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domenica 27 dicembre 2015

Botti di Natale

Ilva: Emiliano, spero che la compri l'Eni

"L'Eni potrebbe essere l'acquirente ideale dell'Ilva di Taranto", perché "si passerebbe dal carbone al gas per l'alimentazione della fabbrica. Così facendo le emissioni di CO2 si abbasserebbero del 60 per cento e quelle della diossina sarebbero abbattute addirittura del 100 per cento". Lo dice a Repubblica il governatore della Puglia, Michele Emiliano.
    "La verità è che lavoro per decarbonizzare la Puglia, dove sbarcherà dall'Azerbaigian il metanodotto di Tap. Ne ho parlato a Parigi, alla conferenza sul clima", spiega. "Occorre cambiare registro. E puntare sul gas per evitare che Ilva chiuda rovinosamente. I nuovi impianti avrebbero un costo accettabile e nel momento in cui entreranno in funzione nel giro di dieci anni, i vecchi altiforni diventerebbero un brutto ricordo. Per l'Eni sarebbe un affare, secondo me". "Il premier Renzi insieme col sottosegretario De Vincenti e il ministro Guidi, devono avere fiducia nel sottoscritto. A mio parere, ci stanno pensando. La mia non è una sfida, ma una proposta di collaborazione". "Non ho avuto contatti con la multinazionale, comunque ho l'impressione che sia favorevole a questo progetto", precisa.
    L'alternativa è che "qualche privato metterà le mani sull'Ilva solo per smontarla e ricavarne vantaggi economici.
    Perché mai nessuno comprerebbe un'azienda che cade a pezzi e che ha bisogno del carbone per funzionare". (ANSA).

Vendere l'Ilva all'Eni? "E' follia pura, vuol dire confondere le pere con le mele. L'idea che l'Eni possa mettersi a fare acciaio è irrealizzabile, con buona pace di Emiliano". Così Davide Crippa, capogruppo M5S alla Camera, commenta all'Adnkronos l'idea del governatore pugliese Michele Emiliano, che oggi, dalle pagine di Repubblica, ha auspicato che sia l'Eni ad acquistare l'Ilva.
"Il problema - secondo Crippa - è che l'Eni figura tra le maggiori creditrici dell'Ilva. C'era un problema di forniture di gas, dall'Ilva non pagavano le fatture. Ma da qui a pensare di poter vendere all'Eni ce ne vuole...". Per i 5 Stelle, dall'empasse dell'Ilva si esce "scordandosi di fare concorrenza sulla produzione primaria, dobbiamo puntare piuttosto su ricerca e innovazione". Bisogna "convertire la produzione in tutt'altro, dimenticare questa produzione obsoleta - suggerisce Crippa - e puntare su un piano rilancio che parta dalla valorizzazione turistica - partendo dalle bonifiche dell'area - e passando poi alle energie rinnovabili".
"Noi, ad esempio - ricorda il grillino - avevamo proposto di locare intere aree a canone zero per le imprese che volevano produrre rinnovabili, a patto che poi rinvestissero parte degli utili sulla bonifica della zona".(ADNKRONOS)

martedì 3 novembre 2015

Senza futuro

Ilva: eurodeputati Cinque Stelle, stabilimento Taranto va chiuso

Prepararsi ad un domani senza Ilva. Puntando su cultura, turismo, pesca e agricoltura. Piernicola Pedicini e Rosa D'Amato, europarlamentari del Movimento Cinque Stelle, non hanno dubbi: "Il centro siderurgico non ha futuro, bisogna voltare pagina".
Lo hanno detto i due eurodeputati oggi a Taranto in una conferenza stampa all'esterno dell'Ilva. La mancata visita a Taranto della commissione Ambiente e Sanita' del Parlamento Europeo (Envi), inizialmente programmata dal 3 al 5 novembre, si e' trasformata oggi, per i "grillini", in una serie di incontri a Taranto. Nella mattinata odierna i due portavoce pentastellati hanno incontrato i rappresentanti sindacali di Usb, Cobas e dei movimenti Wwf, Peacelink e Taranto Respira. In seguito hanno raggiunto la portineria A dell'Ilva, assieme ad un gruppo di attivisti, per "lanciare" le idee del movimento sull'emergenza Taranto. Pedicini, componente della commissione europea sull'Ambiente, dichiara: "Ci vorra' un periodo di transizione, ma puntiamo al superamento dell'attuale situazione dello stabilimento: l'Ilva di Taranto deve chiudere per sempre. Non sta in piedi da nessun punto di vista, manca la sostenibilita' economica".
L'esponente dei Cinque Stelle contava sulla visita dei "colleghi" europei: "Sarebbe stato il modo per far osservare e comprendere a tutti, con i propri occhi, la realta' dello stabilimento. La proposta - sottolinea Pedicini - era partita da noi ed eravamo riusciti a coinvolgere i Verdi e la Sinistra Europea rappresentata in Italia da Sel. Il presidente della commissione mi ha assicurato che la visita all'Ilva e' soltanto rinviata e che si svolgera' nel prossimo semestre. In caso contrario denunceremo ogni ritardo. Anche perche', stavolta, l'appuntamento e' saltato per l'indisponibilita' di due parlamentari del Pd, Caputo e Paolucci, e di altri tre componenti". Pedicini punta sull'economia "circolare" che prevede un uso piu' efficace delle risorse e l'abbattimento dell'impatto ambientale: "Seguiamo in pieno le linee previste dalla commissione europea. E' possibile reimpiegare tutti i lavoratori che usciranno dal ciclo produttivo dell'Ilva in maniera stabile e "pulita". Basta un esempio: dal riciclo dei rifiuti solidi urbani si possono ottenere migliaia di posti di lavoro". D'Amato, europarlamentare tarantina, e' soddisfatta per l'esito degli incontri con l'associazionismo locale. "La nostra presenza - spiega - e' una risposta alla ispezione rinviata. Avevamo chiesto ugualmente al commissario Ilva, Corrado Carrubba, la possibilita' di visitare l'impianto ma non ci e' stato concesso. Manterremo il fiato sul collo sullo stabilimento piu' inquinante d'Europa: per Taranto l'unica prospettiva va al di la' della siderurgia". Dura l'accusa al Governo. "C'e' una totale mancanza di prospettiva da parte dell'esecutivo - dice D'Amato -. Quando si discute di ambientalizzazione, si parla sempre degli stessi progetti e degli stessi soldi che tornano in circolo con un nome diverso. Al territorio, pero', non servono finanziamenti a pioggia ma una completa riprogrammazione del territorio, assecondando le vocazioni naturali della citta'" (dazebao)

giovedì 15 ottobre 2015

Ma come, il problema di Massafra non era il traffico?

M5S chiede scioglimento Provincia di Taranto per infiltrazioni mafiose

“Questa mattina, insieme ai parlamentari Buccarella, Donno, De Lorenzis, Lezzi e all’europarlamentare D’Amato, abbiamo inviato una richiesta al Prefetto di Taranto per richiedere lo scioglimento del Consiglio Provinciale di Taranto e dei Consigli Comunali tarantini coinvolti, in particolare quelli di Massafra, Castellaneta, Monteiasi e Lizzano. Il 30 Luglio 2015 è stata adottata nei confronti della società Avvenire una informazione antimafia interdittiva, viste le relazioni della locale Direzione Investigativa Antimafia di aprile e giugno 2015, condivise dal Gruppo Ispettivo Antimafia in data 23 luglio, dalle quali emergerebbe un complessivo quadro di pericolosità in senso oggettivo circa l’esistenza di infiltrazioni mafiose e della sussistenza di un collegamento, o per lo meno di un condizionamento, dell’impresa in argomento Avvenire Srl con le organizzazioni mafiose. In data 16 Settembre 2015 il Direttore dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone dichiarava: “I boss controllano la raccolta dei rifiuti in molte città”, tanto che a Massafra pare che un capo clan sia stato assunto dalla cooperativa “Avvenire” con ruoli di responsabilità; ciò gli ha addirittura permesso di salire sul palco di un’assemblea pubblica, con mezza amministrazione comunale al fianco, a parlare di raccolta rifiuti.
‘Dalle verifiche eseguite dalla prefettura’, si legge nell’atto notificato dallo stesso magistrato nelle scorse settimane, ‘risulta che Avvenire abbia in corso di esecuzione un rilevante numero di contratti presso molteplici enti locali’. ‘La ditta Avvenire’, si legge ancora, ‘gestisce il servizio in Enti locali pugliesi e locali non solo tarantini ed in particolare: Tursi, Laterza, Lizzano, Castellaneta, Monteiasi, Noci, Putignano, Grumo Appula, Zapponeta, Isole Tremiti e Montescaglioso’. Comuni in cui, sempre secondo Cantone, in nessuna maniera si può continuare a lavorare con il vecchio management, viste le infiltrazioni. E ‘casualmente’ sono proprio molti dei dirigenti dei comuni tarantini sopra citati che oggi ricoprono o hanno ricoperto incarichi di responsabilità all’interno dell’ARO 3/TA. Il Sindaco del Comune di Massafra, Martino Tamburrano è, infatti, attualmente Presidente della Provincia di Taranto ma è stato Presidente Ato e Presidente ARO 3/TA. Inoltre, vicepresidente dello stesso ARO 3/TA, di cui il Comune di Massafra è capofila, è il sindaco del Comune di Castellaneta Avv. Giovanni Gugliotti, mentre le posizione di Responsabile dell’Ufficio comune e di Segretario dello stesso ARO sono state rispettivamente occupate dall’arch. Aldo Caforio, dipendente del Comune di Castellaneta e dalla dott.ssa Lucia D’Arcangelo, segretario generale del Comune di Massafra.
Pertanto abbiamo questa mattina inoltrato una richiesta al Prefetto di Taranto per chiedere se non ci siano le condizioni per lo scioglimento del Consiglio Provinciale di Taranto e dei Consigli Comunali tarantini coinvolti, in particolare quelli di Massafra, Castellaneta, Monteiasi e Lizzano, così come prescritto dai co. 1 e 2 dell’art. 143 dello stesso D. Lgs. 267/2000. La situazione è ormai diventata insostenibile ed inaccettabile e vanno presi dei provvedimenti seri ed urgenti. Proprio qualche giorno fa abbiamo depositato la proposta di Legge per istituire una commissiona Antimafia, volta soprattutto a combattere il fenomeno eco mafioso. Vorremmo ricordare che la Regione Puglia è sul podio per reati ambientali, classificandosi così come la Regione più ecomafiosa d’Italia. E’ arrivata l’ora di contrastarla seriamente: il gioco degli appalti deve finire”. (Statoquotidiano)

sabato 3 ottobre 2015

Sanitanta

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Marco Galante e Mario Conca, hanno depositato una interrogazione urgente indirizzata al Consiglio Regionale e al Presidente della Regione Puglia in qualità di assessore alla sanità, esponendo il caso del direttore della struttura complessa SPESAL, nominato nel 2006 dal Direttore Generale dell’ASL di Taranto, a giudizio degli interroganti, in violazione dell’art. 18 dell’accordo collettivo nazionale del 1998-2001, in quanto per partecipare alle procedure di selezione per il conferimento di incarico, ai sensi dell’articolo stesso, bisogna avere la specializzazione in medicina del lavoro e appartenere alla stessa struttura complessa. Una interrogazione con oggetto analogo era stata tra l’altro già inviata al Ministro della Salute dai senatori del M5S, rimasta ad oggi senza risposta.
Ad oggi – dichiarano i pentastellati – nonostante ci sia stato un parziale avvicendamento ai vertici dell’amministrazione dell’Azienda Sanitaria Tarantina, il suddetto direttore della struttura SPESAL ha quasi maturato, a questo punto in maniera abusiva ed illegittima, gli anni di servizio necessari che, paradossalmente, gli consentirebbero di partecipare questa volta a pieno titolo, ad un eventuale concorso per l’assegnazione del ruolo dirigenziale già attualmente occupato, sebbene tale posizione sia stata rivestita violando in maniera plateale e scandalosa la normativa citata.
Nell’interrogazione i consiglieri pentastellati chiedono se si intenda disporre delle ispezioni presso l’ASL di Taranto alla scopo di porre fine alle scandalose e reiterate violazioni delle norme amministrative vigenti, poste in essere dalla passata amministrazione e non ancora sanate dalla presente.
Chiediamo, qualora dall’ispezione auspicata venisse confermato quanto sopra riferito – dichiarano i due consiglieri pentastellati – che siano disposti adeguati provvedimenti sanzionatori disciplinari nei riguardi dei soggetti responsabili, con il fine di ristabilire nella azienda sanitaria delle provincia di Taranto il rispetto delle leggi nazionali e regionali volte al buon funzionamento della P.A.
Lo SPESAL, ricordano i 5 stelle, svolge un ruolo importante e delicato poichè ad esso è deputato il controllo della salute dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, pertanto la struttura avrebbe dovuto vigilare sulla salubrità dei lavoratori dell’area ILVA tuttavia ad oggi pare che non siano state fatte delle segnalazioni formali destinate alle autorità competenti della città di Taranto, al fine di segnalare le condizioni di pesante inquinamento che sarebbero emerse già a partire dall’anno 2008. Dal medesimo Dipartimento dipendono anche strutture fondamentali di sorveglianza come SISP e SIAN.
Il movimento 5 stelle Puglia in questi mesi ha denunciato più volte la malagestione e la parentopoli che caratterizza le ASL pugliesi ed in particolare quella di Taranto – proseguono Conca e Galante – il Governatore Michele Emiliano con la revoca del regolamento 14 del 2015, deliberato dalla giunta Vendola in materia di riordino ospedaliero, si è già distinto rispetto al governo pugliese precedente. Noi cercheremo di lavorare assieme al direttore generale Rossi per liberare l’ASL dalle parentopoli e dalla politica e – concludono – impegneremo le nostre energie per ridisegnare la rete dei servizi socio assistenziali e perchè venga finalmente attuata quell’assistenza territoriale promessa dal governatore in campagna elettorale“. (Valleditrianews)

Esposizione tarantina

Una sfilza di interrogazioni e mozioni parlamentari. E poi visite ispettive, diffide all'autorità portuale e al comune di Taranto, lettere al Prefetto, all'Arpa e alla Banca europea per gli investimenti.
E infine, in ordine di tempo, un esposto riguardante l'inquinamento delle aree prospicienti le discariche Ilva. Sono le attività che il Movimento 5 Stelle, attraverso la sua portavoce al Parlamento europeo, la tarantina Rosa D'Amato, ha portato avanti nei primi 12 mesi di legislatura "per accendere i riflettori di Bruxelles e dell'opinione pubblica sullo stabilimento dell'Ilva, questo mostro che uccide l'ambiente e l'economia del territorio". Il risultato è il dossier che è stato presentato questa mattina durante una conferenza stampa a Taranto.
"E' un'azione costante che svolgiamo per mettere le istituzioni pubbliche davanti alle loro responsabilità, per informare i cittadini e per abbattere il muro di silenzio, omertà e protezione costruito da certi ambienti politici ed economici", dice l'eurodeputata D'Amato.
Ci sono le interrogazioni alla Commissione europea contro le presunte violazioni delle norme Ue contenute nello Sblocca Italia e nel Salva Ilva, oltre che sull'allarme diossina a Taranto. C'è la diffida all'Autorità portuale di Taranto per la sospensione delle concessioni demaniali all'Ilva. C'è stata poi la visita ispettiva allo stabilimento dell'8 aprile scorso con le altre portavoce M5S a Bruxelles, Laura Ferrara ed Eleonora Evi, a margine della quale è stata prodotta una relazione che è stata spedita alla Commissione Europea. "La nostra azione - dice D'Amato - è continuata anche in estate. Abbiamo inviato ai comuni di Taranto e Statte una lettera di diffida per sapere se sia stato riscosso o meno il risarcimento dovuto dall'Ilva per la pulizia delle strade tra il 2012 e il 2014. Abbiamo incontrato il procuratore Sebastio e scritto al prefetto, che ci ha risposto comunicandoci le 4 sanzioni comminate all'Ilva sul mancato rispetto delle prescrizioni AIA. Attendiamo risposte dall'Arpa sullo stato dell'altoforno 1 e dalla Bei sul finanziamento concesso all'azienda per il revamping degli impianti".
Infine, c'è un procedimento aperto al Consiglio di Stato contro l'llva a proposito delle opere di messa in sicurezza della falda.
 "La nostra azione - conclude l'eurodeputata tarantina - è appena iniziata. Non ci fermeremo qui e siamo pronti a coinvolgere, da cittadini come da deputati, tutte le autorità e le istituzioni competenti per fermare lo scempio dell'Ilva. E garantire un futuro ai tarantini e al loro territorio". (agora)

domenica 1 marzo 2015

5 stelle di fuoco!

Appello ai tarantini: martedì alla Camera per il No al decreto #SalvaIlva

"Martedì urleremo il nostro no al decreto Salva Ilva. Un decreto che come abbiamo detto salva l'azienda ma non la città. Che neanche la considera, la città.
E allora per questo noi lanciamo un appello aperto a tutti i cittadini e le cittadine di Taranto, e a tutte le associazioni impegnate in una battaglia per la salute e l'ambiente: venite alla Camera, martedì. Venite ad ascoltare quello che il governo ha tramato per l'Ilva, venite ad ascoltare il nostro no. Anzi, i nostri no.
Sono ben nove i no del Movimento 5 Stelle al decreto Ilva a cominciare dall'ultimo trucchetto per aggirare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale.
Si applica un criterio esclusivamente numerico: entro luglio va realizzato l'80% delle disposizioni dell'Aia, a prescindere da quali esse siano. Una disposizione vale un'altra, secondo un criterio esclusivamente numerico. Con l'azienda che festeggia.
È la prima volta poi che si introduce la "super immunità", sia penale che amministrativa, per colpa o per dolo per i commissari.
Nel decreto nessuna traccia dei 30 milioni per il polo ospedaliero pediatrico pubblico promessi il 24 dicembre. Noi ne chiediamo urgentemente la realizzazione attraverso il potenziamento delle strutture esistenti nell'area ionica.
Nessuna soluzione di lungo periodo, nessuna visione prospettica. Anche per l'indebitamento dell'indotto ci mette la solita toppa: utilizzare i fondi delle Pmi per finanziare le imprese creditrici. Lo Stato insomma interviene laddove l'azienda non riesce a pagare.
E le bonifiche? Dei trenta milioni promessi da Pinocchio Renzi ne arriveranno 5. Di cui solo 500 mila quest'anno. I soldi poi saranno attinti dal fondo per la Puglia contro il dissesto idrogeologico e la messa in amministrazione straordinaria vanifica le richieste di risarcimento dei malati e dei superstiti.
Dov'è il piano industriale dell'Ilva? Quanto sta producendo l'azienda? A quanto ammontano le perdite reali?
Chiediamo poi che la valutazione di impatto sanitario sia fatta in base ai criteri più stringenti della regione Puglia, mentre il governo ne introduce di più blandi.
Non basta. All'articolo 7 si introduce il commissario della portualità: avrà poteri straordinari e ci chiediamo se non sia un'anticamera per far passare con la corsia preferenziale progetti come Tempa Rossa.
Infine sottolineiamo che Taranto è zona free per lo Stato per l'applicazione delle norme sugli appalti: vorremmo comprendere come mai nei criteri di affitto o cessione dell'azienda non ci sia anche il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. In extremis hanno introdotto poi il controllo successivo per l'utilizzo delle scorie dell'acciaieria come materia prima. Controllo successivo. Prima si usano, poi l'Ispra dovrà controllare che non siano nocive.
Tanto, alla salute chi ci pensa?" M5S Parlamento

giovedì 17 luglio 2014

Ipa, ipa, ipa, coccoipa, chicchiripa!!!

Ecco uno dei diagrammi di emissione Ipa diffusi dal ministro!

Ilva: sulle rilevazioni IPA il M5S chiede chiarezza al Ministro Galletti

Il deputato del Movimento 5 Stelle Diego De Lorenzis ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti per fare luce suii dati contrastanti tra la cokeria ed il confinante quartiere Tamburi di Taranto. E’ di pochi  giorni fa infatti la notizia relativa alle rilevazioni dei livelli di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), inquinanti tra cui si annida il pericolosissimo Benzo(a)pirene, delle centraline all'interno dello stabilimento ILVA di Taranto che riportavano dati inferiori rispetto a quelle registrate nel vicino quartiere Tamburi. “Il Ministro – dichiara il politico salentino - dovrà spiegarne i motivi ai cittadini tarantini ma anche allo stesso sub-commissario Ronchi, il quale ha incredibilmente dichiarato che l'aria di Taranto è 'buona'. Confidiamo nel fatto che Galletti non offenderà la nostra intelligenza, evitando di raccontarci che è solo una questione di spifferi o correnti d'aria”. “Gli stessi dati ARPA degli ultimi 9 mesi – sottolinea - lo sconfesserebbero. La sopportazione ad una perenne presa in giro ha un limite anche per un territorio colonizzato e occupato forzatamente come quello di Taranto: tale limite è stato raggiunto e non può più esser tollerato. Dopo il regalo ottenuto dal Governo di centrodestra con la legge 155/2010 sulla liberalizzazione senza limiti di uno dei più pericolosi IPA, il benzo(a)pirene, i cittadini del territorio tarantino continuano ad ammalarsi ed a morire". “Una conferma che giunge anche dal recente aggiornamento dello studio ‘Sentieri’ – precisa il pentastellato - in cui si attesta che a Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale nonché si registra un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%. Sulle rilevazioni all'interno dello stabilimento ILVA, vi è l'attenzione della stessa ARPA Puglia che, sul proprio sito internet, ha precisato che "sull'analizzatore IPA della stazione cokeria sono in corso ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici al fine di verificarne l'accuratezza". "Il Ministro  - esorta De Lorenzis - non sia evasivo e non provi a convincerci che i livelli così bassi siano dovuti ai lavori per l'Autorizzazione Integrata Ambientale, quando l'ultima ispezione dell'ISPRA ha rilevato, per l'ennesima volta, la costante disattesa delle prescrizioni”. “Pretendiamo dal Ministero dell'Ambiente risposte esaurienti di fronte a questa situazione paradossale che ha conseguenze dirette e drammatiche sulla salute dei cittadini e dei lavoratori".  “Il Ministro Galletti – prosegue - dovrà rispondere se, a fronte di quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito agli ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici sull'analizzatore della stazione "cokeria",  ritenga pienamente affidabile il sistema di rilevazione ambientale, ovvero quali provvedimenti intenda adottare se la presenza di margini di errore rendono inefficace il monitoraggio. Quali siano, alla luce dei molteplici rilievi sulla affidabilità delle rilevazioni effettuate presso lo stabilimento dell'ILVA di Taranto, le apparecchiature utilizzate, quale sia il loro grado di accuratezza e di sicurezza e quali attività di verifica siano state poste in essere da parte dei soggetti deputati al controllo ambientale, con riferimento a ciascuna delle apparecchiature citate e se possa indicare chi siano i soggetti che possono fisicamente avere accesso ai sistemi di rilevazione ambientale. Se, inoltre, condivida quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito alle criticità e al nuovo apporto emissivo aggiuntivo che si avrebbe con la riattivazione delle batterie di forni a coke attualmente fermi e, a fronte di ciò, adoperarsi per impedirne la riaccensione. E, infine – conclude -se ritenga sufficiente, come metro di controllo dell'attività inquinante dell'Ilva, la sola rilevazione della qualità dell'aria attraverso i sistemi di rilevazioni ambientali attualmente utilizzati”. (Cosmpolismedia)

sabato 5 luglio 2014

Tempi rossi

«Il sud Italia rischia di diventare una piattaforma petrolifera»

 «Vogliono trasformare il Sud Italia in una enorme piattaforma petrolifera. In Basilicata con le trivelle e un potenziamento della produzione di greggio, in Puglia con i depositi per poi inviarli nelle raffinerie. Si chiama Tempa Rossa ed è il progetto che le multinazionali del greggio vogliono imporre ai cittadini». E’ quanto denunciano gli eurodeputati del M5S.
A Taranto, secondo i pentastellati  Rosa D’Amato, Piernicola Pedicini, Eleonora Evi e Dario Tamburrano, ci saranno «gli effetti più disastrosi: nel porto della città più inquinata d’Italia infatti verrebbero costruiti due enormi serbatoi che conterrebbero 180mila metri cubi di petrolio».
Sempre a Taranto il pontile verrebbe allungato di 300 metri per permettere alle petroliere di caricarlo. «Ne arriverebbero in città 145 l’anno secondo i piani delle “tre sorelle” Shell, Total e Mitsui». Gli europarlamentari del M5S chiedono dunque al governo Renzi di rispettare la volontà del territorio e al Comune di Taranto di non fare marcia indietro, «continuando a rifiutare le lusinghe delle compensazioni economiche offerte dalle multinazionali del greggio».
«Ci uniamo – aggiungono gli eurodeputati – alle battaglie del senatore M5S Vito Petrocelli e del deputato M5S Diego De Lorenzis che ha recentemente presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente Galletti. I porti del Sud devono rispondere a una nuova vocazione commerciale e turistica».
I quattro parlamentari del M5S promettono di »portare la vicenda nelle Commissioni europee competenti, a partire dalle osservazioni presentate dall’associazione Legamjonici di Taranto». «Sosteniamo – concludono – tutte le associazioni ambientaliste e i cittadini pugliesi e lucani che si mobiliteranno per evitare che in Basilicata aumenti la produzione di petrolio e che a Taranto venga perpetrato questo ennesimo massacro del territorio».
Il progetto Tempa Rossa prevede la realizzazione di un giacimento petrolifero situato nell’alta valle del Sauro, nel cuore della regione Basilicata. Il progetto si estende principalmente sul territorio del comune di Corleto Perticara, a 4 chilometri dal quale verrà costruito il futuro centro di trattamento. Si tratta di 5 pozzi e di un sesto che si trova a Gorgoglione.
Il progetto prevede la perforazione di altri due pozzi, mentre l’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio per il GPL si trova nel comune di Guardia Perticara. A regime l’impianto – che secondo quando dichiara Total E&P Italia sarà tra i più evoluti nel settore petrolifero – avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di gas di petrolio liquefatto e 80 tonnellate di zolfo. (Lettera35)

sabato 3 agosto 2013

Fallimento

Taranto, M5S: “Ilva può fallire”. E il recupero crediti? “Solo per le banche”

Lo scenario non è così improbabile. Il rischio che l’Ilva fallisca, secondo il gruppo dei senatori del M5S, esiste realmente. “E se, come sembra, il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha ripreso l’attività investigativa, significa che i Riva, oltre agli 8,1 miliardi già sequestrati (provvedimento confermato dal tribunale del Riesame, ndr) potrebbe doversi accollare dell’altro”. A quel punto, per l’acciaieria Ilva sarebbe la fine.
Ma a prendere seriamente in considerazione il possibile crac del gruppo Ilva sono anche (o forse soprattutto) i partiti della maggioranza. E se l’azienda dei Riva dovesse davvero fallire, prima di ogni altro creditore, sarebbero le banche a vedersi corrispondere le somme dovute. Questo il contenuto dei tre distinti emendamenti (ma uguali nella sostanza) al decreto “salva Ilva bis” presentati nelle scorse settimane – dopo il via libera della Camera – dai senatori Luigi Perrone (Pdl), Stefano Collina (Pd) e Maria Paola Merloni (Scelta civica). Gli emendamenti sarebbero stati formulati in seguito ad alcuni incontri con il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi. L’amministratore delegato dimissionario dell’Ilva “è il garante nei confronti delle banche” spiega a ilfattoquotidiano.it il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ergo non può essere rimosso. E pazienza se c’è un conflitto d’interessi. “Ma attualmente Bondi non è più amministratore di niente – chiarisce Orlando – oggi il vero azionista è il tribunale di Taranto. Se c’è qualcun altro però che ha la stessa autorevolezza di Bondi nei confronti del mondo creditizio, ce lo propongano”.
Parole ribadite anche a Claudia Mannino e altri deputati del M5S, che il 23 luglio scorso ne avevano chiesto la revoca dopo l’invio della contro-perizia rivelata dal Fatto in cui si imputava a tabacco, alcool e povertà la principale causa di tumore a Taranto.
Con la modifica introdotta dai tre senatori, Bondi riuscirebbe ad ottenere dagli istituti di credito i finanziamenti (1,8 miliardi) che serviranno per le attività di risanamento, avendo in sostanza la possibilità di garantire ad essi la restituzione dei crediti, anche in caso di un default delle finanze aziendali. Visti però i tempi stretti per l’approvazione del decreto (entro il 4 agosto), il governo ha chiesto ai senatori della maggioranza di ritirare i loro emendamenti (una trentina, su 105 totali). Detto, fatto. Ma la contropartita, chiesta e ottenuta dai rappresentanti di Pd, Pdl e Scelta civica a Palazzo Madama, è stata di tutto rispetto. Anzi, in questo modo, il progetto per salvare i crediti delle banche (insieme ad altri) viene messo in cassaforte.
Le modifiche, che i senatori della maggioranza avevano provato a introdurre in un primo momento, sono infatti confluite in un ordine del giorno che impegna il governo a fare propri i 7 punti e “ad inserirli nel primo provvedimento utile”, sottolinea il presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti (Pd). Tra questi anche il provvedimento che assicura Bondi: “introdurre disposizioni idonee a far sì che i finanziamenti a favore dell’impresa commissariata (…) siano prededucibili ai sensi ed agli effetti di cui all’articolo 182-quater del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267”.
In altre parole i debiti con le banche vanno pagati con preferenza rispetto a tutti gli altri creditori. “Il ‘virus Monti’, che assicura precedenza nei pagamenti alle banche rispetto alle imprese e lavoratori, colpisce ancora”, commenta il Movimento 5 stelle. Il decreto “salva Ilva bis” è legge. Ora le banche aspettano solo il provvedimento, che il governo si è impegnato a varare, e con il quale verranno messi al sicuro i loro crediti.
In sostanza prima le banche, poi l’interesse nazionale e i Riva e infine operai e cittadini. Forse. Questi ultimi, infatti, nel caso in cui l’Ilva dovesse decidere di chiudere lo stabilimento di Taranto non avrebbero alcuna garanzia. Per ricevere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), infatti, l’Ilva avrebbe dovuto fornire un documento fondamentale come il Piano di dismissione e bonifica degli impianti per fine esercizio. Una fideiussione bancaria, insomma, che sarebbe stata utilizzata per smantellare e bonificare l’intera zona sulla quale sorgeva il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Un punto così importante che l’Ilva è riuscito a evitare: il piano e la fideiussione, infatti, risultano completamente mancanti nell’Aia del 2011 firmata dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo e risulta inesistente anche nell’Aia parziale (poiché regolamenta solo le emissioni in atmosfera e non i rifiuti e le acque che dovevano essere regolamentate entro gennaio, ma nella realtà i tarantini attendono ancora) firmata il 27 ottobre 2012 dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
L’assenza del piano e delle fideiussioni per la fine d’esercizio è stata duramente criticata da Arpa Puglia e dai custodi giudiziari guidati da Barbara Valenzano che nei loro pareri finali alla bozza di autorizzazione scrissero chiaramente che l’Ilva avrebbe dovuto mettere nero su bianco gli impegni nell’eventualità di abbandonare Taranto con tutti “gli obblighi di fideiussione previsti dalla legge”. ( - FQ)

giovedì 1 agosto 2013

La seconda camera sepolcrale è chiusa

Nell'ignavia di SEL (ennesima), si è consumato il colpo di stato, o meglio il colpo dello stato alla giustizia e alla salute. La pira è accesa per sacrificare la città all'Utile Nazionale.
I cittadini già sepolti con la prima legge salva Ilva, ora si vedono sigillare la seconda camera sepolcrale. Bondi è la mummia designata a vigilare affinchè nessuno sfugga al suo destino di malattia e devastazione, in nome del profitto di casa Riva & friends.


Ilva, via libera al decreto sì al commissariamento

Via libera definitivo dell’Aula del Senato con 206 sì, 19 no e 10 astenuti al Dl che consente il commissariamento di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale e commissaria l’Ilva di Taranto. Maggioranza e Governo avevano deciso di 'blindarè il provvedimento a Palazzo Madama e quindi di escludere modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione (la conversione del Dl doveva arrivare entro il 3 agosto) che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera. Ha dichiarato il voto contrario la Lega. M5S per esprimere la propria contrarietà non ha partecipato al voto (il Movimento ha tentato di praticare l’ostruzionismo nei rigidi vincoli posti dal regolamento del Senato). Si è astenuta Sel.
Il provvedimento prevede che il Consiglio dei ministri possa deliberare il commissariamento di imprese d’interesse strategico nazionale, con almeno mille lavoratori subordinati, la cui attività produttiva comporti oggettivamente pericoli gravi per l'integrità dell’ambiente e della salute a causa dell’inosservanza reiterata dell’autorizzazione integrata ambientale. Il commissario è nominato per dodici mesi (prorogabili fino a trentasei) esercita i poteri del Cda e predispone il piano industriale, che deve conformarsi al piano ambientale predisposto da esperti nominati dal ministero dell’Ambiente.
Il Dl sancisce il commissariamento dell’Ilva. E’ stato infatti nominato Commissario, Enrico Bondi, e sub Commissario, Edo Ronchi. Tra le modifiche introdotte alla Camera e confermate dal Senato è stato introdotto l’obbligo, nella procedura di commissariamento, del parere delle Commissioni parlamentari. E' stato inoltre previsto che le norme siano applicabili anche a un singolo stabilimento o ramo d’azienda. E’ stato attribuito all’Ispra la competenza a rilevare l’inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale.
E’ stato inoltre specificato che le somme sottoposte a sequestro penale e svincolate dal giudice debbano essere destinate a interventi di bonifica. Montecitorio ha poi deciso, e Palazzo Madama confermato, uno stanziamento di ulteriori 90mila euro per le attività ispettive dell’Ispra; una deroga per la Regione Puglia al patto di stabilità per gli interventi di risanamento ambientale e riqualificazione del territorio della città di Taranto e lo stop alla figura del Garante dell’attuazione dell’Aia di Taranto.
Durante l’esame nelle commissioni Industria e Ambiente i relatori, Salvatore Tomaselli (Pd) e Francesco Bruni (Pdl), hanno presentato un ordine del giorno accolto dal Governo nel quale sono confluite una serie di modifiche che la maggioranza avrebbe voluto introdurre ma la blindatura non lo ha consentito. L'Esecutivo si è impegnato a introdurle in un prossimo provvedimento.
Nel primo punto dell’Odg si chiede, in caso di fallimento, la priorità del rimborso dei finanziamenti concessi dalle banche dopo il commissariamento. Un secondo punto impegna il Governo a dare la possibilità al commissario di sciogliere i contratti dell’Ilva con le parti correlate (in sostanza il gruppo Riva) quando siano incompatibili con la realizzazione del piano di risanamento e del piano industriale. Infine si chiede di estendere la disciplina della responsabilità di commissario, subcommissario ed esperti del comitato anche ai soggetti da questi funzionalmente delegati.
L’Odg interviene anche sulla gestione dei rifiuti: si chiede di affidare al Governo entro tre mesi, su proposta del subcommissario e sentita la Regione, la decisione sulle modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell’Ilva. Infine si propongono: una relazione semestrale al Parlamento, una adeguata dotazione finanziaria per Ispra e Arpa Puglia ed iniziative di monitoraggio epidemiologico. (GdM)


«AMMAZZA TARANTO» - «Più che salva Ilva è il dl "Ammazza Taranto"», è stata la motivazione con cui i senatori del Movimento 5 Stelle hanno lasciato in blocco l'Aula di Palazzo Madama: «Non ci permettono di apportare alcuna modifica al dl e, quindi, abbiamo deciso di abbandonare l'Aula», ha spiegato il senatore Francesco Molinari.
PROVVEDIMENTO BLINDATO - Il decreto consente il commissariamento da parte del Consiglio dei ministri di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale, e di conseguenza commissaria le acciaierie Ilva di Taranto. Maggioranza e governo avevano deciso di blindare il provvedimento in Senato, escludendo di fatto la possibilità di apportare modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera (la conversione in legge doveva arrivare entro sabato 3 agosto) . Le imprese oggetto del decreto devono avere almeno mille lavoratori subordinati e un'attività che comporti pericoli oggettivamente gravi per l'integrità dell'ambiente e della salute a causa dell'inosservanza reiterata dell'autorizzazione integrata ambientale.
NOMINATO BONDI - Il commissario è nominato per dodici mesi (prorogabili fino a trentasei), esercita i poteri del Consiglio d'amministrazione e predispone il piano industriale, che deve conformarsi al piano ambientale predisposto da esperti nominati dal ministero dell'Ambiente. Per quanto riguarda lo stabilimento siderurgico di Taranto il commissario è Enrico Bondi, e il sub commissario, Edo Ronchi.
LA STRAGE AMBIENTALE - Nel corso del dibattito sul decreto Ilva sono stati approvati anche due importanti ordini del giorno, proposti proprio da M5S: quello che definisce lo «stato di calamità naturale di origine antropica», cioè causata dall'uomo e non naturale, e quello che riguarda l'inasprimento delle pene verso i reati ambientali («reato di strage ambientale»). (CdS)

mercoledì 31 luglio 2013

Uno strappo nello zoo

maialissimi
Problemi con gli animali di stato:

Quel porco del vicepresidente 
può dare dell'orango al ministro 
ma le pecore belano 
se viene materialmente strappata la costituzione 
più volte coperta metaforicamente di sterco.






Dl Ilva, Zanda (Pd): "Costituzione della Repubblica non si strappa platealmente in aula"
Roma - 31 lug (Prima Pagina News) "Chiedo alla presidenza del Senato di applicare in modo rigido il Regolamento per evitare che si ripeta quel che è accaduto questa mattina, quando l'aula ha vissuto delle tensioni di particolare violenza che hanno influenzato e, in qualche momento, anche bloccato i lavori. Questo avveniva nella parte finale della discussione di un provvedimento in materia delicata, che ha visto impegnata l'Aula del Senato per molte sedute e ha visto anche fasi di vero e proprio ostruzionismo, che è degenerato. Se un gruppo politico o un singolo senatore intende ostacolare l'approvazione di un provvedimento cui la maggioranza tiene molto e se, nel farlo, si muove all'interno del regolamento, i senatori del Partito democratico faranno tutto il possibile per difendere tale diritto. Ma se la protesta assume forme che mettono a repentaglio o offendono il sistema parlamentare o mettono in discussione le sue prerogative, come stracciare il volume con il Regolamento e la Costituzione della Repubblica, allora i senatori del Pd si oppongono e si opporranno a questo comportamento finché avranno fiato. La Costituzione della Repubblica non si strappa platealmente in aula. Ai nostri colleghi che si alzano ripetutamente indicando il numero dei voti ricevuti nelle elezioni politiche ricordo che siamo stati eletti per affrontare la crisi del Paese e per difendere la Costituzione repubblicana, non per stracciarla nell'aula del Senato". Queste le parole del presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda in merito all'ostruzionismo sul Dl occupazione portato avanti dal Movimento Cinque stelle questa mattina a Palazzo Madama. (Primapaginanews)

Nell'aula del Senato è iniziato l'ostruzionismo da parte del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle per cercare di rallentare e bloccare la conversione del decreto legge sull'Ilva. Lo comunicano gli stessi senatori a 5 stelle ricordando che ''la scorsa settimana il Movimento aveva denunciato l'atteggiamento anti-parlamentare del governo che ha blindato il decreto ILVA imponendo il ritiro di tutti gli emendamenti da parte della maggioranza''. ''Con il decreto Ilva - proseguono - il Commissario opera in deroga e l'eventuale azione giudiziaria viene disinnescata.
Questo provvedimento apre il varco ad analoghi deleteri comportamenti in tutti gli impianti industriali, obsoleti e inquinanti, presenti in Italia. Per il Movimento 5 Stelle è necessario un contrappeso ai poteri quasi assoluti del Commissario. Questi - concludono - potrebbero essere rappresentati dal collegio dei custodi giudiziari oltre che dalle associazioni di cittadini''. (ANSA)

giovedì 25 luglio 2013

Fuori dai giri di parole

Per quanto se ne dica, a volte, la presenza di persone senza il pelo e la retorica del politico all'interno delle istituzioni è una grandissima risorsa, in grado di portare all'attenzione di tutto il paese quello che viene fatto sulle spalle dei cittadini

Il resoconto del Senatore Carlo Martelli (M5S) dopo la visita all’Ilva

Ecco cosa scrive il Senatore Martelli subito dopo la visita all’Ilva: La premessa è che come sempre, quando ti fanno fare queste visite guidate, ti fanno vedere uno stabilimento tirato a lustro e ti portano nei posti dove loro vogliono che tu vada e che sono stati maggiormente rimessi a posto.
La seconda premessa è che la maggior parte della visita si é svolta nella sala riunioni dove ci hanno raccontato quanto è bella la metallurgia e quanto è bello avere uno stabilimento siderurgico.
Ma andando direttamente al sodo; la visita è consistita nel farci vedere dove la “propietà”.. il commissario, nel caso particolare, stà applicando le disposizioni dell’autorizzazione integrata ambientale. Ebbene, noi abbiamo visto un piccolissimo nastro trasportatore che è stato coperto con un involucro di acciaio zincato e poi abbiamo visto 2 centraline che a detta (e poi ve lo racconterò) dei custodi giudiziari dell’impianto, non sono assolutamente in grado di misurare i livelli di emissione.
Quello che invece è allucinante è lo “stato” dell’impianto; sembra uno di quegli impianti di archeologia industriale con macchinari che tu diresti che sono in dismissione. In particolare, tutta la parte dei parchi minerali, è sembrata veramente una cosa preistorica. Tra l’altro una delle procedure che devono essere messe in campo è quella della bagnatura. Voi immaginate delle montagne di minerali alte 20/30 metri con un piccolissimo getto d’acqua sparato da un camioncino che girava attorno; quindi le dispersioni di polveri rimane elevatissima. Tra l’altro, proprio per evitare che non ci fossero troppe polveri in sospensione, tutti i nastri trasportatori, che disperdono un sacco di materiale, erano fermi.
Nonostante questo, il brillio della polvere di pirite era praticamente ovunque. Per quanto riguarda gli interventi di mitigazione come per esempio le reti che io chiamo zanzariere poste a salvaguardia del quartiere Tamburi, sono assolutamente insufficienti perchè, anche lì, è come prendere una zanzariera per afferrare un’aereo.
Invece per quanto riguarda gli impianti, noi abbiamo visitato un’altoforno che era l’unico altoforno in azione: il numero 5 che ha 40 anni (ricordate questo numero perchè verrà importante dopo). E poi abbiamo visto un treno di laminazione. Quello che abbiamo visto nell’altoforno è abbastanza inquietante nel senso che appare un’impianto con tutti gli anni che esso dichiara e quindi noi non abbiamo visto un’impianto in efficienza e non abbiamo neppure visto l’idea o la messa in opera di provvedimenti atti a far si che questo impianto diventi un impianto moderno. (Ecoblog)

mercoledì 24 luglio 2013

Prima l'impresa, poi le banche. E i cittadini mai!

Dl Ilva: M5S, emendamenti pro-banche in caso fallimento, voteremo contro

"Nell'esaminare il decreto Ilva in Commissione, abbiamo scoperto una serie di incredibili emendamenti della maggioranza Pd-Pdl-Scelta Civica" che "se approvati garantirebbero in caso di fallimento di Ilva, il pagamento prioritario delle banche prima di ogni altro creditore, in primo luogo i lavoratori"
Lo riferisce il senatore Vito Petrocelli del Movimento 5 Stelle. Si tratta, spiega in una nota, di tre emendamenti di identico contenuto a prima firma Maria Paola Merloni (Sc), Luigi Perrone (Pdl), e Stefano Collina (Pd). Queste proposte prevedono che "i finanziamenti a favore dell'impresa commissariata in qualsiasi forma effettuati" dalla data del commissariamento e funzionali al piano di recupero ambientale e al piano industriale, sono "prededucibili" e quindi hanno priorita' rispetto agli altri crediti
"Il 'virus Monti' che da' precedenza nei pagamenti alle banche rispetto alle imprese e lavoratori, colpisce ancora. Gia' in occasione del decreto sblocca 40 miliardi per i pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni, avevamo denunciato e poi ottenuto che la priorita' fosse date alle imprese. Perfettamente in linea con questa impostazione, anche sul decreto Ilva ci opporremo a questo ragionamento e voteremo 'no' a questi emendamenti". (Il Sole 24 Ore Radiocor)

martedì 9 luglio 2013

Fuori dal coro

L'Aula della Camera, dove sono previste le prime votazioni sul decreto legge sull'Ilva, sta registrando interventi a raffica quasi esclusivamente da parte dei deputati M5S. Una sorta di ostruzionismo scattata subito dopo i rilievi mossi alla Presidenza della Camera, dagli stessi banchi, per l'inammissibilita' degli emendamenti depositati in Assemblea. Tutti gli interventi sono contrari al provvedimento e i lavori dell'Aula non sono ancora passati all'esame delle singole proposte di modifica. Gli interventi finora espressi riguardano, infatti, il complesso delle proposte di modifica. Dopo il via libera di Montecitorio il testo dovra' essere votato dal Senato. (Borsaitaliana)

L'Aula della Camera ha sospeso l'esame del decreto legge sull'Ilva, fermo agli interventi sul complesso degli emendamenti, che riprendera' domani mattina alle 10. A chiedere di anticipare brevemente la chiusura dei lavori e' stato il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci (Pd), che ha fatto riferimento alla ricerca, "dopo il proficuo sviluppo nell'attivita' di Commissione, di altri punti di intesa". La richiesta e' stata accolta dalla presidenza della Camera, rappresentata dal vicepresidente Roberto Giachetti, perche', ha affermato "e' utile al per proseguimento dei lavori". La seduta e' stata segnata dagli interventi dei deputati M5S, tutti contrari al provvedimento, che hanno di fatto rallentato il passaggio al voto delle singole proposte di modifica, attraverso una sorta di ostruzionismo. (Borsaitaliana)

mercoledì 12 giugno 2013

Solidarietà ed empatia dai grillini jonici

Avevamo sentito a pelle una certa malcelata empatia per la reazione dei deputati tarantini al rinvio ad oltranza della parola definitiva sulla questione Ilva e alle parole di Grillo.
Continuiamo, per la prudenza necessariamente richiesta a chi come noi ancora non conosce appieno i fatti, a sospendere il giudizio e a "fare cronaca" sul nostro blog di informazione.
Ecco il comunicato stampa espresso da un Meetup tarantino:

Il MeetUp 'I Grilli di Taranto in MoVimento' esprime la propria solidarietà nei confronti dei deputati Alessandro Furnari e Giuliana Labriola perché condivide pienamente le motivazioni che hanno portato questi "Cittadini a 5 Stelle" ad uscire dal MoVimento.
Ultimamente Beppe Grillo ha parlato dell'introduzione di dazi doganali per tutelare la produzione di acciaio dello stabilimento di Taranto dalla concorrenza dell'acciaio asiatico.
Tali dichiarazioni hanno ovviamente deluso le aspettative e le speranze dei cittadini di Taranto che vedevano nel MoVimento 5 Stelle la soluzione al problema ILVA; infatti, negli ultimi tempi, la politica delle connivenze aveva artatamente indotto i cittadini a dover scegliere fra Diritto al Lavoro e Diritto alla Salute. Ma questa non è una condizione umanamente accettabile.
Per questo motivo i nostri Portavoce hanno voluto evidenziare, con il loro gesto, la necessità di cambiamento dei cittadini che pretendono fatti concreti volti alla risoluzione dei numerosi problemi ambientali e occupazionali della nostra città.
In quest'ottica, il nostro MeetUp, nel ricordare che la sola bonifica non risolve i problemi dell'inquinamento, ed al fine di capire se il MoVimento 5 Stelle rappresenti realmente quel rinnovamento politico e sociale che tutti noi auspichiamo, chiede a Beppe Grillo di esprimere con chiarezza la sua posizione nei confronti del problema ILVA: chiusura dell'area a caldo o Ilva aperta che continua ad inquinare?

MeetUp 'I Grilli di Taranto in MoVimento'

domenica 9 giugno 2013

Sfilata a 5 stelle

Ilva, Movimento 5 stelle discute il futuro di Taranto, ma tiene ancora banco il caso Furnari
Non c’era Beppe Grillo, come previsto in un primo momento (“Troppo stanco dopo l’ennesima campagna elettorale”, spiegano dallo staff). Ma una decina di parlamentari del Movimento 5 stelle hanno partecipato ad un’attesa assemblea pubblica a Taranto. A tema l’Ilva: cosa fare del polo siderurgico finito nella bufera e commissariato dal governo? Ne hanno discusso con qualche centinaia di cittadini e con alcune associazioni della società civile tarantina.
A scendere in Puglia molti degli onorevoli eletti nella regione: Diego De Lorenzis – l’eletto che più da vicino ha seguito la questione – Giuseppe Brescia, Giuseppe D’Ambrosio e i senatori Barbara Lezzi e Lelio Ciampolillo. Ma anche la lucana Mirella Liuzzi e il romano Alessandro Di Battista.
Sedioline di plastica, un tavolo ed un amplificatore, si parla di Ilva, ma sullo sfondo rimane il tema di Alessandro Furnari e Giuliana Labriola. I due primi fuoriusciti dalla compagine grillina, entrambi proprio di Taranto, hanno motivato la propria uscita con un marcato dissenso sulle soluzioni che Beppe Grillo ha prospettato per l’azienda dei Riva. “Ci siamo tolti un dente, non è mai stato un problema di se ma di quando”, taglia corto un attivista. “I parlamentari ci sono tutti o ne manca qualcuno? - chiede un signore in maglietta rossa, appena eletto per il Movimento al Consiglio comunale di un paese a pochi chilometri di distanza – In questi mesi sono spesso stati contattati sulla questione Ilva, ma non si sono mai fatti vedere".
Da queste parti ‘Furnari’ è ormai diventato un aggettivo: “Abbiamo i Furnari nascosti dietro l’angolo in tutta la provincia – spiega un’attivista locale – Dobbiamo stare attenti e guardarci le spalle”. Sulla questione il meetup tarantino, il 192, è ancora silente, e così i parlamentari presenti: “Mi interessa poco la loro uscita – liquida la questione Lezzi – sono qui per parlare d’Ilva”. “Non mi preoccupa – aggiunge Ciampolillo – hanno fatto una scelta personale ma in Parlamento è pieno di parlamentari a 5 stelle”. Forse è arrivato il momento della riflessione, dopo le tante (poco concilianti) parole spese su Facebook e un comunicato stampa al vetriolo che ha lasciato qualche strascico di malumore tra i parlamentari più dialoganti.
Ma oggi è il giorno dell’Ilva, e i problemi interni al Movimento passano in secondo piano. “Ci vogliono soluzioni condivise”, spiega Lezzi, e De Lorenzis aggiunge che “bisogna ascoltare i cittadini e il parere degli esperti sulle prospettive che ci sono perché in giro per il mondo sono state trattate problematiche simili con successo”. La bussola dei grillini rimane la chiusura dell’area a caldo. “Vorremmo che fosse chiusa”, conferma Lezzi. “Dobbiamo trovare una soluzione - ha proseguito De Lorenzis - garantire i diritti dei lavoratori, sempre sacrificati in nome dei profitti della grande industria, e dare un futuro soprattutto ai bambini. Non ci si può più ammalare di lavoro”. Attacca a testa bassa Ciampolillo: “La politica fino a questo momento non ha saputo risolvere il problema, anche perché in Regione siede un poeta”.
Un tema ripreso da Lezzi, che critica la decisione del governo di procedere con la decretazione d’urgenza: “Con questo metodo non si trovano mai soluzioni soddisfacenti. Faremo ostruzionismo”. Concorda anche Brescia: “Bisogna restituire la legittimità al Parlamento, non può essere il governo a decidere. Qui si tratta di pianificare il destino di Taranto per i prossimi cinquant’anni”.
Restringendo l’arco temporale, è Ciampolillo a sintetizzare la soluzione stellata per l’Ilva: “Chiudiamo immediatamente l’area a caldo e introdurre il reddito di cittadinanza. Permetterà a tutti i cittadini di avere una garanzia di reddito, chi ha perso il lavoro e chi potrebbe perderlo. Un modo per permettere di portare avanti serenamente gli interventi di risanamento in questa città”.(HuffingtonPost)

mercoledì 5 giugno 2013

Come ti risollevo uno stabilimento ma non una città

Il Governo commissaria l'Ilva, ed è una notizia oramai sulla bocca di tutt*.
Ne parlano politici, professori universitari e come è giusto cittadin* e ambientalist* di Taranto e perfino il vescovo Monsignor Santoro e "ne avevamo proprio bisogno di conoscere la sua opinione".... ironicamente s'intende!

Ne parla in positivo e c'era da aspettarselo: "Il commissariamento dell'Ilva "è sicuramente una scelta di responsabilità" (TMNews) - ma i commenti su "questa" che sarebbe "per loro" una scelta di responsabilità" in rete e non solo, sono tanti.



Tra le eccezioni:

il deputato leccese del M5S  Diego De Lorenzis intervenuto il 4.06 alla Camera dei deputati sul caso Ilva. Ha dichiarato: “L’acciaio di tutto il mondo non vale la vita di un solo bambino!”. Chiede a nome di tutto il Movimento la chiusura dell'area a caldo, "incompatibile con la salute".

Come si può pensare di bonificare lo stabilimento Ilva di Taranto e tutte le parti circostanti inquinate, e contemporaneamente mantenere attiva la fonte inquinante, appunto l'area a caldo?
Il Ministro Zanonato dovrebbe chiarirci tutte queste perplessità. Perchè ancora non lo ha spiegato. Si è limitato semplicemente a dire che l'Ilva va salvata, bonificata ma deve continuare a produrre perchè "Non è un’azienda decotta, è un’azienda che produce reddito e funziona bene..... Continuare la produzione è la condizione per mantenere l’occupazione”(ilfattoquotidiano.it)
E come se non bastasse cosa fa? nomina commissario un uomo di fiducia della famiglia Riva: Enrico Bondi....

Il movimento 5 stelle  intanto fa sapere che intende dialogare con i tarantin*: lo farà  in Piazza della Vittoria, questo sabato 8 Giugno alle ore 18: "i portavoce del MoVimento  5 Stelle parteciperanno all’incontro per ascoltare ed accogliere le istanze  e le proposte della cittadinanza al fine di presentare dei provvedimenti concreti in Parlamento" (potete leggere l'intero comunicato qui)






Interessante il post di Alessandro Marescotti sul suo personale blog de Il fatto quotidiano che racconta come si è giocata e si sta tuttora giocando la "partita Taranto-Riva" e che riassume in tre mosse.
L'ultima mossa, quella decisiva è quella dettata dal governo PD_PDL, il governo Letta: dopo il sequestro dei profitti da parte della magistratura (aggirando  cosi’ i vincoli della legge 231/2012) che tocca tutti i capitali del Gruppo Riva ad eccezione dell’Ilva di Taranto, il governo risolleva i Riva grazie ad decreto con il decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.
"Ed ecco la terza risurrezione dell’Ilva" scrive Marescotti: "Il governo Letta prevede invece che cinque esperti possano riconfigurare il percorso attuativo dell’Aia (articolo 1 comma 5) in quanto è previsto un nuovo “piano” che deve “prevedere le azioni ed i tempi necessari” per la realizzazione dell’Aia.
Ma come è possibile? Questo piano era già contenuto nell’Aia! L’Aia era gia’ completa di cronoprogramma e di ogni specifica tecnica: doveva essere solo rispettata. Gli esperti sono già presenti nell’Ispra e nell’Arpa, non ve ne è bisogno di altri. E’ il massimo della confusione e della sovrapposizione di competenze. Siamo in presenza di un papocchio che contiene la sorpresa di un grimaldello nascosto: l’Aia da rigida diventa adattabile in funzione dei “tempi necessari” alla realizzazione del “piano industriale”.
La presenza di questi tre esperti nel decreto è pertanto sospetta dato che già l’Aia era stata scritta da una commissione di esperti e veniva considerata “blindata” dalla legge 231/2012: dura lex sed lex.
Ora invece l’Aia può essere riscritta in corso di realizzazione grazie agli “esperti”.
E’ come dire: costa troppo un ponte con quattro piloni? Lo facciamo in economia con tre. E gli esperti certificano.
Il nuovo decreto che salva l’Ilva dal collasso scongela i capitali sequestrati e nomina Bondi commissario dell’Ilva. Le guance di Monti sarebbero arrossite.
E cosi’ l’amministratore delegato dell’Ilva, dimessosi da pochi giorni, ritorna in azienda con il cappello di servitore dello Stato dopo esserne uscito con il cappello di servitore dell’azienda.
Ilva ha debiti con le banche che vanno onorati prima della sua chiusura e quindi deve continuare a produrre.
Le banche non transigono, un fallimento dell’Ilva trascinerebbe nella polvere un intero sistema creditizio ed è per questo che sono scesi in campo i poteri forti. (...)
Infine ecco la questione decisiva: i prezzi delle materie prime salgono e l’offerta dell’acciaio è superiore rispetto alla domanda di mercato. Inoltre il mercato nazionale è fermo con la crisi dell’edilizia che è il primo cliente dell’acciaio grezzo. E le prospettive che rimangono aperte sono individuabili nell’Asia in crescita in cui la fa ormai da padrone l’acciaio cinese. Le abile manine che modificano le leggi quando la magistratura fa scacco matto potranno ancora cambiare – senza alcun arrossir di guance – le regole del gioco durante la partita, ma non possono cambiare l’esito di questa storia che sarà comunque scritto dall’economia globale.
Quanto potrà durare l’agonia di questi signori della “old economy”?
E quanti morti e feriti costerà alla fine questa disperata battaglia di retroguardia dei signori della politica?" Per leggere l'articolo per intero cliccare qui

Tra le eccezioni comparirebbero anche nomi di rappresentanti politici di SEL che si schierano "ora" contro le decisioni governative: preferiamo non citarli. Non sono "credibili" quei personaggi che se un giorno appaiono proni a Riva un altro gli si mettono contro.
A tal proposito, trascriviamo, per chi l'avesse dimenticata, una vecchia celebre frase del governatore pugliese che c'è rimasta nel cuore...: "«Chiesi ad Emilio Riva, nel mio primo incontro con lui, se fosse credente, perché al centro della nostra conversazione ci sarebbe stato il diritto alla vita. Credo che dalla durezza di quei primi incontri sia nata la stima reciproca che c’è oggi. La stessa che mi ha fatto scendere in campo contro il referendum per la chiusura del ‘polmone produttivo’ della Puglia».

Come si cambia
per non morire... 
come si cambia per ricominciare.....

(sulla ambigua posizione di Vendola si consiglia la lettura di 
Vendolaparoleopereomissioni  
e VendolapronoRiva )









martedì 9 aprile 2013

Aspettando la sentenza

La delegazione tarantina incontra a montecitorio i parlamentari del movimento 5 stelle. L'incontro avviene contemporaneamente ai lavori della Corte Costituzionale sull'ipotesi di incostituzionalità prospettata dalla Procura di Taranto

mercoledì 27 marzo 2013

I petrolieri ringraziano Clini...

C'è qualcosa che disarticola l'omertà istituzionale quando una corrente intera di nuove leve venute dal basso della vita comune si incanala tra le stanze stantie del patto scellerato tra organi dello stato e poteri forti!
Prima questo ruolo era delegato al buon cuore di qualche parlamentare irrequieto o chiamato in causa dalle sue comunità di elettori. Ora, non sappiamo per quanto, il formicaio impazzito nelle stanze dei bottoni inizia a produrre e ad espellere le prime magagne...
E da chi si comincia?
Ma dal Circo Clini ovviamente!


COMUNICATO STAMPA Roma, 27 marzo 2013
Ieri 26 marzo noi cittadini – parlamentari Gianluca Vacca e Daniele del Grosso ci siamo recati al Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per esercitare il nostro diritto di accesso agli atti del progetto Ombrina 2 della Società Medoilgas Italia SpA.
È necessario fare una premessa: l’istanza di coltivazione del giacimento Ombrina Mare risale al 9 dicembre 2009 mentre il permesso di ricerca degli idrocarburi risale al 5 maggio 2005 ed è stato accordato per una durata di 6 anni.
Il permesso di ricerca a favore della Società Medoilgas viene successivamente prorogato di 3 anni, nonostante il dlgs 128/2010 (che modificava il dlgs 152/2006) disponesse “Il divieto e' altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale”,.
A questo punto interviene il Governo tecnico bocconiano a modificare l’art. 6 comma 17 del decreto legislativo 152/2006 con il decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, cosiddetto Decreto Sviluppo, (poi convertito in legge da tutti i gruppi parlamentari che sostenevano il Governo Monti) facendo un favore a tutti i petrolieri e lasciando inascoltate le istanze territoriali, delle associazioni, delle realtà produttive e i CITTADINI che si erano espressi pubblicamente e attraverso numerosissime osservazioni contro i progetti di petrolizzazione della costa abruzzese (e di quella italiana).