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lunedì 23 aprile 2012

Taranto, nasce ArcheoTower e la cultura torna protagonista

Un sindaco che la città di Taranto dimenticherà difficilmente è Rossana Di Bello, la prima donna a sedere sullo scranno di primo cittadino della città dei due mari. La sua “era” è iniziata il 30 aprile del 2000 e si è conclusa drammaticamente nel 2006, dopo la rielezione ottenuta nel 2005. Negli anni in cui ha governato la città, si ricordano numerose opere realizzate con fondi europei, ma di poche Taranto sentiva realmente la necessità. Fontane che realizzavano giochi d’acqua in Mar Grande, lampade colorate che illuminavano il Palazzo di Città, e l’Archeo Tower. Quest’ultimo, nonostante il nome altisonante, altro non è che un punto informazione all’interno di un grande parco archeologico che custodisce le antiche mura greche della città, oltre 20 mila metri quadrati di prato, alberi, fontane e percorsi pedonali. Tutto inaugurato in fretta e furia nel 2005 in piena campagna elettorale, competizione che la Di Bello vinse a mani basse. Nonostante la schiacciante vittoria, il 18 febbraio 2006 Rossana Di Bello, in seguito alla condanna a un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio e falso ideologico, si dimette da sindaco di Taranto. Più avanti la Di Bello verrà assolta da quell’accusa, ma la città, intanto, viene affidata al commissario straordinario Tommaso Blonda, il quale, poco dopo essersi insediato, dichiara ufficialmente il dissesto finanziario del Comune di Taranto, scoprendo una passività di 357 milioni di euro. I 98 mq della sala ristoro dell’Archeo Tower, il suo solarium, la terrazza belvedere e l’ampio parco vengono abbandonati al loro destino. Un destino che è cambiato lo scorso 16 marzo, quando i ragazzi che già in passato avevano occupato l’ex scuola Martellotta, dando vita al Clororosso, sono entrati nello stabile. E proprio la delusione nata dal tradimento del protocollo d’intesa relativo al futuro del Clororosso, firmato con l’amministrazione comunale, ha portato questi ragazzi a occupare l’edificio all’interno del parco archeologico. Il 5 gennaio del 2011, infatti, firmano un documento in cui, a fronte dello sgombero dell’ex scuola Martellotta, il comune si impegnava ad individuare una sede alternativa per gli attivisti, in attesa del completamento dei lavori di messa in sicurezza della Martellotta. Ma i lavori non sono ancora iniziati e la sede provvisoria non è mai stata individuata. «In risposta alle inadempienze dell’amministrazione comunale – si legge sulla pagina Facebook degli attivisti –in merito alla riapertura dell’ex scuola Martellotta, abbiamo riaperto la struttura dell’ArcheoTower presso il Parco archeologico di Via Venezia». E questi ragazzi, che con le mani in mano proprio non ci sanno stare, non sono riusciti a limitarsi a entrare nello stabile, ma una volta dentro si sono messi immediatamente a lavoro. E così quello che era un luogo abbandonato, rifugio di teppisti e tossicodipendenti, è tornato ad essere un luogo a disposizione del quartiere. Le pareti, ricoperte da scritte e dalla fuliggine sollevata dai falò accesi all’interno dello stabile, sono state rimbiancate, le tantissime siringhe abbandonate dai tossicodipendenti e i numerosi rifiuti accumulatisi nel corso degli anni sono stati raccolti e smaltiti, i pavimenti e le terrazze ripulite da capo a piede. Nel vialetto d’accesso i ragazzi hanno addirittura iniziato a costruire un mosaico. E nell’Archeo Tower, abbandonato da ormai sette anni, sono arrivate conferenze, assemblee, incontri, mostre fotografiche ed estemporanee di pittura. Quello che era stato pensato per essere un cardine culturale della città è tornato ad animarsi. Ora a questi ragazzi non resta che sperare che il prossimo primo cittadino rispetti il protocollo d’intesa firmato lo scorso 2011. Loro hanno dimostrato di meritarsi uno spazio in questa città Le foto della gallery sono state scattate dai ragazzi di ArcheoTower Pierfrancesco Demilito (mediapolitika)

lunedì 11 gennaio 2010

Valorizzazione del patrimonio? Si, con la monnezza!

L'articolo riporta un'inesattezza:
"Per ora, sia chiaro, non è stata assunta alcuna decisione. Solo «voci» ed incontri informali. "
Non è vero, ci sono già due delibere di giunta comunale, 147/09 e 167/09 (che parla anche di un secondo centro a Paolo VI), rispettivamente di fine ottobre e fine novembre.
Si veda l'articolo di Giulio Farella su TarantOggi, cliccando qui.

«Raccolta differenziata? Facciamo il centro nel parco archeologico di Taranto»

Un centro di raccolta rifiuti («differenziati») a due passi dal parco archeologico di via Blandamura. E il fatto che il parco sia off limits ormai da anni non attenua le preoccupazioni dei residenti e della circoscrizione Tre Carrare-Solito. Anzi, paradossalmente, alimenta le polemiche ed i rimpianti per quel poteva essere (un parco archeologico attrezzato e visitato da studenti e turisti) e la amara realtà (finanziamenti comunitari sprecati).
Per ora, sia chiaro, non è stata assunta alcuna decisione. Solo «voci» ed incontri informali. Ma tanto è stato sufficiente, evidentemente, a mettere in allarme il presidente della circoscrizione. Da quel che risulta alla «Gazzetta», infatti, Adriano Tribbia ha inviato una nota al sindaco di Taranto, al presidente dell’Amiu ed agli assessori all’Ambiente ed ai Lavori pubblici. Tribbia scrive: «La localizzazione di questo centro comunale di raccolta arrecherà prevedibili disagi d’ordine vario in una zona che, negli ultimi decenni, ha avuto un miglioramento ambientale per non considerare poi il fatto che a pochi metri dal sito individuato insiste un asilo».
Esattamente l’Amministrazione comunale, d’intesa con l’azienda d’igiene urbana, avrebbe pensato di realizzare questo struttura nel piazzale Federico Fellini, area confinante col parco archeologico di via Blandamura. Questo piazzale, da diversi anni, è stato trasformato in un parcheggio libero ma originariamente nel progetto di riqualificazione dell’area avrebbe dovuto ospitare le auto di chi andava a vedere i resti archeologici. Ma perchè Amiu e Comune avrebbero scelto quel punto? Quel piazzale è a pochi metri dall’isola ecologica di via Blandamura in cui i cittadini conferiscono carta, plastica, vetro e metalli. La scelta deriva, dunque, da motivi strettamente logistici.
Ma, esattamente, cosa intendono Amiu e Comune quando parlano di centro comunale di raccolta? Lì, di fatto, dovranno appunto essere raccolti i rifiuti «differenziati» (carta, plastica, vetro, cartone, metalli e multimateriale). E secondo le stime iniziali, la struttura dovrebbe estendersi per 2mila metri quadrati ed avere un bacino di 50mila utenti. «Nel centro - si riporta da una relazione tecnica - sarà effettuata l’attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per frazioni omogenee conferiti dai cittadini per il successivo trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La struttura sarà gestita dall’Amiu. Un manufatto già esistente - si legge dalla relazione - sarà utilizzato come ufficio, magazzino e guardiania a disposizione del personale». Verrà potenziata l’illuminazione esistente e realizzato un impianto di videosorveglianza che potrà essere collegato con le centrali operative delle forze dell’ordine. Ed infine, «per educare anche i più piccoli all’importanza della raccolta differenziata» verrà realizzata un’area a verde che potrà essere attrezzata anche a parco giochi. Ma questo non basta ad attenuare una polemica pronta ad esplodere. (F. Venere - GdM)

Un commento "vernacolare"...

lunedì 16 marzo 2009

Archeologia: la verità viene a galla...

Ecco perchè nel tarantino non si scava più da decenni! Ci sono un'infinità di segnalazione e una carta archeologica ricchisssima ma tutto resta affidato alla cura... dei tombaroli e all'incuria, ignorante e presuntuosa, degli amministratori
canosa_di_puglia
Un sito archeologico di notevole interesse, con resti di un insediamento abitativo risalenti al V-IV secolo avanti Cristo, è stato scoperto quasi casualmente in Puglia. Ora, mancano i soldi per scavare.
Per la precisione la scoperta è avvenuta nelle campagne di Castellaneta, in provincia di Taranto. La Guardia di finanza lo ha immediatamente sequestrato, ma contemporaneamente da Taranto è arrivata anche la denuncia della soprintendenza ai beni archeologici della Puglia: non ci sono soldi per proseguire gli scavi, tutto rischia di rimanere sepolto nel terreno.
L’area archeologica sequestrata si estende su 1.600 metri quadrati. “Abbiamo scoperto un’importantissima area di interesse archeologico - ha confermato, Teresa Schojer, la funzionaria responsabile della soprintendenza per i Comuni del versante occidentale della provincia jonica - ma non abbiamo mezzi per intervenire e scavare in profondità, perché nessuno ci finanzia”.
Secondo la Schojer, la Guardia di finanza aveva segnalato inizialmente alla soprintendenza il rinvenimento di due tombe; in realtà si trattava di tagli di cava antichi. Quando sono intervenuti sul posto, i funzionari della soprintendenza hanno individuato un’area anticamente abitata. “In particolare - ha spiegato Schojer - abbiamo scoperto un’abitazione del IV secolo avanti Cristo, ma è venuta alla luce solo una piccolissima parte perché ci siamo limitati a controllare la superficie”.

Nell’area sono presenti da tempo anche lastroni di copertura tombale e pezzi architettonici. “Il sito - ha ribadito la funzionaria della soprintendenza - è importantissimo, e c’è un grosso insediamento che sarebbe tutto da scoprire. Abbiamo trovato frammenti di ceramica in un’area archeologica abbastanza sconvolta nel corso del tempo. Anche dopo scoperte del genere non possiamo fare niente, non abbiamo mezzi per intervenire, nessuno ci finanzia eventuali ricerche. Questa zona è finita tra le nostre segnalazioni archeologiche, ma la cosa rimane lì. Non si può fare altro”.
Finora si è riusciti a scavare solo per dieci centimetri e sono stati trovati una ventina di frammenti. “Lo scavo è rimasto molto in superficie - ha sottolineato Schojer - e di materiale se n’è recuperato pochissimo. Se fossimo andati in profondità sarebbe stato tutto diverso, ma non c’è la minima possibilità. Già trovare i fondi per fare questi due giorni di scavo è stato un miracolo. Nella zona di Castellaneta - conclude - ci sono altre zone di interesse archeologico in stato di abbandono”.
(inviatospeciale.com)