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domenica 29 novembre 2015

La fiera delle bojate!

Dal piano Blandino al PIC Urban II

I tentativi di pianificazione e progettazione territoriale del Borgo antico, attuati dalle varie amministrazioni che si sono alternate da circa trent’anni ad oggi, sembrerebbero naufragati.
La “rendicontazione” sugli investimenti nelle “aree bersaglio” richiesta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla conclusione del Programmadi  Iniziativa  Comunitaria Urban II Italia 2000 – 2006, Comune di Taranto, rientra tra gli aspetti di ragioneria/ingegneria finanziaria interpretabili come, ed in quanto, impatti dello sviluppo urbano, che confermano dubbi e riserve sui risultati finali raggiunti.
Inoltre, alcuni tra gli interventi a progetti finanziati con specifico riferimento a Palazzo Carducci, Palazzo Troylo e Teatro Fusco, dovrebbero essere completati e rendicontati entro e non oltre il 2015, per evitare la restituzione alla Commissione Europea degli importi pari a circa 6 milioni di euro.
Pur apprezzando gli aspetti positivi acquisiti quali l’innalzamento delle condizioni e della qualità della vita e l’attivazione di forme innovative nel trattamento dei problemi pubblici e nel cambiamento delle politiche di gestione territoriale, restano fortemente condizionati i due più importanti pilastri che il Pic UrbanII avrebbe dovuto assicurare: la competitività economica e la coesione sociale, da perseguire come linee di forza per lo sviluppo sostenibile delle aree interessate dal programma comunitario.
Ciò rilevato, le concrete iniziative che con lo strumento URBAN avrebbero dovuto attivare un “percorso innovativo” si presentano notevolmente ridimensionate, tanto che gli stessi benefici indotti sono stati percepiti come rilievi epidermici quando confrontati con i più profondi problemi strutturali, ancora oggi indicatori di una situazione locale meglio inquadrabile come “caso nazionale” soprattutto per quanto riguarda  la “questione ambientale”.
Andando indietro nel tempo, il piano Blandino per il risanamento della Città Vecchia, approvato dalla Regione Puglia nel 1973, che prevedeva un modello  urbanistico di recupero conservativo del patrimonio e di integrazione sociale,era ed è tuttora considerato all’avanguardia a livello internazionale tanto da indurre il Comune di Taranto a ritornare alle progettualità esistenti sviluppate e mai concretizzate attraverso una proposta da presentare al Ministero dei Beni Culturali.Il comune,però,si dovrà attenere al Decreto Taranto del 24 dicembre 2014 emanato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dei beni e delle attività culturali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze che così in esordio giustamente recita: “Il capoluogo jonico si ritrova al centro delle attenzioni nazionali ed europee”.Per queste motivazioni ildecreto-leggeauspica una inversione di tendenza verso la concretizzazione di  programmi che inneschino processi di sviluppo in grado di favorire quella tanto auspicata diversificazione produttivaoffrendo al territorio occasioni come “una fabbrica ecocompatibile, un porto strategico per l’Italia e l’Europa, un Arsenale strategico con il patto Marina Militare-privati, un centro storico e un polo museale unici al mondo, una storia, quella della Magna Grecia, che ritrova in Taranto il suo fulcro”.Ecco la sfida che deve cogliere la comunità.
Ma gli ostacoli oggettivi che i tecnici dei vari assessorati alla Città vecchia, Urbanistica, Lavori Pubblici e Patrimonio dovranno affrontare per il caso Taranto, pur rispolverando progetti depositati in un cassetto,sono sempre gli stessi,tra cui la mancanza di fondi e la parcellizzazione della proprietà privata.
Nel frattempo Grottaglie, un comune della provincia di Taranto, partecipa al Bando pubblicato il 26/08/2015 per un finanziamento di 382.348,99 euro, relativo al Programma di Recupero e Razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, anch’esso chiuso in un cassetto, individuando  nove immobili nel Centro Storico da assegnare come alloggi di edilizia residenziale, piano redatto dal Prof. Pierluigi Cervellati, in sintonia con il Quartiere delle Ceramiche, che risolverà, almeno in parte, il problema abitativo di molte famiglie. Dunque in primo piano da sempre è il tema dell’integrazione sociale, e più specificatamente la necessità diripartire ꞌdal bassoꞌ.
Daniela Rubino - Corrierenazionale

domenica 19 luglio 2015

Tutta colpa della città vecchia? Ma nessuno si chiede se il locale era apprezzato?

Non ci risulta che tutti i locali stiano chiudendo, anzi...

Taranto, finito incanto per i vicoli gli imprenditori sono in fuga

«Le storie d’amore finiscono. Tutto qua». Ha il viso sereno Sergio Mellone. Oggi, ha il viso sereno. Ma per tre anni ha combattuto una battaglia contro l’immobilismo. Contro quel «non cambia mai nulla» tanto caro ad una generazione di quarantenni, rimasti a Taranto quasi per sbaglio. Protesi alla fuga, ma ancorati ai luoghi comuni. Sergio Mellone è il titolare del “Pavino”, il locale di via Duomo, in città vecchia. «Forse da separati io e l’Isola ritroveremo fiducia. E magari torneremo a volerci persino bene». Sergio ha deciso di mettere in vendita la sua attività.
La voce gira da qualche settimana tra i vicoli. Giovedì 16 luglio Pavino ha compiuto tre anni. Dal 24 luglio però il locale va “in ferie”. Qualche apertura straordinaria nei giorni dell’Isola che Vogliamo, la manifestazione più riuscita a Taranto, e poi settembre, che potrebbe essere l’ultimo mese di gestione della famiglia Mellone. Sì, perché Sergio è il titolare, ma attorno c’è una squadra femminile composta da mamma e sorella. «C’hanno messo l’anima qua dentro».
Ed in effetti il locale ha sempre avuto quel tocco delicato nella cura dei dettagli che appartiene alle donne. Schizzi di colore, nei fiori, nelle tovagliette, persino nel cibo, che arginavano il legno duro degli arredi. A lottare, lì dentro, non c’era solo Sergio ma un combinato di anime gentili e d’idee. Eppure non è bastato, l’amore per la città vecchia si è spento. Progressivamente.
«Attendo la vendita e poi capirò cosa fare. Forse aprirò questo progetto altrove. O forse ne scriverò un altro. Ma qui non è più il mio posto». Il tono di voce non è dispiaciuto. Il dispiacere si è consumato in tre anni di incomprensioni. È sempre così: quando si attenua la rabbia, ritorna la lucidità, e quella quiete dentro la quale trovare le risposte. E dopo le risposte arrivano le decisioni.
«Questo non è più il mio posto». Un anno fa, sempre nel mese di Luglio, c’eravamo già occupati del problema del commercio in città vecchia. Si tratta di investimenti importanti e a scatola chiusa, non sostenuti da una politica lungimirante, che aveva e ha un solo compito, ed è quello di mettere radici solide proprio lì dove i matrimoni nascono sotto una cattiva stella. Alleggerire la burocrazia e le file negli uffici, facilitare l’accesso ai documenti, agli immobili, snellire le pratiche, insomma creare condizioni adeguate affinchè chi decide di investire in città vecchia, e le emergenze dell’Isola sono ben note, quantomeno si senta sostenuto, protetto. Questo è il compito della politica.
Ed invece chi investe non solo si ritrova a dover gestire un primo approccio amministrativo complicato, ma anche nel tempo, negli anni, si accorge che la vera sfida è non scappare. Pulizia inadeguata, presidi di sicurezza assenti, illuminazione insufficiente, concessioni di spazi che hanno ritardi inenarrabili. Questa è la fotografia. Esempi di piccole cose che viaggiano a corrente alterna. Trascurabili per chi amministra, pantano per chi ci ha messo del denaro.
Nonostante le ripetute denunce, anche a mezzo stampa, l’immobilismo di sistema prende sempre il sopravvento in città vecchia. Magari cambiano le pedine, ma alla fine tutto resta fermo. Appunto impantanato. «Fosse stato il motorino che sfreccia il problema» ci aveva detto un anno fa Sergio, lasciando intendere che il contesto complicato della città vecchia, quegli alti e bassi ben visibili che attraversano uno scampolo di terra poggiato su palazzi crollati e pescherecci, non è il vero problema. Quantomeno non è il primo.
L’illegalità non appartiene solo ad un ragazzino che gira senza casco, l’illegalità è quella cappa di mediocrità e clientele che alla fine non fa crescere nessuno. Questo è ancora oggi il male della città vecchia, è questo che non permette a tutti democraticamente di pesarsi sul mercato.
Eppure doveva essere così l’Isola: palazzi storici aperti, con all’interno mostre permanenti, un affaccio dedicato alla pesca e al turismo legato al mare, l’altro più suggestivo sui tramonti e sugli approdi che sbucano dopo un percorso tra gli ipogei, un pullulare di attività commerciali, laboratori urbani dove aggregare i giovani, l’Università motore di economia e cervelli, tutte, ma proprio tutte le piccole chiesette sempre aperte, e la luce che passa a qualsiasi ora tra i vicoli a tracciare una rotta comune tra chi la abita e chi la visita (quella rotta che le iniziative spot non sono mai riusciti veramente a tracciare). Un’Isola aperta, accessibile.
Un’Isola che respira. La immaginava così anche Sergio, sapeva che sarebbe stata dura, ma fino a poco tempo fa riusciva ancora a guardarla ad occhi chiusi. Poi il disincanto. I piedi per terra. E un’altra storia d’amore che si chiude. (GdM)

lunedì 25 maggio 2015

Epistolamento

bandacogliate

“Degrado e abusivismo in spregio dei valori storici e ambientali”. Le bordate della Soprintendenza

Due pagine in cui, sostanzialmente, si chiede al Comune di porre un argine all’abusivismo e all’abbandono in città vecchia.
Una lettera ‘pesante’, se a inviarla è la Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio. Buonasera Taranto è entrato in possesso del documento in cui non manca più di una stoccata all’indirizzo dell’amministrazione comunale. Riportiamo integralmente il testo.
“Questa soprintendenza, con propria nota n.15584 del 30 ottobre 2014, poneva in evidenza a codesta Amministrazione, lo stato di degrato del lungomare della Città Vecchia con affaccio sul Mar Piccolo, segnalando la necessità di conoscere gli orientamenti di codesta Amministrazione in merito ad una doverosa pianificazione degli interventi in detto sito di eccezionale rilevanza anche sotto il profilo identitario del centro storico di Taranto. In particolare questa Soprintendenza poneva in evidenza come l’intero lungomare, a partire dalla Discesa Vasto, sia occupato da attività commerciali organizzate in maniera caotica lungo i giardini e le aiuole, con gazebi che presentano ampliamenti volumetrici di tipo “spontaneo” con un risultato d’insieme quantomeno disordinato ed antiestetico. Inoltre veniva posto in rilievo lo stato di degrado e di pericolosità delle zattere, la condizione dei fondali in prossimità delle banchine ridotte a discariche in mare, l’occupazione non autorizzata della tettoia liberty, antica pescheria. Si sollecitava infine codesto Comune a voler fissare un incontro istituzionale per trattare l’argomento, con particolare riferimento alle richieste di occupazione di suolo pubblico pervenute alla Scrivente, riferito a detta area.
Nonostante l’incontro avuto presso il Palazzo di Città alla presenza dell’Assessore all’Urbanistica, arch. Lorusso, il responsabile SUAP Arch. Vuozzo, il Capo di Gabinetto dott. Licciardello, il Dirigente Ufficio Urbanistica arch. Rufolo, codesta Amministrazione non ha chiarito i propri orientamenti in merito, limitandosi infine a trasmettere a questa Soprintendenza copia della Deliberazione del Consiglio Comunale recante “Norme per l’installazione di opere provvisionali” n.488 dell’11 aprile 2014. Tenuto conto del permanere, a tutt’oggi, di condizioni di degrado e di abusivismo (si segnala ancora una volta l’occupazione della tettoia liberty, dei giardini ingombri di sedie di plastica ed arredi, nonchè gli ampliamenti dei chioschi di tipo “spontaneo”) in spregio ai valori storici, ambientali, paesaggistici e panoramici della Città Vecchia e del suolo pubblico con affaccio sul Mar Piccolo, si invita ancora una volta codesta Amministrazione a voler affrontare il tema dell’assetto del lungomare della Città Vecchia e delle attività Commerciali su suolo pubblico in un incontro istituzionale. Tale invito è rivolto da questa Soprintendenza con l’obiettivo di contribuire per quanto di competenza alla valorizzazione della città Vecchia di Taranto e dare risposta condivisa alle richieste che continuano a pervenire da parte degli operativi economici di occupazione di suolo pubblico. Si resta in attesa di cortese, eventuale riscontro e di contatti per opportuni accordi, segnalando l’urgenza”. (Tabuonasera)

domenica 24 maggio 2015

Arrembaggio alla cassa


 

Focus città vecchia, il piano per l’Isola: ecco tutti i progetti

Recupero, riqualificazione, valorizzazione della città vecchia. Su queste tre direttrici, che costituiscono l’oggetto della delibera approvata martedì scorso, punta il Comune di Taranto nel programma che è stato elaborato e presentato a Palazzo Chigi il giorno successivo, mercoledì 20 maggio. Importo totale degli interventi inseriti nella strategia per l’Isola: 67 milioni e 331mila euro, oltre spiccioli. La strategia d’intervento è quella che si vuole attuare per dare concretezza alla legge salva Taranto, sulle linee guida del decreto 1 del 2015. Proprio sulla base del decreto Ilva (che conteneva anche prospettive di sviluppo per la città) il 20 gennaio si è tenuta una prima riunione nell’ufficio Risanamento Città vecchia con i rappresentanti della maggioranza comunale.
Obiettivo: acquisire indicazioni per varare il piano degli interventi promosso dal Governo. E allora via ad una serie di confronti, con enti pubblici e privati, associazioni e operatori economici del borgo antico. Un’attività che è andata avanti fino all’8 aprile. «Il serrato confronto con il partenariato - ha relazionato il sindaco Ippazio Stefàno - ha permesso di elaborare una strategia di azione che, se pure di grande respiro, risponde anche in forma puntuale alle richieste della legge». Interventi per i quali, insomma, si chiede al Governo il finanziamento, sulla scorta di studi di fattibilità o su progetti definitivi. Gli obiettivi sono quelli noti: arrestare il degrado e creare un ambiente urbano adeguato, risanare il patrimonio immobiliare pubblico e privato, arricchire la residenzialità nell’isola, attrarre investitori per nuove attività economico, sviluppare il sistema mare.
Per quanto riguarda strettamente il sistema pubblico ci sono tre grandi direttrici nel “piano città vecchia”: sicurezza dei luoghi, opere di urbanizzazione, valorizzazione dei palazzi nobiliari. E allora, nel dettaglio, ecco quali sono i progetti inseriti nel piano. Tre milioni e mezzo di euro per il progetto definitivo per arrestare degrado ed emergenza con il presidio statico in città vecchia. Altri 2 milioni e mezzo circa si dovranno spendere per pubblica illuminazione e videosorveglianza. Il sistema di raccolta delle acque meteoriche invece ha un suo progetto più dispendioso che, da solo, prevede un importo di 10 milioni di euro. Sempre per le opere di urbanizzazione: l’adeguamento della rete idrica (2 milioni e 400 mila euro), l’adduzione idrica condotta sottomarina (1 milione e 600 mila euro) e l’adeguamento della rete per le acque nere (2 milioni e 400 mila euro). Un altro progetto è quello che prevede la nuova pavimentazione in città vecchia: via l’asfalto e gli altri materiali impropri che ricoprono il selciato originale con una spesa di 4 milioni e 700 mila euro.
Riaprire la viabilità in zone in cui attualmente è preclusa, il progetto preliminare da 3 milioni di euro tondi. Per valorizzare gli ipogei contribuendo alla valorizzazione delle risorse culturali e ambientali c’è uno studio di fattibilità di 2 milioni e 700 mila euro. È già progetto definitivo, ed è il più oneroso fra tutti, quello per il patrimonio residenziale diffuso. Si tratta di realizzare sedici blocchi edilizi di proprietà comunale per residenze sociali: costo dell’opera è 15 milioni di euro. Infine il risanamento: in vico Nove Lune il patrimonio pubblico diventerà casa dello studente (per 2 milioni di euro circa). Previsto il risanamento di palazzi nobiliari. E precisamente di Palazzo De Bellis (1 milione e mezzo), Palazzo Troilo (3 milioni e 60mila euro), Palazzo Carducci (3 milioni), Palazzo D’Ayala (5 milioni e mezzo), Palazzo Delli Ponti (1 milione e mezzo), Palazzo Amati (1 milione e 800 mila).

giovedì 21 maggio 2015

C'è odore di soldi pubblici? Ricompaiono i professionisti del progetto pronto!

www.bastardidentro.it

Il piano per l’Isola in 67 milioni di euro. La delibera del Comune presentata a Palazzo Chigi 

Con una delibera pronta, approvata meno di 24 ore prima dell’incontro, gli amministratori di Taranto si sono presentati al Governo. A Palazzo Chigi, ieri pomeriggio, si è svolto l’incontro propedeutico all'insediamento del Tavolo interistituzionale permanente per l'Area di Taranto. Ma nonostante fosse ancora un appuntamento interlocutorio Taranto ha sfoderato il suo asso nella manica. Un documento che, ricevuto l’ok dalla giunta comunale di Taranto, elenca nel dettaglio e nel concreto cosa si vuole e si deve fare per salvare la città vecchia dai crolli e lanciarla nel panorama dei centri storici risanati e brulicanti di cultura e di giovani. Non a caso la delibera è stata intitolata “Programma di interventi per il recupero la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia di Taranto”. Uno scrigno nel quale sono contenuti i progetti individuati come fondamentali per l’obiettivo: il recupero del centro storico.
La delegazione del municipio, capeggiata dal primo cittadino Ippazio Stefano con il vicesindaco Lucio Lonoce e il segretario generale, ha portato questo faldone all’attenzione del Governo. Non un libro dei sogni, ci tengono a specificare, ma uno scadenzario di luoghi e attività, con la specifica di lavori e relative spese. Per un totale di quasi settanta milioni di euro. Il programma è articolato, l’importo esatto pari a 67.331.860 euro.
Il tavolo interistituzionale a Roma è previsto dalla legge per Taranto, più nota come decreto Salva Ilva approvato alla vigilia dello scorso Natale. «Sappiamo che la legge è una leva per lo sviluppo della città di Taranto. Sta a noi però presentare i progetti e recuperare i finanziamenti». E così, il Comune si avvantaggia con un piano interamente focalizzato sull’Isola. Che prevede due tipi di interventi: la dotazione strutturale delle opere di urbanizzazione (strade, fogna, acqua, gas e banda larga sono i punti cardine) e il recupero dei palazzi e delle case fatiscenti, di pregio e non. Per citare qualcuna di queste opere c’è il progetto già pronto per la realizzazione della Casa dello studente e tutti quei servizi connessi all’università. Poi ci sono ristrutturazioni di palazzi, come Palazzo Troilo e Palazzo Carducci. Compresi, dunque, quelli che non sono stati completati con i finanziamenti Urban. In quei casi si sono anche adeguati i programmi di intervento con le norme antisismiche aggiornate.
Il sindaco tiene a ribadire: «Sono progetti pronti. Vogliamo ristrutturare e indichiamo anche quali palazzi ristrutturare», aprendo alla possibilità - che appare una scontata necessità - di una collaborazione pubblico-privata, nel segno di project financing. Nel piano sono inoltre compresi recuperi anche in senso abitativo di alcune porzioni dell’Isola.
Il tavolo sarà poi costituito ufficialmente a breve giro, assicurano da Palazzo Chigi, forse con l'emanazione di un Decreto della presidenza del consiglio dei ministri “ad hoc”.
“Con la riunione di ierisi è messa in moto la macchina interistituzionale che dovrà coordinare, in una strategia comune, gli interventi ad ampio spettro destinati alla riqualificazione integrale del territorio, per il suo rilancio ambientale e produttivo”, si legge in una nota del Governo. Durante il confronto - presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti affiancato dal segretario Generale Paolo Aquilanti - “è stato tracciato il quadro delle linee di intervento per la ripartenza dell'Area di Taranto e per la risoluzione delle problematiche esistenti: dal rilancio industriale al recupero della città vecchia e dell'Arsenale, dalla riqualificazione del patrimonio scolastico al Porto, dalle bonifiche alle infrastrutture”.
“Uno degli obiettivi su cui il governo punta con forza - si legge nella nota di Palazzo Chigi, è poi quello di valorizzare la funzione logistica di Taranto come elemento centrale dei collegamenti euro-mediterranei”. «Le risorse per affrontare questa sfida - ha osservato De Vincenti - ci sono. Il tema è quello di una loro utilizzazione ottimale». (Quot)

mercoledì 15 aprile 2015

Qualcuno ha visto un piano?

Un piano per rilanciare la città vecchia di Taranto

A poco più di un mese dal varo dalle legge (la numero 20 del 4 marzo scorso) sull’Ilva e su Taranto, il Comune stringe sul piano per il recupero e la valorizzazione della Città vecchia da presentare al ministero dei Beni culturali. Piano che dovrà essere portato nella prima seduta del Tavolo istituzionale di Palazzo Chigi di cui si attende a breve la convocazione. Accanto al rilancio dell’Ilva, infatti, la legge fa leva su sviluppo del porto, bonifica ambientale, Città vecchia e trasformazione di una parte dell’Arsenale della Marina come museo di archeologia industriale come percorsi nuovi per Taranto. Il tutto da inserire in un Contratto istituzionale di sviluppo, di qui il tavolo di Palazzo Chigi.
«La valorizzazione culturale dovrà caratterizzare il piano per la Città vecchia – osserva il sindaco Ezio Stefàno -, ma noi abbiamo anzitutto bisogno di ricreare in questa parte di Taranto condizioni di vivibilità». I problem i più stringenti riguardano fognature e rete idrica. E ancora – dice il sindaco –, «se vogliamo che la Città vecchia riparta e attragga nuove attività, è indispensabile anche la banda larga».
Il comune ha stimato che costerà circa 3 milioni rifare le condotte idriche e fognanti. E se i fondi non verranno dal governo, sarà il comune a reperirli nel suo bilancio. Così come se il governo non reputerà coerenti con gli obiettivi della legge le scelte progettuali del comune, scatterà da parte di quest'ultimo un'altra proposta: il restauro dei palazzi storici Carducci e Troylo e dell'ex complesso Monteoliveto messo all'asta dall'Agenzia del Demanio.
Intervenire su ciascun palazzo (si parla solo di Carducci e Troylo) costa circa 7 milioni e il comune sta ora completando l’adeguamento dei vecchi progetti. Il Comune vuole farne centri per le associazioni e luoghi di cultura in modo che ci sia fruzione pubblica. Agli interventi del Comune si affiancherebbero quelli dei privati (ma Confindustria Taranto sollecita un piano unico per la Città vecchia), dell'Autorità portuale che, con fondi propri, sistemerebbe la zona a mare che va dal molo San Cataldo al Castello aragonese (lo studio di fattibilità sarà pronto il 5 maggio) e dell'Arcidiocesi, che ha presentato al ministro Dario Franceschini un progetto per il recupero della chiesa della Madonna della Salute. (Sole24h)

lunedì 16 febbraio 2015

E basta co' 'sto piano Blandino!!!

Il documento su Città Vecchia e Borgo sottoscritto dal coordinamento di associazioni "RigeneriAmo Taranto" e presentato all'assessore Lorusso.

Qualche idea per rifare Taranto. 
Qualcuna condivisibile, qualcun'altra proprio no. 
Ma quale idea per rifare i tarantini? 




Proposta di recupero, riqualificazione e valorizzazione della città di Taranto a seguito del Decreto Legge per Taranto n. 1 del 5 gennaio 2015.
Il Decreto Legge per Taranto, n. 1 del 5 gennaio 20015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5/1/2015, pur contenendo una serie di limiti che ci si augura possano essere eliminati o meglio chiariti, a seguito dell’iter delle audizioni, rappresenta per l’intera comunità jonica uno stimolo interessante per promuovere uno sviluppo alternativo alla monocultura industriale, diversificato, ecocompatibile; inoltre ci incoraggia a ridisegnare il volto dell’intera città.
E’ una sfida di grande momento che impone a tutte le forze politiche, sociali, culturali, associative e a tutte le varie articolazioni istituzionali, di fare sistema per promuovere unitariamente un cammino che porti la nostra città a trasformarsi da “città dei fumi e dell’acciaio” e “delle navi da guerra”, così come oggi è purtroppo connotata, a città della cultura e delle risorse del mare, da città quasi totalmente dipendente dalla monocultura industriale a città in grado di imboccare la strada di uno sviluppo diversificato ed ecocompatibile. Fondamentale, in tale ottica, è definire un progetto strategico di tipo partecipato sull’esempio di altre realtà come Bilbao o Torino.
Affinchè Taranto possa ambire a diventare città della cultura, anche se non è stata individuata tra le città finaliste ad ambire a titolo capitale della cultura europea per il 2019, titolo successivamente assegnato alla città di Matera, dobbiamo e possiamo immaginare un percorso simile a quello fatto proprio da Matera. Città considerata “vergogna nazionale” negli anni cinquanta  ma che, guardando al futuro, ha saputo riscattarsi  trasformando i “Sassi”, sinonimo del degrado, in un modello abitativo sostenibile.
Matera ha i “Sassi”, noi abbiamo la “Città Vecchia”, il “Mar Piccolo” e tante altre innumerevoli bellezze e peculiarità del territorio, che nulla hanno da invidiare a Matera.
Occorre darsi dei tempi per raggiungere traguardi di breve, medio e lungo termine, in quanto il Decreto afferma esplicitamente che il Comune deve presentare un “Piano di interventi per il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione della città vecchia”, trasmettendolo ai Ministeri competenti che entro sessanta giorni valutano la compatibilità degli interventi con le esigenze di tutela del patrimonio culturale, una valutazione che è sostitutiva di tutte le autorizzazioni.
E’ indubbio che il cuore del Decreto, considerando specificatamente l’art. 8, diriga le attenzioni alla Città Vecchia e all’Arsenale, ma è anche evidente come trattasi di due “aree bersaglio”di elevata importanza per l’intero tessuto urbano che obbligano ad allargare lo sguardo a tutta la città.
In considerazione di ciò riteniamo fondamentale che le politiche urbanistiche,  in stretto raccordo con le opere di  bonifica del territorio, da questo momento in poi si orientino esclusivamente e decisamente in direzione di un recupero del grande patrimonio immobiliare e della riqualificazione urbana, abbandonando prioritariamente ogni ipotesi non solo di espansione urbana ma anche di consumo di ulteriore suolo pubblico.
A tal proposito è bene ricordare che:
-          alla Camera è in discussione il Disegno di legge "Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato";
-          la Regione Puglia ha approvato la L.R. n. 26 del 20 maggio 2014 “Disposizioni per favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono e il consumo dei suoli agricoli”, pubblicata sul BUR Puglia n. 66 del 26 maggio 2014;
-          la Regione Puglia ha approvato la L.R. n. 21 del 29 luglio 2008 “Norme per la Rigenerazione Urbana”, che all’art. 1 recita “La Regione Puglia con la presente legge promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani in coerenza con le strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati”
-          la prima legge del 2015 approvata dalla Regione Puglia, pubblicata nel Bollettino Ufficiale Regionale n.16 del 30 gennaio 2015, è volta alla “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale”.  Quest’ultima legge si coordina con altre leggi regionali finalizzate alla tutela, valorizzazione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.   In particolare per la valorizzazione si collega con la L.R. 17/2013 in materia di “beni culturali”, per la tutela dei manufatti di archeologia industriale che non ricadono nelle competenze statali, con la L.R. 14/2008 che sostiene la qualità delle “opere di architettura” e di trasformazione del territorio e per la riqualificazione edilizia e urbana del patrimonio industriale dismesso o abbandonato, ed infine con la L.R. 21/2008 sulla “rigenerazione urbana”, sopra richiamata.
1)      CITTÀ VECCHIA
Per quanto riguarda la “Città Vecchia”, d’obbligo è rifarsi alla relazione preliminare del Comune di Taranto – Ufficio risanamento della città vecchia, e in particolare all’intervento di housing sociale. Riteniamo tuttavia come occorra avere una vision chiara : i processi di recupero, riqualificazione e valorizzazione, così come esplicitamente richiamati dal D.L n. 01/2015, devono avere un carattere non episodico o a macchia di leopardo, o unicamente dettati dall’emergenza, ma organico e sistematico. Il recupero e risanamento della Città vecchia non può inoltre non basarsi, per essere realmente perseguibile, anche sull’effettivo intervento dei privati.
Basilare, inoltre, è l’integrazione sociale: la città vecchia si recupera solo promuovendo una diversificazione del suo tessuto vitale, dei suoi residenti, portando famiglie e giovani di diversi ceti sociali a sceglierla come il posto in cui vivere e, magari, lavorare. Ogni ghetto è destinato a sgretolarsi e poi dissolversi: vale anche per la nostra città. Senza un’inversione di tendenza rispetto al progressivo spopolamento e inaridimento delle basi sociali non c’è alcuna possibilità di costruire il futuro, ma solo la concreta prospettiva una escalation di abbandoni e crolli che porta ad un deserto, civile e fisico.
Per quanto riguarda gli aspetti legati alla lettura e al conseguente recupero del tessuto urbanistico-edilizio, in particolare per quanto concerne l’edilizia residenziale, riteniamo occorra assumere in pieno l’unico piano organico e strutturale in nostro possesso, il “Piano Blandino”. Un piano che prevede la conservazione, il restauro ed il recupero del patrimonio edilizio destinandolo ad utilizzi ad esso strettamente compatibili e parziali diradamenti.

venerdì 6 febbraio 2015

C'è una città che cerca di ragionare lontano dalla dipendenza megaindustriale

Comunicato stampa di Confcommercio Taranto


Il Decreto per Taranto del 5 gennaio scorso, rappresenta un’occasione per mettere in campo interventi per il “recupero, la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia di Taranto”. Entro sessanta giorni l’Amministrazione Comunale dovrà elaborare un progetto di riqualificazione del centro storico antico.
A distanza di oltre trent’anni dal Piano Blandino (premiato nel 1975 ad Amsterdam, per l’anno europeo del Patrimonio Architettonico ), ma  solo in minima parte attuato, Taranto si ritrova a dover riprendere in mano i progetti – da Urban II ai Piani Città-  elaborati nel corso di tre decenni. Molte idee  da riprendere e  molte da rivedere, anche perché in questi anni il profilo socio-economico dell’Isola è profondamente mutato:   buona parte dei suoi abitanti sono andati via (oltre 15.800 nel 1969, 2400 oggi) molti spontaneamente altri coattamente per  i tanti  crolli che negli anni hanno coinvolto non solo le abitazioni (tra cui  l’ultimo  importante del Pittaggio Ponte, in via Garibaldi), ma finanche  il patrimonio culturale.  Decenni di abbandono e incuria: dalla crollata cupola della chiesa di San Paolo in via Pentite, al degrado di Palazzo Carducci, prestigioso immobile del 17° secolo da oltre quattordici anni di proprietà comunale, depredato di quasi tutti i suoi arredi.
Città Vecchia assieme al suo patrimonio architettonico  ha perso anche il suo tessuto sociale fatto soprattutto di pescatori, artigiani e commercianti; le  attività economiche di vicinato sono infatti quasi del tutto scomparse e non resta che un pugno di poche attività commerciali, inadeguate a dare risposte ai bisogni della popolazione residente e di  passaggio. I pochi investimenti effettuati nell’ultimo decennio sono stati  nel settore alberghiero e della ristorazione e bar, sul richiamo di un propagandato rilancio turistico  dell’Isola, - negli anni della amministrazione Di Bello -  al quale,  però, ha fatto seguito la  chiusura di diverse  attività.
L’unico fatto positivo, realmente nuovo, di questi ultimi anni è stato rappresentato dalla istituzione della sede dell’Università; ciò malgrado Città Vecchia non è ancora in grado di offrire servizi pubblici e privati  per gli studenti e per i docenti. L’Università si è detto, sin dall’annuncio della sua ubicazione,  ‘rappresenta un’opportunità per il rilancio dell’Isola’ ; un’occasione che ad oggi è stata solo in minima parte colta: nessun progetto pubblico ha contribuito a valorizzarne la presenza anche in termini di vantaggio economico-sociale.
Il fermento socio- culturale degli ultimissimi anni, la presa di coscienza di una parte di popolazione alla ricerca di una identità storica a cui ancorare le radici della città, e soprattutto la presenza di un arcivescovo illuminato, hanno riacceso l’interesse per Città Vecchia, coinvolgendo in un dibattito da toni  appassionati, i cittadini al di là del Ponte. Tre anni di confronti, analisi, proposte e promesse non in grado purtroppo di fermare i crolli, di arginare il degrado, di dare decoro e sicurezza all’Isola.
E’ dei giorni scorsi la notizia che i Carabinieri hanno deciso di aprire  una propria sede in via Garibaldi; un fatto concreto che rappresenta finalmente un modo reale di interagire con il tessuto sociale di Città Vecchia.
E’ in questa direzione che occorre orientare le politiche di riqualificazione del borgo antico di Taranto; sarebbe un errore se  si concentrasse l’attenzione sugli aspetti edilizi ed architettonici, privilegiando cultura e residenzialità, e sottovalutando che ciò che rende davvero vivo un contesto urbano sono le attività economiche, le attività artigianali e la certezza della fruizione  dei  servizi primari. Una città turisticamente attrattiva,  non è tale se l’offerta culturale e del divertimento non è supportata dai servizi al cittadino e dall’offerta commerciale, e se non si creano le condizioni per dare continuità e qualità alle attività vocazionali del territorio, come la pesca e la mitilicoltura. 
Ecco, in tal senso il confronto che Confcommercio andrà ad intraprendere con l’Amministrazione Comunale e con gli altri partner del tavolo chiamati al Piano di Città Vecchia  per il  Decreto Taranto, può  rappresentare  un’occasione per voltare finalmente pagina

giovedì 5 febbraio 2015

Veramente dal basso

Comunicato stampa: Comitati di quartiere Città Vecchia – Paolo VI – Salinella, Casa Occupata Via Garibaldi 210

Taranto – Ci riprendiamo ciò che ci appartiene: nuovo progetto di autorecupero in Città Vecchia

I compagni e le compagne dei Comitati di quartiere e della Casa occupata “Via Garibaldi” di Taranto informano la cittadinanza che sono iniziati i lavori di autorecupero di un ulteriore spazio dello stabile del civico nº 210. I lavori prevedono la messa in sicurezza, la realizzazione dell’impianto idraulico ed elettrico, il rifacimento delle murature, il piastrellamento dei pavimenti ed il ripristino dei servizi igienici dello spazio su detto. Il luogo sarà adibito a iniziative sociali, culturali e politiche e, in quest’ottica, costituirà un altro pezzo della Città Vecchia restituito alla cittadinanza. I lavori si svolgeranno senza il patrocinio di nessuna associazione, ente o forma istituzionale, né con fondi provenienti da bandi di alcun genere.
Attraverso l’autorganizzazione e l’autofinanziamento, questo nuovo spazio andrà ad affiancare la Biblioteca Popolare e l’intero stabile (già recuperato e sottratto alle politiche speculative) in un progetto di riappropriazione del patrimonio edilizio abbandonato dell’isola, tenendo in dovuto conto la voce e le reali esigenze degli abitanti.
La necessità di un programma che possa rendere nuovamente disponibile il nostro patrimonio materiale nasce dall’esigenza di contrastarne l’abbandono e l’indifferenza determinati da chi dovrebbe agire per gli interessi generali della collettività e fino ad oggi ha agito per salvaguardare profitti particolari e privati. Dai vicoli chiusi ai crolli, al rispristino parziale del manto stradale per il “Giro d’Italia” fino all’inutile monumento al Carabiniere, si è spesa una quantità notevole di soldi pubblici che non ha interessato per nulla la reale soluzione dei problemi della Città Vecchia.
Crediamo, invece, che la rinascita di quest’ultima debba passare necessariamente dalla partecipazione alle scelte dei suoi abitanti, coloro che ne rappresentano il vero tessuto sociale, che vivono nei vicoli e discutono insieme dei problemi e della quotidiana precarietà della vita senza aspettare di lasciarsi calare dall’alto l’ennesimo Piano Straordinario.
Pertanto, invitiamo tutti/e a sostenere, con la pratica del fare, questo progetto, e a riprenderci ciò che ci è stato fraudolentemente sottratto in più di quarant’anni di politiche di presunto risanamento.
SOSTENIAMO LA LOTTA DAL BASSO! SOSTENIAMO LE OCCUPAZIONI! DIFENDIAMO CITTÀ VECCHIA!

mercoledì 14 gennaio 2015

Pronti per la ri(de)generazione urbana delle tartarughe e delle sirene!


Quando si parla di Task Force e Sinergie a Taranto c'è sempre puzza di gran corsa al magnamagna pubblico-privato. Un sospetto difficile da allontanare quando si sa che qui, da cent'anni e più, ogni volta che lo Stato apre i rubinetti a Comune e co. spuntano come mummie dai sarcofagi le mani sulla città e le proposte "creative" di chiunque abbia fiato e corde vocali per dirne una qualsiasi.
Quando c'è aria di una bella "sfilata di stato", i comunali tirano fuori dalla naftalina il vecchio cappotto Blandino e se lo infilano, magari con qualche lustrino accumulato nel tempo tipo il famigerato piano Bohigas o le comicità della ri(de)generazione urbana.
Il Comune delle Tartarughe e delle Sirene ci ha sempre stupito con effetti speciali assolutamente controproducenti e ora si presenta con una squadra di anziani tecnici decimati dall'asma da Ilva e dal blocco delle assunzioni, con i futuribili bandi per professionisti noti pubblicati in sordina, con archivi decimati dai tarli e dalla muffa in cui ogni ricerca è vana, con degli assessori a cambio stagionale o semestrali come le auto del fu Daddario.
Intanto godiamoci quest'articolo del giornalista amico di confindustria, che pompa entusiasmo e libera tutti da ogni peccatuccio del passato con frasi degne della migliore Democrazia Cristiana tipo: "il meglio dei progetti sviluppati nell’arco di trent’anni e rimasti largamente compiuti per mancanza di fondi da parte dell’ente locale, per le oggettive difficoltà del restauro e per l’estrema parcellizzazione della proprietà privata" 
Un capolavoro di cerchiobottismo per una realtà come la Città Vecchia, dove le case che crollano sono quelle del comune (che ne detiene il 70% di tutto il costruito... altro che frammentazione privata!). Rinverdisce il piano Blandino che di anni ne ha quasi 50 (attualissimo!), e si evoca una qualsiasi, fatale mancanza di fondi  e/o la "difficoltà del restauro" (quale?), per coprire tutti i soldi sperperati, l'incapacità dei tecnici o le commesse ad imprese inadeguate (per usare un termine politicamente corretto, ma varie inchieste ne suggerirebbero ben altri).
La ciliegina sulla torta è quel "rimasti largamente compiuti" che lascia aperta l'ambiguità tra il peccato che siano quasi completamente realizzati o il lapsus di un "incompiuti" monco che avrebbe fatto sembrare ancora più ridicolo il comune che spara raffiche di progetti e poi partorisce topolini per tartarughe.
Come Achille, infatti, le giunte tarantine inseguono il loro tartarugario, che già puzza prima di nascere, e sa lì a testimoniare gli ultimi decenni di attenzioni e pianificazione, insieme ai palazzi depredati e crollati.
Ne vedremo delle belle!

Taranto, piano unico per la Città vecchia

I tempi sono stretti e il Comune di Taranto vuole essere pronto per presentare una proposta sulla Città vecchia al ministero dei Beni culturali non appena il decreto sull’Ilva e su Taranto, attualmente al vaglio del Senato, diverrà legge. Fra gli interventi per la città, il recupero della parte antica di Taranto, che è tutta sul mare, è probabilmente il più importante. Il Comune pensa ad una proposta che riunisca il meglio dei progetti sviluppati nell’arco di trent’anni e rimasti largamente compiuti per mancanza di fondi da parte dell’ente locale, per le oggettive difficoltà del restauro e per l’estrema parcellizzazione della proprietà privata. Alla sintesi lavorerà una task force formata dai tecnici dei vari assessorati: Città vecchia, Urbanistica, Lavori pubblici e e Patrimonio. Quando si parla di ritorno alle progettualità esistenti si parla soprattutto del piano Blandino - il primo ad essere messo in campo per la Città vecchia - e di quello dell’architetto spagnolo Bohigas, che si è già occupato del ripristino di altri centri storici. Il tutto - osserva il Comune - puntando sul coinvolgimento del partenariato, da Ance e Confindustria all’Arcidiocesi, e prevedendo anche il rifacimento delle reti impiantistiche che nella Città vecchia si presentano molto deteriorate. In verità, quasi un anno fa Ance e Confindustria avevano provato a costruire col Comune un’alleanza per la Città vecchia, ma il discorso, al di là dell'interesse manifestato dalla parte pubblica, non è mai decollato. Adesso si riparte. «Al nuovo tavolo istituzionale - osserva Antonio Marinaro, presidente di Ance Taranto - la città deve arrivare con concretezza, capacità propositiva e progetti realizzabili. In un quadro complessivo dobbiamo unire azione pubblica e privata». «Ci sono molte idee da riprendere e molte altre da rivedere anche perchè negli anni - sottolinea Leonardo Giangrande, presidente di Confcommercio Taranto - il profilo dell’Isola è radicalmente mutato: è drasticamente diminuita la popolazione, dai 15800 abitanti del 1969 si è arrivati ai 2400 di oggi, ci sono stati crolli a ripetizione, hanno chiuso diverse attività commerciali e il patrimonio storico e culturale si è deteriorato. L’unico intervento è stato l’insediamento dell'Università, che però ha rilanciato solo una parte dell’Isola».
Oltre alla Città vecchia, c’è attenzione anche sui lavori per il porto, altro intervento del decreto legge. Consegnata all’antivigilia di Natale, non corre rischio di stop la prima opera del pacchetto relativo al terminal container Evegreen. Si tratta dell’adeguamento della banchina per 48,740 milioni. Dopo non aver concesso la sospensiva, il Tar di Lecce ha anche respinto nel merito il ricorso di alcune imprese contro la nuova assegnazione fatta a fine agosto dall’Autorità portuale. Sono invece fermi i dragaggi dei fondali (51,867 milioni) che dovevano essere consegnati ad Astaldi il 5 gennaio ma due imprese (la seconda e l’ultima classificata) hanno chiesto la sospensiva al Tar. L’udienza è attesa intorno al 20 gennaio. (Sole24h)

domenica 21 dicembre 2014

Sotto la crosta dell'indifferenza

Quei fumi che non soffocano l’orgoglio di Taranto

Crisi, matrimoni in calo, malattie: ma in città cova il cambiamento

Resistere a Taranto, al fondo dell’Italia. Dove un caffè al bar costa 50 centesimi, altrimenti non si vende. Dove per tre grandi panini imbottiti spendi 2 euro e 80. Dove sono arrivati i soldi per pagare gli stipendi agli operai dell’Ilva fino a febbraio, e poi chissà. I matrimoni sono in calo del 40%. L’acciaieria brucia capitale (-2,5 miliardi in due anni), nel frattempo continua a riservare sorprese. Mercoledì 10 dicembre c’è stato l’ultimo blitz dei carabinieri: hanno scoperto sversamenti di catrame, olii e sostanze chimiche nel terreno dell’impianto numero 1. Una discarica abusiva interna. Sette indagati.

Il prof minacciato
Taranto è colpita al cuore, ma è ancora viva. Taranto è bellissima, anche se in pochi lo sanno. Andare in giro con il professore di educazione fisica Fabio Matacchiera, ambientalista per passione, apre gli occhi e rende inquieti. Da quando ha denunciato il livello di diossina che avvelena persino le cozze del Mar Piccolo, controlla ogni ombra. «Una sera, mentre stavo scendendo in garage, mi hanno avvicinato in due. Uno mi ha puntato la pistola al costato. Ha detto: “O la pianti o ti ammazziamo e ti buttiamo a mare!”». Ha avuto la scorta sotto casa per un anno e mezzo. È stato querelato 12 volte, 12 volte ha vinto. Continua a muoversi circospetto, e come non capirlo, del resto... Fabio Matacchiera si ostina a girare video notturni per controllare i fumi che escono dalle ciminiere: «Sappiamo pochissimo di quanto è stato fatto per mettere in sicurezza gli impianti. Siamo a metà dei tre anni di Aia, l’amministrazione integrata ambientale . Del miliardo e 200 milioni di investimenti previsti, ne sarebbero stati spesi un terzo. Mancano ancora le coperture dei parchi minerari e dell’area gestione rottami ferrosi». Ogni auto che passa, un batticuore. Non si può filmare l’acciaieria, neppure a distanza. «Io amo questa città - dice Matacchiera - mia madre mi ha insegnato il rispetto. Dobbiamo guarire. Dobbiamo inventarci un’altra Taranto». Di sera il quartiere Tamburi, quello delle polveri rosse, è spettrale. Neanche i cani randagi vanno in giro per strada.

La pediatra infuriata
Taranto è la capitale italiana della guerra fra poveri. Operai, ammalati, disoccupati, pescatori: tutti costretti a scegliere ogni giorno fra lavoro e salute. «Me lo dicono in tanti», spiega la pediatra Anna Maria Moschetti. «Morire giovani è messo in conto. La gente vede uscire il fumo da sempre. Ha perso la speranza». Non lei, non la dottoressa dei bambini. Lavorava a Torino, ma è tornata per combattere: «Perché è difficile non provare nostalgia per un posto bello come questo». Gira come presidente della commissione ambientale dell’ordine dei medici di Taranto. Vuole portare alla luce alcuni dati che sarebbero sotto gli occhi di tutti, se solo volessimo prestarci attenzione. «L’Arpa Puglia ha fatto uno studio approfondito per capire cosa succederà nel 2016, se davvero saranno eseguiti tutti i lavori di ammodernamento dell’acciaieria». Ed ecco il migliore dei mondi possibili. «Il rischio di inquinamento ritenuto “non accettabile” riguarderà 12 mila persone invece che 22.500. Ha senso? Spendere moltissimi soldi per lavori che non salveranno tutti?».

Orgoglio e nuove idee  
Vanno in giro, l’ambientalista e la pediatra. Incontrano i ragazzi di «Ammazza che piazza», specializzati nel recupero di pezzi abbandonati di città. Uno di loro si chiama Alessandro, 25 anni. È nato in un palazzo di via Federico di Palma, nel centro di Taranto. «Il mio balcone era quello là - dice - da anni vedevo questo enorme spazio in disgrazia totale. Era il dopolavoro della Marina, con il teatro». Ora è un centro sociale, si chiama «Officine Tarantine». Hanno costruito quattro laboratori: studio, sartoria, riparazione-biciclette, forno. Molti ragazzi lavorano qui. «Il 2012 per me è stato l’anno dei 14 funerali - spiega Alessandro - parenti, genitori di amici, amici. Insieme ad altri, abbiamo deciso che dovevamo fare qualcosa». A Taranto ci si deve ingegnare. Nascono idee. Marco De Bartolomeo lavora per un gemellaggio con la città greca di Sparta: «Indietro nel futuro». Sogna che Taranto diventi una città di combattenti, ritrovi l’orgoglio. Chi guarda il mare, vede tutte queste prospettive. Ma dietro, c’è la città vecchia che sta agonizzando. Alle spalle, il gigante dell’acciaio. Il processo, con 52 imputati e Fabio Riva ancora latitante, chiarirà quello che è stato.

Uno scatto di emozioni  
Francesco Schiavone è un fotografo di matrimoni. Il suo slogan è: «Niente pose». Sottotitolo: «Le storie d’amore non dovrebbero mai iniziare fingendo». È una metafora perfetta. Guardarsi in faccia. Riconoscersi. Volersi bene. «È un Natale duro - dice - di crisi fortissima. I matrimoni sono in calo da quattro anni, l’incertezza non porta sogni. Dobbiamo trovare un modo per salvaguardare il lavoro e l’ambiente». Le sue foto ritraggono donne splendide ed emozionate, padri commossi, mariti sudati. Pierpaolo Pasolini, dopo essere venuto a Taranto, nel 1959 aveva scritto: «Viverci è come vivere all’interno di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, lì, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari, e i lungomari». Poteva essere una perla, che ne sarà di Taranto?  (LaStampa)

Sono orgogliosa di vivere a Taranto

Nei giorni scorsi si è tenuta a Taranto, a palazzo Pantaleo, nei pressi della città vecchia, il primo workshop della Resto al Sud Academy, progetto che offre gratuitamente la possibilità a sei ragazzi (Maria Alagni, Irene Sapienza, Andrea Saluti, Alice Strano, Daniele D’Innocenzo e Marina Finaldi) provenienti dai quartieri del sud Italia, quali (Tamburi Taranto; Librino Catania; Zen Palermo; Sulcis Carbonia; progetto c.a.s.e. L’aquila e Scampia Napoli) di contribuire a far “rinascere” i loro territori attraverso i Social Media.
A dare inizio alle lezioni è stato Mirko Pallera co-founder della Ninja Marketing, con una lezione sulla Digital strategy, per aiutare i ragazzi a muovere i primi passi nel mondo digitale.
Il giorno seguente è salito in cattedra Marco Agosti esecutive Producer di Tiscali, con una lezione sulla realizzazione di un’impresa digitale.
A coordinare l’Academy è Roberto Zarriello, docente di Social media e coach dei ragazzi.
Nella seconda giornata del workshop è intervenuto Francesco Pugliese amministratore delegato di Conad, principale partner del progetto, grazie al cui sostegno è stato resa possibile l’iniziativa.
Ad intervenire per dare il loro augurio ai giovani protagonisti, sono stati anche Michele Emiliano magistrato e segretario regionale del partito democratico; Francesco Cosa assessore alle politiche giovanili; mentre il ministro agli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, attraverso una lettera pubblicata sul sito restoalsud.it, ha mandato un messaggio di auguri ai ragazzi.
Credo che il fatto di aver scelto Taranto come prima tappa dell’academy ha reso onore a questa città; ha dato modo ai partecipanti di notare e rendersi conto che, anche essendo la “città dell’Ilva”, ha molto altro da offrire; per esempio il fantastico panorama sul mare, l’arte di prestigiosi palazzi d’epoca, i monumenti, le stupende chiese nell’antico borgo.
Personalmente ho imparato tanto in questi due giorni; ma ascoltare gli apprezzamenti fatti sulla mia città, senza fare i soliti riferimenti all’inquinamento dell’Ilva, alle morti, e alla situazione lavorativa non buona, mi ha resa orgogliosa di essere tarantina e mi ha convinta ancor più che voglio restare qui al sud.
Mi ha spinta verso l’obiettivo prefissato, a cui fa riferimento la resto al sud Academy, quello di far riscattare le nostre bellissime città senza dover scappare via, senza aver paura di fare un passo, e senza rischiare la propria vita. (restoalsud)

lunedì 3 novembre 2014

I fumi e la storia



Da quando è esploso il caso Ilva, nell’estate 2012, ci siamo abituati ad assistere ad un risveglio dell’attenzione mediatica, anche su scala nazionale, sulla città di Taranto. Dopo anni in cui la minima conquista di spazi mediatici, sia di denuncia che di promozione, risultava un’impresa titanica, “finalmente” Taranto e le sue problematiche sono finite al centro dei riflettori anche delle più importanti emittenti televisive. 
A margine di un nuovo servizio televisivo, andato in onda domenica 2 novembre 2014, occorre però fare chiarezza sul ruolo che gli operatori sociali cittadini dovrebbero, a nostro avviso, avere. Per altro, proprio nell’ultimo servizio appare una breve intervista ad uno di noi, raccolta durante le quotidiane attività di guida turistica nel quartiere, che sintetizza la nostra idea: la cura e la rivalorizzazione dei luoghi abbandonati della Città Vecchia non possono prescindere dalla tutela sociale delle persone che la vivono o che intendono farlo.
Seguendo questa logica, occorre farsi carico della responsabilità di quel che vedono gli occhi di chi visita la città, con o senza telecamera. Se, da un lato, il lavoro di ricerca documentale non può non dare risalto al patrimonio storico e culturale che Taranto nasconde, dall’altro occorre saper spiegare le contraddizioni vissute dalla città che ne hanno lasciato molti tratti in macerie. “C’è stata una guerra/un’alluvione/un terremoto?” è la domanda che, tante volte, ci siamo sentiti porre durante le visite guidate. Finché non si riuscirà a contrastare la mole di interessi, speculazioni ed inerzie che costringono ancora la Città Vecchia ad un ruolo marginale e residuale nella vita sociale ed economica della città, sarà pressoché impossibile che i giornalisti possano evitare un taglio di forte critica ed indagine sui problemi che, spesso, l’abitudine rende invisibili agli occhi di molti concittadini. Taglio critico che, purtroppo, per esigenze di “shock mediatico” rischia di trasformarsi in sensazionalismo a-critico, mescolando impropriamente fatti di cronaca e forme di attivazione politica e sociale. Infatti, se da un lato è stato sacrosanto sollevare le gravissime e pluridecennali mancanze del Comune di Taranto, coronata dall’assenza del sindaco, dall’altro abbiamo trovato inadeguato il modo in cui il servizio s’è affacciato sulla Casa Occupata di Via Garibaldi, insinuando nello spettatore l’impressione che sia un problema di ordine pubblico anziché una realtà impegnata nella denuncia dell’emergenza abitativa e dello spreco di finanziamenti per la ricostruzione degli edifici pubblici. Riteniamo che questi gap comunicativi, però, siano da attribuire non solo alla tendenza mediatica attuale ma, anche, alla scarsa capacità dei gruppi del territorio di far sentire una voce coordinata e di lavorare nella stessa direzione.
In sintesi, occorre superare i vani tentativi di imporre a Taranto un’inesistente immagine patinata sperando che i “forestieri” non si accorgano dell’illusione, adoperandosi invece per rimuovere la coltre di detriti che ne soffoca la germogliazione. Soprattutto, essere operatori sociali vuol dire, per noi, non accettare mai più il sistema culturale imposto che ha portato al disastro attuale. (Le Sciaje)

lunedì 6 ottobre 2014

L'archeologia e i deumidificatori. Dalle passerelle alla vita reale.


Mentre il Soprintendente La Rocca e i suoi "amici"si crogiolavano autoincensanti tra gli elogi di una stanca borghesia ignorantella e incapace di intendere e di volere, ieri, a pochi passi si consumava l'ennesimo furto esemplare. 
E' l'ultima ma mai ultima dimostrazione dell'incapacità di capire la complessità della dimensione urbana e di trovare le chiavi per la trasmissione e la promozione della cultura.
Ci vuole una bella faccia tosta a "vantarsi" di lavori al museo durati intere generazioni (dagli esiti non sempre all'altezza dei tempi e dei soldi risucchiati...) e ancora non finiti.
E' facile sentirsi bravi con la propaganda filmica raccattata da emittenti locali sempre in prima linea a "tutelare" i potenti.
Nel video è facile rappresentare la realtà come un sogno di grandi conquiste culturali (in una città "ridotta al lumicino" in ogni forma di basilare civiltà)
E come se non bastasse la menzogna di celluloide, si annuncia il grande evento della prossima realizzazione della "patacca" della Persefone tarantina. Una copia "stampata" in resina e in procinto di essere "venerata" nel salotto della Soprintendenza (mentre migliaia di pezzi meravigliosi fanno la muffa nei sotterranei). Giusta compagna usa e getta del grande capoccione di Eracle di plastica che adorna la hall del MarTa.
Il tutto tra pacche sulle spalle e abbracci di grandi amiconi.

Intanto a qualcuno servivano due deumidificatori.
L'emblema di un luogo che viene aperto così poco da richiedere il sostegno dei "pinguini" per non marcire completamente.
Una tenaglia e una pinza da qualche euro.
Ora questi deumidificatori saranno sicuramente utilizzati meglio.

Intanto oggi il formicaio dei "vecchi" della cultura farà finta di indignarsi tra interviste e borbottamenti.
Sempre i soliti.
Dureranno, come al solito, giusto il tempo di un caffè, tra i chiostri di San Domenico e San Pasquale.

Taranto, “MarTa” da riscoprire. Incontro a Palazzo di Città

Organizzata dalla Fidam, la “Federazione nazionale degli amici dei Musei”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali domenica, 5 ottobre, sarà celebrata, in tutta l’Italia, l’XI Giornata nazionale degli amici dei Musei.
Per l’occasione e per iniziativa dell’associazione locale “Amici dei Musei”, a partire dalle ore 9, nella “Sala degli specchi” di Palazzo di Città (in piazza Castello) si svolgerà un incontro sul tema “Taranto, museo da riscoprire”. Patrocinato dal Comune, l’appuntamento prevede una serie di interventi e, alle 10, la proiezione di un filmato realizzato dall’emittente televisiva Studio 100.
L’incontro sarà introdotto dal giornalista Rai, Salvatore Catapano.
All’evento interverranno anche il Sindaco, Ippazio Stefàno ed il soprintendente BAP, Luigi La Rocca.
Al dibattito prenderanno parte Arcangelo Alessio, direttore archeologo, Antonietta Dell’Aglio, direttore del Marta e Piero Massafra, ricercatore di storia locale. (Tasera)

Furto all'Ipogeo delli Ponti


In data 5 ottobre 2014, in prima mattinata, la nostra socia Nadia Ruggieri si è recata presso l'Ipogeo Delli Ponti, ubicato in Via di Mezzo nella Città Vecchia di Taranto, per accogliere un gruppo di visitatori.
Aperto l'ipogeo si è resa conto che ignoti erano penetrati all'interno dei locali sfondando con una pietra il vetro di una finestra posta sul lato est dell'ipogeo, al quale si accede da un cortiletto prospiciente. L'accesso a tale cortiletto è chiuso, su Via di Mezzo, da un cancelletto alto un paio di metri, con catena e lucchetto, che non sono stati danneggiati.
Gli ignoti che sono entrati nel locale hanno fatto, fortunatamente, solo lievi danni alle strutture di interesse archeologico: una sbreccatura ad uno dei conci della muratura di V sec. a.C., causata dalla caduta della pietra calcarea usata per sfondare la finestra.
Sull'area archeologica si sono depositati i pezzi di vetro della finestra e parti del telaio.
E' stato notato un allentamento di uno degli angolari in acciaio della balaustra (lato sud-est) e un leggero cedimento del telaio in metallo dei uno dei vetri pavimentali (angolo nord-est).
Dai locali non sembra essere stato asportato alcunché, se non uno o due deumidificatori posti in prossimità della finestra sfondata. Non possiamo essere più precisi in quanto non ricordiamo con esattezza la tipologia ed il numero di tali apparecchiature.
Abbiamo provveduto a chiamare le forze dell'ordine e ad informare immediatamente per le vie brevi il Comune di Taranto (Dott.ssa Marinella Guerra, Ufficio Patrimonio) e la Soprintendenza Archeologica (Sig. Piero Angotti).
Sul posto è intervenuta una pattuglia della Polizia di Stato, che ha svolto una prima ricognizione dei luoghi ed alla quale abbiamo rilasciato le nostre deposizioni.
Segnaliamo che le ultime volte che abbiamo aperto l'ipogeo sono state:
giovedi 25 settembre alle 15:00, nell'ambito di una visita guidata organizzata con il Teatro CREST.
sabato 27 settembre alle 20:00, nell'ambito degli Open Days della Regione Puglia-Comune di Taranto.
Inoltre un nostro socio è passato, nella tarda sera del 3 ottobre, dall'ingresso dell'ipogeo, non notando nulla di anomalo.
Si segnala, infine, che l'ingresso principale dell'ipogeo non è stato manomesso.


Franco Zerruso, Cooperativa Novelune
Taranto, 5 ottobre 2014


Star al Museo di Taranto. Arriva copia della Persefone

Sarà la statua della Persefone la «star» del nuovo e definitivo allestimento del Museo di Taranto, il MarTa. Non l’originale, ovviamente, ma la sua copia fedele, realizzata usandola tecnica sofisticata del laser scanner. I tecnici tedeschi dell’Altes Museum (il manufatto magnogreco si trova a Berlino, al Pergamon, dal dopoguerra), avevano avviato nel mese di settembre le complesse procedure tecniche per la scansione tridimensionale della statua. I dati sono stati successivamente trasmessi al Museo di Taranto, che si sta occupando di far realizzare la copia dell’opera d’arte conosciuta anche come «Dea di Taranto» o «Dea in trono».
La Persefone-bis verrà realizzata utilizzando una resina ad alta densità, capace in tutto e per tutto di restituire l’impressione del marmo dell’opera originaria. La fedele ricostruzione di u n’opera marmorea utilizzando la tecnica dello scanner a laser, del resto, non è nuova per il Museo di Taranto. Alcuni anni orsono venne utilizzata per la riproduzione dell’ipogeo delle Cariatidi di Vaste (presso Poggiardo). A Lecce, nel Museo provinciale «Sigismondo Castromediano», sono esposti una Cariatide e un bassorilievo; le altre tre Cariatidi con il secondo bassorilievo si trovano nel Museo nazionale archeologico di Taranto e sono inserite - con le riproduzioni delle sculture custodite a Lecce - nel percorso espositivo inaugurato nel 2007. Scannerizzata l’opera in 3D, la ricostruzione tridimensionale e la rappresentazione virtuale dell'intero Ipogeo delle Cariatidi sono state realizzate dal coordinamento Siba (il Sistema informatico bibliotecario dell’Università del Salento), in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario Caspur di Roma.
La notizia della scannerizzazione della Persefone era stata fornita alcune settimane orsono dal sito dell’Altes Museum, a corredo di un servizio fotografico realizzato da Ines Bialas. Come si poteva leggere sul sito del Museo, «l’8 settembre la dea di Taranto è stata scansionato nell’Altes Museum. I dati elaborati verranno poi trasferiti al Museo archeologico Nazionale di Taranto, che ha ricevuto il permesso di fare su questa base, una singola copia della scultura». L’operazione-Persefone sarà pienamente conclusa per la prima settimana di aprile del 2015, quando, in occasione della Settimana Santa, anche il secondo piano del Museo archeologico di Taranto diventerà fruibile ai visitatori riportando finalmente la struttura Museale ai fasti antichi, sia pure con un allestimento modernissimo e multimediale.
Su tutto l’iter - da Persefone all’intero nuovo allestimento - sono alacremente al lavoro gli addetti del MarTa con la direttrice Antonietta Dell’Aglio, e le dirigenti D’Amicis, Trombetta, Masiello, Zingariello, la direzione della Soprintendenza Archeologica (Luigi La Rocca) e il direttore dei lavori del Museo, Augusto Ressa. Come è possibile leggere sul sito del MarTa, «il visitatore troverà nel nuovo percorso molti reperti mai esposti prima, e altri notissimi ma sottoposti per l’oc - casione a nuovi restauri o presentati con proposte spettacolari ma rigorose di ricostruzione; ritroverà la straordinaria collezione degli Ori, che da sola spingeva i turisti a visitare il Museo, riproposta in allestimenti volti non solo ad enfatizzare la suggestione del metallo prezioso ma anche a far comprendere in quali ambiti, cronologici, rituali ed economici, si faceva uso di oggetti così particolari. Nel nuovo allestimento, pertanto, le diverse tipologie di oggetti si ritrovano tutte, ma intercalate a disegnare i vari aspetti della cultura e le successive fasi della storia di Taranto; con uso anche delle moderne tecnologie multimediali, ma senza per ciò far perdere il contatto con le caratteristiche reali dell’antico».
E’ ovvio che la Persefone, insieme agli Ori magnogreci, potrà divenire il vero e proprio emblema della «rinascita » del Museo. La statua della Dea (tutta in marmo di Paros, alta un metro e 51 centimetri, realizzata nel 460 a.C.) è opera legata ai misteriosi Riti Eleusini, ed è di un inestimabile valore artistico oltre che storico. Secondo l’ipotesi più accreditata, la scultura fu trovata a Taranto durante uno scavo (1912) fu portata prima a Eboli, e successivamente, a seguito di un imbarco notturno, raggiunse clandestinamente la Francia. Poi, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, fu posta in vendita a mezzo asta pubblica sul mercato clandestino in Svizzera: il più cospicuo sottoscrittore fu l’Imperatore di Germania, Kaiser Guglielmo II, con una cifra elevatissima. La storia dei tentativi di riottenere la Persefone è molto lunga, frastagliata e costellata di insuccessi. Anni addietro, all’atto dell’inaugurazione del ristrutturato Museo Archeologico, l’allora ministro Francesco Rutelli dette per certa l’operazione-prestito con la Germania, addirittura, si ebbe notizia dell’interessamento della Regione Puglia e in particolare dell’assessore al Turismo, Massimo Ostillio, il quale mise a punto un accordo preliminare fra i ministeri ai Beni culturali e agli Affari esteri di Germania e Italia per riportare a Taranto, in prestito per tre mesi, l’importante reperto. Ma di quell’accordo si persero poi completamente le tracce.

Lunga ed annosa è anche la polemica con Locri, che rivendica a sè l’origine e la fattura della statua. Lo stesso museo tedesco, del resto, specifica nei testi a corredo della «Dea in trono» che la provenienza potrebbe anche essere quella di Locri, pur ammettendo che sin dal dopoguerra la statua era conosciuta come «Dea di Taranto» (Gottin von Tarent). Nel 2001 l’archeologa tedesca Madeleine Mertens-Horn scriveva sulla rivista «Magna Graecia» che «questa grande scultura, molto ben conservata, grazie al fatto di essere stata seppellita e protetta in un vano sotterraneo già nell’antichità, è senz’altro l’opera più spettacolare dell’ar te tarantina, e tra le più importanti della Magna Grecia. Unica è la sua apparenza formale ed iconografica, e unica è la sua originaria, probabile funzione come statua di culto».
In verità già nel 1931 l’archeologa napoletana Paola Zancani Montuoro, componente dell’Accademia dei Lincei e della British Academy, sosteneva che la Persefone fosse stata ritrovata all’interno di un pozzo collocate in Taranto, fra le vie Leonida, Principe Amedeo e Cesare Battisti. Il suo collega tedesco Ernst Langlotz, invece, ne collocava il ritrovamento al n.71 di via Duca degli Abruzzi. Un’altra archeologa tedesca, invece, Helga Herdejurgen, sosteneva la tesi che la statua fosse stata ritrovata a Locri, poi trafugata e trasportata clandestinamente a Taranto. La verità la conosce solo lei, la Dea in trono che col suo sorriso enigmatico affascina i suoi visitatori ormai da un secolo. E la promessa che si cela dietro il suo ineffabile sguardo lascia intendere che essa, come ogni donna-dea ammaliatrice che si rispetti, lascerà tutti col più atroce dei dubbi sino alla fine dei tempi. (GdM)

sabato 20 settembre 2014

Another one bites the dust

Taranto. Crolla la città vecchia

Ennesimo crollo nella città vecchia di Taranto. Migliaia di euro sarebbero dovute servire per i lavori di ripristino. Indagate 9 persone.
Fonte: Oltremedianews
Taranto, una città “stuprata” dalla gestione sull’Ilva, è una città stupenda. Una doppia città, da una parte quella vecchia e una volta superato il ponte si entra in Taranto nuova. Due spaccati diversi, un’urbanizzazione differente. Oggi ci ritroviamo nuovamente a parlare di un crollo avvenuto nella città vecchia. La soletta del balcone di uno stabile disabitato di via Duomo 59, nella città vecchia di Taranto, è oggi crollata. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area e la struttura.
Nel borgo antico il Comune ha avviato un’attività di monitoraggio per catalogare gli immobili a rischio crollo, dopo i ripetuti casi delle scorse settimane, che necessitano di ristrutturazione. Alcuni edifici sono stati sequestrati su disposizione della magistratura nell’ambito di un’inchiesta su lavori-fantasma. Sono nove gli indagati tra imprenditori, ex dirigenti e funzionari comunali.
Nel luglio scorso 20 famiglie si ritrovarono senza casa da un giorno all’altro; c’è stato un sequestrato d’urgenza della guardia di finanza perché progettisti, costruttori, collaudatori e responsabili non hanno messo in sicurezza gli immobili, ritenuti ad alto rischio crollo. Non sono state messe in sicurezza neanche le fondamenta dei palazzi, nonostante i fondi regionali erogati ad hoc, nei quali il Comune ha alloggiato le famiglie bisognose di una casa.
Si parla di una cifra che si aggira intorno ai 725mila euro, soldi che sarebbe dovuti servire per i lavori di mantentimento degli stabili. Nicola Gesualdo (TdP)

venerdì 25 luglio 2014

mercoledì 23 luglio 2014

La tela di Penelope si ingarbuglia in Procura

Diversi immobili a rischio crollo della città vecchia di Taranto sono stati posti sotto sequestro preventivo d’urgenza da militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, nell’ambito di una indagine condotta dal sostituto procuratore Enrico Bruschi su appalti assegnati per eseguire lavori di ristrutturazione.
Sarebbero nove le persone indagate tra imprenditori, dirigenti e funzionari comunali per ipotesi di reato di omissione di lavori su edifici a rischio crollo e truffa aggravata. Le famiglie che occupavano gli immobili - una ventina in tutto - sono state fatte sgomberare. Il Comune sta procedendo a trovare loro una sistemazione alternativa. A quanto si è saputo, una perizia disposta dal magistrato inquirente avrebbe appurato che diversi lavori di consolidamento risultavano solo sulla carta ma non erano stati mai realizzati. I finanzieri, guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, hanno anche proceduto al sequestro per equivalente di beni per 700mila euro. L’indagine nasce da una attività mirata a verificare la regolarità degli appalti per i lavori di ristrutturazione assegnati dal Comune, che ha usufruito di finanziamenti regionali. Si tratta del secondo filone di una indagine che era già sfociata nell’acquisizione di documentazione negli uffici delle imprese Volpe e Geoga, che si erano occupate, tra l’altro, della ristrutturazione del palazzo storico Pantaleo.

GLI IMMOBILI A RISCHIO E GLI INDAGATI - Sono quattro gli edifici ritenuti pericolanti della città vecchia di Taranto, in cui abitano una ventina di famiglie, sottoposti a sequestro preventivo d’urgenza Si tratta di Pietro Galiuto, titolare della ditta ‘Volpe Scavì, che si aggiudicò i lavori; Antonio Liscio (co-progettista), Marcello Traversa (direttore dei lavori), Mario Pepe (progettista), Antonio Mancini (responsabile unico del procedimento), Silvio Rufolo (dirigente Urbanistica), Angelo Catapano (responsabile unico del procedimento), Vincenzo Carbone (collaudatore tecnico-amministrativo) e Vincenzo La Gioia (dirigente pro tempore Ufficio Risanamento Città Vecchia). I finanzieri hanno proceduto al sequestro per equivalente di beni per oltre 700 mila euro riconducibili ad alcuni indagati. Gli edifici a rischio crollo si trovano in Vico Santi Medici.
LE CONNIVENZE - Secondo la procura, le persone coinvolte, avrebbero beneficiato di un ingiusto profitto quantificato in circa 725mila euro grazie all’attestazione di lavori in realtà mai effettuati per il consolidamento di diversi edifici della città vecchia di Taranto. È la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche uno dei reati contestati ad alcuni imprenditori tarantini, che rispondono in concorso con dirigenti e funzionari comunali anche del reato di omissione di lavoro in edifici a rischio crollo. Il procuratore in una nota stampa sottolinea che l’illecito profitto è stato conseguito dall’impresa aggiudicataria «anche grazie alla connivenza dei funzionari comunali che talvolta, hanno omesso ogni forma di controllo e, in altre circostanze, hanno collaudato opere mai realizzate. Tra gli aspetti tecnici emersi nel corso delle indagini e delle perizie tecniche è da segnalare quello relativo all’assenza di opere di sostegno dette fondazioni degli stabili oggetto dei lavori». In particolare, precisa il procuratore, «la ditta appaltatrice avrebbe dovuto supportare la statica degli edifici con pali radice a livello di circa sedici metri nel sottosuolo. In realtà l’imponente struttura architettonica riguardante aree per circa mille metri quadrati non sarebbe mai stata realizzata, così come altre opere di rilievo, tanto per l’equilibrio statico e dinamico delle costruzioni quanto per la salubrità e qualità della vita delle persone che hanno ricevuto in assegnazione gli immobili dopo la loro presunta riqualificazione». Le indagini hanno riguardato i lavori di ristrutturazione e consolidamento edilizio di alcuni stabili della città vecchia finanziati dalla Regione Puglia, con riferimento all’appalto denominato Vicolo 2-Lotto 3. (CdM)

martedì 22 luglio 2014

Torna in vendita l'ex convento Monteoliveto!

Nell'inerzia del Comune che pure nel 2011 aveva deliberato il proprio interesse, torna in vendita il complesso dell'ex-convento di Monteoliveto in Città Vecchia.
Partecipa alle iniziative di sensibilizzazione che lanceremo dal blog!
Per il dossier sulla vicenda clicca qui.
Ecco la delibera del 2011:

 

Dismissioni, lo Stato mette in vendita palazzi e conventi. Obiettivo 11 milioni di euro


Lo Stato ci riprova. Dall'ex Casa del Fascio di Caravaggio (Bergamo) all'ex Birreria della Caserma Mameli a Bologna sono 15 i beni statali messi in vendita dall'Agenzia del Demanio con il secondo Bando Unico del 2014. Obiettivo è incassare almeno 11 milioni di euro guardando soprattutto al mercato retail. 
Un bando, questo, considerato all'Agenzia del Demanio una sorta di banco di prova per riavviare le annunciate dismissioni. Lo scorso bando, infatti, non è andato bene come si sperava. L’obiettivo del governo è ora riuscire a raggiungere il target di dismissioni di immobili contenuti nell’ultima legge di Stabilità e cioè per il triennio 2014/16 almeno 500 milioni di euro l’anno. Una cifra ancora molto lontana, ma l'Agenzia, guidata da Stefano Scalera, con questo nuovo bando prova a fare un primo passo per portare a casa quanti più soldi possibili. Sicuramente entro l’anno ci sarà qualche altro bando, fanno sapere a Il Ghirlandaio dall’Agenzia del Demanio ma molto probabilmente non basterà a raggiungere la soglia sperata.
Gli immobili che fanno parte di questo primo lotto, che resterà in offerta fino al 29 settembre,  sono tra i più vari: appartamenti, uffici, palazzetti storici, ex conventi, terreni ed ex aree militari. Il pezzo più a buon mercato è una ex caserma a Mora (Imperia), per un paio di fabbricati e il terreno annesso la base d'asta è 430mila euro. Per poco di più (494mila curo) è possibile presentare un'offerta per un edificio intero (15 appartamenti) in una zona centrale di Trieste. L'immobile più costoso inserito nel bando è nella periferia sud di Verona, vicino alla zona artigianale. Nel dettaglio, si tratta di un'area di 3mila metri e di un capannone con un valore di base d'asta fissato a 1,42 milioni.
In Veneto si trova anche l'ex base missilistica di Ceneselli (Rovigo), chi acquista dovrà farsi carico della bonifica dei terreni e della rimozione dei beni mobili abbandonati dai militari sul terreno. In totale l'area è grande poco più di 8 ettari e comprende 42 fabbricati. Il prezzo di partenza per aggiudicarselo è 1,35 milioni. Al Demanio, vista la taglia e la tipologia degli immobili, confidano molto sul mercato retail puntando sul pregio storico architettonico di alcuni beni. A Firenze e a Spoleto, per esempio, finiscono in asta due palazzine ad uso ufficio.
Destinata ad uso ufficio anche una porzione di un immobile del Comune di Reggio Emilia che precedentemente ospitava la ex Amministrazione di Poste e Telegrafi mentre a Caravaggio (Bergamo) è prevista la vendita all'incanto dell'ex Casa del Fascio (tre piani per un totale di oltre 1.200 metri di superficie). Un capitolo a sé fa l'elenco degli immobili inseriti nel progetto Valore Paese-Dimore. L'intento dell'operazione è valorizzare castelli, conventi e strutture di pregio creando un modello integrato di ospitalità e attività culturali con la collaborazione delle amministrazioni locali. Non a caso il progetto, oltre al Demanio, vede coinvolti Invitalia, Anci (Associazione dei comuni), Ministero dei beni Culturali e Cassa Depositi e Prestiti. In tutto sono circa 200 gli immobili individuati e inseriti nel portafoglio del progetto Valore Paese-Dimore. Il valore aggiunto agli occhi degli investitori dovrebbe essere il corredo di “strumenti tecnici normativi e finanziari” riservato a questo genere di beni.
Tradotto, vuol dire un percorso agevolato per la conversione in strutture turistiche e ricettive. E quanto previsto per il Forte Pianelloni (850 mila euro) a Lerici (La Spezia), un'ex fortificazione con tanto di terreni e antica cinta muraria, , l'edificio storico denominato 'Casa Nappi' vicino al Santuario Mariano di Loreto (Ancona) (511 mila euro), un palazzetto storico nei pressi del santuario mariano di Loreto (Ancona), e l'ex convento seicentesco di San Domenico Maggiore Monteoliveto (921 mila euro) nella città vecchia di Taranto. Nel caso di questi due ultimi immobili, però, qualcosa non ha funzionato. Tornano in asta dopo essere rimasti invenduti in occasione del precedente bando dello scorso marzo.
Tutti i soggetti interessati potranno partecipare alla gara, che prevede offerte segrete e vincolanti, presentando un'offerta economica corredata della documentazione necessaria entro le ore 16 del 29 settembre 2014. Sempre in un'ottica di ottimizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, l'Agenzia del Demanio prosegue con la dismissione dei beni con un valore di base d'asta inferiore ai 400mila euro. (ilghirlandaio)