All'"orfano dell'acciaio" che si è rivolto prima al Gruppo Riva e
poi, in ultima istanza, dopo il no ricevuto, ad Enrico Bondi con la
speranza che quest'ultimo possa soddisfare la richiesta di veder
realizzato un documentario sull'Ilva, all'interno dell'Ilva, Noi ci
permettiamo di consigliargli di rivolgere il suo appello inascoltato a
qualche sindacato in Ilva rilevante....
Ricordiamo (e se mai ne fosse venuto a conoscenza lo informiamo) che tempo fa, un altro regista, aveva avuto la "brillante" idea di realizzare un film negli stabilimenti del gruppo Riva come il Blog del Comitato per Taranto documentò ampiamente (leggasi qui)
In quel caso il regista in questione, Ferrara per l'esattezza, ricevette non solo il placet della famiglia Riva di poter entrare e fare riprese nello stabilimento Ilva, ma anche un dono di 750 mila euro come raccontò lui stesso in un'intervista ad Holliwood party: " Emilio Riva in persona gli ha "staccato un assegno di 750 mila euro"
durante un incontro in cui il regista gli aveva presentato il progetto
cinematografico per il film "Guido che sfidò le Brigate Rosse".
L'incontro era stato organizzato da un dirigente del sindacato CGIL
pugliese che lo aveva rassicurato della "grande volontà di
collaborazione e generosità del signor Riva"!
Allora ribadiamo il consiglio: signor "figlio dell'acciaio" non perda tempo con le letterine... si rivolga ai sindacalisti giusti... e vedrà che il suo "documentario" verrà realizzato!
...........................
Sul rifiuto dato dal gruppo Riva al progetto documentaristico all'interno dell'Ilva, non ci stupiamo più di tanto: grazie ai nostri occhi che ogni giorno hanno modo di vedere quello che fuoriesce dall'Ilva... fumi di ogni colore...insani e maleodoranti, e grazie agli studi e ricerche, denunce e condanne, che dimostrano la nocività di quello stabilimento mal gestito, possiamo ben comprendere il perchè non si voglia documentare ciò che succede là dentro. Evidentemente il peggio di quello che possiamo immaginare! Altrimenti la risposta degli amministratori di quell'azienda sarebba stata la stessa di quella dei gestori della miniera di Nuraxi Figus in Sardegna. Alla regista Valentina Pedicini è stato permesso non solo di entrare ma di condividere con i minatori il loro spazio, sopra e sotto la miniera, a 500 m sotto il livello del mare. Perchè non fare altrettanto? perchè sicuramente c'è più di qualcosa da nascondere!
Questa la lettera inviata ad Enrico Bondi:
Egregio dottor Enrico Bondi, chi le scrive è
un figlio dell'acciaio. Mio padre, tarantino matricola numero 16, e mia
madre, genovese figlia di un genovese che aveva costruito Cornigliano,
si sono conosciuti più di quarant'anni fa nello Stabilimento di Taranto.
Mio padre l'ho perso a 13 anni, per una malattia non estranea a cause
di lavoro.
Vede, avrei avuto buone ragioni per iscrivermi ai
movimenti del «chiudiamo tutto». Ma non l'ho fatto. Non l'ho fatto per
rispetto della storia della città dove sono nato e, non l'ho fatto
perché, quando scrivevo un lavoro teatrale dedicato all'epopea
dell'acciaio tarantino, mia madre mi ha detto «tuo padre credeva in
quello che faceva». Forza, orgoglio, rispetto per la storia, mi hanno
dunque spinto a difendere il diritto di Taranto ad avere nel 2013
un'industria che produce acciaio pulito. L'ho fatto da cittadino e da
meridionale innamorato della propria terra, disinteressatamente, da
orfano dell'acciaio che ancora conserva il casco bianco di suo padre
come ricordo di un grande lavoratore, e questo mi è costato molto in
termini personali, per la virulenza e la cattiveria degli attacchi
ricevuti da chi mi ha detto di tutto per aver contestato il populismo
della paura mascherato dietro le bandiere dell'ambientalismo.
Il motivo di questa lettera aperta, però, è un altro.
Un
anno fa ho contattato l'Ilva perché, con il supporto di Rai Cinema, si
era avanzata l'idea di realizzare un documentario dentro lo stabilimento
di Taranto.
Gli italiani e talvolta anche i tarantini dimenticano
che l'Ilva di Taranto è l'ultimo grande insediamento industriale
italiano e che Taranto è l'ultima città operaia italiana, avamposto
anch'esso in crisi di quel deserto imprenditoriale che il nostro Sud
rischia di diventare. Basta questo per rendere l'acciaieria tarantina un
luogo strategico e simbolicamente enorme anche dal punto di vista della
memoria nazionale, incubatore e testimonianza di un mondo che sta
scomparendo appresso alla tradizione industriale italiana.
Per questa
ragione, assieme a due tarantini - una scrittrice, Flavia Piccini, un
fotografo operaio, Peppe Carucci - e una brava regista, Elisa Fuksas,
abbiamo preparato un progetto di documentario in cui intendevamo
raccontare una giornata di vita operaia nello Stabilimento «che non
chiude mai», ridonando centralità narrativa alla fabbrica, a ciò che
accade al suo interno, capovolgendo la narrazione egemone con cui la
storia dell'acciaieria è stata proposta nell'ultimo anno e mezzo.
Abbiamo
dunque presentato il progetto all'azienda, chiedendo semplicemente
l'autorizzazione a effettuare qualche giorno di riprese dentro lo
stabilimento. Abbiamo spiegato chiaramente che, a differenza della moda
giornalistica dominante, il nostro obiettivo era ed è di tipo
documentaristico: osservare, raccontare e, appunto, documentare la vita
dentro un gigantesco e strategico insediamento produttivo, vecchio ormai
più di cinquant'anni, attraverso volti, voci e storie degli operai,
quelli che già Paolo VI definì «invisibili» e che oggi appaiono per lo
più insicuri nella propria identità e spaventati rispetto a ciò che il
futuro gli riserva. E noi con loro.
Nessuna volontà di andare a
caccia di scoop, insomma. Tra l'altro, magari con sensibilità diverse,
siamo tutti convinti che la chiusura dell'Ilva a Taranto costituirebbe
un disastro non più recuperabile.
La storia del documentario, però,
ha avuto vita breve. Dopo un mese intenso di telefonate, trattative,
tentativi di persuasione, dopo aver illustrato con chiarezza gli scopi
del lavoro che volevano realizzare, ci è stato detto «no», e senza
troppi complimenti. Le ragioni di questo diniego, a parte la questione -
peraltro risolvibile - del sequestro degli impianti, non ci sono mai
state del tutto chiare, a parte la diffidenza ormai strutturale dei
consulenti Ilva verso l'ingresso di telecamere in Stabilimento.
Spero
che quella fase, e la meccanica di rapporti che l'ha contraddistinta,
sia archeologia della storia dell'Ilva. Tutto quello che è successo
nell'ultimo anno, a partire dal Suo arrivo e poi da quello di Edo
Ronchi, credo abbiano convinto l'Azienda che proseguire in una volontà
di nascondimento di ciò che accade all'Ilva rappresenti una strategia
sbagliata e non pagante in termini di comunicazione, di efficienza, di
responsabilità sociale, di rapporti con il territorio. Penso che
l'apertura all'esterno, a un nuovo rapporto con il tessuto sociale
tarantino e, in senso lato, con l'opinione pubblica, da Lei perorata,
rappresentino una fase nuova e sfidante per il mondo dell'acciaio.
Le
trafile burocratiche le abbiamo già attraversate e così scelgo di
chiederglielo pubblicamente: dottor Bondi, consenta a un figlio
dell'acciaio di raccontare la fabbrica dove, in un certo senso, sono
nato anch'io accanto a coils, bramme e tubi. Ma se questo conta poco,
permetta finalmente a un gruppo di giovani, animati esclusivamente da un
intento documentaristico, di realizzare un lavoro che, a distanza di
decenni dai film industriali degli anni Sessanta, può dare il suo buon
contributo alla memoria e all'immaginario nazionali. L'Ilva di Taranto,
l'acciaio, i suoi lavoratori, i suoi martiri, lo stesso ricordo dei
cinquecento lavoratori morti nel Siderurgico dal 1961 a oggi per fare
l'acciaio italiano, i tanti dialetti meridionali che si sono incontrati e
confusi su quegli impianti, meritano qualcosa di più delle cronache
giornalistiche. Sono storia profonda di una terra e di una nazione.
Uno stabilimento si può sequestrare o commissariare; la memoria poderosa e gloriosa che contiene, no.
Attendo una sua risposta, fiducioso (fonte: Il giornale.it)
Visualizzazione post con etichetta Ferrara. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ferrara. Mostra tutti i post
giovedì 24 ottobre 2013
sabato 22 novembre 2008
C'erano una volta le riunioni sindacali davanti ai cancelli e negli scantinati...



... oggi quelle schifezze le fanno gli operai!
I sindacalisti si riuniscono negli alberghi a 4 stelle, con il tavolo in radica, l'impianto audio ad alta fedeltà, le poltrone di velluto e la ferrarelle (non troppo liscia, non troppo gassata...) nei bicchieri di cristallo!
I lavoratori, intanto, sgobbano all'inferno e le mogli mettono da parte pochi spiccioli per far fronte alla cassa integrazione e alle visite mediche.
E pensare che c'è un regista che grazie alla CGIL ha dichiarato di aver preso 750.000 euro cash da Riva in persona per fare un filmetto che è rimasto nell'archivio di casa...
E pensare che la CGIL è arrivata a farsi finanziare un bel librone grosso grosso per celebrare i propri cent'anni di attività a Taranto insieme ad una caterva di altre iniziative, indovinate un po' da chi? Dall'Ilva! (peccato che in tutte quelle pagine patinate non sia riuscito a leggere neanche un'intervista ad un operaio!)
Cin cin al convegno sindacale FIOM CGIL al Grand Hotel Delfino (leggete qui sotto): altri cento di questi anni!
Ilva, 24/11 a Taranto convegno Fiom su ambiente e sicurezza
Si terrà lunedì 24 novembre a Taranto un convegno promosso dalla Fiom e dalla Cgil su “Lavoro, Ambiente, Sicurezza: Taranto e l’Ilva”. I lavori, aperti alla stampa, si svolgeranno presso l’hotel Delfino dalle ore 9,30 alle ore 14. Con questa iniziativa, la Fiom e la Cgil, sia a livello territoriale che nazionale, “vogliono affrontare concretamente la questione dell’impatto, sull’ambiente e sul territorio, di attività industriali quali la siderurgia, con particolare riferimento all’Ilva di Taranto”. (Fonte: Rassegna.it)
giovedì 14 giugno 2007
A proposito dei registi comunisti e degli eroi
Giuseppe Ferrara ha candidamente rivelato durante un intervista al programma Holliwood Party di Radio Rai 3 che Emilio Riva in persona gli ha "staccato un assegno di 750 mila euro" durante un incontro in cui il regista gli aveva presentato il progetto cinematografico per il film "Guido che sfidò le Brigate Rosse". L'incontro era stato organizzato da un dirigente del sindacato CGIL pugliese che lo aveva rassicurato della "grande volontà di collaborazione e generosità del signor Riva"!
DE BENEDITTIS: HO FATTO IL FILM CHE VOLEVA FARE CALOPRESTI
"Ho battuto
sul tempo Mimmo Calopresti che aveva annunciato di voler fare un
film sulla vicenda di Guido Rossa, sindacalista dell'Italsider
ucciso dalle Brigate rosse, ma sono rimasto vittima del sistema".
E' amareggiato Carmine De Benedittis, produttore di 'Guido che
sfido' le Brigate Rosse', il film di Giuseppe Ferrara (regista di
'Il caso Moro', 'Cento giorni a Palermo' e 'Giovanni Falcone'),
interpretato da Massimo Ghini, Gianmarco Tognazzi, Anna Galiena ed
Elvira Giannini: la pellicola e' entrata nell'elenco dei migliori
film italiani da selezionare per la cinquina dei David di Donatello
2008, ma che e' rimasta solo pochi giorni nelle sale italiane.
DE BENEDITTIS: HO FATTO IL FILM CHE VOLEVA FARE CALOPRESTI
"Il film e' rimasto vittima del sistema,
in cui i produttori devono sborsare fior di quattrini per avere una
distribuzione", denuncia De Benedittis, che insieme all'Ilva
Rivagroup di Emilio Riva e a Rai Cinema ha prodotto la pellicola
costata circa 1,7 milioni di euro.
"Per far uscire un film
bello, di strettissima attualita', con un cast e una regia di prim'ordine
- spiega il produttore - ho dovuto organizzare una grande
serata il 7 giugno scorso al cinema Barberini di Roma, gestito dai
miei amici Mario Fiorito e Leandro Pesci, dove ho finalmente trovato
un circuito distributivo. E cosi' e' uscito in 25 copie in sette
citta' importanti". La storia di Guido Rossa, operaio dell'Italsider
di Genova e militante del partito comunista ucciso il 24 gennaio
1979 dalle Brigate Rosse, dopo che aveva denunciato un suo collega
per aver diffuso volantini delle Br in fabbrica (poi arrestato e
condannato a 4 anni), e' una vicenda emblematica che in molti
avevano intenzione di portare sul grande schermo.
"Ho battuto sul tempo Mimmo Calopresti che aveva annunciato di voler fare un film su questa storia - racconta De Benedittis -. Quando ho accettato l'invito di Ferrara a produrre il film, infatti, ho contattato Sabina Rossa, figlia di Guido, oggi senatrice Ds, e in 15 giorni ho acquisito i diritti del suo libro sul padre. Ho creduto nel progetto al punto di ipotecare due appartamenti. Poi e' arrivata la famiglia Riva che ai miei 300mila euro ne ha aggiunti altri 750mila e siamo partiti. A noi si e' quindi aggiunta anche Rai Cinema".
Se il cammino del film nelle sale e' stato difficile e ricco di ostacoli, neppure la sua gestazione e' stata semplice. "Dopo tre settimane - rivela il produttore - Massimo Ghini ha abbandonato il set per incomprensioni col regista. Mi ha spiegato che non riusciva ad avere punti di incontro con Ferrara e non si trovava col suo modo di girare. L'ho convinto a ritornare, ma ho acconsentito che si assentasse per due settimane per recitare in 'Natale a Miami' prodotto da De Laurentiis. Per questo il mio film e' durato otto settimane invece delle sei previste con un'ulteriore esborso di denaro da parte mia". (Ilpittacino)
Guido Rossa, ucciso dalle Br il 24 gennaio del '79 in via Fracchia, era sindacalista della Cgil nell'acciaieria che allora si chiamava Italsider. (Repubblica)
"Ho battuto sul tempo Mimmo Calopresti che aveva annunciato di voler fare un film su questa storia - racconta De Benedittis -. Quando ho accettato l'invito di Ferrara a produrre il film, infatti, ho contattato Sabina Rossa, figlia di Guido, oggi senatrice Ds, e in 15 giorni ho acquisito i diritti del suo libro sul padre. Ho creduto nel progetto al punto di ipotecare due appartamenti. Poi e' arrivata la famiglia Riva che ai miei 300mila euro ne ha aggiunti altri 750mila e siamo partiti. A noi si e' quindi aggiunta anche Rai Cinema".
Se il cammino del film nelle sale e' stato difficile e ricco di ostacoli, neppure la sua gestazione e' stata semplice. "Dopo tre settimane - rivela il produttore - Massimo Ghini ha abbandonato il set per incomprensioni col regista. Mi ha spiegato che non riusciva ad avere punti di incontro con Ferrara e non si trovava col suo modo di girare. L'ho convinto a ritornare, ma ho acconsentito che si assentasse per due settimane per recitare in 'Natale a Miami' prodotto da De Laurentiis. Per questo il mio film e' durato otto settimane invece delle sei previste con un'ulteriore esborso di denaro da parte mia". (Ilpittacino)
Film su Guido Rossa, le riprese anche negli stabilimenti dell'Ilva
Alcune riprese del film sul sindacalista Guido Rossa saranno girate all'interno degli stabilimenti dell'Ilva: lo ha detto stamani il segretario provinciale Fiom-Cgil, Francesco Grondona. Secondo quanto spiegato dal sindacalista, "Riva ha dato l'autorizzazione al regista Giuseppe Ferrara di entrare in fabbrica per due giorni nel mese di aprile".Guido Rossa, ucciso dalle Br il 24 gennaio del '79 in via Fracchia, era sindacalista della Cgil nell'acciaieria che allora si chiamava Italsider. (Repubblica)
GLI OPERAI DELL’ILVA INSIEME A RIVA PRODUCONO UN FILM SU GUIDO ROSSA
28 agosto 2005
nova e in lavorazione in questi giorni in
citt?. Durante la presentazione dell’iniziativa molto sentita e di alto
valore simbolico, avvenuta ieri sera alle 19 allo Spazio Dibattiti
“Guido Rossa” della Festa Provinciale dell’Unit? di Genova alla Fiera
del Mare, il regista della pellicola Giuseppe Ferrara, insieme al
produttore leccese Carmine De Benedictis, hanno?aperto la discussione
sul film politico-sociale con l’annuncio fatto dal Portavoce delle
Rsu-Cgil delle acciaierie di Cornigliano Armando Tiragallo. “Abbiamo
chiesto 1 Euro a ogni operaio Ilva per contribuire simbolicamente al
finanziamento del film – ha detto Tiragallo – e i lavoratori hanno
risposto con slancio. Circa 1000 Euro andranno a impinguare cos? la
cifra non sempre sufficiente per la lavorazione del film. Peraltro
l’imprenditore Riva partecipa per il 45% del budget a finanziare il
film. E’ un bel segnale di sinergia tra propriet? e forze lavoro”. Il
titolo dell’opera cinematografica di Ferrara, suo undicesimo film, ?
“Guido Rossa che sfid? le Brigate Rosse”. Il sindacalista che os?
denunciare le infiltrazioni dei brigatisti rossi all’interno dello
stabilimento industriale del Ponente genovese e che fu per questo ucciso
a sangue freddo dai terroristi sotto casa a Oregina 27 anni fa, ?
impersonato dall’attore romano Massimo Ghini. Si stanno predisponendo i
set per una palpitante scena di inseguimento automobilistico sotto la
Lanterna con l’utilizzo di auto dell’epoca fornite da cittadini
genovesi. (ligurianotizie)
Iscriviti a:
Post (Atom)