martedì 30 settembre 2014

Segreti di Stato

Mar Piccolo, la bonifica non può attendere! Legambiente: pubblicizzare subito lo studio dell’ARPA

"Siamo fortemente preoccupati per lo stallo in cui sembrano versare le attività di bonifica previste per Taranto" dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, "Non si sa nulla dei lavori nelle scuole del quartiere Tamburi che avrebbero dovuto svolgersi entro l'estate appena trascorsa. Non si sa nulla dello studio sul mar Piccolo realizzato da ARPA Puglia."
Eppure proprio la bonifica dell'area del mar Piccolo a Taranto, gravata dai veleni dell'Arsenale Militare, degli ex Cantieri Navali di Fincantieri e dal siderurgico, può rappresentare un momento di ripresa per una città in ginocchio. Ben 119 milioni di euro sono stati destinati alle bonifiche di una delle aree inserita già dal 1990 fra quelle ad elevato rischio ambientale e dal 1998 fra i Siti di interesse nazionale.
Dello studio realizzato da ARPA Puglia, relativo alle condizione in cui versa il bacino del primo seno del Mar Piccolo, presentato alla riunione del 15 aprile scorso della Cabina di Regia (istituita per realizzare gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto) non si hanno altre notizie se non che è diviso in due parti: la prima riguardante la "Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti", la seconda concernente "l'individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento".
Da quanto ci risulta ARPA Puglia non è stata autorizzata finora dalla Cabina di Regia a rendere pubblico lo studio.
Legambiente aveva espressamente richiesto al precedente Commissario alle bonifiche, Alfio Pini, che il direttore scientifico di ARPA Puglia, dott. M. Blonda, e il dott. Ungaro fossero autorizzati a presentare una loro comunicazione al Convegno "TARANTO, ITALIA: LE BONIFICHE, TRA CHIMERA E REALTA' "organizzato dall'associazione lo scorso 11 aprile presso la Biblioteca Acclavio . Ma tale autorizzazione non fu data con la motivazione che si era in attesa di conoscere i risultati dello Studio e che gli stessi sarebbero stati valutati dalla Cabina di Regia prima di essere resi pubblici.
Dal 15 aprile sono trascorsi oltre cinque mesi, ma lo studio dell'ARPA continua a non essere reso pubblico e la bonifica del mar Piccolo sembra....tornata in alto mare.
Abbiamo appreso dagli Organi di Informazione che mercoledì 1 ottobre tornerà finalmente a riunirsi la Cabina di Regia per l'attuazione del "Protocollo di Intesa per interventi urgenti di bonifica ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto", e che a presiederla sarà il nuovo Commissario, la dottoressa Vera Corbelli, nominata del ministro dell'Ambiente nello scorso luglio in sostituzione di Alfio Pini dimessosi dopo essere andato in pensione da comandante nazionale del Corpo dei vigili del fuoco.
Alla dottoressa Corbelli abbiamo chiesto un incontro per fare il punto e per sollecitare la divulgazione dei risultati dello Studio propedeutico alla bonifica del primo seno del mar Piccolo.
"Riteniamo indispensabile che si proceda con la massima urgenza alla bonifica del mar Piccolo ed agli interventi che lo studio di ARPA Puglia indicasse come necessari – afferma Lunetta Franco – " Per questo chiediamo al nuovo Commissario che autorizzi con urgenza ARPA Puglia a rendere pubblico il suo studio e che le attività relative alla bonifica di Taranto riprendano con vigore recuperando i ritardi accumulati" (Legambiente)

lunedì 29 settembre 2014

Quanto vale 'st'Ilva?

Ilva. Per 400 milioni, potrebbe restare italiana

Se le cifre e le condizioni dell’offerta di ArcelorMittal ipotizzate dal quotidiano «Taranto Oggi» fossero vere, l’Ilva avrebbe già trovato compratori italiani. Sono queste le reazioni degli imprenditori siderurgici alle indiscrezioni trapelate da una fonte indiana citata dalla testata pugliese. Fonte secondo la quale l’offerta di ArcelorMittal per l’Ilva di Taranto dovrebbe oscillare tra i 400 e i 500 milioni di dollari (tra 315 e 415 milioni di euro), inferiore anche ad una prima valutazione stimata 630 milioni di euro. Tutto ciò, lasciando però a carico ipoteticamente dello Stato tutti i costi di bonifica ed adeguamento Aia, oltre alla garanzia di non essere implicati nei processi in corso.
Ipotesi che avrebbero portato molti imprenditori del settore a esclamare che, a quelle condizioni, anche in Italia avrebbero potuto rilevarla.
Facciamo, pertanto, qualche riflessione in merito alla presunta valutazione offerta dal colosso indiano. In primis, il solo capitale sociale dell’Ilva interamente versato ammonta 549.390.270,00 euro. Ciò significa che, se l’offerta indiana avesse quelle reali dimensioni, non basterebbe nemmeno a coprire il capitale sociale dell’azienda, se si pensa anche che le banche hanno deliberato già un prestito da 250 milioni di euro, di cui 125 già erogati. In questo modo, i soldi a disposizione salirebbero a quasi 800 milioni di euro. Secondo fonti vicine all’azienda, inoltre, la sola lista dei clienti di Ilva potrebbe avere un valore superiore ai 300 milioni di euro.
Ipoteticamente, nonostante i rallentamenti produttivi, un valore verosimile per Ilva potrebbe essere stimato in 2,5 miliardi di euro. Secondo le valutazioni effettuate da Siderweb, sarebbe corretto offrire una cifra da 600 milioni di euro nel caso in cui ci si accollassero gli 1,8 miliardi di euro di adeguamento Aia.
Per dare un’ulteriore idea dei valori in campo, basti pensare che 600 milioni di euro sarebbe una cifra verosimile per la costruzione di un impianto di preriduzione che alimenta un forno elettrico da 2 milioni di tonnellate annue. Risulta forse utile, a questo punto, ribadire che la capacità produttiva di Ilva supera i 9 milioni di tonnellate annue, ai quali si devono aggiungere laminatoi, tubifici ecc.
Insomma, ipotesi a parte, se la cifra risultasse concreta, e se da parte delle istituzioni vi fosse il sostegno alle cifre in campo, la partita Ilva potrebbe arricchirsi di ben più di altri quattro giocatori, con gli italiani decisi a non farsi soffiare il maggior sito produttivo nazionale per offerte definite bassissime soprattutto per le condizioni di acquisto proposte.(Siderweb)

Liquidità!

Ilva, Gnudi chiede di sbloccare 1,2 miliardi sequestrati ai Riva

Piero Gnudi, il commissario straordinario dell’Ilva di Taranto ha chiesto alla magistratura milanese di 'sbloccarè e trasferire nelle casse del gruppo di Taranto il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati nel maggio del 2013 alla famiglia Riva nell’ambito dell’indagine dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici nella quale Adriano Riva e due commercialisti rispondono di truffa ai danni dello Stato e di trasferimento fittizio di beni.
La richiesta, da quanto si è saputo, è stata presentata di recente da Gnudi in base alla nuova normativa che prevede l'utilizzo dei fondi sequestrati anche in procedimenti diversi da quello per reati ambientali per il risanamento degli impianti dello stabilimento tarantino.
Per discutere l’istanza il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha convocato le parti in un’udienza fissata per il 17 ottobre.(GdM)

domenica 28 settembre 2014

Chi la spunterà?

Ilva, settimana decisiva sale il pressing estero

Settimana importante per l’Ilva. La società quotata in borsa, proprietaria dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, quello di Taranto, non è affatto decotta. Anche se l’intera area a caldo dell’impianto ionico è sotto sequestro giudiziario dal luglio 2012 e l’azienda è commissariata dal governo che l’ha affidata prima ad Enrico Bondi ed ora a Piero Gnudi, il ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi ha confermato di aver ricevuto quattro o cinque offerte concrete da aziende europee ed extraeuropee. In testa alla corsa per l’acciaio italiano c’è ArcelorMittal, colosso indiano fra i leader della produzione mondiale, ma negli ultimi giorni s’è concretizzato anche l’interesse della rivale indiana Jindal i cui manager e tecnici hanno trascorso una settimana fra Genova, Taranto e Milano, visitando stabilimenti ed uffici.
Della corsa, tuttavia, potrebbero far parte anche gli arabi di Emirates ed i brasiliani della Companhia siderurgica nacional (Csn) e non si esclude un interessamento dalla Corea. Per ora ArcelorMittal è avvantaggiata rispetto agli altri per essersi presentata prima ai nastri di partenza. Durante l’estate i tecnici indiani hanno visitato gli stabilimenti e la scorsa settimana l’amministratore delegato per l'Europa, Aditya Mittal, ha incontrato il ministro Guidi ed il commissario Gnudi rivelando di voler acquisire l’Ilva in cordata con l’italiana Marcegaglia, principale cliente Ilva ed azienda leader nella lavorazione e distribuzione dell'acciaio in Italia.
Secondo fonti vicine alla trattativa, ArcelorMittal e Marcegaglia hanno chiesto al governo garanzie di protezione per l'acquirente dalle vicende giudiziarie della famiglia Riva e chiarimenti sulla questione ambientale, mettendo in chiaro di non volersi accollare oneri della passata gestione. In questi giorni i tecnici di ArcelorMittal dovrebbero avere accesso ai dati riservati di Ilva e subito dopo presentare un piano industriale. I tecnici di Jindal, intanto, hanno visitato gli stabilimento Ilva in Liguria e poi quello di Taranto.
I manager responsabili di acquisizioni e fusioni hanno visitato gli uffici amministrativi a Milano. Dalle valutazioni dei tecnici indiani, si capirà se Jindal poterà avanti la trattativa. Resta ancora da chiarire come sarà venduta l’Ilva, che per ora è per la maggior parte di proprietà della holding di famiglia dei Riva. Gli ambientalisti temono che la divisione fra il nuovo assetto societario, dove far confluire gli impianti e l’attività siderurgica e la “bad company”, dove caricare il contenzioso ambientale e i risarcimenti danni, impedisca un reale risanamento. I sindacati, invece, chiedono al governo di trovare un compratore che garantisca il livello occupazionale e faccia tornare la produzione a 10 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Il commissario Gnudi punta a chiudere la partita entro fine anno. (RepBa)
 

Il presidente degli inceneritori e non solo...

 
Grazie ad un plateale inciucio di Michele Pelillo, Michele Mazzarano e Donato Pentassuglia e dei loro compagni di merende PD, il sindaco che più si è distinto nel riempire il suo comune (Massafra) di discariche ed inceneritori, è oggi il nuovo presidente di una delle province più tossiche d'Italia.
Giustamente ci voleva un esperto...
In bocca al lupo e... complimenti per la scelta!

Martino Tamburrano, sindaco berlusconiano del comune di Massafra, è il nuovo presidente della provincia di Taranto. Un’elezione già preannunciata e sostenuta anche da buona parte del Partito Democratico ionico. Non è bastato, quindi, lo “stop” imposto dal segretario regionale Michele Emiliano per bloccare le “larghe intese” tra democratici e forzisti. Nella provincia dell’Ilva, evidentemente, non è stato un deterrente nemmeno il fatto che su Martino Tamburrano penda una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. E’ stato il sostituto procuratore Remo Epifani, infatti, a chiedere il processo per il primo cittadino di Massafra e altri 28 imputati, tra i quali i dirigenti comunali e imprenditori. L’accusa di aver favorito un’associazione temporanea di imprese alla quale era stata affidata in project financing la realizzazione di un silos parcheggio. Nell’avviso di conclusione delle indagini, il pm Epifani ha specificato che gli amministratori avrebbero intenzionalmente procurato un “ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Inedil srl capogruppo mandataria dell’associazione temporanea di imprese” attraverso l’affidamento in concessione ai tre imprenditori della realizzazione di un silos parcheggio con annesso centro commerciale e direzionale.
Non solo. All’immobile, secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe stato “pretestuosamente attribuito il carattere di opera pubblica” e soprattutto del centro direzionale in costruzione sarebbe stato garantito agli imprenditori “anche il diritto di proprietà”. Del resto, a sottoscrivere l’accordo per alcune parti del Partito democratico con il sindaco forzista, sono stati il parlamentare Michele Pelillo, il consigliere regionale Michele Mazzarano e l’assessore regionale Donato Pentassuglia. A eccezione di Pelillo, quindi, i due nomi rimanenti sono noti alle cronache: Mazzarano, infatti, è stato rinviato a giudizio per illecito finanziamento ai partiti e millantato credito; Pentassuglia, invece, è accusato dalla Procura di Taranto – che ne ha chiesto il rinvio a giudizio – di favoreggiamento nei confronti dell’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà nell’inchiesta “Ambiente svenduto”
All’esito delle votazioni, Tamburrano è stato eletto con il 63,8% di preferenze contro il 36,2% di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza e candidato (renziano) dagli esponenti del Pd contro la delibera della direzione provinciale che a maggioranza aveva deciso di “verificare le condizioni per la più ampia convergenza di forze politiche disponibili e per il più qualificato ruolo protagonista del Pd ionico”. Una frase che, nei fatti, prevedeva addirittura la “grande coalizione” con Forza Italia attraverso un listone unico. La polemica dei giorni successivi e l’intervento di Emiliano, però, hanno bloccato l’operazione, ma solo in apparenza. Già, perché nel segreto delle urne i democratici hanno comunque scelto Tamburrano. Il “tradimento” è provato dai numeri: i candidati consiglieri nelle due liste a sostegno di Lopane hanno ottenuto oltre 52mila voti ponderati, mentre quelli dell’unica lista per Tamburrano si sono fermati a quota 43mila. Insomma il candidato democratico Lopane avrebbe potuto vincere, ma evidentemente le “larghe intese” piacciono troppo ai consiglieri comunali di centrosinistra, che hanno optato per il voto disgiunto.
Piacciono talmente tanto da aver dimenticato che nella lista di centrodestra compariva il nome di Cito, figlio dell’eterno rivale Giancarlo – ex sindaco ed ex parlamentare condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa – che pochi mesi fa ha scelto di far confluire la sua “At6 – Lega d’Azione Meridionale” nelle fila berlusconiane. Per Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale di Taranto, è “l’inciucio peggiore di quelli che venivano fatti nella Prima Repubblica. Non è solo un voto di larghe intese tra PD-NCD-FI e la lista di Cito, ma di larghi interessi. Che cosa farà – ha chiesto Bonelli – il presidente del Pd pugliese Michele Emiliano? Prenderà provvedimenti contro questo vergognoso inciucio che ha visto i consiglieri comunali del PD votare un esponente di Forza Italia su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio?”. (FQ)

A Taranto il Pd elegge il candidato di Forza Italia. Caos in Puglia in vista delle elezioni regionali

Non solo il clamoroso calo d’affluenza alle primarie in Emilia-Romagna. C’è un altro voto che agita le acque in casa Pd: in Puglia, a Taranto, nel weekend si sceglieva il nuovo presidente della provincia. Ha vinto Martino Tamburrano, candidato di Forza Italia (su cui tra l’altro pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio). Ma la notizia è che a rendere possibile l’elezione sono stati anche e soprattutto i voti dei delegati del Partito Democratico. Un ribaltone che si spiega con quanto accaduto nelle scorse settimane: i vertici locali del partito volevano le larghe intese col partito di Berlusconi. E dopo l’intervento del direttivo regionale, che ha imposto la presentazione di Gianfranco Lopano come candidato della coalizione di centrosinistra, tanti hanno indicato come nuovo presidente l’esponente del centrodestra.

giovedì 25 settembre 2014

Saldissimi!

Ilva, altre 4 offerte oltre ArcelorMittal


Altre quattro aziende oltre al gigante mondiale della siderurgia ArcelorMittal sono interessate all'acquisto dell'Ilva, secondo il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.
"Ci sono alcune manifestazioni di interesse. Ci sono almeno altre quattro offerte oltre a quella di ArcelorMittal che è sicuramente forse quella a uno stadio più avanzato rispetto alle altre", ha detto Guidi arrivando al Consiglio Ue sulla competitività a Bruxelles.
Le aziende interessate sono "alcune europee e alcune non europee", ha aggiunto il ministro.
Martedì, l'amministratore delegato per l'Europa di ArcelorMittal ha incontrato Guidi e il commissario Ilva, Piero Gnudi. All'incontro hanno partecipato anche Emma e Antonio Marcegaglia, amministratori delegati dell'omonima azienda, e i rappresentanti della banca d'affari Jp Morgan.
Mittal ha ribadito in una nota il suo interesse all'acquisto di Ilva.
Marcegaglia, uno dei più grossi clienti di Ilva, è una delle due imprese italiane - insieme ad Arvedi - ad aver manifestato interesse per l'acquisto dell'azienda siderurgica (commissariata da oltre un anno per realizzare la bonifica ambientale del sito di Taranto), a condizione però di avere un partner internazionale.
In Italia è giunta anche una delegazione dell'azienda siderurgica indiana
Jsw Steel, che all'inizio del mese ha manifestato interesse per l'acquisto di Ilva.
La delegazione ha visitato gli impianti di Genova e Novi, mentre oggi e domani sarà a Taranto.
A chi le chiedeva quali fossero i tempi per la vendita, Guidi ha risposto: "As soon as possible, però evidentemente essendo un impianto di grande importanza e con certe complessità bisogna considerare tutte le ipotesi, bisogna fare delle verifiche, e aspettare di capire quali sono i piani industriali dei potenziali interessati e bisogna lavorare sulla costruzione di un futuro solido che tuteli al massimo il livello occupazionale e la capacità produttiva".(Reuters)

De porto

Taranto, sit-in dei lavoratori di Tct sotto sede del Municipio

TARANTO – Una cinquantina di lavoratori della 'Taranto container terminal' (Tct), dopo aver trascorso la seconda notte davanti alla sede dell’Autorità portuale, si sono spostati per un sit in sotto la sede del Municipio di Taranto. L'obiettivo è di tenere alta l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla situazione del porto e le possibili ripercussioni sul piano dell’occupazione a causa dei contenziosi amministrativi che stanno bloccando i lavori di adeguamento delle infrastrutture e dopo la decisione di Evergreen e Hutchinson di escludere Taranto da una delle rotte della Compagnia.
Da due anni e mezzo 530 lavoratori della Tct sono in cassa integrazione a rotazione e temono il disimpegno da parte degli azionisti di maggioranza di Tct, che reclamano il completamento di lavori ritenuti fondamentali, a partire dal dragaggio dei fondali. I lavoratori che protestano davanti al Comune indossano una maglia con la scritta "Il porto di Taranto non deve morire". Ieri sera, al termine di una lunga riunione presieduta dal prefetto Umberto Guidato, a cui hanno partecipato anche il sindaco, il presidente dell’Autorità portuale, i dirigenti della Tct e i sindacati, è stato firmato un verbale con il quale le parti si impegnano a far convocare entro la settimana prossima una riunione interministeriale a Roma, alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi. Sempre ieri il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha inviato una lettera al premier Matteo Renzi per sollecitarlo a convocare una riunione nella capitale sul futuro del porto di Taranto. (GdM)

Porto di Taranto, l’appello di Stefàno al Governo

I ritardi burocratici ed i continui ricorsi amministrativi rischiano davvero di uccidere il porto di Taranto, relegandolo a poco più di uno scalo merci, mentre il capoluogo jonico ed il suo terminal hanno tutte le potenzialità per poter essere davvero uno dei poli internodali di scambio merci via mare più importanti dell’intero Mar Mediterraneo.
Se a questo ci si aggiunge la situazione dei 570 lavoratori del terminal, attualmente in cassa integrazione e che rischiano seriamente di vedere compromessa la propria situazione lavorativa a causa dei ritardi nei lavori (la cassa integrazione scadrà tra pochi mesi, ma i lavori sono ben lungi dall’essere conclusi), il quadro è molto preoccupante.
“Il governo prenda a cuore le sorti del porto di Taranto e dei 570 lavoratori di Taranto Container Terminal. Si renda effettivo l’accordo del 2012 perchè ci sono in gioco l’ammodernamento dello scalo, il mantenimento del porto jonico nelle rotte e il futuro lavorativo dei dipendenti”. Lo chiede il senatore pugliese Dario Stefàno in una interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai ministri dei Trasporti e del Lavoro.
L’accordo, come si legge nell’interpellanza, è quello per lo Sviluppo dei Traffici Containerizzati nel Porto di Taranto e il superamento dello stato d’emergenza socio economico ambientale siglato il 26 aprile 2012, che individuava gli interventi, le azioni necessarie ed i tempi per il rilancio dello scalo jonico. Purtroppo una serie di ricorsi alla giustizia amministrativa ha portato ad un ritardo nella messa in opera dei lavori di adeguamento della banchina del terminal container di Taranto.
“Gli ultimi avvenimenti – sottolinea Stefàno – con la Taranto Container Terminal che ha annunciato uno stop operativo della movimentazione dei container per via dei lavori, l’eliminazione dello scalo jonico dalle  rotte oceaniche della compagnia Evergreen, e contestualmente lo sciopero dei lavoratori in cassa integrazione preoccupati per il loro futuro, impongono un’accelerazione.
La Presidenza del Consiglio convochi tempestivamente un tavolo con tutte le parti al fine dare seguito ad un progetto di fondamentale importanza per la continuità dell’operatività dello scalo jonico, mentre al Ministro dei Trasporti chiedo di  agire per non vanificare l’individuazione del porto di Taranto quale Zona Franca”.
“Senza dimenticare – conclude Stefàno – i  570 addetti di TCT : si consideri la opportunità di prorogare la cassa integrazione, la cui scadenza è prevista per maggio 2015, mese in cui i lavori al terminal non saranno completati”. (Pugliain)


martedì 23 settembre 2014

Svendita a molte braccia

Primo passo verso l’Ilva per Mittal e Marcegaglia

La trattativa sull’Ilva con Arcelor Mittal ed il gruppo Marcegaglia, destinato ad avere un ruolo di rilevo in questa operazione, avanza. Ieri al ministero dello Sviluppo economico, per la prima volta, attorno ad un tavolo si sono riuniti i possibili compratori, il ceo di Arcelor Mittal Europe, Aditya Mittal e gli amministratori delegati del gruppo Marcegaglia, Emma e Antonio Marcegaglia, il ministro Federica Guidi, il commissario dei gruppo siderurgico Piero Gnudi ed i consulenti di JP Morgan. In una nota il Mise parla di incontro «approfondito e cordiale». A sua volta il gruppo indiano fa sapere di «restare» interessato «ad una potenziale acquisizione di Ilva e conferma che sta lavorando con il gruppo Marcegaglia - azienda leader nella lavorazione e distribuzione dell’acciaio in Italia - per valutare tali opportunità».
Nel giro di tavolo di ieri, il primo con tutti i protagonisti della partita rappresentati ai massimi livelli, in particolare si è discusso delle questioni più delicate legate al sito di Taranto, dalla tempistiche legate al rilascio della nuova autorizzazione integrata ambientale alle questioni legali connesse ai procedimenti giudiziari in corso. Temi complessi che richiedono anche altri approfondimenti che saranno affrontati nel corso di un nuovo incontro previsto a breve, la prossima settimana o quella la successiva. Tra l’altro si starebbe pure ragionando sull’opportunità di trasferire le attività sane in una nuova società e lasciare tutti i contenziosi legali ed i vecchi debiti a carico di una «bad company».
L’obiettivo del commissario Gnudi e del governo è quello di arrivare ad una intesa per il cambio di proprietà entro la fine dell’anno. Sarà la cordata ArcelorMittal-Marcegaglia a spuntarla? Il tandem italo-indiano appare in vantaggio, ma fino a quando non verrà siglato un impegno preciso a rilevare il polo di Taranto continueranno i contatti con tutti i possibili altri compratori. A cominciare dall’altro gigante indiano della siderurgia, il gruppo Jindal, i cui emissari dopo aver già visitato in questi giorni gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure, da ieri sono a Taranto prima di spostarsi nel fine settimana a Milano per incontrare sia i vertici dell’Ilva che il commissario Gnudi. Un altro interessamento «molto forte» arriva poi dai paesi arabi e porta il nome di Emirates Steel. Jindal, come ArcelorMittal, già la scorsa estate aveva avanzato un manifestazione di interesse non vincolante e firmato un accordo di riservatezza che le consentiva l’accesso alla data room dell’Ilva. Prima ha avanzato un’offerta economica per acquisire la Lucchini di Piombino ed ora, come hanno confermato gli stessi manager indiani due settimane fa incontrando Matteo Renzi a Firenze, allunga il suo interesse sull’Ilva. Che resta pur sempre il polo siderurgico più importante d’Europa e per questo fa gola a molti. (LaStampa)

Una delegazione del gruppo Jindal nello stabilimento di Taranto

Una delegazione del gruppo indiano Jindal, uno dei maggiori produttori di acciaio al mondo, è stata ricevuta oggi dalla dirigenza dello stabilimento Ilva di Taranto. Si è trattato – a quanto si è saputo – di un incontro preliminare in cui i tecnici del gruppo interessato ad acquisire la gestione dell’Ilva hanno visionato documentazione relativa allo stabilimento e creato tre sottogruppi di lavoro che stanno esaminando rispettivamente la parte Laminazione, la parte Acciaierie e la parte relativa alle aree degli Altiforni.
Domani è previsto un sopralluogo all’interno del Siderurgico prima della partenza per Milano, dove i rappresentanti di Jindal raggiungeranno la sede legale dell’azienda.
La delegazione, composta da una decina di esponenti di alto livello del gruppo, ieri aveva preso visione dello stabilimento Ilva di Genova. (GdM)

Lacchè, parenti e sindacati nel minestrone Ilva

Ilva, licenziamento del fratello di Archinà Cgil chiede reintegro

«Presenteremo una denuncia in sede penale e coinvolgeremo tutte le istituzioni, non solo il prefetto e i parlamentari, ma anche il premier Renzi che parla tanto dell’art. 18. Il lavoratore che era stato licenziato va reintegrato subito». Lo ha detto il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli nel corso di una conferenza stampa in cui è stata raccontata la storia di Roberto Archinà, dipendente dell’azienda Enetec dell’appalto Ilva nonchè Rsu della Fiom Cgil, che non è ancora rientrato al lavoro nonostante un provvedimento favorevole del Tribunale di Taranto, risalente al 29 luglio scorso, che ha annullato il licenziamento considerato illegittimo "poichè palesemente discriminatorio".
Il lavoratore è fratello di Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svendutò.  
 "Licenziato per il cognome che porto? Non so", ha detto ai giornalisti Roberto Archinà. All’incontro con i giornalisti hanno partecipato, oltre allo stesso Archinà e a Stefanelli, anche il segretario generale della Cgil di Taranto Giuseppe Massafra e il legale della Cgil, Massimiliano Del Vecchio, che ha seguito personalmente la vicenda. Il licenziamento era stato motivato dall’azienda «per soppressione della posizione lavorativa di elettricista da lui ricoperta nell’ambito di una riorganizzazione aziendale a causa di una grave crisi di liquidità». Ma dalle informazioni raccolte nel corso della causa civile è emerso – ha riferito l’organizzazione sindacale - che «già da quattro anni prima, l’Archinà svolgeva, oltre alle mansioni di elettricista, anche le mansioni di assistente di cantiere, aiuto magazziniere e aiuto carpentiere non connesse con quelle soppresse». Il lavoratore, che è stato rieletto nelle Rsu, non è stato reintegrato, ma continua a percepire lo stipendio. Il sindacato denuncia la mancanza di tutele per i lavoratori grazie agli attacchi all’art. 18 e parla in maniera esplicita di un caso di mobbing. (GdM)

lunedì 22 settembre 2014

Un convegno "mondiale"!

Il Comitato per Taranto è stato ufficialmente invitato a parlare al convegno dal titolo:  

" BELLA DA MORIRE - perché rispettare il nostro pianeta".

che si terrà il 23 ottobre prossimo, ore 16:00, Borgo Sant'Angelo 13, Università LUMSA, Roma.
Il convegno è stato organizzato dal gruppo, Good Morning, Youth, della LUMSA. 
Il caso Taranto a convegno Lumsa su ambiente

Interverranno:
- Luigi Oliva, parlerà del DISASTRO AMBIENTALE di Taranto.

- Palmira Scalamandrè, docente di storia e filosofia del liceo scientifico Battaglini di Taranto 
- Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, parlerà di RISCALDAMENTO GLOBALE E LIMITI DELLO SVILUPPO.
- Mignella Calvosa, Professore ordinario di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio dell'Università LUMSA, affronterà un altro argomento delicato: LA SOSTENIBILITÀ URBANA.

 COMUNICATO STAMPA:
"In una stanza dove si fuma c’è una concentrazione di 40 nanogrammi per metro cubo di IPA cancerogeni, ma c’è una citta italiana dove si respirano ogni giorno, per la strada, tra i 40 e 50 nanogrammi, con picchi oltre gli 80. Questa città è Taranto dove la grande acciaieria dell’ILVA è sotto accusa, dopo la decisione della Commissione Europea di passare al secondo stadio della procedura di infrazione contro l’azienda siderurgica. Se ne parlerà a Roma, all’Università Lumsa, il 23 ottobre alle 16 nel corso del convegno “Bella da morire” curato dall’organizzazione studentesca “Good Morning, Youth”."

Per ulteriori informazioni: goodmorningyouth@gmail.com

 


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Rien ne va plus!

Acquisizione Ilva: ArcelorMittal domani al Mise

Incontro al Mise domani tra i dirigenti della multinazionale siderurgica franco-indiana ArcelorMittal e i rappresentanti del Governo, per un confronto sulla situazione dell'Ilva. Intanto l’esecutivo sollecita gli industriali italiani, da Confindustria a Federacciai
E’ previsto per domani l’incontro presso il ministero dello Sviluppo Economico tra i dirigenti della multinazionale siderurgica franco-indiana ArcelorMittal e i rappresentanti del Governo, per un confronto sulla situazione dell'Ilva. Potrebbe essere dunque quanto mai vicina l’acquisizione dell’acciaieria jonica da parte del colosso franco-indiano che vorrebbe concludere l’affare entro la fine dell’anno. La multinazionale, rimane al momento l’acquirente più interessato nel rilevare le quote appartenenti alla famiglia Riva e, per questo, vorrebbe accelerare i tempi nonostante il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi avesse indicato come termine delle trattative il primo trimestre del prossimo anno. Il ministro non ha escluso la presenza di gruppi italiani, fra cui pare anche Marcegaglia, che potrebbero affiancare il gruppo franco-indiano lasciandogli quote di maggioranza. Pare infatti che il Governo abbia sollecitato anche gli industriali, da Confindustria a Federacciai. Sull’acquisizione però pesano da un lato l'onerosita' del risanamento ambientale, la frequenza di guasti agli impianti e di incidenti ed infine i risvolti giudiziari del processo ‘Ambiente Svenduto’ e le numerose richieste di risarcimento danni e costituzione di parte civile. In ogni caso, Arcelor Mittal procede nell'operazione Taranto e la prossima presentazione del piano industriale è un passaggio importante. Interessato, ma più indietro rispetto alla multinazionale franco-indiana è invece il gruppo siderurgico (sempre indiano) di Jindal che in un colloquio avuto con il premier Matteo Renzi ha già fatto intendere di essere interessata sia all'Ilva che alla Lucchini di Piombino. (Cosmopolismedia)

Ilva, non solo ArcelorMittal: gli indiani di Jindal visitano gli impianti

Una delegazione dell'azienda siderurgica indiana Jsw Steel, che all'inizio del mese ha manifestato interesse per l'acquisto dell'Ilva, è arrivata in Italia e sta visitando gli impianti della società italiana commissariata da oltre un anno. La delegazione, composta da sette-otto persone, sta visitando oggi gli impianti Ilva di Genova e di Novi, mentre domani e mercoledì sarà a Taranto, il più grande stabilimento siderurgico d'Europa.
Giovedì e venerdì, invece, i rappresentanti della società che fa capo al magnate indiano Sajjan Jindal saranno a Milano, per discutere con i manager di Ilva. Jsw aveva scritto nelle scorse settimane al commissario straordinario Piero Gnudi dichiarando interesse per l'Ilva, di proprietà della famiglia Riva ma commissariata dal governo nel 2013 per rispettare le prescrizioni anti-inquinamento. E' interessata all'azienda italiana anche ArcelorMittal , una cui delegazione di recherà domani al ministero per lo Sviluppo Economico, come ha confermato oggi una fonte governativa. (RepBa)

domenica 21 settembre 2014

Stefàno: uno che conta...

Stefàno: «Taranto offesa dall'Ilva, non ha informato il Comune dello sversamento in mare» 


«L’Ilva non ha avvisato il sindaco di Taranto di quanto stava accadendo. dell’incidente sono stato informato dalla Capitaneria di Porto. Sono comportamenti ingiustificabili e che provocano in me una fortissima irritazione. L’Ilva è ospite in questo territorio e deve rispettare Taranto. Non informando il sindaco non ha offeso Ippazio Stefàno, ma i tarantini che ho l’onore di rappresentare». Non sono bastati due giorni al sindaco per sbollire la rabbia di giovedì, quando dallo stabilimento nessuno ha ritenuto di avvertire il Comune dello sversamento di olio lubrificante e acqua dal canale di scarico numero due della fabbrica. Così Stefàno ha seguito l’evolversi della situazione in costante contatto con il comandante della Capitaneria.
    A che ora ha saputo dell’incidente?
«Intorno alle 9. Mi ha telefonato il comandante della Capitaneria. Un atto di garbo istituzionale che altri avevano il dovere di osservare. Ma è questione che affronteremo nelle sedi opportune».
   Intende protestare?
«Attendo alcune relazioni per avere una definitiva contezza di quanto accaduto e farò presente a chi oggi rappresenta Ilva che il dialogo è necessario con la città. Ma che informare in caso di incidenti è indispensabile. A questo aggiungo che nel recente incontro con il premier Renzi avevo lamentato una chiusura inaccettabile da parte del siderurgico. E ne ho avuto un’altra eclatante dimostrazione».
   Come mai non si è recato sul posto per rendersi conto con i suoi occhi di quanto stava accadendo?
«Non era necessaria la mia presenza. Sul posto c’erano i professionisti del settore che hanno fatto tutto quello che era necessario fare. Recarmi lì a che scopo? Per fare passerella? Non è nelle mie abitudini, anche se vengo accusato pure di questo».
   Però la presenza del sindaco di Taranto in certe occasioni ha un valore che va oltre. Sta a testimoniare l’attenzione del primo cittadino...
«Mi spiace ma io avrò sempre un approccio scientifico nella mia funzione. Agisco con razionalità e non sulla spinta delle emozioni. La mia attenzione sulla vicenda è testimoniata dai contatti frequentissimi che ho avuto con i professionisti che sono intervenuti. Andare a contemplare una chiazza d’olio non aveva alcun senso. I tarantini mi conoscono e sanno che la mia attenzione non può mancare soprattutto in casi come questi».
   Anche a distanza, quindi, ha avuto modo di apprezzare la portata dello sversamento?
«Assolutamente sì e le dico che siamo di fronte ad un episodio sconcertante. Nelle argomentazioni che allegheremo al nostro no a Tempa Rossa citeremo anche questo incidente, proprio per motivare la sofferenza di questo territorio. A questo aggiungo che sono stato rassicurato sulla efficacia delle operazioni di recupero del materiale finito in mare».
   Le hanno riferito che c’è un buco di circa sei ore in cui lo sversamento è andato avanti senza alcun intervento?
«È una delle informazioni che ho appreso e ora attendo le relazioni per decifrare completamente cosa è accaduto. I tarantini possono stare tranquilli. Il loro sindaco si informa e si consulta con dei professionisti di primissimo piano, prima di agire».
    Concorda con chi sostiene che la fabbrica oggi è meno sicura?
«Sono i numeri a dirlo. È sotto gli occhi di tutti che gli incidenti sono in costante aumento. Credo che si sia di fronte ad una situazione figlia di più circostanze. Gli operai non sono tranquilli per via di tutte le tensioni di questi mesi e questo incide. Ma tutto questo non può essere un alibi. Deve essere anzi una spinta a triplicare gli sforzi». (Quotidiano)

sabato 20 settembre 2014

Another one bites the dust

Taranto. Crolla la città vecchia

Ennesimo crollo nella città vecchia di Taranto. Migliaia di euro sarebbero dovute servire per i lavori di ripristino. Indagate 9 persone.
Fonte: Oltremedianews
Taranto, una città “stuprata” dalla gestione sull’Ilva, è una città stupenda. Una doppia città, da una parte quella vecchia e una volta superato il ponte si entra in Taranto nuova. Due spaccati diversi, un’urbanizzazione differente. Oggi ci ritroviamo nuovamente a parlare di un crollo avvenuto nella città vecchia. La soletta del balcone di uno stabile disabitato di via Duomo 59, nella città vecchia di Taranto, è oggi crollata. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area e la struttura.
Nel borgo antico il Comune ha avviato un’attività di monitoraggio per catalogare gli immobili a rischio crollo, dopo i ripetuti casi delle scorse settimane, che necessitano di ristrutturazione. Alcuni edifici sono stati sequestrati su disposizione della magistratura nell’ambito di un’inchiesta su lavori-fantasma. Sono nove gli indagati tra imprenditori, ex dirigenti e funzionari comunali.
Nel luglio scorso 20 famiglie si ritrovarono senza casa da un giorno all’altro; c’è stato un sequestrato d’urgenza della guardia di finanza perché progettisti, costruttori, collaudatori e responsabili non hanno messo in sicurezza gli immobili, ritenuti ad alto rischio crollo. Non sono state messe in sicurezza neanche le fondamenta dei palazzi, nonostante i fondi regionali erogati ad hoc, nei quali il Comune ha alloggiato le famiglie bisognose di una casa.
Si parla di una cifra che si aggira intorno ai 725mila euro, soldi che sarebbe dovuti servire per i lavori di mantentimento degli stabili. Nicola Gesualdo (TdP)

giovedì 18 settembre 2014

Era da tanto...

Ilva, sversamento in mare nel porto di Taranto – Bonelli: “Nuova ferita” 


Sversamento di olio in mare nei pressi del V sporgente del porto di Taranto. In azione l’Ecotaras. I rappresentanti Rls Fiom Cgil chiedono incontro urgente con l’ing, Cola, direttore dello stabilimento Ilva, e con l’ing. Palmisano (RSPP) . Affianco la foto dello sversamento pubblicata in anteprima sulla pagina Facebook di InchiostroVerde.it.
AGGIORNAMENTO – Secondo fonti sindacali, riportate dall’Agi, sarebbe tracimata una delle vasche di trattamento dell’acqua utilizzata dal Treno nastri 2. L’acqua avrebbe raggiunto dei pozzetti finendo poi nei canali di scarico all’altezza del quinto sporgente portuale dello stabilimento siderurgico. L’acqua conterrebbe sostanze di lavorazione e probabilmente anche contenuti oleosi. L’azienda precisa che e’ subito scattato il dispositivo di emergenza previsto in questi casi per evitare danni all’ambiente. 
BONELLI: SITUAZIONE FUORI CONTROLLO “Ogni giorno Taranto subisce le ferite provocate dall’inquinamento e da un modello di sviluppo, che ha concentrato e sta concentrando in questa città le attività più insalubri d’Italia “, è quanto dichiara Angelo Bonelli coportavoce nazionale dei Verdi commentando lo sversamento a mare proveniente dallo stabilimento Ilva. “Quello che accade in questa città è semplicemente inaccettabile e i danni all’ambiente e alle persone sono incalcolabili. Ancora una volta dobbiamo assistere all’inquinamento del mare causato da benzina,olio combutibile o petrolio- denuncia il leader dei Verdi -. “I rischi che Taranto e il suo mare correrà con il progetto Tempa Rossa saranno triplicati considerato che aumenterà la presenza delle navi petroliere nel mar Grande. Perchè si vuole condannare questa città ad un futuro di veleni e inquinamento?” – continua Bonelli – chiedo che sia fatta chiarezza e questo incidente conferma che nello stabilimento Ilva la situazione è ormai fuori controllo come dimostrano i gravi incidenti che si stanno susseguendo negli ultimi mesi nella fabbrica”. (inchiostroverde)

mercoledì 17 settembre 2014

Ilva, per il processo “Ambiente svenduto” ancora un rinvio

Riaperta e rinviata al 16 ottobre. L’udienza preliminare per il disastro ambientale dell’Ilva è stata aggiornata senza alcuna attività. Motivo: la Corte di cassazione dovrà pronunciarsi sull’istanza di remissione ad altra sede presentata da una quindicina di imputati, a partire dai fratelli Nicola e Claudio Riva, eredi del patron Emilio, scomparso lo scorso aprile.
Il verdetto della cassazione è atteso per il 7 ottobre. Si saprà allora se gli imputati riusciranno a strappare il processo “Ambiente svenduto” alla procura di Taranto, che da anni lavora sul cosiddetto “sistema Ilva”, sulle connivenze e le responsabilità dell’inquinamento di Taranto e del rione Tamburi in particolare.
Ai fratelli Riva e ad altri ex alti dirigenti dell’azienda è contestata l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a disastro ambientale. Le società coinvolte sono tre – Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, 49 le persone per le quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Fra esse anche il governatore Nichi Vendola, accusato di concussione e di pressioni sui vertici dell’Arpa Puglia (l’agenzia regionale per l’ambiente) al fine di favorire l’Ilva. (Europaquotidiano)

martedì 16 settembre 2014

Servi della gleba

Tempa Rossa: oggi presentazione progetto in Confindustria

Confindustria Taranto, Total E&P Italia, Shell Italia E&P e Mitsui E&P Italia B, presenteranno oggi alle 11.30, presso la sede di via Dario Lupo, il progetto Tempa Rossa. Nel corso dell’incontro saranno illustrati i dettagli degli interventi previsti a Taranto per il suo completamento, con attenzione ai temi di impatto ambientale, ai riflessi sull’economia ed ai risvolti occupazionali. “Tempa Rossa – fanno sapere gli industriali - è stata classificata come opera di interesse strategico nazionale ed è oggi uno dei principali progetti di sviluppo industriale in corso in Italia interamente sostenuto da capitali privati”. All’esterno sono previste manifestazioni di protesta da parte del movimento ‘Stop tempa Rossa’ che da tempo si oppone alla base logistica dell’Eni. Secondo  le associazioni ambientaliste infatti, l’inquinamento cittadino aumenterebbe del 12% rispetto a quello attuale. E in un territorio già martoriato dalle emissioni nocive dell’Ilva, non è poco. (Cosmopolismedia)

Intanto il Comune si da alla macchia...
Per fortuna che esiste una cittadinanza responsabile e attiva:

Una quarantina di persone ha protestato dinanzi alla sede di Confindustria a Taranto, in via Dario Lupo, a margine della presentazione ufficiale del progetto ‘Tempa rossa’ da parte della joint venture Total, Shell e Mitsui.  Al presidio hanno partecipato  il leader nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, rappresentanti del movimento ‘Stop Tempa rossa’ e altri ambientalisti, che hanno esibito striscioni e scandito slogan anche contro le istituzioni locali, in particolare il sindaco Ezio Stefano. Presente un folto schieramento di poliziotti. La via è stata  interdetta al traffico. I contestatori hanno chiesto, tra l’altro, che fine abbia fatto l’elaborato Tecnico inerente il Rischio di Incidenti Rilevanti (Erir) del Comune di Taranto che consentirebbe una ”visione piu’ dettagliata della situazione attuale rispetto agli insediamenti industriali esistenti” e permetterebbe una ”piu’ agevole attuare ogni misura preventiva per poter evitare possibili futuri incidenti”. (ANSA)

lunedì 15 settembre 2014

La società civile e l'inciviltà amministrativa


Martedì alle h. 20.00 presso i giardini "De Curtis" un nuovo incontro pubblico

“Ammazza che Piazza” non molla e rilancia


C’è qualcosa di profondamente marcio in questa città. C’è qualcosa di profondamente sbagliato se alla conferenza stampa di “Ammazza che Piazza” di sabato scorso, non si è presentato un solo esponente delle istituzioni locali, così come nessun rappresentante dell’AMIU. Ancora più indecorosa, se possibile, l’assenza totale degli organi di stampa locali (per dovere di cronaca citiamo la presenza di Manuela Marchi del sito www.progettoalchimie.it), che ancora una volta hanno dimostrato ciò che realmente sono. Ovviamente, non c’era un solo rappresentante della così detta “società civile”: che pretende ogni giorno, da anni, di fornire esempi ed insegnamenti morali ad un’intera città sulla democrazia e sulla partecipazione attiva, finendo poi per collezionare figure che si commentano da sole e i cui inesistenti risultati sono oramai sotto gli occhi di tutti.
Noi c’eravamo. Ma non certamente per farci belli o perché ci riteniamo migliori degli altri (come continua a pensare e sostenere qualche buontempone). Ma perché, come hanno ricordato i ragazzi di “Ammazza che Piazza”, ci siamo sempre stati, sin dall’inizio. Nei momenti migliori ed in quelli peggiori. Senza lasciarli mai soli. E questo continueremo a fare. Perché da sempre siamo dalla parte delle anime belle di questa città. Dalla parte di chi ogni giorno si dedica realmente a fare qualcosa di fattivo e concreto per migliorare questa realtàPerché al di là delle tante parole e dei proclami che oramai da queste parti si sprecano, noi continuiamo a preferire i fatti. Che realizzano le idee di chi se ne fa portavoce.
La conferenza stampa di sabato era stata convocata per illustrare alla cittadinanza quanto accaduto prima e dopo la festa in cui “Ammazza che Piazza” ha festeggiato i suoi tre anni di vita. E soprattutto per chiarire una volta e per tutte la querelle scoppiata con l’AMIU. Che non ha avuto di meglio da fare negli ultimi giorni, che attaccare questi ragazzi: dimostrando ancora una volta che il proverbio che recita “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?”, è più attuale che mai.

sabato 13 settembre 2014

Niente selfie a Taranto per Renzi

Dal suo "batti cinque" ai suoi continui "dare la mano", abbracciare, sorridere, e fare selfie a chiunque incontri nel suo tragitto, Renzi dà un'immagine molto diversa dal solito "premier" che siamo abituati a vedere in TV. Oltre a essere giovane, appare veloce, atletico, a volte su una bici (ne è nato un tormentone, oltre che una app), a volte in cammino, ma sempre di corsa, col suo fare "dem". Insomma incarna "il vero spirito del giovane democratico italiano" come canterebbe Daniele Sepe. Si comporta come uno scout in giacca e cravatta col "polsino sbottonato"  sempre pronto a tirarsi su le maniche della camicia, ma sempre in maniera "dem".
Quest'immagine che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, diffuse da Rainews (diventata o forse sempre stata Telepaparenzi) fino alle tante testate online, si è ribaltata tutta ad un tratto oggi, nella mia città. Taranto.
A Taranto, Renzi non si è fermato nè per un selfie, e neppure per un "batti un cinque". Renzi non lo abbiamo visto prendere la bici, e neppure fare una camminata sul lungomare. O meglio ci ha provato, ma è stato fermato da chi fuori lo aspettava per avere delle risposte che attende da troppo, troppo tempo.
Là, davanti alla Prefettura di Taranto c'erano i cittadini di Taranto, ambientalisti, lavoratori, madri e pediatri che si oppongono alla realizzazione del progetto Tempa Rossa, oltre all' inaccettabile pressapochismo dimostrato dalla politica nazionale e locale nell'affrontare e risolvere i problemi legati all'inquinamento industriale.
I pediatri, in particolare, avevano inviato pochi giorni fa una lettera proprio indirizzata a Renzi. Lettera che evidentemente il premier non ha letto. Le voci deI pediatri, il primo riferimento per la salute dei bambini nella nostra città, sono infatti  rimaste inascoltate. Nella lettera scrivevano che la situazione ambientale "è grave per come da sempre riportano i dati sanitari cui da ultimo si è aggiunto l’aggiornamento dello studio Sentieri con i suoi terribili report sulla mortalità infantile. L’allarme sociale è altissimo". Per questo chiedevano al Premier un incontro, anche in vista della sua visita alla Fiera del Levante. Incontro che non c'è stato, appunto.
La risposta da parte di Renzi è arrivata: ""Mi dispiace molto di non aver potuto parlare oggi con i pediatri che volevano incontrarmi. Mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra che aveva scritto la lettera e mi è stato detto che era a 45 minuti da qui e non c'era tempo per vedersi. La chiamerò, non è stata una mancanza di rispetto". In effetti la presidente dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia fa sapere nella sua pagina facebook "Cari tutti, mi ha telefonato alle 15.15 circa la Digos dicendo che il presidente del consiglio Renzi intendeva incontrarmi. Di arrivare subito. Ho chiesto 30-40 minuti per arrivare a Taranto da Palagiano , ma poiche' pare che Renzi non potesse aspettare questo tempo , la Digos mi ha chiesto se davo a Renzi la disponibilita' ad un colloquio telefonico. Ho accettato .Sto ancora aspettando."
Nessun incontro, perchè non c'era tempo. Nessuna telefonata, perchè... evidentemente non c'era nessun interesse da parte del Presidente Renzi di sentire le voci dei pediatri. Per lui, non c'è stata mancanza di rispetto. Per noi invece c'è stata e verso i pediatri e verso tutti i bambini, soprattutto malati oncologici che si aspettano dai responsabili dello scempio ambientale e sanitario tarantino delle azioni concrete di responsabilità. Renzi, non fermandosi a Taranto, decidendo di non incontrare i pediatri ma solo sindacalisti ed amministratori locali, ha dimostrato di essere non solo complice ma responsabile allo stesso tempo, di questo disastro. Responsabile...perchè al posto di ulivi secolari le ciminiere vomitano ancora sui terreni insani tarantini gas tossici ed ogni tipo di sostanza nociva. Perchè sempre più petroliere prendono il posto di pescherecci e sckife, danneggiando flora e fauna del nostro bel mare.

Non c'è tempo per arrestare "il finto progresso"!
Non c'è tempo per Renzi a Taranto, neanche per un selfie.

Passato di striscio

Ilva, Renzi contestato a Taranto

Un tour attraverso i nodi della Puglia per il premier Matteo Renzi. Il presidente del consiglio inizia la sua visita a Peschici, tra le popolazioni colpite dal nubifragio, prosegue poi in direzione di Taranto per affrontare la questione dell'Ilva, si ferma a Bari per la cerimonia di apertura della 78esima edizione della Fiera del Levante e infine fa tappa a Mola di Bari per l'inaugurazione dello stabilimento Sitael del gruppo Mermec.

TARANTO: IL NODO ILVA - Renzi contestato a Taranto.  Un sit-in di una ventina tra operai e ambientalisti ha contestato il presidente del consiglio al suo arrivo nella prefettura di Taranto, durante l'incontro sul caso Ilva. I manifestanti hanno urlato "buffone, buffone" all'indirizzo del premier e scandito lo slogan "Taranto libera". Alcuni agenti in assetto antisommossa si sono schierati davanti alla Prefettura di Taranto per tenere sotto controllo il presidio. Non sono mancati momenti di tensione perché alcuni dei manifestanti, che chiedevano di partecipare all'incontro, hanno cercato di superare lo sbarramento delle forze dell'ordine. Numerosi gli striscioni contro l'inquinamento e l'emergenza sanitaria a Taranto.
"L'Ilva è una questione nazionale e noi vogliamo dimostrare che si può fare impresa, industria, rispettando la salute", ha detto il premier al termine dell'incontro con i sindacati confederali e dei metalmeccanici, Confindustria, Camera di Commercio e il sindaco della città Ezio Stefano. All'incontro hanno partecipato il viceministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. "La scommessa dell'Ilva, di questo Governo di tutte le persone perbene - ha aggiunto Renzi - è che si possa fare produzione  industriale nel rispetto dell'ambiente". "In queste ore si è sbloccato il prestito ponte - ha ricordato - sono stati pagati gli stipendi, ma il prestito ponte è un'operazione transitoria. Venendo in Puglia per la Fiera del Levante penso che fosse doveroso venire a Taranto - ha detto ancora Renzi - penso che da molto tempo un Presidente del Consiglio non venisse qui e penso che sarei stato un vigliacco se non fossi venuto a Taranto. Qui abbiamo questioni molto importanti ed assumo l'impegno di venire entro la fine dell'anno per rifare il punto della situazione".
 "Non so da quand'è che non venisse un presidente del consiglio qua. Io però - ha detto Renzi - penso e credo che quando vieni alla Fiera del Levante, quando vieni cioè a parlare del futuro dell'Italia, del futuro del Mezzogiorno, del futuro della Puglia, un passaggio a Taranto fosse il minimo, fosse doveroso. Sarei stato un vigliacco se non fossi venuto qua oggi". "E' evidente che ci sono tante questioni aperte, a 360 gradi. Questa partita, la partita di Ilva, - ha concluso - appartiene al futuro e non solo al passato".

SINDACATI SODDISFATTI - Soddisfatti i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'ilva dopo l'incontro col presidente del Consiglio. "Ci fa piacere che Renzi abbia preso un impegno concreto da subito - ha commentato Mimmo Panarelli della Fim-Cisl - Ci ha fatto capire che non è qui di passaggio, ma la sua presenza è simbolica a rappresentare l'impegno del governo. Ci ha detto che tornerà prima di Natale". "Abbiamo sottolineato - ha riferito ancora - come per noi sia importante che il governo continui a tenere aperte le trattative con più interlocutori e non solo con Arcelormittal, perché è fondamentale che il siderurgico non sia ceduto per poi funzionare a metà. Il nuovo acquirente deve garantire continuità occupazionale e produttiva".
"Siamo fiduciosi dopo l'incontro - ha commentato Donato Stefanelli della Fiom-Cgil - abbiamo ribadito al premier che se la siderurgia è strategica per l'Italia, bisogna ricordare che l'ambientalizzazione è la priorità, oltre ad essere una occasione di sviluppo tecnologico ed occupazionale. A nostro avviso è necessario implementare su olva l'investimento pubblico attraverso il fondo strategico nazionale".
Anche all'uscita dall'incontro in prefettura a Taranto, il presidente Renzi è stato contestato da alcune decine di cittadini e lavoratori che gridavano slogan ambientalisti e mostravano cartelli con le scritte: "Matteo incontra l'Ilva ma non i pediatri" o "ricorda di non fare ai nostri figli ciò che non vorresti fosse fatto ai tuoi". Ci sono stati anche momenti di tensione durante l'incontro, quando alcuni dei contestatori hanno cercato di entrare in prefettura, chiedendo di partecipare al tavolo.

L'INCONTRO CON I PEDIATRI - "Mi dispiace molto di non aver potuto parlare oggi con i pediatri che volevano incontrarmi. Mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra che aveva scritto la lettera e mi è stato detto che era a 45 minuti da qui e non c'era tempo per vedersi. La chiamerò, non è stata una mancanza di rispetto", ha precisato Renzi andando via da Taranto.Il premier aveva delegato Davide Faraone, responsabile Welfare e Scuola del Partito Democratico, a interloquire con Annamaria Moschetti dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata, il Neonatologo responsabile della Terapia Intensiva Neonatale dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Oronzo Forleo, e il presidente Associazione Onlus 'Delfini e Neonatì per la neonatologia, Dora Tagliente. "Rimaniamo in attesa di poterla incontrare personalmente al più presto - aveva scritto nella lettera Anna Maria Moschetti - per presentare le gravi ed eccezionali problematiche sanitarie ed ambientali in cui versa la città di Taranto".

BARI - Intanto a Bari un gruppo di studenti ha messo in scena una particolare protesta a suon di gelati contro il premier. (RepBA)

Strette di spalle e pacche di mano

COMUNICATO STAMPA

Un incontro tra amici vietato a chi lotta da anni contro l'inquinamento e ne tocca con mano ogni giorno le conseguenze.
Invece di riunire intorno al tavolo i movimenti presenti sul territorio (perlomeno per sentire una campana diversa rispetto a quella ovattata del suo partito), Renzi si è limitato ad ascoltare quelle forze sociali che sono concausa del disastro Ilva (dai sindacati a Confindustria).
Era inevitabile, quindi, che questa mattina andasse in scena l'ennesimo triste teatrino tra strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle e chissà, forse qualche selfie.
Come associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti avevamo presentato una formale richiesta di partecipazione. Volevamo portare l'unica cosa che mancava a quel tavolo, la più importante: la voce della città.
Volevamo dare voce agli operai che fanno parte del comitato ma anche a tutti gli altri che non sono iscritti a nessun sindacato (la maggioranza all'interno dell'Ilva).
La Prefettura non ci ha degnati neanche di una risposta. Siamo proprio alle comiche finali, mentre la città crolla sotto i colpi della fame e della disoccupazione. L'autismo nel quale il Governo italiano si è chiuso, credendo così di poter per magia risolvere il problema Taranto, ha dell'incredibile.
Renzi avrebbe dovuto ascoltare i pediatri di questa città (anche loro avevano invano chiesto di poter intervenire) e i lavoratori dell'Ilva che stanno vedendo crollare pezzo dopo pezzo la fabbrica. Ha preferito sentire i sindacati, gli stessi che da decenni sono complici e silenti di fronte alla distruzione della città e della salute di chi dovrebbero rappresentare.
Nulla di nuovo, dunque, sotto il cielo di Taranto. È evidente che fino a quando i cittadini abbasseranno la testa non potranno aspettarsi qualcosa di diverso, tanto dalla destra quanto dalla sinistra. E se Matteo Renzi, questo Matteo Renzi, è il nuovo che avanza, permetteteci di dire che assomiglia terribilmente al vecchio; a quella vecchia politica che ha immolato la città di Taranto a vittima sacrificale, sull'altare degli interessi dei grandi gruppi industriali e dello Stato.

Aps Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

venerdì 12 settembre 2014

Stop Tempa Rossa: Cosa si può fare


Promemoria per il Comune di Taranto.

1. Adozione dell’ERIR da parte del Comune di Taranto. Di cosa si tratta?
ERIR (Elaborato Rischi di Incidente Rilevante) è uno strumento per i comuni dove ci sono industrie a rischio di incidente rilevante, che deve essere obbligatoriamente approvato.
ERIR fotografa la situazione attuale del livello di rischio in un Comune sensibile.
L’adozione da parte del Comune dell’elaborato ERIR  consentirebbe di porre paletti ad impianti  futuri legati ad attività industriali a rischio di incidenti rilevante.

2. Non approvare la Variante al Piano Regolatore Portuale che include l’allungamento del pontile ENI necessario al Progetto Tempa Rossa.

3. Dura opposizione politica del Comune di Taranto al progetto Tempa Rossa contro le decisioni del Governo, mediante l’istituzione di un Comitato Interregionale che mobiliti i parlamentari delle singole regioni. (Savemargrande)

giovedì 11 settembre 2014

Situazione ambientale "non rosea"? Qui interessano solo i verdoni!

Ilva, c’è l’istruttoria per il prestito ponte

Via libera al prestito ponte. L'Ilva ha presentato istanza al Mise per l'attestazione della funzionalità delle condizioni per la concessione di un finanziamento di 250 milioni di euro negoziato con le banche. Da parte sua, il ministero ha avviato l’istruttoria relativamente all’ammontare di 155 milioni di euro, quota del prestito diretta alla continuazione dell’esercizio di impresa. Lo ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, nel corso del Question time di ieri alla Camera. La prededuzione dei finanziamenti era stata inserita nell’ultimo decreto per dare una garanzia alle banche e tutelare il loro credito in caso di eventuale default dell’azienda. I finanziamenti su cui è possibile applicare la prededuzione riguardare sia la parte ambientale su autorizzazione del ministero dell'Ambiente, sia quelli funzionali «alla continuazione dell'esercizio di impresa e alla gestione del relativo patrimonio» con assenso del ministero dello Sviluppo economico. È proprio quanto si sta materializzando dopo che il commissario dell’Ilva, Piero Gnudi, ha chiuso la partita con le banche per l’erogazione del prestito ponte. L’accordo è stato siglato con cinque istituti di credito, fra i quali «Intesa San Paolo» e «Unicredit». L’Ilva avrà 250 milioni in due tranche. È una boccata d’ossigeno per l’azienda che, grazie al finanziamento, domani potrà pagare ai dipendenti sia lo stipendio di agosto che la rata trimestrale in scadenza del premio di risultato. Va ricordato che i 250 milioni sono molto meno di quanto Gnudi aveva chiesto alle banche a metà luglio, ovvero 650 milioni. Ma il colosso siderurgico vive una fase transitoria e deve far fronte alla crisi di liquidità.«Il ricorso alla prededucibilità - spiega la relazione che accompagna il decreto legge - è volto a facilitare la concessione del finanziamento e si giustifica in ragione degli interessi di carattere generale che si intendono perseguire, in particolare il risanamento ambientale e la continuità e valorizzazione dell'impresa. Il raggiungimento di tali obiettivi giustifica la compressione dei diritti particolari dei creditori, la cui possibilità di soddisfacimento è, in ogni caso, rafforzata dalla continuità dell'esercizio di attività d'impresa».

Proseguono, intanto, le trattative legate a un possibile cambio di proprietà. Oltre ad Arcelor Mittal, si sono fatti avanti gli indiani di Jindal e si è parlato anche di un terzo gruppo degli Emirates. Le prime due cordate stanno già accedendo ai dati dell’Ilva attraverso una virtual data room creata appositamente dalla società in modo da farsi un’idea dell’azienda e quindi attrezzarsi di conseguenza qualora fossero intenzionati a compiere il passo successivo: l’offerta di acquisto.

La gestione commissariale ha comunicato nei giorni scorsi che dal punto di vista produttivo c’è stata una ripresa, mentre la situazione degli impianti che devono essere adeguati alle prescrizioni dell’Aia non è rosea. A questo si aggiungono gli ultimi incidenti sul lavoro. Risale a una settimana fa l’infortunio mortale nel reparto Acciaieria 1, uno degli impianti sequestrati dalla magistratura il 26 luglio 2012. Sono tre gli indagati per omicidio colposo in relazione alla morte del 54enne Angelo Iodice, dipendente della ditta d’appalto Global Costruzioni, travolto da un escavatore manovrato da un collega durante operazioni di ripristino dei binari. Un altro incidente si è verificato martedì nella zona della discarica e ha visto coinvolto un lavoratore della ditta Castiglia, caduto da un camion mentre regolava un telone. L’Usb di Taranto parla di «settimana tragica all’Ilva. Non conosciamo le dinamiche che sono oggetto di ricostruzioni degli organi competenti ma una cosa possiamo dirla, oramai - commenta il sindacato di base - è una carneficina o una roulette russa, fate voi». (Giacomo Rizzo - GdM)

Da oggi nelle sale italiane "La zuppa del demonio"

Da oggi, distribuito da Microcinema, arriva nelle sale Italiane "La zuppa del demonio": film di Davide Ferrario, fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, prodotto da Rossofuoco e Rai Cinema con Archivio nazionale cinema d'Impresa.
""La zuppa del demonio" è il termine usato da Dino Buzzati nel commento a un documentario industriale del 1964, Il pianeta acciaio, per descrivere le lavorazioni nell'altoforno. Cinquant'anni dopo, quella definizione ''è una formidabile immagine per descrivere l'ambigua natura dell'utopia del progresso che ha accompagnato tutto il secolo scorso''.

" Il tema del film riguarda l'idea positiva che per gran parte del Novecento (almeno fino alla crisi petrolifera del 1973-74) ha accompagnato lo sviluppo industriale e tecnologico. ''Perché è facile oggi inorridire davanti alle immagini (proprio de Il pianeta acciaio) che mostrano le ruspe fare piazza pulita degli olivi centenari per costruire il tubificio di Taranto che oggi porta il brand dell'ILVA: eppure per lungo tempo l'idea che la tecnica, il progresso, l'industrializzazione avrebbero reso il mondo migliore ha accompagnato soprattutto la mia generazione, quella nata durante il miracolo economico italiano'', spiega Ferrario, che alterna lungometraggi di finzione (Anime fiammeggianti, La luna su Torino) a bellissimi documentari (La strada di Levi, Piazza Garibaldi).
Un'eccentrica epopea con i materiali dell'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa di Ivrea, diretto da Sergio Toffietti, dove sono raccolti cento anni di documentari industriali di tutte le più importanti aziende italiane. Tra i filmati utilizzati alcuni sono d'autore, da Dino Risi a Ermanno Olmi, da Alessandro Blasetti a Mario Camerini."

fonte: ansa.it

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Mercatino del Bio a Taranto. Arriva Festambientelavoro: un'iniziativa di Legambiente

 da: legambientetaranto

Ortaggi, verdure, olio, uva, arance, degustazione di formaggi bio, farine, focacce, latticini, confetture, sottoli, conserve, spremute d'arancia bio.... Con FestAmbienteLavoro Legambiente riporta in piazza a Taranto l'agricoltura biologica e l'insieme dei valori che essa rappresenta: tutela dell'ambiente e della biodiversità, rispetto delle tradizioni e dello sviluppo locale, consumo critico e responsabile, libero da coltivazioni geneticamente modificate.
Scegliere bio è uno stile di vita che Legambiente vuole promuovere favorendo la moderna conoscenza del mondo biologico, il consumo di prodotti buoni, sicuri, di qualità, locali e sostenibili.

Ma Sabato 13 e Domenica 14 settembre in Piazza Immacolata a Taranto, a partire dalle ore 10, con FestAmbiente Lavoro non troverete soltanto il mercatino dei produttori, il ristorante con i sapori della nostra terra, la birra artigianale a chilometro zero.
Festambiente Lavoro, anche in vista dell'appuntamento di Expo 2015 "Nutrire il Pianeta, energia per la vita", vuole offrire un'occasione per proporre e discutere del nuovo modello di agricoltura, che garantisca cibo sano a tutti, sia rispettoso dei processi naturali, offra un'opportunità dignitosa di lavoro.
Per questo nella Festa parleremo dell'agricoltura multifunzionale verso Expo 2015, delle prospettive per i giovani e il territorio.

Il settore primario, pur soffrendo la drammatica crisi economica ed occupazionale di questi ultimi anni, ha saputo mostrare -rispetto agli altri settori produttivi- una maggiore resistenza grazie alla capacità di tanti agricoltori di volere e saper rispondere ai nuovi bisogni, ai nuovi stili di alimentazione e di consumo, di sapersi innovare.
Il biologico continua a crescere senza sosta (+8% rispetto al 2012), l'occupazione in agricoltura ritorna a crescere dopo anni, meglio decenni di continuo declino (+9%), anche se, purtroppo, il sistema Italia continua a divorare il suo suolo agricolo migliore con la cementificazione del territorio.
La consapevolezza di dover tutelare le produzioni locali si sta diffondendo. L'urgenza di porre in essere azioni di mitigazione del rischio climatico e di prevenzione del rischio idrogeologico ha fatto riscoprire il ruolo di salvaguardia ambientale e territoriale svolta, e che sempre più può svolgere, dall'agricoltura.

FestAmbiente Lavoro sarà l'occasione quindi per parlare di green economy, ma anche di tutela dell'ambiente, della salute, della biodiversità, dell'alimentazione e del gusto, del consumo critico e responsabile, delle tradizioni e dello sviluppo locale, di un nuovo stile di vita.
Uno stile di vita che, in agricoltura, non può prescindere da un secco NO all'introduzione di coltivazioni OGM e FestAmbiente sarà OGM FREE per ribadire ancora una volta con forza un modello di agricoltura sostenibile e libero dalle coltivazioni geneticamente modificate

Ma agricoltura non vuol dire solo produzioni alimentari.
Con Reloading Landscape. micro e macro interventi nel territorio inquinato  nella Festa  parleremo anche della ricerca in corso sul risanamento dei territori inquinati da metalli pesanti con esempi in Germania ed Olanda. Saranno presentati alcuni scenari possibili a diverse scale per lo sviluppo del territorio tarantino, dove il processo di risanamento delle aree inquinate diventa il motore per una nuova economia, legata ad uno sviluppo di attività locali anche turistico e culturali.

mercoledì 10 settembre 2014

Salviamo Taranto dal Petrolio

Salviamo Taranto dal Petrolio

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SALVIAMO TARANTO DALLE MULTINAZIONALI DEL PETROLIO

Ci rivolgiamo ai Ministeri Italiani dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico per fermare il progetto petrolifero Eni Tempa Rossa. Taranto vive un’ emergenza sanitaria senza precedenti a causa delle attività industriali e non può tollerare un ulteriore sacrificio per il profitto delle compagnie petrolifere. Stop Tempa Rossa!

Perché è importante

Ai Ministeri italiani dell' Ambiente e dello Sviluppo Economico.

Salviamo Taranto dal petrolio. No al progetto Tempa Rossa!

Tempa Rossa è un giacimento petrolifero situato in Basilicata. Il petrolio estratto sarà trasferito a Taranto e smistato su navi petroliere. Per questo progetto saranno costruiti 2 serbatoi da 180 mila metri cubi ed è previsto l'allungamento in mare del pontile Eni per oltre 324 metri.
Secondo il Progetto Tempa Rossa 2,7 milioni di tonnellate di petrolio transiteranno nel Mar Grande di Taranto ogni anno, con un aumento del traffico di 140 petroliere che metteranno in serio pericolo di inquinamento le nostre risorse marine. Uno studio ufficiale dell'ISPRA ha evidenziato che i porti più trafficati da petroliere sono quelli più inquinati da idrocarburi derivanti da petrolio.
Taranto inoltre sarà trasformata in un deposito di greggio con un aumento del 12% delle emissioni tossiche in una città già martoriata dal siderurgico Ilva. A Taranto la popolazione più colpita dai tumori è quella infantile, come confermano recenti studi epidemiologici. Il progetto Tempa Rossa accrescerà inoltre il rischio di incidente rilevante oltre ad impedire uno sviluppo economico sostenibile per una città già ridotta in miseria.
Il progetto Eni Tempa Rossa con alle spalle le multinazionali Total, Shell e Mitsui ha ricevuto pieno appoggio dai Ministeri dell’ Ambiente e dello Sviluppo Economico che hanno approvato le procedure di autorizzazione. Per contrastare Tempa Rossa abbiamo anche presentato una petizione al Parlamento Europeo (petizione n.1107/2011).
Per queste ragioni chiediamo la revoca delle autorizzazioni e il blocco immediato del progetto. Taranto non deve morire!
Ecco le email dei Ministeri italiani dell' Ambiente e dello Sviluppo Economico:
urp@mise.gov.it ; URP@minambiente.it


Solfuri e parole

Sel su Tempa Rossa: “La Regione ed il Comune ancora possono fermare l’inevitabile”

I consiglieri regionali di SEL Michele Losappio e Alfredo Cervellera esprimono la contrarietà del partito al progetto Tempa Rossa dell’Eni. Ma non mancano le polemiche con la Giunta regionale guidata dal loro leader Vendola e con il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno: “La Regione ed il Comune ancora possono fermare l’inevitabile”
“Siamo contrari al progetto di insediamento di Tempa Rossa come a qualsiasi altra infrastruttura o impianto di produzione energetica che si vuole aggiungere in Puglia”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Michele Losappio che ha aggiunto “a prescindere e persino indipendentemente dalle valutazioni tecniche e scientifiche sulla compatibilità ambientale di questo progetto, come della TAP e delle perforazioni in Adriatico, riteniamo che nella nostra regione, e solo all’interno di un bilancio complessivo sul rapporto tra contributo della Puglia e fabbisogno energetico nazionale, si debba oggi togliere e non aggiungere”.  Sull’argomento, in mattinata, è intervenuto anche un altro esponente di Sel, Alfredo Cervellera. “Anche nel nostro partito – ha affermato il consigliere regionale – si è giunti alla conclusione che bisogna contrastare il progetto dell’ENI, andando anche contro la volontà della Giunta regionale che con la Delibera 2515 del 22/11/11 aveva espresso un parere favorevole di compatibilità ambientale nell’ambito della procedura coordinata di AIA/VIA di competenza ministeriale”. “In un’interrogazione urgente del 25 agosto scorso – ha ricordato - di cui a tutt’oggi non ho avuto risposta, ho rilevato che la Giunta insiste e persiste in questo errore, che ha una forte implicanza politica, in quanto un rappresentante della Regione ha espresso parere favorevole, nell’ambito della Conferenza di Servizi, convocata dal Ministero dell’Ambiente il 17 luglio per discutere di detto progetto”. “Capisco la distinzione dei ruoli tra presidente della Regione e di un partito che ha nel suo nome il termine ‘Ecologia’ – ha evidenziato Cervellera - ma non posso non chiedere al presidente Vendola di rivedere il suo giudizio su quel progetto, adottando tutti gli atti possibili da parte della Regione per contrastarlo a livello nazionale, a partire dalla revoca della precitata delibera”. “Sono trascorsi da allora tre anni di inferno a Taranto per la tremenda situazione sanitaria ed ambientale a cui non si riesce a porre rimedio a livello nazionale e regionale. Ho notato l’impegno che sta ponendo contro la Tap, non mi pare che sia così anche per Taranto. Può farlo esplicitamente sabato prossimo quando verrà a Bari il presidente Renzi: ancora la riforma del Titolo V non è avvenuta e come Regione (adottando gli atti dovuti) abbiamo frecce nel nostro arco per contrastare le tendenze autoritarie del Governo a decidere per le comunità locali. Basta volerlo e finora ripeto non lo si è voluto. Altro che ‘adottare Taranto’. Mi appello anche ai candidati alle primarie del centrosinistra”.
“Il ‘compagno’ Dario Stefàno, come è stato appellato nel nostro Direttivo – ha ricordato inoltre - su questo ha glissato: capisco, data la sua storia e il voto favorevole al progetto espresso nella citata delibera di Giunta regionale, il suo imbarazzo con la Confindustria locale, ma non può ‘scaricare’ sulla Riforma che ancora deve essere adottata. La Regione ed il Comune ancora possono fermare l’inevitabile. Così dicasi per Minervini, ancora oggi assessore regionale, e per Michele Emiliano, che sulla questione ambientale a Taranto e sul cambio di rotta da attuarsi è stato nei giorni scorsi molto esplicito”. “Sabato avranno, anche loro come Vendola – ha concluso Cervellera - l’occasione per farlo con il segretario nazionale del PD, nonché presidente del Consiglio, sostenendo la richiesta di incontro a Renzi avanzata dai pediatri di Taranto, che gli vorrebbero illustrare la drammatica situazione sanitaria dei bambini tarantini”. (Cosmopolismedia)

martedì 9 settembre 2014

Quando mancano la prevenzione e il controllo è colpa di qualcuno!

Ilva Taranto, condanna per l’amianto: “Gli operai morti potevano essere salvati”

Gli operai dell’Ilva morti per mesotelioma pleurico a causa dell’amianto presente nella fabbrica potevano essere salvati se solo l’azienda, a conoscenza della problematica, avesse agito tempestivamente.
È quanto scrive il giudice Simone Orazio nelle motivazioni della sentenza con la quale il 23 maggio scorso ha condannato 27 ex dirigenti della fabbrica – tra i quali Fabio Riva ex vice presidente del gruppo condannato a 6 anni di carcere – accusati di omicidio colposo e disastro ambientale. Nelle 268 pagine, infatti, il magistrato scrive che se i vertici dello stabilimento avessero sottoposto a visite mediche adeguate i lavoratori, queste avrebbero consentito di “diagnosticare una patologia (es. placche pleuriche) che poteva essere un campanello d’allarme per il mesotelioma e che certamente avrebbe obbligato il datore di lavoro a non esporre più il lavoratore, affetto da tale problematica di salute, alle fibre di asbesto” e quindi a “valutare la incompatibilità del lavoratore rispetto alle mansioni sino ad allora espletate e quindi anche rispetto all’esposizione ad amianto, motivo per cui in questi casi l’accertamento sanitario avrebbe permesso di adibire il dipendente ad altre mansioni, sottraendolo al pericolo di morte”.
Ma la politica aziendale è sempre stata impostata al raggiungimento del massimo profitto. Anche a costo della salute degli operai. Lo scrive senza mezzi termini il magistrato spiegando che “gli interventi seri in materia di amianto nello stabilimento di Taranto sono stati sempre volutamente evitati” proprio perché avrebbero determinate un blocco e una ripartenza dell’attività produttiva oltre che “uno stravolgimento degli impianti e l’investimento di notevolissime somme di denaro”. Ma per salvare la salute dei dipendenti, i vertici dello stabilimento – pubblico fino al 1995 e poi venduto ai Riva – avrebbero potuto almeno fornire un’adeguata attrezzatura e invece le testimonianze in aula hanno chiarito che agli operai venivano date in dotazione solo mascherine respiratorie “usa e getta” che gli esperti hanno definito “del tutto inadeguate”.
Insomma, una “situazione di consapevole e lucida omissione” che secondo il tribunale “si è perpetrata per decenni, essendo sotto gli occhi di tutti nel senso che l’inerzia è stata maturata e voluta sia da colore che avevano ruoli operativi e che pertanto erano a conoscenza delle inaccettabili condizioni in cui costringevano a lavorare i dipendenti sia da parte di color che avevano responsabilità manageriali, gestionali e di controllo finanziario data l’assenza dl alcuno stanziamento al riguardo”. Una scelta scellerata che, però, non ha colpito solo i lavoratori della fabbrica, ma si è trasformato nel disastro ambientale che ha colpito “tutta la popolazione di Taranto e dei comuni limitrofi, complessivamente pari a quasi trecentomila abitanti”.
Un disastro che è il frutto di “una logica di organizzazione dei fattori produttivi” e di “una pianificazione delle linee di politica del lavoro e della salute del lavoratori” determinate dalla “scelta compiuta dai vertici con la colpevole complicità del loro collaboratori”, ma certamente avvenuto anche grazie “all’inerzia degli altri pubblici poteri che avrebbero potuto e quindi dovuto far sentire la propria voce”. Eppure anche oggi l’unica voce che continua ad alzarci in difesa della salute è quella dei cittadini. Nelle scorse ore, infatti, i pediatri di Taranto hanno scritto per la seconda volta al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi chiedendo un incontro. Una prima lettera era stata inviata ad agosto, ma da Palazzo Chigi non era giunta alcuna risposta. Ora i medici ci riprovano: “sapendo della sua venuta in Puglia per l’evento delle Fiera del Levante ci permettiamo di reiterare la richiesta. La situazione ambientale e sanitaria tarantina – scrivono i pediatri – è grave per come da sempre riportano i dati sanitari cui da ultimo si è aggiunto l’aggiornamento dello studio Sentieri con i suoi terribili report sulla mortalità infantile. L’allarme sociale è altissimo. Noi pediatri, da sempre al fianco delle famiglie e dei bambini pensiamo di potere dare un utile contributo ai decisori politici, sempre che lo vogliano”. (FQ)