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venerdì 17 ottobre 2014

La civiltà dell'infrazione

Ilva, 1.000 parti civili. Chiesti 20 mld di danni. L'Ue insiste sull'infrazione

C'è una città intera che chiede giustizia per il disastro ambientale provocato dall’Ilva. Oggi è ripresa l’udienza preliminare del processo "Ambiente svenduto" e all’esterno della caserma dei vigili del fuoco un gruppo di operai indossava la maglietta con le foto dei colleghi morti in incidenti sul lavoro o per malattia professionale. Dentro l’aula una processione lentissima: quella dei legali che hanno depositato le richieste di costituzione di parte civile.
Sono più di mille, suddivise tra circa 800 presunte parti danneggiate e le 286 parti offese individuate dalla Procura di Taranto e indicate nella richiesta di rinvio a giudizio. Sono ancora da quantificare le richieste di risarcimento danni, che in questa fase hanno un valore puramente simbolico perchè non compete al giudice delle udienze preliminari decidere in merito.
L'udienza è stata aggiornata al 21 novembre prossimo. In quella sede il gup Vilma Gilli scioglierà la riserva sulle costituzioni di parte civile e valuterà le eccezioni del collegio difensivo. I pubblici ministeri chiederanno di acquisire anche gli ultimi atti della Commissione europea, che ha deciso di passare al secondo stadio (il 'parere motivatò) della procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia a causa dell’inquinamento dell’Ilva.
Sono 52 gli imputati alla sbarra (49 persone fisiche e tre società) tra vertici dell’Ilva, politici, amministratori e funzionari di enti e ministeri. Hanno chiesto di costituirsi parte civile anche la Regione Puglia, pur senza quantificare il danno; il Comune e la Provincia di Taranto, con una richiesta di risarcimento di 10 miliardi di euro ciascuno, e il Comune di Statte. Lo hanno fatto nel processo che annovera tra gli imputati il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (accusato di concussione aggravata), il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno (omissione in atti d’ufficio) e l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (concussione).
Tra le parti offese ci sono i famigliari di Francesco Zaccaria e Claudio Marsella, i due operai Ilva morti in incidenti sul lavoro tra ottobre e novembre del 2012 (gli eredi di Zaccaria hanno chiesto complessivamente 5 milioni di euro), i sindacati confederali e metalmeccanici, la Provincia di Lecce, Legambiente, Confagricoltura, il Wwf, il parroco della chiesa San Francesco De Geronimo, il titolare di una casa di cura, operai dell’Ilva e dell’indotto, lavoratori cimiteriali. Ed ancora: Peacelink, Altamarea, Cittadinanza Attiva, Contramianto, l'Istituto autonomo case popolari di Taranto, una decina tra società e cooperative, Slow Food Puglia, mitilicoltori, allevatori, proprietari di cappelle funerarie del cimitero di San Brunone e centinaia di proprietari di immobili, che risultano deprezzati, del quartiere Tamburi.
Domani, intanto, dinanzi al gip del tribunale di Milano Fabrizio D’Arcangelo, si terrà l’udienza sull'istanza depositata dal commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, per sbloccare e trasferire nelle casse del gruppo la somma di 1,2 miliardi di euro fatta sequestrare alla famiglia Riva dalla magistratura milanese nel maggio del 2013. Per Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager, "è vitale poter disporre rapidamente degli ingenti fondi sequestrati alla famiglia Riva" a fronte della "gravissima crisi finanziaria" per l’azienda, che "potrebbe decretarne a breve una fine irreversibile, con tutti i pesanti risvolti conseguenti in termini sociali ed economici". Parole che fanno emergere un paradosso: l’Ilva ha le casse vuote, mentre piovono richieste di risarcimento miliardarie. (GdM)

giovedì 19 giugno 2014

Avanti un altro

Legambiente si costituisce parte civile nel processo Ilva per disastro ambientale

Giovedì 19 giugno all'udienza preliminare del processo ILVA, Legambiente Nazionale e Legambiente Puglia, quest'ultima anche in rappresentanza del Circolo Legambiente di Taranto, tramite i loro legali di fiducia Avv. Eligio Curci e Avv. Ludovica Coda, si costituiranno parte civile - in relazione a tutti i capi d'imputazione contestati dalla Procura - contro gli imputati che nel corso degli anni hanno operato attivamente o non hanno impedito il perpetuarsi di una gravissima situazione di danno ambientale che ha determinato e determina ancora oggi una pesantissima compromissione del territorio, delle risorse naturali e della salute collettiva.
Nell'atto di costituzione di parte civile l'associazione, rappresentativa dell'interesse alla tutela ambientale e da sempre attiva per la protezione dell'ambiente, ha quantificato in dieci milioni di euro la richiesta di risarcimento per danni materiali e morali.
Legambiente prevede infatti tra i propri scopi statutari, la tutela e la valorizzazione dell'ambiente in tutte le sue forme ed aspetti inerenti la salubrità dell'atmosfera, del suolo, delle risorse naturali, della salute collettiva, delle specie animali, del territorio e del paesaggio.
Tutti questi aspetti, a Taranto, sono stati fortemente compromessi e lesi nel corso degli anni.
La scelta, che l'associazione considera scontata, di costituirsi parte civile nel processo per disastro ambientale nasce dalla volontà di pretendere il radicale rispetto dell'ambiente, anche e soprattutto nel territorio di Taranto e dalla esigenza di voler far riconoscere la lesione dei propri diritti, esercitati in tutte le sedi istituzionali e non, con una azione costante, protrattasi negli anni.
Non è la prima volta: già in precedenti processi a carico di proprietà e dirigenza ILVA la difesa degli interessi del "popolo inquinato" di Taranto è stata assunta - quasi in solitudine - da Legambiente che da decenni denuncia in tutte le sedi l'insopportabile impatto ambientale dello stabilimento siderurgico tarantino. (legambiente)

mercoledì 18 giugno 2014

WW(PD)F!



ILVA: si avvia  oggi il processo . Il WWF Italia parte civile  per affiancare il “popolo inquinato” di Taranto.

Si avvia  oggi con l’udienza preliminare  uno dei processi più importanti mai svolti  in Italia  per  “disastro ambientale” . I  Giudici del Tribunale di Taranto  dovranno  accertare il grado di responsabilità per cui sono state  rinviate a giudizio  53 persone , in relazione alla gestione, amministrativa e politica,   dello    stabilimento siderurgico Ilva.
La lettura delle imputazioni ipotizzate nel decreto di rinvio a giudizio (non soli i proprietari  e  responsabili  a vario titolo dello  stabilimento , ma anche amministratori , politici , consulenti,   persino  appartenenti alle forze dell’ordine)    è sconcertante . Una vera ragnatela   di azioni illecite e reati,   individuati   dalla Procura di Taranto   che, a vario titolo, hanno   provocato direttamente ed indirettamente un danno ambientale grave e permanente alla città ed al territorio di Taranto ed alla salute dei suoi cittadini e lavoratori. 286 le “parti lese” individuate che, a fianco della   Pubblica Accusa , potranno aiutare  i  giudici   nell’individuazione  della   verità e delle responsabilità, tecniche e politiche  per gli inquinamenti di aria, acqua, suolo, mare  provenienti dell'acciaieria più grande d'Europa.  Il WWF, che già aveva nell’estate 2012 depositato l'atto di significazione di parte offesa, si costituisce parte civile nel processo, con il patrocinio dell’Avv. Francesco Di Lauro.   Il  WWF Italia ed i volontari del WWF Puglia svolgono da  anni attività di denuncia per i gravi  inquinamenti di quei territori, ed azioni di tutela  per le aree naturali tutt’ora esistenti   e che  devono  essere conservate.    Il WWF  ha fatto denunce, ricorsi amministrativi, documenti di richieste ed osservazioni per le bonifiche dell’area, interloquendo  con il Ministero  dell’ambiente, col Parlamento,  persino con memorie alla Corte Costituzionale .     
“Il  WWF Italia chiede  di entrare  come  parte  civile nel processo per la difesa dei più importanti e preziosi beni e  valori  costituzionali : la tutela   della salute e dell'ambiente “ ha dichiarato  … “Oltre ed  ancor  più delle responsabilità penali e di ordine risarcitorio, che vanno senza dubbio individuate,  il WWF chiede  un’azione rapida , concreta ed efficace per il risanamento  di  tutte le aree  contaminate. In Europa è stato possibile, ad  esempio a  Linz  in Austria ,  dove  un importante  stabilimento siderurgico , dopo anni di gravi inquinamenti , è riuscito in collaborazione  con il Governo centrale e locale,  a ripristinare la  qualità della vita di lavoratori e residenti , senza pesanti   impatti negativi sulle  attività degli impianti.
Riponiamo fiducia   nel nuovo Commissario dell'Ilva,  Piero Gnudi, appena nominato dal Governo , e che è arrivato proprio ieri  per la prima volta nello stabilimento siderurgico di Taranto: l’auspicio è che  affronti i molti e gravi punti critici ancora irrisolti  per il risanamento dell’Ilva per poter emulare  quanto già successo in altre parti del mondo: garantire e conciliare occupazione  e tutela di ambiente e salute .

martedì 17 giugno 2014

Dalla parte civile

Le associazioni Contramianto e altri rischi onlus e Osservatorio Nazionale Amiantosi si costituiranno parte civile nell’udienza preliminare del processo Ambiente Svenduto sull’ILVA che si terrà al Tribunale di Taranto il prossimo 19 giugno. Il Giudice per l’Udienza Preliminare Vilma Gilli dovrà decidere sul rinvio a giudizio degli indagati, richiesto dal Pubblico Ministero.
Al procedimento penale in atto sono interessate tre società e 49 persone, ex dirigenti del siderurgico tarantino, politici, imprenditori e funzionari della regione. Contramianto sarà assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
I reati contestati (e che dovranno essere accertati nel corso del processo) riguardano danni ambientali e alla salute di cittadini e lavoratori. Le ipotesi di reato riconducono questi danno all’inquinamento provocato dall’ILVA. Tale situazione avrebbe determinato un intreccio di presunti illeciti, di cui si sarebbero resi colpevoli gli imputati. Ora, dopo le indagini, l’avvio di un processo che finalmente dovrà chiarire quale sia stato il ruolo del siderurgico sui danni a persone e habitat del territorio.
L’ILVA di Taranto è il maggiore centro siderurgico d’Europa di produzione e trasformazione dell’acciaio costruito negli anni ’60. Si ritiene che l’ILVA sia la possibile causa delle maggiori fonti inquinanti industriali dell’area jonica: in oltre mezzo secolo, le emissioni possono aver determinato effetti nocivi sull’uomo e sull’ambiente.
Per Contramianto, occorre monitorare costantemente la situazione, avviando anche una radicale azione di bonifica ambientale. L’associazione, inoltre, chiede di istituire a Taranto un Polo sanitario nazionale per le patologie da inquinanti industriali: un centro di eccellenza sanitaria in cui confluiscano le esperienze del mondo scientifico.(Ambienteambienti)

martedì 3 giugno 2014

Tutti di parte?

Ilva, la Uil di Taranto parte civile nell'inchiesta "Ambiente svenduto" 

La Uil di Taranto si costituirà parte civile nell'udienza preliminare legata all'inchiesta sull'Ilva "Ambiente svenduto", che inizierà il 19 giugno prossimo al cospetto del gup Vilma Gilli e che vede imputate tre società e 49 persone fisiche, tra manager ed ex dirigenti del Siderurgico, esponenti politici, funzionari regionali e imprenditori.
Lo hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa il segretario regionale Aldo Pugliese e il segretario territoriale Giancarlo Turi, che hanno illustrato i motivi della decisione con l'ausilio dell'avv. Sergio Torsella, il quale ha redatto l'atto di costituzione.
«Abbiamo deciso di essere rappresentati in questo processo per ragioni di coerenza - ha detto Pugliese - che la Uil ha sempre tenuto sulle problematiche dell'ambiente e della sicurezza di lavoratori e cittadini. Sin da quando esisteva l'Italsider pubblica, la Uil è stata l'unica organizzazione che ha portato avanti questa battaglia. Ci siamo costituiti parte civile nel 2000 insieme a Comune, Provincia e Regione Puglia, che poi ritirarono il mandato dopo aver firmato l'atto d'intesa, ritenendo che l'Ilva avrebbe fatto tutti gli interventi necessari a eliminare l'inquinamento industriale».
Pugliese ha poi ricordato la costituzione di parte civile della Uil nel processo per mobbing legato alla palazzina Laf e nel processo per le morti d'amianto, che si è concluso il mese scorso con la condanna di 27 ex dirigenti dell'Italsider e dell'Ilva. «Oggi - ha concluso Pugliese - ci costituiamo parte civile nel processo dei processi, perchè riteniamo giusto sostenere questa causa nella difesa e nella tutela dei diritti alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e di tutti i cittadini di Taranto e provincia».(Quotidiano)


La Uil decide di costituirsi parte civile nel processo contro l'Ilva che avrà inizio il prossimo 19 giugno. Sono diventati all'improvviso tutti bravi e buoni. Dov’è stata la Uil, assieme a tutti le altre organizzazioni sindacali, in tutto questo tempo?
Tutti pronti a salire sul carro dei vincitori. Tutti bravi e buoni, adesso. Siamo, e rimarremo, un Paese d’inguaribili ipocriti. Il processo contro l’Ilva, che avrà inizio il prossimo 19 di giugno, rischia di rivelarsi un’allegra giostra degli opportunismi. Costituirsi parte civile, chiedere il risarcimento dei danni arrecati dallo stabilimento siderurgico alla città di Taranto, è divenuto lo sport nazionale. La buona novella con la quale espiare colpe e responsabilità sedimentatesi negli anni.
Poteva la Uil sottrarsi da questo appuntamento con la storia? Poteva il sindacato che raccoglie il maggior numero di iscritti in fabbrica non partecipare a questa orgia perbenista e falsa? No che non poteva. “Saremo a fianco dei lavoratori per il rispetto del diritto alla salute” ha dichiarato l’imperituro segretario regionale della Uil, Aldo Pugliese (a proposito, niente rottamazione nel sindacato?).
Serviva un processo dopo 40 anni di violenza e trasgressioni, di omertà e avanzamenti di carriera, perché si reclamasse a gran voce il ripristino di diritti negati. Dov’è stata la Uil, assieme a tutti le altre organizzazioni sindacali, in tutto questo tempo? Di cosa si è occupato Pugliese, oltre a preservare la propria leadership in seno all’organizzazione che rappresenta? Il processo “Ambiente svenduto” si spera possa accertare le responsabilità dell’Ilva. Quanto al resto, si accettano scommesse: chi sarà il prossimo a salire sul carro della costituzione di parte incivile. Civile, pardon. (Cosmopolismedia)

sabato 31 maggio 2014

Parti civili e querele popolari

Conferenza stampa del 31maggio 2014 del Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti:

OPERAZIONE “AMBIENTE SVENDUTO”
Il Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti il prossimo 19 giugno si costituirà parte civile nel processo penale scaturito dall'operazione denominata “ambiente svenduto”. Dopo aver fornito agli Organi inquirenti un preziosissimo apporto nella fase delle indagini preliminari, culminato con l'applicazione di misure cautelari ai componenti del cosiddetto “governo ombra” grazie alle dichiarazioni illuminanti di un suo componente, il Comitato vuole essere presente anche nel processo e continuare a tenere il fiato sul collo degli imputati al fine di ottenerne la condanna alle pene severe che meritano per i misfatti commessi. Il tutto nella consapevolezza di rappresentare l'unica forma di energia sana operante in fabbrica a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, a differenze delle organizzazioni sindacali, menzionate nel capo A) di imputazione, già facenti parte del sistema “Archinà”.

QUESTIONE AMIANTO
Lo scorso 23 maggio è stata deliberata dal Tribunale di Taranto una sentenza storica. Sono stati condannati ex dirigenti dell'Italsider pubblica e dell'Ilva privata a pene severe per le morti e le malattie professionali contratte da lavoratori dello stabilimento esposti ad una serie di agenti inquinanti, tra cui amianto e polveri di amianto. La sentenza accerta fatti verificatisi fino alla fine degli anni novanta e costituisce per il Comitato solo un punto di partenza perché la presenza di amianto in fabbrica è ancora massiccia. Né dà atto lo stesso commissario Bondi nel piano industriale recentemente presentato ai sindacati, lì dove prevede - tra gli investimenti da realizzarsi entro il 2016 - ben 1300 interventi su amianto del valore di diverse centinaia di milioni di euro. A questo proposito, il Comitato seguirà un percorso civilistico, promuovendo un'azione di risarcimento danni per tutte le persone che, dipendenti o ex dipendenti Italsider o Ilva, hanno vissuto la tragedia di patologie correlate alla esposizione all'amianto o ad altre sostanze cancerogene esistenti nello stabilimento. Il Comitato, inoltre, si rivolgerà alla Magistratura penale affinché per il periodo successivo ai fatti contestati nel processo che si è celebrato verifichi la sussistenza di ipotesi di reato a carico non solo della dirigenza Ilva - sia quella privata che quella commissariale - ma anche degli organismi sindacali (inclusi gli R.L.S.) che, pur avendo la responsabilità di intervenire a tutela della salute dei lavoratori e soprattutto di renderli edotti dei rischi connessi all'esposizione agli agenti inquinanti, si sono colpevolmente astenuti dal farlo.

VICENDA “VACCARELLA”
Qualche giorno fa in un fuorionda captato durante la registrazione di un programma televisivo il deputato di Sel ed ex componente della segreteria nazionale della Fiom Giorgio Airaudo si è lasciato andare a parole pesanti sulle connivenze tra organizzazioni sindacali e Ilva. Con riferimento alla vicenda Vaccarella, che è già stata sottoposta all'attenzione della Magistratura, Airaudo sostiene che “l'alterità sindacale della classe operaia è stata totalmente acquistata, comprata ma a colpi di denaro, di consenso, con infiltrazioni malavitose”. Tali affermazioni confermano quanto da noi in proposito sostenuto nel passato, per cui chiederemo alla Procura jonica di ascoltare l'ex sindacalista affinché fornisca tutte le informazioni di cui è in possesso per chiarire una vicenda dai contorni ancora nebulosi.

QUERELA NEI CONFRONTI DEL SEGRETARIO REGIONALE DELLA UIL
A margine della manifestazione del 26 ottobre 2013, finalizzata a sensibilizzare la classe politica sull'effettivo utilizzo dell'aeroporto di Taranto, uno dei componenti del Comitato è stato aggredito con parole ingiuriose e con sputi dal segretario regionale della Uil, Aldo Pugliese. Delle parole offensive e del deprecabile gesto, provenienti da una persona che per età e funzione svolta dovrebbe essere di esempio a cittadini e lavoratori, sono stati testimoni una moltitudine di persone presenti sul posto. È stata sporta querela contro il Pugliese, il quale, dopo accurate indagini svolte dalla Procura
della Repubblica, è stato rinviato a giudizio per ingiurie aggravate. Nel processo, che avrà inizio il prossimo 25 giugno, la vittima del reato sarà costituita parte civile, ma non per lucrare un risarcimento al quale pure avrebbe diritto. Per scelta di questo componente del Comitato e del suo difensore le somme che il giudice liquiderà a titolo di ristoro dei danni subiti e di pagamento delle spese legali saranno interamente devolute in beneficenza.

lunedì 19 maggio 2014

I Riva? Cittadini modello!

Riva: rinvio al 7 luglio inizio processo su frode fiscale 52 mln

L'accusa nei confronti degli imputati e' di aver violato l'articolo 3 della legge 74/2000, che punisce (da 18 mesi a 6 anni) chi, al fine di evadere le imposte sui redditi, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l'accertamento, indica elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi. In questo caso, l'accusa e' di aver "creato" elementi passivi fittizi per poter poi pagare meno tasse. Nel dettaglio, per l'accusa, "al fine di evadere le imposte sui redditi, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l'accertamento (consistenti nella contabilizzazione di un'operazione apparentemente aleatoria ma in realta' artatamente programmata per realizzare 'sicure' perdite 'fittizie' in Italia)", gli imputati "ponevano in essere una complessa operazione di finanza strutturata, all'unico scopo di consentire alla consolidata Ilva spa l'abbattimento del reddito (modello UNICO 2008), mediante l'utilizzazione di elementi passivi fittizi per 158.979.433 euro e conseguentemente per la consolidante Riva Fire spa (modello CNM 2008), una pari riduzione della base imponibile e un'evasione di imposta Ires pari a 52.463.213 euro", come riportato nel capo di imputazione. Per la procura di Milano, sarebbe quindi stata "organizzata e pianificata un'articolata serie di contratti, tutti economicamente collegati tra loro, cui partecipavano i seguenti soggetti economici: la societa' consolidata Ilva spa di Milano, la tedesca Ilva FinanzBeteiligungen Gmbh (acquistata solo l'8 maggio 2007, pochi giorni prima del closing dell'operazione) e la portoghese Taggia X Consultadoria economica e partecipacoes, Unipessoal Lda di Madeira (partecipata dal gruppo Deutsche, ma di fatto sottoposta all'influenza dominante della Ilva), che prevedeva nel contempo sia la strutturazione di derivati, sia l'esistenza di investimenti finanziari, all'esito dei quali (i contratti prevedevano una scadenza contestuale a fine esercizio), si realizzata l'effetto di dislocare utili del gruppo Riva sulla societa' portoghese e contabilizzare altrettante perdite nei bilanci della italiana Ilva di Milano". In pratica, secondo la procura di Milano, non si intaccavano gli utili del gruppo, ma utili fatti in Italia venivano spostati all'estero, per sfruttare un regime fiscale piu' favorevole, si creavano cosi' perdite in Italia per pagare meno tasse nel nostro Paese. Il risparmio fiscale per il gruppo, grazie a queste operazioni datate 2007 per essere dichiarate nel 2008, sarebbe stato appunto di poco piu' di 52 milioni di euro. (Borsaitaliana)

Ilva, frode da 100 milioni il Ministero arriva tardi. Il giudice: no parte civile

Il ministero dello Sviluppo economico è parte civile, solo per quanto riguarda le persone fisiche, nel processo milanese a carico di Fabio Riva, di altre due persone e della società Riva Fire, la holding che controlla l'Ilva di Taranto, con al centro una presunta truffa allo Stato da cento milioni di euro.
Lo ha stabilito il giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano, che ha accolto la richiesta dei legali del ministero. Respinta, invece, l’istanza di costituzione come parte civile di Simest, società controllata dalla Cassa depositi e prestiti, e del ministero dello Sviluppo economico per quanto riguarda le società in quanto “le domande sono state presentate in maniera tardiva”. No anche alla citazione della società Riva Fire come responsabile civile.
Secondo l’accusa, sarebbe stata creata una società ad hoc, l’Ilva Sa, per aggirare la normativa sull'erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all’estero. (GdM)

lunedì 12 maggio 2014

I paradossi della discontinuità di Stato

Ilva, Ministero parte civile nel processo contro Riva

MILANO – Il ministero dello Sviluppo Economico ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo milanese a carico di Fabio Riva, di altre due persone e della società Riva Fire, la holding che controlla l’Ilva di Taranto, con al centro una presunta truffa allo Stato da cento milioni di euro.
Un’istanza di costituzione come parte civile è stata presentata anche da Simest, società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti. Le difese si sono opposte alle richieste e i giudici delle terza sezione penale di Milano (presidente del collegio Flores Tanga) decideranno nella prossima udienza fissata per il 19 maggio. Tra gli imputati c'era anche il patron dell’Ilva Emilio Riva, padre di Fabio e che è morto nei giorni scorsi.
Stando all’inchiesta dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici (uno dei tanti filoni aperti a Milano sulla famiglia Riva e sulle loro società), sarebbe stata creata una società ad hoc, l’ Ilva Sa, per aggirare la normativa (la 'legge Ossolà) sull' erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all’estero.
Tra gli imputati, oltre a Riva Fire che risponde in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, ci sono anche Agostino Alberti, consigliere delegato della società svizzera Ilva Sa, e Alfredo Lomonaco, presidente della finanziaria elvetica Eufintrade.
I due furono arrestati lo scorso 22 gennaio, giorno in cui venne emesso anche un mandato di arresto europeo per Fabio Riva (anche accusato di associazione per delinquere), che si trova in libertà vigilata a Londra per via dell’inchiesta di Taranto. (GdM)

domenica 27 aprile 2014

Autolesionismo

Ilva, i pm: “Vendola non può essere parte lesa”

 La vicenda è profondamente politica. Eppure – a meno di colpi di scena – toccherà alla magistratura prendere una decisione. E dal punto di vista politico non si tratta di una decisione da poco. Nichi Vendola può rappresentare la Puglia, nell’eventuale processo, chiedendo ai Riva i danni per l’avvelenamento prodotto dal loro siderurgico?
E SE NON POTRÀ farlo, per il leader di Sel, non si tratta di una “condanna” politica – una sorta d’indegnità a curare gli interessi della Puglia – di cui deve prendere atto? Veniamo al punto. Su un lato della medaglia troviamo Vendola, presidente di Regione, imputato per concussione nell’inchiesta Ilva. Sull’altro lato c’è Vendola, presidente di Regione, che rappresenta la Puglia intera come parte civile. E così, se il 19 giugno il giudice per l’udienza preliminare dovesse rinviare a giudizio Vendola, il segretario di Sel dovrebbe chiedere i danni a se stesso. L’unico politico a rilevare questo pesante conflitto d’interessi è stato Angelo Bonelli, portavoce della Federazione dei Verdi e consigliere comunale di Taranto, che ha chiesto al Governo di sostituire Vendola con un commissario ad acta. Il Governo sembra orientato a sostituire Vendola, sì, ma senza commissariarlo, nominando un “curatore speciale” che possa rappresentare la Puglia nel processo. Alla stessa conclusione è giunta la procura di Taranto che, nei giorni scorsi, ha chiesto al gup Vilma Gilli di nominare un “procuratore speciale” che possa curare gli interessi della Regione nella vicenda. La questione ora è al vaglio del giudice. In ambito politico, Bonelli ha posto la questione. In attesa che il gup da un lato, e il Governo dall’altro, prendano una decisione, resta un rischio concreto: che le istituzioni restino fuori dal processo. L’evidente “con – flitto d’interessi”, infatti, potrebbe essere sollevato anche dai Riva e, se non venisse sanato in tempo, potrebbe far tramontare la presenza di Regione e Comune come parti civili. Senza la nomina di un procuratore speciale – o di un commissario, come chiede Bonelli – resta in piedi la sola possibilità prevista dalla legge: gli unici a poter formulare la richiesta di costituirsi parte civile, per Comune e Regione, sono Sindaco e Presidente. IL 18 APRILE, la Giunta pugliese, ha stabilito che si costituirà parte civile: la proposta arriva dalla vicepresidente, Angela Barbanente, ma Bonelli contesta la scelta perché “i poteri del presidente di Regione si trasferiscono alla vicepresidente solo in caso di assenza, o impedimento temporaneo, mentre il 18 aprile scorso Vendola non era né assente, né aveva alcun impedimento temporaneo”. La polemica politica, in vista del 19 giugno, si fa sempre più dura e come spesso accade, quando si parla di Ilva e politica, sembra tutto delegato alla magistratura: sarà il gup, su richiesta della procura, a stabilire se sarà necessario un “pro – curatore speciale” che sostituisca Vendola, per rappresentare la Puglia nell’eventuale processo. (Francesco Casula e Antonio Massari - mentiinformatiche)

martedì 22 aprile 2014

Il gioco delle due carte

Ilva, vicepresidente Puglia: "Regione parte civile a processo"

''Mi preme precisare che, alla luce di un approfondito esame degli aspetti tecnico-giuridici rilevanti, ho ritenuto opportuno formulare io stessa una proposta di costituzione di parte civile della Regione, avvalendomi dei poteri conferitimi dallo Statuto. La Giunta Regionale ha approvato tale proposta nella seduta che si e' svolta venerdi' 18 aprile, e dunque l'Ente sara' presente nel processo e fara' valere le proprie ragioni''. Lo precisa il vicepresidente della Regione Puglia, Angela Barbanente, a proposito dell'udienza preliminare che si apre il 19 giugno a Taranto del processo sull'inquinamento ambientale che sarebbe stato provocato dallo stabilimento siderurgico Ilva e sui tentativi di insabbiare o rallentare i controlli.
''Vorrei rassicurare e tranquillizzare - aggiunge - gli animi di quanti nelle ultime ore si stanno affannando nel richiedere la costituzione di parte civile della Regione Puglia nell'ambito del procedimento penale per disastro ambientale a carico dei Riva. Addirittura chiedendo al governo la improbabile nomina di un commissario 'ad acta', attivando quindi le procedure previste dall'articolo 120 della Costituzione, quasi avanzando il dubbio che la costituzione di parte civile della Regione Puglia, in questo importante procedimento, potesse essere messa in discussione per il presunto conflitto del Presidente Vendola'', prosegue Barbanente. Sul governatore pende infatti una richiesta di rinvio a giudizio per presunta concussione. ''Anche in questo caso, pertanto - assicura Barbanente - sara' garantita la massima tutela dell'Ente, in coerenza con la linea di condotta che la Regione ha seguito in questi anni sia nei confronti dei terzi che dei propri amministratori''. (Adnkronos)

martedì 15 aprile 2014

Stefano, il sindaco ombra inadeguato per legge!


Un procuratore speciale che consenta la costituzione parte civile del Comune di Taranto nel processo contro l'Ilva che parte il 19 giugno con la prima udienza preliminare. É la richiesta che ha formulato la Procura di Taranto al gup Wilma Gilli, nelle cui mani é passato l'enorme dossier sul disastro ambientale del siderurgico di Taranto. Perché un procuratore speciale? Il sindaco di Taranto, Ezio Stefáno, a capo di una giunta di centrosinistra, é tra i 53 soggetti - 50 persone fisiche e 3 giuridiche - per le quali la Procura, dopo aver chiuso le indagini a fine ottobre con l'invio del relativo avviso di conclusione, ha in seguito chiesto al gup anche il rinvio a giudizio. Lo statuto del Comune di Taranto prevede che sia il sindaco a decidere se l'ente da lui rappresentato debba costituirsi o meno parte civile in un procedimento penale. Evidente, quindi, l'imcompatibilitá del sindaco Stefáno che dovrebbe costituirsi contro se stesso. Di qui, appunto, la richiesta al gup perché nomini un procuratore speciale. A questo punto, il gup Gilli puó procedere direttamente oppure investire del caso il prefetto di Taranto affinché sia questa figura istituzionale a nominare un rappresentante legale che assicuri la costituzione parte civile del Comune.
Il caso dell'incompatibilitá del sindaco di Taranto era stato sollevato nei giorni scorsi, proprio con una lettera al prefetto, dal cooportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che é anche consigliere comunale di Taranto per il movimento "Taranto Respira". Nell'elenco delle persone di cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio ci sono, oltre al sindaco, che risponde di omissione di atti d'ufficio, anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussioni per quelle che i giudici ritengono essere state le sue pressioni sull'Arpa affinché "ammorbidisse" i controlli sull'Ilva, l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, l'ex assessore regionale alle Politiche giovanili, Nicola Fratoianni - oggi parlamentare di Sel ma all'epoca dei fatti braccio destro del governatore nell'esecutivo -, il direttore generale dell'Arpa Puglia, l'Agenzia di protezione ambientale, Giorgio Assennato. Questi ultimi tre accusati di favoreggiamento. Per la Procura, avrebbero coperto Vendola e negato le sue pressioni pro-Ilva. Il rinvio a giudizio é stato ovviamente chiesto anche per i Riva, proprietari dell'Ilva: Emilio e i figli Nicola e Fabio. Per loro l'accusa é pesante: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Coinvolti anche, con gravi accuse, gli ex direttori del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, e l'ex consulente per i rapporti istituzionale dell'azienda, Girolamo Archiná, "longa manus" dei Riva nelle istituzioni, nella politica e nel sindacato.
L'udienza del 19 giugno non si terrá a Palazzo di Giustizia ma nella palestra del comando provinciale dei Vigili del Fuoco nella zona periferica di Taranto. Le aule giudiziarie si sono infatti rivelate inadatte per accogliere l'ampio numero di avvocati e rappresentanti delle parti in causa previsto per un processo di primo grado che arriva a valle di un'inchiesta che, tra la metá del 2012 e il 2013, ha registrato numerosi arresti e sequestri. Ora, appunto, si decide se procedere o meno col rinvio a giudizio e quindi fissare l'inizio del processo vero e proprio. Ci sono anche oltre 240 parti lese: tra questi molti residenti nel quartiere Tamburi, vicinissimo all'Ilva, le cui polveri minerali hanno sporcato le facciate degli edifici e deprezzato il valore degli appartamenti. Anche una chiesa dei Tamburi, San Francesco De Geronimo, é tra le parti lese sempre per gli stessi motivi. Da rilevare che la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e 53. Nessuno, rispetto all'invio dell'avviso di conclusione delle indagini, ha visto alleggerita la sua posizione. Non molti quelli che dopo l'avviso sono andati dai pm per farsi interrogare. Tra questi Vendola, che ha difeso l'operato da governatore e ribadito che con l'attivitá della sua amministrazione regionale l'inquinamento dell'Ilva é stato contrastato e l'Arpa potenziata nei controlli ambientali. In quanto al sindaco di Taranto, ha giá detto che non si dimetterá anche se dovesse essere rinviato a giudizio. Per Stefáno esiste nell'ordinamento la presunzione di innocenza sino al terzo grado di giudizio, e sull'accusa mossagli dalla Procura, ovvero non aver fatto quanto avrebbe potuto fare come autoritá sanitaria dopo aver presentato un esposto a Palazzo di Giustizia, cosí replica: "É anche grazie a quel mio esposto, che invitava i magistrati ad approfondire la pericolositá dell'inquinamento Ilva per la salute dei tarantini, che l'inchiesta giudiziaria é poi decollata. Non abbiamo contrastato l'Ilva? Ma quando il Comune ha emesso ordinanze per limitare l'attivitá degli impianti, il Tar ce le ha immediatamente sospese". (Palmiotti - Sole24h)

lunedì 14 aprile 2014

La Chiesa dei fedeli

Taranto, «San Francesco» «Parte civile contro l’Ilva»

La decisione è presa. La chiesa San Francesco de Geronimo, quartiere Tamburi, rappresentata dal suo storico parroco, Don Nino Borsci, si costituirà parte civile nell’udienza preliminare, che si terrà il 19 giugno nella palestra dei Vigili del Fuoco, a carico dei 53 imputati, per il disastro ambientale dell’Ilva.
«Devo ancora nominare un legale di fiducia, ma non ho dubbi, il giorno dell’udienza preliminare la mia parrocchia ci sarà» aggiunge Don Nino, da sempre a guardia di un quartiere consumato e sporcato dai fumi dell’acciaieria. La chiesa compare tra le parti offese, la maggior parte, al momento, sono proprietari di case e immobili nel rione Tamburi, individuate dalla procura di Taranto, che hanno la possibilità quindi, di chiedere un risarcimento per il danno subito in virtù delle polveri che fuoriescono dalla fabbrica.
Don Nino – «ho scoperto per caso 3-4 mesi fa che c’era questa possibilità» - ha atteso per prendere una decisione, fino al giorno in cui ha ricevuto la notifica inviata dal Tribunale, avviso che viene consegnato alle parti offese proprio consentire loro l’eventuale costituzione di parte civile. La facciata della chiesa stata è rifatta due volte, negli ultimi vent’anni. «Ma continua a sporcarsi» aggiunge Don Nino, parroco di poche parole, ragionate, ma solide.
Con lui parlare di Ilva, inquinamento e disastro ambientale, vuol dire abbracciare tante tematiche, dalla paura di perdere il lavoro, ai terreni contaminati, fino al rischio sanitario per i bambini. Tutto si tiene nel suo ragionamento. Perché in tanti anni di vita nel rione più inquinamento d’Italia, tutto ha visto e tutto conosce: la miseria di alcune strade ma anche la forza dei giovani, molti figli di operai, che frequentano la sua parrocchia. «Ciò che inquina andava e va spento» dice chiaramente Don Nino con grande pragmatismo, riferendosi ad impianti come le cokerie. E’ la sua posizione, chiara e netta, che non esclude però la necessità di sostenere il lavoro.
«Anche se noto che gli operai avevano più paura prima, quando l’inchiesta è scoppiata – aggiunge ancora Don Nino –. Oggi forse vedono la chiusura più lontana, e quindi avvertono meno preoccupazione». Il dramma del quartiere però non si misura solo attorno agli operai o ai malati, ma anche nelle decisione ammnistrative prese e «non prese». «Non c’è stata e non c’è una forza politica capace di prendere decisioni serie – spiega –. Qui si è giocato sulla pelle delle persone, insultando l’intelligenza umana. A Taranto non c’è stato nessuno, sempre dal punto di vista politico, che abbia dettato legge nel rispetto della gente. Ma è possibile che parliamo di rigenerazione ambientale quando nel quartiere ci sono ancora le ordinanze che vietano ai bambini di giocare nei giardinetti?».
E’ vero anche che le ordinanze non sempre vengono rispettate. Don Nino ultimamente è stato a Cagliari per partecipare ad un convegno. «Tutti sono a conoscenza della situazione di Taranto – chiarisce – e tutti parlano di una città invivibile. Ma non è vero. Il nostro mare non è tutto inquinato, al contrario dovrebbero invidiarcelo. E non conoscono neanche il nostro Museo. Ma vogliamo farla una campagna massiccia e continuativa per promuoverci?»
Don Nino conosce tanti giovani tarantini che lavorano come camerieri nei ristoranti solo nel week-end, «se va bene». Prima erano impegnati dal lunedì alla domenica. Colpa della crisi, e di una città che non viene sostenuta. I ristoranti chiudono e i giovani emigrano. «Non dobbiamo sottacere i problemi. Ma dobbiamo dare a Taranto una nuova immagine. La gente deve restare e poter mangiare». Tutto si tiene. (Cavallaro - GdM)

giovedì 31 ottobre 2013

Anche le cozze di parte civile


Ilva, i mitilicoltori: “Ci costituiremo parte civile nel processo”

“I pm dicono che anche le cozze  del primo seno di mar Piccolo sono state contaminate dall’Ilva. Finalmente abbiamo la notizia che tanto aspettavamo. Potremo costituirci parte civile contro il siderurgico e chiedere il risarcimento danni”. Luciano Carriero, presidente della cooperativa “Cielo Azzurro”, commenta così ciò che emerge dai capi d’imputazione messi nero su bianco dal pool di magistrati che ha chiuso l’inchiesta “Ambiente svenduto”. Carriero spiega di aver già dato mandato ai suoi legali e annuncia che non sarà il solo ad intraprendere questa battaglia legale. “Con me ci saranno una trentina di allevatori titolari di concessione”.
Gli ultimi tre anni sono stati infernali per i mitilicoltori del primo seno. Dopo aver perso due annate a causa della contaminazione da diossina e pcb nei mitili, alcuni di loro – da febbraio 2013 – si sono trasferiti in mar Grande, ma il calvario non è ancora terminato. “Dopo essere stati vittime dell’inquinamento, siamo finiti nella trappola della burocrazia. Siamo ancora in attesa della classificazione delle acque di mar Grande per la mitilicoltura, passaggio fondamentale per poter vendere il prodotto. Finora dalla Asl sono stati effettuati solo 8 prelievi (risultati conformi) sui 12 previsti. L’iter doveva concludersi in sei mesi, quindi ad ottobre. Ma ancora non siamo arrivati al traguardo. Insomma, abbiamo perso anche l’annata 2013″. (inchiostroverde)

venerdì 7 giugno 2013

L'associazionismo paga? Facciamo il tifo!

Legambiente chiede un risarcimento di un milione di euro a Emilio Riva e Luigi Capogrosso. Il denaro sarà utilizzato esclusivamente per il risanamento e la riqualificazione del territorio di Taranto

Chi inquina paghi!
Legambiente è stata parte civile, difesa dall'avv. Eligio Curci (socio di Legambiente), nel processo penale a carico di amministratori e dirigenti ILVA, conclusosi nel 2010 con una sentenza della Corte di Cassazione. Con tale sentenza venivano dichiarati estinti per prescrizione i reati contestati, per i quali gli imputati Emilio Riva e Luigi Capogrosso erano risultati condannati in primo grado e, parzialmente, in secondo grado.  Le imputazioni erano relative alla rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, difesa dell'aria dagli inquinamenti con prodotti nocivi e difesa contro le polveri, inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, nonché getto pericoloso di cose. La sentenza confermava comunque la condanna inflitta agli imputati, sin dalla sentenza di primo grado, al risarcimento del danno delle parti civili costituite, tra cui Legambiente, da liquidarsi però in un giudizio separato.
Con un ricorso depositato il 6 maggio dall'avv. Massimo Moretti (anch'egli socio di Legambiente), Legambiente ha chiesto al Tribunale Civile di Taranto che, sulla scorta della condanna emessa in sede penale, gli imputati Emilio Riva e Luigi Capogrosso vengano condannati al risarcimento del danno subito dall'associazione, nella misura di un milione di euro. Il danno deriva ... dall'aver dovuto subire il grave inquinamento del proprio habitat e territorio, nonché dal permanere delle conseguenze nocive di tale attività sul territorio in cui l'associazione ha continuato a svolgere la propria azione ambientalista con grave frustrazione per il mancato raggiungimento degli scopi associativi.
Legambiente ha supportato la propria richiesta con ampia documentazione della propria attività di sensibilizzazione, denunzia e protesta relativa allo stabilimento ILVA di Taranto ed alle altre fonti inquinanti dell'area industriale, svolta, spesso in solitudine, negli anni oggetto del processo (dal 1995 al 2002). Prova dell'impegno di Legambiente nel combattere ogni forma di inquinamento è anche la costituzione di parte civile avvenuta in assenza di tutti gli enti territoriali che istituzionalmente avrebbero avuto il compito di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini. Quindi Legambiente ha svolto, ancora una volta, un ruolo di supplenza, assumendo sulle proprie spalle di associazione ambientalista, basata esclusivamente sul contributo volontario degli iscritti, il peso della contrapposizione con un colosso imprenditoriale di caratura internazionale.
Legambiente ha sottolineato che le somme che saranno eventualmente percepite a titolo di risarcimento saranno tutte reimpiegate per interventi di risanamento e riqualificazione nel territorio di Taranto, ad esempio in progetti di riqualificazione di aree urbane, come quello recentemente realizzato nel quartiere Salinella con il contributo gratuito di iscritti e simpatizzanti, di sostegno alla raccolta differenziata (anche per aprire nuove filiere industriali), nell'acquisto di macchinari per il controllo delle emissioni inquinanti, o ancora in interventi per il miglioramento della qualità dell'aria con l'acquisto di mezzi non inquinanti a supporto delle società di trasporto pubblico locali.
La prima udienza del processo è prevista per il prossimo ottobre.

mercoledì 19 settembre 2012

Tweet tweet fa Clini?

Ilva di Taranto ultime notizie: Ministero dell’Ambiente parte civile al processo di Taranto

È arrivato attraverso twitter l’annuncio che membri delle associazioni ambientaliste e sindacati di Taranto, attendevano da tempo dal ministro Corrado Clini, ovvero che il ministero dell’Ambiente si costituirà parte civile nel processo mirato a individuare responsabilità nell’inquinamento di Taranto.
Sono queste le parole che il ministro Corrado Clini avrebbe scritto e pubblicato in rete attraverso Twitter. (ecoo)

giovedì 30 giugno 2011

Regione, Provincia e Comune... da sempre in vacanza con l'Ilva!

Ilva, Mazza: Regione si costituisca parte civile

“STAMANE ho presentato, al nostro presidente della Regione, un’interrogazione urgente a risposta scritta circa la richiesta di costituzione di parte lesa della regione Puglia nei confronti dei procedimenti: n.938/10 e n. 4868/ R.G.R.N. contro la società ILVA S.p.A., per i quali venerdì scorso 24 giugno presso la procura di Taranto si è proceduto ad incidente probatorio”. Lo dice in una nota il Consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Patrizio Mazza.
“L’inchiesta che ha coinvolto come parti lese: nove allevatori della provincia ionica costretti ad abbattere i loro capi di bestiame perché risultati contaminati da diossina unitamente a Comune di Taranto, Provincia di Taranto, Regione Puglia e Ministero dell’Ambiente.
I reati per i quali sono indagati Emilio Riva ed altri sono : ‘disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico’. Nella mia interrogazione auspico fortemente che la Regione si costituisca parte civile attivando quelle iniziative e quei provvedimenti che possano garantire l’iter di giustizia. Faccio ancora una volta appello al nostro Presidente Vendola affinché dica basta ai veleni che inquinano da nord a sud e che si esca da una economia imperniata sulle: discariche, petrolchimico, acciaieria pesante che influisce negativamente sull’indotto manifatturiero e tanto altro. Vorrei che si iniziasse veramente una fase nuova in cui i giovani si possano ritrovare idealmente e fattivamente, sul piano http://www.blogger.com/img/blank.gifdelle loro prospettive di vita sicuramente ben diverse da quelle derivanti da tanto scempio sanitario ed ambientale”.
“Chiedo di mettere in campo un progetto del genere per il Sud e per Taranto e la sua provincia in particolare, perché darebbe impulso ad un nuovo entusiasmo, alla voglia di essere costruttivi, peculiarità che proprio i giovani di questi territori non ravvisano più nel loro futuro e che ci chiedono a gran voce. Questo è il messaggio che Nichi auspico comprenda: un impegno a realizzare il miglior progetto di benessere per chi scommette ancora su questo nostro mezzogiorno e su un territorio come Taranto e la sua provincia, perché vorrei ricordare che al nord vengono riversati grandi profitti proprio grazie al preponderante contributo del Sud”.
(Statoquotidiano)

sabato 8 gennaio 2011

Giudici credibili?

Anche il Comitato per Taranto si era costituito parte civile nel processo Ecolevante.
In occasione delle decisioni del Tribunale che respigono le richieste di danno che provengono dalle associazioni, pubblichiamo e sottoscriviamo il seguente comunicato stampa di Vigiliamo per la Discarica:

Se ammettere la costituzione di parte civile di comitati e associazioni ambientaliste è un optional

Due processi. Entrambi dinanzi allo stesso Tribunale di Taranto.

I processi sono: quello contro il presidente e un funzionario dello stabilimento dell’ILVA s.p.a., conclusosi con sentenza n. 408 del 20.4.2007; e quello contro il legale rappresentante della Ecolevante s.p.a. e l’ex dirigente del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto, tuttora in corso.

Nel processo “contro l’Ilva”, le eccezioni di inammissibilità delle costituzioni di parte civile della sezione tarantina della UIL e di Legambiente, sollevate dalle difese degli imputati, sono respinte dal Tribunale. Tali eccezioni delle difese degli imputati sono fondate, tra l’altro, anche sulle nuove disposizioni del decreto legislativo n. 152/2006 (il cosiddetto “codice dell’ambiente”), che attribuiscono al Ministero dell’ambiente la titolarità esclusiva dell’azione per il risarcimento dei danni ambientali.

Ma il Tribunale di Taranto, nel respingere le eccezioni di inammissibilità delle costituzioni di parte civile della UIL/TA e di Legambiente/Puglia, ha cura di motivare che, ai sensi dell’art. 303 lett. f) del codice dell’ambiente, “la parte sesta del presente decreto [cioè quella che attribuisce solo al Ministero per l’ambiente il diritto di agire in giudizio ndr] … non si applica al danno causato da un’emissione, un evento o un incidente verificatisi prima della data [29 aprile 2006 ndr] di entrata in vigore della parte sesta del presente decreto”.

Nel processo “contro l’Ecolevante”, invece, il Tribunale di Taranto dichiara inammissibili le numerosissime costituzioni di parte civile intervenute. E ciò viene motivato dando per scontato che la titolarità dell’azione per il risarcimento dei danni ambientali spetta al Ministero dell’ambiente, ma senza che il Tribunale abbia cura di valutare se il caso alla sua attenzione non sia invece compreso tra quegli “eventi o incidenti verificatisi prima dell’entrata in vigore della parte sesta del presente decreto”, in relazione ai quali, come sopra detto, non valgono le nuove norme che attribuiscono al Ministero dell’ambiente la titolarità esclusiva per l’azione di risarcimento dei danni ambientali.

Ma che i danni ambientali di cui al processo “contro Ecolevante” siano stati “causati” da “eventi” verificatisi prima del 29 aprile 2006, data di entrata in vigore della parte sesta del cosiddetto “codice dell’ambiente”, non può esserci alcun dubbio. Infatti, l’”evento” fondamentale contestato nei capi di imputazione di questo processo, causativo del danno ambientale, è proprio la determinazione n. 173 del 5 novembre 2005 (!) del dirigente pro tempore del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto, con cui si approva il progetto e si autorizza all’esercizio la discarica Ecolevante (cosiddetto terzo lotto), i cui lavori, peraltro, cominciarono pochi giorni dopo.



Vigiliamo per la discarica, 8 gennaio 2011

lunedì 6 dicembre 2010

Patti (poco) chiari. Ma i cittadini si fanno sentire!

Valsugana, le Acciaierie vogliono patteggiare per i fumi velenosi

Processo per nove ex dirigenti dello stabilimento siderurgico sotto accusa per l'emissione di fumi inquinanti. S'indaga anche per gli scarichi industriali mescolati ai terreni venduti agli agricoltori
Oli, vernici, gomme, plastiche. Bruciate ed emesse nell’atmosfera. Insieme a diossine, tante, troppe, in quantità superiori ai limiti di legge. Il tutto respirato dai lavoratori e dai cittadini. Per molti anni. Almeno venti. È accaduto nella Bassa Valsugana, nel Trentino verde e agricolo. In una parte d’Italia conosciuta dall’immaginario come incontaminata e salubre.

La storia emerge da quattro inchieste della magistratura di Trento, che si sono tradotte in altrettanti procedimenti giudiziari. La più nota, quella denominata “Fumo negli occhi” per la quale sono indagati nove ex dirigenti delle Acciaierie Valsugane, è arrivata a un bivio. Una parte del procedimento è stata trasferita a Brescia, città dove, secondo l’accusa, i laboratori avrebbero falsificato i dati delle emissioni venefiche. Gli imputati hanno chiesto un po’ di tempo per formulare un patteggiamento. «Ipotesi assurda, visto che non riconoscono il danno e quindi i dovuti risarcimenti»: a parlare è Mario Giuliano, l’avvocato che rappresenta le 530 parti civili costituite: «Sono tutti cittadini, nemmeno un operaio, perché temono di perdere il posto di lavoro. Invece i residenti della zona, che per anni hanno respirato i fumi molesti, sono interessati ad andare fino in fondo».

Le acciaierie Valsugane oggi sono parzialmente sotto sequestro: «Quando ho cominciato a occuparmi di questa storia quasi non credevo ai miei occhi – racconta l’avvocato – Il direttore dello stabilimento sapeva benissimo che tutto quanto accadeva nell’acciaieria era nocivo per chi ci lavorava ma ha soprasseduto».

Anche le carte dell’inchiesta parlano chiaro: «I dipendenti venivano a trovarsi frequentemente esposti a notevoli emissioni di fumi, gas e polveri che si diffondevano all’interno del capannone prima di uscire dalle aperture dello stesso, creando accumuli di polveri sui pavimenti, sulle passerelle di lavoro, sui muri e sui macchinari. Le polveri e i fumi generati dai processi di fusione del rottame contenevano sostanze nocive per la salute umana come, per esempio, le Diossine, gli Ipa. (idrocarburi policiclici aromatici), i Pcb (po1iclorobifenili), il monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (Cot)».

Ma “Fumo negli occhi” è solo una delle indagini. I rifiuti prodotti dall’acciaieria venivano miscelati ai terreni di una cava e venduti come terra vegetale ai residenti della zona. Pian piano le verdure e gli ortaggi hanno cominciato a morire, la terra a inaridirsi e i terreni a perder valore. Non solo. Quegli stessi rifiuti mescolati al cemento hanno reso friabili anche le fondamenta delle case e il valore immobiliare della zona è precipitato. C’è scritto tutto, nero su bianco, nell’altra inchiesta, “Tridentum”: nel sito di recupero ambientale di Monte Zaccon (proprio in questi giorni è stata sequestrata un’altra discarica) venivano smaltiti rifiuti pericolosi delle Acciaierie, tra i quali rifiuti costituiti da terre provenienti dalla bonifica di siti contaminati da prodotti petroliferi quali carburanti e combustibili. Si tratta di migliaia di tonnellate di immondizia inquinante: la cava di fatto è stata trasformata in una discarica abusiva. In questo caso le parti civili sono rappresentate da tutti i proprietari immobiliari, il più vicino residente a 600 metri dalla cava, il più lontano a tre chilometri.

Lo sa bene un cittadino di Marter, cosa vuol dire combattere contro il mostro dell’inquinamento: Marter è la zona della cava. Era in trattativa per vendere la sua casa al prezzo di 250 mila euro, ma dopo i sequestri alla cava improvvisamente il valore del suo appartamento è precipitato: l’ha dovuto vendere a centomila euro.

venerdì 21 maggio 2010

Una FIOM da credere??

IRI: OMICIDIO PLURIMO E DISASTRO AMBIENTALE.

Il 1° giugno il Processo per “omicidio plurimo” e “disastro ambientale”
contro 19 alti dirigenti dell’ILVA pubblica.
FIOM- CGIL parte civile.
“Processo storico più grande e significativo di quello di Porto Marghera”

Si preannuncia come il processo-svolta, addirittura più grande ed imponente di quello di Porto Marghera, quello che tra pochi giorni vedrà alla sbarra nelle aule del Tribunale penale di Taranto, 19 altissimi dirigenti dell’ex IRI, quella che guidava all’epoca dei fatti (dal ’65 al ’95 –ndr) il grande impianto siderurgico di Taranto.
Si comincia il 1° di giugno – dice Massimiliano Del Vecchio, l’avvocato che insieme alla FIOM CGIL Nazionale e tarantina e insieme alla CGIL, ha costruito l’impianto per la costituzione di parte civile del sindacato nel processo per “omicidio colposo plurimo” e “disastro ambientale”.
Una scelta quella del sindacato nazionale e locale – spiega Rosario Rappa, segretario della FIOM di Taranto – che non tende a difendere gli interessi dei lavoratori iscritti, ma l’interesse più grande e collettivo della salute di tutti i lavoratori e cittadini.
La conferenza stampa indetta stamattina da CGIL e FIOM ruota tutta intorno a questi due temi: il rapporto tra fabbrica e territorio e la tutela della salute e dell’ambiente.
Ma la FIOM non è più disposta a rimanere nell’ombra e comunica le azioni messe in campo, invitando al tavolo della conferenza stampa niente di meno che il numero due della FIOM nazionale, Maurizio Landini.
Mentre c’è un mondo che parla e straparla – dice Rosario Rappa – noi contro l’inquinamento, contro gli omicidi sul lavoro, contro le malattie professionali e contro gli infortuni, ci siamo mossi giuridicamente. In un clima da parolai noi facciamo i fatti e ci siamo costituiti in tutti i processi contro l’ILVA pubblica (dal ’65 al ’95 – ndr) e l’ILVA privata (dal ’95 ad oggi – Processo per l’”omicidio” di Antonino Mingolla - ndr).
La FIOM vuole collaborare all’accertamento della verità – dice Del Vecchio – e porta a patrimonio del processo la grande storia di riconoscimenti, battaglie, ma anche consulenze ambientali e mediche ad esempio effettuate sui prelievi ematici e gli escreti dei lavoratori dell’ILVA.
Dati, dunque. Preziosi più che mai anche per eventuali richieste di risarcimento dei danni.
Ma il processo del 1° giugno traccia anche un confine etico. Fondamentale per il sindacato.
I reati di omicidio plurimo e disastro ambientale sono aggravati dalla presenza di un motivo che il dispositivo del Giudice per l’udienza preliminare considera “futile” – specifica l’avvocato Del Vecchio - ovvero il profitto economico. E’ per questo che questo processo si preannuncia storico nell’ambito del diretto penale del lavoro. Di portata ancora più ampia – dice Del Vecchio - rispetto a quello di Porto Marghera.
Uno spartiacque tra il diritto e il mercato. Una traccia che la FIOM tende a rimarcare con forza.
Noi non siamo mai stati fermi – dice Luigi D’Isabella, segretario generale della CGIL di Taranto – e a testimoniarlo ci sono vent’anni di dati e ricerche epidemiologiche, di cause intentate dalla FIOM, dal nostro patronato INCA, dai legali della CGIL e di centinaia di risarcimenti e riconoscimenti per patologie un tempo non connesse al lavoro. Rivendico con forza tutto il lavoro svolto in sordina sinora da chi non ha mai abbandonato la trincea ed è rimasto in fabbrica, ha ascoltato i lavoratori, si è battuto in Tribunale, mentre c’era chi commentava caso mai qualche dato ambientale vecchio di due anni comodo davanti al monitor del suo PC.
Un processo, dunque, figlio di un impegno antico, costante.
Siamo state sentinelle silenziose – rimarca Rappa – ma abbiamo anche fatto tesoro dei racconti degli operai, di quel “sapere operaio” che oggi sembra irrilevante, ma attraverso il quale noi abbiamo costruito la piattaforma di diritti che oggi ancora con più forza rivendichiamo.
Ma ora il sindacato parla e lo fa a gran voce.
Noi ci siamo costituiti parte civile – dice ancora il segretario della FIOM jonica – e siamo stati gli unici. Forse perché ce lo possiamo permettere. Siamo liberi e non siamo sul libro paga di nessuno. Ma non intendiamo fermarci alla parte repressiva del reato, vogliamo poterlo prevenire.
Abbiamo varato un Piano Straordinario per i nostri delegati e nostri responsabili per la sicurezza – spiega Maurizio Landini, numero due della FIOM nazionale – consapevoli di un progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro all’interno della fabbrica. Ma contiamo di formare nuove RLS e chiedere l’introduzione di Responsabili per la sicurezza speciali in grado di svolgere ruoli di controllo e segnalazione anche sulle tematiche ambientali.
Torna il “sapere operaio” e la centralità dei lavoratori. In questo Landini fa riferimento al Referendum.
Noi in questi giorni stiamo raccogliendo le firme per una proposta di Legge di iniziativa popolare per consentire ai lavoratori di poter esprimere direttamente la propria opinione su argomenti che li riguardano, vedi contratti o altro – dice Landini – per questo sappiamo quanto sia importante un Referendum, sempre che non sia un bluff o un imbroglio. L’importante che non sia un altro momento per fare chiacchiera tanto poi decidono gli altri.
Un riferimento al Referendum per la chiusura parziale o totale dell’ILVA che Rappa e D’Isabella esplicitano meglio.
Mettiamo vinca il Si – dice D’Isabella – va detto ai cittadini che nello schema del Referendum tutto torna nelle mani del Comune che entro 60 giorni dovrebbe decidere. Peccato che il Comune non abbia questo potere!
I cittadini saranno chiamati a dare il loro giudizio, ma per farne che – incalza Rappa.
Peccato che noi e molti ambientalisti condividiamo le stesse preoccupazioni – specifica D’Isabella – ma così la città rischia di dividersi su un tema difficile da rappresentare con un netto “si” o un netto “no”.
Lavoriamo insieme su un percorso comune – termina Rosario Rappa – per Leggi che vincolino, che sanzionino, condannino i reati contro la salute e l’ambiente, ma che consentano anche di mantenere standard produttivi ed occupazionali per una azienda che rappresenta, non dimentichiamolo, anche eccellenza di prodotto e di persone.
Subito dopo la conferenza stampa Maurizio Landini e Rosario Rappa si sono recati davanti alle portinerie dell’ILVA di Taranto per informare i lavoratori e distribuire materiale informativo circa le iniziative messe in campo dalla FIOM all’indomani dello sciopero sull’integrativo. (Radiofiom)