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lunedì 19 ottobre 2015
lunedì 12 ottobre 2015
Sviluppo per contratto?
Taranto, contratto di sviluppo. Palazzo Chigi serra i tempi
Lo staff di Palazzo Chigi che sta seguendo la predisposizione del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto si prepara al vertice del 19 ottobre, nella Prefettura di Taranto, quando verrà di nuovo riconvocato il Tavolo istituzionale Taranto, previsto dalla legge 20 dello scorso marzo e coordinato dal sottosegretario alla presidenza, Claudio De Vincenti. Oggi, in vista dell’appuntamento del 19, sono in calendario due riunioni a Taranto: la prima alle 9, a Palazzo di Città, tra sindaco, parlamentari, sindacati e il capo della struttura di missione di Palazzo Chigi, Giampiero Marchesi. Si farà un punto complessivo in ordine ai progetti e al Contratto istituzionale. Alle 12, invece, in Prefettura, lo stesso Marchesi ascolterà le proposte dei sindacati che non fanno parte del Tavolo istituzionale. A questo secondo vertice è annunciata anche la presenza del sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, per la parte che concerne l’Arsenale della Marina Militare.«Attraverso l’incontro di oggi vogliamo far giungere alla presidenza del Consiglio le proposte che Cgil, Cisl e Uil di Taranto reputano essenziali ai fini della messa a punto del Contratto istituzionale di programma per Taranto» dichiara Giancarlo Turi, segretario provinciale della Uil. «A Marchesi diremo anzitutto che l’applicazione della clausola sociale è fondamentale in un’area come Taranto segnata da un’elevata disoccupazione e da tante vertenze con lavoratori che rischiano il posto» evidenzia il segretario della Uil. «Non è possibile - aggiunge l’esponente della Uil - che Taranto sia interessata da lavori e investimenti importanti, finanziati dal pubblico, e non un operaio di Taranto sia impiegato: vedi il caso delle infrastrutture del porto dove tra terminal e piastra logistica ci sono 400 milioni di opere in cantiere. Ma ci si riferisce anche - prosegue Turi - alle bonifiche dell’area esterna al siderurgico: che ricaduta c’è e ci sarà per i lavoratori di Taranto?».
«Secondo aspetto che porremo all’attenzione di Palazzo Chigi - sottolinea ancora Turi - è quello di prestare la massima attenzione all’attuazione delle linee del Jobs Act in materia di ammortizzatori sociali. Il territorio di Taranto - dice l’esponente della Uil -, proprio perchè segnato da problemi rilevanti, non può vedere annullata una gamma di possibilità che si chiamano cassa integrazione in deroga, cassa per cessata attività, tutti strumenti che sinora ci hanno consentito, in qualche modo, di gestire i drammi sociali. Avere, come è previsto, solo due anni di cassa integrazione e poi l’indennità Naspi, può andar bene - osserva Turi - in territori che si stanno avvicinando alla ripresa, ma non a Taranto dove la crisi resta purtroppo evidente e pesante».
Terzo aspetto che i sindacati porranno oggi sia a Marchesi per la struttura di missione di Palazzo Chigi, che al sottosegretario Rossi per il ministero della Difesa, è l’Arsenale della Marina dove si effettuano le manutenzioni delle navi militari. «La legge 20, prevedendo il Contratto istituzionale di programma, dice che il rilancio di Taranto passa dal porto, dalle bonifiche, dal recupero della Città vecchia e dalla valorizzazione, come museo di archeologia industriale, dell’Arsenale. Non ci sta bene - conclude Turi -. Pensiamo che l’Arsenale di Taranto, che tra civili diretti, militari e indotto, occupa dalle 3mila alle 4mila unità, debba essenzialmente avere un ruolo produttivo e quindi occorre finanziare la prosecuzione dell’ammodernamento delle infrastrutture e i lavori di riparazione e manutenzione del naviglio militare».
In quanto al Contratto istituzionale di programma nei due incontri svoltisi rispettivamente a Taranto a luglio e a Roma a settembre, ci si è dati, col sottosegretario De Vincenti, questa tabella di marcia: perfezionamento dei vari progetti candidati a finanziamento entro fine ottobre in modo che il Contratto possa essere portato al vaglio del Cipe a novembre ed essere probabilmente approvato anche nello stesso mese. Il Cipe finanzierà il Contratto con i fondi di sviluppo e coesione. Il Contratto istituzionale avrà un suo responsabile e il Comune di Taranto, per la parte che lo riguarda, ha presentato, seguendo le linee della legge 20 del 2015, una serie di progetti che riguardano la messa in sicurezza, il recupero e la valorizzazione a fini culturali e turistici della Città vecchia. (GdM)
giovedì 24 settembre 2015
Ci crediamo
Vertice a Roma, pronta la bozza del piano per rilanciare Taranto
Al Tavolo istituzionale per Taranto, riunito ieri a palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, affiancato dal sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, è stata esaminata la bozza del Cis, il Contratto istituzionale di Sviluppo che deve essere pronto per la prossima riunione del Cipe, prevista entro il primo novembre.
Lo strumento per la riqualificazione di Taranto e
dei comuni di Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola, contemplato
dalla legge 20 del 2015 per l’Ilva e lo sviluppo dell’area «finisce per
essere parte integrante del cosiddetto Masterplan per il Sud che si
articola su otto Regioni e sette Città Metropolitane, una delle quali è -
appunto - Taranto stessa», spiega un comunicato della Presidenza del
Consiglio al termine della riunione . Il Cis e i progetti presentati dai
vari enti – Regione Puglia, enti locali, Autorità Portuale, Marina
Militare, commissario per le Bonifiche, ecc – verranno esaminati e
scelti nel corso della prossima riunione del Tavolo, previsto il 19
ottobre a Taranto, dove si sposteranno non solo il sottosegretario, ma i
dirigenti della Struttura di missione, del Dipartimento per le
Politiche di Coesione e dell'Agenzia per la Coesione Territoriale, dei
ministeri dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture, dei Beni Culturali,
dell'Ambiente e di Invitalia. Un altro momento di attenzione per
Taranto, dove il 20 luglio scorso De Vincenti aveva quantificato in
almeno 600 milioni le risorse già stanziate tra fondi europei,
nazionali, locali e di privati: 115 milioni per le bonifiche; 189
milioni per l'infrastrutturazione del porto; 219 milioni per la
piattaforma logistica; 60 milioni per le opere di rigenerazione urbana;
30 milioni per la reindustrializzazione.
Il testo dell’accordo e le schede progettuali sono
suscettibili di ulteriori modifiche, con osservazioni e integrazioni, ma
al finanziamento andranno le opere già avviate e quelle che rischiano
di perdere i fondi, come i dragaggi del porto di Taranto, già appaltati.
«Non il libro dei sogni - afferma il Sottosegretario De Vincenti
riassumendo il senso dei progetti in cantiere - ma interventi precisi,
dotati di risorse precise, la cui realizzazione dovrà essere scandita da
un cronoprogramma verificato periodicamente. Il tutto, nel nome della
massima trasparenza perché i cittadini hanno il diritto di conoscere
quel che si fa, con quali mezzi lo si fa, di chi è la responsabilità,
conclude. Il contratto, “è uno strumento molto flessibile”, spiega il
presidente dell’Autorità Portuale di Taranto, Sergio Prete, «e le
proposte che non dovessero essere finanziate in tempo idoneo per
sfruttare questi fondi, potranno essere poste nella prossima
programmazione del Cipe», aggiunge.
Alla riunione, a cui ha partecipato anche l’Ammiraglio del Comando Marittimo Sud, Ermenegildo Ugazzi, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, ha consegnato la delibera comunale sul rilancio del ruolo dell’Arsenale Militare di Taranto e il completamento del piano Brin, su cui ha espresso il suo accordo il sottosegretario alla Difesa. (GdM)
Alla riunione, a cui ha partecipato anche l’Ammiraglio del Comando Marittimo Sud, Ermenegildo Ugazzi, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, ha consegnato la delibera comunale sul rilancio del ruolo dell’Arsenale Militare di Taranto e il completamento del piano Brin, su cui ha espresso il suo accordo il sottosegretario alla Difesa. (GdM)
lunedì 16 marzo 2009
Vogliamo la bonifica!!!
Fondi Fas e Cipe, Losappio: "Governo li sblocchi per bonifiche, BR e idrogeno"
Dichiarazione dell’assessore all’Ecologia, Michele Losappio: “Oggi, su uno dei più importanti quotidiani della Puglia, autorevoli esponenti regionali del Partito delle Libertà negano i tagli ai fondi CIPE e FAS effettuati a danno del Mezzogiorno e della nostra Regione dal Governo Berlusconi. La tesi è che non di tagli si tratti, ma di nuove disponibilità in quanto i finanziamenti disposti dal precedente governo Prodi erano fittizi. Assecondando per un attimo questo ragionamento chiedo agli esponenti del PdL un impegno pubblico e dichiarato perché: 1. Il Governo onori l’Accordo di Programma Quadro per la messa in sicurezza e la bonifica del Sito di Interesse Nazionale di Brindisi, accordo sottoscritto da Governo e Regione, recepito dalla Puglia con DGR del dicembre 2007 e finanziato per la Regione con fondi CIPE-FAS per 65 milioni di euro e dal Ministero dell’Ambiente con fondi FAS per 50 milioni di euro. 2. Il Governo proponga alla Regione la sottoscrizione di un secondo Accordo di Programma per la riqualificazione ambientale, la reindustrializzazione e la infrastrutturazione delle aree del Sito di Interesse Nazionale di Taranto, considerando che nella bozza predisposta nel dicembre 2008 dal Ministero dell’Ambiente su una prima tranche di 102 milioni di euro necessari lo Stato si impegna solo per 8 milioni, cosa per tutti non accettabile. 3. Il Ministero dell’Ambiente sblocchi i due Accordi di Programma sottoscritti con la Puglia ed altre regioni nel 2007 e 2008; il primo riguardante la sperimentazione dell’idrogeno nelle politiche energetiche ed il secondo quella del termodinamico secondo il progetto del Prof. Rubia. Per entrambi la quota parte di finanziamento Statale non superava il totale di 8 milioni di euro. Un importo relativamente circoscritto, eppure dei due AP regolarmente sottoscritti non vi è traccia e manca perfino una risposta alle richieste di informazioni della Regione. Come si vede nella disponibilità e nella volontà politica del Governo vi sono scelte importanti per la Puglia sia dal punto di vista ambientale che da quello industriale, scelte che comportano impegni finanziari di fondi CIPE e FAS che sono per collocazione rivolti al Mezzogiorno e che la Puglia attende da tempo. E’ possibile su questo un impegno solerte ed attento dei più autorevoli parlamentari ed esponenti del Partito delle Libertà?” (Pressregione)
Dichiarazione dell’assessore all’Ecologia, Michele Losappio: “Oggi, su uno dei più importanti quotidiani della Puglia, autorevoli esponenti regionali del Partito delle Libertà negano i tagli ai fondi CIPE e FAS effettuati a danno del Mezzogiorno e della nostra Regione dal Governo Berlusconi. La tesi è che non di tagli si tratti, ma di nuove disponibilità in quanto i finanziamenti disposti dal precedente governo Prodi erano fittizi. Assecondando per un attimo questo ragionamento chiedo agli esponenti del PdL un impegno pubblico e dichiarato perché: 1. Il Governo onori l’Accordo di Programma Quadro per la messa in sicurezza e la bonifica del Sito di Interesse Nazionale di Brindisi, accordo sottoscritto da Governo e Regione, recepito dalla Puglia con DGR del dicembre 2007 e finanziato per la Regione con fondi CIPE-FAS per 65 milioni di euro e dal Ministero dell’Ambiente con fondi FAS per 50 milioni di euro. 2. Il Governo proponga alla Regione la sottoscrizione di un secondo Accordo di Programma per la riqualificazione ambientale, la reindustrializzazione e la infrastrutturazione delle aree del Sito di Interesse Nazionale di Taranto, considerando che nella bozza predisposta nel dicembre 2008 dal Ministero dell’Ambiente su una prima tranche di 102 milioni di euro necessari lo Stato si impegna solo per 8 milioni, cosa per tutti non accettabile. 3. Il Ministero dell’Ambiente sblocchi i due Accordi di Programma sottoscritti con la Puglia ed altre regioni nel 2007 e 2008; il primo riguardante la sperimentazione dell’idrogeno nelle politiche energetiche ed il secondo quella del termodinamico secondo il progetto del Prof. Rubia. Per entrambi la quota parte di finanziamento Statale non superava il totale di 8 milioni di euro. Un importo relativamente circoscritto, eppure dei due AP regolarmente sottoscritti non vi è traccia e manca perfino una risposta alle richieste di informazioni della Regione. Come si vede nella disponibilità e nella volontà politica del Governo vi sono scelte importanti per la Puglia sia dal punto di vista ambientale che da quello industriale, scelte che comportano impegni finanziari di fondi CIPE e FAS che sono per collocazione rivolti al Mezzogiorno e che la Puglia attende da tempo. E’ possibile su questo un impegno solerte ed attento dei più autorevoli parlamentari ed esponenti del Partito delle Libertà?” (Pressregione)
A Taranto lo stato chiude i rubinetti(di fondi), a Maglie li apre
...sarà un caso che il "ministro" Fitto sia di Maglie?

Grandi opere: la Puglia perde 720mln
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Se quella delle infrastrutture è la cura che il governo mette in campo per l’economia italiana, allora alla Puglia spetta un blando sedativo: appena 274 milioni di euro su un totale di 10,6 miliardi che la scorsa settimana il Cipe ha messo a disposizione per aprire nuovi cantieri. Ma, e questo è più grave, rispetto agli accordi firmati un anno fa con il governo Prodi, ci sono 720 milioni di euro in meno: venerdì scorso, con un colpo di penna, lo Stato ha cancellato i finanziamenti a 24 progetti. Medio-piccoli dal punto di vista del valore economico, grandi sotto il profilo dell’importanza strategica.
IL CONFRONTO - La cifra (720,13 milioni) emerge dal confronto che la «Gazzetta» ha fatto tra il piano Cipe di venerdì 6 e l’accordo di programma Stato-Regione che la Puglia ha firmato nel 2007 (e poi rivisto nel 2008) con l’allora ministro Antonio Di Pietro. Un accordo da 1,389 miliardi che attingeva, sostanzialmente, agli stessi fondi cui ora ha attinto il Cipe: i Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate) e le risorse della programmazione europea 2007-2013. Nel giro di un anno, però, i fondi Fas di competenza statale hanno subito una corposa quota dimagrante che ha quindi alleggerito la disponibilità per le Regioni. Vediamo perché.
LE CIFRE DEL PIANO - Il piano presentato venerdì dal Cipe, come ha fatto notare il «Sole-24 Ore», vale in realtà 10,8 miliardi e non 16,6, perché circa 6 miliardi arriveranno da investimenti privati. La quota di Fas destinata alle infrastrutture è di 8,7 miliardi: ai 12,3 di partenza bisogna infatti sottrarre i 3,6 miliardi che la legge ha destinato alle Fs (per pagare i treni dei pendolari) ed alla Tirrenia (i traghetti). Aggiungendo i 2,1 miliardi che l’ultima Finanziaria ha destinato alla legge Obiettivo, ecco i famosi 10,8 miliardi.
LE INCOGNITE - I 16,6 miliardi (10,8 più 5,8 che alcuni privati investiranno in autostrade) non sono stati assegnati a singole opere. Il Cipe ha definito soltanto un lungo elenco di progetti, suddivisi per tipologia, che rappresentano le priorità: per soddisfarle ci sono 2 miliardi per le strade, 2,75 per le ferrovie, 1,51 per le reti di trasporto, 150 milioni per gli schemi idrici, 1,3 miliardi per il Ponte sullo Stretto... Se ci si diverte a sommare il valore di progetto delle varie opere, si ottiene una cifra superiore ai 40 miliardi: 3-4 volte la disponibilità.
DUE OPERE - In questo elenco la Puglia compare due volte: il nodo ferroviario di Bari (apparentato con quello di Cagliari, che però è solo un’idea) e il raddoppio della statale Maglie-Leuca. La disponibilità finanziaria, come detto, non è stata ancora definita: avverrà in sede di sottoscrizione dei nuovi accordi di programma Stato- Regione. Ma, stando a quanto anticipato nei giorni scorsi dal ministro Raffaele Fitto, dovrebbero esserci 136 milioni per la Maglie- Leuca e 138 per il nodo di Bari: 274 milioni.
I «RESTI» - A quei 274 milioni ne vanno aggiunti altri 395 che sono stati assegnati al nodo di Bari con il Pon Trasporti: saliamo così a 669 milioni. Ci sarebbero pure i 111,55 milioni che la Regione investirà sulla Maglie-Leuca, soldi disponibili fin dal 2002 che quindi non rientrano in questa partita. Ma anche volendo considerarli (il che equivarrebbe a sommare pere con banane), il discorso resta pressoché uguale: oggi come oggi restano disponibili solo i 914 milioni che provengono dalla quota regionale dei Fas (la lista delle opere è nella pagina accanto).
IL VECCHIO ACCORDO - L’accordo del 2007-2008 con Di Pietro metteva in campo, come detto, 1,389 miliardi di fondi «nazionali»: sottraendo i 669 milioni disponibili oggi, si ottengono appunto 720 milioni di minori finanziamenti. Cosa significa, all’atto pratico? Significa che rimangono senza copertura finanziaria alcuni progetti strategici per lo sviluppo della regione. Per il turismo: niente soldi alle strade che portano a San Giovanni Rotondo. Per la sicurezza: tagliati i finanziamenti alla Casamassima- Putignano (una delle tante strade della morte) e alla vatiante Toritto-Modugno sulla statale 96. Per la mobilità urbana: a secco la terza mediana bis di Bari e la tangenziale Ovest di Foggia. E poi, niente soldi allo sviluppo del porto di Taranto: niente dragaggi, niente bretella ferroviaria, niente opere per la protezione dal moto ondoso, addio al nuovo centro servizi di San Cataldo.
LE CONSEGUENZE - Negli ultimi 10 anni, dicono gli esperti, la Puglia ha assistito più volte a questo tira e molla di progetti che compaiono e scompaiono dalla lista dei finanziamenti. Il fatto è che le opere non sono tutte uguali, perché alcune hanno un significato strategico fortemente legato al momento storico. Torniamo al caso di Taranto, che nel 2006 è diventato il secondo porto d’Italia dopo Genova: come potrà continuare a crescere, se i fondali restano a 14 metri e non consentono l’ingresso delle navi più grandi? Perché i cinesi di Hutchison, che hanno rilevato la Tct, dovrebbero scommettere sullo scalo pugliese se (oltre a non esserci l’acqua corrente) non è possibile sfruttare lo scambio intermodale nave-ferro? Sono solo due esempi. Ma ogni rigo di quella tabella racchiude una possibilità di crescita del territorio. Ogni rigo cancellato è un ostacolo che resta sulla strada dello sviluppo.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)

Grandi opere: la Puglia perde 720mln
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Se quella delle infrastrutture è la cura che il governo mette in campo per l’economia italiana, allora alla Puglia spetta un blando sedativo: appena 274 milioni di euro su un totale di 10,6 miliardi che la scorsa settimana il Cipe ha messo a disposizione per aprire nuovi cantieri. Ma, e questo è più grave, rispetto agli accordi firmati un anno fa con il governo Prodi, ci sono 720 milioni di euro in meno: venerdì scorso, con un colpo di penna, lo Stato ha cancellato i finanziamenti a 24 progetti. Medio-piccoli dal punto di vista del valore economico, grandi sotto il profilo dell’importanza strategica.
IL CONFRONTO - La cifra (720,13 milioni) emerge dal confronto che la «Gazzetta» ha fatto tra il piano Cipe di venerdì 6 e l’accordo di programma Stato-Regione che la Puglia ha firmato nel 2007 (e poi rivisto nel 2008) con l’allora ministro Antonio Di Pietro. Un accordo da 1,389 miliardi che attingeva, sostanzialmente, agli stessi fondi cui ora ha attinto il Cipe: i Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate) e le risorse della programmazione europea 2007-2013. Nel giro di un anno, però, i fondi Fas di competenza statale hanno subito una corposa quota dimagrante che ha quindi alleggerito la disponibilità per le Regioni. Vediamo perché.
LE CIFRE DEL PIANO - Il piano presentato venerdì dal Cipe, come ha fatto notare il «Sole-24 Ore», vale in realtà 10,8 miliardi e non 16,6, perché circa 6 miliardi arriveranno da investimenti privati. La quota di Fas destinata alle infrastrutture è di 8,7 miliardi: ai 12,3 di partenza bisogna infatti sottrarre i 3,6 miliardi che la legge ha destinato alle Fs (per pagare i treni dei pendolari) ed alla Tirrenia (i traghetti). Aggiungendo i 2,1 miliardi che l’ultima Finanziaria ha destinato alla legge Obiettivo, ecco i famosi 10,8 miliardi.
LE INCOGNITE - I 16,6 miliardi (10,8 più 5,8 che alcuni privati investiranno in autostrade) non sono stati assegnati a singole opere. Il Cipe ha definito soltanto un lungo elenco di progetti, suddivisi per tipologia, che rappresentano le priorità: per soddisfarle ci sono 2 miliardi per le strade, 2,75 per le ferrovie, 1,51 per le reti di trasporto, 150 milioni per gli schemi idrici, 1,3 miliardi per il Ponte sullo Stretto... Se ci si diverte a sommare il valore di progetto delle varie opere, si ottiene una cifra superiore ai 40 miliardi: 3-4 volte la disponibilità.
DUE OPERE - In questo elenco la Puglia compare due volte: il nodo ferroviario di Bari (apparentato con quello di Cagliari, che però è solo un’idea) e il raddoppio della statale Maglie-Leuca. La disponibilità finanziaria, come detto, non è stata ancora definita: avverrà in sede di sottoscrizione dei nuovi accordi di programma Stato- Regione. Ma, stando a quanto anticipato nei giorni scorsi dal ministro Raffaele Fitto, dovrebbero esserci 136 milioni per la Maglie- Leuca e 138 per il nodo di Bari: 274 milioni.
I «RESTI» - A quei 274 milioni ne vanno aggiunti altri 395 che sono stati assegnati al nodo di Bari con il Pon Trasporti: saliamo così a 669 milioni. Ci sarebbero pure i 111,55 milioni che la Regione investirà sulla Maglie-Leuca, soldi disponibili fin dal 2002 che quindi non rientrano in questa partita. Ma anche volendo considerarli (il che equivarrebbe a sommare pere con banane), il discorso resta pressoché uguale: oggi come oggi restano disponibili solo i 914 milioni che provengono dalla quota regionale dei Fas (la lista delle opere è nella pagina accanto).
IL VECCHIO ACCORDO - L’accordo del 2007-2008 con Di Pietro metteva in campo, come detto, 1,389 miliardi di fondi «nazionali»: sottraendo i 669 milioni disponibili oggi, si ottengono appunto 720 milioni di minori finanziamenti. Cosa significa, all’atto pratico? Significa che rimangono senza copertura finanziaria alcuni progetti strategici per lo sviluppo della regione. Per il turismo: niente soldi alle strade che portano a San Giovanni Rotondo. Per la sicurezza: tagliati i finanziamenti alla Casamassima- Putignano (una delle tante strade della morte) e alla vatiante Toritto-Modugno sulla statale 96. Per la mobilità urbana: a secco la terza mediana bis di Bari e la tangenziale Ovest di Foggia. E poi, niente soldi allo sviluppo del porto di Taranto: niente dragaggi, niente bretella ferroviaria, niente opere per la protezione dal moto ondoso, addio al nuovo centro servizi di San Cataldo.
LE CONSEGUENZE - Negli ultimi 10 anni, dicono gli esperti, la Puglia ha assistito più volte a questo tira e molla di progetti che compaiono e scompaiono dalla lista dei finanziamenti. Il fatto è che le opere non sono tutte uguali, perché alcune hanno un significato strategico fortemente legato al momento storico. Torniamo al caso di Taranto, che nel 2006 è diventato il secondo porto d’Italia dopo Genova: come potrà continuare a crescere, se i fondali restano a 14 metri e non consentono l’ingresso delle navi più grandi? Perché i cinesi di Hutchison, che hanno rilevato la Tct, dovrebbero scommettere sullo scalo pugliese se (oltre a non esserci l’acqua corrente) non è possibile sfruttare lo scambio intermodale nave-ferro? Sono solo due esempi. Ma ogni rigo di quella tabella racchiude una possibilità di crescita del territorio. Ogni rigo cancellato è un ostacolo che resta sulla strada dello sviluppo.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)
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