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giovedì 19 dicembre 2013

Giovani di belle speranze

Un'altra Taranto è ancora possibile

Informazione imboccata, attaccamento identitario al territorio, fitorimediazione confrontando zona Ilva e Fiume Tara, il il caso del rione bonificato di Stoccolma, in Svezia. Punti toccati nell'incontro di Peacelink, organizzato ieri pomeriggio in Università, in via Duomo ed intitolato: “Taranto, dal disastro ambientale, alle eco-alternative”. Ancora una volta, la voglia di capire la Taranto industriale guardando ad un'alternativa diversa nel futuro emerge nelle scelte dei neolaureati, e non sempre di Taranto: l'analisi del passato, scandagliando la sociologia dei consumi, con la tesi “Le morti che non contano. L'Ilva e Taranto”, di Francesco Scialpi; l'analisi degli stati d'animo tra recente passato ed un periodo molto vicino all'attualità, con la tesi di Psicologia, di Deborah De Iure, “Integrazione di metodi nella ricerca psicosociale: il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità”; la ricerca, grazie alla fitorimediazione nella tesi di di Adriano Fonzino, sull'Ecologia, “Bioaccumulazione di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in isopodi detritivori da terreni contaminati, ruolo dell'azione di fitorimediazione di Phragmites australis"; finale con il resoconto della spedizione di Daniele Marescotti, in rappresentanza del Cetri Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) a Stoccolma, in collaborazione con Peacelink, nel rione periferico industriale bonificato di “Hammarby Sjostad”. Moderava il dibattito, in diretta streaming sul web, la responsabile del nodo di Taranto di Peacelink, Fulvia Gravame, la quale ha esordito negando il miglioramento della qualità dell'aria tarantina, alle prese con quasi quotidiani slopping, assolutamente fuori legge e non consentiti nell'Aia, Autorizzazione integrata ambientale. Francesco Scialpi è riuscito a raccontare con linguaggio tecnico il menefreghismo di parte del territorio, complice della mancanza di reazione in questi anni, avvalendosi di contributi video già noti sulle intercettazioni di “Ambiente Svenduto” e citando l'inchiesta in corso della Magistratura, con le sue perizie o la scelta a suo avviso discutibile della campagna regionale “Questa è Taranto”: «Cos'è l'attualità? Quando un episodio crea scalpore, alcune notizie vengono accantonate e riprese quando fa comodo». Ed ancora: «Mi viene in mente la psicosi collettiva quando si è parlato dei 40.000 posti di lavoro a rischio, mentre Ilva conta 12859 diretti e 3000 nell'indotto. E 21711 sono i dipendenti del gruppo Riva nel mondo. Ho trovato discrasie tra due libri sullo stesso tema. Uno parla di 20.000 alberi abbattuti per la costruzione dell'acciaieria, l'altro di 40.000. A Taranto, si sono creati degli ossimori per vendere i giornali. Salute contro lavoro. Come è possibile metterli in contrasto?». Deborah De Iure, di Bari, a Padova ha discusso la sua tesi dopo aver trovato divisioni sul caso Ilva, rimarcando più volte l'alto attaccamento al luogo emerso, specialmente quando faceva domande al campione intervistato evidenziando la minaccia dell'Ilva: «Ho studiato le metafore in riferimento all'Ilva - spiegava - l'azienda è vista come un mostro. Sono presenti i termini di battaglia, guerra, sfruttamento e colonizzazione». Verrebbe fuori il sottodimensionamento del rischio in chi è favorevole all'Ilva. L'ultimo neo dottore, Adriano Fonzino, ha illustrato il suo esperimento di fitorimediazione, confrontando una zona con inquinanti pesanti come gli Ipa, vicino ad una portineria Ilva, e la zona del fiume Tara con le piante fitorimedianti autoctone. Concludendo sull'efficacia di queste tecniche naturali e ipotizzando diversi usi, come avviene nella fitodepurazione delle acque reflue degli agriturismi, senza dover rimuovere il terreno inquinato e smaltirlo in discariche di rifiuti speciali.

Francesca Rana, Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto, 17 dicembre 2013


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giovedì 12 dicembre 2013

Impariamo dagli altri!

Lunedì 16 dicembre 2013 presso la sede dell'Università degli Studi di Bari a Taranto, via Duomo, ex-caserma Rossarol, si svolgerà il convegno:

 “Taranto, dal disastro ambientale alle ecoalternative”

che ha lo scopo di dare continuità a quanto realizzato, sempre presso questa sede, il 2 luglio scorso. Nella suddetta occasione era stato rivolto l’invito a tutti gli studenti universitari a realizzare tesi su Taranto e sulla riconversione economica, in una prospettiva di sostenibilità ambientale. Furono inoltre presentati due esempi di bonifica e riconversione: la Ruhr (Germania) e Hammarby Sjostad (quartiere all’avanguardia di Stoccolma, Svezia).
In seguito alla visita al quartiere Hammarby Sjostad di Stoccolma si intende descrivere quanto appreso in seguito alla visita stessa. La visita al quartiere “green” della capitale svedese era stata appoggiata dall’ex Direttore, prof. Antonio Uricchio con un’apposita lettera di presentazione alle autorità cittadine e agli enti di ricerca, condividendone le finalità di studio.
Nell’ambito dell’incontro del 16 dicembre si intendono inoltre presentare altre tesi di laurea di studenti tarantini su problemi e soluzioni ecosostenibili.
Francesco Scialpi parteciperà con la sua tesi in Sociologia dei Consumi dal titolo "Le morti che non contano. L'Ilva a Taranto".
Deborah De Iure descriverà invece i risvolti psicologici con: "Integrazione di metodi nella ricerca psicosociale: il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità".
Adriano Fonzino porterà la sua tesi triennale in Ecologia dal titolo: "Bioaccumulazione di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in isopodi detritivori da terreni contaminati: ruolo dell'azione di fitorimediazione di Phragmites australis."
Per concludere Daniele Marescotti illustrerà con immagini e video la propria visita a Stoccolma e al quartiere riconvertito di Hammarby Sjostad e presenterà la relazione “Bonifica e riqualificazione di un quartiere inquinato: il caso di Hammarby Sjostad”.

martedì 12 novembre 2013

Una tesi importante

Integrazione di metodi nella ricerca psico sociale. Il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità
Tesi di Laurea in Pscicologia Sociale, del Lavoro e della Comunicazione

L’analisi e la comprensione dell’essere umano e del suo stare al mondo é indubbiamente un ambito estremamente complesso e multisfaccettato. Gli studiosi che se ne sono occupati hanno da sempre utilizzato un ampio ventaglio di tecniche e metodi di indagine. Eppure, sin dagli albori dell’istituzione della psiclogia come disciplina ʺscientificaʺ, nel diciannovesimo secolo, il paradigma quantitativo é stato considerato l’unico legittimato ad indagare le dinamiche legate all’uomo ed alla sua psiche. Il metodo sperimentale sembra essere stato eletto, come Danziger sottolinea in analogia all’imperativo categorico kantiano, l’ʺimperativo metodologicoʺ della psicologia (Danziger, 1985), nel tentativo di affermarsi come scienza a tutti gli effetti. Tuttavia, a partire dal 1960, alcuni psicologi e scienziati sociali hanno iniziato a manifestare un’insoddisfazione e disillusione per i risultati ottenuti utilizzando le metodologie tradizionali. Si é iniziato a pensare ad una maniera differente ed alternativa di condurre la ricerca psicologica, optando per un metodo più naturalistico, olistico e legato al contesto, capace di cogliere in maniera più efficace la ricchezza dell’essere umano e del suo mondo nella propria interezza. I metodi quantitativi hanno preso ad essere considerati spesso poco adatti a riferirsi alla vita reale, troppo complessa ed intricata per poter essere scomposta analiticamente. Le informazioni raccolte con tali metodi sono sate considerate troppo di frequente incomplete, frammentate, parzialmente qualitative e mutevoli (Todd, Nerlich, McKeown & Clark, 2004). Da allora sono andate affermandosi nuove metodologie di tipo qualitativo, centrate sulla comprensione dell’uomo immerso in un contesto, dal cui studio non si può prescindere, e dei significati ad esso attribuiti.
Tuttavia, sebbene dagli anni Sessanta ad oggi i metodi qualitativi si siano affermati in misura sempre crescente, il paradigma tutt’ora dominante e più diffuso nella pratica di ricerca resta quello di tipo quantitativo. Inoltre, la visione prevalente vede i due tipi di paradigmi in contrasto tra loro, irrimediabilmente contrapposti, inconciliabili e mutuamente esclusivi.
La tesi sostenuta nel presente lavoro é che, pur essendo ben consapevoli della sostanziale diversità dei fondamenti epistemologici alla base di ciascuna metodologia, la contrapposizione tra metodi sia molto meno netta e fondamentale di quanto possa apparire. A volte le informazioni di cui disponiamo sono qualitative, altre volte quantitative, ma la maggiorparte delle volte sono un intreccio di entrambe. Il fine di questa ricerca é avvalorare la vantaggiosità dell’uso congiunto ed integrato di metodologie di diversa natura, nello specifico di tipo qualitativo e quantitativo, al fine di annullare in maniera complementare i limiti di ciascun tipo di metodo e di combinarne i pregi.
Tale integrazione sarà esaminata in riferimento ad un caso di ricerca specifico: la presenza nella città di Taranto dello stabilimento siderurgico Ilva. Il ʺcaso Ilvaʺ ha recentemente destato numerose polemiche e perplessità, a causa del discusso impatto inquinante dello stabilimento, da un lato, e della perdita occupazionale che la sua eventuale chiusura comporterebbe, dall’altro. Cosa significhi per gli abitanti di Taranto convivere con una realtà di questo genere é un tema complicato e controverso: i costrutti di rappresentazioni sociali, identità di luogo ed attaccamento di luogo, e l’influenza che la presenza dell’Ilva può avere su di essi, saranno indagati mediante l’uso di interviste individuali, focus group e survey, in maniera integrata, per una visione più ampia di una situazione che di per sé appare molto nebulosa e di cui poco si conosce davvero.

Allegati (PeaceLink Common Library)