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sabato 7 novembre 2015

Relazione molto (v)ispra

Relazione Ispra criptica sul raggiungimento dell’80% di prescrizioni AIA 

È stata finalmente pubblicata, sul sito delministero dell'Ambiente, la relazione sull'ispezione (la terza del 2015, la decima dal 2012) effettuata dai tecnici di ISPRA ed ARPA Puglia nei giorni 28-29-30 e 31 luglio presso l'Ilva di Taranto, atta a stabilire lo stato di attuazione delle prescrizioni previste dall'AIA (autorizzazione integrata ambientale) del 2012 poi rivista ed integrata (con lo slittamento nel tempo dell'attuazione di diverse ed importanti prescrizioni) dal Piano Ambientale redatto dagli esperti nominati dai commissari straordinari.

L'ispezione era fondamentale ai fini di conoscere se l'azienda fosse riuscita ad attuare l'80% delle prescrizioni, come previsto dalla legge. Cosa che la relazione dell'ISRPA non chiarisce né dichiara. Ma all'inizio del verbale si specifica che “tutte quelle prescrizioni la cui scadenza era stata fissata in data anteriore o uguale a luglio 2015 sono da ricondurre per la verifica di attuazione alla data del 31 luglio 2015, fatto salvo il rispetto del termine ultimo di adeguamento fissato al mese di agosto 2016”. Come a dire che il limite temporale del 31 luglio 2015 non fosse poi così prescrittivo come invece previsto dalla legge.

Inoltre, l'istituto tiene a precisare che le prescrizioni ritenute inseribili nel quadro degli interventi da attuare entro il 31 luglio 2015 sono in tutto 52 (e non 96 quante in realtà sono le prescrizioni per quanto concerne i lavori sugli impianti e per ridurre le emissioni di inquinanti cancerogeni in atmosfera): questo perché diverse prescrizioni sono state accorpate tra loro, come si evince dall'elenco nel verbale d'ispezione.

Dunque, l'ISPRA non si esprime chiaramente nel verbale sulla percentuale delle prescrizioni attuate. Certo è che scorrendo le 56 pagine del documento, la stragrande maggioranza delle prescrizioni risulta attuata. Resta, come sempre, il problema sugli impianti più importanti che poi sono anche gli interventi più rilevanti in fatto di impatto ambientale e sanitario sui lavoratori e la popolazione. Non è un caso del resto se 6 batterie di cokerie su 10 risultano essere ancora inattive, così come l'altoforno 5 spento nella scorsa primavera (il più grande d'Europa e che pesa sulla produzione del siderurgico tarantino per quasi il 45%). Ma è oramai lapalissiano sin dal lontano 2012, che senza le ingenti risorse finanziarie necessarie quegli interventi rischiano di restare lettera morta ancora a lungo. Non è un caso allora se il governo, conscio del fatto che continuare ad aspettare che la Svizzera liberi le risorse sequestrate al gruppo Riva (pari a 1,2 miliardi di euro e conservate nelle casse della banca Ubs) rischia di trasformarsi in una drammatica tela di Penelope, abbia deciso di inserire nella legge di Stabilità un intervento pari a 800 milioni di euro (prestito che dovrebbe essere garantito da un pool di banche e soggetti privati ancora non decifrati) che si vanno a sommare ai 400 milioni di euro elargiti, ancora non tutti, nella scorsa primavera. 

Copertura dei parchi minerali ancora in attesa

Tornando alle prescrizioni AIA, non risulta attuata quella che da sempre viene visto come l'intervento più importante (non a caso è la prescrizione n. 1): la copertura totale dei parchi minerari primari. Secondo la nuova scadenza prevista dal Piano Ambientale, l'intervento dovrà concludersi entro il settembre del 2016. L'iter burocratico e progettuale è iniziato tre anni fa, mentre nel novembre del 2013 la progettazione esecutiva e la costruzione dell’opera fu affidata dall'azienda alla società Cimolai: da allora si è aperta la conferenza dei servizi sull'intervento (che ha visto coinvolto anche il Comune di Taranto, visto che la realizzazione degli edifici di ben 80 metri sono stati trasformati in “volumi tecnici” onde evitare di andare a mettere mani nel piano regolatore del Comune fermo agli anni '70), profondamente delicato per una serie di aspetti. Tra cui, quello più importante, risulta essere senz'altro lo stato d'arte della falda sottostante: perché è chiaro che prima di ogni eventuale intervento, bisogna andare a bonificare sin nelle viscere quel terreno dove per decenni si sono infiltrate tonnellate e tonnellate di minerale. Non è un caso se, come si evince dal verbale ISPRA, attualmente sono in corso attività in contraddittorio tra ILVA ed ARPA Puglia per la validazione dei dati relativi al piano di caratterizzazione dei siti a seguito di una nota del Ministero del ministero dell'Ambiente (la n. 6479 del 10/03/15 di trasmissione del D.M.0031 del 24/02/2015 di approvazione degli interventi di copertura dei parchi primari Minerale e Fossile). Al momento dunque risulta ottemperata soltanto l’avvenuta consegna dei progetti entro i termini stabiliti.

Altrettanto importante risulta essere la prescrizione n. 5, quella relativa all'installazione delle così dette benne ecologiche presso gli sporgenti del porto di Taranto utilizzati dall'Ilva, per evitare le emissioni di polveri derivanti dalla movimentazione di materiali trasportati via mare come il minerale che viene prelevato dalla stiva delle navi, con l’utilizzo di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti. L'Ilva ha installato 15 benne ecologiche: sugli sporgenti sono però ancora presenti alcune vecchie benne, per le quali però c'è un ordine tassativo di divieto di utilizzo da parte dell'azienda. ARPA Puglia ha però segnalato che non risulta correttamente compilato l'elenco per l'individuazione delle benne ecologiche e pertanto ritiene che la modalità gestionale adottata non si possa ritenere sufficiente a garantire l'utilizzo esclusivo delle benne ecologiche ai fini della completa ottemperanza della prescrizione che ne prevede il regolare ed esclusivo impiego. “A tal fine sarà richiesto ad ILVA la definizione di una più stringente procedura di garanzia dell’utilizzo delle benne ecologiche. Risulta ottemperata la prescrizione relativa all’installazione delle benne ecologiche” scrivono nel verbale i tecnici ISPRA.

Altra decisiva ed importante prescrizione che risulta ancora non attuata, è la n. 6, che prevede l’intervento denominato “Interventi chiusura nastri e cadute”, mediante la chiusura completa (su tutti e quattro i lati) di tutti i nastri trasportatori di materiali sfusi, con sistema di captazione e convogliamento delle emissioni in corrispondenza dei punti di caduta (compresi salti nastro). Attualmente, secondo i dati forniti dall'azienda, è stata raggiunta “una percentuale di chiusura sui quattro lati dei nastri pari a circa 32,6 km che rappresenta il 55,2% del totale della lunghezza (interasse) dei nastri da coprire, pari a circa 59 km”. I tecnici ISPRA evidenziano però che la documentazione consegnata da ILVA (che si affida ad una società esterna) non risulta “coerente tra dichiarazioni tabellari e rappresentazioni grafiche (si veda ad esempio il nastro n. 326 dichiarato completato in relazione, incompleto nella planimetria. Anche il nastro 327 è dichiarato chiuso da ILVA, ma è stato verificato in ispezione come aperto)”. Inoltre dall'analisi dei tabulati riportati nel “Report Prescrizione 6 Nastri”, considerando anche i nastri dichiarati "fuori servizio" tra quelli utili ai fini del conteggio per il calcolo della percentuale, l'intervento di chiusura dei nastri risulta “completato per una percentuale inferiore a quella in scadenza (ovvero il 55% del totale). La presenza delle incongruenze suddette rende non verificabile l’attuazione della prescrizione, anche in ragione dell’esiguità del margine dichiarato, per cui la prescrizione non risulta attuata”. 

Afo 1 tutto a posto?

Discorso a parte quello riguardante la prescrizione 16a, ovvero i lavori riguardanti l'altoforno 1 (fermato nel dicembre del 2012 e riavviato lo scorso 1 agosto) che è stato fatto ripartire, ma sul quale sono ancora in corso dei lavori. I tecnici ISPRA nel verbale segnalano infatti che “dall'analisi dei documenti trasmessi, si riscontra la mancata consegna dei contratti, ed eventuali varianti, dei lavori commissionati necessari a definire la totalità dei lavori effettuati e la relativa conformità/adeguatezza. Sono inoltre presenti criticità nel sistema di chiusura della Stock House, per le parti di impianto ove è stato realizzato col sistema a bandelle mobili, in corrispondenza delle parti prospicienti i nastri trasportatori. Tali criticità sono oggetto di approfondimento con il gestore per la loro risoluzione operativa”. In questo caso però, nella tabella relativa alla prescrizione i tecnici segnalano che “non risulta che sia stata completato l’iter di valutazione da parte dell’Autorità Competente. La prescrizione parrebbe non rientrare tra quelle in scadenza al 31/07/2015”.

Altra nota dolente la prescrizione 16h, quella relativa alla costruzione di edifici di copertura attraverso la realizzazione di cappe mobili per l'area di scarico paiole GRF (gestione rottami ferrosi). Come evidenziato dai tecnici ISPRA nel verbale, il rilascio del permesso a costruire il sistema di cappe mobili, è arrivato nel mese di giugno 2015: ora è in fase di assegnazione l’ordine per la gestione delle terre e rocce da scavo che si produrranno con la realizzazione degli interventi. In riscontro alla richiesta formulata in sede di ispezione, lo scorso 2 settembre è stato trasmesso il cronoprogramma degli interventi in area di scarico paiole GRF ed aggiornamento del cronoprogramma degli interventi in area Impianto Rottame Ferroso (IRF) rispetto a quello fornito lo scorso 11 maggio: per l’area GRF è in corso la progettazione e la realizzazione dell'impianto elettrico (20%) e dell'evacuazione delle scorie e del livellamento dell'area (43%). Il montaggio delle cappe mobili, pertanto, risulta ancora non completato.

E le cokerie?

In corso d'opera risultano essere i lavori anche per le batterie 7-8 della cokeria, che in realtà dovevano essersi già conclusi: secondo le previsioni fornite dall'azienda e dall'ISPRA, la costruzione dei componenti del sistema 'Proven' che sarà fornito dalla ditta tedesca Uhde avverrà nel primo trimestre del 2016. Così come si attende ancora che venga smantellato l'altoforno 3 oramai in dismissione e non utilizzato da anni (prescrizione 18): è infatti in fase di assegnazione dei lavori dopo le offerte presentate da diverse aziende. ... (siderweb)

venerdì 25 settembre 2015

A data da destinarsi

AIA Ilva: i documenti di Ispra fermi ad aprile

Sul sito del Ministero dell'ambiente sono di aprile gli ultimi documenti pubblicati
Non è ben chiaro ciò che accade sul sito del Ministero dell'Ambiente in merito alla documentazione su Ilva e di conseguenza relativa all'AIA. Abbiamo però una certezza, siamo alla fine del mese di settembre e la documentazione ufficiale di Ispra, in merito allo stato di attuazione delle prescrizioni a seguito dei controlli trimestrali, è ferma ad aprile. Gli ultimi documenti pubblicati che ci dicono a che punto sono i lavori dell'AIA Ilva fanno riferimento all'esito dell'ispezione effettuata da Ispra e Arpa il 14 e 15 aprile.
Ma che fine hanno fatto quindi le considerazioni di Ispra in merito al famoso 80% delle prescrizioni AIA che doveva essere realizzato entro luglio 2015? Non lo sappiamo e chissà quando lo sapremo.
Per essere sempre sicuri ed aggiornati su quanto Ispra vuole comunicarci ci premuriamo di conservare le schermate video in merito a quanto accade sul sito del Ministero, questo semplicemente perchè ci siamo accorti che alcuni documenti che sono, diciamo, "in ritardo" alcune volte vengono pubblicati con date non effettivamente corrispondenti alla data di pubblicazione, in altri casi, proprio come sta accadendo con questi ultimi documenti, si preferisce omettere la data. Succede quindi che navigando sulla pagina che elenca tutti i documenti relativi all'AIA Ilva, a piè di pagina troviamo gli ultimi pubblicati in ordine cronologico, in questo caso i documenti del gestore Ilva in merito alle relazioni trimestrali, mentre per quanto riguarda quelli di Ispra relativi alle ispezioni si deve risalire la pagina perchè questi sono pubblicati senza data e quindi non sono in ordine temporale. Nell'era dell'open source e della politica all'insegna dell'amministrazione trasparente tutto ciò non ha una spiegazione.
Se poi denunciamo anche, che la documentazione pubblicata non è in formato testo ma  vengono fornite, anche se in pdf, come immagini di documenti realizzate allo scanner, e dove pertanto non è possibile fare una ricerca nel testo di parole specifiche, cosa che semplificherebbe un lavoro se si deve consultare un documento che contiene centinaia di pagine, allora è probabile che ci appaia l'Enterprise con Mr. Spock che ci saluta dall'oblò e ci fa cenno che stiamo chiedendo davvero troppo. Pertanto torniamo sulla terra e ci rassegnamo a vivere nel medioevo digitale espresso dai siti web delle istituzioni italiane che per essere realizzati e "aggiornati" richiedono notevoli risorse economiche del contribuente.
In realtà, però, questa settimana qualcosa è accaduto. Sul sito del Ministero è comparso il verbale del sopralluogo in Ilva da parte di Ispra ed Arpa effettuato dal 28 al 31 luglio 2015. Documento inviato al Ministero solo il 14 settembre, come da timbro protocollo. Qualcosa si muove anche se in realtà con questo documento vengono verbalizzati solo gli impianti visitati e la documentazione richiesta, ma non si apprende l'esito del controllo e di conseguenza neanche lo stato di attuazione delle prescrizioni AIA.
Quando sarà possibile, quindi, prendere visione della documentazione in questione? Abbiamo scritto ad Ispra e al Ministero dell'Ambiente tramite posta elettronica certificata, ma per non sbagliare e per essere sicuri che la nostra richiesta sia presa in considerazione abbiamo anche informato la Procura della Repubblica di Taranto.
Ad oggi, con il mese di ottobre alle porte, Ispra, sull'AIA Ilva, ci informa sullo stato dei lavori aggiornati ad aprile.
Non ci rimane, quindi, che aggiornarci sullo stato dei lavori AIA Ilva per mezzo delle fotografie che gli operai ci fanno pervenire dall'interno della fabbrica e che Puglia Press (in questo articolo) ha pubblicato proprio in questi giorni.
Immagini eloquenti: le solite emissioni non convogliate a cielo aperto e nei reparti pronte per essere respirate dagli operai, cappe di aspirazione inesistenti sulle siviere dei reparti di colata continua ma che il dimenticato Ronchi ci narrava fossero esistenti, cappe mobili al GRF che nessuno ha mai visto montate, coperture dei parchi minerali ammirate solo in slide e rendering in televisione, ricordiamo le slide, abbiamo dimenticato la faccia di chi ce le mostrava.
Rimuoviamo i brutti ricordi e badiamo alla sostanza, a Taranto è una regola per la sopravvivenza. (Peacelink)

In allegato l'ultimo documento disponibile di Ispra  in merito allo stato di attuazione dell'AIA Ilva, aggiornato ad aprile, e il verbale del sopralluogo di luglio.

Allegati

giovedì 6 agosto 2015

Con l'Altoforno 1 riparte la polvere, i rischi e il solito circo di rassicurazioni e ricatti

Abbiamo messo in grassetto alcune chicche che ci riportano indietro di almeno dieci anni ai "bei vecchi tempi" della buonanima di Padrone Emilio. Roba "tipo abbiamo tutte le autorizzazioni" "abbiamo completato la totalità degli adeguamenti" oppure, più esilarante di tutte: "quello della sicurezza sul lavoro e' un tema culturale per azienda e lavoratori, sul quale Ilva, da sempre, manifesta grande attenzione". Talmente tanta attenzione che ci sono più morti e feriti che in guerra! Bentornata ferriera. Tutti a testa bassa, zitti e sotto, torniamo a vivere al ritmo della sirena!

Ilva: disco rosso dei custodi giudiziari ma Afo 1 oggi riparte

Oggi e' il giorno della ripartenza dell'altoforno 1 all'Ilva di Taranto. Il riavvio dell'impianto, dopo due anni e mezzo di fermata per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale, e' previsto nel pomeriggio con la prima colata di ghisa nella nottata.
  L'altola' dei custodi giudiziari del sequestro dell'area a caldo, per i quali la ripartenza dell'altoforno 1 non e' autorizzata, non dovrebbe bloccare le manovre di riaccensione.
  L'Ilva, infatti, conferma il riavvio. E si afferma inoltre che la comunicazione fatta dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento e' solo informativa nei confronti dell'autorita' giudiziaria - procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, e gip Patrizia Todisco - e non prescrittiva. I custodi sono stati nominati dallo stesso gip Todisco a luglio 2012 quando tutta l'area a caldo fu sequestrata a causa dell'inquinamento.
  I custodi, nella comunicazione fatta all'autorita' giudiziaria per l'altoforno 1, pongono un problema relativo alla copertura della struttura che ospita l'impianto. La questione deriva dal sopralluogo nell'Ilva fatto dai tecnici di Ispra e Arpa Puglia a fine luglio per accertare la realizzazione delle prescrizioni dell'Aia. In sostanza, dicono i custodi, alcune coperture, fatte con "pannellature in materiale flessibile, se non correttamente riposizionate a seguito della loro apertura, voluta o accidentale, non garantiscono la completa chiusura dell'edificio". Aspetto, questo, che i custodi giudiziari reputano di "particolare criticita' per quelle aperture prospicienti, all'interno dell'edificio, a nastri trasportatori di materiale pulverulento non chiusi". In altri termini, i custodi - sulla base dei rilievi di Ispra e Arpa Puglia - ritengono che le coperture, cosi' come sono state installate, non assicurano il blocco delle emissioni polverose. Quindi, affermano i custodi, "le attivita' di avviamento dell'altoforno 1 non risultano attualmente autorizzate dall'autorita' competente". Sul punto specifico, l'Ilva - rendono noto i custodi traendolo dal verbale ispettivo dell'Aia - ha assicurato che terra' subito sotto controllo le coperture e "verifichera' la possibilita' di rendere le stesse piu' stabili dandone comunicazione ad Ispra ed Arpa Puglia". Mentre per quanto riguarda il fatto che le attivita' di riavvio dell'altoforno 1 non siano autorizzate, fonti Ilva dicono che le autorizzazioni sono state chieste 60 giorni fa ed ottenute in seguito e che gli stessi tecnici di Ispra e Arpa Puglia, nel corso del loro ultimo sopralluogo, preliminare anche alla riaccensione dell'impianto, hanno acquisito i verbali di collaudo.
  E' da aggiungere che martedi' sera, nel corso di un vertice in Prefettura, presenti le istituzioni locali, l'Arpa, lo Spesal dell'Asl, il comando provinciale dei Vigili del fuoco ed altre autorita' di controllo, l'Ilva ha ufficialmente comunicato che la ripartenza dell'altoforno 1 avverra' nel pomeriggio del 6 agosto, nonche' spiegato tutte le fasi tecniche successive. Nella riaccensione, ha comunicato l'azienda, potranno verificarsi anche fenomeni emissivi dal tetto dell'impianto, ma si tratta, per l'Ilva, di aspetti transitori e inevitabili e connessi proprio con la ripartenza.
  "Con il riavvio dell'altoforno 1 e il conseguente riavvio dell'acciaieria 1, la capacita' produttiva dello stabilimento Ilva di Taranto raggiungera' il 60% circa del proprio valore massimo" ribadisce il direttore generale dell'Ilva, Massimo Rosini. In particolare, si arrivera' a "circa 17 mila tonnellate al giorno e 6 milioni di tonnellate su base annua con un impatto positivo occupazionale di circa 3-400 persone".
  Questo e', infatti, il numero degli addetti che torna in produzione con la rimessa in marcia dell'impianto. "L'altoforno 1 - aggiunge Rosini - e' fermo da dicembre 2012 e riparte con la totalita' degli adeguamenti ambientali completati".
  Affrontando poi il tema della sicurezza dell'impianto, il dg Ilva sostiene che "quello della sicurezza sul lavoro e' un tema culturale per azienda e lavoratori, sul quale Ilva, da sempre, manifesta grande attenzione e sul quale si sta seguendo con impegno la strada del miglioramento delle performance". Rosini quindi chiarisce che "il riavvio dell'altoforno 1 sara' effettuato utilizzando una procedura consolidata a livello internazionale, con l'obiettivo di minimizzare gli impatti ambientali e di sicurezza che contraddistinguono l'avvio di un altoforno". "Sul tema della sicurezza - conclude il dg dell'Ilva - l'azienda si e' avvalsa della collaborazione diretta di consulenti tecnici indipendenti, a cominciare dalla societa' multinazionale Paul Wurth, e con la consulenza anche da parte di diversi docenti universitari". (AGI) .

Comunicato stampa Ilva :

Attivate le procedure per il ri-avviamento dell'Altoforno 1

L’impianto riparte con la totalità degli adeguamenti ambientali completati

venerdì 31 luglio 2015

Gli Ilva supporters fanno la ola: può inquinare!

Ilva: il Tar sospende la diffida del ministero sulla gestione delle scorie

La gestione commissariale dell’Ilva ottiene dal Tar di Lecce la sospensione della diffida del ministero dell’Ambiente a proposito della gestione delle scorie. Dopo la visita ispettiva nel siderurgico del 14 e 15 aprile scorsi, relativa al controllo sull’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), il 17 giugno l’Ispra, che agisce da organo tecnico del ministero, ha messo nero su bianco le contestazioni relative alle modalità dell’attività di gestione delle scorie Cer, delle acque di dilavamento del deposito preliminare area 66 e delle scorie non deferrizzate dell’Impianto rottami ferrosi (Irs).
Il 2 luglio scorso il ministero ha spedito all’azienda l’esito preliminare della visita ispettiva con l’accertamento delle violazioni e la proposta di diffida. Allegati anche i verbali dell’Arpa Puglia che, nel controllo dell’Aia, affianca l’Ispra. In seguito l’azienda ha impugnato tutto al Tar costituendosi contro ministero, Ispra e Arpa. Accogliendo ora l’istanza dell’azienda, a proposito delle scorie non deferrizzate il Tar osserva che «la sospensione dell’attività, con la prescrizione di effettuare il deposito solo in aree dello stabilimento dotate dei necessari presidi ambientali e di regimazione delle acque al fine di prevenire eventuali pericoli di percolamenti e di dispersioni ambientali, appare riguardare prescrizioni non inserite nel piano ambientale approvato col Dpcm 14 marzo 2014». Il piano infatti stabilisce «che per quanto riguarda l’Area gestione rottami ferrosi e svuotamento paiole, entro 10 mesi dall’entrata in vigore del decreto che approva il piano, sarà installato un sistema a cappe mobili come misura transitoria. I lavori per la realizzazione di un nuovo sistema trattamento scorie di acciaieria - Bssf - saranno conclusi entro il 3 agosto 2016” (è la data entro la quale, stando al piano ambientale, deve essere concluso il residuo 20% delle prescrizioni Aia mentre l’80% va completato entro fine luglio 2015). «Per quanto concerne l’Impianto rottame ferroso (Irs) – sostiene il Tar citando ancora il piano –, il gestore dovrà attuare gli interventi proposti nella nota del 20.11.2013 nel rispetto dei cronoprogrammi». Di qui, dunque, la sospensione della diffida del ministero dell’Ambiente e la fissazione, al 9 settembre prossimo, della camera di consiglio per la trattazione collegiale. E intanto il sindacato Usb chiede alla Procura e allo Spesal dell’Asl un’azione «immediata» nell’acciaieria 1 «a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori». Nell’impianto, rimasto fermo quattro mesi per lavori di adeguamento, l’Usb denuncia infatti l’urgenza “di interventi di carattere ordinario che non sono stati effettuati pur avendone avuto il tempo”.
Ilva, nuovo direttore personale a Taranto. È Michele Onorato e risponde al direttore centrale delle Risorse umane e organizzazione del gruppo Cesare Ranieri. Onorato ha 37 anni, è nato a Napoli ed è laureato in Economia aziendale con master in Gestione delle Risorse umane. Ha maturato esperienze specifiche nell’ambito della direzione delle Risorse umane in Tobacco Division Coesia Group, Philips e Saeco nonchè esperienze manageriali in Saeco e Indesit. (Sole24h)

lunedì 13 luglio 2015

I supporters fanno il tifo!

Per l’Ilva è in arrivo un tour de force

Arriva un fine mese impegnativo per l’Ilva. L'azienda è infatti chiamata a certificare l'avvenuta attuazione dell'80 per cento delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale e a presentare alla Procura di Taranto il piano con le misure aggiuntive per la sicurezza dell'altoforno 2 dopo il sequestro giudiziario.
Sull'Aia la relazione al ministero dell'Ambiente potrebbe essere presentata il 27 luglio, giorno in cui la Camera avvierà la discussione per la conversione in legge del decreto numero 92 del 4 luglio, quello che ha evitato lo stop dello stesso altoforno.
L'applicazione dell’Aia è periodicamente soggetta a verifiche dell'Ispra - organo tecnico del ministero dell'Ambiente - e dell'Arpa Puglia, ma quella prossima non è di routine. Come ricorda il ministero dell'Ambiente in una lettera del 12 giugno all'Ilva e all'Ispra, «il piano ambientale si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato almeno nella misura dell'80 per cento il numero delle prescrizioni in scadenza a quella data». A ciò si aggiunga che il piano ambientale è uno dei capisaldi del rilancio dell'Ilva e che lo stesso piano è normato da un Dpcm del 14 marzo 2014. Ma l'azienda sta dentro l'80 per cento richiesto? Ai sindacati giorni fa ha detto sì, al ministero dell'Ambiente l'8 maggio ha scritto parlando di percentuale di completamento del 75 per cento, ma è chiaro che il riscontro lo daranno sia l'esame della relazione dell'Ilva che l’accertamento sul campo di Ispra e Arpa Puglia. Spesso, in passato, le parti non si sono trovate concordi nel giudicare lo stato attuativo di alcune prescrizioni. Ora l'Arpa, proprio per agevolare con l'Ispra «la condivisione operativa dell'attività di verifica e controllo in ambito Aia», ha scritto all' istituto e al ministero indicando quello che ritiene necessario vedere attuato. Vengono quindi richiamate le specifiche prescrizioni per gli altiforni 1 e 3 - quest'ultimo da demolire con bonifica dell'area -, i sistemi di aspirazione nell'acciaieria 1 e nell'agglomerato, la copertura dei nastri trasportatori. E anche per ciò che l'Ilva indica come attuato, l'Arpa dichiara che la realizzazione definitiva dovrà essere comprensiva delle opere accessorie relative alla «corretta gestione delle acque meteoriche, di processo, scarichi idrici industriali e dei rifiuti».
Ma oltre a prepararsi all'obiettivo Aia all'80 per cento, l'Ilva deve anche presentare alla Procura il piano di sicurezza sull'altoforno 2.
Il decreto ha solo evitato che il sequestro senza facoltà d'uso ordinato dalla Procura dopo l'incidente mortale spegnesse l'impianto e bloccasse l'impresa. Ora però l'Ilva deve dire all'autorità giudiziaria come intende intervenire sull'altoforno 2 per renderlo più sicuro con «misure e attività aggiuntive anche di tipo provvisorio». E per far questo il decreto non concede molto tempo all'azienda visto che il piano va presentato all'autorità giudiziaria entro 30 giorni dal sequestro (si è quindi nel pieno del periodo) e gli interventi effettuati entro 12 mesi. E giorni fa l'Ilva ha annunciato che si sarebbe subito messa al lavoro.(Sole24h)

Ilva, tre scadenze significative entro fine luglio

Tre scadenze attendono l'Ilva nei prossimi giorni: verifica sull'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale; piano da presentare alla Procura di Taranto per le misure aggiuntive per la sicurezza dell'altoforno 2 dopo il sequestro giudiziario e il decreto legge del Governo che ne ha comunque consentito l'operativita'; avvio, dal 27 luglio alla Camera, della discussione per la conversione in legge del decreto 92 del 4 luglio scorso. Delle tre scadenze significativa e' quella relativa allo stato dell'Aia: l'azienda e' infatti chiamata a certificare l'avvenuta attuazione dell'80% delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale. Prescrizioni relative all'abbattimento dell'inquinamento e al rifacimento degli impianti (il restante 20% andra' completato ad agosto 2016). Sull'Aia la relazione al ministero dell'Ambiente potrebbe essere presentata il 27 luglio, proprio il giorno in cui comincera' alla Camera la discussione per la conversione in legge del decreto del 4 luglio. Lo stato di applicazione dell'Aia e' periodicamente soggetto a verifiche da parte dell'Ispra - organo tecnico del ministero dell'Ambiente - e dell'Arpa Puglia, ma quella in arrivo e' particolarmente impegnativa e non routinaria. Come evidenzia anche il ministero dell'Ambiente in una lettera del 12 giugno all'Ilva e all'Ispra, "il piano ambientale si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato almeno nella misura dell'80 per cento il numero delle prescrizioni in scadenza a quella data". A cio' si aggiunga che il piano ambientale e' uno dei capisaldi del rilancio dell'Ilva, che lo stesso piano e' anche regolamentato da un Dpcm del 14 marzo 2014, e che le scadenze temporali dell'Aia, insieme allo stesso Dpcm, sono anche richiamate nei provvedimenti legislativi sull'Ilva. (corrierequotidiano)

venerdì 10 luglio 2015

L'ARPA suona ora per evitare rumori dopo!




Si avvicina la fine di luglio entro cui l'Ilva dovrà certificare - e poi essere sottoposta a verifica dagli enti ispettivi - l'attuazione o meno dell'80 per cento delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, ovvero gli investimenti e le pratiche operative finalizzate a ridurre l'inquinamento del siderurgico di Taranto, e già monta un caso. Oggi l'Arpa Puglia, uno degli enti delegati al controllo, in una lettera inviata al ministero dell'Ambiente, all'Ispra - a capo della struttura dei controlli - e alla Regione Puglia, pone una serie di paletti e indica, a suo avviso, quali sono le prescrizioni Aia che a fine mese l'Ilva deve dimostrare di aver rispettato se si vuole davvero considerare raggiunto l'obiettivo dell'80 per cento (il restante 20 per cento l'azienda, stando al piano ambientale del 2013, dovrà attuarlo entro agosto 2016). (Sole24H)

Oggetto: Stabilimento siderurgico ILV A S.p.A. in Amministrazione Straordinaria. Definizione elenco prescrizioni del "Piano Ambientale" di cui al DPCM 14/03/2014 in scadenza ai 31/07/2015, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 2 comma 5 del Decreto Legge n.l del 05/01/2015 convertito con modificazioni tramite Legge n.20 del 04/03/2015.

Facendo seguito alla comunicazione email del 03/07/2015 con la quale l'ing. Alfredo Pini infonnava la Scrivente Agenzia sull'esistenza di alcune note trasmesse da ILVA s.p.a. in A.S. (cfr. prott. DIR. l45/2015 del 08/05/2015 e DIR. 40/2015/CS del 23/06/2015) in merito alla proposta dell'elenco delle prescrizioni in scadenza al 31/07/2015 da considerare validi ai fini dell'adempimento dell' 80%, nonché della nota prot DVA-2015-0015584 del 12/06/2015 con cui il MATTM "ha ritenuto utile defìnire in termini essenziali i criteri necessari ad una corretta applicazione della norma", ed ai fini di agevolare la condivisione operativa prevista, e necessaria, tra Codesto Istituto e la Scrivente Agenzia per l'espletamento dell'attività di verifica e controllo in ambito A.I.A., si ritiene opportuno fornire specifiche considerazioni ai fini della verifica di ottemperanza su quanto disposto all'articolo 2, comma 5, del Decreto Legge n. l del 05/0112015 convertito con modificazioni tramite Legge n.20 del 04/03/2015 ossia che "Il piano di cui al D.P.C.M 14 marzo 2014 si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato, almeno nella misura dell'80 per cento, il numero di prescrizioni in scadenza a quella data".
Prendendo, quindi, atto delle indicazioni fomite dal MATTM nella predetta nota, e ritenendo non essere stata ancora asseverata dall'Autorità Competente la proposta presentata dai Commissari straordinari di ILVA S.p.a. in A.S. con nota DIR.40/2015/CS del 23/06/2015, si ritiene di poter suggerire che: 
  • la proposta di ILVA di "spacchettare" alcune prescrizioni, previste invece come uniche da Piano Ambientale, ai fini del computo numerico delle prescrizioni per il raggiungimento dell'80% non è ammissibile. (cfr. ID23 n° prescrizione 16.m_avvio installazione, ID24 n° prescrizione  16.m_completa installazione sistema PROVEN);
  • la proposta di IL VA di stralciare dall'elenco del 23/06/2015 alcune prescrizioni fondamentali inerenti interventi di natura tecnico-strutturali, quale ad esempio la bonifica e demolizione dell'impianto AF03, è discutibile;
  • la verifica dello stato di attuazione degli interventi definiti da ILVA come "attuati" dovrà considerare l'effettiva realizzazione definitiva degli stessi comprensiva delle opere accessorie inerenti la corretta gestione delle acque meteoriche/di processo/scarichi idrici industriali e dei rifiuti;
  • la verifica dello stato di adempimento delle prescrizioni definite da ILVA come "in corso" alla datadel 23/06/2015 è ritenuta essenziale alla verifica del raggiungìmento della soglia dell'80%.
Nel corso dell'attività ispettiva del 31/07/2015 sarà verificato lo stato di adempimento di tutte le prescrizioni.
A tal proposito, si ritiene, quindi, doveroso prevedere come requisito minimo e necessario all'ottemperanza del disposto all'articolo 2, comma 5, della L. n.20/2015, la verifica di adempimento di alcune delle seguenti fondamentali prescrizioni, quali:
  • prescrizione n. 6: chiusura completa dei nastri e cadute;
  • prescrizione n.16.a: fermata AFO/1 e ravvio dell' impianto previo adeguamenti (condensazione vapori loppa, depolverazione campo di colata, depolverazione stock house);
  • prescrizione n.l6.h- 70.c: installazione sistemi a cappe mobili area GRF;
  • prescrizione n.l8: smantellamento AF03 e bonifica/ripristino ambientale;
  • prescrizione n.54: installazione di nuovi filtri a tessuto AGL;
  • prescrizione n.70.b: installazione di un nuovo filtro a tessuto a servizio dei convertitori ACC/1.
Si propone, altresì, di verificare la prescrizione UA18 inerente il livello di conformità del Sistema di
Gestione per la prevenzione degli incidenti rilevanti (data da ILVA come "attuata"), in considerazione degli ultimi eventi occorsi.
Cordiali saluti

martedì 26 maggio 2015

Spunti di vista

Ecoreati, legge imperfetta quanto importante. Ora tracciamo i rifiuti della Terra dei Fuochi

La legge penale sui delitti ambientali finalmente approvata dal Parlamento italiano fa soffrire numerosi giuristi e ambientalisti, come i nostri carissimi amici di Taranto.
In Campania abbiamo da tempo imparato ad essere l’avanguardia, l’avamposto delle innovazioni economiche reali, la punta dell’iceberg delle dinamiche industriali lobbiste e dei flussi economici che governano oggi l’Italia intera, cioè le attività produttive in regime di evasione fiscale (da noi arrivate al 47 % del totale), che sono le succulente radici, mai tagliate, dell’apparentemente invincibile “Terra dei Fuochi”.
Basterebbe tracciare con microchip non solo le ‘pummarole’ e le bufale, come da leggi vigenti, ma i fusti di rifiuti tossici e, a tutela del marchio, tutte le scarpe e borse prodotte dalle migliori ditte del “made in Italy”, per contenere il problema. Incredibilmente, non lo si fa, per non fare scoprire le eccezionali dimensioni reali delle attività produttive tutelate da marchio ma prodotte in regime di evasione fiscale, non solo in Campania.
Basterebbe trasformare “Terra dei Fuochi” in “Terra dei Chip”, non solo per le ‘pummarole’ ma anche per le attività produttive manifatturiere, e avremmo risolto gran parte del problema dei controlli. Non si deve fare: è troppo facile e soprattutto danneggerebbe in modo gravissimo i profitti (illegali!) delle nostre “attività manifatturiere”.
Stiamo facendo un percorso storico ma lunghissimo, che inizia soltanto con questa legge, in una sorta di autentico “Exodus” dalla attuale condizione di “schiavitù” ambientale del popolo italiano nei confronti delle lobby industriali. Da troppo tempo esse hanno nella classe medica “distratta” sino al limite della compiacenza e nei “non controlli ambientali” i primi alleati. Basta ricordare per quanti decenni la classe medica italiana ha “tollerato” l’eccesso di arsenico nelle acque del Lazio e i famosi quanto irrazionali “limiti” di emissione per il benzopirene dell’Ilva di Taranto.
Io ho cominciato ad occuparmi di ambiente e salute solo nel marzo del 2006, in Campania, scoprendo, mio malgrado, non solo la totale assenza di una valida sezione sui delitti ambientali nel panorama delle leggi penali italiane ma soprattutto la totale assenza di un concreto impegno formativo/informativo della classe medica italiana sul problema ambiente/salute.
Ho impiegato circa due anni, dal 2006 al 2008 circa, per comprendere che il principale problema da affrontare in Regione Campania, al contrario di quello che ancora oggi fanno ancora una gran parte non solo dei politici e dei cosiddetti “tecnici”, ma anche dei comitati sorti con meritorio impegno civile sui territori, non erano i rifiuti urbani ma i rifiuti speciali, industriali e tossici.
Lo sviluppo industriale italiano dell’ultimo trentennio è caratterizzato, rispetto a tutto il resto di Europa, dalle maggiori attività produttive in regime di evasione fiscale, in media del 30%, e quindi, come logica conseguenza, dalla maggiore quota europea di smaltimenti industriali scorretti ed illegali, che non possono non avere un riflesso diretto e grave sulla salute pubblica di tutti gli italiani.
Della reale entità di questo impatto certo, però, ignorando volutamente innanzitutto il problema, la classe medica e scientifica italiana si è totalmente disinteressata, concentrando tutte le sue notevoli potenzialità di ricerca soltanto sulla cura o sulla diagnosi precoce, vedi ad esempio la violenta polemica su Beppe Grillo dopo la sua affermazione su Veronesi e le mammografie.
Sono stato accusato di parlare “troppo di pancia” per avere osato, in una audizione pubblica presso il Senato della Repubblica Italiana in data 10 settembre 2013, mostrare a tutti che la produzione di rifiuti speciali pro capite della Campania era non più di un terzo di quella del solo Veneto e scendeva a un quarto se consideravamo insieme rifiuti speciali/rsu, come si dovrebbe fare sempre quando si parla di rifiuti.
Oggi, per la prima volta dall’anno della sua prima edizione (2003), l’importantissimo report “Osservasalute” in Italia pubblica, finalmente, nella sezione ambiente, un’esauriente relazione sulla produzione e smaltimento dell’eccezionale quota di rifiuti speciali, industriali e tossici italiani, basata sui dati Ispra 2010, che abbiamo quasi “estorto” al Ministero dell’Ambiente grazie alla amicizia personale del ministro Galletti con Padre Maurizio Patriciello. E’ la prima volta che accade dal 2003!
E adesso possiamo ragionare tutti in trasparenza sui questi dati considerando che (per una media del 30 per cento), esiste una eccezionale quota di rifiuti speciali, industriali e tossici prodotta in regime di evasione fiscale e quindi smaltita illegalmente, a cominciare dal micidiale amianto.
Questa “distrazione” eccessiva degli igienisti ed epidemiologi italiani è stata recuperata grazie al più grande movimento ambientalista del dopoguerra guidato e sorretto dalla Chiesa Cattolica, partito dalla Campania e dalla Terra dei Fuochi ma ormai sempre più forte, radicato su tutti i territori italiani e sempre più collegato in rete.
Lo Stato italiano è stato “costretto” a produrre due importantissime quanto imperfette leggi sui reati ambientali, nate magari solo per calmare “l’allarme sociale” come in Terra dei Fuochi, ma necessarie a dare il via ad un indispensabile cambio di rotta sui delitti ambientali che oggi sappiamo avvelenare l’Italia intera. E’ un percorso duro, durissimo, che stiamo imparando essere irto e denso di tranelli e trabocchetti, ed il primo tranello era e resta, per me, il tentativo di bloccare il delitto penale ambientale nelle sabbie mobili del dibattito parlamentare infinito: per i lobbisti è sempre meglio non avere nessuna legge che una legge sia pure imperfetta.
La legge su Terra dei Fuochi ha prodotto comunque quello che nessuno voleva fosse neanche solo accennato: l’inizio di validi controlli ambientali e dati trasparenti sull’eccesso di cancro, specie infantile, in Terra dei Fuochi.
Per questo adesso guardo con fiducia alla pur imperfetta legge sui delitti ambientali: non era e non è una legge di “facciata” e “abusivamente” per me non tende a tutelare le industrie che inquinano in presenza di autorizzazioni, ma dimostra quanto grave sia che lo Stato italiano e la sua classe medica concedano ancora oggi autorizzazioni ambientali in grado di danneggiare e non tutelare la salute pubblica, come ad esempio per l’Ilva di Taranto. (FQ)

lunedì 13 ottobre 2014

La puzza non da solo fastidio al naso!

le emissioni di una torcia della raffineria eni
Emissioni di una torcia della raffineria eni -Autore: Redazione Peacelink

Raffineria Eni di Taranto, una "bolla" di inquinanti

Pubblichiamo i dati degli inquinanti relativi agli anni 2013 e 2014
La situazione dei macro inquinanti della raffineria ENI di Taranto é stata resa nota con un articolo di Peacelink del Luglio 2014. La raffineria, situata a Taranto dal 1967, gestita dalla Shell dal 1975 e in seguito passata sotto il controllo del gruppo  Eni nel 2002, é caratterizzata da un ciclo produttivo che permette il trattamento del greggio separandolo in diverse frazioni: Gas, Gpl, Naphta, Kerosene, Gasoli e Residui. Lo stoccaggio dei prodotti finiti avviene in 133 serbatoi con una capacità complessiva di circa 3 milioni di m3. Nello stesso perimetro aziendale opera una centrale termoelettrica di proprietà del gruppo Enipower, che fornisce energia agli impianti della raffineria.

La questione dei report mai pubblicati
E’ particolarmente difficile reperire la documentazione dell’ENI relativa alla quantità di inquinanti immessi nell'aria e nell'acqua. I reports più recenti, che avrebbero dovuto essere trasmessi secondo le scadenze dettate dall'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), sono, infatti, irreperibili.
Consultando l'area preposta sul sito internet del Ministero dell’Ambiente, il documento più recente è  la "Trasmissione rapporto annuale 2014 », relativo all'esercizio del 2013 degli impianti. Tuttavia, la documentazione allegata, fondamentale perchè gli allegati contengono i report, é mancante.  Il capitolo 8 dell’AIA Eni, sul « Reporting », cita:
"Entro il 30 aprile di ogni anno, il gestore è tenuto alla trasmissione, all'Autorità competente (Ministero dell'Ambiente), all'Ente di controllo (ISPRA), alla Regione, alla Provincia, al Comune interessato e all'Arpa territorialmente competente, un rapporto annuale che descrive l'esercizio dell'impianto dell'anno precedente. Tutti i rapporti dovranno essere trasmessi su supporto informatico. Il formato dei rapporti deve essere compatibile con lo standard "Open Office Word Processor" per le parti testo e Open Office - fogli di calcolo per i fogli di calcolo e diagrammi riassuntivi. Eventuali dati e documenti in solo formato cartaceo dovranno essere acquisiti su supporto informatico per la loro archiviazione".
Allo stato attuale, la documentazione relativa al 2013 avrebbe dovuto esser già disponibile ma di essa non vi é ad oggi traccia e gli ultimi reports risalgono all’anno 2012. Può anche essere accaduto che Eni abbia trasmesso nei tempi dovuti i report all'ente di controllo e che questo non abbia provveduto alla pubblicazione.
Per colmare questa grave mancanza di informazione su dati importanti che riguardano gli inquinanti prodotti dalla raffineria, Peacelink ha fatto esplicita richiesta ad Arpa Puglia, la quale ha fornito alcuni dati relativi al periodo 2013 e  2014.
Al paragrafo 8.1 "Comunicazione Mensile" leggiamo: "E' fatto obbligo di comunicazione mensile, secondo il quale il gestore, al termine di ogni mese, è tenuto alla trasmissione all'ente di controllo ISPRA e all'Arpa territorialmente competente dei valori di concentrazione media mensile relativi alle emissioni in aria per i parametri della bolla". 
Inoltre abbiamo indirizzato la richiesta ad Arpa Puglia anche per quanto riportato in un documento redatto da Eni ed inserito nella relazione annuale del 2013 dove si scrive che:
"Le medie orarie elaborate dal sistema di acquisizione, vengono trasmesse “on-line” ad ARPAP DAP Taranto". Inoltre è interessante sapere, apprendiamo sempre dallo stesso documento, che la raffineria possiede un monitoraggio dei camini in continuo ed un portale intranet che comunica in tempo reale le concentrazioni e i flussi degli inquinanti che vengono elaborati da un software che fornisce i dati espressi come media oraria, media giornaliera e media mensile, ricavati a partire dai dati istantanei rilevati.
Perchè sono disponibili on line solo  i report del 2012 nonostante tutta la tecnologia messa in campo con rilevazioni di inquinanti in tempo reale, monitoraggio in continuo e comunicazioni telematiche?

La misurazione di Bolla
Prima di visualizzare i dati emissivi dei flussi di massa e delle concentrazioni del 2013 e 2014 (dati ancora non presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente), è necessario acquisire un concetto che si definisce la  "Bolla di Raffineria".
Il concetto è questo. L'azienda ha sette camini che emettono inquinanti in atmosfera, l'ente preposto pone un limite emissivo che l'azienda applica ad un valore misurato, ma siccome ci sono sette camini, con un calcolo matematico queste sette emissioni dimentano una sola emissione. Questa unica emissione virtuale si chiama "Bolla" che considera l'emissione della raffineria come un singolo insieme,  pertanto per rapportare i valori emissivi con i limiti preposti dall'AIA verrà preso in considerazione solo il valore della Bolla di Raffineria e non quelli dei singoli camini collegati ad ogni singolo impianto.
Il concetto da digerire è questo:
I valori di Bolla devono essere calcolati come rapporto ponderato tra la sommatoria delle masse inquinanti emesse e la sommatoria dei volumi effluenti gassosi convogliati dell'intera raffineria. I volumi degli effluenti gassosi devono riferirsi al tenore di ossigeno per essi previsto. I suddetti limiti devono riferirsi alle ore di effettivo funzionamento su base mensile.
I valori limite di emissione si considerano rispettati se durante un anno civile:
- nessun valore medio mensile (concentrazione) supera i pertinenti valori limite di emissione
- il 97% di tutte le medie giornaliere non supera il 125% del valore limite per il biossido di zolfo
In grassetto non a caso perchè non si può omettere un'altra osservazione scaturita da quest'ultima frase che definisce un parametro da rispettare e che nelle rispettive AIA delle raffinerie di Milazzo e Gela è ben diverso e recita così:
- il 97% di tutte le medie giornaliere (bolla di raffineria) non supera il 125% dei rispettivi valori limite mensili
Tenuto conto che anche i valori delle concentrazioni della raffineria di Taranto si calcolano in Bolla, ci chiediamo perchè tutte le medie giornaliere a Taranto si rapportano con il solo valore limite del biossido di zolfo mentre nelle raffinerie di Gela e Milazzo  tutte le medie giornaliere si rapportano con i rispettivi valori limiti mensili? Sara perchè il limite del biossido di zolfo è numericamente il più alto rispetto ai limiti degli altri inquinanti e quindi nel calcolo matematico incide in maniera favorevole?
Valori limiti mensili (unità di misura mg/Nm)
SO2 (biossido di zolfo) 800 - CO (monossido di carbonio) 50 - NOX (Ossidi di Azoto) 300 
PTS polveri 40 - COV (composti organici volatili)  20 - H2S (Acido solfidrico) 3
Ma cosa misura la Bolla? Per logica si potrebbe pensare che un'unica misurazione che esprime la Bolla di raffineria sia relativa a due o più camini collegati ad un solo processo produttivo, da impianti simili, o da un unico impianto con più camini. Facciamo un esempio pratico: un impianto qualsiasi ha tre camini e di questi misuriamo la bolla, quindi abbiamo un'unico valore rappresentativo dell'emissione di questo impianto che convoglia i fumi alla stessa portata e con le stesse ore di marcia.
Torniamo ai sette camini della raffineria di Taranto, a quali impianti sono collegati? Che portata hanno? La prima risposta lascia un pò perplessi, ogni camino è collegato ad un impianto produttivo differente, sono i seguenti: E1 Impianto distillazione primaria e platformer, E2 Impianto thermal cracking, E4 Impianto hot oil, E7 Impianto isomerizzazione benzine - TIP, E8 Impianto idroconversione residui - RHU, E9 Impianto 4400 idrogeno, E10 Nuovo Impianto SRU. 
La seconda risposta è conseguente alla prima. Visti i report ufficiali (rapporto annuale 2013 riferito alla marcia impianti 2012) che riportano le portate dei camini troviamo numeri completamente differenti. Esempio concreto: novembre 2012 - camino E8 portata media fumi emessi umidi 86500 Nm3/h e camino E2 portata media fumi emessi umidi 349100 Nm3/h. (le portate hanno gli stessi discostamenti anche sulle misurazioni dei fumi secchi)
Si  deduce che misuriamo una Bolla di Raffineria su sette camini che singolarmente sono collegati a impianti differenti e con portate di fumi notevolmente differenti. Può questo unico dato di Bolla essere rappresentativo delle emissioni di questi impianti? Perchè, invece, non vengono applicati limiti emissivi ai singoli camini considerato che su questi esiste un sistema di monitoraggio in continuo?
Il concetto di emissione di Bolla si concretizza quando nei recenti reports troviamo alcuni valori fuori norma. Accade per esempio che a giugno 2014 si sono verificati alcuni sforamenti della Bolla rispetto al valore della media giornaliera riferita ad alcuni inquinanti.
12.6.14 E1+E2+E4+E7+E8+E9+E10 - CO secco di bolla Rif.O2 [mg/Nm│]
misurato 53.6 - soglia 50
28.6.14 E1+E2+E4+E7+E8+E9+E10 - Polveri secco di bolla Rif.O2 [mg/Nm│]
misurato 47.5 - soglia 40
Ricordate quanto riportato prima? Lo riscriviamo:
I valori limite di emissione si considerano rispettati se durante un anno civile:
- nessun valore medio mensile (concentrazione) supera i pertinenti valori limite di emissione
- il 97% di tutte le medie giornaliere non supera il 125% del valore limite per il biossido di zolfo
E il gioco è fatto. Una formula matematica con parametri scelti non a caso darà un risultato che rimarrà sempre contenuto rispetto ai limiti preposti, ciò nonostante eventuali sforamenti giornalieri.

Parametri emissivi su misura
Procediamo ora alla consultazione dei dati emissivi dei flussi si massa espressi in Bolla.
Quantità di inquinanti emesse dai camini della raffineria Eni di Taranto, (SO2, NO2, Polveri. Espressioni dei flussi di massa in bolla per i camini E1, E2, E4, E7, E8, E9, E10) da gennaio a luglio 2014 
SO2 Biossido di Zolfo - 315.4 tonnellate
NO2 Biossido di Azoto - 230,5 tonnellate
Polveri 33,7 tonnellate
Ma perchè è consentito scaricare in aria queste quantità di inquinanti? Perchè l'AIA rilasciata alla raffineria di Taranto lo consente e i limiti posti sulle quantità emesse sono più preoccupanti delle stesse quantità emesse sino ad oggi.
Limiti emissioni convogliate in aria (Bolla)
SO2 Biossido di Zolfo - 3050 tonnellate all'anno
NOx Ossidi di Azoto - 880 tonnellate all'anno
Polveri totali sospese - 150 tonnellate all'anno
Si possono confrontare questi limiti con i valori storici della raffineria posti in questa tabella. Un considerazione che muove seri dubbi è appunto l'analogia tra i limiti posti alle emissioni e i valori storici delle emissioni della raffineria in produzione.
dati storici massici eni taranto
Dati storici massici eni taranto
Autore: ministero ambiente -Fonte: ministero ambiente
Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0
Se infatti osserviamo questa tabella, presente nel documento AIA della raffineria, ci basta confrontare le emissioni dei flussi di massa alla massima capacità produttiva e i dati storici del 2006 e del 2007 con i limiti emissivi posti nella stessa AIA. Sono quasi identici. Domanda. Da quale analisi e studio scaturiscono i limiti emissivi dei flussi di massa della raffineria di Taranto? Sono stati definiti in base alla loro incidenza sull'ambiente e sulla salute? Tengono conto anche della presenza nello stesso territorio di altre attività industriali inquinanti? O sono state generate semplicemente con un "dimmi quanto inquini e ti darò il limite?". Sulla base delle osservazioni sulla Bolla di Raffineria e sui limiti emissivi si possono ritenere efficaci i metodi di controllo e dei limiti posti dall'AIA dal punto di vista della preservazione dell’ambiente e della salute pubblica? Inoltre questi stessi limiti e metodi di controllo si possono ritenere rispettosi della Direttiva Europea 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali?
tutti i report 2013 e 2014 sono disponibili in download a piè di pagina

L'incognita Tempa Rossa
Nel 2009 furono presentate anche alcune osservazioni, prima del rilascio dell'AIA alla raffineria, da parte di alcune associazioni. I documenti presentati erano quelli di Altamarea e Peacelink. In realtà Altamarea rappresentava con le proprie osservazioni diverse associazioni, tra queste il Wwf Taranto, Legambiente, Comitato per Taranto, Libera, Ail, Lipu, Arci. Forse già nei lavori dell'AIA concessa alla raffineria si poteva fare qualcosa di più, da parte di tutte le associazioni intervenute e non alle osservazioni.
Ma si possono ritenere efficaci le osservazioni ad un progetto della portata di Tempa Rossa, dove si contesta un determinato incremento delle emissioni, quando sulle emissioni già persistenti non si ha nessuna informazione e non si pone il minimo dubbio in merito all'incidenza sulla popolazione? No! Forse non basta. Alcuni dei lavori che sino ad oggi hanno mostrato dubbi in merito al progetto Tempa Rossa non sono stati assolutamente all’altezza della sfida che si pone alla città.
Quanto inquinerà Tempa Rossa? Per quanto riguarda l'incremento delle emissioni con questo progetto a regime l'azienda dichiara che "ci sarà solo un aumento delle emissioni complessive dei VOC (convogliate e diffuse) di 36 tonnellate annue, pari al 4,8% delle emissioni stimate dei VOC nella attuale configurazione della raffineria. Non ci saranno variazioni delle emissioni convogliate di macroinquinanti" (fonte Istruttoria VIA-AIA giugno 2011)
Sui  VOC (Volatile Organic Compounds) o COV (composti organici volatili) si potrebbe fare un approfondimento. In questo articolo del 2 luglio 2014, Peacelink scriveva in merito ai macroinquinanti emessi dalla raffineria di Taranto, VOC compresi. La stima dei VOC da parte dell’azienda erano allarmanti. Parliamo di dati riferiti alla marcia impianti del 2012: 368,48 tonnellate stimate sul documento pubblicato sul sito del Ministero dell'Ambiente mentre il dato reale poi riportato su registro europeo E-PRTR è 505 tonnellate. Ben 136,52 tonnellate di differenza tra stima e dato reale. Quanto può essere affidabile quindi la stima sulle emissioni VOC di Tempa Rossa, progetto ancora non esistente, in virtù di un errore di stima così evidente su un impianto che già esiste, che è in marcia e quindi abbondantemente noto?
In ultimo un'osservazione tecnica. La raffineria Eni di Taranto è autorizzata a produrre, tra greggi e semilavorati, 6,5 milioni di tonnellate all'anno (autorizzazione Regione Puglia 2004). Nel 2013 (fonte sito web Eni) sono state lavorate 2,87 milioni di tonnellate e la maggior parte di questo greggio è stato trasportato dall'oleodotto Monte Alpi che collega Viggiano a Taranto con una condotta lunga 137 km dal diametro di 20 pollici. Siamo sicuri che la nuova condotta, prevista per il progetto Tempa Rossa, porterà il greggio a Taranto solo per stivarlo sulle navi che a loro volta lo porteranno in altre raffinerie? In virtù di questi numeri qualcosa non torna anche se nel documento d'istruttoria VIA-AIA del giugno 2011 riferito a Tempa Rossa si dichiara che "il progetto incrementerà la capacità di movimentazione greggio via mare, non variando la capacità di lavorazione, ma permettendo l'export del greggio Tempa Rossa per una portata pari a circa 2,7 milioni di tonnellate annue.
questi i numeri in riepilogo:
- 2.87 ton/anno di greggio raffinato nel 2013  (quasi tutto proveniente dall'oleodotto Monte Alpi)
- 2.7 ton/anno che arriveranno dal nuovo oleodotto Tempa Rossa
- 6.5 ton/anno capacità massima consentita dall'AIA
Se dovesse cambiare l'assetto economico e logistico delle raffinerie Eni e quello della sua attività di export, quei 2,7 milioni tonnellate arrivati dalla nuova condotta del progetto Tempa Rossa potrebbero essere lavorati nella raffineria di Taranto, andandosi ad aggiungere ai circa 3 milioni di tonnellate prodotte nell'anno 2013, e tenuto conto del fatto che Eni è autorizzata a produrne 6,5 milioni di tonnellate annue. A questo si aggiunga che il Gruppo Eni, nell'istruttoria riferita al documento AIA del 2010, dichiarava di avere in progetto l'incremento produttuvo per arrivare a 11 milioni di tonnellate annue e che il progetto era già sottoposto a procedura di VIA di competenza statale.
In conlcusione riprendiamo quanto dichiarato dall'azienza nella documentazione del progetto Tempa Rossa: "non ci saranno variazioni delle emissioni convogliate di macroinquinanti"
Ma le variazioni di inquinanti, che per lazienda non ci saranno, sono riferite al volume attuale di raffinazione o al volume concesso nell'AIA paragonabile al citato "attuale configurazione della raffineria"? La differenza è notevole e se il concetto è che Tempa Rossa non porterà ulteriori emissioni rispetto alla capacità di raffinazione concessa nell'AIA, pari a 6,5 tonnellate annue e quindi all'attuale cofnigurazione della raffineria, allora possiamo aspettarci un raddoppio di tutte le emissioni di inquinanti rispetto al 2013"
Peacelink pertanto chiede che venga fatta chiarezza immediata sui punti di cui sopra e che vengano esposte le intenzioni dell’Eni in merito ai volumi di lavorazione e raffinazione del petrolio in arrivo a Taranto. Peacelink presenterà un dossier approfondito in merito alla questione ENI di Taranto alla Commissione Europea e chiederà informazioni alle Autorità Italiane con una interrogazione parlamentare. (Luciano Manna - Peacelink)

Note:
I Macro Inquinanti della Raffineria di Taranto http://www.peacelink.it/ecologia/a/40316.html

Allegati

  • Dati Eni Taranto 2013 2014 (30 Kb - Formato zip)
    Peacelink - Fonte: Peacelink
    Dati Eni Taranto 2013 2014
    Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0
 

venerdì 18 luglio 2014

L'avranno sistemata la centralina delle cokerie?

Perché altrimenti rischiamo di avere l'aria più pulita di Cortina d'Ampezzo!
E poi sono cavoli amari, anzi rossi di polvere (come quelli piantati illecitamente accanto alla discarica Mater Gratiae)!

ISPRA Report - Un appuntamento annuale con i dati ambientali

Saranno presentati giovedì 24 luglio, dalle ore 9, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in viale Castro Pretorio 105,  l’Annuario dei dati ambientali e il Rapporto Rifiuti, appuntamenti annuali che forniscono un quadro di informazioni oggettivo, puntuale ed aggiornato sulle condizioni ambientali del nostro Paese e sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani in Italia.  L’ISPRA garantisce così che le conoscenze e le informazioni ambientali siano trasparenti e disponibili a tutti, ponendosi quale punto di riferimento per cittadini e decisori politici nel panorama degli strumenti informativi ambientali. Un incontro annuale, atteso dagli operatori del settore, dalle istituzioni, dai cittadini.
LINK: http://www.isprambiente.gov.it/it/events/ispra-report-un-appuntamento-annuale-con-i-dati
PROGRAMMA: http://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2014/annuario-rapporto-rifiuti/programma_ispra_report.pdf
 (Ispra)


venerdì 13 giugno 2014

Dentro la pancia della balena

AIA ILVA, NON è CAMBIATO NULLA

PUBBLICATO SUL SITO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE, L’ESITO DELL’ISPEZIONE DI ISPRA ED ARPA DELLO SCORSO MARZO

Pur portando la data di pubblicazione dello scorso 19 maggio, è stata caricata soltanto ieri sul sito del ministero dell’Ambiente, nell’area dedicata all’Ilva di Taranto, la relazione sull’esito dell’ispezione effettuata dai tecnici dell’ISPRA e di ARPA Puglia l’11 e il 12 marzo nel siderurgico. Quella dello scorso marzo è la prima ispezione del 2014, la quinta totale, ed è finalizzata alla verifica dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal decreto di riesame dell’AIA del 26/10/2012. Su queste colonne abbiamo sempre riportato gli esiti delle ispezioni e i contenuti dei vari verbali e delle diffide prodotte nei confronti dell’Ilva, puntualmente cadute nel vuoto. Tra l’altro, dopo l’approvazione del piano ambientale da parte del Consiglio dei ministri (avvenuta mesi dopo la proposta di Piano ambientale redatta dai tre esperti nominati dall’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando nel giugno 2013), l’AIA del 2012 è stata quasi del tutto stravolta nella tempistica entro cui realizzare i lavori. Basti pensare che la maggior parte delle prescrizioni dovranno essere eseguite tra l’autunno 2015 e agosto 2016.
Ciò nonostante, i report di ISPRA ed ARPA Puglia ci consentono di conoscere cosa sia stato effettivamente realizzato sui vari impianti e nei reparti interessati dalle prescrizioni AIA. Praticamente nulla. Anche perché, secondo il decreto 136 dello scorso 3 dicembre convertito in legge lo scorso 6 febbraio, al punto “F” dell’art. 12, è previsto che non ci sarà “nessuna sanzione speciale per atti o comportamenti imputabili alla gestione commissariale dell’Ilva se vengono rispettate le prescrizioni dei piani ambientale e industriale, nonché la progressiva attuazione dell’Aia”. Il governo ha ‘chiarito’ che “la progressiva adozione delle misure” (prevista dalla legge 89 del 4 agosto) è intesa nel senso che la stessa è rispettata se la qualità dell’aria nella zona esterna allo stabilimento “non abbia registrato un peggioramento rispetto alla data di inizio della gestione commissariale” e se “alla data di approvazione del piano, siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno l’80% del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”.
Dunque, ciò che conta è “dimostrare” di aver avviato l’80% degli interventi, senza priorità alcuna sull’importanza degli stessi e sulla loro effettiva conclusione. Inoltre, le sanzioni riferite ad atti imputabili alla gestione precedente al commissariamento, ricadranno sulle “persone fisiche che abbiano posto in essere gli atti o comportamenti”, i Riva, e non saranno poste a carico dell’impresa commissariata “per tutta la durata del commissariamento”: dunque, nel caso l’azienda ritorni al gruppo lombardo, saranno i Riva a farsene carico. Sia di quelle che saranno eventualmente erogate dal ministero dell’Ambiente, sia quelle che arriveranno dal Prefetto. Pura fantascienza.
Il bello è che “avviare l’80% degli interventi” vuol dire tutto e niente allo stesso tempo. Del resto, la stragrande maggioranza delle leggi italiane sono state appunto scritte per essere interpretate a seconda delle esigenze e dei soggetti implicati, e non per essere realmente applicate. Per dimostrare l’avvio di un intervento infatti, basta aver effettuato un semplice studio o richiesta di poter costruire o, ancora meglio, aver prodotto ordini di acquisto. Che poi le risorse finanziarie per pagare le imprese al momento non ci siano, è un’eventualità che al momento non interessa a nessuno.
Tutto ciò detto, entriamo nel merito dell’ispezione dello scorso marzo. Che ha evidenziato per la quinta volta di fila l’inadempienza delle prescrizioni più importanti. Ad esempio, per quanto concerne la copertura dei parchi primari, siamo ancora alla semplice trasmissione dei documenti. Nel verbale infatti si legge che “è stata convocata dal ministero dell’Ambiente la prima sessione della Conferenza dei Servizi il 10/03/14, richiedendo integrazioni documentali ai progetti trasmessi da Ilva”. Per la prescrizione n.4 (“Per le aree di deposito di materiali polverulenti, prioritariamente per il parco Nord coke e per il parco OMO, si prescrive l’avvio dei lavori per la costruzione di edifici chiusi e dotati di sistemi di captazione e trattamento di aria filtrata dalle aree per lo stoccaggio di materiali polverulenti”), è stato avviato il cantiere del parco calcare e sono stati rilasciati dal Comune di Taranto i permessi a costruire per i parchi OMO, AGL Nord e Sud. Inoltre, durante l’ispezione di marzo l’azienda aveva dichiarato di voler avviare, entro aprile, i cantieri per la realizzazione delle coperture parchi OMO e AGI Sud.
Per la prescrizione n. 5 (“Sistemi di scarico per trasporto via mare con l’utilizzo di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti” per evitare le emissioni di polveri derivanti dalla movimentazione di materiali presso gli sporgenti 2 e 4 del porto), l’Ilva ha ordinato in totale 11 benne ecologiche oltre a quella già operativa presso il IV Sporgente; ma per ISPRA ed ARPA rimane non soddisfatta la richiesta delle precedenti diffide, ovvero il mancato ricevimento del progetto esecutivo corredato dal relativo cronoprogramma degli interventi (che viene lamentata per diverse prescrizioni). Discorso analogo per la prescrizione n. 6 (“Interventi chiusura nastri e cadute”, mediante la chiusura completa di tutti i nastri trasportatori): i lavori sono in corso con una percentuale di completamento dichiarata dall’Ilva pari a circa il 33% di lunghezza lineare coperta rispetto al totale (in tutto parliamo di 90 km). Per la prescrizione n. 12, l’installazione dei famosi ‘Fog Cannon’, “sono in corso approfondimenti sulle modalità di gestione delle macchine nebulizzatrici al fine avere evidenza delle registrazioni di funzionamento e della quantità d’acqua irrorata”. Per la prescrizione n. 16 riguardante l’AFO/2 (“Depolverazione Stock House”, che consiste nell’abbattimento delle polveri generate nel processo di lavorazione dell’acciaio), l’Ilva ha segnalato che “è in corso l'attività di verifica analitica dei campionamenti del fondo scavo, relativi alla realizzazione del nuovo camino e filtro del sistema di depolverazione; nel frattempo si sta procedendo al riesame del creino programma per ridurre i tempi di attuazione”.
Per la prescrizione n. 49 (“L’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento sia inferiore a 25 g/t coke”), “perdura il superamento del valore di 25 g/t coke coke nell’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento”; in base alle registrazioni fornite dalla stessa Ilva e relative al periodo ottobre-novembre 2013, “sono state riscontrate emissioni di panicolato, in alcuni casi superiori a 25 g/t coke, per la torre di spegnimento n.4, asservita alle batterie 7-8, sia per la torre n.7, asservita alle batterie 11-12, attualmente in funzione”. Inoltre relativamente alla presentazione del progetto esecutivo per il raggiungimento di un valore inferiore a 20 mg/Nm3 “non risultano aggiornamenti”.
E veniamo alla prescrizione n. 70 punto “B”, nella parte relativa alla eliminazione del fenomeno di “slopping”. L’Ilva il 31 marzo ha aggiornato le procedure operative tipo ‘RAMS’, trasmesse originariamente con nota a seguito dell’implementazione del nuovo sistema software ‘ISDS’ adottato. “Ad integrazione dei rapporti inoltrati dall’azienda relativi alte cause tecniche che hanno provocato eventi emissivi straordinari in ACC/1 e ACC12 dal 01/09/13 al 11/11/13, corredati dalle azioni di miglioramento per prevenire il ripetersi di tali eventi, il gestore ha anche trasmesso l’aggiornamento degli eventi anomali in acciaieria 1 e 2 dal 12/11/13 al 28/02/14 con l’andamento progressivo di ciascuna tipologia di evento e per il totale degli eventi, corredati dalla identificazione tra slopping lieve e grave e altri eventi di emissione anomali di acciaieria. Sono in corso ulteriori approfondimenti per le emissioni anomale segnalate nel mese di aprile”.
Infine, la prescrizione n. 85, che prevedeva entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, l’installazione di “una rete di monitoraggio in continuo della qualità dell’aria attraverso l’adozione di 6 centraline di monitoraggio da ubicare in prossimità del perimetro dello stabilimento; la stessa rete, da integrare con la rete regionale secondo le modalità che saranno indicate da ARPA Puglia, sarà implementata da un sistema di monitoraggio d’area ottico spettrale “fence line open-path”, costituito da 5 postazioni DOAS complete e 3 sistemi LIDAR completi”. Nel verbale si legge che in relazione al funzionamento delle centratine di monitoraggio di qualità dell’aria interne allo stabilimento, in particolar modo all’esercizio della centralina di monitoraggio della qualità dell’aria ambiente nell’area cokeria, “Ilva ha comunicato l’interruzione della bagnatura della strada attigua alla medesima centralina ed ARPA ha verificato tale circostanza in occasione dei sopralluoghi per la validazione dei dati monitorati dalle citate centratine ambientali”. Avremo finalmente dei dati “oggettivi”? Chissà. Nel frattempo, dentro al siderurgico, quasi nulla è cambiato.
Gianmario Leone Quotidiano TarantoOggi 13 06 2014


Per vedere la documentazione relativa all'AIA Ilva pubblicata sul sito del Ministero dell'Ambiente clicca qui http://aia.minambiente.it/Ilva.aspx

sabato 18 gennaio 2014

fanno quello che vogliono!

L’Ilva inquina ancora. Per legge – Ecco l’esito dell’ultima ispezione Ispra e Arpa

Il vulnus giuridico è sempre lo stesso. Per effetto dell’art. 1 comma 3 del decreto di Riesame dell’AIA del 26 ottobre 2012 (incorporato nella legge 231/2012 meglio conosciuta come ‘salva Ilva), ogni trimestre i tecnici di ISPRA ed ARPA Puglia si recano nello stabilimento siderurgico Ilva per verificare lo stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal riesame dell’AIA: l’ultima ispezione è avvenuta il 3 e 4 dicembre scorsi (le precedenti si sono svolte il 5-6-7 marzo, il 28-29-30 maggio e il 10-11 settembre dello scorso anno).
Puntualmente i tecnici hanno riscontrato diverse violazioni, segnalate all’azienda ed al ministero dell’Ambiente all’interno di diffide con le quali s’intimava all’Ilva di “mettersi in regola” (diffide del 14 giugno, 22 luglio e 21 ottobre). Cosa peraltro mai avvenuta. A quel punto, secondo quanto previsto sia dal Codice Ambientale (Dlgs. 152/2006) che dal riesame AIA e dalla legge 231/2012, sarebbero dovute partire le sanzioni nei confronti dell’azienda, il cui importo avrebbe potuto raggiungere come tetto massimo, il 10% del fatturato.
Tutto questo non è mai accaduto. Per diversi motivi. Il primo, ed è per questo che parliamo di “vulnus giuridico” (che su queste colonne abbiamo segnalato più volte negli ultimi mesi), è dovuto a quanto previsto dalla legge 89 del 4 agosto scorso. Perché se è vero che la stessa prevede che la progressiva adozione (lasciata appositamente in una terminologia ambigua) delle misure indicate nelle prescrizioni AIA sia affidata al commissario Enrico Bondi, è altrettanto vero che quella stessa legge ha previsto la nomina da parte del ministero dell’Ambiente di tre esperti, a cui è stato affidato il compito di stilare un piano di lavoro che rimodulasse la tempistica della realizzazione delle prescrizioni stesse (piano presentato lo scorso 10 ottobre e che il decreto 136 del 3 dicembre scorso prevede debba essere approvato tramite decreto del ministro dell’Ambiente entro il prossimo 28 febbraio).
Oggi, come nei mesi scorsi, la domanda che ci sorge spontanea è sempre la stessa: perché mandare i tecnici di ISPRA ed ARPA all’interno dell’Ilva per accertare la scontata violazione di prescrizioni che è stato stabilito per legge siano attuate in tempi diversi rispetto a quanto prescritto dal riesame AIA dell’ottobre 2012? Visto che tra l’altro il commissariamento del siderurgico si è reso necessario proprio per la mancata attuazione delle prescrizioni AIA da parte del gruppo Riva? Del resto, se la maggior parte delle tempistiche previste inizialmente dall’AIA sono state tutte rimodulate nel tempo, è sulle “nuove prescrizioni” che Bondi deve garantire la progressiva attuazione, non su quelle “vecchie”. Quindi, come scrivemmo nei mesi scorsi, è come se all’Ilva questi ultimi 8 mesi fossero stati del tutto “condonati”.
Per mettere un punto sulla querelle, il decreto 136 dello scorso 3 dicembre che la Camera si appresta a votare, si occupa proprio di questo “vulnus giuridico”. Esattamente al punto “F” dell’art. 12, dove si legge che non ci sarà “nessuna sanzione speciale per atti o comportamenti imputabili alla gestione commissariale dell’Ilva se vengono rispettate le prescrizioni dei piani ambientale e industriale, nonché la progressiva attuazione dell’Aia”. Il governo ha chiarito che “la progressiva adozione delle misure” (prevista dalla legge 89 del 4 agosto) è intesa nel senso che la stessa è rispettata se la qualità dell’aria nella zona esterna allo stabilimento “non abbia registrato un peggioramento rispetto alla data di inizio della gestione commissariale” e se “alla data di approvazione del piano, siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno il 70% (un emendamento accolto nei giorni scorsi ha alzato l’asticella all’80%) del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”.
Dunque, ciò che conta sarà “dimostrare” di aver avviato l’80% degli interventi, senza priorità alcuna sull’importanza degli stessi e sull’effettiva conclusione (tanto c’è sempre l’ipotesi del fallimento dietro l’angolo, prevista dalla legge 89 del 4 agosto). Inoltre, le sanzioni riferite ad atti imputabili alla gestione precedente al commissariamento, ricadranno sulle “persone fisiche che abbiano posto in essere gli atti o comportamenti”, i Riva, e non saranno poste a carico dell’impresa commissariata “per tutta la durata del commissariamento”: dunque, nel caso l’azienda ritorni al gruppo lombardo, saranno i Riva a farsene carico. Sia di quelle che saranno eventualmente erogate dal ministero dell’Ambiente, sia quelle che arriveranno dal Prefetto. Tutto ciò detto, entriamo nel merito dell’ispezione dello scorso dicembre. Che ha evidenziato per la quarta volta di fila l’inadempienza delle solite prescrizioni. Per questo, ci concentreremo sulle “novità” o i dati in più presenti nel verbale dell’ispezione.
Per quanto concerne la prescrizione n. 4 (“Per le aree di deposito di materiali polverulenti, prioritariamente per il parco Nord coke e per il parco OMO, si prescrive l’avvio dei lavori per la costruzione di edifici chiusi e dotati di sistemi di captazione e trattamento di aria filtrata dalle aree per lo stoccaggio di materiali polverulenti”), si apprende che Ilva lo scorso 22 novembre ha presentato istanza di modifica non sostanziale per “rinuncia all’utilizzo dell’area parco Nord Coke”, pur avendo inoltrato la documentazione di un progetto per l’area in questione appena lo scorso 29 luglio. I tecnici hanno verificato infatti che il parco è risultato sgombro di materiale per larga parte della sua superficie.
Per quanto riguarda la prescrizione n. 5 (“Sistemi di scarico per trasporto via mare con l’utilizzo di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti” per evitare le emissioni di polveri derivanti dalla movimentazione di materiali presso gli sporgenti 2 e 4 del porto), l’Ilva ha ordinato un nuovo scaricatore a tazze per il secondo sporgente, in aggiunta ad uno analogo utilizzato sul quarto sporgente, ma si continua a sottolineare che l’azienda “non ha trasmesso, entro 30 giorni dalla data di ricezione della diffida del 14/06/13, il progetto esecutivo corredato dal relativo crono programma degli interventi”. E l’adozione di sistemi di scarico automatici da completare con benne chiuse (ecologiche) da installare negli esistenti scaricatori automatizzati dov’è finita?
Discorso analogo per la prescrizione n. 6 (“Interventi chiusura nastri e cadute”, mediante la chiusura completa (su tutti e quattro i lati) di tutti i nastri trasportatori”): i lavori sono in corso con una percentuale di completamento dichiarata dall’Ilva pari a circa il 28% di lunghezza lineare coperta rispetto al totale (in tutto parliamo di 90 km). Giova a tal proposito ricordare che l’azienda ha ottenuto una corposa proroga sulla tempistica prevista (l’accoglimento dell’istanza di modifica non sostanziale con nota del 17/12/2012 da parte della Commissione IPPC ha previsto che i 90 km di nastri che andavano coperti entro gennaio scorso fosse posticipata ad ottobre 2015).
Nel piano di lavoro dei tre esperti, si legge però che “il termine fissato dal Gestore per il completamento dell’intervento era indicato ad ottobre 2015”. Era, appunto. Ora, per la realizzazione della copertura totale dei nastri, si dovrà attendere giugno 2016. E pensare che nel “Rapporto Ambiente e Sicurezza” Ilva del 2011, i nastri trasportatori figuravano tra le opere di “ambientalizzazione” già effettuare dall’azienda, il cui costo rientrava nel famoso miliardo investito dal gruppo Riva dal ’95 al 2012.
Per quanto riguarda la prescrizione n. 16 riguardante l’AFO/2 (“Depolverazione Stock House”, che consiste nell’abbattimento delle polveri generate nel processo di lavorazione dell’acciaio) la cui ultimazione era prevista per gennaio 2014, l’Ilva è in attesa di ricevere il nulla osta dal ministero dell’Ambiente “per l’effettuazione degli scavi per le fondazioni del camino e del filtro”. Dopo essere stato fermato nel mese di luglio, AFO/2 è ripartito lo scorso novembre. Nel penultimo verbale redatto dai tecnici ISPRA ed ARPA in merito all’ispezione del 10 e 11 settembre, era stata verificata l’ultimazione degli interventi di chiusura per la “stock house”.
Come riportammo nello scorso ottobre però, nel piano redatto dai tre esperti a proposito dei lavori previsti per AFO 2 si leggeva quanto segue: “il forno AFO/2 è stato fermato per motivi di mercato (indipendentemente dalle prescrizioni AIA), e ne è previsto il riavvio nel gennaio 2014; gli interventi di depolverazione sono stati riprogrammati temporalmente e con la previsione di installazione di filtri a tessuto. L’ultimazione degli interventi deve avvenire entro il 31 marzo 2014. Il riavvio sarà eseguito dopo la conclusione delle opere”. Questo significa che Ilva ha fatto ripartire un altoforno senza che prima siano stati effettuati tutti i lavori previsti dall’AIA. Durante l’ispezione di settembre l’Ilva, a fronte delle contestazioni dei tecnici ISPRA e ARPA, rispose di essere “in attesa della definizione delle proposte del piano degli esperti”: ma prima ancora che il piano sia stato approvato con apposito decreto ministeriale, l’azienda ha fatto ripartire un impianto che lei stessa aveva previsto di rimettere in marcia nel gennaio 2014 (e che per il piano degli esperti doveva ripartire a lavori ultimati non prima del prossimo mese di marzo).
E veniamo ora alle ulteriori note dolenti. Per quanto riguarda la prescrizione n. 49 (“L’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento sia inferiore a 25 g/t coke. Presentare, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, un progetto esecutivo per il conseguimento di un valore inferiore a 20 mg/Nm3. Eseguire, con frequenza mensile, il monitoraggio delle emissioni diffuse di polveri da tutte le torri di spegnimento con metodo VDI 2303 (Guidelines for sampling and measurement of dust emission from wet quenching”), di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi per via del caso scoppiato con le emissioni del 1 gennaio scorso, nel verbale d’ispezione è segnalato il perdurare del superamento del valore imposto dall’AIA di 25 grammi per tonnellata. Lo si apprende dalle registrazioni fornite dalla stessa Ilva relative al periodo luglio-settembre 2013, dove in alcuni casi è stato registrato il superamento dei limiti per le torri di spegnimento n. 5 asservite alle batterie 7-8, sia per le torri n. 6 asservite alle batterie 11-12, attualmente in funzione. Inoltre, non risultano aggiornamenti per il progetto per ridurre ulteriormente le emissioni.
I problemi di questa operazione (fisiologica per un siderurgico) sono due come evidenziammo tempo addietro: il primo è che le torri di spegnimento dell’Ilva non sono dotate di filtri che trattengano il particolato del coke che il vapore trascina con sé. L’unica “limitazione” alle polveri emesse infatti, è “garantita” dalle delle così dette “persianine”, che altro non sono che delle sporgenze interne alle torri, su cui la polvere “dovrebbe” depositarsi. Secondo: l’Ilva non è dotata dello spegnimento a secco del coke (“dry quenching”) che viene utilizzato in diversi impianti siderurgici europei, che consente da un lato un notevole risparmio energetico e dall’altro l’eliminazione delle nubi di vapore che portano con se il particolato del coke. ARPA Puglia, nel corso del processo istruttorio della commissione IPPC di riesame dell’AIA, aveva proposto di esaminare la possibilità di adozione di tale procedimento: ma il suggerimento, nemmeno a dirlo, non fu accolto.
Ancora peggio per quanto riguarda la prescrizione n. 70 secondo punto, nella parte relativa alla eliminazione del fenomeno di “slopping” tramite interventi di natura gestionale. Lo scorso 15 novembre l’Ilva dichiarava di aver ultimato l’intervento di implementazione su tutti i convertitori del nuovo sistema ISDS, come evoluzione del sistema RAMS finalizzato alla prevenzione dei fenomeni di “slopping”. ISPRA ed ARPA però, segnalano come permanga ancora inevasa la richiesta del protocollo operativo del nuovo sistema RAMS (come peraltro già evidenziato dalla diffida del 14 giugno scorso).  Dal febbraio al dicembre 2012 si verificarono ben 240 fenomeni di “slopping” nelle due acciaierie.
Dal verbale dell’ultima ispezione, si apprende che sono stati analizzati alcuni episodi anomali nel periodo che va dal 1 settembre all’11 novembre 2013: gran parte degli episodi di emissioni anomale dal tetto delle acciaierie (oltre l’80%), hanno avuto luogo tra le ore 20 e le ore 6 del mattino. Di 21 eventi di emissione straordinaria dal tetto dell’acciaieria annotati sul registro elettronico, ben 17 hanno avuto luogo in quell’intervallo di tempo: in pratica quando, venuta meno la luce del giorno, è pressoché impossibile osservarli ad occhio nudo. A tal proposito è stata richiesta all’Ilva una relazione di approfondimento soprattutto sulle cause tecniche ed ambientali che hanno provocato tali eventi, corredata da una quantificazione degli effetti ambientali.
Infine, la prescrizione n. 85. Che prevedeva, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, “una rete di monitoraggio in continuo della qualità dell’aria attraverso l’adozione di 6 centraline di monitoraggio da ubicare in prossimità del perimetro dello stabilimento; la stessa rete, da integrare con la rete regionale secondo le modalità che saranno indicate da ARPA Puglia, sarà implementata da un sistema di monitoraggio d’area ottico spettrale “fence line open-path”, costituito da 5 postazioni DOAS complete e 3 sistemi LIDAR completi”. Lo scorso settembre, ARPA aveva verificato che erano terminate le installazioni delle strumentazioni nelle centraline di stabilimento per il monitoraggio della qualità dell’aria e che i relativi dati vengono trasmessi all’Agenzia per la successiva validazione.
Il problema, come segnalato nei mesi scorsi anche da un’associazione ambientalista locale, riguarda la centralina installata nell’area cokeria. Prima stranezza, il fatto che la recinzione metallica di delimitazione dell’area asservita alla cabina, dove sono ubicati i deposi metri per la caratterizzazione delle polveri, è risultata con cancello aperto e senza lucchetto. Inoltre, viene segnalato il fatto che l’Ilva, del tutto autonomamente, abbia provveduto ad installare un sistema permanente di bagnatura del tratto stradale prospiciente la cabina, cosa che nelle altre aree dove sono installate le altre centraline non avviene. In questo modo, è impossibile stabilire il contributo dell’inquinamento proveniente dall’esercizio degli impianti rispetto a quello dovuto al traffico di veicoli che esercitano in quell’area. La stessa ARPA ha evidenziato all’ISPRA che “il sistema di irrigazione rende l’area della cokeria immediatamente adiacente alla centralina differente rispetto alla situazione ambientale del resto dell’impianto, producendo così una eliminazione del contributo di “fondo” locale ai dati misurati, e quindi rendendo poco significativa la correlabilità dei dati della centralina rispetto alla situazione dell’impianto”.
Quello che sconcerta, al di là del fatto che tali eventi continuano a contribuire all’inquinamento, è il fatto che anche gli enti preposti come ISPRA ed ARPA sono in attesa di capire quale amministrazione debba accertare lo stato di qualità dell’aria e se i termini del rispetto della stessa debbano essere intesi come scadenze temporali o più in generale come prescrizioni. Così come si attende di comprendere quale sarà la nuova procedura di accertamento, contestazione e notifica delle sanzioni. Insomma, si brancola nel buio. Come se si fosse in una zona franca dove nessuno sa esattamente cosa fare. Auguri.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 18.01.2014)