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domenica 20 dicembre 2015

Mai sola..

L’Eni si riaccende…

Foto e post su Facebook di Alessio Leone. Noi ci siamo permessi di prelevare la segnalazione dal social e ve la proponiamo, così per ricordare a tutti, semmai ce ne fosse bisogno, che l’impatto inquinante sulla città da parte delle grandi industrie c’è. A prescindere dai dati e dalle polemiche.
“ENI di Taranto, foto delle ore 18.40 del 20.12.2015. Fiaccole d’emergenza accese per oltre tre quarti d’ora all’ENI di Taranto. La cugina silenziosa dell’ILVA, parente subdola del rottame assassino che produce acciaio, morte, malattie, povertà e disperazione, anch’essa protetta a suon di decreti e provvedimenti legislativi ad hoc, non perde mai occasione di mostrarci i propri orrori. La S.S. 106 è pervasa, intrisa di aria irrespirabile, frutto dell’immissione in atmosfera di derivati di raffinazione bruciati in emergenza, probabilmente per la solita, annosa motivazione, ossia in classico, generico black-out, da dare in pasto alle autorità che, puntualmente, devono prenderlo per buono. Ammesso che sua Maestà ENI ritenga opportuno dare giustificazioni di un evento anomalo ad autorità locali i cui poteri sono stati schiacciati dai lasciapassare vari che lo Stato ha gentilmente donato, avocando a se ogni determinazione di politica energetica nazionale.
ENI, come ILVA è “strategica”; ciò basta a giustificare tutto e ad accogliere con o senza sdegno, gioia, convinzione, informazione anche il prossimo scempio che stanno per ultimare nella nostra terra, e mi riferisco, ovviamente, a TEMPA ROSSA!!!” (CdT)

domenica 13 dicembre 2015

Una boccata d'aria?

Taranto-Ilva: finestre chiuse

Un ordine delle autorità Sanitarie Locali di Taranto, suggerisce la chiusura delle finestre dopo le 08:00 sino alle ore 12:00 e dopo le ore 18:00. Il “consiglio” dell’ASL è anche di evitare attività fisica all’aperto perché ci sono sforamenti di idrocarburi policlici aromatici (IPA). La relazione di tale situazione è stata inviata al Sindaco di Taranto perchè prenda provvedimenti.

Il rapporto ASL parla di programmare le attività  sportive all’aperto nelle ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori, di cambiare l’aria quando la concentrazione dei Pm10 è tra 26 e 50 microgrammo a metro cubo. I dati delle ultime rilevazioni ARPA relative al 06/12/2015, dicono che la concentrazione ha probabilmente ha superato i 26 microgrammi sui Tamburi, a Taranto, ma anche a San Vito, Talsano e Statte,  zone distanti da ILVA.

Questa concentrazione preoccupante era tale anche il 5 dicembre, dunque, nei giorni in cui l’ASL ha fatto tale raccomandazione. Le istituzioni locali preposte alla salvaguardia della salute pubblica, dovrebbero tener conto del rischio della popolazione mettendo in atto misure cautelative relative alla qualità dell’aria nei momenti critici che si riferiscono ai picchi di Pm10 e IPA nei giorni di vento proveniente da Nord-Ovest tristemente,noti come Wid days.

Ma quali provvedimenti sono stati presi? La popolazione è a conoscenza realmente di tutto questo? quanti tarantini sono sui social network, unico mezzo di un tam tam mediatico che, per alcuni è puro allarmismo , e per altri è fonte di notizie? Che succede se le finestre sono aperte durante quelle ore? Che succede se una partita di calcio si disputa su un campetto all’aperto alle ore 18:30, e se prima delle 12:00 sul Lungomare vedremo correre qualcuno dovremo avvisarlo di tornare a casa o quantomeno di fermarsi…?

Qual è realmente il rischio e perchè nonostante anche i media nazionali ne stiano parlando, a Taranto si tace e nel silenzio solo i “pazzi ambientalisti ” sono in ansia?
Nei giorni in cui si chiede ai tarantini di chiudere le finestre il Governo approva il nono decreto salva-ILVA, l’ennesima proroga per l’applicazione delle misure ambientali. A Taranto è sospeso il diritto alla salute e  il futuro proprietario di un’ILVA in svendita potrà riscrivere un piano ambientale privilegiando il guadagno  a danno di chi ha già pagato un caro prezzo.

Chi ci governa prenda decisioni sagge perchè chiudere le finestre è un’azione priva di senso dal momento che ovunque persiste un inquinamento rischioso. Riaprirle dando un futuro diverso a questa città è la sfida a cui è chiamata la città, soprattutto nei giorni in cui è chiamata a scegliere chi deve governarla, con i fatti, quelli che hanno poche parole e che mirano alla sostanza, e la sostanza adesso è tutelare la vita di questo popolo che non si può chiudere dietro le finestre, mai. (art21)

domenica 18 ottobre 2015

ENI la fa sempre più grossa (la puzzetta)

Eni, ancora lei – Arpa Puglia punta l’indice contro la Raffineria per il cattivo odore del 7 ottobre

Ci risiamo. Ancora una volta la raffineria Eni si rende protagonista di un evento odorigeno non di poco conto verificatosi lo scorso 7 ottobre alle ore 21.45. “In corrispondenza del superamento della soglia impostata per l’attivazione del campionamento odorigeno da parte del sistema Odortel – si legge in una nota – è stato determinato un valore di concentrazione di odore particolarmente significativo presso il sito dell’Ospedale S.S. Annunziata, pari a 102 ouE/m3.  Tale valore di concentrazione è, in assoluto, il più elevato misurato nel sito indicato e, in ordine di rilevanza, il secondo mai determinato nei 22 mesi di sperimentazione del progetto. In base ai nostri primi accertamenti sul fenomeno rilevato, la causa dell’evento è legata alle emissioni odorigene da parte della raffineria ENI di Taranto”. Insomma, si rinnova un copione ben consolidato: nulla di nuovo sotto il cielo di Taranto. (A. Congedo)

lunedì 28 settembre 2015

Quisquilie...

Incendio Ilva dell'8 settembre: l'azienda non dichiara sostanze emesse e quantità

Quello che si può vedere in questa fotografia è lo scenario presentato dall'Ilva di Taranto, martedì 8 settembte 2015 intorno alle ore 12. Fumo nero alto in cielo e visibile da diversi punti della città. Cosa è successo nello stabilimento?
L'azienda ha inviato una comunicazione agli enti preposti con un documento firmato dal direttore di stabilimento Ruggero Cola (documento in allegato). Quel che non convince, nell'allegato a questo documento, è la mancanza di specifica delle sostanze emesse e la loro quantità, elementi non del tutto trascurabili viste le proporzioni dell'evento in fotografia e i dati richiesti dal Piano di Emergenza Esterno in questi eventi incidentali.
Il documento recita così:
"Si invia in allegato la comunicazione trasmessa nella forma e ai destinatari previsti dal Piano di Emergenza Esterno edizione 2013 per lo spabilimento Ilva SPA di Taranto relativa all'evento incidentale accaduto c/o l'impianto treno nastri n. 2 alle ore 12:00 del giorno 8/9/2015. Restiamo aVs disposizione per quanto eventualmente necessario e cogliamo l'occasione per porgerVi i ns distinti saluti".

Nell'allegato "Comunicazione del Gestore - FASE DI ATTENZIONE" viene comunicato che:
- il tipo di evento è un uncendio
- l'evento seppur privo di qualsiasi ripercussione all'esterno dell'attività produttiva per il suo livello di gravità, può o potrebbe essere avvertito dalla popolazione
- l'evento è comunque sotto controllo e non vi sono motivi di allarme
Il documento a questo punto prevede uno spazio per le condizioni meteo, vento e velocità, ma questo spazio viene lasciato vuoto.
Nello spazio "sostanze coinvolte nell'evento" l'azienda riporta: flessibili e materiale di imballo con conseguenti fumi di combustione (questi sarebbero i materiali coinvolti nella combustione, ma le sostanze quali sono?).
Mentre nello spazio "quantità presunta" l'azienda riporta "trascurabile"
e si conclude con una "breve descrizione dell'evento":
"la presenza di un cumulo di materiale contenente del flessibili e del materiali di imballo, derivante dalla pulizia del forno di riscaldo n. 3, spento per manutenzione, è stato investito da scaglia incandescente proveniente dalla via a rulli dello sfornamento. Questo ha provocato un piccolo incendio con conseguente emissione di fumo nero. Dopo l'intervrnto degli addetti all'emergenza di reparto e successivamente dei VVF di stabilimento,  la situazione è tornata alla normalità. L'evento ha causato la fermata della linea produttiva per circa 1h 30', senza danni alle macchine e senza conseguenze per la salute e per la sicurezza del personale di reparto".
L'allegato è firmato dal capoturno.

In virtù di questa comunicazione corredata con l'allegato, questi firmati da due persone, dal direttore di stabilimento e dal capoturno, vorremmo fare alcune semplici osservazioni, direttamente indirizzate ai firmatari del documento.
Sulla base di quale informazione acquisita si afferma che l'evento ha causato la femata della linea produttiva "senza conseguenze per la salute e per la sicurezza del personale di reparto"?
Se nel documento inviato agli enti preposti, per le comunicazioni relative al Piano di Emergenza Esterno, non vengono riportate le sostanze sprigionate dalla combustione del materiale indicato, che inoltre è "derivante dalla pulizia del forno di riscaldo", si omette di riportare le quantità, anzi peggio, si scrive "trascurabile", non si conoscono le condizioni meteo (a questo punto dato trascurabile in virtù delle precedenti lacune) con quale coraggio, con quale livello di responsabilità e con quale competenza si conclude dicendo che non ci sono state conseguenze per la salute e per la sicurezza del personale di reparto? Sulla base di cosa si afferma ciò?
Quale fiducia possono riporre le istituzioni e i cittadini di Taranto in una azienda che deve dimostrare di rispettare una AIA ma contemporaneamente non sa quantificare e definire le sostanze interessate in un incendio sulle sue linee produttive?
Le nostre osservazioni e la documentazione acquisita, trasmessa a noi da Arpa Puglia dopo averla richiesta, saranno aggiunte al dossier già depositato di recente presso la Procura della Repubblica di Taranto. (Peacelink)

documento in allegato (in questa pubblicazione alcune informazioni, rispetto al documento originale, sono state celate per motivi di privacy)

Allegati

martedì 25 agosto 2015

Un acido al giorno

Afo1, non era vapore innocuo ma vapore con acido solfidrico: "letale se inalato"

Oggi inviamo ad Arpa e al Presidente della Regione Michele Emiliano una seconda relazione tecnica che stima in 290 chilogrammi le emissioni di H2S (acido solfidrico) fuoriuscite dall'Altoforno 1 dell'ILVA fra le ore 14.30 del 12 agosto e le ore 9.30 del 13 agosto 2015.
In queste 19 ore di malfunzionamento del nuovo sistema di granulazione della loppa si è liberato non semplice "vapore" ma "vapore acido" contenente acido solfidrico classificato con la frase di rischio H330 ("letale se inalato").
Arpa, dopo l'ispezione del 14 e 15 agosto, nella sua relazione al Presidente della Regione Michele Emiliano non ha menzionato l'emissione di acido solfidrico fornendo ai giornalisti l'idea che Ilva emetta vapori innocui.

Tali vapori trascinano invece particolato e sono caratterizzati da un ph fortemente acido.
L'acido solfidrico non a caso è contraddistinto dal simbolo di rischio chimico del teschio.

PeaceLink auspica che Arpa svolga il suo ruolo d'ora in poi in collaborazione con i cittadini, le associazioni e le ecosentinelle.
Questa è la relazione tecnica di PeaceLink al direttore generale dell'Arpa Giorgio Assennato e al Presidente della regione Michele Emiliano:
http://tinyurl.com/pf7nxay
Per PeaceLink Antonia Battaglia Luciano Manna  Alessandro Marescotti

giovedì 20 agosto 2015

Re Giorgio, il rassicuratore!

Ma siamo sicuri che i tecnici dell'ARPA siano andati nel posto giusto? 

Arpa Puglia: Ilva non inquina. Qualità dell'aria con valori nella norma

A Taranto "non solo i valori sulla qualità dell’aria sono nella norma, ma sono intrinsecamente molto bassi perchè la principale sorgente di emissioni (le cokerie, ndr), purtroppo per la produzione e per fortuna per i cittadini, è spenta. Quindi, per questo, il benzo(a)pirene è bassissimo e la situazione è accettabile". Lo ha detto Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente, ribadendo i dati forniti nella relazione tecnica inviata al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dopo l’evento emissivo del 13 agosto relativo all’altoforno 1 dell’Ilva di Taranto, segnalato dagli ambientalisti.
Assennato, in un incontro con la stampa tenuto nella sede barese dell’Arpa in videoconferenza con le sedi di Taranto e Brindisi, ha spiegato che "nella relazione abbiamo evidenziato che l’avvio del nuovo impianto di granulazione e condensazione vapori dell’Altoforno 1 è stato interrotto dalle 14.30 del 12 agosto alle 9.30 del 13 per un problema tecnico e questo ha prodotto vapori".
"Quello che però succederà quando si riattiveranno tutte le batterie di cokerie – ha detto il direttore – non possiamo dirlo. Ci auguriamo che la situazione sia tanto avanzata dal punto di vista tecnologico da determinare un rimbalzo molto modesto, altrimenti denunceremo come abbiamo fatto con la nostra valutazione del danno sanitario, in cui abbiamo chiarito che pur realizzando tutte le prescrizioni dell’Aia, con quella capacità produttiva di 8 milioni di tonnellate di acciaio, il rischio sanitario sarebbe comunque inaccettabile e sarebbe necessario fare ulteriori interventi di tipo tecnologico e di tipo gestionale per riportare il livello entro limiti accettabili".

LE POLEMICHE CON PEACELINK - Le dichiarazioni di Assennato seguono quelle rilasciate nei giorni scorsi dal presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, che ha denunciato emissioni anomale dall’Ilva.
"Quelle dichiarazioni – ha detto Assennato – hanno scosso la pace estiva e hanno ragionevolmente innescato delle contro reazioni che hanno poi portato a questa sequenza di eventi e di interventi. Ma noi non ci facciamo scuotere perchè il nostro compito come organo tecnico-scientifico è quello di tutelare e monitorare il territorio, informare i cittadini e aprirci a contraddittori quando richiesti".
"Non mi sento sotto attacco - ha continuato il numero uno di Arpa Puglia – sono il direttore di una organizzazione complessa con 380 dirigenti e funzionari nella quale ciascuno fa la propria attività professionale con elevato livello di qualità, sempre pronti al confronto. Dispiace viceversa che qualcuno ci neghi questa possibilità di confronto, bypassandoci e rivolgendosi direttamente al potere politico, questo è controproducente per gli interessi degli ambientalisti". (GdM)

martedì 18 agosto 2015

Le nuvole come le macchie degli psicologi?

Emissioni anomale ILVA. L'ARPA Puglia ha fatto una relazione sulle immagini sbagliate

Le osservazioni di Peacelink sulle emissioni anomale
 
ARPA smentisce gli ambientalisti?
No. Semplicemente l'ARPA ha visto le immagini sbagliate, avrebbe dovuto vedere queste:
https://www.facebook.com/DAmatoRosa/videos/876543715767971/?pnref=story
Se avesse visto queste immagini, ARPA non avrebbe parlato di "vapore".
Nella sua relazione al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ARPA Puglia parla infatti di "foto di nubi di vapore" con "colorazione rosata" che sarebbe "verosimilmente dovuta all'ora" (le 6.50 del mattino del 13 agosto).
Nel filmato di cui forniamo il link si vedono invece inquivocabili nubi dense di color grigio che nessun tecnico scambierebbe con vapore.
E' questo filmato di 1 minuto e 49 secondi del 13 agosto, apparso sul profilo facebook dell'europarlamentareb Rosa D'Amato, che ha suscitato scalpore, tanto da totalizzare oltre 4200 visualizzazioni.

E' un filmato girato all'interno della fabbrica in cui emerge un quadro inaccettabile di emissioni diffuse e fuggitive, specie mentre entra in funzione il tanto declamato Altoforno 1 rifatto e "messo a norma".
Non è la prima volta che ILVA annuncia il rifacimento di impianti che all'inaugurazione risultano malfuzionanti. E' già accaduto nel gennaio 2010 con l'avvio dell'acciaieria 2. Era stata rifatta ma dalle immagini video girate da una ecosentinella risultava mal funzionante (le immagini dei fumi anomali di allora sono su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/31005.html). Anche in quella occasione fummo criticati, ma alla fine ILVA riconobbe che c'era un malfunzionamento tecnico perché l'evidenza delle immagini delle ecosentinelle ci dava ragione.
PeaceLink in giornata invierà al Presidente Michele Emiliano una relazione di risposta alla relazione ARPA, che tuttavia per la verità ammette una "strumentazione non ancora calibrata per il monitoraggio".
Il sistema di monitoraggio dell'ILVA è infatti ancora carente e per alcuni versi non rappresentativo della realtà che si vuole controllare, tanto che in diverse giornate le rilevazioni degli inquinanti cancerogeni IPA interne all'ILVA risultano paradossalmente inferiori rispetto alle rilavazioni nel quartiere Tamburi: praticamente gli operai della cokeria potrebbero consegnare con gesto caritatevole agli abitanti dei Tamburi le loro mascherine anti-inquinamento. E' incredibile ma è così. ILVA per alcuni versi risulterebbe addirittura più sicura del quartiere Tamburi. Come emerge dai dati di monitoraggio degli IPA pubblicati sul sito dell'ARPA, nell'ILVA vi sarebbe meno inquinamento cancerogeno che nel quartiere Tamburi. Ma ARPA crede veramente a questi dati? Noi abbiamo da tempo sollevato il problema del sistema di monitoraggio ILVA, che non ci soddisfa. Le famose centraline anti-inquinamento che ILVA non voleva al suo interno (è emerso nelle intercettazioni) ora sono state piazzate e paradossalmente esse forniscono dati talmente rassicuranti che in alcuni giorni si riscontrano valori di IPA paragonabili a quelli riscontrati nel Parco Nazionale del Pollino o nella Valle d'Itria. Noi non crediamo che i lavoratori ILVA stiano vivendo in un villaggio Valtur. E vorremmo un confronto perché si avvii un vero monitoraggio dei punti critici.
Ma al di là degli aspetti tecnici specifici contingenti, l'ARPA, forte dei tranquillizzanti dati tecnici che dice di poseedere, dovrebbe dichiarare se l'area a caldo dell'ILVA è ancora pericolosa per la vita e la salute dei tarantini o se può essere dissequestrata. Se non lo dice, tutto il resto è un virtuosismo tecnico che non rassicura i cittadini e neppure noi.
Alessandro Marescotti , Presidente di PeaceLink

giovedì 13 agosto 2015

L'Ilva da i numeri: paradossi e risate "old Ilva style"!

Ripartenza Afo 1, benefici ambientali ed energetici  a seguito degli interventi Aia. 

Con la ripresa delle attività dell’ Altoforno 1, tornato in marcia da qualche giorno, ILVA stima i benefici che si otterranno sia dal punto di vista dell’impatto ambientale che da quello energetico a seguito degli interventi effettuati sull’impianto stesso. In merito alle direttive dettate dall’AIA, i lavori di condensazione vapori loppa, di depolverazione campo di colata e di depolverazione Stock House hanno rappresentato gli impegni migliorativi sul versante ambientale e verso una sostanziale ottimizzazione dei consumi energetici, invece, sono incentrate le attività effettuate sul sistema di recupero gas e sul rifacimento Cowper . Nel dettaglio, i lavori sulla condensazione vapori loppa permetteranno di ridurre le emissioni diffuse di acido solfidrico (H2S) da 67g H2S/tghisa a 1g H2S/tghisa. Ipotizzando una produzione giornaliera di ghisa pari a 5500 t/giorno, la stima del beneficio ambientale in termini di riduzione di emissioni della sostanza chimica, come riportato nella tabella seguente, diverrà considerevole.


Gli interventi sulla depolverazione campo di colata permetteranno, inoltre, di aumentare il rendimento dei sistemi di captazione a monte del sistema di filtrazione tale da ridurre le emissioni diffuse e convogliate, come rimarcato in tabella:


Un altro intervento realizzato in Altoforno 1 è rappresentato dal nuovo sistema di depolverazione Stock House. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni a carattere diffuso tramite il miglioramento della captazione della parte alta dei sili di caricamento delle Stock House. Come si evince dalla tabella di seguito, è stimato il rispetto del valore limite di emissione convogliata di 10 mg/Nm3, previsto nel riesame AIA, in sostituzione del limite di 40 mg/Nm3.


Per ciò che concerne gli interventi favorevoli all’ottimizzazione energetica, la ristrutturazione del sistema di recupero gas di altoforno permetterà il riciclo di una maggiore quantità di gas AFO disponibile alle centrali termoelettriche. Si eviterà, così, l’utilizzo di azoto necessario per la depressurizzazione. Il rifacimento del Cowper 14 consentirà, invece, un miglioramento dell’efficienza termica degli stessi Cowper con conseguente innalzamento della temperatura del fluido necessario alla marcia dell’altoforno con conseguente riduzione del fabbisogno energetico dell’altoforno (agenti riducenti). (Ilva)

lunedì 1 giugno 2015

Parfum de Tarent!

Forte odore di gas nei quartieri di Taranto. Decine di segnalazioni

Un forte odore di gas da questa mattina si avverte in diversi quartieri della città di Taranto. Decine le segnalazioni ai vigili del fuoco e al locale distaccamento dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) tramite il sistema Odortel, che consente di comunicare in tempo reale il disturbo percepito contattando il centralino telefonico.
Il problema, come accaduto in numerose altre occasioni, sarebbe da addebitare all’H2S (idrogeno solforato), ma bisognerà attendere l’acquisizione dei dati al minuto registrati dalle centraline all’interno del perimetro della Raffineria Eni per comprendere l’origine e la natura delle emissioni. Alcuni cittadini hanno lamentato anche irritazioni agli occhi e bruciori alla gola. (GdM)

lunedì 13 ottobre 2014

La puzza non da solo fastidio al naso!

le emissioni di una torcia della raffineria eni
Emissioni di una torcia della raffineria eni -Autore: Redazione Peacelink

Raffineria Eni di Taranto, una "bolla" di inquinanti

Pubblichiamo i dati degli inquinanti relativi agli anni 2013 e 2014
La situazione dei macro inquinanti della raffineria ENI di Taranto é stata resa nota con un articolo di Peacelink del Luglio 2014. La raffineria, situata a Taranto dal 1967, gestita dalla Shell dal 1975 e in seguito passata sotto il controllo del gruppo  Eni nel 2002, é caratterizzata da un ciclo produttivo che permette il trattamento del greggio separandolo in diverse frazioni: Gas, Gpl, Naphta, Kerosene, Gasoli e Residui. Lo stoccaggio dei prodotti finiti avviene in 133 serbatoi con una capacità complessiva di circa 3 milioni di m3. Nello stesso perimetro aziendale opera una centrale termoelettrica di proprietà del gruppo Enipower, che fornisce energia agli impianti della raffineria.

La questione dei report mai pubblicati
E’ particolarmente difficile reperire la documentazione dell’ENI relativa alla quantità di inquinanti immessi nell'aria e nell'acqua. I reports più recenti, che avrebbero dovuto essere trasmessi secondo le scadenze dettate dall'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), sono, infatti, irreperibili.
Consultando l'area preposta sul sito internet del Ministero dell’Ambiente, il documento più recente è  la "Trasmissione rapporto annuale 2014 », relativo all'esercizio del 2013 degli impianti. Tuttavia, la documentazione allegata, fondamentale perchè gli allegati contengono i report, é mancante.  Il capitolo 8 dell’AIA Eni, sul « Reporting », cita:
"Entro il 30 aprile di ogni anno, il gestore è tenuto alla trasmissione, all'Autorità competente (Ministero dell'Ambiente), all'Ente di controllo (ISPRA), alla Regione, alla Provincia, al Comune interessato e all'Arpa territorialmente competente, un rapporto annuale che descrive l'esercizio dell'impianto dell'anno precedente. Tutti i rapporti dovranno essere trasmessi su supporto informatico. Il formato dei rapporti deve essere compatibile con lo standard "Open Office Word Processor" per le parti testo e Open Office - fogli di calcolo per i fogli di calcolo e diagrammi riassuntivi. Eventuali dati e documenti in solo formato cartaceo dovranno essere acquisiti su supporto informatico per la loro archiviazione".
Allo stato attuale, la documentazione relativa al 2013 avrebbe dovuto esser già disponibile ma di essa non vi é ad oggi traccia e gli ultimi reports risalgono all’anno 2012. Può anche essere accaduto che Eni abbia trasmesso nei tempi dovuti i report all'ente di controllo e che questo non abbia provveduto alla pubblicazione.
Per colmare questa grave mancanza di informazione su dati importanti che riguardano gli inquinanti prodotti dalla raffineria, Peacelink ha fatto esplicita richiesta ad Arpa Puglia, la quale ha fornito alcuni dati relativi al periodo 2013 e  2014.
Al paragrafo 8.1 "Comunicazione Mensile" leggiamo: "E' fatto obbligo di comunicazione mensile, secondo il quale il gestore, al termine di ogni mese, è tenuto alla trasmissione all'ente di controllo ISPRA e all'Arpa territorialmente competente dei valori di concentrazione media mensile relativi alle emissioni in aria per i parametri della bolla". 
Inoltre abbiamo indirizzato la richiesta ad Arpa Puglia anche per quanto riportato in un documento redatto da Eni ed inserito nella relazione annuale del 2013 dove si scrive che:
"Le medie orarie elaborate dal sistema di acquisizione, vengono trasmesse “on-line” ad ARPAP DAP Taranto". Inoltre è interessante sapere, apprendiamo sempre dallo stesso documento, che la raffineria possiede un monitoraggio dei camini in continuo ed un portale intranet che comunica in tempo reale le concentrazioni e i flussi degli inquinanti che vengono elaborati da un software che fornisce i dati espressi come media oraria, media giornaliera e media mensile, ricavati a partire dai dati istantanei rilevati.
Perchè sono disponibili on line solo  i report del 2012 nonostante tutta la tecnologia messa in campo con rilevazioni di inquinanti in tempo reale, monitoraggio in continuo e comunicazioni telematiche?

La misurazione di Bolla
Prima di visualizzare i dati emissivi dei flussi di massa e delle concentrazioni del 2013 e 2014 (dati ancora non presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente), è necessario acquisire un concetto che si definisce la  "Bolla di Raffineria".
Il concetto è questo. L'azienda ha sette camini che emettono inquinanti in atmosfera, l'ente preposto pone un limite emissivo che l'azienda applica ad un valore misurato, ma siccome ci sono sette camini, con un calcolo matematico queste sette emissioni dimentano una sola emissione. Questa unica emissione virtuale si chiama "Bolla" che considera l'emissione della raffineria come un singolo insieme,  pertanto per rapportare i valori emissivi con i limiti preposti dall'AIA verrà preso in considerazione solo il valore della Bolla di Raffineria e non quelli dei singoli camini collegati ad ogni singolo impianto.
Il concetto da digerire è questo:
I valori di Bolla devono essere calcolati come rapporto ponderato tra la sommatoria delle masse inquinanti emesse e la sommatoria dei volumi effluenti gassosi convogliati dell'intera raffineria. I volumi degli effluenti gassosi devono riferirsi al tenore di ossigeno per essi previsto. I suddetti limiti devono riferirsi alle ore di effettivo funzionamento su base mensile.
I valori limite di emissione si considerano rispettati se durante un anno civile:
- nessun valore medio mensile (concentrazione) supera i pertinenti valori limite di emissione
- il 97% di tutte le medie giornaliere non supera il 125% del valore limite per il biossido di zolfo
In grassetto non a caso perchè non si può omettere un'altra osservazione scaturita da quest'ultima frase che definisce un parametro da rispettare e che nelle rispettive AIA delle raffinerie di Milazzo e Gela è ben diverso e recita così:
- il 97% di tutte le medie giornaliere (bolla di raffineria) non supera il 125% dei rispettivi valori limite mensili
Tenuto conto che anche i valori delle concentrazioni della raffineria di Taranto si calcolano in Bolla, ci chiediamo perchè tutte le medie giornaliere a Taranto si rapportano con il solo valore limite del biossido di zolfo mentre nelle raffinerie di Gela e Milazzo  tutte le medie giornaliere si rapportano con i rispettivi valori limiti mensili? Sara perchè il limite del biossido di zolfo è numericamente il più alto rispetto ai limiti degli altri inquinanti e quindi nel calcolo matematico incide in maniera favorevole?
Valori limiti mensili (unità di misura mg/Nm)
SO2 (biossido di zolfo) 800 - CO (monossido di carbonio) 50 - NOX (Ossidi di Azoto) 300 
PTS polveri 40 - COV (composti organici volatili)  20 - H2S (Acido solfidrico) 3
Ma cosa misura la Bolla? Per logica si potrebbe pensare che un'unica misurazione che esprime la Bolla di raffineria sia relativa a due o più camini collegati ad un solo processo produttivo, da impianti simili, o da un unico impianto con più camini. Facciamo un esempio pratico: un impianto qualsiasi ha tre camini e di questi misuriamo la bolla, quindi abbiamo un'unico valore rappresentativo dell'emissione di questo impianto che convoglia i fumi alla stessa portata e con le stesse ore di marcia.
Torniamo ai sette camini della raffineria di Taranto, a quali impianti sono collegati? Che portata hanno? La prima risposta lascia un pò perplessi, ogni camino è collegato ad un impianto produttivo differente, sono i seguenti: E1 Impianto distillazione primaria e platformer, E2 Impianto thermal cracking, E4 Impianto hot oil, E7 Impianto isomerizzazione benzine - TIP, E8 Impianto idroconversione residui - RHU, E9 Impianto 4400 idrogeno, E10 Nuovo Impianto SRU. 
La seconda risposta è conseguente alla prima. Visti i report ufficiali (rapporto annuale 2013 riferito alla marcia impianti 2012) che riportano le portate dei camini troviamo numeri completamente differenti. Esempio concreto: novembre 2012 - camino E8 portata media fumi emessi umidi 86500 Nm3/h e camino E2 portata media fumi emessi umidi 349100 Nm3/h. (le portate hanno gli stessi discostamenti anche sulle misurazioni dei fumi secchi)
Si  deduce che misuriamo una Bolla di Raffineria su sette camini che singolarmente sono collegati a impianti differenti e con portate di fumi notevolmente differenti. Può questo unico dato di Bolla essere rappresentativo delle emissioni di questi impianti? Perchè, invece, non vengono applicati limiti emissivi ai singoli camini considerato che su questi esiste un sistema di monitoraggio in continuo?
Il concetto di emissione di Bolla si concretizza quando nei recenti reports troviamo alcuni valori fuori norma. Accade per esempio che a giugno 2014 si sono verificati alcuni sforamenti della Bolla rispetto al valore della media giornaliera riferita ad alcuni inquinanti.
12.6.14 E1+E2+E4+E7+E8+E9+E10 - CO secco di bolla Rif.O2 [mg/Nm│]
misurato 53.6 - soglia 50
28.6.14 E1+E2+E4+E7+E8+E9+E10 - Polveri secco di bolla Rif.O2 [mg/Nm│]
misurato 47.5 - soglia 40
Ricordate quanto riportato prima? Lo riscriviamo:
I valori limite di emissione si considerano rispettati se durante un anno civile:
- nessun valore medio mensile (concentrazione) supera i pertinenti valori limite di emissione
- il 97% di tutte le medie giornaliere non supera il 125% del valore limite per il biossido di zolfo
E il gioco è fatto. Una formula matematica con parametri scelti non a caso darà un risultato che rimarrà sempre contenuto rispetto ai limiti preposti, ciò nonostante eventuali sforamenti giornalieri.

Parametri emissivi su misura
Procediamo ora alla consultazione dei dati emissivi dei flussi si massa espressi in Bolla.
Quantità di inquinanti emesse dai camini della raffineria Eni di Taranto, (SO2, NO2, Polveri. Espressioni dei flussi di massa in bolla per i camini E1, E2, E4, E7, E8, E9, E10) da gennaio a luglio 2014 
SO2 Biossido di Zolfo - 315.4 tonnellate
NO2 Biossido di Azoto - 230,5 tonnellate
Polveri 33,7 tonnellate
Ma perchè è consentito scaricare in aria queste quantità di inquinanti? Perchè l'AIA rilasciata alla raffineria di Taranto lo consente e i limiti posti sulle quantità emesse sono più preoccupanti delle stesse quantità emesse sino ad oggi.
Limiti emissioni convogliate in aria (Bolla)
SO2 Biossido di Zolfo - 3050 tonnellate all'anno
NOx Ossidi di Azoto - 880 tonnellate all'anno
Polveri totali sospese - 150 tonnellate all'anno
Si possono confrontare questi limiti con i valori storici della raffineria posti in questa tabella. Un considerazione che muove seri dubbi è appunto l'analogia tra i limiti posti alle emissioni e i valori storici delle emissioni della raffineria in produzione.
dati storici massici eni taranto
Dati storici massici eni taranto
Autore: ministero ambiente -Fonte: ministero ambiente
Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0
Se infatti osserviamo questa tabella, presente nel documento AIA della raffineria, ci basta confrontare le emissioni dei flussi di massa alla massima capacità produttiva e i dati storici del 2006 e del 2007 con i limiti emissivi posti nella stessa AIA. Sono quasi identici. Domanda. Da quale analisi e studio scaturiscono i limiti emissivi dei flussi di massa della raffineria di Taranto? Sono stati definiti in base alla loro incidenza sull'ambiente e sulla salute? Tengono conto anche della presenza nello stesso territorio di altre attività industriali inquinanti? O sono state generate semplicemente con un "dimmi quanto inquini e ti darò il limite?". Sulla base delle osservazioni sulla Bolla di Raffineria e sui limiti emissivi si possono ritenere efficaci i metodi di controllo e dei limiti posti dall'AIA dal punto di vista della preservazione dell’ambiente e della salute pubblica? Inoltre questi stessi limiti e metodi di controllo si possono ritenere rispettosi della Direttiva Europea 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali?
tutti i report 2013 e 2014 sono disponibili in download a piè di pagina

L'incognita Tempa Rossa
Nel 2009 furono presentate anche alcune osservazioni, prima del rilascio dell'AIA alla raffineria, da parte di alcune associazioni. I documenti presentati erano quelli di Altamarea e Peacelink. In realtà Altamarea rappresentava con le proprie osservazioni diverse associazioni, tra queste il Wwf Taranto, Legambiente, Comitato per Taranto, Libera, Ail, Lipu, Arci. Forse già nei lavori dell'AIA concessa alla raffineria si poteva fare qualcosa di più, da parte di tutte le associazioni intervenute e non alle osservazioni.
Ma si possono ritenere efficaci le osservazioni ad un progetto della portata di Tempa Rossa, dove si contesta un determinato incremento delle emissioni, quando sulle emissioni già persistenti non si ha nessuna informazione e non si pone il minimo dubbio in merito all'incidenza sulla popolazione? No! Forse non basta. Alcuni dei lavori che sino ad oggi hanno mostrato dubbi in merito al progetto Tempa Rossa non sono stati assolutamente all’altezza della sfida che si pone alla città.
Quanto inquinerà Tempa Rossa? Per quanto riguarda l'incremento delle emissioni con questo progetto a regime l'azienda dichiara che "ci sarà solo un aumento delle emissioni complessive dei VOC (convogliate e diffuse) di 36 tonnellate annue, pari al 4,8% delle emissioni stimate dei VOC nella attuale configurazione della raffineria. Non ci saranno variazioni delle emissioni convogliate di macroinquinanti" (fonte Istruttoria VIA-AIA giugno 2011)
Sui  VOC (Volatile Organic Compounds) o COV (composti organici volatili) si potrebbe fare un approfondimento. In questo articolo del 2 luglio 2014, Peacelink scriveva in merito ai macroinquinanti emessi dalla raffineria di Taranto, VOC compresi. La stima dei VOC da parte dell’azienda erano allarmanti. Parliamo di dati riferiti alla marcia impianti del 2012: 368,48 tonnellate stimate sul documento pubblicato sul sito del Ministero dell'Ambiente mentre il dato reale poi riportato su registro europeo E-PRTR è 505 tonnellate. Ben 136,52 tonnellate di differenza tra stima e dato reale. Quanto può essere affidabile quindi la stima sulle emissioni VOC di Tempa Rossa, progetto ancora non esistente, in virtù di un errore di stima così evidente su un impianto che già esiste, che è in marcia e quindi abbondantemente noto?
In ultimo un'osservazione tecnica. La raffineria Eni di Taranto è autorizzata a produrre, tra greggi e semilavorati, 6,5 milioni di tonnellate all'anno (autorizzazione Regione Puglia 2004). Nel 2013 (fonte sito web Eni) sono state lavorate 2,87 milioni di tonnellate e la maggior parte di questo greggio è stato trasportato dall'oleodotto Monte Alpi che collega Viggiano a Taranto con una condotta lunga 137 km dal diametro di 20 pollici. Siamo sicuri che la nuova condotta, prevista per il progetto Tempa Rossa, porterà il greggio a Taranto solo per stivarlo sulle navi che a loro volta lo porteranno in altre raffinerie? In virtù di questi numeri qualcosa non torna anche se nel documento d'istruttoria VIA-AIA del giugno 2011 riferito a Tempa Rossa si dichiara che "il progetto incrementerà la capacità di movimentazione greggio via mare, non variando la capacità di lavorazione, ma permettendo l'export del greggio Tempa Rossa per una portata pari a circa 2,7 milioni di tonnellate annue.
questi i numeri in riepilogo:
- 2.87 ton/anno di greggio raffinato nel 2013  (quasi tutto proveniente dall'oleodotto Monte Alpi)
- 2.7 ton/anno che arriveranno dal nuovo oleodotto Tempa Rossa
- 6.5 ton/anno capacità massima consentita dall'AIA
Se dovesse cambiare l'assetto economico e logistico delle raffinerie Eni e quello della sua attività di export, quei 2,7 milioni tonnellate arrivati dalla nuova condotta del progetto Tempa Rossa potrebbero essere lavorati nella raffineria di Taranto, andandosi ad aggiungere ai circa 3 milioni di tonnellate prodotte nell'anno 2013, e tenuto conto del fatto che Eni è autorizzata a produrne 6,5 milioni di tonnellate annue. A questo si aggiunga che il Gruppo Eni, nell'istruttoria riferita al documento AIA del 2010, dichiarava di avere in progetto l'incremento produttuvo per arrivare a 11 milioni di tonnellate annue e che il progetto era già sottoposto a procedura di VIA di competenza statale.
In conlcusione riprendiamo quanto dichiarato dall'azienza nella documentazione del progetto Tempa Rossa: "non ci saranno variazioni delle emissioni convogliate di macroinquinanti"
Ma le variazioni di inquinanti, che per lazienda non ci saranno, sono riferite al volume attuale di raffinazione o al volume concesso nell'AIA paragonabile al citato "attuale configurazione della raffineria"? La differenza è notevole e se il concetto è che Tempa Rossa non porterà ulteriori emissioni rispetto alla capacità di raffinazione concessa nell'AIA, pari a 6,5 tonnellate annue e quindi all'attuale cofnigurazione della raffineria, allora possiamo aspettarci un raddoppio di tutte le emissioni di inquinanti rispetto al 2013"
Peacelink pertanto chiede che venga fatta chiarezza immediata sui punti di cui sopra e che vengano esposte le intenzioni dell’Eni in merito ai volumi di lavorazione e raffinazione del petrolio in arrivo a Taranto. Peacelink presenterà un dossier approfondito in merito alla questione ENI di Taranto alla Commissione Europea e chiederà informazioni alle Autorità Italiane con una interrogazione parlamentare. (Luciano Manna - Peacelink)

Note:
I Macro Inquinanti della Raffineria di Taranto http://www.peacelink.it/ecologia/a/40316.html

Allegati

  • Dati Eni Taranto 2013 2014 (30 Kb - Formato zip)
    Peacelink - Fonte: Peacelink
    Dati Eni Taranto 2013 2014
    Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0
 

giovedì 8 maggio 2014

Piano piano la consapevolezza arriva fin giù al tacco...

Salento terra di tumori e di certificati verdi?

Quando si pensa al Salento, viene spontaneo immaginarsi le lunghe distese di sabbia bianca e le acque cristalline, giacché molto difficilmente si assocerebbe a questo territorio dei dati molto negativi che riguardano i morti a causa di tumore: in realtà, questo angolo di Puglia da circa vent’anni conosce una crescita incessante dei decessi causati da neoplasie derivanti dall’inquinamento ambientale (soprattutto a trachea, bronchi e polmoni), nelle aree comprese tra Brindisi, Lecce e Taranto, con la cittadina di Maglie che risulta tra le più colpite, seguita da Cutrofiano, Tricase, Nardò e Gallipoli, inquinamento derivante da attività industriali.

Lecce, Taranto e Brindisi: si muore a causa delle emissioni

Secondo i dati resi noti dall’Istat, Lecce è la provincia maggiormente colpita dalla mortalità da cancro, e questa notizia non può che disorientare: se le cause di questa mortalità più elevata, a livello salentino, si potrebbero individuare a Taranto (con l’Ilva) e a Brindisi (con il Petrolchimico), in realtà, a Lecce si muore di più a causa della ventosità sfavorevole, capace di spostare gli agenti inquinanti in massa (e questa risposta è offerta dal CNR). Pensare che il Salento – con i suoi impianti fotovoltaici, l’energia da biomasse e i certificati verdi – sia in realtà un luogo in cui si muore di più per cancro, è qualche cosa di agghiacciante.

I tassi di mortalità: Lecce al top, addirittura davanti a Taranto

Osservando poi i dati relativi alla mortalità per 10.000 abitanti, si scopre che i rilevamenti del 2004 mettono in evidenza un tasso del 25.9 percento a Lecce, contro il 21.9 di Taranto. I tumori, però, non sono riconducibili soltanto alle emissioni derivanti dai due centri industriali. In realtà anche i piccoli inquinatori, come i cementifici o gli inceneritori (osservando le ricerche condotte dal CNR) hanno una responsabilità altrettanto importante. I rischi, al di là dei tumori ai polmoni causati dal trasporto degli agenti inquinanti dal vento, si estendono però anche al consumo di prodotti della terra (e quindi anche di animali da allevamento) e dell’acqua, in modo particolare a causa della diossina assorbita.

Qui il documento epidemiologia-tumori-salento studio del Dott. Serravezza (laterradipuglia)

martedì 14 gennaio 2014

Una bugia gridata all'infinito non diventa verità

E l'Ilva pensa che la gente le creda?
Ecco il comunicato in bella mostra sulla prima pagina del sito Ilva, tra titoli rassicuranti tipo "Qui tutto bene, niente succede, niente saccio, l'aria profuma di gelsomini..."!

 

COMUNICATO STAMPA dell' ILVA di Taranto

In relazione all’articolo pubblicato in data odierna su “La Gazzetta del Mezzogiorno” dal titolo “Ilva, il blitz in piena notte di custodi e Carabinieri”, dove si legge: “Impianti, quelli funzionanti tirati al massimo. Anomale accensioni delle torce dell’acciaieria non per questioni di sicurezza o di emergenza ma unicamente per la combustione di gas di scarto, con un automatismo ancora legato al ciclo produttivo.”
ILVA precisa quanto segue:
Considerato che gli impianti, contrariamente a quanto affermato nell’articolo, non “sono tirati al massimo” perché gli impianti stanno producendo a regime ridotto, tali affermazioni sono prive di fondamento tecnico in quanto l’accensione delle torce avviene solo per ragioni di sicurezza legate al tenore di ossigeno nel gas o per ragioni di sovrappressione. Non esiste pertanto alcun automatismo legato al ciclo produttivo poiché accendendo le torce si perderebbe peraltro il valore economico del gas.
Inoltre, riguardo la parte dell’articolo in cui si afferma: “Emissioni diffuse in diverse aree, in assenza di impianti per l’abbattimento delle polveri e dei fumi derivanti dal taglio dei materiali ferrosi o dalla gestione dei materiali incandescenti come nella discarica paiole” ILVA ricorda che è in corso l’attuazione di prescrizioni dell’AIA con termine finale al luglio 2016 e con modulazioni temporali che si aspettano dal nuovo Piano ambientale. In ogni caso ILVA precisa che nella notte in questione negli impianti citati non vi sono state anomalie o emergenze e il taglio dei materiali ferrosi avviene con l’aspirazione delle emissioni con apposite cappe e sistemi filtranti.
Infine ILVA non può non rilevare che, nonostante la richiesta, non gli è stata consegnata alcuna copia della relazione citata nell’articolo il cui contenuto viene, quindi, appreso dalla Società unicamente dalla stampa.

mercoledì 18 dicembre 2013

Impianti fermi inquinano meno: Bondi il lapalissiano passa gli esami elementari!

La situazione dell’Ilva è per l’ennesima volta sotto i riflettori, stavolta però è il commissario straordinario Enrico Bondi a delineare lo scenario. Secondo la sua prima relazione, l’indebitamento non è sostanzialmente aumentato, ma pesano “eventi esterni”. Spicca un'altra affermazione, che parla di emissioni assolutamente entro i limiti di legge.

 
IL DOCUMENTO – Si tratta di 25 pagine, in cui il commissario tira le somme e parla delle questioni legate a produzione, ambiente, lavoratori che lo interessano da vicino, vale a dire in riferimento ai mesi giugno/settembre 2013, dal momento in cui Bondi è stato nominato. Rispetto al 2012, l’anno in corso dovrebbero segnare una riduzione in termini di vendite di 2 mln di tonnellate di acciaio, con una produzione che dagli 8 mln e 300mila del 2012 scende ai 6 mln e 300mila di oggi. Gli ordini per interventi prescritti dall’Aia al 26 novembre 2013 arrivano a circa 457 mln, di cui 301 mln dall’1 giugno 2013.
INDEBITAMENTO SOTTO CONTROLLO - Non dovrebbero, secondo Bondi, peggiorare le condizioni di indebitamento della società negli ultimi mesi del 2013. Il motivo che ha permesso di evitare aumenti incontrollabili di questa voce è per il commissario la politica di graduale destoccaggio dei prodotti finiti (ricordiamo che a maggio una quantità rilevante è stata dissequestrata).
GLI EVENTI ESTERNI – Le questioni giudiziarie di cui spesso abbiamo parlato hanno pesato parecchio sulle attività dell’Ilva di Taranto. Il commissario Bondi stesso nella sua relazione afferma che “la gestione del gruppo Ilva è stata negativamente influenzata da eventi straordinari esterni che ne hanno condizionato sia l'attività produttiva che quella commerciale, peraltro in un contesto di congiuntura sfavorevole”. In particolare, il riferimento è ai sequestri disposti dal gip, a partire da quello di 1 mln e 900 mila tonnellate del novembre 2012 fino a quello più recente, dello scorso settembre, che ha coinvolto le controllate dirette e indirette. Cali di fatturato, ritardi nelle consegne, riflessi sulla reputazione della società sui mercati: Bondi usa queste parole per definire le ripercussioni delle decisioni dei magistrati, a cui somma i problemi tecnici degli impianti, in via di superamento. Gli effetti saranno misurabili al termine del trimestre 1 ottobre-31 dicembre, fa sapere Bondi, mentre in Corte di Cassazione esiste un ricorso contro il sequestro delle controllate, impugnato per profili di illegittimità.
AIA E AMBIENTE – Avviate le attività di risanamento e considerando il calo di produzione, l’impatto degli stabilimenti sarebbe migliorato. Secondo il documento di Bondi, le rilevazioni dell’Arpa Puglia a Tamburi dimostrerebbero infatti una presenza di sostanze inquinanti nell’aria inferiore ai limiti fissati dall’UE e dal nostro Decreto legge 155/2010.
Non ci stanno naturalmente gli ambientalisti. Ecco le parole di Angelo Bonelli, coportavoce dei Verdi, riportate anche sul suo profilo Facebook: “Riteniamo che le affermazioni di Bondi sul fatto che i dati sulla qualità dell'aria del quartiere Tamburi siano sotto i limiti europei non rappresentino la realtà. Contestiamo a Bondi il fatto che dal 29 agosto al 10 settembre non ci sono dati disponibili dalle centraline di monitoraggio dell'aria del quartiere Tamburi per quanto riguarda gli IPA (Idrocarburi policiclici aromatici) e le polveri sottili. Lo scorso 13 dicembre le PM10 superavano i 50 microgrammi per metro cubo mentre le PM2.5 superavano i 25 microgrammi per metro cubo, ben oltre i livelli consentiti dalle normative europee; segnaliamo inoltre un preoccupantissimo livello di benzene nell'area della cokeria. Per questo, ricordando che queste misurazioni fanno riferimento ad un ciclo produttivo fortemente limitato, con 6 cokerie su 10 ferme, chiediamo che si faccia immediata e piena chiarezza sulle rilevazioni rendendo noti le ragioni per cui diverse rilevazioni risultano non sono disponibili”. (Greenbiz)

martedì 26 novembre 2013

Comunicato stampa
PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto
 Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera (Peacelink e Fondo Antidiossina)

PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto
in allegato foto e video 
video: http://youtu.be/3kX5xH4jYag  (link)


In relazioni agli ultimi preoccupanti eventi di questi ultimi giorni, PeaceLink e Fondo Antidiossina hanno comunicato stamane alla Commissione Europea ed al Parlamento Europeo che la situazione all'ILVA di Taranto e di conseguenza in città resta particolarmente grave.
 Le alte concentrazioni di IPA registrate nelle ultime settimane e le imponenti colonne di fumi neri rilasciati nell'aria da fenomeni di slopping nella giornata di ieri sono state ampiamente documentate e dettagliate nelle relazioni inviate a Bruxelles.
PeaceLink e Fondo Antidiossina invitano le autorità italiane a prendere posizione rispetto a questi eventi fuori norma e preoccupanti, in particolare il Ministero della Salute il cui silenzio, in una vicenda che tocca direttamente la salute di tutti i cittadini di Taranto, rimane inspiegabile.
Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute.

domenica 20 ottobre 2013

Accade oggi...

Domenica 20 ottobre 2013 dalle ore 18.20 alle ore 18.50
... alla faccia delle bonifiche!

martedì 24 settembre 2013

Il sindaco cacasotto e le letterine...

Ecco le ennesime letterine del sindaco assente di Taranto.
Grandi richieste, che denotano una presenza ed un impegno costante per la sua amata città...
Non aggiungiamo altro.
Non avrebbe senso parlare del nulla.


Emissioni inquinanti all'Ilva, sindaco scrive ad Arpa e Asl

In merito al video realizzato ieri e la notte scorsa da un rappresentante di Peacelink, che ritrae emissioni diffuse e fuggitive provenienti dallo stabilimento Ilva, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, ha scritto due lettere al direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato e al direttore generale dell'Asl di Taranto Fabrizio Scattaglia.
Al primo si chiedono ''ulteriori e più dettagliate notizie anche riguardo la natura, l'intensità e gli eventuali controlli effettuati su questo segnalato fenomeno e di conoscere le iniziative da mettere in campo al fine di intensificare i controlli sulle emissioni''. Stefano fa presente che secondo quanto riportato dalle agenzie, le immagini di Peacelink diffuse su YouTube dovrebbero riguardare l'impianto di agglomerazione e le emissioni non convogliate dai camini.
Al direttore dell'Azienda sanitaria locale, invece, il primo cittadino chiede ''di conoscere se in relazione a tale evento siano state diagnosticate patologie e/o ricoveri ad esso riconducibili''. (ANSA)

lunedì 19 agosto 2013

Con beneficio del dubbio. Aspettiamo una verifica.

Ilva di Taranto: la valutazione dell’esposizione a elementi metallici
Una ricerca ha valutato il rischio per la salute da esposizione a elementi metallici per i lavoratori e la popolazione di Taranto. Dalla ricerca non emerge un inquinamento degli ambienti di vita da elementi metallici di origine industriale.

Pavia, 19 Ago – In questi ultimi anni il tema dell’impatto ambientale degli impianti siderurgici in Italia è diventato molto delicato in relazione alle note vicende dell’ Ilva di Taranto. Le sue emissioni sono state oggetto di continue indagini e perizie (chimiche ed epidemiologiche); per i  vertici dell’Ilva sono state ipotizzate accuse di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose.
 Ricordando la varietà delle sostanze inquinanti studiate (metalli pesanti, materie particolate, rifiuti gassosi, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, amianto, diossine, …), e con possibili effetti sulla salute di lavoratori e cittadini di Taranto,  ci soffermiamo oggi su una ricerca effettuata nell’ambito degli studi promossi in Italia dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro (ora Inail) e finalizzati a monitorare l’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua di falda e di mare nell’area di Taranto, definita nel 1990 dal Consiglio dei Ministri ad elevato rischio di crisi ambientale in quanto “caratterizzata da gravi alterazioni degli equilibri ecologici nei corpi idrici, nell’atmosfera e nel suolo tali da comportare un rischio per l’ambiente e per la popolazione”. 
 Questa ricerca ha avuto l’obiettivo di studiare l’escrezione urinaria di diversi elementi metallici nei lavoratori dell’impianto siderurgico a ciclo integrale e nella popolazione generale di Taranto, per valutare il rischio per la salute da esposizione a elementi metallici e analizzare i fattori che condizionano la loro escrezione.

Per conoscerne metodi e risultati di questa ricerca è possibile leggere un intervento pubblicato sul numero di ottobre/dicembre 2012 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia: “Valutazione del rischio per la salute da esposizione a elementi metallici nei lavoratori del siderurgico e nella popolazione generale di Taranto (Italia)”, a cura di Leonardo Soleo, Piero Lovreglio, Laura Panuzzo, Maria Nicolà D’Errico, Antonella Basso e Ignazio Drago (Dipartimento Interdisciplinare di Medicina, Sezione di Medicina del Lavoro “E.C. Vigliani”, Università di Bari “A. Moro”, Bari), Maria Enrica Gilberti, Cesare Tomasi, Pietro Apostoli (Dipartimento di Medicina Sperimentale ed Applicata, Sezione di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale, Università di Brescia, Brescia).
 
L’intervento ricorda che “gli stabilimenti siderurgici a ciclo integrale sono considerati insediamenti industriali ad elevato impatto ambientale di numerosi inquinanti chimici, tra cui elementi metallici, nonostante la continua innovazione tecnologica abbia reso i processi di produzione dell’acciaio nei paesi occidentali sempre più efficienti e meno inquinanti”. Infatti durante la produzione sia di ghisa che di acciaio alcuni lavoratori possono essere esposti “a elementi metallici, quali piombo (Pb), mercurio (Hg), zinco (Zn), manganese (Mn), cromo (Cr), cadmio (Cd), nichel (Ni), rame (Cu), arsenico (As) ed altri”. Inoltre “attraverso le loro emissioni in atmosfera questi stabilimenti siderurgici possono anche determinare un inquinamento dell’aria da elementi metallici che può interessare la popolazione generale che risiede nelle aree abitative circostanti gli stabilimenti”. E la popolazione “può essere esposta a elementi metallici anche indirettamente attraverso l’inquinamento sia del suolo, conseguente alla ricaduta di elementi metallici dalle emissioni in atmosfera dei predetti impianti, che dell’acqua di falda e marina contaminata dagli scarichi dei processi di lavorazione che in essi si svolgono e che possono contenere As, Pb, Cr, Cu, Zn e Ni”.
Gli autori sottolineano inoltre che l’esposizione a elementi metallici nei lavoratori degli impianti siderurgici “risulta in genere poco studiata in letteratura rispetto a quella ad altri inquinanti, quali idrocarburi policiclici aromatici (IPA), benzene e diossina”.
 
Dunque l’obiettivo dello studio è stato di studiare “l’escrezione urinaria di As, Cr, Mn, Co, Ni, Cu, Zn, Cd, Sn, Ba, Hg, Pb, Sb nei lavoratori dell’impianto siderurgico a ciclo integrale e nella popolazione generale di Taranto per la valutazione del rischio per la salute da esposizione occupazionale e, rispettivamente, ambientale”.
A questo proposito sono stati considerati “49 lavoratori dello stabilimento siderurgico (esposti), che lavoravano nei reparti parchi minerali, agglomerato, acciaieria 1 e 2 e impianti marittimi, e 50 soggetti della popolazione generale di Taranto residente a varia distanza dallo stabilimento (controlli), scelti con criterio randomizzato tra esposti e controlli di un precedente studio condotto nel 2005” (una precedente ricerca su 195 lavoratori maschi e su due gruppi di soggetti maschi della popolazione generale).
 
Veniamo subito ai risultati.
 
I risultati del monitoraggio ambientale “hanno mostrato nei campionamenti di polvere respirabile effettuati sia in postazione fissa che con campionatori personali concentrazioni di As e Cd sempre inferiori al LOD (limite di rivelabilità, ndr), mentre Cr, Mn, Ni, Cu e Pb, sebbene pressoché sempre dosabili, sono risultati 1-2 ordini di grandezza al di sotto dei rispettivi TLV-TWA dell’American Conference of Governmental Industrial Hygienists (ACGIH)”.
Per lo Zn, “per il quale non esiste un TLV raccomandato dall’ACGIH, complessivamente solo il 25% delle determinazioni sono risultate superiori al LOD”.
Il Mn è risultato l’unico elemento metallico a presentare concentrazioni urinarie significativamente più elevate negli esposti rispetto ai controlli, con valori urinari nei due gruppi comunque contenuti nel range dei valori di riferimento italiani.  Co, Cu, Zn, Sn e Sb hanno mostrato concentrazioni urinarie significativamente più elevate nei controlli rispetto agli esposti, mentre As, Cr, Cd, Ba, Hg e Pb non hanno mostrato differenze tra i due gruppi. Il Ni è risultato inferiore al LOD nel 60% dei soggetti dei due gruppi”.
 Inoltre in considerazione della “pressoché identica eliminazione urinaria di elementi metallici da parte di esposti e controlli è stata studiata la dipendenza dei singoli elementi metallici dalle variabili indipendenti”. Ad esempio età, BMI (indice di massa corporea), anzianità lavorativa, consumo di prodotti caseari, carne, pollame, molluschi e crostacei, fumo di sigaretta, …
L’intervento – che vi invitiamo a visionare integralmente – riporta diverse tabelle esplicative, anche con riferimento alla dipendenza di alcuni elementi metallici urinari da variabili indipendenti.
 I risultati “non hanno mostrato nei lavoratori del siderurgico una escrezione urinaria dei singoli elementi metallici tendenzialmente più elevata rispetto ai controlli; anzi per alcuni elementi metallici (Co, Cu, Zn, Sn e Sb) si è osservato l’opposto e per quelli a maggior rilevanza tossicologica (As, Cr, Ni, Cd, Hg e Pb) non è stata osservata alcuna differenza tra i due gruppi. Questi risultati, pertanto, consentono di ritenere del tutto irrilevante il rischio per la salute da esposizione a elementi metallici di tipo occupazionale per i lavoratori dello stabilimento siderurgico e ambientale per i soggetti della popolazione generale di Taranto residente a varia distanza dallo stabilimento”.
E questo secondo gli autori vale “sia per gli effetti tossici degli elementi metallici studiati, che per quelli cancerogeni per gli elementi metallici in grado di provocarli con una relazione dose-risposta di tipo lineare con assenza di una soglia di effetto. Per questi ultimi effetti, non superando essi in alcun lavoratore, con l’eccezione dell’As, il valore del 95° percentile del rispettivo valore di riferimento, non dovrebbe essere attesa alcuna azione concausalmente responsabile nella genesi di tumori di origine occupazionale nei lavoratori e di un eccesso di rischio neoplastico di origine ambientale nella popolazione di Taranto”.
 In conclusione “non è emerso un inquinamento degli ambienti di vita da elementi metallici di origine industriale, mentre, secondo la ricerca, altri fattori non occupazionali sembrano in grado di condizionare l’intake (assunzione, ndr) degli elementi metallici”.
 
“ Valutazione del rischio per la salute da esposizione a elementi metallici nei lavoratori del siderurgico e nella popolazione generale di Taranto (Italia)”, a cura di Leonardo Soleo, Piero Lovreglio, Laura Panuzzo, Maria Nicolà D’Errico, Antonella Basso e Ignazio Drago (Dipartimento Interdisciplinare di Medicina, Sezione di Medicina del Lavoro “E.C. Vigliani”, Università di Bari “A. Moro”, Bari), Maria Enrica Gilberti, Cesare Tomasi, Pietro Apostoli (Dipartimento di Medicina Sperimentale ed Applicata, Sezione di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale, Università di Brescia, Brescia), in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, volume XXXIV - n. 4 - ottobre/dicembre 2012 (formato PDF, 416 kB). (Puntosicuro)