento siderurgico sotto accusa per l'emissione di fumi inquinanti. S'indaga anche per gli scarichi industriali mescolati ai terreni venduti agli agricoltori
Oli, vernici, gomme, plastiche. Bruciate ed emesse nell’atmosfera. Insieme a diossine, tante, troppe, in quantità superiori ai limiti di legge. Il tutto respirato dai lavoratori e dai cittadini. Per molti anni. Almeno venti. È accaduto nella Bassa Valsugana, nel Trentino verde e agricolo. In una parte d’Italia conosciuta dall’immaginario come incontaminata e salubre.

La storia emerge da quattro inchieste della magistratura di Trento, che si sono tradotte in altrettanti procedimenti giudiziari. La più nota, quella denominata “Fumo negli occhi” per la quale sono indagati nove ex dirigenti delle Acciaierie Valsugane, è arrivata a un bivio. Una parte del procedimento è stata trasferita a Brescia, città dove, secondo l’accusa, i laboratori avrebbero falsificato i dati delle emissioni venefiche. Gli imputati hanno chiesto un po’ di tempo per formulare un patteggiamento. «Ipotesi assurda, visto che non riconoscono il danno e quindi i dovuti risarcimenti»: a parlare è Mario Giuliano, l’avvocato che rappresenta le 530 parti civili costituite: «Sono tutti cittadini, nemmeno un operaio, perché temono di perdere il posto di lavoro. Invece i residenti della zona, che per anni hanno respirato i fumi molesti, sono interessati ad andare fino in fondo».

Le acciaierie Valsugane oggi sono parzialmente sotto sequestro: «Quando ho cominciato a occuparmi di questa storia quasi non credevo ai miei occhi – racconta l’avvocato – Il direttore dello stabilimento sapeva benissimo che tutto quanto accadeva nell’acciaieria era nocivo per chi ci lavorava ma ha soprasseduto».

Anche le carte dell’inchiesta parlano chiaro: «I dipendenti venivano a trovarsi frequentemente esposti a notevoli emissioni di fumi, gas e polveri che si diffondevano all’interno del capannone prima di uscire dalle aperture dello stesso, creando accumuli di polveri sui pavimenti, sulle passerelle di lavoro, sui muri e sui macchinari. Le polveri e i fumi generati dai processi di fusione del rottame contenevano sostanze nocive per la salute umana come, per esempio, le Diossine, gli Ipa. (idrocarburi policiclici aromatici), i Pcb (po1iclorobifenili), il monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (Cot)».

Ma “Fumo negli occhi” è solo una delle indagini. I rifiuti prodotti dall’acciaieria venivano miscelati ai terreni di una cava e venduti come terra vegetale ai residenti della zona. Pian piano le verdure e gli ortaggi hanno cominciato a morire, la terra a inaridirsi e i terreni a perder valore. Non solo. Quegli stessi rifiuti mescolati al cemento hanno reso friabili anche le fondamenta delle case e il valore immobiliare della zona è precipitato. C’è scritto tutto, nero su bianco, nell’altra inchiesta, “Tridentum”: nel sito di recupero ambientale di Monte Zaccon (proprio in questi giorni è stata sequestrata un’altra discarica) venivano smaltiti rifiuti pericolosi delle Acciaierie, tra i quali rifiuti costituiti da terre provenienti dalla bonifica di siti contaminati da prodotti petroliferi quali carburanti e combustibili. Si tratta di migliaia di tonnellate di immondizia inquinante: la cava di fatto è stata trasformata in una discarica abusiva. In questo caso le parti civili sono rappresentate da tutti i proprietari immobiliari, il più vicino residente a 600 metri dalla cava, il più lontano a tre chilometri.

Lo sa bene un cittadino di Marter, cosa vuol dire combattere contro il mostro dell’inquinamento: Marter è la zona della cava. Era in trattativa per vendere la sua casa al prezzo di 250 mila euro, ma dopo i sequestri alla cava improvvisamente il valore del suo appartamento è precipitato: l’ha dovuto vendere a centomila euro.

domenica 5 dicembre 2010

"I peggio"...

Nella classifica di Greenpeace dei grandi 'produttori' di CO2 in Italia, la Puglia mantiene il primato per le emissioni: ospita infatti tre delle prime quattro aziende in classifica. La centrale Enel a carbone di Brindisi sud - per Greenpeace - mantiene il primato dei grandi inquinatori italiani con 13 mln di tonnellate (Mt) di CO2 emesse nel 2009, superando ampiamente le quote e i limiti di 10,4 Mt di CO2 imposti dalla Direttiva europea sulle emissioni. Al secondo posto la Centrale Edison di Taranto, al terzo la raffineria Saras di Sarroch e al quarto l'Ilva di Taranto. (ANSA)

sabato 4 dicembre 2010

Tutti in "class"!

Basta rifiuti!

Future e attuali discariche... tra le ceramiche!

Grottaglie. Lo scempio continua a La Torre Caprarica: Comune e Regione approvano i progetti della Castelli srl.

Il Consiglio comunale di ieri 3 dicembre, Giunta presieduta dal sindaco Bagnardi, ha rilasciato alla ditta Castelli srl parere favorevole per la realizzazione di un impianto per la produzione di calcestruzzi. Due masi fa, il 5 ottobre u.s., la Regione ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale, sempre alla Castelli srl e sempre nella stessa zona, per un progetto di ampliamento per una cava di calcare.
Gli impianti autorizzati sorgono entrambi in località La Torre Caprarica e riguardano il foglio di mappa 77. Quello in cui si trovano il I e II lotto della discarica gestita da Ecolevante spa, in fase avanzata di copertura e post gestione.
Proprio lo stesso foglio nella cui area si trovava il Presidio No Discariche, costituito da una roulotte e qualche gazebo e che, ai proprietari del suolo in cui esso sorgeva, causò un’ordinanza di “demolizione di opere abusive” da parte del comune di Grottaglie, la n.12 dell’8 gennaio 2008.
Con le seguenti motivazioni: perché il Presidio ricadeva “in area sottoposta a vincolo idrogeologico e forestale”; perché “secondo le previsioni del PUTT/P ricade in area qualificata paesaggisticamente come Ambito territoriale esteso di tipo D e, specificatamente, in zona sottoposta a vincoli idrogeologici”.
Con quale criterio allora il Consiglio comunale ha approvato l’impianto di calcestruzzi della Castelli srl? E, ancora prima, con quale criterio fu espresso nel 1998 e nel 2000, dalla Giunta presieduta dal sindaco Vinci, parere favorevole per la realizzazione del I e del II lotto della discarica gestita da Ecolevante spa?
Un mese fa la Regione non è stata da meno, per il rilascio della compatibilità ambientale (VIA) per il progetto della Castelli srl per l’ “ampliamento per una cava di calcare” che “alla fine della coltivazione risulterà approfondita in media di circa 30 metri”, e per la quale il progetto prevedeva l’uso di esplosivo.
Lo dimostra, ad un’analisi che sia appena non superficiale, l’iter che ha portato al rilascio della VIA, con determina n.450 del 5 ottobre 2010 facilmente reperibile sul sito della Regione Puglia.
Dopo un primo parere favorevole del 2005 (i 2 lotti della discarica Ecolevante erano ancora in esercizio), il Comitato regionale preposto al rilascio della VIA, alla rinnovata presentazione del progetto nel 2008, in un primo tempo esprime parere non favorevole perché “non si tratta di ampliamento in quanto l’area da ampliare è ad oggi utilizzata non più ad attività estrattiva, bensì a discarica [I e II lotto ndr] e perché, tra l’altro, “l’area è soggetta a vincolo idrogeologico, interessata da macchia e biotipi, soggetta ad usi civici … , classificata dal PUTT/P come A.T.E.”. Poi invita la ditta a rinnovare l’istanza “essendo mutate le condizioni iniziali dei luoghi… e risultando tali modificazioni sostanziali tanto da indurre impatti che necessitano di nuovo Studio di Impatto Ambientale”.
La ditta Castelli sempre eccepisce e presenta nuova documentazione, che include persino una relazione del SEI “sulla compatibilità di uso di esplosivo” (in zona limitrofa al I e II lotto!!!).
E una “istanza di concessione in sanatoria per pozzo artesiano” a garanzia della protezione dei biotipi (!), oltre a un “verbale di impatto attività sulla macchia”.
Alla fine, e son passati 5 anni dalla prima istanza e 2 dalla seconda, il Comitato regionale di VIA “preso atto delle controdeduzioni e della documentazione allegata pervenuta” esprime il 5 ottobre scorso “parere favorevole di compatibilità ambientale alle seguenti condizioni: che per l’estrazione non venga fatto uso di esplosivi; che venga acquisito lo studio richiesto dalla Provincia di Taranto, redatto da tecnico abilitato, contenente la dimostrazione che l’attività non conduce alcun effetto sulla stabilità del limitrofo impianto di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi [discarica Ecolevante ndr]”.
Totale silenzio sia sui vincoli che sul fatto che non si tratta di ampliamento. Mentre le condizioni sono state imposte dalla Provincia di Taranto che, su richiesta della Regione, ha espresso il suo parere favorevole condizionandolo al non uso di esplosivi e alla presentazione dello studio di cui sopra.
Cosa sarebbe successo se la Provincia non avesse risposto alla richiesta di parere del Comitato di VIA, così come ha fatto il Comune di Grottaglie di cui, si legge nella determina, “non risulta pervenuto il parere”?
E ora, chi sorveglierà affinché le condizioni imposte dalla Regione alla Castelli srl siano rispettate? E che valore ha un simile parere favorevole così pesantemente condizionato?
Ma gli interrogativi potrebbero continuare. Ne basta un altro solo: che fine farà l’enorme cava, che alla fine risulterà “approfondita in media di circa 30 metri”, se “la stessa società Castelli aveva in esercizio la cava di calcare da frantumazione in corrispondenza dei terreni …. del Foglio parcellare 77…, oggi adibiti a discarica di rifiuti speciali non pericolosi attualmente gestita dalla società Ecolevante ed attualmente in fase avanzata di copertura e di post gestione”, come recita la stessa determina a pag. 5 ?!
O andremo sempre avanti così, con cave, discariche, impianti di calcestruzzi e quindi cave ecc…, per poi sentire i Sindaci che per questioni umanitarie gridano il loro rifiuto se il presidente della regione sempre “per questioni umanitarie” offre la Puglia per l’emergenza rifiuti in Campania?

NO AI RIFIUTI DI STATO A TARANTO!


COMUNICATO STAMPA

In relazione all'offerta fatta - dal Presidente della Regione Puglia, Nicola Vendola (senza il parere del Consiglio Regionale) - di accogliere i rifiuti provenienti dall'ennesima “crisi” campana, come comitati e associazioni di Taranto e provincia sentiamo forte l'esigenza di dichiarare che non è più accettabile il tentativo di monetizzare salute e democrazia. Perché continua imperterrito lo sfruttamento di un territorio già martoriato da un inquinamento eccezionale, che già vanta tristi primati in fatto di impianti a rischio, e non si fa mancare nulla in fatto di inceneritori e discariche di rifiuti di ogni tipo. con la possibilità di notevole incremento di malattie e la contaminazione della catena alimentare. E' anche una questione di democrazia, perchè Vendola non può assolutamente pensare di partorire una tale decisione senza consultare la popolazione.
Ci pare inoltre oltremodo fuorviante porre l'accoglimento dei rifiuti come una questione di solidarietà. Da anni ormai i comitati cittadini, i medici, gli scienziati addirittura gli economisti propongono una soluzione ecocompatibile e vantaggiosa in termini di risparmio collettivo economico ed energetico, a favore dell'incremento dell'occupazione e della tutela dell''ambiente, fatta di riduzione della produzione di rifiuti, raccolta differenziata porta a porta, riciclo, riutilizzo, con l'obbiettivo di raggiungere "Rifiuti Zero", mentre i vari governi di turno si intestardiscono nella politica dell'incenerimento e dello smaltimento in discarica, che favorisce grandi industriali - come la Marcegaglia - e clientele di dubbia legalità. La solidarietà ai cittadini campani, e come loro a tutti gli altri cittadini impegnati nella tutela del proprio territorio in questo Paese contro questa gestione anacronistica e basata sul continuo consumo senza fine dei beni comuni e notevole spesa economica per i contribuenti, consiste nell'opporsi a tutte le “soluzioni” che le perpetuino.
Riteniamo per questo indispensabile aderire alla giornata europea contro le opere inutili prevista l'11 dicembre per ribadire che gli impianti di incenerimento dei rifiuti non sono una soluzione ma una perpetuazione del problema (dato che un terzo del conferito finisce in discarica sotto forma di ceneri altamente tossiche) ed invitiamo tutta la provincia a sostenere la manifestazione che il 12 Dicembre si terrà a Lizzano promossa per sensibilizzare le popolazioni della provincia contro lo scempio che da anni la politica di gestione dei rifiuti sta perpetrando nelle zone limitrofe alle discariche (come la Vergine che tra l'altro presenta una non conformità della barriera di confinamento alle disposizioni del lgs. 36/2003 ed Ecolevante). Pretendiamo inoltre che i sindaci teoricamente chiamati a rappresentare i cittadini prendano le dovute tutele e non si limitino a esporre a parole il loro parere negativo verso i rifiuti campani, ma che realizzino atti istituzionali concreti. Sono attese dalla Campania 50.000 tonnellate destinate ai siti di Italcave a Statte, Ecolevante a Grottaglie e Vergine ai confini tra Lizzano, Fragagnano e Faggiano. Dopo la conferenza stampa del 29 ottobre molti rappresentanti politici provinciali e regionali ignorarono completamente l’allarme 'rifiuti campani' mentre alcuni (assessore regionale Nicastro, sindaci di Lizzano, Faggiano e Monteparano) si affannarono per sminuire il timore e l’agitazione dei 14 comitati commentando la preoccupazione come infondata. I cittadini chiedono spiegazioni sulla evidente non curanza di molti e incoerenza degli altri, domandandosi che fine abbiamo fatto questi politici oggi, quando l’arrivo di circa 200 camion è quasi imminente. Visto che i sindaci hanno rotto il silenzio siamo tutti curiosi di vedere chi veramente farà seguire alle parole atti concreti. Quanti di questi sindaci non si limiteranno ad atti formali ma assumeranno posizioni intransigenti difronte ai rischi per la salute?

Attiva Lizzano, Comitato Taranto Libera, Associazione Malati Cronici, Comitati di Quartiere Taranto, Meet Up I Grilli delle 100 Masserie, Amici di Beppe Grillo Taranto, I Grilli di Taranto in Movimento, Taranto Ciclabile, Corita Taranto, CarosiNOdiscariche.

Dopo pranzo, l'amaro

ACQUA IONICA





















4 DICEMBRE 2010 GIORNATA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA!

GLI APPUNTAMENTI DI TARANTO:

ore 17.00 - PIAZZA MARIA IMMACOLATA – banchtti informativi

ore 21.00 – COMITATO DI QUARTIERE “CITTA’ VECCHIA” – Arco Paisiello, Città Vecchia - Festa dell’Acqua

giovedì 2 dicembre 2010

Citazione errata!

Ilva, Rapporto Ambiente e Sicurezza 2010
Legambiente: “Ilva cita i nostri dati in modo omissivo e tendenzioso”


"È positivo che dopo anni di silenzio Ilva per il secondo anno presenti il suo rapporto ambientale, ma le citazioni dei nostri dati sono davvero omissive e tendenziose". È questo il commento sul contenuto del Rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 di Ilva, presentato la scorsa settimana, che Legambiente esprime in una nota congiunta firmata da Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell'associazione, Francesco Tarantini, presidente regionale, e Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto.
“Ilva nel suo secondo Rapporto - ricordano i tre dirigenti di Legambiente - riporta una grande mole di dati, molti dei quali, vale la pena sottolinearlo, di origine aziendale, che descrivono le performance dello stabilimento siderurgico di Taranto in seguito agli interventi impiantistici fatti negli ultimi anni. Ma abbiamo trovato davvero fuorviante la citazione dei dati della nostra campagna 'PM10 ti tengo d’occhio' in cui Taranto risulta essere al 62° posto tra le città capoluogo in Italia, informazione che, ovviamente, non smentiamo. Limitarsi infatti a citare quel dato è un modo furbesco di occultare il quadro che Legambiente negli ultimi anni ha delineato a proposito della situazione ambientale di Taranto, su cui gravano in modo rilevante le attività del polo siderurgico”.
Perché l’azienda non ha citato le informazioni contenute nel dossier “Mal’aria industriale” presentato a Taranto nel gennaio 2009 nel rione Tamburi dove erano appese ai balconi migliaia di lenzuola della nostra storica campagna anti-smog? In quel dossier Legambiente elaborò i dati riportati nel registro Ines sulle emissioni dei grandi impianti industriali relative al 2006 da cui risultava che lo stabilimento siderurgico tarantino era l’impianto più impattante in Italia per ben 10 inquinanti, per l'emissione in atmosfera di 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni dei grandi impianti industriali censiti dall’Ines), 92 grammi di diossine e furani (92%), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%), 540mila tonnellate di monossido di carbonio (80%), 43mila tonnellate di SOx (15%) e 30mila tonnellate di NOx (11%). Perché omettere la più recente classifica stilata la scorsa primavera da Legambiente, in occasione dell'approvazione della direttiva europea sulle emissioni dei grandi impianti industriali, elaborando quanto riportato dal nuovo registro E-Prtr (European pollutant release and transfer register)?
Secondo quella classifica, stilata sulla base di dati relativi al 2008, l'Ilva conserva sostanzialmente tutti i non invidiabili primati dell'Ines. Solo per citare alcuni dati, è il primo impianto in Italia per emissioni di monossido di carbonio (248mila tonnellate) e secondo in Europa (su un totale di 582 siti produttivi censiti a livello europeo), e' il primo impianto in Europa per emissioni di Pcb (31 kg circa) su un totale di 56 siti produttivi nei 27 paesi europei ed è il primo impianto emettitore di diossina nel nostro Paese (97 grammi) e il quinto in Europa (su un totale di 209 siti produttivi censiti). Certo dopo il 2008, grazie alla Legge regionale “antidiossina” sono stati effettuati interventi significativi per l’abbattimento delle emissioni di diossina, prima con l’impianto urea e poi con il sistema di iniezione di carbone negli elettrofiltri i cui effetti dovrebbero vedersi a partire dal prossimo anno, ma rimane il nodo irrisolto del tenore di ossigeno nei fumi oggetto delle misurazioni e del campionamento in continuo degli stessi che l’Ilva continua a procrastinare a data da destinarsi pur essendo esplicitamente previsto dalla legge regionale.
”Non crediamo sia utile fare allarmismo, ma descrivere Taranto come il Paese delle meraviglie è assolutamente inaccettabile - concludono Ciafani, Tarantini e Lunetta Franco - Sarebbe utile che da Ilva non arrivassero più segnali contraddittori: se infatti da una parte si fanno interventi sugli impianti, anche grazie alla pressione del popolo inquinato e degli enti locali, dall'altra non si contribuisce economicamente alla realizzazione della rete esterna di monitoraggio del benzo(a)pirene come invece hanno fatto Eni e Cementir. Un sistema di monitoraggio adeguato alle dimensioni dell’impianto tarantino e soprattutto controllato da un ente terzo come l’Arpa è l’unica garanzia per cittadini e lavoratori che gli interventi effettuati dall’Ilva siano realmente efficaci e inequivocabilmente misurabili. Ilva dimostri una volta per tutte di aver voltato pagina rispetto al passato, dotando l’impianto di agglomerazione del campionatore in continuo delle diossine e procedendo in tempi brevi ad ulteriori interventi impiantistici sulle cokerie, a prescindere dal colpo di spugna del decreto legislativo 155/2010, anche alla luce dei risultati preoccupanti delle elevate concentrazioni di benzo(a)pirene nell’aria ambiente dei primi mesi del 2010”.
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